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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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La Dieta Mediterranea allunga la vita

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

dieta mediterraneaOstuni è una delle prime località turistiche in Puglia d’Italia e centro d’eccellenza di una regione che ha fatto della Dieta Mediterranea una sua bandiera. È qui che ha sede la Fondazione Dieta Mediterranea, nata con lo scopo di sostenere la diffusione e l’adesione alla Dieta Mediterranea, patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO, e di promuovere studi e ricerche atte ad aumentare le conoscenze relative ai componenti della dieta mediterranea, ai principi attivi contenuti ed alle tecnologie di trasformazione non denaturanti. Logico quindi che Ostuni abbia ospitato il meeting dal titolo “International Conference on Mediterranean Diet and Health: a lifelong approach”, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. «La scelta della sede è stata anche influenzata dalla presenza a Brindisi della Cittadella della Ricerca, un importante consorzio senza scopo di lucro che facilita la ricerca tecnologica, la creazione di reti e l’internazionalizzazione per le aziende del territorio» spiega Gaetano Crepaldi, Presidente della Fondazione Dieta Mediterranea. «Durante la Conferenza è stato approfondito il ruolo della Dieta Mediterranea, analizzata nelle sue principali componenti, nutrizionale, sociale e ambientale, per il miglioramento della qualità della vita delle persone, e gli effetti benefici per la salute, in relazione a un aumento della speranza di vita e sull’aumento dell’incidenza di patologie quali tumori, diabete, obesità, degenerazioni legate ai processi di invecchiamento, malattie cardiovascolari».
Dieta Mediterranea che oggi è riconosciuta a livello internazionale, come conferma l’italiano Luigi Ferrucci, Direttore Scientifico del National Institute on Aging statunitense. «È stato superato il concetto per cui una caloria è uguale a un’altra, che provenga da proteine, carboidrati o lipidi. Si è infatti compreso che modificando la composizione della dieta si modifica il peso corporeo. Una dieta ricca di proteine e lipidi è più efficace rispetto a una dieta che privilegi i carboidrati, soprattutto quelli con alto indice glicemico. Non è quindi sufficiente una restrizione calorica, che invece deve essere associata a una modificazione della composizione della dieta. È quindi indicata la Dieta Mediterranea, perché prevede un insieme di nutrienti tale da facilitare la perdita di peso e una modificazione della composizione corporea in senso positivo». Ferrucci però precisa che la Dieta Mediterranea deve essere considerata come uno stile di vita e non come uno strumento temporaneo per perdere peso. Anche perché il metabolismo cambia da individuo a individuo e spesso al termine di una dieta spesso si riprende il peso che si aveva inizialmente. «È molto difficile per un soggetto che tende a essere obeso mantenere un peso normale per lungo tempo. L’obesità è una modificazione fisiologica che va oltre la fisiologia: è una patologia, per cui deve essere affrontata come tale. Consigliare al paziente di stare a dieta probabilmente non è sufficiente, c’è bisogno di uno studio del metabolismo e di una personalizzazione nella gestione della persona. Questo perché l’evoluzione ha corretto quei meccanismi che permettevano alla restrizione calorica di essere così efficace. La perdita di peso nel breve termine può essere anche notevole, il problema è che il nostro organismo ha conservato filogeneticamente la possibilità di adattarsi a un ambiente ostile, per cui trovandosi in una situazione che prevede scarsità di cibo, reagisce eliminando parte dei metabolismi non necessari e riducendo i costi della sopravvivenza. Per questo motivo dopo un certo periodo la dieta non funziona più, perché l’organismo regista a essa diminuendo la domanda calorica e lentamente si riguadagna il peso corporeo iniziale».
Essendo uno dei massimi esperti mondiali di geriatria, Ferrucci non si ferma all’associazione dieta-peso corporeo, ma esplora anche il ruolo dell’alimentazione nella riduzione della mortalità correlata all’età. «Il dibattito è ancora aperto riguardo la possibilità di prolungare la vita grazie a una restrizione calorica. Gli studi condotti a riguardo presentano risultati contrastanti. Alcuni, che prevedevano l’assunzione di verdura e pesce e una minore quantità di cibi raffinati, hanno dato risultati più positivi rispetto ad altre ricerche in cui si è utilizzata una dieta più ricca di carboidrati raffinati e zuccheri, però le conclusioni non sono comunque certe. Questo perché le diete funzionano bene nei vermi e negli insetti, ma più si sale nella scala evolutiva, cioè nei topi fino ad arrivare agli umani, la riduzione calorica funziona sempre meno nel ridurre la mortalità correlata all’età». Se quindi consumare pasti frugali non è detto che favorisca la longevità, anche lo studio della composizione degli alimenti non è così semplice. Per esempio, una riduzione del colesterolo in soggetti anziani sani, che presentano livelli di colesterolo nella norma, non sembra avere nessun beneficio nella prevenzione dell’aterosclerosi delle coronarie e dell’infarto del miocardio. Infine, bisogna considerare che negli anziani il metabolismo cambia, tanto che se attorno ai 70-75 anni si ha una riduzione del colesterolo spontanea, questa riduzione è predittiva di mortalità, perché la fragilità induce una riduzione dei lipidi corporei e soprattuto dei lipidi circolanti. In questo caso la ridotta colesterolemia, che avviene progressivamente nell’arco di quattro-cinque anni, è un campanello d’allarme e non un fatto positivo».

