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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘discepoli’

Progetto restauro

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2011

Roma 5 aprile 2011 alle ore 11.00 Via del Quirinale 30  Presso l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica presentazione del progetto di restauro della Galleria di Alessandro VII Chigi nel Palazzo del Quirinale. Obiettivo dei lavori è riscoprire le pitture di Pietro da Cortona e dei suoi discepoli obliterate dagli interventi francesi tra il 1812 e il 1814, con la convinzione di riportare alla luce una delle più grandiose pagine del barocco romano. Il restauro, la cui conclusione è prevista entro agosto 2011, è condotto dalla Soprintendenza Storico Artistica per il Polo Museale di Roma, d’intesa con il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, e si avvale del supporto della Fondazione Bracco, in particolare per i lavori nella Sala degli Ambasciatori. Alla conferenza stampa interverranno:
• Donato Marra, Segretario Generale della Presidenza della Repubblica
• Elio Berarducci, Direttore dell’Ufficio della Segreteria Generaledella Presidenza della Repubblica
• Louis Godart, Consigliere per la Conservazione del Patrimonio artistico del Presidente della Repubblica
• Diana Bracco, Presidente della Fondazione Bracco
• Rossella Vodret, Soprintendente Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma

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La falsa generosità di Berlusconi

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2011

Lettera al direttore “Seduto davanti al tesoro, Gesù stava osservando come la gente gettava il denaro nel tesoro. C’erano molte persone ricche, che ne gettavano molto. Giunta, però, una povera vedova, vi gettò due spiccioli… Allora egli, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa povera vedova ha gettato più di tutti quelli che hanno gettato denaro nel tesoro. Tutti, infatti, hanno dato del loro superfluo; ma essa, nella sua indigenza, ha gettato tutto ciò che aveva, tutto il suo sostentamento» (Mc 12,41 – 44). Ho trascritto questo bel racconto di Marco, per tutti gli adoratori di Silvio Berlusconi, i quali ripetono come un ritornello che il Cavaliere è un uomo generoso.  Silvio Berlusconi, elargendo denaro, favori, cariche politiche, si guadagna la gratitudine dei beneficiati e la fama di uomo generoso, mentre la sua ricchezza non viene per nulla intaccata, anzi, continua a crescere. La generosità è altra cosa. La generosità è “nobiltà d’animo che comporta il sacrificio dell’interesse o della soddisfazione personali di fronte al bene altrui” (Devoto – Oli). (Francesca Ribeiro)

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L’eucarestia è un optional?

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Lettera al direttore. Il sacerdote che non ha rifiutato la comunione a Silvio Berlusconi, al funerale di Raimondo Vianello, ha fatto cosa giusta e buona. Si è messo nella posizione di Cristo. Sbaglia la Chiesa a negare l’Eucaristia a chiunque la chieda. Altrimenti occorre cambiare il Vangelo. Ad esempio, al versetto: “E ordinò alla folla di adagiarsi sull’erba. Poi prese i cinque pani e di due pesci e, levati gli occhi al cielo, recitò la preghiera di benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e questi alla folla” (Mt 14, 19), bisognerà aggiungere: “I discepoli offrirono pani e pesci a tutti, escludendo i divorziati risposati”. Al versetto: “Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi: e sarai beato…” (Lc 14, 13-14), occorrerà aggiungere: “Non invitare i divorziati risposati”. Infine, al versetto: “Mentre mangiavano, Gesù prese il pane, pronunziò la preghiera di benedizione, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli…” (Mt 26,26), occorrerà aggiungere: “tranne all’apostolo traditore”. Tradire il Signore, infatti, è peccato ben più grave che divorziare e risposarsi. Ovviamente il sacerdote che ha dato l’Eucaristia al Cavaliere, farebbe un grave errore se la rifiutasse ad altri divorziati risposati. E’ poi superfluo ricordare che chi si accosta ai sacramenti può ingannare il sacerdote e magari se stesso, ma non il Padreterno. (Francesca Ribeiro)

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Benedetto XVI nella Chiesa luterana di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2010

