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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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L’ira di Dio

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2019

“Il papa immobile”, come lo qualificano i suoi critici “da sinistra”, ha dimostrato uno straordinario coraggio nel costruire l’evento che si è svolto in questi giorni a Roma su “La protezione dei minori nella Chiesa”. Lasciando stare Pietro, che come si sa era un pauroso, è difficile trovare tra i suoi predecessori un papa coraggioso come lui, se non forse Gregorio Magno e pochi altri. Egli ha avuto infatti il coraggio di ripensare a fondo la Chiesa, e di mostrarla con parole e gesti semplici come una Chiesa possibile. E forse qui c’è una chiave per intravedere un futuro che oggi ci appare ancora così velato e coperto. Intanto c’è voluto un grande coraggio evangelico (“in sacris” si chiama parresìa) per mettere insieme patriarchi, cardinali, vescovi e religiosi di tutta la terra in una liturgia penitenziale ad accusare se stessi “come persone e come istituzione”, e indurli a passare da un “atteggiamento difensivo-reattivo a salvaguardia dell’Istituzione” a una ricerca sincera e decisa del bene della comunità “dando priorità alle vittime di abusi in tutti i sensi”. Così si sono visti i confessori che si confessano, i perdonatori che chiedono perdono, i ministri che impetrano per sé prima ancora che per i fedeli loro affidati: una cosa “affatto inusuale” nei Palazzi del “potere” terreno e celeste del Vaticano, dice con molto tatto Rosanna Virgili; diciamo pure mai accaduta prima.
C’è voluto coraggio a convocare non un Concilio e nemmeno un Sinodo, che sono cose riservate al clero, ma un inedito incontro mondiale che “in maniera sinodale” ha compreso in sé i laici, e tra questi le donne, quasi ad anticipare una Chiesa del futuro senza più “clericalismo”, ossia senza più il dominio riservato di una classe di ministri ordinati maschi e celibi il quale, secondo il papa, non è il volto migliore della Chiesa. Infatti “il volto migliore della Chiesa” ha detto Francesco nel discorso conclusivo “è il santo e paziente popolo di Dio; e sarà proprio questo santo popolo di Dio a liberarci dalla piaga del clericalismo, che è il terreno fertile per tutti questi abomini” ; gli abomini sono gli abusi sui bambini, che non sono solo abusi sessuali ma, come insiste a dire il papa, specie se commessi dal clero sono anche abusi di coscienza e di potere.
Sicché proprio in questo dramma che sta vivendo la Chiesa si affaccia, come ne ebbe presentimento il Concilio Vaticano II, non una Chiesa in cui il laicato è un personaggio in cerca d’autore, bisognoso di una teologia che lo giustifichi, ma una Chiesa non clericale, nella quale cade anche il presupposto della discriminazione delle donne.
E qui pure c’è voluto del coraggio a spiegare, come ha fatto il papa dopo aver sentito la relazione di una donna, la dottoressa Ghisoni, che ella non era stata invitata a parlare in virtù di un improbabile “femminismo ecclesiastico” (contro il divieto di far parlare le donne nelle chiese trasmesso da Paolo ai Corinti), ma perché invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su se stessa, sulle ferite che ha. “E questo è il passo che noi dobbiamo fare con molta forza”, ha detto il papa; riconoscere che “la donna è l’immagine della Chiesa che è donna, è sposa, è madre”, e ne porta lo stile; “senza questo stile parleremmo del popolo di Dio ma come organizzazione, forza sindacale, non come famiglia partorita dalla madre Chiesa”. Certo, bisogna dare più funzioni alla donna nella Chiesa, ma così non si risolve il problema, pensa il papa, “si tratta di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero, pensare la Chiesa con le categorie di una donna”. È il suggerimento che in prospettiva più generale già dava il filosofo e teologo Italo Mancini, quando di fronte ai guasti del mondo proponeva il contromovimento del “principio femminile”, il diritto di Antigone, il diritto del più umile, del più elementare, di quanto è più legato ai nutrimenti terrestri, di quanto è vincolato dalla pietà, di contro a quanto è faronico, zeusico e legato agli splendori del cielo, a quel dominio dell’alto che è tanto vicino al trono dei potenti: pietà contro maestà. Ma a questo punto come si potrebbe continuare ad escludere le donne dai ministeri ecclesiali con l’argomento che Gesù era maschio?
E c’è voluto del coraggio a cambiare l’oggetto dell’Incontro, che all’inizio doveva riguardare non solo la protezione dei minori ma anche degli “adulti vulnerabili”, cioè l’omosessualità, ma poi è stato concentrato sui bambini. Ne hanno approfittato i polemisti per accusare Francesco di sottovalutare l’impatto dell’omosessualità nel clero, ma la separazione dei due temi ha permesso al “summit” di non ridurre la violenza sui bambini a un problema interno alla Chiesa, quasi corporativo, banalmente spiegato col vincolo alla castità dei preti, come dice il volgo, ma di farne un grande tema di presa di coscienza mondiale, di porre il problema della protezione dei minori nell’umanità stessa, non solo nella Chiesa, perché ci sono quasi ottantacinque milioni di bambini, dimenticati da tutti, che sono vittime di ogni sorta di abuso: i bambini-soldato, i minori prostituiti, i bambini malnutriti, i bambini rapiti e spesso vittime del mostruoso commercio di organi umani, oppure trasformati in schiavi, i bambini vittime delle guerre, i bambini profughi, i bambini abortiti e così via. L’Incontro promosso da papa Francesco ha così raggiunto l’estensione e la profondità dell’analisi e della denuncia che già nel 1995 erano state avanzate in tre sessioni del Tribunale Permanente dei popoli, a Trento, Macerata e Napoli; già allora erano state svelate le mostruose violazioni della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e il dolore dei bambini era stato assunto come indicatore del dolore del mondo, e monito contro il precipitoso degrado dello stato del mondo che poi sempre più si sarebbe manifestato fino ad ora.
Ma l’assunzione del problema nell’ambito ecclesiale ha permesso di andare oltre le spiegazioni e le prognosi di ordine sociologico o politico; ha permesso di ricordare le ideologie sacrificali che in religioni antiche giungevano all’offerta di esseri umani, spesso di bambini, e di riconoscere anche oggi in tanta crudeltà “un sacrificio al dio potere, denaro, orgoglio, superbia”, che va dunque abolito come lo furono i sacrifici antichi; ed ha permesso di cogliere quella che Francesco ha chiamato la “significazione esistenziale”, ulteriore di questo fenomeno criminale, che sta nell’irrompere del mistero del male e nella sua pretesa di dominio del mondo; “la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei piccoli” (come fece in Erode) e trova reazione e risposta anche nell’ordine dei mezzi spirituali, delle misure suggerite dalla fede, nella salvezza che viene da Dio. E ciò ha permesso alla Chiesa disegnata dal papa di recuperare anche quel volto severo di Dio e quel “santo timore di Dio” che potevano sembrare dissolversi nella grande predicazione della misericordia; solo che l’ira di Dio non è più presentata come quella del Dies irae di Mozart eTommaso da Celano che brucia “il secolo in faville” e che prelati tardo-farisei ancora individuano nei terremoti negli tsunami e in altre calamità naturali, ma è vista riflessa “nella rabbia, giustificata, della gente“, “nel grido silenzioso dei piccoli”, come Paolo VI l’aveva individuata nella “collera dei poveri”.
Finisce così oggi la Chiesa incapace di ascoltare questo grido, e se si fa essa stessa questo grido nel mondo, può cominciare una storia nuova. http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it

