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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘diritto’

Vivere l’infanzia: un diritto negato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Vivere l’infanzia che meritano oggi è un diritto negato per 690 milioni di minori, quasi 1 su 3 al mondo. Bambine e bambini che muoiono troppo presto a causa di malattie facilmente curabili e prevenibili, che non hanno cibo adeguato per vincere la malnutrizione, che non possono studiare e andare a scuola, che sono costretti a lavorare o a sposarsi precocemente. Un quadro che si fa ancor più cupo nei paesi sferzati dai conflitti, dove in un solo anno 53.000 bambini hanno perso la vita in seguito alle violenze.
La Repubblica Centrafricana è il Paese al mondo dove le condizioni di vita per i bambini sono le peggiori; a seguire Niger e Ciad, con 10 Stati africani, di cui 6 colpiti da conflitti, ad occupare gli ultimi dieci posti della classifica dei Paesi dove l’infanzia incontra le condizioni migliori (1), stilata per il terzo anno consecutivo da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Sul versante opposto, il primato dei Paesi più a misura di bambino spetta a Singapore, seguito da Svezia e Finlandia, con l’Italia all’ottavo posto in graduatoria, in linea con lo scorso anno, peggio solo di Irlanda, Germania, Slovenia e Norvegia, oltre che dei tre sul podio, sebbene nel nostro Paese oggi si contino 1,2 milioni di minori in povertà assoluta. “Rispetto al passato, le condizioni di vita dei bambini, in tutto il pianeta, stanno facendo registrare miglioramenti enormi: si tratta di una notizia importantissima, che dimostra chiaramente che quando si intraprendono i passi giusti e si mettono in campo le azioni necessarie si possono ottenere risultati straordinari per assicurare un futuro a milioni di minori, anche nei Paesi più poveri e nei contesti più complicati. Tuttavia, il lavoro è tutt’altro che compiuto perché sono ancora troppi i bambini che continuano a essere privati dell’infanzia che meritano e che soffrono terribilmente a causa di guerre, povertà, cambiamenti climatici. Per questo è fondamentale che i leader mondiali, che nel 2015 si sono impegnati a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, facciano ancora di più e mettano in campo ogni sforzo possibile perché nessun bambino al mondo venga più lasciato indietro”, ha affermato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.
Rispetto a 20 anni fa, emerge dal nuovo rapporto di Save the Children, si registrano 4,4 milioni di morti infantili all’anno in meno; il numero di bambini colpiti dalla malnutrizione è sceso di 49 milioni; si contano 115 milioni di bambini in meno tagliati fuori dall’educazione e 94 milioni in meno coinvolti in varie forme di lavoro minorile.
La cattiva notizia: sempre più bambini soffrono a causa dei conflitti.

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Sanità: Difendere il diritto alla salute dei cittadini

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

“La Lega lavorerà in Europa per difendere il diritto alla salute dei cittadini e per fornire alla Regione Lazio, evidentemente in sofferenza, e alle altre regioni gli strumenti utili per poter risolvere il problema dei tempi infiniti delle liste di attesa negli ospedali, vero punto debole del nostro sistema sanitario nazionale”. E’ quanto dichiara Luisa Regimenti, responsabile Sanità per la Lega nel Lazio e candidata alle europee nella circoscrizione Italia centrale, commentando notizie di cronaca romana che fanno emergere criticità nell’accesso alle prestazioni sanitarie.
“I cittadini sono costretti ad attendere fino a otto mesi per sottoporsi a un semplice esame specialistico. La situazione è drammatica, ed è grave la responsabilità gestionale da parte dell’amministrazione regionale. Così, chi nella sanità pubblica incontra ostacoli, si sposta in quella privata. Ovviamente solo se economicamente può permetterselo. Un turismo sanitario indegno di un Paese civile. La recente indagine europea Euro Index Consumer Health 2018 (EHCI) sui sistemi sanitari europei colloca l’Italia al 20° posto su 35, con le maggiori criticità del Paese per le Regioni del centro-sud dovute proprio alle lunghe liste d’attesa. Abbiamo professionisti qualificati e ricercatori promettenti, ma la gestione della sanità deve necessariamente migliorare.

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Diritto alla Pace e Diritto ad un Ambiente sano per una Economia di Pace

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

Roma, martedì 30 Aprile 2019 ore 9.30- 13.30 CESV, Via Liberiana n.17. Le donne della WILPF Italia, come tutte le wilpfers nel mondo, si impegnano a rilanciare con forza la consapevolezza collettiva dell’urgente necessità planetaria di una Economia di Pace, come unica strada per garantire un futuro all’umanità, ora sotto minaccia di un modello di sviluppo predatorio, iniquo, alimentatore di continue guerre e disastri ambientali.
“La distruzione ambientale e l’ecocidio sono entrambi cause e conseguenze di conflitti e forse il più grande pericolo che dobbiamo affrontare nel mondo moderno” (WILPF, Manifesto 2015).Centrale sarà la riflessione su due imprescindibili diritti dell’Umanità: Diritto alla Pace e Diritto all’Ambiente, la cui stretta interconnessione impone all’economia di cambiare rotta, spostando le risorse – finanziarie, umane, culturali e scientifiche – dagli armamenti e la guerra al sociale e alla tutela e salvaguardia dell’ambiente naturale.
WILPF Italia invita le associazioni ambientaliste e pacifiste a iniziare un percorso di dialogo sulle tematiche proposte per ritessere progettualità comuni miranti a costruire una comune “rode map”. L’obiettivo è una rinnovata convergenza eco-pacifista, capace di promuovere mobilitazione sociale e pressione sulla sfera politica, affinché sia realmente garante dei beni comuni da tutelare e preservare per la “collettività dei viventi”, come scritto nella Carta della Terra del 1992.

