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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 87

Posts Tagged ‘diritti umani’

Diritti umani in Argentina

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

argentinaRoma Giovedì 23 Marzo 2017, ore 16:30 Dipartimento di Scienze della Formazione, Piazza della Repubblica, 10 – Aula 34 (secondo piano) Piazza della Repubblica 10. In Argentina il governo di Mauricio Macri sta mettendo a dura prova le conquiste dell’ultimo decennio in materia di diritti umani. Vogliamo trovarci per discuterne e denunciare i punti più critici, che vanno dall’illegale detenzione della leader indigenista Milagro Sala, passando per un diffuso negazionismo fino al violento arretramento nei diritti sociali. Nell’anniversario dell’ultima dittatura militare vogliamo anche cogliere l’occasione per collegare la storia dei desaparecidos con quella dei nuovi desaparecidos del Mediterraneo.

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Giornata mondiale dei Diritti umani

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2016

pianeta terraIl 10 dicembre prossimo, si celebra la Giornata mondiale dei Diritti umani, che ricorda la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani nel 1948. Per l’occasione la Caritas Italiana pubblica il suo 21° Dossier con dati e testimonianze (DDT), dal titolo “Divieto di accesso. Flussi migratori e diritti negati”.Nel testo si ricorda come il diritto di migrare e quello di restare sono entrambi ugualmente negati per un’ampia parte di popolazione mondiale. Ma le migrazioni non sono sempre dettate da guerra e povertà e i Paesi del Sud del mondo sono anche terra di destinazione e di “rifugio” della gran parte di coloro che scappano. Un intrico di cause e di flussi molto più complesso di quello che solitamente viene rappresentato: movimenti interni e diretti all’estero, regolari e irregolari, volontari e forzati, circolari o definitivi.L’Africa, cui è dedicato il focus di questo Dossier, è l’emblema di tutto questo. La migrazione extracontinentale dall’Africa è un fenomeno in aumento. Inoltre, le destinazioni stanno subendo una diversificazione geografica notevole. Dal 1980 a oggi il numero di migranti africani extracontinentali è triplicato (da 5,5 milioni ai 16 milioni del 2015). Contrariamente a quanto si possa credere in Europa, però, i corridoi migratori seguiti dagli africani sono diversi e toccano quasi tutte le regioni del mondo. Secondo le ultime statistiche, il corridoio dall’Africa verso l’Asia è quello maggiormente in crescita: 4,2% di persone in più all’anno (2 milioni di persone in più nel 2015). Eppure nel nostro continente il sempre più diffuso atteggiamento culturale e politico di paura e chiusura è in contraddizione con tale complessità e finisce per acutizzare anziché contrastare la lesione dei diritti fondamentali delle persone che migrano e di quelle che restano, la naturale circolarità delle migrazioni, lo sviluppo umano dei Paesi più impoveriti. Un cambio di rotta è necessario per riconoscerci tutti nuovamente cittadini dello stesso mondo. Senza divieti di accesso.

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Violazioni dei diritti umani legate ai cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2016

Manila_ChinatownMANILA. La Commissione nazionale per i diritti umani delle Filippine (CHR) nella giornata di ieri ha ufficialmente chiesto a 47 grandi aziende di rispondere dell’impatto che le loro attività economiche hanno sul clima globale a causa dell’uso di combustibili fossili e delle possibili conseguenti violazioni dei diritti umani. Tra le aziende citate figurano anche Eni e Italcementi, oltre a multinazionali come Chevron, Exxon Mobil e Dutch Shell Total.L’indagine è partita in seguito a una petizione presentata nel settembre 2015 da alcuni sopravvissuti a disastri climatici insieme a diversi esponenti della società civile, tra cui Greenpeace South Asia. La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha inviato ieri alle aziende coinvolte una copia della denuncia corredata da un ordine ufficiale che impone alle imprese di rispondere entro 45 giorni.«Siamo stati colpiti da tempeste, siccità ed eventi meteorologici estremi, e i cambiamenti climatici stanno aggravando la situazione. Vogliamo solo vivere una vita dignitosa e tranquilla, senza paura e senza essere in balia delle grandi aziende che si interessano solo ai loro profitti. Non abbiamo scelta, dobbiamo difendere i nostri diritti. Vogliamo giustizia, e la possibilità di proteggere quel poco che abbiamo lasciato ai nostri figli», dichiara Veronica “Derek” Cabe, tra i promotori della petizione, proveniente dalla provincia filippina di Bataan.In questa zona delle Filippine le comunità locali si stanno battendo contro la costruzione di una nuova centrale a carbone e alcuni impianti di stoccaggio di questo combustibile fossile. Proteste che potrebbero esser costate la vita a Gloria Capitan, una delle leader della comunità, assassinata in un agguato lo scorso 1 luglio.I firmatari della petizione da cui è partita l’indagine hanno chiesto alla Commissione anche di sollecitare le aziende a presentare i propri piani d’azione per eliminare, contrastare e prevenire gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Inoltre i promotori di questa iniziativa chiedono di fermare in tutto il mondo l’estrazione di combustibili fossili: un altro segnale chiaro per aziende e governi, che devono cambiare immediatamente rotta e dirigersi da subito verso un futuro 100 per cento rinnovabile per tutti.«Coloro che hanno guadagnato di più dall’emissione di gas serra in atmosfera devono ora impegnarsi a evitare altri disastri provocati dai cambiamenti climatici. Questo è il primo passo nella giusta direzione. Il coraggioso popolo filippino è il primo a chiedere ai più grandi inquinatori del mondo di rendere conto delle proprie emissioni», afferma Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International.È la prima volta che un organo istituzionale come la Commissione filippina per i diritti umani prende provvedimenti per verificare gli impatti dei cambiamenti climatici sui diritti umani e le responsabilità delle aziende. Le udienze preliminari dovrebbero iniziare il prossimo ottobre.