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Piergiorgio Odifreddi Il dio della logica

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

Torino venerdì 30 novembre, ore 21 Circolo dei lettori, via Bogino 9. L’acclamato matematico, logico e divulgatore Piergiorgio Odifreddi torna al Circolo dei lettori per parlare del suo ultimo libro, Il dio della logica (Longanesi), saggio in cui ripercorre la vita del matematico austriaco Kurt Gödel, consegnandoci una biografia rigorosa ma che non esclude aneddoti interessanti. Gigante della logica del Novecento e tra i massimi pensatori di ogni epoca, definito dalla rivista Time “il matematico del secolo”, Kurt Gödel ha legato il suo nome al celebre teorema di incompletezza, ma le sue ricerche hanno spaziato in ogni campo, dalla logica alla cosmologia e persino alla teologia, giungendo a esiti visionari e illuminanti, quando non addirittura rivoluzionari. Non a caso, le sue scoperte sono state uno strumento fondamentale per Alan Turing nella progettazione del computer. E non è un caso che a Princeton Albert Einstein cercasse la compagnia di Gödel per conversare con lui di scienza, filosofia e politica durante lunghe passeggiate quotidiane.
Nel Dio della logica, in cui compare anche un prezioso inedito tratto da una conferenza tenuta da Gödel nel 1934, Piergiorgio Odifreddi ci consegna una rigorosa biografia scientifica non priva di gustosi aneddoti e felici divagazioni filosofiche, ricostruendo l’avventura intellettuale di un genio che ebbe una brillante carriera accademica e illustri riconoscimenti in vita, ma fu anche uomo schivo, ipocondriaco e paranoico, preda di ossessioni e paure che lo tormentarono fino alla morte.
Piergiorgio Odifreddi, nato a Cuneo il 13 luglio 1950, è un matematico, logico e saggista. Oltre che di matematica, nelle sue pubblicazioni si occupa di divulgazione scientifica, storia della scienza, filosofia, politica, religione, esegesi, filologia e saggistica varia. Si è laureato in logica presso l’Università di Torino, dove ha poi insegnato la stessa materia. Per il suo lavoro di divulgazione è stato insignito di diversi premi, fra cui il Premio Galileo, il Premio Fiesole, il Premio Filosofico Castiglioncello e il Premio Saint-Vincent.

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Il volto di Dio attraverso il volto dei piccoli

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Roma Lunedì 19 marzo 2018, ore 17 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 sarà presentato il volume di scritti in onore del Prof. Massimo Grilli – ordinario di Teologia biblica presso la Pontificia Università Gregoriana, nella quale dirige l’omonimo Dipartimento – in occasione del suo settantesimo compleanno. Il volume “NumeriSecondi. Il volto di Dio attraverso il volto dei piccoli”, edito da Gregorian & Biblical Press, è curato da Maurizio Guidi e Stefano Zeni.All’attività trentennale di docenza in Gregoriana, don Grilli affianca l’impegno nel Progetto Vangelo e Cultura, di cui è direttore scientifico, che promuove l’applicazione della Linguistica Pragmatica ai testi biblici. «Ho sempre pensato che la crisi della Chiesa sia dovuta all’idolatria – ha affermato don Grilli in una recente intervista al mensile “Jesus” – e gli idoli promettono molto, ma mantengono nulla. Nella Bibbia la vera contrapposizione non è quella tra credenti e atei, ma quella tra credenti e idolatri, o meglio tra credenti autentici e credenti idolatri. Le iniziative che papa Francesco chiede alle comunità ecclesiali per riportare la Parola di Dio al centro sono assolutamente indispensabili».
Dopo i saluti del decano della Facoltà di Teologia della Gregoriana, P. Dariusz Kowalczyk SJ, e di P. Michael Kolarcik SJ, Rettore del Pontificio Istituto Biblico e direttore della Collana Analecta Biblica, seguiranno quelli del Dr. Wolfgang Lentzen-Deis, co-fondatore dell’Associazione Evangelium und Kultur (www.evangeliumetcultura.org). Oltre ai curatori dell’opera, interverranno mons. Felix Gmür, Vescovo di Basilea e presidente dell’Associazione Evangelium und Kultur, e il Prof. Detlev Dormeyer, dell’Università di Dortmund, anch’egli membro del Progetto Evangelium und Kultur.

