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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘diritto penale’

Il diritto penale al tempo del coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

In questi giorni si affastellano numerose notizie sulle prescrizioni imposte con i decreti urgenti emessi per contenere l’emergenza epidemica del coronavirus. Molte testate giornalistiche hanno diffuso informazioni errate in relazione alle fattispecie di reato che possono essere contestate a chi tenga comportamenti vietati. Proviamo a fare un po’ di chiarezza. L’ordinamento prevede un sistema di sanzioni con un crescendo di gravità per chi tenga condotte illecite.
La prima e più semplice condotta da valutare è quella di chi non rispetti le prescrizioni date con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (8.3.20 e seguenti, per approfondire: https://www.aduc.it/comunicato/coronavirus+disposizioni+valide+tutto+territorio_30811.php) senza che vi siano “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute o rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”. In questo caso, la fattispecie generale a copertura di tutte le violazioni deve individuarsi nell’art. 650 c.p., ossia nella contravvenzione di “inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità” secondo cui, “chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico, o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro”.
Questo reato, essendo una contravvenzione punita alternativamente con l’arresto o la sanzione pecuniaria è soggetta ad oblazione ex art. 162 bis c.p. e chi viola le prescrizioni dell’autorità potrebbe essere ammesso – a discrezione del Giudice – a pagare una somma simbolica di 103 euro. Chi abbia una valida ragione per sottrarsi agli obblighi imposti dall’Autorità, può ricorrere ad un’autocertificazione. Ma attenzione: in questo caso, ove la dichiarazione risultasse mendace si potrebbe incorrere in una sanzione più grave e l’autore dell’illecito potrebbe essere chiamato a rispondere del reato di falso ideologico commesso dal privato ai sensi del combinato disposto dagli artt. 76 DPR 445/2000 e 483 c.p. In altre parole, le sanzioni sarebbero più gravi e potrebbe essere contestato un delitto punito fino a due anni di reclusione. Lo stesso modello di autocertificazione (https://www.aduc.it/comunicato/coronavisrus+nuovo+regime+mobilita+individuale_30787.php) richiama poi la fattispecie di cui all’art. 495 c.p., ossia il delitto di “falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”. Il richiamo a questa norma, sembra riguardare non tanto il caso in cui venga dichiarata una falsa esigenza per sottrarsi alle disposizioni di urgenza, quanto l’ipotesi in cui vengano attestate false generalità al pubblico ufficiale, sia pure con lo stesso fine di sottrarsi alle disposizioni di urgenza dichiarando il falso. La pena è più grave e si assesta fra uno e sei anni di reclusione.
Veniamo poi ai comportamenti più estremi. Si potrebbero astrattamente ravvisare alcune responsabilità colpose nel caso in cui l’autore del reato trascurasse i propri sintomi e tenesse condotte improprie, magari in violazione di legge, provocando così qualche contagio. In queste ipotesi si potrebbero ravvisare le condotte di lesioni ed omicidio colposi purché sussista la prova del nesso di causalità fra la condotta e l’evento lesivo. In caso di condotte dolose, da “untore”, potrebbero essere altresì contestati i reati di lesioni ed omicidio volontario. Quest’ultima ipotesi ricorda invero i fatti di diffusione volontaria del virus HIV, con un’accettazione del rischio di contagio da parte dell’autore del reato (cfr. https://avvertenze.aduc.it/ilpenalista/hiv+aids+stato+della+normativa+della+giurisprudenza_26888.php). Uno dei casi più noti si è peraltro concluso con la condanna per lesioni volontarie aggravate poiché l’autore del reato aveva consapevolmente trasmesso il virus mediante rapporti non protetti con numerose donne (cfr. Cass. Pen. n. 48014, 26.11.2019). Per tornare al Covid-19, si potrebbe pensare, ad esempio, al caso di chi, consapevole di essere positivo e contagioso si rechi volontariamente in luoghi affollati cagionando la malattia ad altre persone ben individuate.
Le pene, a seconda della fattispecie contestata, possono andare dalla reclusione fino a tre mesi per le lesioni colpose, sino ad una pena da 6 a dodici anni per le lesioni dolose gravissime e 21 anni di reclusione (nel minimo) per l’omicidio volontario.
Il codice penale prevede altresì i reati di epidemia colposa e dolosa. In particolare, l’art. 438 c.p. prevede che “chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo”. Questa fattispecie è dolosa: in altre parole è richiesto che l’autore del reato, avendo nella sua disponibilità il virus, lo diffonda volontariamente. Il reato non è escluso nel caso in cui lo stesso soggetto sia infetto ed utilizzi la propria persona per la diffusione (cfr. Cass. Pen. n. 48014, 26.11.2019). Se il fatto avviene per colpa la pena è ben più contenuta e si assesta fra uno e cinque anni di reclusione (art. 452 c.p.).I reati di epidemia sono raramente contestati poiché prevedono stringenti requisiti per la loro configurabilità: la giurisprudenza richiede infatti che il contagio abbia dato luogo ad una diffusione incontrollabile, che abbia interessato un numero di soggetti indeterminato e che sia avvenuta in un periodo contenuto di tempo: per tale ragione, questa fattispecie fu esclusa nel citato caso di trasmissione di HIV, poiché il numero delle vittime era contenuto e ben determinato e il virus si era diffuso in un lungo arco temporale. Inoltre il delitto di epidemia è fattispecie a condotta vincolata ed è dunque richiesto un preciso percorso causale nella verificazione dell’evento: è invero necessaria la “diffusione di germi patogeni”. In altre parole, il delitto in esame non può essere contestato a chi abbia tenuto condotte omissive, ad esempio, non comunicando a sanitari i propri sintomi o il proprio stato di positività (cfr. Cass. Pen. n. 9133, 28.02.2017).Come sempre, il diritto penale deve ritenersi l’extrema ratio ed è inutile punire severamente i singoli se il virus si è già diffuso: a ben vedere la tenuta del sistema sanitario è nelle mani della maturità e della responsabilità morale – più che penale – dell’individuo.
(Fabio Clauser, legale, consulente Aduc)

