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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘diritti umani’

Rifugiati: un’accoglienza che rispetti i diritti umani

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Papa Francesco lo ha ripetuto ieri, con forza, all’Angelus: occorre assicurare “un’accoglienza umana e dignitosa a chi cerca asilo”. Sostenendo il messaggio del Papa, la Comunità di Sant’Egidio, il Jesuit Refugee Service e le Suore missionarie di San Carlo Borromeo (Scalabriniane) lanciano un appello: Dopo l’incendio che ha distrutto il campo e creato enormi difficoltà a chi viveva già un inferno, nulla sia come prima. L’Unione Europea, in collaborazione con il governo greco, intervenga con immediatezza nel segno dell’accoglienza e dell’integrazione di un numero di persone che certamente è alla sua portata. Con estrema urgenza nelle prossime ore devono essere prese importanti decisioni per salvare le persone più vulnerabili, a partire da malati, donne e bambini. Solo privilegiando la strada del dialogo e delle relazioni pacifiche, sarà possibile arrivare a una soluzione nell’interesse di tutti. Ma ritardare o, peggio, far finta di niente in attesa che si crei una nuova precarietà permanente a danno di famiglie che risiedono da mesi nell’isola, alcune da anni, sarà gravemente colpevole per un continente che è simbolo di rispetto dei diritti umani, una vergogna di fronte alla storia. Le tre realtà che promuovono questo appello – da tempo vicine, con diversi interventi, ai profughi che risiedono a Lesbo e in tutta la Grecia – chiedono in particolare di:

  • alloggiare, il prima possibile, gli sfollati dell’incendio di Moria in strutture di piccole dimensioni, forniti di servizi.
  • garantire il libero accesso alle associazioni umanitarie per soccorrere i migranti nelle loro necessità più immediate, in particolare nei confronti di malati, donne e bambini, anziani;
  • decidere contemporaneamente, a livello dell’Unione o dei singoli paesi europei che si offrono, il necessario ricollocamento di non solo dei minori non accompagnati ma anche delle famiglie e degli individui vulnerabili presenti nell’isola;
  • cambiare il modello di accoglienza nell’isola di Lesbo per i nuovi arrivi dalla Turchia prevedendo strutture di accoglienza su base transitoria, gestibili e rispettose della dignità umana, salvaguardando il diritto di ciascun profugo, di qualsiasi provenienza, a chiedere asilo.Le tre realtà promotrici di questo appello ricordano inoltre che, dal febbraio 2016, è nata l’esperienza dei corridoi umanitari, avviata anche a Lesbo dallo stesso Francesco quando, il 16 aprile 2016, portò con sé in aereo le prime tre famiglie per un totale di 67 profughi con l’intervento dell’Elemosineria Apostolica e della Comunità di Sant’Egidio. Si tratta di una via che occorre continuare a percorrere per salvare altri profughi facendo rete con tante associazioni, parrocchie, cittadini comuni che si sono offerti di accogliere con grande generosità. “Le esperienze già avviate in alcuni paesi – hanno ricordato i cardinali Krajewski, Hollerich e Czerny nella loro lettera agli episcopati europei del 28 gennaio scorso – dimostrano che le possibilità della buona accoglienza sono superiori a quanto si sperasse”. Per questo auspichiamo anche che le conferenze episcopali europee sollecitino i loro rispettivi governi a elaborare nuovi progetti di accoglienza e di integrazione, due pratiche che fanno bene non solo ai migranti, ma molto, in termini di valori e di futuro, a tutti i cittadini europei.

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Migliaia di rifugiati e migranti subiscono gravi violazioni di diritti umani durante i viaggi verso la costa mediterranea dell’Africa

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Un nuovo rapporto pubblicato oggi dall’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, e dal Mixed Migration Centre (MMC) del Danish Refugee Council, intitolato “In questo viaggio, a nessuno importa se vivi o muori”, descrive in che modo la maggior parte delle persone in viaggio lungo queste rotte cada vittima o assista a episodi di inenarrabili brutalità e disumanità per mano di trafficanti, miliziani e, in alcuni casi, perfino di funzionari pubblici.Raccogliere dati accurati inerenti ai decessi che si verificano nel contesto dei flussi irregolari di popolazioni miste controllati dalle reti del traffico e della tratta di essere umani è estremamente difficile, considerato che molti avvengono nell’ombra, lontano dallo sguardo delle autorità ufficiali e dai sistemi formali da esse utilizzati per gestire dati e statistiche. Tuttavia, i risultati del rapporto, basati primariamente sul programma di raccolta dati 4Mi del MMC, e su dati provenienti da fonti aggiuntive, suggeriscono che un minimo di 1.750 persone hanno perso la vita nel corso di questi viaggi nel 2018 e nel 2019. Si tratta di un tasso di almeno 72 decessi al mese, un andamento che rende la rotta una delle più mortali al mondo per rifugiati e migranti. Queste morti si sommano a quelle delle migliaia di persone che negli ultimi anni hanno perso la vita o sono risultate disperse tentando viaggi disperati attraverso il Mediterraneo per approdare in Europa dopo aver raggiunto la coste nordafricane. Circa il 28% delle morti registrate nel 2018 e nel 2019 si è verificato nel corso dei tentativi di traversata del deserto del Sahara. Altre località potenzialmente mortali comprendono Sebha, Cufra, e Qatrun nella Libia meridionale, l’hub del traffico di esseri umani Bani Walid, a sudest di Tripoli, e numerose località lungo la parte di rotta che attraversa l’Africa occidentale, tra cui Bamako e Agadez.Sebbene la maggior parte delle testimonianze e dei dati siano ancora in fase di ricezione per il 2020, è certo che siano almeno 70 i rifugiati o migranti che hanno già perso la vita nell’arco dell’anno, tra cui almeno 30 persone uccise per mano di trafficanti a Mizdah a fine maggio.
Uomini, donne e bambini sopravvissuti, spesso presentano malattie mentali gravi e persistenti derivanti dai traumi subiti. Per molti, l’arrivo in Libia rappresenta la tappa finale di un viaggio caratterizzato da abusi raccapriccianti, quali esecuzioni sommarie, torture, lavori forzati e pestaggi. Altri continuano a riferire di essere stati vittime di violenze brutali, tra cui essere ustionati con olio bollente, plastica sciolta, od oggetti in metallo riscaldati, di aver subito scariche elettriche e di essere stati legati e costretti a posizioni di stress.Donne e bambine, ma anche uomini e bambini, sono a rischio elevato di divenire vittime di stupri e violenza sessuale e di genere, in particolare presso checkpoint e aree di frontiera, e durante le traversate del deserto. Circa il 31% delle persone intervistate dal MMC che hanno assistito o sono sopravvissute a episodi di violenza sessuale nel 2018 o nel 2019, hanno vissuto tali aggressioni in più di una località. I trafficanti risultano essere stati i primi responsabili di violenza sessuale in Africa settentrionale e orientale, come registrato nel 60% e nel 90% delle testimonianze relative a ciascuna rotta. Tuttavia, in Africa occidentale, i principali responsabili di aggressioni sono stati funzionari delle forze di sicurezza, militari o di polizia, avendo commesso un quarto degli abusi denunciati. Una volta in Libia, rifugiati e migranti sono esposti al rischio di subire ulteriori abusi, dal momento che il conflitto in corso e la fragilità dello Stato di diritto comportano che le reti del traffico e della tratta e le milizie siano spesso nelle condizioni di poter agire impunemente. L’UNHCR accoglie con favore le recenti operazioni avviate dalle autorità libiche contro gruppi armati e trafficanti, tra cui un’irruzione ai danni di un’organizzazione dedita al traffico di esseri umani e il congelamento dei beni di vari trafficanti. L’Agenzia si appella alla comunità internazionale affinché assicuri maggiore supporto alle autorità nella lotta contro le reti della tratta di esseri umani.
È necessaria una maggiore cooperazione tra Stati per identificare i criminali responsabili di questi orribili abusi perpetrati presso varie località presenti lungo le rotte e assicurare che rispondano della loro condotta, condividere informazioni chiave con gli attori incaricati di applicare la legge, smantellare le reti del traffico e della tratta e congelarne i beni finanziari. Inoltre, le autorità nazionali dovrebbero intraprendere azioni più efficaci per indagare sulle denunce di abusi commessi da funzionari pubblici.L’adozione di tali misure deve accompagnarsi agli sforzi volti a risolvere le cause di fondo che spingono a intraprendere questi viaggi e a un impegno inequivocabile per assicurare che nessuna persona soccorsa in mare sia ricondotta alla situazione di pericolo che vige in Libia. Il rapporto e i materiali multimediali, comprendenti foto, testimonianze video e b-roll, sono disponibili a questo link: https://www.unhcr.org/5f1ab91a7

