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Posts Tagged ‘dichiarazione’

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli oggi ha avuto uno scambio di vedute con il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in vista del prossimo Consiglio europeo del 19 Giugno.Al centro dei colloqui il pacchetto costituito da NextGenerationEU e dal QFP. Sassoli ha ribadito che: “La posizione del Parlamento è che il pacchetto si può migliorare ma attenzione a non tornare indietro. Il dialogo tra le istituzioni europee in questo momento è particolarmente importante per dare una risposta rapida ai cittadini”.Sassoli, infine, ha invitato i due Presidenti ad un confronto costante e ad incontrare le diverse istanze dell’Europarlamento nelle prossime settimane.

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Anniversario Dichiarazione d’indipendenza dello Stato di Israele

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Nella notte fra il 5 e il 6 di Iyar del 5708, allo scadere del mandato britannico, veniva proclamata la nascita dello stato di Israele. La Dichiarazione d’Indipendenza venne letta dal Primo Ministro d’Israele, David Ben-Gurion il 14 Maggio 1948:
In ERETZ ISRAEL è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l’eterno Libro dei Libri. Dopo essere stato forzatamente esiliato dalla sua terra, il popolo le rimase fedele attraverso tutte le dispersioni e non cessò mai di pregare e di sperare nel ritorno alla sua terra e nel ripristino in essa della libertà politica. Spinti da questo attaccamento storico e tradizionale, gli ebrei aspirarono in ogni successiva generazione a tornare e stabilirsi nella loro antica patria; e nelle ultime generazioni ritornarono in massa. Pionieri, ma’apilim e difensori fecero fiorire i deserti, rivivere la loro lingua ebraica, costruirono villaggi e città e crearono una comunità in crescita, che controllava la propria economia e la propria cultura, amante della pace e in grado di difendersi, portando i vantaggi del progresso a tutti gli abitanti del paese e aspirando all’indipendenza nazionale.
Nell’anno 5657 (1897), alla chiamata del precursore della concezione d’uno Stato ebraico Theodor Herzl, fu indetto il primo congresso sionista che proclamò il diritto del popolo ebraico alla rinascita nazionale del suo paese. Questo diritto fu riconosciuto nella dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 e riaffermato col Mandato della Società delle Nazioni che, in particolare, dava sanzione internazionale al legame storico tra il popolo ebraico ed Eretz Israel [Terra d’Israele] e al diritto del popolo ebraico di ricostruire il suo focolare nazionale. La Shoà [catastrofe] che si è abbattuta recentemente sul popolo ebraico, in cui milioni di ebrei in Europa sono stati massacrati, ha dimostrato concretamente la necessità di risolvere il problema del popolo ebraico privo di patria e di indipendenza, con la rinascita dello Stato ebraico in Eretz Israel che spalancherà le porte della patria a ogni ebreo e conferirà al popolo ebraico la posizione di membro a diritti uguali nella famiglia delle nazioni. I sopravvissuti all’Olocausto nazista in Europa, così come gli ebrei di altri paesi, non hanno cessato di emigrare in Eretz Israel, nonostante le difficoltà, gli impedimenti e i pericoli e non hanno smesso di rivendicare il loro diritto a una vita di dignità, libertà e onesto lavoro nella patria del loro popolo.Durante la seconda guerra mondiale, la comunità ebraica di questo paese diede il suo pieno contributo alla lotta dei popoli amanti della libertà e della pace contro le forze della malvagità nazista e, col sangue dei suoi soldati e il suo sforzo bellico, si guadagnò il diritto di essere annoverata fra i popoli che fondarono le Nazioni Unite. Il 29 novembre 1947, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione che esigeva la fondazione di uno Stato ebraico in Eretz Israel. L’Assemblea Generale chiedeva che gli abitanti di Eretz Israel compissero loro stessi i passi necessari da parte loro alla messa in atto della risoluzione. Questo riconoscimento delle Nazioni Unite del diritto del popolo ebraico a fondare il proprio Stato è irrevocabile. Questo diritto è il diritto naturale del popolo ebraico a essere, come tutti gli altri popoli, indipendente nel proprio Stato sovrano. Decidiamo che, con effetto dal momento della fine del Mandato, stanotte, giorno di sabato 6 di Iyar 5708, 15 maggio 1948, fino a quando saranno regolarmente stabilite le autorità dello Stato elette secondo la Costituzione che sarà adottata dall’Assemblea costituente eletta non più tardi del 1 ottobre 1948, il Consiglio del Popolo opererà come provvisorio Consiglio di Stato, e il suo organo esecutivo, l’Amministrazione del Popolo, sarà il Governo provvisorio dello Stato ebraico che sarà chiamato Israele.Lo Stato d’Israele sarà aperto per l’immigrazione ebraica e per la riunione degli esuli, incrementerà lo sviluppo del paese per il bene di tutti i suoi abitanti, sarà fondato sulla libertà, sulla giustizia e sulla pace come predetto dai profeti d’Israele, assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite. Lo Stato d’Israele sarà pronto a collaborare con le agenzie e le rappresentanze delle Nazioni Unite per l’applicazione della risoluzione dell’Assemblea Generale del 29 novembre 1947 e compirà passi per realizzare l’unità economica di tutte le parti di Eretz Israel. Facciamo appello alle Nazioni Unite affinché assistano il popolo ebraico nella costruzione del suo Stato e accolgano lo Stato ebraico nella famiglia delle nazioni.Facciamo appello – nel mezzo dell’attacco che ci viene sferrato contro da mesi – ai cittadini arabi dello Stato di Israele affinché mantengano la pace e partecipino alla costruzione dello Stato sulla base della piena e uguale cittadinanza e della rappresentanza appropriata in tutte le sue istituzioni provvisorie e permanenti. Tendiamo una mano di pace e di buon vicinato a tutti gli Stati vicini e ai loro popoli, e facciamo loro appello affinché stabiliscano legami di collaborazione e di aiuto reciproco col sovrano popolo ebraico stabilito nella sua terra. Lo Stato d’Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero. Facciamo appello al popolo ebraico dovunque nella Diaspora affinché si raccolga intorno alla comunità ebraica di Eretz Israel e la sostenga nello sforzo dell’immigrazione e della costruzione e la assista nella grande impresa per la realizzazione dell’antica aspirazione: la redenzione di Israele.Confidando nella Rocca di Israele, noi firmiamo questa Dichiarazione in questa sessione del Consiglio di Stato provvisorio, sul suolo della patria, nella città’ di Tel Aviv, oggi, vigilia di sabato 5 Iyar 5708, 14 maggio 1948.

