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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘discriminazioni’

Il Politecnico di Torino e la lotta alle discriminazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

Valorizzazione della diversità e non-discriminazione: è lo stesso Codice Etico del Politecnico di Torino ad affermare i principi della dignità e del rispetto degli altri, ribadendo il diritto di tutti “a essere trattati con eguale rispetto e considerazione e a non essere discriminati in ragione di condizioni personali e sociali”. Una forte spinta all’integrazione e all’inclusione, che si ritrova anche nel Piano Strategico Polito4Impact e che ha visto l’Ateneo impegnato in numerose iniziative volte alla riduzione delle diseguaglianze e alla sensibilizzazione di tutti – studenti, docenti e personale – su queste tematiche, sempre più all’ordine del giorno anche del dibattito pubblico e politico.Per offrire un’occasione di discussione con chi di tematiche di genere e inclusione della comunità LGBTQI+, il Politecnico ha quindi proposto un momento di incontro, con la partecipazione dell’onorevole Alessandro Zan, promotore del Disegno di Legge per prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Una sensibilizzazione che l’Ateneo vuole intendere ad ampio raggio, a partire dal linguaggio inclusivo fino a porre l’accento sulla consapevolezza e sul riconoscimento della discriminazione, per mettere in luce molestie e comportamenti non rispettosi della libertà altrui. Un momento di confronto – con Alessandro Battaglia, Presidente del Coordinamento Torino Pride, Marinella Belluati, sociologa dell’Università degli Studi di Torino e Arianna Enrichens, Consigliera di Fiducia del Politecnico di Torino, moderati da Tatiana Mazali, sociologa e docente del Dipartimento Interateneo di Scienze Progetto e Politiche del Territorio – che si inserisce in un percorso che ha già dato vita a numerose azioni e iniziative: dal patrocinio al Torino Pride a partire dal 2016, fino ad ottobre del 2020 quando è stato presentato il primo Bilancio di Genere del Politecnico, che ha fotografato la situazione dal punto di vista delle pari opportunità, dell’uguaglianza di genere e delle possibilità di studio e carriera per le donne.

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Artigiani sul lastrico. Konsumer: “Pane si, pastiere no. Discriminazione senza criterio”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

Le misure anti contagio Covid-19 adottate in questo periodo, hanno creato un danno milionario lasciando più di 100mila addetti del comparto alimentare senza lavoro. Obblighi che hanno determinato discriminazioni tra gli artigiani del settore alimentare e quelli del settore della panificazione. A difesa di artigiani e consumatori si è schierata la Konsumer. Carlo Pileri, Portavoce nazionale dell’Associazione, sul caso ha dichiarato: “Chiudere pasticcerie e pizzerie a taglio non serve a salvare dal coronavirus, ma crea una inspiegabile disparità di trattamento con lavorazioni artigiane analoghe come i forni. Il danno non è solo per gli addetti del settore (circa 70.000 per le pasticcerie, 50.000 circa per le pizzerie a taglio) ma soprattutto per i consumatori costretti a dover acquistare solo nella grande distribuzione prodotti prevalentemente industriali. La creazione di un oligopolio di vendita al dettaglio dovrebbe chiamare in causa l’antitrust per valutare se le motivazioni sanitarie effettivamente sussistono per chiudere le pasticcerie o se non fossero sufficienti garanzie di accesso di un cliente per volta come avviene per i forni e per altri esercizi commerciali. A Pasqua questa discriminazione è ancora più forte ed iniqua, peraltro molto sofferta anche dai cittadini che, già preoccupati per la diffusione del virus, non possono nemmeno consolarsi con il ‘comfort food’. È infatti noto il potere di molti alimenti di alleviare dispiaceri e nostalgie, soddisfacendo un bisogno emotivo. Perché dunque non rassicurare, in questo momento di profonda tristezza, esercenti e consumatori con una pastiera artigianale che riporta alla mente storia e tradizione?”
Ufficio Stampa Konsumer Nazionale

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Manovra di Bilancio: discriminazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Nella manovra di bilancio oltre ai danni generali che il governo gialloverde sta arrecando al Paese vi sono norme gravemente discriminatorie e punitive per Sicilia e Sardegna. Per le province italiane, infatti, vengono stanziate all’art.64 somme aggiuntive annuali per i prossimi 15 anni per la manutenzione di strade e per l’edilizia scolastica, escludendo inspiegabilmente Sicilia e Sardegna. Ricordo al governo che la finanza locale, nonostante gli statuti speciali delle due regioni, è ancora competenza statale e quindi la norma che dovrebbe sempre avere carattere generale, opera una odiosa discriminazione per milioni di italiani siciliani e sardi.Inoltre alla Sicilia vengono sottratti 277 milioni di euro all’anno, oltre un miliardo negli ultimi quattro anni, attraverso il prelievo forzoso alle province, già dichiarato incostituzionale. I cittadini siciliani e sardi non sono di serie B e devono sapere come il governo intende attuare l’articolo 3 della Costituzione secondo il quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, inclusa la legge di bilancio.Non vorremmo che questo atteggiamento ostile fosse la ritorsione di Salvini per alcune posizioni del nostro partito regionale nei confronti della Lega. ‘Non rilevati’, invece, i deputati siciliani e sardi del M5s che hanno fatto il pieno dei seggi, ma totalmente silenti e ammaestrati nel chinare la testa”. Lo affermano in una nota congiunta i deputati siciliani di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, Giusi Bartolozzi, Matilde Siracusano, Nino Germana, Nino Minardo, Francesco Scoma.