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Master in “Relazioni Internazionali e Protezione dei Diritti Umani”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Roma 7 ottobre 2020 – 30 aprile 2021 Al via le iscrizioni alla 21° edizione. Le opportunità di lavoro nelle Organizzazioni Internazionali, nelle Istituzioni europee, nelle ONG italiane ed estere e nelle Imprese nazionali e multinazionali sono in espansione.Il Master della SIOI ha l’obiettivo di far acquisire conoscenze specialistiche del Diritto Internazionale e degli strumenti per la Protezione internazionale dei Diritti Umani con approfondimenti nella politica economica e nella storia delle relazioni internazionali dopo la guerra fredda.Focus specifici sono dedicati all’attualità politica dell’Unione Europea, all’analisi delle Relazioni Internazionali, alla Gestione dei Processi Negoziali, alla Diplomazia Digitale e al ruolo dei Social Media, al Cerimoniale nelle Relazioni Istituzionali.Le lezioni si svolgeranno in modalità web live, con possibilità di interazione tra partecipanti e docenti, da ottobre a dicembre 2020 mentre da gennaio 2021 la didattica proseguirà in modalità blended (online e in presenza) con incontri in SIOI a carattere non obbligatorio.Il tirocinio curriculare, parte integrante del Master, consentirà di fare un’esperienza “sul campo” presso Organizzazioni o Istituzioni internazionali, Amministrazioni ed Enti pubblici, ONG, Camere di commercio, e imprese sia in Italia che all’estero.La Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) è un Ente morale a carattere internazionalistico (riconosciuto con D.P.R. del 27/12/1948 n. 1700 e sottoposto al controllo della Corte dei Conti e del Ministero dell’Economia e della Finanza). È l’Associazione italiana per le Nazioni Unite, membro fondatore della “Federazione Mondiale delle Associazioni per le Nazioni Unite” (WFUNA) e della “Unione Internazionale delle Accademie Diplomatiche”. Ha la sua sede centrale a Roma a Palazzetto di Venezia. http://www.sioi.org

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Coronavirus: a rischio i diritti umani e la protezione dei rifugiati nel lungo periodo, avverte UNHCR

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

La pandemia da coronavirus ha aggravato la condizione delle persone in fuga da guerre, conflitti e persecuzioni. In una fase in cui i Paesi di tutto il mondo lottano per proteggere i propri cittadini e le proprie economie, le norme fondamentali di diritto in materia di rifugiati e diritti umani sono a rischio.“I principi fondamentali in materia di protezione dei rifugiati attualmente sono messi a dura prova – tuttavia, a coloro che sono costretti a fuggire da conflitti e persecuzioni non deve essere negata la possibilità di mettersi in salvo e ottenere protezione col pretesto, quand’anche si tratti solo di un effetto collaterale, della lotta contro il virus”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, stima che siano 167 i Paesi che, ad oggi, hanno imposto la chiusura totale o parziale delle proprie frontiere al fine di contenere la diffusione del virus. Gli Stati che non stanno ammettendo eccezioni a favore delle persone in cerca di asilo sono almeno 57.Nonostante guerre e violenze in diverse aree del mondo continuino, tali misure stanno di fatto sospendendo il diritto di chiedere asilo. Le persone in cerca di sicurezza e rifugio sono respinte ai confini di terra o in mare e ricondotte o trasferite verso altri Paesi nei quali potrebbero essere esposte a minacce gravi alle loro vite o alle loro libertà. Le misure adottate a livello nazionale per contrastare la diffusione del virus stanno producendo effetti su vasta scala. Osserviamo un utilizzo sproporzionato della detenzione quale strumento di gestione dell’immigrazione, un aumento dei rischi di esposizione a violenza sessuale e di genere, restrizioni discriminatorie all’accesso ai servizi sanitari e sociali e una perdita drastica in termini di mezzi di sostentamento che stanno spingendo numerosi rifugiati e altre persone ai margini della società, in condizioni di profonde povertà e indigenza.L’UNHCR ha rivolto ripetuti appelli agli Stati affinché gestiscano l’imposizione di restrizioni alle frontiere in modo da garantire, allo stesso tempo, il rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani e protezione dei rifugiati, anche mediante l’implementazione di misure quali la quarantena e i controlli medici.Le domande di asilo possono essere prese in carico ed esaminate anche a distanza laddove le restrizioni correlate ai rischi sanitari dovessero vietare lo svolgimento di colloqui di persona. È possibile adottare anche altre misure di protezione, quali quelle che prevedono l’estensione automatica della validità dei badge identificativi o dei permessi di soggiorno per garantire a rifugiati e richiedenti asilo accesso ad assistenza sanitaria e altri servizi.“Se, nella pratica, gli approcci per rispondere alle esigenze della realtà odierna possono essere adeguati, il diritto di cercare asilo può e deve essere difeso anche nel corso di questa crisi di salute pubblica di portata globale”, ha affermato Filippo Grandi.“Diversamente, il rischio è che il rispetto di norme, leggi e politiche in materia di diritti umani, tanto fondamentali per assicurare protezione ai rifugiati disperatamente in cerca di sicurezza, potrebbe essere pregiudicato al punto da richiedere diversi anni per riacquistare valore”

