Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘disagio sociale’

Povertà minorile in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Milano. Giornata Internazionale contro la Povertà. Matteo, un bambino di 10 anni, per le strade di Milano ferma i passanti per chiedere un lavoro per sé. Tanta indifferenza, tanto stupore ma anche rabbia e incredulità tra la gente. Perché non può essere questa la realtà, che un minorenne debba cercare lavoro per aiutare la propria famiglia in difficoltà.
È questa l’estremizzazione messa in scena con il nuovo esperimento sociale realizzato da Fondazione L’Albero della Vita per promuovere la campagna di sensibilizzazione sul tema della povertà assoluta in Italia, piaga sociale del nostro Paese degli ultimi anni. 1 bambino su 8 in Italia vive in povertà assoluta e per la Giornata Internazionale contro la Povertà, l’Ente che si occupa da 20 anni di mamme e bambini in difficoltà, ha voluto lanciare una nuova provocazione sul web.
Un bambino che vive in questa condizione sarà un cittadino tendenzialmente più esposto ai processi di esclusione, in un contesto caratterizzato dalla continua necessità di incrementare il proprio stock di capitale culturale e sociale per entrare e permanere nel mercato del lavoro e per costruire il proprio tessuto di relazioni.
È dunque essenziale riconoscere alle persone in età minore i loro diritti (come garantiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea) e, allo stesso tempo, riconoscere l’importanza del sostegno alle famiglie quali prime responsabili del benessere dei minori. Per Fondazione L’Albero della Vita, qualsiasi intervento per contrastare la povertà, deve porre al centro la riattivazione dei potenziali dei soggetti coinvolti. Questo riguarda le famiglie nel loro complesso: i genitori, nel generare una nuova capacità di produrre reddito e nell’essere protagonisti positivi dell’interruzione generazionale della povertà; i bambini, da coinvolgere in percorsi educativi che puntino a condividere speranze, prospettive, strumenti, motivazioni, a restituire loro il diritto a partecipare al loro futuro e al futuro del contesto che abitano.
Da qui nasce il nome della campagna #iodonofiducia perché “uscire dalla povertà” e dal disagio significa ricominciare a nutrire fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità: per poter trovare un lavoro dopo averlo perso, per riallacciare i legami familiari deteriorati dallo sconforto e dall’incertezza economica e sociale, per ritrovare speranza e opportunità nel rapporto con “l’altro” e con la collettività. E proprio per questo, “donare fiducia” significa consentire a chi ha perso tutto di riappropriarsi in primo luogo dei propri valori. Significa dare, attraverso un gesto piccolissimo, una spinta decisiva a quella voglia e a quel bisogno di non arrendersi che caratterizzano la maggior parte delle famiglie colpite dalla povertà, soprattutto quando al loro interno ci sono bambini e ragazzi.
La campagna #iodonofiducia è on line dal 17 ottobre e può essere visualizzata su
Sulla pagina Facebook di Fondazione L’Albero della Vita https://www.facebook.com/albero.della.vita.onlus/

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Pensionati? L’asso nella manica per le giovani generazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 maggio 2018