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Discriminazione delle persone omosessuali in ambito lavorativo

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Era il 2013 quando Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford agì in giudizio contro un noto Collega avvocato, che nel corso di una trasmissione radiofonica aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali nel suo studio. Tanto il Tribunale di Bergamo, tanto la Corte d’Appello di Brescia hanno riconosciuto che tali dichiarazioni avevano violato la Direttiva europea e la legge italiana di attuazione, che vietano la discriminazione per orientamento sessuale in materia di lavoro. La Cassazione, a cui il soccombente ha presentato ricorso, con ordinanza depositata il 20.07.2018, ha sospeso il procedimento, ritenendo pregiudiziale l’interpretazione del diritto dell’Unione europea da parte della Corte di giustizia. Il rinvio riguarda due punti: 1) se Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford, in quanto associazione di avvocate, avvocati e praticanti, possa essere considerato ente rappresentativo di interessi collettivi, tale che sia abilitata ad agire in giudizio per vedere tutelati tali interessi; 2) se possa ritenersi sussistente la violazione della direttiva in materia di parità di trattamento in materia di lavoro, quando le dichiarazioni non facciano riferimento ad una procedura di assunzione effettivamente esistente. Infatti, nel caso per cui è causa, il Collega aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali, ma non aveva in corso una procedura di assunzione.
Le due questioni pregiudiziali sono di particolare rilevanza e consentiranno alla Corte di Giustizia di pronunciarsi per la seconda volta in assoluto, in diciotto anni, sulla direttiva 78/2000 con riferimento all’orientamento sessuale. Il primo caso, Asociatia Acept, era stato portato avanti da un’associazione LGBTI rumena, che contestava la politica assunzionale di giocatori, da parte di una squadra di calcio, tesa ad escludere giocatori omosessuali.Data l’importanza che il caso italiano adesso assume a livello europeo, Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford si costituirà nel giudizio avanti la Corte di Giustizia per sostenere ancora una volta le ragioni delle persone omosessuali che si vedono discriminate o minacciate nei loro diritti di accesso al mondo del lavoro.

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Roma ripudia il fascismo: Uniti contro le discriminazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

AuschwitzRoma. “L’esperienza appena vissuta in Polonia insieme a 128 studenti di 32 istituti romani è stata intensa e fortemente educativa per tutti. Ripercorrere le tappe della persecuzione nazista e della deportazione degli ebrei dal Ghetto di Roma il 16 ottobre 1943, ascoltando le parole commosse di Sami Modiano e Tatiana Bucci, ha contribuito a comprendere meglio una delle pagine più crudeli della nostra Storia.Non basta leggere sui libri ciò che accadde in quel periodo nefasto per averne la giusta conoscenza, l’Orrore dell’Olocausto si percepisce andando nei luoghi dove quelle atrocità furono commesse, visitando i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau di fronte ai sopravvissuti. È doveroso, quindi, che i più giovani partecipino a viaggi come questo per trasferire ai coetanei la Memoria delle testimonianze e condividere la rabbia e lo sgomento per tanta disumanità, per diventare cittadini più consapevoli delle future scelte.Siamo tornati ancora più convinti che a Roma rigurgiti antisemiti, razzismo e xenofobia non possono trovare più cittadinanza. Roma è una città aperta e inclusiva: il nostro dovere come rappresentanti di una Istituzione è un impegno costante e condiviso contro ogni forma di discriminazione, di violenza e violazione del rispetto dell’altro. Non possiamo riportare le lancette indietro e consentire che si ritorni a una passato drammatico fatto di odio e dolore. Insieme, pertanto, dobbiamo condurre una battaglia culturale ancora più incisiva che affermi i nostri valori democratici e contrasti con fermezza l’avanzare di qualsiasi movimento di matrice fascista, come impone la Costituzione”. Così in una nota il presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito e i capigruppo del M5S Paolo Ferrara, del PD Michela Di Biase e di SI Stefano Fassina.

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Discriminati a causa della propria pelle

