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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘diari’

I “casti pensieri” di Mussolini affidati al suo secondo diario

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Interessante, a questo punto potrebbe essere la conoscenza in diretta del parere del “capo” proprio nel momento più delicato dei rapporti internazionali e interni del fascismo con gli italiani. Ne erano consapevoli gli storici e con essi il convincimento di quanti ritenessero che il Duce curasse una sorta di diario sui giorni ed i mesi del suo governo e delle sue iniziative personali. Mi riferisco, nello specifico agli anni dal 1935 al 1939.
In proposito si afferma che tali scritti esistevano realmente e che in proposito il Duce fece uso di una penna stilografica. Il prof. Brian Sullivan, incaricato di verificare l’attendibilità di quelle annotazioni, si convinse che il “falsario” fosse lo stesso capo del fascismo! La spiegazione, in sé sorprendente, si spiega nel fatto che Mussolini ritenne utile riscrivere le sue “memorie” a Salò, dopo aver consegnato all’ambasciatore giapponese la sua prima versione, nel tentativo di salvarsi l’immagine dall’inevitabile severo giudizio storico dei posteri. Questi fogli fecero la loro apparizione nel 1981. Ricordiamo, per la cronaca, che, due anni prima, comparvero i diari finti di Hitler. Ma è una sorta di telenovela dato che di tanto in tanto qualcuno crede di aver trovato i veri diari di Mussolini coevi al tempo in cui li avrebbe scritti. Non ultimo è stato il ritrovamento di Dell’Utri nel 2006, ma anche in questa circostanza quelli che prevalgono restano i dubbi d’autenticità.
La circostanza del ritrovamento dei diari nel 1981 fu ricordata, qualche anno dopo dal giornalista inglese Collin Simpson del “London Times. Egli in proposito scrisse. “La prima traccia dei diari la trovai in Sardegna dove alcuni fogli mi furono mostrati dagli attori Virginia McKenna e da suo marito Bill Travers. Furono subito fatti esaminare allo storico Mack Smith che li ritenne credibili”. Ma non tutti gli esperti furono dello stesso parere. Il grafologo Roy L. Davis osservò: “la mano di Mussolini aveva una tendenza a destra, quella del diario, invece, mostrava una propensione a sinistra. Il ritmo delle due mani è differente. La mano di Mussolini è più angolosa e sussultante di quella che aveva scritto il diario”.
Davis, a questo punto, incalza. Procede con altre osservazioni fra le lettere maiuscole e le parole d’uso comune, le differenze fra le mani e via dicendo. Per lui, alla fine, non vi sono dubbi. E’ improbabile che la scrittura dei diari appartenesse a Mussolini. Lo rimbecca l’esperto del British Museum Nicolas Barker il quale arriva alla definitiva conclusione che i diari sono veri. (Riccardo Alfonso)

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Dai diari “rimaneggiati” da Mussolini

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Al riguardo posso solo osservare con una riflessione. La verità storica non è facile da raggiungere, anche se il diretto protagonista ci dà un’interpretazione autentica dei suoi comportamenti. Sta di fatto che la responsabilità politica di scendere in guerra è molto pesante, qualsiasi fossero le ragioni da addurre. Per contro è arduo capire qualsiasi spiegazione, per quanto fosse ben argomentata, che sostenesse la validità di questo tipo di decisione. Resta l’autodifesa. Ciò dovrebbe spiegare la riscrittura del suo diario durante la Repubblica di Salò. Lo è sia per una guerra scatenata a dispetto di tutto sia per l’accusa, che si addebita al Duce, di essere il mandante del delitto Matteotti e dell’assassinio, avvenuto in Francia nel 1934, dei fratelli Nello e Carlo Rosselli.
Per Mussolini si trattò del gesto, per queste ultime due circostanze, d’alcuni irresponsabili fieri di poter agire in modo terroristico e di poter poi ottenere l’elogio del Capo senza riflettere che questi personaggi non meritavano, – sempre ad avviso di Mussolini, – come mezzo estremo, la morte. In definitiva possiamo soggiungere che tra le tante cose scritte da Mussolini, o dal suo imitatore, ci sentiamo di annotare solo due passi del diario che ci sembrano meritevoli di maggiore attenzione.
Il primo è datato 14/1/1939: “Partenza a mezzogiorno”. “Allegra partenza, cordialissima situazione. Chamberlain sorride confidenzialmente. Alifax non sorride, ma si compiace a modo suo mantenendosi riservato.
Gli inglesi residenti a Roma intonano uno strano canto: “For he is a jolly and a good fellow!” Il treno si muove porta via le illusioni, le speranze e forse anche la pace! E’ una giornata invernale. Essa è grigia come tante altre”. Sembra il resoconto di uno spettatore e non di un protagonista. Vi rileviamo un non so di fatalismo, sul corso degli eventi, e una tendenza a subirli piuttosto che dominarli.
La seconda annotazione è datata 18/7/1939 e quel giorno, tra l’altro, Mussolini scriveva: “E’ previsto un incontro con il Fuhrer per il 4 agosto. Bene. Ne sono soddisfatto. Parlerò chiaro. L’Italia non può affrontare una nuova guerra prima di tre o meglio cinque anni di preparazione”. E sempre su Hitler qualche mese dopo scrive: “E’ un personaggio che è balzato nella mia vita d’impeto. Chi è costui? Un uomo razionale? Un genio? Un Caligola, un Nerone? Oppure ci troviamo alla presenza di un esaltato, un “pazzo” come lo definii a Venezia quando lo vidi davanti per la prima volta? Proprio un genio direi di no e nemmeno proprio un pazzo. Quando parla alle folle le sue parole trionfano come una piena e travolgono con il fragore di una bufera. Ha portato i tedeschi alla potenza e li ha assecondati nei loro desideri e ha saputo rivelarne la vera natura”. A mio avviso ha fatto ancora di più. E’ riuscito a offrirci un modello di guerra diverso dal passato.
Come è successo per Napoleone ed ancor prima per i romani è bastato essere dei cattivi allievi delle scuole di guerra tradizionali per inventarsi una guerra diversa ed in tal modo scompaginare i modelli messi a punto dalla tradizione militare fondata su schemi convenzionali e su mosse scontate. (Riccardo Alfonso)

