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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘diplomazia’

IX Festival della Diplomazia: Le Linee Rosse

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Roma 18 ottobre, ore 21.00 Teatro Palladium, Piazza Bartolomeo Romano, 8. Sarà il giornalista e scrittore Federico Rampini uno degli ospiti della nona edizione del Festival Della Diplomazia con il suo spettacolo “Le Linee Rosse”. Federico Rampini, giornalista, scrittore, conferenziere e divulgatore di fama internazionale, porta sul palco la geopolitica, raccontando le trasformazioni dell’attualità mondiale seguendo il tracciato delle carte geografiche, sovrapponendole e interpretando numeri e linee di confine.Viaggiamo sempre di più. Capiamo sempre di meno. Mentre lo attraversiamo a gran velocità, il mondo attorno a noi ci disorienta. Eppure, tutto quello che il mondo vuole dirci è spiegato nei disegni. Il nostro destino è scritto nelle carte geografiche, e nella loro storia. Se impariamo a decifrarle.“Ogni crisi vicina e lontana ci costringe a capire la fisicità del mondo in cui viviamo – racconta Rampini -. La geografia e la storia come le abbiamo studiate non ci bastano più. Un po’ perché il mondo è stravolto rispetto alle fotografie già obsolete dei manuali scolastici. E poi nessuno ci ha insegnato a guardare ‘oltre’, a penetrare il significato nascosto delle carte, a incrociare il paesaggio terrestre con la storia delle civiltà, le leggi evolutive dei popoli e degli imperi”. Quella che porta in scena Rampini è allora la geografia in forma di conferenza teatrale, uno storytelling suggestivo accompagnato dalle grandi immagini che scorrono alle sue spalle.“Ci servono mappe intelligenti – conclude il giornalista – per orientarci e capire dove siamo ora, dove andremo domani”.Organizzato con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, della Cooperazione Internazionale, della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e di Roma Capitale, il Festival della Diplomazia 2018, è una manifestazione diffusa nella città, l’unica al mondo dedicata alla Diplomazia e alle Relazioni Internazionali, con un ricco programma di seminari e incontri dislocati nella capitale, tra sedi istituzionali e luoghi “altri”, che rende per 9 giorni Roma protagonista assoluta del dibattito sulla geopolitica e sull’attività diplomatica.

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Libia: stop al conflitto

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

“Abbiamo subito condiviso lo spirito e i principi ispiratori della Risoluzione ONU 1973 sulla Libia, rivendichiamo ora il rispetto di tali principi e un immediato stop dello stato di conflittualità” lo dichiara l’On. Americo Porfidia di Noi Sud-Ir membro Commissione Difesa alla Camera “Invitiamo il Governo e in particolare il Ministro degli esteri a fare pressione affinché le armi si fermino immediatamente e la parola torni alla diplomazia. L’Italia è chiamata a svolgere un ruolo centrale per la risoluzione pacifica di questa situazione: all’interno del quadro degli obblighi internazionali i nostri compiti – sostiene Porfidia – sono i seguenti: Garantire la sicurezza di tutta la popolazione libica; mantenere in vita i principi ispiratori del Trattato di Bengasi del 2008 che è il frutto di una decennale attività diplomatica italo-libica. Capire con precisione e accuratezza d’analisi chi sono e quali intenzioni hanno per il futuro politico della Libia i rivoltosi cirenaici, assicurandoci che non vi siano tra loro reali o potenziali corpi dell’estremismo islamico; Assicurare alle popolazioni nordafricane colpite direttamente o indirettamente dalla guerra il livello massimo di sicurezza sanitaria e alimentare. Riguardo ai profughi – conclude Porfidia – l’Italia deve dimostrare ancora una volta tutta la sua forza nazionale e farsi trovare unita e solidale nell’aiutare uomini, donne e bambini in grandi difficoltà. Allo stesso tempo agire nei confronti dei paesi membri della UE affinché condividano con l’Italia l’onore della gestione degli sbarchi di immigrati, crediamo questa sia l’unica autentica guerra umanitaria da dover combattere”

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La politica estera comunitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 8 febbraio 2011