I pensionati in Italia stanno vivendo un momento delicato. Gran parte di loro è attanagliata da assilli economici e il loro futuro, per quanto breve possa essere se non altro per ragioni anagrafiche, non è visto con ottimismo. Eppure possiamo ancora diventare qualcosa di più dei “scaldapanchine” ed essere portatori di un messaggio di speranza e di fiducia per un futuro migliore per i nostri figli, nipoti e pronipoti. Basta crederci. Sappiamo bene che sono tante le cose che non vanno e che ci sentiamo impotenti, nel nostro piccolo, a porvi rimedio. Ma la forza potremmo averla se riusciremo a trovare la possibilità di stare insieme, di scorgere un punto in comune, una voglia di lasciare alle generazioni future una società migliore, più egalitaria.
Il primo passo potrebbe essere quello di avviare un dialogo costruttivo con i giovani per renderli consapevoli che il passato, per poterci insegnare qualcosa, non è tutto da buttare alle ortiche. Pensiamo alla politica. Allora i vecchi di oggi erano i giovani di allora, pieni di passioni politiche e voglia di crescita e di benessere diffuso. E i frutti non sono mancati ottenendo maggiori diritti, un lavoro garantito e una previdenza e un’assistenza generalista. Poi le cose sono andate progressivamente guastandosi e ora ci troviamo in una fase acuta sul piano esistenziale. La situazione sembra sfuggirci di mano eppure la democrazia ci offre un’opportunità di riscatto anche se si è costretti a dover fare i conti con la disinformazione sempre più martellante e ossessiva sino a disorientarci. Come fare? La risposta può essere semplice e complessa al tempo stesso. Il tutto si basa sull’offerta politica e cosa ci attendiamo da essa in termini pragmatici. Significa, in altri termini, che non basta un voto per farsi ascoltare, poiché il tutto si basa sui numeri e allora che aspettiamo ad unirci e a marciare compatti? Lo slogan sta tutto qui: noi richiamiamo l’attenzione su due diritti: alla vita e al vivere. Che senso può avere se difendiamo il primo e avversiamo il secondo creando un’area di privilegio solo per pochi? (Riccardo Alfonso)

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Roma: Disagio sociale

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

“La situazione di disagio sociale che investe la Capitale è sempre più evidente, ed investe famiglie ma anche single che non riescono ad avere una vita normale con le basilari prerogative che ogni essere umano dovrebbe avere. Purtroppo l’Amministrazione dovrebbe fare di più attraverso l’ausilio dei servizi sociali, spostando risorse economiche per supportare chi si trova in questa situazione gravosa. E’ quindi sempre molto importante quando associazioni di volontariato mettono a disposizione i propri mezzi a supporto delle amministrazioni o dello Stato, attraverso servizi che spaziano nei diversi campi. Ovviamente quando si parla di povertà e del conseguente disagio sociale non si possono e non si devono fare distinzioni di sorta, ma non è percorribile da un punto di vista morale spostare in maniera maggioritaria tutte le risorse verso immigrati e nomadi, tralasciando quasi del tutto i molti italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà. L’aiuto deve essere diffuso per tutti, a cominciare da chi a buon diritto è italiano. Una memoria di giunta approvata il 15 gennaio 2018, avente come oggetto l’avvio di interlocuzioni con le Asl, ricadenti sul territorio comunale, al fine della sottoscrizione di un protocollo d’intesa in materia di immigrazione e integrazione socio-sanitaria tra le stesse, l’Amministrazione Capitolina e Associazione Emergency Onlus Ong, vede come destinatari del servizio di ambulatorio mobile Polibus con personale composto da medici, infermieri, psicologi e volontari qualificati per avere cure mediche gratuite, soltanto immigrati, rom e persone che vivono nelle occupazioni illegali. Ci chiediamo perché questa discriminazione nei confronti dei tanti italiani che vivono ai margini della società che necessiterebbero anche loro di cure mediche gratuite, per questo motivo abbiamo presentato un’interrogazione al Sindaco e all’Assessore alle Politiche Sociali per sapere prima di tutto le cifre economiche a carico dell’Amministrazione capitolina per questo progetto di Emergency e per chiedere di inserire anche i numerosi cittadini romani che vivono in condizioni di disagio all’interno di questo progetto, che così come è strutturato risulta ingiusto e a senso unico”. Lo dichiara Francesco Figliomeni, consigliere capitolino di Fratelli d’Italia.

