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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘discorso’

Immigrati: Boeri sbaglia, gli immigrati sono più un costo che un beneficio

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

“Il discorso che il Presidente dell’Inps Boeri ha fatto ieri, e che fa da sempre, è stato uno discorso squilibrato. Gli immigrati sono un beneficio solo se lavorano regolarmente, solo se entrano e risiedono in Italia regolarmente, e hanno un posto di lavoro nel quale pagano i contributi, producono reddito e producono ricchezza”. Così il deputato di Forza Italia Renato Brunetta, in un’intervista a Radio Anch’io. “Normalmente gli immigrati sono giovani, e quindi non hanno carichi familiari e quindi nella prima fase della vita attiva producono ricchezza, producono contributi, che servono per pagare le pensioni di chi è più anziano di loro, sia degli italiani, sia degli immigrati di generazioni precedenti”. “Si dà il caso – prosegue – che per colpa nostra, non degli immigrati, i flussi migratori da vent’anni a questa parte, siano stati flussi caotici, non domandati dal Paese di destinazione, vale a dire dall’Italia, ma di fatto frutto dell’offerta dei Paesi d’origine. Gran parte della migrazione, quindi, è una migrazione irregolare, che produce lavoro irregolare nero e sommerso, nella maggior parte dei casi, e solo in piccola parte lavoro regolare”“Se facciamo un conto a spanne – prosegue ancora – gli immigrati in Italia sino ad oggi sono all’incirca 5 milioni. Di questi 5 milioni, circa un milione sono irregolari, quanto permesso di soggiorno e, in quanto clandestini, questi non possono lavorare regolarmente. Poi una parte consistente sono familiari a carico, e quindi per ragioni di età, o perché troppo giovani, o perché troppo anziani, non lavorano, pesando sul nostro welfare. Un’altra parte di popolazione attiva, magari regolari, sono disoccupati. Solo una parte minoritaria sono regolari, quanto a permesso di soggiorno e regolari quanto a posto di lavoro”.“La percezione economica di tutto questo – conclude – è che gli immigrati in Italia, in questo momento storico, per come si sono accumulati nel tempo, sono più un costo che un beneficio”.

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Discorso Presidente CEI: Cardinale Gualtiero Bassetti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

Per la presentazione del libro di Padre Enzo Fortunato Francesco il ribelle. Il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia (Milano, Mondadori, 2018):
“Saluto e ringrazio l’autore del volume, padre Enzo Fortunato, che attraverso i mezzi di comunicazione sociale ci rende partecipi dei suoi studi; non è il caso che mi soffermi io sul suo curriculum, tra l’altro è il direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, collabora con varie testate giornalistiche e conduce seguitissime trasmissioni radiofoniche. Per la sua modernità di approccio, oltre che la profondità di contenuto, è stato chiamato «il divulgatore del messaggio 2.0 di san Francesco». Oggi ci regala questo libro, dal titolo: Francesco il ribelle. Il linguaggio, i gesti e i luoghi di un uomo che ha segnato il corso della storia Mi sono chiesto anch’io, come tanti, il significato di un altro libro, nella già vastissima bibliografia su san Francesco; se lo è chiesto pure il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, che firma la prefazione.«La risposta» scrive il cardinale Parolin «è che questo lavoro di Enzo Fortunato ha una sua caratterizzazione specifica. Si potrebbe dire che si tratta di una lettura ecclesiale del santo di Assisi. Perché non c’è dubbio sul fatto che Francesco sia anzitutto un uomo di Chiesa, fedele al Papa, e che la Chiesa cattolica si misuri costantemente con l’eredità evangelica del Santo di Assisi».
Un confronto più che mai vivo oggi che un Papa ha assunto consapevolmente, e coraggiosamente, di assumere il nome di Francesco, «mentre la Chiesa cerca ogni giorno di compiere quel cammino “in uscita”» chiestole appunto da questo Papa.Il libro spiega la natura della “ribellione” di san Francesco, che consiste nella stessa obbedienza. Tutto sta nel capire l’esatta portata dei termini. Ribellione e obbedienza: è lo stesso paradosso che incarna Gesù Cristo, quando tiene testa ai benpensanti, i burocrati della gerarchia e della élite di allora, per obbedire alla Legge del Padre suo: non per far legge per conto proprio o per fondare una casta o una setta o un partito (neppure un ordine religioso, nel caso di Francesco, ma solo una fraternità!), perché «neppure uno iota della Legge vada perduto». Come quello di Gesù Cristo, «il sogno di Francesco è insieme il sogno di una modernità nel segno del Vangelo». Una modernità che è l’eterno presente della Parola, incarnata nell’azione, nell’andare per il mondo».
L’Italia dei Comuni stava generando una sensibilità nuova ed è all’interno di questa, vivendola appieno ma anche superandola, che Francesco vive la sua esperienza dilagante [p. 7].
Lo dimostrano l’arte e la poesia, che subito gli danno spazio, cominciando da Cimabue-Giotto e da Dante.Persino il linguaggio di Francesco è rivoluzionario: è volto ad annullare gli antagonismi di una società basata sul potere e la forza delle relazioni familiari. Dalle fonti emerge la grande diffidenza del Santo verso espressioni che implicano il predominio o presuppongono uno stato d’inferiorità di talune persone. Francesco aborrisce parole come maestro e magnate ma anche superiore e priore. Come anche abate e abbazia.
Lo prescrive nella Regola: «E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente frati minori. E l’uno lavi i piedi all’altro».Mentre abbazia si riferisce alle “pertinenze dell’abate”, al “suo” territorio, la parola convento richiama il convenire, lo stare insieme, il luogo da cui ripartire. Diventano positive parole come fratello, fraternità e minore, piuttosto che superiore. Negli scritti di Francesco, ci insegna padre Enzo, la parola più usata è fratello. Il termine per indicare il responsabile di un gruppo di conventi non è superiore, ma custode, e il guardiano di un convento è colui che “guarda” l’altro nel senso che se ne prende cura.
In linea con il Vangelo e in perenne ascolto dialogante (mai scontato!) della parola del Signore, la ribellione di Francesco è anche quella della perfetta carità.
Il chiostro di Francesco è il mondo e lui rompe con ogni luogo chiuso, con ogni forma di divisione. Il suo verbo è andare verso e non aspettare. Sotto molti aspetti, “rompe” persino con le indicazioni di altri santi come Agostino, Bernardo, Benedetto. Scrive Giorgio Agamben in un libro dedicato a Francesco [p. 40] che chi segue la regola non si obbliga, come avviene nel diritto, al compimento di singoli atti, ma mette in questione il suo modo di vivere, la sua stessa forma vivendi. Una «forma di vita», come scrive san Bonaventura. Alla regola si aderisce integralmente: forma e sostanza sono tutt’uno. Per Francesco, come per Cristo, la legge è la vita, e viceversa.La pace di san Francesco è quella di Cristo, e la trova chi “prende su di sé” il suo “giogo”, cioè il suo comandamento: Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato (cfr Gv 13,34; 15,12). E questo giogo non si può portare con arroganza, con presunzione, con superbia, ma solo si può portare con mitezza e umiltà di cuore». Il Santo Padre, il provvidenziale Francesco dei nostri tempi, concludeva con una preghiera «per la Nazione italiana, perché ciascuno lavori sempre per il bene comune, guardando a ciò che unisce più che a ciò che divide».
Questo vuole essere anche la mia preghiera, il mio augurio e la mia benedizione, e grazie al Signore che ha ispirato questo nuovo libro che riaccende l’interesse sulla figura di Francesco come realmente è e come può ancora illuminare il nostro cammino oggi e per il futuro”. (abstract) http://www.sanfrancesco.org

