Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘difficoltà’

Agricoltura in difficoltà

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Le difficoltà logistiche e organizzative seguite all’introduzione del green pass, insieme con le proteste in corso in questi giorni, stanno causando problemi a numerosi settori, in modo particolare ai trasporti e all’agricoltura. – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Nei campi, secondo le ultime stime, un quarto della forza lavoro non sarebbe in regola con le nuove disposizioni del Governo proprio mentre sono in pieno svolgimento la vendemmia e la raccolta di olive e mele.La nostra Confederazione crede che non sia il momento di arroccarsi su posizioni rigide, che potrebbero portare ad alzare ulteriormente la tensione e mettere in crisi un settore vitale per il Paese come l’agricoltura – continua Tiso. È giunto il tempo di tornare al dialogo e alla mediazione, rimettendo al centro la politica, per trovare soluzioni che possano permettere al Paese di non fermarsi.Ora più che mai è necessario trovare soluzioni pratiche per risolvere i nodi più urgenti riguardanti la logistica e il settore primario, ed evitare così che il lavoro di migliaia di coltivatori vada perduto compromettendo i raccolti autunnali.

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Veneto: comparto del latte ancora in difficoltà

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2021

La crisi dovuta al Covid ha colpito duro numerosi comparti del settore agricolo, compreso quello del latte, ma fortunatamente le progressive aperture dei canali Horeca (hotel, ristoranti, catering) stanno cominciando a riequilibrare i canali di vendita. Ciò ha favorito una certa stabilità dei prezzi del latte alla stalla, anche se non si tratta ancora di un vero e proprio recupero.Lo riporta Veneto Agricoltura in un suo nuovo report, che prende spunto da un monitoraggio Ismea, dove risulta che i prezzi del latte relativi il primo semestre 2021 segnano per il Veneto una media di 36,2 euro/hl + IVA (34,4 euro/hl + IVA a livello nazionale). In pratica, i valori si accostano a quelli dello scorso anno ma con minori oscillazioni mensili.Le previsioni di un ulteriore miglioramento per il mercato del latte arrivano anche dalla maggior vivacità del mercato mondiale. Infatti, da una parte troviamo un aumento di richiesta di prodotto da parte della Cina e, dall’altra, una minor disponibilità di latte neozelandese, nonché una flessione della produzione da parte dei Paesi europei più lattiferi; aspetti questi che hanno già fatto aumentare il prezzo del latte mediamente del 5%.Quale situazione si prospetta ora per il mercato del latte? Gli allevatori riusciranno a recuperare parte delle quote perdute? Senz’altro nei prossimi mesi la situazione si delineerà con maggior chiarezza, anche se le prospettive rimangono limitate. In agricoltura la capacità di un’azienda di rimanere sul mercato dipende molto dalla sua storia passata, e questo vale anche per le aziende del comparto del latte. Da parte sua, Veneto Agricoltura continuerà a monitorare costantemente il prezzo di liquidazione del latte ai soci delle cooperative lattiero-casearie venete, mostrandosi vicina ai produttori e svolgendo in tal senso un ruolo importante. In questo quadro rientra l’analisi dell’anno 2019, ultimo disponibile dai bilanci depositati, che conferma il 2019 come “un buon anno”, con un rialzo del prezzo medio ponderato sul 2018 di circa il 7%, arrivando a toccare i 48,5 euro/hl (IVA e qualità compresa). Valori, questi, che naturalmente tengono conto delle differenze tra latte di montagna e pianura, tra province e quantitativo conferito.

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Aiuto agli imprenditori in difficoltà

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2021

“L’Italia è fatta di molti imprenditori che, come primo pensiero, hanno quello di sostenere le famiglie che lavorano con loro e continuare a fare la differenza nel mondo. La crisi del Covid ha aggravato la situazione di molte aziende, e c’era la necessità di dare loro più tempo per riorganizzarsi, oltre a semplificare le modalità di accesso agli accordi di ristrutturazione per evitare chiusure a catena. Lo abbiamo fatto, dando un chiaro segnale di fiducia a questi imprenditori. In Consiglio dei Ministri, è stato infatti approvato il pacchetto di norme “Salva Imprese”, a cui abbiamo iniziato a lavorare un anno fa, assieme agli altri Ministeri competenti. Per questo sono stati introdotti strumenti specifici per favorire il risanamento delle imprese e facilitare la continuità aziendale. Per prima cosa rinviamo al 16 maggio 2022 l’entrata in vigore del Codice della crisi e dell’insolvenza originariamente prevista per l’1 settembre di quest’anno. Inoltre andiamo a prorogare il termine per l’attivazione delle procedure concorsuali per tutti gli imprenditori a rischio di dichiarazione di fallimento e, soprattutto, la possibilità fino al 31 dicembre 2022 per qualunque debitore in possesso di un piano attestato di risanamento di rinunciare a eventuali procedure concorsuali già attivate in modo da riprendere in mano le chiavi della propria azienda. Con questa misura, peraltro, non solo continueremo a fornire una via d’uscita positiva alle imprese, ma garantiremo anche una diminuzione delle spese di procedura con il conseguente alleggerimento dei tribunali.Tra le misure per aiutare le imprese in difficoltà, introduciamo anche la possibilità di sottoscrivere accordi di ristrutturazione a efficacia estesa, ossia che ampliano gli accordi raggiunti con il 75% dei creditori anche a quelli dissenzienti. Prevediamo anche l’opzione di accordi di ristrutturazione agevolati che, a determinate condizioni, permettono di ridurre della metà la percentuale di creditori con cui trovare l’accordo. A beneficio della continuità aziendale sarà poi possibile, inoltre, pagare i crediti maturati dopo la domanda di concordato, come ad esempio le mensilità dei lavoratori rientranti nel periodo pre-domanda e le rate del contratto di mutuo del capannone dell’azienda, a condizione però che un professionista attesti l’ammontare del debito residuo nei confronti della banca. Dopo le misure per la liquidità, con queste diamo alle imprese una prospettiva di ripartenza”. Così, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Istat: 22,2% italiani in difficoltà