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Diritto all’informazione

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Il Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, Andrea Riffeser Monti, ha incontrato il Sottosegretario di Stato con delega all’Informazione e all’Editoria Vito Claudio Crimi. Nel corso dell’incontro Riffeser ha prospettato interventi volti a contrastare la profonda crisi dell’editoria giornalistica e a promuovere l’informazione di qualità. In particolare, il Presidente della Fieg si è soffermato sulla necessità di rifinanziare il credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa per il 2019. Il Presidente della Fieg ha ribadito l’importanza di azioni adeguate di promozione della lettura, attraverso il sostegno attivo alla domanda di abbonamenti a quotidiani e periodici anche online.Il confronto è proseguito sulla necessità di regole per il riequilibrio del mercato pubblicitario.Riffeser ha, inoltre, ribadito l’esigenza di un adeguamento generazionale nelle redazioni giornalistiche per garantire una informazione di qualità. È stata poi convenuta la necessità di forme di sostegno alle edicole per garantire l’accesso all’informazione stampata sempre e ovunque. Di particolare attualità la proposta per una significativa campagna di comunicazione congiunta della stampa con le istituzioni per la promozione della partecipazione dei cittadini al voto. Nel ringraziare il Sottosegretario Crimi per il positivo e costruttivo dialogo, il Presidente della Fieg ha, infine, sottolineato la necessità di interventi urgenti, anche in vista del confronto del Governo con tutta la filiera dell’informazione.

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Onda promuove il diritto e il valore dell’informazione al paziente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

“Quando un paziente è correttamente informato, si cura meglio e impiega al meglio le risorse sanitarie in termini di servizi e di spesa farmaceutica, innescando un processo virtuoso a vantaggio dell’intero sistema e della collettività”, sostiene Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. “Alla base di una corretta informazione del paziente però non ci sono dottor Google o i consigli dei seppur ben intenzionati amici, ma una buona comunicazione tra medico e paziente, essa stessa da considerarsi tempo dedicato alla cura”. Per promuovere una corretta informazione del paziente, intesa al tempo stesso come diritto giuridicamente sancito e come valore individuale e sociale, Onda ha pubblicato l’opuscolo “L’informazione al paziente, tra diritto e valore”, con il contributo incondizionato di Roche, disponibile on line sul sito http://www.ondaosservatorio.it. La corretta informazione attraverso la comunicazione medico-paziente ha da sempre rivestito un ruolo cruciale nell’attività clinica, ma oggi, nel vasto panorama di opzioni terapeutiche disponibili, che comprende anche farmaci generici e biosimilari, è ancor più importante al fine di promuovere la continuità delle cure e l’aderenza terapeutica. “Secondo i dati di recenti indagini condotte da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato solo la metà dei medici dichiara di accertarsi che il proprio assistito abbia compreso le indicazioni su terapie e percorso di cura e delle sue eventuali difficoltà economiche; per un terzo invece non è prioritario informare su alternative terapeutiche o sull’esistenza di farmaci equivalenti o biosimilari”, prosegue Merzagora. “I pazienti d’altro canto hanno una conoscenza scarsa riguardo al farmaco biosimilare: solo il 9% sa la differenza tra biologici e biosimilari, mentre il 41% non ha la minima idea di cosa sia un biosimilare”.
La pubblicazione di Onda offre uno spazio di approfondimento sul tema farmaci biologici e biosimilari, prendendo spunto da tre documenti pubblicati, rispettivamente, da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), dalle Società Scientifiche (AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica, SIF – Società Italiana di Farmacologia, SIFO – Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie, CIPOMO – Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) affiancate dai pazienti oncologici che fanno riferimento alla Fondazione AIOM e da Farmindustria, voce delle aziende farmaceutiche. I tre position paper condividono la necessità di affidare esclusivamente al giudizio clinico e dunque al medico prescrittore la scelta rispetto al tipo di farmaco (biologico di riferimento vs biosimilare), valorizzando il coinvolgimento attivo del paziente che deve essere sempre correttamente informato sulle motivazioni della decisione terapeutica.

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“I Mercoledì del Diritto”: la colpa medica

