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Rapporto tra diritto di accesso agli atti e libertà di informazione

Posted by fidest press agency su domenica, 28 agosto 2016

consiglio di statodi Barbara Ruggiero. È necessario evitare ogni generalizzazione sul rapporto tra diritto di accesso agli atti e libertà di informazione. Lo ha stabilito una pronuncia del Consiglio di Stato – riportata nei giorni scorsi da una interessante analisi di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera. In particolare, il Consiglio di Stato precisa che «non si ravvisa nell’articolo 21 della Costituzione il fondamento di un generale diritto di accesso alle fonti notiziali, al di là del concreto regime normativo che di volta in volta, e nell’equilibrio dei molteplici e talvolta non conciliabili interessi in gioco, regolano tale accesso». Non esiste, in pratica, un unico globale diritto soggettivo di accesso agli atti in nome della libertà di informazione. Un brutto colpo per tutti coloro che hanno da sempre individuato il diritto di accesso agli atti come presupposto necessario della libertà di informare. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, «il riconoscimento giuridico della libertà di informare, in base alla concreta regolazione del diritto di accesso, diviene il presupposto di fatto affinché si realizzi la libertà di informarsi».La pronuncia è della quarta sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato, presieduta dall’ex ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, estensore Silvestro Maria Russo.
I fatti: nel 2015 il giornalista di Wired Guido Romeo aveva chiesto, in base alla legge 241/1990, al Ministero del Tesoro di visionare 13 contratti di prodotti finanziari derivati tra lo Stato e alcune banche internazionali. Alla richiesta non era seguita alcuna risposta da parte del Ministero. Il Consiglio di Stato, nella pronuncia di metà agosto, prima bacchetta il Tar Lazio che aveva in primo grado condannato il giornalista a pagare le spese di giudizio, prendendo per buona la difesa del silente Ministero che paventava danni per il bilancio statuale dalla eventuale pubblicazione dei dati. Poi, nel merito, conferma il no del Tar Lazio, specificando che non esiste «un unico e globale diritto soggettivo di accesso agli atti e documenti in possesso dei pubblici poteri», ma «un insieme di diversificati sistemi di garanzia per la trasparenza» non attivabili «dalla mera curiosità del dato» ma sottoposti «alla rigorosa disamina della posizione legittimante del richiedente». In pratica, il richiedente deve «dimostrare un proprio e personale interesse (non di terzi, non della collettività indifferenziata) a conoscere gli atti e i documenti richiesti». In soldoni, il diritto di cronaca in sé non basta, in quanto «presupposto fattuale del diritto ad essere informati, ma non è di per sé solo la posizione che legittima chi chiede l’accesso». (fonte: Barbara Ruggiero da “I confronti” di Andrea Manzi)

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