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Sassoli: Ci sono cittadini europei che non arrivano alla seconda settimana. Per questo subito un piano comune

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, dopo il suo intervento al Consiglio europeo. “So che governi e istituzioni europee in questo momento sono sotto esame da parte dei cittadini. E non possiamo certamente pensare di ritardare l’azione e nello stesso tempo abbiamo tutti – e sentiamo – la responsabilità di una risposta molto rapida.C’è bisogno naturalmente di tutti gli strumenti a disposizione e in particolare di un piano di ricostruzione, di ripresa delle nostre economie per salvare il nostro patrimonio e nello stesso tempo ridare lavoro, occupazione, possibilità di crescita. Questo dobbiamo farlo insieme, nessuno può pensare di farlo da solo. Dobbiamo essere noi a finanziare il nuovo Piano Marshall. E questo naturalmente pone dei problemi, perché dobbiamo farlo insieme e con uno spirito di forte solidarietà.Oggi durante il mio discorso, ho richiamato l’attenzione dei Capi di Stato e di Governo sulla necessità di uscire da questa crisi con una logica più comunitaria. Dobbiamo uscirne con un’Europa più forte e più comunitaria – e nello stesso tempo un’Europa che condivide gli sforzi, in particolare dei paesi che non possono permettersi di appesantire con deficit ulteriori questo sforzo di ricostruzione. Siamo molto favorevoli all’idea di Recovery Bond per finanziare questo sforzo di ricostruzione. Avevamo già avanzato delle proposte ambiziose, oggi credo che dovranno esserlo ancora di più”.

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Coronavirus: Dichiarazione di Giorgia Meloni

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

«È importante che il Presidente della Repubblica Mattarella abbia fatto sentire la sua voce in questo momento. Lo ringraziamo per il richiamo al coinvolgimento e all’impegno e anche per le significative parole sulla competenza e il coraggio del nostro sistema sanitario che va tutelato, rafforzato e incentivato. Raccogliamo la sua esortazione continuando a lavorare per offrire soluzioni da valutare sul piano sanitario ed economico. Le principali le presenteremo oggi in conferenza stampa al Senato e altre, più dettagliate, le manderemo ai ministri competenti». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Storia di ieri e cronaca di oggi: La Dichiarazione Balfour

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Se gli antisemiti capissero che fu proprio il loro odio ad accendere la scintilla del sionismo incomincerebbero forse ad aprire gli occhi e a capire che le infamità portate avanti nel corso dei secoli nei confronti del popolo ebraico sono servite solamente, i conti con la storia vera e non quella di comodo o da ignoranti parlano chiaro, a rafforzare l’ideale di emancipazione di un popolo in parte sradicato dalla sua terra. Sì, in parte, perché nonostante quello che continua ad urlare ai quattro venti la propaganda araba, la presenza ebraica nella regione c’è sempre stata e in alcune zone, Gerusalemme compresa, gli ebrei sono stati per molto tempo la maggioranza. Per parlare della dichiarazione Balfour, questo è il tema dell’articolo, bisogna però fare dei passi indietro nel tempo e arrivare a Parigi il 13 ottobre del 1894 quando il capitano Alfred Dreyfus, un eroe dal quale sia il nostro sito che la nostra pagina Facebook prendono il nome, fu ingiustamente accusato di tradimento. Ufficiale di artiglieria ebreo con origini alsaziane assegnato allo Stato Maggiore dell’esercito francese, Alfred Dreyfus fu accusato di spionaggio a favore dell’Impero Tedesco e arrestato. Il processo si tenne in corte marziale tra il 19 e il 22 dicembre, e anche se fu celebrato a porte chiuse la puzza di antisemitismo filtrò fra gli stipiti di quelle porte andando a interessare diverse redazioni dei giornali dell’epoca che scrissero molto sul caso creando un clima di odio dilagante che non solo serviva a condannare Dreyfus, ma anche per accusare l’intera comunità ebraica francese. A seguire quel processo c’era però anche Theodor Herzl che era il corrispondente da Parigi del giornale Neue Freie Presse che ebbe così modo di seguire l’affare Dreyfus e capire quanto l’odio per gli ebrei fosse radicato nella società europea. Proprio perché seguì il processo antisemita per antonomasia Theodor Herzl, che non era un ebreo religioso ma laico e abbastanza assimilato nella cultura e nella società dell’epoca, capì che l’unica via d’uscita da una situazione insostenibile, e i campi di sterminio erano ancora lontani nel tempo, era la creazione di uno Stato degli Ebrei che garantisse la difesa e la sicurezza di un popolo da duemila anni ‘ospite’ mai gradito. Der Judenstaat (Lo stato Ebraico), il saggio che scrisse dopo quella esperienza e sul quale si basa l’idea stessa del movimento sionistico fu pubblicato nel 1896 e appoggiava l’idea che si creasse uno stato ebraico che sottraesse gli Ebrei alle persecuzioni antisemite.Il sionismo, o ritorno a Sion, nome biblico della terra di Israele, nasce dunque come risposta politica e culturale a una delle più famose infamità antisemite. I pogrom zaristi del’800 e dei primi del ‘900 convinsero sempre di più gli ebrei a trasferirsi in quello che all’epoca era un territorio completamente abbandonato, paludoso e riscattato a carissimo prezzo dai proprietari terrieri per bonificarlo con sacrifici che sono entrati nell’epopea della storia ebraica. La dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917, di seguito riportata, altro non è che la presa di coscienza di una situazione di fatto già attiva sul territorio.