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Mostra: Dio si nasconde

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

biblioteca angelicaRoma martedì 23 gennaio 2018 ore 11.30 Galleria della Biblioteca Angelica Via di Sant’Agostino, 11. Intervengono: Stefania Severi, Critica d’arte Maria Luisa Caldognetto, Traduttrice Kozo Yano, Fotografo André Simoncini, Poeta. La mostra riunisce trenta immagini, in un suggestivo bianco/nero, realizzate dal fotografo giapponese Kozo Yano in luoghi insospettabili del pianeta, cui si accompagnano i testi del poeta lussemburghese André Simoncini che instaurano con le forme dei massicci rocciosi, degli strati geologici e dei sedimenti pietrificati un dialogo sorprendente in cui ricerca artistica e letteraria convergono. La bellezza nascosta nelle rocce fotografate può imprevedibilmente mostrarsi nei bizzarri e deformi profili di volti umani. “Gli occhi stravolti/Intrappolati/ Scrutano le rovine/Dalle asperità minacciose/Che fanno a pezzi il sole/E che la notte incombente/Sottoporrà a una ricostruzione simulata”: così le poesie di André Simoncini fanno da contrappunto alle fotografie di Kozo Yano e viceversa in un gioco continuo di rimandi. L’esposizione, che si avvale del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Biblioteca Angelica, dell’Ambasciata del Granducato di Lussemburgo a Roma, dell’Istituto Giapponese di Cultura, ed è organizzata dalla Cooperativa Sociale Apriti Sesamo – Roma con la collaborazione dell’Associazione Culturale Convivium – Lussemburgo, è a cura di Stefania Severi e Maria Luisa Caldognetto. (foto: biblioteca angelica)

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Nuovo libro “Angelo SenzaDio”, di Carmelo Musumeci

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 Mag 2017

angelo senza dioIntensamente permeato di amore e di sofferenza, il nuovo libro, “Angelo SenzaDio”, di Carmelo Musumeci, con Prefazione di Agnese Moro, prodotto e distribuito da Amazon, è il racconto di un’anima che si rivela autenticamente in significatività valoriale.
Non è un racconto, frutto dell’immaginazione. È una storia vera come suggerisce l’Autore nel sottotitolare il I capitolo: “Le storie vere non piacciono mai, per questo scriverò che questa è una storia inventata”.I protagonisti, Angelo e SenzaDio, s’incontrano dentro le fredde mura del carcere che non dà spazio alla possibilità di agire conformemente alle norme del rispetto reciproco e della correttezza. Ed in effetti, il loro incontro si verifica nel corso di momenti fortemente tragici vissuti da SenzaDio: gravemente ferito dai picciotti dello zio Totò, “il capo di tutti i boss”, perché incapace di sottomettersi alla prepotenza supportata da comportamenti violenti, SenzaDio realizza di essere in punto di morte.Inaspettatamente, incrocia una donna pervasa di Luce. Lo stupore è grandissimo: è l’Angelo che condividerà tutta la sua vita sin da quando, frequentante la strada insidiosa e subdola, ha varcato per la prima volta la soglia del carcere, quello minorile.
Per quanto, nel fluire del tempo abbia commesso tante azioni cattive, non ha mai nutrito cattiveria. Ha allontanato Dio dal suo cuore, imponendo regole ferree nel suo codice comportamentale: essere pronto a lottare e non solo per se stesso; incapace di versare lacrime perché piange il suo cuore; non avere boss; non cercare alcuna via d’uscita; non avere paura di morire; non decidere di morire perché è il destino a decidere. In breve, non avere bisogno di nessuno e alla stessa stregua, non manifestare alcuna emozione.Sottoposto al regime del carcere duro, SenzaDio vive la condizione dell’uomo ombra, contraddistinta da privazioni, provocazioni, violenze. Misurandosi con la non facile capacità di resistenza, la luna, incantevole nelle sue forme e nella sua luminosità, è la fedele confidente delle sofferenze patite nel suo cuore. Nel corso dell’indagine introspettiva, SenzaDio realizza di non essere più solo. Sebbene siano presenti le amiche di sempre – Malinconia, Tristezza, Sofferenza, l’Angelo presta ascolto alla sua anima urlante di Amore. È il cuore che conta, e il suo cuore è con l’Angelo. Ora incessanti torrenti di Luce riprendono a scorrere nella sua anima. Ora le sue ostinate convinzioni, strettamente correlate al suo essere senza Dio crollano: il fecondo interscambio con l’Angelo è espressione di un cuore vibrante nel respiro di Dio.
La durezza del carcere non ha arginato la sua ricerca interiore, che rimane ri-scoperta di valori gelosamente custoditi e alla stessa stregua, sorprendentemente inattesi.Scorre tra le righe di queste pagine, la riflessione sul carcere distinguibilmente contrassegnato da prevaricazioni, violenze, silenzi sfocianti nell’INDIFFERENZA COLLETTIVA.Ancora oggi non ci si interroga sull’urgenza di soluzioni valoriali incentrate sul rispetto della dignità e della persona umana.Trionfa l’assenza culturale e nelle diffuse condizioni/situazioni umane drammatiche, vissute da chi si misura con la detenzione, e nelle reazioni contraddittorie delle Istituzioni.Ancora oggi il termine “rieducazione”, contemplato nell’art. 27 comma 3 della nostra Carta Costituzionale, resta svuotato nelle sue accezioni, le più consone, saldamente correlate al fare e quindi, allo sviluppo di interventi programmatici utili, avviati dalle Istituzioni.E nonostante l’asprezza del carcere nelle sue ripetute dimenticanze, queste pagine, prodotte dalla straordinaria penna di Carmelo Musumeci, palesano un’esperienza umana nei caratteri distintivi del sentire interiore. (fonte: dalla Prefazione di Agnese Moro) (foto: angelo senza Dio)

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Mostra Marco Maria Zanin: Dio è nei frammenti

