Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘digitalizzazione’

Omnicanalità, digitalizzazione e sostenibilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

Sono questi i tre pilastri su cui dovrà essere costruita l’evoluzione della rete commerciale di Credem coordinata da Massimo Arduini. Più in dettaglio il nuovo modello di servizio punterà ad aumentare il numero dei consulenti specializzati sui diversi bisogni dei clienti, ad avere in ogni singola filiale un polo completo di tutti i servizi dedicati al cliente retail, con lo scopo di rendere l’accesso ai servizi bancari aderente alle diverse esigenze sia per tipo di canale utilizzato sia per tipologia di necessità.Ad oggi la business line retail di Credem è costituita da 406 filiali specializzata nella consulenza alla clientela privata e ai piccoli operatori economici. Nei primi tre mesi del 2021 l’area ha raggiunto risultati di rilievo con 27,6 miliardi di euro di raccolta, in crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 10,5 miliardi di euro di prestiti, +11,5% rispetto a fine marzo 2020 e la consulenza in prodotti assicurativi si è attestata a 13,6 milioni in progresso del 9,6% rispetto all’anno precedente. A tali risultati si aggiunge l’importante crescita della rete degli oltre 500 consulenti finanziari che lavorano in stretta sinergia con le filiali, che ha raggiunto 7,3 miliardi di euro di raccolta, +24,9% rispetto a fine marzo 2020 e 723 milioni di euro di prestiti, in crescita del 22,8% a/a rispetto allo stesso periodo del 2020.

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Covid-19, l’aumento della digitalizzazione della medicina può creare pericoli imprevisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 Maggio 2021

La pandemia causata dal Covid-19 e la tendenza mondiale verso la digitalizzazione della medicina stanno portando a un rapido cambiamento tecnologico. Secondo quanto riportato nel report di Willis Towers Watson, sul futuro della salute digitale, questo processo sta anche generando nuovi problemi emergenti di rischio e può portare i gestori del rischio sanitario a rivalutarne le responsabilità. Il rapporto delinea alcune delle principali esposizioni al rischio che devono essere considerate quando si rivedono le polizze assicurative nel settore della salute digitale. Emergono ad esempio esposizioni che richiedono una copertura per danni fisici e perdite economiche, per prodotti regolamentati e non regolamentati, per prodotti e servizi spesso forniti in collaborazione o secondo indicazioni di medici professionisti. Nel rapporto si esamina poi la crescita dell’assistenza sanitaria digitale in diverse aree geografiche e si invita il mercato assicurativo a considerare un approccio olistico alternativo rispetto all’assicurazione delle politiche sanitarie tradizionali. Kirsten Beasley, Head of Healthcare Broking, North America, Willis Towers Watson, ha dichiarato: “La pandemia ha portato la salute digitale sulla scena globale, poiché i fornitori di assistenza sanitaria in tutto il mondo cercano di sfruttare la tecnologia per aiutare a combattere la crisi. Questa rivoluzione sanitaria digitale modificherà profondamente e in modo permanente l’accessibilità e la disponibilità dell’assistenza sanitaria, è quindi imperativo che il mercato assicurativo consideri come fornire soluzioni integrate che affrontino più facilmente i pericoli emergenti nell’ambito della salute digitale. In Willis Towers Watson, puntiamo ad aiutare i nostri clienti del settore sanitario a identificare e mitigare un insieme univoco di rischi per aiutarli a continuare a crescere”. Il rapporto sul futuro della salute digitale fa parte di una serie di pubblicazioni sull’argomento e il documento completo può essere scaricato al seguente link: https://www.willistowerswatson.com/it-IT/Insights/2021/02/the-future-of-digital-health

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Confindustria: Digitalizzazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2021

“Il Recovery Plan giustamente pone degli obiettivi fondamentali dei processi di transizione, e si concentra molto sotto il profilo infrastrutturale o amministrativo, che va benissimo, il problema è che bisogna vedere le cose anche nel loro insieme, nei loro effetti e nei loro impatto, in particolare dal punto di vista dell’attività economica. Leggendo il rapporto Fast-Confsal si rimane impressionati per le iniziative, le proposte, i regolamenti, le direttive, i decreti messi in piedi a livello europeo e nazionale su infrastrutture e digitalizzazione. Però poi nella vita di tutti i giorni di imprese e lavoratori l’effetto reale di tutte queste azioni per ora sembra prevalentemente di natura formale. Bisogna guardare più alla sostanza”. Queste le dichiarazioni di Giuseppe Mele, vicedirettore dell’Area politiche industriali di Confindustria, nel corso del convegno “Digitalizzare i trasporti per far viaggiare il Paese”, organizzato da Fast-Confsal e Confsal-Edili.

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Visa e la digitalizzazione delle piccole imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