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La politica di fronte al disagio sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2017

Marcello Bianchi propone una riflessione sulla crisi della politica, fenomeno diffuso in tante società occidentali, per la sua incapacità di combattere il disagio sociale delle classi medio-basse in difficoltà.Il fenomeno Trump, la bocciatura del referendum di Renzi, in parte la Brexit, sono il risultato di una vendetta della cosiddetta “pancia” nei confronti di una politica che non sa dare risposta ai bisogni dei cittadini.
Una epidemia che tende a colpire tutti i governi in carica che rischiano di essere surclassati dai diversi movimenti antisistema.
Colpa dei governi o di una politica che promette ciò che non è in grado di mantenere? Una politica in cui la competizione elettorale si gioca sulle promesse di nuovi posti di lavoro, più spesa sociale e meno tasse, quale “garanzia” di risultato può offrire al cittadino nell’attuale contesto dominato dall’incertezza e da profonde contraddizioni? Ed anche ammesso che una favorevole congiuntura economica internazionale consenta qualche risultato soddisfacente non nascerebbero nuovi o vecchi bisogni insoddisfatti che renderebbero vana la rincorsa della politica? Per l’autore bisogna uscire dall’identificazione della politica quale ancella dell’economia.
La politica deve recuperare la sua autonomia, includere nella sua sfera tutto ciò che attiene alla vita della polis, proporre una visione di società in cui i diritti e i doveri si bilancino nella proiezione di un futuro realistico. La sua capacità di ascolto dei bisogni dei cittadini si deve esprimere soprattutto nel definire le regole per le quali nessun potere possa prevalere sugli altri, consentendo alle persone, nella forma individuale o dei gruppi sociali, di concorrere alla politica mediando tra interessi rappresentati ed interessi generali della collettività. Una politica schiacciata sull’economia, potrebbe riproporre quanto avvenuto in Germania nel corso della Repubblica di Weimar, come scrive lo storico tedesco Gunther Mai (La Repubblica di Weimar, Il Mulino, 2011) “mentre Hitler preparava la presa del potere il Governo del Reich era impegnato a discutere di pomodori, formaggio e di cavoli”. (Il Presidente Prof. Giuseppe Bianchi)

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Sei stressato? Impara a meditare