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2016

psoriasiNovartis ha annunciato i nuovi risultati del più vasto sondaggio globale mai condotto finora tra le persone con psoriasi. Tali risultati rivelano che l’84% dei pazienti con psoriasi da moderata a severa è vittima di discriminazioni e umiliazioni – molti di loro (40%) vengono insistentemente fissati in pubblico – a causa della loro condizione1. Inoltre, i risultati dimostrano che i pazienti nutrono aspettative molto scarse per quanto riguarda la possibilità di ottenere una pelle libera da lesioni1 (Clear Skin).
Oltre 8.300 persone provenienti da 31 Paesi hanno preso parte al sondaggio, il primo del suo genere ad analizzare la percezione di una pelle libera da lesioni nella psoriasi. Si tratta della più vasta collaborazione di sempre tra Novartis e le associazioni di pazienti, che hanno incluso 25 organizzazioni provenienti da tutto il mondo. Oltre a evidenziare livelli inaccettabili di discriminazione e umiliazione, il sondaggio dimostra che quasi la metà delle persone con psoriasi (45%) si è vista chiedere se la malattia fosse contagiosa1. L’indagine ha anche svelato gli effetti devastanti che la psoriasi può avere sulla vita personale e sulla salute mentale di chi ne è affetto: il 16% dei partecipanti ha infatti ammesso di nascondersi dal mondo come meccanismo di coping1. Questa carenza di speranza e di autostima si riflette nei risultati, con il 55% degli intervistati che afferma di non credere che la pelle libera o quasi libera da lesioni sia un obiettivo realistico.
Anche i 639 pazienti, provenienti da diverse regioni del territorio italiano, percepiscono come remota la possibilità di ottenere una pelle libera da lesioni. L’indagine ha infatti messo in luce l’importanza di ottenere questo risultato (Clear Skin) per il 39% del campione, anche se più della metà lo ritiene un obiettivo ancora non raggiungibile.Dai dati, inoltre, emerge che il 53% considera la riduzione del prurito uno dei principali obiettivi del trattamento, mentre il 33% degli intervistati aspira solo a una riduzione della sensazione di dolore. Anche per il campione italiano la qualità di vita è fortemente influenzata dalla patologia, confermando il dato mondiale. L’84% dei pazienti ha infatti risposto di essere stato vittima di umiliazioni e discriminazioni, il 43% si sente osservato in pubblico e al 41% è stato chiesto se la malattia fosse contagiosa. Gli intervistati italiani hanno inoltre raccontato le proprie sensazioni associate alla patologia: circa il 40% si sente in imbarazzo; 1 paziente su 3 si vede poco attraente e si vergogna della propria pelle. Inoltre, per il 60% delle persone coinvolte nel sondaggio, la psoriasi ha un impatto sulla vita professionale, con 6 pazienti su 10 che hanno richiesto un giorno di permesso negli ultimi sei mesi. La psoriasi influisce in maniera negativa anche sulle relazioni interpersonali: ne è convinto il 46% degli intervistati tra i quali, il 33% ritiene di non sopportare lo sguardo degli altri e ancora 1 paziente su 3 si sente inadeguato come partner. Infine le principali attività che i psoriasi1pazienti vorrebbero presto tornare a riprendere sono: andare al mare e prendere il sole (circa il 60%), e nuotare (circa il 48%).“Nonostante i dati mostrati da questo sondaggio rivelino scetticismo nei confronti della possibilità di tornare ad avere una Clear Skin, tutti i pazienti ne hanno diritto”, ha affermato Giampiero Girolomoni, Presidente SIDeMaST e Professore Ordinario di Dermatologia dell’Università di Verona “Il nostro compito di dermatologi – ha proseguito – è di stare a fianco dei pazienti esortandoli a pretendere di più e a non accontentarsi se non di una pelle libera da lesioni”.Ulteriori dettagli sui risultati del sondaggio globale e un emozionante video dell’artista di body paint Natalie Fletcher sono disponibili sul sito http://www.skintolivein.com, un hub creato da Novartis per riunire i canali di social media Facebook, Twitter, YouTube e Instagram e dedicato all’educazione e al sostegno dei pazienti con gravi malattie della pelle, come la psoriasi.
La versione italiana del video è disponibile su http://www.lapelleconta.it. Inoltre, i risultati del sondaggio saranno sottoposti a riviste scientifiche e presentati al 25° congresso della European Association of Dermatology and Venereology (EADV), che si terrà a Vienna dal 28 settembre al 2 ottobre 2016.
La psoriasi è una diffusa malattia autoimmune cronica, non contagiosa, che colpisce fino al 3% della popolazione mondiale2. La psoriasi a placche – il tipo più comune – si presenta sotto forma di chiazze rosse in rilievo, ricoperte da uno strato bianco/argenteo di cellule cutanee morte. La psoriasi non è semplicemente un problema estetico, ma una malattia cronica, persistente e spesso invalidante, che può compromettere anche gli aspetti apparentemente meno importanti della vita quotidiana delle persone. Fino al 30% dei pazienti con psoriasi ha sviluppato – o svilupperà in futuro – artrite psoriasica, una patologia che colpisce anche le articolazioni, causando sintomi debilitanti inclusi dolore, rigidità e danno articolare irreversibile3,4. La psoriasi è anche associata ad altre malattie gravi, come il diabete, le patologie cardiache e la depressione. (foto: psoriasi)

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Discriminazioni frontalieri Italia-Svizzera