Visa (NYSE: V) annuncia che oltre 100 partner europei hanno aderito all’iniziativa Where You Shop Matters al fine di aiutare i proprietari di piccole imprese a sviluppare competenze digitali per continuare a svolgere le loro attività al servizio della comunità. Più di due milioni di piccole imprese hanno ricevuto supporto in tutta Europa, da quando è stato lanciato il programma nell’estate del 2020. L’annuncio rappresenta un’importante pietra miliare nell’impegno Visa ad aiutare otto milioni di piccole e medie imprese (PMI) in Europa – e 50 milioni in tutto il mondo – nel portare il loro business online e proiettarsi nel futuro.In tutta Europa, Covid-19 continua ad avere un impatto devastante sulle piccole imprese. Una ricerca condotta da Visa ha rivelato che il 65% delle piccole imprese è preoccupato per il futuro delle proprie attività.[1] Costrette a operare in condizione di restrizioni e chiusure, le piccole imprese stanno progressivamente migrando le loro attività online e sempre più adottando i pagamenti digitali. Dai dati Visa emerge che più di 10 paesi in Europa hanno registrato un aumento del 20% delle vendite online, che in Italia raggiunge il 30%, e che otto transazioni su dieci fatte con carta in negozio sono ora contactless.Dall’annuncio del suo impegno a supporto del percorso di trasformazione digitale di otto milioni di piccole imprese in Europa, Visa ha rafforzato le collaborazioni con banche, governi, piattaforme commerciali e partner tecnologici per abilitare digitalmente le piccole imprese. In particolare:
· Partnership pubblico-private: In Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia, Visa sta collaborando con i governi per fornire alle piccole imprese accesso gratuito ai terminali di accettazione contactless e software gratuito per i primi 12 mesi. I Governi di 29 paesi hanno risposto positivamente e aumentato i limiti contactless per facilitare i pagamenti touch free dei consumatori.
· Nuova tecnologia di accettazione: ‘Tap-to-Phone’, l’innovativa tecnologia Visa che trasforma i dispositivi mobili in terminali di pagamento, sta aiutando migliaia di piccoli imprenditori ad accettare i pagamenti digitali in Italia, Polonia, Romania, Turchia, Ucraina e Regno Unito.
· Nuovi tool online: La creazione di un’attività online può essere difficoltosa. Visa è al lavoro insieme a piattaforme online e marketplace digitali per far sì che i piccoli negozi possano realizzare una presenza online facilmente e a costi contenuti. Questi programmi sono stati lanciati in diversi paesi in tutta Europa a sostegno di migliaia di imprese locali. Visa ha inoltre esteso la sua piattaforma Practical Business Skills, un sistema digitale globale che fornisce risorse educative gratuite per aiutare le piccole e microimprese (PMI) a prendere decisioni sicure e consapevoli per far crescere il loro business attraverso una trasformazione digitale estesa.
· Nuovi tool per le banche: Le piccole imprese si rivolgono anche a strumenti bancari digitali per gestire le loro finanze in un momento critico per il loro business. In collaborazione con banche e FinTech in tutta Europa, Visa ha lanciato 30 nuovi programmi di carte di credito che aiutano le piccole imprese a gestire meglio il loro flusso di cassa e gli acquisti, grazie all’accesso a nuovi e innovativi tool di business bancari.
· Community Engagement: Visa ha ampliato la sua campagna Where You Shop Matters che invita i consumatori a comprare locale e a sostenere le piccole imprese nelle loro comunità. Esempi di campagne per stimolare il supporto ai negozi locali includono #dovecompriconta in Italia, Champion Green (Irlanda), Smart SME (Turchia) e Fiver Fest (Regno Unito).
Sono stati lanciati oltre 100 programmi supportati da partner di settore tra cui Alpha Bank, Akbank, Axerve, Banca Sella, BeeDigital, CEC Bank, the Co-Operative bank, Clickandcollection.com, Fiserv, Fruugo, iCard- myPOS, Israel Credit Cards, Jyske, Juni, National Bank of Greece, Tyl by NatWest, Nexi, Orderbird, Oma Savings Bank Plc, Payplug, Piraeus Bank, Shopify, SparNord, Swedbank Viva Wallet, WorldLine, Yell e altri. Queste iniziative hanno contribuito a fornire a oltre due milioni di piccole imprese strumenti, competenze e risorse per adattarsi al nuovo contesto, commerciare online e soddisfare la domanda di pagamenti digitali da parte dei consumatori.

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La digitalizzazione nelle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

Per il 43% delle imprese individuali, il 35% delle società di persone e il 30% delle società di capitali italiane la digitalizzazione è ormai “una tappa fondamentale del processo di crescita” dell’azienda. È quanto emerge dal secondo Osservatorio Piccole Imprese Italiane lanciato da Credimi, il più grande digital lender per le imprese in Europa Continentale, e realizzato da Nextplora, agenzia di Insight Management, su un campione di 1.200 aziende con fatturato fino a 10 milioni di euro, suddivise in parti uguali tra i settori di industria, commercio, edilizia e servizi e analizzate per forma giuridica (ditte individuali, società di persone, società di capitali).[1] Una consapevolezza che nasce anche dal fatto che una maggiore adozione di strumenti digitali non solo permette di rispondere meglio alle modificate esigenze dei clienti ma permette anche di gestire in modo più efficiente molti processi aziendali. Ad effettuare gli investimenti maggiori nell’ultimo anno sono state le aziende operanti nei servizi (68%) seguite da quelle dell’industria (59%) e del commercio (57%). Le resistenze più forti a questo tipo di investimento arrivano dal settore dell’edilizia, dove solo il 34% delle imprese ha investito in digitalizzazione.Gli investimenti degli ultimi 12 mesi si sono concentrati principalmente sulla creazione del sito Internet e dei profili social (38% industria, 32% commercio, 22% edilizia, 43% servizi). Molte società hanno deciso anche di investire nello sviluppo delle piattaforme di e-commerce (16% industria, 24% commercio, 6% edilizia, 17% servizi) e nel marketing digitale (14% industria, 19% commercio, 5% edilizia, 18% servizi). Più ridotti, ma presenti, quegli investimenti rivolti alla riorganizzazione dei processi aziendali, come CRM per la gestione e l’assistenza ai clienti (8% industria, 6% commercio, 3% edilizia, 8% servizi) o all’acquisto di software per la progettazione, per la gestione del magazzino e della logistica, delle risorse umane, dei processi interni di organizzazione. La percezione della rilevanza del digitale sul proprio business è molto frammentata: se quasi la metà delle ditte individuali lo considera un driver fondamentale per la crescita e il 25% delle piccole imprese dei servizi dichiara che sarà “il principale obiettivo per il prossimo anno”, è pur vero che il 24% delle società di persone e il 36% delle piccole imprese nel settore edile pensano che “non sia necessario”. Sembra esserci poca chiarezza anche sulle finalità del digitale: se in tutti i settori e per tutte le dimensioni aziendali si pensa che possa “migliorare i processi di vendita” (risposta data dal 30% degli intervistati in media), tuttavia, sono pochissimi gli imprenditori convinti che la digitalizzazione possa incidere sul fatturato: dal 6% delle ditte individuali, all’11% delle società di capitali al 13% delle società di persone; dal 3% dell’edilizia, al 10% dell’industria, al 12% dei servizi, fino a un picco del 19% per le imprese del commercio.