Roma 23.02.2010 dalle ore 16.30 alle ore 18.30 Sala Starlin Arush – Via Aniene 26/a Verso una reale diplomazia europea o verso 27 diplomazie nazionali + una? Il ruolo del nuovo Servizio Europeo di Azione Esterna (SEAE) Una delle novita’ piu’ rilevanti del Trattato di Lisbona e’ certamente rappresentata dal nuovo Servizio Europeo di Azione Esterna (SEAE). Un organismo di supporto al lavoro dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea che dovrebbe configura il primo tentativo strutturato di diplomazia di livello continentale. Si tratta dell’avvio di reale diplomazia comune europea e sarà la ventottesima, a fianco delle 27 diplomazie nazionali? Per discutere dell’impatto di questo nuovo organismo sulle diplomazie nazionali e sulle politiche europee, con un focus particolare su quelle relative al rapporto con i paesi Terzi e alla cooperazione allo sviluppo, LINK2007 invita ad un incontro con:
Roberto Gualtieri e’ stato uno dei tre membri del Parlamento Europeo delegati alle negoziazioni per l’istituzione del nuovo Servizio di Azione Esterna. Con lui, che ha seguito tutto l’iter che ha portato alla nascita del SEAE, cercheremo di capire quali sono le novita’, le opportunita’ ma anche i limiti di questo strumento e le possibili sovrapposizioni con le scelte politiche nazionali.
LINK2007 è la rete di ONG di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario composta da: Avsi, Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Gvc, Icu, Intersos, Lvia, Medici con l’Africa-Cuamm.

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Caso Berlusconi: Perché non sentire i parroci?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2011

Commento ad un articolo su Bagnasco: «La Cei affronterà lunedì la vicenda Ruby» (Il Messaggero del  21 gennaio) Del concistoro dei cardinali non mi fido; si tratta di persone (non ministri di Dio), fatti salvi pochissimi dei quali potrei fare uno striminzito elenco,  più interessati alla diplomazia, all’economia, agli interessi terreni della Chiesa che alla Testimonianza di Fede. Della Cei  c’è da attendere il pronunciamento con una ipotesi di contestualizzazione che salvi la capra di Berlusconi e i cavoli del Vaticano. Ma perchè non fanno pronunciare una riunione plenaria dei parroci, ma di quelli lontanissimi dalle aspettative  di promozioni…?  Parroci adusi alla confessione e, quindi, alle miserie umane, suggeritori  del sincero pentimento che elargisce il perdono di Dio, condizionato oltre che dal pentimento anche dalla ricerca della redenzione dal peccato. Parroci che vivono in ristrettezze e, quindi, in grado di capire i bisogni dei fedeli, con quella partecipazione che dimostra la testimonianza Una domenica di molti anni addietro, dopo aver servito la messa,  mi sono attardato con l’arciprete officiante; passeggiavamo tra le navate della “Matrice” di San Cataldo, quando l’attenzione fu attirata da un uomo che pregava inginocchiato sull’inginocchiatoio. L’arciprete  (padre Petrantoni, uomo di grandissima umanità) si avvide che quel fedele aveva forzato il lucchetto delle elemosine per impossessarsi del contenuto. Con fare “fraterno” si avvinò all’uomo, che si mostrò immediatamente imbarazzatissimo gli fece presente che i soldi lì contenuti  appartenevano ai poveri e, quindi, anche a lui che certamente  aveva bisogno. Quell’uomo superò l’imbarazzo e si fece riconoscere come un padre di famiglia che doveva sfamare i figli, così prese ciò che gli serviva. Ecco, vorrei sentire parroci così che alla preghiera sanno unire  i fatti e i gesti che sgorgano dalla coscienza, capaci di dialogare con l’Eterno per affidarGli  il destino dei suoi fedeli.  Parroci che non saprebbero cosa farne  delle adulazioni dei potenti, capaci di fustigare, ma anche di perdonare,  seguendo la sola legge che anima la loro esistenza:  l’amore verso il prossimo come diretta dipendenza dell’Amore di Cristo. (Rosario Amico Roxas)

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La diplomazia internazionale si incontra a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2010