Roma 14 marzo 2010 alle h. 17.30, nella Chiesa luterana, in Via Sicilia 70,  il Papa celebrerà un culto serale, secondo la liturgia luterana, e terrà la predica.  , L’invito è stato fatto nel 2008, per il 25° anniversario della visita di Papa Giovanni Paolo II, nella Chiesa luterana, l’11 dicembre 1983. La Comunità vede nella visita del Vescovo di Roma un segno dei rapporti ecumenici più maturi e forti, diventati qui, negli anni, prassi vissuta delle diverse denominazioni cristiane.  Per Papa Benedetto XVI, l’ecumenismo è un obiettivo fondamentale del suo pontificato. Lo indicò come tale già il giorno dopo la sua elezione: il 19 aprile 2005, nel primo messaggio ai Cardinali riuniti nella Cappella Sistina, parlò di “lavorare con tutte le forze per ripristinare l’unità piena e visibile di tutti i discepoli di Cristo”;  consapevole che, per far questo, non basti dimostrare buona volontà, ma che occorrano “gesti concreti, che prendono il cuore e scuotono le coscienze, spingendo ognuno alla conversione interiore, che è premessa di ogni progresso lungo il cammino ecumenico”.  Benedetto XVI è già stato nella Chiesa luterana di Roma il 19 ottobre 1998, quando l’allora Cardinal Josef Ratzinger dibatté col Vescovo luterano di Berlino, Wolfgang Huber, sul tema “Prospettive personali: esperienze ecumeniche, posizioni ed aspettative”.  Musica: Bruno Girolami, organo e Coro della comunità, diretto dal M° Lorenzo Macrì.  La Comunità ringrazia la Casa Pontificia e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani per l’aiuto e il sostegno prestati.

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Gesù estraneo al mondo sacerdotale

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2010

Lettera al direttore. Il Gesù dei vangeli non solo era estraneo al mondo sacerdotale, ma non  nutriva alcuna simpatia per gli addetti alle cose sacre. Si potrebbe affermare che fosse un anticlericale. Rivolto ai discepoli: «Ma voi non vi fate chiamare “Rabbì”, poiché uno solo è fra voi il Maestro; tutti gli altri siete fratelli. Nessuno chiamerete sulla terra vostro padre, poiché uno solo è vostro Padre, quello celeste. Non vi farete chiamare precettori, poiché uno solo è il vostro precettore, il Cristo» (Mt 23, 8 – 10). I membri del gruppo dei dodici costituito da Gesù, non erano dignitari ecclesiastici, ma semplici galilei inviati a predicare il vangelo a tutte le genti. Neppure il Tempio sembra gli piacesse. “Mentre egli lasciava il tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grosse costruzioni? Non resterà qui pietra su pietra, che non sia diroccata» (Mc 13, 1-2). C’è da augurarsi che Gesù non torni sulla terra, ché all’uscita dalla Basilica di San Pietro, uno dei discepoli potrebbe dirgli: «Maestro, guarda che statue, che colonne, che cupola». E il Maestro: «Vedi questa meraviglia? Non resterà…». Dio ce ne scampi! (Francesca Ribeiro)

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Mangiare il sangue

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2009

Lettera al direttore. Nell’Antico Testamento vediamo come per gli ebrei mangiare il sangue fosse un delitto punibile con la pena dell’allontanamento da Israele: “Chiunque nella casa d’Israele o fra i residenti in mezzo a loro mangi del sangue, mi volgerò contro colui che mangia il sangue e lo toglierò via di mezzo al suo popolo” (Lv 17,10). Nel Nuovo Testamento, Gesù, istituendo l’Eucaristia, dice: “Bevetene tutti: questo infatti è il mio sangue dell’alleanza versato per molti in remissione dei peccati”.  Non si comprende perché gli evangelisti non facciano il minimo cenno allo stupore, se non addirittura allo scandalo, che le parole del Signore avrebbero dovuto suscitare negli apostoli. E’ ovvio che i discepoli non avevano nessun’idea della transustanziazione, e  sapevano bene che stavano bevendo vino e non sangue, ma l’idea stessa espressa dal loro Maestro avrebbe dovuto suscitare in loro ribrezzo. Giovanni, il discepolo che Gesù amava, non riferisce quelle parole pronunciate dal Signore. Le pronunciò realmente? (Miriam Della Croce)

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“Io eretico dell’antimafia”

