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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘digitali’

Le professioni digitali più richieste

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2021

In Italia c’è la necessità di avere figure professionali altamente specializzate in materie scientifiche: per via della crescente digitalizzazione di imprese pubbliche e private, infatti, profili del genere diverranno strategici negli anni a venire. Non a caso sono inseriti tra quelli su cui punterà il capitolo del PNRR destinato all’occupazione giovanile, con un fondo dedicato proprio alla creazione di 90 mila occupati in più nei settori che traineranno il rilancio.In un Paese scarsamente digitalizzato come l’Italia e con una certa allergia nei confronti delle materie STEM, però, sono in molti a pensare che queste ultime richiedano una particolare attitudine, una lunga esperienza sia teorica che pratica e una laurea di un certo livello per essere ‘maneggiate’ a dovere. E invece per molte delle posizioni aperte in questi ambiti è vero l’esatto contrario: in poche settimane è possibile cambiare vita e passare dal tablet per le ordinazioni in pizzeria ai terminali di lavoro di chi si occupa di Cybersecurity. Geeks Academy è una realtà che in Italia applica con successo il metodo che oltreoceano sta sperimentando un’azienda tecnologica del calibro di Google: percorsi di formazione di pochi mesi che permettono a soggetti, anche sprovvisti di laurea, di accedere alle professioni del futuro più richieste come profili specializzati che possano lavorare nel mondo della Cybersecurity, della Blockchain o della Big Data Analysis e molto altro.

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La mancanza di infrastrutture digitali rischia di lasciare milioni di famiglie rurali in povertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2021

Nonostante un notevole incremento nel numero di migranti che spediscono denaro a casa tramite trasferimenti digitali a causa della pandemia di COVID-19, milioni di membri delle famiglie destinatarie, che vivono in zone rurali, affrontano enormi difficoltà per accedere ai servizi finanziari digitali che potrebbero aiutarli a uscire dalla povertà. Il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) ha lanciato oggi un appello perché si investa con urgenza in infrastrutture e servizi finanziari digitali nei paesi in via di sviluppo, per garantire che le famiglie che vivono in aree rurali non vengano lasciate indietro. L’anno scorso, le rimesse digitali sono aumentate del 65 per cento, raggiungendo la cifra complessiva di 12,7 miliardi di dollari. Questo cambiamento è dovuto a una diminuzione nell’uso di contante determinata dai lockdown, che hanno limitato la possibilità di spedire denaro attraverso canali informali, e dalle regole di distanziamento sociale, tanto per chi spediva quanto per chi riceveva le rimesse. Nonostante la recessione economica globale causata dalla pandemia, i migranti hanno continuato a mandare denaro a casa alle loro famiglie, e le rimesse nel 2020 hanno raggiunto l’ammontare totale di 540 miliardi di dollari – con un calo limitato all’1,6 per cento, rispetto all’anno precedente. In tutto il mondo, 200 milioni di migranti mandano regolarmente denaro a casa a circa 800 milioni di loro parenti. Questo contributo influisce in modo cruciale sulla loro vita e sulla loro possibilità di mantenersi. Quasi la metà di queste famiglie vive in aree rurali di paesi in via di sviluppo, dove la povertà e la fame sono più diffuse. Le famiglie usano i soldi mandati a casa dai lavoratori migranti per soddisfare necessità essenziali quali cibo, alloggio, spese scolastiche e mediche, oltre che per avviare piccole attività imprenditoriali. Queste risorse spesso sono in grado di cambiare la vita delle famiglie e delle comunità locali. Da marzo 2020, l’IFAD è alla guida di una task force globale per le rimesse (RCTF), composta da 41 organismi internazionali, istituzioni intergovernative, gruppi industriali e del settore privato e una rete di organizzazioni che si occupano di migranti, per ovviare all’impatto della pandemia di COVID-19 sul miliardo di persone direttamente coinvolte nel fenomeno delle rimesse. Tra le numerose raccomandazioni rivolte al settore pubblico e privato, la task force ha elaborato misure concrete per promuovere la digitalizzazione del mercato delle rimesse, nel tentativo di stimolare la ripresa e rafforzare la resilienza delle famiglie dei migranti in tutto il mondo. In linea con queste misure, l’IFAD sta attualmente finanziando soluzioni digitali promosse dal settore privato di cui beneficeranno oltre un milione di persone nella sola Africa occidentale.

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Canali digitali e punti vendita sono sempre più integrati

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 giugno 2021

La crescita dell’eCommerce di prodotto continua anche nel 2021, seppure in maniera più misurata rispetto al 2020. Le prime stime prevedono un incremento del +18% che porterà i prodotti a raggiungere i 30,6 miliardi di euro di transato. Il Food&Grocery rimane il settore trainante (+38%), seguito dall’Abbigliamento e accessori (+26%) e dal Beauty (+20%). Per soddisfare l’incremento di domanda online e per supportare le mutate esigenze dei consumatori, i player hanno investito nell’innovazione digitale, sia per ottimizzare i processi operativi sia per abilitare e/o potenziare i canali di vendita e di interazione.Queste alcune delle evidenze emerse dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano in occasione del convegno “eCommerce B2c: i nuovi equilibri dell’omnicanalità nella pandemia” Nel 2020 l’eCommerce di prodotto in Italia ha registrato una crescita del +45% raggiungendo una penetrazione sul totale acquisti Retail del 9% (era poco più del 6% nel 2019) mitigando la crisi del settore, che nello stesso periodo ha registrato un forte calo degli acquisti Retail e la chiusura di oltre 9.000 negozi.Il digitale è diventato sempre più centrale nelle strategie dei player e questi trend stanno generando nuovi equilibri tra offline e online basati sia su un riassetto dell’infrastruttura fisica, sia su modelli multi e omnicanale: se guardiamo nel dettaglio ai canali di vendita e interazione, i merchant si sono focalizzati sull’attivazione e sul rafforzamento di canali relazionali – prevalentemente sui social e sulle piattaforme di instant messaging – e sull’abilitazione di nuove iniziative in particolare sui marketplace e su siti aggregatori.Il cambiamento indotto dall’emergenza sanitaria ha contribuito alla diffusione dell’eCommerce anche tra le piccole imprese italiane che, rispetto al passato, sono state incentivate ad avvicinarsi al digitale e a comprenderne le potenzialità. In molti casi l’approccio all’eCommerce e alla multicanalità è stato piuttosto “artigianale”, fondato su modalità di interazione online e su modelli di acquisizione dell’ordine attraverso piattaforme social e/o di instant messaging (non propriamente di eCommerce). I più evoluti hanno investito in siti diretti, in vetrine sui marketplace e in iniziative sugli aggregatori online. Per le PMI italiane non si può ancora parlare di omnicanalità in maniera diffusa, ma stiamo assistendo ai primi passi verso una multicanalità online più consapevole. Si tratta comunque per il nostro Paese di un segnale della centralità e del maggior grado di maturità dell’eCommerce, che lascia presagire un’integrazione sempre più solida tra l’offline e l’online.

