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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘disabilità’

I diritti degli oltre 25 mila alunni con disabilità della Sicilia

Posted by fidest press agency su martedì, 8 gennaio 2019

La Sentenza 149/19 del Tribunale amministrativo regionale segna un passo importante per i diritti degli oltre 25 mila alunni con disabilità della Sicilia che ogni anno si vedono cambiare l’insegnante di sostegno supplente, nonostante la metà di essi abbia una disabilità grave certificata. E ora i giudici dicono basta alla prassi seguita dall’Usr per rientrare nei limiti dei posti derivanti dalla legge sulla formazione degli organici. Risale a nove anni fa l’ultima sentenza storica della Consulta (n. 80/2010), la quale dichiarava incostituzionale l’abolizione dei posti in deroga, ormai riutilizzati dal Miur per il 40% degli organici, ovvero 65 mila posti in deroga per 100 mila assegnati ai ruoli. E ora Anief chiederà la trasformazione di molti di questi posti in organico di diritto in ogni altra regione italiana, pena un ricorso d’urgenza nuovo presso il Tar o il commissariamento.
La sentenza pubblicata dal TAR e ottenuta dai legali dell’associazione sindacale Anief non lascia spazio ad interpretazioni: il Miur ha l’obbligo di attivare il numero di posti di sostegno in base all’effettiva esigenza degli alunni disabili e deve rilevare con precisione il fabbisogno su tutto il territorio nazionale per assicurare non solo il diritto all’istruzione e all’integrazione agli alunni disabili, ma anche la continuità didattica attraverso un organico stabile e specializzato.

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Scuola: Disabilità, bene l’annuncio del M5S sul cambio delle regole per l’attribuzione delle ore di sostegno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

Sta per cadere la norma introdotta dalla Buona Scuola di Renzi, in base alla quale la quantità di didattica speciale, a supporto degli alunni disabili, si sarebbe dovuta quantificare a monte ed esaminando solo la documentazione medica. In realtà, su queste decisioni contribuiscono in modo decisivo anche altri fattori, a partire dal contesto specifico della scuola e del territorio: quelli che ora vogliono essere introdotti con un decreto avanzato dal partito di maggioranza e condiviso in queste ore dal Miur. Il sindacato Anief aveva denunciato da tempo l’irragionevolezza della norma prevista dal decreto legislativo 66/17, che rimandava al Git la quantificazione delle ore e apprezza l’iniziativa congiunta. Ma il provvedimento non basta: bisogna abolire anche le regole introdotte sulle nuove certificazioni, evitando alle famiglie nuovi disagi. E collocare in organico di diritto i 40 mila posti in deroga per più di un biennio. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Chiediamo che queste modifiche siano inserite nella Legge di Stabilità all’emendamento che proroga l’entrata in vigore della nuova legge sull’inclusione dal 1° gennaio al 1° settembre.

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Integrazione scolastica per allievi con disabilità

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

Torino Con una delibera approvata all’unanimità dal Consiglio metropolitano su proposta della consigliera delegata ad istruzione e formazione Barbara Azzarà, la Città metropolitana di Torino dà vita ad un accordo di programma sul tema dell’integrazione scolastica per gli allievi con disabilità per il territorio metropolitano della zona ovest. Fanno parte dell’accordo i Comuni di Collegno e Grugliasco, l’Asl TO3, il consorzio socio assistenziale della zona ovest e le istituzioni scolastiche”Un’intesa triennale – spiega Barbara Azzarà – frutto di un lavoro di squadra: ogni soggetto coinvolto è impegnato ad investire le risorse necessarie per garantire azioni di integrazione, a cominciare dai contributi per l’assistenza specialistica e per il trasporto previsti nel Piano della Città metropolitana, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la fornitura di arredi scolastici adatti, le azioni specifiche di orientamento, senza dimenticare, nella formazione professionale, gli interventi di sostegno all’integrazione nei percorsi ordinari e i percorsi dedicati previsti nei bandi rivolti ad agenzie formative”
Finalità dell’intesa è qualificare interventi di sistema per l’inclusione scolastica e garantire agli studenti in certificata situazione di disabilità progetti di vita autonomi, partecipati e di inclusione sociale e di non discriminazione: un ruolo importante rivestono la scuola e la famiglia. Non è il primo accordo del genere sul territorio metropolitano: “l’intero territorio è stato interessato nel recente passato ad accordi di questo genere – spiega Barbara Azzarà – e come Città metropolitana siamo pronti a rinnovarli nelle zone in scadenza”

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Meno del 3% degli over 65 con disabilità riceve assistenza a domicilio

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

“Solo 370 mila dei nostri anziani ha la possibilità di ricevere cure pubbliche in casa propria – sottolinea Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – su un totale di 3 milioni di over 65 affetti da disabilità.” Secondo i dati Istat il 2,8% degli anziani (28 ogni 1000 abitanti) risiede in strutture residenziali socio-assistenziali e sociosanitarie ma c’è un forte divario tra Nord e Sud: il 3% degli anziani non autosufficienti è ospitato nelle strutture del Nord Italia contro lo 0,9% del Sud; un gap dovuto soprattutto alla maggiore disponibilità di posti letto delle regioni del Nord. Inoltre, in tutti i servizi sono diminuiti gli anziani presi in carico: -9,1% di utenti nelle strutture residenziali, -0.6% di beneficiari dell’indennità di accompagnamento e -0,9% di comuni che offrono l’ADI (assistenza domiciliare integrata). “La soluzione adottata dalle famiglie per far fronte a queste lacune assistenziali è pagare di tasca propria. Il problema – prosegue Gasparrini – è che le famiglie cercano di risparmiare assumendo badanti in nero. La quota di lavoratori non regolari, che attualmente si stima intorno ad un milione, continuerà a crescere finché non sarà progettato un welfare familiare di lungo periodo. L’obiettivo di DOMINA è di collaborare con il nuovo Governo all’instaurazione di un tavolo di lavoro per la creazione di un piano di supporto concreto che preveda la defiscalizzazione dei costi del lavoro domestico.”