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L’impatto positivo della Dieta Mediterranea sulla salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 marzo 2017

dieta mediterraneaOstuni (BR) dal 30 Marzo – 1 Aprile 2017 Ostuni è una delle prime località turistiche in Puglia d’Italia e centro d’eccellenza di una regione che ha fatto della Dieta Mediterranea una sua bandiera. In Puglia è infatti diffusissima la produzione di olio d’oliva di alta qualità, mandorle, vino e molti altri prodotti tipici mediterranei. È qui che ha sede la Fondazione Dieta Mediterranea, nata con lo scopo di sostenere la diffusione e l’adesione alla Dieta Mediterranea, patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO , e di promuovere studi e ricerche atte ad aumentare le conoscenze relative ai componenti della dieta mediterranea, ai principi attivi contenuti ed alle tecnologie di trasformazione non denaturanti. Logico quindi che Ostuni ospiti dal 30 marzo al primo aprile 2017 il meeting dal titolo “International Conference on Mediterranean Diet and Health: a lifelong approach”, promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«La scelta della sede è stata anche influenzata dalla presenza a Brindisi della Cittadella della Ricerca, un importante consorzio senza scopo di lucro che facilita la ricerca tecnologica, la creazione di reti e l’internazionalizzazione per le aziende del territorio» spiega Gaetano Crepaldi, Presidente della Fondazione Dieta Mediterranea. «Durante la Conferenza sarà approfondito il ruolo della Dieta Mediterranea, analizzata nelle sue principali componenti, nutrizionale, sociale e ambientale, per il miglioramento della qualità della vita delle persone, e gli effetti benefici per la salute, in relazione a un aumento della speranza di vita e sull’aumento dell’incidenza di patologie quali tumori, diabete, obesità, degenerazioni legate ai processi di invecchiamento, malattie cardiovascolari».La partecipazione alla Conferenza è gratuita e saranno riconosciuti 8,3 crediti ECM per le professioni di medico, biologo nutrizionista, dietista e infermiere. Per maggiori informazioni e per partecipare alla conferenza, cliccare al seguente link: http://www.aristea.com/dietamediterranea/

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Medicina diabete: abbandono della dieta mediterranea quali conseguenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

diabete_21-300x224Anche in Italia si sta assistendo ad un costante aumento delle persone che adottano diete prive di carne, quella vegetariana, o prive di qualsiasi derivato di origine animale, quella vegana. E’ un fenomeno non solo nazionale, ma globale, che registra quasi 5 milioni di persone che oggi in Italia adottano questi stili alimentari, numero destinato a salire nei prossimi anni. Questo cambiamento di alimentazione può coinvolgere anche pazienti con diabete di tipo 2 e richiede una valutazione del loro impatto sulla salute da parte degli specialisti.«Un’alimentazione corretta fa parte del percorso terapeutico delle persone affette da diabete mellito di tipo 2, spiega Giovanni De Pergola, responsabile dell’Ambulatorio di Nutrizione Clinica, UOC di Oncologia Universitaria, Policlinico di Bari. Diversi modelli alimentari hanno dimostrato di migliorare i parametri metabolici nel paziente con diabete: la dieta mediterranea, le diete vegetariane e vegane, le diete ipolipidiche e le diete povere in carboidrati. In particolare, la dieta mediterranea, soprattutto se associata ad una riduzione della quantità dei carboidrati, non soltanto riduce i livelli di emoglobina glicata, ma aumenta la percentuale dei casi di remissione da diabete e ritarda la necessità di ricorrere ai farmaci. D’altro canto, le diete vegana e vegetariana si sono mostrate più efficaci rispetto alle diete convenzionali proposte dalle società scientifiche diabetologiche su peso corporeo, controllo glicemico, lipidi plasmatici, sensibilità all’insulina, dovuta ad aumento di acido linoleico, e stress ossidativo, anche indipendentemente dalle modificazioni di peso. Nel confronto tra diete vegetariane e vegane va però considerato che i vegani possono manifestare un deficit clinicamente importante di vitamina B12 e dieta mediterraneaiodio.»«Ad oggi non sono disponibili studi che abbiano messo a confronto la dieta mediterranea con la dieta vegetariana o vegana, prosegue Silvio Settembrini, Board AME, Malattie Metaboliche e Diabetologia Asl Napoli 1 Centro, pertanto, non è possibile esprimere una preferenza chiara e su base scientifica per i pazienti con diabete tipo 2. Un’alimentazione vegana potrebbe ridurre il rischio di sovrappeso, obesità, cardiopatie ma anche accentuare il rischio di anemia, di carenza di calcio con osteoporosi e sviluppo di carenze vitaminiche e minerali. Un punto di vista condivisibile è che si possa raccomandare una dieta a prevalente quota vegetariana, con circa il 15% di proteine animali, importante soprattutto per i soggetti anziani che potrebbero risentire di un minor apporto proteico.Al di fuori delle valutazioni scientifiche e nutrizionali, un altro fattore molto importante da considerare è lo stile di vita del paziente. La dieta mediterranea, ad esempio, viene spesso suggerita oltre che per il maggior numero di dati scientifici a favore, anche perché è molto più vicina ai nostri gusti ed alle abitudini alimentari tradizionali. Il diabete è una malattia che condiziona tutta la vita del paziente in quanto necessita di una modifica delle sue abitudini, ma è parimenti noto quanto sia difficile modificare le scelte alimentari, soprattutto se corrispondono ad un modo di sentire e a scelte etiche.Quindi, in attesa di disporre di studi che confrontino l’impatto sul diabete di tipo 2 dei diversi regimi alimentari (dieta mediterranea, dieta vegetariana e vegana) è importante considerare le scelte alimentari delle persone con diabete, modificandole per garantire un’efficacia terapeutica ma cercando di non stravolgere eccessivamente le abitudini alimentari e la vita stessa del paziente».

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Dieta mediterranea e benefici per i cardiopatici

