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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 229

Posts Tagged ‘dieselgate’

Dieselgate, Commissione UE ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

dieselDopo le accuse dell’agenzia per la protezione ambientale americana sulla violazione delle norme sulle emissioni il 15 marzo anche la Commissione UE ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia, accusata di aver violato le norme europee sull’omologazione degli autoveicoli, in particolare per quanto riguarda le emissioni. Roma ha due mesi di tempo per chiarire se su alcune auto di Fiat Chrysler Automobiles (FCA), in particolare sul modello FIAT 500X, siano state usate tecnologie illegali per “truccare” le emissioni o se siano stati adottati rimedi per le auto in circolazione. In base alle regole europee, infatti, spetta alle autorità nazionali verificare se un tipo di automobile soddisfa le norme (prima di essere venduta). Se un costruttore di auto viola le norme, le autorità nazionali devono adottare misure correttive (come un richiamo) e applicare sanzioni (proporzionate e dissuasive). Il caso in questione si riferisce al processo di mediazione tra Italia e Germania, richiesto dal Ministero dei Trasporti tedesco nel settembre 2016 sulle emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte dal modello Fiat 500X, omologato dall’Italia. L’ipotesi su cui lavora la commissione europea è che sia stata compiuta una frode ai danni dei consumatori montando software truccati sulle vetture prodotte dalla casa automobilistica. FCA era entrata in precedenza nel mirino delle autorità statunitensi, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, per alcuni dei suoi veicoli sui quali sarebbe stato montato il software che consente emissioni diesel più alte degli standard.

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Scandalo del Dieselgate che ha coinvolto Volkswagen

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2016

volkswagenChe fine hanno fatto i mille controlli annunciati a Porta a Porta dal ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, nel lontano 24 settembre 2015? Che fa il Governo? Perché non si fa una commissione d’inchiesta anche in Italia? Perché il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non sta verificando se quanto accettato dall”autorità di omologazione tedesca, che ha dato il via libera al richiamo delle autovetture Volkswagen coinvolte nel Dieselgate, è compatibile con i parametri di legge e con le prestazioni promesse agli acquirenti italiani al momento della vendita? Perché non si sono mai convocate tutte le parti a Palazzo Chigi? Perché non c’è stato né un commento di Delrio nè un tweet del Premier Renzi sull’accordo raggiunto negli Stati Uniti?” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“E vero che in Europa i veicoli coinvolti sono circa 8,5 milioni rispetto ai 482mila del mercato americano, ma la sproporzione di trattamento tra americani ed europei è tale da non poter essere spiegata se non con una vergognosa disparità di trattamento. Con 14,7 mld di dollari si potevano indennizzare gli europei con oltre 1560 euro a vettura. Non molto, ma certo meglio del nulla attuale!” ha concluso Dona.

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Volkswagen: indennizzare i clienti europei

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2016

volkswagenAnche l’Unione Europea, tramite la commissaria al mercato interno Bienkowska, interviene sul Dieselgate, invitando Volkswagen a indennizzare i consumatori europei che hanno subito danni, alla pari di quanto la stessa azienda ha previsto negli Usa. Per Adoc la disparità di trattamento con i consumatori americani è insostenibile e ingiustificabile.
“Negli Usa Volkswagen ha previsto un ottimo accordo per i consumatori americani, ma in Italia e in Europa le richieste dei clienti danneggiati sono rimaste ingiustamente inascoltate – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – pertanto apprezziamo l’intervento in merito dell’Unione Europea, che ora deve fare pressioni sulla compagnia tedesca per far ottenere il giusto risarcimento dei danni subiti ai clienti. La disparità di trattamento riservata ai consumatori italiani e del resto d’Europa rispetto ai consumatori statunitensi è lampante, demoralizzante e ingiustificabile. I clienti americani riceveranno un indennizzo tra i 1.000 e i 7.000 dollari, pari a oltre 6.000 euro, oltre all’opzione di vendere la propria auto a Volkswagen e terminare in anticipo il leasing. In più la stessa casa automobilistica finanzierà un programma contro l’inquinamento. Questo è il tipo di accordo che deve essere stipulato anche in Italia, una soluzione che tutela e risarcisce veramente i clienti e i cittadini danneggiati.”
Negli Usa Volkswagen pagherà fino 7.000 dollari a ognuno dei proprietari di auto diesel negli Stati Uniti, darà loro l’opzione di vendere alla stessa casa la propria vettura e di terminare il leasing in anticipo, e infine finanzierà un programma contro l’inquinamento nell’ambito del piano da 15 miliardi di dollari per risolvere lo scandalo Dieselgate.