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2011

Orvieto, Umbria, Italia

Image via Wikipedia

Orvieto, (Terni) 31 ottobre 2011 – Si è concluso ieri al palazzo dei Congressi di Orvieto il Congresso internazionale di psiconeuroendocrinoimmunologia sul rapporto tra stress e salute.Le conclusioni del Congresso sono state affidate al Presidente Onorario della stessa Società scientifica (SIPNEI), Francesco Bottaccioli. Il professor Bottaccioli ha delineato come nell’ultimo 20ennio le diagnosi di disturbi mentali dovuti allo stress sono cresciute di 2,5 volte. Per i bambini di ben 35 volte! Le malattie mentali sono diventate la principale causa di disabilità nei bambini soppiantando il Down e la paralisi cerebrale. Ci troviamo di fronte a un eccesso di diagnosi e, al tempo stesso, a un eccesso di trattamento farmacologico. Oggi più di 500.000 bambini assumono antipsicotici e il 10% dei bambini di 10 anni assumono farmaci per il Disordine da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Oggi circa il 10% degli Americani dai 6 anni in su assume antidepressivi, ma la diffusione dell’uso degli antipsicotici di nuova generazione è ancora più drammatica.  Questi farmaci hanno rimpiazzato le statine nella classifica dei farmaci più venduti in assoluto e vengono prescritti anche a bambini molto piccoli a partire dai 2 anni di età. (M. ANGEL The New York Review of Books, June 23, July 14, 2011). Anche l’Italia corre questo rischio di rispondere con farmaci al crescente disagio sociale: ogni anno il nostro paese spende più di un milione di euro per ansiolitici e antidepressivi. Occorre imparare a gestore lo stress della vita. “Lo stress è oggi una bilancia vitale che fa parte itinerante  della vita di tutti noi, il problema nasce quando esso viene  sopravvalutato o sottovalutato.” Mette ben in evidenza il professore durante la chiusura lavori del Congresso di Orvieto. “La ricerca sullo stress, con l’emergere della psiconeuroendocrinoimmunologia, ha infatti perso i suoi vaghi connotati di psicologia descrittiva diventando oggi un campo di studio interdisciplinare, nel quale confluiscono diverse figure di scienziati e di clinici. Prima della Psiconeuroendocrinoimmunologia, la questione di fondo, in ambito scientifico, era così riassumibile: “posto che lo stress altera la psiche di una persona, come fa questo malessere mentale a produrre effetti patogenetici sull’organismo?”  Ricorda il Professore –  “La psiche ha precise vie di collegamento con i grandi sistemi biologici, con il sistema nervoso, l’endocrino e l’immunitario. Uno studio dello stress che si limiti all’esame delle relazioni tra i mediatori (neurotrasmettitori, citochine, ormoni) dei tre grandi sistemi biologici studia un artefatto non l’organismo umano sotto stress. Occorre quindi inserire anche lo studio delle relazioni psicologiche perché la psiche retroagisce sul cervello e sugli altri sistemi biologici (il sistema immunitario in particolare) modificandoli.” Al riguardo, uno studio coordinato da Bottaccioli assieme all’Università di Ancona ha testato125 partecipanti ai corsi di tecniche antistress e meditative gestiti dallo stesso Bottaccioli e dalla dott.ssa Antonia Carosella maestra di tecniche meditative. I partecipanti sono stati studiati con un test di misurazione della depressione dell’ansia prima e dopo il corso e con la misurazione del cortisolo salivare sempre prima e dopo. I risultati sono che lo stress l’ansia e la depressione vengono abbattuti di tre volte e che il cortisolo salivare ha una riduzione statisticamente significativa. Questo studio verrà sottoposto a una rivista scientifica internazionale per la sua pubblicazione Riguardo al rapporto tra mente e cervello il Professor Bottaccioli ha poi citato alcuni studi recenti tra cui uno studio che ha interessato un gruppo di studenti tedeschi impegnati nella preparazione dell’esame Phisicum (esame finale del biennio pre-clinico di medicina all’Università), un test molto impegnativo che richiede 3 mesi di studio intenso.  Il cervello di questi studenti è stato monitorato con la risonanza magnetica funzionale prima dell’inizio del test, dopo, e a distanza di 3 mesi. I ricercatori hanno potuto documentare un forte incremento dell’attività di sinapsi dei neuroni  cerebrali con l’allargamento dell’aria occupata da questi stessi neuroni nei circuiti interessati alla memoria (ippocampo e corteccia parietale posteriore).  Ciò vuol dire che i comportamenti modificano la struttura del cervello e possono migliorare le sue funzioni. Al contrario uno stress cronico, causa una riduzione di queste stesse aree celebrali e una iperattivazione di quelle aree coinvolte nelle emozioni (amigdala).

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A proposito di prezzi e di rincari

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2011

Ora che si parla tanto di contenere le spese val bene riflettere su quanto è stato già tolto alle fasce deboli . Dal 2001 ad oggi il potere d’acquisto dei pensionati, delle famiglie monoreddito, dei precari, si è ridotto per lo meno del 65%. Gli aggiustamenti operati prima dal governo Berlusconi, poi da Prodi e ora di nuovo da Berlusconi hanno appena scalfito, mediamente, questo “disagio” con un beneficio calcolabile intorno all’1% annuo, ovvero di molto inferiore all’inflazione annua. Da allora e ancora prima a oggi abbiamo avanzato in tutte le sedi possibili due proposte che gli esperti hanno considerato praticabili ma di difficile attuazione per ragioni politiche (clientelari, corporative, lobbistiche). La prima riguarda la filiera distributiva. Sappiamo tutti bene che dal prodotto finito (industriale, alimentare e ortofrutticolo) all’ultimo consumatore il prezzo lievita tra il 90 e il 200%. Se consideriamo ragionevole un incremento dalla fonte di un 50% non possiamo capire la differenza che resta se non per il fatto che mancano i controlli, che la rete distributiva è a livelli abnormi e che gli speculatori hanno trovato la strada giusta per arricchirsi a spese dell’anello più debole della società e con la complicità di coloro che invece sono preposti ad evitare tale scempio. La seconda proposta è di agire sulla leva fiscale. Il meccanismo è semplice: vuoi aumentare i prezzi? bene. Noi aumentiamo le imposte sul maggiore profitto conseguito. A questo punto vorrei chiedere all’esercente della bancarella che staziona nei pressi di Fontana di Trevi a Roma e che vende i frutti di stagione tra i 15 e i 20 euro al chilo quanto paga di tasse? Correrei il rischio di sentirmi dire: ma cos’è? E’ un nuovo frutto? Mi dispiace non lo abbiamo. Abbiamo invece delle belle banane a….. E’ questo il vero male che corrode il nostro sistema paese e se non prendiamo il toro per le corna sarà il toro a infilarle a noi e così sia. Riccardo Alfonso