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Parma 28 novembre ore 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Ateneo (via Università, 12) si parlerà della colpa medica nel prossimo appuntamento di “I Mercoledì del Diritto”, rassegna d’incontri su temi giuridici organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma. L’incontro “Le Sezioni Unite e la colpa medica dopo la Legge Gelli-Bianco: un nuovo caso di diritto penale giurisprudenziale”. Relatore sarà Stefano Putinati, docente di Diritto penale all’Università di Parma.
“La responsabilità penale del medico e, più in generale, dell’operatore sanitario, è stata oggetto di due importanti interventi legislativi nel corso degli ultimi cinque anni – spiega il prof Putinati -. Il decreto Balduzzi (n. 158/12) prima e la recente legge Gelli-Bianco (n. 24/17) hanno, infatti, ridisegnato i profili di responsabilità penale (e civile) in ambito sanitario. La legge Gelli-Bianco ha introdotto l’art. 590-sexies c.p., Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario, norma che avrebbe dovuto nelle intenzioni del legislatore restringere i contorni della colpa medica. In senso contrario si è espressa da subito la IV Sezione della Suprema Corte negando alla nuova norma penale la natura stessa di causa di non punibilità pur nei limiti previsti dalla fattispecie. La medesima Sezione, pochi mesi dopo, ha effettuato un revirement e la decisione ha dato luogo a un vero e proprio contrasto “sincronico” che ha richiesto l’immediato intervento delle Sezioni Unite. Con un’opera di cesello, la decisione delle Sezioni Unite, cercando di mediare tra i due versanti interpretativi, ha sancito un allargamento del perimetro di potenziale responsabilità penale colposa del medico rispetto al decreto Balduzzi. Nel delicato settore medico, insomma, gli operatori sanitari sono destinati ancora a vagare tra comprensibili esigenze di “medicina difensiva” e il ruolo da attribuire al rispetto di linee guida e best practice ai fini della esclusione della responsabilità penale”.
L’iniziativa, patrocinata dall’Ordine degli Avvocati e dal Consiglio Notarile di Parma, si rivolge a docenti e studenti dell’Ateneo, a operatori del diritto ma anche a un pubblico più vasto, dai docenti e studenti delle scuole superiori a tutti gli interessati.

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Il Diritto al cibo è un pilastro fondamentale del diritto umano alla vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Eppure come hanno denunciato alla FAO oltre 300 rappresentanti di 12 milioni di contadini, pescatori, comunità indigene a Roma per la celebrazione della Giornata mondiale del cibo, 821 milioni di persone nel 2017 hanno sofferto la fame o l’insicurezza alimentare. I Governi delle Nazioni Unite, tra cui l’Italia, pur essendosi impegnati a raggiungere entro il 2030, tra gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile (SDGs), quello della “Fame zero”, in realtà non stanno rispettando questa decisione. Il 2018, infatti, risulta essere il terzo anno consecutivo in cui il numero degli affamati nel mondo è cresciuto: dal 2016, quando se ne registrarono 804 milioni, ce ne sono 13 milioni in più.
Una tendenza negativa che sembra confermata, tanto che il Meccanismo della Società civile (Civil Society Mechanism – CSM), che la rappresenta all’interno del Comitato per la sicurezza alimentare (CFS), non solo indica il diritto umano al cibo come quello più violato al mondo nel 2018, ma denuncia anche un forte peggioramento a causa della restrizione degli spazi democratici e della repressione contro chi tenta di rivendicarlo o farlo rispettare. Anche in Italia il diritto al cibo non è scontato nel 2017, 1 milione e 778 mila famiglie (6,9% del totale), di cui fanno parte 5 milioni e 58 mila individui (l’8,4% del totale degli italiani residenti), si trovavano in condizione di povertà assoluta, secondo l’Istat. Due decimi di punto in più rispetto al 2016. Ci sono ancora 768 milioni di persone che non hanno a disposizione una fonte d’acqua potabile sicura e 185 milioni di persone costrette ad abbeverarsi alle fonti di superficie, come fiumi e laghi. Le politiche commerciali promosse in ambito dell’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO), ma anche dall’Unione Europea in tutti i suoi trattati bilaterali, in primis il trattato di liberalizzazione commerciale con il Canada (CETA), antepongono gli interessi delle grandi aziende al diritto al cibo, alla salute e alla lotta contro i cambiamenti climatici che aggrava la crisi alimentare. A 14 anni dall’approvazione in ambito FAOdelle Linee guida per il Diritto al Cibo, il CSM ha presentato a Roma un Rapporto di monitoraggio della loro implementazione in tutto il mondo. Anche la società civile italiana vorrebbe portare avanti un’analisi condivisa su cosa succede nel Belpaese: per questo le associazioni italiane che partecipano ai lavori del CFS, come Action Aid, Terra Nuova, Crocevia, il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua e la Campagna Stop TTIP italia con l’associazione Fairwatch e Attac Italia, hanno invitato alcuni rappresentanti dei movimenti per il Diritto al cibo e il Diritto all’acqua pubblica per descrivere i problemi aperti e presentare alcune raccomandazioni emerse nell’ambito del Forum in corso alla FAO.

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“Il diritto allo studio è uguale per tutti

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

“L’Associazione Italiana Editori è in prima fila là dove sono i libri e i bambini. E i bambini per noi sono tutti uguali”. Sono queste le parole del presidente dell’AIE Ricardo Franco Levi, in risposta alla notizia secondo la quale cittadini non comunitari, per ottenere i contributi regionali sull’acquisto di testi scolastici, debbano presentare un certificato sul possesso di immobili o percezione di redditi all’estero rilasciato dalle autorità del Paese di provenienza. “Il diritto a studiare”, ha proseguito Levi, “il diritto a crescere, a leggere, a sognare sono uguali per tutti. Il diritto allo studio è uno dei principi cardine sui quali si fonda la nostra Associazione. Come editori vogliamo che esso sia garantito e sostenuto, indipendentemente dal Paese dal quale provengono gli studenti. Chiediamo di fare chiarezza, per permettere a tutti i bambini e ragazzi e alle loro famiglie di accedere ai contributi per le agevolazioni sui testi scolastici. La scuola è il luogo giusto e ideale per favorire l’integrazione”.