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LGIM lancia un ETF sui pagamenti digitali

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2021

Legal & General Investment Management (LGIM) annuncia oggi il lancio dell’L&G Digital Payments UCITS ETF, che offre agli investitori esposizione verso il consistente potenziale di crescita delle tecnologie per i pagamenti digitali, derivanti da una transizione globale verso un’economia cashless.Valutato 58 miliardi di dollari americani nel 2020, si prevede che il mercato globale dei pagamenti digitali crescerà ad un tasso di crescita annuo composto del 19,4% tra il 2021 e il 2028[1]. L’L&G Digital Payments UCITS ETF fornisce esposizione tematica a questo potenziale di crescita, investendo in acquirer ed emittenti di carte di pagamento, in gateway e processori, in fornitori di tecnologia e servizi di pagamento cardless. Il nuovo fondo investe in società con una capitalizzazione del flottante minima di 200 milioni di dollari americani e un volume medio giornaliero di scambi su base trimestrale minimo di un milione di dollari, selezionate da un universo dinamico di oltre 150 imprese operanti nella value chain dei pagamenti digitali e valorizzando anche l’esperienza della società di ricerca e consulenza Payments Cards & Mobile. Le realtà dell’universo investibile sono quotate primariamente in mercati sviluppati, Corea del Sud e/o Taiwan. Infine, una revisione mensile assicurerà che se una qualsiasi impresa rappresenterà oltre il 15% dell’intero portafoglio, allora l’ETF sarà ribilanciato, tornando a dare a tutte lo stesso peso. Il lancio dell’ETF sottolinea il ruolo importante della tecnologia digitale nell’ampliare l’inclusione finanziaria globale, promuovendo anche molti degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU (Sustainable Development Goals, SDG), tra cui la crescita del settore, dell’innovazione e delle infrastrutture, della dignità del lavoro e dell’economia, sviluppando al contempo anche città e comunità sostenibili. Secondo quanto affermato dalle Nazioni Unite, i servizi finanziari digitali, come i pagamenti digitali, possono aiutare ad accrescere i risparmi delle famiglie, a far fronte agli shock economici e a proteggere gli asset dai rischi; inoltre, consentono ai trasferimenti da parte delle amministrazioni pubbliche, agli stipendi o alle pensioni di raggiungere più efficientemente coloro che ne hanno più bisogno. Infine, aiutano i piccoli commercianti ad accrescere i loro ricavi e fungono da carburante per modelli di business che aumentano l’accesso a servizi finanziari a basso costo, raggiungendo potenzialmente 1,6 miliardi di persone in più

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eCommerce Management e Strategie Digitali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2021

E’ stato organizzato da SAA – School of Management di Torino, Progesia e ZeroGrey – 10 giugno 2021-5 marzo 2022. Il master si svolgerà presso la Saa, School of Management di Torino in via Ventimiglia 115. Lo scenario economico attuale, come quello futuro, è caratterizzato dalla continua innovazione tecnologica e dalla crescente consapevolezza dei consumatori. Per questo l’eCommerce Manager è una figura strategica all’interno di qualsiasi azienda di prodotti o servizi che vuole mantenere e consolidare la propria competitività. Dopo il successo dell’edizione 2020 Saa – School of Management dell’Università di Torino, ZeroGrey società specializzata in eCommerce e in outsourcing e Progesia, società specializzata in strategia di business, neuromarketing e pricing comportamentale, organizzano il master Executive in eCommerce Management e Strategie Digitali che inizierà il 10 giugno e terminerà il 5 marzo 2022. Tanti gli argomenti trattati nei tre moduli: dai modelli di business nell’industria 4.0 alla comunicazione nella digital trasformation, dall’omnicanalità alla normativa fiscale doganale e internazionale, dalle analisi metriche e digitali agli strumenti finanziari innovativi nell’industria 4.0 fino alla scelta del prodotto e alla costruzione di una vetrina in un eCommerce.Il master Executive in eCommerce Management e Strategie Digitali si rivolge ai laureati (laurea di primo livello, laurea vecchio ordinamento, laurea magistrale, lauree straniere equipollenti) di ogni facoltà o dipartimento, a manager, direttori e direttrici generali, direttori e direttrici commerciali e dipendenti con consolidata esperienza di lavoro che vogliono approfondire le competenze in materia di eCommerce ed incrementare il proprio valore professionale e strategico. Alla teoria, svolta da docenti universitari e da affermati manager del settore, sono affiancate numerose esercitazioni pratiche progettate replicando le strategie dei più grandi brand internazionali.L’obiettivo del master è formare una figura professionale capace di seguire e coordinare tutte le fasi della creazione e della gestione di un progetto eCommerce o multicanale. Un manager che abbia competenze trasversali in ambito digitale, gestionale, operativo e finanziario, in grado di valutare costi e tempi di realizzazione di un sito e ideare soluzioni che diano i maggiori benefici remunerativi sul progetto finale. Una figura professionale specializzata in strategie di marketing che abbia le skill per definire il timing, la politica di pricing e la linea guida di posizionamento del brand sul mercato.Anche la terza edizione del master Executive in eCommerce Management e Strategie Digitali vede la presenza di prestigiosi partner nazionali e internazionali. Ai molti che hanno già partecipato alle edizioni precedenti se ne affiancano infatti di nuovi, altrettanto importanti. Essendo già ben focalizzati sui vari aspetti dell’eCommerce, i partner offrono ai partecipanti una visione a 360 gradi dell’industria sia a livello teorico che pratico.Le lezioni si svolgono in modalità mista online e in presenza, anche con visite on-site presso i partner, sono full time una volta al mese il giovedì, venerdì e il sabato dalle ore 9.00 alle 18.00 e sono strutturate in modo che possa accedervi anche chi già svolge un incarico professionale. La parte teorica e quella pratica sono equilibrate e le nozioni acquisite vengono applicate attraverso esercitazioni e laboratori. Al termine di ogni sessione mensile ai partecipanti verranno richiesti dei feedback; è inoltre prevista l’attivazione di tirocini facoltativi presso le aziende partner e al completamento con successo del corso verrà rilasciato un certificato validato Saa – School of Management e Dipartimento di Management.

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Recovery Plan: Puntare su formazione dei giovani e competenze digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

Lanciare una strategia sinergica, multisettoriale e integrata per garantire ai giovani le competenze, le abilità e le conoscenze necessarie per gestire i profondi cambiamenti tecnologici e organizzativi che caratterizzeranno la società del futuro.Con questo obiettivo si è svolto oggi il Digital Talk “Le nuove generazioni e la società del futuro. Formazione e competenze digitali nel PNRR per il rilancio del Paese”, organizzato da Italy Next Generation, coalizione che aggrega alcuni dei principali player del mondo aziendale, accademico e associativo con l’obiettivo di favorire un dibattito sui pilastri fondamentali su cui dovrà poggiare la società che verrà consegnata alle prossime generazioni.Ha aperto l’evento il Ministro per le Politiche giovanili Fabiana Dadone, che ha evidenziato quali sono gli interventi necessari per proiettare l’Italia verso un nuovo modello di sviluppo centrato sulla sostenibilità, l’inclusione, l’istruzione e l’occupazione giovanile: “Formare i formatori, rafforzare le politiche attive del lavoro rendendole più efficaci, sviluppare un percorso di orientamento professionale che parta sin dalle scuole medie e accompagni i ragazzi fino all’ingresso nel mercato del lavoro. È importante che la formazione sia adeguata alle nuove esigenze del mercato del lavoro, quindi si orienti verso la transizione digitale e quella ecologica, ma soprattutto risponda alle esigenze dei giovani e giovanissimi: sviluppare percorsi di formazione informale che permettano l’apprendimento anche divertendosi, come ci diceva già Montessori. Emancipare i ragazzi – ha concluso il Ministro – ma emancipare anche chi lavora con una formazione davvero continua e permanente”.Su questi temi si sono confrontati autorevoli rappresentanti di aziende e associazioni di categoria che hanno preso parte al Digital Talk, tra cui Vodafone Italia, The Adecco Group Italia, ASSTEL – Assotelecomunicazioni, YOOX Net-a-Porter e il Gruppo AXA Italia, dialogando sulle misure da mettere in campo, nell’ambito dell’attuazione del PNRR, per favorire una maggiore collaborazione tra pubblico e privato per preparare i giovani con nuove competenze adeguate alle sfide imposte dai processi di innovazione tecnologica e necessarie per realizzare un progresso sostenibile.