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“Adolescenza e disagio scolastico”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 maggio 2011

Arezzo.21 Maggio 2011 ore 10.00 presso l’ITC “Buonarroti” in Piazza della Badia 2 con la psicologa Veronica Andreini in veste di esperta. Con il termine disagio s‟intende un malessere esistenziale, inerente problematiche di carattere psicologico e/o psicopatologico. Nell’ambito scolastico i ragazzi a volte mostrano difficoltà psicopedagogiche di vario genere che, se non fronteggiate in tempi brevi, possono dare l’avvio a forme di disadattamento e/o di disagio scolastici. La condizione sociale di svantaggio non sempre è legata ad un disturbo fisico e/o psichico, ma potrebbe trarre origine da occasioni di mancanza economica, affettiva, culturale e sociale. Solitamente, questa collocazione poco vantaggiosa relega il soggetto in una posizione gregaria e subalterna anche nei confronti del gruppo classe. Strettamente correlati con il disagio scolastico è il fenomeno della dispersione. Questa è un fenomeno complesso, oltre che per la pluralità di cause che lo determinano, anche per il modo in cui si manifesta. Con il termine “dispersione” ci si riferisce all’insieme dei fattori che prolungano o interrompono il normale percorso scolastico come: mancati ingressi; evasione dell’obbligo; frequenze irregolari; bocciature; ripetenze; abbandoni, vale a dire tutti quei fenomeni che modificano il normale svolgimento del percorso scolastico di uno studente. Quindi non sempre “dispersione” è sinonimo di “abbandono”, ossia di “interruzione di frequenza”. Tuttavia, gli insuccessi scolastici (il cui indicatore primario è rappresentato da bocciature e ripetenze), specie se reiterati, sono spesso una delle cause dell’allontanamento dei ragazzi dalla scuola.

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Editoriale Fidest: Disagio sociale

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

In questi ultimi mesi si sono moltiplicati gli appelli delle categorie sociali più esposte alla povertà e al maggior costo della vita soprattutto per i rincari legati alle locazioni, all’energia, agli alimenti e più in generale ai beni primari e per le inevitabili ricadute per quelle famiglie, in specie se monoreddito, e sono, purtroppo, numerose, che si trovano da un giorno all’altro senza risorse economiche per la disoccupazione o senza garanzie di riassunzione se precari, o in cassa integrazione. Persino la timida ripresa economica ha dimostrato che sull’occupazione non si è manifestata analoga opportunità. Autorevoli esponenti politici dell’attuale maggioranza fanno rilevare che il tutto dipende da due specifiche situazioni che ci portiamo dietro da anni. Si riferiscono al forte indebitamento pubblico dal quale dobbiamo contenerne se non ridurne gli effetti perversi e gli ammortizzatori sociali che hanno permesso una crescita abnorme dell’occupazione e che non trova riscontro nel fabbisogno nazionale. Lo stesso presidente del consiglio in un suo recente intervento alla Camera se l’è presa con la minoranza per aver assunto negli anni passati ben duecentomila precari nella pubblica istruzione e che oggi si rivelano eccedenti alla effettive esigenze del comparto. Si sa bene che negli anni delle “vacche magre” tutti noi dobbiamo, per necessità e per virtù, stringere la cinghia. Ne siamo ben consapevoli e proprio per questo motivo insistiamo nel sostenere la necessità che si metta mano ad un’equa ridistribuzione delle risorse incominciando da chi più ha e che, quindi, può più dare e nel tagliare i rami secchi o, per lo meno, quelle incombenze che si possono evitare o ridurre o meglio organizzare. Ma vi sono anche delle priorità per le quali non si può prescindere e vanno tutelate. Pensiamo al diritto alla vita, alla casa, al lavoro, alla salute, all’istruzione e alla sicurezza. E’ questa, a nostro avviso, la nuova frontiera per uno Stato che vuole dirsi democratico e, soprattutto, a democrazia compiuta. Il resto sono solo chiacchiere e prese in giro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Le emergenze sociali