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2016

dieta mediterraneaChe la dieta mediterranea fosse uno dei pilastri della prevenzione, della salute e della longevità era noto, ma pochi studi epidemiologici ancora avevano indagato il ruolo del modello alimentare mediterraneo nel pazienti con patologie cardiovascolari conclamate. “Lo hanno fatto i ricercatori dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli – spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e ESC Local Press Coordinator – nell’ambito del mega trial Moli-sani in un troncone della ricerca su 1197 individui con una storia di malattia cardiaca arruolati nella popolazione generale (età media 67 anni, maschi nel 68% del campione). La storia clinica includeva patologie coronariche (n=814) ed eventi cerebrovascolari (n=387) e i dati sul regime alimentare è stato registrato con il ‘food frequency questionnaire’ di EPIC e l’aderenza alla dieta mediterranea è stata valutata con il Mediterranean Diet Score (MDS)”.
Al termine del periodo di follow up durato 7,5 anni si sono verificati 208 decessi ma confrontando i dati con la dieta è saltato agli occhi che un incremento di 2 punti nel MDS era associato ad una diminuzione del rischio di morte del 21% in media (con un picco del 34%) e la maggiore aderenza alla dieta sana, abbassava il rischio del 37%.
E isolando i singoli elementi è stato possibile calcolare il ‘peso’ degli elementi protettivi: l’elevato apporto di vegetali influisce per il 26%, il pesce fornisce un beneficio del 23%, l’assunzione di frutta e noci contribuiscono per il 13,4% e un elevato apporto di acidi grassi monoinsaturi e saturi per il 12,9%.
Il modello di controllo teneva conto di età, sesso, introito calorico, assunzione di uova e patate, livello di educazione, attività fisica, rapporto vita-spalle, abitudine al fumo, ipertensione, livello di colesterolo, diabete e cancro.
L’evidenza è invece che gli anziani spesso si nutrono poco e male: secondo alcune stime sarebbero circa il 50% gli anziani over 65 che non si alimentano correttamente (dati SINUC rilevati in occasione di un ricovero ospedaliero). E la malnutrizione può essere pericolosa per la salute tanto quanto l’obesità: complicazioni e infezioni aumentano di tre volte. Si registra spesso uno scarso apporto di proteine per problemi di masticazione ed economici, gli stessi che fanno limitare l’apporto di frutta e verdura. Eppure un recente studio americano condotto alla Tuft University presentato al congresso dell’American Heart Association ha suggerito che politiche di contenimento dei prezzi di alcuni alimenti potrebbe avere effetti diretti sulla salute pubblica con milioni di vite salvate. Il modello matematico sviluppato ha calcolato che anche solo una diminuzione del 10% del prezzo dei vegetali freschi ridurrebbe le morti per malattie cardiovascolari dell’1,2% in 5 anni e del 2% nei successivi cinque, con una diminuzione del 2,6% del numero di infarti. E se in percentuale sembra poca cosa basta tradurre in numeri assoluti: si tratta di evitare 515mila morti per malattie cardiache.

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Dieta mediterranea un toccasana per la linea e la memoria

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2016

dieta mediterraneaChe la dieta mediterranea composta principalmente di frutta e verdura, cereali integrali e legumi, potesse essere una componente essenziale per mantenere sano il corpo era già noto ma che fosse determinante per aiutare anche il cervello, ancora non era stato spiegato. A dimostrare i meccanismi che legano la dieta mediterranea non solo per i suoi benefici sulla linea e che ne lodano le proprietà sul cervello, è uno studio condotto i ricercatori della Swinburne University of Technology di Melbourne, in Australia, che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che da sempre ha promosso la nostra dieta tradizionale come naturale abitudine per vivere una vita sana e meno a rischio, ritiene molto interessante e da prendere in seria considerazione. Secondo la ricerca in questione, uno stile alimentare di tipo mediterraneo sarebbe in grado di agire sulla memoria a lungo termine, le funzioni esecutive e le costruzioni visive. «Come mai vi è un maggiore legame tra la dieta mediterranea e il rallentamento del declino cognitivo? Perché la dieta mediterranea offre l’opportunità di cambiare alcuni dei fattori-rischio che contribuiscono allo sviluppo delle malattie neurodegenerative», spiega il professore leader dello studio Roy Hardman.«Ridurre l’infiammazione, per esempio, aumentare i micronutrienti, migliorare l’apporto di vitamine e minerali, cambiare il profilo dei grassi attraverso il consumo d’olio d’oliva come fonte principale di grassi alimentari; mantenere un peso regolare e potenzialmente ridurre un problema di obesità, migliorare il livello di polifenoli nel sangue e l’energia metabolica delle cellule, cambiando anche il microbiota intestinale, anche se quest’ultimo fattore non è stato ancora esaminato nel dettaglio». Secondo il dottor Hardman, inoltre, il risultato più sorprendente della ricerca riguarda gli effetti sul peso che possono essere riscontrati a livello globale, in diversi Paesi e culture. «Consigliamo a tutte le persone del mondo di cercare di seguire con rigore questa alimentazione, o di cambiare dieta se ancora non lo hanno fatto. E questo vale anche per gli individui di un’età avanzata», ha continuato l’esperto. Oltre all’olio extravergine d’oliva, la dieta mediterranea si basa sull’abbondante consumo di verdure e frutta fresca, semi, noci e frutta secca, con una quantità ridotta al minimo di carni, soprattutto quelle rosse. I risultati sono stati pubblicati nella rivista scientifica Frontiers in Nutrition. Dunque, via libera a cereali, frutta, verdura, frutta secca, olio di oliva, pesce e pollame. Ed andiamoci piano con carni rosse e concedersi, moderatamente, qualche bicchiere di vino rosso. Il tutto condito con un minimo di attività fisica. Dietro questa semplice ricetta di uno stile sano di vita ci sarebbe il segreto per la linea e la memoria. La dieta mediterranea è ben nota per essere una dieta sana, ed è associata alla longevità, al benessere, ad una minore incidenza di cancro e malattie cardiovascolari. E questo è molto importante, perché la gente può scegliere di seguire questo tipo di dieta per prevenire o ripristinare la propria salute.

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La dieta mediterranea perde terreno

