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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Disagio adolescenziale

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Consumo di alcol, fumo, sedentarietà, dipendenza dalla tecnologia: queste sembrano essere le caratteristiche principali per descrivere le cattive abitudini e il disagio degli oltre 2 milioni di adolescenti italiani. Secondo i più recenti dati Istat, infatti, il 14,9% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni consuma alcol fuori dai pasti, nel 6,3% dei casi fuma e nel 16,6% dei casi non fa nessuna attività fisica; inoltre, il 93,9% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni usa internet, nell’82% dei casi quotidianamente, arrivando anche a un uso eccessivo e a mostrare segni di dipendenza.«Nonostante i dati allarmistici sui comportamenti devianti degli adolescenti – spiega Katia Vignoli, psicoterapeuta esperta di adolescenti – non c’è in realtà nulla di particolarmente nuovo nell’attuale generazione di giovani. Ribellarsi, provare disagio, scontrarsi con la generazione degli adulti sono comportamenti che in questa fase evolutiva si ripetono da secoli. La novità è piuttosto rappresentata dalle modalità in cui si manifesta il disagio adolescenziale, quale ad esempio l’abuso nell’utilizzo di internet e dei social network. Per definizione un adolescente è sempre ‘solo’: talmente assorbito dalla sua repentina trasformazione, da essere così centrato su sé stesso dal non vedere altro. L’abitudine ai social network amplifica questo stato di ‘monade’: si comunica senza scambiare, ci si mostra senza svelarsi, si cerca ossessivamente la visibilità per sparire nella serialità e nell’omologazione delle immagini».L’assumere comportamenti “autodistruttivi” può essere spesso solo un’espressione del disagio adolescenziale. «Il malessere, tipico, di questo periodo dello sviluppo – chiarisce Rinaldo Missaglia, Segretario Nazionale SiMPeF-Sindacato Medici Pediatri di Famiglia – può portare ad assumere abitudini, quali il consumo di alcol, l’attitudine al fumo, l’uso di sostanze psicoattive, ma anche l’inattività fisica stessa, che i giovani associano idealmente ad un comportamento ‘adulto’; cosicché la distanza generazionale nei confronti degli adulti si sostanzia paradossalmente in un’imitazione dei loro comportamenti simbolo. Questi ragazzi, non di rado mal compresi e financo trascurati dalle figure adulte di riferimento, sono costretti a subire anche un vuoto assistenziale che il pediatra di famiglia potrebbe però colmare. Infatti, il sistema dei controlli preventivi caratterizzato dalle visite ad età filtro, strumento prezioso e consueto nella pratica della pediatria di famiglia, dovrebbe continuare a rappresentare un valido mezzo per accompagnare in continuità il ragazzo fino all’età adulta consentendo anche di rilevare eventuali situazioni di particolare criticità che necessitino di un intervento professionalmente adeguato. Non dimentichiamo che, come denuncia un recentissimo rapporto pubblicato su Lancet, tra il 1990 e il 2016 lo stato di salute delle generazioni più giovani è in netto peggioramento in tutto il mondo, con sovrappeso e obesità a farla da padrone. È tempo che le Istituzioni preposte all’organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale e Regionale si attivino per valutare l’adeguamento delle norme alle nuove esigenze sanitarie dei giovani assistiti prima che queste sfocino in emergenze sociosanitarie.»«Il disagio adolescenziale è un fatto concreto – interviene Alessandro Albizzati, direttore Neuropsichiatria dell’Infanzia e Adolescenza, Ospedale San Paolo di Milano. I principali indicatori internazionali e la nostra pratica quotidiana testimoniano problematiche psico-sociali da non sottovalutare né trascurare: disturbi alimentari, dipendenza da internet, cyberbullismo, binge-drinking, tentato suicidio sono fenomeni all’ordine del giorno nei nostri reparti. Una figura di riferimento come il pediatra di famiglia potrebbe essere utile, sia al giovane sia ai famigliari, in questa età particolarmente critica di transizione verso la vita adulta, soprattutto per individuare situazioni borderline che se non affrontate potrebbero solo peggiorare».«Le problematiche degli adolescenti – dice Monica de’ Angelis, pediatra di famiglia e responsabile scientifico Dipartimento Formazione SiMPeF – avranno ampio spazio durante il 7° Congresso Nazionale SiMPeF, che si terrà a Milano il 29 e 30 marzo. Infatti, oltre ad aver dedicato un simposio alle loro problematiche psico-sociali e sessuali, anche tematiche quali l’alimentazione e i problemi dermatologici saranno trattate considerando anche ciò che accade specificamente negli adolescenti, oltre che nei bambini. L’attenzione riservata al mondo degli adolescenti durante il Congresso rappresenta solo l’inizio di un percorso formativo che SiMPeF affronterà durante l’anno».«L’ampio spazio dato all’età adolescenziale e alle sue peculiari problematiche – conclude Missaglia – a questo appuntamento per l’aggiornamento del pediatra di famiglia vuole sottolineare la nostra forte convinzione che un ampliamento dell’assistenza pediatrica fino alla maggiore età garantirebbe le cure necessarie in questa età problematica da un punto di vista sia sanitario sia sociale».

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Incontro sul disagio govanile

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

Frosinone mercoledì 14 marzo, alle ore 9.00, presso l’Aula Magna dell’Università al Polo Folcara l’Osservatorio sul disagio giovanile, composto dall’Università degli Studi di Cassino, dal Dipartimento Disagio Devianze Dipendenze della ASL di Frosinone e dalla Fondazione Exodus, terrà un incontro di presentazione del corso di formazione per docenti sui temi del disagio giovanile.
Avrà una durata di 25 ore e verrà rilasciato un attestato di partecipazione valido per il MIUR. In occasione della presentazione del corso verrà illustrato il progetto “Selfie – istantanee dalla generazione 2.0”, un progetto di ricerca nazionale sugli stili di vita degli adolescenti, avviato già in molti Istituti scolastici e che – speriamo – potrà essere esteso alle scuole del nostro territorio.Nella prima giornata del corso, alla quale sono invitati anche gli studenti perché potranno essere coinvolti nel progetto “Selfie”, sono previsti gli interventi di Giovanni BETTA Rettore dell’Università di Cassino, Loriana CASTELLANI Direttore del Dipartimento di Scienze Umane, Fernando FERRAUTI Direttore del Dipartimento Salute mentale e patologie da dipendenza della Asl di Frosinone, Alessandra ZANON Coordinatrice dell’Osservatorio, Marina ZAINNI Psicoterapeuta della ASL, Marisa DEL MAESTRO Psicoterapeuta di Exodus e Franco TAVERNA Coordinatore nazionale della Fondazione Exodus.

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Alleviare le condizioni di migliaia di migranti bloccati in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