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Luci della ribalta parte undicesima

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci della ribalta parte undicesimaAssaggi di stagione (Italian Edition) Kindle Edition. Confesso di non essere stato capace di leggere per intero Le mille e una notte per via di quell’intrecciarsi frenetico di una storia dentro un’altra vicenda e che finiva per farmi smarrire il filo iniziale del discorso.
Solo il cinema e a qualche rappresentazione teatrale mi ha permesso di riavvicinarmi a questa storia fantastica e a provare, sia pure a tratti alla sua lettura.
Questa premessa la faccio pensando alle origini della letteratura spagnola e a quel mix che ne è derivato tra l’elemento letterario latino e l’influenza araba.
Non vi è dubbio che il popolo musulmano, per otto secoli dominatore della penisola iberica ha influito grandemente allo sviluppo dell’arte e della scienza spagnole prevalendo con la fresca e vasta sua lirica, con l’abbondanza delle composizioni didattico-morali, con la dottrina derivata dai greci, con le ricerche filosofiche, matematiche, fisiche. Basterebbe consultare il lessico castigliano per convincerci con i molti vocaboli introdotti dall’arabo nel lessico militare, agricolo e nell’amministrazione della giustizia.
Eppure la stessa Spagna vinta dall’Islam non dimenticò la gloria che ebbe dal suo Quintiliano, il quale aveva legiferato e dominato nella prosa di Roma come critico e come oratore, dall’epica di Lucano, dalla satira di Marziale, dalla filosofia di Seneca e tutti generati dal suo suolo.
La viva tradizione romano-spagnola è derivata dal vasto e importante contributo che ancora oggi gli spagnoli portano al mondo cattolico latino. In proposito il Sanvisenti osservava: “Aquilino Juvenco rinchiude in esametri sonanti l’istoria evangelica e l’ingemma di reminiscenze virgiliane. Damaso celebra nelle epigrafi i trionfi dei martiri cristiani e primi tra gli spagnoli ascende la cattedra di San Pietro. Eugenio di Toledo ospita le muse atterrite dalla invasione dei Goti. Orosio assurge al concetto d’una filosofia della storia, soggiogando a un solo principio la svariata e affannosa successione degli eventi umani. Isidoro di Siviglia apre con la sua enciclopedica opera ampi orizzonti a tutte le genti dell’Occidente, avide di soddisfare la loro ansia di sapere infinita e tumultuosa,” Va anche precisato che i primi monumenti della letteratura spagnola risentono di una influenza venuta dalla Francia. Sulle prime manifestazioni letterarie spagnole campeggia la poesia epica rappresentata dal Poema del Cid. Il prezioso poema tratta le imprese dell’eroe spagnolo durante l’esilio, nonché il matrimonio delle sue due figlie con gli Infantes de Carriòn, dimostrando nella robusta semplicità della narrazione una felice intuizione del carattere eroico, nonché dei sentimenti spontanei dell’anima umana, e un ben delineato vivo senso di nazionalità. Inevitabile è il parallelo tra questo primo poema spagnolo e il primo francese la Chanson de Roland.
Così è possibile identificare dei tratti comuni per una ricerca appassionata nel trarre dalle esperienze vissute la vis vitale per una creazione artistica che ebbe i suoi inevitabili risvolti nel teatro e a dimostrare l’intensa simpatia per i misteriosi prodigi della sensibilità. (foto: luci ribalta11)

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Il saluto del sindaco di Roma Virginia Raggi ai 27 capi di Stato e di governo giunti in Campidoglio