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AIFI: “Bene ministero per famiglia e disabilità, disponibili al confronto”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

“Salutiamo con interesse l’arrivo del nuovo ministro, con la speranza che continui nell’opera di valorizzazione delle professioni sanitarie, processo ormai definitivamente consolidato con l’istituzione degli Ordini professionali, per migliorare il sistema salute in Italia“. Questo il commento di Mauro Tavarnelli, presidente dell’Associazione italiana fisioterapisti (AIFI), alla nomina di Giulia Grillo come nuovo ministro della Salute.
Secondo l’unica associazione rappresentativa della categoria, l’obiettivo è realizzabile attraverso “l’adozione di nuovi modelli organizzativi in cui AIFI da tempo si sta spendendo con proposte operative e mettendo in rete buone prassi già esistenti: soprattutto- spiega Tavarnelli- in varie regioni d’Italia in cui la figura del fisioterapista assume un ruolo diverso, più diretto, nella presa in carico dei cittadini ma anche nella prevenzione e nella gestione della cronicità”.
Per il presidente di AIFI è da analizzare con attenzione, inoltre, l’istituzione del ministero della Famiglia e della Disabilità, affidato a Lorenzo Fontana. “Lasciando ovviamente diritto di parola alle rappresentanze delle persone con disabilità, quello che possiamo dire è che rappresenta un ministero nuovo di cui ancora non conosciamo le potenzialità perché non sono state declarate le deleghe- evidenzia Tavarnelli- Ma rappresenta una novità interessante nonostante una criticità da valutare: per essere davvero efficiente, infatti, il ministero dovrebbe avere una trasversalità politico-operativa elevata dal momento che, per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità, occorre intervenire su tanti argomenti diversi che afferiscono a vari ministeri, come quello della Salute, delle Politiche sociali e del Lavoro, delle Infrastrutture, ecc”.
Infine, Tavarnelli ribadisce la disponibilità di AIFI “a collaborare con il Governo, come abbiamo sempre fatto, e a dare il nostro contributo per migliorare il sistema salute impegnandoci quotidianamente”.

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Trauma cranico: aumentare la sopravvivenza e ridurre la disabilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

fratture_cranioIl soccorso, l’ospedalizzazione e la riabilitazione del paziente con trauma cranico sono stati il tema principale del simposio internazionale “Critical issues in the management of polytrauma patient with traumatic brain injury” che si è svolto recentemente a Bergamo. Il simposio, organizzato dalla Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore (FROM) di Bergamo e dalla ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, ha visto la partecipazione dei massimi esperti internazionali che si sono confrontati sulle principali tematiche riguardanti i pazienti con trauma cranico, dall’importanza cruciale dell’assistenza nelle prime ore dopo l’incidente, alle nuove opportunità terapeutiche e chirurgiche.
«I traumi al cervello e le lesioni di più organi rappresentano la principale causa di morte e disabilità nei giovani» spiega Tiziano Barbui, Direttore Scientifico della Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore (FROM) di Bergamo. «Negli ultimi anni i progressi nel soccorso pre-ospedale oltre alle terapie intensive e chirurgiche hanno ridotto la mortalità per incidenti, ma la situazione resta preoccupante. La strategia ideale per ottenere i migliori risultati probabilmente consiste nell’intervenire su diversi fronti: dal soccorso al paziente sulla scena dell’incidente fino alla riabilitazione, lo studio e l’utilizzo di nuove tecniche e procedure d’urgenza, l’aggiornamento dei team di pronto intervento e nella gestione del paziente in ospedale. Per questo prima di tutto dobbiamo considerare cruciale l’idea di “contaminazione culturale”. Dobbiamo cioè fare in modo che persone con differenti specializzazioni e ruoli imparino a lavorare in team, a condividere esperienze diverse, discutere e rivedere i casi difficili, imparare dalla ricerca ma anche dal lavoro sul campo».
Soltanto in questo modo è possibile ridurre le conseguenze del trauma, che rappresenta uno dei principali problemi sanitari. «È la sesta causa di morte nel mondo con oltre cinque milioni di morti l’anno, di cui la metà circa sono persone tra i 14 e i 45 anni d’età. È la quinta causa di disabilità e la prima per quanto riguarda la perdita di anni di capacità lavorativa» avverte Matteo Mondini, dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Bergamo. «Due azioni potrebbero essere avviate per ridurre l’impatto sulla popolazione: la prevenzione del trauma e l’ottimizzazione del trattamento. Per fare ciò sono utili una raccolta dei dati e una rigorosa e scientifica analisi delle informazioni raccolte. Purtroppo si tratta di dati che non sono disponibili in Italia, per la mancanza di un registro dei traumi».
Nel nostro Paese si contano infatti Centri di terapia intensiva di assoluta eccellenza, ma restano criticità soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione.
«Ci sono differenze tra i centri di traumatologia italiani e di altri paesi» commenta Osvaldo Chiara, Direttore della Chirurgia generale trauma team dell’Ospedale Niguarda di MIlano. «Per esempio in alcuni paesi europei o in Canada vengono ammesse ai centri di traumatologia le persone più gravi e con minore probabilità di sopravvivenza. Questo perché il sistema di valutazione pre-ospedaliero è più selettivo. Le persone con traumi maggiori sono centralizzate nei centri di traumatologia più specializzati, mentre i pazienti meno gravi sono ricoverati in altri ospedali. In regioni italiane che sono comunque all’avanguardia, come la Lombardia, le persone con trauma sono invece distribuite in molti ospedali. Nell’ultimo anno soltanto il 37% dei traumi severi sono stati ammessi nei centri di traumatologia di alta specializzazione. Probabilmente sei centri di traumatologia di alta specializzazione e 24 centri di traumatologia locali sono probabilmente troppi per un bacino d’utenza di dieci milioni di abitanti, come è la Lombardia. Per cui una riorganizzazione del sistema è auspicabile per incrementare la centralizzazione dei traumi maggiori in pochi centri di traumatologia di alta specializzazione».
Un altro tema di grande attualità riguarda la qualità di vita delle persone colpite da un trauma cranico una volta dimesse dall’ospedale.
«Negli ultimi decenni i progressi nel soccorso pre-ospedaliero e nelle cure intensive hanno ridotto la mortalità dei pazienti con trauma cranico del 12 per cento ma le prognosi favorevoli sono aumentate soltanto del 6 per cento» sottolinea Francesco Biroli, ricercatore in neurochirurgia alla Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore (FROM) di Bergamo. «Questi dati suggeriscono che molti dei pazienti salvati grazie ai trattamenti intensivi restano disabili o in stato vegetativo come conseguenza del trauma. In questa prospettiva, sapere il destino di un paziente colpito da un trauma cranico è fondamentale.
Per fare una prima valutazione si valutano alcuni fattori predittivi precoci di outcome positivo o meno: l’età del paziente, la gravità della compromissione neurologica al ricovero, la presenza di ipossia, ipotensione e reazione pupillare patologica, la presenza di altri traumi oltre al cranio che aggravano la prognosi e infine contano le condizionino generali del paziente: per esempio la prognosi è peggiore se è diabetico o iperteso. In questa prima fase acuta le previsioni poco attendibili e indicano più che altro la gravità del trauma. In terapia intensiva il paziente viene stabilizzato e si ottengono informazioni più accurate della lesione cerebrale grazie a esami come la Tac e la risonanza magnetica. Alla fine del periodo acuto, quando viene dimesso dalla terapia intensiva, la valutazione definitiva serve a programmare il trattamento riabilitativo».