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2021

Secondo l’Istat, a seguito dell’emergenza sanitaria, più di un quinto degli italiani (il 22,2%) ha avuto difficoltà nel far fronte ai propri impegni economici (pagare mutuo, bollette, affitto, spese per i pasti, etc.).”Dati tanto drammatici quanto ampiamente previsti, come il fatto che il 13,4% degli intervistati ha avuto problemi con il pagamento delle bollette e il 9,1% non è riuscito nemmeno a pagarle” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per questo fin da marzo 2020, ai tempi del Cura Italia, avevamo chiesto l’estensione immediata dei bonus sociali di luce e gas a chiunque perdeva il posto di lavoro, senza dover far riferimento a un Isee di fatto vecchio e superato, la riduzione dell’Iva sul gas al 10% sull’intero consumo e non solo sui primi 480 Smc annuali, la sospensione degli oneri generali di sistema e delle componenti Terna sulle bollette di luce e gas, la riduzione dell’Iva dal 22 al 4% per tutti i contratti telefonici a consumo. Purtroppo, nessuna di queste ragionevoli proposte è mai stata accolta. Le riproponiamo ora al Governo Draghi” conclude Dona.

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Superare gli esami e le difficoltà negli studi

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

Dopo circa un anno di didattica a distanza (DaD), le statistiche che riguardano la scuola e gli studenti sono tutt’altro che incoraggianti, sebbene poco sorprendenti.La scuola ha dei grandi problemi strutturali e la pandemia non ha sicuramente aiutato a risolverli, anzi. Le analisi condotte dal Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza, per esempio, rivelano degli scenari piuttosto prevedibili. Gli studenti, dicono i dati, mostrano una netta predilezione per il metodo di insegnamento in presenza.Infatti, sebbene si siano riusciti a garantire dei buoni standard nella didattica, a causa della nuova metodologia emerge una diffusa difficoltà a mantenere alti i livelli di concentrazione e produttività. Inoltre, sempre in riferimento all’uso prolungato della tecnologia, i giovani studenti hanno avvertito il problema di svolgere i compiti fuori dall’orario scolastico. Oltre la metà degli studenti si dichiara stressato e manifesta la necessità di apprendere dei metodi di studio per velocizzare e ottimizzare l’apprendimento.Con questo scopo nasce “Genio in 21 giorni”, un corso ideato da Massimo De Donno per proporre un metodo di studio che vada incontro alle esigenze dei singoli studenti. Massimo De Donno è uno dei massimi esperti di apprendimento, tra i più noti in Europa. Il suo metodo è stato testato con successo da ben 42mila allievi in 5 nazioni come Italia, Spagna, Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti. Un dato particolarmente significativo che emerge dalle suddette ricerche riguarda la percezione che gli studenti possiedono rispetto alle proprie capacità di organizzazione del lavoro e di raggiungimento degli obiettivi. I ragazzi in DaD diminuiscono la percezione della propria efficacia scolastica in modo statisticamente significativo. Questo risulta problematico dal momento che l’auto-efficacia è collegata ad un buon andamento scolastico.

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Proteggere aziende in difficoltà anche dalla criminalità

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

Roma – “Dalle cronache, anche di questi giorni, ma soprattutto dal costante dialogo con il mondo dell’imprenditoria, emergono situazioni sempre più complicate, storie difficili a cui la politica deve dare risposta. E va fatto ora. Non c’è più tempo. La contrazione economica del 2020 – secondo uno studio Banca d’Italia – Eurosistema, potrebbe comportare un aumento di 6.500 fallimenti, rispetto al livello fisiologico di 11.000, entro il 2022, con una quota significativa che si potrebbe materializzare già nel 2021. Quota che solo in parte verrebbe compensata dalla crescita prevista nel 2021 e 2022.Anche per questo nel Decreto Scostamento vanno inserite quelle misure “Salva Imprese” che, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo predisposto da mesi.Sentire parlare di fallimenti pilotati, quando le aziende stanno vivendo un periodo di crisi gravissima, è desolante.Compito nostro è quello di supportare il tessuto economico, per farlo arrivare pronto alla ripartenza e per fare in modo che non siano altri ad occupare quelle quote di mercato importanti che si stanno liberando in questi mesi.Proprio in quest’ottica serve, da un lato, dare più tempo alle imprese per riorganizzarsi e, dall’altro, semplificare le modalità per accedere ai piani di risanamento e ai concordati. Perché alle misure per la liquidità, che abbiamo rifinanziato con la Legge di Bilancio ed ai ristori, che approveremo anche con il prossimo Decreto, serve accompagnare norme che evitino la chiusura delle imprese, e che anzi consentano ai nostri imprenditori di programmare, o riprogrammare, la loro attività. E serve, anche, a garantire la legalità.Far ripartire le imprese, vuol dire assicurare lavoro e far ripartire il Paese”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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3 milioni di italiani non si curano per difficoltà economiche legate al Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2021