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Dopo il Covid? Reshoring, digitalizzazione e… statalismo – Ofi AM

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Commento di Jean-Marie Mercadal, CIO di Ofi Asset Management, su tre elementi che caratterizzeranno l’economia globale dopo la pandemia. La crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19 è stata violenta sotto ogni prospettiva: umana, economica, finanziaria e, soprattutto, psicologica. Ha reso evidente varie lacune nel modo in cui la nostra società è organizzata, in un momento in cui la sostenibilità dei nostri modelli di crescita era già sotto la lente di ingrandimento.Di certo, l’economia sociale e solidale diventerà in un importante tema di investimento. Elementi come l’ubicazione geografica delle società in outsourcing (dal punto di vista della sicurezza e dell’impronta ecologica) saranno sottoposti a uno scrutinio maggiore. Potremmo vedere i flussi di investimento allontanarsi da quelle aziende meno responsabili dal punto di vista sociale e fiscale. In breve, gli investitori saranno attratti sempre di più dai temi propri degli investimenti SRI. Il reshoring era già al centro del dibattito per l’esigenza di ridurre le emissioni e per la guerra commerciale tra Cina ed USA. La crisi attuale ha mostrato come un paese possa mettere a rischio la propria sicurezza, dipendendo troppo dagli altri paesi per i beni di cui ha bisogno; allo stesso tempo, un outsourcing eccessivo potrebbe diminuire il suo know-how e danneggiare il tessuto sociale. Molte aziende probabilmente adotteranno strategie per accorciare la proprie catene di produzione; tuttavia avranno davanti anche l’ostacolo di costi maggiori (in particolare il costo del lavoro) e dovranno formare la forza lavoro locale perché abbia le competenze necessarie. Questo processo potrebbe quindi riguardare solo alcuni settori strategici, e potrebbe inoltre accelerare l’adozione della robotica, per cui dovrebbero beneficiarne le aziende specializzate nell’automazione dei processi di produzione. Mai è stato chiaro come durante l’ultimo lockdown: non possiamo vivere senza tecnologia, e ne diventeremo sempre più dipendenti. Bastia guardare ai prezzi delle azioni delle big tech e di aziende più piccole nel segmento delle teleconferenze per rendersene conto. Sempre più attività economiche svilupperanno una loro gamma di servizi online, e ciò porterà a investimenti ancora maggiori nel settore: sviluppatori, reti, telecomunicazioni, 5G etc. L’intervento statale è tornato (e anche il debito). Il liberalismo economico e la globalizzazione, due concetti che hanno pervaso gli ultimi 30 anni, sembrano arrivati a un punto di crisi. La mentalità sta cambiando velocemente, e la necessità dei servizi pubblici – intesi in senso ampio – riacquisterà popolarità. I governi dovrebbero tuttavia astenersi dall’andare troppo oltre, poiché la storia ha dimostrato che l’eccessivo controllo dello Stato e le nazionalizzazioni hanno i loro limiti. La necessità di occuparsi di una serie di questioni chiave ridarà vigore ai concetti di pianificazione e gestione strategica da parte del governo, con un impatto su una serie di aree finora rimaste fuori dalla mano pubblica. Naturalmente, questo riporterà a galla il problema del debito pubblico. Il mondo occidentale, e l’Europa in particolare, sembra andare incontro a una forma di giapponesizzazione, con un debito pubblico massiccio detenuto per lo più a livello domestico dalla banca centrale e dai risparmiatori. In casi come questo, un paese può decidere o di non ripagare il proprio debito e rinnovarlo all’infinito, o aumentare i proventi dalle tasse, il che non avrebbe molto senso nella situazione attuale. Ci stiamo sempre più indirizzando verso una nozione di “reddito universale”. Inoltre, la combinazione di debito e iniezioni di liquidità solleva dubbi sul valore intrinseco della moneta, poiché ogni unità aggiuntiva di debito crea sempre minor crescita. Questo potrebbe essere una buona notizia per i real assets e l’oro, e generare una nuova spinta in favore delle criptovalute.Certo, fare analisi in un periodo così carico a livello emotivo è rischioso. Le grandi crisi portano a una visione miope, e i problemi del momento tendono a venir ingigantiti. Ma i tre fenomeni che abbiamo descritto sembrano reali e duraturi, e ci sostengono nella nostra scelta di puntare sugli investimenti SRI. Le lezioni che il mondo dovrà imparare da questa crisi sono, ormai è evidente, molteplici.

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Recovery fund: digitalizzazione, finanza d’impresa, risparmio energetico, le tre priorità di CNA Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Milano. “All’interno delle politiche del Governo le scelte di programmazione relative all’impiego delle risorse del Recovery Fund sono centrali. All’interno di questa programmazione il confronto del Governo con le Regioni è molto rilevante. Tra le Regioni italiane il Governo italiano dovrebbe riconoscere che l’ascolto di Regione Lombardia e dei suoi stakeholders economici e sociali costituisce un passaggio necessario.”Questa la posizione espressa dal Presidente lombardo di CNA, Daniele Parolo, in queste ultime ore.CNA Lombardia, inoltre, nel corso del Patto per lo Sviluppo di questa mattina, si è detta disponibile a supportare Regione Lombardia in questo confronto e a stimolare, per quanto di propria competenza, la definizione di un apposito documento di posizione contenente questo tipo di scelte prioritarie.“E’ tempo di affiancare alla gestione dell’emergenza una visione di maggiore respiro su alcune misure di rilancio”, commenta il Segretario di CNA Lombardia, Stefano Binda.Tra le priorità sottoposte agli Assessorati lombardi da CNA emergono alcune politiche da mettere in campo subito, sentendo i rappresentanti delle imprese: implementazione della banda larga; supporto alla digitalizzazione delle micro e piccole imprese anche con la promozione di Digital Innovation Hub accreditati a livello europeo; incentivi per il passaggio generazionale; una spinta decisa sul tema delle “Comunità energetiche” come nuovo modello di generazione, distribuzione e consumo di energie rinnovabili; incentivi fiscali e finanziari all’aumento di capitale delle micro e piccole imprese; risorse a fondo perduto per la costruzione di investimenti in rete tra diverse piccole imprese per guadagnare nuovi mercati.