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Dare mi dà: Il valore del volontariato

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

distrofia muscolareTorna dal 2 al 8 ottobre la terza edizione dell’evento nazionale di sensibilizzazione promosso dall’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. L’iniziativa sarà dedicata a ciò che UILDM e le sue Sezioni locali fanno tutti i giorni per le persone con patologie neuromuscolari e per sostenere l’inclusione sociale delle persone con disabilità. Quest’anno ci sarà la figura del volontario UILDM – una ricchezza inestimabile per l’Associazione e anima delle Sezioni – nel suo impegno quotidiano fatto di tempo regalato, di relazioni e di scambio, dove chi dà riceve molto più di quanto dona.Sono tante persone che, in maniera diversa, offrono il loro impegno e si prendono cura delle persone con disabilità. Giovani del Servizio Civile Nazionale, e adulti, innamorati di UILDM che hanno deciso di lavorare per trasformare il volto del quartiere, del paese, della città in cui vivono. Durante la Settimana le Sezioni UILDM organizzeranno eventi sul territorio per dare voce ai loro volontari, il vero motore della vita di UILDM perché danno un importante contributo nel ridurre l’impatto che la distrofia e le altre malattie neuromuscolari hanno sulla qualità della vita delle persone. «La Settimana delle Sezioni – dichiara Marco Rasconi, presidente nazionale di UILDM – è un momento per raccontare e conoscere da vicino le nostre Sezioni locali. Quest’anno vogliamo raccontare le storie dei volontari, che stanno a fianco delle famiglie e delle persone con disabilità. Sono amici, parenti, persone con disabilità che hanno scelto di dedicare parte del loro tempo all’Associazione e alle battaglie che ormai portiamo avanti da quasi 57 anni. La Settimana vuole essere un momento in cui coinvolgere tutti in questo racconto, sperando che diventino anche loro protagonisti e vogliano regalarci un po’ di sé, ogni goccia del mare per noi è preziosissima.»

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Secondo Manifesto Europeo delle Donne con Disabilità

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

BruxellesBruxelles. La traduzione italiana del “Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea”, adottato dal Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), è stata approvata dallo stesso Forum che l’ha resa ufficiale al pari delle versioni in altre lingue.
La scelta di rendere linguisticamente accessibile il Secondo Manifesto ha come obiettivo, tra gli altri, quello di richiamare l’attenzione sull’urgenza di contrastare la discriminazione multipla delle donne e delle ragazze con disabilità. UILDM, dunque, raccoglie con forza ed entusiasmo l’invito a ratificare il Manifesto e si impegna a «rendere visibile ed esplicito che le persone con disabilità – proprio come le altre persone – sono uomini e donne, ed anche ammettere che per le donne con disabilità il percorso verso la parità è molto più difficoltoso». Con riconoscenza per l’ottimo lavoro svolto, invitiamo tutte e tutti, a partire dalle Associazioni che operano nel settore della disabilità, a leggere qui la presentazione dettagliata e completa dell’iniziativa promossa e curata da Simona Lancioni, Responsabile del centro Informare di Peccioli (Pisa), e a promuovere la diffusione e la ratifica del Documento.

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 Scuola, gruppo consiliare M5S al lavoro per uniformare servizi alunni con disabilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 luglio 2017

SCUOLA

Roma. Garantire agli alunni con disabilità centralità nel sistema scolastico, contribuendo ad assicurare loro il pieno rispetto del diritto costituzionale all’istruzione e mettendo ordine nel quadro normativo e nell’erogazione dei servizi. E’ l’obiettivo della proposta, presentata dal gruppo consiliare del M5S, finalizzata all’elaborazione di un Regolamento che disciplini il ruolo degli AEC, gli operatori impegnati nell’assistenza all’autonomia in favore degli alunni con disabilità. Un traguardo che si intende raggiungere tramite il coinvolgimento di famiglie, operatori, dirigenti scolastici, educatori e organizzazioni del settore. L’impegno è certificato anche dall’ultima variazione al bilancio di previsione 2017-19, approvata lo scorso 23 giugno dalla giunta capitolina, che prevede lo stanziamento di oltre 6,5 milioni di euro in più per i prossimi tre anni per il servizio dell’assistenza educativa agli alunni con disabilità con il preciso scopo di ridurre le ingiustificate differenze territoriali.
Il testo è stato presentato nel corso di una conferenza a cui hanno preso parte la sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi, l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre, la Presidente della Commissione Scuola Maria Teresa Zotta, il Vice Presidente della Commissione Scuola Nello Angelucci e la Presidente della Commissione Politiche Sociali e della Salute Maria Agnese Catini. La proposta è incardinata su alcuni principi base:
– Rendere uniforme il servizio sul territorio cittadino sia per quanto attiene le modalità di assegnazione del monte-ore agli alunni con disabilità che per le caratteristiche del servizio stesso: si tratta di due aspetti che allo stato attuale variano da Municipio a Municipio e addirittura da scuola a scuola. L’assegnazione del monte-ore deve necessariamente legarsi al fabbisogno di ogni singolo alunno valutato dall’ASL secondo rigorosi criteri. Il compito di delineare e rendere operativo questo modello sarà affidato a un tavolo interistituzionale.
– Riportare l’alunno al centro del servizio attraverso l’assegnazione del monte-ore all’alunno e non alla scuola. In questo modo viene garantito il diritto individuale all’assistenza educativa scolastica, salvaguardando la flessibilità del servizio per tutto ciò che interessa l’inclusione e l’interazione con il gruppo scolastico
– Perseguire l’equo diritto all’istruzione sul territorio romano attraverso un processo strutturato di equa distribuzione delle risorse.
– Creazione di un sistema di monitoraggio qualitativo del che preveda il coinvolgimento delle famiglie e i cui risultati siano pubblici. In questo modo si intende instaurare un meccanismo virtuoso di concorrenza nel mercato che produrrà un servizio sempre più qualificato.
– Attuare modalità di selezione dell’organismo uniformi sul territorio capitolino. L’ipotesi prevista è la qualifica degli organismi attraverso un sistema di accreditamento fondato su bandi pubblici e, allo stesso tempo, recepire la volontà delle famiglie attraverso l’organo scolastico più prossimo, cioè il Consiglio d’Istituto.