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70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

Il 10 dicembre 2018 in tutto il mondo si celebrerà il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: la Carta scritta, dopo due guerre mondiali e cento milioni di morti, per dire basta a tutti gli atti di barbarie e spingere l’’umanità sulla via della pace. Un documento importante che è alla base di molte grandi conquiste dell’’umanità oggi minacciate da crisi e politiche pericolose.In Italia, da più di un anno, sono in corso programmi educativi. Il 7 ottobre oltre centomila persone hanno partecipato alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità e il 10 dicembre centinaia di eventi si svolgeranno nelle scuole, università, Enti Locali, strade e piazze di tutt’’Italia. Ma nessuna iniziativa è ancora stata assunta dal Governo e dal Parlamento Italiano. Eppure l’’Italia occupa un posto importante nella comunità internazionale. Ha la Presidenza dell’’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ed è appena stata eletta nel Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite, il più importante organismo internazionale per i diritti umani. Perché tanto silenzio? I diritti umani sono sotto attacco in tante parti del mondo, Italia ed Europa incluse. Sotto attacco sono principi e valori umani universali, diritti, libertà fondamentali e istituzioni costruite per difenderli. Mentre, tutti i giorni, veniamo a sapere di crimini orribili compiuti nell’inerzia e nell’’impunità generale. Per questo, chiediamo al Parlamento e al Governo di riaffermare il valore insopprimibile della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e l’impegno dell’Italia per dare attuazione all’’agenda politica dei diritti umani. I diritti umani non si celebrano. Si difendono, si promuovono e si attuano. Con questo spirito, chiediamo che il 10 dicembre il Parlamento si riunisca in seduta comune per discutere dello stato dei diritti umani in Italia, in Europa e nel mondo e attuare le raccomandazioni che i pertinenti organismi internazionali hanno rivolto al nostro paese.

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Diritto d’autore: Dichiarazione Tajani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Strasburgo. “Il voto sul diritto d’autore è una vittoria per tutti i nostri cittadini. Abbiamo scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine all’attuale far-west digitale. Non esiste vera libertà senza buone regole”, ha dichiarato il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, a seguito dell’approvazione del mandato da parte del Parlamento europeo per iniziare le negoziazioni con il Consiglio sulla proposta di direttiva sul diritto d’autore. “Con questo voto il Parlamento europeo ha dimostrato la sua determinazione a proteggere l’inestimabile patrimonio di cultura e creatività che rappresenta la nostra stessa identità. Autori, artisti, designer, stilisti, giornalisti, scrittori, e tutto l’indotto e i posti di lavoro generati grazie al loro genio e investimenti, devono essere difesi da diffusioni e riproduzione non autorizzata. Ogni anno la violazione di diritti d’autore online costa migliaia di posti lavoro e miliardi di PIL all’Europa.Il Parlamento chiede che il diritto d’autore sia tutelato fuori e dentro il Web, che non può rappresentare una zona franca dove tutto è permesso. I giganti della Rete, che pagano nell’Unione tasse irrisorie trasferendo ingenti guadagni negli USA o in Cina, non possono arricchirsi a spese del lavoro e degli altri.
Vogliamo anche salvaguardare l’indipendenza e la qualità dei media, garantendo ai giornalisti la giusta remunerazione per il loro lavoro, che non può essere diffuso gratis dalle piattaforme per sottrarre pubblicità ai media stessi. Questo è l’unico modo per assicurare una effettiva libertà di stampa e un contrasto serio alle fake news”.Mente chi parla di censura. Non ci sarà nessuna limitazione della libertà di espressione. Wikipedia e tutti gli utilizzi di contenuti a fini educativi sono esplicitamente esclusi dalla direttiva. Così come l’uso privato dei contenuti via Tinder, eBay o Dropbox. Esclusi anche gli utilizzi per parodie (memes), critiche, hyperlinks e i servizi di cloud individuali, start up e PMI. La direttiva chiede semplicemente alle piattaforme di essere responsabili della violazione di regole che già esistono per tutti nel mondo reale. Così come non si può entrare in un negozio e rubare libri o DVD, allo stesso modo non è permesso diffondere online a scopo commerciale contenuti protetti da diritto d’autore” ha concluso Tajani. La direttiva sul diritto d’autore è il più grande insieme di regole di tutela della proprietà intellettuale dall’avvento di Internet. La nuove regole difenderanno il diritto degli editori a vedersi riconosciuta una giusta remunerazione a fronte di pubblicazione dei loro contenuti online, mettendoli in una posizione negoziale più forte con le piattaforme digitali.
Le nuove regole prevedono anche strumenti per remunerare gli autori a fronte della diffusione online delle proprio lavoro.

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Gianluca Galletti aderisce alla Dichiarazione di Amsterdam

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

amsterdam

Il Ministro ha risposto positivamente all’invito di Campagne Liberali di firmare la Dichiarazione che impegna i Paesi firmatari a promuovere l’impiego di olio di palma 100% sostenibile entro il 2020. Per Campagne Liberali, l’adesione del Ministro Galletti conferma che l’olio di palma è un ingrediente salubre ed anche compatibile con criteri elevati di sostenibilità ambientale.Dopo la sentenza della Corte di Appello di Bruxelles, che ha ribadito la salubrità dell’olio di palma, questa firma è un segnale forte contro la campagna denigratoria nei confronti di questo ingrediente, portata avanti solamente per fini commerciali ai danni dei consumatori.“Per noi di Campagne Liberali si tratta di un ulteriore vittoria contro gli interessi ideologici e commerciali che in questi anni hanno negato la scienza e il diritto alla libera scelta dei consumatori” dichiarano da Campagne Liberali e concludono “Restiamo fiduciosi che tutte le aziende e le catene di distribuzione che hanno contribuito a demonizzare l’olio di palma senza alcun argomento scientifico, ritornino sui loro passi eliminando dalle etichette la dicitura “senza olio di palma” che è ingannevole come dimostrato dal Tribunale di Bruxelles pochi giorni fa”.Campagne Liberali è la piattaforma di cittadini e attivisti che difende la libertà di scelta e promuove il corretto dibattito scientifico. Campagne Liberali si propone di sostenere tutti quei prodotti e quei servizi che subiscono campagne denigratorie da parte di organizzazioni non governative, movimenti e gruppi di interesse il cui obiettivo è danneggiarne il commercio sfavorendo il libero mercato.