Roma  21-24 ottobre 2010, in differenti location della città, avrà luogo Diplomacy: primo appuntamento internazionale dedicato all’arte e al futuro della Diplomazia. L’iniziativa è stata sviluppata con il fondamentale contributo del Ministero degli Affari Esteri – MAE e gode del patrocinio del Comune di Roma, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Commissione Europea.
L’evento, che avrà il format di un Festival, verrà aperto dal Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini e dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e si propone come un racconto delle dinamiche e degli equilibri del potere, tra guerre e negoziati di pace, trattative segrete e grandi avvenimenti. Un occhio rivolto al passato e un’inclinazione chiara verso il futuro per un appuntamento dedicato agli appassionati, senza trascurare le esigenze del grande pubblico, in particolare le giovani generazioni.   Obiettivo dichiarato è di offrire un quadro inedito e stimolante di come l’arte della Diplomazia abbia influenzato la storia dell’umanità e, anche oggi, mantenga un ruolo fondamentale per la definizione del suo futuro.
Tra le altre presenze previste, quella del direttore dell’Istituto per le relazioni internazionali di Parigi, Dominique Moisì che parlerà di Geopolitica ed emozioni, di sir Ivor Roberts, già Ambasciatore in Italia e negoziatore nei Balcani, che darà una visione storica dell’approccio britannico alla Diplomazia, di Nabil Ayad, Direttore della Diplomatic Academy di Londra che coordinerà la Tavola Rotonda “Teaching Diplomacy” in cui si proverà a identificare i percorsi di formazione per un futuro Diplomatico europeo.   Sono stati inoltre invitati, Ahmed Rashid, esperto in sicurezza regionale in Medio Oriente, e George Jagò della Medicine Malaria Venture di Ginevra. Fra gli  italiani  hanno già dato la loro adesione i Ministri plenipotenziari Ettore Sequi, già rappresentante UE in Afghanistan, Fabrizio Romano, capo Unità Crisi del MAE; Lamberto Zannier, rappresentante speciale Segreteria ONU, capo Missione Nazioni Unite in Kossovo;  Paolo Zegna, vice presidente per l’internazionalizzazione che racconterà cosa Confindustria si aspetta che la Diplomazia faccia per sviluppare nuovi mercati all’estero.
Altri appuntamenti importanti: mostre fotografiche, il Campionato Nazionale di Diplomacy, gioco di ruolo progenitore del più famoso RisiKo, e un incontro con gli studenti delle Scuole Medie Superiori, in collaborazione con UNICEF Italia, dedicato alla diplomazia della solidarietà.
Com’è noto, fra Stato Italiano, Santa Sede e F.A.O., Roma ospita il più alto numero di ambasciatori e rappresentati permanenti, uomini e donne provenienti da tutto il mondo. Un elemento che ben si concilia con la tradizione di città del dialogo che da sempre distingue la città dell’Ara Pacis.

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Il ruolo della diplomazia italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Roma  17 giugno alle ore 17.00 presso la Sala conferenze dello “Spazio Europa” in Via Quattro Novembre, 149   convegno, organizzato in collaborazione con il  Consiglio  Italiano del Movimento  Europeo I lavori iniziano con i saluti di  Lucio Battistotti, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, segue l’introduzione  di Arrigo Levi Consulente del Presidente della Repubblica. Interventi Amb. Rocco Cangelosi   autore di “Il ventennio costituzionale dell’Unione europea”, ed. Marsilio 2009. Amb. Silvio Fagiolo   autore di “L’idea dell’Europa nelle relazioni internazionali”, ed. Franco Angeli 2009.  Amb. Guido Lenzi, curatore scritti di Roberto Ducci “Le speranze d’Europa”, ed. Rubbettino 2007. Le conclusioni saranno tratte dall’Amb. Pietro Calamia Socio benemerito CIME, già Rappresentante Permanente dell’Italia presso l’UE, dal Prof. Paolo Ponzano, Istituto Universitario Europeo, già direttore al Segretariato Generale della Commissione europea. Coordina i lavori: Valerio Zanone, Presidente Consiglio Italiano del Movimento Europeo – CIME

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Il ruolo della diplomazia italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2010