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

virginia raggiSaluto di Virginia Raggi (censurato dal TG1) ai 27 capi di Stato e di governo giunti in Campidoglio per l’anniversario della firma dei trattati di Roma che diedero vita alla Comunità europea.
“Signore e Signori, Capi delegazione dei 27 Paesi dell’Unione Europea e delle Istituzioni europee, sono onorata di darvi il benvenuto a nome della città di Roma. Sessanta anni fa qui a Roma prese il via una avventura straordinaria. I padri fondatori della Comunità Europea – animati da uno spirito rivoluzionario non scontato – misero da parte le distanze tra Stati che avevano portato alla guerra. E diedero vita ad un progetto visionario con l’obiettivo di garantire pace e benessere agli Europei.
Per la prima volta nella Storia ci si trovò di fronte ad una scelta condivisa e non imposta da un vincitore, nata da un intento comune e dalla capacità di ascoltare i cittadini. Anche ora c’è necessità di pace: un pensiero va a Londra e alle vittime dell’attentato terroristico di mercoledì. Hanno attaccato tutti gli europei, Roma è con voi.“Solidarietà”, “interesse dei popoli” sono parole comuni a Adenauer, De Gasperi, Monnet, Spinelli. Questa è l’Europa, quella solidale dei popoli, che nel lontano 1957 si immaginava e che in parte abbiamo avuto in eredità tutti noi. Una eredità gioiosa e impegnativa da proseguire.Questa Europa non poteva realizzarsi in un giorno. Dobbiamo realizzarla noi, dobbiamo realizzare una comunità solidale. Stare insieme richiede campidoglioimpegno, soprattutto dopo anni segnati da una violenta crisi finanziaria che ha messo a nudo errori. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscerli e rilanciare la sfida: la finanza non è tutto. E nessuno deve rimanere indietro.La nostra generazione è chiamata a portare avanti quel sogno di Europa, ritornando allo spirito di quegli anni che oggi non c’è più e va recuperato. E’ stato Schuman ad ammonire che “l’Europa” sarebbe sorta “da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Tra i cittadini europei la solidarietà è già presente; le Istituzioni invece dovrebbero iniziare ad ascoltarli di più.Le città avvicinano cittadini e Istituzioni che qui si incontrano: ascoltiamo i loro interessi, problemi, speranze. Noi sindaci siamo definiti “primi cittadini”: per questo, anche nei luoghi delle decisioni, dobbiamo far sentire forte la voce di chi chiede più lavoro, più inclusione sociale, più sicurezza. I cittadini devono essere messi al centro del potere decisionale. Le politiche non devono essere imposte dall’alto ma rappresentare la volontà popolare, introducendo strumenti di democrazia diretta e marcia per l'Europapartecipata. Vanno tenute “in conto le attese dei cittadini”. L’Europa o è dei cittadini o non è Europa. Alcuni trattati, come il Regolamento di Dublino, vanno rivisti. Un’Unione soltanto economica non può durare.Lavoriamoci tutti insieme, aprendo porte e cuore ai cittadini. Solo con la partecipazione di tutti l’Europa sarà legittimata. L’unione può essere maggiore della somma delle sue parti. Questo concetto è alla base della cultura europea, all’interno della quale le diversità trovano valorizzazione nel rispetto delle identità nazionali.Al Parlamento di Strasburgo, nel 2014, Papa Francesco ha chiesto: “Che cosa ti è successo Europa?”. Tante sono le risposte. Ma il Pontefice ha sottolineato che “le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità”. E’ questa l’opportunità della nostra generazione.
Sono presenti forze di coesione e di disgregazione. E’ fisiologico che sia così. Importante, però, è dare risposte concrete a chi denuncia insofferenza. Così è nata l’Europa: dalle richieste dei cittadini che i nostri padri fondatori hanno avuto il merito di saper ascoltare.Buon lavoro”.

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Il discorso di insediamento di Trump sotto la lente dell’AI

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2017

Donald TrumpModena. Sfruttando l’intelligenza di Cogito, Expert System Expert System ha analizzato il discorso inaugurale pronunciato a Washington il 20 gennaio 2017 dal neo presidente americano Donald Trump durante la cerimonia di insediamento alla Casa Bianca. Utilizzando il software semantico Cogito in grado di analizzare automaticamente testi e parole, l’indagine ha messo in evidenza caratteristiche e peculiarità del discorso di Trump e lo ha confrontato con quello dei due predecessori all’inizio del loro primo mandato, George W. Bush nel 2001 e Barack Obama nel 2009. Analizzando il testo integrale in inglese del discorso di Trump, Expert System ha cercato di rispondere a questa
duplice domanda: Da un punto di vista linguistico, come si caratterizza il discorso di Trump? E come si differenzia dai discorsi inaugurali pronunciati da Bush e Obama?
I concetti principali
L’analisi semantica di Expert System ha messo in luce prima di tutto i concetti principali presenti nel testo. Dal discorso di Trump emergono riferimenti costanti ad American e America (concetto presente anche nello slogan ripetuto più volte alla fine del discorso), mentre Bush insiste di più su country e story e Obama su work e generation. L’uso di American, che esprime un richiamo patriottico all’appartenenza nazionale, risulta più frequente nel discorso di Bush rispetto a Obama, e appare addirittura come il concetto più frequente per Trump. Se Bush si rivolge principalmente ai cittadini (citizen), Obama, e ancora di più Trump considerato che il suo discorso è stato più breve, alle persone (people). Mentre Obama cita le donne (woman), al contrario Bush non le menziona, e Trump le cita meno frequentemente di Obama, associandole entrambe le volte agli uomini e in relazione ad un aggettivo (forgotten o military). Trump, come entrambi i predecessori, dà molta importanza all’aggettivo possessivo nostro (our) e al sostantivo nazione (nation), che trasmettono un forte senso unitario. Obama esprime concetti legati all’ecologia (planet, earth) mentre Bush affronta maggiormente l’argomento della giustizia (justice, law). Trump ignora i concetti legati all’ecologia mentre si riferisce molto più frequentemente dei predecessori ad aspetti legati alla protezione (protect) e al sogno (dream). Oltre al celebre can, Obama richiama il futuro (future), concetto meno frequente per Trump come per Bush. Mentre Bush cita gli immigrati (immigrant) e Obama i musulmani (Muslim), dalle parole del neo presidente americano emerge un riferimento ad un connotato oggi più negativo per i musulmani (Islamic) ma non parla del famoso muro. Bush è l’unico dei tre ultimi presidenti che cita la democrazia (democracy, democratic), concetti assenti invece nel discorso di Obama nel 2009. Se ObamaObama ricorda la situazione di crisi (crisis) e di pericolo (fear, threat), Trump non cita la crisi e si sofferma meno frequentemente sul pericolo, evidenziando maggiormente l’aspetto protezione, come scritto sopra.
Obama cita concetti positivi (prosperity, success) come Trump, che si sofferma più su success; Bush rammenta situazioni di povertà (poverty) così come Trump, anche se con meno enfasi. Evidente nel discorso inaugurale di Bush il richiamo al ruolo presidenziale e all’impegno che ne comporta (president, promise, honored, responsibility), che non appare invece così marcato nelle parole di Obama: anche il neo presidente sembra un po’ meno focalizzato su questo punto. Trump, come Bush prima di lui, non nomina altri Paesi, mentre nel discorso presidenziale di Obama appaiono Iraq e Afghanistan. Citazioni per Nebraska e Detroit in rappresentanza delle zone americane più in linea con il messaggio del neo presidente.
Di sanità (health care, medicare) parlano entrambi gli ex presidenti, un argomento da cui sta lontano invece Trump.
Il discorso del neo presidente termina con ripetuti riferimenti a riportare l’America ai tempi che furono in cui la nazione era, almeno nelle parole di Trump, più ricca, grande, forte, orgogliosa e soprattutto sicura. (fonte Sito: http://www.expertsystem.com/it)