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LEA e diritti umani: se non ora, quando?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2016

Onu palaceLo schema di Decreto che contiene i nuovi LEA è dunque all’esame della Conferenza delle Regioni per l’approvazione preventiva che avrebbe dato parere favorevole condizionandolo ad una ulteriore valutazione di copertura finanziaria.È convinzione del movimento delle persone con disabilità e della FISH in particolare che il testo proposto contenga molte serie criticità.Fra queste è assente l’adozione di un linguaggio – e quindi di un impianto – adeguato, rispettoso della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilita e delle stesse prescrizioni dell’OMS, deludendo quindi sia diritti umani che scientificità.Su questo difetto vi sono numerose riprove. Una di queste è l’assenza di una adeguata prescrittività del consenso informato sul quale si fonda il diritto di scelta, in particolare per le persone con disabilità intellettive, relazionali e mentali sancito in modo netto all’articolo 12 della Convenzione ONU. Ma non è certo questa l’unica norma ad essere “tradita”: lo sono anche la legge 134/2015 in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie e ancora la recentissima legge 22 giugno 2016, n. 112/2016 sul “dopo di noi”. Norme approvate dal Parlamento!
Un’altra: l’assenza di servizi di diagnosi precoce e screening neonatale realmente rivolti a tutte le disabilità. Oppure ancora l’assenza di qualsivoglia riferimento all’articolo 26 della Convenzione ONU sui concetti di abilitazione e il perpetuarsi del vetusto principio di “compensazione della menomazione” nell’erogazione degli ausili e delle protesi, al contrario di quanto prevede l’ONU in termini di diritto alla salute, alla mobilità. Non vi è poi alcun accenno alla partecipazione della persona con disabilità riguardo alle decisioni che la riguardano, né a misure che contrastino realmente la segregazione, l’istituzionalizzazione e i ricoveri impropri.“Vi sono anche altri numerosi punti di criticità in quel documento sia in termini di rispetto dei diritti umani che di reale promozione della salute di tutti i Cittadini, anche di quelli con disabilità, anche in violazione di recenti norme quali la legge 112/2016 (c.d. Dopo di noi) oppure alle norme sull’autismo (legge 134/2015) – commenta Vincenzo Falabella, Presidente della FISH – Per questo motivo rivolgiamo un appello alla Conferenza affinché verifichi con attenzione il testo non solo sotto il profilo meramente finanziario, ma anche del rispetto dei diritti umani e dei potenziali contenziosi che deriveranno dalla loro violazione. È una rivisitazione che va operata subito! Se non ora, quando?”

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Cecenia: un passo avanti verso memoria, verità e giustizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2016

ceceniaUn impressionante archivio audiovisivo sui crimini commessi durante le due guerre in Cecenia tra il 1994 e il 2006 è andato online sul sito http://www.chechenarchive.org. Il materiale è stato raccolto, analizzato e digitalizzato dall’associazione Chechen Archive, a cui partecipano l’Associazione per i Popoli Minacciati Svizzera, Donne di pace nel mondo e Reporter senza frontiere Svizzera, e che vuole offrire alla società civile cecena una base per combattere l’oblio, chiedere giustizia ed elaborare il passato. Per tutelare donne e uomini che con le loro testimonianze hanno reso possibile l’archivio in rete si può trovare semplicemente una banca dati con le informazioni più importanti sui contenuti dei filmati e delle registrazioni mentre i video stessi e altre informazioni sensibili vengono fornite solo su richiesta.Durante le sanguinose battaglie avvenute in Cecenia negli anni dal 1994 al 2006 l’attivista per i diritti umani cecena Zaynap Gashaeva e altri attivisti per i diritti umani, giornalisti e filmmaker hanno sia filmato gravi crimini di guerra commessi perlopiù dall’esercito russo sia raccolto le testimonianze delle vittime e di testimoni oculari. Molti filmati raccolgono interviste a testimoni, soldati, giornalisti e vittime sopravvissute e mostrano la distruzione avvenuta in quel periodo nel paese. Tra i filmati ci sono anche riprese uniche della giornalista Anna Politkowskaja, uccisa nel 2006 soprattutto per il suo impegno nel raccontare la verità su quanto accaduto in Cececnia. Molti attivisti e giornalisti hanno nascosto il materiale raccolto per anni fino a riuscire a portarlo all’estero.L’archivio costituisce un importante base per ogni ricerca storica ma funge anche come base e sostegno a possibili denunce alla Corte Europea dei Diritti Umani da parte delle vittime, soprattutto perché né in Cecenia né in Russia è ancora possibile avviare una sistematica elaborazione di quanto accaduto e commesso durante le guerre cecene. L’APM è inoltre convinta che l’archivio potrà dare un contributo importante qualora in Cecenia diventasse possibile avviare una ricostruzione giuridica degli anni di guerra o venisse incaricata una commissione per la verità e la giustizia circa i crimini commessi contro il popolo ceceno.Attualmente la situazione dei diritti umani in Cecenia è segnata dal regime autoritario di Ramzan Kadyrov che rende impossibile qualsiasi opposizione politica, una stampa libera e una giustizia indipendente. Altrettanto impossibile è il lavoro degli attivisti per i diritti umani. Chi in Cecenia si occupa di diritti umani rischia quotidianamente la propria vita.