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2009

Ho letto il libro di padre Giacomo Ribaudo “Io eretico dell’antimafia” (lettere e decaloghi) edito con i tipi dei “I quaderni CNTN”. Sono 190 pagine di lettere e decaloghi che l’autore ha scelto estrapolandoli dalla sua intensa attività pastorale. E’ parroco alla “Magione”, uno dei quartieri più a rischio malavitoso di Palermo. Uomo di grande carisma e dalla penna facile non si è sottratto alle provocazioni e ha cercato di governarle con la forza della fede e la sua incrollabile fiducia per la gente. E’ stato il “frutto” di una intuizione del cardinale Pappalardo che lo ha chiamato a ricoprire numerosi incarichi e in primis collaborando alla sua segreteria. Ha avuto, in tal modo, l’opportunità di spaziare nel mondo ecclesiastico e laico di una città, come Palermo, dove se non è facile viverci lo è ancora di più dove il degrado genera sfiducia nelle istituzioni e i giovani sono messi duramente alla prova dalle condizioni ambientali in cui sono nati e continuano a vivere. Forse, suo malgrado, padre Ribaudo è diventato parroco di frontiera ma non si è sottratto alla nuova sfida che gli è stata indicata. Per tracciare una stringata sintesi del suo impegno mi richiamo a quanto è stato scritto: “In tutte le sue opere si coglie l’esperienza palpitante della sua vita durante la quale, tra gioie e dolori, ha coltivato sempre, con un unico spirito, due grandi amori, Dio e l’uomo all’interno di due grandi spazi, la Chiesa e il mondo”. Non potendo dilungarmi a lungo, per ragioni di spazio, sul libro di padre Ribaudo, vorrei soffermarmi solo sull’espressione “mondo migliore” che egli ha citato in alcuni suoi scritti, per una riflessione di merito. Mi sono chiesto: “mondo migliore?” Non suppone, forse, che già ci troviamo in buona posizione e puntiamo solo a dargli un tocco di stile? Diciamo, piuttosto, che potrebbe essere una chiave di lettura sulla reale condizione del genere umano combattuto tra la ricchezza di pochi e la miseria di molti. Gli uni non solo non intendono rinunciare alla loro area di benessere ma cercano di ampliarla sempre di più e gli altri rischiano maggiormente d’essere schiacciati da questa invadenza. E tale condizione attraversa, in uguale misura, le città dell’opulenza e le bidonville delle metropoli del terzo mondo. Al cospetto di questo scontro epocale cosa si può invocare se non un “mondo migliore” dove nasca la consapevolezza per chi ha il di più che il gioco non rende la candela al cospetto di una giustizia che si richiama ai grandi valori e ci porta sulla via di Damasco. E’ il convincerci è un atto di fede. E’ “quel mondo migliore” che va alla ricerca di esempi e di insegnamenti, di apostoli e di discepoli. (A.R.)

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Gesù: l’attualità di un personaggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

Sono passati oltre duemila anni allorché un uomo di modeste origini attraversava la Galilea predicando la fratellanza umana ed generando l’interesse dei semplici con le sue parabole e mettendo a tacere i dotti critici con risposte dettate dal buon senso. Era un uomo buono e si avvertiva che fosse un giusto. Tutti titoli che avrebbero dovuto condurlo se non proprio alla santità, in quanto era già santo, alla stima e alla considerazione del suo prossimo. Divenne, invece, un pericolo pubblico. Occorreva metterlo a tacere. Subì in questo modo l’onta del martirio e della morte sulla croce. Non solo. Persino il più fedele dei suoi discepoli negò per ben tre volte, di averlo conosciuto. E il popolo? Il giorno prima lo osannava e il giorno dopo non esitò a preferirlo a Barabba, un criminale. C’è oggi chi dubita che possa essere esistito un uomo del genere, o meglio nel considerarlo il figlio di Dio. La verità è che uomini di tale stampo ve ne sono stati tanti nel mondo sia pure scremati sul passo generazionale. Lo sono stati in chiave laica e religiosa. Lo sono stati tra i poveri e i ricchi, tra i peccatori e i redenti, tra i pagani e i monoteisti. Una congerie di figure trasversali a tutte le condizioni umane di casta, di professioni e di cultura. Ma ciò che oggi sconcerta di più è che, da una parte, è stata raggiunta una maggiore consapevolezza del bene e del giusto che ciascuno di noi deve esserne il portatore, dall’altra il male continua ad impazzare come se da questa parte nulla sia cambiato. In mezzo non vi è, purtroppo, la risposta ferma di quella maggioranza di tutti i tempi che così a lungo ha sofferto e subito, ma vi è la rassegnazione. Oggi si riduce di molto la possibilità che per un reato d’opinione come quello perpetrato da Gesù per i censori di tutti i tempi, vi sia una condanna così drastica come quella della crocefissione ma cresce, invece, la calunnia, il sospetto, l’isolamento dell’appestato. Questa la misura del martirio. E’ la storia del povero Cristo del XXI secolo. (R,A.)

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