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In libreria il primo volume dei diari di Susan Sontag

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

Rinata, il primo dei tre volumi dei diari e appunti di Susan Sontag di cui nottetempo pubblica l’edizione italiana, coglie e rivela l’autrice­ tra i maggiori pensatori e scrittori del XX secolo – mentre è pienamente immersa in una fase di “autoinvenzione”. Esordendo con la penna di una vorace e prodigiosa quattordicenne, Rinata termina con le annotazioni di una Sontag trentenne, che vive a New York e comincia a essere pubblicata. Il diario di questo periodo è l’affascinante storia di un apprendistato intellettuale, alla ricerca di identità e voce, sorretto da una volontà fortissima e dal profondo, radicato desiderio di essere circondata dalla letteratura e dalla cultura. Com’è stato scritto, il diario può essere considerato come il primo libro di Susan Sontag, “la storia di una donna che lotta con la propria consapevolezza”.
Susan Sontag (1933-2004), tra gli intellettuali americani piú influenti della seconda metà del Novecento, è stata scrittrice, saggista, attivista politica. Tra le sue opere piú note, ricordiamo Contro l’interpretazione (1966), Sulla fotografia (1977), L’amante del vulcano (1992), Davanti al dolore degli altri (2003).A cura di David Rieff. Traduzione di Paolo Dilonardo (fonte: edizioninottetempo.it)

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Dai diari “rimaneggiati” da Mussolini

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Al riguardo posso solo osservare con una riflessione. La verità storica non è facile da raggiungere, anche se il diretto protagonista ci dà un’interpretazione autentica dei suoi comportamenti. Sta di fatto che la responsabilità politica di scendere in guerra è molto pesante, qualsiasi fossero le ragioni da addurre. Per contro è arduo capire qualsiasi spiegazione, per quanto fosse ben argomentata, che sostenesse la validità di questo tipo di decisione. Resta l’autodifesa. Ciò dovrebbe spiegare la riscrittura del suo diario durante la Repubblica di Salò. Lo è sia per una guerra scatenata a dispetto di tutto sia per l’accusa, che si addebita al Duce, di essere il mandante del delitto Matteotti e dell’assassinio, avvenuto in Francia nel 1934, dei fratelli Nello e Carlo Rosselli.
Per Mussolini si trattò del gesto, per queste ultime due circostanze, d’alcuni irresponsabili fieri di poter agire in modo terroristico e di poter poi ottenere l’elogio del Capo senza riflettere che questi personaggi non meritavano, – sempre ad avviso di Mussolini, – come mezzo estremo, la morte. In definitiva possiamo soggiungere che tra le tante cose scritte da Mussolini, o dal suo imitatore, ci sentiamo di annotare solo due passi del diario che ci sembrano meritevoli di maggiore attenzione.
Il primo è datato 14/1/1939: “Partenza a mezzogiorno”. “Allegra partenza, cordialissima situazione. Chamberlain sorride confidenzialmente. Alifax non sorride, ma si compiace a modo suo mantenendosi riservato.
Gli inglesi residenti a Roma intonano uno strano canto: “for he is a jolly and a good fellow!” Il treno si muove porta via le illusioni, le speranze e forse anche la pace! E’ una giornata invernale. Essa è grigia come tante altre”. Sembra il resoconto di uno spettatore e non di un protagonista. Vi rileviamo un non so di fatalismo, sul corso degli eventi, e una tendenza a subirli piuttosto che dominarli.
La seconda annotazione è datata 18/7/1939 e quel giorno, tra l’altro, Mussolini scriveva: “E’ previsto un incontro con il Fuhrer per il 4 agosto. Bene. Ne sono soddisfatto. Parlerò chiaro. L’Italia non può affrontare una nuova guerra prima di tre o meglio cinque anni di preparazione”. E sempre su Hitler qualche mese dopo scrive: “E’ un personaggio che è balzato nella mia vita d’impeto. Chi è costui? Un uomo razionale? Un genio? Un Caligola, un Nerone? Oppure ci troviamo alla presenza di un esaltato, un “pazzo” come lo definii a Venezia quando lo vidi davanti per la prima volta? Proprio un genio direi di no e nemmeno proprio un pazzo. Quando parla alle folle le sue parole trionfano come una piena e travolgono con il fragore di una bufera. Ha portato i tedeschi alla potenza e li ha assecondati nei loro desideri e ha saputo rivelarne la vera natura”. A mio avviso ha fatto ancora di più. E’ riuscito a offrirci un modello di guerra diverso dal passato.
Come è successo per Napoleone ed ancor prima per i romani è bastato essere dei cattivi allievi delle scuole di guerra tradizionali per inventarsi una guerra diversa ed in tal modo scompaginare i modelli messi a punto dalla tradizione militare fondata su schemi convenzionali e su mosse scontate. (Riccardo Alfonso)

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