ginevraGinevra. Il Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), William Lacy Swing, ha confermato il pieno sostegno dell’Organizzazione all’iniziativa presentata questa settimana dall’Unione Africana in concerto con l’Unione Europea e il governo di Unità Nazionale libico insieme alle Nazioni Unite per cercare di alleviare le condizioni di migliaia di migranti bloccati in Libia.A seguito delle scioccanti notizie riguardanti i continui abusi ai danni dei migranti e le condizioni misere e di sovraffollamento riscontrate nei centri di detenzione in Libia, gli incontri tenutisi questa settimana ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio – nel corso del summit tra l’Unione Africana (UA) e l’Unione Europea (UE) – stanno portando a un incremento delle misure per contrastare il traffico e il maltrattamento dei migranti lungo rotta del Mediterraneo Centrale, dove si stima che siano annegati quest’anno 2.803 migranti.L’OIM sta ora intensificando il proprio programma di Ritorni Umanitari Volontari, che dall’inizio del 2017 ha permesso a più di 14.007 migranti di poter tornare nel proprio paese di origine. E’ già in corso un piano su larga scala di ritorni per via aerea, attraverso il quale l’OIM conta di aiutare 15.000 migranti a ritornare a casa dalla Libia entro la fine dell’anno. L’istituzione di una task force congiunta e pianificata con tutte le parti interessate mira a garantire che la crisi migratoria in Libia sia gestita in modo coordinato.“L’intensificazione del programma di Ritorni Umanitari Volontari potrebbe non essere una soluzione in grado di alleviare appieno le sofferenze dei migranti in Libia, ma è nostro dovere, come priorità assoluta, portare i migranti fuori dai centri di detenzione,” ha detto il Direttore Generale Swing agli Stati membri dell’Organizzazione ritrovatisi a Ginevra qualche giorno fa per partecipare al Consiglio dell’OIM.Swing ha anche aggiunto che l’OIM intende lavorare con tutti i partner del sistema delle Nazioni Unite per assicurare che si agisca in modo coordinato e, quando il caso, per permettere la tempestiva segnalazione di quei casi per i quali l’opzione del ritorno potrebbe non essere adatta. Queste iniziative arrivano dopo i colloqui che Direttore Generale Swing ha avuto con il Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, con l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini e con il Segretario Generale delle Nazioni Unite.Nelle scorse settimane è stato riscontrato, nei centri libici, un notevole aumento dei presenze di migranti, passati da circa 5.000-6.000 a più di 15.000 a seguito dei trasferimenti operati dai centri di detenzione “non ufficiali” di Sabratha. Al momento, l’OIM ha registrato più di 400.000 migranti in Libia e stima che il numero totale di migranti presenti nel paese vada da 700.000 a 1 milione. L’incremento delle attività di assistenza riguarderà anche quei migranti che si trovano fuori dai centri di detenzione ma che desiderano tornare a casa.Un gran numero di migranti è trattenuto in centri sovraffollati in condizioni che sono ben al di sotto di standard umanitari accettabili. Molti di questi migranti hanno espresso il desiderio di tornare nel proprio paese di origine; per questo motivo l’OIM sta intensificando le operazioni aeree per portare fuori dalla Libia quegli uomini, donne e bambini che intendono tornare a casa. Nella fase iniziale, l’OIM concentrerà i propri sforzi su 15.000 migranti, per aiutarli a tornare – e reintegrarsi -nei paesi di origine prima della fine dell’anno.“Questa è una scelta che le persone fanno in modo volontario nella speranza di poter dar vita a un nuovo inizio,” ha detto Othman Belbeisi, Capo Missione OIM in Libia. “Siamo consapevoli che le attività di ritorno volontario da sole non sono sufficienti per risolvere la situazione dei migranti in Libia, e per questo ci stiamo anche impegnando ad espandere le nostre attività di advocacy e capacity building al fine di introdurre un nuovo approccio nella gestione del fenomeno migratorio in Libia, in stretta collaborazione con il governo libico e i vari partner all’interno delle Nazioni unite.”Per far sì che i ritorni siano sostenibili, l’OIM sta anche incrementando il supporto per la reintegrazione dei migranti nei paesi di origine. L’Organizzazione lavorerà inoltre per affrontare le cause che sono alla base dei movimenti migratori e intensificherà le proprie attività volte a contrastare il traffico di esseri umani lungo le rotte di migrazione. L’OIM chiede un sempre maggiore sostegno al fine di rendere efficace tale approccio.Quest’anno il programma di ritorno dei migranti è stato finanziato dall’Emergency Trust Fund for Africa dell’Unione Europea (EUTF), dal Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Norvegia nonché dal Central Emergency Reponse Fund delle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti. L’attuale aumento dei ritorni umanitari scaturito a seguito del summit UA-UE è finanziato dall’EUTF e da Regno Unito, Italia, Germania e Unione Africana.
Fino a questo momento l’OIM ha assistito circa 14.007 migranti nel ritorno a casa dalla Libia, un aumento significativo se paragonato ai 2.775 ritorni volontari effettuati nel 2016. La maggior parte dei migranti che chiedono di par parte di questo programma provengono dall’Africa sub-sahariana, inclusi migranti provenienti da Nigeria (4.316), Guinea (1.588), Gambia (1.351), Mali (1.305) e Senegal (973).

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Roma Capitale per superare il disagio abitativo

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

casaAffrontare il disagio abitativo presente nella Capitale, offrendo sostegno alloggiativo a circa 6.000 famiglie in tre anni. Potenziare lo scorrimento delle graduatorie per dare risposta a quanti attendono da troppo tempo di vedersi assegnato un alloggio di Edilizia residenziale pubblica (Erp). Chiudere i Centri di assistenza alloggiativa temporanea (Caat) entro il 2018 mettendo fino allo spreco di risorse pubbliche per potenziare le forme di sostegno economico ai nuclei familiari. Svuotare le occupazioni abusive ripristinando la legalità senza penalizzare coloro che hanno diritto all’assistenza. Predisporre strumenti per tutelare sempre i soggetti in condizione di fragilità sociale. Sono i contenuti della strategia #CasaRoma, messa a punto dall’amministrazione capitolina mediante due delibere presentate dall’assessore al Bilancio, Patrimonio e Politiche abitative Andrea Mazzillo e dall’assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale Laura Baldassarre, approvate ieri dalla Giunta: le Linee guida per un Piano di azione per il disagio abitativo e il nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo (Sassat) per il diritto all’abitare delle persone in condizione di fragilità sociale.Con CasaRoma il Campidoglio punta a dare assistenza abitativa a circa 6.000 famiglie entro il 2019. Tale risultato è raggiungibile con una serie di strumenti diversificati, che prevedono un sostegno economico per la locazione sul mercato privato o l’assegnazione di nuove abitazioni:
Buono casa e sostegno fragilità: 1.400 famiglie
Scorrimento graduatorie Erp: 1.200 assegnazioni
Frazionamenti immobili Erp: 1.200 alloggi
Contributo all’affitto: 1.000 nuclei familiari
Nuove abitazioni: acquisizione di 600 unità
Autorecupero: 400 alloggi
Beni sequestrati e confiscati alla criminalità: 300 abitazioni
I soggetti destinatari delle azioni previste dalle linee guida appartengono a due categorie: coloro che hanno presentato domanda per un alloggio Erp, avendone i requisiti, sia che si trovino in graduatoria o meno; i soggetti in condizioni di fragilità o precarietà economica (famiglie in condizioni di povertà, famiglie con disoccupati o a basso reddito, ceto medio impoverito). Per reperire le risorse necessarie all’implementazione del Piano di azione si farà affidamento su tutti i finanziamenti nazionali e comunitari attivabili, sulla valorizzazione e cessione di immobili e aree di proprietà comunale, sulla riduzione degli affitti passivi ora pagati dall’amministrazione per le sedi istituzionali, gli alloggi Erp e i Caat. Attualmente sono a disposizione circa 35 milioni di euro l’anno che il Campidoglio eroga per il Buono Casa, la locazione dei Caat e il Contributo all’affitto. A questi si aggiungono i 40 milioni di euro recentemente stanziati dalla Giunta regionale del Lazio in attuazione del Programma straordinario per l’emergenza abitativa: 30 milioni sono destinati al reperimento di nuove abitazioni e 10 milioni per interventi di autorecupero edilizio nel complesso dell’ex Ipab San Michele.
Il Piano di azione dovrà prevedere un censimento puntuale degli alloggi non utilizzati o abbandonati, dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità accessibili e degli immobili inseriti nei Piani di Zona.
Una Cabina di regia con i Dipartimenti coinvolti e i Municipi interessati si occuperà dell’attuazione e del monitoraggio del Piano. Grande attenzione sarà rivolta alla possibilità di utilizzare immobili del patrimonio disponibile e indisponibile di Roma Capitale e beni confiscati alla criminalità: entro il 30 ottobre 2017 si dovrà predisporre una mappatura degli immobili, con le stime economiche degli interventi manutentivi necessari a renderli abitabili.

