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Posts Tagged ‘digitalizzazione’

Nel Pnrr italiano quasi 120 miliardi per ambiente e digitalizzazione

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2022

Con oltre 191 miliardi di euro l’Italia è il principale beneficiario dei fondi del Next generation Eu. Di queste risorse 71,8 miliardi è assegnato alla transizione ecologica mentre 48,1 miliardi alla digitalizzazione. In valori assoluti l’Italia è prima per investimenti in entrambi questi settori. Al secondo posto invece troviamo la Spagna, sia per transizione verde che per digitalizzazione. Il tema della digitalizzazione è vastissimo e abbraccia diverse missioni del piano. Un modo per orientarsi è fare riferimento alle informazioni rilasciate dal dipartimento per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale della presidenza del consiglio dei ministri (Mitd). Tale struttura infatti ha raccolto tutte le misure previste per la digitalizzazione in un’apposita sezione del proprio sito denominata Italia digitale 2026. I soggetti coinvolti nell’attuazione degli interventi sono numerosi. Ad esempio, per diverse misure relative al sistema sanitario è prevista la cotitolarità del ministero della salute. In questo articolo ci soffermeremo quindi sugli interventi di cui è responsabile esclusivamente il Mitd. In particolare, a giugno sono stati pubblicati gli esiti di diversi bandi legati all’implementazione delle reti ultraveloci. Bandi che finanzieranno interventi per circa 5 miliardi di euro. (fonte Openpolis)

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Dai nuovi metodi per la qualità e la sicurezza alla digitalizzazione e innovazione dei processi produttivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 luglio 2022

Dalla riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni – consumi d’acqua, territori, emissioni – a nutrizione e salute. Dalla tracciabilità e dalla legislazione di settore al design e alla creatività applicati alla buona tavola. E molti altri temi e materie sui quali giovani talenti di ogni Paese potranno formarsi in Emilia-Romagna grazie a ‘Food-ER’, l’università internazionale dell’agroalimentare. Food-ER consentirà di progettare e avviare, entro il prossimo triennio, un insieme di attività di formazione tale che possa dare ai giovani gli strumenti per lavorare e dare risposte nuove nell’agri-food, guardando alla piena sostenibilità, anche in rapporto alla scarsità di risorse globali e ai cambiamenti climatici: master di secondo livello, laurea magistrale, alta formazione dedicata alle imprese, rafforzamento dei dottorati di ricerca. E di farlo a partire dalla Food Valley regionale, comparto d’eccellenza in Italia e a livello internazionale, col record europeo di prodotti Dop e Igp, aziende e gruppi industriali noti in tutto il mondo, così come saperi e tradizioni artigianali. ‘Food-ER, Emilia-Romagna International Network for Education and Industrial Research on Food and Beverage’ è il network voluto dalla Regione che vede insieme in primo luogo le quattro Università regionali, i soci fondatori: di Parma – capofila del progetto -, Modena e Reggio Emilia, Bologna, Ferrara. Oggi in Regione, a Bologna, la presentazione con il presidente Stefano Bonaccini, l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, i rettori delle Università di Parma, Paolo Andrei, Bologna, Giovanni Molari, Ferrara, Laura Ramacciotti, Modena e Reggio Emilia, Carlo Adolfo Porro. Oltre ai docenti dell’Università Cattolica di Milano, sede di Piacenza, Francesco Timpano e Marco Trevisan, e il presidente della Fondazione Its Tech&Food, Massimo Ambanelli. Ai soci fondatori si affiancano infatti come soci aggregati l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, che già fa parte della Rete di Alta Tecnologia della Regione Emilia-Romagna; il Clust-ER Agroalimentare, che riunisce soggetti pubblici e privati, centri di ricerca, imprese, enti di formazione; imprese regionali, sia quelle leader di filiera che le piccole e medie imprese, e i cinque quartieri fieristici internazionali: Bologna Fiere, Fiere di Parma, Fiere di Rimini – Ieg, Cesena, Fiere di Piacenza. Il progetto si avvia con lo stanziamento di 3 milioni di euro da parte della Regione. Con l’obiettivo di rendere l’Emilia-Romagna un polo di attrazione di talenti internazionali e garantire un flusso costante di alte specializzazioni necessario anche alla crescita delle filiere produttive, alla creazione di imprese innovative e start-up tecnologiche nel settore agroalimentare, alla ricerca pubblica e privata, per diventare sempre più punto di riferimento nel Paese e all’estero nell’affrontare e risolvere problematiche di grande attualità, per uno sviluppo sostenibile e rispettoso delle risorse naturali.

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PNRR: al via l’Ecosistema dell’Innovazione per digitalizzazione e sostenibilità nel nord ovest

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2022

È stata finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca la proposta, presentata dal Politecnico di Torino insieme a una rete di 24 partner pubblici e privati, “NODES-Nord Ovest Digitale E Sostenibile”, progetto selezionato nell’ambito degli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che porterà 110 milioni di euro sul territorio di Piemonte, Valle d’Aosta e sulle province più occidentali della Lombardia, Como, Varese e Pavia e 15 milioni di euro per attività di ricerca e bandi a cascata a favore delle regioni del Sud del Paese. L’obiettivo è la costituzione di uno degli 11 Ecosistemi dell’Innovazione che il Ministero ha individuato al fine di supportare la crescita sostenibile e inclusiva dei territori di riferimento in quella che viene identificata come la doppia transizione (digitale ed ecologica). I soggetti attuatori (che costituiranno il cosiddetto Hub a cui spetta il coordinamento gestionale) sono tutte università pubbliche: Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale, Università degli Studi dell’Insubria, Università degli Studi di Pavia e Università della Valle D’Aosta, tra le quali sarà costituita una Società consortile a responsabilità limitata (Scarl). Gli stessi Atenei, unitamente all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, si potranno avvalere (in qualità di Spoke) della collaborazione di soggetti affiliati per la realizzazione delle attività di ricerca di propria competenza. In totale i soggetti che compongono l’ecosistema sono 24: 8 Atenei, 6 Poli di Innovazione, 5 Centri di ricerca di riferimento, 3 Incubatori e 1 Acceleratore, 1 Competenze Center. Del budget complessivo del progetto, poi, circa 54 milioni di euro saranno impiegati in “bandi a cascata” aperti anche a realtà imprenditoriali, moltiplicando quindi il numero di attori coinvolti e le competenze messe a sistema. Il progetto si propone poi di sostenere l’innovazione su traiettorie tecnologiche a elevato potenziale per sviluppare da un lato nuovi prodotti e processi nelle PMI esistenti, stimolando processi di valorizzazione della ricerca e di trasferimento tecnologico e aumentandone la competitività anche a livello internazionale e dall’altro favorire la nascita di start-up e spin-off «Deep Tech» nei settori individuati, attraendo risorse economiche aggiuntive da fondi di Venture Capital.