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Renzi parte per l’Arabia Saudita

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2015

renziRoma, 8 nov 2015 — Il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi partirà oggi per una visita lampo in Arabia Saudita. La lotta al terrorismo e i rapporti commerciali con il nostro Paese sono i due grandi temi all’ordine del giorno. Auspico con tutto il cuore che il Premier chieda a Re Salman, dal quale sarà ricevuto domani a Riad, di concedere la grazia ad Alì Mohammd Al-Nimr, l’abolizione della pena di morte e di porre massima attenzione ai temi riguardanti i diritti umani. (Stefano Molini)

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Diritti umani in Iran

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2013

from the official website of the Bahá'í Intern...

from the official website of the Bahá’í International Community, The History of Bahá’í Educational Efforts in Iran. (Photo credit: Wikipedia)

Dopo aver sentito il discorso pronunciato dal presidente iraniano Hassan Rouhani alle Nazioni Unite oggi, il mondo osserverà come, a parte il suo appello generale alla speranza e alla moderazione in tutto il mondo, egli affronterà la questione essenziale dei diritti umani in Iran.La Baha’i International Community è ansiosa di vedere quali provvedimenti pratici il presidente Rouhani e il suo governo prenderanno ora per porre rimedio alle violazioni dei diritti umani subite dalle minoranze etniche e religiose dell’Iran fra cui ci sono anche i baha’i, la più numerosa minoranza religiosa non musulmana del paese, nonché da altri settori della popolazione iraniana.«In particolare, speriamo che il presidente Rouhani prenda provvedimenti per accordare ai baha’i tutti i diritti che spettano loro in quanto cittadini iraniani», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community.«Un primo passo potrebbe essere la revoca dei provvedimenti del memorandum segreto del 1991 emanato dal supremo Consiglio culturale rivoluzionario e firmato del Leader supremo Ayatollah Khamenei. Quel documento chiede che i baha’i siano trattati in modo tale che “il loro progresso e il loro sviluppo siano bloccati” e stabilisce politiche intese a eliminare la comunità baha’i come entità vitale in Iran.
«Per oltre 30 anni, la Repubblica Islamica dell’Iran ha sistematicamente perseguitato i baha’i, unicamente a causa delle loro convinzioni religiose, che promuovono la pace, l’obbedienza alla legge e non sono una minaccia per il governo.«Una prima importante prova delle sue reali intenzioni, dunque, è che il presidente Rouhani incominci a liberare gli oltre 115 baha’i che si trovano attualmente in prigione in Iran, tutti ingiustamente detenuti per accuse false o costruite», ha detto la signora Dugal.

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Cina: diritti umani negati

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2011

English: a demonstration to demand the chinese...

Image via Wikipedia

Il 10 Dicembre 2010 alle 13:18 il Premio Nobel per la Pace veniva assegnato all’attivista cinese per i diritti umani Liu Xiaobo; la sua sedia però era vuota. Le autorità cinesi non gli avevano permesso di raggiungere Oslo. Da tre anni si trova in carcere, isolato dal mondo esterno. L’Associazione per i popoli minacciati sostiene questa forma di protesta pacifica e civile per ricordare la scarsa importanza che i diritti umani rivestono nella politica cinese. Mentre il paese si è trasformato in una potenza economica mondiale, il suo governo continua a non volersi assumere le proprie responsabilità così come definite dalla Carta delle Nazioni Unite. La situazione complessiva dei diritti umani in Cina è drammatica così come l’atteggiamento morbido di tutti quei politici europei che continuano a sdrammatizzare le violazioni commesse dalla Cina e dai suoi potenti è irresponsabile: infatti dopo anni di proteste non c’è ancora traccia di alcuna apertura democratica del paese e i diritti umani continuano a essere calpestati in Tibet, Xinjang e Mongolia interna. Per questo motivo il giorno 10 Dicembre 2011 verrà posizionata simbolicamente alle 13:18 in tutto il mondo una sedia vuota davanti alle ambasciate della Repubblica Popolare Cinese. Con questa azione intendiamo dare visibilità alla nostra richiesta al governo cinese: Libertà per Liu Xiaobo! Chiunque volesse condividere questa rivendicazione, può farlo posizionando una sedia vuota per la strada, alle 13:18 del 10 Dicembre 2011, nella propria città, sul posto di lavoro o all’Università.