Sono ben 3 milioni gli italiani che, fra marzo e dicembre 2020, a causa di difficoltà economiche sopraggiunte per pandemia e lockdown hanno dovuto rinunciare a cure mediche, visite specialistiche o operazioni; questo è uno dei numeri emersi dall’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta.E se, da un lato, molti hanno rinunciato a curarsi, dall’altro ci sono circa 2,2 milioni di pazienti che invece hanno dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie per poter accedere alla sanità privata; chi si è rivolto a strutture private ha speso, in media 292 euro per ciascuna visita.Secondo l’analisi condotta da Facile.it e Prestiti.it su un campione di 125mila domande di finanziamento presentate da gennaio a dicembre, nel 2020 l’importo medio dei prestiti personali richiesti per pagare spese mediche è stato pari a 6.145 euro, da restituire in 53 rate (circa 4 anni e mezzo).

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Tumori: difficoltà economiche per 7 pazienti su 10

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

Secondo il 12/mo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, in Italia, il 70% dei cittadini colpiti da cancro ha difficoltà finanziarie.”Una vergogna! Dati non degni di un Paese che si definisce civile” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le difficoltà economiche dipendono da svariati motivi. Intanto dal fatto che quando ti ammali gravemente sei costretto a fare decine di visite ed esami privati, sia per poter scegliere lo specialista medico sia perché spesso non puoi permetterti di attendere i tempi della liste di attesa. Poi perché il malato perde troppo rapidamente il suo reddito, non solo se è un lavoratore autonomo ma anche se è un lavoratore dipendente, non appena supera i giorni di malattia massimi concessi nei contratti di lavoro, troppo esigui per queste patologie. Infine, troppo spesso il malato è costretto a mettere mano al portafoglio per avere farmaci considerati “minori” e dispositivi medici che non sono passati dal servizio sanitario nazionale” conclude Dona.

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Decreto maggio, molto alle imprese e poco alle persone in difficoltà

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 Maggio 2020

Neanche di fronte alla più palese delle dimostrazioni di fallimento del loro modello di società e di sviluppo, il governo, le imprese e i sindacati complici mostrano qualche segnale di ripensamento. Si tirano fuori un bel po’ di quattrini, per un volume pari ad almeno due classiche finanziarie “pesanti”, ma gli obiettivi strategici e i criteri di distribuzione non cambiano di una virgola.Invece di invertire l’ordine delle priorità, di cogliere la terribile occasione che la pandemia ci dà per ridurre le disuguaglianze, ribaltare la logica del sostegno alle imprese, o meglio agli utili delle imprese “perché aiutando loro si aiuta il Paese”, invece di ripensare i percorsi di privatizzazioni, di spezzettamento delle competenze, di smantellamento continuato e aggravato del nostro welfare il governo e i suoi sodali continuano imperterriti nel solco di quel sistema politico, economico e sociale che ha spalancato le porte alla strage che stiamo vivendo.Due mensilità di Reddito di emergenza con condizionalità, regolarizzazione a tempo dei migranti, giustappunto il tempo per non lasciare i frutti sugli alberi e gli ortaggi a terra, e poi via di nuovo verso la clandestinità.Gli sconti sulle bollette solo alle imprese e nulla alle famiglie, una finta riduzione di orario di lavoro da utilizzare in formazione col solo intento di rarefare le presenze nei luoghi di lavoro e via elencando.Nell’incontro con il governo che, bontà sua, abbiamo avuto ieri a tarda sera con Conte dopo quasi un anno di totale chiusura nei confronti di qualsiasi espressione sociale e sindacale che sia fuori dalla claque di Cgil Cisl Uil, ci hanno fatto intravvedere, senza però consegnare alcun documento, un quadro complessivo sul quale il governo cerca non un consenso sulle singole scelte ma il consenso complessivo e strategico che, a quanto è emerso, sarebbe stato già assicurato pienamente e con soddisfazione da Landini & Co.Un vero e proprio nuovo Patto Sociale in cui la parte soccombente sarà di nuovo la stessa e gli strumenti per blindarlo di nuovo saranno la repressione delle lotte e il restringimento delle libertà come quelle di sciopero e di manifestare.Rovesciare il tavolo è quello che serve oggi, per imporre un totale cambiamento di direzione alle scelte economiche e sociali insite nel nuovo Patto neo-corporativo che si va profilando.

