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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘disinformazione’

Codice di buone pratiche sulla disinformazione, un anno dopo

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Le relazioni dei firmatari del codice descrivono i progressi compiuti nel corso dell’ultimo anno nella lotta contro la disinformazione online. Il codice di buone pratiche è uno strumento di autoregolamentazione che è stato avviato nell’ottobre 2018 e costituisce un importante pilastro del piano d’azione contro la disinformazione. I principali risultati rilevati sono:
Rispetto alla situazione dell’ottobre 2018, i firmatari del codice di buone pratiche segnalano un miglioramento della trasparenza ed è stato avviato un dialogo più intenso con le piattaforme sulle loro politiche di lotta alla disinformazione.
Sebbene i firmatari del codice di buone pratiche rendano conto dei progressi in relazione agli impegni di cui la Commissione ha monitorato l’attuazione da gennaio a maggio in vista delle elezioni del Parlamento europeo del 2019, essi forniscono minori informazioni sull’attuazione degli impegni intesi a fornire ai consumatori e alla comunità dei ricercatori gli strumenti per agire. La messa a disposizione di dati e strumenti di ricerca è ancora episodica e arbitraria e non risponde alle esigenze dei ricercatori ai fini di un controllo indipendente.
La portata delle azioni intraprese da ciascuna piattaforma per dare attuazione ai propri impegni varia notevolmente. Analogamente, rimangono differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda l’attuazione delle politiche delle piattaforme, la cooperazione con i portatori di interessi e la sensibilità ai contesti elettorali.
Le relazioni forniscono informazioni sulle politiche di attuazione del codice, compresi i parametri specifici dell’UE. La coerenza e il livello di dettaglio variano. I parametri forniti sono principalmente indicatori di risultato, ad esempio il numero di account soppressi.
È in corso la valutazione generale della Commissione sull’efficacia del codice di buone pratiche. Oltre alle autovalutazioni redatte dai firmatari, la Commissione terrà conto di:
un contributo del gruppo dei regolatori europei per i servizi audiovisivi (ERGA) previsto nel piano d’azione contro la disinformazione;
una valutazione da parte di un organismo terzo selezionato dai firmatari, come previsto dal codice di buone pratiche
una valutazione da parte di un consulente indipendente ingaggiato dalla Commissione, prevista per l’inizio del 2020.
Nei prossimi mesi la Commissione presenterà al Parlamento europeo una relazione sulle elezioni del 2019.
Su tale base la Commissione presenterà la sua valutazione globale all’inizio del 2020. Qualora i risultati ottenuti nel quadro del codice si rivelassero insoddisfacenti, la Commissione potrebbe proporre ulteriori misure, anche di natura regolamentare.
ĕra Jourová, commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, Julian King, commissario responsabile per l’Unione della sicurezza, e Mariya Gabriel, commissaria per l’Economia e le società digitali.

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Come portare la scienza in parlamento e combattere la disinformazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 novembre 2019

Cambridge, UK Come migliorare il dialogo tra scienza e politica e offrire basi scientifiche più solide al dibattito pubblico in Italia? E soprattutto, come arginare disinformazione e sentimenti antiscientifici in politica? Queste le domande chiave affrontate durante la conferenza “Science, Policy and the Public in Italy”, svoltasi a Cambridge (UK). Organizzata dall’Association of Italian Scientists in the UK (AISUK) e dalla Cambridge University Italian Society (CUIS), la conferenza è stata un’occasione di dialogo tra ricercatori italiani nel Regno Unito ed esponenti del mondo politico ed istituzionale italiano unica nel suo genere.
In apertura dei lavori, Carole Mundell, consulente scientifico in capo del Ministero degli Affari Esteri britannico, ha illustrato i meccanismi istituzionali presenti nel parlamento e nel governo britannico per fornire consulenza scientifica rigorosa ai decisori. Massimiano Bucchi, docente di sociologia della scienza all’Università di Trento, ha mostrato dati alla mano come a volte le scelte degli italiani su temi come la salute non sono basate sulla scienza, sebbene la cultura scientifica media sia in crescita anche in Italia. Segno che queste scelte si basano in realtà su molti fattori di cui la conoscenza scientifica è solo uno, e spesso non quello decisivo. Marco Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni, ha offerto invece una riflessione sul ruolo degli scienziati del dibattito politico, suggerendo che in quanto cittadini gli scienziati si debbano mobilitare a livello politico, sociale e giuridico per assicurare i benefici della scienza per la società, mantenendo e facendo leva sulla propria credibilità scientifica.
Per continuare il dialogo iniziato a Cambridge, dimostrando con i fatti il valore della scienza nell’informare e supportare le decisioni politiche, i parlamentari presenti hanno accolto la proposta degli organizzatori di un prossimo incontro da tenersi nel Parlamento italiano in primavera: “Non mancherà il mio supporto affinché questa iniziativa abbia un seguito nei palazzi della politica cercando di allargare la platea di parlamentari disposti a confrontarsi su questi temi e pensando sin da ora ad una seconda tappa SPP proprio in Parlamento” ha dichiarato la Senatrice Elena Fattori (M5S). Il Senatore Marco Siclari (FI) propone un incontro tra gli organizzatori della conferenza ed il presidente della commissione sanità, in relazione ai temi trattati nel pannello su biotecnologie e sanità pubblica.