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“Digitalizzazione e acquisizione delle competenze digitali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Sono due facce di una stessa medaglia, due strade che vanno percorse in parallelo. Per noi che siamo nati grazie alla rete, favorendo così un contatto immediato e capillare con i cittadini, questo è uno dei temi identitari che sentiamo a noi più vicini.
Anche per questo abbiamo, da subito, fatto di tutto per farli rientrare tra le priorità del nostro Paese, e con il Decreto di adozione della “Strategia Nazionale per le competenze digitali”, cui ha lavorato in particolare la Ministra Paola Pisano, abbiamo realizzato un piano per combattere il digital divide, aumentare gli specialisti Ict e promuovere lo sviluppo delle competenze fondamentali.Penso che la formazione digitale, di cui non possiamo più fare a meno, non possa essere considerata qualcosa di “nuovo”, ma parte integrante di un percorso, come le materie umanistiche, scientifiche o come le lingue straniere, accompagnando i nostri ragazzi sin dai primi anni di istruzione obbligatoria.Il nostro Paese, purtroppo, per anni è rimasto indietro su questo tema, adesso, invece, in pochi mesi, abbiamo assistito a un’importante accelerazione dei processi. E questo ha portato con sé anche una maggiore consapevolezza su quanto la tecnologia possa aiutare l’uomo a vivere meglio. Finalmente inizia a non essere più vista come un “nemico” da combattere, ma come un alleato.Proprio su questo tema, oggi, Giovanni Lo Storto ha scritto un bel contributo, sottolineando l’importanza strategica dell’acquisizione delle competenze digitali, soprattutto in una fase di “riprogrammazione”, come quella che stiamo vivendo.La pandemia ha cambiato molto, di noi e delle nostre abitudini, da tutto ciò che accade dobbiamo prendere gli aspetti positivi. E la nostra grande sfida è quella di rendere questo Paese più moderno, sostenibile, tecnologico ed efficiente. I presupposti ci sono tutti, e le linee guida del Recovery Plan, che stiamo finalizzando in queste ore, lo dicono chiaramente. I progetti in cantiere ci consentiranno di intervenire per colmare quel divario, sociale e digitale, che, come ha ricordato il Presidente Mattarella, in alcuni contesti è stato accentuato proprio dalla pandemia. Stiamo finalmente cambiando il Paese”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Digitalizzazione e tecnologia nelle imprese italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

La prima edizione del Censimento permanente delle imprese, conclusa alla fine del 2019, ha permesso di approfondire anche tematiche emergenti e rilevanti per la competitività, la sostenibilità sociale e ambientale e la crescita economica del Paese.
Nel rapporto che viene diffuso oggi l’attenzione si focalizza su digitalizzazione/tecnologia/innovazione. La progressiva digitalizzazione dei processi aziendali viene adottata come chiave di lettura per una serie di fenomeni che stanno influenzando le strategie imprenditoriali come lo sviluppo di progetti di innovazione, l’emergere di nuovi modelli di business, la diffusione e l’utilizzo di nuove tecnologie e, infine, l’impatto della digitalizzazione sulla forza lavoro.Riguardo la diffusione di tecnologie digitali, l’utilizzo di un insieme di indicatori è giustificato da almeno due motivazioni. In primo luogo, la digitalizzazione è un fenomeno complesso e multidimensionale, tale da essere comunemente misurato mediante batterie di indicatori in forma di scoreboard, oppure con indicatori sintetici. In secondo luogo, a livello internazionale il quadro metodologico e definitorio è ancora parziale; in particolare, manca una esauriente definizione a fini statistici di cosa si intenda esattamente per digitalizzazione. Ciò rende necessaria l’identificazione di indicatori che, seppur parziali, siano complementari tra loro e legati da una chiave di lettura unitaria, in modo da evitare raccolte asistematiche di generici indicatori “digitali”.Ad esempio, gli indicatori statistici disponibili – riferiti per lo più all’adozione e all’uso di tecnologie ICT – sono stati utilizzati per misurare la trasformazione digitale delle imprese semplicemente in relazione alla diffusione di alcune tecnologie o pratiche – come la connettività a banda larga o la pratica dell’e-commerce – senza analizzare le trasformazioni da esse indotte nei processi aziendali. La pratica manageriale suggerisce che la trasformazione digitale è invece essenzialmente un processo di evoluzione dell’organizzazione e della cultura aziendale che mira a raggiungere la “maturità” digitale (digital maturity) delle imprese.Nel censimento permanente il tema della digitalizzazione è stato quindi interpretato integrando il monitoraggio degli investimenti in tecnologie digitali di tipo infrastrutturale (connessione a Internet, acquisto di servizi cloud, ecc.) con l’individuazione di investimenti più specializzati che possano segnalare uno spostamento verso il pieno utilizzo delle risorse digitali disponibili (Big Data, applicazioni di Internet delle cose, stampa 3D, robotica, simulazione, ecc.). In tale prospettiva, per maturità digitale si intende l’investimento in infrastrutture digitali non come obiettivo a sé ma come condizione per ottimizzare i flussi informativi all’interno dell’impresa, con effetti positivi in termini di efficienza e competitività. Tutti i risultati della sezione su tecnologia, digitalizzazione e nuove professioni sono accessibili attraverso il sistema di diffusione dedicato ai Censimenti Permanenti (http://dati-censimentipermanenti.istat.it ).

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Italia: Dati impietosi da Nazioni Unite su digitalizzazione PA

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

“Nella classifica mondiale dell’amministrazione digitale, l’E-government survey 2020 delle Nazioni Unite, l’Italia si colloca al 37esimo posto su 193 nazioni, perdendo ben 13 posizioni rispetto a 2 anni fa – afferma il responsabile Innovazione di FDI, deputato Federico Mollicone – sulla partecipazione elettronica, l’Italia perde fino a 26 posizioni, collocandosi nella 41esima. Il ritardo dell’Italia sul piano infrastrutturale, dei servizi digitali e della formazione è sempre più evidente: ne risentirà lo sviluppo economico e la tenuta generale di una nazione del G7. Va garantita, tramite un massiccio investimento, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, anche al fine di tutelare la nostra sovranità digitale. E’ l’ennesima classifica che mostra il divario italiano rispetto l’Europa e il Mondo: il ministro Pisano riconosca la sua inadeguatezza.”

