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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

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Reverse diaspora: Syria’s Armenians are fleeing to their ancestral homeland

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

siriaWHEN war broke out in Syria in 2011, some of the wealthier families from the country’s Christian Armenian minority decamped to Yerevan, the Armenian capital, where they rented luxury flats on the city’s Northern Avenue. It felt, some would later say, as though they were on holiday. The government allotted them space in a local school, where Syrian teachers who had fled as refugees continued to instruct their children using the Syrian curriculum. It took some time for it to dawn on them that they might never go home.
Syria’s six-year-old civil war has forced more than 5m of its citizens to seek refuge outside their country. In 2015-16 hundreds of thousands trekked through the Balkans, seeking safety in Europe. But hardly any of Syria’s Armenian minority took this route. Instead, many went to Armenia. With its own population shrunken by emigration (falling from 3.6m in 1991 to 3m today), Armenia was happy to welcome as many Syrian Armenians—most of them educated, middle class and entrepreneurial—as would come.
Before the war some 90,000 ethnic Armenians lived in Syria, two-thirds of them in Aleppo. Many were descended from ancestors who had fled their homeland in 1915, escaping genocide committed by the Ottomans. For most of them, the civil war has put an end to a century-long story. Hrair Aguilan, a 61-year-old businessman, invested his life savings in a furniture factory in Aleppo just before the war, only to see it destroyed. Now he is in Yerevan to stay. “It lasted a hundred years. It is finished,” says Mr Aguilan. “There is no future for Christians in the Middle East.” No more than 30,000 Syrian Armenians are believed to remain in Syria. Many dispersed to Lebanon, Canada, Turkey, the Persian Gulf states and elsewhere. The rest, up to 30,000, went to what they regard as the motherland. (Some have since moved on to other countries.) The wealthy, who found it easy to move, came first. Others tried to wait out the war in Syria, fleeing only once their means were exhausted. They arrived in Armenia with nothing.
Vartan Oskanian, a former foreign minister of Armenia who was born in Aleppo, says many of the refugees have started small businesses. In Syria, members of the Armenian minority tended to be skilled professionals or artisans; they were known as jewellers, doctors, engineers and industrialists. Native Armenians are delighted by the restaurants opened by the newcomers, who have brought their much spicier cuisine to a country where food (and almost everything else) has long been influenced by the bland flavours of Russia.
Almost all of the refugees have ended up in Yerevan, apart from some 30 families from a farming area, who were resettled in Nagorno-Karabakh, an Armenian-held territory that is disputed with Azerbaijan. Some young men who had fought in the Syrian army have volunteered to serve on the front lines of that conflict, but many more young Syrian Armenians hold off on asking for Armenian citizenship so that they do not have to do military service.Vasken Yacoubian, who once ran a construction company in Damascus, now heads the Armenian branch of the Armenian General Benevolent Union (AGBU), a global charity. He says refugees are still arriving from Syria, if no longer in large numbers. A few have even gone back, especially those with property (if only to try to sell it). Some Syrian Armenians argue that they have a duty to return: their diaspora forms an important branch of Armenian civilisation, and must be preserved.Yet Mr Oskanian says those who have returned to Syria see little future for the community there. In Syria, Armenians have staunchly backed the regime of Bashar al-Assad, which has protected them from persecution by Muslim extremists. But that government controls only a portion of Syria’s territory, and Mr Assad’s fate in any peace deal is uncertain. Meanwhile officials at Armenia’s Ministry of the Diaspora, which was caught unprepared by the influx of Syrians, are taking no chances. They are making contingency plans in case a new conflict erupts in Lebanon, sending thousands of Lebanese Armenians their way. (font: The Economist)

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Real Academia de España: Performance Diaspora MMXVII

