Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘diffuso’

Lavoro: precariato diffuso

Posted by fidest press agency su martedì, 11 maggio 2021

“I dati sulla disoccupazione giovanile e femminile pubblicati oggi non devono indurre a domandarci solo se siano stati stanziati fondi adeguati per incrementare l’offerta di lavoro nel PNRR, ma a porre contestualmente il tema della qualità dell’occupazione attuale e futura.Soprattutto per giovani e donne c’è in campo da anni solo la prospettiva del lavoro precario, in cooperativa, con Amazon, nei call center, cin un trattamento discriminatorio, minori diritti sociali e uno sfruttamento spesso selvaggio da far rabbrividire il più spietato capitalismo industriale del seco scorso. Per dare un futuro ai giovani, consentire loro di costruire una famiglia, contrastare il crollo demografico incoraggiando a dare figli, servono nuove e più qualificate opportunità, insieme a un nuovo stato sociale. Serve misurare la graduale digitalizzazione del sistema garantendo il saldo occupazionale zero, cioè modernizzare sì, ma non sulle spalle dei lavoratori.Così come occorre ridurre le tasse per favorire la nascita di nuove imprese giovanili e femminili”. E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi intervenendo alla trasmissione ‘Omnibus’ su La7.

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Panico diffuso in Mozambico per gli attacchi dei jihadisti affiliati all’ISIS

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 maggio 2021

«Il panico è diffuso» fra la popolazione e vi è timore di nuovi attacchi da parte di gruppi terroristici, anche a Pemba, capoluogo della provincia mozambicana di Cabo Delgado, secondo quanto riferisce ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Don Kwiriwi Fonseca, componente del team della Comunicazione della diocesi di Pemba. «Ogni volta che sente uno sparo, o un qualsiasi scambio di colpi d’arma da fuoco», anche se provenienti «dai campi di addestramento dell’esercito, la gente entra immediatamente nel panico e corre fuori dalle case. Per questo il governo, le ONG e la Chiesa dovranno parlare intensamente e costantemente di pace e sicurezza, perché c’è veramente molta paura», spiega il sacerdote. Questo è quanto si verifica anche nella stessa Pemba, la principale base delle forze di sicurezza governative dell’intera regione. Il terrore descritto da Don Fonseca trasforma ogni movimento inusuale, ogni suono più forte del solito, ogni colpo isolato in un attacco imminente. Se questo accade quando si ha il solo timore di un attacco è facile comprendere cosa si verifica quando l’aggressione è effettiva, come è accaduto lo scorso 22 aprile. «Fin dal primo attacco – il più violento, il 24 marzo – le notizie sono giunte in maniera frammentaria, ma il 22 aprile quattro persone sono state uccise e altre sequestrate». A quasi un mese dall’attacco verificatosi a Palma, nell’estremo nord, la città al centro del megaprogetto di sfruttamento del gas naturale offshore, la medesima città è stata ancora una volta teatro di una grave aggressione. «Il governo non si è ancora manifestato, anche se diverse persone hanno confermato che, sì, ci sono stati degli attacchi», racconta il sacerdote. La guerra non dichiarata da parte di gruppi armati affiliati all’ISIS ha sconvolto quest’area del nord Mozambico. Il conflitto, dall’ottobre 2017, ha causato circa 2.500 vittime e oltre 750.000 sfollati. La Chiesa è impegnata nel tentativo di aiutare la popolazione costretta alla fuga e ora totalmente dipendente dalla solidarietà e dal sostegno altrui. Don Kwiriwi Fonseca, nel descrivere gli attuali bisogni della popolazione, è lapidario: «Qui manca tutto». Il sacerdote della diocesi di Pemba collabora con Aiuto alla Chiesa che Soffre dall’inizio del conflitto. «Vogliamo ringraziare la fondazione pontificia ACS per il suo sostegno e perché ci è stata sempre accanto sin dal primo momento della crisi, qui nella diocesi di Pemba».

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Scompenso cardiaco: poco conosciuto, ma molto diffuso