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Alunni con disabilità al centro con un servizio omogeneo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 luglio 2017

scuolaRoma il Gruppo M5S Campidoglio ha presentato una proposta di regolamento per disciplinare il ruolo degli AEC, gli operatori impegnati nell’assistenza all’autonomia in favore degli alunni con disabilità. Lo scopo è quello di portare gli studenti al centro del servizio e garantire loro, al meglio, il diritto costituzionale all’istruzione.“E’ la prima volta che il Comune propone una regolamentazione per questa figura i cui compiti vengono ‘confusi’ come sostitutivi di quelli del personale Ata o talvolta degli educatori. Il lavoro degli operatori Aec è invece complementare, assolutamente non interscambiabile. Si fa finalmente ordine disciplinando, per la prima volta in maniera omogenea sull’intero territorio di Roma Capitale, il lavoro degli Aec” dichiara Nello Angelucci, consigliere comunale M5S e primo firmatario della proposta.“Siamo orgogliosi di proporre un nuovo Regolamento AEC che tuteli il diritto individuale dei ragazzi a cui è dedicato. La nostra proposta vuole definire nel dettaglio le caratteristiche del servizio e individuare precisi requisiti curriculari per gli operatori” ha aggiunto Agnese Catini, Presidente della Commissione Politiche Sociali di Roma Capitale.“Con questa delibera abbiamo voluto garantire agli alunni con disabilità il diritto allo studio e, quindi, una reale inclusione nell’ambiente scolastico che deve essere vissuto in ogni momento – dallo studio al gioco al pranzo – per favorire e consentire il raggiungimento degli obiettivi didattico-formativi. Non un servizio che si configuri come assistenza, ma come ulteriore momento di crescita”. Ha concluso Maria Teresa Zotta, Presidente della Commissione Scuola.

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Prevenzione e assistenza alle disabilità infantili

Posted by fidest press agency su domenica, 18 giugno 2017

medico_famiglia“Il pediatria è sempre più il punto di riferimento per la prevenzione e l’assistenza alle disabilità infantili. Può far da tramite con le famiglie e gli insegnanti ed essere il perno di un’alleanza virtuosa”. E’ quanto ha affermato il dott. Giampietro Chiamenti presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) durante la presentazione dell’ebook Tutti diversi, Tutti uguali (TdTu) scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://www.leggerepercrescere.it/TDTU/. Si tratta di uno strumento utile per le famiglie ma anche per pediatri, educatori e tutte le figure professionali che si occupano dell’infanzia. La pubblicazione fa parte del progetto “Leggere per Crescere”, il programma di responsabilità sociale di GSK per promuovere la lettura ad alta voce a tutti i bimbi in età prescolare. “Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un vero e proprio boom di disturbi specifici dell’apprendimento tra i bambini residenti nel nostro Paese – afferma il dott. Chiamenti -. Dislessia, disgrafia o discalculia possono essere dei campanelli d’allarme di problemi psico-fisici ben più seri e comunque andrebbero intercettati il più presto possibile. Le segnalazioni ai genitori arrivano di solito dagli insegnanti a scuola. Ma nella metà dei casi a queste non fa seguito l’apertura di un dialogo con la famiglia. Il pediatra può intervenire e favorire un’intesa tra queste due parti. Bisognerebbe inoltre avere strumenti per distinguere fra problemi non importanti e veri segnali di allarme”. La FIMP ha partecipato al progetto TdTu con 60 pediatri della provincia di Verona. Questi professionisti sono stati informati e sensibilizzati sull’uso dell’ICF-CY come metodologia di approccio e rilevazione dei bisogni speciali dell’infanzia. “E’ un progetto pilota molto interessante che andrebbe esteso ad altre provincie italiane – prosegue il dott. Chiamenti -. Il sistema di prevenzione ipotizzato dal progetto TdTu individua nella figura del pediatra di famiglia una risorsa fondamentale per intercettare precocemente le condizioni di bisogno educativo speciale da cui, in assenza di interventi mirati, possono derivare le disabilità. La nostra professione negli ultimi anni è molto cambiata e il pediatra di famiglia da figura sanitaria che individua le malattie più gravi sta sempre più acquisendo un ruolo di monitoraggio del corretto sviluppo psico-fisico di un bambino. Dobbiamo quindi aggiornare le nostre competenze e per questo siamo lieti di aver partecipato a quest’iniziativa”.