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

diasporaRoma Martedì 20 giugno – ore 21,30 Real Academia de España en Roma Piazza S. Pietro in Montorio 3 (Gianicolo) Tra i 24 artisti-ricercatori residenti alla Real Academia de España en Roma per l’anno 2016/2017 c’è anche Victor Resco, unico stilista di moda. Laureato in Belle Arti e residente a Madrid, dove realizza collezioni e confezioni su misura nel suo atelier, Victor concepisce la moda come un linguaggio plurale mediante il quale prospettare nuovi contesti narrativi. Partendo da elementi della cultura contemporanea, senza mai rinunciare agli impieghi tipici del sarto, Víctor arricchisce la sua identità visuale cercando mezzi efficienti di promozione e distribuzione. Il progetto che ha approfondito mediante la sua permanenza a Roma, Diaspora MMXVII, si ispira alle tematiche di guerra nutrendosi del manifesto surrealista e del lavoro di artisti come Giorgio de Chirico, per sviluppare un disegno dall’evidente carattere grafico e costruttivista. Il risultato del suo lavoro sarà presentato al pubblico martedì 20 giugno alle ore 21,30 attraverso una sfilata ed una performance coreografata da Michele Mastroianni, negli spazi del Tempietto del Bramante, all’interno del complesso di S. Pietro in Montorio, sede dell’Accademia.
L’evento anticipa l’iniziativa Processi 144 all’interno della quale, giovedí 22 giugno alle ore 20, tutti gli artisti residenti esporranno i propri progetti sull’Italia, e su Roma in particolare, legati alle arti figurative – dalla fotografia al cinema, dal quadro all’oggetto di design. L’ingresso ad entrambe le iniziative è libero.
Dopo 144 anni, la Real Academia de España en Roma continua a rinnovarsi come centro di creazione artistica e di produzione di conoscenza. Un punto d’incontro per gli artisti che sviluppano i loro progetti immersi fra la tradizione di questo complesso monumentale e la costante innovazione di una società globale e tecnologica. 920 borsisti hanno vissuto insieme a Roma, facendo nascere relazioni in un contesto di permanente retro alimentazione che rappresenta uno dei suoi segni d’identità. Da tre anni è stata dotata di un contributo alla produzione da parte dell’Agenzia Spagnola di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo. Ciò la rende una delle più importanti residenze artistiche della Spagna, simile ad altri centri di creazione di rilevanza internazionale (www.aecid.es/ES/becas-y-lectorados). Dal 1873 l’Accademia ha ricoperto un ruolo fondamentale nella formazione di numerose generazioni di artisti ed intellettuali spagnoli e ibero-americani. Oggi continua a essere uno strumento essenziale della politica culturale estera spagnola. Una piattaforma di proiezione internazionale della creatività che promuove il legame culturale con l’Italia e con il resto d’Europa e l’Ibero-America. Inoltre, può contare su delle infrastrutture per un’offerta culturale diversificata, plurale e per ogni tipo di pubblico, in una posizione eccezionale della città come quella del complesso monumentale di San Pietro in Montorio, nel quale spicca il Tempietto del Bramante, elemento chiave dell’architettura rinascimentale e della storia della Spagna.

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Campi profughi in Liberia

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2011

Novità dalla Liberia. Dopo la campagna condotta dal Gruppo Facebook “Costa D’Avorio – la voce della Diaspora – Per il ritorno alla Pace” insieme al Gruppo EveryOne e ad altre ong per i diritti dei rifugiati, la situazione nei campi profughi in Liberia, dove sono accolte migliaia di ivoriani e dove ragazze e donne hanno subito gravi abusi, sembra finalmente cambiare. “L’Alto Commissario Onu per i Rifugiati ha evidenziato l’emergenza nella propria agenda,” spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau di EveryOne e Marilina Castiglioni del Gruppo Facebook, “e contemporaneamente l’Unicef e altre organizzazioni umanitarie locali hanno avviato un programma urgente per migliorare la fornitura di cibo e acqua potabile ai profughi, evitando così ricatti e speculazioni da parte di malintenzionati. Nelle prossime settimane, inoltre, verranno costruiti nuovi servizi igienici e fontane per l’acqua, mentre i servizi di assistenza medica diventeranno più efficienti”. Secondo le ong impegnate in questa campagna contro gli abusi nei confronti di donne e bambini ivoriani rifugiati, è l’inizio di un nuovo modo di gestire i campi profughi da parte dei responsabili internazionali, con maggiore attenzione ai diritti fondamentali della persona e in special modo degli individui più vulnerabili. “Naturalmente, è necessario continuare a vigilare,” concludono gli attivisti, “affinché certe spaventose violazioni dei diritti e della dignità di bambini e donne non si ripetano più, monitorando la situazione nei campi profughi e potenziando la rete solidale in modo da raccogliere sul nascere qualsiasi richiesta di giustizia e di soccorso da parte dei rifugiati”. (liberia)

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729° anniversario della rivoluzione del vespro