Posted by fidest press agency su martedì, 2 Mag 2017

frammentoModena periodo 21 maggio – 16 luglio 2017 inaugurazione a cura di Daniele De Luigi e Serena Goldoni della mostra Marco Maria Zanin: Dio è nei frammenti 20 maggio ore 18.00-24.00 (orari mercoledì-venerdì 10.30-13.00 e 16.00-19.30; sabato, domenica e festivi 10.30-19.30. Lunedì e martedì chiuso ingresso gratuito) Palazzo Santa Margherita (Sale superiori), corso Canalgrande 103, organizzazione e produzione Galleria Civica di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con Spazio Nuovo Contemporary Art, Roma con il patrocinio di Ambasciata del Brasile, Italia.
La mostra, attraverso le fotografie e le sculture del giovane artista, esplora il tema della memoria e delle radici nella società contemporanea mediante un’opera di reinterpretazione di scarti prodotti dal tempo: detriti e oggetti che per Zanin, sulla scorta del filosofo francese Georges Didi-Huberman, sono “sintomi” della sopravvivenza lungo le epoche di valori umani archetipici. L’indagine si muove tra la civiltà rurale del Veneto, sua regione di origine, e la megalopoli di San Paolo, dove vive alcuni mesi all’anno: due luoghi profondamente diversi nel modo di vivere il passato e il presente, ma fortemente legati dai fenomeni migratori dall’Italia al Brasile tra XIX e XX secolo.
Attrezzi del mondo contadino vengono tagliati e fotografati, assumendo forme inedite dal carattere totemico, mentre da frammenti di edifici moderni demoliti sono tratti calchi in porcellana, oppure nature morte che riecheggiano Giorgio Morandi, maestro con cui l’artista istituirà in mostra un intenso dialogo. Gli interventi di trasformazione degli oggetti di Zanin costituiscono “un invito a lavorare con la materia psichica della memoria assieme all’immaginazione”.
Marco Maria Zanin è stato selezionato dalla Galleria Civica di Modena nell’ambito del progetto Level 0, promosso da ArtVerona in collaborazione con 14 musei e istituzioni d’arte contemporanea italiani, per offrire supporto e visibilità agli artisti emergenti esposti in occasione dell’ultima edizione della fiera, dove l’artista era proposto dalla Galleria Spazio Nuovo di Roma.
Marco Maria Zanin (Padova, 1983) si laurea prima in Lettere e Filosofia e poi in Relazioni Internazionali, ottenendo un master in psicologia. Sviluppa contemporaneamente l’attività artistica, e compie numerosi viaggi e soggiorni in diverse parti del mondo, mettendo in pratica quell’esercizio di ‘dislocamento’ fondamentale per l’analisi critica dei contesti sociali, e per alimentare la sua ricerca tesa a individuare gli spazi comuni della comunità umana. Mito e archetipo come matrici sommerse dei comportamenti contemporanei sono il centro della sua indagine, che si snoda sull’osservazione della relazione tra l’uomo, il territorio e il tempo.
Sceglie come strumento privilegiato la fotografia, che è spesso usata mescolando tecniche diverse e superando i confini di altre discipline artistiche. Scrive del suo lavoro: “La fotografia mi aiuta a riallacciare la realtà fisica a spazi metafisici che si mescolano con i luoghi più profondi dell’identità umana, dove il silenzio, più di ogni descrizione, è la via per avvicinarci a toccare ciò che ci circonda.” Vive e lavora tra Padova e San Paolo del Brasile. http://www.marcomariazanin.com (foto: frammento)

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Il teorema di Dio

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2017

parlare con dioSecondo lo studioso tedesco Kurt Gödel si può dimostrare l’esistenza di Dio con un teorema matematico. “Se Dio è possibile, allora esiste necessariamente. Ma Dio è possibile. Quindi esiste necessariamente”. Questo in estrema sintesi il Teorema, del quale due ricercatori, Christoph Benzmuller della Libera Università di Berlino e Bruno Woltzenlogel Paleo dell’Università Tecnica di Vienna, avrebbero dimostrato la correttezza grazie alla capacità di calcolo di un computer portatile. Il cosiddetto “Teorema di Dio” è una sorta di prova matematica dell’esistenza di un essere superiore ed è stato sviluppato alla fine del secolo scorso, che sulla base di principi di logica modale dovrebbe provare che deve esistere un essere superiore. Gödel sostenne che, per definizione, non può esistere niente di più grande di un essere supremo e propose un modello matematico per provare l’esistenza di un tale potere, fondato su alcuni assiomi: “Ax. 1. {P(φ)∧◻∀x[φ(x)→ψ(x)}] → (ψ) Ax. 2. p (¬φ) ↔¬P (φ) Th. 1.P(φ)→◊∃x[φ(x)] Df. 1.G(x)⟺∀φ[P(φ)→φ(x)] Ax. 3. p (G) Th. 2.◊∃xG (x)Df. 2.φ ess x⟺φ(x)∧∀ψ{ψ(x)→◻∀y[φ(y)→ψ(y)]} Ax. 4. p (φ) →◻P (φ) Th. 3. g (x)→G ess xDf. 3. e (x)⟺∀φ [φ ess x→◻∃yφ(y)] Ax. 5.P (E) Th. 4.◻∃xG(x) “. “Ogni proprietà positiva è necessariamente positiva. Per definizione Dio ha tutte e solo le proprietà positive. L’esistenza necessaria è una proprietà positiva. Quindi Dio, se è possibile, possiede necessariamente l’esistenza. Il sistema di tutte le proprietà positive è compatibile. Quindi Dio è possibile. Essendo possibile, Dio esiste necessariamente”. Kurt Gödel nacque nel 1906 a Brünn, odierna Brno, in Moravia, all’epoca parte dell’Impero austro-ungarico, da famiglia di origine tedesca. Dopo gli studi all’Università di Vienna fisica, matematica e filosofia, prese la cittadinanza austriaca diventando docente. Sono gli anni in cui pubblicò “i teoremi dell’incompletezza”. Nel 1933 attraversò l’Oceano per andare all’Institute of Advanced Study di Princeton nel New Jersey, su invito di Von Neumann. Qui incontrò Einstein di cui divenne amico. Pochi anni dopo il trasferimento negli Stati Uniti, la docenza allo IAS e, nel 1948, la cittadinanza statunitense. Morì a Princeton nel 1978, all’età di settantadue anni.E’ importante aggiungere che Gödel era molto religioso, esattamente l’opposto di Albert Einstein che vedeva Dio come un’entità impersonale da cogliere con la sola ragione. Finché visse Gödel non rese nota mai la prova ontologica di Dio, forse perché temeva di essere frainteso. Venne pubblicata soltanto nove anni dopo la sua morte negli Stati Uniti. Dunque, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, questo il succo della teoria dello studioso tedesco che oggi due scienziati sempre del suo paese hanno riportato in auge grazie all’uso del computer. Di fatto, nonostante i titoli che in questi giorni vengono ripresi dalla stampa tedesca, i due non avrebbero tanto dimostrato l’esistenza di Dio quanto la possibilità dei risultati che si possono raggiungere in campo scientifico usando una tecnologia superiore, quella cioè del computer. (foto: parlare con dio)