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Digitalizzazione della PA e delle imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

“FDI è da sempre in prima linea per la digitalizzazione della PA e delle imprese. L’utilizzo di pratiche scorrette nel contesto dei software del cloud mina non solo l’adozione da parte delle aziende, colpendo il tessuto produttivo nazionale, ma anche l’innovazione nazionale. Sappiamo che il 60% delle PMI ha adottato servizi cloud, in particolare sotto la pandemia, ma sappiamo anche come quasi 1 impresa su 4 abbia avuto un contatto, diretto o indiretto, con fenomeni quali termini di licenza software poco chiari causando un netto aumento dei costi. Da una ricerca appare che circa 10mila imprese nazionali della tecnologia dell’informazione siano impattate nella propria crescita dalle pratiche scorrette. Particolarmente rilevanti in questo contesto risultano essere le pratiche riguardanti la stesura delle licenze con cui i provider cloud offrono software aggiuntivi con cambiamenti in corso d’opera, come i termini delle licenze. Tali dinamiche rischiano di determinare uno svantaggio per gli operatori di dimensioni minori, data la composizione del mercato sia italiano, sia europeo – formati per la stragrande maggioranza da PMI soprattutto locali e minare la spinta all’innovazione tecnologiche. E’ necessaria una sistematizzazione del quadro normativo italiano nella direzione di una tutela dei provider minori e attivi sul versante dell’infrastruttura cloud. Una tutela che appare fondamentale per non ostacolare lo sviluppo di un mercato ed una tecnologia cruciale per la Nazione, proprio già nel vettore del DDL Concorrenza. Come forza politica, inoltre, passando alla dimensione sovranazionale abbiamo sostenuto con forza il nuovo pacchetto del Digital Market Act per evitare l’accumulo di influenza delle grandi aziende multinazionali, i “gatekeeper”, e su cui abbiamo proposto appunto deroghe per le PMI. Le pratiche scorrette rischiano di consolidare il potere di pochi giganti del digitale, a discapito dell’economia del digitale nazionale ed europea. Ne va della competitività europea e, di conseguenza, della sovranità digitale nazionale.” Così il responsabile Innovazione di Fratelli d’Italia, deputato Federico Mollicone.

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Digitalizzazione PA. Far sì che prezzi e anziani non siano un problema

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2022

La digitalizzazione di molti servizi, privati e pubblici, è una buona cosa a due condizioni: il prezzo per l’utenza deve essere minore rispetto a quando non c’era, i servizi devono essere accessibili a tutti. Ad oggi, però, non è così. Un esempio: carta d’identità elettronica. In tutti i Comuni i prezzi richiesti all’utenza sono alti: tempi di consegna e costi materiali. Tra problemi di organizzazione dei singoli Comuni che non riescono ancora a far fronte alla nuova realtà di diversi impiegati a domicilio e costi inspiegabili visto il minor impegno in tutti i sensi rispetto al vecchio documento cartaceo, siamo a livelli assurdi. E’ ancora un problema perché la digitalizzazione della popolazione, soprattutto quella anziana, è in alto mare. Il governo fornisce le dovute informazioni ma il metodo è ancora complicato e farraginoso, creando vittime decisamente inopportune, visto che è una delle più vaste fasce deboli della popolazione. Ci arriva un “consiglio” dal Giappone, paese notoriamente attento alla propria popolazione anziana. Nell’ambito del “Digital Garden city”, programma per la diffusione del digitale, è di questi giorni la decisione di assumere 20mila nuovi dipendenti per supportare le persone anziane in materia, e garantire effettiva integrazione delle fasce più anziane della popolazione.In Italia, non passa giorno in cui non esplodono problemi per la continuità lavorativa dei cosiddetti navigator, assunti a suo tempo per facilitare l’applicazione del reddito di cittadinanza. Il loro impiego in materia potrebbe non essere solo la voglia di non andare contro questo o quel sindacato, ma di dare un servizio utile che, oggi, è solo svolto estemporaneamente da strutture volontarie. Un investimento il cui ritorno sarebbe soddisfatto dai ritorni economici, umani e civici. http://www.aduc.it

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L’Italia tra digitalizzazione e intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