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2011

Palermo. 31 marzo alle ore 13, alla chiesa del Santo Spirito, all’interno del Cimitero di Sant’Orsola, – su iniziativa dell’FNS, sarà celebrata la messa in Suffragio dei Caduti della Rivoluzione. Alla cerimonia interverranno anche delegazioni provenienti da tutta la Sicilia. Così come è avvenuto negli anni scorsi, gli emigrati siciliani – o, per meglio dire, i siciliani della DIASPORA –  organizzeranno, nelle rispettive realtà, iniziative culturali e/o religiose, per ricordare la grande Rivoluzione Nazionale Siciliana e la successiva lunghissima Guerra di Liberazione della Sicilia.E’ previsto anche l’intervento del Prof. Corrado Mirto, che è il maggiore storico vivente della Rivoluzione e della Guerra del Vespro, e che è il Presidente del Fronte Nazionale Siciliano “Sicilia Indipendente”. Per buona memoria si ricorda che il 31 marzo del 1282, a Palermo, esplose la grande rivoluzione per l’indipendenza della nazione siciliana, e non un moto razzista anti-francese.  La Sicilia, infatti, era stata, con la violenza, “annessa” al regno di Carlo d’Angiò, Sovrano “italiano”, peraltro appoggiato dalla maggior parte degli “STATI” pre-unitari italiani dell’epoca.  Ad iniziare dallo Stato Pontificio. Chiariamo pure che, in quell’epoca in particolare (1282-1372), in Sicilia si parlavano diverse lingue, alcune delle quali del ceppo Gallo-Celtico, senza discriminazioni razzistiche o, peggio, linguistiche.  Il provenzale era una lingua molto usata e non a caso la parola d’ordine del vespro pare che avesse radici provenzali. Precisiamo questi particolari per evidenziare la inconsistenza e la “cattiveria” dell’aneddoto secondo il quale i ribelli siciliani avrebbero ucciso molti francesi (e dagliela!), individuabili per le difficoltà con le quali questi ultimi avrebbero pronunciato la parola siciliana: “Ciceri”. Ricordare, quindi, il Vespro come rivoluzione Anti-Francese è riduttivo e “depistante”. In quanto riflette gli interessi politici del periodo risorgimentale italiano, fra l’altro miranti ad omologare la storia della Sicilia con quella delle regioni settentrionali d’Italia. A qualsiasi costo. Anche a costo della Verità.  La guerra sarebbe durata complessivamente novant’anni.  Nel corso dei quali il Popolo Siciliano avrebbe compiuto prodigi di valore. Su quell’Evento storico, “sopravvissuto” alle manovre depistanti della Cultura Ufficiale (che lo ha collocato fra le pagine BUie della storia manipolata o addirittura negata), sopravvivono, fortunatamente, inoppugnabili testimonianze documentali e storiografiche, anche a livello internazionale. E la Rivoluzione stessa e la successiva guerra, che si sarebbe protratta per novant’anni, rimangono un “Unicum”, che è stato ed è motivo di orgoglio e di riflessione per il Popolo Siciliano, il quale – sfuggendo alla vuota retorica ed alle interpretazioni dei secoli diciannovesimo e ventesimo – vuole oggi recuperare la memoria storica e la verità. Belle o brutte che siano. (Giuseppe Scianò)

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Diaspora marocchina

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2010

Roma, 24 Settembre 2010, ore 9,00 Sala Gialla CNEL, Viale Davide Lubin, 2 Iniziative per l’integrazione in Italia e progetti per lo sviluppo del Marocco. I cittadini marocchini migrati all’estero sono circa 3 milioni, di cui l’80 per cento si trova in Europa: oltre un milione vive in Francia, più di 500.000 in Spagna e circa 430.000 sono residenti in Italia.  Questo è lo scenario  in cui si inserisce la “Cartografia dei flussi migratori dei Marocchini in Italia”, pubblicazione che l’OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni presenterà venerdi prossimo, 24 settembre, nel corso del Seminario Internazionale su “Strumenti per la Diaspora Marocchina – Inizitive per l’integrazione in Italia e Progetti per lo Sviluppo del Marocco” che si terrà presso la Sala Gialla del CNEL in Via Davide Lubin 2, Roma.
Il corridoio Marocco-Italia è stato oggetto di numerose attività di ricerca e sperimentazione sociale, sviluppate dall’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e finanziate dalla DGCS (Direzione Generale della Cooperazione e Sviluppo) del Ministero degli Esteri italiano e dall’Unione Europea. Queste iniziative, che hanno coinvolto i flussi, le rimesse e i rapporti con la diaspora, hanno evidenziato l’importanza della dimensione “locale” della cooperazione.   Oltre alla “Cartografia dei flussi migratori dei Marocchini in Italia”, prodotto nell’ambito del progetto Mig-Ressources, verrà anche presentata la sezione dedicata al Marocco dell’Inventario delle Competenze e Pratiche Istituzionali, sviluppato nel quadro del progetto congiunto ICMPD-OIM “Coinvolgimento delle Comunità Migranti per lo Sviluppo”. Nel corso della Sessione II del Seminario, è previsto un momento di dibattito aperto a rappresentanti di istituzioni italiane e marocchine, Ong, rappresentanti della diaspora marocchina in Italia, enti privati. L’evento vedrà la partecipazione di S.E. Hassan Abouyoub, Ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, e di José Angel Oropeza, Direttore dell’Ufficio Regionale per il Mediterraneo dell’OIM. Interverranno inoltre Giorgio Alessandrini (CNEL),  Abdessalam El Ftouh (Fondazione Hassan II), Mohamed Mghari (CERED),  – autore della cartografia, –  e rappresentanti dell’OIM.

