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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘diritto’

“I Mercoledì del Diritto”: la crisi della legalità processuale penale

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Parma Alle ore 17 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma. Relatore Fabio Salvatore Cassibba si parlerà della crisi della legalità processuale penale. E’ il tema del prossimo appuntamento di “I Mercoledì del Diritto”, rassegna d’incontri su temi giuridici organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma.
Il Prof. Cassibba introduce così l’incontro: “Il rispetto della legalità processuale, imposto dall’art. 111 comma 1 della Costituzione e da numerose fonti sovranazionali vincolanti per l’Italia, implica che durante i procedimenti giudiziari sia assicurata la corretta osservanza della legge, anzitutto da parte degli organi pubblici. L’esigenza in parola costituisce, nell’ambito penale, un architrave dello Stato di diritto: proprio dove sono in gioco valori primari della società democratica e diritti fondamentali (primo fra tutti, l’inviolabilità della libertà personale), la legalità processuale evita che il cittadino, coinvolto come imputato o persona offesa in un giudizio, subisca condotte arbitrarie della pubblica autorità. Sennonché, la legalità processuale versa – non da oggi – in grave crisi a causa di vari fattori: fra questi, le insiste riforme alla legge processuale, spesso caratterizzate da un contenuto oscuro, e un ampio impiego di interpretazioni della legge apertamente creative da parte dei giudici. L’incontro intende illustrare i notevoli rischi di tale fenomeno, capace di comportare disparità di trattamento fra cittadini, in violazione del principio costituzionale di uguaglianza, e intende offrire riflessioni di metodo, volte a contrastare le implicazioni negative della crisi della legalità processuale in ambito penale”. L’iniziativa, patrocinata dall’Ordine degli Avvocati e dal Consiglio Notarile di Parma, si rivolge a docenti e studenti dell’Ateneo, a operatori del diritto ma anche a un pubblico più vasto, dai docenti e studenti delle scuole superiori a tutti gli interessati.Gli incontri di “I Mercoledì del Diritto” hanno a oggetto sia temi di attualità, come norme recentemente promulgate o casi giudiziari, sia temi prettamente culturali ma comunque attinenti al Diritto, e che presentino profili di interesse non soltanto per un uditorio di specialisti. Relatori sono docenti, ricercatori e assegnisti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî politici e Internazionali dell’Università di Parma, ma anche giuristi e docenti italiani e stranieri.

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Sequestro di Persone? No del diritto!

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

di Mauro Mellini, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Fate bene attenzione: se qualcuno bussa alla porta della vostra casa e chiede ospitalità e voi non gli spalancate la porta e quello rimane lì e non se ne va, la procura di Agrigento, che non bada molto alla trascurabile questione per la competenza per territorio, potrebbe accusarvi di sequestro di persona. Credo che Salvini, sempre alla ricerca dello scontro e della rissa che lo pongano al vertice dell’attenzione e dei dibattiti, non arrivasse a sperare tanto. Doppio è l’abuso che la Procura di Agrigento ha fatto dei suoi poteri.
In primo luogo è intervenuta a gamba tesa (ma avendo cura di farlo quando la questione dei migranti recuperati in mare dalla nave Diciotti della Guardia Costiera stava per raggiungere una soluzione) in una questione di esercizio dei poteri politici del governo e dei Ministri nella quale individuare gli estremi di reato in una presunta e pur eventualmente sussistente erroneità dell’indirizzo politico di tutti o qualcuno dei Ministri stessi e di per sé non solo una violazione di un fondamentale principio di separazione è di autonomia dei Poteri dello stato: è addirittura superfluo sottolineare che l’autorizzazione allo sbarco in territorio italiano di stranieri privi di passaporto benché salvati in mare, come quelli del caso in questione, è espressione di una scelta politica che, intanto, non può che implicare responsabilità di tutto il governo.
Ma a questo si aggiunge il ridicolo della formulazione di una ipotesi di reato di sequestro di persone o di arresti illegali nella condotta di mero rifiuto di far sbarcare in Italia quei migranti.
Far consistere il sequestro di persone o, a maggior ragione, il loro arresto illegale nel mero rifiuto di accoglierli nel territorio dello Stato e farne carico al Ministro responsabile dei servizi di vigilanza degli ingressi nel nostro Paese (e non “ si noti” quello da cui dipende la Guardia Costiera ed i comandi delle navi tra cui la Diciotti) ed ipotizzare quindi un sequestro di persone “indiretto” di chi sta sulla nave in attesa di conveniente collocazione, significa o essere pericolosi ignoranti del diritto e spregiatori della razionalità, o pericolosi prevaricatori che del diritto e della razionalità se ne infischiano preoccupati solo di mostrarsi “ superiori” ai poteri che spettano al governo e alle massime Istituzioni della Repubblica. Vi sarebbe da aggiungere che la finalità smarcatamente politica di questo intervento della procura di Agrigento (che non è neppure una delle punte “ dell’oltranzismo giudiziario” è quello che emerge indiscutibilmente con la scelta di Salvini quale “sequestratore indiretto mediante cacciata dei presunti sequestrati” si direbbe che si è preferito aumentare l’evidenza del ridicolo dell’incriminazione per farne carico si fa per dire : credo che Salvini né sarà arcicontento a quello che di tutta la vicenda aveva ed ha il più grande riscontro mediatico ( Per non dire che la procura di Agrigento con il divieto di sbarco dalla nave attraccata prima a Trapani e poi a Catania c’entrava come i cavoli a merenda).
Anche il Partito dei Magistrati è oggi portato ad indirizzare non solo i suoi poteri e le sue aggressioni ma anche i suoi abusi concepiti in modo in cui essi gli procurano maggiore visibilità nella pubblica opinione. Anche quando si tratta di mettersi sotto i piedi diritto e giustizia si vuole farlo con il massimo clamore è il più forte impatto nella pubblica opinione. (Mauro Mellini)