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Cerved: 1 famiglia su 5 è in grave difficoltà economica

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 Maggio 2020

Una famiglia su 5 accusa già un impatto pesante sul reddito, e quasi la metà ha dovuto intaccare i risparmi. Circa il 40% teme di perdere il lavoro, nell’immediato o nel 2021, una percentuale ancora maggiore paventa nei prossimi mesi una forte riduzione delle entrate o del denaro duramente messo da parte e quasi tutte ritengono che l’emergenza Covid19 cambierà il loro tenore di vita, costringendole a rinunce anche importanti sul fronte della salute, dell’istruzione, della cura dei familiari.
Sono le principali evidenze del “Termometro Italia” sulle famiglie realizzato da Innovation Team, società di ricerca del Gruppo Cerved, primario operatore italiano nella gestione del rischio di credito: un piano di ricerca che monitorerà ogni mese l’impatto e l’evoluzione della crisi Covid-19 su 500 nuclei familiari, stratificati per reddito, composizione e area geografica, intervistati durante la settimana di Pasqua via telefono e via web.Le conseguenze dell’epidemia e del lockdown sulle disponibilità economiche delle famiglie italiane si stanno dunque facendo sentire: 1 su 5 (21,2%) accusa un impatto molto pesante sul reddito, quota che sale al 32,2% nella fascia meno abbiente (fino a 20.000 euro netti all’anno), e quasi la metà (47,8%) ha dovuto intaccare i risparmi, il 18,6% in maniera consistente. Solamente il 25,4% ha avuto contraccolpi trascurabili.Secondo le famiglie, la crisi non sarà passeggera e le aspettative per il 2021 sono anche peggiori: il 37,5% delle famiglie teme molto (il 23,2% moltissimo) la chiusura dell’azienda o la perdita del lavoro per almeno uno dei componenti, percentuale che sale al 41,2% se si ragiona sul prossimo anno. Idem per la perdita di reddito: il 43,6% crede che subirà una forte riduzione delle entrate (il 47,3% se si ragiona sul 2021), pur continuando a lavorare, e il 45% pensa di non poter mantenere i risparmi (53% tra i redditi bassi).
Il segmento però che sta pagando il prezzo più alto in tutti gli ambiti esaminati è quello delle famiglie con reddito basato sul lavoro autonomo: il 31% ha avuto un crollo delle entrate (contro il 21,2% della media) e il 34,9% ha dovuto intaccare in modo consistente i risparmi (contro il 18,6%). Ciò si traduce, per il 50-60% di questi nuclei familiari, in una visione più negativa del futuro: 1 su 2 è molto o moltissimo preoccupata per la possibile chiusura dell’attività (50,1%) o per la perdita del lavoro (48,6%), quasi il 60% teme una consistente perdita di reddito (58,1%) o di non riuscire a mantenere i propri risparmi (57,4%).
La crisi ha poi determinato notevoli cambiamenti nelle capacità di consumo: solamente il 15,7% delle famiglie crede di potere affrontare la crisi con serenità, mentre il 22,4% (il 30% tra le meno abbienti) prevede di dover rinunciare anche a spese per bisogni primari come la salute, la cura dei familiari e l’istruzione. Già nell’ultimo anno, il 52,2% (che diventa addirittura il 68,5% nelle fasce con reddito più basso) non ha fatto ricorso a prestazioni in ambito sanitario, anche importanti (17,9%), ma oltre la metà (55%) le ha posticipate a causa dell’emergenza sanitaria, sia per paura del contagio che per non sovraccaricare gli ospedali.Ma ci sono anche alcuni aspetti positivi: il lockdown ha dato una forte spallata all’adozione – prima in realtà piuttosto timida – dello smart working, destinato a cambiare l’organizzazione del lavoro in modo permanente e a diventare la modalità principale per il 22,9% degli intervistati, mentre il 47,5% lo utilizzerà in modo parziale ma sistematico. Il 57,5% di chi lo ha sperimentato lo giudica un’esperienza positiva e il 49,7% è soddisfatto di come ha potuto condurre le attività ordinarie, mentre solo il 34,1% lo valuta altrettanto efficace nello sviluppo di nuovi progetti.

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Famiglie in difficoltà per spesa più cara

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

“Chiediamo che il Governo incontri anche le associazioni di consumatori sulla fase 2″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non ci sono solo i protocolli per la ripartenza delle imprese, ma vanno ridefinite anche le regole sugli spostamenti dei loro clienti, se vogliamo che l’economia lentamente riparta” prosegue Dona.”In questo mese chi abita in un piccolo comune, dove ci sono solo negozi di vicinato, ha pagato fino al 30% in più rispetto a quando faceva la spesa in un centro commerciale, cosa molto grave per le famiglie in difficoltà economica, che magari hanno un familiare in cassa integrazione. Inoltre, non ha trovato la gran parte dei prodotti alimentari che era solito acquistare, visto che in un ipermercato si trovano fino a 40 mila referenze, mentre in un piccolo negozio se ne trovano poche centinaia. Questo sacrificio non può durare all’infinito. E’ un problema che va affrontato, specie perché non si comprende come mai si possa uscire per andare a comperare un libro o il vestitino del bambino, ma non si possa andare nel supermercato dove eravamo soliti fare acquisti solo perché collocato nel comune accanto a quello dove si risiede” aggiunge Dona. “Una regola che non ha molto senso dal punto di vista sanitario. Infatti, sono molto più pericolosi quei consumatori che escono tutti i giorni a comperare 2 o 3 cose rispetto a quelli che vanno una volta ogni 15 giorni in un centro commerciale a fare la spesa tutta insieme. Inoltre, è più facile rispettare la distanza di un metro in un grande supermercato rispetto ad un piccolo negozietto. Infine, durante il viaggio in auto necessario per raggiungere il supermercato fuori del comune non si può contagiare nessuno, mentre se bisogna fare 4 file invece di 1 per poter comperare pane, alimentari, carne e frutta il rischio di contagio sale. Per questo chiediamo che nella fase 2 si possa uscire dal proprio comune, se dove si abita non ci sono supermercati o centri commerciali. Si può al limite porre il vincolo che si possa andare solo in quei supermercati dove si ha già la tessera fedeltà, così da evitare che i furbetti del quartierino se ne possano approfittare” conclude Dona.