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Fondo Nazionale per le non autosufficienze gravissime disabilità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

empoliSono stati prorogati al 30 settembre 2017 i termini di scadenza per la presentazione della domanda per l’assegnazione degli interventi e dei contributi messi a disposizione dal “Fondo Nazionale per le non autosufficienze – gravissime disabilità”, e destinati agli aventi diritto residenti nei comuni della SdS di Empoli. I destinatari degli interventi e dei contributi economici sono persone con disabilità gravissima con età inferiore a 65 anni (pertanto, anche minori) oppure, se in stato vegetativo o di minima coscienza, di qualsiasi età. I destinatari dell’intervento devono essere in possesso di attestazione di handicap grave ai sensi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104/92, essere residenti in Toscana in modo continuativo almeno dal primo gennaio 2015 e avere un ISEE in corso di validità e comunque non superiore a 60mila euro. Per disabilità gravissima si intende quella di “persone in condizione di dipendenza vitale che necessitano a domicilio di assistenza continuativa e monitoraggio di carattere sociosanitario nelle 24 ore, per bisogni complessi derivanti dalle gravi condizioni psico-fisiche, con la compromissione delle funzioni respiratorie, nutrizionali, dello stato di coscienza, prive di autonomia motoria e/o comunque bisognose di assistenza vigile da parte di terza persona per garantirne l’integrità psico-fisica“ (come riportato nell’Accordo di Conferenza Unificata rep. Atti n. 101/CU del 5 agosto 2014). Viene, inoltre, fatto riferimento al parere del Consiglio Sanitario Regionale. Nei confronti dei destinatari sarà attivata l’erogazione di un contributo economico mensile pari a: 1) media intensità assistenziale – 700,00 euro; 2) alta intensità assistenziale – 1.000,00 euro. Il contributo economico verrà autorizzato a seguito di valutazione effettuata da parte dell’UVM (Unità di Valutazione Multidimensionale), nonché sulla base dell’ordine cronologico di presentazione della domanda e della disponibilità delle risorse.

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Disabilità: riconosciuti i propri diritti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 dicembre 2016

Lorenzin beatriceCon riferimento all’avvenuta firma da parte del ministro della Salute Beatrice Lorenzin del provvedimento sui nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e all’aggiornamento del Nomenclatore tariffario. “Apprendiamo della firma del ministro Lorenzin all’atto di aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza e del Nomenclatore delle protesi (atti fermi al 2001 il primo e al 1999 il secondo). – dichiara l’Associazione Luca Coscioni – In 15 anni di nostre richieste, con esperti e malati e associazioni, abbiamo sempre visto atti che non sono mai arrivati alla firma finale per poi entrare in vigore. Con il risultato che l’assistenza per i malati è ferma nel tempo e differente da regione e regione a causa anche di un elenco non aggiornato delle patologie, fondi per l’assistenza insufficienti e nomenclatore delle protesi fermo al 1999 con ausili obsoleti”. Per renderli operativi, tali provvedimenti dovranno seguire le firme del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e del Premier Paolo Gentiloni. “Con questa riforma i malati avranno finalmente beneficio e il successivo aggiornamento speriamo avvenga annualmente, nel pieno rispetto dei nuovi termini – prosegue l’Associazione Luca Coscioni – Confidiamo, dunque, che siano state accolte le nostre richieste di stralcio dei 12 ausili con Repertorio e la riforma del comitato LEA, così come anche evidenziato dalla XII Commissione alla Camera dei Deputati nel parere espresso con condizione sui 12 ausili. Auspichiamo che comunque tali atti siano attuati contestualmente alla modalità che renderanno applicabile il Nomenclatore stesso. Solo così le persone malate e con disabilità, che vedranno finalmente riconosciuti i propri diritti”.

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Insieme per combattere l’ictus cerebrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

ictus cerebraleNel nostro Paese l’ictus cerebrale è la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, causa il 10%-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la principale causa d’invalidità. Quasi 200.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in crescita, anche a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione. Da tutto ciò scaturisce un rilevante peso per le famiglie, per le risorse allocate in sanità e per la società intera, onere che può protrarsi anche per decenni, considerando che non sono pochi i soggetti colpiti dalla malattia anche in età non avanzata.
A.L.I.Ce. Italia Onlus, Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, è fiera di annunciare di aver raggiunto un accordo di collaborazione con la SIMG, Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) ufficialmente ratificato nel corso dell’ultimo Congresso Nazionale della Società Scientifica appena conclusosi a Firenze.La medicina generale ha le maggiori possibilità di svolgere un’efficace azione preventiva sulla popolazione: solo un terzo dei pazienti è consapevole di essere colpito da ictus e la maggior parte non conosce i possibili segni o sintomi del danno cerebrale. Per questo motivo è fondamentale migliorare la capacità dei cittadini di riconoscere o sospettare questo tipo di evento.Grande rilevanza ha il ruolo del Medico di Medicina Generale, se non nella fase acuta della patologia, sia nella prevenzione primaria (a livello educazionale, per quanto riguarda il controllo dei fattori di rischio, le modifiche dello stile di vita e il trattamento farmacologico) sia soprattutto in quella secondaria, cioè nella fase post-acuta e ancor di più in quella dell’assistenza al domicilio.
“A.L.I.Ce. Italia Onlus è da sempre impegnata nella lotta a questa patologia e sono particolarmente soddisfatta di poter contare sull’appoggio di questa Società Scientifica con la quale abbiamo già deciso di dare vita ad una campagna educazionale di informazione da realizzare a livello nazionale – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sui percorsi da seguire per la prevenzione, attraverso la correzione dei fattori di rischio modificabili e la promozione di stili di vita sani, e sulla necessità di cura tempestiva attraverso l’immediato riconoscimento dei sintomi ed il ricovero in strutture idonee (Stroke Unit)”. Il Medico di Medicina Generale ha un ruolo chiave e centrale anche nel momento in cui il paziente fa ritorno a casa, visto che condivide il progetto riabilitativo con il paziente stesso e la sua famiglia e nello stesso tempo coordina i vari operatori (specialisti, infermieri, terapisti). Inoltre, è in grado di proporre le soluzioni migliori nella gestione domiciliare della persona colpita e supporta la famiglia comunicando risorse, limiti, obiettivi terapeutici, informazioni sulla somministrazione dei farmaci e sui compiti assistenziali, identificando le tecniche per favorire l’autonomia del paziente nelle attività quotidiane e il suo auspicabile reinserimento sociale/lavorativo.“E’ una malattia in forte crescita in tutto il Paese – afferma il dott. Claudio Cricelli Presidente Nazionale della SIMG -. Oggi è possibile curarlo in maniera efficace ma la prevenzione rimane l’arma migliore a nostra disposizione. Otto casi su dieci sono infatti evitabili. Il ruolo del medico di famiglia è sempre più importante prima, durante e dopo l’insorgenza della patologia. Per questo abbiamo deciso di far partire questo importante alleanza”. Obiettivo principale dell’Associazione è quello di ridurre le conseguenze devastanti dell’Ictus cerebrale, migliorare la qualità della vita delle persone colpite, siano essi bambini, giovani, adulti o anziani, dei loro familiari e delle persone a rischio, cercando di diffondere le conoscenze necessarie per la prevenzione della malattia e di informare sulla sua diagnosi, cura e riabilitazione. Una corretta prevenzione con il controllo dei fattori di rischio, il riconoscimento tempestivo dei sintomi e la possibilità di poter ricevere, in tempi brevi, assistenza medica e cure appropriate sono elementi fondamentali per limitare l’impatto dell’ictus cerebrale, sui cittadini e sul SSN, altrimenti devastante. Questi i messaggi chiave di cui si fa portatrice nel nostro Paese la Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus che, da oggi, può contare sull’appoggio di una realtà forte come quella della SIMG.

