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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘discontent’

Discontent with the pace of change

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2010

From Mitch Stewart Yesterday’s disappointing election results show deep discontent with the pace of change. I know the OFA community and the President share that frustration. We also saw what we knew to be true all along: Any change worth making is hard and will be fought at every turn. While it doesn’t take away the sting of this loss, there is no road to real change without setbacks along the way. We could have simply sought to do things that were easy, that wouldn’t stir up controversy. But changes that aren’t controversial rarely solve the problem. Our country continues to face the same fundamental challenges it faced yesterday. Our health care system still needs reform. Wall Street still needs to be held accountable. We still need to create good jobs. And we still need to continue building a clean energy economy. The President isn’t walking away from these challenges. In fact, his determination and resolve are only stronger. We must match that commitment with our own. But it won’t be easy. Real change never is”.

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The Summer of Our Discontent

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2009

Milano fino al 12/2/2010 via Ausonio, 18 Galleria Aus18 a cura di Francesco Zanot  The Summer of Our Discontent e’ il risultato di un cortocircuito: attraverso la macchina fotografica, Francesco Zucchetti osserva un gruppo di giovani e ferma per sempre le tracce della transizione dall’adolescenza al mondo adulto. Il presente della fotografia, unico tempo del quale questo medium puo’ rendere conto (“Fatto unico nella storia delle immagini, la fotografia descrive soltanto il periodo di tempo nel quale e’ stata fatta”, affermava John Szarkowski), sospende coloro che posano di fronte all’obiettivo fra i due poli che contendono le loro vite e strutturano la loro quotidianità: il passato dei ricordi e il futuro dei sogni e dell’incertezza.  L’attualità dello scatto dell’otturatore, al contrario del bressoniano momento decisivo, e’ uno spazio privo d’azione che il fotografo riprende duplicando sotto il panno nero di un banco ottico l’atteggiamento assorto dei suoi soggetti.  Di fronte a queste fotografie, siamo tutti colti nello stesso gesto del guardare: lo facciamo noi spettatori, lo fa il fotografo, lo fanno i protagonisti delle sue immagini. Non succede altro, ma tanto basta per accumulare riflessioni e dettagli sulla psicologia, la società, la politica e le storie singolari delle figure immortalate. (zucchetti)

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