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 luglio 2019

Questo, in sintesi, il quadro italiano di una patologia cronica e progressiva che – nonostante sia la prima causa di ricovero tra gli ultra 65enni e la prima causa di morte tra le patologie cardiovascolari in Italia – rimane una delle meno considerate. Eppure, nel nostro Paese, quasi il 2% della popolazione soffre di scompenso cardiaco (circa 1 milione di persone)2. Inoltre, la prevalenza cresce in maniera esponenziale con l’età: meno dell’1% sino a 60 anni e fino al 20% dopo gli 80 anni3. Motivo per cui lo scompenso cardiaco è considerata una epidemia particolarmente concentrata nell’anziano. I soggetti con diabete sono particolarmente esposti a sviluppare scompenso e la loro prognosi è particolarmente grave. Circa il 40% degli scompensati ha il diabete e la maggior parte dei pazienti con scompenso soffre di molte altre condizioni associate che possono far precipitare le condizioni cliniche e aggravare una prognosi già grave. Ecco quindi l’importanza di un approccio multidisciplinare. Diventa fondamentale continuare ad accrescere la consapevolezza sull’importanza di una corretta prevenzione dello scompenso e di un trattamento tempestivo adeguato.
La campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo” ha l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza dell’importanza e della severità di questa patologia. Riconoscere i sintomi, imparare a gestire al meglio la propria condizione di paziente non sottovalutando la progressione della malattia, confrontarsi in maniera aperta e proattiva con tutti gli specialisti della salute del cuore per le migliori opportunità terapeutiche in grado di migliorare la propria qualità di vita saranno alcuni dei temi affrontati nel corso dell’incontro medico-paziente che si è svolto giorni fa presso l’ Aula Magna I Clinica Medica del Policlinico Umberto I di Roma (Viale del Policlinico, 155).
All’incontro rtsno presenti il Prof. Francesco Fedele, Direttore UOC Malattie Cardiovascolari, Policlinico Umberto I, il Dott. Carlo Lavalle, Centro di Elettrostimolazione ed Elettrofisiologia, Policlinico Umberto I, il Dott. Paolo Severino, Assegnista di ricerca Dipartimento di Scienze.
La campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo” ha l’obiettivo di diffondere una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza e della severità di questa patologia. Riconoscere i sintomi, imparare a gestire al meglio la propria condizione di paziente non sottovalutando la progressione della malattia, confrontarsi in maniera aperta e proattiva con tutti gli specialisti della salute per le migliori opportunità terapeutiche in grado di migliorare la propria qualità di vita saranno gli asset portanti di questa nuova iniziativa di sensibilizzazione e informazione che, nel corso dell’anno, sarà incentrata sulla realizzazione di incontri ‘medico-paziente’ in 15 Centri ospedalieri.
Lo scompenso cardiaco colpisce l’1,7% della popolazione italiana, circa 1 milione di persone. In Italia causa circa 190.000 ricoveri l’anno, che generano una spesa totale di circa 3 miliardi €/anno. Lo scompenso cardiaco è un importante problema di salute pubblica e lo diventerà sempre più per l’invecchiamento della popolazione e il progresso del trattamento delle malattie cardiovascolari (coronaropatie e valvulopatie). Poco conosciuto in generale, lo scompenso cardiaco è la prima causa di morte tra le patologie cardiovascolari in Italia. La mortalità a 5 anni dopo un ricovero per scompenso cardiaco è del 40-50%, 1 paziente su 4 muore entro 1 anno dalla diagnosi.

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Scompenso cardiaco: poco conosciuto, ma molto diffuso

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

Questo, in sintesi, il quadro italiano di una patologia cronica e progressiva che – nonostante sia la prima causa di ricovero tra gli ultra 65enni e la prima causa di morte tra le patologie cardiovascolari in Italia– rimane una delle meno considerate. Eppure, nel nostro Paese, l’1,7% della popolazione soffre di scompenso cardiaco (circa 1 milione di persone), con un’incidenza di 200.000 nuovi casi all’anno. Inoltre, la prevalenza cresce in maniera esponenziale con l’età: meno dell’1% sino a 60 anni e fino al 20% dopo gli 80 anni. Motivo per cui lo scompenso cardiaco è stato definito come ‘sindrome cardio-geriatrica’ del XXI Secolo’4. Diventa, allora, fondamentale continuare ad accrescere la consapevolezza sull’importanza di una corretta prevenzione e di un trattamento tempestivo adeguato.La campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo” ha l’obiettivo di diffondere una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza e della severità di questa patologia. Riconoscere i sintomi, imparare a gestire al meglio la propria condizione di paziente non sottovalutando la progressione della malattia, confrontarsi in maniera aperta e proattiva con tutti gli specialisti della salute per le migliori opportunità terapeutiche in grado di migliorare la propria qualità di vita saranno gli asset portanti di questa nuova iniziativa di sensibilizzazione e informazione che, nel corso dell’anno, sarà incentrata sulla realizzazione di incontri ‘medico-paziente’ in 15 Centri ospedalieri.“Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica e invalidante e, pertanto, ogni iniziativa intesa a promuovere l’informazione e accrescere la consapevolezza sulla patologia, garantendo la migliore prevenzione e cura, va certamente nella direzione di portare all’attenzione generale la gravità di una patologia ancora troppo sottovalutata – commenta Maria Rosaria Di Somma, consigliere delegato AISC. – È altresì importante sensibilizzare le Istituzioni e l’opinione pubblica sulla necessità che per tutti i pazienti sia attivato un percorso educazionale, per migliorare gli interventi di prevenzione, tutela e cura, e la presa in carico del paziente in un sistema di gestione della malattia, multidisciplinare e integrato, che parta dal medico di medicina generale e coinvolga tutti gli specialisti che trattano lo scompenso. In Italia, l’incidenza della patologia aumenterà significativamente nei prossimi anni in relazione alla migliorata aspettativa di vita della popolazione. Pertanto, l’obbiettivo di seguire meglio i pazienti e di prevenirne le criticità, non solo risponde alle aspettative del paziente, costretto oggi a confrontarsi con la inadeguata risposta del Sistema sanitario nazionale e regionale, ma inciderebbe in maniera rilevante sui costi della sanità pubblica”.Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica severa che progredisce silenziosamente, anche in assenza di sintomi evidenti, esponendo il paziente ad un elevato rischio. Basti pensare che 1 paziente su 4 muore entro un anno dalla diagnosi. Per questo, per la gestione sempre più efficace del paziente con scompenso cardiaco è fondamentale un approccio di tipo interdisciplinare, che persegua l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e di ridurre le ospedalizzazioni.
“Lo scompenso cardiaco – dichiara il Prof. Ciro Indolfi, Direttore del dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università Magna Grecia di Catanzaro e Presidente SIC – è una sindrome clinica complessa in cui il cuore non è più capace di pompare sangue in misura adeguata alle richieste metaboliche dell’organismo. Lo scompenso cardiaco è una malattia grave, la cui frequenza aumenta con l’età ed è tra le prime cause di ricovero dopo i 65 anni.