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Diritto alla Retribuzione Professionale Docenti (RPD)

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Lo scorso 27 luglio 2018, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con una storica ordinanza, ha riconosciuto il diritto alla Retribuzione Professionale Docenti (RPD) anche per gli insegnanti che hanno stipulato contratti brevi. Tutto il personale, ha spiegato la Suprema Corte, a prescindere dal tipo di contratto professionale stipulato, ha quindi pieno diritto all’assegno mensile, da 164 euro a 257,50 euro per tutta la durata della supplenza, rivalutato dal 1° marzo 2018 con gli incrementi previsti dal CCNL 2016-2018 come da tabella allegata. Per questa ragione, il ricorso è stato esteso anche al recupero del Compenso Individuale Accessorio (CIA) per le fasce A, AS, B, C del personale ATA, da 58,50 euro a 64,50 euro anch’essi da rivalutare. Possibile recuperare fino a 23mila Euro per gli ultimi 10 anni.

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“I Mercoledì del Diritto”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Parma Alle ore 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma relatore Giovanni Perlingieri dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Sarà dedicato a “La convalida delle nullità di protezione e la sanatoria dei negozi giuridici” il prossimo appuntamento di “I Mercoledì del Diritto”, rassegna d’incontri su temi giuridici organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma. L’incontro è in programma per mercoledì 17 ottobre alle 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Ateneo (via Università, 12). Relatore sarà Giovanni Perlingieri, ordinario di Diritto privato all’Università degli Studî della Campania “Luigi Vanvitelli” Il Prof. Perlingieri introduce così l’appuntamento: “La relazione tratterà il problema della convalidabilità delle cosiddette nullità di protezione e in generale delle nullità tradizionali alla luce delle recenti sentenze della Cassazione e della Corte di Giustizia, in tema di rilevabilità d’ufficio, contratti monofirma ecc.Si eviteranno soluzioni astratte e generalizzanti e si concentrerà l’attenzione sulla natura qualitativa dell’interesse protetto dalla singola norma statuente la nullità. L’indagine, sensibile a considerare il proprium dei singoli vizi di invalidità, si svilupperà attraverso una rilettura sistematica e assiologica dell’art. 1423 del Codice civile al fine di evitare la creazione di categorie (nullità) e sottocategorie (nullità di protezione) non comunicanti e favorire una riconcettualizzazione della nullità e della sanabilità”. L’iniziativa, patrocinata dall’Ordine degli Avvocati e dal Consiglio Notarile di Parma, si rivolge a docenti e studenti dell’Ateneo, a operatori del diritto ma anche a un pubblico più vasto, dai docenti e studenti delle scuole superiori a tutti gli interessati. Gli incontri di “I Mercoledì del Diritto” hanno a oggetto sia temi di attualità, come norme recentemente promulgate o casi giudiziari, sia temi prettamente culturali ma comunque attinenti al Diritto, e che presentino profili di interesse non soltanto per un uditorio di specialisti. Relatori sono docenti, ricercatori e assegnisti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e Internazionali dell’Università di Parma, ma anche giuristi e docenti italiani e stranieri.

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“I Mercoledì del Diritto”: la crisi della legalità processuale penale

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Parma Alle ore 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma. Relatore Fabio Salvatore Cassibba si parlerà della crisi della legalità processuale penale. E’ il tema del prossimo appuntamento di “I Mercoledì del Diritto”, rassegna d’incontri su temi giuridici organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma.
Il Prof. Cassibba introduce così l’incontro: “Il rispetto della legalità processuale, imposto dall’art. 111 comma 1 della Costituzione e da numerose fonti sovranazionali vincolanti per l’Italia, implica che durante i procedimenti giudiziari sia assicurata la corretta osservanza della legge, anzitutto da parte degli organi pubblici. L’esigenza in parola costituisce, nell’ambito penale, un architrave dello Stato di diritto: proprio dove sono in gioco valori primari della società democratica e diritti fondamentali (primo fra tutti, l’inviolabilità della libertà personale), la legalità processuale evita che il cittadino, coinvolto come imputato o persona offesa in un giudizio, subisca condotte arbitrarie della pubblica autorità. Sennonché, la legalità processuale versa – non da oggi – in grave crisi a causa di vari fattori: fra questi, le insiste riforme alla legge processuale, spesso caratterizzate da un contenuto oscuro, e un ampio impiego di interpretazioni della legge apertamente creative da parte dei giudici. L’incontro intende illustrare i notevoli rischi di tale fenomeno, capace di comportare disparità di trattamento fra cittadini, in violazione del principio costituzionale di uguaglianza, e intende offrire riflessioni di metodo, volte a contrastare le implicazioni negative della crisi della legalità processuale in ambito penale”. L’iniziativa, patrocinata dall’Ordine degli Avvocati e dal Consiglio Notarile di Parma, si rivolge a docenti e studenti dell’Ateneo, a operatori del diritto ma anche a un pubblico più vasto, dai docenti e studenti delle scuole superiori a tutti gli interessati.Gli incontri di “I Mercoledì del Diritto” hanno a oggetto sia temi di attualità, come norme recentemente promulgate o casi giudiziari, sia temi prettamente culturali ma comunque attinenti al Diritto, e che presentino profili di interesse non soltanto per un uditorio di specialisti. Relatori sono docenti, ricercatori e assegnisti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e Internazionali dell’Università di Parma, ma anche giuristi e docenti italiani e stranieri.