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2016

dieta mediterraneaNuovi stili di vita e la recente crisi hanno contribuito a modificare in peggio le abitudini alimentari della famiglie italiane. Lo dicono una trentina di esperti riuniti a Milano dalla fondazione internazionale che si batte per la sua diffusione. In Spagna solo il 15% della popolazione segue questo regime alimentare in modo continuo. In Grecia il consumo di prodotti che si possono definire mediterranei è calato del 70% rispetto agli anni ’80. Una tendenza analoga si riscontra in Italia e Portogallo. I motivi del disinteresse sono la globalizzazione delle abitudini alimentari, indotta soprattutto dal turismo. Lungo le coste si assiste al dilagare della nutrizione veloce (fast food) che ha come conseguenza un aumento del consumo di carne, di suoi derivati, di prodotti a base di latte, di farine raffinate. Nelle regioni rurali, nelle campagne, la gente predilige ancora legumi, frutta, cereali, olio vergine d’oliva mangiando raramente carne, uova, pesce. Questo mutamento ha conseguenze a lungo termine sulla salute: sono infatti in aumento l’obesità soprattutto tra i giovani, le malattie cardiovascolari, il diabete e i tumori proprio nelle aree dove la dieta mediterranea viene progressivamente dimenticata. Il tutto nel ‘disinteresse’ dei genitori, che sembrano sottovalutare il problema. Un cambiamento preoccupante, sostiene Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che da anni sostiene l’incentivazione a tutte quelle iniziative che propongono la “dieta mediterranea” e i suoi alimenti base quale vero e proprio toccasana per la salute, che segna il crollo del consumo di frutta e verdura e l’aumento di carne, salumi, uova, latticini grassi e zuccheri raffinati, che ci allontana sempre più dalla dieta mediterranea abbandonata per il cibo spazzatura comunemente chiamato “junk food”. Un duro colpo, che conferma che tutti quelli stili di vita che da decenni noi italiani abbiamo importato da oltreoceano, sono entrati prepotentemente nella quotidianità delle famiglie italiane a partire dalle diete di matrice nordeuropea e nordamericana.

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Nasce “Gradita”per affermare la dieta mediterranea nel mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2016

dieta mediterraneaNasce “Gradita”, una nuova rete di imprese italiane d’eccellenza nel campo alimentare. I brand Divella, Callipo, Coricelli e Polli uniscono le forze, senza però rinunciare alla propria indipendenza e libertà decisionale. Due i principali obiettivi
dichiarati: riaffermare anche in Italia i valori della dieta mediterranea, e affrontare con più slancio, insieme, le sfide del mercato internazionale, nel quale le ridotte dimensioni delle imprese italiane possono essere un limite competitivo. “Aggregarsi è sinonimo di migliorarsi – dichiara l’on. Paolo De Castro – attrezzarsi per fare di più e meglio sui mercati globali che, per quanto diversificati, finiscono comunque per premiare le economie di scala. La vostra rete d’impresa – ha detto ai vertici delle aziende che si sono unite nella nuova rete “Gradita” – è formata da eccellenze e rappresenta la possibilità di diffondere sempre più nel mondo la dieta mediterranea, costituita non solo da prodotti di alta qualità, ma soprattutto da prodotti sani e buoni”. “Insieme si può fare di più e meglio – afferma a sua volta Francesco Divella – sono molto orgoglioso di essere stato protagonista della costruzione di questo progetto ambizioso di condivisione, a cui speravo di arrivare da lungo tempo, anche perché sono convinto che nel settore alimentare, oggi globalizzato, ‘piccolo e bello’ non sempre è ancora vero. L’unione di aziende storiche italiane come le nostre ha un forte significato, che va oltre la natura commerciale, perché la promozione della Dieta Mediterranea è il modo di trasmettere la qualità e l’elevato valore nutrizionale dei prodotti Made in Italy. Così noi, oggi, lanciamo una sfida. E invitiamo anche altri a raccoglierla e a sostenere la nostra azione”. “I nostri brand rappresentano indiscutibilmente l’industria alimentare italiana di qualità – afferma Chiara Coricelli – l’obiettivo è di diffondere insieme i principi della dieta mediterranea nel mondo e valorizzare la tradizione che portiamo da generazioni sulle tavole degli italiani. L’unione fa la forza, anche a tavola”. “Il progetto Gradita è nato in maniera semplice ma allo stesso tempo dirompente – dichiara Pippo Callipo – in quanto tutte le aziende che costituiscono la rete sono accomunate dagli stessi valori, dagli stessi obiettivi e soprattutto dalla forte volontà di diffondere in Italia e nel mondo l’importanza della dieta mediterranea come modello nutrizionale equilibrato e salutare. Attraverso i nostri prodotti siamo orgogliosi di rappresentare la qualità Made in Italy, la tradizione tramandata di generazione in generazione, la sicurezza alimentare che è un plus dell’industria, ma anche la forte propensione all’innovazione, per rispondere in maniera efficace alle sempre mutevoli esigenze dei consumatori”. “Gradita si pone l’obiettivo di diffondere nel mondo i valori unici della Dieta Mediterranea – conferma anche Francesco Canè, ad Polli – attraverso gli eccellenti prodotti delle aziende che la compongono. Unire le nostre 5 aziende significa dare ancora più forza al made in Italy che tutte, singolarmente, ben rappresentiamo; con Gradita presentiamo un portafoglio di prodotti non solo eccellenti ma ampiamente diversificato, un vero valore aggiunto per i nostri clienti. Tutte e cinque le aziende fanno della ricerca e dell’innovazione il loro cavallo di battaglia principale: oggi non è pensabile rimanere focalizzati solo sui prodotti tradizionali se si vuole competere sui mercati internazionali. Però il valore più grande che unisce queste aziende resta la famiglia, che è alla base di queste straordinarie realtà italiane e che ne determina la forza”.

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Dieta mediterranea e metformina, un valido aiuto per i pazienti con malattie metaboliche