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2015

comi“Le decisioni del Canton Ticino sono inaccettabili: porterò la questione davanti alla Corte di Giustizia”. Lo ha detto LARA COMI, europarlamentare di Forza Italia e vice-presidente del gruppo Ppe, secondo cui “chiedere ai frontalieri italiani che lavorano in Svizzera l’estratto del casellario giudiziale e dei carichi penali pendenti è una provocazione inaccettabile”. “Il Governo del Canton Ticino – prosegue Comi – deve tornare sui suoi passi, è una questione di buon senso oltre che di rispetto dell’Accordo europeo sulla libera circolazione delle persone. L’ambasciatore svizzero Giancarlo Kessler, convocato dalla Farnesina a Roma, si è detto d’accordo con l’Italia e ha criticato la decisione ticinese che anche per le autorità federali sarebbe incompatibile con l’accordo europeo. Ma questa spiegazione non basta, non può finire così”. “Quell’accordo va fatto rispettare subito: non è un fatto che dipenda dall’accordo tra governo federale svizzero e governo ticinese. Sono quattro anni – prosegue Comi – che denuncio le numerose discriminazioni che i nostri frontalieri subiscono in Svizzera”. “Porterò nuovamente la questione complessiva al Parlamento europeo, in Commissione e anche davanti alla Corte di Giustizia qualora il problema non venisse risolto. Questa misura è ingiusta e umiliante per il nostro Paese. Mogherini – conclude l’europarlamentare azzurra – faccia sentire la sua voce e cerchi di conquistare un risultato positivo per l’Italia”. (foto: comi)

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Nasce a Milano il team di ricerca italiano più interdisciplinare su Discriminazioni e Diseguaglianze

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2015

università studi milanoMilano 18 Maggio 2015 – Ore 17.00Sala di Rappresentanza, Università degli studi di Milano, Via Festa del Perdono, 7 “Uguaglianza e differenza: le sfide del mondo contemporaneo” In occasione della presentazione del team di Ricerca Strategica “Discriminazioni e Diseguaglianze”Intervengono: Marilisa D’Amico, Yasmine Ergas, Cristina Cattaneo, Valerio Onida. Introduce il Rettore Gianluca Vago. Modera Armando Massarenti.
Dallo scorso anno in Statale è stata varata una nuova struttura organizzativa della ricerca scientifica, finalizzata a massimizzare l’approccio multidisciplinare e a creare sinergie interne tra aree diverse attorno a grandi tematiche di ricerca “strategiche”. Promossi dal Senato accademico nel luglio 2014 i Team di Ricerca Strategica definiscono una modalità di aggregazione agile e informale, mirata al coordinamento trasversale di attività di ricerca incentrate su tematiche di ampio respiro. Definito un tema, l’adesione da parte dei professori/ricercatori avviene su base individuale e non dipartimentale, nell’intento di favorire l’autonomo e più ampio coinvolgimento dei singoli.La “chiamata” sul tema Discriminazioni e Diseguaglianze ha riscosso un grande successo: hanno risposto in ben 155, un coordinamento trasversale tra tutti i professori e i ricercatori di tutte le discipline presenti in Statale che operano e hanno interesse nel settore delle Discriminazioni e Diseguaglianze, inteso nell’accezione del termine più ampia possibile. Oltre alla presenza delle scienze giuridiche, il team – coordinato da Marilisa D’Amico, costituzionalista – comprende filosofi, studiosi di diritto internazionale, politologi, biologi molecolari, medici legali, fisici, sociologi.
Il Team di Ricerca Strategica ha lo scopo di contribuire al dibattito scientifico su questi temi e di promuovere iniziative di ricerca e di confronto multidisciplinare, che affrontino questioni riguardanti: le discriminazioni nei molteplici ambiti nei quali esse si manifestano in relazione ai tradizionali fattori di differenziazione tra esseri umani (sesso, razza, etnia, orientamento sessuale, religione, disabilità, nazionalità, età); le appartenenze di gruppo che producono diseguaglianze e forme di oppressione; le diseguaglianze nell’accesso ai servizi e alle risorse intese in senso lato.

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Donne: lavoro e discriminazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2012

Perche’ un metro e 53 centimetri d’altezza non bastano per diventare ‘addetto alla stazione’? “E’ una questione di deficit di statura in quanto alta m. 1.53 contro l’altezza minima di m. 1.55 prevista dal Decreto ministeriale n. 88 del 1999 del ministero dei Trasporti si difende la metropolitana di Roma, che ha escluso la dipendente dal posto di lavoro perchè troppo bassa. Ora la donna dovrà essere risarcita del danno subito. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 234/12. La donna si era classificata in posizione utile nella graduatoria del concorso per l’assunzione con contratto di formazione lavoro come ‘addetto alla stazione’ ma l’assunzione le era stata negata per deficit di statura in quanto alta m. 1.53 contro l’altezza minima di m. 1.55 prevista dal Decreto ministeriale n. 88 del 1999 del ministero dei Trasporti. La donna aveva ottenuto l’assunzione su disposizione della Corte d’appello dell’Aquila del 21 gennaio 2009, ma la Metro ha fatto ricorso in Cassazione, facendo valere il fatto di «essersi attenuta alle norme previste dal Decreto ministeriale e quindi per non avere disapplicato il regolamento che prevede i requisiti di assunzione, in particolare quello dell’altezza, in relazione alle mansioni rientranti nella qualifica messa a concorso, anche in deroga al D.M.». Gli ermellini della sezione lavoro della Suprema Corte hanno invece deciso, ribadendo la legittimità del provvedimento di merito, che la Corte d’Appello ha correttamente disposto l’assunzione della donna sulla base del fatto che “non si ravvisano ragioni che giustifichino la necessita’ di un’altezza minima, sotto il profilo della sicurezza dell’utenza e degli agenti addetti al servizio di trasporto, ovvero della capacita’ ed efficienza nell’espletamento del servizio stesso”. È stato dunque corretto il percorso motivazionale dei giudici di merito, spiegano gli ermellini, laddove hanno ritenuto non legittimo il limite minimo di statura. La donna dunque ha diritto all’assunzione e di conseguenza anche al risarcimento del danno. Al di là del merito della sentenza, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sottolinea come “nel bando di concorso, non c’era riferimento ad un statura minima. Ma se vi fosse stato, avrebbe dovuto essere rimosso: non si puo’ negare un posto di lavoro per una questione di due centimetri in meno. Anche alla luce delle decisioni in commento che confermano l’orientamento giurisprudenziale per una tutela più efficace dei cittadini, lo “Sportello dei Diritti” continua e continuerà nella sua attività di tutela legale di tutte le vittime di discriminazioni sul posto di lavoro.