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Sequestro di Persone? No del diritto!

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

di Mauro Mellini, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Fate bene attenzione: se qualcuno bussa alla porta della vostra casa e chiede ospitalità e voi non gli spalancate la porta e quello rimane lì e non se ne va, la procura di Agrigento, che non bada molto alla trascurabile questione per la competenza per territorio, potrebbe accusarvi di sequestro di persona. Credo che Salvini, sempre alla ricerca dello scontro e della rissa che lo pongano al vertice dell’attenzione e dei dibattiti, non arrivasse a sperare tanto. Doppio è l’abuso che la Procura di Agrigento ha fatto dei suoi poteri.
In primo luogo è intervenuta a gamba tesa (ma avendo cura di farlo quando la questione dei migranti recuperati in mare dalla nave Diciotti della Guardia Costiera stava per raggiungere una soluzione) in una questione di esercizio dei poteri politici del governo e dei Ministri nella quale individuare gli estremi di reato in una presunta e pur eventualmente sussistente erroneità dell’indirizzo politico di tutti o qualcuno dei Ministri stessi e di per sé non solo una violazione di un fondamentale principio di separazione è di autonomia dei Poteri dello stato: è addirittura superfluo sottolineare che l’autorizzazione allo sbarco in territorio italiano di stranieri privi di passaporto benché salvati in mare, come quelli del caso in questione, è espressione di una scelta politica che, intanto, non può che implicare responsabilità di tutto il governo.
Ma a questo si aggiunge il ridicolo della formulazione di una ipotesi di reato di sequestro di persone o di arresti illegali nella condotta di mero rifiuto di far sbarcare in Italia quei migranti.
Far consistere il sequestro di persone o, a maggior ragione, il loro arresto illegale nel mero rifiuto di accoglierli nel territorio dello Stato e farne carico al Ministro responsabile dei servizi di vigilanza degli ingressi nel nostro Paese (e non “ si noti” quello da cui dipende la Guardia Costiera ed i comandi delle navi tra cui la Diciotti) ed ipotizzare quindi un sequestro di persone “indiretto” di chi sta sulla nave in attesa di conveniente collocazione, significa o essere pericolosi ignoranti del diritto e spregiatori della razionalità, o pericolosi prevaricatori che del diritto e della razionalità se ne infischiano preoccupati solo di mostrarsi “ superiori” ai poteri che spettano al governo e alle massime Istituzioni della Repubblica. Vi sarebbe da aggiungere che la finalità smarcatamente politica di questo intervento della procura di Agrigento (che non è neppure una delle punte “ dell’oltranzismo giudiziario” è quello che emerge indiscutibilmente con la scelta di Salvini quale “sequestratore indiretto mediante cacciata dei presunti sequestrati” si direbbe che si è preferito aumentare l’evidenza del ridicolo dell’incriminazione per farne carico si fa per dire : credo che Salvini né sarà arcicontento a quello che di tutta la vicenda aveva ed ha il più grande riscontro mediatico ( Per non dire che la procura di Agrigento con il divieto di sbarco dalla nave attraccata prima a Trapani e poi a Catania c’entrava come i cavoli a merenda).
Anche il Partito dei Magistrati è oggi portato ad indirizzare non solo i suoi poteri e le sue aggressioni ma anche i suoi abusi concepiti in modo in cui essi gli procurano maggiore visibilità nella pubblica opinione. Anche quando si tratta di mettersi sotto i piedi diritto e giustizia si vuole farlo con il massimo clamore è il più forte impatto nella pubblica opinione. (Mauro Mellini)

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Diritto costituzionale alla salute