Rome Business School, parte di Planeta Formación y Universidades creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta, ha pubblicato la ricerca “L’Italia tra digitalizzazione e intelligenza artificiale. Il ruolo del PNRR nel costruire l’Italia del futuro”. Lo studio, a cura di Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca della Rome Business School, Francesco Amendola, Program Director dello Specialized Master in Data Science e dell’Executive Master in Data Science e William Carbone, Program Director del Professional Master in Artificial Intelligence, fa un’analisi dell’asse strategico di digitalizzazione e innovazione del PNRR, con particolare focus sullo stato di avanzamento dell’Italia nell’IA. La ricerca evidenzia l’arretratezza tecnologica dell’Italia, i passi avanti fatti, e il forte contrasto dato dall’essere oggi un Paese tra i primi a livello internazionale per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.Il settore dell’IA è in piena espansione a livello globale, ricevendo circa 93,5 miliardi di dollari di investimenti privati nel 2021, più del doppio degli investimenti privati totali nel 2020. Si prevede che la dimensione del mercato globale dell’IA crescerà ad un tasso del 42,2% nel periodo 2020-2027. Secondo l’Osservatorio del MIP, in Italia il mercato dell’AI è cresciuto del +27% nel 2021, raggiungendo quota 380 milioni di euro, un valore raddoppiato in appena due anni.Attualmente, le università italiane offrono più di 200 curricula in IA distribuiti e non solo, l’Italia nel 2021 ha lanciato uno dei più grandi e ambiziosi dottorati in intelligenza artificiale a livello mondiale chiamato Dottorato Nazionale in “Intelligenza Artificiale”. Inoltre, ospita diverse infrastrutture di ricerca di alto livello, è uno dei membri fondatori della Global Partnership on Artificial Intelligence (GPAI) e i ricercatori italiani partecipano a tutte le principali reti di ricerca internazionali sull’IA, comprese le reti UE più prestigiose, come CLAIRE ed ELLIS. Ci sono comunque diversi punti di debolezza quali: frammentarietà della ricerca, insufficiente attrazione di talenti, significativo divario di genere (solo il 19% dei ricercatori di IA sono donne), e limitata capacità brevettuale.William Carbone, autore della ricerca, afferma che: “grazie all’IA, varie aziende potrebbero diventare società orientate alla scoperta, creando un’organizzazione la cui cultura è definita da una sperimentazione rigorosa, applicata anche ai propri processi interni, così da far parte integrante della loro strategia e delle iniziative di business”. Rispetto ai 27 stati UE, l’Italia, è al 17º posto per “fattori abilitanti della trasformazione digitale”, al 18º per digitalizzazione della PA, 23º per digitalizzazione e addirittura 25º per diffusione delle competenze digitali. In testa alla classifica delle economie digitali più avanzate dell’UE si trovano Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, mentre Romania, Bulgaria sono i fanalini di coda. L’Unione mira a che entro il 2030 l’80% dei cittadini possieda competenze digitali di base, ma dal 2015 si è registrato un tasso di crescita annuo pari solamente allo 0,9%. Per raggiungere l’obiettivo dell’80% fissato per il 2030, questo tasso di crescita deve triplicare. La trasformazione digitale, più che un obiettivo, è un percorso. Il PNRR si propone di ridurre e risolvere tramite investimenti mirati il gap digitale sia tra l’Italia e gli altri Stati europei, sia tra le stesse regioni italiane. Nonostante i molteplici ostacoli, l’Italia sta mano a mano realizzando gli obiettivi digitali e di sviluppo prefissati. Bisogna comunque riconoscere i limiti del PNRR, le criticità in formazione digitale dei cittadini e le forti differenze tra regioni, problematiche da azzerare e appianare il prima possibile per poter compiere correttamente questa trasformazione digitale, e poter finalmente riconoscere poi un Paese più moderno, evoluto e agile. Vedendo l’andamento positivo in ambito IA, gli autori della ricerca consigliano di rafforzare la base di ricerca sull’IA e i finanziamenti associati, promuovere misure per trattenere e attrarre talenti, migliorare il processo di trasferimento tecnologico e aumentare l’adozione dell’IA tra le imprese e la pubblica amministrazione, favorire la creazione di imprese innovative e aumentare gli investimenti, in quanto come affermato da William Carbone: “il potenziale dell’IA risiede nella creazione di un approccio più sistematico, integrando l’IA nelle organizzazioni che perseguono l’innovazione”.

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Pandemia e digitalizzazione: “Diamo voce a chi non ha voce”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

Roma online mercoledì 13 aprile 2022 dalle 14,30 alle 17,30 dalla Sede di Roma dell’Associazione CAMMINO-Camera Nazionale Avvocati è organizzato il webinar di CAMMINO per la persona, le relazioni familiari e i minorenni, Presieduta dall’Avv. Maria Giovanna Ruo, nell’ambito del ciclo regionale “Diamo voce a chi non ha voce”. Le voci a cui si vuole dare voce sono quelle dei soggetti più fragili nelle loro difficoltà nel rapportarsi all’amministrazione digitale, soprattutto nel periodo di pandemia quando si sono sommate ad altre difficoltà, per le quali immaginare soluzioni. Nel caso del webinar del 13 aprile prossimo, il focus sarà sulle fasce di popolazione anziana per cui la difficoltà è di tipo oggettivo (mancanza di alfabetizzazione digitale), ma anche sulle fasce di soggetti minori o disabili, in tutela o amministrazione di sostegno, per cui l’ostacolo è tecnico-legale: hanno un tutore o amministratore di sostegno che per legge può agire per loro nome e conto, ma di fatto ne è impedito perché non viene rilasciato lo strumento tecnico necessario (SPID). Su come affrontare problemi che insistono sulla vita quotidiana stessa e sull’esercizio dei diritti individuali di questi soggetti, CAMMINO ha invitato al confronto giudici tutelari e avvocati e, in un ‘ottica di prospettiva, anche rappresentanti di istituzioni ed enti coinvolti per la definizione di possibili soluzioni. Con il coordinamento dell’Avv. Laura Versace, interverranno: l’Avv. Angela Vallerotonda che introdurrà e concluderà il confronto; la Dott.ssa Paola Scorza e il Dott. Gianbattista Biava, Giudici Tutelari del Tribunale Ordinario di Roma IX Sezione, sui possibili interventi dell’autorità giudiziaria per i soggetti fragili in tempo di pandemia e oltre; Il Consigliere regionale Lazio Emiliano Minnucci, che illustrerà la normativa nazionale in tema di amministrazione digitale con un excursus sullo stato dell’arte della regolazione nella Regione Lazio (in attesa di conferma); l’Avv. Celeste Attenni, Presidente di CAMMINO-Roma, su difficoltà operative, vantaggi e problemi della digitalizzazione; l’Avv. Filippo Garroni del Foro di Roma su lo Spid, operatività concreta e regolamenti vari. Interverrà infine sugli aspetti di criticità legati alla privacy l’Avv. Davide Piazzoni, del Direttivo Nazionale di CAMMINO.Il panel di esperti si confronterà dunque su problemi estremamente attuali, che devono essere correttamente portati alla luce e le cui soluzioni non sono più rinviabili, “per garantire – come afferma l’Avv. Celeste Attenni – non solo la tutela dei più vulnerabili come è nella mission di CAMMINO e dei legali ad essa associati, ma più in generale la parità di accesso a tutti agli strumenti più innovativi della Pubblica Amministrazione e non solo, che come tali devono essere messi a disposizione di tutti i cittadini, senza distinzioni”.L’evento è accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Cassino ai fini della formazione professionale. L’iscrizione è obbligatoria sul sito di Cammino: http://www.cammino.org

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Lo stato della digitalizzazione nelle imprese in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2022

Il processo di digitalizzazione delle imprese non è facile, ma è un percorso necessario. Fra i primi effetti di questo processo troviamo la tendenza delle software house ad ampliare la propria offerta di servizi, per rimanere competitive sul mercato. Molte le acquisizioni e le partnership strategiche che vanno in questo senso, come quella appena annunciata fra Innoova, società nata per guidare le grandi e medie imprese nel processo di trasformazione digitale, e Centro Software, leader italiano nello sviluppo di software gestionale per l’impresa. L’integrazione tra le soluzioni tecnologiche di Innoova e la completezza funzionale delle soluzioni ERP di Centro Software, permette oggi alle aziende di raggiungere in poco tempo i massimi livelli di automazione e competitività, caratteristiche indispensabili per crescere ed essere protagonisti anche nell’era digitale. Innoova nasce dall’unione di imprenditori provenienti da specifici settori, complementari ed interconnessi con l’obiettivo di guidare le grandi e medie imprese nel processo di trasformazione digitale. Innoova coinvolge i leader d’azienda nel definire i processi di sviluppo e la trasformazione digitale attraverso un approccio integrato e data-driven. In 30 anni di esperienza, Innoova, ha sviluppato la capacità di colmare le lacune culturali per accelerare la trasformazione digitale per i clienti.