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Dove va la giustizia

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

Durante il viaggio del Papa in Thailandia e Giappone non è andato trascurato un discorso da lui pronunciato il 15 novembre scorso in occasione del Congresso mondiale sul diritto penale, perché esprime un giudizio critico e fortemente innovativo sullo stato attuale della giustizia penale. Intanto egli nota che l’attuale situazione economica, caratterizzata dalla globalizzazione del capitale speculativo, e dal “principio di massimizzazione del profitto”, è esso stesso punitivo e porta ad eccessi di irrazionalità punitiva come reclusioni di massa, affollamento e torture nelle prigioni, arbitrio e abusi delle forze di sicurezza, criminalizzazione della protesta sociale, abuso della reclusione preventiva, ripudio del sistema delle garanzie.Nello stesso tempo non vengono sanzionati i delitti dei più potenti, in particolare la macro-delinquenza delle corporazioni (o imprese) che offende le persone e l’ambiente e colpisce l’economia di intere Nazioni. Spesso si tratta di crimini contro l’umanità che provocano fame, miseria, migrazioni forzate, mancanza di cure, disastri ambientali e etnocidio di popoli indigeni.
Il papa critica poi recenti aggravamenti della legislazione sulla legittima difesa e la giustificazione, in nome del dovere, di crimini commessi dalle forze di sicurezza (l’America Latina ne sa qualcosa!). Francesco denuncia poi come la cultura dello scarto stia degenerando nella cultura dell’odio (a volte, dice, sembra di sentir parlare Hitler!) ed evoca non a caso le persecuzioni contro gli ebrei, gli zingari e le persone (uomini e donne) omosessuali. Il papa critica anche l’abuso dei mezzi giudiziari col pretesto della lotta contro la corruzione per rovesciare governi, combattere politici (si pensi a Lula!) e promuovere l’antipolitica.Papa Francesco annuncia poi che nel catechismo della Chiesa cattolica sarà introdotto il peccato ecologico, ed esorta a non fare della funzione giudiziaria penale un meccanismo cinico e impersonale e ad instaurare invece una “giustizia penale restaurativa” nella quale il fare giustizia alla vittima è tutt’altra cosa che giustiziare l’aggressore.
Sul piano delle novità nella vita della Chiesa sono da segnalare gli sviluppi della Dichiarazione di Abu Dhabi, con la costituzione di un Comitato interreligioso per attuarla, in cui sono entrati anche gli Ebrei dando luogo così a una simbolica “casa abramitica”, e una dichiarazione della Santa Sede che conferma la linea dei “due popoli in due Stati” in Palestina, contro la decisione di Trump che legittima l’annessione israeliana delle colonie nei Territori Occupati.È uscito anche un manifesto delle “sardine” il movimento che riempie le piazze contro Salvini. Non è ancora politica ma è la riapparizione, rovesciata, di quella che una volta era chiamata la “maggioranza silenziosa”; questa volta essa ha soprattutto la funzione di togliere credibilità alla pretesa dei populisti di parlare a nome “degli italiani”, “dei cittadini”: italiani e cittadini sono di là, ma anche, e in maggioranza, dall’altra parte. La seconda cosa significativa è che quest’altra parte si raccoglie e manifesta non su una opzione di partito, ma su una posizione identitaria e morale: essa è contro la cultura, la politica e il linguaggio dell’odio, del disprezzo, dei respingimenti, della rissa; l’Italia non è questa, ed è su questo che Salvini già da tempo, già durante il suo esercizio del governo, è stato e viene sconfitto, come allora scrivemmo. E quando le “sardine” dicono: “avete il diritto di parola, ma non il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”, espressione che è stata criticata come “fascio-comunista”, non negano in realtà alcun “diritto all’ascolto”, che non esiste, perché se esistesse significherebbe che altri avrebbero “il dovere” dell’ascolto, cosa che non c’è in nessuna Costituzione, c’è solo negli Stati totalitari e di polizia che mettono gli altoparlanti in tutte le piazze. Invece quella frase vuol dire un’altra cosa: che c’è parola e parola, e c’è una parola dell’odio che non passa, di cui la maggioranza rigetta l’ascolto. (fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it)