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Dov’è Dio?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2016

padre pioUna domanda dalle molteplici interpretazioni: potrebbe apparire blasfema, come potrebbe diventare mistica, di quel misticismo nel dubbio, che genera la Santità del Dubbio, che fu di Madre Teresa di Calcutta e di Padre Pio da Petralcina.
Risponde, con la forbita dialettica che gli è congeniale, Don Massimo Naro, personaggio intellettuale di grande respiro e sacerdote aperto ad ogni dialogo e non necessariamente in quest’ordine; risponde dalle pagine de “La Sicilia del I° agosto 2016
Fratello del compianto Cataldo, arcivescovo di Monreale, prematuramente scomparso, del quale ripercorre le orme culturali, anche se con interessi e impostazioni diverse pur nella continuità dell’impegno.
Gli ultimi giorni del mese di luglio sono stati di grande importanza sia nel suo scorrere quotidiano sia nei messaggi che sono giunti al popolo dei cristiani e oltre.Quando la violenza ha colpito alla cieca, seminando morte e distruzione era facile porsi la domanda “Dov’è Dio”, che permette che tali eventi si materializzassero con l’inaudita ferocia di chi non crede in nulla e uccide in nome di un Dio che non conosce la Misericordia, il Perdono, l’Amore.
Dio era lì, Dio era in quel bambino annegato e ritrovato sul bagnasciuga di una spiaggia a simboleggiare l’assenza di ogni umana pietà; Dio era tra i morti di Dacca, era nella stage di Nizza; era sull’altare di Ruen incarnato nelle spoglie di Padre Jacques Hamel a subire il martirio, dopo averlo subito nel Salvador, quando mani assassine trucidarono mons. Romero nel solenne momento della transustanziazione, quando la particola consacrata, in grazia della Fede, diventa corpo mistico e sangue di Cristo.
Cristo non scende dalla Croce, anzi, perpetua il Suo sacrificio in ogni gesto o atto assimilabile alla Sua Crocifissione.
Dov’è Dio ? Rispose mons. Romero, quando venne malamente trattato in Vaticano dal cardinale Ratzinger, che impose, anche a Giovanni Paolo II, la condanna della Teologia della Liberazione, condannando mons. Romero alla solitudine del suo Salvador, fra quei peones laceri, affamati, disprezzati dal grande potere economico sfruttatore della povertà e del bisogno.
Giovanni Paolo II, solo dopo il martirio di Mons. Romero si recò in Salvador a pregare sulla tomba del martire, fu allora che concepì la Centesimus Annus, enciclica nella quale rivalutava la Teologia della Liberazione.
La risposta di Don Massimo Naro è un compendio ben più approfondito delle mie modestissime parole, ma risveglia i sentimenti di solidarietà che solo la Fede cristiana sa concepire in una fratellanza universale.La Giornata Mondiale della Gioventù, che si è appena conclusa, ha rappresentato, nelle parole di Papa Francesco, la via maestra che ogni buon cristiano deve seguire, nella certezza di avere in Cristo una guida e un compagno di percorso.Dio era in quei milioni di giovani che hanno restituito al mondo la Speranza. Dio era in quei musulmani che hanno partecipato, in molte città europee, alla celebrazione della Santa Messa, invocando Pace, Fratellanza, Unità nella Fede dell’Unico Dio. (Rosario Amico Roxas)

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Libro: Simone chiamato Pietro

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2015

simone chiamato pietroIl discepolo e apostolo Simon Pietro è una delle figure più paradigmatiche dell’appassionante dramma della sequela di Cristo. All’inizio lasciò tutto, senza esitazioni, ma dovette fino alla fine fare i conti con una libertà richiamata da Gesù, dalle circostanze e dalla propria fragilità, e ripetere sempre il suo “sì”. Padre Mauro Giuseppe Lepori dedica al primo Papa della Chiesa Cattolica questo agile ed efficace libro, attraverso il quale mette in luce come Pietro sia il santo evangelico più vicino a noi, alla nostra umanità, ma nel contempo così vicino a Dio. Come osserva nella prefazione l’arcivescovo di Milano, il Cardinale Angelo Scola, «la vicenda del Principe degli Apostoli è narrata con acuta capacità di penetrazione psicologica, nel suo inconfondibile timbro umano, in cui ciascuno di noi può riconoscersi. Così che questo scritto, oltre che come una meditazione di prim’ordine, potrebbe essere letto anche come una elementare, ma per nulla banale, introduzione all’antropologia cristiana». L’autore si immedesima con l’esperienza di vita di Simon Pietro e ne racconta alcuni passaggi salienti, offrendo un’intensa e appassionata dimostrazione di come Pietro ci conduca e ci unisca a Gesù, oltre ad indicarci la strada per seguire Dio come veramente vuole essere seguito.
P. Mauro Giuseppe Lepori è nato a Lugano nel 1959 ed è cresciuto a Canobbio (Svizzera). Si è laureato in filosofia e teologia presso l’Università di Friburgo. Dal 1984 è monaco dell’abbazia di Hauterive (Svizzera), di cui è stato abate dal 1994 al 2010, quando è stato eletto abate generale dell’Ordine Cistercense e si è trasferito a Roma. Presso Cantagalli ha pubblicato: Fu invitato anche Gesù. Conversazioni sulla vocazione famigliare (2006) e Sorpresi dalla gratuità (2007). Prefazione di Angelo Scola Cantagalli 2015 112 pagine – 11,00 euro (foto: Simone chiamato Pietro)

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La campagna di ATS pro Terra Sancta a favore delle famiglie di Betlemme

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 dicembre 2013

The Terra Sancta building in Jerusalem by night

The Terra Sancta building in Jerusalem by night (Photo credit: Wikipedia)