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Allarme Cnel: metà degli uffici pubblici non usa internet e il 58% degli italiani non ha competenze digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2021

C’è un evidente disallineamento tra l’ancora modesto livello di tecnologie digitali utilizzate dalle amministrazioni pubbliche e l’uso generalizzato della rete internet e dei social che la pandemia ha imposto. Ma si tratta di un utilizzo spesso improvvisato, non supportato da competenze adeguate. Sono alcune delle conclusioni contenute nella “Relazione annuale 2020 del Cnel consegnata al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Amministrazioni pubbliche centrali e locali alle imprese e i cittadini, realizzata ai sensi dell’art. 10-bis della legge 936/1986 con il contributo di 30 istituzioni. Dallo studio nazionale emerge che “meno di una istituzione su due (41,9%) dichiara di utilizzare Internet e solo gli organi di governo centrale, nelle Università pubbliche e nelle Regioni vanno di pari passo alla diffusione del web. Nonostante ciò, i social costituiscono quasi ovunque la seconda tecnologia più utilizzata dopo internet. Sulla copertura VHCN, l’Italia ha accelerato il ritmo di diffusione della fibra ma resta ancora indietro rispetto alla media UE del 44%”. Nel contempo, “solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base. Inoltre, la percentuale di specialisti ICT in Italia è ancora al di sotto della media UE, così come la quota di laureati nel settore ICT, che registra un valore pari all’1% contro una media europea di 3,6%”. Il leader dell’Anief, Marcello Pacifico, si sofferma sulla mancanza di competenze e l’uso eccessivo delle nuove tecnologie: “l’utilizzo ad esempio esclusivo e prolungato della dad porta problemi relazionali a lungo termine i cui effetti non sono prevedibili. Per questo dobbiamo fare uno sforzo di riorganizzazione, così da prevedere anche delle scelte di prevenzione ai disagi”. Diventa allora fondamentale dare seguito al Patto per l’Innovazione del Lavoro pubblico e la Coesione sociale, sottoscritto nei giorni scorsi anche dalla Cisal, che ha l’intento di modernizzare il “sistema Italia” e l’incremento della coesione sociale, grazie all’opportunità offerta dal Pnrr, potenziando la PA con la semplificazione dei processi, un massiccio investimento nel capitale umano e l’avvio di una nuova stagione di relazioni sindacali che porti pure al rinnovo contrattuale. L’accordo avrà effetti di rinnovo e adeguamento su molti punti: assunzioni straordinarie, stipendi inadeguati, lavoro agile, formazione, aggiornamento, nuove professionalità, Università, Afam, formazione a distanza e lavoro agile, ricerca. Il sindacato ha presentato ai parlamentari un documento dettagliato che associa le nuove tecnologie ai diversi segmenti scolastici, dalla scuola dell’infanzia fino ai centri per adulti. Pacifico ha anche ricordato che “sugli studenti l’impatto delle dad è stato devastante, è necessario dare supporto a insegnanti e alunni. Bisogna tornare alla didattica in presenza ma bisogna capire come operare con le scuole aperte, perché non ci sono ancora gli strumenti adeguati e il prossimo anno non ci sarà nemmeno l’organico Covid; dobbiamo fare i conti ancora con le classi pollaio. Dobbiamo riflettere su come sono aperte queste scuole”.

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ll Covid accelera i canali digitali

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

Le banche retail di tutto il mondo hanno reagito alla crisi Covid19, chiudendo o convertendo filiali, reindirizzando risorse e clienti verso i canali digitali, adottando misure per migliorare la posizione finanziaria. Ma oggi hanno di fronte nuove sfide. Lo shock della pandemia ha accelerato i cambiamenti in corso e ne ha innescati di nuovi, ponendo i ricavi delle banche in una situazione di rischio costante: le previsioni al 2024, a seconda delle diverse stime di PIL globale, sono comprese tra una ripresa +2,8% dei ricavi nel caso di quick rebound ad una contrazione del -1,1% nello scenario peggiore, ma anche nel contesto più ottimistico non sarà possibile compensare le perdite almeno fino al 2022. I clienti stanno diventando più digitali e più velocemente. Nel mondo, l’utilizzo dell’online banking è aumentato del +26% e quello del mobile banking del +34%, cambiamenti probabilmente permanenti che anticipano di tre o quattro anni la migrazione digitale prevista nei trend pre-Covid. Sono alcuni risultati emersi dal Global Retail Banking 2021, il report di Boston Consulting Group (BCG) che ha analizzato l’impatto della pandemia sul settore del retail banking, rilevando anche l’opinione di 12.000 clienti in 16 paesi, tra cui l’Italia.Come sottolinea Ugo Cotroneo, Managing Director and Partner di BCG, “le banche tradizionali hanno ormai compreso l’importanza della transizione digitale e hanno avviato percorsi di trasformazione, ma devono semplificare diversi processi interni, adottare a scala nuove tecnologie e modi di lavorare e che miglioreranno l’esperienza cliente e porteranno rilevanti benefici di costo”. Molte, infatti, hanno migliorato l’esperienza digitale, lasciando però invariati i processi di back-end e spesso i costi fissi. Per Cotroneo “L’evoluzione dei consumatori richiede alle banche retail di diventare digitali front-to-back, organizzando le attività a valore aggiunto attorno a cliente, poiché sono quelle di cui ha davvero bisogno. Un’ottimizzazione dei processi interni della banca incentrata sui “value streams”, ovvero l’insieme di processi, prodotti e servizi progettati per soddisfare le esigenze finanziarie più rilevanti dei clienti, può fornire percorsi fluidi abilitati da processi, advanced analytics e tecnologie digitali, riducendo allo stesso tempo i costi e migliorando l’esperienza dei consumatori”. L’evoluzione digitale del retail banking è evidente anche in Italia: in base al Retail Banking Excellence Benchmark (REBEX) sviluppato da BCG, durante la pandemia, il 24% dei clienti delle banche italiane ha utilizzato quotidianamente l’internet banking e il 23% app di servizi finanziari. Molti hanno utilizzato i canali digitali per la prima volta proprio durante il Covid19: il 10% dei consumatori si è iscritto ai servizi online, il 13% a quelli via mobile. E la soddisfazione è più alta rispetto alle filiali e agli altri canali da remoto, come i contact center. Nonostante il maggiore utilizzo dei canali digitali (soprattutto per le attività quotidiane), è rimasto alto l’uso di sportelli ATM e filiali. Anzi, se le previsioni indicano il progressivo passaggio ai canali digitali, gli italiani si dimostrano ancora legati al luogo fisico della propria banca: il 36% dei clienti dichiara che utilizzerà meno la filiale in futuro, ma all’atto pratico l’85% prevede di visitarne una nei prossimi sei mesi. E il 39% cambierebbe banca se la sua filiale di riferimento non fosse più disponibile.