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Violazioni diritti umani in Libia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

 via Flickr”]Tutti i diritti umani per tutti

Sarebbero migliaia, secondo i racconti di giornalisti free- lance, perché la stampa ufficiale, se non la sola Al Jazeera, non ne sta parlando, i libici neri e gli immigrati dell’africa sub – sahariana, stipati in campi profughi e quasi abbandonati a sé stessi nell’area portuale nelle propaggini occidentali di Tripoli. Gli uomini di colore, secondo alcuni testimoni, appaiono, quindi, come dei veri e propri bersagli da perseguire, perché purtroppo la discriminazione contro le minoranze pare che recentemente abbia ritrovato nuova vita in Libia in conseguenza del caos seguito alla guerra civile che continua a persistere nel paese del nordafrica. Molti di questi sono lavoratori arrivati dai Paesi a sud della Libia negli anni precedenti, che all’indomani dell’inizio della rivoluzione si sono ritrovati senza un lavoro e allo sbando e dopo essere stati catturati,  malmenati e derubati, senza motivazioni ufficiali vengono spediti nella zona portuale della capitale ad attendere non si sa che, in condizione totalmente disumane e nella più totale disperazione. Perché l’assenza di un’autorità centrale legittimata e forte avrebbe fatto divampare una vera e propria caccia all’uomo contro i neri che purtroppo sono vittime incolpevoli della possibilità lasciata ai comitati cittadini locali di arrestare e detenere chiunque, e quindi in maniera particolare i migranti che sono i più vulnerabili poiché non esiste al momento nessun sistema di giustizia legittimato anche temporaneo. La campagna di arresti ha allarmato le associazioni per i diritti umani e dimostra le persistenti tensioni razziali acuite dalla rivoluzione e dall’assenza di un’autorità centrale forte, nonostante l’esistenza del Consiglio nazionale di transizione che solo da pochi giorni comincia ad affermare il controllo su un paese che era stato governato dalla famiglia Gheddafi per oltre quarant’anni. Alla luce di queste denunce, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori si rivolge al governo italiano affinché richieda in via urgente un intervento dell’ONU per tutelare i diritti umani dei neri di Libia e degli immigrati dell’africa sub-sahariana che attualmente si trovano in quel paese, prima di essere costretti a “piangere” per una catastrofe umanitaria annunciata.

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Birmania: diritti umani

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2011

Lac Inle Birmania

Image via Wikipedia

A quasi cinque mesi dalla costituzione di un governo civile in Birmania la situazione dei diritti umani nel paese del sud est asiatico è addirittura peggiore che durante la precedente dittatura militare. Questo è il bilancio critico che fa l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), alla vigilia dell’inizio della visita del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Birmania, Tomas Quintana, nello stato asiatico multietnico. I circa 2.000 prigionieri politici non sono ancora stati rilasciati e nelle regioni abitate da minoranze etniche più di 30.000 civili sono stati costretti a fuggire in seguito alle nuove offensive militari da parte dell’esercito. Le espropriazioni arbitrarie e violente dei terreni, gli stupri e il lavoro forzato fanno purtroppo ancora parte della vita quotidiana delle minoranze etniche in Birmania. Lo stupro è sistematicamente utilizzato dall’esercito come arma di guerra nelle aree abitate dalle minoranze e dalle altre nazionalità. Almeno 32 donne e ragazze del popolo Kachin sono state violentate dai soldati tra il 9 e il 26 giugno luglio 2011 nello stato Kachin. 13 vittime sono morte durante la violenza o uccise perché dovevano assistere agli stupri. Gli autori delle violenze provengono da cinque battaglioni differenti dell’esercito birmano. Nel villaggio di Bung Dum tre famiglie non sono riuscite a fuggire prima dell’arrivo dei militari. Sei ragazze e donne sono state violentate in gruppo dai militari, e sette bambini sono stati uccisi. Nell’insediamento di Je Sawn è stata uccisa una bambina di sette anni: subito dopo è stata violentata e uccisa la nonna. Una dodicenne è stata violentata di fronte a sua madre; quando questa ha cercato di proteggere sua figlia, è stata malmenata. Negli Stati federati Kachin e Shan almeno 31.700 abitanti di villaggi sono dovuti fuggire in seguito agli attacchi da parte dell’esercito. Nello Stato Shan l’APM ha potuto documentare numerosi saccheggi, arresti arbitrari, torture e casi di lavoro forzato. Abbiamo potuto registrare più di 50 attacchi massicci da parte dei soldati contro la popolazione civile nello Stato Shan solamente a partire dall’insediamento del nuovo governo avvenuto a metà aprile 2011. In questo periodo il governo aveva promesso di migliorare la situazione dei diritti umani, ma ora ha dimostrato le sue vere intenzioni: la nuova leadership in Birmania non è interessata a un cambiamento democratico, ma ad una escalation della guerra civile e della pulizia etnica. Secondo l’APM, i militari hanno ancora il pieno potere nello stato multietnico. Nel nuovo governo siedono infatti molti ex ufficiali dell’esercito. Hanno sostituito con delle elezioni farsa, una dittatura militare che ha governato per più di 20 anni.