“A Natale Ritorna alle Origini” è la campagna lanciata da ATS pro Terra Sancta per aiutare i bambini e le famiglie di Betlemme. L’intento è sostenere le pietre vive più fragili, cioè i bambini poveri, in quel luogo così speciale della Terra Santa, proprio lì dove Dio si è fatto bambino.“Con i fondi raccolti si desidera sostenere l’educazione dei bambini più bisognosi e con problemi di apprendimento, oltre che – afferma padre Pizzaballa, Custode di Terra Santa – fornire loro le cure mediche essenziali”.In questo periodo di Avvento, Betlemme si riempie di festa, di gioia, di persone che vengono a rivivere qui quel momento che ha cambiato la storia dell’umanità. Eppure le difficoltà non mancano e a farne le spese di un sistema sociale estremamente fragile sono soprattutto i più deboli, i bambini.“Sono tanti i bambini di Betlemme a cui i frati tendono la mano, bambini che senza appoggio non avrebbero speranza. Nascere a Betlemme oggi significa, infatti, venire al mondo in una terra difficile, segnata dalle sofferenze e dalla povertà, soprattutto per i più piccoli. La comunità cristiana – continua padre Pizzaballa – si sta riducendo di anno in anno, sempre più persone sono costrette a emigrare e chi rimane stenta a occuparsi dei propri figli, a prendersene cura, a farli studiare. Inoltre, nei territori palestinesi non esiste alcuna forma di assistenza medico-sanitaria pubblica: le cure legate a qualsiasi tipo di malattia sono a carico delle famiglie che spesso non possono permettersi spese mediche così ingenti, soprattutto nel caso di malattie croniche o cure urgenti. Il nostro obiettivo, come frati francescani della Custodia di Terra Santa per quest’anno – conclude il Custode – è di destinare a Betlemme 200.000 euro. E crediamo che, con un piccolo contributo offerto da ognuno, potremo aiutare 300 famiglie palestinesi e 250 bambini”.

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Dio oggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

Cantagalli 2010 (256 pagine 14,00 euro). Con Lui o senza di Lui cambia tutto,.Ece il volume che raccoglie I Dibattiti che hanno animato e arricchito le nove tavole rotonde dell’importante convegno svoltosi a Roma tra il 10 e il 12 dicembre 2009. Il tema di Dio è qui affrontato da un punto di vista più quotidiano e familiare: Dio nel cinema, nella televisione, nella musica, nella letteratura ma anche nella politica, nella scienza e in relazione a temi come anima, creazione, evoluzione, violenza, guerra. Sono temi di cui si sente parlare spesso e che gli autori di questi interventi  affrontano con chiarezza, offrendo spunti interessanti e originali che invitano l’uomo a riflettere in profondità su se stesso, sulla sua ragione e sul suo cuore, sul suo rapporto con il mondo, e ad aprirsi al Trascendente che risolve in Sé tutte le contraddizioni e le aspirazioni umane.
I relatori: Denis Alexander, Adriano Aprà, Gennaro Auletta, Pier Paolo Bellini, Enrico Berti, Paola Bignardi, Carlo Caffarra, Giacomo Canobbio, Luigi Cimmino, Francesco d’Agostino, Fiorenzo Facchini, Giuliano Ferrara, Bruno Forte, Aldo Grasso, Giorgio Israel, Michele Lenoci, Mariarosa Mancuso, Salvatore Natoli, Enzo Pagani, Angelo Panebianco, Ferruccio Prazzoli, Paola Ricci Sindoni, Davide Rondoni, Ignazio Sanna, Eugenia Scabini, Aldo Schiavone, Robert Schneider, Pierangelo Sequeri, Maurizio Serio, Emanuele Severino, Giuseppe Tanzella Nitti, Alessandro Zaccuri.  Nel 2010 Cantagalli aveva raccolto e pubblicato le relazioni più importanti del convegno. Questo volume dedicato a I Dibattiti arricchisce e completa il precedente offrendo un quadro complessivo del grande convegno internazionale.

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Conosci Dio? No, ma ho sentito parlarne

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2011

Potremmo dire che Dio è, in effetti, la vera eminenza grigia. Tutti, o quasi, dicono che esiste. Un sofista direbbe che anche gli atei negandolo ne riconoscono la presenza. Ma ad avere un contatto diretto con lui è altra cosa. Ne parla Abramo e dobbiamo credergli. Possiamo immaginarlo ma non ne conosciamo le fattezze. Ha un attributo non da poco: vive nel presente che non ha passato e futuro. E come tale conosce già come e dove moriremo, se avremo dei figli e se costoro diventeranno, a loro volta, padri e madri e così via per migliaia di generazioni. Oggi la scienza moderna ci dice che se viaggiassimo alla velocità della luce anche noi fermeremmo il tempo. Dovremmo convenire, a questo punto, che sia al cospetto di un Dio tecnologico con un livello di conoscenza molto più evoluto del nostro. Se è così è sua la volontà di trasferirci nel regno dove esiste un tempo per vivere ed uno per morire. Il fine potrebbe essere più banale di quanto noi possiamo immaginare: ci permette di recitare una parte sul grande palcoscenico del mondo. E lui sta lì a guardarci mentre piangiamo e sorridiamo, soffriamo e facciamo soffrire, moriamo di fame e di sete mentre altri crepano per il troppo mangiare. E la morte come la vita diventano solo il tempo di cambiare casacca e ripresentarci sulla scena con altri vesti e con gli altri personaggi del copione. Scrive il filosofo cattolico Luigi Bagliolo: “Per causa del nostro imperfetto conoscere siamo costretti a complicare Dio che è assolutamente semplice, a frantumare in una infinità di concetti Colui che è assolutamente uno e identico, di una identità assoluta e purissima, ma nello stesso tempo ricchissima perché donatrice dell’identità di ogni cosa.” Pare che l’unico modo per diventare un grande attore o un cantante dall’ugola d’oro sia di recitare la parte di chi ama profondamente i propri simili. Di chi è pronto a sacrificare la vita per amore. E’ un modo che ci fa trascendere la nostra limitata soggettività dilatandola all’infinito. In pratica ci conquistiamo il posto tra chi viaggia alla velocità della luce uscendo di scena per affrontare altre imprese. Ritorniamo, semplicemente, al padre, ne ricomponiamo la sua immagine. Ecco il destino dell’essere umano, della terra, dell’universo che ci circonda e ci compenetra. (Riccardo Alfonso dal saggio “La conoscenza e la comunicazione”, Edizioni fidest)

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Il dolore degli uomini e la bontà di Dio