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Primo discorso di Juncker in Parlamento sullo Stato dell’Unione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2015

Jean-Claude JunckerIl Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker terrà il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione al Parlamento europeo di Strasburgo domani, mercoledì 9 settembre dalle ore 09:00. La sua valutazione e le sue proposte per il futuro dell’UE saranno seguite da un dibattito con gli eurodeputati.Tra le questioni che sarranno trattate ci sarà in primo luogo la crisi migratoria, ma anche Schengen, la Grecia e l’Eurozona.I Membri del Parlamento europeo si aspettano che il Presidente Juncker, eletto lo scorso anno dal Parlamento sulla base del risultato delle elezioni europee, presenti una revisione di quanto successo da allora, uno schema delle prossime iniziative della Commissione e soprattutto una visione a lungo termine per l’UE.
Il dibattito inizierà alle 09:00 con il discorso di Juncker sullo Stato dell’Unione, seguito dai discorsi dei leader e dei membri dei gruppi politici del Parlamento europeo. In conclusione ci sarà la risposta di Juncker sui punti che saranno stati sollevati dagli europarlamentari.Il dibattito sullo Stato dell’Unione è un importante momento di scrutinio democratico, da parte del Parlamento, sul lavoro della Commissione. Ogni anno dal 2010 il Presidente della Commissione presenta le valutazioni sugli sviluppi politici nell’UE e i piani per il futuro. Ma questa è la prima volta che il discorso sullo Stato dell’Unione viene tenuto da un Presidente della Commissione eletto, e non solo approvato, dal Parlamento europeo.

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Il discorso del Presidente Napolitano

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2012

Lettera al direttore. “Molti, moltissimi hanno approvato il discorso del Presidente della Repubblica: “L’Italia può e deve farcela…. I sacrifici sono inevitabili, per tutti, e non saranno inutili. Gli italiani devono accettarli per assicurare un futuro ai propri figli…”. A me ha fatto rabbia e tristezza ad un tempo. Non si offenda Giorgio Napolitano, ma io in queste parole non posso non vedere dell’ipocrisia, ovviamente inconsapevole (potrebbe essere altrimenti, considerata la moralità della persona?). Inconsapevole, innocentissima ipocrisia. Sacrifici per tutti? O forse non capisco? Sarebbe così gentile il nostro amato Presidente da spiegarci in concreto in che cosa consisteranno i sacrifici dei ricconi del nostro bel Paese? Un giorno di vacanza in meno? Una barca leggermente meno grande? Una villa più modesta? Un gioiello in meno? Un appartamento un po’ meno lussuoso? Così potrò fare un confronto con i sacrifici di chi non riesce a pagare le bollette della luce e del gas prima della scadenza, oppure non riesce a pagarle neppure dopo la scadenza. A me viene in mente, sempre senza offesa, il noto “Armiamoci e partite!” del Guerrini. (Attilio Doni Genova) E nel merito Doni commenta: “Tranne OGGI.It e alcuni siti internet come Apocalisselaica, Fidest, Politicamentecorretto, nessun giornale (neppure Il Giornale!) ha avuto il coraggio di pubblicare. Evidentemente affermare che nelle parole di Giorgio Napolitano c’era della inconsapevole innocentissima ipocrisia, è un inconsapevole innocentissimo reato”. (n.r. non sono uno di quei italiani che pensa all’infallibilità degli uomini e delle donne che sono chiamati ad assumere eminenti ruoli nelle estituzioni. Abbiamo criticato l’attuale Papa e lo facciamo oggi con il presidente della Repubblica, pur rispettandone il ruolo. Lo facciamo convinti che non è questa la strada che ci porta ad una sana democrazia. Non si può benedire il sacrificio di coloro che hanno sempre dato, e ci sta bene, e dimenticare che vi sono altri che mai hanno dato e quel che è peggio continuano a non dare.)