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La crisi dei diritti umani in Iran

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2011

Londra. La situazione dei diritti umani in Iran è stata discussa durante un seminario che si è volto nel Parlamento del Regno Unito. La tavola rotonda, alla quale hanno partecipato membri del Parlamento, esperti e attivisti dei diritti umani, è stata ospitata dagli Amici pluripartitici dei baha’i del Parlamento inglese e dai gruppi per i diritti umani United4Iran e Christian Solidarity Worldwide (CSW).
La dottoressa Ghanea ha detto che il governo iraniano è «un motore di intolleranza, odio e persecuzione», facendo notare che la sistematica campagna di persecuzione religiosa contro i baha’i e la vessazione, l’imprigionamento e la tortura subiti da tutte le minoranze o da persone vulnerabili sono «istigati e perpetuati» dalle autorità. I bambini sono umiliati e maltrattati nelle scuole, ha aggiunto, «non dagli altri bambini, ma per istruzione delle autorità governative e dagli insegnanti».
L’attivista per i diritti delle donne, avvocato Shadi Sadr, che è stata messa in prigione in Iran, ha parlato della difficile situazione delle donne nelle carceri. Esse sono «private di molti diritti che spettano loro… secondo la legge internazionale… e le leggi dell’Iran», ha detto. La signora Sadr ha parlato dell’estrema violenza esercitata contro le donne in carcere durante gli interrogatori che, suscitando molte paure, impedisce l’attivismo delle donne nel paese.
Ricordando il calore e l’ospitalità degli iraniani durante le sue visite al paese, Mike Gapes, già membro del comitato parlamentare per gli affari esteri del Regno Unito, ha messo a confronto il comportamento del governo iraniano negli interessi della «sicurezza» con una «società giovane, dinamica e vibrane» che vuole «entrare in relazione con il mondo». La sicurezza dell’Iran sarà garantita solo quando il governo iraniano avrà riconosciuto tutti i suoi gruppi etnici e religiosi e avrà dato loro pari diritti, ha detto il signor Gapes. «La massima sicurezza è la sicurezza umana», ha detto.
Kishan Manocha, direttore dell’Ufficio degli affari pubblici della comunità baha’i del Regno Unito, ha concluso che il seminario «sottolinea le dimensioni della crisi dei diritti umani in Iran e ci ricorda che non sono solo i baha’i a essere sottoposti a costanti violazioni dei diritti umani, ma anche altre minoranze religiose, le donne, i giornalisti e altri». 833_01

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Accordo UE-Russia

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2011

In vista del Vertice UE-Russia di questa settimana, i gruppi politici del Parlamento hanno inviato un chiaro messaggio ai Capi di governo: sì a un commercio più ambizioso, visti e accordi di cooperazione con la Russia, ma solo se Mosca offre garanzie di migliorare il rispetto dei diritti umani fondamentali nel Paese, compresi i “giudizi di matrice politica” contro i leader dell’opposizione, mancanza di libertà dei mezzi d’informazione, divieto di cortei gay o occupazione militare illegale di territori georgiani.
I deputati denunciano le “interferenze politiche” e i “giudizi di matrice politica” contro Mikhaiel Khordorkovsky, la necessità di approfondire le indagini sulla carcerazione e sulla morte di Sergei Magnitsky e di altri prigionieri politici e le consuete restrizione imposte ai partiti dell’opposizione per registrarsi alle le elezioni, come quelle di dicembre 2011 per la Duma. Si sono inoltre detti preoccupati per la mancanza di libertà dei mezzi di informazione e per la libertà di riunione, come dimostrato con la decisione di vietare, per il sesto anno consecutivo, una marcia del Gay Pride a Mosca.
I gruppi politici prendono atto della tabella di marcia approvata di recente per l’abolizione dei visti tra l’UE e la Russia, che deve essere “basata su un approccio graduale” imperniato su progressi sostanziali e pratici. Invitano poi, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, Catherine Ashton, a persuadere la Russia a astenersi dal rilasciare passaporti ai cittadini delle province occupate dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. Riguardo a questo conflitto, la Russia è chiamata a rispettare il suo accordo con la Georgia e a ritirare le sue truppe da questi territori georgiani occupati.
Per i deputati, “la fornitura di risorse naturali non deve essere usata come strumento politico” e esortano i governi a cercare una “soluzione equilibrata trilaterale UE-Russia-Ucraina sul futuro del trasporto di gas verso l’Unione europea” e a raggiungere un impegno comune al Vertice per sottoporre le centrali nucleari a ambiziose prove di stress, onde evitare situazioni come la crisi nucleare nell’impianto di Fukushima in Giappone. Un emendamento presentato dal gruppo dei Verdi che chiedeva “l’arresto immediato dei reattori nucleari del tipo Chernobyl ancora in funzione” è stato respinto con 180 voti a favore, 409 contrarie e 25 astensioni.
Infine, i deputati auspicano che il Vertice servirà a risolvere le ultime questioni relative all’adesione della Russia all’OMC, compreso il divieto di Mosca di importazione di verdura proveniente dall’Unione europea e “l’eliminazione di frizioni commerciali, come ad esempio l’unione doganale tra Russia, Kazakistan e Bielorussia, che ha comportato un innalzamento dei dazi consolidati”.