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Eurobarometro: protezione dei diritti umani in cima alla lista dei valori UE

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Diritti umani, libertà di parola e parità di genere i valori europei da salvaguardare. Il 52% degli intervistati considera i cambiamenti climatici il problema ambientale più urgente Il 59% è a favore del fatto che il proprio paese sia membro dell’UE.
L’Eurobarometro pubblicato martedì ha chiesto ai cittadini anche quale questione politica dovrebbe essere affrontata come una priorità dal Parlamento.Tradizionalmente, l’Eurobarometro autunnale chiede ai cittadini quale questione politica debba essere affrontata in via prioritaria dal Parlamento europeo. Per quanto riguarda i valori europei, una chiara maggioranza dei cittadini vede la protezione dei diritti umani nel mondo (48%), la libertà di parola (38%), l’uguaglianza di genere (38%) e la solidarietà tra gli Stati membri dell’UE (33%) come i principali valori da preservare.Sebbene la classifica delle priorità mostri una variazione significativa tra i singoli Stati membri, per la prima volta il cambiamento climatico è in cima alla lista delle questioni importanti per i cittadini: quasi un terzo degli intervistati (32%) vuole che il Parlamento affronti la lotta ai cambiamenti climatici come priorità principale. La lotta contro la povertà e l’esclusione sociale (31%), la lotta al terrorismo (24%) e la lotta alla disoccupazione (24%) sono le altre materie indicate come prioritarie.Anche in Italia la lotta ai cambiamenti climatici è salita nella scala delle priorità da affrontare, affiancando al secondo posto la necessità di sviluppare una politica comune di immigrazione e integrazione (25%). Un risultato secondo solo alla lotta alla disoccupazione giovanile e all’impegno per raggiungere la piena occupazione nella UE, considerati prioritari per il 37% degli italiani.
Nel corso dell’ultimo anno, le manifestazioni per il clima guidate dai giovani hanno mobilitato milioni di cittadini nell’UE e nel mondo. I dati dell’Eurobarometro riflettono questo trend: la maggioranza assoluta degli intervistati (52%) considera i cambiamenti climatici il problema ambientale più urgente, seguito dall’inquinamento atmosferico (35%), dall’inquinamento marittimo (31%), dalla deforestazione (28%) e dalla crescente quantità di rifiuti (28%). Inoltre, quasi sei europei su dieci ritengono che le proteste guidate dai giovani abbiano contribuito – tanto a livello europeo quanto a livello nazionale – al varo di nuove misure per affrontare l’emergenza climatica.Sei europei su dieci (59%) sono a favore della partecipazione del proprio paese all’UE
Con quasi sei europei su dieci (59%) a favore dell’appartenenza del loro Paese all’Unione europea, il sostegno dei cittadini all’UE si mantiene elevato per il terzo anno consecutivo. I risultati del sondaggio condotto nell’ottobre 2019 mostrano anche un aumento del livello di soddisfazione per il modo in cui la democrazia funziona nell’Unione: il 52% (+3 punti) degli europei condivide questo sentimento, sottolineando positivamente l’influenza esercitata dalle recenti elezioni europee e dalla maggiore affluenza degli elettori nel processo elettorale.I cittadini vorrebbero che il Parlamento svolgesse un ruolo più incisivo: il 58% degli intervistati chiede infatti un’Assemblea più influente. Si tratta di un aumento di 7 punti percentuali dalla primavera del 2019, arrivando a toccare il risultato più elevato dal 2007.
Una grande maggioranza desidera maggiori informazioni sull’UE
Infine, L’Eurobarometro offre alcune indicazioni su quali tipo di informazioni relative all’UE potrebbero interessare di più i cittadini e su come questi ultimi potrebbero essere maggiormente coinvolti nell’elaborazione delle politiche dell’Unione. In totale, tre quarti degli europei (77%) vorrebbero ricevere maggiori informazioni sulle attività delle istituzioni europee. Le conseguenze concrete della legislazione dell’UE a livello locale, regionale e nazionale, nonché le attività del Parlamento europeo e dei suoi membri sono tra i settori più rilevanti per i cittadini.

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XVIII Edizione di “Insegnare i Diritti Umani”

Posted by fidest press agency su domenica, 24 novembre 2019

Assisi lunedì 25 novembre, al Palazzo dei Priori di Assisi, si apre la nuova edizione del Corso “Insegnare i Diritti Umani” organizzato dalla SIOI d’intesa con l’Ufficio per il Sostegno alle Nazioni Unite del Comune di Assisi.Interverranno per i saluti istituzionali: il Sindaco di Assisi, Ing. Stefania Proietti e il Direttore Generale della SIOI, Sara Cavelli.Il Corso, che implica una partecipazione attiva, spiega la Dr.ssa Sara Cavelli, Direttore Generale della SIOI, è fatto per chi operativamente intende impegnarsi nella diffusione della cultura dei Diritti Umani ed agire nel proprio contesto di appartenenza e anche per questo si svolge ad Assisi, simbolo universale dell’impegno per la pace e la tolleranza.Anche quest’anno, i numerosi partecipanti, arriveranno da tutta Italia per condividere un percorso didattico e di apprendimento esperenziale che si centrerà su alcune aree tematiche prioritarie: I Diritti Umani: una priorità delle Nazioni Unite; L’Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs); Proteggere i Diritti Umani online, dalla privacy all’intelligenza artificiale; Diritti Umani e bullismo – Le campagne di Amnesty International contro il bullismo; Il Turismo per lo sviluppo sostenibile e i Diritti Umani.
E’ inoltre prevista la proiezione di “Vite Sospese,” la video inchiesta di Floriana Bulfon, con l’intervento e la partecipazione di Andrea Iacomini, portavoce UNICEF Italia.Il Corso è rivolto agli insegnanti, agli operatori del volontariato, agli educatori professionali, agli assistenti sociali, agli studenti delle discipline sociali e pedagogiche e ai giovani interessati a promuovere i Diritti Umani.

