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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 215

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La giusta dieta per le persone con diabete

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

dieta mediterraneaA fare il pieno di consensi, ancora una volta, è la dieta mediterranea della quale gli studi presentati al congresso della Società Italiana di Diabetologia hanno dimostrato gli effetti anti-infiammatori, ma anche quelli ‘ringiovanisci-arterie’; per quanto riguarda quest’ultimo effetto molto interessante ad esempio è l’effetto esercitato dal consumo di pesce azzurro. Un suggerimento di immediata utilità pratica e di grande impatto sul contenimento dei picchi di glicemia dopo i pasti – che risultano pericolosi per il sistema vascolare in quanto innestano processi cellulari in grado di determinare un aumento dello stress ossidativo e dell’infiammazione – viene da due studi presentati dall’Università di Pisa che dimostrano come il consumo di alimenti contenenti proteine e lipidi prima di pasti a prevalente contenuto di carboidrati (pane e pasta), aiuta a contenere le escursioni della glicemia dopo i pasti. Il ‘trucco’ sta nel concedersi un antipasto proteico (un pezzetto di parmigiano o un antipasto a base di uova sode) o addirittura nel consumare il secondo prima dei ‘primi’. Importante per il contenimento dei picchi di glicemia post-prandiali è non solo la quantità e la qualità dei carboidrati (ad alto o a basso indice glicemico), ma anche il tipo di condimento utilizzato. Se si opta per l’olio d’oliva non si sbaglia; l’effetto anti-picchi di glicemia è garantito.“La dieta costituisce un vero strumento terapeutico che affianca la terapia farmacologia durante tutto il decorso della malattia diabetica – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente eletto SID – I benefici della dieta non sono solo quelli di controllare il possibile aumento di peso ma anche quelli di migliorare il controllo glicemico e di prevenire eventi cardio-vascolari attraverso la riduzione dei fattori di rischio come i lipidi o la pressione arteriosa. La dieta non significa sempre privazione di gusto o dieta fortemente ipocalorica. Un ottimo esempio di alimentazione sana, variata e vicina alle nostre preferenze è la dieta mediterranea non a caso iscritta dall’Unesco tra i Patrimoni culturali immateriali dell’umanità. È un’alimentazione ricca di fibre provenienti da ortaggi, frutta e cereali non raffinati e povera di grassi di origine animale, privilegia l’uso dell’olio d’oliva rispetto a burro. Via libera a frutta e verdura, soprattutto verdura a foglia (bieta, spinaci, broccoletti e cicorie, compresi i radicchi) e ortaggi a radice (carote, barbabietole, rape), ma anche pomodori e carciofi, veri e propri alimenti nutraceutici. Per l’apporto di carboidrati sono da prediligere vegetali, legumi, frutta e cereali preferibilmente integrali, mentre sono da limitare il consumo di pane bianco, troppo ricco di zuccheri semplici come la rosetta (o michetta), pizza e pasta”.
Per non sbagliare conviene innanzitutto partire col piede giusto, come dimostra uno studio firmato da Emanuele Filice e colleghi del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa che dimostra come gli antipasti ricchi a base di proteine e lipidi (ad esempio un pezzetto di parmigiano o un uovo sodo) aiutano a controllare meglio la glicemia dopo un pasto a base di carboidrati. L’ingestione di alimenti non glucidici migliora la risposta glicemica acuta (2-3h) ad un successivo carico orale di glucosio (OGTT) attivando diversi meccanismi fisiologici tra cui il rallentamento dello svuotamento gastrico. Scopo di questo studio è stato indagare gli effetti di un pasto misto, lipidico e proteico, sulla tolleranza al glucosio a distanza di qualche ora dal pasto (fase post prandiale tardiva).
I ricercatoriritengono che partire con un antipasto a base di proteine e lipidi migliora sensibilmente la tolleranza ad un successivo pasto ricco di glucidi in pazienti con diabete mellito di tipo 2. Questo effetto è sostenuto durante l’intera fase postprandiale ed è determinato da una rallentata comparsa in circolo del glucosio orale, un miglioramento della funzione β cellulare ed una ridotta clearance insulinica. Questi risultati supportano dunque il potenziale ruolo terapeutico di “antipasti” non glucidici nel trattamento del diabete mellito di tipo 2.

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Per tenere lontana l’obesità

