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La Neutropenia severa e la neutropenia febbrile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 novembre 2014

Milano, 17 Novembre 2014 Centro Svizzero, Via Palestro, 2, ore 17,00 sono tra gli effetti collaterali più temuti della chemioterapia, in quanto associati a riduzione delle difese immunitarie (neutrofili) e ad un incrementato rischio di contrarre infezioni potenzialmente fatali.
Intervengono:Dottor Sandro Barni, Direttore Oncologia Medica A. O. – Treviglio-Caravaggio (Bergamo)
Dottor Marco Castino, Vice President Oncology & Specialty Teva Europe
Dottor Giuseppe Visani, Direttore Ematologia e Centro Trapianti Osp. San Salvatore – Muraglia
Professor Pier Luigi Zinzani, Direttore Ematologia Osp. L. & A. Seragnoli Bologna
Modera la giornalista Michela Vuga
La riduzione dei neutrofili, (le prime cellule che intervengono nella difesa del nostro organismo dagli agenti infettivi) indotta dalla chemioterapia, crea un deficit nel sistema immunitario ed espone il paziente ad un potenziale ritardo o sottodosaggio del trattamento antitumorale previsto. La Neutropenia oltre a causare la scarsa aderenza alla terapia oncologica, incide sulla qualità di vita del paziente che vive con ansia e timori la “conta” dei neutrofili. Oggi la Neutropenia severa, febbrile o meno, si può contrastare e prevenire grazie ad un armamentario terapeutico che recentemente si è arricchito di un nuovo farmaco prodotto tramite una innovativa piattaforma tecnologica .

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Difese immunitarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 ottobre 2014

stefano_cascinuIl presidente Stefano Cascinu: “Si rinforzano le difese dell’organismo per sconfiggere la malattia. Rappresenta una nuova branca che si unisce alla chirurgia, radioterapia e chemioterapia”. Efficace nel trattamento del principale cancro della pelle, può essere utilizzata in altre neoplasie in fase avanzata Potenzia le difese immunitarie dell’organismo del paziente per poter meglio combattere il tumore. Si chiama immuno-oncologia ed è la quarta arma nel trattamento del cancro, che si aggiunge alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Ipilimumab ha aperto la strada a questa arma terapeutica innovativa e ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nel melanoma metastatico, un tumore della pelle particolarmente aggressivo: nel 20% dei pazienti rende la malattia cronica. Un risultato mai raggiunto finora. Ed ora può essere utilizzata anche in neoplasie frequenti come quelle del polmone e del rene, che, in fase avanzata, fanno registrare percentuali di sopravvivenza molto basse, inferiori al 20%. Le prospettive offerte dall’immuno-oncologia sono state approfondite nella giornata inaugurale del XVI Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), in corso a Roma fino al 26 ottobre. “Siamo di fronte a un approccio innovativo, in grado di aumentare la sopravvivenza a lungo termine – spiega il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM -. Funziona stimolando le cellule del sistema immunitario a combattere il cancro e persegue una strategia opposta a quella delle terapie ‘classiche’: non colpisce direttamente le cellule tumorali, ma attiva i linfociti T del paziente, potenti globuli bianchi capaci di eliminare o neutralizzare le cellule infette o anormali, che diventano in grado di distruggere il tumore. Proprio per le importanti potenzialità terapeutiche che ne possono derivare, l’immuno-oncologia rappresenta uno dei temi centrali del nostro Congresso, una scelta già realizzata all’ASCO, il più importante congresso al mondo del settore”. Il nostro Paese ha offerto un contributo significativo a numerosi studi registrativi internazionali. “Il melanoma – sottolinea il prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli – ha rappresentato il modello ideale per verificare l’efficacia dell’immuno-oncologia. Sono 11.000 le nuove diagnosi stimate nel 2014 in Italia e 1.700 i casi di malattia metastatica. Da 30 anni non si vedevano progressi nelle cure e nessun trattamento poteva migliorare la sopravvivenza in fase avanzata, che in media era di 6 mesi. Ipilimumab ha dimostrato di raddoppiarla a uno e due anni. E un quinto dei pazienti è vivo a un decennio dalla diagnosi: questo significa che, in alcuni casi, è possibile parlare di lungosopravviventi. I risultati emergono da studi clinici che hanno coinvolto più di 5.000 persone, alcune proprio all’Istituto ‘Pascale’. Basti pensare che, a partire dalla fase di sperimentazione, a Napoli sono stati trattati con il farmaco più di 400 pazienti”. Nel settembre scorso ipilimumab, sviluppato da Bristol-Myers Squibb, è stato approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per il trattamento in prima linea dei pazienti colpiti da melanoma metastatico. “È necessario – continua il prof. Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma – che i farmaci realmente innovativi siano subito disponibili per i pazienti riconoscendone l’innovazione. Non possiamo affermare che tutte le nuove terapie debbano essere inserite immediatamente nel prontuario terapeutico nazionale e in quelli regionali ed essere subito disponibili. Il farmaco deve essere valutato per il rapporto costo-efficacia, dando a quelli dotati di un reale impatto sulla storia naturale della malattia il beneficio di essere resi disponibili con rapidità”. Nel 2013 nel nostro Paese sono stati diagnosticati circa 366.000 nuovi casi di tumore (quasi 1.000 al giorno): 200.000 negli uomini e 166.000 nelle donne. Oggi si stanno affacciando altri farmaci immuno-oncologici, come nivolumab, che hanno il potenziale per migliorare la sopravvivenza a lungo termine non solo nel melanoma ma anche nelle neoplasie del polmone e del rene. “Quest’ultima presenta basi immunologiche che la avvicinano al melanoma – continua il prof. Cognetti -. La sfida per gli oncologi è rappresentata dall’identificazione della sequenza terapeutica migliore. Potremo così capire in che modo combinare questo approccio rivoluzionario con la chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia”. “Sta suscitando grande interesse il ruolo delle cellule staminali come bersaglio dell’immuno-oncologia – conclude il prof. Carmine Pinto, presidente eletto AIOM -. Partendo da un presupposto fondamentale: le cellule staminali, presenti nel tessuto neoplastico, sono cruciali per generare anche le altre cellule tumorali non staminali. Quindi, la loro eliminazione dovrebbe favorire l’eradicazione della neoplasia. Va ricordato che non abbiamo ancora un’arma specifica contro questo bersaglio. Probabilmente, in un futuro non lontano, grazie alla combinazione dei farmaci, potremo eliminare le cellule staminali tumorali, togliendo così la sorgente di produzione di cellule neoplastiche alla massa tumorale”.

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Prime considerazioni sull’evento sismico

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2009

Camerino. Si svolgerà  il prossimo 15 Aprile alle ore 12.00 presso il Dipartimento di Scienze della Terra di Unicam l’incontro organizzato dal Professor Emanuele Tondi dal titolo “Terremoti e rischio sismico: prime considerazioni sull’evento sismico de L’Aquila”  “I terremoti lasciano nell’ambiente e nel territorio una traccia legata in modo inequivocabile alla loro energia, in termini di magnitudo/intensità, e ricorrenza. Una corretta lettura di questa traccia, effettuata nell’intervallo di tempo compreso tra un terremoto e quello successivo, ci permette di programmare una serie di interventi di prevenzione che potranno servire a meglio difenderci – afferma il professor Tondi – La recente crisi sismica di L’Aquila in Abruzzo ci fornisce un’opportunità unica per validare/migliorare i modelli geologici e sismotettonici precedentemente elaborati”.   Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del Dipartimento di Scienze della Terra di Unicam raggiungibile dall’homepage http://www.unicam.it

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