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Gianluca e Massimiliano De Serio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 marzo 2010

Torino fino al 18/4/2010 via Limone 24 Fondazione Merz No Fire Zone un progetto degli artisti-registi Gianluca e Massimiliano De Serio.  Il progetto e’ nato da una specifica richiesta rivolta agli artisti dalla Fondazione Merz con l’obiettivo di ideare una video-installazione partendo dalle riprese, realizzate nel giugno 2009, del grande evento di chiusura della mostra personale di Wolfganga Laib: la presenza a Torino di 45 Bramini provenienti dalla regione indiana del Tamil Nadu chiamati dall’artista tedesco a officiare il rito del fuoco induista alla Fondazione Merz.  La mostra si compone di diverse installazioni video che si susseguono nello spazio della Fondazione con un andamento quasi circolare fino a concludersi al piano interrato, dove si incontra l’opera Soul diaspora intorno alla quale ruota tutto il progetto No Fire Zone.  Il percorso si apre con la serie Public prayers. Si tratta di -pubbliche preghiere- sussurrate, come fossero confessioni intime, recitate da persone appartenenti alle comunità tamil che vivono in Italia. Questi riti si svolgono in diversi luoghi pubblici della città e sono sia un atto d’accusa verso il dramma della guerra, sia una riflessione sullo spazio che, decontestualizzato, assume una connotazione differente.

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Termini Imerese e la Fiat

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

Termini Imerese 14 dicembre manifestazione di protesta indetta dai Sindacati, al fianco dei Cittadini di Termini e dei lavoratori della FIAT e di quelli dell’indotto. Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ribadiscono l’esigenza di un forte potenziamento dello Stabilimento FIAT di Termini Imerese, contro ogni ipotesi di smantellamento o di “declassamento”. Peraltro, il settore dell’auto nel Mondo non è affatto in crisi ed è, anzi, agli inizi di un processo di grandi trasformazioni e di grandi innovazioni. Notizie come questa, il Consiglio di Amministrazione del Lingotto ha più volte diffuso per altri stabilimenti e per altre realtà geografiche. Il processo di ammodernamento del quale siamo sostenitori deve passare anche dal Polo di Termini Imerese, per la cui istituzione e per il cui mantenimento nel tempo sono stati destinati investimenti ed interventi di ogni tipo, a carico dello Stato, della Regione e di altri Enti pubblici. L’FNS evidenzia, altresì, che un’eventuale “ritirata” della FIAT farebbe il gioco di chi pretende di deindustrializzare totalmente la Sicilia, anche al fine di farne un mercato di assorbimento di tutto ciò che si produce altrove. Non bisogna, quindi, tirare troppo la corda, in quanto, se la FIAT sarà contro la Sicilia, i Siciliani, – anche i Siciliani della diaspora, – saranno contro la FIAT. Sempre, però, – ci teniamo a puntualizzarlo, – nel rispetto della legalità e nel rispetto delle regole. Comportamento, quest’ultimo, che ci renderà non già più deboli. Ma molto più forti. Detto questo, l’FNS invita Iscritti e Simpatizzanti a partecipare

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Bersani (Pd) segretario e Pannella commenta