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2015

obesoIn sinergia con l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini ospita l’“Obesity Day” aperto a pazienti, cittadini e dipendenti che desiderino una valutazione del proprio peso corporeo o abbiano bisogno di consigli su come scongiurare i rischi derivanti dall’obesità, non solo in caso di traumi o problemi articolari. Tutte le informazioni dalla dietista dell’Istituto dottoressa Nagaia Madini.L’obesità e il sovrappeso, già noti per i rischi cardiovascolari di cui sono portatori, minacciano anche la salute dell’apparato muscoloscheletrico e osteoarticolare.Dieta adeguata, attività fisica e controlli periodici sono fondamentali per il mantenimento del giusto peso e del benessere psicofisico. Per questo il prossimo 12 ottobre l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini organizza l’Obesity day”: una mattinata dedicata alla misurazione del peso, dell’altezza, dell’indice di massa corporea (BMI), della circonferenza vita/fianchi, e ai consigli sulla corretta alimentazione e sugli stili di vita sani della dietista Nagaia Madini.L’appuntamento è dalle 9 alle 12,30, non è necessaria la prenotazione, nell’atrio dell’Aula Magna – monoblocco B – dell’Istituto Pini, ingresso da via Pini 3 o 9. L’incontro con la dietista è gratuito e si inserisce nella campagna Italian Obesity Day in collaborazione con ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica).“Per il terzo anno consecutivo l’Istituto ha deciso di promuovere questo appuntamento rivolto ai dipendenti e a tutta la popolazione – spiega Nagaia Madini –; è un’opportunità per chiedere consigli sul proprio peso corporeo e per iniziare un percorso con l’obiettivo di imparare a stare bene con il proprio fisico”.L’obesità è una malattia cronica multifattoriale in continuo aumento, e sta diventando un vero e proprio problema per la salute pubblica. Nel 2013, l’11% degli adulti italiani risultava obeso e il 31% in sovrappeso. Nel 2014 il 20,9% dei bambini risultava in sovrappeso e il 9,8% obeso; mentre tra gli anziani il 42% in sovrappeso e il 15% obeso. Le cause dell’obesità possono essere molteplici: fattori genetici, ormonali, ambientali o comportamentali così come innumerevoli le conseguenze a carico del sistema cardiovascolare, respiratorio e osteoarticolare innumerevoli con un notevole impatto anche sul piano psicologico.“E’ vero che una corretta educazione alimentare inizia dall’infanzia, ma anche da adulti è importante evitare cibi-spazzatura (merendine,dolciumi, bevande gasate etc), avere un moderato apporto di formaggi e carne rossa, privilegiare alimenti integrali e proteine vegetali, come i legumi – spiega la D.ssa Madini -, non dimenticando che fare movimento per almeno trenta minuti al giorno è importante quanto una corretta alimentazione. Il 12 ottobre ne parleremo con tutti coloro che vorranno venire al Gaetano Pini per un consulto”.

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Dieta Mediterranea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2013

Picture of a path in the "Olmate" in...

Picture of a path in the “Olmate” in Oriolo Romano, Provincia di Viterbo, Italy (Photo credit: Wikipedia)

La Dieta Mediterranea con i valori che esprime può diventare un marchio sinonimo di qualità italiana e quindi una straordinaria opportunità per le imprese dell’agroalimentare di conquistare nuovi mercati anche all’estero? E’ questa la domanda alla quale cercherà di rispondere il convegno “La Dieta Mediterranea e la sfida dei mercati” organizzato dalla Camera di Commercio di Viterbo in collaborazione con l’Associazione nazionale Città dell’Olio, che si terrà sabato 7 dicembre alle ore 10, presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Viterbo (Via Fratelli Rosselli 4). Un’occasione per riflettere con le istituzioni e gli esperti di settore sulle opportunità che il “marchio” Dieta Mediterranea offre alle aziende. In un’ottica di impresa, infatti, la Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2010, potrebbe assumere un nuovo valore ed essere il “manifesto” delle eccellenze agroalimentari del made in Italy nel mondo. Nel corso dell’incontro si parlerà anche di come la Dieta Mediterranea con i prodotti alimentari che ne sono espressione, olio extravergine in primis, da sola non basti. Le imprese dovranno fare la loro parte e mettere in campo nuove strategie di marketing che con il prodotto riescano a promuovere la sua storia e il suo territorio di provenienza, puntando prima di tutto sul mercato italiano che rappresenta il mercato naturale della Dieta Mediterranea, per poi muoversi alla conquista di nuovi mercati internazionali. “Dobbiamo impegnarci ad esportare nel mondo lo stile di vita mediterraneo che con la sua attenzione alla stagionalità e territorialità degli alimenti è sinonimo di benessere e di qualità – ha dichiarato Enrico Lupi presidente delle Città dell’Olio – l’Expo 2015 che ha come tema l’alimentazione rappresenta per l’Italia e per tutto il comparto una grande opportunità per promuovere le nostre eccellenze. In vista di questo importante appuntamento anche le nostre imprese devono prepararsi ad un cambio di passo, puntando sul messaggio culturale che la Dieta Mediterranea porta con sé per educare i consumatori e conquistare così sempre nuovi mercati”.“Veniamo da un’esperienza entusiasmante – ha detto Ferindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo – come quella di ‘Piacere Etrusco’ a Roma, in cui nel promuovere le nostre eccellenze enogastronomiche abbiamo verificato che l’abbinamento di prodotti tipici di qualità del Marchio Tuscia Viterbese con la cultura enogastronomica del territorio creano un mix vincente, particolarmente richiesto sia dai consumatori sia dagli operatori del settore. Tanto più che la totalità dei nostri prodotti è pienamente inserita nella Dieta mediterranea, sinonimo di una sana e corretta alimentazione”.Un focus specifico sarà dedicato alle opportunità rappresentate dal network della ristorazione italiana nel mondo. I ristoranti italiani all’estero sono, infatti, i veri ambasciatori delle produzioni agroalimentari italiane e attraverso ricette ispirate ai principi della Dieta Mediterranea, possono rappresentare una vetrina importante per i produttori italiani. La parte finale del convegno sarà incentrata sulle opportunità offerte alle imprese dal nuovo Piano Agricolo Comunitario (PAC) 2014-2020. I lavori del convegno saranno introdotti da Ferindo Palombella, Presidente della Camera di Commercio di Viterbo. Seguiranno i saluti di Pietro Abate, Segretario Generale Unioncamere Lazio, Roberto Staccini, Assessore all’Agricoltura della Provincia di Viterbo, Leonardo Michelini, Sindaco del Comune di Viterbo. Sarà poi il presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio Enrico Lupi ad aprire i lavori con una relazione sul tema “La Dieta Mediterranea un’opportunità per le imprese”. Spazio poi agli interventi di Giovanni Antonio Cocco, Direttore generale ISNART sul tema “I Ristoranti italiani nel mondo e Dieta Mediterranea” e Stefano Ciliberti, CesarEurope Direct Università di Perugia sul tema “PAC 2014-2020”. Le conclusioni sono affidate a Sonia Ricci, Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio. Modera il convegno Francesco Monzillo, Segretario Generale Camera di Commercio di Viterbo. Seguirà un light lunch con degustazione dei prodotti tipici del territorio.