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Troppe difficoltà per i pazienti reumatici

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

I rappresentanti dei pazienti reumatici italiani chiedono al Governo alcuni chiarimenti sulle tutele per i lavoratori contenute nel recente Decreto Cura Italia. “Problemi burocratici stanno rendendo difficile la vita di molti pazienti e cittadini. Stiamo registrando numerose segnalazioni in merito alla difficoltà, o addirittura, impossibilità di fruire di quanto disposto dall’articolo 26. Quest’ultimo permetterebbe ai lavoratori considerati “fragili”, con patologie croniche in trattamento con immunosoppressori – come la malattia reumatologica- e i rari di assentarsi dal lavoro con la formula della malattia equiparata al regime di ricovero per evitare complicanze severe a seguito dell’infezione da COVID in quanto immunodepressi. La norma però è formulata in maniera confusa nel suo secondo comma tale da renderne inefficace l’applicazione. La richiesta di una corretta interpretazione è avanzata da ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) AMRER Onlus (Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna) e GILS ODV (Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia) in una lettera inviata ai Ministri del Lavoro e della Salute Nunzia Catalfo e Roberto Speranza. “È necessario rendere uniformi e subito applicabili, su tutto il territorio nazionale, le norme previste dal Decreto che al momento sono invece oggetto di interpretazioni diverse da parte degli uffici dell’INPS o degli Ordini dei Medici – affermano Silvia Tonolo (Presidente ANMAR), Daniele Conti (Direttore AMRER Onlus) e Carla Garbagnati (Presidente GILS ODV) -. I pazienti reumatici anche di patologie rare in trattamento con immunosoppressori, presentano maggiore fragilità e un rischio elevato di complicanze polmonari e cardiocircolatorie nell’esposizione al contagio COVID-19. Però non tutti sono necessariamente in possesso dei requisiti previsti dalla legge 104 e non dispongono della certificazione dello stato di Handicap grave o lieve. Va quindi, come prima cosa, estesa la platea dei beneficiari a tutte le persone colpite da patologie reumatologiche croniche o in trattamento con farmaci immunosoppressori svincolando questa possibilità dal requisito dell’handicap lieve. Chiediamo poi all’Esecutivo di chiarire chi può rilasciare le opportune certificazioni previste dalla normativa, sollecitando a far sì che sia il medico di medicina generale, che conosce il paziente, a verificarne i requisiti di malattia cronica e terapia in atto, svincolando dalla “compatente organo di medicina legale” che è impossibile da trovare in questo periodo emergenziale. Infatti i malati attualmente non possono richiedere ora nell’emergenza un parere all’ufficio medico legale la cui operatività se non nulla è oggi ridotta al minimo, rendendoli impossibilitati a rilasciare certificati per migliaia di persone entro la scadenza del periodo di tutela che è il 30 aprile 2020”. Come rappresentanti dei pazienti abbiamo apprezzato le norme introdotte dal Governo per salvaguardare i nostri diritti e stato di salute – concludono Tonolo, Conti e Garbagnati -. Vanno però quanto prima meglio definiti alcuni punti fondamentali contenuti nell’ultimo Decreto. Si corre il rischio di interpretazioni differenti, e spesso più ristrettive, delle norme e delle tutele stabilite a livello centrale. Molti malati, in questo momento, sono costretti a proseguire con le proprie mansioni lavorative o a prendere ferie. E’ una situazione inaccettabile e che necessita un intervento tempestivo da parte delle istituzioni e degli organi amministrativi competenti”.

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Servono 90 milioni di mascherine al mese ma c’è difficoltà a reperirle