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Attentati: “Follia lucida killer pone interrogativi anche sul disagio psichico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 luglio 2016

attentati“Nella descrizione degli ultimi attentati l’attenzione di diversi giornali si è concentrata sul profilo psicologico degli attentatori, veri o presunti che fossero. Alcuni tratti appaiono indubbiamente comuni: come il riferimento ad una depressione ben nota ai vicini di casa; o quello di una certa tendenza all’isolamento, alla scarsa comunicatività e in alcuni casi una aggressivitá latente che faceva pensare di trovarsi davanti ad uno psicopatico. E’ accaduto anche nel recente attentato di Monaco, in cui qualcuno davanti ad una patologia evidente, ha subito escluso che si potesse trattare di Isis. Ma in realtà il punto più concreto riguarda un altro aspetto, sufficiente a far sorgere il dubbio che l’Isis cerchi i suoi adepti tra persone psicologicamente disturbate. In altri termini non basta la motivazione politica o ideologica a supportare comportamenti che suscitano in ognuno di noi orrore. Abbiamo la netta sensazione di trovarci di fronte ad una follia lucida, pericolosa e vanitosa”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Killer e Kamikaze, in un crescendo di emulazione, al di là della possibile, ma non esclusiva, matrice islamica in realtà riflettono una fragilità psicologica che rimanda ad altre categorie di presa in carico di questi soggetti. La consapevolezza di chi vuole uccidere, di chi vuole fare una strage, c’è tutta; ma si accompagna ad un esibizionismo narcisista che richiede un pubblico di stampo tradizionale: la strada, lo stadio, il pub, la metropolitana, il supermercato. Tutti luoghi – prosegue Binetti – che appartengono alla vita normale di persone da punire proprio per quella normalità che è estranea al killer di turno. Scopriamo anche che la malattia mentale, il mental desease, assedia l’uomo dal di dentro con i suoi demoni e i suoi fantasmi. Perduto il senso di Dio nella accezione più alta del termine, l’uomo ha perduto anche il senso dell’uomo, nella sua forma più comune è più profonda. Forse proprio qui che dovremmo ricominciare a capire in che consista la sofferenza psicologica, trattandola anche nella sua interfaccia sociale. Lo sdegno sociale, la passione politica, lo zelo religioso non potranno mai giustificare l’orrore di morte; la violenza fredda dell’uomo contro altri uomini, la ricerca ossessiva dei bambini per colpirli nella loro assoluta innocenza. La perdita del senso dell’uomo è la più grande follia dell’uomo che richiede cure molto più complesse, che cominciano in famiglia, nella scala di valori di riferimento, negli affetti reali e concreti, ma assolutamente inderogabili. L’Europa – conclude Binetti – deve interrogarsi su questi aspetti non meno che il vicino mondo islamico”.

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Pentastellati sotto scacco

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 Mag 2016

Beppe_Grillo fonte wikipediacasaleggio-beppe-grilloSeguo da alcuni anni con crescente interesse l’attività del movimento Cinque stelle e all’inizio, per lo meno, non mi riusciva difficile associarlo, come esperienza politica, al Fronte dell’uomo Qualunque (UQ) fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini. Egli già con il suo giornale “L’uomo qualunque” stava sostenendo le istanze liberal-conservatrici legate all’antipolitica. Oggi di quel tempo ci resta un sostantivo che meglio lo identifica: “qualunquismo” ed è diventato una parola ad uso e consumo delle opposte fazioni di ammiratori e detrattori.
Mi chiedo a questo punto cosa è successo da allora ad oggi da suscitare nella gente sentimenti se non proprio di ripulsa di certo di diffidenza nei riguardi di taluni politici nella gestione dell’attività pubblica nelle istituzioni più rappresentative partendo da quelle elettive? Allora i partiti erano degli “oggetti” sconosciuti ai più e la contrarietà degli elettori forse si spiegava meno se non nell’atavica paura d’affrontare l’ignoto, ora invece il discorso è diverso e il disagio degli elettori proviene da un’altra riflessione. Negli anni Novanta la magistratura con “mani pulite” ha letteralmente aperto il vaso di Pandora rivelandoci una ben orchestrata atti-vità malavitosa di una classe politica che faceva scempio del suo rapporto fiduciario con gli italiani per giocare la partita dei loschi affari. E se i partiti dovevano, comunque, restare tali per garantire la gestione democratica del paese la sola strada che restava era quella di ri-mescolare le carte e ai nomi “nobili” non si trovò di meglio di crearne di nuovi. Arrivammo così al berlusconismo, al prodismo e al dalemismo. Avevano, tuttavia, un grosso limite legato alla logica gattopardesca del “tutto cambiare per nulla cambiare”. Così sotto mentite spoglie e una spolverata di perbenismo di facciata si continuò con gli intrallazzi di sempre ma con l’aggiunta che ora non si “rubava” nell’interesso del partito ma per convenienza personale e non si vergognavano di farlo.
E questa logica affaristica ora non proveniva solo da casi isolati e dai vassalli delle periferie dell’impero, ma direttamente dai massimi livelli di potere divenendo un fatto di costume usuale nella vita del Paese. A questo punto come la storia c’insegna c’è sempre un castiga-tore che richiama il volgo, che di queste dilapidazioni ne è vittima, alla consapevolezza che non è possibile procedere di questo passo senza reagire. In pratica si comprese che si era creato uno spazio politico che in qualche modo andava governato e così nacque il movi-mento pentastellato con i suoi profeti. Ora che ha mostrato i muscoli con una squadra ben agguerrita in parlamento cerca di consolidare la sua presenza nelle amministrazioni locali. La loro forza di penetrazione, elettoralmente parlando, è quella di fondare la loro ragione d’essere nella “diversità” rispetto alle corruttele del sistema partitico attuale. Ora però si corre il rischio “boomerang” perché l’onestà, la verità e tutte le altre nobili parole messe regolarmente in fila, si devono misurare con la gestione della cosa pubblica e con il malaffare che la contorna fatto per lo più da persone senza scrupoli e pronte a tutto. Ora questo si-stema intrallazzatore crede di aver trovato la strada per “screditare” i pentastellati sul loro stesso terreno. Come dire: siete degli onesti? Bene e allora come la mettete se nominate la persona giusta e qualcuno vi denuncia per abuso d’ufficio? Vi capiterà tra capo e collo un avviso di garanzia che avrà l’effetto di condannarvi prima ancora di una sentenza anche perchè tale procedura l’avete considerata tale sia pure impropriamente? E se a questo pun-to Enrico Cisnetto nel suo editoriale di qualche giorno prevede proprio tale eventualità do-vremmo fare il paio quando afferma che Renzi si augura che la Raggi, candidata sindaco per Roma vinca le elezioni. Quale maggiore cassa di risonanza sarebbe quella di un sindaco pentastellato che a Roma fa flop? E Roma non dimentichiamolo è disseminata di mine antiuomo o anti-donna che a dir si voglia. E alle prossime politiche c’è tutto il tempo per far maturare nell’opinione pubblica il fatto che anche Cinque stelle non è poi tanto contornato da gente onesta visto e considerato che gli innocenti per dimostrarlo devono come minimo attendere cinque o sei anni prima della sentenza definitiva per far sapere all’opinione pubblica che i sospetti su di loro erano infondati. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici della Fidest)

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Terapia del dolore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2015