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Sembra un discorso ovvio e il parlarne superfluo, ma non è così, purtroppo. In Italia, nello specifico, vi sono fin troppe voci discordanti e mestatori di torbide soluzioni. Oggi esistono 70.000 schede censite di malati rari mentre, da anni, le stime ci parlavano di circa 2.000.000 di malati con patologie definite rare nel nostro Paese, allora è vero che i conti ancora non tornano. Per varare un piano Nazionale c’è bisogno di certezza sui numeri, e il sovrastimare o sottostimare rende impossibile capire il problema e stanziare sufficienti risorse economiche per affrontarlo. A decine sono le denunce che arrivano all’Osservatorio dell’Associazione Giuseppe Dossetti dedicato ai malati rari “Officina Malattie Rare” per i farmaci che non ci sono, per i farmaci che ci sono ma che il SSN non passa, per le malattie rare non ancora riconosciute dallo Stato, per la legge 104 non concessa. E, tra l’interrogativo più frequente, “Dove finiscono i fondi stanziati per le malattie rare?”, questa è la domanda che quotidianamente c’è rivolta da chi, oltre alla malattia oggi, per via della stretta finanziaria, vede svanire le possibilità di cura perché ogni giorno la povertà incalza. Questa è la domanda che i malati rari si pongono al risveglio ogni mattina perché risposte ancora non ne vedono. Perché, come diceva Don Dossetti “non si superi l’insuperabile” e l’insuperabile è il baratro tra malato e Istituzioni.
Nel frattempo c’è chi predica che mancano le risorse e c’è chi ci informa degli sprechi. Il 50% dei farmaci in circolazione è inutile e potrebbe essere eliminato senza problemi. Inoltre gli “enormi interessi economici che gravitano attorno alle medicine” e la “tendenza al consumismo sanitario”, sono il quadro in cui si inserisce l’utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi.” C’è evidentemente – spiega l’esperto – poca appropriatezza”, che si esprime a diversi livelli. “Il primo è dato dai farmaci totalmente inutili – precisa – come gli epatoprotettori, gli integratori, gli immunostimolanti, i dimagranti, ecc.” “Una paccottiglia che è solo frutto di pubblicità”. Ci sono poi i tanti medicinali “usati solo per curare le cattive abitudini, dal fumo all’eccesso di alcol, dal sovrappeso all’uso di droga.” Anche in questo caso si tratta di una spesa evitabile.
“Il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare moltissimo con interventi più decisi sulle abitudini di vita”, dice Garattini, che sottolinea come “non esiste solo un diritto alla salute ma anche un dovere. E’ necessario un lavoro d’informazione e educazione su questo: chi si “procura” una malattia deve sapere che attinge da fonti comuni e sottrae risorse a chi si è ammalato senza colpe.”
Vi è poi un discorso, di più ampia portata, che si rileva dai casi di patologie ambientali prodotte dall’inquinamento chimico, elettromagnetico e da emissioni di CO2. Di laghi inquinati da alga rossa e da tracce di metalli pesanti, di inceneritori, discariche abusive, di patologie legate all’esposizione di amianto e di altre problematiche di questo tipo. Il tutto si contorna di altri stimoli culturali e informativi quando l’Associazione culturale “Giuseppe Dossetti” affronta il tema su “i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) per aprire il dibattito sui “Farmaci Innovativi, tra Consumismo e Appropriatezza nei 21 Sistemi Diversi di Accesso.” L’appropriatezza dei Farmaci Innovativi non può significare solo qualità nell’indicazione terapeutica, ma deve misurarsi anche con un’accessibilità capillare e veloce su tutto il territorio nazionale per non correre il rischio di permettere solo a chi ha più soldi di curarsi meglio.
In Italia, con l’approvazione del federalismo sanitario ci troviamo davanti a ventuno sistemi di sanità diversi, nel senso che ogni regione può permettere, o no, ai propri residenti di accedere ai farmaci nuovi per le migliori terapie di cura.
Un farmaco può considerarsi innovativo quando offre al paziente dei benefici maggiori rispetto alle cure precedenti e sono migliaia i malati che, invece, non possono accedervi perché troppo cari. S’intersecano, tra loro, in un mix di ardua comprensione, i diritti del paziente, i tetti di spesa, i prontuari regionali e aziendali, i farmaci anticancro, la prevenzione e l’innovazione. (Riccardo Alfonso da Medicina online parte seconda)

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“La prospettiva del diritto del lavoro, oggi e nei prossimi decenni”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Parma Lunedì 23 aprile, dalle ore 15 alle ore 19, presso l’aula A del Palazzo Centrale dell’Università di Parma (via Università 12), si terrà il Convegno internazionale di Diritto del Lavoro dal titolo “La prospettiva del diritto del lavoro, oggi e nei prossimi decenni”.
L’incontro di studio, presieduto da Enrico Gragnoli, Ordinario di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Ateneo, vedrà quali Illustri relatori Guy Davidov, Full Professor of Labour Law alla Hebrew University of Jerusalem, Membro del Comitato Esecutivo dell’International Society for Labor and Social Law, nonché Fondatore e Membro del Comitato Direttivo del Labour Law Research Network; Roberto Romei, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università “Roma Tre”; Vincenzo Ferrante, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Massimiliano Marinelli, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università degli Studi di Palermo.

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Incontro con Thomas Casadei su “Diritto e (dis)parità”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Parma Giovedì 12 aprile, alle ore 15.30, nella Biblioteca dell’ex Istituto di Diritto Pubblico (via Università 12), si terrà il quinto incontro della Rassegna in tema di Democrazia paritaria organizzata dal CUG – Comitato Unico di Garanzia dell’Ateneo. Interverrà Thomas Casadei, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia, che presenterà il suo ultimo libro dal titolo Diritto e (dis)parità. Dalla discriminazione di genere alla democrazia paritaria (2017, Aracne). Introducono l’incontro e dialogano con l’autore Leonardo Marchettoni, Filosofo del Diritto e docente di Teoria Politica del Diritto e di Analisi delle Istituzioni Politiche all’Università di Parma, e Francesco De Vanna, Dottorando di Ricerca in Filosofia del Diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia.
L’opera di Casadei si articola sin dal titolo lungo l’asse del femminismo, di cui delinea i profili teorici e le declinazioni giuridiche fondamentali. Il volume mette in rilievo “antiche questioni e nuovi dilemmi” in particolare sul piano degli stereotipi, della cosiddetta “democrazia paritaria” e del discorso costituzionale contemporaneo, inserendo tali riflessioni nel comune orizzonte della teoria politica e della teoria giuridica, in riferimento tanto agli ordinamenti vigenti quanto ai linguaggi costituiti. Se l’immaginario giuridico è un universo simbolico – che veicola i discorsi e le istituzioni, riflette e al tempo stesso produce valori comuni – allora occorre riconoscere che esso è, ancora oggi, colonizzato da persistenti forme di dominio che replicano la “grammatica della disparità” e impediscono la realizzazione di un’autentica uguaglianza tra i sessi.
Thomas Casadei è Professore associato di Filosofia del Diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia. É componente della giunta del Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità istituito, nel 2016, presso l’ateneo emiliano. É membro del comitato di redazione di numerose riviste ed è autore di vari saggi e monografie, tra le quali si segnalano Tra ponti e rivoluzioni. Diritto, costituzioni, cittadinanza in Thomas Paine (2012, Giappichelli), Il sovversivismo dell’immanenza. Diritto, morale e politica in Michael Walzer (2012, Giuffré) e Il rovescio dei diritti. Razza, discriminazione, schiavitù (2016, Derive Approdi).