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2016

istituto nazionale tumoriSulla base di sperimentazioni cliniche e di promettenti studi osservazionali, viene presentato all’Istituto Nazionale dei Tumori lo studio MeMeMe. Finanziato dall’European Research Council, in cinque anni recluterà 2mila persone con sindrome metabolica.La dieta mediterranea si conferma un’alleata della nostra salute. Sperimentazioni cliniche già condotte in passato suggeriscono che questo tipo di dieta sia efficace nel far regredire la sindrome metabolica, e diversi studi osservazionali dimostrano che può essere associata a un’incidenza più bassa di patologie cardiovascolari e di tumori. Al contempo la metformina, farmaco per il trattamento del diabete di tipo 2, sperimentato con successo anche nella prevenzione del diabete in soggetti con intolleranza al glucosio o con sindrome metabolica ad alto rischio di sviluppare diabete di tipo 2, sembrerebbe essere associata a una minore incidenza di tumori in pazienti diabetici.Sulla base di queste incoraggianti evidenze, è partito dall’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) il reclutamento di volontari per il nuovo studio MeMeMe, che valuterà l’efficacia di dieta mediterranea e metformina nella prevenzione primaria delle malattie croniche legate all’età, in persone sane ma esposte a maggior rischio perché affette da sindrome metabolica. Lo studio è stato presentato oggi nel corso del convegno “La prevenzione delle malattie croniche: stile di vita e Metformina”, che si è svolto presso l’INT. Il progetto di ricerca ha ottenuto un finanziamento dall’European Research Council (ERC) e attualmente è l’unico trial di questo tipo attivo in Europa.”Il nuovo studio si basa proprio su questi presupposti – spiega la dottoressa Patrizia Pasanisi, dirigente medico, specialista in Epidemiologia e nutrizionista dell’INT-. L’ ipotesi da cui partiamo è che una frazione importante dell’incidenza e della mortalità per malattie croniche, circa il 25-33%, potrebbe essere prevenuta sia attraverso un cambiamento complessivo, radicale ma sostenibile, dello stile di vita, sia con un trattamento chemiopreventivo con metformina, un farmaco il cui meccanismo d’azione include l’attivazione degli stessi geni messi in moto dalla restrizione calorica e dall’attività fisica”.Lo studio MeMeMe avrà una durata di cinque anni e recluterà 2mila persone con sindrome metabolica da randomizzare in quattro gruppi di 500 persone ciascuno, che riceveranno uno dei seguenti trattamenti: metformina (1700 mg/die) più intervento attivo di stile di vita; placebo + intervento attivo di stile di vita; metformina sola (1700 mg/die); placebo solo.”Non ci sono particolari effetti collaterali – aggiunge Pasanisi -. La metformina è un farmaco molto sicuro usato da più di 50 anni per la terapia del diabete e può essere efficace anche per prevenire il diabete in persone con la glicemia superiore alla norma. Nello studio, prima della randomizzazione, è prevista una fase di ‘prova’ in cui tutti i potenziali partecipanti ricevono un trattamento iniziale per 30 giorni con metformina 500 mg, somministrata per la valutazione di eventuali effetti indesiderati. Al termine di questi 30 giorni lo studio prevede la randomizzazione in metformina o placebo. Il partecipante riceverà un flacone con 62 compresse di Metformina 850 mg o di placebo da assumere però ancora in un’unica pillola al giorno per due mesi. Solo al termine di questi ulteriori due mesi il partecipante assumerà la dose piena prevista, di due pillole al giorno (di metformina o placebo). Nel caso in cui qualcuno accusasse disturbi potenzialmente attribuibili al farmaco, dopo il secondo mese potrà ridurre la dose ad una sola pillola al giorno”.
Per quanto riguarda la dieta, tutti i partecipanti riceveranno raccomandazioni generali per la prevenzione dei tumori, del diabete e delle malattie cardiovascolari, e solo i partecipanti randomizzati nel gruppo di intervento saranno invitati a seguire quattro corsi di cucina e a partecipare mensilmente a un pranzo o a una cena e a incontri informativi per rafforzare il proprio impegno nell’adottare uno stile di vita preventivo.Sono escluse dal trial le persone già diabetiche, con insufficienza renale o che hanno già avuto infarti o tumori maligni. (foto: istituto nazionale tumori)

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Turismo enogastronomico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2015

dieta mediterraneaLa valorizzazione dell’enogastronomia come fattore di forte attrattività per il turismo europeo e internazionale è il tema affrontato nel sesto degli otto eventi organizzati dalla Commissione europea nell’ambito dell’Expo Milano 2015, legati al tema dell’Esposizione Universale “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”, per rafforzare il sistema delle PMI europee e favorirne lo sviluppo globale. “In occasione di Expo, è giusto valorizzare un settore fondamentale dell’economia europea, stabile nonostante la crisi: il turismo, che rappresenta il 12% del PIL e crea posti di lavoro per i giovani (il 20% dei lavoratori nel settore turistico sono under25) – ha sottolineato Antonio Tajani, Vice Presidente del Parlamento Europeo – Per questo è importante promuovere la competitività di questo comparto, non limitandosi a sfruttare le innegabili bellezze artistiche, culturali ed enogastronomiche presenti sul territorio, ma sviluppando una strategia articolata, che parta dalla formazione (spesso sottovalutata) fino all’internazionalizzazione delle pmi. L’enogastronomia è un valore aggiunto incredibile per il turismo europeo: anche grazie ai suoi 1.290 prodotti DOP, IGP e STG, il 27% dei viaggiatori dichiara di visitare l’Europa per motivi culinari; l’eccezionale combinazione di gusto e salute che offre la dieta mediterranea, però, non è ancora sfruttata in tutte le sue potenzialità. Per questo la Commissione Europea sta lavorando per mettere le aziende nella condizione di essere competitive e di fare ricerca, in modo da attivare un circolo virtuoso che coinvolga anche i settori limitrofi e da esportare il ‘saper fare’ europeo in tutto il mondo”.

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Cibo come medicina per il corpo, lo spirito e l’ambiente