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I bisogni di protezione, digitalizzazione e flessibilità delle aziende

Posted by fidest press agency su domenica, 17 Maggio 2020

Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business, e Progetto CMR, società di consulenza specializzata in Progettazione Integrata, con un’esperienza internazionale nel campo dell’Architettura, dell’Ingegneria, dell’Interior Design e del Product Design, mettono a sistema le loro expertise e danno vita al progetto “WorkCare”: una risposta pronta alle richieste concrete di tutte le aziende che dovranno, a partire dalla Fase 2, gestire gli spazi di lavoro cercando di renderli sicuri, accoglienti, dinamici ma contemporaneamente rispettosi delle nuove normative.
Come gestire il distanziamento? Quale impatto avrà sull’utilizzo degli spazi fisici? Quali adeguamenti si dovranno attuare a livello impiantistico? Ecco le domande che si stanno ponendo molte aziende che devono affrontare la ripresa delle attività, la ripianificazione del business, la gestione delle risorse umane. La risposta a queste domande arriverà da una vera e propria task force dedicata che, in questi due mesi, ha affrontato diverse questioni con una metodologia multidisciplinare. Fisico – Psicologico – Relazionale saranno i tre ambiti in cui questa task force si muoverà per arrivare a offrire soluzioni concrete e efficaci sulla gestione dello spazio di lavoro e dare un significativo contributo ai piani strategici delle imprese dopo l’impatto del Covid-19.
Il know-how di Copernico nella gestione di luoghi di lavoro, nell’abilitazione allo smart working e nello sviluppo di iniziative e servizi che supportano lo sviluppo imprenditoriale e le competenze di Progetto CMR nel realizzare architetture flessibili in grado di adeguarsi all’evoluzione futura e garantire la sostenibilità dei progetti, potranno, attraverso il progetto WorkCare, supportare le aziende con l’obiettivo di essere un guida in questo scenario del lavoro in continua evoluzione e contribuire a creare le migliori condizioni logistiche e sociali adatte a lavorare in sicurezza.“Il Covid-19 ha un impatto enorme, non solo in termini di crisi economica. Ha cambiato il modo di comunicare e di collaborare. Chi come Copernico crede nel valore della rete, della condivisione e del confronto come leva di crescita deve dare il suo meglio perché si creino le condizioni migliori per uno sviluppo economico responsabile e sicuro. Tornare al lavoro è una necessità e un diritto, permettere di tornarci in sicurezza è un dovere” – dichiara Pietro Martani, fondatore e Amministratore Delegato di Copernico. – “Parole chiave come fiducia e responsabilità, già tipiche dello smart working, nello scenario attuale diventano ancor più ricche di significato e saranno fondamentali perché si torni ad abitare i luoghi concepiti per agevolare le persone nell’adempiere al meglio le loro funzioni lavorative in totale benessere e senso di sicurezza. La partnership che sono lieto di annunciare con Progetto CMR va proprio in questo senso: abilitare persone ed aziende a esercitare il loro diritto al lavoro”.

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Digitalizzazione come chiave di sviluppo per il comparto calzaturiero

Posted by fidest press agency su domenica, 17 Maggio 2020

Lo è sia sotto il profilo della produzione che nel rapporto con i consumatori. È entrato nel vivo Road2Digital, il calendario di incontri online dedicati al tema digitale. I Giovani Imprenditori di Assocalzaturifici hanno fortemente voluto e supportato la creazione di un programma ad hoc per le aziende che toccasse i temi delle nuove tecnologie, partendo da un approccio strategico sugli scenari a breve, medio e lungo termine e sui requisiti per poter attuare una trasformazione digitale.Il professor Aldo Monti, specialista in Web Marketing, Marketing Strategico e Comunicazione Aziendale, fornirà la sua visione su come digitalizzare l’ufficio commerciale, le opportunità offerte dagli show room virtuali e illustrerà case histories di aziende del mondo della moda che sono esempi virtuosi di corretto utilizzo del digitale.Il nuovo modo di vedere e concepire la realtà, che anche questa emergenza sanitaria ci ha imposto, deve spingere verso un radicale cambiamento verso la tecnologia e l’innovazione.“In questa situazione così difficile l’Associazione cerca di essere più vicina possibile agli imprenditori calzaturieri offrendo una formazione all’avanguardia proiettata verso il futuro e verso l’innovazione” dice Elisa Lanciotti, Presidente dei Giovani di Assocalzaturifici.La seconda parte della formazione analizzerà in profondità gli strumenti digitali per implementare nuove strategie per la vendita e la relazione con il cliente. Tali attività saranno sviluppate con una delle società leader nella trasformazione digitale.Un percorso di formazione articolato che si rivelerà fondamentale per le aziende che necessitano del cambiamento per uscire dagli schemi di marketing e vendita convenzionale ed aprirsi a nuovi canali e opportunità.Il programma proseguirà fino alla metà del mese di giugno.

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Formare gli specialisti per la digitalizzazione dei processi aziendali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