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Europa: Discriminazioni e razzismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2011

Andrea Riccardi

Image by Acli_Associazioni_cristiane_lavoratori_italiani via Flickr

UNAR, l’ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali istituito in attuazione di una Direttiva europea presso la Presidenza del Consiglio ed operante presso il Ministero delle Pari Opportunità, negli ultimi anni ha fatto la sua parte con un lavoro concreto, sul territorio, in un dialogo costante e di pari dignità con tutti i soggetti, istituzionali e non, nazionali e locali. E Unar ha lavorato a fianco di immigrati, anziani, disabili, omosessuali, lesbiche, trans, cristiani, cattolici, musulmani per sciogliere nodi discriminatori e per la promozione concreta di una cultura dell’uguaglianza. Per questo, anche in considerazione del conferimento della delega alle Pari Opportunità al Ministro del Lavoro da parte del Governo in carica, numerose associazioni nazionali del terzo settore hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere ai neoeletti ministri Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle Pari opportunità, Enzo Moavero Milanesi, Ministro degli Affari Europei, Andrea Riccardi, Ministro per l’ Integrazione e Antonio Catricalà, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. I presidenti di Acli, Arcigay, Telefono Rosa, Fish, Federazione Rom e Sinti Insieme e Enar chiedono ulteriore sostegno al percorso di autonomia dell’Ufficio già in atto e “la necessaria e tempestiva attenzione legislativa affinché sia indipendente non più solo nell’azione concreta del suo direttore – come riconosciuto anche dall’ECRI del Consiglio d’Europa – ma finalmente anche di diritto. Ce lo chiede l’Unione europea, ce lo chiede il Consiglio d’Europa. Soprattutto lo chiediamo tutti noi, come un segnale di cambiamento ulteriore che premi un impegno collettivo e positivo che ha visto per una volta una Istituzione e chi la rappresenta fianco a fianco con la società civile senza barriera alcuna lavorare insieme per la piena affermazione del diritto all’uguaglianza e della lotta a qualsiasi forma di discriminazione”. UNAR, secondo le associazioni, “ha avuto il coraggio di censurare e contrastare, spesso con successo nonostante l’ufficio fosse privo di poteri sanzionatori, provvedimenti e atti amministrativi insieme a dichiarazioni e comportamenti posti in essere anche da amministrazioni e rappresentanti di forze politiche di governo” e, in un momento di forte crisi “la piena affermazione del diritto all’uguaglianza e della lotta a qualsiasi forma di discriminazione”può grazie alle buone pratiche offrire un “importante contributo alla coesione sociale nel nostro Paese in un momento molto difficile della nostra storia che espone ancor più i poveri di diritti”.

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P.D. e legge sulle primarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

“Il rinnovamento della politica non si fa proponendo discriminazioni anagrafiche che sarebbero subito impugnate in Europa per lesione dei diritti civili”. Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando la proposta di legge sulle primarie anticipata oggi al Corriere della Sera da Beppe Fioroni. Riferendosi all’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, Serracchiani si è detta “meravigliata di dover ricordare questo particolare a un politico di lungo corso come Fioroni. Ho sempre sostenuto la necessità di un ricambio della classe dirigente dei partiti, in primo luogo nel Pd, ma mai quella di una decapitazione dei vertici condotta sulla base della carta d’identità: si è visto alle ultime amministrative – ha sottolineato – che basta rispettare il limite dei mandati previsto nello statuto e il ricambio avviene senza traumi”. Secondo l’europarlamentare democratica “elettori e militanti chiedono meno cene segrete e meno cenacoli per pochi big, e pretendono più rispetto delle regole e degli organi di partito, più trasparenza, partecipazione e ascolto. La politica sia chiara e comprensibile, fatta di coerenza, sobrietà e battaglie alla luce del sole: così – ha concluso – sarà anche politica nuova”.