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I principi del diritto penale nella postmodernità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 novembre 2017

cassazioneRoma Venerdì 10 Novembre 2017, ore 9:00 / 11 Novembre 2017 Università Roma Tre Dipartimento di Giurisprudenza – Aula Magna del Rettorato Via Ostiense, 159. Il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre ospita il VI Convegno annuale dell’Associazione italiana dei Professori di Diritto penale, dal titolo “I principi del diritto penale nella postomodernità”. Il Prof. Sergio Moccia, Presidente dell’Associazione, ha presentato l’iniziativa con queste parole: “La temperie culturale postmoderna si connota per l’abbandono dei grandi progetti per l’uomo, elaborati a partire dalla stagione illuministica. Tuttavia, se il progetto della tutela dei diritti dell’uomo si è imposto come processo storico, i limiti a questi apponibili, in uno stato di diritto, vanno ancora delineati con estremo rigore. Ciò implica la pretesa di un sistema penale che, in rapporto alla definizione dei presupposti per la sua applicazione, dedichi una particolare attenzione al rispetto dei principi fondamentali normativamente fondati: ogni deviazione da questi rappresenta, in termini politici, un ritrarsi della stessa democrazia, a prescindere dalla presenza di vere o presunte emergenze. Come lo stato democratico deve limitarsi ad assicurare le condizioni ottimali per lo sviluppo della personalità dei singoli e per la pacifica convivenza in libertà, alla stessa stregua la finalità del diritto penale è quella di assicurare il singolo e la convivenza sociale, ma non di adottare qualsiasi mezzo ritenuto idoneo al suo perseguimento. Ora, invece, assistiamo ad un inquietante rimescolamento di idee-guida e di valori, con una rapida crescita di superficiali fondamentalismi, che non portano lontano. Se, infatti, un’impostazione ‘postmoderna’ chiede forme di controllo penale più ‘flessibili’, più ‘dinamiche’, anche ai fini di una ‘semplificazione’ processuale, i principi penalistici dello stato di diritto vengono ad essere sacrificati. In sostanza, le esigenze della postmodernità con la fine dello storicismo, hanno determinato la perdita dell’idea di fondamento, che ha spinto all’adozione di canoni ‘deboli’ di comprensione ed interpretazione della realtà con il ricorso, nell’esperienza giuspenalistica, a logiche, miopi, d’immediatezza. Ma queste mal si adattano alla ‘forza’, alla sostanza dei diritti fondamentali, quali vengono normalmente in discussione con il controllo penale. In questa materia vi è dunque necessità di regole ‘forti’, di fondamenti e quindi di sistema e di principi”.

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Principi e prassi del Diritto Penale nel ricordo di Vincenzo Patalano

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli venerdì 10 e sabato 11 giugno 2016 presso il Centro Congressi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Palazzo Pacanowski dell’Università Parthenope.’Principi e prassi del Diritto Penale’, questo il titolo della manifestazione che sarà inaugurata il 10 alle 9 dai saluti di Gaetano Manfredi, Rettore della Federico II; Guido Trombetti, matematico già Rettore dell’Ateneo federiciano; Lucio De Giovanni, Direttore Dipartimento di Giurisprudenza Università degli Studi di Napoli Federico II; Nicola Augenti, Fondatore e Direttore Master di II livello in Ingegneria Forense Università degli Studi di Napoli Federico II; Armando Rossi, Presidente Ordine degli Avvocati di Napoli; Attilio Belloni, Presidente Camera Penale di Napoli; Vincenzo Maiello, ordinario di Diritto Penale Università degli Studi di Napoli Federico II.La giornata si dividerà in due sessioni, la prima dedicata ai ‘reati associativi’, mentre la seconda sui ‘delitti contro la vita e l’incolumità individuale’.La due giorni proseguirà presso la sede dell’Università Parthenope, in via Generale Parisi 13 dove, sabato 11 giugno, si terrà la seconda fase dell’evento. Alle 9 i saluti di Claudio Quintano, Rettore Università degli Studi di Napoli Parthenope; Federico Alvino, Direttore Dipartimento di Giurisprudenza Università degli Studi di Napoli Parthenope; Alberto De Vita, Straordinario di Diritto penale Università degli Studi di Napoli Parthenope. Avrà quindi luogo la terza sessione dedicata al diritto penale dell’economia.

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