San Paolo d’Argon (BG) Nasce dalla collaborazione di JAC Fondazione JobsAcademy con il Gruppo Sme.UP, il partner IT che accompagna le aziende nella trasformazione digitale con le soluzioni software e hardware più adatte al loro business, il nuovo corso dedicato alla formazione degli specialisti della trasformazione digitale dei processi aziendali, professionisti in grado di automatizzare i processi mediante l’analisi, il disegno, lo sviluppo e la messa in opera di sistemi informatici.Il corso, che partirà in autunno, si rivolge sia a chi sta vivendo un percorso formativo alle superiori, agli appassionati dell’informatica, sia a chi è già nel settore e aspira a costruirsi una nuova figura professionale. Grazie al metodo “learning by doing”, gli studenti avranno l’opportunità non solo di imparare dai professionisti di Sme.UP, ma anche di mettere in pratica quanto appreso direttamente in aula e in laboratori strutturati a favorire la didattica del corso.
Gli specialisti per la digitalizzazione dei processi aziendali sono figure professionali che saranno sempre più indispensabili e ricercate nell’ottica del processo di trasformazione digitale che vivono le imprese e la previsione di inserimento nel mondo del lavoro al termine del biennio – che comprende due stage professionalizzanti di 400 ore – è del 95%, in linea con le percentuali di assunzione degli altri corsi di Jac. JobsAcademy, che nasce per dare una risposta concreta alla richiesta e al bisogno di lavoro delle imprese, ha infatti da sempre un forte legame e dialogo costante con le aziende del territorio. Rappresenta il primo ITS in Italia per numero di corsi e per numero di studenti, e una delle prime risposte italiane alle scuole di alta specializzazione tecnologica, che già da decenni formano in Europa i cosiddetti super-tecnici. Lo studente del nuovo corso farà esperienza dell’applicazione parallela di intelligenza analitica e pratica tecnologica, imparando sia i metodi che gli strumenti. La figura professionale specializzata che uscirà da questo corso avrà una visione improntata sulla padronanza delle dinamiche aziendali e della loro trasformazione digitale e sarà in grado di analizzare, progettare e implementare soluzioni informatiche a supporto di tutte le attività, dai sistemi gestionali e ERP all’interconnessione in Cloud di macchinari in ottica Industria 4.0 e Internet of Things. Si otterranno dunque competenza sia da analista funzionale che da sviluppatore software.«Il futuro è nelle mani dei più giovani ed è a loro che guardiamo, dichiara Roberto Magni Vice President e M&A Manager del Gruppo Sme.UP. La collaborazione con JAC nasce e si sviluppa con l’obiettivo di mettere a disposizione degli studenti tutte le competenze e il know-how di Sme.UP affinché i ragazzi di oggi possano diventare le figure professionali di domani, in uno scenario che sta diventando sempre più competitivo e nel quale le aziende richiedono competenze sempre più specifiche.Attraverso questo corso, insegniamo agli studenti in maniera specifica l’informatica applicativa necessaria alla gestione delle aziende del settore manifatturiero. Al termine del corso, tutti gli studenti metteranno in pratica le conoscenze acquisite svolgendo uno stage formativo presso il Gruppo Sme.UP, attraverso il quale potranno apprendere nella realtà cosa significa fare informatica applicativa». https://www.fondazionejobsacademy.org/it/percorso/information-technology-for-the-digital-factory/

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Investire in digitalizzazione scuola e università

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

“Chiedo al governo di tenere conto all’interno del decreto in corso di preparazione in queste ore della necessità di investimento nella digitalizzazione della scuola, attribuendo risorse ad hoc per consentire alle scuole statali di dotarsi di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, anche mettendo a disposizione degli studenti dispositivi digitali individuali e investendo nella formazione dei docenti. La digitalizzazione è un fattore cruciale in questi momenti d’emergenza, ma la scuola e le famiglie non si sono trovate immediatamente preparate. Come rilevato dal Sole24Ore, la principale difficoltà riscontrata dai docenti nel processo di adozione delle modalità di didattica a distanza, nonché l’unica particolarmente significativa su tutto il territorio e soprattutto rilevante per la primaria e la secondaria di primo grado, è stata l’assicurarsi che tutti gli alunni e studenti della classe potessero avere accesso al materiale, poiché per motivi vari a casa gli stessi possono non avere una connessione a Internet o non disporre di un personal Computer.
Come abbiamo spesso abbiamo denunciato, il Piano Nazionale Scuola Digitale è bloccato nell’attuazione completa delle Azioni, nonostante il cospicuo investimento degli scorsi anni, e l’emergenza ha mostrato il divario digitale e la mancanza di competenza. È necessario, infine potenziare il ruolo dell’INDIRE nella formazione dei docenti e dei tutor digitali.” Così il capogruppo FDI in commissione Istruzione e responsabile Innovazione del partito, deputato Federico Mollicone. (by Carlo Prosperi)

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Scuola: Al via la settimana UE del Coding: Italia 25esima in digitalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

Parte ‘Eu Code Week’, festival della programmazione informatica per promuovere le competenze digitali. Coinvolti più di 70 Paesi tra cui Turchia, Stati Uniti e India. L’evento, promosso dalla Commissione UE, è incentrato sull’importanza di giochi informatici ed esercizi interattivi nell’Istruzione moderna, quali metodologia didattica: partecipano attivamente scuole e insegnanti. Anief chiede di introdurre il coding a scuola, all’interno dei programmi.“Piuttosto che ripetere più volte gli stessi contenuti, nella scuola primaria, alle medie e alle superiori – dice Marcello Pacifico, presidente Anief – perché non insegniamo in modo induttivo ai nostri giovani le basi della programmazione informatica, a interagire col computer in modo semplificato, intuitivo? Possiamo farlo come negli altri Paesi dove i risultati sono tangibili. È chiaro che servono finanziamenti adeguati e una volontà politica, attuando un piano infrastrutturale, di potenziamento delle attrezzature, delle connessioni digitali e di formazione dei docenti”.In Italia è un gran parlare di informatica, di linguaggio digitale e di nuove tecnologie applicate alla didattica. Sul piano pratico, però, si fa poco. I numeri lo confermano. Quella che si apre oggi sarà infatti la settimana del coding, con oltre tremila attività organizzate solo in Italia e 25 mila complessive: proclamata dell’Unione europea, l’iniziativa prevede oltre 3 mila eventi per l’alfabetizzazione digitale, di cui circa l’80% coinvolgendo scuole di ogni ordine e grado. Tuttavia, il grado di informatizzazione dei nostri istituti scolastici rimane decisamente basso.Le attività programmate in questa settimana, scrive Orizzonte Scuola, vogliono certamente rappresentare “anche una risposta alle statistiche Ue che inseriscono il nostro Paese in fondo alle classifiche sull’innovazione digitale. Secondo il Digital Economy and Society Index (Desi) 2018 di Eurostat, che rileva i progressi compiuti dagli Stati membri in termini di digitalizzazione”, rimane il fatto che “l’Italia è solo venticinquesima in Ue” su questo fronte. Questa posizione non ci fa onore: significa che siamo tra i peggiori ad investire nel pensiero computazionale, che è la capacità di risolvere problemi, anche di una certa complessità, adottando la logica, contestualizzando ogni volta la strategia migliore per risolvere un problema.”
Per comprendere i motivi del ritardo del nostro Paese, basta andare a leggere il rapporto realizzato quest’anno dall’Agcom sullo “stato di sviluppo della scuola digitale”: l’agenzia nazionale premette che la digitalizzazione del sistema scolastico “si presenta come un processo estremamente complesso che, oltre a richiedere un’attenta pianificazione, si basa in primis sulla realizzazione delle infrastrutture; la dotazione di strumenti tecnologici più avanzati per la didattica (device innovativi come tablet, lavagne luminose, connessioni wi-fi), rappresenta quella condizione minima necessaria alla quale affiancare le adeguate competenze di un corpo docente che voglia garantire sia la gestione digitale della conoscenza, sia l’implementazione degli elementi di innovazione all’interno di un curricolo verticale”.