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Diritto costituzionale alla salute

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Sembra un discorso ovvio e il parlarne superfluo, ma non è così, purtroppo. In Italia, nello specifico, vi sono fin troppe voci discordanti e mestatori di torbide soluzioni. Oggi esistono 70.000 schede censite di malati rari mentre, da anni, le stime ci parlavano di circa 2.000.000 di malati con patologie definite rare nel nostro Paese, allora è vero che i conti ancora non tornano. Per varare un piano Nazionale c’è bisogno di certezza sui numeri, e il sovrastimare o sottostimare rende impossibile capire il problema e stanziare sufficienti risorse economiche per affrontarlo. A decine sono le denunce che arrivano all’Osservatorio dell’Associazione Giuseppe Dossetti dedicato ai malati rari “Officina Malattie Rare” per i farmaci che non ci sono, per i farmaci che ci sono ma che il SSN non passa, per le malattie rare non ancora riconosciute dallo Stato, per la legge 104 non concessa. E, tra l’interrogativo più frequente, “Dove finiscono i fondi stanziati per le malattie rare?”, questa è la domanda che quotidianamente c’è rivolta da chi, oltre alla malattia oggi, per via della stretta finanziaria, vede svanire le possibilità di cura perché ogni giorno la povertà incalza. Questa è la domanda che i malati rari si pongono al risveglio ogni mattina perché risposte ancora non ne vedono. Perché, come diceva Don Dossetti “non si superi l’insuperabile” e l’insuperabile è il baratro tra malato e Istituzioni.
Nel frattempo c’è chi predica che mancano le risorse e c’è chi ci informa degli sprechi. Il 50% dei farmaci in circolazione è inutile e potrebbe essere eliminato senza problemi. Inoltre gli “enormi interessi economici che gravitano attorno alle medicine” e la “tendenza al consumismo sanitario”, sono il quadro in cui si inserisce l’utilizzo non sempre migliore di pillole, fiale e sciroppi.” C’è evidentemente – spiega l’esperto – poca appropriatezza”, che si esprime a diversi livelli. “Il primo è dato dai farmaci totalmente inutili – precisa – come gli epatoprotettori, gli integratori, gli immunostimolanti, i dimagranti, ecc.” “Una paccottiglia che è solo frutto di pubblicità”. Ci sono poi i tanti medicinali “usati solo per curare le cattive abitudini, dal fumo all’eccesso di alcol, dal sovrappeso all’uso di droga.” Anche in questo caso si tratta di una spesa evitabile.
“Il Servizio sanitario nazionale potrebbe risparmiare moltissimo con interventi più decisi sulle abitudini di vita”, dice Garattini, che sottolinea come “non esiste solo un diritto alla salute ma anche un dovere. E’ necessario un lavoro d’informazione e educazione su questo: chi si “procura” una malattia deve sapere che attinge da fonti comuni e sottrae risorse a chi si è ammalato senza colpe.”
Vi è poi un discorso, di più ampia portata, che si rileva dai casi di patologie ambientali prodotte dall’inquinamento chimico, elettromagnetico e da emissioni di CO2. Di laghi inquinati da alga rossa e da tracce di metalli pesanti, di inceneritori, discariche abusive, di patologie legate all’esposizione di amianto e di altre problematiche di questo tipo. Il tutto si contorna di altri stimoli culturali e informativi quando l’Associazione culturale “Giuseppe Dossetti” affronta il tema su “i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) per aprire il dibattito sui “Farmaci Innovativi, tra Consumismo e Appropriatezza nei 21 Sistemi Diversi di Accesso.” L’appropriatezza dei Farmaci Innovativi non può significare solo qualità nell’indicazione terapeutica, ma deve misurarsi anche con un’accessibilità capillare e veloce su tutto il territorio nazionale per non correre il rischio di permettere solo a chi ha più soldi di curarsi meglio.
In Italia, con l’approvazione del federalismo sanitario ci troviamo davanti a ventuno sistemi di sanità diversi, nel senso che ogni regione può permettere, o no, ai propri residenti di accedere ai farmaci nuovi per le migliori terapie di cura.
Un farmaco può considerarsi innovativo quando offre al paziente dei benefici maggiori rispetto alle cure precedenti e sono migliaia i malati che, invece, non possono accedervi perché troppo cari. S’intersecano, tra loro, in un mix di ardua comprensione, i diritti del paziente, i tetti di spesa, i prontuari regionali e aziendali, i farmaci anticancro, la prevenzione e l’innovazione. (Riccardo Alfonso da Medicina online parte seconda)

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“La prospettiva del diritto del lavoro, oggi e nei prossimi decenni”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Parma Lunedì 23 aprile, dalle ore 15 alle ore 19, presso l’aula A del Palazzo Centrale dell’Università di Parma (via Università 12), si terrà il Convegno internazionale di Diritto del Lavoro dal titolo “La prospettiva del diritto del lavoro, oggi e nei prossimi decenni”.
L’incontro di studio, presieduto da Enrico Gragnoli, Ordinario di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Ateneo, vedrà quali Illustri relatori Guy Davidov, Full Professor of Labour Law alla Hebrew University of Jerusalem, Membro del Comitato Esecutivo dell’International Society for Labor and Social Law, nonché Fondatore e Membro del Comitato Direttivo del Labour Law Research Network; Roberto Romei, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università “Roma Tre”; Vincenzo Ferrante, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Massimiliano Marinelli, Ordinario di Diritto del Lavoro dell’Università degli Studi di Palermo.

