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Disidratazione cronica

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Di idratazione si parla poco e ancor meno quando riguarda gli anziani. Eppure l’acqua è un nutriente tanto essenziale quanto sottovalutato. Ne sottolineano i benefici estetici gli spot pubblicitari in nome di purezza e liberazione di tossine mentre è meno rappresentata nelle priorità della corretta alimentazione e della nutrizione clinica. Sembriamo dimenticare che il corpo e in particolare le cellule sono composte per oltre il 75% da acqua che però perdiamo in molti modi: respirazione, traspirazione, sudorazione, ecc. Il dato sconcertante è che tra il 20 e il 30% degli over 65 è disidratato cronicamente. Bere da grandi è quindi un elemento cruciale. Se il giusto apporto di liquidi infatti determina un senso di benessere, anche piccole carenze idriche possono determinare importanti esiti negativi come l’insorgenza di patologie, disabilità, disturbi cognitivi e mortalità.La disidratazione cronica deriva spesso dalla mancanza della sete, uno stimolo che tende a decrescere con l’età e che impone quindi di ‘ricordarsi’ di bere. Inoltre negli anni i reni tendono a perdere la capacità e l’efficienza a trattenere l’acqua. Ma c’è di più perché molta dell’acqua del nostro organismo è contenuta nei muscoli che con l’età subiscono una diminuzione importante di massa. Quel fenomeno chiamato ‘sarcopenia’ e che legato ad un aumento di debolezza e perdita di forza e mancata resilienza agli stressors esterni. Dal momento che un adulto su tre di quelli con più di 60 anni soffre di una severa perdita di muscolo (così come rilevato da una review apparsa sulla rivista Age and Ageing nel 2014) ecco che siamo in presenza di condizioni che insieme rendono la disidratazione un fenomeno comune. Non va meglio se il soggetto è affetto da diabete non diagnosticato o non controllato, condizione che fa aumentare il volume urinario. Le persone con ipertrofia prostatica o quelle più anziane con incontinenza urinaria invece tendono a bere di meno per limitare il problema, mentre disturbi neuro degenerativi come demenza o Alzheimer hanno un rischio aumentato di non bere abbastanza (Nutrients 2018), “un problema se pensiamo che anche una disidratazione moderata può determinare una più o meno grave alterazione dello stato cognitivo” spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC che aggiunge: “E’ molto importante insegnare ai giovani medici a riconoscere tempestivamente le caratteristiche cliniche gli elevati rischi della disidratazione. Basta, infatti, una disidratazione lieve, pari al 2% del peso corporeo per scatenar senso di confusione e disorientamento, fatica, perdita di forza, di coordinazione e delle funzioni cognitive in generale. Le conseguenze di questo lieve deficit possono essere cadute, traumi e incidenti ma anche danni a reni e muscoli, aumento del rischio di contrarre infezioni. Terapie come quelle a base di diuretici, antistaminici e lassativi possono portare ad urinare di più senza che i liquidi vengano reintrodotti a sufficienza. Ma non tutte le bevande sono state create uguali: la stessa glorificata acqua non è il liquido più idratante che abbiamo a disposizione, anche se la sua assunzione rimane fondamentale per non eccedere in calorie, permettere le funzioni di fegato e reni e mantenere l’elasticità cutanea. E’ quanto afferma una ricerca condotta all’Università di Saint Andrews in Scozia che ha messo a confronto il potere idratante di alcune bevande, detronizzando l’acqua dal podio: “l’acqua disseta a breve termine, mentre liquidi che contengano piccole quantità di zuccheri, grassi o proteine permettono una idratazione di organi e tessuti più a lungo” afferma il Professor Ronald Maughan autore dello studio che sottolinea come uno dei fattori chiave dell’idratazione sia la composizione in nutrienti: il latte sarebbe più ‘idratante’ dell’acqua grazie al contenuto il lattosio (uno zucchero), proteine e grassi. Questa composizione induce l’organismo a trattenere il liquido più a lungo nello stomaco per metabolizzarne gli elementi, rispetto alla velocità di eliminazione della semplice acqua. A questa persistenza nel corpo contribuisce anche il sodio che trattiene i liquidi come una spugna ed impedisce che questi vengano eliminati con le urine troppo in fretta. E’ lo stesso principio su cui si basano le soluzioni reidratanti usate in caso di diarrea: contengono piccole quantità di zuccheri, sodio e potassio che favoriscono la ritenzione dei liquidi nell’organismo per compensare quelli perduti. Sono proprio gli elettroliti a contribuire ad una idratazione efficace, mentre una piccola quantità di calorie fa si che il liquido rimanga più a lungo nell’organismo. Ma attenzione perché questo non significa che le bevande molto zuccherate aumentino questo vantaggio, al contrario spingono il liquido nel piccolo intestino pronto per essere eliminato.Ecco allora che l’acqua, talora poco gradita, può essere alternata a latte scremato o intero, spremuta di arancia e the in quantità moderate.