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2015

dieta mediterraneaNel convegno organizzato ad Expo dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), alcuni Assessori di Regione Lombardia, Autorità istituzionali, amministratori locali, Rettori di università italiane, imprenditori e top manager della sanità pubblica e privata – hanno riaffermato la validità scientifica della Dieta Mediterranea sia sotto il profilo della salute che sotto quello ambientale. Fino agli anni ‘80, dei cosiddetti alimenti funzionali, ossia dei cibi capaci di influire positivamente su funzioni dell’organismo, non si parlava perché erano la prassi. Stessa cosa per i prodotti a chilometro zero.. Oggi, invece, tutto questo è considerato una conquista. In quest’ottica, un esempio di buona pratica è quello di Fondazione Sviluppo Cà Granda, che nell’ambito del Progetto di valorizzazione del proprio immenso patrimonio rurale, ha avviato un progetto di filiera corta volto ad utilizzare per le proprie mense riso e latte prodotti nei terreni agricoli della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, come era una volta. E’ diventato un traguardo da raggiungere anche la sostenibilità ambientale, intesa principalmente come valorizzazione delle distintive peculiarità dei territori e come tutela delle risorse naturali. Su questo tema, il WWF, Civil Society participant di EXPO 2015, collabora all’evento odierno portando la propria esperienza sulla sostenibilità e in particolare raccontando il Decalogo per il mangiare sostenibile (http://www.oneplanetfood.info/mipaaf), una vera e propria guida rivolta ai cittadini che chiama ad azioni di responsabilità anche gli agricoltori e l’industria. Dieci semplici regole per mangiare sostenibile, dal consumo di prodotti locali e di stagione all’acquisto di prodotti poveri di imballaggi che guardano all’ambiente e alla salute. Autorevoli esponenti del mondo cattolico e musulmano, quali Padre Giansandro Cornolti, Vice Presidente di OSF e l’Imam Yahya Pallavicini, Vice Presidente della Co.Re.Is., hanno sottolineato come il cibo, inteso come occasione di convivialità e fautore di aggregazione e buon umore, sia da intendersi anche come “medicina per lo spirito”. I 34 relatori presenti al convegno si sono fatti portavoce non di una teoria alimentare, ma di una sorta di appello alla comunità sia scientifica che sociale: la salute non è un patrimonio, perché si può anche nascere malati, ma l’ambiente lo è e, in quanto tale, va assicurato il più possibile. La conquista di un maggior stato di salute dipende dalla conservazione dei fattori ambientali che caratterizzano un territorio e da un’alimentazione che si potrebbe, quindi, definire ecologica. La scienza medica avanza continuamente nella cura delle cosiddette “malattie del benessere” – arteriosclerosi, diabete, ipertensione, obesità, per citare le principali; “occorre che l’intera società contribuisca a tale progresso con una nuova cultura della prevenzione, che non si esaurisca nella diagnostica, ma si concentri innanzitutto sugli stili di vita alimentari e ambientali – ha sottolineato il Prof. Alessandro Miani, Presidente di SIMA – che ha aggiunto – Ambiente è anche ciò che occupa gli spazi vuoti all’interno del nostro organismo: cavità buccale, esofago, stomaco, così come trachea, bronchi e polmoni. E’ quindi da considerarsi ambiente anche il cibo che mangiamo così come l’aria che respiriamo. In quest’ottica, seguire buone regole alimentari significa salvaguardare la propria salute ma anche quella del Pianeta”. Il Rettore dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, prof.ssa Cristina Messa ha sottolineato come il legame tra cibo e salute siano ampiamente studiati ma non così noti, soprattutto dalla popolazione che è sempre più anziana e non sempre ha un approccio psicologicamente corretto con l’alimentazione.
In uno studio condotto dal BCFN, è stato stimato come il 30% dell’impronta ecologica di una nazione come l’Italia sia connessa alla catena di produzione e al consumo di cibo. In sintesi, l’alimentazione ha un impatto rilevante sull’uso del territorio, oltre che sul consumo di risorse naturali. In quest’ottica, studi scientifici hanno dimostrato come la Dieta Mediterranea, che si distingue per un maggiore consumo di carboidrati, frutta e verdura, abbia un minor impatto ambientale, dal punto di vista dell’impronta ecologica, rispetto all’alimentazione nordamericana e a quella dei Paesi dell’Est Europa. Il vantaggio nell’adottare una dieta mediterranea si conferma anche sul versante economico; infatti, utilizzando i dati Istat, è stato calcolato il costo di entrambi i possibili menu: quello “mediterraneo” comporta una spesa giornaliera di circa 4 euro, mentre quello riconducibile allo “stile americano”, ha un costo di circa 6 euro.

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Anche i cardiologi americani approvano la dieta mediterranea

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2015

SanDiegoSecondo uno studio condotto dai ricercatori della Harokopio University di Atene presentato al Congresso dell’American College of Cardiology di San Diego è emerso che la dieta mediterranea può ridurre di circa il 47% il rischio di malattie cardiache nel lungo periodo. Lo studio, iniziato nel 2001, ha osservato benefici anche nei primi anni di rilevazione, in cui è stato riscontrato uno stretto collegamento tra la dieta mediterranea e la perdita di peso, la riduzione del rischio di diabete, l’abbassamento della pressione sanguigna e dei livelli di colesterolo nel sangue. La Campagna Curare la Salute, iniziativa nata nel 2014 con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la popolazione italiana sull’importanza di prendersi attivamente cura di sé, partendo dall’alimentazione e da uno stile di vita virtuoso, conferma nell’anno di Expo il suo impegno a favore del benessere dei cittadini e mette al centro proprio la Piramide della dieta mediterranea e i benefici ad essa correlati. La seconda edizione della campagna, avvalendosi di un comitato scientifico di esperti costituito da Medici di Medicina Generale, Nutrizionisti e Farmacisti, si propone come punto di informazione in rete, ricco di notizie, interviste, consigli sulla nutrizione, stili di vita e integrazione nutrizionale. A partire dalla Piramide Alimentare della Dieta Mediterranea, è stata sviluppata la nuova versione del Test di Curare la Salute: il Test della Piramide. Rispondendo alle domande proposte il test genererà come risultato una piramide personalizzata atta a mettere in luce come la propria alimentazione corrisponda a quanto indicato dalla Piramide Alimentare. La piramide personalizzata perciò permetterà poi di rivolgersi in maniera consapevole al professionista della salute, farmacista o medico, di riferimento per chiedere un consiglio mirato. “La Nuova Piramide della Dieta Mediterranea Moderna, realizzata insieme al prof. Carlo Cannella – sottolinea il Prof. Michele Carruba, Direttore del Centro Studi e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano, firmatario della nuova piramide alimentare (INRAN 2009) è stata strutturata inserendo gli alimenti che compongono un pasto principale alla base e, via via a salire, gli altri alimenti necessari a completare il pasto, distribuiti a seconda che la frequenza di consumo consigliata sia giornaliera o settimanale. La nuova piramide tiene anche in considerazione in modo più allargato gli stili di vita e le abitudini sociali, evidenziando l’importanza basilare dell’attività fisica, della convivialità a tavola, dell’abitudine di bere acqua e suggerendo di privilegiare il consumo di prodotti locali su base stagionale.”