Roma 17 giugno alle ore 17.00 Via Quattro Novembre, 149  presso la Sala conferenze dello “Spazio Europa” Il convegno, organizzato in collaborazione con il  Consiglio  Italiano del Movimento  Europeo inizia con i saluti Lucio Battistotti, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea Introduzione  Arrigo Levi Consulente del Presidente della Repubblica Interventi Amb. Rocco Cangelosi   autore di “Il ventennio costituzionale dell’Unione europea”, ed. Marsilio 2009. Amb. Silvio Fagiolo  autore di “L’idea dell’Europa nelle relazioni internazionali”, ed. Franco Angeli 2009. Amb. Guido Lenzi,  curatore scritti di Roberto Ducci “Le speranze d’Europa”, ed. Rubbettino 2007.Conclusioni  Amb. Pietro Calamia Socio benemerito CIME, già Rappresentante Permanente dell’Italia presso l’UE Prof. Paolo Ponzano, Istituto Universitario Europeo, già direttore al Segretariato Generale della Commissione europea Coordina i lavori: Valerio Zanone, Presidente Consiglio Italiano del Movimento Europeo – CIME

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Pourquoi Pie XI a-t-il condamné l’Action Française?

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 gennaio 2010

È uscito nel mese di aprile un interessante libro di Yves Chiron e Èmile Poulat, Pourquoi Pie XI a-t-il condamné l’Action Française? (Niherne, Èditions BCM, 2009), in cui gli autori dimostrano che la condanna fu essenzialmente religiosa e non diplomatica, in quanto Pio XI non poteva tollerare la secolarizzazione della politica che morale sociale è oggetto della dottrina cattolica. Infatti, molti autori, e specialmente i maurrassiani, hanno sostenuto che Pio XI per diplomazia internazionale filo-germanica ha voluto indebolire la Francia di Aristide Briand e la sua politica, condannando un forte movimento di riscossa nazionale anti-tedesca come l’Action Française.  Yves Chiron cita a pagina 8 del libro suscritto l’abbé V.A. Berto (Une opinion sur l’Action Française, in “Itineraires”, aprile, 1986, p. 77-92; rist. Niherne, Edizioni BCM, 2009), il quale aveva sostenuto che la condanna era stata apportata “per motivi direttamente e specificatamente religiosi” e sempre l’abbé Berto commentava che “Pio XI giudicava inaccettabile una riduzione della filosofia politica a mera empiriologia con rapporti solamente estrinseci con la fede, la teologia, la morale cattolica in e in piena autonomia intrinseca” (p. 8 e 9). Lo Chiron fa notare che religione e politica (non partitica o azione diplomatica nazionale/internazionale) non sono separabili secondo la dottrina cattolica, la quale in ciò si distingue nettamente dal liberalismo, che propugna la piena separazione tra Chiesa e Stato (“libera Chiesa in libero Stato”), religione e politica. Onde la dottrina maurrassiana, paradossalmente, pecca di un certo naturalismo o liberalismo sociale e politico, pur essendo monarchica, antidemocratica e autoritaria. Di fronte a questa tendenza soprattutto di Maurras, poiché l’élite cattolica dell’Action Française, nata attorno al 1890, era stata falciata dalla prima grande guerra del ‘15-‘18, il Papa nel 1926 volle “unificare l’azione sociale dei laici cattolici francesi, sotto la direzione dottrinale dell’episcopato” (p. 13), per evitare una deriva naturalista e liberale, ossia di separazione tra temporale e spirituale della morale sociale. (Curzio Nitoglia) (mauras)

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La voce del Papa

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2009

Lettera al direttore. Gentile direttore, è vero, i vescovi hanno parlato a proposito del comportamento e dei discorsi lievemente dissoluti del Cavaliere. Qualche vescovo ha parlato, ed anche qualche sacerdote, e Avvenire e Famiglia Cristana. Ma noi fedeli aspettiamo una parola, una sola parola, da parte del nostro amato Pontefice. Non c’è bisogno che nomini il premier, nè che parli delle sue poco lodevoli vicende. Il nostro Papa, che pur essendo Vicario di Cristo, a differenza di Cristo è necessariamente esperto nell’arte della diplomazia, deve farci capire se sta dalla parte dei vescovi e dei giornali che hanno parlato, oppure dalla parte del Cavaliere. Una sola parola ci basta. Anche vaga. Magari potrà aggiungere: “Chi ha orecchi da intendere, intenda!” (Mc 4, 9). L’aspettiamo  all’Angelus della prossima domenica. O anche dell’altra o dell’altra ancora. (Miriam Della Croce)