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L’impatto dell’apolidia sull’accesso ai diritti umani

Posted by fidest press agency su sabato, 16 novembre 2019

L’apolidia costituisce una violazione dei diritti umani che interessa milioni di persone in tutto il mondo. Tale condizione ostacola l’accesso a diritti fondamentali dati solitamente per scontati, contribuendo così a rendere invisibili individui e intere comunità e a emarginarli dal resto della società.Le persone apolidi sono presenti anche all’interno dell’Unione Europea, dove la privazione di una nazionalità può costituire una barriera insormontabile al conseguimento di un’istruzione, alla possibilità di prendere in affitto una casa, alla registrazione di una proprietà, all’ottenimento di un’occupazione regolare, all’accesso incondizionato ai regimi sanitari e di protezione sociale, alla libertà di movimento o di formare una famiglia.Queste difficoltà emergono con chiarezza nel report L’impatto dell’apolidia sull’accesso ai diritti umani in Italia, Portogallo e Spagna, realizzato dall’Ufficio Regionale dell’UNHCR per il Sud Europa e presentato oggi alla Casa del Cinema di Villa Borghese nell’ambito di un’iniziativa aperta al pubblico per marcare il quinto anniversario della campagna globale #IBelong dell’UNHCR, che si pone l’obiettivo di porre fine all’apolidia entro il 2024.Basandosi su testimonianze di apolidi, persone a rischio di apolidia, ex apolidi, società civile in Italia, Portogallo e Spagna, il report descrive l’impatto concreto prodotto dall’apolidia sulla vita quotidiana delle persone interessate, rivelando come questa possa generare problematiche che impediscono loro di realizzare pienamente il proprio potenziale e di svolgere un ruolo attivo nella società.Vi sono almeno 3,9 milioni di apolidi noti nel mondo, ma si stima che il numero reale sia significativamente più elevato, anche perché le statistiche sull’apolidia sono disponibili solo per un terzo degli Stati a livello globale.Nei primi cinque anni di #IBelong, lanciata dall’UNHCR nel 2014, più di 220.000 apolidi hanno acquisito la cittadinanza. Inoltre, durante una recente riunione sull’apolidia organizzata dall’UNHCR a Ginevra oltre 85 attori fra governi, società civile e organizzazioni internazionali e regionali hanno assunto un numero senza precedenti di impegni volti a raggiungere l’obiettivo della Campagna di sradicare l’apolidia in modo definitivo.

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Violazioni dei diritti umani a Hong Kong, in Russia e al confine USA-Messico

Posted by fidest press agency su domenica, 21 luglio 2019

Hong Kong. Il Parlamento europeo invita il governo di Hong Kong (RAS Hong Kong) a ritirare gli emendamenti controversi proposti alla sua legge sull’estradizione, che ha indotto la popolazione di Hong Kong a scendere in strada con una partecipazione senza precedenti. Si teme che la nuova legge potrebbe consentire più facilmente di consegnare persone alla Cina per motivi politici.I deputati chiedono inoltre alle autorità di Hong Kong di rilasciare immediatamente e ritirare tutte le accuse contro i manifestanti pacifici e di avviare un’indagine indipendente e imparziale sull’uso della forza da parte della polizia contro la folla. Sottolineano come l’UE condivida molte delle preoccupazioni espresse dai cittadini di Hong Kong, poiché il disegno di legge ha conseguenze di vasta portata per il territorio e la sua popolazione, per l’UE e per i cittadini stranieri, nonché per la fiducia delle imprese nella regione.Il testo è stato approvato per alzata di mano.
Russia
I deputati chiedono alle autorità russe di liberare senza ulteriore indugio e incondizionatamente tutti i cittadini ucraini detenuti illegalmente e arbitrariamente, sia in Russia che nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina. Tra questi figurano i tatari di Crimea, i partecipanti alla manifestazione pacifica nella piazza Rossa del 10 luglio 2019, detenuti di recente, i cittadini ucraini detenuti con accuse di matrice politica e i 24 membri dell’equipaggio delle navi della marina ucraina che sono stati sequestrati, nei pressi dello stretto di Kerch, dalle forze militari russe il 25 novembre dello scorso anno.Si chiede inoltre alle autorità russe di porre fine in maniera immediata e incondizionata a qualsiasi atto vessatorio, anche a livello giudiziario, nei confronti di tutti gli attivisti ambientali, compresi Alexandra Koroleva e Ekozaschita, e dei difensori dei diritti umani nel paese, e di garantire in ogni circostanza che essi possano svolgere le loro legittime attività senza impedimento.Il testo è stato approvato con 458 favorevoli, 80 contrari e 89 astensioni.
Confine USA-Messico
Il Parlamento ha espresso profonda preoccupazione per la situazione nella quale si trovano i migranti e i richiedenti asilo alla frontiera tra Stati Uniti e Messico, in particolare per la situazione dei minori migranti.I deputati sono infatti preoccupati per le pessime condizioni nelle quali vengono trattenuti i migranti e i richiedenti asilo, in particolare i minori, presso i centri di detenzione dei servizi di immigrazione, dove mancano adeguate strutture sanitarie, un’alimentazione dignitosa e servizi igienico-sanitari appropriati. La separazione delle famiglie e la detenzione per l’immigrazione non sono mai a beneficio dell’interesse superiore del minore. Invitano pertanto il governo degli Stati Uniti a porre fine alla separazione delle famiglie e a procedere d’urgenza al ricongiungimento familiare.Inoltre, le misure di gestione delle frontiere devono rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani e non devono basarsi su politiche volte a individuare, detenere e deportare rapidamente i migranti irregolari. Si invitano le autorità competenti negli Stati Uniti ad assicurare quanto prima che tutte le persone detenute abbiano accesso ai diritti di base, quali il diritto all’acqua, all’alimentazione, alla salute e all’alloggio.Il testo è stato approvato con 330 voti favorevoli, 252 contrari e 55 astensioni.

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Flashmob a Roma per Julian Assange

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

Roma 12 aprile – ore 17 – 18 Porta Pia, angolo Corso Italia (accanto l’ambasciata inglese) si terrà un flashmob nei pressi dell’ambasciata inglese promosso dal Gruppo degli Osservatori dei Diritti Umani, dall’Agenzia stampa internazionale Pressenza, dalla Casa Umanista e dalla Onlus Energia per i Diritti Umani. I promotori invitano ed esortano la società civile, i cittadini, il mondo dell’associazionismo e dell’attivismo sociale ad aderire alla mobilitazione come forma di solidarietà a chi si è coraggiosamente esposto in nome della libertà di espressione e contro certe logiche portate avanti del potere politico-economico internazionale e per protestare contro l’irruenta azione di arresto che minaccia le sorti di Julien Assange.
Durante la mattina dell’11 aprile a Londra, presso l’ambasciata dell’Ecuador, è stato arrestato il fondatore di WikiLeaks Julian Assange dopo che Quito ha revocato la concessione dell’asilo al giornalista australiano.La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo scaturendo preoccupazione per le sorti di Assange e generando sgomento in molti ambiti della società civile, dell’associazionismo, dei media, del giornalismo, degli attivisti per i diritti umani. Proprio in queste ore stanno arrivando le adesioni alla mobilitazione.