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Italia 20esima in Europa per digitalizzazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2022

Nonostante la spinta della pandemia, gli importanti piani di investimento messi in campo e i risultati nelle piattaforme abilitanti come SPID, ANPR, PagoPA o l’App IO, l’Italia si conferma agli ultimi posti in Europa per livello di digitalizzazione. Secondo i risultati dei Digital Maturity Indexes, elaborati dall’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, nel 2021 il nostro Paese si colloca in 17esima posizione tra i 27 Stati dell’UE per fattori abilitanti la trasformazione digitale e solo in 23esima per effettivo livello di digitalizzazione, con un gap rispetto alla media europea in particolare nel capitale umano.Ma il nostro Paese oggi ha una grande opportunità, quella del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che complessivamente dedica a iniziative di digitalizzazione oltre 65 miliardi di euro nelle sue 6 missioni (ben di più dei 40 miliardi di euro della sola missione 1, specificamente dedicata alla transizione digitale). Il ruolo chiave nell’attuazione sarà della Pubblica Amministrazione, a cui è destinato almeno il 60% delle risorse tra PA centrali, locali o imprese pubbliche. Gli investimenti del PNRR destinati specificatamente alla trasformazione digitale della PA ammontano a 9,72 miliardi di euro, di cui 6,14 per la digitalizzazione della PA stessa, 1,27 miliardi per l’innovazione della macchina pubblica, 2,31 miliardi per l’innovazione della giustizia.Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano*, presentata oggi al convegno “Il digitale per la ripresa e la resilienza: connecting the dots”. “Per concretizzare tutto il potenziale di trasformazione digitale associato al PNRR è necessario ‘unire i puntini’, raccordando visioni, risorse e sforzi che, se non ben allineati, rischiano di far perdere tempo ed energie – spiega Alessandro Perego, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Agenda Digitale. Bisogna raccordare infatti il PNRR con gli altri piani strategici, le risorse previste con le altre disponibili per la trasformazione digitale, il centro con i territori, le esigenze di breve con quelle di lungo periodo. Per cogliere a pieno le opportunità di digitalizzazione del Paese, inoltre, la PA deve configurarsi come piattaforma di innovazione capace di lavorare con le imprese, con capacità progettuali e di cooperazione strategica”.Il DESI Regionale. L’ultima edizione del Digital Economy and Society Index della Commissione Europea, su dati 2020, colloca l’Italia tra gli ultimi Paesi in Europa sul fronte del digitale, al 20esimo posto su 27, una posizione in meno rispetto all’anno precedente. In particolare, è 25esima per diffusione delle competenze digitali, 23esima per connettività, decima per digitalizzazione delle imprese e 18esima per digitalizzazione della PA.Per un quadro più preciso della situazione a livello italiano, l’Osservatorio ha elaborato assieme alle regioni e ad altri stakeholder pubblici e privati un DESI per le Regioni e la Province Autonome, da cui emerge un forte divario territoriale, ma anche una distanza significativa con il resto d’Europa, anche per le aree più avanzate. Il primato nel ranking va alla Provincia Autonoma di Trento con un punteggio di 57,5 (rispetto alla media italiana, pari a 50), seguita da Lombardia, con 56,2 punti, e Provincia Autonoma di Bolzano, con 56,1. Vengono poi Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Liguria sopra la media italiana, e ancora Veneto, Valle D’Aosta, Umbria, Puglia, Sardegna, Campania, Marche, Abruzzo, Sicilia, Basilicata, Calabria, Molise, a chiudere la classifica. Sette delle nove regioni con un punteggio superiore alla media italiana sono del Nord e due del Centro. Sotto la media italiana, si collocano tutte le regioni del mezzogiorno e 3 del Centro-Nord. (abstract)

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Omnicanalità, digitalizzazione e sostenibilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

Sono questi i tre pilastri su cui dovrà essere costruita l’evoluzione della rete commerciale di Credem coordinata da Massimo Arduini. Più in dettaglio il nuovo modello di servizio punterà ad aumentare il numero dei consulenti specializzati sui diversi bisogni dei clienti, ad avere in ogni singola filiale un polo completo di tutti i servizi dedicati al cliente retail, con lo scopo di rendere l’accesso ai servizi bancari aderente alle diverse esigenze sia per tipo di canale utilizzato sia per tipologia di necessità.Ad oggi la business line retail di Credem è costituita da 406 filiali specializzata nella consulenza alla clientela privata e ai piccoli operatori economici. Nei primi tre mesi del 2021 l’area ha raggiunto risultati di rilievo con 27,6 miliardi di euro di raccolta, in crescita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, 10,5 miliardi di euro di prestiti, +11,5% rispetto a fine marzo 2020 e la consulenza in prodotti assicurativi si è attestata a 13,6 milioni in progresso del 9,6% rispetto all’anno precedente. A tali risultati si aggiunge l’importante crescita della rete degli oltre 500 consulenti finanziari che lavorano in stretta sinergia con le filiali, che ha raggiunto 7,3 miliardi di euro di raccolta, +24,9% rispetto a fine marzo 2020 e 723 milioni di euro di prestiti, in crescita del 22,8% a/a rispetto allo stesso periodo del 2020.