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Incontro con Thomas Casadei su “Diritto e (dis)parità”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Parma Giovedì 12 aprile, alle ore 15.30, nella Biblioteca dell’ex Istituto di Diritto Pubblico (via Università 12), si terrà il quinto incontro della Rassegna in tema di Democrazia paritaria organizzata dal CUG – Comitato Unico di Garanzia dell’Ateneo. Interverrà Thomas Casadei, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia, che presenterà il suo ultimo libro dal titolo Diritto e (dis)parità. Dalla discriminazione di genere alla democrazia paritaria (2017, Aracne). Introducono l’incontro e dialogano con l’autore Leonardo Marchettoni, Filosofo del Diritto e docente di Teoria Politica del Diritto e di Analisi delle Istituzioni Politiche all’Università di Parma, e Francesco De Vanna, Dottorando di Ricerca in Filosofia del Diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia.
L’opera di Casadei si articola sin dal titolo lungo l’asse del femminismo, di cui delinea i profili teorici e le declinazioni giuridiche fondamentali. Il volume mette in rilievo “antiche questioni e nuovi dilemmi” in particolare sul piano degli stereotipi, della cosiddetta “democrazia paritaria” e del discorso costituzionale contemporaneo, inserendo tali riflessioni nel comune orizzonte della teoria politica e della teoria giuridica, in riferimento tanto agli ordinamenti vigenti quanto ai linguaggi costituiti. Se l’immaginario giuridico è un universo simbolico – che veicola i discorsi e le istituzioni, riflette e al tempo stesso produce valori comuni – allora occorre riconoscere che esso è, ancora oggi, colonizzato da persistenti forme di dominio che replicano la “grammatica della disparità” e impediscono la realizzazione di un’autentica uguaglianza tra i sessi.
Thomas Casadei è Professore associato di Filosofia del Diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia. É componente della giunta del Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità istituito, nel 2016, presso l’ateneo emiliano. É membro del comitato di redazione di numerose riviste ed è autore di vari saggi e monografie, tra le quali si segnalano Tra ponti e rivoluzioni. Diritto, costituzioni, cittadinanza in Thomas Paine (2012, Giappichelli), Il sovversivismo dell’immanenza. Diritto, morale e politica in Michael Walzer (2012, Giuffré) e Il rovescio dei diritti. Razza, discriminazione, schiavitù (2016, Derive Approdi).

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Diritto alla presunzione di innocenza e il diritto di presenziare al processo

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

La nuova normativa dell’UE in base alla quale agli indagati e imputati è riconosciuta la presunzione di innocenza fino a quando non ne sia stata legalmente provata la colpevolezza è in vigore da domenica 1º aprile.
La normativa assicura inoltre una migliore tutela dei diritto di restare in silenzio e del diritto di presenziare al proprio processo. Essa garantirà infatti che chiunque in tutta l’UE possa beneficiare di tali diritti procedurali, attualmente non tutelati allo stesso modo in tutti gli Stati membri. Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “Ogni anno nell’UE 9 milioni di persone devono affrontare procedimenti penali. La presunzione di innocenza è un diritto fondamentale e deve essere rispettato nella pratica in tutta Europa. Ogni cittadino deve sempre avere la garanzia di un processo equo. Invito tutti gli Stati membri ad attuare le norme al più presto.”In base alla direttiva gli Stati membri devono anche garantire che fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie non presentino la persona come colpevole. Inoltre è garantito il diritto al silenzio per l’imputato. Qualora sia stato violato il diritto di presenziare al processo, è garantito il diritto a un nuovo processo.La direttiva fa parte di un pacchetto di sei disposizioni legislative volte a fornire norme minime comuni sui diritti processuali degli indagati e degli imputati nei procedimenti penali. Il pacchetto garantisce che le persone fisiche indagate o imputate in procedimenti penali godano di diritti uguali nel proprio paese d’origine o in un altro paese dell’UE, e consente una migliore cooperazione giudiziaria in tutta l’UE.

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Balzerani e il nostro diritto di non doverla subire ancora

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

“Gente come Barbara Balzerani, che ha scelto di togliere la vita ad altri e ancora pensa di aver fatto bene, che ha scelto di combattere e abbattere le istituzioni di questo paese imbracciando armi e versando sangue e ancora pensa di aver fatto bene, non dovrebbe avere il diritto di parola e poter discettare in suo totale agio sui motivi che giustificano la sua ferocia. Gente così, che di umano ha veramente poco, non dovrebbe essere cercata e riverita dai media che dovrebbero smettere, una buona volta, di propinarci il disgustoso spettacolo del ribaltamento di ogni principio e di ogni realtà nascondendosi dietro a una presunta ricerca di approfondimenti di non si capisce cosa. Gente come la Balzerani non dovrebbe essere distolta dall’unico impegno che deve portare avanti: passare il resto della sua vita in ginocchio a chiedere pietà alle vedove e agli orfani che ha reso tali con la sua lucida follia eversiva. E c’è un motivo preciso e insuperabile: le vittime di una bestiale crudeltà e tutti i cittadini onesti che difendono la pace e che rispettano la vita hanno diritto a non dover ancora subire la violenza di questa donna, la sua indegnità, la sua pervicace cattiveria”.Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo le parole della brigatista Barbara Balzerani che presentando il suo libro al centro sociale Cpa di Firenze ha fra l’altro detto: “C’è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te”.
Tralasciamo l’ovvietà di replicare al delirio della Balzerani ricordando che nessuno sceglie il mestiere di vittima, ma chi lo è, per definizione, ha subito una violenza ingiusta. Tralasciamo anche l’altra ovvietà di ricordare che, se c’è qualcuno che ha fatto del proprio passato un ‘mestiere’ molto ben retribuito, quelli sono i criminali come la Balzerani che, per un motivo davvero difficile da digerire, vengono non di rado messi in cattedra, ospitati qua e là per presentare le proprie ‘opere’, addirittura considerati come ‘dotti’ meritevoli di esporci analisi e perle di saggezza dalle colonne dei giornali. Una vergogna tanta e tale che la necessità di dover esprimere oggi questo nostro pensiero rende addirittura ancora peggiore. Resta da sottolineare, piuttosto, il decoro e il pudore di vittime che, anche se non stanno in cima ai pensieri dei più, proseguono la loro vita nel solco del dolore e del lutto e, nonostante ciò, portano avanti i principi di lealtà, di correttezza e di onestà che i loro cari hanno incarnato. Per non parlare di tuti gli appartenenti alle Forze dell’ordine che, al di là dello sdegno e del rammarico di dover vedere quotidianamente il ricordo dei loro colleghi morti calpestato al pari della loro stessa dignità ogni volta che un assassino ‘fa lezione’, proseguono indefessi nello svolgimento del loro dovere per un Paese che spesso li offende nella più ingrata delle maniere”.