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Dieta all’italiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2013

Italiani sempre più attenti ad alimentazione e benessere, ma senza rinunciare acaffè espresso (con un cucchiaino di zucchero) e olio extravergine d’oliva: sono infatti questi gli alimenti più utilizzati nel nostro Paese da chi sta seguendo una dieta, secondo MyFitnessPal, la risorsa completamente gratuita che aiuta le persone a migliorare il proprio benessere e consente di mantenere un corretto stile di vita sulla base delle caratteristiche e delle abitudini individuali.
Seguono, nella classifica degli alimenti più utilizzati durante le diete dagli italiani, le carni bianche e, in particolare, il petto di pollo alla griglia, pane integrale, carote.Il consumo irrinunciabile di caffè espresso e olio extravergine d’oliva anche in caso di dieta sembra dimostrare un certo tradizionalismo a tavola per quanto riguarda il nostro Paese, complice probabilmente anche il valore universalmente riconosciuto del modello alimentare della dieta mediterranea.I dati di MyFitnessPal evidenziano inoltre le differenze delle nostre abitudini alimentari da quelle degli altri paesi europei, dove sono invece protagoniste le proteine, con elevati consumi di uova e latticini, soprattutto nei paesi nordici (Germania, Svezia, Danimarca, Norvegia).
Oltre 40 milioni sono oggi gli utenti di MyFitnessPal in tutto il mondo. Un database costantemente aggiornato di oltre 3 milioni di prodotti alimentari – che include i cibi delle principali marche italiane – permette ai membri della community di trovare facilmente gli alimenti più utilizzati e i loro principi nutritivi, quali calorie, grassi, proteine, carboidrati, zuccheri, fibre, colesterolo e altro ancora. La proposta di centinaia di esercizi fisici fornisce inoltre supporto nel migliorare lo stile di vita individuale.
Registrandosi per usufruire dei servizi di MyFitnessPal si entra, inoltre, a far parte di una vera e propria “community”, con la quale è possibile condividere i progressi, ottenendo un incoraggiamento quando necessario. A livello globale, nello scorso mese di settembre è stato raggiunto il risultato collettivo di oltre 50 milioni di chili persi.

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Una dieta ricca di fibre protegge i topi dal diabete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2013

La carenza di fibre che caratterizza la dieta occidentale può alterare la comunità microbica che vive nel nostro intestino e aumentare, di conseguenza, l’incidenza del diabete di tipo 1. Questo è il risultato del lavoro presentato oggi al 15° Congresso Internazionale di Immunologia di Milano da Eliana Marino, ricercatrice alla Monash University di Melbourne.Bambini con diabete di tipo 1 hanno un sistema immunitario intestinale alterato ed è stata avanzata l’ipotesi che le abitudini alimentari alterate tipiche dei paesi occidentali modifichino l’integrità intestinale e corrompano i normali processi di immunotolleranza. La microflora intestinale è nota per influenzare l’immunità e l’autoimmunità dell’organismo ma questa nozione non è stata presa sufficientemente sul serio. Il lavoro di Marino ha dimostrato che una dieta ricca di fibre ha un effetto positivo, grazie a un tipo di recettore accoppiato a proteine G, sulla microflora intestinale, che a sua volta migliora l’attività del sistema immunitario intestinale, portando così a una sua maggiore efficacia contro il diabete di tipo 1.

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Barometer Report: 8% dei sedentari sviluppa il diabete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2012

Una dieta bilanciata, l’esercizio fisico e il controllo del peso riducono del 50% il rischio di sviluppare il diabete. Non è un caso che sono colpite dalla patologia l’8% delle persone che non praticano alcuna attività sportiva, contro l’1% dei soggetti che svolgono attività fisica in modo continuativo, e che i grandi obesi presentano un rischio di sviluppare il diabete superiore di 60 volte rispetto ai normopeso. È questa la fotografia scattata dall’Italian Barometer Report 2012, documento prodotto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) dell’Università di Tor Vergata e presentato al Senato in un convegno. Il messaggio che emerge è che spesso «le scelte relative agli stili di vita possono essere influenzate da fattori ambientali, come le strutture sociali, le condizioni culturali e politiche e l’ambiente in cui si vive». Tanto che la diffusione della malattia risulta di 5 volte inferiore tra i laureati o con diploma superiore , in confronto a chi ha solo la licenza elementare e ancora una volta si conferma che sono i cittadini del Sud a essere i più colpiti: «il 7,8% dei lucani e il 7,6% dei calabresi sono diabetici, contro il 2,6% degli abitanti di Bolzano, il 3,4% dei valdostani e dei veneti, il 3,6% dei lombardi». In generale, anche i livelli di attività fisica e di obesità sono soggetti a differenze regionali: «la percentuale di persone completamente sendentarie per esempio è vicina al 15% in Trentino, mentre supera il 60% in Sicilia ed è attorno al 50% in Calabria, Campania e Puglia». E in questo quadro l’arma migliore per combattere la patologia, che «uccide ogni anno 27.000 italiani tra i 20 e i 79 anni», rimane la prevenzione: «Grazie a stili di vita adeguati» commenta Antonio Tomassini, presidente della XII commissione Igiene e sanità del Senato «si possono ottenere grandi risultati anche dal punto di vista economico». Ma anche la prevenzione secondaria riveste una importanza fondamentale: «Il buon controllo della patologia da attuare subito dopo la diagnosi e un trattamento precoce e intensivo dei principali fattori di rischio» aggiunge Agostino Consoli, coordinatore del Report 2012 e ordinario di Endocrinologia presso l’Uni versità di Chieti «come glicemia, ipertensione e colesterolo alto, riduce del 50% il rischio di gravi complicanze e di morte a distanza di 13 anni». D’altra parte, aggiunge Renato Lauro, presidente dell’Osservatorio e rettore dell’ateneo romano, «la lotta al diabete assorbe il 9% della spesa sanitaria italiana annuale, pesando sulle casse statali per 9,22 miliardi di euro, pari a 2.660 euro per ogni paziente».(fonte doctor news)

