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I miracoli compiuti dalle difese immunitarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Man mano che la ricerca “affila le armi” noi ci rendiamo conto che il nostro corpo è ben protetto, nonostante i veleni che di continuo introduciamo e che non riguardano solo i cibi e l’aria che respiriamo ma anche talune medicine per il loro uso continuo e abuso. Un esempio tipico è emerso in un Convegno organizzato dal Centro studi della Fidest per la tutela della salute. Si tratta di un particolare tipo di globuli bianchi, i linfociti CD8, i quali, in presenza del virus dell’aids, lo bloccano, anche se l’infezione è in fase avanzata.
L’argomento è stato già trattato, e approfondito, da uno studio pubblicato dalla rivista Proceeding of the National Accademy of Science e compiuto dai ricercatori americani guidati da Michael Greenberg. Questa circostanza non è isolata. Diverse altre malattie gravi sono presenti con i loro virus e batteri nell’organismo e non solo umano.
Ci pensano, in proposito, diverse famiglie di linfociti. Dai già citati CD8 ai CD4 e ad altri tenuti sotto osservazione, ma non sono, a tutt’oggi, tutti identificati. Sembra quasi di capire che vi possono essere dei virus capaci di scatenare una vera e propria epidemia che può colpire più generazioni.
Quanto a neutralizzare questi terribili avversari, ci pensano i soliti anticorpi ma a volte le loro difese o sono poco tempestive o inadeguate e si rende necessario sostenerle con i vaccini. Lo stesso sta accadendo con il nostro attuale nemico il Covid-19. (Riccardo Alfonso)

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Le sostanze naturali che potenziano le difese

Posted by fidest press agency su sabato, 29 febbraio 2020

Vitamina D, vitamina C, zinco, selenio, magnesio e i principi attivi contenuti nella curcuma e nell’echinacea sono i micronutrienti che danno una mano al nostro organismo a proteggersi dalle infezioni. Da Metagenics Academy i consigli per assumerli correttamente. Vediamo quindi nel dettaglio cosa possono fare per il nostro organismo questi preziosi micronutrienti.
Vitamina D. La vitamina D viene assunta con gli alimenti solo in piccola parte (20%), il resto è prodotto a seguito dell’esposizione alla radiazione solare (in particolare agli UVB). «La carenza di vitamina D è però molto comune in tutta Italia, non solo al Nord: il 60-80% della popolazione ne è interessato. La vitamina D è presente sul mercato anche sotto forma di integratori, che con un’assunzione quotidiana e una spesa contenuta contribuiscono a mantenere i livelli ottimali e a garantire il funzionamento del sistema immunitario».
Vitamina C È coinvolta nella regolazione delle cellule immunitarie; potenzia l’azione dei linfociti natural killer e l’attività dei macrofagi; promuove la sintesi di anticorpi». Anche in questo caso gli integratori sono un’ottima soluzione, ricordando che l’apporto di vitamina C andrebbe frazionato nel corso della giornata per ottimizzare l’assorbimento e il metabolismo.
Zinco «Si stima che circa il 30% della popolazione mondiale ne sia carente con conseguenze significative sia sull’immunità innata che su quella adattativa».
Selenio «Il sistema immunitario necessita di un adeguato apporto giornaliero di selenio, la cui biodisponibilità dipende da numerosi fattori, tra cui la forma con cui il selenio viene assunto, la sua conversione in metaboliti, e fattori genetici dell’individuo che influenzano il metabolismo del selenio stesso» Una integrazione giornaliera compresa tra i 40 e i 80 microgrammi al giorno rappresenta una scelta ideale in termini di efficacia e tollerabilità.
Magnesio. Il magnesio è presente in molte acque minerali, alimenti e integratori alimentari. Le forme a migliore biodisponibilità sono i sali organici come il glicerofosfato e i chelati. Queste forme non danno generalmente effetti indesiderati gastrointestinali e permettono di ottenere gli effetti salutistici con apporti fisiologici di magnesio (100-200mg al giorno)».
Curcumina e altri principi attivi di origine vegetale. La curcuma (Curcuma longa) è una pianta della famiglia delle Zingiberaceae originaria del Sud-Est Asiatico e dell’India, la cui radice è usata in cucina come spezia e conosciuta per le sue proprietà terapeutiche da centinaia di anni. I principi attivi più noti per le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti sono i curcuminoidi (di cui la curcumina è la molecola più studiata) e i turmeroni. La curcuma ha però una bassa biodisponibilità: «Viene rapidamente metabolizzata dal microbioma intestinale e dal fegato, riducendo la sua attività terapeutica – spiega Maurizio Salamone –. Per questo motivo è importante utilizzare forme di somministrazione dette “retard”, che rilasciano gradualmente la curcumina in prossimità dell’enterocita garantendo la massima efficacia con l’utilizzo di soli 100mg di curcuminoidi».
Tra le altre piante utilizzate nella tradizione popolare e a cui si attribuiscono proprietà immunostimolanti, è interessante citare il genere Echinacea e in particolare le specie E. purpurea, E. angustifolia e E.pallida. «L’Echinacea è una pianta della famiglia delle Asteraceae, originaria del continente americano, utilizzata da secoli per trattare le patologie delle vie respiratorie. Alla pianta si associano effetti antinfiammatori, antivirali e antimicrobici con l’apporto giornaliero di 200-400mg di estratto secco» conclude Salamone.
Probiotici.Intervenire con la dieta e con la corretta integrazione a supporto del microbioma e sulle funzioni di barriera degli epiteli può contribuire in maniera determinante nel rinforzare e modulare la risposta immunitaria dell’organismo, spiega Maurizio Salamone. «I probiotici possono essere utilizzati per l’integrazione avendo cura di preferire ceppi di documentata efficacia e formulazioni che garantiscono un adeguato apporto di organismi vivi e vitali». (fonte: http://www.metagenics.it)