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Il discorso del Presidente Napolitano

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2012

Repubblica Metro Stop, Rome

Molti, moltissimi hanno approvato il discorso del Presidente della Repubblica: “L’Italia può e deve farcela…. I sacrifici sono inevitabili, per tutti, e non saranno inutili. Gli italiani devono accettarli per assicurare un futuro ai propri figli…”. A me ha fatto rabbia e tristezza ad un tempo. Non si offenda Giorgio Napolitano, ma io in queste parole non posso non vedere dell’ipocrisia, ovviamente inconsapevole (potrebbe essere altrimenti, considerata la moralità della persona?). Inconsapevole, innocentissima ipocrisia. Sacrifici per tutti? O forse non capisco? Sarebbe così gentile il nostro amato Presidente da spiegarci in concreto in che cosa consisteranno i sacrifici dei ricconi del nostro bel Paese? Un giorno di vacanza in meno? Una barca un po’ più piccola? Una villa più modesta? Un gioiello in meno? Un appartamento un po’ meno lussuoso? Così potrò fare un confronto con i sacrifici di chi non riesce a pagare le bollette della luce e del gas prima della scadenza, oppure non riesce a pagarle neppure dopo la scadenza. A me viene in mente, sempre senza offesa, il noto “Armiamoci e partite!”. (Attilio Doni) (Condivido in pieno la riflessione che è stata portata alla nostra attenzione. Il presidente, forse, non poteva dire diversamente anche se da più parti l’invito rivoltogli era quello di essere più “sobrio”. Non si può, infatti parlare di sacrifici se è solo una parte del paese e, guarda caso, proprio quella che più ha dato e meno ha ricevuto e continua a subire. Da parte mia l’ho già scritto alla vigilia del discoro asserendo che per protesta non lo avrei ascoltato in quanto già sapevo che avrebbe urtata la mia sensibilità Riccardo Alfonso). precedente qui

 

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Napolitano: un discorso che non ascolterò

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

English: President Giorgio Napolitano with Gia...

Image via Wikipedia

Il Presidente della Repubblica in queste ore, di certo, sta limando il suo discorso alla nazione. Posso già pensare, se non altro perché le sue esternazioni le ha in qualche modo rese note con i suoi recenti interventi sia attraverso la carta stampata sia televisivi, che esalterà il sacrificio degli italiani e avvalorerà la tesi della ineluttabilità della manovra di recente approvata dal Parlamento. Poi ci darà una spolverata di ottimismo dichiarando che il nostro futuro sarà più sereno.
Da parte mia ho già deciso di non ascoltarlo. Lo faccio per solidarietà per quanti sono le vittime di una manovra tanto sbilanciata nei confronti delle classi più deboli e che ha trovato proprio nel Presidente della Repubblica il sostenitore più convinto.
Ma sia chiaro. Non dico che non occorresse fare qualcosa a fronte di una situazione resa critica dalla pessima gestione di un esecutivo inetto e pasticcione e che alla fine, per quanto troppo tardi, è stato costretto a gettare la spugna. Dico soltanto che tutto il dispositivo del provvedimento è stato orientato verso soluzioni più facili come quella di colpire i percettori di redditi da lavoro il cui prelievo fiscale è alla fonte. Ma si sono chiesti Monti e lo stesso Napolitano cosa significa per gli italiani che hanno un reddito inferiore a 1500 euro al mese (e si calcola che siano ben 30 milioni) vedere un’addizionale irpef dei comuni che, con effetto dal primo gennaio del 2011, li costringerà a pagare mediamente oltre 300 euro annue in aggiunta alla precedente imposizione? Che per i possessori di una modesta abitazione ci sarà un’aggiunta di 480 euro annui e che tutte le altre tasse saliranno di conseguenza: immondizia, luce, gas, telefono e persino il canone Rai.
Sarebbe credibile se coloro che si preparano a fare i loro annunci televisivi esordissero dicendo: “italiani ci vergogniamo di ciò che abbiamo fatto e nel fare ammenda abbiamo già pronto un provvedimento che inasprendo le leggi ci permette di combattere seriamente la corruzione per recuperarne almeno il 70% e per recuperare un altrettanto 70% delle evasioni e per colpire i capitali degli italiani depositati in Svizzera e di quelli scudati portando il recupero fino al 10%. E vi promettiamo che da questo ricavato il 50% servirà per ridurre l’imposizione fiscale e il restante per stimolare la ripresa economica”. Ma queste cose non sono state dette nella conferenza Monti né lo saranno da Napolitano perché in Italia per chi vive modestamente vale il detto: “cornuti e mazziati” (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Pdl distratto critica discorso 1994 di Berlusconi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2011

A tutti i giornalisti, i blogger, i facebookiani e i marinai del web, ma soprattutto a tutti i pidiellini distratti dai problemi del loro capo che si lanciano quotidianamente in argute esegesi di articoli, di agenzie stampa e di post, diciamo che qualche volta la realtà è più amara di quanto sembra. Sul sito di Generazione Italia e di AreaNazionale è stato lanciato ieri un editoriale dal titolo “La storia d’Italia è ad una svolta: superiamo il berlusconismo”, criticato da molti ex amici della Giovane Italia. Ebbene, altro non era che il famoso discorso con cui il Cavaliere di Arcore dava il via alla sua carriera politica. Nel 1994 Silvio Berlusconi è sceso in campo, siamo nel 2011, nei minuti di recupero, e aspettiamo solamente il triplice fischio dell’arbitro. Lo dichiara Valerio Lamorte, membro di Generazione Futuro (movimento giovanile di FLI)