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Diritto, giustizia e pietà

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

Scrive Mattia Feltri, su La Stampa, di un fatto verificatosi ai primi del ‘900: un contadino abruzzese vide suo figlio, Ignazio Silone ancora bambino, ridere di un uomo che era portato via da due carabinieri. Il padre redarguì il figlio ammonendolo e ricordandogli che non si può ridere di un carcerato perché non può difendersi, perché può essere innocente e perché è un infelice.In quella frase di un contadino abruzzese, di più di un secolo fa, è raccolto il concetto di diritto, di giustizia e la pietà. Beninteso, non siamo buonisti, né abbiamo la tendenza a giustificare tutto. Quando qualcuno afferma che la colpa di un fatto compiuto da una persona, è da attribuire alla società, agli amici, ai colleghi, ai genitori, alla scuola, o altra causa esterna, ricordiamo che esiste sempre la responsabilità individuale.Vero è che la derisione, l’insulto, la villania, il dileggio fanno parte della comunicazione moderna. Si è già condannati prima delle sentenze, per partito preso, perché si è alla ricerca del capro espiatorio o dell’untore di turno. I media sono pieni di questi aspetti perchè aumentano le vendite e gli ascolti, cioè gli incassi per gli editori, che webeti, telebeti, facebeti, twittebeti non riescono a comprendere. Mala tempora currunt sed peiora parantur (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il diritto fondamentale all’educazione e all’insegnamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2018

Roma 12 e 13 marzo 2018 (ore 8:45, Aula Magna “Giovanni Paolo II”) sul tema Il Diritto all’educazione e all’insegnamento Convegno di studi promosso dalla Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università della Santa Croce.
L’educazione come diritto fondamentale della persona umana, l’autonomia dei centri di insegnamento così come tutelata dalla giurisprudenza europea, i sistemi di finanziamento delle scuole nei principali Stati europei, l’educazione alla cittadinanza come possibile risposta al multiculturalismo, il ruolo educativo dei genitori, l’homeschooling e le sfide poste dalla teoria del gender.
L’iniziativa si rifà al diritto della Chiesa di trasmettere la dottrina cattolica e i valori umani fondati sulla legge naturale attraverso la fondazione e la direzione di scuole di qualsiasi disciplina, genere e grado – spiegano gli organizzatori. Per questo, sarà dato spazio anche ai principi del Magistero ecclesiastico sull’educazione e al legame esistente tra diritto canonico ed ecclesiastico, con uno sguardo al diritto fondamentale allo studio e alla ricerca che spetta ai fedeli nell’ambito delle scienze ecclesiastiche.
Ad aprire i lavori sarà il Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, mons. Angelo Vincenzo Zani. Tra i relatori, Jorge Otaduy (Universidad de Navarra), Alfred Fernández (Direttore di Oidel, Ginevra), Vincenzo Turchi (Università del Salento), Paolo Cavana (Lumsa), Emmanuel Tawil (Università di Paris II Panthéon-Assas), Alessandro Ferrari (Università degli Studi dell’Insubria), Paolo Asolan (Università Lateranense) e i docenti della Santa Croce Stefan Mückl, Jean-Pierre Schouppe e José Tomás Martín de Agar.Le sessioni pomeridiane saranno moderate dal Prefetto della Casa Pontificia, mons. Georg Gäenswein e dal prof. Carlo Cardia, dell’Università Roma Tre. Previste anche tre tavole rotonde.Il Convegno è accreditato dal Ministero dell’Istruzione come attività di formazione per docenti e personale scolastico.

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Diritto alla perequazione tra pensioni e stipendio

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

corte dei contiInteressante sentenza della Corte dei Conti della Puglia, che accoglie il ricorso proposto da un ex appartenente al Ministero degli Interni, sulla questione della vigenza nell’ordinamento del “principio di automatico collegamento della misura delle pensioni al trattamento retributivo del personale in servizio“.La sentenza, molto articolata, fa riferimento a pronunciamenti della Corte Costituzionale, quando afferma che “non può non prospettarsi come fattore di nuove e ulteriori divaricazioni tra pensioni e stipendi, rappresentando l’ipotesi che nel medio periodo l’andamento delle retribuzioni finirà per discostarsi dalle pensioni“.Il giudice ritiene che “In applicazione, quindi, degli articoli 36 e 38 della Costituzione (…) per le considerazioni sopra espresse, che debba essere affermato il diritto del ricorrente alla perequazione del trattamento pensionistico, con aggancio ai miglioramenti economici concessi al personale di pari qualifica ed anzianità in attività di servizio“. Inoltre, si legge nella sentenza, che “Il suddetto principio non è, in effetti, contenuto in alcuna espressa disposizione legislativa che lo sancisca in termini generali, ma viene di volta in volta invocato quando si ponga per una categoria di pubblici dipendenti la necessità di uno speciale adeguamento del trattamento di quiescenza, in relazione ad una dinamica salariale del personale in servizio che venga a discostarsi in misura notevole dai valori economici precedentemente attribuiti e sui quali veniva calcolato il trattamento di quiescenza“. Da ciò, la Corte dei Conti “accerta il diritto dei ricorrenti alla perequazione della pensione, con collegamento al trattamento stipendiale dei dipendenti di pari anzianità, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria nella misura di legge“. (fonte: GrNet.it)