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

I numeri del fabbisogno di mascherine li aveva dati il commissario per l’emergenza, Angelo Borrelli, che sabato ha spiegato come allo stato attuale «ne servano circa 90 milioni al mese. Noi abbiamo fatto contratti per oltre 55 milioni e al momento ne sono state consegnate più di 5 milioni. In tutto il mondo si sta realizzando una chiusura delle frontiere dei paesi produttori per l’esportazione, con requisizioni avvenute nei paesi stessi» o, in alcuni casi, anche dagli stati dai quali sono transitati. «Purtroppo noi non abbiamo attualmente una produzione nazionale di mascherine e dpi».In atto, per far fronte al problema, c’è anche la riconversione di alcune industrie verso una produzione nostrana di mascherine e dal Consiglio dei Ministri di oggi sembra confermato lo stanziamento di 50 milioni di euro e l’autorizzazione a Invitalia a erogare finanziamenti a fondo perduto o contributi in conto gestione, nonché finanziamenti agevolati, alle imprese che producono dispositivi di protezione individuale e medicali, «per assicurarne l’adeguata fornitura nel periodo di emergenza».Continua, intanto, il fenomeno che vede cittadini, associazioni, imprese attivarsi con fondi per reperire i dispositivi. Tra gli ultimi di cui è stata data notizia anche quello istituito da Cittadinanzattiva, insieme a Fimmg, il principale sindacato della medicina generale, preoccupati per i contagi che avvengono tra gli operatori sanitari in prima linea. Un problema non solo per la salute stessa del sanitario ma anche perché può diventare a sia volta diffusore tra cittadini e familiari con cui entra in contatto. «I dispositivi sono un bene essenziale per garantire sicurezza a chi si sta spendendo per aiutare i cittadini in questa grande emergenza» ha detto infatti Antonio Gaudioso. Da Fimmg Nazionale sono stati già stanziati 50.000 euro, anche perché come spiega Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg, «il nostro problema più grande è che in questo momento i Dpi si possono acquistare solo in grandi quantità, facendoli arrivare dall’estero. L’unico modo di acquistarli è raggiungere una somma significativa».
In tutta Italia proseguono i controlli da parte della Guardia di Finanza su piattaforme online e sul territorio per intercettare casi di speculazione sui prezzi di gel e mascherine e di diffusione di articoli non a norma e in alcuni casi contraffatti, con operazioni che stanno interessando un po’ tutta Italia. Per quanto riguarda le indagini online, in una nota di oggi, si apprende che «dopo una specifica attività di monitoraggio della Rete, iniziata già a metà del mese di febbraio, sono state sottoposte a sequestro 36 offerte di vendita, presenti sui portali di e-commerce Amazon e E-bay, di prodotti connessi alla prevenzione dell’epidemia, mascherine e gel disinfettanti, presenti a prezzi esorbitanti rispetto ai costi di produzione e di distribuzione nonché a quelli praticati in situazioni non emergenziali».La «comparazione del prezzo di vendita applicato a gennaio – febbraio prima dell’esplosione della emergenza in Italia e quello attualmente praticato, effettuata utilizzando applicativi software di tracciamento dei prezzi (price tracer), ha consentito di far emergere situazioni di notevole anomalia, con aumenti di prezzo che oscillavano tra il 150% fino al 1000% ed oltre. (fonte Farmacista33)

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Australia: Un omaggio a una terra in difficoltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Milano dal 19 gennaio al 2 febbraio 2020 il MIC Si comincia domenica 19 gennaio alle ore 15 al Museo Interattivo del Cinema Viale Fulvio Testi 121 e si parte con un: Viaggio in Australia – Il cinema racconta il Nuovo Continente, un viaggio emozionante all’interno di una terra a noi per molti versi ancora sconosciuta, nato idealmente su una nave del 1924 che, dal porto di Genova, ci conduce a Melbourne.
Nelle immagini, girate da Angelo Drovetti nel film Dall’Italia all’Australia, ci sono i volti degli italiani pieni di speranza che da lì a poco intraprenderanno un nuovo cammino in un grande Paese. Un omaggio che vuole anche celebrare una terra e una cultura fortemente minacciata dai devastanti incendi degli ultimi mesi.
La ricca rassegna di 21 titoli si compone di due anime. La prima è quella degli autori australiani che con la loro opera hanno cercato di scavare nelle molteplici contraddizioni del loro Paese e ne hanno dato una loro interpretazione. Registi come Peter Weir, Philip Noyce (La generazione rubata), Fred Schepisi, Baz Luhrmann (Australia) e Warwick Thorton (Sweet Country, premio speciale della giuria alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia) hanno, in diverse epoche affrontato le luci e le ombre del loro Paese raccontandole a livello internazionale.
La seconda anima è quella dei registi internazionali che si affacciano a questa terra sconosciuta e misteriosa con uno sguardo diverso, curioso e a tratti incantato. È il caso di registi come il tedesco Werner Herzog con Dove sognano le formiche verdi, la neozelandese Jane Campion con il film Lezioni di piano (vincitore della Palma d’oro al 46º Festival di Cannes e di tre Premi Oscar nel 1994), l’italiano Luigi Zampa con la commedia Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata e l’americano John Curran con Tracks – Attraverso il deserto. In mezzo la visione del regista Giorgio Mangiamele, regista italo-australiano dal tratto neorealista, fautore di un cinema di grande poesia visiva e di ricerca espressiva raramente approdato in Europa, di cui la rassegna proporrà due opere in edizione restaurata dal National Film and Sound Archive di Canberra: il lungometraggio Clay del 1965 e il cortometraggio The Spag del 1962.
Spazio anche a proiezioni per i più piccoli come Bianca e Bernie nella terra dei canguri e a momenti di divertimento con Priscilla – La Regina del deserto con dress code in tema con il film. In rassegna anche imperdibili anteprime: il già citato Swett Country di Warwick Thorton e Goldstone – Dove i mondi si scontrano di Ivan Sen. Fondazione Cineteca Italiana proporrà, come grande evento di apertura, la versione restaurata del film Dall’Italia all’Australia di Angelo Drovetti con accompagnamento musicale del Milano Dixie Quartet.

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Voli aerei: Muoversi in un ginepraio tra business, maleducazione, furbizie e anche umanita’ e professionalita’