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Enti locali: “Con digitalizzazione si riduce spesa corrente”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Maggio 2019

Roma – “Esistono Comuni che, con la digitalizzazione, sono riusciti a ridurre la spesa corrente del proprio ente usando tecnologie e piattaforme messe a disposizione dallo Stato, facendo spendere ai cittadini molti meno soldi. Un esempio che cito spesso è quello del Comune di Milano, cui mi onoro di consegnare questo Premio. Trasparenza, tecnologia ed etica sono cose che vanno nella direzione della tutela dei conti pubblici.I Comuni si aiutano favorendo il dialogo e la collaborazione, purtroppo ci sono Amministrazioni che subiscono il peso della colpa di qualcun altro e lo Stato non può voltargli le spalle, perché dietro i Comuni ci sono i cittadini.
Come Governo stiamo facendo un grande lavoro sulla digitalizzazione, a 360 gradi. Lo facciamo, perché c’è la consapevolezza che togliendo dei passaggi intermedi e semplificando, si eliminano gli interessi personali e si lascia l’etica al primo posto”.
Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo, alle Scuderie del Quirinale, alla consegna del Premio Nazionale per la diffusione della Trasparenza e dell’Etica nella Pubblica Amministrazione.

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Blockchain Castelli: “Con investimenti in tecnologia si aumenta competitività”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 Maggio 2019

San Mauro Torinese – “Per troppo tempo lo Stato non è riuscito a mantenere il passo sui temi della digitalizzazione e l’Unione Europea non è stata capace di fare politiche comuni, questo ci ha portato alla perdita di risorse e competitività. Questo è un Governo che sta cercando di recuperare ciò che non è stato fatto, e presto avremo l’opportunità di incidere in modo determinante anche in Europa.
Investire in tecnologia serve ad aumentare la competitività e ridurre i costi. Con la blockchain ci troviamo di fronte ad una rivoluzione tecnologica che potrebbe cambiare, radicalmente, il nostro futuro. Per questo dobbiamo essere pronti.
Per aiutare il Made in Italy, come Governo abbiamo creato, assieme a Cassa Depositi e Prestiti, un fondo statale e previsto il riconoscimento dei registri che usano questa tecnologia. Iniziative che viaggiano in parallelo con il Fondo per l’innovazione annunciato qualche giorno fa dal Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.
Ancora una volta stiamo lavorando in sinergia con il mondo dell’impresa per far ripartire l’economia reale”.Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, a margine dell’iniziativa “BlockChain for Business – La rivoluzione tecnologica che cambierà il futuro delle aziende”, promossa da Italian Digital Revolution – AIDR.

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Per l’80% delle imprese italiane la priorità è la digitalizzazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

La digitalizzazione come opportunità unica per invertire la curva che porta in basso l’Italia sul fronte della produttività, facendo rimanere al palo il nostro Paese non solo nei confronti della Germania o della Francia, ma anche di paesi come la Spagna. È questa la visione che accomuna i direttori risorse umane delle imprese italiane: l’80,77% infatti mette la digitalizzazione fra le priorità dell’azienda, insieme a esigenze pragmatiche come incremento della produttività e riduzione dei costi (indicati fra le tre opzioni possibili rispettivamente dal 65,38% e dal 57,69% degli intervistati). È quanto emerge dalla ricerca The future of HR in the digital era, realizzata da Business International in collaborazione con Osservatorio Imprese Lavoro INAZ, intervistando un centinaio di HR executives e dirigenti di aziende medio-grandi. Il report 2018 completo, di cui è stata presentata un’anteprima lo scorso novembre a Roma in occasione di HR Business Conference, è ora disponibile sul sito dell’Osservatorio Impresa Lavoro Inaz.
La ricerca, che comprende anche una serie di interviste a manager e specialisti del personale, è tesa a indicare gli elementi chiave della roadmap della trasformazione digitale nel nostro paese in ambito HR. «Se è vero che scontiamo ancora uno scarto importante rispetto all’Europa, è anche vero che le imprese manifestano una forte voglia di guardare al futuro – commenta Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz –. È il digitale infatti a rendere possibili tutte le iniziative sulle quali oggi ci si concentra in ambito HR per lavorare meglio, in modo più produttivo e con modalità di organizzazione che rispondono alle sfide di oggi. Per esempio lo smartworking (il 38% degli intervistati prevede di introdurlo in azienda), lo sviluppo del welfare aziendale (su cui si concentrerà il 31% degli intervistati), nuove modalità di performance management e misurazione dei risultati, ma anche formazione continua, employee retention e talent acquisition». La funzione HR è inoltre consapevole di doversi digitalizzare essa stessa (54% delle risposte alla richiesta di indicare tre obiettivi di investimento) e di avere bisogno di nuove competenze specifiche (una necessità avvertita dal 53,85% degli intervistati).

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Gli sforzi degli istituti bancari devono concentrarsi sulla “digitalizzazione per valore”