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Dieta in coppia è meglio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2012

La dieta, si sa, è un percorso impegnativo che la maggior parte degli italiani teme e rimanda il più a lungo possibile. Ma, se la fatica di perdere qualche chilo è condivisa con il proprio compagno, mettersi a dieta diventa più semplice: avere un obiettivo comune, infatti, rende più forti e aiuta ad accettare con il sorriso sulle labbra qualche piccola rinuncia a tavola.La pensa così oltre un terzo (38,2%) degli utenti che hanno risposto al sondaggio del sito http://www.melarossa.it: dimagrire è più facile se lo si fa in due perché il pensiero di non essere da soli a lottare contro la pancetta fa crescere entusiasmo e motivazione. Insomma, l’unione fa la forza, anche a dieta!
E non solo perché si condivide un obiettivo, ma anche perché affrontare insieme i sacrifici allontana il rischio di sentirsi diversi o incompresi dal proprio compagno, fattori importantissimi per mantenere salda la propria motivazione: “non c’è niente di peggio che mangiare un’insalata mentre il tuo compagno divora lasagne e bistecca!”, dichiara il 18,8% degli utenti di Melarossa, riconoscendo che è più facile cambiare le proprie abitudini alimentari se chi ci vive accanto si impegna a fare lo stesso, anziché criticarci perché al ristorante ordiniamo solo verdure grigliate (come sottolinea il 2,7% degli utenti).
Il supporto del proprio compagno, insomma, sembra essere una delle chiavi del successo della dieta di coppia, soprattutto quando la tentazione bussa alla nostra porta e la presenza di qualcuno che ci richiami all’ordine diventa fondamentale: per il 10,2% degli utenti, avere un compagno che li aiuti a non lasciarsi andare e ad essere meno incostanti è un antidoto essenziale agli sgarri, sempre in agguato quando si cerca di dimagrire. E se proprio non si riesce a motivarsi l’uno l’altro e si sgarra entrambi, essere in due è un modo per sentirsi meno in colpa perché si è scivolati sul tanto amato tiramisù (3,2% delle risposte). Come dire, mal comune, mezzo gaudio, anche a dieta.
Bellissimo anche festeggiare insieme i chili persi (8,6%), dividersi i compiti (“lui fa la spesa e i cucino”, ha risposto l’1,1% dei votanti), prendersi in giro su chi dimagrisce meno (1,1% delle risposte), una strategia per allentare la tensione e scherzare insieme sui capricci della bilancia, consapevoli che la dieta è fatta di alti e bassi e che, se una settimana il peso non scende, non bisogna farne un dramma .
Ma c’è anche il rovescio della medaglia: l’unione che non fa la forza ma, al contrario, indebolisce. Perché il nostro compagno è un golosone e finisce sempre per farci sgarrare mandando in fumo tutti i nostri sforzi per dimagrire (14,4% degli utenti), oppure perché è così rigido e pignolo che stare a dieta con lui risulta più stressante che rinunciare al proprio dolce preferito! (2,2%). Tuttavia, sono in pochi a pensarla così: secondo la maggioranza degli utenti (oltre l’80%) che hanno risposto al sondaggio di Melarossa, la dieta di coppia rafforza, motiva, alleggerisce il peso della battaglia contro i chili di troppo perché a lottare si è in due e, insieme, è più facile sopportare i sacrifici e più bello gioire dei traguardi raggiunti.
Le statistiche aggiornate del sondaggio (si può ancora votare on line) sono consultabili sul sito http://www.melarossa.it, realizzato con la supervisione scientifica della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione. Il sito, completamente gratuito, è in grado di elaborare diete con un data base di 435 diverse diete settimanali, per un totale di 3045 menù giornalieri, sulla base delle indicazioni fornite dai LARN (Livelli di assunzione Raccomandata di Energia e Nutrienti per la Popolazione Italiana, prodotto dall’Istituto Nazionale di Ricerca su Alimenti e Nutrizione, in collaborazione con la Società di Nutrizione Umana), dando quindi anche una adeguata rilevanza alla qualità degli acidi grassi (limitando l’apporto di acidi grassi saturi) e del rapporto tra proteine animali e vegetali.