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

aeroporto leonardo da vinciL’aereo e’ uno dei mezzi piu’ importanti della mobilita’ individuale, sicuramente e’ il piu’ importante per i lunghi tragitti. E la comparsa delle compagnie low cost, con la ricaduta concorrenziale anche su chi low cost non e’, sta portando sempre piu’ viaggiatori a preferire questo mezzo di trasporto ad altri, essenzialmente in sostituzione di navi, treni e autobus a lunga percorrenza.
Un fenomeno importante per la nostra crescita culturale ed educativa, che presenta -pero’- alcune pecche (talvolta voragini) organizzative ed umane. Le prime (organizzative) perche’ le esigenze di risparmio di spese da parte di gestori di aeroporti e vettori aerei, non sempre sono in linea con qualita’ e sicurezza del servizio. Le seconde (umane) perche’ molti non sono ancora abituati ad usare questo mezzo di trasporto e -forse la considerazione piu’ pregnante- l’essere umano e’ tale in ogni ambito; specialmente quando deve socializzare, condividere e seguire istinti e culture ed educazioni: infido, perfido, imprevedibile, egoista, furbo, disonesto, opportunista, maleducato e -nel contempo- fidato, buono, prevedibile, altruista, schietto, onesto, coerente, educato. Il compito di chi e’ prestatore di un servizio (pubblico o privato che sia) e’, in questa consapevolezza, essere in grado di prestare la propria opera perche’ nessuno si faccia male e ognuno ottenga il giusto servizio per cui ha pagato. Piu’ facile a dirsi che a fare, ma noi dell’Aduc, ci proviamo ad aiutare ognuno a rimanere se stesso, a migliorare o, almeno, a ridurre il danno del suo impatto con gli altri utenti e i prestatori di servizi. Per accertarsene basta collegarsi al sito: http://www.aduc.it.

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ATAC. Piccolo (PD):” Rota rivela difficoltà note, in un anno M5S ha bloccato risanamento e acuito difficoltà”

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

atac trasporti roma“Oggi, su un noto quotidiano della capitale, il direttore generale dell’Atac Rota esce dal torpore che ha caratterizzato il nuovo management scelto dalla sindaca Raggi e lancia l’allarme sui conti dell’azienda capitolina di trasporto. Dopo vari cambi di direzioni dalle dimissione dell’ex A.D. Rettighieri ecco la scoperta dell’acqua calda! Dopo un anno di amministrazione Raggi e di assoluto immobilismo, non è stato presentato ancora il nuovo piano industriale, il dott. Bruno Rota scopre quello che tutti sanno. Solo che non dice o forse non sa che il M5S ha bloccato l’azione difficile e complessa di risanamento avviata dalla precedente giunta di centrosinistra. Tutti ricordano le pesanti ingerenze dell’assessore Meleo nei confronti di Rettighieri per costringere quest’ultimo a gettare la spugna.E’ utile però ricordare, che il piano industriale e di efficientamento di Atac che era stato predisposto prima delle dimissioni dall’ex direttore generale dell’ATAC Marco Rettighieri, aveva iniziato, nel primo semestre 2016, a dare i primi risultati con il recupero di quasi 12 milioni su base annua e l’ipotesi di varie assunzioni nei settori operativi della società. Quindi riacquistare una credibilità finanziaria e un margine di operatività non era una missione impossibile. Pur nelle difficoltà oggettive l’azienda si era rimessa in marcia. L’azione di rilancio era stata avviata e il rischio fallimento allontanato. Dai 60 milioni di perdite del 2015, l’obiettivo era il pareggio di bilancio nel 2017, confermato anche dall’assessore Colomban, per chiudere il 2018 con un esercizio in utile. Alla base di quel piano industriale c’era l’incremento della produzione per raggiungere i 100 milioni di chilometri l’anno da contratto di servizio. Nel corso del 2015 erano stati riorganizzati sia i turni della superficie che del metroferroviario, è stato introdotto il badge anche per i macchinisti della metro, dimezzato il ricorso agli straordinari, internalizzate numerose attività (a partire dalla manutenzione), l’assenteismo era calato dal 13% all’11%. Le indennità prima concesse a pioggia erano state erogate al raggiungimento degli obiettivi.
In un anno di amministrazione cinquestelle in Atac, il processo di risanamento per rendere più competitiva la società capitolina nel 2019 è stato bloccato, i cambi di management e gli attriti tra presidente e D.G. hanno acuito la crisi, il bilancio consuntivo non è stato ancora approvato e cosa più grave anziché il pareggio di bilancio quest’anno si rischia l’aggravio di ulteriori perdite.” Così in una nota la consigliera del PD capitolino Ilaria Piccolo.

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Disoccupazione giovanile: I 5 consigli per trovare lavoro nel 2017 nonostante le difficoltà

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

opportunita-lavoro“L’era del tutto è dovuto non esiste più, né quella del posto fisso – spiega Chiara Grosso, presidente e CEO di FourStars, società accreditata dal Ministero del Lavoro e specializzata nei tirocini formativi – Possiamo vedere però questa situazione in positivo, come opportunità per fare esperienze diverse, mettersi in gioco, non avere paura di perdere un lavoro e trovarne un altro, potendosi reinventare senza timore. Per fare questo in primis consiglio di potenziare la conoscenza delle lingue straniere. Essere in grado di parlare in inglese in maniera fluente è davvero fondamentale, ma è altresì importante avere la capacità di parlare una terza lingua. Molto importante è anche cominciare a svolgere degli stage sin dal primo anno di università, per presentarsi ai futuri colloqui con un background lavorativo già solido e appetibile agli occhi dei recruiter”.Ma tutto questo non basta, servono anche altre qualità ed esperienze per avere maggiori probabilità di trovare lavoro nel corso del 2017: “Sarà importante anche lavorare su se stessi, concentrandosi su alcune delle soft skills più importanti come l’adattabilità, la capacità relazionale e la flessibilità, che faciliteranno non di poco l’ingresso nel mondo del lavoro. Altro aspetto fondamentale sono le esperienze all’estero, vissuti in grado di arricchire moltissimo il bagaglio culturale e lavorativo del candidato, ad esempio in paesi come gli USA, la Cina e la Gran Bretagna. L’ultimo dei miei 5 consigli, che mi sento di dare ai giovani per trovare lavoro nel 2017, è un motto: esigere, ma non pretendere – conclude Chiara Grosso – Una buona filosofia di vita per centrare gli obbiettivi che si sono prefissati per il loro futuro”. (foto: chiara grosso)