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Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo sulla Brexit e sulla Siria

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

Portrait of Antonio TajaniStrasburgo. Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha parlato con i giornalisti dei drammatici eventi accaduti in Siria, della discussione tenutasi in plenaria questa mattina e del voto sull´uscita del Regno Unito dall’Unione europea.
Con più di 500 voti a favore è stata approvata una risoluzione che esprime chiaramente l´orientamento del Parlamento in vista delle prossime trattative.Tajani ha fatto la seguente dichiarazione:
Sulla Siria:
“Permettetemi innanzitutto di esprimere la forte condanna da parte del Parlamento europeo dell’orribile attacco chimico in Siria. Quasi 100 persone sono morte, molti di loro sono bambini. Diverse centinaia sono feriti. Voglio esprimere le condoglianze del Parlamento europeo alle vittime, alle loro famiglie e a tutto il popolo siriano.L’uso di armi chimiche è in sé una barbarità, ma il suo utilizzo contro bambini innocenti oltrepassa ogni limite. Questo non è solo un altro attacco contro il popolo siriano. È una ferita aperta per tutta l’umanità. Oggi non possiamo limitarci alla retorica. È il momento di essere uniti e agire.Stamattina, ho parlato con l’Alto Rappresentante Federica Mogherini per esprimere il forte sostegno del Parlamento per il suo lavoro e per la Conferenza sulla Siria che si sta svolgendo oggi a Bruxelles.Invito i nostri Stati membri ad agire con determinazione – in collaborazione con la comunità internazionale – per porre fine a questo conflitto. Dobbiamo ottenere l’accesso immediato agli aiuti umanitari in Siria. Sosteniamo gli sforzi delle Nazioni Unite verso il raggiungimento della pace e della stabilità, anche al fine di avviare la ricostruzione e ridare una speranza.L’uso di armi chimiche è un crimine contro l´umanità. I responsabili devono essere identificati e consegnati alla giustizia. ”
Sulla Brexit:
“A seguito di un aperto dibattito, in cui sono stati espressi diversi punti di vista, una larga maggioranza di 516 voti ha approvato la risoluzione che definisce chiaramente la posizione iniziale del Parlamento europeo sulla Brexit. Il messaggio del Parlamento è chiaro: gli interessi dei nostri cittadini sono la nostra assoluta priorità.Un’uscita ordinata, condotta in buona fede e in piena trasparenza, è sia nell’interesse dell’UE che del Regno Unito. È un requisito fondamentale e una condizione preesistente per qualsiasi potenziale partenariato tra UE e Gran Bretagna.Come rappresentanti direttamente eletti da milioni di cittadini europei segnati dall´uscita del Regno Unito, abbiamo il dovere di difendere i loro diritti. Questi studenti, lavoratori e famiglie, alcuni dei quali hanno trascorso tutta la loro vita in un altro paese dell’UE, meritano assoluta certezza sul loro futuro.Una costante cooperazione con il Regno Unito in materia di difesa, polizia, intelligence e giustizia rappresenta un interesse comune. Il terrorismo non conosce confini e non viene influenzato dalla Brexit. La sicurezza dei nostri cittadini deve essere sempre la priorità.Dobbiamo lavorare per preservare i risultati positivi dell’Accordo del Venerdì Santo.Vorrei chiarire che, mentre il Consiglio definisce i parametri e la Commissione svolge i negoziati, il Parlamento deve essere colui che stabilisce un possibile accordo. Invito pertanto il Consiglio e la Commissione a prendere attentamente nota della nostra posizione; tutte e tre le istituzioni dovranno lavorare insieme”.

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Dichiarazione del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker sugli attentati di Londra

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 marzo 2017

Bruxelles. “I miei pensieri sono con Londra, con i familiari delle vittime, con i pendolari che stanno rientrando a casa, con le persone che da ogni paJean-Claude Junckerrte del paese e del mondo stanno provando a mettersi in contatto con i propri cari e con i servizi di emergenza che, come ogni sera, prestano coraggiosamente servizio.Esattamente un anno fa i cittadini di Bruxelles e del Belgio provavano lo stesso dolore e sono stati confortati dalla vostra vicinanza e solidarietà. In questo momento carico di emozioni la Commissione europea non può che ricambiare sentitamente questa vicinanza.Il Regno Unito resterà sempre un partner e un amico con il quale continueremo a lavorare fianco a fianco nella lotta al terrorismo. Insieme, noi Europei non smetteremo mai di dimostrare che l’amore trionferà sempre sull’odio e che la tolleranza trionferà sempre sulla paura.