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Lotta alla disinformazione: pubblicato bando per istituire l’Osservatorio dei media digitali

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

L’Osservatorio europeo dei media digitali servirà da piattaforma per consentire ai verificatori dei fatti, agli accademici e ai ricercatori di collaborare e di mantenersi in costante contatto con le organizzazioni dei media e gli esperti in materia di alfabetizzazione mediatica.Il bando rientra nel piano d’azione contro la disinformazione del dicembre 2018, con il quale la Commissione si è impegnata a finanziare una piattaforma digitale che contribuirà a creare una rete di esperti indipendenti.
Il bando, per progetti fino ad un massimo di 2,5 milioni di euro, sarà aperto fino al 16 dicembre 2019.

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Fare disinformazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Oggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato.
Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni gene-razione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona.. Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti.
Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare quell’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità e internet.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. E’ un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impres-sione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo un rischio: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorremmo tenere celate. E noi le aspettiamo al varco. (Servizio Fidest)

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Fare disinformazione

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Oggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato.
Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni generazione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona.
Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti.
Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare l’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità, internet e non certo ultimi gli smartphone.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. E’ un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impressione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo un rischio per questi imbonitori di turno: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorrebbero tenere celate.
E noi le aspettiamo al varco ben felici di leggere quell’odiata verità (veritas odium parit) proprio dalla bocca del bugiardo incallito. (Riccardo Alfonso)

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Le false notizie: Un costume politico vergognoso

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

travaglioPiero Fassino durante la trasmissione “Un giorno da pecora” ha rivelato agli ascoltatori una squisita, raffinata chicca con il fare di chi la sa lunga affermando che “Travaglio viene dal Fuan” ovvero il fronte universitario fascista mentre lui “proviene da tutt’altra storia”. I conduttori della trasmissione Geppi Cucciari e Giorgio Lauro sono stati presi alla sprovvista mostrando solo una timida incredulità tanto che la notizia è rimbalzata sui media come una “bomba” e costringendo il destinatario, appena appresa la dichiarazione di tanto illustre personaggio, ad una smentita e ad una querela perché il fatto è stato inventato di sana pianta. Ma questo vizietto di marca “Pd” non è il solo. E’ di questi giorni che il senatore Stefano Esposito durante la trasmissione “l’aria che tira” su la7 ha dichiarato che il ministro Calenda aveva risolto la vertenza di Valeria Ferrara, la commessa del negozio Clvin Klein di Castel Romano, che era stata trasferita per punizione a 50 chilometri di distanza dal proprio domicilio per aver chiesto all’azienda il riposo settimanale. Il sindacato che segue la vicenda, per far revocare il provvedimento, e l’interessata si sono affrettati a precisare che tale dichiarazione è “allo stato destituita di ogni fondamento e che il ministro chiamato in causa dal senatore era addirittura all’oscuro di tutto”. Queste due vicende non sono, ovviamente le sole se molto spesso l’on.le Renato Brunetta, da noto economista, ha più volte rilasciato dichiarazioni per contestare le “sbugiardate” del ministro Padoan in fatto di conti pubblici. E l’elenco disinformante potrebbe continuare a lungo mettendo a dura prova l’opinione pubblica e disorientandola.
Il fine? Lasciare una traccia tanto si sa che si recepisce più facilmente ciò che si dice in prima battuta e molto meno si legge la smentita. E’ che in vista delle prossime elezioni si sta giocando una partita molto pericolosa mettendo in crisi la stessa democrazia e demonizzando le istituzioni e soprattutto chi le rappresenta in specie se lo fa con dignità ed onestà e non sono pochi, per nostra fortuna. (Riccardo Alfonso)