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Covid-19, l’aumento della digitalizzazione della medicina può creare pericoli imprevisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 Maggio 2021

La pandemia causata dal Covid-19 e la tendenza mondiale verso la digitalizzazione della medicina stanno portando a un rapido cambiamento tecnologico. Secondo quanto riportato nel report di Willis Towers Watson, sul futuro della salute digitale, questo processo sta anche generando nuovi problemi emergenti di rischio e può portare i gestori del rischio sanitario a rivalutarne le responsabilità. Il rapporto delinea alcune delle principali esposizioni al rischio che devono essere considerate quando si rivedono le polizze assicurative nel settore della salute digitale. Emergono ad esempio esposizioni che richiedono una copertura per danni fisici e perdite economiche, per prodotti regolamentati e non regolamentati, per prodotti e servizi spesso forniti in collaborazione o secondo indicazioni di medici professionisti. Nel rapporto si esamina poi la crescita dell’assistenza sanitaria digitale in diverse aree geografiche e si invita il mercato assicurativo a considerare un approccio olistico alternativo rispetto all’assicurazione delle politiche sanitarie tradizionali. Kirsten Beasley, Head of Healthcare Broking, North America, Willis Towers Watson, ha dichiarato: “La pandemia ha portato la salute digitale sulla scena globale, poiché i fornitori di assistenza sanitaria in tutto il mondo cercano di sfruttare la tecnologia per aiutare a combattere la crisi. Questa rivoluzione sanitaria digitale modificherà profondamente e in modo permanente l’accessibilità e la disponibilità dell’assistenza sanitaria, è quindi imperativo che il mercato assicurativo consideri come fornire soluzioni integrate che affrontino più facilmente i pericoli emergenti nell’ambito della salute digitale. In Willis Towers Watson, puntiamo ad aiutare i nostri clienti del settore sanitario a identificare e mitigare un insieme univoco di rischi per aiutarli a continuare a crescere”. Il rapporto sul futuro della salute digitale fa parte di una serie di pubblicazioni sull’argomento e il documento completo può essere scaricato al seguente link: https://www.willistowerswatson.com/it-IT/Insights/2021/02/the-future-of-digital-health

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Confindustria: Digitalizzazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2021

“Il Recovery Plan giustamente pone degli obiettivi fondamentali dei processi di transizione, e si concentra molto sotto il profilo infrastrutturale o amministrativo, che va benissimo, il problema è che bisogna vedere le cose anche nel loro insieme, nei loro effetti e nei loro impatto, in particolare dal punto di vista dell’attività economica. Leggendo il rapporto Fast-Confsal si rimane impressionati per le iniziative, le proposte, i regolamenti, le direttive, i decreti messi in piedi a livello europeo e nazionale su infrastrutture e digitalizzazione. Però poi nella vita di tutti i giorni di imprese e lavoratori l’effetto reale di tutte queste azioni per ora sembra prevalentemente di natura formale. Bisogna guardare più alla sostanza”. Queste le dichiarazioni di Giuseppe Mele, vicedirettore dell’Area politiche industriali di Confindustria, nel corso del convegno “Digitalizzare i trasporti per far viaggiare il Paese”, organizzato da Fast-Confsal e Confsal-Edili.

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Visa e la digitalizzazione delle piccole imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

Visa (NYSE: V) annuncia che oltre 100 partner europei hanno aderito all’iniziativa Where You Shop Matters al fine di aiutare i proprietari di piccole imprese a sviluppare competenze digitali per continuare a svolgere le loro attività al servizio della comunità. Più di due milioni di piccole imprese hanno ricevuto supporto in tutta Europa, da quando è stato lanciato il programma nell’estate del 2020. L’annuncio rappresenta un’importante pietra miliare nell’impegno Visa ad aiutare otto milioni di piccole e medie imprese (PMI) in Europa – e 50 milioni in tutto il mondo – nel portare il loro business online e proiettarsi nel futuro.In tutta Europa, Covid-19 continua ad avere un impatto devastante sulle piccole imprese. Una ricerca condotta da Visa ha rivelato che il 65% delle piccole imprese è preoccupato per il futuro delle proprie attività.[1] Costrette a operare in condizione di restrizioni e chiusure, le piccole imprese stanno progressivamente migrando le loro attività online e sempre più adottando i pagamenti digitali. Dai dati Visa emerge che più di 10 paesi in Europa hanno registrato un aumento del 20% delle vendite online, che in Italia raggiunge il 30%, e che otto transazioni su dieci fatte con carta in negozio sono ora contactless.Dall’annuncio del suo impegno a supporto del percorso di trasformazione digitale di otto milioni di piccole imprese in Europa, Visa ha rafforzato le collaborazioni con banche, governi, piattaforme commerciali e partner tecnologici per abilitare digitalmente le piccole imprese. In particolare:
· Partnership pubblico-private: In Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia, Visa sta collaborando con i governi per fornire alle piccole imprese accesso gratuito ai terminali di accettazione contactless e software gratuito per i primi 12 mesi. I Governi di 29 paesi hanno risposto positivamente e aumentato i limiti contactless per facilitare i pagamenti touch free dei consumatori.
· Nuova tecnologia di accettazione: ‘Tap-to-Phone’, l’innovativa tecnologia Visa che trasforma i dispositivi mobili in terminali di pagamento, sta aiutando migliaia di piccoli imprenditori ad accettare i pagamenti digitali in Italia, Polonia, Romania, Turchia, Ucraina e Regno Unito.
· Nuovi tool online: La creazione di un’attività online può essere difficoltosa. Visa è al lavoro insieme a piattaforme online e marketplace digitali per far sì che i piccoli negozi possano realizzare una presenza online facilmente e a costi contenuti. Questi programmi sono stati lanciati in diversi paesi in tutta Europa a sostegno di migliaia di imprese locali. Visa ha inoltre esteso la sua piattaforma Practical Business Skills, un sistema digitale globale che fornisce risorse educative gratuite per aiutare le piccole e microimprese (PMI) a prendere decisioni sicure e consapevoli per far crescere il loro business attraverso una trasformazione digitale estesa.
· Nuovi tool per le banche: Le piccole imprese si rivolgono anche a strumenti bancari digitali per gestire le loro finanze in un momento critico per il loro business. In collaborazione con banche e FinTech in tutta Europa, Visa ha lanciato 30 nuovi programmi di carte di credito che aiutano le piccole imprese a gestire meglio il loro flusso di cassa e gli acquisti, grazie all’accesso a nuovi e innovativi tool di business bancari.
· Community Engagement: Visa ha ampliato la sua campagna Where You Shop Matters che invita i consumatori a comprare locale e a sostenere le piccole imprese nelle loro comunità. Esempi di campagne per stimolare il supporto ai negozi locali includono #dovecompriconta in Italia, Champion Green (Irlanda), Smart SME (Turchia) e Fiver Fest (Regno Unito).
Sono stati lanciati oltre 100 programmi supportati da partner di settore tra cui Alpha Bank, Akbank, Axerve, Banca Sella, BeeDigital, CEC Bank, the Co-Operative bank, Clickandcollection.com, Fiserv, Fruugo, iCard- myPOS, Israel Credit Cards, Jyske, Juni, National Bank of Greece, Tyl by NatWest, Nexi, Orderbird, Oma Savings Bank Plc, Payplug, Piraeus Bank, Shopify, SparNord, Swedbank Viva Wallet, WorldLine, Yell e altri. Queste iniziative hanno contribuito a fornire a oltre due milioni di piccole imprese strumenti, competenze e risorse per adattarsi al nuovo contesto, commerciare online e soddisfare la domanda di pagamenti digitali da parte dei consumatori.