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Il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani in occasione del dibattito chiave sulla Dichiarazione di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

Strasburgo. “A Roma, il 25 Marzo, è prevista la firma di una dichiarazione solenne. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno strasburgo-parlamento-europeodell’unità europea. L’Ue va cambiata, non indebolita,” ha concluso Tajani.Il Parlamento Europeo ha aperto il dibattito sul Futuro d’Europa a febbraio con l’adozione delle relazioni – Verhofstadt, Bresso/Brok, Berès/Böge – seguite dal Libro Bianco della Commissione Europea e la discussione in seno al ultimo Consiglio europeo la settimana scorsa.
A seguito dell´invito del Presidente Antonio Tajani, il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il Primo Ministro Gentiloni, il Vice Primo Ministro maltese Louis Grech e il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker hanno partecipato al dibattito in Plenaria sul Futuro dell’Europa in vista della Dichiarazione di Roma sul 60esimo anniversario della firma dei Trattati di Roma.“Voglio ricordare che oggi l’Olanda va alle urne. Nessuno può offendere un paese democratico che va a elezioni, offendendo tutti i cittadini europei e i valori nei quali ci riconosciamo,” ha dichiarato il Presidente del Parlamento Europeo introducendo il dibattito.“L’Europea è molto di più di un mercato o di una moneta. Proprio da qui dobbiamo ripartire. Non possiamo limitarci a una cerimonia formale per ricordare quelli che sono stati i migliori 60 anni nella storia dell’Europa libera. L’anniversario della firma dei Trattati di Roma deve essere, prima di tutto, l’occasione per riavvicinare l’Europa ai cittadini. Dobbiamo dare risposte concrete alle loro preoccupazioni contrastando la disoccupazione, il terrorismo, governando i flussi migratori, promuovendo i nostri valori nel mondo,” ha aggiunto Tajani.

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Futuro dell’UE: dibattito in vista della Dichiarazione di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 marzo 2017

European_Investment_Bank_-_LuxemburgI leader dei gruppi politici del Parlamento hanno reagito mercoledì al Consiglio europeo della settimana scorsa, delineando le loro priorità in vista della Dichiarazione di Roma del 25 marzo sul futuro dell’UE. La maggioranza dei deputati ha sottolineato la necessità che gli Stati membri diano la possibilità all’UE di affrontare i bisogni immediati dei cittadini.
Aprendo il dibattito, il Presidente del PE Antonio Tajani ha detto: “Non possiamo limitarci a una cerimonia formale per ricordare quelli che sono stati i migliori 60 anni nella storia dell’Europa libera. L’anniversario della firma dei Trattati di Roma deve essere, prima di tutto, l’occasione per riavvicinare l’Europa ai cittadini”. “Oggi, più che mai, abbiamo bisogno dell’unità europea. L’Ue va cambiata, non indebolita”, ha concluso.Sul futuro dell’Europa, il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha dichiarato che “se si vuole andare veloci si va da soli, mentre se si vuole andare lontano si va insieme”. Ha quindi promesso di impegnarsi nei colloqui Brexit per l’unità politica tra i 27, assicurando nel contempo che Regno Unito e Unione europea rimangono “amici intimi”. “Le porte saranno sempre aperte per i nostri amici britannici”, ha aggiunto. Rifiuterà però “affermazioni, presentate come minacce, che nessun accordo rappresenterebbe un male per l’Unione europea: sarebbe un male per entrambi”. Parlando in olandese, Tusk ha espresso solidarietà ai Paesi Bassi, un “luogo di libertà e democrazia”.Il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha messo in guardia contro il ridurre il dibattito sul futuro dell’Europa a uno scenario “a due velocità”: “Io non voglio una nuova ‘cortina di ferro’ in Europa”. Juncker ha quindi ricordato gli attacchi turchi all’Olanda, dicendo che sono “totalmente inaccettabili” e che i responsabili di tali attacchi stanno allontanando la Turchia dall’UE. Ha anche osservato che la nuova politica commerciale degli Stati Uniti ha aumentato le aspettative dell’UE di diventare il nuovo leader mondiale del libero commercio multilaterale, ma ha sottolineato che tutti i negoziati di libero scambio devono includere le parti sociali e la società civile. (Juncker parte II).
Se non riduciamo la disoccupazione e lasciamo soli i paesi UE che sono in prima linea con la crisi migratoria, se cederemo ai nazionalismi e lasceremo indietro i più deboli, “non avremo la fiducia dei cittadini verso l’Unione europea”, ha detto il primo ministro italiano Paolo Gentiloni. Sul dibattito su un’Europa a due velocità, ha detto: “Dico no a due Europe, piccola e grande, est e ovest, ma sì a una dove ognuno può avere il proprio livello di ambizione e tutti possono scegliere se partecipare a forme di cooperazione rafforzata, ora o dopo, e tutti sono coinvolti nel progetto comune”.Intervenendo per la Presidenza del Consiglio UE, il vice primo ministro maltese Louis Grech ha detto che i tempi attuali richiedono un’azione decisa da parte dei leader della UE e degli Stati membri. Ha poi messo in guardia contro i rischi di un atteggiamento mentale negativo. Sul futuro dell’UE, ha detto che la dichiarazione di Roma deve essere seguita da atti concreti, ma ha sottolineato che non ci devono essere “cittadini di serie B, soluzioni rapide, e reazioni impulsive”.Manfred Weber (PPE, DE) ha dichiarato: “Dobbiamo fare in modo che le persone in Europa considerano Strasburgo e Bruxelles non come forze esterne che impongono le cose su di loro, mentre i politici nazionali attribuiscono i successi comuni” al proprio paese. “Devono accettare le responsabilità. Spiegare, una volta a casa, cosa hanno votato a livello europeo e perché “. Sulla Turchia, ha detto che la piena adesione all’UE “non è prevedibile nel prossimo futuro”.“Oggi la parola magica è: la velocità. Ma l’Europa a più velocità è un metodo, non è strategia. Il problema dell’Europa non è la velocità, ma la direzione di marcia, l’approdo. Abbiamo bisogno di una nuova direzione”, ha detto il leader del gruppo S&D Gianni Pittella (IT). Vogliamo “un’Europa con un forte pilastro sociale e una strategia di investimenti” per creare lavoro, da finanziare con una lotta più dura all’evasione fiscale, ha proposto il capogruppo.“La nave sta affondando e noi dovremmo chiederci come mai”, ha dichiarato Raffaele Fitto (ECR, IT), chiedendo un cambiamento delle politiche. A suo parere, l’UE è diventata troppo centralizzata e distante dai cittadini. L’ECR vuole una rinegoziazione dei trattati e rifiuta ogni ulteriore cessione di sovranità nazionale, ha concluso.
Guy Verhofstadt (ALDE, BE) ha accusato il Presidente della Turchia Erdogan di cinismo chiedendo la difesa della “libertà di parola” mentre i giornalisti sono imprigionati in Turchia. “Congeliamo i negoziati per l’adesione della Turchia, questa è l’unica cosa che possiamo fare ora”. Ha infine sostenuto il lancio a Roma di un processo di “rinascita” della UE, con la celebrazione del 60° anniversario del Trattato di Roma.
Il leader del gruppo GUE/NGL Gabriele Zimmer (DE) dubita che la Dichiarazione di Roma che sarà firmata il 25 marzo sia davvero il segnale di un nuovo inizio per l’UE. “Abbiamo bisogno di un chiaro segnale per un’Europa forte e sociale, così come di altre misure immediate. Spero davvero che tutti noi possiamo presto accordarci su proposte per un pilastro sociale, redatte da questo parlamento”, ha aggiunto.Philippe Lamberts (Verdi/ALE, BE) ha detto che le celebrazioni del 60° anniversario dovrebbero essere l’occasione per un “cambio di direzione”. “Abbiamo bisogno dell’Europa per utilizzare la globalizzazione per progredire verso la convergenza sociale e la democrazia rafforzata”, ha detto, esprimendo anche la speranza che il presidente Tusk sarà all’altezza di questa sfida.”Esiste già un’Europa a due velocità” ha dichiarato Rosa D’amato (EFDD, IT), aggiungendo che “esiste l’Europa delle banche, delle grandi multinazionali e delle lobby, e poi l’Europa dei cittadini che hanno perso il loro lavoro e non hanno diritti”.
Matteo Salvini (ENF, IT) ha chiesto di porre fine ai finanziamenti UE verso la Turchia nonché alla procedura d’adesione all’Unione: “Non sarebbero mai dovuti iniziare”. Ha inoltre incolpato i leader europei di “aver rovinato il sogno europeo”.