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Diritto di studio ai detenuti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 novembre 2017

carcereUniversità di Parma e Istituti penitenziari di Parma insieme per garantire il diritto allo studio dei detenuti. È lo spirito di fondo della convenzione presentata questa mattina nella sede dell’Ateneo dal Rettore Paolo Andrei, dal Direttore degli Istituti penitenziari di Parma Carlo Berdini, da Vincenza Pellegrino, Delegata del Rettore ai rapporti fra Università e carcere, e da Annalisa Andreetti, Referente studenti detenuti per l’Unità organizzativa Contributi, Diritto allo Studio e Benessere Studentesco dell’Ateneo. Una convenzione nata nell’ottica di una collaborazione virtuosa e di una piena integrazione fra realtà del territorio, nella consapevolezza dell’importanza della realizzazione di un sistema integrato di opportunità formative destinate a persone detenute negli Istituti Penitenziari di Parma o in esecuzione penale esterna.Oggetto primo dell’accordo, di durata triennale, è proprio la tutela del diritto allo studio e del supporto allo studio degli studenti detenuti. Per questo l’intesa contempla per il futuro attività relative all’illustrazione dei programmi e dei materiali di studio, all’accompagnamento allo studio, all’espletamento delle prove di valutazione in condizioni e modalità consone ai diversi casi, così come alla promozione della formazione universitaria, all’orientamento della popolazione detenuta circa la possibilità di svolgere studi universitari in conformità alla normativa vigente (lauree triennali, lauree magistrali, formazione post-lauream) o in forme differenti (percorsi tematici ad hoc con riconoscimento della presenza, laboratori, etc.) certificabili congiuntamente dalle due realtà firmatarie.L’Università si mette a disposizione per funzioni di docenza, consulenza e supervisione delle attività di studio e di orientamento condotte negli Istituti Penitenziari, e si impegna a fornire nei prossimi anni supporti culturali e didattici per lo studio dei detenuti (con particolare riferimento alle disponibilità delle biblioteche universitarie e del materiale didattico), a implementare l’accesso dall’esterno alle lezioni e ai materiali di studio con l’utilizzo di piattaforme informatiche, registrazioni, ad esplorare attivamente la possibilità di canali streaming, a fornire supporto allo studio dei detenuti con forme specifiche di tutoraggio, attraverso la selezione di figure in grado di svolgere in modo adeguato l’approfondimento dei programmi.Da parte loro gli Istituti Penitenziari cercheranno nei prossimi anni di fornire supporto organizzativo sulla base delle proprie funzioni: dall’allestimento di spazi per lo svolgimento di lezioni\seminari\laboratori universitari all’entrata dei tutor e dei docenti finalizzata allo studio e al sostenimento delle prove di valutazione, dalla concessione ai detenuti dello studio negli spazi appositi delle biblioteche per un numero di ore adeguato e più ampio di quelle previste, sino al passeggio all’utilizzo delle piattaforme e-learning nelle forme consentite dalle istanze di sicurezza Tra le attività previste, concordate all’inizio di ogni anno accademico:
· lezioni ordinarie per i singoli corsi di studio a cui siano iscritti studenti detenuti;
· lezioni laboratoriali offerte da docenti dell’Università;
· occasioni seminariali di riflessione, dibattito, incontro che coinvolgano altri soggetti cittadini finalizzati a sensibilizzare la città
· giornate dell’orientamento, cioè presentazione dei corsi universitari all’interno del carcere.
In prospettiva, la convenzione potrebbe costituire un primo passaggio propedeutico all’eventuale istituzione di un Polo Universitario Penitenziario che sia in grado di rappresentare compiutamente, a livello territoriale, la realtà di studio universitario in carcere, analogamente ad altre esperienze simili già presenti sul territorio nazionale.

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Attacco al diritto di sciopero in finanziaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

Come preannunciato da indiscrezioni stampa, giovedì abbiamo avuto la conferma della presentazione di due emendamenti da parte del senatore Maurizio Sacconi tesi a impedire l’esercizio del diritto costituzionale di sciopero.​Dopo aver firmato insieme al suo collega Pietro Ichino proposte di legge sulla materia, frustrato dal non vederle approvate entro questa legislatura, Sacconi utilizza all’ultimo momento l’escamotage degli emendamenti alla legge di bilancio per imporre per la prima volta nella storia italiana l’obbligo per i lavoratori di comunicare al proprio datore di lavoro l’adesione a uno sciopero con 7 giorni di preavviso. Un vero e proprio colpo di coda che non solo tocca la libera scelta dei singoli lavoratori ma permetterà pure alle controparti di adottare tutte le contromisure utili per smontare e quindi impedire la riuscita della sciopero nei servizi pubblici essenziali.​Tutto questo affonda le radici nell’insopportabile linciaggio mediatico che ha riguardato scioperi nei trasporti regolarmente indetti, da Alitalia al Trasporto Pubblico Locale, dalle assemblee sindacali regolarmente convocate alle decine e decine di lavoratori degli appalti ATAC che non ricevono lo stipendio da parecchi mesi. Una costruzione mediatica fortemente ideologica dentro la quale convivono palesi falsità, strumentalizzazioni e criminalizzazioni assemblate ad arte sulla pelle dei lavoratori, utilizzati come pedine in scontri politici che nascondono diversi obiettivi.USB non rimarrà con le mani in mano rispetto al più duro e subdolo attacco allo strumento fondamentale per difendere i diritti e i salari della classe lavoratrice. In data odierna abbiamo inviato a tutti i Senatori e i Deputati della Repubblica Italiana una lettera con l’invito a non avallare questo scempio e preannunciamo una prima iniziativa pubblica presso il Parlamento italiano.