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Unioni omosessuali: no a discriminazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2011

Da tempo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale del “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori nonché fondatore dello “Sportello dei Diritti” evidenzia come le istituzioni europee siano in molti casi più avanti per quanto riguarda la tutela dei diritti civili e come invece gli stati membri ed in particolare quello italiano si dimostrino arretrati ed in non rare volte discriminatori. Un’altra decisione della Corte di Giustizia, la sentenza 10.05.2011 n° C-147/08, dimostra questa tendenza. Questa volta la Corte si occupa di parità di trattamento tra coppie ed in particolare, sulla base del principio di parità di trattamento e sul divieto di discriminazione fondato sulle tendenze sessuali in materia di occupazione e lavoro, ha stabilito un’equiparazione tra la pensione complementare di vecchiaia percepita da un soggetto coniugato e quella di colui che ha contratto un’unione civile, nel caso in cui lo Stato membro abbia legittimato, mediante registrazione, l’unione per coppie dello stesso sesso. Peraltro, secondo la sentenza che riportiamo, il cittadino ha facoltà di invocare la disciplina contenuta in una direttiva UE, in virtù del primato del diritto comunitario su quello nazionale, senza dover aspettare il recepimento da parte del legislatore interno abbia e sia scaduto il termine impartito allo Stato membro per la trasposizione. Una decisione non applicabile in Italia, in quanto, come a tutti è noto, in Italia si dibatte da anni sui diritti tra coppie di fatto e coppie dello stesso sesso senza però arrivare ad una conclusione mentre migliaia di famiglie di questo tipo sono ad aspettare e subiscono una serie di evidenti discriminazioni che dovrebbero essere bandite in uno stato che ritiene di essere civile.Secondo la Corte, la direttiva n. 2000/78 sulla parità di trattamento in ambito di occupazione e condizioni di lavoro deve essere interpretata nel senso che non sono escluse dalla propria applicazione le pensioni complementari di vecchiaia oggetto del ricorso principale: siffatta direttiva si rende quale ostacolo di un’eventuale normativa interna degli Stati membri, come quella tedesca citata nel giudizio principale, dove un beneficiario partner di una unione civile registrata percepisce una pensione complementare di vecchiaia inferiore rispetto a quella percepita da un soggetto sposato. Chiaramente tutto ciò è condizionato dalla circostanza che che nello Stato membro il matrimonio sia riservato a soggetti di sesso diverso e coesista ad un’unione civile, come quella prevista in Germania, nonché sussista una discriminazione diretta basata sulle tendenze sessuali poiché, per quanto concerne la pensione di vecchiaia, il partner si trova in una condizione di fatto e di diritto paragonabile a quella di un soggetto sposato. In ultimo i giudici hanno precisato che il giudizio sulla “paragonabilità” compete al giudice del rinvio e che in ogni caso deve essere compiuto sui diritti e obblighi dei coniugi e delle persone che hanno contratto un’unione civile.

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Arcigay: contro tutte le discriminazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

Alla presenza di diverse sigle dell’associazionismo lgbt italiano tra cui Arcigay, è stato firmato un protocollo di collaborazione nella lotta a tutte le discriminazioni tra Unar, l’ufficio nazionale anti-discriminazioni del  Ministero delle Pari opportunità e Oscad, l’Osservatorio sulla sicurezza contro gli atti discriminatori incardinato nel Dipartimento della pubblica sicurezza, Direzione centrale della polizia criminale . L’atteggiamento di apertura di polizia e carabinieri rispetto alla lotta e alla prevenzione delle discriminazioni di gay, lesbiche e transessuali rappresentano una assoluta novità, impensabile fino a pochi anni fa, e la riflessione del Capo della Polizia Antonio Manganelli sull’esigenza di rilanciare gli aspetti della prevenzione e della repressione spiegano il rilevo strategico della sinergia tra i due enti. Antonio Manganelli, a cui va il ringraziamento dell’associazione per l’impegno nella lotta alla discriminazione, nel corso dell’incontro ha anche sottolineato la necessità di una legislazione specifica che offra strumenti di contrasto a tutte le discriminazioni. Da questo punto di vista ricordiamo al Legislatore che in Italia non esistono tutele legislative per la discriminazione che colpisce gay, lesbiche e trans e che Arcigay sostiene da anni l’estensione della legge Mancino all’omofobia e alla transfobia. (Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay)

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Esercito: Esclusa dal concorso perché incinta

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 gennaio 2011

(fonte GrNet.it) Il 1° Caporal Maggiore dell’Esercito Italiano Valentina FABRI certo non immaginava che, dopo aver servito le Forze armate per 5 anni, quale lavoratrice volontaria e quindi precaria, sarebbe stata esclusa dal concorso che avrebbe potuto stabilizzare il proprio rapporto di lavoro a causa di una asserita inidoneità al servizio militare. Tanto meno avrebbe immaginato che la causa della sua idoneità sarebbe stato il suo stato di gravidanza. La vicenda occorsa alla mamma con le stellette è davvero paradossale, se sei pensa che, dopo cinque anni in cui ha brillantemente servito lo Stato quale precaria, raffermata di biennio in biennio, oggi si vede privata del sogno di stabilizzare il proprio rapporto di lavoro, anche al fine di affrontare con maggiore serenità l’arrivo del suo primo figlio. «Contro il provvedimento di esclusione, abbiamo tempestivamente proposto ricorso al TAR Lazio, attesa la chiara violazione dell’articolo 3 del D.M. 4 aprile 2000, n. 114, il sui secondo comma dispone che lo stato di gravidanza costituisce impedimento all’accertamento temporaneo all’accertamento dell’idoneità», spiega l’avvocato Giorgio Carta che la assiste. «L’altro aspetto grottesco della vicenda è che la commissione medica concorsuale ha reiteratamente rinviato le visite previste avvertendo che lo stato di gravidanza sarebbe stato causa di inidoneità se si fosse protratto oltre il termine finale del concorso- gggiunge l’avvocato Carta – come se la ragazza potesse accelerare o contrarre il tempo fisiologico della gestazione». «Il Partito Sicurezza e Difesa darà battaglia e attiverà i propri canali parlamentari affinché sia fatta piena luce sulla vicenda – avverte Giuseppe Paradiso, segretario della neo formazione politica – perché appare intollerabile che nel 2011 la donna militare debba subire ancora siffatte discriminazioni».