DSCN2864Firenze. Domenica 27 settembre prossimo dalle 8.30 alle 13.00 – Polo Lionello Bonfanti (Burchio – FI) Sofferenza, ricerca di senso, speranza, sfida del dolore. Tematiche impegnative e quanto mai attuali oggi, mentre forme svariate di disagio entrano nel nostro quotidiano sia direttamente che attraverso i media. È per questo che il convegno “La sofferenza umana. Speranze di cura e ricerca di senso” è rivolto proprio a tutti: a partire dagli operatori in ambito sanitario e socio-sanitario, fino a chi opera nel volontariato, in campo giovanile e a contatto con varie forme di disagio. L’Associazione “Salve! Health to Share Onlus” http://www.salveonlus.org con sede presso il Polo Lionello Bonfanti propone questo appuntamento a partire dall’esperienza e in ricordo di un pioniere della terapia del dolore, il dott. Enrico Cavallini, fra i padri fondatori della moderna anestesiologia. «Fino a pochi anni fa si riteneva che il dolore fosse compagno inevitabile di molte malattie – spiega la dott.ssa Paola Garzi, internista e vice presidente dell’Associazione Salve Onlus – sintomo spesso sottovalutato, sotto diagnosticato e sotto trattato. Oggi il dolore viene ricercato, riconosciuto e trattato in modo sempre più efficace. Di questo parleremo domenica 27 settembre: di dolore e di speranza, una speranza sempre più forte per i progressi delle cure e soprattutto per il cambiamento di mentalità che si va operando nella classe medica e nella società civile. Il dolore ci sfida, anche se sempre più disarmato dall’evoluzione terapeutica, sul piano spirituale ed esistenziale. Abbiamo ancora domande senza risposte, abbiamo ancora bisogno di cercare».L’appuntamento si inserisce nel calendario delle attività promosse dall’Associazione che dal 2007 punta a creare una rete tra quanti vivono la professione sanitaria alla luce della fraternità e di una “cultura del Dare”. Fin dai suoi primi passi, “Salve” ha promosso momenti culturali orientati a riportare la persona nella sua globalità al centro dell’interesse dell’arte medica.

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Danno da vacanza rovinata: Che fare?

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2015

bluvacanzeIl danno da vacanza rovinata, inteso come disagio psicofisico da mancata realizzazione di una vacanza programmata, è quel pregiudizio al benessere psichico materiale che il turista soffre per non aver potuto godere in tutto o in parte della vacanza quale occasione di piacere, svago e riposo, essendo la stessa intesa come periodo di rigenerazione delle proprie energie psico-fisiche.Le aspettative del turista in molte occasioni vengono frustrate a causa di carenze o imprecisioni informative dovute al livello della qualità dell’alloggio, dei trasporti e dei servizi che non corrispondono allo standard promesso con l’acquisto del pacchetto turistico “tutto compreso”.E’ bene dunque fare chiarezza su tali aspetti della normativa che disciplina i c.d contratti di viaggio (limitando l’analisi ai c.d. pacchetti turistici, crociere/vacanze tutto compreso, vale a dire quelli che ricomprendono almeno due tra i seguenti elementi: trasporto, alloggio, servizi in corso di viaggio). Il Codice del Turismo, con l’art. 47 co. 1 D.lgs. n. 79/2011 prevede la possibilità di accordare al turista un risarcimento del danno da vacanza rovinata a causa dell’inadempimento dell’organizzatore, prevedendo “Nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza ai sensi dell’articolo 1455 del codice civile, il turista può chiedere, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta”.
Le prestazioni oggetto del contratto devono essere conformi alla proposta contrattuale visionata dal consumatore (opuscolo informativo) ed in base alla quale ha effettuato la scelta (artt. 36-38 Cod. Tur.). Dunque, a titolo meramente esemplificativo: la sistemazione presso una data struttura alberghiera con determinate caratteristiche, il volo di andata e ritorno con una determinata compagnia ed un piano voli predeterminato, guida turistica e/o autoveicoli o natanti per le escursioni in loco e così via.In linea generale, laddove uno dei servizi che contrattualmente il tour operator si era impegnato a prestare manca in tutto o in parte, se viene eseguito con modalità diverse rispetto a quanto previsto nell’offerta e/o nel contratto, l’organizzatore è tenuto a risponderne. In ogni caso, infatti, il tour operator è responsabile dei terzi prestatori dei servizi compresi nel programma di viaggio (art. 43 Cod. Tur.).Il medesimo principio vale nel caso in cui, in conseguenza dell’inadempimento, si verificano danni alla persona, come nel caso non infrequente di sinistro stradale durante uno spostamento in loco previsto nel programma di viaggio (art. 44 Cod. Tur). In tal modo il consumatore turista è agevolato per avere un unico referente contrattuale, l’organizzatore che ha predisposto il pacchetto di viaggio da lui acquistato (direttamente o tramite un’agenzia di viaggi, che svolge il ruolo dell’intermediario nella vendita). Il mancato godimento della vacanza si configura, dunque, come un danno strettamente legato all’inesatta ovvero alla mancata esecuzione delle obbligazioni derivanti dal contratto di vendita del pacchetto turistico, che legittima il turista a richiedere il risarcimento.Innanzitutto la Corte si è pronunciata in maniera positiva su una questione centrale: nell’ipotesi di inadempimento o inesatta esecuzione del contratto rientrante nella disciplina che regola i “pacchetti turistici”, il danno non patrimoniale da vacanza rovinata – inteso quale pregiudizio conseguente alla lesione dell’interesse del turista di godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di piacere e di riposo, e quindi, quando non vengano in rilievo lesioni all’integrità psicofisica tutelate dall’art. 32 Cost. – è risarcibile ai sensi dell’art. 2059 cod. civ. (“il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge”).Sono, infatti, due le voci di danno da prendere in considerazione: il pregiudizio economico (gli esborsi ulteriori sostenuti dal viaggiatore) ed il danno morale dovuto alla delusione ed allo stress subiti a causa del disservizio.La Corte ha ricordato che il fondamento è proprio nella c.d. vacanza rovinata (Cass. 4 marzo 2010, n. 5189) e che, la stessa Corte di Cassazione, con sentenza 20 marzo 2012, n. 4372, ha cassato una decisione che lo aveva negato, affermando che la risarcibilità di tale danno “è prevista dalla legge, oltre che costantemente predicata dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea“.Infatti, la Corte di Giustizia, già nel 2002 (sentenza 12 marzo 2002, n. 168), pronunciandosi in via pregiudiziale sull’interpretazione dell’art. 5 della direttiva sui pacchetti turistici (n. 90/314/CEE), aveva affermato che il suddetto articolo “deve essere interpretato nel senso che in linea di principio il consumatore ha diritto al risarcimento del danno morale derivante dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione di un viaggio tutto compreso”, mettendo in evidenza che nel settore dei viaggi turistici si segnalano spesso “danni diversi da quelli corporali”, “al di là dell’indennizzo delle sofferenze fisiche” e che “tutti gli ordinamenti giuridici moderni (riconoscono)..un’importanza sempre maggiore alle vacanze”.Ma con questa sentenza la Cassazione ha fatto un ulteriore passo in avanti, ritenendo sufficiente la prova fornita dai turisti circa l’inadempimento dell’operatore turistico e, in conseguenza di ciò, ha accolto anche la richiesta di risarcimento del danno morale (oltre a quello patrimoniale).Una questione pratica di non scarsa rilevanza attiene alla convenienza o meno di chiamare in giudizio solo il tour operator o anche l’agenzia di viaggi. Ci sono sentenze che hanno affermato che si instaura un rapporto trilaterale tra consumatore, agenzia di viaggi (intermediario) e tour operator (organizzatore).
Come scelta difensiva, si ritiene consigliabile chiamare entrambi i soggetti.Ai fini pratici, quindi, cosa può e deve fare il consumatore nel caso in cui uno dei servizi prenotati manchi in tutto o in parte o sia sensibilmente differente da quanto promesso?Il consumatore dovrà fare un reclamo immediatamente (mandando subito un fax o una PEC all’agenzia di viaggi o al tour operator) contestando la prestazione non conforme al contratto. Questo per consentire all’agenzia e all’operatore di porre rimedio tempestivamente. Successivamente, una volta rientrato, se non è stato posto rimedio, si dovrà procedere con reclamo formale per raccomandata a/r, chiedendo anche i danni.Infatti, un problema, ormai superato dalla giurisprudenza, ha riguardato l’art. 98 cod. cons. cioè il termine per il reclamo che il consumatore deve inoltrare al tour operator o all’agenzia. L’art. 98 cod. cons., ora art. 46 del cod.tur., infatti recita:
1. Ogni mancanza nell’esecuzione del contratto deve essere contestata dal turista, mediante tempestiva presentazione di reclamo affinché l’organizzatore, il suo rappresentante locale o l’accompagnatore vi pongano tempestivamente rimedio.
2. Il turista può altresì sporgere reclamo mediante l’invio di raccomandata o di altri mezzi che garantiscono la prova dell’avvenuto ricevimento, all’organizzatore o all’intermediario, entro dieci giorni lavorativi dalla data di rientro nel luogo di partenza.
Si era posto quindi un problema di interpretazione, perché nel primo comma è previsto che ogni contestazione debba essere effettuata senza ritardo mentre nel secondo comma c’è il termine di dieci giorni.
La giurisprudenza ha ritenuto che l’art. 98 comma 1 è applicabile nel momento in cui il consumatore debba contestare un singolo inadempimento del pacchetto turistico (ad es. suite con idromassaggio, la suite c’è ma manca la vasca idromassaggio), quindi si riferisce ad un singolo inadempimento e all’inesatta esecuzione del contratto. In tal caso, il consumatore deve tempestivamente contestare tale circostanza perché deve dare la possibilità al tour operator e all’agenzia di viaggi di poter adempiere e quindi offrire un’alternativa al consumatore insoddisfatto.
Diverso è il caso del consumatore che agisce per il risarcimento del danno da vacanza rovinata previsto dal secondo comma. Il termine di dieci giorni, secondo l’orientamento della Suprema Corte di Cassazione -che sul punto si è espressa in senso favorevole al consumatore (cfr. Cass. 297/2011)- non rappresenta un termine di decadenza dal diritto ad essere risarciti. Di conseguenza, la contestazione può essere successiva a condizione che avvenga entro il termine di tre anni per danni alla persona. Se però l’inadempimento attiene il servizio di trasporto, il termine di prescrizione è di 18 o 12 mesi a seconda se si tratta, rispettivamente, di danni alla persona o alle cose (trovando applicazione in tal caso la regola generale di cui all’art. 2951 c.c.).
Pertanto, l’omessa presentazione del reclamo non pregiudica la possibilità di esperire la domanda giudiziale di risarcimento, ma potrà al massimo essere posta a fondamento di un presunto concorso di colpa da parte del turista danneggiato, ai sensi dell’art. 1227 del Codice Civile. (Smeralda Cappetti, legale Aduc)