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Fare disinformazione

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

giornalismoOggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato.
Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni generazione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona. Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti.
Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare quell’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità e internet.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. E’ un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impressione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo un rischio: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorremmo tenere celate. E noi le aspettiamo al varco. (Riccardo Alfonso)

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Referendum: Quando la disinformazione tocca l’assurdo

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

rassegna stampaMolinari Strano ma significativo caso quello che possiamo raccontare oggi in merito al comportamento del quotidiano ‘La Stampa’ e del suo direttore (informato della vicenda o all’oscuro di tutto?) Maurizio Molinari. Parliamo del sondaggio Piepoli sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Il 5 settembre il giornale torinese pubblicava una rilevazione che dava il ‘no’ al 51% e il ‘sì’ al 49%. Oggi, 7 ottobre, un mese dopo, altro sondaggio, sempre di Nicola Piepoli. Risultato? ‘No’ al 54%, ‘sì’ al 46%. Qualsiasi giornalista degno di questo nome avrebbe titolato: ‘Crescono i No’, ‘Sì in picchiata’, ‘Il No aumenta il vantaggio: da +2 a +8’. Niente di tutto questo. ‘La Stampa’ di oggi titola, in prima pagina: ‘Riforma Costituzione, rimonta il Sì’. E poi, a pagina tre: ‘Sorpresa referendum, il Sì in rimonta’.La sorpresa francamente ha colto anche noi. Cavolo, ci siamo detti, cosa sarà successo? Poi leggendo il pezzo, in mezzo al corpo dell’articolo abbiamo scoperto che il ‘no’ è cresciuto dal 51 al 54% e il ‘sì’ è crollato dal 49 al 46%. Come giustifica ‘La Stampa’ questa assurda titolazione? Il sondaggista Piepoli ha diviso, in modo arbitrario, il quesito referendario in 8 sotto-quesitini, e nella sotto-rilevazione è emerso che, testuale, ‘ben 6 ottengono la maggioranza assoluta dei ‘sì’, e solo 2 ottengono una netta sconfitta, cioè un ‘no’ da parte degli elettori’.In poche parole hanno preso il quesito truffa del referendum e l’hanno trasformato in 8 quesitini super truffa da somministrare agli intervistati. Roba da ospedale psichiatrico. Non bastava il ‘vuoi bene alla mamma?’ del quesito ufficiale (per ora) della consultazione. Piepoli si è inventato il ‘vuoi molto bene alla mamma?’, ‘vuoi molto bene al papà?’, ‘vuoi molto bene alla nonna?’, etc… Tra i due quesitini respinti magari c’era ‘vuoi molto bene alla suocera?’. E lì gli intervistati sono effettivamente andati in crisi…E ‘La Stampa’, ignorando il 54-46 del sondaggio, il clamoroso +8, titola in prima pagina che il ‘Sì rimonta’. Un vero e proprio depistaggio da parte del quotidiano torinese. Capiamo il renzismo a prescindere, capiamo Marchionne, capiamo la Fiat, capiamo tutto. Ma al ridicolo dovrebbe ad ogni modo esserci un limite. Che tipo di giornalismo è mai questo? Che credibilità ha un direttore che acconsente porcate di questo tipo? Siamo quasi certi che il bravo Molinari sia stato tenuto all’oscuro di tutto ciò. I cittadini italiani, che per fortuna leggono poco questi elitari giornaloni, non si faranno fregare, non cadranno certo nelle trappole dei servi di Matteo Renzi. Il 4 dicembre sarà il nuovo 25 aprile. E magari dal giorno dopo anche dalle parti de ‘La Stampa’ si faranno qualche domanda su cosa è il giornalismo, la deontologia professionale e su come interpretare un mestiere che non dovrebbe essere solo sottomissione al potente di turno. Auguri…”, conclude Brunetta. (n.r. Noi non siamo amanti dei sondaggi e nemmeno degli exit poll, ma di certo quello del cronista politico diventa con i sondaggi un “giochetto” un po’ velenoso e ambiguo. A distanza di tantissimi giorni, che ancora ci separano dalla fatidica data referendaria, noi consideriamo il sondaggio una sola e semplice esercitazione muscolare per tenere desta l’attenzione su un evento che comincia a far abbassare il livello d’attenzione dell’opinione pubblica e solo con questi balletti del su e del giù si pensa di voler tenere desto il potenziale elettore mentre da parte nostra riteniamo che potremmo finire con il far aumentare l’astensionismo.)