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

L’Italia, e la chiesa cattolica se ne fa carico, sta affrontando uno dei suoi più gravi momenti. Parliamo della povertà e del disagio di quanti non hanno una casa dove ripararsi e se ne dispongono una si trovano sotto sfratto per il caro fitti. Le pensioni e gli stipendi hanno subito in questi ultimi tre anni una perdita netta del potere d’acquisto che non trova precedenti in passato, in un lasso di tempo così breve. La disoccupazione o l’occupazione a progetto per i giovani trovano nuovi margini per far aumentare l’area del disagio sociale. Nel loro insieme questi fatti diventano un vero e proprio attentato alle famiglie, alla loro unità, alla loro crescita. E’ un aspetto che nella sua drammaticità se ne fa specchio fedele la comunità locale e la vita stessa delle parrocchie. Non mancano in proposito autorevoli ed accorati appelli, ma, come si sul dire non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire. Occorre voltare pagina, e subito, se non vogliamo che allo scoramento si aggiunga l’esasperazione. Già questi segni si avvertono un po’ ovunque e quanto la misura è colma è ben difficile evitare che trabocchi con conseguenze imprevedibili e capaci di destabilizzare l’intero sistema. Lo avvertiamo a Napoli dove la camorra fa vivere più delle istituzioni. Lo avvertiamo altrove dove l’arte di arrangiarsi provoca danni ben maggiori dei rimedi che vorrebbe proporre. Uno Stato moderno deve prendere coscienza di tutti questi inquietanti segnali e cercare una valida strada per invertire questa perversa tendenza ed i grossi rischi che su di essa incombono. (A.R.)

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Io non ho paura. Storie di vittime e di bulli