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L’Inps provoca disagio sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Mag 2012

Dichiarazione dell’On. Cesare DAMIANO e dell’On. Luigi BOBBA (PD) “L’Inps ha indirizzato a numerosi pensionati lettere in cui si richiede la restituzione di somme erroneamente corrisposte per periodi (in alcuni casi di dieci annualità) che coprono gli anni dal 1992 al 2011. Queste lettere stanno generando situazioni di allarme sociale (allarme sfociato in un caso nel suicidio di una persona anziana). E’ grave che l’Inps non tenga conto della situazione reddituale, sociale e familiare dei destinatari, e invii lettere con motivazioni generiche, senza previsione di possibilità di rateazione del debito, e perfino contrastanti con la normativa in materia. Per questo abbiamo presentato una Risoluzione, approvata dalla Camera, che impegna il Governo a intervenire con urgenza perché l’Inps non può trattare i pensionati come pezze da piedi”: così dichiarano l’On. Cesare DAMIANO (Capogruppo PD Commissione Lavoro) e l’On. Luigi BOBBA (PD, Vicepresidente della Commissione Lavoro), proponenti della Risoluzione in questione (sottoscritta anche dalla parlamentare Elisabetta RAMPI).
Spiegano Cesare DAMIANO e Luigi BOBBA: “La motivazione addotta dall’Inps a fondamento della pretesa di restituzione delle somme è di varia natura, ed in alcuni casi genericamente indicata nell’espressione ‘A seguito della revisione delle operazioni di calcolo è risultato che l’importo della pensione spetta in misura inferiore a quella corrisposta’. Nella lettera ci si limita a dire che l’interessato può presentare ricorso amministrativo esclusivamente on line e che, in casodi mancato riscontro, si procederà a recupero coattivo del credito. Non si prevede alcuna possibilità di rateazione né si tiene conto dei termini prescrizionali ordinari previsti per la ripetizione degli indebiti pensionistici in caso di errore dell’Inps e non viene neppure indicato il responsabile del procedimento al fine di facilitare il pensionato nella richiesta di informazioni sul debito. E’ questo il modo di trattare i pensionati che non hanno nessuna responsabilità per gli errori dell’Inps?”. “Abbiamo chiesto al Governo di intervenire per effettuare una ricognizione delle dimensioni del fenomeno e per approfondire le ragioni che hanno determinato l’errore da parte dell’Inps perfino in casi risalenti a ventanni addietro – aggiungono Cesare DAMIANO e Luigi BOBBA – ma soprattutto bisogna che l’Inps tenga conto del ‘principio di affidamento’, ovvero la necessità che la pretesa di ripetizione delle somme si concili con la situazione reale del cittadino che sulla pensione fa affidamento per condurre una vita dignitosa. Il Governo deve emanare disposizioni di indirizzo all’Inps per rimediare alla situazione di allarme sociale che è stata generata, definendo misure idonee ad attutire o eliminare le decurtazioni reddituali a persone che percepiscono pensioni modeste e prevedendo da parte dell’Inps una nuova notifica agli interessati che contenga l’indicazione dell’importo dovuto e che contempli la possibilità della rateazione”.

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Infanzia al Sud: necessarie più risorse e qualità degli interventi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2012

Crescere al Sud, promossa da “Fondazione CON IL SUD” e “Save the Children”, incontra il Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca e il Sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria, per avviare un confronto costruttivo a partire dai dati drammatici su povertà e dispersione scolastica nel Mezzogiorno Su 100 bambini che vivono in Calabria e in Campania solo 3 accedono all’asilo nido, ma in tutto il Mezzogiorno la frequenza è comunque 4 volte inferiore alla media nazionale. Un futuro migliore per chi cresce al Sud sembra meno possibile e più lontano se, dopo l’asilo, anche a scuola si perdono per strada 3 studenti su 10 che non arrivano al diploma, servizi spesso essenziali come il tempo pieno sono disponibili in meno di 1 caso su 10 (8,6% nel Mezzogiorno e 7,1% nelle isole), mentre 1 bambino su 2 (42,6%) ne può usufruire nel Nord-Ovest. Un percorso di crescita che in 601 comuni del Sud ad alta densità criminale su un totale di 1.608 espone bambini e adolescenti ad una cultura di illegalità e violenza diffusa. Anche sul fronte della povertà sono i minori che vivono nel Mezzogiorno ad essere maggiormente colpiti, con un numero doppio di bambini e adolescenti in condizioni di povertà relativa (1.227.000 sul totale di 1.876.000 in Italia) e 359.000 in condizioni di povertà assoluta, il 9,3% di tutta la popolazione minorile meridionale . Alla crisi in atto, che aggrava ulteriormente le condizioni economiche delle famiglie e in particolare di quelle con più figli minori, si associa una drammatica e continua contrazione delle risorse pubbliche. I fondi per gli interventi sociali trasferiti dallo Stato centrale alle Regioni si sono ridotti tra il 2008 e il 2011 dell’85% (da 1.213,2 milioni a 178,5) e, sul fronte dell’educazione, già nel 2008 la spesa dell’Italia si è collocata al 29 posto su 34 Paesi secondo le stime dell’OCSE (il 4,8% del PIL contro una media del 6,1%). Questo il punto di partenza di Crescere al Sud, la rete promossa da Fondazione con il Sud e Save the Children che raccoglie 20 associazioni e organizzazioni presenti sul territorio, che in occasione dell’incontro odierno con il Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca richiama con forza l’esigenza di maggiori risorse per l’infanzia al Sud, afidest@gmail.com partire dall’utilizzo dei Fondi Europei. Infatti, nonostante i progressi degli ultimi mesi, l’Italia ha speso solo il 19, 7% dei 43,5 miliardi di euro destinati alle Regioni del Sud e rimane al penultimo posto tra i Paesi europei per capacità di spesa . Grazie alle competenze, al radicamento sul territorio e alla professionalità delle organizzazioni che ne fanno parte, Crescere al Sud punta a favorire una maggiore qualità degli interventi di contrasto alla povertà promuovendo, a partire dal ruolo centrale della scuola, la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dalla cittadinanza alla legalità, dal gioco all’ambiente e alla salute.
Tra le prossime iniziative di Crescere al Sud tre appuntamenti di verifica e approfondimento in Puglia (l’ 11 e 12 Aprile 2012), Calabria (Giugno 2012) e Sicilia (Ottobre 2102) rispettivamente su contrasto alla povertà, legalità e comunità educante, per porre le basi di proposte di intervento mirate. Tra i suoi primi obiettivi, Crescere al Sud intende promuovere la creazione, nei Comuni ad alta densità criminale di aree ad “alta densità educativa” che, grazie a nuove risorse pubbliche e private, prevedano progetti per l’aumento del tempo scuola, lo sviluppo e la formazione di una coscienza civile, democratica e responsabile fondata sull’educazione ai diritti di cittadinanza, e consentano il potenziamento degli interventi di volontariato.
I promotori di Crescere al Sud sono: AIMMF (Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia), ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze), Associazione Culturale Kreattiva, CGD (Coordinamento Genitori Democratici), CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia) , Civitas Solis, CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza), CNOAS (Consiglio Nazionale Ordine degli Assistenti Sociali), Cooperativa sociale Iskra , CSI (Centro Sportivo Italiano), Cooperativa sociale Dedalus, E.I.P. Italia – Scuola Strumento di Pace, Fondazione CON IL SUD, Inventare Insieme, Istituto Don Calabria, L’Altra Napoli, L’Orsa Maggiore, Libera, Save the Children, S.I.P. (Società Italiana di Pediatria), UISP (Unione Italiana Sport per Tutti). Per ulteriori informazioni: http://www.crescerealsud.it