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Prevenzione contro il cancro

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2012

“Quando si parla di salute meglio giocare in attacco. Non bisogna restare in attesa ma muoversi per tempo per anticipare le mosse di questo terribile avversario: il cancro. Quindi ragazzi, niente sigarette, dieta sana e tanto sport!”. È la raccomandazione di Stephan El Shaarawy, uno dei giovani più promettenti del panorama calcistico nazionale, assoluto protagonista questa mattina al Liceo “Piero Bottoni” di Milano per la prima tappa del progetto nazionale “Non fare autogol” che parte dalla Lombardia. Dopo il grande successo della prima edizione, che ha coinvolto migliaia di ragazzi in tutta Italia, torna la campagna promossa dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), per spiegare come tenersi alla larga dai tumori. “La prevenzione oncologica comincia da giovani – ha spiegato il prof. Stefano Cascinu, presidente nazionale AIOM -. Circa il 40% delle neoplasie è causato da fattori modificabili ed evitabili. Grazie all’aiuto dei calciatori, vogliamo spiegare ai ragazzi quali siano i rischi e convincerli che non è mai troppo presto per iniziare a giocare questa partita”. Un progetto innovativo che fino al termine del campionato toccherà 5 scuole di 5 capoluoghi di regione coinvolgendo alcuni dei più importanti calciatori italiani: Giorgio Chiellini, Tommaso Rocchi, Sebastian Giovinco e Vincenzo Montella, ex campione ed ora allenatore. Nella prima edizione grazie anche al contributo di Pato, Legrottaglie, Miccoli, Gilardino, Palombo, De Sanctis, Sculli, Perrotta e al CT della Nazionale Cesare Prandelli, che completano la “squadra” dell’AIOM, sono stati raggiunti migliaia di studenti dal vivo e on line. Nel sito http://www.nonfareautogol.it e sulla pagina facebook (http://www.facebook.com/NonfareAutogol) è infatti attivo il primo “Campionato della Salute”: tappa per tappa i ragazzi devono sfidarsi a rispondere correttamente a domande di prevenzione, imparando gli stili di vita per proteggersi. Per tutti è inoltre disponibile un opuscolo, in distribuzione in centinaia di istituti secondari italiani, con le caricature dei calciatori. “Sappiamo di essere un esempio – ha affermato El Shaarawy – e questo ci dà grandi responsabilità. Possiamo far capire ai giovani quali siano i comportamenti positivi e quelli negativi da eliminare. È con grande piacere e onore, quindi, che ho deciso di accettare di partecipare a un progetto così importante, soprattutto perché dedicato a ragazzi come me e i miei coetanei”. In Italia nel 2012 si registreranno circa 400 mila casi e 180 mila morti per tumori, 100 mila negli uomini e 78 mila nelle donne. I tumori sono secondi solo alle malattie cardiovascolari come numero di decessi, ma sono la principale causa di anni di vita persi, poiché insorgono in età più giovane rispetto alle patologie del cuore. I più frequenti nel 2012 in Italia saranno quelli del polmone, dell’intestino, della mammella, del pancreas, dello stomaco e della prostata. Si tratta in tutti i casi di neoplasie in cui la prevenzione può fare la differenza: per ribadire questo concetto al fianco di AIOM si sono schierati anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il CONI, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI).
Fra i giovani la conoscenza del rischio oncologico è molto scarsa: “Pochissimi sanno che oltre il 30% dei tumori è direttamente collegato ad una dieta scorretta e che esiste una forte relazione, ad esempio, tra alcol e cancro – ha aggiunto il prof. Carmelo Iacono, Presidente della Fondazione AIOM –. Secondo i sondaggi raccolti da AIOM fra gli studenti, nella prima edizione del progetto ‘Non fare autogol’, il 71% non ha mai ricevuto informazioni in proposito, solo il 17% ne ha parlato in famiglia, appena il 12% a scuola. Le conseguenze sono una forte ignoranza sui pericoli, da fumo e alcol (un terzo non crede abbiano legami con i tumori) fino alla sedentarietà (il 43% la sottovaluta). Ma il 94% dei ragazzi ha apprezzato il nostro intervento, di questi la metà si augura possa diventare un appuntamento fisso in classe”. AIOM, che riunisce oltre 2.000 specialisti, ha identificato nella fascia d’età 14-16 un target prioritario per la formazione e la sensibilizzazione, dentro e fuori la scuola. Per massimizzare la ricaduta educazionale è infatti attivo anche un canale YouTube e un gruppo su facebook. Nel sito è prevista inoltre un’area dedicata agli insegnanti (e più in generale agli educatori), strutturata con schede pratiche e consigli, a cura di AIOM, su come prevenire i principali fattori di rischio. “La mortalità per tumore in Lombardia è superiore alla media nazionale, nonostante la regione sia considerata un’eccellenza in campo oncologico – ha concluso il prof. Cascinu –. Dai dati in nostro possesso, inoltre, emerge che l’indice di mediterraneità della dieta (MAI: indicatore di salubrità dell’alimentazione), in Lombardia è pari a una media di 1.32, mentre per le altre regioni italiane è dell’1.44”. Un dato che rivela un’adesione complessivamente deludente dei lombardi al modello alimentare mediterraneo, che prevede un regolare consumo di verdure, frutta, pesce (soprattutto azzurro), carboidrati, olio di oliva, cereali e legumi. Il regime alimentare deve essere corretto ed equilibrato, così da avere la giusta energia per svolgere tutte le attività quotidiane senza assumere calorie in eccesso, che possono poi trasformarsi in chili di troppo.