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Il bene supremo della Pace

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 gennaio 2011

Quante volte abbiamo sentito governanti e capi religiosi e movimenti di varia natura invocare la pace e la fraternità umana e per quanto espressi con sincerità ne abbiamo colto l’enfasi ma non la volontà di operare in concreto per diventare reali costruttori di Pace. Esistono, indubbiamente, vari livelli di potere e d’incidenza sulle volontà operative e non pretendiamo, quindi, di voler addossare indebite responsabilità generalizzando il giudizio. Resta, tuttavia, un discorso di fondo che va rivolto a tutti. Noi sappiamo bene che la pace si costruisce con il “ramoscello d’ulivo”, se vogliano restare su un discorso espresso con taluni classici simbolismi, e non certo permettendo che vi siano ancora nel mondo fabbriche di armi, mercanti di armi, paesi che fanno del commercio lucroso nel vendere prodotti inquinanti e non favoriscono la diffusione di farmaci salvavita pretendendone la gratuità. E che ancora non si può essere costruttori di pace se in luogo del colonialismo di stampo XIX secolo facciamo seguire un neo colonialismo con il crescente indebitamento dei paesi più poveri e con la compiacenza di una instaurazione dittatoriale con la quale dialogare a spese dei sudditi vessati sino all’impossibile. La pace non si costruisce sopra le baionette. Non si costruisce sopra le ipocrisie. La pace non si tratta con la logica delle tre scimmiette che non vedono, non parlano e non sentono. La pace si costruisce sui fatti e questi fatti li conosciamo bene. Incominciamo a non permettere l’esportazione di armi, a chiudere le fabbriche che le producono, a pretendere il rispetto dei diritti umani con una Onu che riprenda in mano il suo ruolo affidandole le necessarie risorse per operare in concreto. Solo in questo modo possiamo diventare dei veri costruttori di pace. E dimostrare di essere credibili. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Un discorso bello ma insufficiente

Posted by fidest press agency su domenica, 23 gennaio 2011

Dichiarazione di Gianluca SUSTA, Angela MOTTA e  Mariano RABINO Discorso eccellente quello di Veltroni! Un manifesto nobile ed efficace di riformismo liberale per il dopo Berlusconi. L’evento del Lingotto, tuttavia, ha il sapore dell’approdo nell’Isola che non c’è, e dopo aver volato fantasticamente come Peter Pan, ci risvegliamo e ci ritroviamo ad essere il 10% di un partito confusamente di sinistra.  Il manifesto di Veltroni può essere attuato solo scomponendo questo PD per poi ricomporlo in un nuovo polo riformista.  Non possiamo, non vogliamo, essere e rimanere solo un’esigua minoranza “liberal” di un partito di sinistra, ma lievito di una nuova grande iniziativa riformista e liberale di cui l’Italia ha grande bisogno.

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Il discorso di Pericle: la storia non si ripete ma…

Posted by fidest press agency su sabato, 8 gennaio 2011

Il discorso di Pericle pronunciato agli Ateniesi nel 461 AC, è incredibilmente calzante con i giorni nostri, vi chiedo, se volete, di leggerlo con attenzione … ATENE 461 a.C
•    Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo è chiamato democrazia.
•    Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
•    Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
•    Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
•    Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
•    Qui ad Atene noi facciamo così…. (Ma non a Roma… ndr) (Rosario Amico Roxas)

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Anna Piratti Dap – Discorso alla pari

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

Padova fino al 21/11/2010 Largo Europa, Galleria Sottopasso della Stua Nell’ambito della 13ª edizione di Padova Jazz Festival, si inaugura sabato 6 novembre alle ore 17.30 nella Galleria Sottopasso della Stua la mostra “Anna Piratti. DAP -Discorso Alla Pari”.  Promossa dall’Assessorato alla Cultura – Centro Nazionale di Fotografia del Comune di Padova in collaborazione con l’Associazione Miles, la mostra presenta circa centoquaranta fotografie a colori di piccole dimensioni stampate su cartoncino, dedicate ad oggetti personali che, per aspetti diversi, diventano rappresentativi di se stessi. Oggetti di uso quotidiano, indispensabili, curiosi, eccessivi, banali, insignificanti o di grande valore sentimentale, scelti per necessità, vanità, piacere, grazie alla sensibilità dell’artista che diventano, quindi, nuovi canali di comunicazione, svelando nuove possibilità di interazione e di lettura della realtà. (piratti)

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Discorso Berlusconi di grande apertura

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2010

“Un discorso di grande apertura e prospettiva politica tutto orientato a incentivare l’azione del Governo per completare entro la legislatura la realizzazione del programma elettorale. Un discorso che non ha privilegiato interessi egoistici di partito ma solo l’interesse del Paese. Mi pare che ci siano tutte le condizioni per un serio ricompattamento di tutte le forze che si riconoscono nella maggioranza uscita dalle urne e riaffermatasi nel voto di fiducia di un mese fa”. Lo dichiara il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli al termine della relazione del Presidente Silvio Berlusconi alla direzione del Pdl.

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Berlusconi: Non è stato il “discorso della montagna”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2010

