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XIII Simposio COTEC Europa “PA 4.0: Rethinking the Public Administration for a Digital World”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Napoli martedì 7 maggio, a partire dalle ore 9.00 il Teatro San Carlo ospiterà l’incontro, che torna a Napoli dopo undici anni, alla presenza del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, del Re di Spagna, Filippo VI e del Presidente della Repubblica portoghese, Marcelo Rebelo de Sousa.
I lavori del Simposio si apriranno con gli interventi di Jorge Barrero, Direttore Generale COTEC Spagna, Jorge Portugal, Direttore Generale COTEC Portogallo, e Claudio Roveda, Direttore Generale COTEC Italia. A partire da una ricognizione dello stato d’informatizzazione della PA dei tre Paesi nel contesto europeo e dei programmi previsti per il suo sviluppo, la tavola rotonda si concentrerà sugli sviluppi nel medio termine delle tecnologie digitali di interesse per la PA, sulla necessità di ripensare le politiche per le risorse umane al fine di creare il public servant del futuro così come sull’opportunità di ripensare i processi regolatori.Seguiranno poi, per ciascuno dei tre Paesi, le testimonianze di imprese technology providers in grado di offrire servizi per la crescita della digitalizzazione della PA.
Leader aziendali ed esponenti delle istituzioni dei tre Paesi si incontreranno per delineare azioni comuni sui temi della politica dell’innovazione e attivare iniziative specifiche di collaborazione. Un’occasione importante per rilanciare il tema dell’innovazione nella Pubblica Amministrazione in un periodo di grande rivoluzione industriale-tecnologica e di forte cambiamento. In un simile contesto, infatti, è sempre più urgente permettere ai cittadini di gestire on line i rapporti con la Pubblica Amministrazione e l’accesso ai servizi pubblici.
L’Italia occupa gli ultimi posti insieme a Bulgaria, Grecia e Romania per livello complessivo di digitalizzazione dell’economia e della società nei Paesi europei, con un indice relativo pari a 44 su 100 rispetto al 72 della Danimarca che occupa il primo posto.
Il nostro Paese si posiziona nella parte bassa della classifica della digitalizzazione dei servizi pubblici con un indice pari a 52 su 100 contro il 78 della Finlandia che è il primo Paese. All’Italia spetta l’ultimo posto riguardo l’obbligo di utilizzare internet per inoltrare richieste alla pubblica amministrazione, con una percentuale di cittadini “obbligati” ad operare online pari al 30% a fronte della media europea del 58% e del 96% dell’Estonia.E’ inoltre molto ridotto in Italia l’uso di prestampati che utilizzano dati già in qualche modo disponibili e che evitano così al cittadino inutili ripetizioni: il suo indicatore, infatti, è 32 su 100 contro la media europea di 54 e il 100 di Malta.
Dall’analisi, tuttavia, emerge come vi siano alcuni settori nei quali l’Italia mostra un livello di digitalizzazione in linea con la media europea:
– una buona posizione occupa l’Italia riguardo la possibilità di effettuare online una serie di adempimenti amministrativi, dall’indicazione della nuova residenza alla comunicazione di una nascita: il Paese presenta un indicatore pari a 87 su 100, contro una media europea di 85 e il massimo di 99 di Malta;
– l’Italia ricopre poi una discreta posizione, con un valore di 80 su 100 (media europea pari a 83 e valore massimo di 100 per la Danimarca), con riferimento alla possibilità di espletare online tutte le formalità necessarie per avviare un nuovo business o gestirne uno esistente;
– relativamente alla disponibilità dei cittadini di acquisire online servizi per la salute, l’Italia occupa, con una percentuale del 24% contro la media europea di 18% e il massimo di 48% della Finlandia, una posizione intermedia.
Ma quali sono le nuove sfide che attendono la Pubblica Amministrazione 4.0? Una risposta a questa domanda proveranno a fornirla, in una tavola rotonda moderata da Riccardo Luna, direttore Agi Agenzia Italia, Roberto Viola, Direttore Generale della DG Connect della Commissione europea, Rogelio Velasco, Ministro per l’Economia, la Conoscenza, l’Impresa e l’Università dell’Andalusia, Maria Manuel Leitao Marques, ex Ministro per la Modernizzazione della Pubblica Amministrazione del Portogallo e Luca Attias, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale italiana. Ciascun Paese, infatti, illustrerà i propri programmi per lo sviluppo della digitalizzazione delle proprie strutture, delle modalità operative e dei processi.
La giornata si chiuderà con gli interventi finali dei tre Capi di Stato d’Italia, Spagna e Portogallo, introdotti dal Presidente di COTEC Italia, Luigi Nicolais.
Nel corso dell’incontro saliranno sul palco del Teatro San Carlo anche i vincitori di Hack.Gov, una vera e propria maratona di creatività, organizzata da Agi Agenzia Italia in collaborazione con la Regione Campania e l’Università di Napoli Federico II con il patrocinio di AgID – Agenzia per l’Italia Digitale, che ha visto più di duecento giovani talenti provenienti da tutto il mondo sfidarsi presso l’Apple Developer Academy, luogo simbolo dell’innovazione in Europa , per ideare soluzioni innovative e tecnologicamente all’avanguardia nel campo della Pubblica Amministrazione.Inoltre, verranno presentati i risultati finali, sotto forma di MoU, di un evento promosso dalle Cotec di Italia, Spagna e Portogallo sul tema Spazio e digitalizzazione della PA che si è tenuto il 6 maggio presso l’Università Federico II.La Rai coprirà con un proprio segnale televisivo l’intero convegno. (fonte: agi.it)