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Berlusconi maestro di “distrazioni” mediatiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2010

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani “Ancora una volta il Presidente del Consiglio prova a distogliere l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica dai suoi comportamenti e dai problemi reali che rischiano di portare allo sfascio questo Paese. Mentre infatti la giustizia va a picco, le carceri scoppiano, l’inquinamento,  il dissesto idrogeologico e i rifiuti  devastano ambiente e territorio, il premier sposta il dibattito su di sé. E lo fa in maniera grave e irresponsabile, giocando sulla pelle dei tanti cittadini vittime, quotidianamente, di aggressioni fisiche e discriminazioni sessuali. Da parte nostra, noi Radicali del “Fuori”, notoriamente “froci”, drogati e perversi, oggi pomeriggio, alle 18, saremo in Piazza Montecitorio per manifestare a tutela della civilità di questo Paese, oltre che dei diritti dei cittadini omosessuali.”

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Discriminazioni e omofobia

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

Comunicato stampa. Arcigay. “Dalle forze dell’ordine impegno pieno contro discriminazioni e omofobia. Paolo Patanè, presidente di Arcigay, insieme ad una delegazione dell’associazione e a diverse sigle del movimento lgbt ha incontrato il prefetto Francesco Cirillo, vice capo della polizia, insieme ad il questore Enzo Calabria, della direzione generale della polizia, il Colonnello Fischioni, il questore Esposito e Massimiliano Monnanni, direttore generale dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar). L’incontro rappresenta un segnale concreto dell’impegno delle forze dell’ordine nell’implementamento di OSCAD, il primo Osservatorio contro gli Atti Discriminatori istituito presso la direzione generale della Polizia criminale che risponde all’indirizzo e-mail: oscad@dcpc.interno.it”.
Nel corso del lungo confronto, durato più di tre ore, sono stati approfonditi diversi temi  come l’urgenza dell’emergenza del sommerso di discriminazione ai danni di gay, lesbiche e transessuali e le difficoltà a denunciare le violenze subite e le difficoltà di omosessuali e transessuali nelle carceri. Il prefetto Cirillo ha espresso tutta la volontà di colmare la lacuna nella prevenzione e controllo della tipologia di reati di discriminazione per orientamento sessuale rispetto alla quale non esistono dati statistici utili ad inquadrare il fenomeno. L’incontro, il terzo sul tema, si ripeterà mensilmente, e secondo Paolo Patanè “è la realizzazione della concretezza dell’impegno preso dal capo della polizia Giorgio Manganelli e una risposta istituzionale all’emergenza della visibilità dei casi di discriminazione e omofobia. Questi incontri e OSCAD sono il segno di un netto cambio di marcia teso ad un miglioramento della sicurezza delle persone GLBT e nel rapporto tra la comunità omosessuale, le istituzioni”. (patanè, cirillo)

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Università e discriminazioni leghiste

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

“Pieno apprezzamento per le dichiarazioni del consigliere regionale della Lombardia Vittorio Pesato che ha giustamente preso le distanze, da ex coordinatore degli eletti di Azione Universitaria, dalla delirante proposta leghista di discriminare gli studenti non lombardi negli Atenei della Regione Lombardia ” così Andrea Volpi, coordinatore nazionale di Azione Universitaria, si associa all’esponente del PdL Lombardo contro la proposta della lega di privilegiare gli studenti universitari in base alla loro provenienza piuttosto che sulla base del voto di diploma. “Chiediamo da sempre la meritocrazia – aggiunge Volpi -, non cambieremo certo idea davanti all’ennesima boutade delirante di qualche esponente del Carroccio che evidentemente dimentica che l’unica università che esiste è quella Italiana ed il verde ce l’ha solo nella bandiera tricolore esposta in ogni Rettorato ” (Andrea Volpi Coordinatore Nazionale di Azione Universitaria)

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Il vescovo di Otranto e la messa funebre