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La digitalizzazione nelle imprese italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

Per il 43% delle imprese individuali, il 35% delle società di persone e il 30% delle società di capitali italiane la digitalizzazione è ormai “una tappa fondamentale del processo di crescita” dell’azienda. È quanto emerge dal secondo Osservatorio Piccole Imprese Italiane lanciato da Credimi, il più grande digital lender per le imprese in Europa Continentale, e realizzato da Nextplora, agenzia di Insight Management, su un campione di 1.200 aziende con fatturato fino a 10 milioni di euro, suddivise in parti uguali tra i settori di industria, commercio, edilizia e servizi e analizzate per forma giuridica (ditte individuali, società di persone, società di capitali).[1] Una consapevolezza che nasce anche dal fatto che una maggiore adozione di strumenti digitali non solo permette di rispondere meglio alle modificate esigenze dei clienti ma permette anche di gestire in modo più efficiente molti processi aziendali. Ad effettuare gli investimenti maggiori nell’ultimo anno sono state le aziende operanti nei servizi (68%) seguite da quelle dell’industria (59%) e del commercio (57%). Le resistenze più forti a questo tipo di investimento arrivano dal settore dell’edilizia, dove solo il 34% delle imprese ha investito in digitalizzazione.Gli investimenti degli ultimi 12 mesi si sono concentrati principalmente sulla creazione del sito Internet e dei profili social (38% industria, 32% commercio, 22% edilizia, 43% servizi). Molte società hanno deciso anche di investire nello sviluppo delle piattaforme di e-commerce (16% industria, 24% commercio, 6% edilizia, 17% servizi) e nel marketing digitale (14% industria, 19% commercio, 5% edilizia, 18% servizi). Più ridotti, ma presenti, quegli investimenti rivolti alla riorganizzazione dei processi aziendali, come CRM per la gestione e l’assistenza ai clienti (8% industria, 6% commercio, 3% edilizia, 8% servizi) o all’acquisto di software per la progettazione, per la gestione del magazzino e della logistica, delle risorse umane, dei processi interni di organizzazione. La percezione della rilevanza del digitale sul proprio business è molto frammentata: se quasi la metà delle ditte individuali lo considera un driver fondamentale per la crescita e il 25% delle piccole imprese dei servizi dichiara che sarà “il principale obiettivo per il prossimo anno”, è pur vero che il 24% delle società di persone e il 36% delle piccole imprese nel settore edile pensano che “non sia necessario”. Sembra esserci poca chiarezza anche sulle finalità del digitale: se in tutti i settori e per tutte le dimensioni aziendali si pensa che possa “migliorare i processi di vendita” (risposta data dal 30% degli intervistati in media), tuttavia, sono pochissimi gli imprenditori convinti che la digitalizzazione possa incidere sul fatturato: dal 6% delle ditte individuali, all’11% delle società di capitali al 13% delle società di persone; dal 3% dell’edilizia, al 10% dell’industria, al 12% dei servizi, fino a un picco del 19% per le imprese del commercio.

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Dopo il Covid? Reshoring, digitalizzazione e… statalismo – Ofi AM

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Commento di Jean-Marie Mercadal, CIO di Ofi Asset Management, su tre elementi che caratterizzeranno l’economia globale dopo la pandemia. La crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19 è stata violenta sotto ogni prospettiva: umana, economica, finanziaria e, soprattutto, psicologica. Ha reso evidente varie lacune nel modo in cui la nostra società è organizzata, in un momento in cui la sostenibilità dei nostri modelli di crescita era già sotto la lente di ingrandimento.Di certo, l’economia sociale e solidale diventerà in un importante tema di investimento. Elementi come l’ubicazione geografica delle società in outsourcing (dal punto di vista della sicurezza e dell’impronta ecologica) saranno sottoposti a uno scrutinio maggiore. Potremmo vedere i flussi di investimento allontanarsi da quelle aziende meno responsabili dal punto di vista sociale e fiscale. In breve, gli investitori saranno attratti sempre di più dai temi propri degli investimenti SRI. Il reshoring era già al centro del dibattito per l’esigenza di ridurre le emissioni e per la guerra commerciale tra Cina ed USA. La crisi attuale ha mostrato come un paese possa mettere a rischio la propria sicurezza, dipendendo troppo dagli altri paesi per i beni di cui ha bisogno; allo stesso tempo, un outsourcing eccessivo potrebbe diminuire il suo know-how e danneggiare il tessuto sociale. Molte aziende probabilmente adotteranno strategie per accorciare la proprie catene di produzione; tuttavia avranno davanti anche l’ostacolo di costi maggiori (in particolare il costo del lavoro) e dovranno formare la forza lavoro locale perché abbia le competenze necessarie. Questo processo potrebbe quindi riguardare solo alcuni settori strategici, e potrebbe inoltre accelerare l’adozione della robotica, per cui dovrebbero beneficiarne le aziende specializzate nell’automazione dei processi di produzione. Mai è stato chiaro come durante l’ultimo lockdown: non possiamo vivere senza tecnologia, e ne diventeremo sempre più dipendenti. Bastia guardare ai prezzi delle azioni delle big tech e di aziende più piccole nel segmento delle teleconferenze per rendersene conto. Sempre più attività economiche svilupperanno una loro gamma di servizi online, e ciò porterà a investimenti ancora maggiori nel settore: sviluppatori, reti, telecomunicazioni, 5G etc. L’intervento statale è tornato (e anche il debito). Il liberalismo economico e la globalizzazione, due concetti che hanno pervaso gli ultimi 30 anni, sembrano arrivati a un punto di crisi. La mentalità sta cambiando velocemente, e la necessità dei servizi pubblici – intesi in senso ampio – riacquisterà popolarità. I governi dovrebbero tuttavia astenersi dall’andare troppo oltre, poiché la storia ha dimostrato che l’eccessivo controllo dello Stato e le nazionalizzazioni hanno i loro limiti. La necessità di occuparsi di una serie di questioni chiave ridarà vigore ai concetti di pianificazione e gestione strategica da parte del governo, con un impatto su una serie di aree finora rimaste fuori dalla mano pubblica. Naturalmente, questo riporterà a galla il problema del debito pubblico. Il mondo occidentale, e l’Europa in particolare, sembra andare incontro a una forma di giapponesizzazione, con un debito pubblico massiccio detenuto per lo più a livello domestico dalla banca centrale e dai risparmiatori. In casi come questo, un paese può decidere o di non ripagare il proprio debito e rinnovarlo all’infinito, o aumentare i proventi dalle tasse, il che non avrebbe molto senso nella situazione attuale. Ci stiamo sempre più indirizzando verso una nozione di “reddito universale”. Inoltre, la combinazione di debito e iniezioni di liquidità solleva dubbi sul valore intrinseco della moneta, poiché ogni unità aggiuntiva di debito crea sempre minor crescita. Questo potrebbe essere una buona notizia per i real assets e l’oro, e generare una nuova spinta in favore delle criptovalute.Certo, fare analisi in un periodo così carico a livello emotivo è rischioso. Le grandi crisi portano a una visione miope, e i problemi del momento tendono a venir ingigantiti. Ma i tre fenomeni che abbiamo descritto sembrano reali e duraturi, e ci sostengono nella nostra scelta di puntare sugli investimenti SRI. Le lezioni che il mondo dovrà imparare da questa crisi sono, ormai è evidente, molteplici.