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Dieta Mediterranea

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2011

mi sono messa a dieta

Image by sara | b. via Flickr

La Dieta Mediterranea arriva nelle scuole di tutta Europa, con progetti condivisi di educazione alimentare volti alla promozione del benessere personale, sociale e ambientale. Questo è quanto emerge dalla relazione presentata sabato 19 novembre al Forum Dieta Mediterranea di Imperia dal gruppo di lavoro Dieta Mediterranea: elemento di educazione alimentare, coordinato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Una serie di progetti rivolti non soltanto agli alunni e le loro famiglie, ma anche a tutto il personale scolastico, che coinvolgano istituzioni sanitarie, enti locali, industria alimentare, mondo agricolo, della distribuzione, della vendita e della comunicazione.
Numerose iniziative sono già attive con successo in Italia, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna e Portogallo, unico paese -quest’ultimo- dell’Unione Europea dove l’educazione al consumo, di cui l’educazione alimentare fa parte, è insegnata curricolarmente in molte scuole pubbliche.
E’ improprio in questo caso parlare di trasmissione alle nuove generazioni dei principi basilari della Dieta Mediterranea soltanto perchè tra i paesi più attivi figurano due stati che non si affacciano sul Mare Nostrum, Irlanda e Gran Bretagna. Tuttavia, educare fin da piccoli a uno stile di vita sano come quello iscritto nel DNA della Dieta Mediterranea, è una priorità per tutti. Anche per i paesi anglosassoni. Perchè la Dieta Mediterranea non è soltanto una specifica cultura gastronomica, ma è anche sinonimo di convivialità e di benessere a tavola, accompagnato dalla giusta dose di attività fisica quotidiana. Uno stile di vita sano che dovrebbe essere già trasmesso ai figli dai propri genitori fin dalla nascita e che dovrebbe proseguire anche sui banchi di scuola, stimolandoli a scoprire ogni giorno sapori nuovi senza perdere di vista il principio basilare del consumo degli alimenti necessari per la crescita e lo sviluppo e combattere quel fenomeno in via di espansione nei paesi investiti dal benessere economico che è il sovrappeso e l’obesità infantile, i cui costi sia monetari che sociali crescono progressivamente. La vasta scelta di prodotti immessi sul mercato porta infatti a un aumento di assunzione di prodotti ad alto contenuto lipidico e zuccherino e a un sempre minore consumo di alimenti “sani” quali frutta, verdura, cereali e carne perchè dotati di minore “appeal”. Per avvicinare i ragazzi al consumo di frutta e verdura in sostituzione di merendine confezionate e snack grassi, in Italia e in tutta Europa – ad eccezione della Spagna – è stato promosso un progetto ministeriale di distribuzione gratuita di frutta e verdura nelle scuole, affiancato da campagne di sensibilizzazione. L’iniziativa è stata recepita nei vari paesi in modo diverso, con un obiettivo comune: formare un pacchetto di “best practices” da condividere per migliorare l’applicazione dei programmi educativi nei singoli Stati. Il Governo Italiano, ad esempio, nel mese di ottobre 2011 ha pubblicato, come risultato del lavoro del Comitato Scuola e Cibo – percorso formativo interdisciplinare quinquennale rivolto a studenti dalla scuola primaria all’università – le “Linee guida per l’Educazione alimentare nella scuola italiana”, che ufficializzano l’introduzione dell’educazione alimentare nei programmi scolastici e tracciano il quadro di riferimento per il suo sviluppo.
I dati riportati nella ricerca presentata dal gruppo di lavoro Dieta Mediterranea: elemento di educazione alimentare, confermano indirettamente anche le conclusioni espresse dal tavolo di lavoro sulla comunicazione, in cui si sottolinea quanto sia radicata e forte la percezione del concetto di Dieta Mediterranea nei paesi affacciati sulla sponda nord del Mare Nostrum e di quanto sia importante fare una corretta informazione – anche a livello mediatico, altro contesto in cui i ragazzi in età scolare hanno un ruolo di primo piano perchè i più facili da influenzare con spot e cattivi esempi da imitare – sui benefici che l’adozione di uno stile di vita sano può avere sulla salute e sul miglioramento dello stato psicofisico di ciascun individuo.

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Ricerca: il bere responsabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2011

Quindici università, 6 enti di ricerca, 32 gruppi impegnati a livello internazionale negli studi sugli effetti del consumo moderato di alcol. Sono questi i numeri principali del seminario scientifico sul bere responsabile nella dieta mediterranea e nello stile di vita italiano, si è svolto nella Certosa di Pontignano, Siena, il 10 e 11 giugno. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di discutere le più recenti evidenze scientifiche della Ricerca italiana sul consumo moderato del vino e delle altre bevande alcoliche nel contesto della Dieta mediterranea e dello stile di vita italiano.
Frutto della collaborazione tra il gruppo “Umberto Pallotta Vino e Salute” dell’Accademia italiana della vite e del vino, l’Accademia dei Georgofili, l’Università Cattolica di Campobasso e le Università di Ancona e Siena, il supporto di Enoteca Italiana e di Federvini, l’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, del Ministero della Salute e della Società Italiana di Nutrizione Umana. “Nonostante la congiuntura economica non favorevole abbia delle ripercussioni anche sul mondo della ricerca, l’Italia resta comunque ai vertici degli studi sull’alcol e sulla dieta mediterranea – commenta il professor Francesco Orlandi dell’Università di Ancona, tra i promotori del seminario scientifico – tuttavia è incoraggiante constatare che il mondo della produzione e quello della ricerca si siano trovati intorno a un tavolo all’insegna della scienza e dell’interdisciplinarità. Anche per questo voglio ringraziare pubblicamente tutti i ricercatori intervenuti così come gli enti che hanno reso possibile la realizzazione di questo importante convegno”.
Nel suo indirizzo di saluto, il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Siena Angelo Riccaboni, che ha ospitato l’iniziativa alla Certosa di Pontignano, ha sottolineato l’importanza dello stile di vita italiano anche per la sua capacità di attrarre le migliori intelligenze internazionali.
“Chi dall’estero viene a studiare in Italia lo fa non solo per la qualità dei nostri atenei ma anche per il nostro stile di vita, fatto di cultura, tradizioni ed enogastronomia unici al mondo”.
Gli abstract dei lavori discussi al seminario saranno pubblicati su un supplemento speciale della rivista scientifica European Journal of Nutrition.
È stata annunciata infine la costituzione di un gruppo di contatto permanente per un continuo scambio informatico tra i ricercatori sull’attualità scientifica e per iniziative volte a migliorare la ricerca e l’informazione sul tema alcol e salute.