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70° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Roma Mercoledì 5 dicembre 2018 Flash mob in piazza Montecitorio per i diritti umani piazza Montecitorio, ore 15.00. Il 10 dicembre 2018 in tutto il mondo si celebrerà il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Centinaia di iniziative si svolgeranno nelle scuole, università, Enti Locali, strade e piazze di tutt’Italia. Ma nessuna iniziativa è ancora stata assunta dal Governo e dal Parlamento Italiano.
Con questa iniziativa, hanno dichiarato gli organizzatori, intendiamo chiedere nuovamente al Parlamento di riaffermare il valore insopprimibile della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e riunirsi il 10 dicembre, in seduta comune, per discutere dello stato dei diritti umani in Italia, in Europa e nel mondo e attuare l’agenda politica dei diritti umani.

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Turchia: Articolo 21, Fnsi, No Bavaglio lanciano petizione per libertà giornalisti Alpay e Altan

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

turchia giornalisti imprigionatiIstanbul. Articolo 21, Federazione nazionale della stampa, la rete No Bavaglio hanno lanciato una petizione su Change.org per chiedere l’immediata liberazione del giornalista Şahin Alpay e dell’economista e editorialista Mehmet Altan per i quali la Corte Suprema della Turchia l’11 gennaio 2018 ha disposto il rilascio dopo aver giudicato incostituzionali le motivazioni del loro arresto. Il Tribunale penale di Istanbul e il governo turco hanno però contestato la sentenza e i giudici di riferimento dei casi di Alpay e Altan hanno deciso di non autorizzarne la scarcerazione.
“Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio abuso, una forzatura incostituzionale che non è accettabile – si legge nella petizione destinata al presidente Recep Tayyip Erdogan sottoscritta anche da Arci, Cild, Diritto e libertà, Sinoi e con adesioni internazionali, tra cui Pen International – Siamo molto preoccupati per la repressione nei confronti dei media attuata in Turchia che sta assumendo i contorni di una deriva liberticida con l’imposizione del silenzio alla libera stampa e alla libertà di pensiero con arresti di intellettuali, giornalisti, attivisti, avvocati, magistrati, insegnanti”. Articolo 21, Fnsi, NoBavaglio promotori di questa petizione, chiedono a tutte le associazioni di giornalisti e alle organizzazioni per i diritti umani a prendere una posizione ferma contro questa grave violazione dei diritti della categoria dei giornalisti, ma anche di decine di migliaia di cittadini turchi oggetto di una vera e propria persecuzione.
The Constitutional Court 11th January considered unconstitutional the reasons behind the arrest of the journalist Sahin Alpay and the economist and columnist Mehmet Altan and ordered the release.
However, the judges of the Criminal Court in Istanbul decided not to authorize their release until the judgment was published.
We are faced with a real abuse, an unconstitutional forcing that is not acceptable.
We are very worried for the repression against the media initiated by President Erdogan, who assumed the outlines of a liberticidal drift with the imposition of the silence to free press and freedom of thought with arrests of Intellectuals, journalists, activist, lawyers, magistrates, teachers.
Articolo 21, Fnsi, No Bavaglio, Diritto e libertà ask all organizations of journalists and human rights to take a firm stand against this very serious violation of the rights of the category of journalists but also of tens of thousands of Turkish citizens.
We call for the immediate release of our colleagues and we hope that the judgment of the Cosituzionale court may represent the basis for a new case-law which favours the release of others journalists pending trial for the same charges in Turkey.

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“Dignità umana e diritti umani dei rifugiati”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 novembre 2017

ALBERTO GARCIARoma 27 novembre presso l’Aula Master dell’Università Europea di Roma e dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Via degli Aldobrandeschi, 190 dalle 9:30 alle 18:00 una giornata di dibattito sul tema “Dignità umana e diritti umani dei rifugiati”, all’interno del progetto europeo “European Citizens for Solidarity” (EUROSOL) cofinanziato dal programma “Europe for Citizens” dell’Unione europea.
Il Forum sarà diviso in tre sessioni, ognuna con un tema legato alla situazione dei rifugiati in una prospettiva di bioetica e diritti umani. Si inizia con “Rifugiato, opportunità o minaccia? Contesto, cause e prospettive. La situazione del rifugiato: le voci dei protagonisti” con l’intervento di Padre Aldo Skoda, direttore del SIMI, per proseguire con un focus su “Diritti e doveri del rifugiato in prospettiva di bioetica”. A chiudere la giornata verrà affrontato il tema “Integrazione del rifugiato in prospettiva interculturale e religiosa”.L’obiettivo del forum è promuovere il dialogo interculturale, trovare soluzioni e proposte creative attraverso l’informazione, la conoscenza e la condivisione di competenze. Accanto ad esperti i protagonisti di questo dibattito saranno i rifugiati e i migranti stessi, come pure i politici interessati all’attuale sfida migratoria. Tra le autorità presenti: il Direttore della Cattedra UNESCO, Dr. Alberto Garcia, il Direttore del SIMI (Scalabrini International Migration Institute – SIMI), P. Aldo Skoda il Dr. Giorgio de Acutis della Croce Rossa Italiana – Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale (Area sociale) e la Dott.ssa di ricerca in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale, Veronica Roldan. Anche il mondo delle organizzazioni internazionali sarà presente attraverso la Fundación Altius Francisco de Vitoria, Madrid, Spagna, la Dirección General de Servicios Sociales de Integración Social, Madrid, Spagna, la BIDA e V. Kultur und Bildung, Suhl, Germania, la Erevnitiko Idrima P.L., Nicosia, Cipro, la Stowarzyszenie B-4, Rzeszòw, Polonia, la Viesoji Istaiga Vilniaus Verslo Kolegija, Vilnius, Lituania e la Diagrama Foundation Psychosocial Intervention, Dunstable, Inghilterra. (foto: ALBERTO GARCIA)