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Divieto di fatturazioni a 28 giorni

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

montecitorioCon un emendamento alla Legge di Bilancio 2018, in corso di approvazione, dovrebbe tornare la fatturazione mensile per tutti i servizi di telecomunicazione, compresa la pay tv, anche se al momento non sembra riguardare le sim ricaricabili. Per Adoc i consumatori hanno poco da festeggiare, il vero problema sono gli aumenti, che restano, e un mercato con concorrenza bassa, per non dire assente.
“Imporre la tariffazione mensile senza intervenire sugli aumenti e sull’allargamento del mercato significa guardare il dito e non la luna – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – il cambio di fatturazione a 28 giorni operato dalle Telco è stato solo un escamotage per imporre un aumento del canone, mediamente pari all’8,6%. Una prassi che ha penalizzato gli utenti, ai limiti della pubblicità ingannevole e delle pratiche commerciali scorrette. E che per questo è inaccettabile e particolarmente invisa ai consumatori. Questi ultimi sono intrappolati in un mercato non concorrenziale, dove tutti gli operatori applicano la stessa tipologia di fatturazione. L’unica arma a disposizione del consumatore, quando subisce una modifica unilaterale del contratto, è esercitare il diritto di recesso per passare ad un altro operatore. Ma se tutti gli operatori hanno provveduto ad aumentare i costi del servizio, mascherandoli dietro al cambio di fatturazione, quest’arma è spuntata, per non dire inutile. Noi crediamo che se almeno uno dei principali operatori fosse rimasto alla vecchia tariffazione su base mensile, i consumatori avrebbero scelto di cambiare. L’emendamento ha come pregio quello di imporre una maggiore trasparenza sull’operato delle aziende, ma non prevede significative novità né sul piano sanzionatorio né sul mercato in sé. Si sarebbe dovuto sancire il principio dell’invarianza di spesa per il consumatore a fronte di ogni modifica della tempistica di fatturazione, per tutti i servizi. Un cambio di fatturazione dovrebbe, infatti, essere necessariamente basato su una riproporzione delle precedenti condizioni economiche, il consumatore non deve subire variazioni dei costi sostenuti. Altrimenti, come in questo caso, stiamo parlando di un aumento nascosto.”Per Adoc occorre anche prevedere nuovi ingressi di operatori nel mercato e dotare di maggiori potere l’Agcom.

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Processo e tecniche di attuazione dei diritti

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 novembre 2017

giustiziaRoma Venerdì 17 Novembre 2017, ore 0:00 / 18 Novembre 2017 Aula Magna del Rettorato Via Ostiense 159 si terrà nell’Aula Magna, un convegno dal titolo “Processo e tecniche di attuazione dei diritti”, a trent’anni dallo storico convegno tenutosi a Palermo sul medesimo tema, quanto mai attuale. L’iniziativa costituisce un omaggio a chi, di quel convegno, fu l’animatore: il prof. Salvatore Mazzamuto, che ha dato lustro e prestigio al Dipartimento di Giurisprudenza, avendovi per molti anni insegnato Diritto civile. Il convegno vede la partecipazione d’illustri studiosi di Diritto civile, e non solo.

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La certezza del Diritto è un mito o realtà?

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

legge-e-giustiziaRoma Mercoledì 22 Novembre alle ore 16.00 nella sede del Palazzo Lancellotti, si terrà un convegno dal titolo “l’incertezza del Diritto e le disfunzioni del sistema giudiziario”. Il Presidente di VERSOilFUTURO, l’Avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno darà modo ai tanti esponenti l’On. Nunzia De Girolamo(FI), l’On. Stefano Pedica (PD), Stefano Parisi (EPI), Sen. Nunziante Consiglio, On. Fabio Rampelli (FDI), Prof. Vito Tenore (Magistrato Corte dei Conti), Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone (Notaio, Ambasciatore Ord. Malta), Enea Franza (Dirigente Consob), Antonietta Lazzaruolo (Avv e Tesoriere Nazionale Uif), Carlo Sgandurra (Pres. AgenziaControllo Servizi – RomaCapitale) di poter intervenire sull’argomento. Come argomentava N. Bobbio “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze”. (n.r. Potremmo dire, chiosando l’argomento, che la certezza del diritto lotta contro il tempo. In effetti la prima e più grave disfunzione del sistema giudiziario italiano è la lungaggine dei procedimenti prima della sentenza finale. Questa è la madre di tutto lo sfacelo che esiste in italia con le sue inevitabili ricadute nel sociale, nella politica, nell’economia).