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Libia: comunicato congiunto di Tuareg e Tebu a sostegno del Governo Serraj

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2016

libiaTripoli. I rappresentanti Tebu e Tuareg, appartenenti alle più influenti tribù della regione del Fezzan, sostengono il Consiglio presidenziale di unità nazionale di Fayez Serraj, recentemente insediatosi a Tripoli. Il comunicato congiunto, in cui si ribadisce il pieno supporto all’iniziativa ONU e si lancia un appello a tutte le parti in conflitto per sostenere l’opera di pacificazione nazionale promossa dal Consiglio presidenziale, si inserisce nel lavoro di facilitazione portato avanti da tempo dalla Comunità di Sant’Egidio.
Sant’Egidio esprime la sua soddisfazione per questo ulteriore passo in avanti e continuerà ad impegnarsi per una Libia pacificata attraverso il dialogo e l’aiuto umanitario. Dal comunicato congiunto si dichiara: I rappresentanti dei Tebou e dei Touareg della Libia, a nome del Movimento Nazionale dei Giovani Touareg del Sud e dell’Alto Consiglio Rivoluzionario Tebou del Sud, da tempo impegnati in un dialogo per una coesistenza pacifica nel sud del paese e che nei documenti di Doha del 22 novembre 2015 e di Roma del 28 novembre 2015 hanno ribadito il loro impegno per il processo di pace promosso dall’Inviato speciale ONU per la Libia;
Considerata la recente evoluzione della situazione politica e la speranza suscitata di uscire dalla crisi e dalla divisione in cui il nostro paese si trova da tempo;
fortemente convinti che solo attraverso il dialogo sia possibile uscire dalla crisi attuale e gettare le basi per un futuro pacifico per la Libia; Considerato il comune desiderio per una Libia indivisa, democratica e multiculturale, casa comune per tutti i libici. Dichiarano congiuntamente:
1 l’appoggio al Consiglio Presidenziale del Governo dell’Accordo Nazionale, di cui si auspica nel minor tempo possibile il pieno sostegno da parte di tutte le componenti e le fazioni presenti nel paese;
2 il comune e reiterato sostegno al processo negoziale promosso dalle Nazioni Unite ed in particolare dall’UNISMIL per la pacificazione del nostro paese, come già dichiarato dalle nostre rispettive delegazioni nel documento firmato a Roma il 28 novembre 2015 presso la Comunità di Sant’Egidio, per il bene del Sud della Libia e di tutto il paese;
3 il nostro serio appello a tutte le fazioni libiche ed in particolare a quanti non hanno ancora pienamente aderito al processo di pace promosso dall’ONU, a superare ogni particolarismo e di permettere al Consiglio Presidenziale del Governo dell’Accordo Nazionale di esercitare le proprie funzioni su tutti il territorio della Libia.
4 l’impegno affinché la pacificazione del paese proceda nel più breve tempo possibile e che il Sud del Paese venga sostenuto nel contributo alla pace fin qui apportato e pienamente incluso nella creazione di un paese pacifico e prospero.
per il Movimento Nazionale dei Giovani Touareg del Sud Aboubakr Akhat Mohammed Al-Amin per l’Alto Consiglio Rivoluzionario Tebou del Sud

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Dichiarazione congiunta ONU sulla Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2016

