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In Libano i palestinesi vengono discriminati

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

Il primo maggio l’agenzia dell’immigrazione libanese ha emesso una direttiva che vieta il rimpatrio ai palestinesi all’estero nonostante vivano nel paese dei cedri da generazioni. La norma include i lavoratori stranieri facendo intendere che per il governo di Beirut i libanesi di origini palestinesi sono a tutti gli effetti stranieri. Le organizzazioni per i diritti umani hanno definito la disposizione governativa razzista e inumana nonché un atto discriminatorio verso i discendenti di rifugiati palestinesi con tutti i documenti in regola. Non è stato posto un limite temporale al divieto e a quanto pare non è la prima volta che in Libano vengono approvati decreti del genere a danno dei palestinesi che ancora oggi non possono esercitare dozzine di professioni o possedere beni immobiliari senza alcuna ragione se non discriminatoria. Fa sorridere come nelle ore in cui in Libano veniva approvata questa legge, Israele consentiva invece a 40mila lavoratori palestinesi di entrare nello stato ebraico.

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Scuola: I nuovi insegnanti? Malpagati, discriminati e penalizzati

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

scuola-digitale-casnati-como-800x500_cIl decreto legislativo n. 59/2017, conseguente alla riforma della Buona Scuola, ha stabilito che dopo il superamento del concorso a cattedra, gli aspiranti docenti sono attesi da un percorso articolato in tre fasi, solo al termine delle quali si potrà accedere al ruolo, con l’incognita di essere anche non assunti. A destare sconcerto è soprattutto il percorso di formazione iniziale e tirocinio (FIT) che ha carattere selettivo e dura tre anni, durante i quali è prevista una retribuzione sempre inferiore (anche di molto) a quella di cui il vincitore di concorso avrebbe effettivo diritto. Più che di stipendio, sarebbe meglio parlare di rimborso spese, perché le cifre si dovrebbero attestare sui 400-600 euro al mese: considerando che sono lordi, si tratta di meno di un assegno sociale. Al terzo anno di FIT, il candidato in formazione potrà accedere alle vere e proprie supplenze annuali, con stipendio equiparato ai precari attuali, ma poiché si tratta del terzo anno di lavoro, quei docenti dovrebbero già percepire gli scatti automatici e il riconoscimento del pre-ruolo.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Questo sistema, atteso da dieci anni, penalizza la nuova generazione degli insegnanti, senza risolvere il problema del precariato. Gli attuali laureati che già insegnano da supplenti dovranno, peraltro, concorrere con i docenti di ruolo su posti inesistenti con assegni inferiori a quelli della disoccupazione. Il paradosso è che non ci sono i posti per tutti gli abilitati: appena uno su dieci potrà essere assunto breve periodo. Gli altri continueranno a lavorare da precari. Ad avere la peggio saranno coloro che non vantano periodi o abilitazioni pregresse: i posti andranno inizialmente al 100% per coloro che sono ammessi al concorso già in possesso di una abilitazione conseguita in uno dei modi previsti dalle normative vigenti (ad esempio Tfa, Pas, Ssis) rimasti esclusi dalle GaE; l’80% degli eventuali rimanenti andrà a chi ha svolto almeno 36 mesi di servizio. Quindi, cosa rimarrà per chi svolge il Fit triennale e parte da zero? Pochissimo. Con l’aggravante che lavoreranno quasi gratis per due anni e al terzo si ritroveranno a stipendio fermo, mentre per la Cassazione avrebbero già dovuto ottenere gli scatti e il riconoscimento del pre-ruolo. Infine, verranno collocati nel potenziamento, in una condizione di precariato di ruolo, pure soggetti periodicamente alla conferma del preside. Quindi, senza certezze e sotto scacco. Della serie: ‘cornuti e mazziati’.
Eurosofia, in collaborazione con Anief ed Unipegaso, consente agli aspiranti docenti di acquisire i 24 CFU quali requisiti d’accesso per il prossimo Concorso a cattedra (Fit).

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Presentazione del libro di Ilaria Donatio

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2011

Roma venerdì 13 maggio – ore 18,00 Libreria Melbookstore Via Nazionale 254 Opus gay. La Chiesa cattolica e l’omosessualità Insieme all’Autrice interviene Chiara Lalli. Da anni la Chiesa cattolica assume una posizione di pubblica condanna nei confronti degli omosessuali. Ma, al tempo stesso, afferma che gay e lesbiche non debbano essere discriminati. Le gerarchie ecclesiastiche sembrano usare in materia un doppio registro: l’omosessualità è insostenibile a livello ufficiale ma si può tollerare sul piano privato, se non ostentata pubblicamente. Un esempio significativo di come la “Chiesa dei no” si ponga di fronte al proprio popolo, spesso in contraddizione con la stessa Parola deiVangeli. Ma che ruolo hanno oggi i gay nella comunità dei credenti? Questo libro-inchiesta vuole portare alla luce tale divario, denunciando l’ipocrisia che si annida nelle dichiarazioni degli organi clericali ufficiali, ma dando anche voce ai tanti omosessuali che di questa Chiesa, nonostante tutto, vorrebbero far parte. Ilaria Donatio – giornalista che da anni si occupa di diritti civili – ripercorre le storie difficili e contraddittorie di religiosi e fedeli gay e lesbiche, per arrivare ad affrontare il tema della morale sessuale nel cattolicesimo. L’autrice, attraverso un’analisi delle posizioni assunte dal Magistero e di quanto previsto dalle Sacre Scritture e dal diritto canonico, ricostruisce il panorama attuale dell’acceso dibattito su fede e omosessualità.

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