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Iniziativa di formazione sui pagamenti digitali per i Comuni Italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

Prenderà il via l’8 marzo Nexi Academy PA, il programma di formazione ed educazione sui pagamenti digitali realizzato da Nexi in collaborazione con Visa e destinato ai Comuni Italiani: l’iniziativa, completamente gratuita e fruibile via web, consiste in una serie di webinar di formazione ed educazione sull’evoluzione dei pagamenti digitali nella PA, in particolare alla luce della normativa del DL Semplificazioni che prevede l’obbligo di adesione a PagoPA da parte di tutte le Pubbliche Amministrazioni del nostro Paese.
Durante gli incontri, manager di Nexi e di Visa, rappresentanti di Istituzioni e Associazioni ed esperti del settore spiegheranno come rispettare la normativa per la gestione di pagamenti e incassi e per consentire ai cittadini l’accesso ai servizi digitali del proprio Comune, anche tramite l’app IO, faranno il punto sulle nuove frontiere dei digital payments in Italia e in Europa, anche in chiave prospettica, illustreranno le principali evoluzioni di settore, come l’omnicanalità, il social commerce, i pagamenti in prossimità, ospiteranno i Comuni Italiani più evoluti sul fronte dei pagamenti digitali, illustrandone i casi di successo.L’iniziativa si inserisce in un momento storico in cui i pagamenti digitali, che nel nostro Paese sono meno diffusi rispetto alla media europea (26% in Italia vs 50% media UE), stanno crescendo a buon ritmo anche a seguito della pandemia, che ha cambiato le abitudini di acquisto e di incasso degli Italiani: secondo un recente studio condotto da GFK per conto di Visa, infatti, il 62% degli italiani non considera più i pagamenti in contante preferibili a quelli digitali e il 31% prevede di aumentare la frequenza dei propri pagamenti con carta nel prossimo futuro.Si tratta di un importante cambiamento culturale e di percezione che può rappresentare un’opportunità unica per accelerare la digitalizzazione del Paese, facendo leva proprio sui digital payments, ormai riconosciuti come indispensabili non solo per lo sviluppo economico, ma anche per rendere più innovativi e accessibili i servizi ai cittadini.“I servizi pubblici digitali pesano per il 15% nel DESI, l’indice elaborato dalla Commissione Europea per misurare il livello di digitalizzazione dei Paesi europei, che vede l’Italia al 25esimo posto: per crescere su questo fronte, oltre a un’ottima offerta di servizi, serve che la PA abbia anche una adeguata cultura digitale e buone competenze specifiche – dichiara Marco Torri, Head of Public Administration Advisory & Sales di Nexi – La nostra iniziativa ha proprio l’obiettivo di informare e formare chi opera nella PA, nello specifico i Comuni: lo facciamo sul mondo dei pagamenti digitali, nel quale siamo il player di riferimento, perché rappresentano una leva fondamentale per la digitalizzazione dei servizi pubblici e una straordinaria opportunità di crescita per il nostro Paese. Basti pensare che nel 2020 le adesioni a PagoPa sono cresciute del 69% e sono state registrate oltre 97 milioni di transazioni per un valore di circa 18 miliardi di euro”.Oltre ai webinar realizzati in collaborazione con Visa, Nexi metterà a disposizione sul proprio sito un canale dedicato ai pagamenti digitali nella PA nel quale sarà possibile consultare i materiali dei corsi, aggiornarsi tramite video informativi, consultare materiali attinenti al mondo dei pagamenti, avere risposte ai propri dubbi sull’evoluzione digitale del settore e sulle nuove tendenze, tenersi informati sulla normativa vigente.

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Cresce l’esercito dei Freelance digitali

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

Bolzano. In numeri parlano chiaro: l’Italia è un paese di liberi professionisti. Più di un quarto del mercato del lavoro è stabilmente occupato da queste figure che, per scelta o per costrizione derivante da instabilità e incertezza, dedicano le proprie energie all’attività da freelance. Una parte importante di questo insieme è attualmente occupata da professionisti con competenze in ambito digital e new economy. Settori in rapida crescita che necessitano di figure con esperienze specializzate da impiegare per periodi di tempo limitati alla prestazione. Le attuali contingenze dovute alle diverse restrizioni nella libera circolazione delle persone, stanno profondamente modificando le consolidate abitudini quotidiane degli individui. Le inevitabili ripercussioni economiche coinvolgono e stravolgono, a vario titolo, soprattutto il mondo del lavoro: termini come ‘smart woking’, ‘home working’ e ‘remote working’ entrano prepotentemente nel vocabolario di chi possiede o possedeva un contratto di lavoro subordinato. Ma c’è chi ha da sempre fatto propria questa filosofia di approccio al mercato del lavoro come i freelance, un esercito destinato a crescere in un contesto, come quello italiano, costantemente tra i primi posti in Europa per numero di figure professionali auto-assunte. In uno scenario che descrive inevitabilmente l’ennesimo cambio di rotta nel marcato del lavoro, tra burocrazia, fiscalità e previdenza, ecco come orientarsi e concentrarsi sulla propria attività con serenità

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Progetto “Crescere Cittadini Digitali”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Samsung Electronics Italia, azienda che da sempre si dedica allo sviluppo di progetti nell’ambito della formazione sui temi del digitale per diverse fasce della popolazione italiana, dalle nuove generazioni ai più senior, annuncia il il progetto “Crescere Cittadini Digitali” che si concretizza in una serie di attività, previste per le prossime settimane e mesi, a partire dall’omonima guida di Educazione Civica Digitale per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado. Con questo progetto, Samsung vuole supportare i giovani italiani, così come i loro genitori ed insegnanti, a crescere come cittadini digitali più consapevoli, in grado di valorizzare al meglio la propria presenza in rete e sui social, restando attenti e coscienti sulle insidie che si nascondono nelle pieghe del web. L’iniziativa è stata presentata oggi durante una conferenza stampa virtuale alla quale hanno presenziato il Viceministro dell’Istruzione Anna Ascani e l’On. Massimiliano Capitanio (componente della IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, nonché promotore e primo firmatario della legge che ha reintrodotto l’insegnamento dell’Educazione Civica nelle scuole in tutti i gradi dell’istruzione, a partire dalla scuola dell’Infanzia fino alla scuola secondaria di II grado).Nelle prossime settimane e mesi, Samsung diffonderà i contenuti della guida “Crescere Cittadini Digitali” in tutte le scuole secondarie di primo grado italiane, e sono già in programma diverse lezioni di educazione civica digitale nelle scuole, per le quali l’azienda si farà accompagnare da un gruppo di esperti scelti per le varie materie trattate nella guida.Per maggiori informazioni sul progetto “Crescere Cittadini Digitali”: http://www.samsung.com/it/campaign/crescere-cittadini-digitali/

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Competenze digitali e formazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