siriaDopo cinque anni di conflitto assurdo e brutale, oltre 250.000 siriani sono stati uccisi e oltre metà della popolazione è stata costretta ad abbandonare la propria casa. Circa 4.6 milioni di persone sopravvivono a stento in luoghi dai quali in pochi riescono a fuggire e che gli aiuti non riescono a raggiungere. Altri 4.8 milioni di persone hanno abbandonato il paese. La Siria è oggi un paese molto diverso – a tratti quasi irriconoscibile – e ci vorranno generazioni per ricostruirlo.In queste ultime settimane, però, si stanno vedendo segni di progresso, fragili barlumi di speranza. Stanno cadendo meno bombe; l’accesso umanitario è stato garantito in alcuni luoghi; da tutti gli schieramenti i negoziatori si stanno preparando per incontrarsi e parlare. Come organizzazione umanitaria, accogliamo con favore il progresso laddove significhi vero cambiamento.L’ONU, le ONG e i partner hanno colto queste nuove opportunità di raggiungere le persone che non hanno avuto nulla per molto tempo. Nonostante il pericolo e le incertezze, si stanno sperimentando nuovi metodi di consegna, cercando costantemente di negoziare vie per raggiungere le persone. Attraverso i regolari aiuti e le recenti consegne nelle città sotto assedio, siamo riusciti a raggiungere oltre 6 milioni di persone dall’inizio del 2016.Però, fino a che tutte le parti di questo conflitto non smetteranno di colpire i civili, le scuole, i negozi e gli ospedali, continueremo a far loro pressione affinchè tengano conto dei loro obblighi e li rispettino. Ai checkpoint, forniture e attrezzature mediche vengono ancora rimosse: questo è inaccettabile.Fino a che le parti in conflitto non apriranno completamente l’accesso sicuro e libero a tutti, continueremo a provare a raggiungere i civili con qualsiasi mezzo, non importa quanto impegnativo. Siamo ora in grado di raggiungere un maggior numero di persone nelle aree assediate: ma non possiamo ancora raggiungere un siriano su cinque fra coloro che si trovano sotto assedio e hanno bisogno urgente di aiuto e protezione.Anche se stiamo cominciando a distribuire beni di prima necessità alle comunità che sono state escluse per alcuni mesi o più, non è sufficiente. Per esempio, siamo estremamente preoccupati per la situazione nelle zone rurali a nord di Homs e ad Aleppo, dove 500.000 persone sono bloccate tra fronti di combattimento attivi. Due milioni di persone sono in aree controllate dall’ISIL (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante).Noi e i nostri partner rimaniamo pronti a portare assistenza. L’ONU continua a lavorare per negoziare l’accesso con tutte le parti, e consegnare aiuto alle persone nelle aree difficili da raggiungere, inclusi i luoghi assediati che non abbiamo ancora potuto raggiungere. Nessuno vuole vedere un sesto anno di conflitto aprirsi il 15 marzo. I giovani in Siria hanno bisogno di speranza, e di credere che nel loro paese ci sia un futuro. Hanno bisogno di credere che avranno educazione, cure sanitarie, case e lavori. Che la vita sia più che paura, violenza e fame.Uniamo le nostre voci per far appello a tutte le parti, locali e internazionali, affinché questo anniversario sia l’ultimo e affinché i dialoghi politici portino vera pace e la fine della sofferenza in Siria.La missione dell’Ufficio dell’ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) è quella di mobilitare e coordinare un’azione umanitaria morale ed efficace in collaborazione con attori nazionali ed internazionali.

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Segregazione delle persone con disabilità: si muove l’Europarlamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2015

disabili“In tutta l’Unione europea vi sono centinaia di migliaia di minori, disabili, persone affette da problemi di salute mentale, anziani e persone senza fissa dimora che vivono segregati all’interno di istituti e subiscono per tutta la vita le conseguenze dell’istituzionalizzazione.”“Gli Stati membri dell’UE dovrebbero essere incoraggiati ad abbandonare l’assistenza istituzionale a favore di un sistema di assistenza e sostegno basato sulla famiglia e sulla comunità.”È lo stralcio di una Dichiarazione scritta su cui 13 europarlamentari (nemmeno uno italiano) chiedono la sottoscrizione da parte dell’Europarlamento. Se la dichiarazione raccoglierà l’adesione della maggioranza diventerà un atto di indirizzo di storica rilevanza culturale e politica: no alla segregazione delle persone con disabilità.
“Siamo molto soddisfatti che FISH sia esattamente nel solco di quelle che sono le riflessioni più avanzate in tema di diritti umani. Le persone con disabilità devono poter scegliere dove vivere e con chi vivere. Le politiche sociali devono favorire innanzitutto la domiciliarità e solo in casi particolari contribuire alla realizzazione di soluzioni alternative che comunque, per standard e organizzazione, devono riprodurre il contesto familiare.”Così commenta Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. “La Convezione ONU sui diritti delle persone con disabilità, all’articolo 19, ribadisce il contrasto alla segregazione e all’isolamento. Su questo principio richiamiamo l’impegno politico del nostro Parlamento e quello culturale delle associazioni e delle organizzazioni dell’impegno civile. Ovviamente chiediamo a tutti gli europarlamentari di sottoscrivere la dichiarazione.”L’impegno per la deistituzionalizzazione – e quindi l’inclusione – delle persone con disabilità è un tema centrale per FISH su cui ha approvato una specifica mozione all’ultimo congresso.

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Pdl giovani: no a personaggi ambigui

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

“La dichiarazione di Lele Mora di potersi candidare con il PDL ci lascia al quanto basiti. Crediamo che la misura sia colma, è ora che questo partito decida quale via seguire e la smetta di prestare il fianco a facili critiche che piovono da ogni parte d’Italia” è quanto dichiarano in una nota congiunta Andrea Volpi Coordinatore Nazionale di Azione Universitaria e Luciano Cavaliere Dirigente Nazionale della Giovane Italia. “Chiediamo ai tre coordinatori nazionali del PdL di esprimersi a sfavore di questa possibile discesa in politica del manager dei Vip  troppo spesso ricordato per alcuni comportamenti disdicevoli – continuano i due. In questo momento tanto delicato non solo per il nostro partito una scelta di questo tipo sarebbe un suicidio politico e culturale nonché un ulteriore insulto al lavoro di tanti ragazzi che da anni e quotidianamente fanno politica nelle piazze, nelle scuole e nelle università senza chiedere né ricevere nulle” “Come giovani che hanno consapevolmente intrapreso una strada difficile in questo partito, crediamo sia giunto il momento di ripristinare quelli che sono i valori che hanno portato molti di noi a scegliere la via dell’impegno politico. Non  abbiamo nulla contro l’uomo Mora – conclude la nota – ma il PdL non può servire alla sua riabilitazione e noi non possiamo permettere che la politica diventi un surrogato dello star system, se continuiamo così gli esclusi del grande fratello siederanno direttamente in parlamento senza passare dalle urne”.