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Disidratazione: il nemico numero uno per la salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Le ondate di calore rappresentano un importante rischio per la salute pubblica specie per la popolazione anziana cui manca lo stimolo della sete quando il corpo si disidrata. Le ondate di calore sono tanto più pericolose quanto maggiore è l’intensità, il tasso di umidità, la durata e quando il caldo persiste nelle ore notturne. I rischi del caldo sono legati agli effetti della disidratazione, condizione fisiopatologica che comporta una serie di effetti sul rene, sul cervello e sull’apparato cardiovascolare. Il rischio principale delle ondate di calore è rappresentato dal colpo di calore che si caratterizza per una grave alterazione dei meccanismi di termoregolazione e per l’incapacità dell’organismo di disperdere calore. La temperatura interna può salire fino a 40/41 gradi, mentre la sudorazione diminuisce fino ad arrestarsi. Compaiono cefalea, confusione mentale, fatica a respirare. Nei casi gravi compaiono insufficienza renale, collasso cardiocircolatorio, aritmie, danno cerebrale e coma. Il colpo di calore può portare a morte in poche ore dall’inizio dei sintomi e miete vittime nei soggetti defedati e in quelli affette da patologie croniche. Prima dell’arrivo del soccorso medico, il trattamento consiste nel porre il paziente in ambiente fresco e ventilato, al riparo dal sole; nel toglierli i vestiti, bagnargli il corpo con asciugamani inumiditi, nell’applicargli una borsa di ghiaccio sul capo. Il trattamento medico deve prevedere il monitoraggio della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, del volume sanguigno e della funzionalità renale. Per prevenire il colpo di calore e gli altri danni da calore specie negli anziani occorre soprattutto non lasciarli soli ad affrontare l’ondata di calore, occorre limitarne l’esposizione al caldo dotando qualche ambiente di aria condizionata, ventilando le stanze in cui vivono, aiutandoli a fare docce frequenti e soprattutto aiutandoli a bere acqua in quantità sufficienti a evitare la disidratazione, L’assunzione di acqua deve avvenire nell’intero corso della giornata senza aspettare lo stimolo della sete per una quantità totale di 1,5-2 litri che può variare a seconda delle condizioni cliniche del soggetto e dello stato di salute. L’assunzione di bicchieri di acqua durante l’intero arco della giornata deve essere considerata una misura salva-vita. I pasti devono essere leggeri, ricchi di frutta e verdura. Da evitarsi le bevande zuccherine, specie quelle ricche di caffeina e teina in quanto aventi effetti diuretici. L’acqua deve essere fresca per abbassare la temperatura interna. (Da un articolo del dott. Walter Pasini Presidente della Società Italiana di Medicina del Turismo) (Redazione Fidest)

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“Cartellino rosso” alla disidratazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 aprile 2017