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2009

Marco Pannella: “Discorso davvero splendido e ricchissimo quello che da Radio Radicale l’Italia ho potuto ascoltare da Pierluigi Bersani. Un solo, drammatico limite: Bersani pensa e parla come se avesse dietro di sé non la politica partitocratica, per cinquant’anni, del comunismo organizzato italiano, nelle sue varie edizioni, ma come se avesse dalla sua la storia immensa di cent’anni di “Giustizia e Libertà”, di componente liberale della sinistra europea, in una parola persino il presente ideale ed esistenziale del Partito Radicale e della sua diaspora. Noi non mettiamo in discussione la personale onestà intellettuale di Bersani: tutt’altro! Ma, poche parole, il suo rischia di essere oggettivamente copertura di una espressione della vera, attuale, Peste Italiana che insidia di nuovo il mondo, in primo luogo l’Europa.  Nella candidatura assolutamente berlusconiana di Massimo D’Alema a posizione di assoluto rilievo e potere nell’Unione europea, non v’è che la parte terminale di un lungo percorso berlusconiano e d’alemiano, e di una verità così chiara da essere accecante per troppi, quasi per tutti: la regia berlusconiana e il convergere “strategico” del leader democratico D’Alema stanno per arrivare ad una tappa finale, foriera di un epocale disastro politico e istituzionale. Dalla metà degli anni ’90, gli episodi di questo sottotraccia della struttura e del percorso del Regime monopartitico italiano sono stati, ad esempio, ripeto: ad esempio, volti ad impedire dell’affermarsi della volontà popolare italiana di portare alla Presidenza della Repubblica nel 2000 Emma Bonino. La candidatura di Massimo D’Alema ha oggi la forza esclusiva e determinante del potere di Berlusconi e della sua proclamata ossessivamente “italianità”. Rischia di trionfare, e per lo stesso Bersani rischia di esplodere come una seconda tragica illusione ed errore. Ma anche lui come per ora tutta la “Democrazia” (sic!) italiana, riedizione profonda di quell’”Unità Nazionale” che di già portò agli anni più tragici della seconda  metà dei settanta e della prima metà degli ottanta il nostro Paese, sicché l’imperativo, tanto assoluto quanto celato, è, oggi come negli anni ’30 in Europa, eliminare, rendere inconoscibile al popolo la grande lotta, la grande Resistenza liberale contro lo tsunami fascista, nazista, comunista che, trionfante, temeva solo quella parola, quel pensiero, quella lotta. Oggi, amico e compagno Bersani, anche, persino per te, non deve esistere, deve essere assassinata.  E negli ultimi tre anni la storia del Partito Democratico sta riuscendo, pare, a essere lo strumento, il killeraggio necessario al Sessantennio partitocratico per continuare il suo tragico cammino, la sua tragica dittatura. Voglia Iddio (al contrario del Vaticano) che questo disegno, come in gran parte degli anni ‘70, non vi riesca. So benissimo che tu e il tuo popolo non vorreste andare fino in fondo nel tentativo allora, fallito. Ma, davvero, so che tu credi di rappresentare, di avere dietro di te e di voi, non la vostra storia ma la nostra.  Noi Radicali – ripeto: Radicali – lotteremo per il possibile contro il probabile, per continuare per altri cinquant’anni a rendere sempre più viva e forte l’alternativa democratica, federalista, laica, liberale, nonviolenta. Anche per te e per voi”.