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Epidemia di SARS-CoV-2 del 2019-2020

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

Al momento, non esiste né un vaccino né antivirali specifici per curare l’infezione. Il virus ha un’incubazione lunga e il portatore può essere anche asintomatico nonché non è da escludere l’ipotesi che il virus si «annidi» nell’organismo senza generare sintomi. Ciò equivale a dire che, al momento, anche una persona senza le manifestazioni dell’infezione potrebbe veicolarlo.
Prima hanno detto che il virus si trasmetteva solo da una persona infetta a un’altra attraverso la saliva, la tosse, lo starnuto, i contatti diretti personali oppure toccando con le mani contaminate bocca, naso o occhi. Poi, invece, in Cina, al personale medico e paramedico non sono bastate le mascherine, cappelli e guanti per evitare di essere infettati. Inoltre, nella nave da crociera Diamond Princess, messa in quarantena, nonostante i passeggeri fossero relegati nelle cabine con obbligo di non incontrarsi, gli infettati hanno superato i 600. Essendo ovvio che il virus si sposta nell’aria, depositandosi sui vestiti e/o sulla pelle è dovere delle autorità attivare il contenimento dove si accertano infettati e respingere e/o mettere in quarantena chi arriva da nazioni non in grado di monitorare come in Italia i decessi e la loro causa nonché non attivano azioni efficaci di contenimento nei loro territori dove rilevano degli infettati.
È inderogabile che il nostro Governo solleciti i membri della Unione Europea a predisporre rapidamente un Piano di Difesa Sanitaria Europeo che affronti il tema sanitario, l’organizzazione della sicurezza pubblica, il varo di nuove regole per le imposte e tasse a chi produce beni e servizi, lo sviluppo dell’inscatolamento delle derrate alimentari in modo che possano durare per anni e il loro stoccaggio strategico al fine di consentire l’alimentazione minima garantita ai cittadini che in quarantena non possono acquistare prodotti freschi. In attesa dell’attivazione del Piano di Difesa Sanitaria Europeo, è dovere del Governo di attivare tempestivamente un Piano di Difesa Sanitaria Nazionale, conferendo l’autorità di ordinare e coordinare a tutti i settori compresi quelli militari, il Dipartimento Protezione Civile e dotandolo di adeguate risorse finanziarie. Diritto-dovere di tutti e attivarsi e far attivare chi abbiamo eletto a governare il Paese, fornendo per primi tutta la propria disponibilità. (abstract by Pier Luigi Ciolli – Firenze vivere la città)

