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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘diossina’

Rifiuti: Chi ha paura degli inceneritori?

Posted by fidest press agency su martedì, 16 Maggio 2017

rifiuti lazio1Diossina. E’ il nome che torna alla mente quando si parla di inceneritori-termovalorizzatori. La diossina ricorda l’incidente di un impianto chimico che provocò la fuoriuscita di quantità notevoli di diossina. Le conseguenze furono disastrose. Scatta la paura ed è difficile ragionare. Cerchiamo di fare un pò di informazione.
Gli inceneritori contribuiscono alla presenza di diossina per lo 0,03%.
Il riscaldamento residenziale contribuisce alla presenza di diossina per il 43%.
I dati sono dell’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (1).
Dunque, l’apporto di diossina dagli inceneritori è irrilevante, eppure, la loro presenza è evocata al pari di un disastro.Caso eclatante, e alle cronache giornaliere, riguarda il Comune di Roma che non ha un impianto di incenerimento ma esporta rifiuti combustibili in Italia e in Europa. Beppe Grillo, leader del M5S, ha indicato Barcellona (Spagna) come modello nella gestione di rifiuti, dimenticando che proprio Barcellona utilizza ben 3 inceneritori! Parigi termovalorizza il 68% dei rifiuti e Berlino il 40%!Insomma, l’informazione serve a condurre le nostre valutazioni alla razionalità. Cittadini e amministrazioni pubbliche, dovrebbero decidere quali siano le scelte da farsi, sulla base di dati e analisi. Almeno, si spera. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Uova alla diossina

Posted by fidest press agency su martedì, 11 gennaio 2011

Il recente ritrovamento di diossina nelle uova che ha portato alla chiusura di migliaia di allevamenti tedeschi non deve preoccupare eccessivamente i consumatori italiani.
L’importazione di questo prodotto dalla Germania, infatti, nel nostro Paese è minima; inoltre una specifica normativa prescrive già da anni un sistema di etichettatura in cui è prevista l’indicazione obbligatoria dell’origine direttamente sul guscio di ogni singolo uovo.
Sebbene, dunque, il sistema di allerta rapido in vigore in tutta Europa ha già portato all’immediato ritiro del prodotto a rischio da tutti i punti vendita, i consumatori possono verificare la provenienza delle uova già acquistate leggendo il codice alfanumerico stampigliato sul guscio.
Per facilitarne l’interpretazione, Adiconsum ricorda che tale codice contiene le seguenti informazioni: • il tipo di allevamento: – 0 per il biologico
– 1 per le galline allevate all’aperto
– 2 per le galline allevate a terra
– 3 per quelle in batteria;
• la sigla del paese di allevamento: IT, FR ecc.;
• il codice attribuito all’allevamento (8 caratteri) che individuano:
– il codice Istat del comune sede dell’allevamento (3 cifre)
– la sigla della provincia (due lettere)
– il numero che l’Asl attribuisce all’azienda agricola (3 cifre).
Adiconsum sottolinea come questo caso sia esemplificativo dell’utilità dell’obbligo dell’origine indicata in etichetta. Purtroppo nella maggior parte dei prodotti alimentari tale obbligo non è previsto.

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Germania: Mangimi, diossina in latte, uova e carne

Posted by fidest press agency su sabato, 8 gennaio 2011

Nuovo scandalo alimentare: diossina in latte, uova e carne provenienti dalla Germania. Sotto accusa i soliti mangimi.  La notizia l’avevamo data gia’ il 4 gennaio scorso sul nostro sito web Ricordiamo che la diossina ha effetti cancerogeni, si accumula nel nostro organismo e viene molto lentamente eliminata. Che fare? Intanto per motivi precauzionali e fino a quando le competenti autorità non dichiareranno il “fuori pericolo”, sconsigliamo i consumatori di acquistare e assumere carne, latte e uova provenienti dalla Germania. Per le uova e la carne (almeno quella bovina) c’è l’indicazione del Paese di provenienza, per il latte si puo’ scegliere quello che riporta le informazioni relative (es. latte prodotto in Italia). Il problema si pone sui prodotti derivati, per esempio, il latte contaminato, la carne e le uova possono trovarsi in molti prodotti quali biscotti e dolci vari, yogurt e formaggi, paste alimentari, salsicce, ecc., dove non e’ indicato il Paese di origine. In questo caso il consumatore non ha molte difese se non la scelta di prodotti doc, che indicano il Paese e la zona di provenienza. Sarebbe opportuna una normativa generale sugli alimenti -che da tempo sollecitiamo- che indichi il Paese e le aziende di provenienza. Nel frattempo, occhio all’etichetta! (fonte Aduc)

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Allarme smog e diossina a Napoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2010

Medici in allarme in Campania per le ultime ricerche presentate all’Ordine di Napoli che documentano il crescente degrado ambientale e la conseguente diffusione di tumori e allergie nel territorio campano. Le cifre sono preoccupanti: un bambino su 500 si ammala di neoplasia e tra il 1998 e il 2002 è stato riscontrato un aumento del 3,2% l’anno di casi di cancro,  specie in prossimità delle discariche. “La crescente produzione di smog nelle strade è un problema da non sottovalutare e la cui soluzione dovrebbe essere all’ordine dei giorno dei nostri governanti” afferma la viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti Licia Palmentieri. E alla notizia di tracce di diossina riscontrate nel latte materno la Palmentieri dichiara: “È doveroso contrastare con forza l’abuso dell’impiego di inceneritori e promuovere metodi alternativi di riciclaggio di rifiuti. Non posso non condannare poi – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – gli incendi ai danni di numerosi cassonetti della città provocati come tutti ben sanno dalla camorra, con lo scopo di creare un clima di tensione e che contribuiscono certamente al deterioramento del nostro territorio”.

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Tutelare la salute di ambiente e cittadini

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2009

Sono i principi che devono guidare la politica sul territorio” quanto dichiara Claudio Bucci, Presidente della Commissione Ambiente e Cooperazione tra i Popoli al Consiglio Regionale del Lazio, a margine del suo intervento. Paolo Francesco Pantano, promotore dell’incontro condiviso da tutte le forze politiche afferma: “Nel 2003, il Dipartimento epidemiologico RME ha riscontrato una mortalità per tumori superiore al 30% rispetto ad altre aree limitrofe dell’area urbana, prevalentemente linfomi tipici di zone adiacenti ad inceneritori. Successive indagini ambientali, condotte dalla ASL RMB, hanno evidenziato una concentrazione di diossina, il composto più tossico che esista, 10.000 volte più pericoloso del cianuro, da 5 a 20 volte superiore rispetto ad altri siti romani. Tutto ciò si accompagna a conseguenze non solo sull’atmosfera, ma, attraverso l’immissione delle acque reflue, sullo stato di salute dell’Aniene”. “Ciò che chiediamo alle Istituzioni, a tutti i livelli” prosegue Pantano “è che diano il via ad un tavolo tecnico sulla questione, arrivando alla delocalizzazione dell’industria: esiste infatti dal 2006 un protocollo di intesa tra l’azienda prelevata dalla BASF, l’Engelhard, che lo prevedeva, ma che la nuova proprietà sembra ignorare. Questa necessità diventa oggi ancor più sentita, visto lo sviluppo urbanistico della zona e la presenza addirittura di un asilo nido a 300 metri dallo stabilimento”.

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