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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘diga’

Osvaldo Guerrieri: La diga sull’oceano. La folle avventura di Atlantropa

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Atlantropa, il super continente che sarebbe nato dall’unione di Europa e Africa, entrò come un turbine nella scena europea tra le due guerre e la lasciò senza fiato. Era un’impresa al limite delle possibilità umane ma tecnicamente realizzabile, disse l’autore di quel disegno pazzesco, l’architetto bavarese Herman Sörgel. Bastava disseccare il Mediterraneo innalzando tre dighe, una sullo Stretto di Gibilterra, una sui Dardanelli e una terza tra la Sicilia e la Tunisia; collocare su quelle dighe delle immense turbine che avrebbero assicurato energia elettrica a buona parte dell’Europa; ottenere nuova terra da bonificare per coltivarla ed edificare le nuove «città del sole». Una volta realizzato, il super continente sarebbe stato in grado di trattare alla pari con i due giganti che premevano all’orizzonte: il blocco americano da una parte e quello asiatico dall’altra. Esponente del Bauhaus, Sörgel non faticò a cooptare le più geniali menti costruttive dell’epoca, da Peter Behrens a Erich Mendelsohn a Emil Fahrenkamp, e a sedurre scienziati, governi, filosofi, scrittori e rappresentanti del grande capitale degli anni Venti e Trenta del Novecento.
La diga sull’oceano ricostruisce la storia di questa grande avventura dell’immaginazione al servizio dell’umanità, ponendo sotto i riflettori della narrazione romanzesca il suo artefice e l’ambiente nel quale egli operò: la Repubblica di Weimar, il Bauhaus, il Nazismo – che avversò profondamente il progetto di Sörgel – la Liberazione con i giganti, i nani e i mostri che ne furono i protagonisti o le comparse. 192 pagine Piccola biblioteca Neri Pozza.
Osvaldo Guerrieri è nato a Chieti e vive a Torino. È critico teatrale de La Stampa, attività per la quale ha ricevuto nel 2003 il premio Flaiano. Con Neri Pozza ha pubblicato L’insaziabile (premio internazionale Mondello 2009), Istantanee (2009), I Torinesi (2011, BEAT nel 2013), Col diavolo in corpo. Vite maledette da Amedeo Modigliani a Carmelo Bene (2013), Curzio (2015), Schiava di Picasso (2016, BEAT nel 2018) e ancora con BEAT, nel 2017, La signora Sandokan.

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L’Italia non finanzia la diga di Gibe III

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2011

La CRBM accoglie con soddisfazione la notizia che il nostro ministero degli Esteri non concederà alcun prestito al governo etiope per la realizzazione della controversa diga di Gibe III, sul fiume Omo. La nostra cooperazione, quindi, non staccherà il previsto assegno di 250 milioni di euro, a copertura parziale del miliardo e mezzo necessario per far sorgere lo sbarramento.La comunicazione formale ricevuta dalla CRBM da parte delle autorità ministeriali afferma infatti che “…in ogni caso la procedura di concessione del credito d’aiuto di cui in oggetto si è interrotta. Il Governo etiope ha infatto rinunciato a dare ulteriore seguito alla richiesta di finanziamento a credito s’aiuto del progetto idroelettrico in esame”. La Farnesina è solo l’ultima delle entità che rinunciano a partecipare al progetto, attualmente in fase di realizzazione e che vede il coinvolgimento dell’impresa italiana Salini. Nei mesi scorsi già la Banca Mondiale, la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Africana di Sviluppo avevano deciso di non finanziare il mega impianto idroelettrico. Sebbene queste istituzioni non abbiano espressamente indicato le nefaste conseguenze del progetto come motivazioni del loro mancato aiuto, è più che probabile proprio gli impatti socio-ambientali siano alla base della loro decisione. Qualora completata, infatti, la diga di Gibe III devasterebbe l’ecosistema della valle dell’Omo e del lago Turkana, in Kenya, mettendo a rischio la sicurezza alimentare di non meno di 500mila persone.

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Etiopia: diga di Gibe 3

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2010

La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha ufficialmente dichiarato che non è più coinvolta in alcun modo nel progetto della diga di Gibe 3, in Etiopia. L’istituzione ha fatto presente che, dopo aver condotto delle valutazioni preliminari dal punto di vista tecnico e sugli impatti socio-ambientali, non ha intenzione di continuare l’iter previsto per la concessione di un prestito. La Banca ha però affermato che la sua decisione non è dovuta ai risultati di questa serie di rapporti, ma solo in considerazione del fatto che “il governo etiope ha trovato fonti alternative di finanziamento”.Val la pena di ricordare che la banca era stata costretta ad elaborare studi indipendenti grazie alle forti pressioni della società civile (www.stopgibe3.org) e delle comunità locali del Lago Turkana  che ritengono che la diga affamerà mezzo milione di persone in Kenya ed Etiopia.  La BEI si rifiuta però di rendere pubblici i risultati di questi studi che alcune fonti riferiscono essere negativi.  CRBM recentemente ha presentato un ricorso alle autorità competenti per rendere pubbliche le informazioni contenute in questi studi finanziati con i soldi dei cittadini europei.
Gibe 2 è stata inaugurata a inizio 2010 proprio alla presenza del ministro Franco Frattini, ma ha sospeso le attività due settimane dopo a causa di un crollo di una parte del tunnel di collegamento. La BEI aveva finanziato anche Gibe II affidandosi esclusivamente agli studi prodotti dal promotore. La costruzione di Gibe 2 e di Gibe 3 fa capo alla compagnia italiana Salini.