L‘attesa è stata ben organizzata, ben pubblicizzata; contenuto segretissimo per non contenere l’attesa; al dunque un discorso che in parte si contraddice nel suo stesso interno e in parte contraddice 16 lunghi anni di berlusconismo; solo la regia degli  applausi  è stata inappuntabile, con interruzioni al momento giusto, in grado di esaltare il contenuto e far credere trattarsi di consenso… niente di nuovo sotto il sole, si tratta di mestiere! Un primo esame a caldo fa emergere i punti più vistosi e le contraddizioni più macroscopiche.
Apprendiamo che ci sono due mafie: una da combattere ed una da premiare.  Per la prima, inasprimento del 41 bis e confisca dei beni;  per la seconda, una legge di protezione rivolta ai capi, in grado di neutralizzare gli effetti penali  dei reati.  E’   il punto dolens dell’intero discorso, detto in falsetto, senza enfasi, nella speranza di farlo passare inosservato o, come piacerebbe al premier, come un piacere fatto al popolo sovrano, che ha il diritto di essere governato, ma menomato in questo diritto da un ipotetico uso politico della giustizia da taluni PM  giustizialisti, comunisti, bolscevici, da punire e castigare con la separazione delle carriere e da fornire di cappello per potersi recare dal magistrato giudicante tenendolo in mano… .. nulla è stato detto sul colore dei calzini che devono usare!
Si tratta di un uso spregiudicato della politica, in quanto disporre del potere di  modificare le leggi e farlo e proprio uso e consumo è arroganza, della quale vediamo tutti i giorni gli effetti nefasti e che ci ha fatto sostenere che è in atto uno scontro fra “confraternite”: da una parte quella di antica origine e dall’altra quella dei colletti bianchi che vuole prenderne il posto e amministrarne i beni.
L’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e, quindi, anche l’uguaglianza di tutte le  confraternite di fronte alla legge, va a farsi fottere  (per dirla con D’Alema rivolto a Sallusti), in nome e per conto dell’arroganza del potere.
“Abbiamo evitato licenziamenti in massa…” una delle tante falsità che calpestano i diritti di parecchie decine di migliaia di precari della scuola che hanno visto e subito sulla loro pelle il più grande licenziamento di massa della repubblica.
Quindi l’elenco dei sogni da somministrare a quella parte del popolo ancora credulone, con grandi opere, la maggior parte inutili o dannose, che prevedono impegni  economici esorbitanti per la reale situazione del paese.
Non è stato chiarito cosa ha fatto il governo per dichiararsi “governo del fare”; fallita l’operazione “munnezza” in Campania, fallito l’intervento elettorale del dopo-terremoto dell’Aquila, in piena corsia preferenziale solo i provvedimenti che  servono al leader  per evitare una qualsiasi condanna che gli precluderebbe definitivamente non solo il colle più alto di Roma, ma anche una qualunque attività politica.
Riservandomi una più attenta analisi del testo per evidenziare ulteriori contraddizioni,  stante il fatto che ho titolato questa nota  “Non è stato il discorso della montagna”, proprio con tale discorso chiudo; il contenuto dell’intero intervento odierno può essere paragonabile ad una delle  ”Beatitudini”  , ovviamente a misura berlusconiana; è come se Cristo avesse detto  “Beati i senza tetto perché possono vedere le stelle!” (Rosario Amico Roxas)

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Il discorso polemico

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2010

Autore: vari Collana: Quaderni del Circolo Filologico Linguistico Padovano (21) formato cm 17 x 24; 440 pp.; ISBN 88-6058-033-1; € 40,00 Il volume accoglie i saggi di trentacinque studiosi (Peron, Cattani, Montecalvo, Bachmann, Orazi, Zambon, Lecco, Mazzadi, Buschinger, Di Nono, Andreose, Cappuccio, Mancini, Catelli, Anselmi, Zinato, De Nicolao, Capelli, Lindon, Zanon, Bonanni, Krömer, Bricchi, Argelli, Rispoli, Zogovic´, Milinkovic´, Cenini, Conti Nibali, Morbiato, Stevanoni, Campi, Meter, Todesco, Cambiaghi) che, puntando su problemi generali o su singoli autori e opere di diverso spessore, tracciano un quadro denso e articolato della polemicità, soprattutto letteraria, dall’antichità ad oggi. Dopo due saggi introduttivi sono analizzati momenti di specifica importanza, come la critica anticiceroniana di Dione Cassio, temi e figure della letterature medievali: latina (dibattito sull’eredità tra Lazzaro e Maria), provenzale (Guilhem Figueira), francese (Fauvel, Roman de la rose), spagnola (debates duecenteschi) e tedesca (Goffredo di Strasburgo, Frauenlob e Marner). Sono presi in esame testi e autori della letteratura italiana dal Quattro al Novecento (L. Venier, Machiavelli, Galileo, Alfieri, Manzoni, Leopardi, Giusti, Fogazzaro, Palazzeschi), delle letterature francese (da Balzac a Céline, alla poesia magrebina), inglese (Swift, Byatt), tedesca (Goethe, Hegel, Heine, Grass, ecc.), serbo-croata (Niegos, Ljubisa) e neogreca (Kavafis). L’attenzione è inoltre focalizzata su alcuni dei grandi dibattiti medievali e tardo-medievali (quello del chierico e del cavaliere, la querelle sul Roman de la rose), sulle diatribe trecentesche, musicali (Ars Nova) e letterarie, su quelle relative alla poesia dei trovatori nel Seicento (Galaup de Chasteuil e P. J. Haitze), sulle discussioni attorno alì Romanticismo, su quelle della Spagna fin de siécle, sull’utilizzazione polemica di figure dell’antichità (Tersite) e dei proverbi o sulle polemiche per un “monumento mancato” a Leopardi. (Esedra editrice, via Palestro 8, Padova, : http://www.esedraeditrice.com)

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Global Governance

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2010

Firenze 18 giugno 2010 alle ore 12.00 presso la sede dell’UE a Badia Fiesolana il Presidente della Commissione europea José Manuel Durão Barroso terrà un discorso alla conferenza su “European Union and Multilateral Global Governance”, organizzata dall’Istituto universitario europeo (IUE). Il Presidente Barroso interverrà sulle sfide davanti alle quali si trova l’UE e il mondo nel contesto attuale e le possibili vie d’uscita. Il discorso sarà inoltre trasmesso in diretta web sul sitohttp://www.eui.eu/SeminarsAndEvents/Live.aspx e sarà seguito da una breve sessione di dibattito.