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“Patto di luce -per la pace i diritti umani”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

patto di lulce4patto di luceRimini in scena ogni domenica a Rimini al teatro L. Amici, lago di Montecolombo ore 16 in un nuovo allestimento, con nuovi interpreti e un nuovo personaggio ROAH che rappresenta l’espressione e lo spirito della perfezione nella natura. Gli interpreti: Pastorella: Alessia Panarisi, Pastorello: Emanuele Tedeschi, Sciamano: Giuseppe Barbetti, Leone: Simone Marino, Leonessa: Albatea Internullo, la spia maschile: Francesco Troilo, la spia femminile: Aurora Bertolo. Primordio: Michele Zattara, Primordia: Monia Sclano. Ragazzo scimmietta: Giosuè Raponi. ROAH: Annamaria Bianchini
“Patto di luce – per la pace e i diritti umani”, opera musical, vuole ricordare la giornata internazionale delle Nazioni Unite che si celebra ogni anno il 24 ottobre, giorno di entrata in vigore dello statuto dell’organizzazione. Al contempo, focalizzare l’attenzione sulla giornata del 10 dicembre prossimo quando si celebreranno i 69 anni dalla approvazione e proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.L’opera musical, scritto e diretto da Carlo Tedeschi, costituisce una rappresentazione patto di luce1allegorica e ambientata 12 mila anni fa, di quanto avvenuto in quegli anni nella più grande assise internazionale: lo spettacolo propone un cammino verso l’importanza e necessità della pace da parte delle tribù primitive che ne sono protagoniste e la crescita della consapevolezza del rispetto dei diritti umani da parte della giovane pastorella che sarà colei che riceverà un grande messaggio, gli articoli più importanti della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Così questo spettacolo, nella forma dell’opera musical, è occasione per riflettere sul valore e fulcro per conservare l’armonia tra i popoli, la pace, sancito tra i primi articoli della Carta ONU che promuove anche la soluzione pacifica delle controversie internazionali. Infatti, le tribù primitive risolvendo il giallo del rapimento del figlio dei Primordi della tribù della Tigre, portano quest’ultima alla pace e alla condivisione del rispetto dei diritti umani. “Tutti uguali, tutti con gli stessi diritti, niente più schiavitù, tutti liberi, libertà di espressione, di pensiero, una capanna e cibo per tutti” recita la pastorella nell’ultima scena. Ma non mancano le scene divertenti, coinvolgenti, con effetti speciali di tutto rilievo che catturano il pubblico in oltre due ore di patto di luce2rappresentazione con coreografie di grande impatto e musiche che spaziano dal rock al tango.
Lo spettacolo propone musiche che vanno dal rock al tango argentino con soluzioni sceniche ad effetto tridimensionale, costumi e trucchi di scena di grande impatto ed una storia travolgente. Ricerche storiche e fotografiche riguardo il Lago di Piediluco stanno alla base del copione mentre scenografie, in continuo movimento sulla scena, riproducono la meraviglia della natura, così presente e protagonista nello spettacolo. Un progetto luci articolato ed effetti speciali innovativi immergono lo spettatore nella suggestione della meravigliosa leggenda. Costumi, accessori, maschere e trucco sono il risultato di una ricerca dell’autore durata anni.
patto di luce3I protagonisti sono una pastorella, vissuta forse 12.000 anni fa; lo sciamano, che vive in una capanna fatta di ginestra e porta pace ai villaggi ostili fra loro; un pastorello, trovato nella foresta e cresciuto dallo sciamano; la tigre, che decide della vita e della morte dei condannati abbandonati nella foresta; il primordio e la primordia, capi tribù del villaggio della pastorella; le spie, che, scena dopo scena, tango dopo tango, inseguono la pastorella per riferire della sua “diversità”; i capi tribù di tanti villaggi che, nelle loro vesti e negli atteggiamenti, si ispirano alle effigi dell’animale prescelto che venerano come spirito guida della natura: Leone, Picchio, Falco, Serpente, Pavone, Rondine, Gufo, Gatto e Farfalla. Di grande impatto il secondo tempo quando la pastorella giunge alla consapevolezza dei diritti umani. Nel recitato spiccano brani tratti dalla Dichiarazione universale di diritti dell’uomo (Onu, Parigi 1948) e brani del Deuteronomio (30, 11-14). (foto: patto di luce)

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Seminario dal titolo “HOMO MIGRANS, economia, diritti umani, geopolitica criminale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

seminarioRoma Giovedì 20, venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 aprile 2017 a Spaziottagoni live (via Goffredo Mameli 7, Trastevere), si svolgerà un seminario dal titolo “HOMO MIGRANS, economia, diritti umani, geopolitica criminale”. Il seminario, patrocinato dal Consiglio regionale del Lazio, dal Municipio Roma I e da Amnesty International Italia, sarà tenuto da professori quali Diego Fusaro, Alberto Bagnai, Claudio Tuozzolo, Paolo Ercolani con Antonio De Bonis, Girolamo Santucci, Giuseppe Salerno e Marcello Foa.Il seminario affronta le grandi questioni del nostro tempo: a partire dalla crisi finanziaria e dai modelli economici che condizionano la nostra vita, ai fenomeni di criminalità organizzata e il dramma della migrazione.L’associazione culturale Spaziottagoni di Roma segue la propria vocazione nell’intercettare i bisogni della società e delle singole persone, mettendo a disposizione la propria conoscenza e le esperienze nel settore artistico e sociale, attraverso l’organizzazione di eventi di varia natura, sia informativa che formativa.
Saranno quattro giorni intensivi di totale interazione con i docenti, con lo scopo di acquisire nozioni e informazioni per poter interpretare e analizzare la complessità attuale a livello economico, sociale e politico, con un approccio accademico, storico e filosofico.
11 – 13: Dott. Antonio DE BONIS – con la testimonianza di Girolamo SANTUCCI: “Mafie e Terrorismi: un affare sporco”
14 – 16: Prof. Diego FUSARO: “Capitalismo e immigrazione di massa. Qual è il rapporto tra il capitalismo finanziario post-1989 e i flussi dell’immigrazione di massa?”
coffee break
16 – 18: Prof. Claudio TUOZZOLO: “Migrazioni: malattia ‘infantile’ del Finanzcapitalismo? Alla ricerca del benessere. Ma cosa è la ricchezza? Per una teoria del valore”
18 – 20: Prof. Alberto BAGNAI: La globalizzazione in prospettiva storica: tendenze e prospettive
Venerdì 21 aprile
11 – 13: Dott. Giuseppe SALERNO: “L’Arte senza Barriere”
14 – 16: Prof. Diego FUSARO: “Capitalismo e immigrazione di massa. Qual è il rapporto tra il capitalismo finanziario post-1989 e i flussi dell’immigrazione di massa?”
coffee break
16 – 18: Prof. Claudio TUOZZOLO: “Migrazioni: malattia ‘infantile’ del Finanzcapitalismo? Il Finanzcapitalismo come motore del migrare”
18 – 20: Prof. Alberto BAGNAI: Integrazione regionale e globalizzazione: il senso dell’Europa
Sabato 22 aprile
11 – 13: Prof. Paolo ERCOLANI: “I non-diritti umani della donna. Dalla cultura all’economia”
14 – 16: Prof. Diego FUSARO: “Capitalismo e immigrazione di massa. Qual è il rapporto tra il capitalismo finanziario post-1989 e i flussi dell’immigrazione di massa?”
coffee break
16 – 18: Prof. Claudio TUOZZOLO: “Migrazioni: malattia ‘infantile’ del Finanzcapitalismo? Politica, stati e difesa della stabilità”
18 – 20: Prof. Alberto BAGNAI: La mobilità del lavoro da opportunità a coercizione
Domenica 23 aprile
10 – 13: Tavola rotonda, a chiusura del seminario.
Parteciperanno tutti i relatori insieme al giornalista Marcello Foa.
COSTI seminario: 250 euro. (foto: seminario)