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Il ruolo enigmatico dell’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 febbraio 2011

Un ruolo assicurato da Berlusconi che, dal canto suo – informa una nota di Palazzo Chigi – «ha sottolineato il ruolo centrale dell’Onu nel promuovere una reazione efficace della comunità internazionale.(Il Messaggero del   27 febbraio 2011). Ci pare di leggere nella dichiarazione del Presidente del Consiglio che il tanto declamato “ruolo centrale dell’Onu nella questione libanese” potrebbe far intendere all’amico Gheddafi: “Caro amico mio, io non c’entro niente, è l’ONU che mi obbliga a fare ciò che dovrò fare, se fosse dipeso da me ti avrei mandato soccorsi per stroncare la rivolta islamica, fondamentalista con ampie venature comuniste, per esportare la democrazia nel tuo paese (ovviamente seguendo i miei consigli!), e iniziare una radicale “missione di pace”; ma è intervenuta l’ONU, dove esiste una maggioranza di nazioni  filo-comuniste (un po’ come accade in Italia con la Corte Costituzionale !), quindi sarò costretto ad allinearmi, pur sollecitando una “soluzione rapida e pacifica della crisi”, in modo da salvaguardare te, amico mio, e la tua famiglia, unitamente ai risparmi che hai accumulato in 42 anni di servizio al tuo popolo (oggi ingrato!). Il fatto è, caro amico mio, che i provvedimenti che l’ONU vuole prendere, me li comunicano all’ultimo momento, quando c’è solo da metterli in pratica; sono stato di fatto emarginato dalle decisioni, ed è inascoltato anche il mio ministro degli esteri.” Non sarà testuale la comunicazione del cavaliere al suo benefattore tribale, ma certamente ne rende il senso. (Rosario Amico Roxas)

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Tra chi crede e non crede

Posted by fidest press agency su sabato, 29 gennaio 2011

Di questi tempi è forte la tensione tra chi sostiene una causa e i suoi oppositori. A sentirli pare, per quelli che credono, non sia necessario esibire prove mentre quelli che non credono nessuna prova è sufficiente. Se ci riferiamo ai due fatti politici che riscaldano il clima di questi giorni niente appare più calzante. Prendiamo l’appartamento che si dice svenduto da un partito di cui era segretario Gianfranco Fini, attuale presidente della camera, recando di conseguenza un danno economico al suo movimento e un vantaggio personale. L’ultima prova esibita è una dichiarazione del Ministro Frattini, resa in Senato, per rispondere ad una interpellanza di un senatore, dove si precisa che è stata ufficializzata la proprietà dell’appartamento di Montecarlo e che ora risulta del cognato di Fini. Manco a dirlo il diretto interessato e i suoi amici gridano “allo scandalo” perché si sta facendo un uso politico di una vicenda penalmente e civilmente irrilevante. Poi, sull’altro versante, vi è l’accusa della procura di Milano nei riguardi del presidente del Consiglio per “concussione e ricorso alla prostituzione minorile”. Altro clamore tra quelli che credono e quelli che non credono. I primi ritengono che non sia necessario esibire prove perché è tutta una montatura processuale-mediatica e che si risolverà con un nulla di fatto. Gli altri, invece, che hanno innescato l’accusa, ritengono che nessuna prova è sufficiente per assolvere chi è, per loro, colpevole a tutti gli effetti. La condanna deve considerarsi definitiva. Non solo c’è anche chi soggiunge che questo rimpallarsi di accuse e di difese ad oltranza spingono il presidente a non dimettersi per non essere impallinato dai suoi nemici e che, quindi, fanno il suo gioco. In pratica ci troviamo al cospetti di chi alza il livello delle accuse per sostenerlo e chi lo supporta, ma sotto sotto, spera che se ne vada per oscuri e inconfessati interessi personali. Alla fine a perderci su questo balletto del tira e molla sono gli italiani e quanti ne traggono motivo per disprezzare la politica e per ingrossare le fila di coloro che non andranno a votare. E già oggi si aggirano sul 40%. E’ un suicidio politico che rende la democrazia dimezzata e in balia degli imbonitori di turno. E’ una situazione a dir poco inquietante poiché, a spuntarla, saranno proprio coloro che ne trarranno il maggior profitto: per interessi corporativi, clientelari, per il voto di scambio e per le interferenze della malavita organizzata. Siamo sul crinale di un baratro e non sembra che ci accorgiamo del pericolo incombente. E’ questo il de profundis della politica perché a gestirla sarà sempre meno la parte sana del paese e sempre più i “comitati d’affari”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Università: dichiarazioni Sgura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 dicembre 2010

«In una democrazia moderna è lecito e doveroso manifestare e protestare, ma tirare letame su politici e giornalisti, come accaduto a Genova, o occupare le autostrade è puro terrorismo». È quanto dichiara in una nota il presidente della Commissione Diritto allo Studio del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (Cnsu) e membro della direzione nazionale di Azione Universitaria, Francesco Mattia Sgura.  «La protesta è frutto di una manovra politica dell’opposizione – aggiunge il presidente Sgura – , altrimenti non mi spiegherei perché, nella votazione prevista per lo scorso 14 ottobre, nessuno si era accorto dell’esistenza della riforma universitaria».

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Attacco alla Cisl. Dichiarazione Alemanno

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2010

«Esprimo piena solidarietà alla Cisl per il gravissimo e vile episodio di intolleranza di cui è stata oggetto. Non è un caso che a distanza di poco tempo, dopo quanto accaduto a Torino al suo segretario Raffaele Bonanni, questo sindacato si sia ritrovato nuovamente nel mirino di gruppi estremisti. E’ la dimostrazione che quando un’organizzazione sindacale opera al meglio nell’interesse dei lavoratori dà fastidio a qualcuno. E’ grave e intollerabile, inoltre, che un’organizzazione come Action abbia rivendicato questo episodio». Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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