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L’epuratore

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2010

Editoriale fidest. Un parlamentare si è dimesso da una carica elettiva perchè il suo presidente aveva preteso le dimissioni. Si è sentito, in pratica “epurato”. Forse è un caso isolato e tale resterà ma la nostra impressione è che in Italia, come del resto altrove, è forte la tentazione di un « egocentrismo delle idee ». In pratica il ragionamento dovrebbe essere questo: io la penso in questo modo e mi ritengo nel giusto, chi non condivide le mie idee è un mio nemico. E poiché siamo in un paese che si dice democratico non è prevista l’eliminazione fisica del contraddittore ma si “epura” oppure si calunnia, oppure si minaccia o si isola togliendogli la possibilità di comunicare, e questo, in una società complessa come la nostra, equivale ad una “morte civile”. Ma il discorso vale anche per i gruppi organizzati, ma di modeste dimensioni. E qui si innesta un’altra riflessione. Il consenso è tale se ad esprimerlo sono i grandi numeri: milioni di elettori per un partito, milioni che applaudono nelle piazze, milioni di spettatori, ecc. Si vuole in questo modo “cancellare” quella voce critica, ma di pochi, che pure potrà dire qualcosa e forse è persino nel giusto. Un esempio, sempre in politica, lo possiamo rilevare sul dissenso mostrato dal presidente Fini in una assise di partito: alla fine c’è stata la conta e il suo pensiero non è riuscito a fare breccia soffocato dall’idea guida del capo e dall’effetto domino che vi ha esercitato. A taluni può apparire una semplice dimostrazione di dissenso irrituale e irriflessivo che ha subito il giusto tracollo di consensi, ma per noi appare in una veste diversa. E’ l’ennesima dimostrazione di una intolleranza che se non è più ideologica lo è nel modo come intendiamo sentirci rappresentati da chi riteniamo il “vincente” in opposizione al “perdente” e che si traduce in una macchina del potere fine a se stesso. D’altra parte il sistema è così ben oliato che tutto diventa commestibile e ancor più il convincimento che una società non può essere libera se non è governata con il passo “autoritario”, ma se costui, a ragione o a torto, è osteggiato il rischio di finire nel caos fa temere più di una leadership discutibile se pur autorevole, ovvero data dal consenso anche se strappato con i “denti e le unghie”. E’ così se vi pare ed è pure così se non ci pare. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Giorno della Memoria 2010

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2010

Roma Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi  26 – 27 gennaio 2010 via Michelangelo Caetani, 32 Teatr’Arteria vicolo Scavolino, 64/A – l’Edificio Scenico 31 gennaio 2010Auditorium Sala Casella – via Flaminia 118 da un’idea di Vittorio Pavoncello. Memoria e Storia lungi dall’essere dei sinonimi, come osserva lo storico Pierre Nora, vivono forti opposizioni: la memoria è la vita, un legame realizzato nell’eterno presente da gruppi di donne e uomini. Memoria è racconto di un vissuto in permanente evoluzione e può essere utilizzato in molti modi e a volte manipolato. La Storia di contro è ricostruzione sempre problematica e incompleta di ciò che non c’è più e in quanto operazione intellettuale e laicizzante, richiede analisi e discorso critico. “La Shoah e l’Yishuv” propone di cercare e ricercare quelli che sono stati i rapporti fra l’Europa degli Stati, ma anche quella delle comunità ebraiche, con l’allora nascente Stato d’Israele, chiamato prima della sua proclamazione ufficiale nel 1948, Yishuv. E’ passando di continuo dall’una all’altra, Memoria e Storia, che si snoda il programma ideato e curato dal regista e autore Vittorio Pavoncello, e da Anna Foa, storica della Shoah, membri dell’associazione Ecad (Ebraismo Culture Arti Drammatiche). Si comincia martedì 26 gennaio presso l’Istituto Centrale per i beni sonori e audiovisvi con una tavola rotonda, coordinata da Anna Foa. La serata del 26 gennaio vedrà protagonista la musica, presso l’Auditorium Sala Casella, il concerto Wing – Le ali del cuore ebraico, il soprano Valeria Fubini e la pianista Sonia Mazar ci conducono in una regione musicale nuova e affascinante: quella di musicisti ebrei che nella prima metà del Novecento hanno composto musiche  sotto la scure dell’antisemitismo e delle persecuzioni naziste o si sono rifugiati in Terra d’Israele amalgamando la loro educazione musicale europea con il recupero delle più antiche tradizioni. Si prosegue mercoledì 27 gennaio con alcune letture sulle Anime del sionismo a cura di Anna Foa seguite dall’incontro con la scrittrice Nava Semel, famosa ed apprezzata autrice di libri per ragazzi in cui affronta senza falsi pudori temi difficili come quelli del confronto tra la necessità del ricordo della Shoah e la spinta verso un futuro che per prendere forma sembra dover per forza dimenticare. Alle 17 si passa dalla letteratura della Semel alla voce di Carla Tatò che Nella lingua dei sogni darà voce a poeti della Shoah e israeliani. Alle 18 in anteprima nazionale la proiezione del film Il cielo come destino un ritratto di Enzo Sereni di Vittorio Pavoncello. La figura di Enzo Sereni, per molti aspetti eroica, ma anche avvolta di mistero per quanto riguarda le modalità che ne fecero concludere la vita da Eretz Israel a Dachau è mostrata in modo insolito. Il programma si conclude domenica 31 gennaio presso lo spazio Teatr’Arteria con Europauschwitz, un pomeriggio di arte e suoni con installazioni di Jannis Kounellis, musiche klezmer e yiddish di Marco Valbrega, la mostra Vuoti di Memoria di Vittorio Pavoncello, le poesie di Paul Celan e Roberto Piperno, l’Intervista aziendale del 1968 di Primo Levi e Carlo Quartucci ed altri eventi curati da Donatella Orecchia.

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