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Serve un nuovo modo di fare politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 ottobre 2011

Il risultato di questa mancanza di fiducia nella classe politica non e’ altro che un segno del profondo disagio e del presente malcontento delle famiglie e delle aziende, che non ha niente a che fare con destra e sinistra. Serve una grande alternativa che crei un nuovo centrodestra capace di dare risposte reali e pratiche che non sono quelle proposte dalla sinistra che sa solo strumentalizzare scelte che la gente fa per enfatizzare la propria critica situazione. Se vogliamo risanare le famiglie italiane serve una riforma economica atta a ridare vita e sopravvivenza alla piccola impresa che rappresenta la parte maggiore del settore economico del paese e che rappresenta le partite iva individuali, gli autonomi e le ditte a gestione familiare. Gli imprenditori sono stanchi, non ne possono piu’ di questo massacro mediatico che parla solo di sinistra, di bunga bunga e sfrutta l’unica arma di cui e’ fornita, l’odio verso Berlusconi . Fino a quando l’Italia sara’ governata da gruppi responsabili……solo del mantenimento delle proprie poltrone, da personalismi e da un opposizione incapace di creare un alternativa, l’unico modo per rilanciare una rinascita del nostro paese e’ la scesa in campo dei piccoli imprenditori. Protagonisti della rinascita del dopoguerra e sicuramente in grado di affrontare questa sfida di un paese lasciato allo sbando senza una strada da percorrere. Serve una nuova vita per il paese, un nuovo gruppo di politici che abbiano nel cuore la legalita’,che siano in grado di fare riforme impopolari, tagli pesanti alle spese ed ai privilegi di tutte le caste, Confindustria compresa. Ecco perche’ nella giornata di venerdi 14 ottobre presso il Caffe’ Letterario Pedrocchi di Padova alle ore 18.00 si terra’la presentazione del libro di Francesco Saverio di Lorenzo “ come Dia comanda” a cui seguira’ il dibattito sul tema “sicurezza lavoro e famiglia”.
Il Partito delle Aziende(PDA) si presenta come testimone di legalita’ nella politica nel lavoro e nella famiglia, filo conduttore e indissolubile per la serenita’ di ogni persona. Parteciperanno al dibattito oltre al Presidente Fabrizio Frosio, Gianmario Ferramonti, kim Carrara e Riccardo Sindoca, il Gen. Cc Eduardo Sivori, il Gen Esercito Carmine Bennato, il Gen CC Basilio Viola, il Gen GDF Pietro Matarese ed il Gen Alessandro La Posta dei Corpi Sanitari Internazionali ed avra’ come moderatore Federico Tassinari di Mondolibero.
La legalità se portata come valore nella politica si riflette per inerzia sull’economia e sulle aziende, ecco perche’ il PDA promuove la serenita’ nelle famiglie come diritto inalienabile. (Fabrizio FrosioPresidente PDA)

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Lettera aperta ai parlamentari

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2011

Palazzo Chigi

Image by agenziami via Flickr

Egregio onorevole, mi consenta rivolgerle una mia riflessione. Esiste un disagio diffuso nell’opinione pubblica che non può essere sottaciuto. Lo riscontriamo non solo tra chi sdegnosamente dichiara di non voler andare a votare (e siamo già al 30% dell’elettorato), ma anche tra chi non vuole sottrarsi dal diritto-dovere di votare. In tutti questi casi si guarda al “palazzo” (dalle aule parlamentari a Palazzo Chigi) come ad un qualcosa di estraneo alla volontà popolare. Tutto ciò mi appare un non senso se è vero, come è vero, che chi siede sugli scranni delle aule parlamentari e lì per esplicita volontà popolare. E allora, mi chiedo, cosa ci sta accadendo? Cosa non sta funzionando? Di certo vi è uno scollamento di costume prima ancora dall’essere politico. Ed è una morale che non è solo frutto di un’etica religiosa. E allora è d’obbligo chiederci se esiste in questa nostra società un partito che vuole sposare il malcostume per calcolo e farne un porta bandiera ed indirizzarci ad un diverso modo d’interpretare l’etica della vita. Sarebbe, per davvero, una velenosa e insidiosa mistificazione della verità, contrabbandata per gli spiriti semplici come una invenzione mediatica, e che sta minando nel profondo le coscienze, i valori che sono la parte costituente del nostro essere e del nostro divenire. Occorre spezzare questa spirale che produce “comportamenti licenziosi e relazioni improprie e determina un danno sociale e ne ammorba l’aria…” Sono le parole del cardinale Bagnasco e non è per questo richiamo dell’autorità religiosa che si risveglia in me un profondo disagio quanto nella convinzione che non esistono confini laici o confessionali nel rispetto della persona umana, nella sacralità dei valori, nell’etica della politica e del sociale. Allora egregio onorevole, se vuole che si riconcili con la politica quella parte che la vede snaturata ne tragga le conseguenze e compia quel passo verso il riavvicinamento del rapporto eletto-elettore restituendo dignità alle istituzioni se non altro perché noi tutti abbiamo una forte responsabilità nel dover consegnare il testimone alle generazioni future senza lordarlo di infamie e di miserie e questo dovere non possiamo subordinarlo al calcolo, alla plageria e alla cortigianeria per 30 miseri denari. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Italia: regime carcerario