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La Neutropenia severa e la neutropenia febbrile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 novembre 2014

Milano, 17 Novembre 2014 Centro Svizzero, Via Palestro, 2, ore 17,00 sono tra gli effetti collaterali più temuti della chemioterapia, in quanto associati a riduzione delle difese immunitarie (neutrofili) e ad un incrementato rischio di contrarre infezioni potenzialmente fatali.
Intervengono:Dottor Sandro Barni, Direttore Oncologia Medica A. O. – Treviglio-Caravaggio (Bergamo)
Dottor Marco Castino, Vice President Oncology & Specialty Teva Europe
Dottor Giuseppe Visani, Direttore Ematologia e Centro Trapianti Osp. San Salvatore – Muraglia
Professor Pier Luigi Zinzani, Direttore Ematologia Osp. L. & A. Seragnoli Bologna
Modera la giornalista Michela Vuga
La riduzione dei neutrofili, (le prime cellule che intervengono nella difesa del nostro organismo dagli agenti infettivi) indotta dalla chemioterapia, crea un deficit nel sistema immunitario ed espone il paziente ad un potenziale ritardo o sottodosaggio del trattamento antitumorale previsto. La Neutropenia oltre a causare la scarsa aderenza alla terapia oncologica, incide sulla qualità di vita del paziente che vive con ansia e timori la “conta” dei neutrofili. Oggi la Neutropenia severa, febbrile o meno, si può contrastare e prevenire grazie ad un armamentario terapeutico che recentemente si è arricchito di un nuovo farmaco prodotto tramite una innovativa piattaforma tecnologica .

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Difese immunitarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 ottobre 2014