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2009

Busto Arsizio (Va) Lunedì 18 maggio 2009 – ore 21  Museo del Tessile, via Volta 6/8  Convegno “Io non ho paura. Storie di vittime e di bulli” Saranno presenti: Adriana Battaglia e Giovanni Trinchero, autori del libro “Io non ho paura” Renata Scerbo, mamma di Francesco, vittima del bullismo Oliva Maria Boles, direttrice dell’ACOF Gigi Farioli, sindaco di Busto Arsizio Laura Ravetto, parlamentare Sentinella di un disagio sociale profondo, gli episodi di bullismo sono sempre più diffusi tra giovani e giovanissimi. Per discutere del fenomeno e analizzarlo con l’aiuto di esperti e testimoni, l’associazione Azzurro Donna ha organizzato il convegno “Io non ho paura. Storie di vittime e di bulli”. Durante la serata sarà presentato il libro “Io non ho paura”, di Franco Angeli Editori. I due autori della pubblicazione, Adriana Battaglia e Roberto Trinchero, saranno presenti al convegno per dare il proprio contributo alla discussione. Adriana Battaglia, dirigente scolastico di un istituto di istruzione superiore, racconta le storie di vittime del bullismo, per portarle fuori dalle pareti scolastiche o dalle pagine di una sentenza di tribunale. Roberto Trinchero, docente di Pedagogia sperimentale e metodologia della ricerca educativa alla facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli Studi di Torino e la SSIS dello stesso Ateneo, offre invece a insegnanti ed educatori strumenti per capire a affrontare il fenomeno del bullismo. Durante la serata sarà proiettato un video con delle interviste realizzate a ragazzi, dai 14 ai 19 anni, appartenenti a diverse etnie, per comprendere il fenomeno dal loro punto di vista. Sarà inoltre presentato l’Osservatorio sul bullismo, per promuovere le strategie per combattere il fenomeno in diverse scuole, con modalità diverse dalle elementari alle superiori. L’iniziativa è promossa da Battaglia e Trinchero: “Il libro – anticipa Adriana Battaglia – è il primo passo di un progetto più articolato, che ha lo scopo di contrastare il fenomeno delle prepotenze e delle prevaricazione. Chi come me è in prima linea ogni giorno, sa che molti ragazzi vivono un inferno quotidiano: è importante promuovere l’educazione del rispetto e della legalità”.  Oliva Maria Boles, dirigente dell’ACOF, nel suo intervento racconterà la propria esperienza a contatto con i ragazzi di un istituto superiore. Il momento più atteso della serata è l’intervento di Renata Scerbo, madre di Francesco, morto nel 1995, all’età di 15 anni, per colpa di un episodio di bullismo.

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Il pd dei castelli romani in piazza con la cgil

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2009

Noi, amministratori e dirigenti del Partito Democratico, insieme a tanti altri amici e compagni del nostro Partito, scenderemo in piazza a fianco della Cgil il 4 aprile, nella grande manifestazione di Roma che si concluderà al Circo Massimo. E’ ora di affrontare la crisi partendo dai bisogni dei lavoratori, di chi il lavoro lo ha già perso o lo perderà nei prossimi mesi, dei precari, dei pensionati, di tutte le realtà sociali che da anni vivono con difficoltà economiche sempre più forti, e che oggi più di tutti stanno subendo questa terribile crisi. Per tutti loro non è uno slogan dire che non si arriva a fine mese, che è difficile pagare l’affitto o la rata di un mutuo, comprare i libri per l’istruzione dei propri figli, poter immaginare un futuro sereno. Manifesteremo contro un governo il cui Premier, come giustamente ricorda il segretario del Pd Franceschini, invece di affrontare la crisi con la serietà che il momento richiederebbe, già si prepara alla campagna elettorale, che affronta la dura realtà un giorno invitando ad un vuoto ottimismo, un giorno inventando elemosine come la social card, un giorno spronando a lavorare di più in un momento in cui il lavoro manca. In più si colpiscono gli Enti locali con tagli continui, con il blocco delle assunzioni creando anche così disoccupazione e disagio sociale. Il Partito Democratico ha fatto delle proposte concrete in questi mesi: assegno mensile per chi perde il lavoro, tassazione straordinaria per i redditi oltre i 120mila euro per un fondo di sostegno alla povertà, sblocco dei fondi degli Enti locali per la manutenzione delle scuole e opere già cantierabili per un miliardo di euro, sostegno al credito delle piccole e medie imprese. Su tutte queste proposte Berlusconi e il suo governo hanno detto no, o hanno taciuto. E’ inoltre da sottolineare che specie in questi momenti il metodo della concertazione tra tutte le forze sociali sia assolutamente necessaria per non rompere la già flebile coesione del nostro Paese. Ogni volta invece il Premier gioca a dividere le forze del lavoro. Per queste ragioni sabato sfileremo insieme ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani della Cgil, con l’impegno di favorire sui bisogni veri del paese una rinnovata unità del mondo del lavoro e dei sindacati che ci porti fuori dal tunnel di questa crisi. Ci auguriamo che milioni di persone da tutta Italia saranno con la Cgil per questa importante manifestazione.

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