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

La meta è chiara, ma le rotte sono diverse. È quello che accade nel processo di digitalizzazione del sistema bancario, un obiettivo che accomuna, appunto, gli istituti di credito di tutte le latitudini ma che procede con velocità e strategie diverse da paese a paese. Lo scenario mondiale di questa evoluzione è fotografato nel rapporto “Global Retail Banking 2018: The Power of Personalization” di The Boston Consulting Group. Secondo la ricerca, il processo in atto nelle banche commerciali sta già portando quasi ovunque a raggiungere un primo obiettivo, quello del risparmio nei costi di gestione, attraverso l’implementazione dei servizi online o da mobile; oggi però gli sforzi degli istituti devono concentrarsi sulla “digitalizzazione per valore”, ovvero sull’uso delle tecnologie per migliorare l’esperienza dei clienti, personalizzare i servizi per ciascun profilo e infine aumentarne la fidelizzazione.Le opportunità della digitalizzazione movimentano ulteriormente un contesto già ricco di sfide per gli istituti di credito, alle prese con tassi di interesse ai minimi, una sempre maggiore concorrenza sul territorio e regolamentazioni più severe e molto diversificate. La realtà, tuttavia, non lascia alternative, se è vero che già oggi, nelle aree più sviluppate del pianeta, quattro interazioni su cinque tra cliente e banca e tre transazioni su cinque (depositi, pagamenti su prestiti, trasferimenti…) avvengono tramite strumenti digitali. Questo ha favorito, come detto, la possibilità di snellire il personale in filiale e abbattere i costi, ma non ha ancora portato a una conversione automatica dei nuovi punti di contatto (dalle app per smartphone o sui social network) in vendite digitali. Le banche classificate Q1 (di “primo livello) hanno registrato nell’ultimo anno circa il 34% delle vendite in digitale (dato invariato rispetto all’anno precedente, e già questo non è un segnale incoraggiante), ma quelle Q4, per esempio, ricavano dal digitale solo il 10%.Il problema non è da poco, perché – ricorda il rapporto di BCG – le banche retail sono responsabili di circa metà dei ricavi globali delle banche nel mondo. Uno scenario che, da qui al 2021, non dovrebbe subire significative modifiche, se si esclude che entro quel termine il settore bancario dei paesi asiatici avrà superato quello del Nord America come ricavi dal retail. Il totale dei ricavi raggiungerà probabilmente i 2,54 trilioni di dollari mentre la crescita media prevista si attesta sul 5,3% annuo, ma con differenze significative tra le aree asiatiche (qui l’incremento atteso è dell’8%, spinto anche dall’inclusione finanziaria di soggetti finora rimasti del tutto fuori dal sistema) e i deboli aumenti nell’Europa occidentale.Nell’analizzare la trasformazione in atto nei diversi paesi, lo studio BCG ha individuato alcune strategie comuni che le banche dovrebbero mettere in atto per accelerare la digitalizzazione dei propri processi. L’esigenza più evidente è quella di rendere più fruibile e immediato l’accesso a tutti i prodotti, compresi mutui, prestiti personali, piani di risparmio. Nello stesso tempo non può più essere rimandata l’implementazione delle più moderne tecnologie per la raccolta omnicanale di big data, la loro analisi, la profilazione automatica del cliente, la qualifica immediata delle richieste che l’utente pone al sistema e dunque della direzione verso la quale indirizzarle. È qui che emerge in tutto il suo valore l’aspetto della personalizzazione. Il sondaggio BCG dimostra quanto un’esperienza personalizzata sia decisiva per i clienti: il 54% degli intervistati ha dichiarato che la motivazione per decidere di diventare cliente di una nuova banca è stato proprio un dettaglio nel servizio che ha personalizzato la sua esperienza con quell’istituto. Per lo stesso motivo il 68% degli intervistati ha dichiarato di aver approfondito i legami con la propria banca, acquistando prodotti o servizi aggiuntivi, e, specularmente, il 41% di chi ha lasciato la sua vecchia banca ha affermato di averlo fatto per non aver ricevuto un trattamento sufficientemente customizzato. La personalizzazione dunque oggi non può limitarsi a comprendere i bisogni e le esigenze del cliente, ma richiede un intervento ancora più tempestivo, che anticipi al cliente quei vantaggi di cui ha bisogno prima ancora che li chieda, che configuri le interfacce web o mobile con le proposte più in linea con i suoi comportamenti e le azioni che compie più frequentemente, che utilizzi le informazioni per proporre le pianificazioni più adeguate e cogliere i primi segnali delle intenzioni di abbandonare l’istituto. Un insieme di operazioni, insomma, rese possibili attraverso il coinvolgimento di tutta la catena del valore della banca, l’integrazione di robot e software di intelligenza artificiale con l’esperienza umana, e l’applicazione su larga scala per garantirne la sostenibilità economica. (fonte: http://www.dicomunicazione.it)

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Roma: Necessaria digitalizzazione su larga scala degli archivi in materia edilizia

Posted by fidest press agency su sabato, 9 settembre 2017

computerRoma. «Qualche mese fa l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Luca Montuori, aveva giustamente rilanciato il progetto di una digitalizzazione su larga scala degli archivi in materia edilizia. Ora, purtroppo, sembra che quell’idea, più che condivisibile, sia stata accantonata, visto che per accelerare l’evasione delle pratiche di condono viene ipotizzato un massiccio ricorso all’autocertificazione. In pratica, quei cittadini che hanno commesso un abuso se lo vedranno sanato in base a una dichiarazione da loro stessi prodotta: una sanatoria al quadrato». Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella regolarizzazione di patrimoni immobiliari.«La situazione dell’ufficio condono di Roma è decisamente complessa e non è un caso che rimangano da evadere ancora circa 200.000 istanze delle 600.000 presentate. Ma non è certo con una deregolamentazione a tappeto che si risolve la questione. Trattandosi di una materia estremamente delicata, una dichiarazione da parte del cittadino non può mai sostituire il lavoro di verifica degli uffici tecnici comunali: il rischio è quello di vedere aumentata l’opacità di un sistema che avrebbe invece bisogno di un salto di qualità proprio sotto il profilo della trasparenza delle procedure.Alle amministrazioni – spiega Simoncini – fa ovviamente gola recuperare gli introiti che deriverebbero dalla lavorazione delle pratiche di condono, soprattutto in una fase in cui gli enti locali faticano tremendamente a reperire risorse finanziarie: a Roma mancano all’appello circa 800 milioni di euro tra oneri concessori, oblazioni, diritti di istruttoria e di segreteria. Ma vanno fatte scelte ponderate e innovative: in Italia appena un Comune su dieci possiede un archivio digitale in materia di condono edilizio, ma per metterlo in piedi basterebbe far pagare a ciascun cittadino che ha presentato domanda una manciata di euro per procedere alla scansione della documentazione prodotta. Anche perché, lavorare le pratiche inevase permetterebbe di avere ingenti risorse da destinare alla messa in sicurezza del territorio e alla demolizione di quanto edificato in spregio delle regole e del buon senso».

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