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Allarme consumi

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Maggio 2012

Prodotti tipici delle Madonie (Castelbuono)

Prodotti tipici delle Madonie (Castelbuono) (Photo credit: Wikipedia)

La pericolosa e costante crescita dei prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza, rilevata dai dati Istat – dichiara il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – lancia un nuovo allarme sul livello dei consumi interni e sull’intero primario italiano. Il rincaro del 4,7% di alcuni importanti prodotti, tra i quali cibo e carburanti – continua Tiso – è ben più alto del tasso di inflazione (3,3%) e mette a serio rischio il livello dei consumi interni, già drasticamente ridotti e tra le cause principali delle difficoltà del comparto agroalimentare. I prezzi crescono esponenzialmente con l’aumento dei costi di produzione a carico degli agricoltori, ed è proprio in questa direzione che bisogna intervenire con urgenza. Le misure varate dall’esecutivo però, tra le quali l’IMU, incideranno negativamente sul valore dei prodotti agroalimentari e sui loro prezzi, contraendo i consumi. Le difficoltà dell’agricoltura italiana risiedono, oltre che in falle sistemiche mai sanate, anche nella mancata volontà di vedere le potenzialità del settore e di investire per svilupparlo. Se non si lancia una forte inversione di tendenza – conclude Tiso – tutti i provvedimenti per il primario italiano non porteranno a nessun vantaggio concreto e non potranno far altro che acuire la crisi in atto.

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Padri separati in difficoltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2011

Conosciuti e non, padri soli, padri in difficoltà, padri con una separazione dolorosa sulle spalle. Scrivo per spronarvi a resistere, a curarvi di voi, della vostra vicenda, in modo da poterne uscire sani e salvi un giorno, anche se questo giorno è spostato molto in la nella vostra vita. Voglio dirvi che si può ricominciare una nuova esistenza senza dimenticare quella vecchia. Noi possiamo della nostra storia fare un prezioso uso: raccontarla. E per raccontare bisogna ricordare, fatti, dettagli, sensazioni, sofferenze, insegnamenti. Dobbiamo raccontare a tutti, dal passante al dirigente, accettando anche quella brutta indifferenza che troveremo spesso e so che fa male riceverla dopo essere stati espulsi e tolti dei nostri diritti essenziali di padri, figli, esseri umani, cittadini.Dobbiamo raccontare e condividere, in questo modo faremo due cose eccezionali: la prima, potremo imparare da queste esperienze di sofferenza, diventare migliori e ricostruire la nostra autostima; la seconda, importantissima, lasciare un segno nella società, una ferita ed un vaccino perché queste cose possano non accadere mai più ad altri esseri umani, padri e figli. Se noi non racconteremo il nostro apartheid, altri milioni di innocenti persone soffriranno come noi o peggio di noi.Vi incoraggio ad usare tutto ciò che avete per comunicare, raccontare, e sempre, farvi rispettare per ciò che siete e per ciò che di ignobile vi è successo; sul lavoro, in politica, per strada, sui giornali o in Tv, sul nostro portale http://www.paternita.info dove forniamo orientamento ed aiuto ad elaborare il lutto, il dolore; ma la voglia, la scelta di volere.. dovrete mettercela voi, dal vostro cuore e con la vostra intelligenza e capacità di scommettere ancora e sempre sul futuro e sulla vita. (Fabio Barzagli)

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Blocco rivalutazione pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2011

Primo maggio, i pensionati di oggi i lavorator...

«La questione vera non è tanto bloccare le perequazioni delle pensioni al di sopra dei 2.380 euro, ma aumentare le pensioni minime, di anziani ridotti spesso alla soglia dell’indigenza». Il presidente dell’Associazione nazionale anziani e pensionati (Anap) di Confartigianato, Giampaolo Palazzi, interviene sul blocco della rivalutazione delle pensioni per il biennio 2012-2013, previsto dalla manovra finanziaria preparata dal Governo. «Nessuno, e dunque nemmeno noi – prosegue il presidente Palazzi – vede, in generale, mai di buon occhio il taglio delle pensioni o delle perequazioni. Principio valido soprattutto per il blocco del 45% delle rivalutazioni di pensioni tra i 1.428 euro e i 2.380, pensioni dunque di media entità. Tuttavia, nel quadro generale di una stabilizzazione della spesa pensionistica, e considerata la complessa situazione dei conti pubblici italiani, Anap potrebbe in assoluto non essere contraria al blocco delle perequazioni delle pensioni alte, qualora i tagli fossero controbilanciati da opportuni riequilibri per le pensioni minime. La politica di risparmio e di sacrifici impostata dal Governo, non solo non deve assolutamente gravare su chi percepisce 467 euro al mese di pensione, ma pensiamo che questa manovra debba essere l’occasione, proprio in periodo di crisi economico-finanziaria, per rafforzare il sostegno a chi è in maggiore difficoltà». (gianpaolo palazzi)

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