Il mondo digitale corre più veloce della luce ed è difficile stare al passo con i tempi? Da oggi sviluppare e potenziare le competenze digitali (digital skills), e non solo, sarà più semplice grazie a “Job Digital Lab – La formazione che ti rimette in gioco”, il programma formativo innovativo nato dalla collaborazione tra ING Italia e Fondazione Mondo Digitale. Obiettivo: raggiungere 5.000 persone su tutto il territorio nazionale. Il percorso, che parte oggi e proseguirà fino a luglio 2021, prevede attività di training a cura dei professionisti di Fondazione Mondo Digitale dedicate a chi è in cerca di lavoro e vuole arricchire le opportunità di inserimento o reinserimento professionale. In particolare: Alfabetizzazione Digitale: per approfondire gli strumenti e l’uso consapevole delle piattaforme social più diffuse e dei servizi online; Digital Academy: sessioni di formazione specialistica pensate per i lavori del futuro, soprattutto negli ambiti in cui le competenze digitali sono fondamentali, quali comunicazione, marketing digitale, turismo, moda e design, robotica e domotica, gaming e virtual reality, rigenerazione urbana, salute, mobilità; Social Community Days: per dare ai partecipanti concrete occasioni di confronto con professionisti e con le loro esperienze di vita e di lavoro; StartLab al femminile: il percorso di accompagnamento all’impresa dedicato alle donne con idee imprenditoriali e alle loro startup. La formazione si rivolgerà a tutti coloro che vogliono rimettersi in gioco e darsi nuove opportunità, a NEET (Young people Neither in Employment or in Education or Training), over 50 disoccupati o inoccupati, donne con idee imprenditoriali. In Italia solo il 20% dei lavoratori partecipa infatti ad attività di formazione, la metà rispetto alla media Ocse, e la percentuale scende al 9,5% per gli adulti con competenze basse e al 5,4% per i disoccupati di lunga durata (dati OECD 2019). Il fatto che poche persone abbiano possibilità di formazione permanente incide quindi negativamente sul tasso di occupabilità e sulla competitività delle aziende. Spesso, infatti, si registra un divario (mismatch) tra competenze dei lavoratori, bisogni del mercato e processi di trasformazione digitale. “Job Digital Lab – La formazione che ti rimette in gioco” è stato presentato oggi con un evento digitale interattivo con la partecipazione di Enrico Pagliarini, giornalista di Radio 24, Mirta Michilli, Direttore Generale della Fondazione Mondo Digitale, e Alessio Miranda, Country Manager di ING Italia, che attraverso il role modelling ha raccontato in prima persona la propria esperienza e ha risposto, insieme ad un gruppo di professionisti ING, alle domande dei partecipanti su come rimettersi in gioco. “Le competenze digitali sono e saranno sempre più importati per ognuno di noi – commenta Alessio Miranda, Country Manager di ING in Italia – La situazione di emergenza che stiamo vivendo ha reso ancora più evidente la loro centralità nella vita quotidiana e in quella professionale, trasformando il nostro modo di vivere, lavorare e di relazionarci. In ING vogliamo giocare un ruolo in questa evoluzione sia nei confronti dei clienti, sia verso i colleghi interni e anche verso la società. Con questo progetto investiamo in quanto di più prezioso ci possa essere: la formazione e lo sviluppo delle persone. Vogliamo dare loro gli strumenti per essere un passo avanti e per rimettersi in gioco in un mondo che evolve e cambia rapidamente e in cui nessuno deve restare indietro”. “Lavoriamo da sempre con reti collaborative ibride che distinguono i processi di innovazione sociale, – ha commentato Mirta Michilli, Direttore Generale di FMD – ma è la prima volta che avviamo una collaborazione con una banca digitale innovativa per sperimentare nuove strategie formative sempre più inclusive. Con Job Digital Lab la formazione diventa un collante a presa rapida, comunitario e d’impresa, capace di aggregare, fare comunità e coinvolgere tutti nella catena di valore. Sperimenteremo anche la ‘formazione continua di vicinanza’, accessibile da uno smartphone. Una sfida cruciale in tempo di emergenza”. Al suo termine il programma prevede il coinvolgimento diretto dei Centri di Orientamento al lavoro, Centri per l’impiego e agenzie di recruiting per facilitare l’ingresso e il reinserimento dei partecipanti nel mondo del lavoro.

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Scuola: Le competenze digitali di alunni e docenti lasciano a desiderare

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Dalla relazione “Education & Training Monitor 2020″ emerge che nei paesi dell’UE non solo parte degli studenti, ma anche delle percentuali non indifferenti di insegnanti della scuola secondaria di primo grado risultano raramente formati in modo adeguato sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ne deriva “la forte necessità di formazione nell’utilizzo delle competenze digitali per l’insegnamento”. Quanto agli investimenti nell’istruzione, secondo i dati della relazione di monitoraggio, gli Stati membri dell’UE hanno mantenuto la spesa pubblica per l’istruzione intorno al 10% della spesa pubblica totale. L’Italia, purtroppo, è indietro rispetto a questa media. Nell’Unione europea le competenze digitali di oltre il 15% della popolazione studentesca non sono adeguate. E anche quelle dei docenti, soprattutto nella scuola media. Lo ha rilevato la Commissione europea attraverso la relazione annuale di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione: la relazione, che fa un raffronto tra Paesi, con 27 relazioni approfondite per paese, analizza l’evoluzione dell’istruzione e della formazione nell’UE e nei suoi Stati membri e presenta le strategie che possono aiutarli a soddisfare le esigenze del mercato del lavoro e della società. La relazione “Education & Training Monitor 2020″, di cui Indire riassume i contenuti, ha approfondito le modalità di insegnamento e di apprendimento nell’era digitale: ambiti che la crisi del coronavirus ha esaltato, ribadendo l’importanza delle soluzioni digitali per la didattica. Ma ha anche fatto emergere le carenze esistenti. “Contrariamente alla percezione diffusa che i giovani di oggi appartengano a una generazione di “nativi digitali”, i risultati dell’indagine indicano che molti non sviluppano competenze digitali sufficienti”, ha sintetizzato la rivista specializzata Orizzonte Scuola.In attesa che l’Unione Europea stanzi i fondi del Recovery Fund e l’Italia li destini anche a questo scopo, il giovane sindacato ricorda che la nota 2002 del 9 novembre 2020, concordata tra Ministero dell’istruzione, ANIEF e le altre oo.ss. firmatarie del CCNI, ha fornito alle scuole le indicazioni operative e i chiarimenti per la corretta gestione della didattica digitale integrata.

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“Freelance digitali” il volume di Barbara Reverberi