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Israele: Disinformazione media italiani?

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2015

palestinaScrive Emanuele Baroz: “Noi accusiamo. In un mondo sconvolto dalla violenza, con 30.000 persone al giorno che muoiono per fame, i nostri mezzi di informazione di massa hanno dato il massimo rilievo solo alle azioni dell’esercito israeliano. I morti in Afghanistan, i morti in Iran, i morti in Siria, le decine di morti in Libano dopo l’arrivo dei palestinesi, i bambini della Galilea bombardati, questi morti non valgono, e anche i terroristi palestinesi sono considerati mansueti, pacifici: avevano immensi arsenali di armi in Libano, ma solo per giocare…“. Queste parole pronunciate l’11 Ottobre 1982 nell’aula del Campidoglio durante la seduta del consiglio comunale dal Prof. Bruno Zevi risuonano ancora oggi nelle nostre menti. Risuonano perchè ahinoi a leggere e ad ascoltare il modo in cui i mass media italiani hanno riportato le notizie degli ultimi giorni riguardanti gli attacchi dei terroristi palestinesi contro cittadini israeliani sembra di essere tornati in quegli anni, anni in cui la ricerca di una giustificazione per i crimini commessi dai palestinesi sembrava essere diventato l’obiettivo principale della gran parte dei giornalisti e degli intellettuali italiani, molti dei quali ottenebrati dalla propria ideologia politica ed incapaci di aprire gli occhi di fronte a ciò che accadeva in Italia e nel mondo. Abbiamo assistito infatti negli ultimi giorni a telegiornali e ad articoli in cui la cronologia degli avvenimenti veniva sistematicamente ribaltata, mentre le vittime israeliane degli attacchi dei palestinesi erano sempre “ultraortodossi” se non”coloni”, e mai semplicemente ebrei e padri di famiglia, facendo si che in questo modo le loro morti venissero “accettate” dal pubblico come fossero “naturali” perchè di persone che “occupano” una terra non loro, quando invece non è così, è basterebbe raccontare le reali dinamiche dei fatti per rendere giustizia alle loro tragedie. Non è normale che un cittadino ebreo israeliano non possa camminare per le strade della propria città per recarsi nel luogo più sacro per la propria religione senza aver paura di essere accoltellato da un palestinese che, seguendo ciò che viene affermato a più riprese dalle varie leadership palestinesi, vuole “liberare Gerusalemme”, ma questo aspetto non sembra incredibilmente interessare ai vari inviati in Israele!
Le responsabilità del presidente dell’ANP con mandato scaduto Abu Mazen (Mahmoud Abbas) sono ampie ed evidenti e dovrebbe essere un dovere di chi si occupa di informazione sottolinearle con il dovuto risalto, ma questo non accade: Ansa, Repubblica, Corriere della Sera, Tgla7, SkyTg24, Tg1, Tg2, Tg3, Tg di Mediaset, sono tutti colpevoli in egual misura di questa diffusione di mezze verità volte solo ed esclusivamente a mostrare lo Stato di Israele ed i propri cittadini (tra cui lo ricordiamo, non ci sono solo ebrei…) come dei violenti carnefici che vogliono la distruzione dei propri vicini, quando l’esaltazione costante del terrorismo palestinese e la glorificaizone dello stesso da parte di Hamas e di Fatah è continua.
La storia di Israele dimostra invece che una pace stabile e duratura con i paesi confinanti è stata sempre ricercata con impegno dai vari premier israeliani che si sono susseguiti nel corso degli anni, mentre per i palestinesi l’unica via da Yasser Arafat in poi è sembrata sempre essere quella della violenza e della cancellazione dello stato ebraico. Questo bisognerebbe raccontare e ricordare sempre a tutti.
E’ troppo chiedere il rispetto della verità ai maggiori esponenti dell’informazione in Italia? Nell’immagine in alto: il modo in cui tra poco i mass media italiani riporteranno le notizie… (Emanuel Baroz) (n.r. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre mostrata molta attenzione e sensibilità per gli eventi che ci pervengono dal Medioriente e in particolare da Israele e i paesi confinanti e quello che più conta, senza pregiudizi di sorta per entrambe le parti in causa. Nel merito penso che se tali posizioni sono diventate conflittuali nel tempo lo sono a causa dell’incapacità della comunità internazionale di comprendere il problema e di cercare una possibile soluzione che non fosse quella affidata all’uso delle armi. Nel frattempo le provocazioni non mancano e la tentazione di risolvere la diatriba con la violenza è forte e qui, inevitabilmente, entra in gioco la disinformazione per alienare le simpatie degli uni a vantaggio degli altri. Per noi i bambini e i giovani che perdono la vita sono una tragedia nella tragedia, ovunque accada, e tocca le corde sensibili dell’opinione pubblica. Ma non ne facciamo una colpa a chi opera sul campo ma solo a quei governanti che non sono capaci di dare il buon esempio ricercando gli strumenti che consentano di avviare un reale e duraturo processo di pace. D’altra parte va riconosciuto che i palestinesi sono troppo addensati in un’area limitata e non hanno la possibilità di trovare sbocchi lavorativi adeguati e risorse economiche che li affranchino dal bisogno. Certo vi è il ragionevole sospetto che vi siano interessi in taluni ambienti di lasciare che questa bomba resti innescata e probabilmente per fini innominabili ma facilmente intuibili. E’ senza dubbio un ragionevole sospetto.)