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Diritti umani e imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

Roma, 15 giugno 2011, dalle ore 16.30 alle 19.00 presso la sala Capitolare del Senato – Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva Piazza della Minerva, 38 FOCSIV – Volontari nel mondo organizza il seminario “Diritti Umani e imprese, quale imprenditorialità per il futuro?” L’iniziativa si svolge in concomitanza con la sessione 2011 del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (Ginevra, 30 maggio – 17 giugno), chiamata tra l’altro ad adottare il Rapporto del Rappresentante speciale del Segretario Generale John Ruggie sugli impatti delle attività delle imprese e il rispetto dei diritti umani, in particolare nei Paesi impoveriti dei Sud del mondo. Fin dall’inizio del mandato di Ruggie, FOCSIV e i suoi Organismi federati hanno sostenuto questa iniziativa sia promuovendo laCampagna “2008 con le Nazioni Unite per un’IMPRESA UMANA”, sia attraverso azioni di pressione sulle istituzioni nazionali ed internazionali coinvolte e, da ultimo, producendo un documento di posizione elaborato in ambito CIDSE (il coordinamento degli Organismi di sviluppo delle Conferenze Episcopali di Europa e Nord America).E’ in tale contesto e in vista dell’Assemblea Generale ONU che con il seminario intendiamo approfondire le problematiche evidenziate con il Rapporto e proseguire nel confronto con le istituzioni e le altre organizzazioni di società civile partendo dalle raccomandazioni proposte da Ruggie.A confrontarsi sul tema ci saranno oltre a Sergio Marelli, Segretario generale della FOCSIV; Natalia Quintavalle, Vice Direttore Generale/Direttore Centrale per le Nazioni Unite e i diritti umani; Pietro Marcenaro, Presidente Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani; Antonio Papisca, Direttore della Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova; Vincenzo Buonomo, Professore ordinario di diritto e organizzazione internazionale Università Lateranense; e Sara Laurenti, Comitato Europeo per la Formazione e L’agricoltura – CEFA, Organismo socio FOCSIV.
FOCSIV è la Federazione di 65 Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario, impegnata da più di 35 anni in progetti di cooperazione allo sviluppo nei Sud del mondo e in una intensa attività di sensibilizzazione e lobbying in Italia sulle grandi tematiche globali.

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“Volti e colori del Darfur”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2011

Firenze, Ieri, 21 maggio, ore 15 alla Fortezza da Basso nell’ambito della rassegna internazionale Terra Futura, manifestazione che mette al centro le tematiche e le buone pratiche della sostenibilità sociale, economica e ambientale, è stato presentato il libro ‘Volti e colori del Darfur’ – Edizioni Gorée – di Antonella Napoli, giornalista e africanista nonché presidente di Italians for Darfur, organizzazione promotrice in Italia della campagna di sensibilizzazione per i diritti umani in Sudan. L’opera, un viaggio tra i rifugiati nei campi profughi del Darfur, raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti alle violenze dei janjaweed, milizie arabe sanguinarie che dal febbraio 2003 massacrano il popolo darfuriano, e delle principali vittime di questo conflitto: le donne.
A cura di Terra Futura e dell’associazione Leggere i Diritti, in collaborazione con Salone del Libro di Torino, la conferenza è stata l’occasione per un dibattito sull’onda delle rivolte in Nord Africa e in Medio Oriente. Oltre all’autrice era presente Cecilia Strada, presidente di Emergency a cui sono devoluti parte dei proventi della vendita del libro.
Trenta scatti, realizzati e selezionati dalla presidente di Italians for Darfur che raccontano momenti di vita quotidiana, spesso ai limiti della sopravvivenza, nei campi profughi della regione sudanese che vive la più grave e complessa emergenza umanitaria attualmente in corso nel mondo.
Antonella Napoli nasce il 9 gennaio 1972 a Salerno, dove studia e si forma fino all’esame di Stato in Giornalismo. Dopo un’esperienza radiofonica e televisiva passa alla carta stampata, mantenendo sempre alto il baluardo della promozione e la difesa dei diritti umani. Vive per alcuni anni tra Londra, New York e Milano per poi stabilirsi a Roma, dove risiede e lavora. Il reportage “Andata e ritorno dall’inferno del Darfur”, realizzato da giornalista indipendente in Darfur, è stato presentato al concorso “Ilaria Alpi”, edizione 2008.

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Rendere i diritti umani una realtà

Posted by fidest press agency su sabato, 21 maggio 2011

Roma Domenica 22 maggio “porte aperte” alla Chiesa di Scientology via della Maglianella 375, dedicata ai diritti umani In celebrazione della Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo, che le Nazioni Unite hanno indetto per il 21 maggio di ogni anno, il Centro delle Informazioni per il Pubblico ospita la mostra di Gioventù Internazionale per i Diritti Umani. Su 60 display informativi e 15 schermi il pubblico potrà visionare i 30 annunci di pubblica utilità di Gioventù Internazionale che ha trasposto in video i 30 articoli della Dichirazione Universale dei Diritti Umani. Attiva da molti decenni nel rendere i diritti umani una realtà, la Chiesa di Scientology supporta anche questa iniziativa rivolta ai giovani, educatore ed adulti, per diffondere la conoscenza dei diritti inalienabili che spettano ad ogni uomo, donna e bambino per nascita, e promuovere così una cultura dei diritti umani verso una futura generazione di paladini della pace e della tolleranza.
In particolare alle ore 18, presso l’Auditorium della Chiesa di Scientology in la giornata di “porte aperte” si conclude con la conferenza “Costruire la Pace attraverso il Dialogo e la Conoscenza”. Esposzioni ed espressioni artistiche dal vivo delle culture australiana e africana verranno offerte da studiosi e gruppi etnici di questi due mondi geograficamente e culturalmente molto lontani, che si avvicinano e si accomunano come membri della stessa famiglia umana nell’approfondimento dialogante e nella conoscenza reciproca. Una giornata quindi per far sì che i diritti umani diventino “una realtà, non un sogno idealistico” come concluse il filosofo ed umanitario L. Ron Hubbard, che è anche il fondatore della religione di Scientology.