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La dieta mediterranea salva dalla demenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2012

PET scan of a human brain with Alzheimer's disease

PET scan of a human brain with Alzheimer's disease (Photo credit: Wikipedia)

Lo studio Predimed (Prevencion con dieta mediterranea), appena pubblicato sul Journal of Alzheimer’s disease, è stato condotto da ricercatori spagnoli dell’università di Barcellona su circa 450 uomini e donne fra i 55 e gli 80 anni, tutti ad alto rischio cardiovascolare. I medici hanno valutato il profilo del genotipo di apolipoproteina E, una proteina che trasporta il colesterolo e che spesso si associa a un maggior rischio di Alzheimer; quindi hanno indagato il tipo di alimenti consumati, il livello di polifenoli nelle urine e i risultati ottenuti in test neuropsicologici di valutazione della memoria e delle capacità cognitive. «Alcuni cibi sono risultati associati a una migliore funzionalità cognitiva» spiega Giuseppe Paolisso, presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) «Un paio di cucchiai di olio di oliva al giorno migliorano la memoria verbale e quella a lungo termine; due/tre tazzine di caffè al giorno si associano a un incremento della capacità di immagazzinare ricordi nel lungo periodo; un pugno di noci, nocciole o altra frutta secca migliorano la memoria di lavoro, mentre il consumo di una modica quantità di vino rosso al giorno è correlato a punteggi migliori ottenuti nel Mini-mental state examination, test molto attendibile nel determinare il grado di un eventuale deficit cognitivo e la progressione in condizioni di demenza. Merito degli effetti antiossidanti dei polifenoli contenuti in olio, caffè, vino e frutta secca». Secondo la Sigg, la prevenzione con la dieta potrebbe diminuire i costi associati all’Alzheimer, che oggi in Italia ammontano a 50mila euro all’anno per paziente, per un totale di oltre 30 miliardi di euro annui fra costi sociali e sanitari. J Alzheimer’s Dis. 2012 Feb 20. [Epub ahead of print]

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La colina mantiene il funzionamento cognitivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2012

English: PET scan of a human brain with Alzhei...

Image via Wikipedia

Un gruppo di ricercatori bostoniani ha valutato l’eventuale esistenza di una relazione tra l’apporto dietetico di colina, le funzioni cognitive e la morfologia cerebrale, in una coorte di persone senza demenza. Il razionale alla base della ricerca risiede nel fatto che la perdita di neuroni colinergici (la colina è il precursore del neurotrasmettitore acetilcolina) si associa a disabilità cognitiva, in particolare perdita di memoria e malattia di Alzheimer (Ad), e gli stessi effetti si osservano anche in presenza di atrofia cerebrale iperintensità della sostanza bianca (Wmh). L’indagine è stata effettuata sulla coorte dei discendenti di Framingham, in particolare su 1391 soggetti (744 donne, 647 uomini; età 36-83 anni) che avevano completato due questionari sulla dieta: il primo somministrato tra il 1991 e il 1995 (introito remoto) e il secondo dal 1998 al 2001 (introito attuale). I partecipanti, dopo il secondo questionario, si sono sottoposti a valutazione neuropsicologica e risonanza magnetica cerebrale (con misurazione del volume delle Wmh) per registrare 4 fattori critici: la memoria verbale, quella visiva, l’apprendimento verbale, il funzionamento esecutivo. È risultato che un consumo corrente di colina si associava a migliori performance di memoria visiva e verbale, mentre un elevato introito remoto era inversamente collegato alla presenza di ampie aree di Wmh. In termini più semplici, chi assumeva più colina con la dieta, o lo aveva fatto in passato, mostrava meno segni di probabile evoluzione verso un quadro di demenza. Un beneficio di grande rilievo. Am J Clin Nutr. 2011 Dec;94(6):1584-91

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La dieta ipocalorica aiuta il cervello a rimanere giovane

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2011

English: PET scan of a human brain with Alzhei...

Image via Wikipedia

(Centro Maderna) I ricercatori italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma hanno identificato una molecola che aiuta il cervello a mantenersi giovane e che può essere attivata mangiando meno. Questa molecola, chiamata CREB1, viene attivata da una dieta a basso contenuto calorico (restrizione calorica) e funziona da direttore d’orchestra accendendo altri geni importanti per la longevità e per il buon funzionamento del cervello.
Il “pulsante” molecolare Creb1 regola importanti funzioni cerebrali come la memoria, l’apprendimento, il controllo dell’ansia e diminuisce fisiologicamente con l’invecchiamento. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences Usa), dimostra che la suddetta proteina può essere aumentata seguendo un regime alimentare ipocalorico. Gli scienziati hanno condotto i primi esperimenti sui topi, la cui dieta è stata ridotta drasticamente del 30 per cento. Con un apporto calorico del 70 per cento i ratti hanno reso migliori performance cognitive e sviluppato più tardi alterazioni cerebrali, quali la malattia di Alzheimer. Infatti la dieta moderata aumenta l’attività di creb e accende nel cervello i geni delle sirtuine, note come le molecole della longevità.