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Scuola: Boom di docenti precari sfruttati che ottengono giustizia in tribunale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 aprile 2017

A Verbania un docente con 14 anni di supplenze ottiene il massimo previsto dalla legge: 25mila euro per l’assunzione ritardata oltremodo e le progressioni stiministero-pubblica-istruzionependiali mai corrisposte. Il giudice ha voluto rendere giustizia per l’abuso perpetrato dal Miur nei confronti del docente, condannato per troppo tempo, oltre i 36 mesi massimi consentiti, a sottoscrivere solo contratti a tempo su posti vacanti. Il fatto che fossero liberi era assodato, poiché sempre con scadenza 31 agosto, quindi utili per assumerlo. Così il giudice ha proceduto per il corposo risarcimento. Dello stesso avviso i Tribunali di Roma, Tivoli, Vicenza e tanti altri ancora.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): queste sentenze confermano la liceità della nostra posizione sul precariato scolastico italiano: abbiamo patrocinato l’ennesima azione legale vincente costringendo il Miur a risarcire i danni in favore di un altro docente precario, per troppo tempo sfruttato, discriminato e umiliato, malgrado le direttive Ue, a partire dalla n. 70 del 1999, fossero dalla sua parte. Nonostante questo, il docente ha sempre lavorato con la massima professionalità, nel corso dei 14 anni di lavoro a tempo determinato. Ora è giunto il momento della resa dei conti. Ancora una volta aveva ragione l’Anief e i tribunali del lavoro di tutta Italia stanno accogliendo le tesi da sempre sostenute dal nostro sindacato e confermate dalla Cassazione.

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Diritti umani in Argentina

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

argentinaRoma Giovedì 23 Marzo 2017, ore 16:30 Dipartimento di Scienze della Formazione, Piazza della Repubblica, 10 – Aula 34 (secondo piano) Piazza della Repubblica 10. In Argentina il governo di Mauricio Macri sta mettendo a dura prova le conquiste dell’ultimo decennio in materia di diritti umani. Vogliamo trovarci per discuterne e denunciare i punti più critici, che vanno dall’illegale detenzione della leader indigenista Milagro Sala, passando per un diffuso negazionismo fino al violento arretramento nei diritti sociali. Nell’anniversario dell’ultima dittatura militare vogliamo anche cogliere l’occasione per collegare la storia dei desaparecidos con quella dei nuovi desaparecidos del Mediterraneo.

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Giornata mondiale dei Diritti umani

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2016

pianeta terraIl 10 dicembre prossimo, si celebra la Giornata mondiale dei Diritti umani, che ricorda la proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani nel 1948. Per l’occasione la Caritas Italiana pubblica il suo 21° Dossier con dati e testimonianze (DDT), dal titolo “Divieto di accesso. Flussi migratori e diritti negati”.Nel testo si ricorda come il diritto di migrare e quello di restare sono entrambi ugualmente negati per un’ampia parte di popolazione mondiale. Ma le migrazioni non sono sempre dettate da guerra e povertà e i Paesi del Sud del mondo sono anche terra di destinazione e di “rifugio” della gran parte di coloro che scappano. Un intrico di cause e di flussi molto più complesso di quello che solitamente viene rappresentato: movimenti interni e diretti all’estero, regolari e irregolari, volontari e forzati, circolari o definitivi.L’Africa, cui è dedicato il focus di questo Dossier, è l’emblema di tutto questo. La migrazione extracontinentale dall’Africa è un fenomeno in aumento. Inoltre, le destinazioni stanno subendo una diversificazione geografica notevole. Dal 1980 a oggi il numero di migranti africani extracontinentali è triplicato (da 5,5 milioni ai 16 milioni del 2015). Contrariamente a quanto si possa credere in Europa, però, i corridoi migratori seguiti dagli africani sono diversi e toccano quasi tutte le regioni del mondo. Secondo le ultime statistiche, il corridoio dall’Africa verso l’Asia è quello maggiormente in crescita: 4,2% di persone in più all’anno (2 milioni di persone in più nel 2015). Eppure nel nostro continente il sempre più diffuso atteggiamento culturale e politico di paura e chiusura è in contraddizione con tale complessità e finisce per acutizzare anziché contrastare la lesione dei diritti fondamentali delle persone che migrano e di quelle che restano, la naturale circolarità delle migrazioni, lo sviluppo umano dei Paesi più impoveriti. Un cambio di rotta è necessario per riconoscerci tutti nuovamente cittadini dello stesso mondo. Senza divieti di accesso.

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Violazioni dei diritti umani legate ai cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2016