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LEA: logiche e risposte obsolete per la disabilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

Ministero salute“Non potevamo aspettarci nulla di diverso: quando un testo di questa portata viene redatto ignorando la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, l’esito non può che essere quello che abbiamo sotto gli occhi! Un testo obsoleto, inadeguato, ampiamente irricevibile.”Questo il primo commento del Presidente FISH, Vincenzo Falabella, all’uscita dall’audizione in Commissione Affari Sociali della Camera dove è all’esame il Decreto sui nuovi LEA.La FISH, depositando agli atti una memoria, esprime forti riserve sull’intero impianto del decreto elaborato dal Ministero. E le puntuali critiche riguardano sia le modalità di elaborazione che il merito delle disposizioni.“Il Ministero della Salute ha di fatto rifiutato uno strutturato confronto con le associazioni delle persone con disabilità e di molte altre organizzazioni dell’impegno civile, di operatori e tecnici, perdendo un’occasione straordinaria di costruire una norma davvero efficace, moderna, condivisa. Ha invece concentrato l’attenzione al mantenimento di linguaggi e modelli vetusti e obsoleti, al contenimento dei costi in un’ottica meramente di cassa.” Ma una nota dolente è anche riservata al mancato confronto con l’Osservatorio nazionale sulla disabilità che opera all’interno del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e che in tema di LEA aveva prodotto proprie osservazioni, totalmente ignorate.Le stesse apparenti novità rimangono incardinate in logiche che hanno già dimostrato il fallimento. Poco conta l’apprezzabile intento di ampliare l’elenco, ad esempio, delle malattie rare, quando le modalità di modificazione di quell’elenco rimangono le stesse. Poco conta prevedere ausili nuovi o tecnologicamente avanzati se poi i percorsi di erogazione mantengono criteri amministrativi e sanitarizzanti che producono più costi che risparmi e che limitano fortemente la libertà di scelta delle persone e relegano l’abilitazione e la riabilitazione lontane dal ruolo che dovrebbero avere. No: i nuovi LEA perpetuano il concetto di “compensazione della menomazione” nell’erogazione degli ausili e delle protesi, al contrario di quanto prevede la CRPD in termini di diritto alla salute, alla mobilità, alla comunicazione.Siamo lontanissimi dai principi di inclusione previsti dalla Convenzione ONU e dalle stesse prescrizioni dell’OMS: l’adozione di un linguaggio obsoleto, inadeguato e incongruente ne rappresentano l’evidenza.Ma non è tutto: il regime sociosanitario, così come inteso nel testo proposto, esclude il progetto individuale ed esperienze rispettose dei diritti umani, ripropone lo schema che produce segregazione in palese violazione persino della recente norma sul “dopo di noi” (legge 112/2016). Il sociosanitario si presenta ancora una volta come una congerie di servizi per nulla raccordati e con l’individuazione di rispettive categorie di beneficiari del tutto indecifrabili e sovrapponibili (si parla ora di “disabilità complessa”, ora di “invalidità civile”, ora ancora di “non autosufficienza”) in cui la stessa persona potrebbe rientrare, con l’inevitabile esito di non promuovere il benessere della persona, ma di renderla meramente destinataria di assistenza frammentata ed inefficace.Desolante è l’assenza di attenzione alle menomazioni di natura sensoriale e alle esigenze delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale relativamente all’informazione, alla comunicazione, all’accessibilità alle campagne di prevenzione, alle relazioni con gli operatori sanitari e sociosanitari.E veniamo alla reale concretezza dei nuovi LEA, aspetto su cui finora è prevalso il silenzio: quando verranno applicati? Garantiranno realmente una parità di trattamento in tutto il Paese?La reale applicazione dei LEA, e quindi la concreta ricaduta sui Cittadini, è rinviata sine die, in particolare per le prestazioni più innovative e l’assistenza protesica. Ciò traspare dall’Intesa Stato-Regioni del 9 settembre scorso: vi si prevede una generica graduale applicazione nel tempo. È giustificata l’ipotesi che tale dilazione non sia connessa a motivi organizzativi ma ad una non adeguata copertura finanziaria.Il testo proposto lascia margini decisionali eccessivi su aspetti anche delicati, delegando alle Regioni la disciplina successiva su ambiti tutt’altro che organizzativi; l’effetto rischia di riproporre profonde disparità territoriali che ben conosciamo.E infine “il re è nudo”: prima ancora che i nuovi LEA vengano approvati viene predisposta (Intesa Stato-Regioni del 9 settembre 2016) una Commissione per l’aggiornamento dei LEA che dovrebbe entrare immediatamente in funzione. Un implicito riconoscimento dell’inadeguatezza dello strumento regolamentare non ancora adottato. E da questa Commissione sono esclusi i Cittadini, gli operatori e i loro rappresentanti.“Oltre al tempo, si è persa un’occasione per ripensare le politiche, i sistemi, i servizi in modo più civile, efficace, moderno e rispettoso dei diritti umani. Non possiamo che prenderne – ancora una volta – recisamente le distanze.”, conclude Vincenzo Falabella, ripetendo l’affermazione espressa in Commissione Affari Sociali.