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DC: una diaspora senza fine

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2009

Editoriale fidest Non vogliamo fare della dietrologia per non annoiare chi ci legge, ma certe cose vanno dette. Partiamo dall’ultimo atto. Sabato scorso si è maturata a Roma un’altra crisi interna alla Dc con le dimissioni di alcuni esponenti apicali per un contrasto insanabile sulla linea politica assunta dal segretario Angelo Sandri. Sandri è una mia “vecchia” conoscenza. Ho apprezzato il suo impegno politico e la sua disponibilità ad ereditare l’impegno di Flaminio Piccoli nel non voler rinunciare alla presenza della Dc nel panorama politico italiano dopo il grande polverone sollevato da “mani pulite” e dalla conseguente falcidia della dirigenza del partito sottoposto ad indagine giudiziaria per talune loro manchevolezze e che ha spinto i “padri spirituali” del partito a sancirne lo scioglimento. Dagli anni novanta in poi ho sperato in una rimonta del partito che in qualche modo lo riconciliasse con il suo elettorato. Non è stato così. La Dc a livello nazionale è rimasta per lo più sotto la soglia dell’1% e per giunta travagliata da una diaspora dei suoi figli sparsi tra i vari partiti dell’area che va dalla destra alla sinistra. Si litigava su tutto ma soprattutto sul simbolo e sull’eredità storica del nome tanto che ebbi un abboccamento con Andreotti per avere da lui un’opinione in proposito. Egli mi fece intendere chiaramente che a suo avviso l’esperienza storica della Dc era esaurita. Lo scioglimento del partito lo considerava valido né era immaginabile, per lui, che qualcuno privo di carisma potesse assumersi l’onere di tenerlo in qualche modo in piedi. Si riferiva, probabilmente, a Sandri e forse allo stesso Piccoli. Non me lo disse. Se seguo questo stesso filo di ragionamento e mi rifaccio all’attuale tentativo di Sandri di appoggiarsi al polo di centro e mettendo in un certo senso da parte la centralità del suo partito nel simbolo e nella proposta politica ne deduco che è la prova provata che non vi è futuro nel partito che fu di De Gasperi, di Fanfani e di quanti altri. Sono, probabilmente, cambiati i tempi. E’ un genere di svolta che lo stesso Enrico Letta ha avvertito allorché parlando a Vercelli, nell’ambito del convegno organizzato dal Pd, ha asserito: “vediamo come l’Italia politica è divisa in due: non tra chi sta nel centro destra e chi nel centro sinistra, ma tra Bossi e Berlusconi e il PD è terza forza marginale, avulsa da una qualsiasi capacità di governo. E questo vale anche per la Sicilia, dove la gente si schiera tra PdL e Autonomisti”. Come potremmo a questo punto immaginare la presenza della dc se la stessa proposta politica del Pd, un partito che bene o male marcia con il 20% di consensi elettorali, riscontra obiettive difficoltà nel panorama politico italiano? La domanda, semmai, che dovremmo porci è il perché, nel giro di pochi anni, siamo giunti alla radicalizzazione della lotta politica che come un bulldozer sta schiacciando altri partiti come quelli della sinistra, dei radicali e dei verdi, ed insidia persino l’Udc di Casini e l’Italia dei Valori di Di Pietro. Ora Sante Pisani, uno dei transfughi dalla famiglia Dc, ci propone un’alternativa che è quella “di uno schieramento di centro finalmente in grado, di rappresentare la zeppa tra i due maxi agglomerati confusi e contraddittori del Pdl e del Pd. Il Partito dell’Alleanza dunque, con le sue peculiarità e il suo messaggio di rinnovamento, concorrerà a formare con tutti i partiti, movimenti e associazioni, l’associazionismo laico e cattolico, un nuovo soggetto politico”. Se si impegna ad affrontare temi concreti e a portare lontano il suo messaggio e a farlo “digerire” agli elettori sempre più sconcertati e diffidenti da un percorso politico fatto più di personalismi che di interessi generali, forse lui e i suoi amici riusciranno là dove altri hanno fallito. Auguri sinceri. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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I rom del Kosovo a casa loro e in diaspora

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2009

romBologna – via Fioravanti 24 Venerdi 24 aprile – Ore 18:00 Marginalità e centralità dei rom Nico Staiti, prof. di etnomusicologia, Dipartimento di Musica e Spettacolo, Università di Bologna Musica e identità in Kosovo Elio Pugliese, dott. in etnomusicologia, Dipartimento di Musica e Spettacolo, Università di Bologna Lautari rumeni Ore 21:30  Taraf Hoghea Boghea (Romania) Doine e sirbe tradizionali rumene, canzoni gitane dell’area mediterranea Cymbalom Marian Serban Tastiera Nicolae Serban Violino Bucur Aristide Ritmi balcanici e orientaleggianti nelle piazze e nei grandi teatri dell’Italia e di Europa. Chi sono e da dove vegono questi musicisti che si ascoltano nel viaggio della musica  quasi nessuno riesce a capirlo e a saperlo. Mondi e storie che rimangono sconosciute. Ma accade che questi sconosciuti risultino essere degli abilissimi musicisti che hanno collaborato con i piu grandi artisti dell’Est e anche in Italia con grandi personaggi del mondo dello spettacolo teatrale e musicale (con Moni Ovadia, Beppe Rosso, l’Orchestra Piazza Vittorio anche nel film). Catapultati dai matrimoni e dalle feste della Romania direttamente nel ventre delle grandi citta europee.  Taraf Hoghea Boghea dal vivo alternano doine e sirbe tradizionali rumene, canzoni gitane dell’area mediterranea, in una formazione speciale. (foto rom)

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