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Si vuole mettere il bavaglio al diritto di sciopero?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

lavoratoriOggi 19 luglio, le Commissioni congiunte Lavoro e Affari Costituzionali esamineranno i due disegni di legge che sembrano destinati a unificarsi: con il n. 2006 a prima firma Pietro Ichino (PD) e il n. 1286 che porta il nome di Maurizio Sacconi (AP-NCD) si vorrebbe riservare il diritto allo sciopero alle sigle sindacali con almeno la metà della rappresentatività di categoria. Inoltre, l’adesione andrebbe comunicata almeno cinque giorni prima dell’evento e non si potrebbero più indire assemblee sindacali in orario di lavoro. Le modifiche delle regole sugli scioperi riguarderebbero ‘l’area dei servizi pubblici di trasporto’, ma a sentire alcuni estensori delle proposte di legge non si esclude che si possa estendere il tutto ad altri settori. A iniziare dalla Scuola, dove da tempo i Governi di turno stanno tentando di limitare il campo degli scioperi, perché ritenuti lesivi del diritto a fruire del servizio che erogano.Il sindacato ricorda che esistono delle direttive sindacali comunitarie che non possono essere eluse: stiamo parlando, a esempio, della n. 86 del 2001, che completa lo statuto della società UE a proposito del coinvolgimento dei lavoratori, ma anche della direttiva n. 14 del 2002, che introduce il quadro generale sulla informazione e consultazione dei lavoratori della Comunità europea.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): norme di questo genere andrebbero contro la Carta dei diritti fondamentali dell’UE e il Trattato di Lisbona, e lo stesso l’articolo 40 della Costituzione che tutelano i lavoratori e la loro libertà d’espressione in ambito professionale: è assurdo pensare che solo un ristretto numero di sindacati possa avere il diritto di indire lo sciopero, perché un principio classista e discriminatorio. Come è impensabile chiedere ai dipendenti di comunicare al loro datore di lavoro se vogliono o meno aderire alla giornata di protesta. In Italia, già esistono diversi limiti e un organismo, l’Autorità di garanzia sugli scioperi, deputato a governare le richieste. Andare oltre non avrebbe senso. Se non quello di tentare di limitare in partenza gli effetti della protesta. Quando c’è uno sciopero, quasi mai sbaglia chi protesta, che già paga di tasca propria. Sarebbe bene invece interrogarsi sui motivi della mobilitazione, dunque su come si amministra l’azienda. Per certe modifiche, servirebbe poi un referendum tra i lavoratori o i loro rappresentanti. I quali difficilmente sarebbero d’accordo nel riportare l’Italia nell’era pre-Costituzione, quando lo sciopero veniva considerato un’arma illegittima da sopprimere e il datore di lavoro sceglieva a suo piacimento le regole.

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Diritto e il rovescio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

diritto e il rovescio(Italian Edition) Kindle Edition. Il diritto nasce dal fatto e non dall’idea. Le figure o strutture giuridiche appartengono al mondo dell’azione divenendo elemento di esperienza comune, strumento di comunicazione sociale dell’essere umano. Il diritto perché morfologia dell’azione è un elemento naturale dell’esperienza umana. Il soggetto è considerato in rapporto a un ordinamento giuridico in quanto struttura ordinata delle azioni umane di una data società.E’ un insieme di poteri e doveri riconosciuti e garantiti dall’ordinamento giuridico. Merita quindi rispetto, condivisione e ordinato evolversi nel contesto sociale, nell’elemento della spazialità. Oggi, in Italia, non è facile, comprendere in pieno il suo significato, la sua portata, la sua validità se non restituiamo al diritto la capacità che gli è propria nel rispondere con efficacia e tempestività alla domanda di giustizia che emerge dalle istanze sociali, nel farsi arbitro super partes dai contrapposti interessi. Il tema ricorrente di questo lavoro sta proprio nel richiamare, attraverso le sue regole, la certezza dell’azione, la tempestività dell’intervento e le garanzie che da esse promanano e si riflettono nell’azione stessa, nel suo linguaggio che è intelligenza priva di passioni, in altre parole sottomissione dell’emozionalità alla ragionevolezza. (foto: diritto e rovescio)

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La Commissione europea stabilisce le basi per un’azione futura nel settore del diritto dei consumatori dell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 maggio 2017