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2011

Polizia Penitenziaria

Image via Wikipedia

Alcuni degenti della Casa di Cura Sorriso sul Mare di Formia in regime di restrizione della propria libertà personale hanno scritto una lettera aperta all Onorevole Marco Pannella, che in questi giorni ha denunciato il sovraffollamento e le pessime condizioni igienico sanitarie di molte delle carceri italiane, invitando, inoltre, i detenuti ad intraprendere uno sciopero della fame per rivendicare i propri diritti. Per cambiare e rinnovare il sistema carcerario italiano si legge nella lettera bisogna partire dai suoi principi di base, ossia la sua funzione rieducativi e riabilitativa, e vederlo sotto un profilo economico nuovo: non più mero costo per la società, bensì sistema economico e produttivo che generi ricchezza e reddito . Lo scopo del carcere non è solamente l allontanamento dei soggetti ritenuti pericolosi, ma, soprattutto, il loro recupero e il reinserimento all interno della società. Le attuali condizioni del sistema penitenziario sembrano, però, inadeguate a garantire un reale recupero e, tanto meno, un futuro reinserimento. Ad oggi, le carceri italiane ospitano 67 mila detenuti, a fronte di una capienza reale di 45 mila posti, e dall’inizio dell’anno si sono già registrati 38 suicidi e 305 episodi di violenza o minacce a pubblico ufficiale. L On. Marco Pannella ha definito le carceri di oggi un luogo non di detenzione, ma di tortura per detenuti e agenti di polizia penitenziaria , un affermazione confermata dall ampia adesione allo sciopero da lui promosso: più di 1.600 persone tra detenuti, dirigenti di penitenziari, agenti in divisa e alcuni esponenti politici di diverso schieramento. In noi il carcere ha causato un aggravamento della situazione scrivono ancora dalla Casa di cura da delinquenti siamo diventati anche malati psichiatrici . Tuttavia, i degenti affermano di essere stati avvantaggiati dalla malattia, che li ha portati ad essere ricoverati presso la Casa di cura di Formia: Qui dentro, a differenza del carcere, si dividono gli spazi e si entra in contatto con diverse tipologie di persone. Qui si rispettano le regole e aumenta il senso di responsabilità che ognuno di noi possiede. Qui in pratica viviamo in comunità. Anzi, lo stesso primario, il professor Paolo Del Nero, vorrebbe far diventare la Casa di cura Sorriso sul Mare una comunità riabilitativa per persone svantaggiate.

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Dilaga la povertà in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

Povertà

Image by Monica Arellano-Ongpin via Flickr

Il problema della povertà non affligge più solo l’Africa, e tutti gli altri paesi, che insieme a questo, godono di un aggettivo detto “paese del terzo mondo”. Non solo più queste zone sono afflitte da una povertà insaziabile ma anche nel nostro, vi sta sempre di più dilagando. E’ proprio riguardo al nostro paese Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si fa portavoce del grande disagio sociale che colpisce intere famiglie con numeri elevati di figli o anziani che devono far conto solo sulla loro esigua pensione.
Proprio oggi L’ISTAT comunica i dati relativi alla povertà relativa e assoluta delle famiglie residenti in Italia, sulla base delle informazioni desumibili dall’indagine sui consumi, condotta nel corso del 2010 su un campione di circa 23 mila famiglie. La povertà risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2009: l’11,0% delle famiglie è relativamente povero e il 4,6% lo è in termini assoluti. La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 992,46 euro, circa 9 euro in più rispetto alla soglia del 2009 (+1%). La povertà relativa aumenta tra le famiglie di 5 o più componenti (dal 24,9% al 29,9%), tra quelle con membri aggregati (dal 18,2% al 23%) e di monogenitori (dall’11,8% al 14,1%). La condizione delle famiglie con membri aggregati peggiora anche rispetto alla povertà assoluta (dal 6,6% al 10,4%). Nel Mezzogiorno l’incidenza di povertà relativa cresce dal 36,7% del 2009 al 47,3% del 2010 tra le famiglie con tre o più figli minori. La povertà relativa aumenta tra le famiglie con persona di riferimento lavoratore autonomo (dal 6,2% al 7,8%) o con un titolo di studio medio-alto (dal 4,8% al 5,6%), a seguito del peggioramento osservato nel Mezzogiorno (dal 14,3% al 19,2% e dal 10,7% al 13,9% rispettivamente), dove l’aumento più marcato si rileva per i lavoratori in proprio (dal 18,8% al 23,6%). Tra le famiglie con persona di riferimento diplomata o laureata aumenta anche la povertà assoluta (dall’1,7% al 2,1%).
Peggiora la condizione delle famiglie di ritirati dal lavoro in cui almeno un componente non ha mai lavorato e non cerca lavoro, si tratta essenzialmente di coppie di anziani con un solo reddito da pensione, la cui quota aumenta dal 13,7% al 17,1% per la povertà relativa e dal 3,7% al 6,2% per quella assoluta. Migliora, nel Centro, la condizione di povertà relativa tra le famiglie con due o più anziani (dal 10,5% al 7,1%). La povertà assoluta cala per le coppie con persona di riferimento sotto i 65 anni (dal 3,0% all’1,9%), a seguito di una maggiore presenza di coppie con due percettori di reddito.

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Ordine medici di Roma: disagio della categoria

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Roma. Convocato oggi un Consiglio straordinario dell’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma: dovrà esaminare il gravissimo stato di disagio in cui sono costretti a operare i medici, con la conseguenza di essere chiamati impropriamente a rispondere di disservizi ed errori a danno dei pazienti senza avere una responsabilità diretta. Il Consiglio dovrà adottare anche le necessarie decisioni per fronteggiare tale situazione, sempre più insostenibile. Troppo spesso, infatti, le vere responsabilità addebbitate dai cittadini ai camici bianchi, e al personale sanitario in genere, sono da ricercare prevalentemente nell’assetto organizzativo delle varie strutture sanitarie. Blocco del turn over, dilagare del precariato, anche nei dipartimenti di emergenza, turni di lavoro stressanti, spazi lavorativi insufficienti o disorganizzati, sovvrapposizione dei ruoli e delle funzioni: queste alcune delle cause che generano, sempre più frequentemente, carenze nell’assistenza e, a volte, persino errori di diagnosi o cura che poi spingono il paziente a ricorrere alla Magistratura.
Il Presidente dell’Ordine proporrà, tra l’altro, al Consiglio straordinario di domani di inviare un articolato esposto-denuncia alla Procura della Repubblica e di istituire unacommissione permanente con il compito di monitorare tutti i casi di presunta malasanità con chiamata in causa di medici, insieme alle segnalazioni di condizioni di lavoro inconciliabili con la qualità e la serenità della prestazione che il medico è tenuto a fornire. Nei casi in cui la Commissione dovesse ravvisare una responsabilità della gestione della struttura in cui si verificano disservizi e errori, l’Ordine si costituirà parte civile negli eventuali procedimenti nelle aule di Giustizia. “La Commissione vedrà la partecipazione non solo di esponenti dell’Ordine – annuncia Falconi – ma anche quella di alcuni esperti esterni, come magistrati, avvocati, docenti universitari, giornalisti. Inoltre, avrà tra i suoi componenti anche un rappresentante dell’IPASVI, il Collegio degli Infermieri. Così da assicurare un esame multidisciplinare delle varie situazioni a rischio, di quelle oggetto di denunce o semplicemente di ingiustificato allarme sui media”

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Croce Rossa e Salvamamme

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Roma 15 luglio 2011 alle ore 11 in via Ramazzini, 15 Sarà inaugurato il Family Support Polo Socio Sanitario materno infantile , uno spazio polivalente nuova sede operativa dell Associazione Salvabebé Salvamamme , in un edificio di proprietà della Croce Rossa Italiana, recentemente ristrutturato dall Assessorato alle Infrastrutture della Regione Lazio, che sarà destinato ad assistere famiglie con figli minori che versano in condizioni di particolare disagio per ragioni di salute, Presenti Rocca, Augello, Angelilli, Malcotti, Squicciarini, Passeri economiche e sociali, o perché profughe a causa di conflitti e calamità. Saranno presenti: Avv. Francesco Rocca, Commissario Straordinario della C.R.I, il sen. Andrea Augello Sottosegretario di Stato alla Funzione Pubblica, l on.le Roberta Angelilli, vice presidente del Parlamento Europeo e Delegata del Comune dei Roma per i Diritti dei minori, l on.le Luca Malcotti Assessore alle Infrastrutture della Regione Lazio, il dr. Marco Squicciarini Commissario della C.R.I. per la Regione Lazio, Grazia Passeri, Presidente di Salvamamme. Si tratta del naturale sviluppo di una collaborazione quotidiana in atto ormai da molti anni, venuta in essere con l obiettivo di fornire un aiuto concreto alle necessità emergenti di migliaia di mamme e bambini: una sinergia vissuta ora per ora negli insediamenti, dove la vita è più dura, nei centri per quanti chiedono asilo, negli ospedali pediatrici.
Croce Rossa e Salvamamme potranno essere ancora più vicine ed operative in una fattiva interazione. L attenzione e la sensibilità della Croce Rossa Italiana e della Regione Lazio ha commentato Grazia Passeri, presidente di Salvamamme rende oggi possibile un avanzamento qualitativo e quantitativo che è anche di natura culturale e di valenza sperimentale nel campo dell assistenza e della formazione per le famiglie più fragili ed esposte.