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Volkswagen: Fatturato e prospettive future dopo il ‘dieselgate’

Posted by fidest press agency su martedì, 3 maggio 2016

volkswagen“Sebbene lo scandalo sulle emissioni abbia segnato il gruppo Volkswagen, il rapporto relativo ai guadagni del 2015 indica che la compagnia mantiene una posizione piuttosto solida nonostante il colpo finanziario subito. Anche se le vendite unitarie sono diminuite di circa il 2%, il fatturato ha visto un incremento del 5%, aumentando fino a 213,3 miliardi di euro.
Le prospettive per il resto del 2016 sono abbastanza positive, sostenute in gran parte dalle forti vendite in Cina, il principale mercato di Volkswagen, e in Europa occidentale. Nel breve e medio termine, la strategia rinnovata di Volkswagen ha portato l’azienda sulla strada del recupero. La casa automobilistica sta lavorando a una nuova immagine come fornitore di sostenibilità, aumentando il focus sull’elettrificazione del proprio portafoglio. La modularità continua a rappresentare la pietra angolare delle sue operazioni, con la piattaforma MEB (Modularer Elektrik Baukasten) alla base di questo cambiamento. Ciò consentirà all’azienda di rispondere più efficacemente alle richieste del mercato. Si prevede che la prima serie di automobili MEB sarà lanciata entro la fine del decennio. Inoltre, Volkswagen sta lavorando per espandere il proprio portafoglio SUV; è probabile che ogni segmento avrà un derivato SUV che aiuterà a dare slancio alle vendite, specialmente in Europa e nei mercati emergenti. In linea con altre case automobilistiche, anche Volkswagen sta passando ai servizi di mobilità e cercherà di monetizzare questo cambiamento attraverso la digitalizzazione e la connettività. Il gruppo ha aumentato i fondi messi a disposizione per il “dieselgate” fino a 16,9 miliardi di euro. Questo cuscinetto finanziario sarà utile in caso fosse necessario un esborso maggiore per gestire i motori diesel coinvolti, i riacquisti e i rischi legali.”

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“Dieselgate”: Il Parlamento istituisce una commissione d’inchiesta

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2015

VolkswagenBruxelles. Il Parlamento ha deciso di istituire una commissione d’inchiesta composta da 45 membri per indagare sulle violazioni delle norme comunitarie in materia di misurazioni delle emissioni di auto e sulla mancata adozione da parte della Commissione e delle autorità degli Stati membri di misure per far rispettare le norme UE. La commissione d’inchiesta presenterà una relazione intermedia entro 6 mesi e quella finale entro un termine di 12 mesi dall’inizio dei suoi lavori.La proposta di decisione è stata approvata con 354 voti favorevoli, 229 contrari e 35 astensioni.Il compito della commissione sarà quello di indagare su:
il presunto inadempimento da parte Commissione di verificare i cicli di prova utilizzati;
la presunta mancata adozione da parte della Commissione e delle autorità degli Stati membri di misure appropriate ed efficaci per sorvegliare rendere effettiva l’applicazione dell’esplicito divieto di “impianti di manipolazione”;
la presunta omissione da parte della Commissione dell’introduzione di prove che riflettano le condizioni reali di guida;
la mancata fissazione da parte degli Stati membri di sanzioni effettive, proporzionale e dissuasive applicabili ai costruttori per le violazioni,se la Commissione e gli Stati membri disponevano di elementi di prova dell’uso di meccanismi di manipolazione prima del 18 settembre 2015, data in cui è scoppiato lo scandalo.

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