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Dieta Mediterranea

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

Roma 14 Dicembre 2009, ore 08.30 – 14.00 Camera dei deputati Palazzo Marini – Sala delle Conferenze Via del Pozzetto, 158 – Roma (Piazza San Silvestro). Un viaggio dentro le tradizioni del gusto e del benessere. E’ questo il senso della II Giornata del Convegno “P.A.N. Prevenzione Alimentazione Nutrizione. Signora Dieta Mediterranea, più di 50 anni ma non li dimostra,…è stato organizzato dalla P.A.N. presso la Sala delle Conferenze di Palazzo Marini. I”l nostro obiettivo – affermano gli organizzatori – è quello di avviare un dialogo attorno al tema della “Dieta Mediterranea” inteso come patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione e costantemente rigenerato dalle comunità e dai gruppi  in risposta ai cambiamenti ambientali e storici. Dunque, un “modus – vivendi” legato all’alimentazione e allo stile di vita, in cui il cibo assume un valore salutistico, estetico, culturale e sociale, per questo in grado di conferire un senso di identità e di continuità alle popolazioni del Mediterraneo. L’Italia è uno dei Paesi “simbolo” di questo tipo di cultura alimentare. Terra di sole e di boschi, di montagne e di mare, con la sua cucina tradizionale, millenaria, ricca di storia, sa offrire grandi sapori ma anche salute e benessere.  Una terra in cui l’eco-compatibile non è stato introdotto ma vi ha sempre dimorato e dove la vita gira intorno alla cultura locale tradizionale, fatta soprattutto di cibi e sapori, straordinaria in ogni stagione, carica di umanità, genuinità e naturalezza. Uscendo dalla logica del confine nazionale, la dieta mediterranea è un patrimonio che deriva da millenni di scambi tra popolazioni e culture e che ha rappresentato la base delle abitudini alimentari fino alla metà del ventesimo secolo in tutti i Paesi dell’area. Ora, a causa di un ampia diffusione dell’economia occidentale, della cultura urbana e tecnologica e della globalizzazione della produzione e dei consumi, sta progressivamente scomparendo. Per questo, l’Associazione Dossetti, riunendo insieme ancora una volta  in questo secondo appuntamento differenti competenze disciplinari, intende aumentare la consapevolezza e la comprensione del cittadino in merito ai benefici salutistici, sociali e culturali della Dieta Mediterranea e contribuire così a ridurre la rapida e crescente erosione dello stile di vita alimentare Mediterraneo”.

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La dieta mediterranea

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2009

Eboli 27 aprile 2009 alle ore 9.30 l’Azienda Sperimentale Regionale “Improsta” (strada statale 18, Km 79,800) farà da location al convegno “Il modello alimentare mediterraneo: un patrimonio della Campania”, organizzato dalla Regione Campania-Assessorato all’Agricoltura ed alle Attività Produttive. Un tassello che farà da prefazione al capitolo che condurrà poi alla conferenza agricola ragionale e che rientra tra le strategie di valorizzazione del territorio campano, promosso da Andrea Cozzolino, assessore all’Agricoltura ed alle Attività Produttive della Regione Campania.  A sottolineare gli aspetti antropologici e culturali dell’evento sarà una mostra fotografica sull’evoluzione dell’agricoltura campana dagli anni ’60 ad oggi con una sezione dedicata ai vecchi casali della Piana del Sele ed un’esposizione delle produzioni agroalimentari campane. Quest’ultima rappresenterà un vero e proprio percorso tra le eccellenze del territorio regionale accompagnando i visitatori alla scoperta delle sue peculiarità produttive. Sarà una sorta di geografia campana del gusto nella quale i prodotti rappresenteranno i singoli comuni di produzione rappresentandone l’aspetto storico oltre che quello economico per tutto l’indotto che ne consegue.  Ad aprire i lavori, moderati da Antonio Fiore del Corriere del Mezzogiorno, lunedì mattina alle ore 10 saranno Martino Melchionda, sindaco del comune di Eboli, e Vincenzo Aita, consigliere delegato CRAA, per gli indirizzi di saluto. Seguiranno poi le relazioni. Eugenio Del Toma presidente onorario dell’Associazione Italiana Dietetica (ADI), approfondirà il tema dei “prodotti tipici e certificati dell’agricoltura campana ed il modello alimentare mediterraneo” puntando l’attenzione su quelli che sono gli “aspetti nutrizionali e dietetici”. Seguirà poi la relazione di Vincenzo Peretti, dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” – Facoltà di medicina veterinaria, che a proposito di sicurezza alimentare parlerà della “biodiversità animale e le produzioni tipiche campane, da presunzione di rischio a prodotti super controllati”. Sarà poi Michele Ottati, della Direzione Generale Agricoltura dell’Unione Europea – Capo Unità Promozione dei Prodotti Agricoli, a focalizzare il discorso sul tema della dieta mediterranea “nei regolamenti comunitari di promozione dei prodotti agricoli” e precisamente mettendo in evidenza gli “aspetti attuativi”. Nel corso dell’incontro sarà presentata la ristampa in italiano del libro “Eat well and stay well” di Ancel & Margaret Keys, a cura di Fabrizio Mangoni di S. Stefano, componente del comitato di programmazione economica (CPE) della Regione Campania. A rendere plurale il convegno sarà poi la sezione dedicata agli interventi delle Organizzazioni Professionali. Al tavolo dei relatori si alterneranno Aurelio Grasso, presidente Confederazione Italiana Agricoltori della Campania; Gennaro Masiello, presidente Coldiretti della Campania, e Michele Pannullo, presidente Confagricoltura della Campania. Al termine del dibattito, previsto per le ore 12.15 ci saranno le conclusioni di Andrea Cozzolino, assessore all’Agricoltura ed alle Attività Produttive della Regione Campania. Nel pomeriggio, dalle ore 15.30, ci sarà la visita ad alcune realtà agricole della Piana del Sele.

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