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Brescia: recapito domiciliare dei farmaci

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

Si rivolgerà a un pubblico potenziale di 4.500 anziani il servizio di recapito domiciliare dei farmaci che Federfarma e farmacie comunali di Brescia proporranno dal 1° luglio. L’iniziativa, sancita nei giorni scorsi da un protocollo d’intesa firmato con il Comune (che copre le spese), si rivolge infatti ai residenti ultra 75enni e ai disabili temporanei o permanenti che non dispongono di familiari o conviventi cui delegare l’acquisto dei farmaci, con o senza ricetta. Chi è in tale disagio, in sostanza, potrà telefonare alla Croce bianca bresciana, che invierà un volontario in farmacia a ritirare il medicinale (più un eventuale passaggio a casa del malato o dal medico nel caso in cui sia necessaria la ricetta) e a recapitarlo. Il servizio è continuativo sulle 24 ore ma nella fascia dalle 19 alle 8 del giorno successivo vengono effettuate soltanto le richieste urgenti. «Per assicurare il corretto recapito» aggiunge Clara Mottinelli, presidente di Federfarma Brescia «abbiamo predisposto un protocollo operativo per i volontari, in modo che si rechino sempre nella farmacia competente per sede, e un kit di trasporto per garantire la giusta conservazione dei medicinali». In base all’intesa firmata con il Comune, la Croce bianca bresciana garantirà la consegna entro tre ore dalla richiesta. «Inoltre» conclude Mottinelli «monitoreremo l’andamento del servizio per eventuali aggiustamenti nei mesi a venire».

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Nuovo modo di fare politica

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2011

Il risultato del referendum non è altro che un segno del profondo disagio e del presente malcontento delle famiglie e delle aziende, che non ha niente a che fare con destra e sinistra. Serve una grande alternativa che crei un nuovo centrodestra capace di dare risposte reali e pratiche che non sono quelle proposte dalla sinistra che sa solo strumentalizzare scelte che la gente fa per enfatizzare la propria critica situazione. Se vogliamo risanare le famiglie italiane serve una riforma economica atta a ridare vita e sopravvivenza alla piccola impresa che rappresenta la parte maggiore del settore economico del paese e che rappresenta le famiglie tramite le partite iva individuali, gli autonomi e le ditte a gestione familiare. Gli imprenditori sono stanchi, non ne possono piu’ di questo massacro mediatico che parla solo di sinistra, di bunga bunga e sfrutta l’unica arma di cui e’ fornita, l’odio verso Berlusconi. Fino a quando l’Italia sara’ governata da gruppi responsabili… di chiedere poltrone, da personalismi e da un opposizione incapace di creare un’alternativa, l’unico modo per rilanciare una rinascita del nostro paese e’ la scesa in campo dei piccoli imprenditori. Protagonisti della rinascita del dopoguerra e sicuramente in grado di affrontare questa sfida di un paese lasciato allo sbando senza una strada programmata da percorrere. Serve una nuova vita per il paese, un nuovo gruppo di politici che siano in grado di fare riforme necessarie ed impopolari, tagli pesanti ed impopolari alle spese e ai privilegi di tutte le caste, Confindustria compresa. Noi saremo in campo molto presto con giovani motivati che conoscono i problemi di un’economia ferma e che vogliono risanare le piccole imprese per rilanciare il ruolo sociale dell’azienda in quanto fondamento del benessere e della serenita’ della famiglia, sia dell’imprenditore, sia del dipendente, legati dallo stesso destino. (fonte: http://www.partitodelleaziende.it)

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Poste: Blackout informatico

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

L’incontro delle Associazioni dei Consumatori con Poste sui disservizi che hanno colpito la clientela dal 1 giugno ad oggi, anche se interlocutorio, ha visto importanti passi avanti. Poste si è dichiarata disponibile ad avviare una fase di conciliazione decentrandola presso le Commissioni regionali con domande presentate presso le Associazioni dei Consumatori, gli uffici postali e attraverso e-mail. Apprezzando la disponibilità di Poste – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – abbiamo chiesto:
• che siano riconosciuti i danni documentati dalla clientela e che venga riconosciuto il disagio subito particolarmente dalle categorie più deboli, pensionati, portatori di handicap, ecc.
• che, a differenza delle conciliazioni già in essere, siano eliminati i tetti economici e le scadenze
• che le conciliazioni riguardino ritardi e mancati pagamenti relativi a bollette, fatture, contravvenzioni, rate di finanziamento, tasse e tributi, presentazione domande per Gare e Bandi
• che non si aumentino almeno per 1 anno i costi postali a carico dei consumatori
• che si superi il tetto max di 600 euro quale risarcimento ai consumatori che chiederanno la conciliazione paritetica
Adiconsum – prosegue Giordano – ha chiesto anche di conoscere i risultati delle verifiche ispettive proposte dal Ministro Romani, l’eventuale multa da un milione e mezzo teoricamente comminabile alle Poste che dovrà ritornare a beneficio dei consumatori e non scomparire nei meandri della fiscalità generale, l’eventuale intervento della nuova agenzia di controllo. Adiconsum – conclude Giordano – pur ritenendo proficuo l’incontro, rinvia qualsiasi valutazione dell’impianto complessivo delle conciliazioni che sarà discusso fin dal 17 giugno prossimo. Adiconsum invita i consumatori a diffidare delle modulistiche già presenti online perché false, in quanto la loro definizione sarà concordata dalle Associazioni Consumatori insieme a Poste Italiane nel suddetto incontro.

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Stress da lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Mag 2011

Le situazioni di disagio lavorativo sono in costante aumento e lo stress legato all’attività lavorativa è diventato un problema assai diffuso. Lo stress legato al lavoro è oggetto di preoccupazione sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori. Vi è quindi un interesse comune ad affrontare la tematica e la necessità di una azione congiunta. L’INAIL, istituto per gli infortuni sul lavoro, mette a disposizione delle aziende gli strumenti e le linee guida per procedere alla valutazione e alla gestione del rischio. In un’apposita piattaforma online del proprio portale – mette a disposizione una metodologia da seguire e specificatamente contestualizzata alle indicazioni di legge. All’area informativa è possibile accedere mediante una semplice registrazione gratuita. Nel portale sono disponibili strumenti per effettuare la valutazione e la conseguente gestione del rischio da stress lavoro-correlato attraverso un percorso scientificamente corretto, con il coinvolgimento coordinato, partecipato ed integrato dei lavoratori e delle figure della prevenzione presenti in azienda. Nello specifico un “manuale” predisposto mette a disposizione una lista di controllo da utilizzare nella fase della valutazione preliminare che permette di rilevare numerosi parametri tipici delle condizioni di stress, un questionario da utilizzare nella fase di valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori – e utile all’identificazione e alla caratterizzazione del rischio da stress lavoro-correlato e delle sue cause – e, infine, una guida per la predisposizione dei focus group (da utilizzare nella fase di gestione e monitoraggio per identificare soluzioni efficaci in base ai risultati emersi dalla valutazione).

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