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Brasile: indiani contro la mega diga di Belo Monte

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2010

Per migliaia di indigeni Kayapó, Assurini e Juruna lungo il fiume Xingú nello stato brasiliano del Pará continua la disperata lotta per la sopravvivenza contro il mega-progetto della diga Belo Monte. A sorpresa oggi il Tribunale Federale di Altamira, capitale dello stato brasiliano di Pará, ha bloccato all’ultimo momento la pubblicazione del bando di concorso per la costruzione della terza diga più grande del mondo. Per le 20.000 persone minacciate dalla costruzione della diga, questo blocco temporaneo non costituisce alcuna garanzia. Già lo scorso 14 aprile il giudice federale Antonio Carlos Almeida Campelo aveva sospeso la licenza ambientale alla costruzione della diga ma solo 48 ore dopo il tribunale federale di Brasilia aveva avvallato le licenze e decretato la pubblicazione del bando di concorso per oggi 20 aprile. Se dovesse realizzarsi la centrale idroelettrica di Belo Monte gli Indigeni perderanno irrimediabilmente la loro base vitale. Per il bacino della diga saranno inondati 500 km² di foresta tropicale e aree agricole, circa 20.000 persone dovranno lasciare la propria terra e casa e verrebbe inondata anche parte della città di Altamira. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è quindi rivolta con un appello a mantenere intatta la foresta tropicale all’ambasciatore brasiliano in Germania Everton Vieira Vargas. Inoltre sul sito della sezione tedesca dell’APM (www.gfbv.de) è stata attivata una raccolta di firme di protesta al mega-progetto. Tra gli oppositori al mega progetto figurano anche il regista di Hollywood David Cameron (Avatar, Titanic) e l’attrice Sigourney Weaver che lo scorso 12 aprile, insieme ad altre 700 persone, hanno protestato nella capitale Brasilia contro la diga di Belo Monte.

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Appello ad Obama: ferma la deforestazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2009

Mentre Barack Obama si prepara al suo primo viaggio in Indonesia da presidente e gli Stati Uniti continuano a intralciare i progressi degli incontri sul clima prima del summit di Copenhagen, più di cinquanta attivisti di Greenpeace  hanno srotolato uno striscione di circa 600 metri quadrati in una foresta torbiera recentemente deforestata con il messaggio “Obama tu puoi fermare tutto questo!” Il Presidente degli Stati Uniti, infatti, secondo Greenpeace, ha la possibilità e il dovere morale di porre fine alla deforestazione – che causa ben un quinto delle emissioni di gas serra a livello globale – e di evitare al nostro pianeta e alla nostra specie la catastrofe climatica. Intanto un altro gruppo di attivisti ha bloccato sette enormi escavatori di proprietà della multinazionale della carta APRIL, la più grande produttrice di polpa di cellulosa e carta in Indonesia. L’obiettivo è proteggere una preziosa foresta torbiera che la APRIL ha intenzione di distruggere per far spazio a piantagioni di alberi per la produzione di carta da vendere ai propri clienti a livello internazionale. L’azione di oggi si è svolta nella penisola di Kampar, nell’isola indonesiana di Sumatra dove Greenpeace già da alcune settimane ha costruito il “Campo di resistenza per il clima”. “Presidente cosa sta aspettando? –  chiederebbe a Obama Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia che domani raggiungerà il campo di Kampar – Obama ha promesso che avrebbe preso misure decisive per evitare il caos climatico nel nostro pianeta ma, a poche settimane dal Summit sul clima di Copenhagen, sembra invece  che la sua amministrazione stia lavorando per provocare uno stallo delle trattative e non per ottenere un accordo che sia giusto, efficace e che includa la fine della distruzione delle foreste del pianeta“ conclude Campione. Greenpeace stima che, per porre fine alla deforestazione, i Paesi industrializzati debbano investire 30 miliardi di euro ogni anno nella protezione delle foreste. La cifra suona enorme, ma è meno di quanto gli Stati Uniti abbiano dato a singole banche durante la crisi economica dello scorso anno. La distruzione delle foreste e delle torbiere indonesiane rilascia in atmosfera enormi quantità di CO2. Per questo motivo l’Indonesia  occupa il terzo posto nella classifica dei paesi emettitori dopo la Cina e gli Stati Uniti. Al Campo di resistenza per il clima di Greenpeace da settimane si costruiscono dighe per bloccare il drenaggio e la distruzione di questi preziosissimi depositi di carbonio. Le torbiere di quest’area, infatti, trattengono circa due miliardi di tonnellate di carbonio che verrebbe emesso in atmosfera se questa foresta venisse distrutta.

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