Manila_ChinatownMANILA. La Commissione nazionale per i diritti umani delle Filippine (CHR) nella giornata di ieri ha ufficialmente chiesto a 47 grandi aziende di rispondere dell’impatto che le loro attività economiche hanno sul clima globale a causa dell’uso di combustibili fossili e delle possibili conseguenti violazioni dei diritti umani. Tra le aziende citate figurano anche Eni e Italcementi, oltre a multinazionali come Chevron, Exxon Mobil e Dutch Shell Total.L’indagine è partita in seguito a una petizione presentata nel settembre 2015 da alcuni sopravvissuti a disastri climatici insieme a diversi esponenti della società civile, tra cui Greenpeace South Asia. La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha inviato ieri alle aziende coinvolte una copia della denuncia corredata da un ordine ufficiale che impone alle imprese di rispondere entro 45 giorni.«Siamo stati colpiti da tempeste, siccità ed eventi meteorologici estremi, e i cambiamenti climatici stanno aggravando la situazione. Vogliamo solo vivere una vita dignitosa e tranquilla, senza paura e senza essere in balia delle grandi aziende che si interessano solo ai loro profitti. Non abbiamo scelta, dobbiamo difendere i nostri diritti. Vogliamo giustizia, e la possibilità di proteggere quel poco che abbiamo lasciato ai nostri figli», dichiara Veronica “Derek” Cabe, tra i promotori della petizione, proveniente dalla provincia filippina di Bataan.In questa zona delle Filippine le comunità locali si stanno battendo contro la costruzione di una nuova centrale a carbone e alcuni impianti di stoccaggio di questo combustibile fossile. Proteste che potrebbero esser costate la vita a Gloria Capitan, una delle leader della comunità, assassinata in un agguato lo scorso 1 luglio.I firmatari della petizione da cui è partita l’indagine hanno chiesto alla Commissione anche di sollecitare le aziende a presentare i propri piani d’azione per eliminare, contrastare e prevenire gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Inoltre i promotori di questa iniziativa chiedono di fermare in tutto il mondo l’estrazione di combustibili fossili: un altro segnale chiaro per aziende e governi, che devono cambiare immediatamente rotta e dirigersi da subito verso un futuro 100 per cento rinnovabile per tutti.«Coloro che hanno guadagnato di più dall’emissione di gas serra in atmosfera devono ora impegnarsi a evitare altri disastri provocati dai cambiamenti climatici. Questo è il primo passo nella giusta direzione. Il coraggioso popolo filippino è il primo a chiedere ai più grandi inquinatori del mondo di rendere conto delle proprie emissioni», afferma Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International.È la prima volta che un organo istituzionale come la Commissione filippina per i diritti umani prende provvedimenti per verificare gli impatti dei cambiamenti climatici sui diritti umani e le responsabilità delle aziende. Le udienze preliminari dovrebbero iniziare il prossimo ottobre.

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LEA e diritti umani: se non ora, quando?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2016

Onu palaceLo schema di Decreto che contiene i nuovi LEA è dunque all’esame della Conferenza delle Regioni per l’approvazione preventiva che avrebbe dato parere favorevole condizionandolo ad una ulteriore valutazione di copertura finanziaria.È convinzione del movimento delle persone con disabilità e della FISH in particolare che il testo proposto contenga molte serie criticità.Fra queste è assente l’adozione di un linguaggio – e quindi di un impianto – adeguato, rispettoso della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilita e delle stesse prescrizioni dell’OMS, deludendo quindi sia diritti umani che scientificità.Su questo difetto vi sono numerose riprove. Una di queste è l’assenza di una adeguata prescrittività del consenso informato sul quale si fonda il diritto di scelta, in particolare per le persone con disabilità intellettive, relazionali e mentali sancito in modo netto all’articolo 12 della Convenzione ONU. Ma non è certo questa l’unica norma ad essere “tradita”: lo sono anche la legge 134/2015 in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie e ancora la recentissima legge 22 giugno 2016, n. 112/2016 sul “dopo di noi”. Norme approvate dal Parlamento!
Un’altra: l’assenza di servizi di diagnosi precoce e screening neonatale realmente rivolti a tutte le disabilità. Oppure ancora l’assenza di qualsivoglia riferimento all’articolo 26 della Convenzione ONU sui concetti di abilitazione e il perpetuarsi del vetusto principio di “compensazione della menomazione” nell’erogazione degli ausili e delle protesi, al contrario di quanto prevede l’ONU in termini di diritto alla salute, alla mobilità. Non vi è poi alcun accenno alla partecipazione della persona con disabilità riguardo alle decisioni che la riguardano, né a misure che contrastino realmente la segregazione, l’istituzionalizzazione e i ricoveri impropri.“Vi sono anche altri numerosi punti di criticità in quel documento sia in termini di rispetto dei diritti umani che di reale promozione della salute di tutti i Cittadini, anche di quelli con disabilità, anche in violazione di recenti norme quali la legge 112/2016 (c.d. Dopo di noi) oppure alle norme sull’autismo (legge 134/2015) – commenta Vincenzo Falabella, Presidente della FISH – Per questo motivo rivolgiamo un appello alla Conferenza affinché verifichi con attenzione il testo non solo sotto il profilo meramente finanziario, ma anche del rispetto dei diritti umani e dei potenziali contenziosi che deriveranno dalla loro violazione. È una rivisitazione che va operata subito! Se non ora, quando?”

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Cecenia: un passo avanti verso memoria, verità e giustizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2016

ceceniaUn impressionante archivio audiovisivo sui crimini commessi durante le due guerre in Cecenia tra il 1994 e il 2006 è andato online sul sito http://www.chechenarchive.org. Il materiale è stato raccolto, analizzato e digitalizzato dall’associazione Chechen Archive, a cui partecipano l’Associazione per i Popoli Minacciati Svizzera, Donne di pace nel mondo e Reporter senza frontiere Svizzera, e che vuole offrire alla società civile cecena una base per combattere l’oblio, chiedere giustizia ed elaborare il passato. Per tutelare donne e uomini che con le loro testimonianze hanno reso possibile l’archivio in rete si può trovare semplicemente una banca dati con le informazioni più importanti sui contenuti dei filmati e delle registrazioni mentre i video stessi e altre informazioni sensibili vengono fornite solo su richiesta.Durante le sanguinose battaglie avvenute in Cecenia negli anni dal 1994 al 2006 l’attivista per i diritti umani cecena Zaynap Gashaeva e altri attivisti per i diritti umani, giornalisti e filmmaker hanno sia filmato gravi crimini di guerra commessi perlopiù dall’esercito russo sia raccolto le testimonianze delle vittime e di testimoni oculari. Molti filmati raccolgono interviste a testimoni, soldati, giornalisti e vittime sopravvissute e mostrano la distruzione avvenuta in quel periodo nel paese. Tra i filmati ci sono anche riprese uniche della giornalista Anna Politkowskaja, uccisa nel 2006 soprattutto per il suo impegno nel raccontare la verità su quanto accaduto in Cececnia. Molti attivisti e giornalisti hanno nascosto il materiale raccolto per anni fino a riuscire a portarlo all’estero.L’archivio costituisce un importante base per ogni ricerca storica ma funge anche come base e sostegno a possibili denunce alla Corte Europea dei Diritti Umani da parte delle vittime, soprattutto perché né in Cecenia né in Russia è ancora possibile avviare una sistematica elaborazione di quanto accaduto e commesso durante le guerre cecene. L’APM è inoltre convinta che l’archivio potrà dare un contributo importante qualora in Cecenia diventasse possibile avviare una ricostruzione giuridica degli anni di guerra o venisse incaricata una commissione per la verità e la giustizia circa i crimini commessi contro il popolo ceceno.Attualmente la situazione dei diritti umani in Cecenia è segnata dal regime autoritario di Ramzan Kadyrov che rende impossibile qualsiasi opposizione politica, una stampa libera e una giustizia indipendente. Altrettanto impossibile è il lavoro degli attivisti per i diritti umani. Chi in Cecenia si occupa di diritti umani rischia quotidianamente la propria vita.

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