Sport a Miss Italia nel Mondo (1)Una leggera disidratazione (2% del peso corporeo) influisce non solo sul rendimento atletico ma anche sulle capacità cognitive influenzando le decisioni degli arbitri: a dimostrarlo è uno studio[1] apparso sulla rivista Journal of Athletic Training riportato da HydrationLab.it (www.hydrationlab.it/news). Gli studiosi hanno preso in esame i comportamenti degli arbitri in occasione dei Mondiali di Calcio che si sono svolti in Brasile nel 2014, mettendo in evidenza che il clima caldo e il conseguente aumento del rischio di disidratazione potrebbero aver influenzato le decisioni prese durante la competizione.Il cervello è infatti un organo ad elevata attività metabolica e come tale, per funzionare al meglio, necessita di una corretta e costante idratazione, soprattutto quando le attività svolte richiedono una particolare concentrazione, come per l’arbitraggio. Inoltre bisogna considerare che gli eventi sportivi, svolgendosi a diverse latitudini, sottopongono arbitri e giocatori a condizioni ambientali che possono essere molto diverse tra loro. Per questo motivo risulta fondamentale valutare e prestare attenzione alla quantità di acqua da assumere.
“La quantità di acqua necessaria per conservare l’equilibrio idrico dell’organismo per uno sportivo dipende da diversi fattori, come il tipo di attività praticata, la sua durata e le condizioni climatiche, e può oscillare tra il litro e mezzo e i tre al giorno” – spiega il Dott. Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro della International Stockholm Water Foundation, e aggiunge – “Gli effetti che una scarsa idratazione produce sulle capacità cerebrali dell’individuo possono variare, a seconda del livello di disidratazione, dalla leggera stanchezza mentale, al mal di testa fino ad influenzare le abilità intellettive e ad ostacolare lo sviluppo dei processi cognitivi”.Ma idratarsi correttamente è fondamentale non solo per gli sportivi di professione, bensì anche per chi lo sport lo pratica solo per passione. L’acqua svolge infatti per il nostro organismo un’importantissima funzione di termoregolazione, che ci consente di mantenere la temperatura interna costante intorno ai 37 gradi.
“La temperatura corporea interna aumenta quando pratichiamo attività sportiva ma non solo, anche fattori ambientali, come il tasso di umidità, ad esempio, possono limitare la capacità del nostro corpo di eliminare il calore in eccesso per mezzo della sudorazione.” – afferma il Dott. Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro della International Stockholm Water Foundation, e aggiunge – “Per comprendere l’importanza della funzione di termoregolazione assolta dall’acqua basti pensare che durante l’attività sportiva, in condizioni climatiche caldo umide il corpo può arrivare a produrre una quantità di calore fino a 10-15 volte superiore a quella prodotta a riposo, con un conseguente aumento dei livelli di temperatura corporea che senza la sudorazione potrebbe raggiungere il grado ogni 5 minuti”.Quando la temperatura corporea aumenta, la sudorazione consente quindi all’organismo di disperdere l’energia calorica in eccesso. Tale meccanismo provoca tuttavia anche l’eliminazione di acqua e sali minerali che se non reintegrati potrebbero portare il corpo a disidratarsi: bere è quindi fondamentale per controbilanciare la perdita di liquidi e sali minerali indotta dalla sudorazione. A questo va aggiunto che un corpo disidratato produce meno sudore e rallenta il tasso di svuotamento gastrico, accrescendo ancor di più il livello di disidratazione[2]. È bene quindi per chi pratica attività sportiva prestare attenzione all’idratazione anche prima dell’allenamento, possibilmente scegliendo la tipologia di acqua più adatta alle proprie esigenze “Se è importante bere prima e durante l’allenamento, per un recupero più efficace è consigliabile anche scegliere il tipo di acqua da assumere considerandone le specifiche proprietà. Per un reintegro idrico rapido sono ad esempio indicate acque con un apporto salino contenuto, perché assimilabili in tempi molto veloci” – suggerisce il Dottor Zanasi – “Diversa invece la tipologia di acqua consigliata al termine dell’attività fisica: sono da privilegiare acque minerali con un residuo fisso più elevato che permettono un maggior apporto di sali, la cui assimilazione avviene in tempi più lunghi, quindi ideali per il recupero”.

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Danilo Speranza: Disidratazione grave e distacco della retina