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Un mondo del lavoro che cambia crea un “prima” e un “dopo”. Per chi aveva un lavoro e non lo ha più, lo sta cercando, o ha realizzato che i paradigmi sono mutati e anche l’attività che svolgeva e garantiva una remunerazione va ripensata. In questo tempo di ridefinizioni, revisioni, ri-organizzazioni, assume particolare rilevanza “Freelance digitali” il volume curato da Barbara Reverberi e inserito nella nuovissima “Digital generation”, la collana scritta da grandi professionisti italiani del settore, coordinata da Gaetano Romeo e pubblicata da Maggioli Editore. L’autrice è giornalista, mamma e freelance dal 2012, dopo anni da lavoratrice dipendente in qualità di ufficio stampa presso la Fondazione Benedetta D’Intino della famiglia Mondadori e poi con un contratto a tempo determinato alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. In 250 pagine, con i contributi di colleghi ed esperti del digitale, Barbara Reverberi guida, passo dopo passo, chi vuole fare la scelta di diventare freelance e non sa da dove iniziare: aprire la partita Iva, ritagliarsi un ambito operativo specifico coltivando competenze e conoscenze con un aggiornamento continuo, fare personal branding sui social networks, puntare sul Valore della professionalità nell’offrire servizi a nuovi potenziali clienti. Con una consapevolezza, che è diventato l’hashtag che caratterizza il Freelance Network Italia, di cui è fondatrice: #Insiemeèmeglio.Il volume, scritto in maniera agile e modulare, per consentirne una migliore fruizione e leggibilità analizza chi è il freelance, quali sono le opportunità del digitale, come gestire in modo responsabile la parte fiscale, quali strumenti utilizzare per promuoversi, fare personal branding e, soprattutto, come evitare di “sentirsi solo”. Secondo i dati Excelsior-Anpal la Digital Transformation produrrà circa 267mila nuovi occupati nel 2020. Chi vuole trovare lavoro o migliorare la propria posizione, deve quindi guardare attentamente alla rivoluzione digitale che comprende le professioni dell’ICT (Information & Communication Technology) e numerose nuove professioni con competenze digitali di tipo matematico e informatico, che vanno dall’analisi dei dati alla sicurezza informatica, dall’intelligenza artificiale all’analisi di mercato. La domanda delle nuove professioni prevede, oltre a figure come Data scientist, Cloud computing expert, Cyber security expert, anche i Social media manager ed esperti che sappiano affrontare questioni legali e tributarie. Chi sono, allora, i freelance digitali? Non solo giornalisti collaboratori, fotografi, fotoreporter, addetti stampa e chi svolge attività di pubbliche relazioni ma anche tutti coloro che svolgono professioni legate al Web (photo editor, illustratori, grafici, copywriter, videomaker) fino ad arrivare a fundraiser, avvocati, designer, formatori, architetti, artisti, geometri, psicoterapeuti e commercialisti. Tutte quelle figure professionali che devono reinventarsi e vivere la rivoluzione digitale, come un’occasione per fare un salto. Figure professionali che sono entrate a far parte anche di Freelance Network Italia, fondato da Barbara Reverberi come gruppo nato spontaneamente dopo un suo intervento a un corso di formazione per giornalisti del 2017, a Milano, che si intitolava “Voglio (devo) fare il freelance”.

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Una prospettiva sostenibile per le infrastrutture digitali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

A cura di Benjamin Kelly, Analista senior, Ricerca globale e Antonio Botija, Responsabile originazione e investimenti, Investimenti infrastrutturali di Columbia Threadneedle Investments. Quando pensiamo alle infrastrutture, la nostra mente va immediatamente alle reti di trasporto, agli edifici o ai sistemi fognari, idrici ed elettrici: tutti elementi fisici o architettonici. Tuttavia, in un mondo le cui certezze sono state stravolte dall’epidemia di Covid-19, anche il settore delle infrastrutture sta cambiando faccia. Le crisi hanno la tendenza ad accelerare i trend preesistenti: l’economia della condivisione ha spiccato il volo all’indomani della crisi finanziaria globale, e la bolla delle dot.com ha inaugurato un’era di innovazione duratura. Anche il mondo post-Covid sarà forgiato dall’avvento di nuove tecnologie ed aziende, che consentiranno alle persone di lavorare, rilassarsi e mangiare “a distanza” (nell’immediato perlopiù da casa), e che abiliteranno il passaggio dalla modalità offline a quella online in tutti i settori e le fasce demografiche. Il Covid-19, dunque, sta rendendo più urgente il bisogno di una trasformazione digitale, laddove il digitale va considerato come un settore infrastrutturale a pieno titolo. Pur essendo più piccolo e meno diversificato, il mercato B2B era un’area in crescita, ma il minore ruolo del lavoro d’ufficio rischia di gettare ombre sulle prospettive a breve termine di questo settore.In aggiunta a tutto questo, è in corso il fenomeno della migrazione dei dati sul cloud. Dunque, la domanda è certa e gli elementi infrastrutturali sono già presenti, ma al momento la loro capacità di far fronte alla domanda è insufficiente. Il rapido ritmo di cambiamento registrato da questo settore negli ultimi 20 anni ha reso obsolete le reti costruite il secolo scorso.Inoltre, benché come già menzionato in nove paesi la fibra ottica ad alta velocità costituisca già il 50% o più delle connessioni internet fisse, nei 37 paesi studiati dall’OCSE la percentuale di fibra rispetto alla banda larga complessiva non è andata oltre il 27% (giugno 2019), in rialzo dal 24% di un anno prima. La trasformazione che si rende necessaria richiede ingenti quantitativi di capitali, creando opportunità per gli investitori. Ciò richiederà una combinazione di fondi pubblici e privati. In fondo, si tratta di beni con una lunga vita operativa che offrono servizi essenziali, con cash flow elevati (clienti che stipulano contratti continuativi) e in grado di generare crescita di lungo termine durante le fasi ribassiste o stazionarie dei mercati, come quella attuale. Questo è un aspetto fondamentale per gli investitori istituzionali ma anche per altre tipologie di investitori.Un’altra promessa dell’investimento in infrastrutture digitali è data dall’opportunità di investire in maniera significativa nella sostenibilità. Tuttavia, la crescita della domanda continua ad essere compensata dalla maggiore efficienza dei server e delle infrastrutture dei centri dati . Viste le previsioni relative alla futura crescita della domanda, i centri dati costruiti sul presupposto della sostenibilità sono una necessità, non un lusso.Le società stanno integrando attivamente i fattori di sostenibilità nelle decisioni che prendono in materia di infrastrutture digitali. Gli azionisti, ovviamente, hanno la capacità di incidere su tali scelte e sulle fonti energetiche utilizzate dalle aziende. Un’altra parte fondamentale del dialogo sulla sostenibilità viene dagli stessi centri dati e dalle loro sedi e attività operative. Se la pandemia di Covid-19 ci ha insegnato qualcosa, è che ciò che prima potevamo ritenere inconcepibile è ora decisamente fattibile, economicamente efficiente ed ecologicamente giusto. Il futuro del lavoro si preannuncia molto diverso dal passato, e le infrastrutture digitali giocheranno un ruolo cruciale in questo cambiamento.

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Oncologi italiani sempre più social e digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2020