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2010

Lettera al direttore. La mia lettera intitolata “La povera Marta s’ingannava. Il dolore non proviene da Dio”, da voi già pubblicata, è apparsa oggi su La Repubblica, col titolo: “Il dolore degli uomini e la bontà di Dio”. Trascrivo la risposta di Augias.
“Da secoli i credenti si pongono la stessa domanda: se Dio è onnipotente e infinitamente buono, perché c’è il male nel mondo? Unde Malum? Da dove viene il male? Riproporre il tema a livello giornalistico, in un editoriale o in una rubrica di posta, è decisamente inadeguato. Si può al più sfiorare una delle fonti, la vicenda del povero Giobbe il quale si chiede quale colpa abbia mai commesso, perché Dio lo punisca in modo così spietato. Un amico tenta di dirgli che le punizioni sono il segno di una colpa in cui egli è caduto anche se non se n’è reso conto. Giobbe però sa di essere innocente, noi sappiamo addirittura che l’episodio simboleggia proprio la sofferenza innocente. Un altro amico dà una spiegazione diversa: la sofferenza è solo una prova cui Dio sottopone l’uomo per spingerlo verso la salvezza. Questi tenta insomma di conciliare il male nel mondo con l’infinita bontà e onnipotenza divine. Discorso in verità pericoloso: dal male interpretato come prova per guadagnare la vita eterna, sono venute innumerevoli sofferenze. E’ il discorso con il quale si è cercato di consolare chi è preda di dolori insopportabili, ostacolando per esempio l’uso di antidolorifici negli ospedali. La ricompensa, la beatitudine verranno nell’altra vita. Fedor Dostoevkij ne I fratelli Karamazof ha scritto su questa illusione una pagina straziante. Il filosofo Hans Jonas, sconvolto dallo spettacolo dei campi di sterminio, ha detto: “Dopo Auschwitz dobbiamo dubitare o dell’onnipotenza di Dio o della sua bontà”. La domanda resta. (Renato Pierri)

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Quando gli artisti incontrano Dio

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2010

Monza Sabato 9 e domenica 10 ottobre,  si tiene, al Palaiper una “due giorni” di preghiere.  E’ uno di quegli incontri spirituali, organizzati da Gruppi di preghiera e movimenti carismatici, che richiamano migliaia di persone, soprattutto giovani. Avvengono in grandi spazi, dove,  nel corso della giornata, si alternano cerimonie religiose, preghiere comunitarie, preghiere di guarigione, meditazioni, conferenze, canti, testimonianze, con la partecipazione di sacerdoti, suore, teologi e convertiti. Al Palaiper di Monza alcuni veggenti di Medjugorje, noti personaggi che hanno ritrovato la fede e ne rendono pubblica testimonianza, come per esempio Paolo Brosio che da giornalista televisivo e  conduttore di trasmissioni molto popolari è diventato un fervente e convinto “missionario” laico della devozione alla Madonna. Ma la sorpresa più clamorosa, anche perchè viene alla ribalta per la prima volta alla “Due giorni” di Monza, è costituita   da Gianni Belleno uno dei leader storici dei New Trolls , il famoso complesso rock, che in 40 anni di attività ha scritto pagine storiche nel mondo della musica leggera. Anche in questo gruppo musicale, rimasto sempre espressione d’avanguardia elitaria,  inquieto,  in continua trasformazione musicale, è accaduto qualche cosa di imprevedibile. Non in tutti i componenti del complesso, ma in alcuni. E precisamente nei due lieder storici, Gianni Belleno e Vittorio De Scalzi,  e in due dei loro figli: Mamo, figlio di Gianni e Armanda figlia di Vittorio. Questo quartetto è, ora, unito in un disco, uscito in questi giorni,  che si intitola “Canzoni per il cielo”:  nove brani, tutti nuovi,  di ispirazione prettamente religiosa, scritti e musicati dai due leader storici dei “New Trolls”, e interpretati dai loro figli. Ma padri e figli non vanno alla “due giorni di preghiere” Monza solo come interpreti, ospiti della kermesse religiosa, ma perché anch’essi, per certi versi, ne sono coinvolti.
I cambiamenti non sono infrequenti nel mondo della musica leggera. Ci sono diversi celebri artisti che, sotto le apparenze di una totale superficialità, coltivano sentimenti e convinzioni religiose molto serie. Ma, di tanto in tanto, ce ne sono di quelli che  fanno il “salto radicale”: sacrificano addirittura la loro carriera per i nuovi ideali che hanno trovato.
Foto 1 –  Da destra: Gianni Belleno, suo figlio Mamo, Armanda De Scalzi e suo padre Vittorio, i quattro artisti impegnati nel CD “Canzoni per il cielo”, uscito in questi giorni.
Foto 2 – Copertina del CD “Canzoni del cielo”, presentato in questi giorni a Milano.
Foto 3 – Roberto Bignoli, principale esponente della “musica cristiana” in Italia.
Foto 4 – Nando Bonini, conosciuto come il chitarrista di Vasco Rossi, per  aver suonato nella leggendaria “Steve Rogers band”, il gruppo storico di Va¬sco, ma da una decina d’anni impegnato in “musical” di ispirazione religiosa.
Foto 5 – Marcello Marrocchi durante un incontro con Giovanni Paolo II. Autore di grandi successi interpretati da Mina, Patty Pravo, Vanoni, Moranti, Zanicchi, Di Bari eccetera.
Foto 6 . Michele Paulicelli il più fecondo autore di musical religiosi. Aveva iniziato la carriera con Amedeo Minghi e Gabriella Ferri in una fortunata trasmissione televisiva.