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

Ricoverato tre giorni fa all’ospedale Sandro Pertini di Roma, a seguito di un collasso dovuto al prolungato sciopero della fame e della sete, le prime notizie sullo stato di salute di Danilo Speranza sono preoccupanti. Secondo il medico che lo ha visitato Speranza, a causa dell’estrema perdita di peso, ha completamente esaurito le riserve di grasso di deposito. Per sopravvivere l’organismo ha cominciato ad intaccare i grassi contenuti nel sistema nervoso centrale, nel midollo osseo, nei reni, nella milza ed in altri tessuti. Qualora dovesse dimagrire ancora verrebbero consumati i tessuti vitali, con gravi danni a reni, cervello, cuore. Le conseguenze potrebbero essere molto gravi e addirittura fatali. I medici hanno inoltre rilevato un distacco della retina dovuto alla disidratazione, che potrebbe portare a cecità.
Nessuna esigenza cautelare può andare a discapito della salute del detenuto, lo dice la VI sezione penale della corte di cassazione, la cui sentenza numero 8493 del 3 marzo ha stabilito che: “La salute è un diritto fondamentale dei detenuti che non può essere compresso o limitato da esigenze di sicurezza […] non c’è motivo cautelare che giustifichi l’adozione di misure detentive nel caso di persona che sia portatrice di una malattia grave e necessiti di indifferibili cure ospedaliere”. Danilo Speranza rifiuta le fleboclisi, persiste nel suo sciopero della fame e delle terapie farmacologiche. Accetta di bere solo mezzo bicchiere di acqua al giorno. Non smetterà la sua protesta finché non verrà riavviato il progetto umanitario “Bits of Future: Food for All”, legato alla tecnologia HYST dell’Ing. Umberto Manola, mirato a combattere la scarsità alimentare in Africa (http://www.scienzaperlamore.it/contStd.asp?lang=it&idPag=462).
Il progetto, da lui promosso, ha subito un brusco arresto a causa della sua vicenda giudiziaria. La sua protesta vuole inoltre mettere in evidenza le gravi condizioni di vita nelle carceri, sottolineando l’ingiustizia della detenzione preventiva. Come è possibile che oggi, in un paese “civile” come l’Italia, un incensurato in attesa di giudizio (quindi innocente fino a prova contraria, http://www.scienzaperlamore.it/contStd.asp?lang=it&idPag=495) si trovi in custodia cautelare da un anno e quattro mesi? (fonte: Ufficio Stampa Associazione Scienza per l’Amore http://www.scienzaperlamore.it)

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La disidratazione è il nemico n° 1 per la salute

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2010

Le ondate di calore rappresentano un importante rischio per la salute pubblica specie per la popolazione anziana cui manca lo stimolo della sete quando il corpo si disidrata. Le ondate di calore sono tanto più pericolose quanto maggiore è l’intensità,il tasso di umidità,la durata e quando il caldo persiste  nelle ore notturne. I rischi del caldo sono legati agli effetti della disidratazione, condizione fisio-patologica che comporta una serie di effetti sul rene, sul cervello e sull’apparato cardiovascolare. Il rischio principale delle ondate di calore è rappresentato dal colpo di calore che si caratterizza per una grave alterazione dei meccanismi di termoregolazione e per l’incapacità dell’organismo di disperdere calore. La temperatura interna può salire fino a 40/41 gradi, mentre la sudorazione diminuisce fino ad arrestarsi. Compaiono cefalea, confusione mentale, fatica a respirare. Nei casi gravi compaiono insufficienza renale, collasso cardiocircolatorio, aritmie, danno cerebrale e coma. Il colpo di calore può portare a morte in poche ore dalll’inizio dei sintomi e miete vittime nei soggetti defedati ed in quelli affette da patologie croniche. Prima dell’arrivo del soccorso medico, il trattamento consiste nel porre il paziente in ambiente fresco e ventilato, al riapro dal sole; nel toglierli i vestiti, bagnargli il corpo con asciugamani inumiditi, nell’applicargli una borsa di ghiaccio  sul capo. Il trattamento medico deve prevdere il monitoraggio della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, del volume sanguigno e della funzionalità renale. Per prevenire il colpo di calore e gli altri danni da calore specie nei nostri anziani occorre soprattutto non lasciarli soli ad affrontare l’ondata di calore, occorre limitarne l’esposizione al caldo dotando qualche ambiente di aria condizionata, ventilando le stanze in cui vivono, aiutandoli a fare docce frequenti e soprattutto aiutandoli a bere acqua in quantità sufficienti ad evitare la disidratazione, L’assunzione di acqua deve avvenire nell’intero corso della giornata senza aspettare lo stimolo della sete per una quantità totale di 1,5-2 litri che può variare a seconda delle condizioni cliniche del soggetto e dello stato di salute. L’assunzione di bicchieri di acqua durante l’intero arco della giornata deve essere considerata una misura salva-vita. I pasti devono essere leggeri, ricchi di frutta e verdura. Da evitarsi le bevande zuccherine, specie quelle ricche di caffeina e teina in quanto aventi effetti diuretici. L’acqua deve essere fresca per poter abbassare la temperatura interna. (Dr Walter Pasini Presidente della Società Italiana di Medicina del Turismo)

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