Posted by fidest press agency su domenica, 15 agosto 2010

Lettera al direttore. Il vescovo emerito di Otranto, Vincenzo Franco, ha dichiarato: “Non darei la comunione a Vendola perché ostenta la sua condizione perversa e malata di omosessuale praticante”. Ed ha avuto il coraggio di aggiungere: “Se muore un gay certamente me ne dolgo e prego per lui, ma non posso celebrare una messa funebre per la semplicissima ragione che è morto senza pentimento”. Il vescovo somiglia molto a San Paolo, e per niente a Gesù. Così va il mondo della Chiesa. San Paolo, infatti, riguardo agli omosessuali, ma anche riguardo alle donne, faceva discriminazioni che Gesù non ha mai fatto. Il vescovo di Otranto, dando pubblicamente del perverso e del malato ad un omosessuale, non ha calpestato solo il Vangelo, ma anche la ragione. Doppio peccato. Qualora dovesse morire senza pentimento (Dio non voglia!), stando alla sua affermazione, sarebbe giusto gli fosse negata la messa funebre. Vale forse la pena ricordare al buon vescovo che il Gesù del Vangelo non negò il pane spezzato neppure all’apostolo traditore. (Elisa Merlo)

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Mostra fotografica di Alain Turpault

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2010

Oristano 26 luglio alle 19 al Foro Boario (in via Vandalino Casu) inaugurazione della mostra “Albinos” del fotografo francese Alain Turpault (autore dell’immagine che campeggia sui manifesti del festival). Con i suoi scatti, che potranno essere ammirati gratuitamente fino all’8 agosto (dal lunedì al venerdì, tra le 18 e le 21), il cinquantaseienne Turpault racconta la difficile condizione delle persone affette da albinismo in Africa, spesso vittime di pregiudizi e discriminazioni, quando non di vere cacce all’uomo e di ignobili commerci basati su credenze che attribuiscono loro origini e poteri soprannaturali, destinandole a riti sacrificali. Uno dei tanti paradossi del Continente Nero che l’artista transalpino osserva da anni e che in questo caso affronta con i quattordici bellissimi ritratti esposti: scatti realizzati a Bamako, la più popolosa città del Mali, dove la questione dell’albinismo è meno drammatica che altrove, anche se diseguaglianze e ingiustizie sono comunque presenti. Laggiù il fotografo collabora con la fondazione che si batte proprio in difesa degli albini e che porta il nome del suo ideatore, Salif Keita, il grande cantante del Mali, affetto appunto da albinismo, anch’egli protagonista di questa edizione di Dromos, dove è atteso in concerto venerdì prossimo (30 luglio) a Nurachi. Ma a Bamako lavora anche la curatrice della mostra, la critica d’arte italiana Laura Serani, che in Mali dirige la Biennale africana della fotografia “Rencontres de Bamako”, istituzione che firma la produzione di “Albinos”.
Il secondo appuntamento di giornata scocca invece alle 21.30 negli spazi dell’ex Asilo Sant’Antonio. Qui trova ospitalità “Le tenebre del cuore”, un dibattito che riunisce intorno allo stesso tavolo lo scrittore Marcello Fois, la direttrice del Museo Man di Nuoro Cristiana Collu, il filosofo Vinicio Busacchi e Paola Gaidano, operatrice dell’OSVIC (Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano), oltre agli stessi Alain Turpault e Laura Serani.
In chiusura di serata (sempre all’ex Asilo Sant’Antonio) torna protagonista la musica con il Dj set firmato Luca Tanchis. Quasi un promemoria per l’atteso concerto che l’indomani (martedì 27) a Oristano (in piazza Cattedrale, con inizio alle 22) avrà per protagonista il grande George Benson: uno degli appuntamenti più prestigiosi di Dromos 2010. http://www.dromosfestival.it

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No alla discriminazione razziale nelle adozioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 Maggio 2010

“Questa posizione della Cassazione pone una seria riflessione etica e sociale sulla quale tutti siamo chiamati a un assunzione di responsabilità. Le adozioni hanno lo scopo precipuo di dare una famiglia, una casa e un futuro di benessere a bambini che hanno il diritto di crescere in condizioni migliori. Per questo rimango perplesso quando, invece, alcuni adulti intelligenti e maturi che ambiscono al ruolo di genitori pretendono di scegliere il figlio da adottare, nella vana e immorale ricerca di una sorta di razza ariana”.  Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Roberto Soldà, si pronuncia favorevolmente sul parere espresso di recente dalla Procura Generale presso la Corte di Cassazione, sollecitata da un esposto dell’associazione Amici dei bambini, in cui si dichiara contraria alla discriminazione razziale nelle adozioni internazionali dei minori, richieste da coppie italiane, a seguito del decreto con il quale il tribunale dei minorenni di Catania nel 2009 aveva concesso un’adozione a una coppia di coniugi che non voleva bambini neri o di etnia non europea.Riferendosi alla decisione sul merito che, a breve, dovrà essere presa dalle Sezioni Unite Civili della Suprema Corte al fine di stabilire un orientamento giurisprudenziale, Soldà dichiara: “Spero che si faccia immediatamente chiarezza sgombrando il campo da qualsiasi equivoco, considerata la delicatezza del tema in questione”. Poi, il numero due dell’organizzazione che fa riferimento ad Antonello De Pierro ammonisce: “A quei genitori che avrebbero intenzione di adottare solo bambini dal colore della pelle e dall’etnia selezionati voglio ricordare che, come la natura può generare un figlio biologico con determinate caratteristiche fisiche, così anche le pratiche adottive possono portare in dono bambini con peculiarità somatiche casuali, ai quali va riservato comunque tutto l’amore di cui necessitano senza alcuna discriminazione razziale”.

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