Gli oncologi italiani utilizzano sempre di più i social, anche per aggiornamento professionale, mentre, per l’interazione con il paziente preferiscono altri strumenti, anche in un periodo come questo che, per l’emergenza Covid, ha visto una riduzione delle visite di controllo e screening “face to face”. È quanto emerso nella seconda edizione dell’evento MEMO 2.0 20 (Merck Oncology Meeting Emotional Experience), promosso da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, e tenutosi quest’anno, per la prima volta, in modalità completamente virtuale nei giorni 11 e 12 settembre.Nel corso di una delle sessioni interattive della prima giornata, gli oltre 100 oncologi collegati hanno partecipato a un sondaggio sulla loro propensione all’utilizzo dei social media e di altre risorse digitali nell’ambito della loro professione. Ne è emerso un quadro molto interessante, che rivela una figura specialistica in evoluzione: il 90% dei rispondenti ha un profilo social attivo, e, tra questi, più della metà utilizza i social per aggiornamento professionale e per condividere informazioni riguardanti la propria attività scientifica. Il social più utilizzato con queste finalità è ovviamente LinkedIn, ma anche Twitter, in misura minore, viene considerato una fonte utile.Gli oncologi intervistati hanno riconosciuto ai social anche un valore in termini di condivisione dell’esperienza da parte dei pazienti: sorprendentemente la maggior parte di loro ha valutato positivamente il fenomeno emrgente dei cancer blogger. I social media sono invece poco utilizzati nella comunicazione medico-paziente: nonostante il 59% dei rispondenti attivi sui social abbiano affermato di essere stati contattato dai propri pazienti tramite social, la larghissima maggioranza (76%) non avvia un’interazione con essi.La gestione dell’interazione col paziente viene affidata prevalentemente al “face-to-face” o, in caso di soluzioni a distanza, prevalgono modalità come il contatto telefonico o il video-consulto.“Gli intervistati hanno riconosciuto il valore delle soluzioni di telemedicina, e non solo dal punto di vista funzionale – spiega Alberto Maestri, Digital Transformation Advisor, che ha presentato l’indagine nel corso dell’evento. Il 58% dei rispondenti ha infatti confermato che questi strumenti non penalizzano affatto l’interazione col paziente dal punto di vista dell’empatia, anche quando confrontati alla classica visita face-to-face”.Proprio queste nuove modalità di consulto hanno consentito di ridurre sensibilmente l’impatto dell’emergenza Covid-19 sull’attività dei reparti di oncologia italiani, come illustrato da Antonio Messina, a capo del business farmaceutico di Merck in Italia nel suo discorso di apertura al MEMO. “Un recente studio pubblicato sull’European Journal of Cancer ha dimostrato come il 70% dei nostri reparti di oncologia abbia ridotto di poco o nulla l’attività durante il lockdown – conferma Messina. Certo, tanto resta da fare: se l’assistenza ha rallentato di meno, il numero degli screening pare aver subito una significativa riduzione anche nel nostro Paese. Questo non deve succedere: sappiamo tutti come i ritardi nelle diagnosi riducano sensibilimente le possibilità di curare i tumori efficacemente. In questo, ancora una volta, un grosso aiuto potrà venire dalla rete e dalla tecnologia digitale. L’oncologia italiana è ben consapevole di ciò, e oltremodo attiva, come hanno dimostrato le tante esperienze e best practices presentate nel corso delle due giornate del MEMO. Da parte nostra, confermiamo il nostro impegno nel favorire il confronto e la diffusione del sapere scientifico, anche in un periodo così difficile, attraverso formati innovativi: MEMO 2.0 20 è stata la nostra prima esperienza di meeting 100% virtuale, e di certo non sarà l’ultima”.

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“Digitalizzazione e acquisizione delle competenze digitali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Sono due facce di una stessa medaglia, due strade che vanno percorse in parallelo. Per noi che siamo nati grazie alla rete, favorendo così un contatto immediato e capillare con i cittadini, questo è uno dei temi identitari che sentiamo a noi più vicini.
Anche per questo abbiamo, da subito, fatto di tutto per farli rientrare tra le priorità del nostro Paese, e con il Decreto di adozione della “Strategia Nazionale per le competenze digitali”, cui ha lavorato in particolare la Ministra Paola Pisano, abbiamo realizzato un piano per combattere il digital divide, aumentare gli specialisti Ict e promuovere lo sviluppo delle competenze fondamentali.Penso che la formazione digitale, di cui non possiamo più fare a meno, non possa essere considerata qualcosa di “nuovo”, ma parte integrante di un percorso, come le materie umanistiche, scientifiche o come le lingue straniere, accompagnando i nostri ragazzi sin dai primi anni di istruzione obbligatoria.Il nostro Paese, purtroppo, per anni è rimasto indietro su questo tema, adesso, invece, in pochi mesi, abbiamo assistito a un’importante accelerazione dei processi. E questo ha portato con sé anche una maggiore consapevolezza su quanto la tecnologia possa aiutare l’uomo a vivere meglio. Finalmente inizia a non essere più vista come un “nemico” da combattere, ma come un alleato.Proprio su questo tema, oggi, Giovanni Lo Storto ha scritto un bel contributo, sottolineando l’importanza strategica dell’acquisizione delle competenze digitali, soprattutto in una fase di “riprogrammazione”, come quella che stiamo vivendo.La pandemia ha cambiato molto, di noi e delle nostre abitudini, da tutto ciò che accade dobbiamo prendere gli aspetti positivi. E la nostra grande sfida è quella di rendere questo Paese più moderno, sostenibile, tecnologico ed efficiente. I presupposti ci sono tutti, e le linee guida del Recovery Plan, che stiamo finalizzando in queste ore, lo dicono chiaramente. I progetti in cantiere ci consentiranno di intervenire per colmare quel divario, sociale e digitale, che, come ha ricordato il Presidente Mattarella, in alcuni contesti è stato accentuato proprio dalla pandemia. Stiamo finalmente cambiando il Paese”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Trasformazione digitale con le reti 5G

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

A cura di Sylvie Séjournet e Anjali Bastianpillai. La diffusione delle reti 5G fornirà un ulteriore stimolo. Già in espansione negli Stati Uniti, in Cina, in Corea e in altri mercati sviluppati, il 5G è in grado di trasmettere i dati a velocità molto superiori rispetto alle reti attuali e di gestire volumi di informazioni molto maggiori, consumando al contempo molta meno batteria. E poiché le esigenze digitali durante il lockdown hanno messo a dura prova la capacità attuale, è probabile che l’espansione del 5G procederà ora più rapidamente del previsto. Ciò, a sua volta, alimenterà l’espansione dell’Internet delle cose (Internet of Things, IoT), aprendo così un universo di possibilità digitali pressoché illimitato.Nell’ambiente domestico, ad esempio, questo potrebbe significare piantagioni di pomodori che chiedono acqua, tetti che segnalano indebolimenti dopo fenomeni atmosferici estremi, giubbotti che comunicano ai genitori la posizione aggiornata del figlio, bidoni della spazzatura che chiedono di essere svuotati e confezioni di latte che comunicano la data di scadenza. Muovendosi per la città, la diffusione dell’IoT potrebbe invece significare ricevere un avviso sui parcheggi disponibili, dati secondo per secondo sul traffico circostante per i veicoli autonomi, avvisi sulla qualità dell’aria locale e molto altro. La migliore connettività sosterrà la crescita tecnologica su diversi fronti, di cui tre in particolare. Tutti e tre erano già in forte crescita prima, ma con la pandemia hanno ampliato enormemente la loro base di clienti e, ora che più persone hanno sperimentato ciò che è possibile fare, pensiamo che questo solido trend proseguirà.In primo luogo, c’è l’e-commerce: il lockdown ha spinto milioni di persone a ricorrere allo shopping online per i generi alimentari e altre merci, e prevediamo che molte di loro rimarranno conquistate dalla comodità e dai prezzi competitivi e continueranno a effettuare online almeno parte dei loro acquisti. PayPal, per esempio, ha registrato una media di 250.000 nuovi account al giorno nel mese di aprile.Il software come servizio (Software as a Service, SaaS) è un altro segmento destinato a sperimentare una forte crescita. Esso comprende la tecnologia necessaria per le piattaforme di work from home, nonché per l’istruzione online, l’archiviazione su cloud e le teleconferenze. Anche una volta che tutte le misure di lockdown saranno completamente rimosse, a nostro avviso, sia le aziende sia i dipendenti preferiranno prassi di lavoro più flessibili rispetto a prima della pandemia. Anche l’istruzione cambierà: l’Università di Cambridge, ad esempio, ha già fatto sapere che le lezioni continueranno online almeno fino all’estate del 2021.
La vita digitale è un’altra area chiave. Dopo il lavoro viene lo svago e il lockdown ha dimostrato come buona parte delle nostre attività di svago e di socializzazione possano essere svolte con l’ausilio di dispositivi digitali. In quest’ambito, le consegne di generi alimentari e cibi pronti, i servizi di video-streaming e i giochi online potrebbero essere i principali beneficiari. Anche la telemedicina sta assistendo a un boom: nei soli Stati Uniti entro la fine dell’anno saranno effettuate 900 milioni di visite a distanza, un dato in crescita del 64% rispetto al 2019 secondo il gruppo di ricerca sulla salute Frost and Sullivan.Quindi, per quanto le misure di lockdown siano temporanee, hanno dimostrato quanto sia elevato il progresso raggiungibile nel mondo digitale e, soprattutto, in quanto poco tempo. E tanto più la digitalizzazione avanzerà, tanti più dati si avranno per migliorare l’esperienza e il processo di digitalizzazione. L’intelligenza artificiale farà sempre più parte della nostra vita quotidiana con i suoi servizi digitali basati su algoritmi ultrasofisticati.