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La Follia sale in cattedra

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

la folliaPavia Venerdì 20 maggio 2016 – ore 17.30 Aula ‘400 – Disegno – Forlanini – Università di Pavia. Un progetto per combattere lo stigma legato alla malattia mentale favorendo l’integrazione dei pazienti psichiatrici. Capita spesso di immergersi nella lettura di romanzi polizieschi che hanno squilibrati per protagonisti, di assistere a serie televisive in cui la follia la fa da padrona, o di leggere quasi morbosamente gli articoli di cronaca relativi a vicende psichiatriche. Eppure, anche i migliori scrittori, sceneggiatori e giornalisti alimentano un’immagine della follia spesso poco aderente alla realtà. La finzione, consapevolmente o meno, ci difende e ci tiene a distanza dalle persone che soffrono sul piano psicologico: la malattia psichiatrica, infatti, fa paura, perchè suona come qualcosa di particolarmente sconosciuto.Quando un professionista racconta di una malattia mentale dal suo punto di vista, la vede spesso come una raccolta di disabilità, di qualcosa che c’è “in meno”, rispetto alla condizione normale. Per sfatare questa situazione, il Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia propone un progetto dal titolo “La follia sale in cattedra”, da un’idea del prof. Pierluigi Politi, Ordinario di Psichiatria dell’Università di Pavia. Il progetto intende affidare la narrazione della follia a chi la vive in prima persona, così da consentire a tutti noi di capire quanto abbiamo in comune e quanto possiamo condividere. Le persone che soffrono di una malattia mentale, nascondono spesso capacità insospettate, e possono essere, a volte, i migliori insegnanti rispetto alla loro condizione. Con una donazione minima di dieci euro è possibile finanziare “seminari di insegnamento” tenuti da persone che hanno attraversato una stagione di malattia mentale e di compromissione della loro salute, ne hanno guadagnato consapevolezza e sono in grado di trasmettere questa esperienza a studenti, professionisti del settore e a chiunque fosse interessato. (foto: la follia)

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Ictus: Nuove prospettive terapeutiche

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2015

ictus cerebraleIl binomio terapeutico di trombolisi farmacologica sistemica e trattamento endovascolare mediante trombectomia meccanica consente, in maniera meno invasiva, di ridurre in modo significativo la mortalità e la disabilità causate dall’ictus ischemico, prima causa di disabilità, seconda causa di demenza e terza causa di morte nel mondo industrializzato. Una patologia che, solo in Italia, fa registrare 250.000 nuovi casi l’anno.Al 46° Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) si fa il punto su questa nuova e promettente frontiera terapeutica, la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata da recenti pubblicazioni scientifiche nel corso del 2015.
“Per poter garantire ai pazienti la trombectomia meccanica – spiega il Prof. Aldo Quattrone, Presidente SIN e Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro – è necessario riorganizzare il sistema delle stroke unit di II livello introducendo la figura del neuro-interventista, uno specialista che deve avere tutte le competenze richieste per operare nell’ambito di questo nuovo scenario terapeutico per la cura dell’ictus ischemico. L’obiettivo è quello di formare, attraverso specifiche sessioni professionalizzanti (Master di II livello), gli operatori coinvolti: neurologi, neurochirurghi, neuro-radiologi e radiologi, confermando il ruolo centrale del neurologo nel percorso di cura”.La trombolisi sistemica, che consiste nella somministrazione di un farmaco in grado di disostruire l’arteria cerebrale occlusa, è ad oggi la miglior terapia per l’ictus ischemico in fase acuta. Associare questa terapia farmacologica al trattamento endovascolare con rimozione meccanica e non invasiva del trombo significa guardare a nuovi ed entusiasmanti orizzonti per la cura di questa patologia. Un panorama che vede sensibilmente migliorate le prospettive terapeutiche e la qualità di vita dei pazienti.
La trombectomia meccanica è attualmente praticata attraverso ‘stent’ di nuova generazione (stent retriever) che, aprendosi nell’arteria occlusa, ricostituiscono un passaggio per il flusso sanguigno. Trombolisi sistemica e trombectomia meccanica sono però entrambe strettamente legate al ‘fattore tempo’: si riduce a 4,5 ore il periodo utile per praticare la trombolisi, mentre si apre fino a 8 ore la stretta finestra terapeutica della trombectomia meccanica.
Gli aspetti organizzativi necessari per attuare questo efficace binomio terapeutico, insieme con i programmi legati alla formazione degli operatori, sono al centro della discussione dei neurologi italiani, riuniti a Genova fino a domani in occasione del Congresso SIN.
La Società Italiana di Neurologia conta oltre 3000 specialisti neurologi e ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

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Rischi di disabilità motorio-cognitive nei soggetti anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2015

parma universitàParma. Venerdì 9 Ottobre 2015, alle ore 14, nell’aula 4 delle Aule Centrali della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, il prof. Reto Kressig, Chair of Geriatrics, University Center for Medicine of Aging, Basilea, terrà la Lettura Magistrale dal titolo ”Motoric‐Cognitive risk syndrome in older subjects”.La relazione del prof. Kressig prenderà in considerazione la necessità di un approccio motorio‐cognitivo combinato nella valutazione del rischio di disabilità del soggetto anziano e la descrizione delle nuove tecniche e degli strumenti utilizzati nel Laboratorio di Basilea oggetto di pubblicazione presso prestigiose riviste scientifiche internazionali. L’intervento del prof. Kressig sarà introdotto dal prof. Gian Paolo Ceda, Presidente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma.La Segreteria Scientifica è stata curata dal prof. Marcello Maggio nell’ambito delle lezioni di Clinica Medica e Geriatria (VI anno di Medicina e Chirurgia). L’evento rientra nelle attività formative relative al Percorso di Day‐Service dell’Ambulatorio di “Prevenzione della Disabilità del Soggetto anziano” dell’UOC Clinica Geriatrica ‐ Dipartimento Geriatrico‐Riabilitativo AOU di Parma ed è rivolto a tutti gli studenti e specializzandi della Facoltà di Medicina e al personale medico e infermieristico dell’Azienda Ospedaliero‐Universitaria di Parma.