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Recovery fund: digitalizzazione, finanza d’impresa, risparmio energetico, le tre priorità di CNA Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Milano. “All’interno delle politiche del Governo le scelte di programmazione relative all’impiego delle risorse del Recovery Fund sono centrali. All’interno di questa programmazione il confronto del Governo con le Regioni è molto rilevante. Tra le Regioni italiane il Governo italiano dovrebbe riconoscere che l’ascolto di Regione Lombardia e dei suoi stakeholders economici e sociali costituisce un passaggio necessario.”Questa la posizione espressa dal Presidente lombardo di CNA, Daniele Parolo, in queste ultime ore.CNA Lombardia, inoltre, nel corso del Patto per lo Sviluppo di questa mattina, si è detta disponibile a supportare Regione Lombardia in questo confronto e a stimolare, per quanto di propria competenza, la definizione di un apposito documento di posizione contenente questo tipo di scelte prioritarie.“E’ tempo di affiancare alla gestione dell’emergenza una visione di maggiore respiro su alcune misure di rilancio”, commenta il Segretario di CNA Lombardia, Stefano Binda.Tra le priorità sottoposte agli Assessorati lombardi da CNA emergono alcune politiche da mettere in campo subito, sentendo i rappresentanti delle imprese: implementazione della banda larga; supporto alla digitalizzazione delle micro e piccole imprese anche con la promozione di Digital Innovation Hub accreditati a livello europeo; incentivi per il passaggio generazionale; una spinta decisa sul tema delle “Comunità energetiche” come nuovo modello di generazione, distribuzione e consumo di energie rinnovabili; incentivi fiscali e finanziari all’aumento di capitale delle micro e piccole imprese; risorse a fondo perduto per la costruzione di investimenti in rete tra diverse piccole imprese per guadagnare nuovi mercati.

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“Digitalizzazione e acquisizione delle competenze digitali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Sono due facce di una stessa medaglia, due strade che vanno percorse in parallelo. Per noi che siamo nati grazie alla rete, favorendo così un contatto immediato e capillare con i cittadini, questo è uno dei temi identitari che sentiamo a noi più vicini.
Anche per questo abbiamo, da subito, fatto di tutto per farli rientrare tra le priorità del nostro Paese, e con il Decreto di adozione della “Strategia Nazionale per le competenze digitali”, cui ha lavorato in particolare la Ministra Paola Pisano, abbiamo realizzato un piano per combattere il digital divide, aumentare gli specialisti Ict e promuovere lo sviluppo delle competenze fondamentali.Penso che la formazione digitale, di cui non possiamo più fare a meno, non possa essere considerata qualcosa di “nuovo”, ma parte integrante di un percorso, come le materie umanistiche, scientifiche o come le lingue straniere, accompagnando i nostri ragazzi sin dai primi anni di istruzione obbligatoria.Il nostro Paese, purtroppo, per anni è rimasto indietro su questo tema, adesso, invece, in pochi mesi, abbiamo assistito a un’importante accelerazione dei processi. E questo ha portato con sé anche una maggiore consapevolezza su quanto la tecnologia possa aiutare l’uomo a vivere meglio. Finalmente inizia a non essere più vista come un “nemico” da combattere, ma come un alleato.Proprio su questo tema, oggi, Giovanni Lo Storto ha scritto un bel contributo, sottolineando l’importanza strategica dell’acquisizione delle competenze digitali, soprattutto in una fase di “riprogrammazione”, come quella che stiamo vivendo.La pandemia ha cambiato molto, di noi e delle nostre abitudini, da tutto ciò che accade dobbiamo prendere gli aspetti positivi. E la nostra grande sfida è quella di rendere questo Paese più moderno, sostenibile, tecnologico ed efficiente. I presupposti ci sono tutti, e le linee guida del Recovery Plan, che stiamo finalizzando in queste ore, lo dicono chiaramente. I progetti in cantiere ci consentiranno di intervenire per colmare quel divario, sociale e digitale, che, come ha ricordato il Presidente Mattarella, in alcuni contesti è stato accentuato proprio dalla pandemia. Stiamo finalmente cambiando il Paese”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Digitalizzazione e tecnologia nelle imprese italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