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L’idra berlusconiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2012

Silvio Berlusconi

Image via Wikipedia

Partiamo dal presupposto che Berlusconi non è stato di certo l’uomo della provvidenza ma solo della convenienza. E’ stato scelto per le sue doti di affabulatore, per l’essere il patron di televisioni considerate uno strumento prezioso per la diffusione del pensiero-guida o più semplicemente per l’arte della disinformazione. Chi abbia pensato a lui possiamo immaginarlo, ma ciò che possiamo dire è che non è dipeso dalla volontà popolare ma, semmai, da un artificio che l’ha coinvolto inconsapevolmente in presa diretta. Alla fine, credo, ci abbia fatto la bocca, come si suol dire, e non meno associato alla convenienza, potendosi difendere meglio dai suoi processi e dai suoi detrattori. Ora è comprensibile la sua insofferenza per il ruolo di ex che si porta dietro, anche se in passato si sono verificate analoghe circostanze, ma non come oggi per una sorta di “congiuntura internazionale” che lo vuole fuori dal gioco. Non a caso, infatti, tutte le volte che cerca di sollevare la testa, in un moto di critica nei confronti dell’attuale governo deve, subito dopo, addolcire la pillola come se i suoi e i nostri padroni lo richiamino all’ordine. E’ come dire che l’idra berlusconiana ha trovato il suo Ercole che è riuscito ad esorcizzare la sua immortalità, con l’aiuto del nipote Iolao, alias Merkel, tanto che tutte le volte che si tagliava una delle sue nove teste, ne rispuntavano subito altre due. Ma non basta. L’ultima testa era immortale ma lo stratagemma di Ercole si rivelò provvidenziale, seppellendola sotto un masso enorme. Se questa similitudine vuol dire qualcosa posso soggiungere che quanto ha rappresentato Berlusconi non muore con lui perché egli non è un genio creatore ma semplicemente un continuatore di una trama intessuta su quella che alcuni definiscono “economia creativa” dove, come giustamente osserva Rosario Amico Roxas, il “sistema economico occidentale è basato esclusivamente sul maggior reddito, meglio se si esclude la costosa incombenza del lavoro attraverso l’economia della finanza. Si è finalmente capito che il liberismo dominante, che si è affermato nel sistema democratico, impadronitosi del potere ha rinnegato la democrazia, per privilegiare un sistema autoritario, in grado di controllare le masse sempre più sfruttate”. Una questione, quindi, che passa sopra la testa del leader di turno e che non si estingue ma continua nella sua “immortalità” finchè non avremo la forza e il coraggio di voltare pagina. Nel frattempo siamo come Chirone che soffre per il veleno dell’Idra. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Qui lo dico e qui lo nego