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Bin Laden e le parole di Obama

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2011

“Sull’uccisione di Osama Bin Laden sappiamo troppo poco per dire se sia stata una ‘esecuzione extra-giudiziaria’ oppure un atto di ‘legittima difesa’,” ha dichiarato il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia. “Per questo – continua D’Elia – condivido la richiesta dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navanethem Pillay, di ‘una piena e accurata spiegazione dei fatti’.” “In ogni caso, non può essere condivisa l’espressione di Obama ‘giustizia è fatta’, perché – spiega D’Elia – in uno Stato di Diritto il modo di ‘fare giustizia’, pur nella concezione biblica dell’occhio per occhio il cui richiamo è ancora forte in America, è rigorosamente disciplinato dalla legge, che prevede un regolare processo in un’aula di tribunale.” “Meno che mai – conclude il
Segretario di Nessuno tocchi Caino – potrebbero essere condivise le parole di Obama nel caso in cui nella morte di Osama si sia trattato di una applicazione sommaria della legge del taglione così in voga nei regimi arabi e tra gli integralisti islamici.”

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Dall’economia al sociale

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2011

Il sistema economico vigente, nel quale prevale l’area privata rispetto alla pubblica e s’impernia nella logica capitalistica, tende offrire al sociale ben poche risorse. Ciò provoca delle ricadute che possono determinare nel tempo una perdita dell’universalità dell’assistenza sanitaria, della previdenza, dell’istruzione e della tutela dei soggetti più deboli. E’ una linea di tendenza volta a vanificare quanto è stato raggiunto, a prezzo di lotte e di battaglie sui diritti umani. E’ impensabile che ciò accada se non vogliamo portarci ad un imbarbarimento della società e a generare un reticolo di micro e macro conflittualità sempre più estese e violente. In altri termini è necessario ripensare lo sviluppo dell’economia mondiale fondandolo sulla più equa ridistribuzione delle risorse e ad una universalità sui valori condivisi della libertà e della giustizia. D’altra parte lo stesso concetto guida, che ha retto sino ad oggi, sul diritto alla vita deve ampliare la sua portata offrendo a tutti i nuovi nati garanzie più ampie nelle quali siano compresi l’accesso gratuito ad alimentarsi, ad avere un tetto sotto cui ripararsi, un’istruzione adeguata, l’assistenza sanitaria e un lavoro. In altri termini va garantito un minimo di vita dignitosa che sottragga l’individuo dalla logica del profitto. A nessuno deve essere permesso di speculare sulla salute e sul cibo così come nel limitare l’accesso all’istruzione e al lavoro e ad avere un tetto dove ripararsi. Se tutto questo ha un costo è giusto che sia messo in conto nel momento in cui nasce una nuova vita. E’ senza dubbio una diversa visione del come si deve configurare l’essere umano nella vita sulla terra e del come sia giunto il tempo di mettere da parte le conflittualità che degenerano sovente genocidi e violenze. E con esse gli strumenti che le attizzano: le fabbriche di armi e i loro mercanti, lo sfruttamento e il monopolio delle fonti energetiche, il lavoro in nero e senza tutele.
E’ senza dubbio arduo arrivare a tanto dopo millenni di prevaricazioni, di abusi, di eccessi, di logiche consumistiche, di capitalismo selvaggio, di facili arricchimenti. Eppure i valori che rivendichiamo sono già scritti nelle nostre costituzioni è nei principi che esportiamo nel mondo ma sappiamo essere solo predicatori che si ammantano di parole e perdono i buoni propositi in corso d’opera. Ci manca la coerenza. Ci manca la fermezza della fede. Ci manca la forza della ragione e della virtù e questo discorso diventa sempre più amaro e triste se lo ravvisiamo nell’insegnamento religioso di chi predica bene ma non ne è conseguente. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Ariella Borghi Candidata Nobel Pace