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Diritto alla presunzione di innocenza e il diritto di presenziare al processo

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

La nuova normativa dell’UE in base alla quale agli indagati e imputati è riconosciuta la presunzione di innocenza fino a quando non ne sia stata legalmente provata la colpevolezza è in vigore da domenica 1º aprile.
La normativa assicura inoltre una migliore tutela dei diritto di restare in silenzio e del diritto di presenziare al proprio processo. Essa garantirà infatti che chiunque in tutta l’UE possa beneficiare di tali diritti procedurali, attualmente non tutelati allo stesso modo in tutti gli Stati membri. Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “Ogni anno nell’UE 9 milioni di persone devono affrontare procedimenti penali. La presunzione di innocenza è un diritto fondamentale e deve essere rispettato nella pratica in tutta Europa. Ogni cittadino deve sempre avere la garanzia di un processo equo. Invito tutti gli Stati membri ad attuare le norme al più presto.”In base alla direttiva gli Stati membri devono anche garantire che fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie non presentino la persona come colpevole. Inoltre è garantito il diritto al silenzio per l’imputato. Qualora sia stato violato il diritto di presenziare al processo, è garantito il diritto a un nuovo processo.La direttiva fa parte di un pacchetto di sei disposizioni legislative volte a fornire norme minime comuni sui diritti processuali degli indagati e degli imputati nei procedimenti penali. Il pacchetto garantisce che le persone fisiche indagate o imputate in procedimenti penali godano di diritti uguali nel proprio paese d’origine o in un altro paese dell’UE, e consente una migliore cooperazione giudiziaria in tutta l’UE.

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Balzerani e il nostro diritto di non doverla subire ancora

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

“Gente come Barbara Balzerani, che ha scelto di togliere la vita ad altri e ancora pensa di aver fatto bene, che ha scelto di combattere e abbattere le istituzioni di questo paese imbracciando armi e versando sangue e ancora pensa di aver fatto bene, non dovrebbe avere il diritto di parola e poter discettare in suo totale agio sui motivi che giustificano la sua ferocia. Gente così, che di umano ha veramente poco, non dovrebbe essere cercata e riverita dai media che dovrebbero smettere, una buona volta, di propinarci il disgustoso spettacolo del ribaltamento di ogni principio e di ogni realtà nascondendosi dietro a una presunta ricerca di approfondimenti di non si capisce cosa. Gente come la Balzerani non dovrebbe essere distolta dall’unico impegno che deve portare avanti: passare il resto della sua vita in ginocchio a chiedere pietà alle vedove e agli orfani che ha reso tali con la sua lucida follia eversiva. E c’è un motivo preciso e insuperabile: le vittime di una bestiale crudeltà e tutti i cittadini onesti che difendono la pace e che rispettano la vita hanno diritto a non dover ancora subire la violenza di questa donna, la sua indegnità, la sua pervicace cattiveria”.Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo le parole della brigatista Barbara Balzerani che presentando il suo libro al centro sociale Cpa di Firenze ha fra l’altro detto: “C’è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te”.
Tralasciamo l’ovvietà di replicare al delirio della Balzerani ricordando che nessuno sceglie il mestiere di vittima, ma chi lo è, per definizione, ha subito una violenza ingiusta. Tralasciamo anche l’altra ovvietà di ricordare che, se c’è qualcuno che ha fatto del proprio passato un ‘mestiere’ molto ben retribuito, quelli sono i criminali come la Balzerani che, per un motivo davvero difficile da digerire, vengono non di rado messi in cattedra, ospitati qua e là per presentare le proprie ‘opere’, addirittura considerati come ‘dotti’ meritevoli di esporci analisi e perle di saggezza dalle colonne dei giornali. Una vergogna tanta e tale che la necessità di dover esprimere oggi questo nostro pensiero rende addirittura ancora peggiore. Resta da sottolineare, piuttosto, il decoro e il pudore di vittime che, anche se non stanno in cima ai pensieri dei più, proseguono la loro vita nel solco del dolore e del lutto e, nonostante ciò, portano avanti i principi di lealtà, di correttezza e di onestà che i loro cari hanno incarnato. Per non parlare di tuti gli appartenenti alle Forze dell’ordine che, al di là dello sdegno e del rammarico di dover vedere quotidianamente il ricordo dei loro colleghi morti calpestato al pari della loro stessa dignità ogni volta che un assassino ‘fa lezione’, proseguono indefessi nello svolgimento del loro dovere per un Paese che spesso li offende nella più ingrata delle maniere”.