La prima edizione del Censimento permanente delle imprese, conclusa alla fine del 2019, ha permesso di approfondire anche tematiche emergenti e rilevanti per la competitività, la sostenibilità sociale e ambientale e la crescita economica del Paese.
Nel rapporto che viene diffuso oggi l’attenzione si focalizza su digitalizzazione/tecnologia/innovazione. La progressiva digitalizzazione dei processi aziendali viene adottata come chiave di lettura per una serie di fenomeni che stanno influenzando le strategie imprenditoriali come lo sviluppo di progetti di innovazione, l’emergere di nuovi modelli di business, la diffusione e l’utilizzo di nuove tecnologie e, infine, l’impatto della digitalizzazione sulla forza lavoro.Riguardo la diffusione di tecnologie digitali, l’utilizzo di un insieme di indicatori è giustificato da almeno due motivazioni. In primo luogo, la digitalizzazione è un fenomeno complesso e multidimensionale, tale da essere comunemente misurato mediante batterie di indicatori in forma di scoreboard, oppure con indicatori sintetici. In secondo luogo, a livello internazionale il quadro metodologico e definitorio è ancora parziale; in particolare, manca una esauriente definizione a fini statistici di cosa si intenda esattamente per digitalizzazione. Ciò rende necessaria l’identificazione di indicatori che, seppur parziali, siano complementari tra loro e legati da una chiave di lettura unitaria, in modo da evitare raccolte asistematiche di generici indicatori “digitali”.Ad esempio, gli indicatori statistici disponibili – riferiti per lo più all’adozione e all’uso di tecnologie ICT – sono stati utilizzati per misurare la trasformazione digitale delle imprese semplicemente in relazione alla diffusione di alcune tecnologie o pratiche – come la connettività a banda larga o la pratica dell’e-commerce – senza analizzare le trasformazioni da esse indotte nei processi aziendali. La pratica manageriale suggerisce che la trasformazione digitale è invece essenzialmente un processo di evoluzione dell’organizzazione e della cultura aziendale che mira a raggiungere la “maturità” digitale (digital maturity) delle imprese.Nel censimento permanente il tema della digitalizzazione è stato quindi interpretato integrando il monitoraggio degli investimenti in tecnologie digitali di tipo infrastrutturale (connessione a Internet, acquisto di servizi cloud, ecc.) con l’individuazione di investimenti più specializzati che possano segnalare uno spostamento verso il pieno utilizzo delle risorse digitali disponibili (Big Data, applicazioni di Internet delle cose, stampa 3D, robotica, simulazione, ecc.). In tale prospettiva, per maturità digitale si intende l’investimento in infrastrutture digitali non come obiettivo a sé ma come condizione per ottimizzare i flussi informativi all’interno dell’impresa, con effetti positivi in termini di efficienza e competitività. Tutti i risultati della sezione su tecnologia, digitalizzazione e nuove professioni sono accessibili attraverso il sistema di diffusione dedicato ai Censimenti Permanenti (http://dati-censimentipermanenti.istat.it ).

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Italia: Dati impietosi da Nazioni Unite su digitalizzazione PA

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

“Nella classifica mondiale dell’amministrazione digitale, l’E-government survey 2020 delle Nazioni Unite, l’Italia si colloca al 37esimo posto su 193 nazioni, perdendo ben 13 posizioni rispetto a 2 anni fa – afferma il responsabile Innovazione di FDI, deputato Federico Mollicone – sulla partecipazione elettronica, l’Italia perde fino a 26 posizioni, collocandosi nella 41esima. Il ritardo dell’Italia sul piano infrastrutturale, dei servizi digitali e della formazione è sempre più evidente: ne risentirà lo sviluppo economico e la tenuta generale di una nazione del G7. Va garantita, tramite un massiccio investimento, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, anche al fine di tutelare la nostra sovranità digitale. E’ l’ennesima classifica che mostra il divario italiano rispetto l’Europa e il Mondo: il ministro Pisano riconosca la sua inadeguatezza.”

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I bisogni di protezione, digitalizzazione e flessibilità delle aziende

Posted by fidest press agency su domenica, 17 Maggio 2020

Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business, e Progetto CMR, società di consulenza specializzata in Progettazione Integrata, con un’esperienza internazionale nel campo dell’Architettura, dell’Ingegneria, dell’Interior Design e del Product Design, mettono a sistema le loro expertise e danno vita al progetto “WorkCare”: una risposta pronta alle richieste concrete di tutte le aziende che dovranno, a partire dalla Fase 2, gestire gli spazi di lavoro cercando di renderli sicuri, accoglienti, dinamici ma contemporaneamente rispettosi delle nuove normative.
Come gestire il distanziamento? Quale impatto avrà sull’utilizzo degli spazi fisici? Quali adeguamenti si dovranno attuare a livello impiantistico? Ecco le domande che si stanno ponendo molte aziende che devono affrontare la ripresa delle attività, la ripianificazione del business, la gestione delle risorse umane. La risposta a queste domande arriverà da una vera e propria task force dedicata che, in questi due mesi, ha affrontato diverse questioni con una metodologia multidisciplinare. Fisico – Psicologico – Relazionale saranno i tre ambiti in cui questa task force si muoverà per arrivare a offrire soluzioni concrete e efficaci sulla gestione dello spazio di lavoro e dare un significativo contributo ai piani strategici delle imprese dopo l’impatto del Covid-19.
Il know-how di Copernico nella gestione di luoghi di lavoro, nell’abilitazione allo smart working e nello sviluppo di iniziative e servizi che supportano lo sviluppo imprenditoriale e le competenze di Progetto CMR nel realizzare architetture flessibili in grado di adeguarsi all’evoluzione futura e garantire la sostenibilità dei progetti, potranno, attraverso il progetto WorkCare, supportare le aziende con l’obiettivo di essere un guida in questo scenario del lavoro in continua evoluzione e contribuire a creare le migliori condizioni logistiche e sociali adatte a lavorare in sicurezza.“Il Covid-19 ha un impatto enorme, non solo in termini di crisi economica. Ha cambiato il modo di comunicare e di collaborare. Chi come Copernico crede nel valore della rete, della condivisione e del confronto come leva di crescita deve dare il suo meglio perché si creino le condizioni migliori per uno sviluppo economico responsabile e sicuro. Tornare al lavoro è una necessità e un diritto, permettere di tornarci in sicurezza è un dovere” – dichiara Pietro Martani, fondatore e Amministratore Delegato di Copernico. – “Parole chiave come fiducia e responsabilità, già tipiche dello smart working, nello scenario attuale diventano ancor più ricche di significato e saranno fondamentali perché si torni ad abitare i luoghi concepiti per agevolare le persone nell’adempiere al meglio le loro funzioni lavorative in totale benessere e senso di sicurezza. La partnership che sono lieto di annunciare con Progetto CMR va proprio in questo senso: abilitare persone ed aziende a esercitare il loro diritto al lavoro”.

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