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Pirateria

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2009

Nel totale silenzio istituzionale in Romania, le mogli dei 5 ostaggi rumeni hanno inviato un appello alla nostra redazione, chiedendo alla Farnesina di sapere, con una risposta ufficiale, com’è la situazione e quando potranno riabbracciare i loro cari.  Cinque cittadini romeni, membri dell’equipaggio del rimorchiatore italiano Buccaneer, vivono in prigionia e in condizioni inumane da oltre tre mesi, insieme ai nostri 10 connazionali e un croato, nelle stive del rimorchiatore italiano sequestrato dai pirati somali l’11 aprile scorso. Anche i marinai romeni attendono un aiuto da parte del loro Paese. Ma inutilmente. Sembra che le autorità romene non si siano nemmeno un po’ preoccupate per la sorte dei loro 5 cittadini.  Nessun rappresentante dello stato romeno ha provato a contattare le famiglie dei marinai e, la diplomazia romena invita tutti a stare calmi, dichiarando che altre persone nel tempo sono state sequestrate e per dei periodi molto più lunghi. Inoltre il Ministero degli Esteri rumeno ha dichiarato che è del Governo Italiano la responsabilità per la liberazione dell’equipaggio in quanto il rimorchiatore batte bandiera italiana e quindi è considerato territorio del nostro stato.  Le donne avevano inviato una lettera al Presidente rumeno Traina Basescu invitandolo a intervenire. Ma l’appello non ha ricevuto riscontri. Ieri dopo due mesi dalla precedente lettera ne è stata inviata un’altra.  Ma le mogli dei marittimi rumeni del Buccaneer, Elia Carmen Borcan, Nicoleta Aragea, Mirela Marinescu, Steluta Gheorghe, Janina Galca, con la disperazione nel cuore per la mancanza di notizie, ieri hanno deciso di rivolgersi a noi di LiberoReporter per lanciare un disperato appello alla diplomazia del nostro paese. Chiedono al nostro ministero degli Esteri, informazioni e notizie su quanto sta accadendo ai loro cari che non sentono da giorni. Chiedono alla nostra diplomazia una risposta ufficiale, visto che i rumeni si trovano su una nave italiana. Chiedono di sapere a che punto sono le trattative e come si evolverà la situazione, che sta diventando di ora in ora sempre più drammatica e incerta.  Le donne si dicono certe che “il governo italiano darà delle risposte” e nutrono fiducia nella nostra diplomazia, convinte che “il ministero degli esteri italiano farà di tutto per la liberazione degli ostaggi” e chiedono un aiuto e un conforto che invece non hanno ricevuto nel loro paese, in Romania.  Un messaggio è stato lanciato anche al General manager della Micoperi, società che ha incaricato i marinai del Buccaneer di portare in Italia il rimorchiatore acquistato a Singapore: “Anche a Bartolotti chiediamo di darci notizie sui nostri mariti e di intervenire perché la situazione si sblocchi, così come altri armatori si sono attivati per liberare gli ostaggi prigionieri dei pirati somali sulle rispettive imbarcazioni sequestrate” (fonte LiberoReporter News)

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Gesù non era un diplomatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, Gesù non era un diplomatico. Il Papa, essendo anche un capo di Stato, è costretto ad essere un diplomatico. La bella parola diplomazia, però, si sposa di sovente con la brutta parola ipocrisia, con la quale fa anche rima; alle volte invece si sposa con un vocabolo ancora peggiore, con il quale non fa rima, terminando esso in “one”. Allora, quando non è strettamente necessario ricorrervi, sarebbe opportuno farne a meno, anche se si è capi di Stato. La lettera che Papa Ratzinger ha scritto a Silvio Berlusconi in occasione del G8 a L’Aquila, termina così: “Colgo volentieri l’occasione per esprimerLe nuovamente la mia stima e, assicurando la mia preghiera, Le porgo un deferente e cordiale saluto”. Ecco, la preghiera e il deferente saluto erano più che sufficienti.  Esprimere stima, infatti, per di più nuovamente, verso una persona che sicuramente il buon papa in cuor suo non apprezza (e come potrebbe?) non era strettamente necessario. Giacché c’è il lieve lievissimo sospetto che il Cavaliere non sia persona integerrima e che non sia un buon esempio per i giovani ( mons. Mariano Crociata ha parlato di libertinaggio), esprimergli la propria stima suona come un’ipocrisia. Cristo qui e ora non lo farebbe mai, neppure se fosse capo di Stato. Posso giurarci. (Miriam Della Croce)

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