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Regno Unito: disabilità uditive

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

colettiIl Professor Colletti dona l’udito a una piccola paziente inglese con un’operazione mai realizzata prima d‘ora. I costi sono rimborsati dal sistema sanitario britannico, che ha riconosciuto il “Metodo Colletti” Il Professor Vittorio Colletti, insieme alla sua equipe, ha realizzato con successo presso una struttura milanese un intervento su una bambina inglese affetta sin dalla nascita da sordità a entrambi gli orecchi. Ora può sentire per la prima volta grazie a un impianto tronco-encefalico bilaterale. L’intervento bilaterale sequenziale, realizzato per la prima volta al mondo su una piccola paziente, ha avuto una durata di quattro ore e ha dato esito positivo. Colletti, luminare nel campo dell’otorinolaringoiatria e padre dell’orecchio bionico troncoencefalico nei bambini, ha al suo attivo oltre 107 interventi su soggetti in età evolutiva con questa tecnica di sua invenzione, che ha donato l’udito a piccoli pazienti provenienti da tutto il mondo.
Il “Metodo Colletti” ha come obiettivo primario rendere l’intervento il meno invasivo possibile, miniaturizzando la strumentazione chirurgica, riducendo il trauma e la degenza in ospedale. Si tratta di un’operazione unica nel suo genere, volta a posizionare un innovativo impianto uditivo direttamente nel tronco cerebrale; il “Metodo Colletti” è l’unico in grado di restituire l’udito ai bambini nati con disabilità uditive gravi, come ad esempio quelle che colpiscono i piccoli pazienti nati senza chiocciola o nervo acustico, elemento anatomico che connette l’orecchio al cervello. L’impianto consiste in un processore del linguaggio, esterno e in un ricevitore -stimolatore interno in silicone con elettrodi di superficie in titanio-iridio.Questo delicato intervento comporta l’apertura della scatola cranica, l’individuazione della prima stazione anatomica del sistema nervoso uditivo centrale e l’inserimento all’interno di questa sede di un impianto che attraverso i suoi 12 elettrodi è in grado fare supplire all’assenza completa della coclea e/o del nervo uditivo. Una volta inserito l’impianto, viene eseguita una serie di verifiche elettrofisiologiche, che consente di confermare il corretto posizionamento della matrice impiantata per la stimolazione selettiva delle vie uditive in assenza di interferenze su altre funzioni nervose vitali del paziente.Grazie a questo intervento il paziente è in grado di inserirsi per la prima volta nel mondo dei suoni. Potrà trarre vantaggio da un percorso riabilitativo logopedico mirato che lo aiuterà gradualmente a scoprire i rumori e i suoni dell’ambiente che lo circonda, a sviluppare specifiche abilità percettive, con la maturazione delle necessarie competenze fono-articolatorie, comunicativo-linguistiche e cognitive, così da renderlo un soggetto in grado di ascoltare e di esprimersi attraverso il linguaggio verbale.Considerata la complessità dell’intervento chirurgico, fino ad oggi l’intervento era eseguito solo monolateralmente. Grazie all’esperienza chirurgica del Prof. Colletti, maturata in 15 anni di chirurgia bionica uditiva troncoencefalica nei bambini (il più piccolo è stato operato all’età di otto mesi), l’intervento è stato reso il meno invasivo possibile, riducendo le possibili complicanze operatorie e consentendo così la possibilità di un intervento bilaterale. A questo riguardo, la letteratura audiologica ha fornito da tempo ampia documentazione sulla necessità e sui vantaggi dell’applicazione di un sussidio protesico bilaterale quali l’ascolto nel rumore e la localizzazione della fonte sonora con conseguenti importanti benefici durante il periodo critico di acquisizione del linguaggio. Al riconoscimento del “Metodo Colletti” da parte della FDA (Food and Drug Administration) l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti farmaceutici ed in generale della salute negli Stati Uniti, che ha autorizzato questo tipo di interventi in centri selezionati degli USA, segue oggi quello del sistema sanitario britannico che rimborsa i costi degli interventi per i piccoli pazienti del Regno Unito.

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FISH: apertura su regolamento ISEE

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2013

“L’ISEE va approvato quale livello essenziale di assistenza. Ce n’è necessità oggi per frenare le profonde disparità territoriali in tema di assistenza e per eliminare le storture dell’ISEE vigente. Elementi da correggere ce ne sono, ma di qui ad alimentare convinzioni catastrofiste ce ne passa.”Questo il commento della FISH a margine della discussione nelle Commissioni parlamentari che devono esprimere un parere sullo schema di decreto che regolamenta il nuovo Indicatore della Situazione Economica Equivalente.“Abbiamo seguito con attenzione l’elaborazione del nuovo regolamento. – così si esprime Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Sappiamo bene che la revisione dell’ISEE è stata fissata nella precedente legislatura con la manovra ‘Salva Italia’ (Legge 214/2011). Sui criteri approvati allora dal Parlamento il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha elaborato successive stesure, riscrivendole anche su pressione di associazioni, sindacati, organizzazioni dell’impegno civile.”Le prime versioni del regolamento, come si ricorderà, erano state oggetto di forti e circostanziate critiche della FISH che evidenziava il trattamento assai sfavorevole riservato alle persone con disabilità e ai loro nuclei familiari.“Chi ha dovuto elaborare il decreto si è trovato a gestire un ‘paradosso’ stabilito dal Parlamento nella legislatura precedente: dover considerare nell’indicatore reddituale anche le prestazioni assistenziali. È anche grazie alla pressione della FISH se tale contraddizione, nella versione più recente, è stata neutralizzata con franchigie e con la possibilità di detrarre, ad esempio, tutte le spese assistenziali sostenute in caso di gravi disabilità.”Il nuovo ISEE conteggia, ad esempio, indennità di accompagnamento, ma per gli stessi titolari è prevista una franchigia di 6.500 euro (l’indennità è di 5.800 euro l’anno). Tutte le spese sanitarie (compresi ausili, auto adattate, cani guida per ciechi, sussidi tecnici ecc.) possono essere sottratte dall’indicatore reddituale fino ad ulteriori 5.000 euro. Inoltre possono essere sottratte integralmente, per i disabili gravi, le spese per collaboratori domestici, addetti all’assistenza personale e badanti fino alla compensazione completa delle provvidenze assistenziali ricevute.“Si può fare di più, ma per onestà dei fatti bisogna ammettere che, per la prima volta, è stato riconosciuto che la disabilità produce costi e impoverimento per i nuclei familiari. Si può fare di più e meglio, ma non si può disconoscere che il nuovo regolamento riserva attenzione alle persone con grave disabilità, con disabilità intellettiva, o che intendano – faticosamente – costruirsi una famiglia e un’autonomia personale. Si può fare di meglio ma su questo è necessario un impegno del Parlamento per correggere la norma originaria. E già che c’è aiutarci a ripensare nella loro interezza le politiche per la disabilità e a garantirne le risorse.”

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