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I prezzi che cambiano la dieta

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2011

L’aumento dei prezzi del cibo sta cambiando le abitudini alimentari in tutto il mondo. Lo rivela una nuova ricerca diffusa oggi da Oxfam come parte della nuova campagna “Coltiva. Il cibo. La vita. Il pianeta”. Il sondaggio di opinione è stato condotto su oltre 16mila persone in 17 paesi, tra i quali Australia, Brasile, Filippine, Germania, Ghana, Guatemala, India, Kenya, Messico, Olanda, Pakistan, Regno Unito, Russia, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica e Tanzania. Oltre la metà delle persone nella maggioranza dei paesi – equivalenti al 54% del totale degli intervistati – dichiara di aver cambiato la dieta rispetto a due anni fa, quando l’attuale crisi alimentare non era ancora cominciata. Il 39% di quanti hanno cambiato abitudini alimentari punta il dito contro l’aumento dei prezzi del cibo, mentre il 33% cita ragioni di salute.
In Kenya, per esempio, ben il 76% degli intervistati dice di aver cambiato dieta e il 79% di questi lo ha fatto a causa del prezzo del cibo. Nel Regno Unito, il 46% delle persone dichiara di aver cambiato dieta e il 41% lo ha fatto a causa dei prezzi crescenti. Nel resto dei paesi il sondaggio ha dato risultati simili. Per la maggioranza degli intervistati (66%) il costo è di gran lunga la preoccupazione maggiore associata al cibo, mentre per il 43% la salubrità e il valore nutrizionale degli alimenti sono fattori chiave. Nei paesi più poveri, come Kenya e Tanzania, il 57% delle persone menziona la disponibilità del cibo come una delle maggiori preoccupazioni.
La crisi globale dei prezzi alimentari sarà al centro delle discussioni del G20 dei ministri dell’Agricoltura in programma in Francia la settimana prossima. “I leader mondiali – specialmente quelli dei paesi che fanno parte del G20 – devono agire ora per rifondare questo sistema alimentare al collasso, regolando i mercati delle materie prime e facendo marcia indietro sui biocarburanti per tenere sotto controllo i prezzi”, dichiara Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia. “L’Italia, uno dei paesi più rilevanti nel sistema alimentare globale, conosciuto per l’eccellenza dei suoi prodotti, ha la responsabilità di dare il suo contributo attivo. Il nostro paese, sede delle agenzie internazionali specializzate in cibo e agricoltura, ha un ruolo cruciale nel favorire gli investimenti sui piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo e aiutarli ad adattarsi ai cambiamenti climatici”.
Il sondaggio, condotto dalla società di ricerca internazionale GlobScan, rivela anche come pizza e pasta, simboli della cucina italiana, siano in cima alla lista dei cibi preferiti in molti paesi. Un effetto della globalizzazione. Solo in Africa i pasti tradizionali a base di mais e altri prodotti locali restano i più diffusi.
Un totale di 16.421 persone in 17 paesi è stato intervistato online, per telefono o di persona dal 6 aprile al 6 maggio 2011. Il sondaggio è stato condotto per Oxfam dall’istituto di ricerca internazionale GlobScan. Nella maggioranza dei paesi la ricerca è stata condotta online. Un numero minore di persone è stato intervistato via telefono o con interviste faccia a faccia. I campioni online sono stati strutturati per essere rappresentativi della popolazione online del paese interessato; in alcuni paesi il profilo della popolazione online non coincide con quello della popolazione nazionale a causa dei bassi livelli di connettività. Il margine di errore rispetto alla reale incidenza sulle popolazioni dei paesi coinvolti nella ricerca oscilla tra il 2,1 e il 4,4 % (a seconda del paese) 19 volte su 20 per ogni paese.

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Open day in Cardiologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2011

Bergamo 12 febbraio dalle 9.30 alle 16.30 open day degli ambulatori della Cardiologia (Ingresso 39, piano terra), in programma. Le prime 100 persone che parteciperanno all’iniziativa potranno eseguire gratuitamente il test del colesterolo e la prova della pressione arteriosa. Sulla scorta dei risultati, il personale ospedaliero, con l’aiuto dei volontari della Croce Rossa Italiana e dell’Associazione Cuore Batticuore, calcolerà il rischio cardiovascolare globale a 10 anni. Svolgere attività fisica, tenere sotto controllo i valori del colesterolo, seguire una dieta povera di grassi e ricca di frutta, verdura e cereali, controllare la pressione e la glicemia, mantenere un peso corretto e non fumare. Sono queste le 7 regole d’oro che se correttamente seguite possono migliorare drasticamente la salute delle arterie e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari fino al 20%. Grassi, fumo e sedentarietà sono infatti i principali responsabili del processo di aterosclerosi, cioè del restringimento e indurimento delle arterie dovuto alle placche all’interno dei vasi che possono crescere fino al punto di impedire l’afflusso di sangue agli organi vitali provocando infarti, ictus e trombosi.  Queste 7 regole d’oro sono al centro dell’iniziativa “Per il tuo cuore”, promossa anche quest’anno dalla Heart Care Foundation e dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, a cui gli Ospedali Riuniti aderiscono con un
“Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la principale causa di morte nel nostro Paese – spiega Antonello Gavazzi, primario della Cardiologia degli Ospedali Riuniti -. Nonostante i progressi fatti dalla medicina, il 30% degli uomini e il 40% delle donne tra i 35 e i 74 anni colpiti da infarto muore entro 28 giorni dall’esordio dei sintomi. E chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico. Il messaggio che vorremmo trasmettere con questa iniziativa è che la maggior parte dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari sono modificabili cambiando il proprio stile di vita. È questa la strategia vincente per mantenere il cuore in salute, perchè se i fattori di rischio si sommano, le probabilità di andare incontro a un problema cardiovascolare si moltiplicano”
Domenica 13 febbraio, al Palazzetto dello Sport, prima della finale del singolare maschile degli Internazionali di Tennis di Bergamo, si disputerà la finale dei tornei di doppio misto organizzati dal Dipartimento Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti e dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri all’interno dell’iniziativa “Una volée per il tuo cuore”. “Durante la finale – spiega il primario della Medicina Cardiovascolare Michele Senni, che ha curato l’iniziativa – gli specialisti degli Ospedali Riuniti spiegheranno al pubblico il significato della campagna “Per il tuo cuore” e sarà possibile calcolare il rischio cardiovascolare grazie alla presenza degli specialisti degli Ospedali Riuniti”.