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2011

Il Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i Diritti Umani, ha chiesto ieri, con una lettera indirizzata ai giurati del Premio Nobel per la Pace, di valutare la candidatura per il 2011 di Ariella Borghi, sindaco di Treviglio, piccola città in provincia di Bergamo.  “La nostra organizzazione segue da vicino il lavoro di Ariella Borghi da molto tempo” commentano i co-presidenti di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, “ed esso porta la testimonianza di centinaia di esseri umani che, appartenendo a gruppi sociali emarginati, avrebbero sofferto gravi drammi umanitari a Treviglio, se non vi fosse stato l’impegno di questa donna, volto sempre a tutelarli. Treviglio” spiegano, “è l’unica città italiana in cui vive una comunità Rom che non ha subito, negli ultimi anni, sgomberi né azioni repressive. Il comune di Treviglio, inoltre, ha promosso, dal 2006 (anno in cui fu eletta sindaco la signora Borghi) una cultura della tolleranza, dell’antirazzismo e della pace che ha creato un’atmosfera di solidarietà in tutta la cittadinanza, tanto che la convivenza fra trevigliesi e migranti è decisamente buona, gli episodi di discriminazione sono rari e la gioventù ha un’inclinazione alla convivenza multiculturale. Ariella, inoltre,” aggiungono gli attivisti, “esponendosi in prima persona, si impegna contro le speculazioni industriali che hanno condotto a gravi fenomeni di inquinamento delle faglie acquifere ed è la sola personalità politica che si sia impegnata per risolvere definitivamente il grave problema, battendosi contro poteri forti e a volte oscuri. Infine, è colei che per la prima volta in Italia ha portato un Gay Pride in una cittadina di provincia, tenendo personalmente discorsi pubblici contro l’omofobia, la transfobia e l’emarginazione di genere”. Il sindaco Ariella Borghi ha ottenuto gli elogi di molte organizzazioni per i diritti LGBT ed è candidata al Premio Makwan 2011, assegnato dal Gruppo EveryOne su votazione di una giuria formata da difensori dei diritti umani. Dopo l’invio della mozione rivolta alla giuria del Nobel per la Pace di Oslo, alle personalità politiche e ai vincitori passati del Premio, il Gruppo EveryOne ha ricevuto un contatto da Oslo: la segreteria di un parlamentare norvegese che ha definito “molto nuova, attuale e interessante” la candidatura del Sindaco di Treviglio.

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Alleanza per i diritti umani

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2011

“Una grande alleanza tra i Poteri locali di tutta Europa per consolidare e monitorare la situazione della salvaguardia dei diritti fondamentali nella democrazia locale”. Il Segretario generale Aggiunto dell’AICCRE e Capo della Delegazione italiana del CPLRE Emilio Verrengia ha espresso particolare soddisfazione per i risultati del Congresso dei Poteri locali e Regionali del Consiglio d’Europa che si è chiuso oggi a Strasburgo. “Insieme ai colleghi e alle colleghe rappresentanti degli Enti locali – ha dichiarato Verrengia – abbiamo dimostrato come sia possibile conciliare la dimensione locale con il quadro più ampio dell’Europa per assumere le decisioni importanti sulla vita delle nostre comunità- Perché nell’epoca della globalizzazione  gli Enti Locali devono avere un ruolo chiave per la promozione dei diritti e delle  politiche sociali ed economiche; devono essere i protagonisti del cambiamento visto che costituiscono anche il luogo di democrazia più vicino ai cittadini. “Riconoscere, condividere e valorizzare le esperienze positive di cooperazione tra gli Enti locali europei è fondamentale per pianificare le sinergie del futuro ed anche per superare la crisi economica e politica globale”, ha sostenuto il dirigente dell’AICCRE secondo cui “le Autonomie locali sono anche i principali costruttori dell’Europa unita e solidale che mette al centro i valori della pace, della salvaguardia dei diritti umani, dell’ambiente, della cittadinanza attiva e quindi della compiuta democrazia”. Verrengia è anche ritornato sulla sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo che ha legittimato la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche. “E’ positivo – ha detto – che i simboli cristiani non siano considerati una minaccia all’integrazione e che la cultura dei diritti dell’essere umano non sia pensata in contrapposizione ai fondamenti religiosi di un popolo”. I principali temi discussi dal Congresso sono stati: la riforma del Consiglio d’Europa e il ruolo del Congresso; la dimensione locale e regionale dei diritti umani; la situazione dei rom in Europa; il dibattito sul rafforzamento della cooperazione con l’Unione europea e sulla situazione della democrazia locale a Malta, Turchia, Austria e Romania; si parlerà anche delle tensioni interculturali e interreligiose a livello locale, del ruolo dei mediatori regionali in Europa, dell’approvvigionamento energetico e dell’efficienza energetica a livello regionale, della settimana europea della democrazia locale, della tutela delle città contro le catastrofi naturali e delle Regioni che godono di uno Statuto particolare.

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Forze armate: diritti umani

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2011

I parlamentari Mecacci, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Maurizio Turco e Zamparutti hanno presentato una interrogazione  al Ministro della difesa. – Per sapere – premesso che: la Commissione diritti umani dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE (Organizzazione  per la sicurezza e la cooperazione in Europa),  il 9 luglio 2010 ad Oslo, ha  approvato la risoluzione sulla situazione dei diritti umani e delle libertà  fondamentali del personale delle forze armate; l’Assemblea parlamentare dell’OSCE: a) chiede ai Governi degli Stati partecipanti, in particolare a quelli che hanno preferito non rispondere al questionario, di impegnarsi per diffondere ampiamente le  informazioni sui diritti umani e le libertà fondamentali tra gli appartenenti alle loro  forze armate, tra il personale qualificato nel campo della difesa e tra i singoli e gli  organi delle loro istituzioni politiche, riferendo anche le modalità secondo le quali  tali diritti sono riconosciuti al di là dei confini nazionali. In particolare, ciò può esser realizzato traducendo e diffondendo il Manuale sui diritti umani e le libertà fondamentali del personale delle forze armate; b) invita i Governi degli Stati partecipanti, in particolare quelli che hanno preferito non  rispondere al questionario, a impegnarsi per emendare le leggi in modo da  consentire agli appartenenti alle forze armate di avere una gamma di tutele più  ampia, al fine di attuare le norme che sono necessarie alla costruzione di un vero  esercito europeo e transnazionale i cui appartenenti abbiano le stesse regole e gli  stessi diritti.

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