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Why Edwin Morgan’s scrapbooks remain inaccessible in a digital world

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

university-of-glasgowThe creation of a digital collection of the unpublished work of the first Scots Makar, Edwin Morgan, should have been easy.Morgan wanted his scrapbooks, correspondence and handwritten drafts of poems to be publicly available during his lifetime (1920-2010).And since then, the Edwin Morgan estate and the University of Glasgow – he was a student and lecturer in the Department of English literature – have also tried valiantly to make his unpublished works accessible to the rest of the world.But today, a web resource is launched explaining the obstacles inherent in current copyright law which have made the digitisation of cultural heritage collections, such as Morgan’s, virtually impossible.The resource, found at http://www.digitisingmorgan.org, has been developed by Kerry Patterson, Project Officer for the “Digitising the Edwin Morgan Scrapbooks” project at the University of Glasgow, with Principal Investigator Professor Ronan Deazley from Queen’s University Belfast and Victoria Stobo, a PhD student at the University of Glasgow. This is the first major UK study examining the challenges – both legal and financial – in digitising cultural heritage collections, particularly those from the mid- to late 20th century in the current regulatory climate.The difficulties pertain particularly to what are described as “orphan” works – works that are still protected by copyright law but for which the owner or owners cannot be identified or located.In the collaborative project between CREATe (the Centre for Copyright and New Business Models in the Creative Economy – a national hub based at the University of Glasgow) and the University Library, Ms Patterson warns that current copyright regulations are “preventing the digitisation of cultural heritage collections”.“If permissions cannot be secured because rightholders cannot be contacted, institutions may simply avoid socially beneficial uses of these ‘orphans’, preferring instead to deal with material for which copyright has expired or is easy to clear. But, when decisions about the digitisation of heritage collections are shaped by the copyright status of the material itself, this skews the digital cultural record,” she says.There is currently a twin-track approach to the problem of “orphan” works in the UK: an exception which implements the EU Orphan Works Directive 2012 and the Orphan Works Licensing Scheme (OWLS). Both depend upon conducting a diligent search for every single orphan work that is to be digitised, regardless of the nature and scale of the project.The University of Glasgow project is the first major UK study to consider the concept of diligent search since the Directive and OWLS came into effect.Ms Patterson finds, however, that “for anything other than small-scale digitisation initiatives, the long-term efficacy and relevance of both schemes appear fatally compromised by the demands of diligent search”.She adds: “With respect to the 16 scrapbooks created by Edwin Morgan, we estimate that it would take one researcher over eight years to undertake the diligent search activity alone, at a cost of more than £185,000.”Diligent search and mass digitisation are “fundamentally incompatible, however light-touch the nature of the diligent search obligation”, she concludes.As for the Edwin Morgan scrapbooks, they will, says Ms Patterson, “remain accessible only within the physical confines of the University Library building for the foreseeable future, apart from a selection of the pages that we digitised for this project”.
“In this respect, they evidence the very real phenomenon of the so-called 20th century black hole. Because copyright status shapes selection processes regarding the digitisation of heritage materials, collections containing work from the mid- to late 20th century are less likely to be digitised for public consumption. In short, our digital historic record is skewed towards material created in the 19th and early 20th century, material that resides in the public domain,” she adds.

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