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La dieta vegetariana degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2010

Il volume VegPyramid – la nuova edizione aggiornata (la terza) è appena uscita, a settembre di quest’anno – del medico nutrizionista Luciana Baroni propone in modo chiaro e dettagliato le Linee Guide dietetiche per i vegetariani per una dieta a base vegetale in grado di costituire un potente strumento di prevenzione e cura delle più importanti malattie, sulla base delle più aggiornata ricerche scientifiche e delle indicazioni suggerite dalle associazioni mediche americane e canadesi.  La dieta a base vegetale, infatti, esercita effetti positivi sulla prevenzione e sul trattamento delle principali malattie del mondo occidentale, e per questo ha assunto un ruolo insostituibile nel campo della medicina preventiva.  A partire dall’analisi dell’ormai assodata adeguatezza di una dieta a base vegetale e analizzando la stretta interrelazione tra alimentazione e salute, la struttura della VegPyramid, la piramide alimentare vegetariana, viene spiegata passo passo attraverso la descrizione dei principali gruppi alimentari e delle loro proprietà; vengono fornite indicazioni su quali cibi vegetali, e in che proporzione, far rientrare nella nostra alimentazione quotidiana per una dieta ottimale che ci consente di vivere bene e con gusto, facendo automaticamente prevenzione contro le più importanti malattie oggi diffuse.  I consigli contenuti in questa guida non vogliono aiutare solo i vegetariani a operare scelte alimentari per ottenere una dieta ottimale, secondo le raccomandazioni dietetiche nazionali e internazionali, ma possono essere utilizzati da chiunque abbia a cuore la propria salute. Umberto Veronesi che apre il volume firmando la prefazione, ebbe già ad affermare: “Sono scientificamente convinto che il vegetarianesimo è una scelta non solo opportuna, ma obbligata. Per nutrire una popolazione in aumento costante saremo costretti a diventare vegetariani, ritornano in fondo alla nostra natura originaria”. Umberto Veronesi

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Per prevenire l’influenza

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2010

Una alimentazione corretta può aiutare a combattere le influenze stagionali. Lo ribadiscono i medici specialisti del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano spiegando che, per affrontare il diffondersi dell’influenza, occorre agire di più sulla prevenzione, introducendo attraverso la dieta quei minerali e quelle vitamine che aumentano le difese dell’organismo. La ricerca svolta dall’Osservatorio Nutrizionale, su un campione di 23.700 persone, ha messo in evidenza che in Italia si assume poca frutta e verdura: mediamente, infatti, non si arriva a 200 grammi al giorno, quantità molte basse e molto lontane da quelle consigliate per una sana
alimentazione. In particolare si rileva che si mangiano pochi agrumi, in media meno di 50 grammi al giorno, spesso dimenticando che limoni e arance sono ricchi di vitamina C, la quale ha un’azione antinfiammatoria, aumenta le difese dell’organismo e lo protegge dalle infezioni provocate da virus e batteri. Ecco le dieci regole fondamentali per la prevenzione:
1. Curare l’alimentazione per garantirsi il giusto apporto di vitamine e sali minerali. Si consiglia di consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura fresca al giorno, in particolare agrumi, frutti di bosco, kiwi, peperoni, pomodori, broccoli, cavolo e verza.
2. Utilizzare aglio e cipolla nella preparazione dei cibi. Questi alimenti, infatti, oltre ad essere ricchi di vitamine e sali minerali, hanno proprietà antisettiche, fluidificano ed aiutano ad eliminare il
catarro.
3. Condire le pietanze con limone al posto o in aggiunta all’aceto: il limone facilita l’assorbimento del ferro presente in altri alimenti, che a sua volta potenzia le difese naturali contro raffreddore, mal di gola e tosse.
4. Ricordare che le spezie svolgono un’azione vasodilatatrice che favorisce la sudorazione e la conseguente stabilizzazione della temperatura corporea, e in particolare curry, paprica e peperoncino sono fonti naturali di un importante principio attivo antinfiammatorio, l’acido acetilsalicilico.
5. Anche il brodo, se è sufficientemente caldo, crea vasodilatazione e quindi beneficio per le vie aeree superiori irritate, creando un effetto fluidificante su muco e catarro.
6. Non dimenticare l’importanza di integrare i liquidi. Bere dunque acqua e bevande salutari, come l’infuso di rosa canina, che contiene vitamine, zinco, flavonoidi e tannini, oppure tisane tiepide dolcificate con miele
7. Aprire le finestre più volte al giorno per almeno 15 minuti per favorire un buon ricambio di aria, ricordando che il ristagno favorisce la proliferazione batterica. L’umidità dovrebbe assestarsi intorno al 50-60% perché un microclima troppo secco favorisce l’ingresso nelle vie aeree di germi e batteri.
8. Mantenere un’ottima igiene del corpo, lavandosi spesso le mani, e scegliere con cura l’abbigliamento, vestendosi a strati ed evitando capi troppo pesanti, che provocano abbondante sudorazione. Via libera alla lana sulla pelle, che offre un ottimo isolamento termico.
9. Fare attenzione agli sbalzi di temperatura, la differenza tra la temperatura interna ed esterna non dovrebbe mai superare 10-15 gradi
10. Evitare i luoghi troppo affollati, dove si moltiplicano le occasioni di contagio.

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