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Israele: terrorismo diffuso

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

gerusalemme-porta-dei-leoniRenzo Gattegna, Presidente delle comunità ebraiche italiane, su quanto sta avvenendo in Israele dichiara ai microfoni di Radio 24: “l’escalation di violenza preoccupa perché si tratta di un terrorismo diffuso imprevedibile che dà un senso di insicurezza, perché si capisce che potrebbe colpire chiunque in qualsiasi momento. Ci auguriamo che essendo uno scontro fra una comunità che non dovrebbe disporre di mezzi militari possa scendere la tensione abbastanza rapidamente. Bisognerà tentare gradatamente di abbassare il livello della tensione, i dirigenti di Israele e i dirigenti dei palestinesi dovranno svolgere questo ruolo anche per permettere la riapertura di un dialogo.”

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Conciliazione lo strumento più diffuso

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2010

Nel 2009, allo sportello della Camera di Commercio di Udine sono state depositate 109 domande di conciliazione. Di quelle attivate, 32 si sono concluse positivamente, il 70% con accordo tra le parti raggiunto con l’intervento del conciliatore chiamato, nel suo ruolo, ad aiutarle nella composizione delle divergenti posizioni. Nel 2010 (dati al 30 settembre), l’ufficio di Udine ha ricevuto 76 domande, di cui quasi il 60% tra imprese e consumatori, 6 delle quali svolte con la nuova normativa. Solo in questi giorni, durante quella che Unioncamere, da sette anni, indica come “Settimana Nazionale della Conciliazione”, sono arrivate in Cciaa una quindicina di domande, grazie anche all’agevolazione della gratuità proposta per stimolare il ricorso a questo importante strumento di composizione stragiudiziale delle controversie civili e commerciali. Sono alcune cifre, presentate dal segretario generale della Cciaa di Udine Fabiano Zuiani, che inquadrano un fenomeno su cui da anni le Cciaa italiane si stanno impegnando, istituto che l’Ente camerale udinese è stato tra i primi a sviluppare e su cui, questa mattina, ha organizzato un partecipatissimo convegno, in Sala Valduga, per fare il punto sul tema, proprio quest’anno disciplinato dal decreto legislativo 4 marzo n. 28. Una normativa che ha introdotto diverse novità, ma abbastanza controversa nei contenuti: proprio su questo, si sono confrontati studiosi, magistrati e conciliatori davanti a un pubblico numeroso e molto interessato, formato da rappresentanti delle categorie e da professionisti, avvocati, notai, commercialisti, giudici, ma anche periti, geometri e molti conciliatori. Il componente di giunta camerale Giuseppe Pavan, delegato dal presidente Giovanni Da Pozzo a introdurre l’appuntamento, ha sottolineato come «la Camera di commercio di Udine ponga estrema attenzione a questa attività, che si va affermando sempre più». A entrare nel dibattito, Mauro Bove (preside Facoltà di Giurisprudenza Università degli Studi di Perugia), Andrea Zuliani (magistrato presso il Tribunale di Udine), l’avvocato Mario Formaio e il geometra Michele Peloso, entrambi conciliatori della Camera di Commercio di Udine.