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Pagamenti digitali in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

Il COVID-19 ha costretto molte persone a cambiare significativamente il modo in cui vivono, lavorano e comunicano. Questo ha inevitabilmente influenzato anche le modalità con cui le persone pagano – non solo per beni e servizi, ma anche come inviano denaro ad amici e parenti – secondo la ricerca “Lost in Transaction” di Paysafe, piattaforma leader nel settore dei pagamenti.Quasi un terzo (27%) dei consumatori italiani ha dichiarato di aver trasferito denaro ad amici o parenti una o due volte durante il primo mese di lockdown. Un ulteriore 15% degli italiani ha effettuato più di due trasferimenti nello stesso periodo, con l’1% che è arrivato a farlo almeno 11 volte. Tuttavia non hanno utilizzato mezzi fisici per farlo, dal momento che il 43% delle persone in Italia afferma di aver ridotto la gestione dei contanti a causa della crisi sanitaria.Di conseguenza, il trasferimento di denaro online e i servizi di portafoglio digitale come Skrill stanno diventando il canale scelto dai consumatori. Con la necessità di trasferimenti di denaro internazionali destinati ad aumentare a causa delle restrizioni globali nella circolazione, il 31% degli intervistati in Italia ha dichiarato di aver utilizzato i portafogli digitali come il modo più rapido, efficace e conveniente per trasferire denaro all’estero da quando è iniziato il lockdown. Solo l’11% degli italiani ha dichiarato che avrebbe utilizzato un metodo di pagamento fisico per inviare denaro all’estero durante la pandemia.
La ricerca di Paysafe ha evidenziato ulteriori modalità con cui COVID-19 ha stimolato un cambiamento digitale nel modo in cui i consumatori acquistano e pagano, con il 44% degli italiani che ha affermato che ridurrà l’utilizzo di contanti in futuro. In effetti, quasi la metà (46%) degli intervistati italiani al sondaggio afferma che farà più acquisti online, anche quando i lockdown saranno stati completamente revocati.

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Planet lancia un servizio integrato di pagamenti digitali per le aziende europee

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2020

La società di pagamenti Planet ha lanciato un servizio integrato di pagamenti digitali per i Partner che operano in tutta Europa nei settori Hospitality e Food&Beverage. La nuova soluzione fornisce tutti i servizi – inclusi l’acquiring e l’elaborazione delle transazioni – in un’unica piattaforma, garantendo ai Partner nuovi ricavi grazie ai servizi ad alto valore aggiunto per la gestione dei pagamenti. Il servizio viene fornito da Planet a seguito dell’approvazione della chiusura dell’acquisizione di 3C Payment da parte della Financial Conduct Authority (FCA).Scegliendo Planet, i Partner beneficiano di una gamma completa di servizi di pagamento per l’Hospitatily che copre acquiring, accettazione, elaborazione dei dati attraverso il gateway, reportistica e intelligence. Il nuovo servizio garantisce metodi di pagamento contactless digitali più veloci e sicuri, trasmettendo agli ospiti la serenità necessaria per fare i propri acquisti. Albergatori e ristoranti saranno in grado di offrire un’esperienza di pagamento migliore anche per gli ospiti cinesi, poiché il servizio di acquiring include anche Alipay e WeChat Pay. Grazie al servizio di pagamenti integrato, i Partner possono ottimizzare i costi consolidando gli accordi precedentemente stipulati con più fornitori. Una soluzione che li aiuta a rispondere a condizioni commerciali globali sempre più complesse e a beneficiare di ulteriori servizi ad alto valore aggiunto, tra cui gli insights derivanti dall’elaborazione dei dati acquisiti e la conversione dinamica di valuta, permettendo loro di aumentare le entrate derivanti dalla gestione dei pagamenti. La soluzione sfrutta il gateway 3C Payment – completamente integrato con i sistemi operativi e di prenotazione aziendali – e fornisce servizi sicuri su più canali in loco, online o via mobile. Il sistema risulta ancora più efficiente grazie alle funzionalità offerte dal nuovo terminale portatile di pagamento PAX A920, utilizzabile sia alla reception che al tavolo. I nuovi e innovativi servizi digitali possono anche supportare i Partner del settore Hospitality nel miglioramento dell’elaborazione delle transazioni su tutti i touchpoint, dal fisico all’online, aumentando la sicurezza in un mondo post lockdown. Nel Food&Beverage, grazie al gateway digitale 3C e la tecnologia wallet, possono fornire servizi di prenotazione e pagamento, elaborati in-app, limitando così l’interazione con il personale e gli altri commensali.La soluzione di pagamento Planet per il settore Hospitality, consente di costruire un profilo completo degli ospiti per comprendere meglio le loro abitudini d’acquisto. Una volta elaborate, queste informazioni vengono mandate ai Partner, permettendogli d’implementare attività di marketing personalizzate e loyalty program per gli ospiti.Steve O’Donovan, Chief Payments Officer di Planet ha dichiarato: “Dopo l’annuncio dell’acquisizione, abbiamo riscosso un positivo interesse da parte delle principali catene globali di hotel e ristorazione. Abbiamo infatti già sviluppato la prima di una serie di nuove entusiasmanti proposte per i nostri Partner.Il nostro servizio integrato di pagamenti per l’Hospitality consente ad albergatori e ristoratori di migliorare l’esperienza dei propri ospiti, aumentare i profitti, e allo stesso tempo, beneficiare dell’efficienza della gestione di un’unica piattaforma di pagamento”.
“Dopo l’approvazione della FCA e la successiva finalizzazione dell’accordo con 3C Payment, la nostra attenzione si concentra ora sull’integrazione delle attività. Ciò significa lavorare con i nostri nuovi colleghi di 3C Payment per aiutare i Partner dei settori Retail, Hospitality, Food & Beverage e Self-Service, ad offrire ai loro clienti un’esperienza di pagamento eccezionale e a far crescere i loro ricavi con un’ampia gamma di prodotti e servizi”.Grazie ai 30 anni di esperienza nel Retail, Planet sta integrando i servizi di 3C Payment in una piattaforma di pagamenti digitali per i retailer europei. Da questo nascerà una soluzione costruita appositamente per il settore. Ciò include l’acquiring completo, l’accettazione dei pagamenti dei digital wallet, la conversione di valuta e i rimborsi iva, il tutto elaborato attraverso un unico terminale di pagamento di nuova generazione. L’introduzione sul mercato della soluzione integrata per il Retail è prevista per settembre 2020. L’acquisizione di 3C Payment da parte di Planet, annunciata il 18 giugno 2020, è stata ora formalmente approvata dalla Financial Conduct Authority (FCA) nel Regno Unito, permettendo la finalizzazione dell’operazione.

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