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Diritto, giustizia e pietà

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

Scrive Mattia Feltri, su La Stampa, di un fatto verificatosi ai primi del ‘900: un contadino abruzzese vide suo figlio, Ignazio Silone ancora bambino, ridere di un uomo che era portato via da due carabinieri. Il padre redarguì il figlio ammonendolo e ricordandogli che non si può ridere di un carcerato perché non può difendersi, perché può essere innocente e perché è un infelice.In quella frase di un contadino abruzzese, di più di un secolo fa, è raccolto il concetto di diritto, di giustizia e la pietà. Beninteso, non siamo buonisti, né abbiamo la tendenza a giustificare tutto. Quando qualcuno afferma che la colpa di un fatto compiuto da una persona, è da attribuire alla società, agli amici, ai colleghi, ai genitori, alla scuola, o altra causa esterna, ricordiamo che esiste sempre la responsabilità individuale.Vero è che la derisione, l’insulto, la villania, il dileggio fanno parte della comunicazione moderna. Si è già condannati prima delle sentenze, per partito preso, perché si è alla ricerca del capro espiatorio o dell’untore di turno. I media sono pieni di questi aspetti perchè aumentano le vendite e gli ascolti, cioè gli incassi per gli editori, che webeti, telebeti, facebeti, twittebeti non riescono a comprendere. Mala tempora currunt sed peiora parantur (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il diritto fondamentale all’educazione e all’insegnamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

Roma 12 e 13 marzo 2018 (ore 8:45, Aula Magna “Giovanni Paolo II”) sul tema Il Diritto all’educazione e all’insegnamento Convegno di studi promosso dalla Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università della Santa Croce.
L’educazione come diritto fondamentale della persona umana, l’autonomia dei centri di insegnamento così come tutelata dalla giurisprudenza europea, i sistemi di finanziamento delle scuole nei principali Stati europei, l’educazione alla cittadinanza come possibile risposta al multiculturalismo, il ruolo educativo dei genitori, l’homeschooling e le sfide poste dalla teoria del gender.
L’iniziativa si rifà al diritto della Chiesa di trasmettere la dottrina cattolica e i valori umani fondati sulla legge naturale attraverso la fondazione e la direzione di scuole di qualsiasi disciplina, genere e grado – spiegano gli organizzatori. Per questo, sarà dato spazio anche ai principi del Magistero ecclesiastico sull’educazione e al legame esistente tra diritto canonico ed ecclesiastico, con uno sguardo al diritto fondamentale allo studio e alla ricerca che spetta ai fedeli nell’ambito delle scienze ecclesiastiche.
Ad aprire i lavori sarà il Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, mons. Angelo Vincenzo Zani. Tra i relatori, Jorge Otaduy (Universidad de Navarra), Alfred Fernández (Direttore di Oidel, Ginevra), Vincenzo Turchi (Università del Salento), Paolo Cavana (Lumsa), Emmanuel Tawil (Università di Paris II Panthéon-Assas), Alessandro Ferrari (Università degli Studi dell’Insubria), Paolo Asolan (Università Lateranense) e i docenti della Santa Croce Stefan Mückl, Jean-Pierre Schouppe e José Tomás Martín de Agar.Le sessioni pomeridiane saranno moderate dal Prefetto della Casa Pontificia, mons. Georg Gäenswein e dal prof. Carlo Cardia, dell’Università Roma Tre. Previste anche tre tavole rotonde.Il Convegno è accreditato dal Ministero dell’Istruzione come attività di formazione per docenti e personale scolastico.

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Diritto alla perequazione tra pensioni e stipendio

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

corte dei contiInteressante sentenza della Corte dei Conti della Puglia, che accoglie il ricorso proposto da un ex appartenente al Ministero degli Interni, sulla questione della vigenza nell’ordinamento del “principio di automatico collegamento della misura delle pensioni al trattamento retributivo del personale in servizio“.La sentenza, molto articolata, fa riferimento a pronunciamenti della Corte Costituzionale, quando afferma che “non può non prospettarsi come fattore di nuove e ulteriori divaricazioni tra pensioni e stipendi, rappresentando l’ipotesi che nel medio periodo l’andamento delle retribuzioni finirà per discostarsi dalle pensioni“.Il giudice ritiene che “In applicazione, quindi, degli articoli 36 e 38 della Costituzione (…) per le considerazioni sopra espresse, che debba essere affermato il diritto del ricorrente alla perequazione del trattamento pensionistico, con aggancio ai miglioramenti economici concessi al personale di pari qualifica ed anzianità in attività di servizio“. Inoltre, si legge nella sentenza, che “Il suddetto principio non è, in effetti, contenuto in alcuna espressa disposizione legislativa che lo sancisca in termini generali, ma viene di volta in volta invocato quando si ponga per una categoria di pubblici dipendenti la necessità di uno speciale adeguamento del trattamento di quiescenza, in relazione ad una dinamica salariale del personale in servizio che venga a discostarsi in misura notevole dai valori economici precedentemente attribuiti e sui quali veniva calcolato il trattamento di quiescenza“. Da ciò, la Corte dei Conti “accerta il diritto dei ricorrenti alla perequazione della pensione, con collegamento al trattamento stipendiale dei dipendenti di pari anzianità, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria nella misura di legge“. (fonte: GrNet.it)

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