stefano_cascinuIl presidente Stefano Cascinu: “Si rinforzano le difese dell’organismo per sconfiggere la malattia. Rappresenta una nuova branca che si unisce alla chirurgia, radioterapia e chemioterapia”. Efficace nel trattamento del principale cancro della pelle, può essere utilizzata in altre neoplasie in fase avanzata Potenzia le difese immunitarie dell’organismo del paziente per poter meglio combattere il tumore. Si chiama immuno-oncologia ed è la quarta arma nel trattamento del cancro, che si aggiunge alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Ipilimumab ha aperto la strada a questa arma terapeutica innovativa e ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nel melanoma metastatico, un tumore della pelle particolarmente aggressivo: nel 20% dei pazienti rende la malattia cronica. Un risultato mai raggiunto finora. Ed ora può essere utilizzata anche in neoplasie frequenti come quelle del polmone e del rene, che, in fase avanzata, fanno registrare percentuali di sopravvivenza molto basse, inferiori al 20%. Le prospettive offerte dall’immuno-oncologia sono state approfondite nella giornata inaugurale del XVI Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), in corso a Roma fino al 26 ottobre. “Siamo di fronte a un approccio innovativo, in grado di aumentare la sopravvivenza a lungo termine – spiega il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM -. Funziona stimolando le cellule del sistema immunitario a combattere il cancro e persegue una strategia opposta a quella delle terapie ‘classiche’: non colpisce direttamente le cellule tumorali, ma attiva i linfociti T del paziente, potenti globuli bianchi capaci di eliminare o neutralizzare le cellule infette o anormali, che diventano in grado di distruggere il tumore. Proprio per le importanti potenzialità terapeutiche che ne possono derivare, l’immuno-oncologia rappresenta uno dei temi centrali del nostro Congresso, una scelta già realizzata all’ASCO, il più importante congresso al mondo del settore”. Il nostro Paese ha offerto un contributo significativo a numerosi studi registrativi internazionali. “Il melanoma – sottolinea il prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli – ha rappresentato il modello ideale per verificare l’efficacia dell’immuno-oncologia. Sono 11.000 le nuove diagnosi stimate nel 2014 in Italia e 1.700 i casi di malattia metastatica. Da 30 anni non si vedevano progressi nelle cure e nessun trattamento poteva migliorare la sopravvivenza in fase avanzata, che in media era di 6 mesi. Ipilimumab ha dimostrato di raddoppiarla a uno e due anni. E un quinto dei pazienti è vivo a un decennio dalla diagnosi: questo significa che, in alcuni casi, è possibile parlare di lungosopravviventi. I risultati emergono da studi clinici che hanno coinvolto più di 5.000 persone, alcune proprio all’Istituto ‘Pascale’. Basti pensare che, a partire dalla fase di sperimentazione, a Napoli sono stati trattati con il farmaco più di 400 pazienti”. Nel settembre scorso ipilimumab, sviluppato da Bristol-Myers Squibb, è stato approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per il trattamento in prima linea dei pazienti colpiti da melanoma metastatico. “È necessario – continua il prof. Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma – che i farmaci realmente innovativi siano subito disponibili per i pazienti riconoscendone l’innovazione. Non possiamo affermare che tutte le nuove terapie debbano essere inserite immediatamente nel prontuario terapeutico nazionale e in quelli regionali ed essere subito disponibili. Il farmaco deve essere valutato per il rapporto costo-efficacia, dando a quelli dotati di un reale impatto sulla storia naturale della malattia il beneficio di essere resi disponibili con rapidità”. Nel 2013 nel nostro Paese sono stati diagnosticati circa 366.000 nuovi casi di tumore (quasi 1.000 al giorno): 200.000 negli uomini e 166.000 nelle donne. Oggi si stanno affacciando altri farmaci immuno-oncologici, come nivolumab, che hanno il potenziale per migliorare la sopravvivenza a lungo termine non solo nel melanoma ma anche nelle neoplasie del polmone e del rene. “Quest’ultima presenta basi immunologiche che la avvicinano al melanoma – continua il prof. Cognetti -. La sfida per gli oncologi è rappresentata dall’identificazione della sequenza terapeutica migliore. Potremo così capire in che modo combinare questo approccio rivoluzionario con la chemioterapia, la radioterapia e la chirurgia”. “Sta suscitando grande interesse il ruolo delle cellule staminali come bersaglio dell’immuno-oncologia – conclude il prof. Carmine Pinto, presidente eletto AIOM -. Partendo da un presupposto fondamentale: le cellule staminali, presenti nel tessuto neoplastico, sono cruciali per generare anche le altre cellule tumorali non staminali. Quindi, la loro eliminazione dovrebbe favorire l’eradicazione della neoplasia. Va ricordato che non abbiamo ancora un’arma specifica contro questo bersaglio. Probabilmente, in un futuro non lontano, grazie alla combinazione dei farmaci, potremo eliminare le cellule staminali tumorali, togliendo così la sorgente di produzione di cellule neoplastiche alla massa tumorale”.

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Prime considerazioni sull’evento sismico

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2009

Camerino. Si svolgerà  il prossimo 15 Aprile alle ore 12.00 presso il Dipartimento di Scienze della Terra di Unicam l’incontro organizzato dal Professor Emanuele Tondi dal titolo “Terremoti e rischio sismico: prime considerazioni sull’evento sismico de L’Aquila”  “I terremoti lasciano nell’ambiente e nel territorio una traccia legata in modo inequivocabile alla loro energia, in termini di magnitudo/intensità, e ricorrenza. Una corretta lettura di questa traccia, effettuata nell’intervallo di tempo compreso tra un terremoto e quello successivo, ci permette di programmare una serie di interventi di prevenzione che potranno servire a meglio difenderci – afferma il professor Tondi – La recente crisi sismica di L’Aquila in Abruzzo ci fornisce un’opportunità unica per validare/migliorare i modelli geologici e sismotettonici precedentemente elaborati”.   Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del Dipartimento di Scienze della Terra di Unicam raggiungibile dall’homepage http://www.unicam.it

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