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Emorroidi: un disturbo diffuso

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2010

In Italia circa 3.500.000 di persone – vale a dire il 9% della popolazione adulta – soffre di emorroidi, un problema non sempre affrontato, ma in grado di compromettere pesantemente la qualità della vita.  Ogni anno, nel nostro Paese, vengono effettuati circa 38.000 interventi chirurgici per il trattamento della patologia emorroidaria: tra le regioni più “sensibili” troviamo la Lombardia, che conta più di 7.000 interventi l’anno, seguita dal Lazio con 3.923 e dalla Campania con 2.554 interventi. I pazienti sono soprattutto uomini, con 20.925 interventi, contro i 13.197 delle donne. La maggior parte di pazienti ha tra i 15 e i 64 anni (28.559), mentre gli over 65 sono solo 5.549 (fonte: Ministero della Salute). Sul totale dei trattamenti, il 68% (26.000) sono eseguiti con la tecnica dell’emorroidopessi, che permette di riposizionare il tessuto in eccesso, evitando l’asportazione delle emorroidi. Questa tecnica è destinata a migliorare ulteriormente grazie alla recente introduzione sul mercato da parte di Covidien, leader mondiale di prodotti per la salute, del dispositivo chirurgico HEEA con tecnologia DST ™, presentato oggi a Napoli nel corso di un incontro rivolto alla comunità medico-scientifica, che rappresenta l’evoluzione delle suturatrici meccaniche.  Il presupposto dell’emorroidopessi è quello di non asportare le emorroidi, in quanto svolgono una funzione di completamento della continenza dei liquidi e dei gas. L’intervento rimuove una banda circolare di mucosa rettale, in modo da non permettere più lo scivolamento del tessuto attraverso il canale anale, e ricolloca la mucosa, i cuscinetti emorroidali e l’anoderma nella loro posizione originaria. L’emorroidopessi viene effettuata attraverso l’uso di un apposito strumento, una suturatrice circolare che realizza una cucitura sterile muco-mucosa, consentendo l’esecuzione dell’intervento in modo rapido e sicuro. Con la suturatrice circolare si asporta il prolasso e, contemporaneamente, la mucosa viene ricongiunta con microclips al titanio. Non si pratica nessuna incisione nell’ano, che riacquista la normale anatomia e le normali funzioni fisiologiche.  I vantaggi di questa tecnica chirurgica sono rappresentati dalla riduzione del dolore post-operatorio rispetto alle tradizionali procedure chirurgiche, ripristino anatomico e funzionale del canale anale, dalla riduzione della degenza ospedaliera e un conseguente rapido ritorno del paziente alla normale attività. (Eleonora Cossa)

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1° convegno nazionale su Corporate storytelling

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2009

Pavia 19 ottobre 2009 – ore 14 – 18.30 Aula Magna dell’Università  In tempi di crisi le aziende scoprono lo storytelling, la nuova tecnica di comunicazione che consiste nel raccontare storie di persone e prodotti, evocare atmosfere e musiche, costruire un mondo simbolico in cui i consumatori possano riconoscersi. Con lo storytelling le imprese raccontano storie sui prodotti, per venderli. Storie “convincenti, altamente evocative e motivanti”. Narrano le “imprese” dei manager o dei fondatori (anche immaginari), per creare una cultura condivisa e un’identità d’impresa. Costruiscono fiction intorno ai marchi, per farli ricordare e comprare.  A questo strumento di marketing e comunicazione ancora poco diffuso – ma che unisce narrazione, business, organizzazione e potere ed è già utilizzato da  importanti  aziende come Vodafone, Costa Crociere, Wind, Gruppo Autostrade, Consorzio San Daniele  –  è dedicato il 1° convegno nazionale sul  Corporate Storytelling, “Raccontare l’azienda, gli individui, il mercato nella crisi globale”, in programma all’Università di Pavia il 19 ottobre (in Aula Magna, dalle ore 14 alle 18,30). Ideatore e promotore del convegno è Andrea Fontana, esperto di comunicazione d’impresa e autore del “Manuale di storytelling” (Etas, 2009), materia che insegna al corso di laurea in Comunicazione dell’Università di Pavia.Il convegno, organizzato dal corso in Comunicazione dell’Università di Pavia presieduto da Giampaolo Azzoni, vuole indagare – grazie a testimonial aziendali ed esperti di marketing e comunicazione –  i diversi e molteplici impatti che la “narrazione d’impresa” (organizzativa, istituzionale, sociale, etc.) produce nei diversi ambiti della nostra esistenza e sulle pratiche di consumo che fisiologicamente e patologicamente ne conseguono.

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