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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘direttiva bolkestein’

La direttiva Bolkestein e gli interessi italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

commissione europea“La direttiva Bolkestein reca oggettivamente danni significativi ad almeno due settori importanti della nostra economia nazionali: il commercio ambulante e le concessioni marittime demaniali. Il primo riguarda circa duecentomila imprese con un indotto di un milione di italiani, l’altro circa trentamila piccole e medie imprese con trecentomila occupati. Due settori che vedrebbero a grave rischio il proseguimento delle proprie attività in forza dell’applicazione di questa direttiva, perché la messa a gara delle concessioni demaniali e la procedura di selezione delle autorizzazioni del commercio ambulante metterebbero in crisi queste imprese, in quanto le porrebbero in concorrenza con le multinazionali del turismo o con le grandi imprese del settore”. Lo ha detto Pietro Laffranco, deputato di Forza Italia, intervenendo nell’Aula di Montecitorio, sulla direttiva Bolkestein. “E cioè – ha aggiunto – non ci sarebbe più la certezza degli investimenti e degli occupati. Insomma, bisognerebbe prendere atto che questa direttiva non può essere applicata a questi settori”, anche perché è del “2006 e da quell’anno a oggi ne è passata di acqua sotto i ponti. C’è stata, ad esempio, la più grande crisi finanziaria ed economica del secolo, insieme a quella del ’29. Le situazioni di concorrenza – ha continuato l’esponente azzurro – si sono completamente modificate. C’è, cioè, la necessità che i singoli Paesi portino le loro specificità in Europa affinché questa si riformi e non crolli definitivamente”. Proprio per questo, ha concluso Laffranco “il governo avrebbe dovuto dare risposte diverse, senza ulteriori rinvii e verifiche”.

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Gli ambulanti tornano in piazza a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

palazzo-chigi1Roma mercoledì 15 marzo ore 10 Piazza della repubblica. I commercianti su aree pubbliche torneranno nuovamente in piazza a Roma per protestare contro l’immobilismo del Governo sull’applicazione al settore della direttiva Bolkestein. “Questa volta – ha dichiarato il presidente del GOIA Nardozzi – la partecipazione sarà ancora più massiccia di due settimane fa, la categoria è stanca dei continui rimpalli del governo, c’è bisogno di una presa di posizione forte da parte delle istituzioni a difesa delle 200mila imprese che compongono il settore in Italia come in Europa”. A fine 2016 il governo si era preso, nel milleproroghe, 2 anni di tempo per giungere ad una soluzione che tutelasse il lavoro e il valore delle attività dei commercianti ambulanti. La conversione in legge del decreto, emendata al senato a seguito di una forte azione di lobbing da parte di chi vedrebbe profitti dalla messa a bando di oltre un milione di rami d’azienda, ha dato origine ad un testo confusionario che sta avendo effetti differenti in ogni comune del paese, gettando nel caos l’intera categoria e prestando il fianco a numerosi ricorsi che potrebbero finire il corte europea. L’appuntamento è quindi per il 15 marzo a Roma, in piazza della Repubblica con la partecipazione di importanti personalità politiche.

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Il Popolo: La direttiva Bolkestein è contro gli onesti lavoratori

Posted by fidest press agency su sabato, 10 dicembre 2016

european commissionCome cittadina italiana e come sostenitrice del diritto al lavoro (difeso dal primo articolo della nostra Costituzione) provo profondo sdegno e grande preoccupazione per l’imminente (maggio 2017) attuazione delle disposizioni della Direttiva Europea 2006/123/ CE (chiamata anche Direttiva Bolkestein), che esaspera il principio della libera circolazione dei servizi e che impone all’Italia di rimettere a bando le concessioni rilasciate negli anni dagli enti locali, dando la possibilità di aprire un’attività commerciale su area pubblica a tutti i cittadini europei, senza limite di nazionalità, in un qualunque Paese dell’area UE. Oltre all’evidente penalizzazione subita dai possessori di Partita IVA italiana (un idraulico polacco risulterebbe estremamente conveniente rispetto al concorrente nostro connazionale), la direttiva andrebbe a colpire in maniera particolare il commercio ambulante, uno dei settori più tipici e tradizionali dell’economia italiana (pensiamo ai mercati settimanali) che impiega 350 mila addetti spalmati su 200 mila imprese (per la maggior parte di carattere familiare). La direttiva consentirebbe- una volta indetti i bandi- di far concorrere insieme le grandi multinazionali e il piccolo ambulante, una lotta impari che andrebbe non solo a eliminare migliaia di posti di lavoro ma anche a distruggere una tradizione commerciale squisitamente italiana: il fascino e i colori dei nostri mercati – soprattutto nei piccoli centri- attrae ancora molti visitatori, la “bancarella” resiste grazie anche alla possibilità di gustare una ricchissima varietà di cibo di strada e prodotti regionali. Se le multinazionali, con le proprie ingenti risorse finanziarie e la grande capacità di fare lobby, riuscissero ad appropriarsi delle pubbliche concessioni, buona parte del nostro patrimonio gastronomico andrebbe perso; non parliamo poi di tutti quegli esercenti (bancarelle di scarpe e abbigliamento, camion bar, fiorerie…) che vedrebbero anni di sacrifici in fumo, magari dopo aver contratto impegni con banche e fornitori per poter proseguire la propria attività in maniera onesta e conformemente alla legge: abusivi e irregolari resterebbero totalmente impuniti, forti del lassismo delle istituzioni e della scarsità di controlli. Perché invece non impiegare le proprie risorse per arginare il commercio illegale e assegnare agli ambulanti dei fondi per riqualificare la propria offerta, specie nelle aree di maggior flusso turistico? L’Italia presenterebbe al visitatore uno straordinario biglietto da visita, mostrando il suo lato migliore, ovvero la gente che ama dedicarsi al proprio lavoro, magari interrompendo quel vergognoso trend di italiani (specialmente giovani) costretti a cercare fortuna all’estero,
In un periodo di così grande crisi economica il lavoro dovrebbe essere tutelato in ogni modo, ma la classe politica italiana ancora una volta si mostra sorda e incapace di affrontare le assurde imposizioni di Bruxelles, che sembrano voler distruggere il nostro patrimonio imprenditoriale, minare i diritti e le tutele sociali dei lavoratori e rincorrere a ogni costo un liberismo sfrenato e una competitività fine a se stessa. Con l’amaro in bocca, non posso che affermare che non era certo questa l’Italia sognata dai nostri genitori e dai nostri nonni capaci di risollevare il Paese dalle macerie del dopoguerra. (Dora prof.ssa Cirulli Vice-Direttore Responsabile Vicario del giornale < IL POPOLO >)

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