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Il Dio tra l’umano e il “divino”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2010

Lettera al Direttore.  “Sono Dio, creatore del cielo e della terra. Ho creato il cielo e la terra e gli animali, ma non ho stabilito che gli animali si divorino a vicenda. Non sarei Dio se l’avessi voluto io. Ho creato il cielo e la terra e gli uomini (femmine e maschi nello stesso istante), ma non ho stabilito che gli uomini si “divorino” a vicenda, né che sgozzino gli animali per nutrirsene.  Non sarei Dio se l’avessi voluto io. Non faccio miracoli. Non faccio apparire la Madonna, né santi, né angeli. Non dispenso grazie, né disgrazie. Non mando malanni, pestilenze, alluvioni ed uragani. Non sarei Dio. Non metto gli uomini alla prova. Non elargisco croci. Non regalo stimmate. Non sarei Dio. Non guarisco un bimbo dal cancro, mentre muoiono mille bimbi di cancro. Non sarei Dio. Non do coraggio, non do speranza. Sono gli uomini a darsi coraggio e speranza, invocando Dio. Le preghiere non servono a me. Le preghiere servono agli uomini. Ho creato il cielo e la terra, ma non il male. Non sarei Dio se l’avessi voluto io. Sono Dio, creatore del cielo e della terra”. (Miriam Della Croce) (n.r. non possiamo limitarci a pubblicare quanto ci scrive Della Croce senza aggiungervi un nostro commento. Lo dobbiamo al tema trattato e ancor più al modo com’è stato rappresentato. Implica, se non altro, una riflessione intellettuale. L’essere umano ha un grosso assillo, da pensatore, che è quello di non avere chiare le idee sul perché è nato e sul perché deve morire. Ha da subito immaginato l’esistenza di un creatore ma non riuscendo a comunicare con lui lo ha “umanizzato” e lo ha nutrito con le sue stesse passioni e lo ha arricchito del potere di fare e disfare gli intrighi che la mente umana elabora di continuo. Oggi che molte cose ci sono più chiare per aver scoperto il nostro codice genetico, analizzate le nostre capacità mentali e chiariti alcuni suoi processi e data una spiegazione scientifica a taluni fenomeni che apparivano miracolosi, possiamo chiederci se il nostro creatore che per sua stessa natura è una entità senza tempo, che senso ha metterci alla prova se conosce anzitempo le risposte che noi diamo ai nostri atti. Va da se che in quest’era tecnologica non è più tanto facile immaginare un Dio interventista, umanizzato e persino giustiziere o vendicatore. Alla fine le nostre debolezze sono nostre e Dio può essere un creatore ma non certo un manovriero. Non possiamo ridurlo a cimentarsi con le nostre debolezze e le nostre invocazioni.(A.R.)

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Il Dio dei nostri sogni

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2010

Non entro nel merito per quanto riguarda gli affari religiosi e il ruolo dei cattolici e quello che il Vaticano esercita attraverso la guida papale di ieri e di oggi. Intendo, invece, focalizzare la mia attenzione su un certo ambiente religioso e i suoi rapporti nei confronti della scienza e sino alle sue estreme conclusioni. E’ palese, infatti, il timore di trasformare l’idea, che è stata tramandata, del Dio biblico in qualcosa che non regga al cospetto dell’evidenza scientifica. E’ un aspetto che mi ha fatto meditare a lungo e tuttora persistono perplessità e dubbi. Uno scienziato potrebbe dirci che il Dio delle religioni monoteiste è un “essere” che proviene da altre dimensioni. In questo scenario la geometria degli iperspazi può venirci in aiuto prefigurando più rappresentazioni del “creato” nelle quali far convivere la terza dimensione (quella nostra lunghezza, larghezza, altezza) con altre più complesse ma che permetterebbero a chi vi abita di muoversi con strani e fantastici poteri: muoversi a piacimento, sparire e ricomparire in un altro posto e vedere sia l’esterno sia l’interno dei corpi. Vi è poi da considerare l’annullamento del fattore tempo per cui tutto è presente e in eterno. Questa non è fantascienza ma il frutto di studi matematici e geometrici approfonditi e che durano già da Anni. Pensiamo a Luigi Fantappiè e più di recente a Giuseppe Arcidiacono. Se Dio altri non è che una entità che si muove in una dimensione (in una sorta di cerchi infernali o di cieli del paradiso dantesco) che gli permette di vedere e non essere visto, di essere sempre presente perché il tempo non lo tange allora non ha bisogno di metterci alla prova: egli già ci conosce dall’inizio alla fine e poi ancora, senza soluzione di continuità, per chi crede nella reincarnazione. A questo punto l’essere umano dove lo collochiamo? Possiamo supporre che venga da un’altra dimensione e che volendo creare di se una storia ha bisogno di trovarsi in una dimensione nella quale il tempo, nel suo cadenzare, gli permette di vivere e anche di morire. Ma è una vita e una morte solo temporale. Il tutto, quindi, può ridursi ad una carovana di pionieri che sperimentano cosa significa stare nel regno delle tre dimensioni. Essi vanno oltre il senso dato alla storia: hic sunt leones. Si possono creare storie, immaginare scenari e anche morire con la spada in pugno o vittima di sadiche torture. Ma ci dice che non sia a soffrire e a morire il nostro clone? D’altra parte le stesse attuali tecnologie ci hanno abituati a ricreare eventi del passato o “versioni” del presente sotto forma di simulazioni. Partiamo dal racconto degli aedi per passare alle macchine da presa, ai teatri di posa e fino al monitor del computer che dispone di programmi che costruiscono immagini e personaggi che si muovono, interagiscono e costruiscono il loro destino a colpi di mouse. Come può reggere tutto ciò all’idea che per millenni ci siamo fatta del Dio delle nostre invocazioni, dei messia, Cristo, Maometto o Buddha o di un nugolo di dei? Se da tutto questo potessimo averne, da vivi, ovviamente, la “prova provata” io vorrei essere dalla parte del giocatore con il suo video-game, ovviamente, ma questa è un’altra storia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Dio nella letteratura e nella poesia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 novembre 2009

Roma 10 dicembre alle ore 18.00 Lumsa, via di Porta Castello  44,   Robert Schneider, l’autore di Kristus e di L’Apocalisse prende parte all’incontro “Dio nella letteratura e nella poesia” con Ferruccio Parazzoli, Davide Rondoni e Alessandro Zaccuri, alla  Robert Schneider è nato a Bregenz, in Austria, nel 1961. Ha studiato composizione, storia dell’arte e teatro a Vienna. Il suo primo romanzo, Schlafes Bruder (apparso in Italia col titolo Le voci del mondo), fu pubblicato nel 1992 e divenne immediatamente un successo internazionale, tradotto in 25 lingue. Schneider ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Premio Grinzane Cavour e il Prix Médicis. Con Neri Pozza ha pubblicato Kristus, il suo quinto romanzo apparso nel 2006, e L’Apocalisse (2009). (Robert Schneider L’Apocalisse  EAN 978-88-545-0291-8 Pagine 288 Euro 17,50 I Narratori delle Tavole Neri Pozza). (l’apocalisse)

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