Bruxelles. Oggi la Commissione europea presenta un’analisi delle norme dell’UE in materia di consumatori e di marketing, che servirà da base per migliorare il quadro giuridico per i consumatori e le imprese. Dai risultati dell’analisi emerge che, sebbene i consumatori europei beneficino già di diritti forti, vi sono margini di miglioramento, ad esempio per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei consumatori e il loro adattamento all’era digitale. Un aggiornamento delle norme garantirebbe inoltre maggiore chiarezza giuridica per le imprese che operano a livello transfrontaliero. european commissionVĕra Jourová, Commissaria europea per la Giustizia e i consumatori, ha dichiarato: “I consumatori europei sono tra i più protetti al mondo. Godono di diritti forti sia quando acquistano nel loro paese sia quando acquistano all’estero. Dobbiamo garantire che tali diritti possano essere debitamente fatti valere e che tengano il passo dell’era digitale. Con le prossime proposte faremo in modo che questi diritti diventino una realtà online e offline.” Le norme dell’UE in materia di consumo hanno contribuito a migliorare la fiducia dei consumatori: nel 2016 quasi 6 consumatori su 10 (58%) si sono sentiti ben protetti nei loro acquisti online da un altro Stato membro, rispetto a solo uno su dieci (10%) nel 2003. 10 persone su 7 hanno dichiarato di aver beneficiato del diritto alla garanzia gratuita minima di due anni per i beni acquistati.L’analisi della Commissione ha individuato le seguenti problematiche da affrontare: possibilità di ricorso limitate: solo pochi paesi offrono rimedi efficaci di diritto civile ai consumatori che sono vittime di pratiche commerciali sleali. In alcuni paesi le imprese e le organizzazioni dei consumatori non possono proporre provvedimenti inibitori per segnalare le irregolarità. Gli Stati membri continuano a mantenere approcci diversi in materia di ricorso collettivo;
livello di applicazione divergente tra gli Stati membri: il livello delle sanzioni per violazione del diritto dei consumatori dell’UE da parte di un’impresa varia notevolmente tra gli Stati membri, con conseguente divergenza del livello di tutela dei consumatori e assenza di condizioni eque per le imprese;
diritti non pienamente adattati al mondo digitale: quando sottoscrivono servizi online gratuiti (ad esempio servizi di cloud computing, media sociali, ecc.) i consumatori non beneficiano degli stessi diritti di informazione precontrattuale e del diritto di recesso garantiti per i servizi a pagamento. Non c’è inoltre trasparenza sugli intermediari online, il che rende difficile per i consumatori far valere i propri diritti;
poca consapevolezza sui diritti dei consumatori: solo quattro persone su dieci (41%) sanno di avere diritto alla riparazione o alla sostituzione gratuita in caso di prodotto difettoso, e solo un terzo (33%) sa di non dover pagare per prodotti non richiesti o per la loro restituzione.
In che modo intende procedere la Commissione? La Commissione esaminerà come procedere per:
concedere alle vittime di pratiche commerciali sleali il diritto a rimedi contrattuali e/o extracontrattuali (ad esempio il diritto di porre fine al contratto e ottenere il rimborso del prezzo pagato); estendere la protezione prevista dalla direttiva sui diritti dei consumatori (ad esempio l’informazione precontrattuale e il diritto di recesso) ai servizi online per i quali il consumatore paga fornendo i suoi dati;
assicurare che i consumatori che utilizzano piattaforme online (ad esempio i negozi online) sappiano se stanno acquistando da un professionista o da un altro consumatore e se beneficiano delle norme a tutela dei consumatori; rafforzare e armonizzare meglio il livello delle sanzioni per violazione del diritto dei consumatori; migliorare la procedura per l’azione inibitoria a tutela dei consumatori; analizzare i risultati della valutazione del ricorso collettivo nell’UE.
Per esaminare l’opportunità di eventuali modifiche della legislazione, nel 2017 la Commissione: pubblicherà una “valutazione d’impatto iniziale” che delineerà la portata e le opzioni per una futura azione legislativa; organizzerà una consultazione pubblica online; preparerà una valutazione d’impatto, sulla base dei cui risultati presenterà una proposta legislativa. La Commissione sta già lavorando all’aggiornamento di alcuni strumenti normativi per la tutela dei consumatori:
La Commissione ha aggiornato gli orientamenti sulla direttiva relativa alle pratiche commerciali sleali, che costituisce la base giuridica per molte azioni coordinate a livello dell’UE per garantire il rispetto dei diritti dei consumatori.
La Commissione ha proposto norme moderne per i contratti del settore digitale (IP/15/6264), che, una volta adottate, stabiliranno regole chiare per proteggere meglio i consumatori che acquistano contenuti digitali. Inoltre allineerà le norme comuni in materia di rimedi. Per quanto riguarda una migliore applicazione delle norme, la Commissione ha presentato una proposta per rafforzare la cooperazione tra gli organismi di tutela dei consumatori e la Commissione.

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Incontri con la dottrina di Diritto internazionale privato

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 maggio 2017

Roma Lunedì 15 Maggio 2017, ore 10:00 Dipartimento di Giurisprudenza, Edificio Tommaseo, Aula 4 Via Ostiense 139. L’avvocato Francesca Prietrangeli, patrocinante presso le Giurisdizioni superiori, autrice di numerose pubblicazioni su riviste autorevoli in materia di Diritto internazionale privato e dell’arbitrato, ha da poco ultimato un lungo articolo relativo al tema dell’incontro del prossimo 15 maggio, di estremo interesse per gli studiosi e per gli operatori del diritto.

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Corsi di Diritto processuale civile

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2017

francesco-paolo-lisuoComo 22 febbraio, ore 13.30 Chiostro S. Abbondio. La lezione inaugurale si terrà a Como, presso il Chiostro di Sant’Abbondio, mercoledì 22 febbraio alle ore 13.30, e sarà dedicata ad illustrare “Di che cosa si occupa il Diritto processuale civile”. Quest’anno l’inizio dei corsi di Diritto processuale civile, impartiti dal Dipartimento di Diritto, Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria, sarà affidato ad un ospite d’onore.
Su iniziativa del titolare della cattedra, Maria Francesca Ghirga, i corsi saranno inaugurati da uno dei Maestri della materia, Francesco Paolo Luiso, già ordinario nell’Università di Pisa.
Il professor Luiso è conosciuto dagli studenti in quanto autore di uno dei Manuali più in uso nelle Università, e più apprezzato per la completezza della trattazione, che lascia spazio non solo allo sviluppo teorico dei temi, ma anche a una sempre puntuale esemplificazione pratica dei diversi istituti, consentendone una migliore comprensione.
Inoltre, il professor Luiso è molto amato ed apprezzato anche dal Foro comasco, ed è stato spesso ospite della Camera Civile, in sinergia con l’Università, quale relatore di temi di grande attualità, che riguardano il funzionamento del processo civile e le novità legislative che hanno interessato diversi settori dello stesso. Proprio nel mese di novembre dell’anno scorso ha offerto, in più giornate di studio, la sua sapiente lettura delle modifiche recentemente apportate al processo esecutivo. Si tratta di un’occasione preziosa di formazione non solo per gli studenti, ma anche per il cittadino interessato a conoscere i fondamenti della giustizia civile. (foto: Francesco Paolo Lisuo)

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