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Editoriale fidest. Non è infrequente per il cronista imbattersi in militari con le stellette e dirigenti pubblici che esternano le loro amarezze e svelano comportamenti, diciamo, “discutibili” dei loro superiori. Ma dopo lo sfogo, e spesso anche prima, mettono le mani davanti e dichiarano: “sia ben chiaro, qui lo dico e qui lo nego”. Pare che la stessa cosa stia accadendo a Milano dove, ci informa Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm) che dopo l’uscita di un articolo pubblicato da “Il Manifesto” nel quale sono stati messi in luce alcuni aspetti sconcertanti del trattamento riservato ai militari di truppa impegnati nell’operazione “strade sicure” in corso a Milano subito dopo si è scatenata la repressione dei vertici militari. E prosegue Comellini: “mi è già stato riferito che tutti i militari impiegati in quei servizi sono stati immediatamente interrogati dai superiori gerarchici per sapere se quell’articolo fosse stato opera loro e che saranno tutti chiamati a firmare una dichiarazione con cui dovranno affermare di non aver mai avuto rapporti con lo studio legale menzionato nell’articolo e con il giornalista de “Il Manifesto”. Questi metodi – aggiunge- somigliano molto a quelli che i peggiori regimi del secolo scorso mettevano in atto per trovare un colpevole e mi auguro che non si giunga ad azioni di rappresaglia che prevedano la punizione con il metodo “uno ogni dieci”. Mi sembra solo il caso di aggiungere – prosegue – che solo alcuni giorni fa lo stesso Ministro della difesa ha affermato, riferendosi agli atleti militati inviati in Brasile, che tutti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni, quindi mi auguro che La Russa intervenga immediatamente per risolvere i problemi esistenti perché è bene che il Ministro impari ad ascoltare prima la truppa e poi i generali, perché -conclude Comellini- le repressioni e le inquisizioni portano inevitabilmente chi le subisce a dover cercare altre strade di “tutela”, sicuramente più “sicure” e concrete rispetto a quelle interne all’amministrazione militare.” Ma non è finita qui, purtroppo. Quanti autorevoli esponenti del governo senza vergogna e senso della misura vanno in televisione o rilasciano dichiarazioni ai giornalisti della carta stampata dove dichiarano il falso, disinformano e creano confusione nell’opinione pubblica e fanno in tal modo mercimonio della verità. Alla fine vogliono determinare un’onda di “rigetto” per la classe politica poiché pensano che meno gente vada a votare e più facilmente il voto è controllabile. Quanto siamo lontani dalle parole di Louis Nencken che affermava: “La cura per i mali della democrazia è più democrazia”. Qui hanno staccato la spina alla democrazia. Il malato rantola. E’ in coma. Mi piacerebbe sapere quale terapia suggerirebbe, a questo riguardo, Louis Nencken. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Immigrati: quanta disinformazione

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

“Disinformazia”. Era la parola usata per spiegare come un sistema (governi, imprese, ecc.) disinforma su un fatto, un avvenimento, un episodio, ecc. Cerchiamo di dare qualche numero che serve a capire il problema degli immigrati che tanto preoccupa i media italiani. Negli ultimi 5 anni le domande di asilo in Italia sono state circa 80mila, in Francia 185mila, in Svezia 141mila, in Gran Bretagna 140mila, in Germania 131mila e in Grecia 83mila. Siamo, quindi, al sesto posto in Europa. Se rapportiamo le domande alla popolazione residente nei singoli Stati vediamo che al primo posto c’e’ Cipro con il 24 per mille, Malta con il 19 per mille, la Svezia con il 15 per mille e la Grecia con il 7,5 per mille. L’Italia e’ all’1,3 per mille. In Germania vivono 600mila rifugiati, in Francia 200mila e in Italia 55mila. Le strutture (Cpsa, Cda, Cara) dove arrivano i migranti ci costano 100 milioni di euro l’anno ma l’accordo con la Libia ci costa (o costava) 250 milionil’anno per venti anni (5 miliardi). Gli immigrati di quest’ultimo periodo sono circa 30mila e il governo, a Febbraio, ne prevedeva 50mila. Per la maggior parte non sono migranti politici ma economici che tendono a trasferirsi in altri Paesi comunitari. Chissa’ perche’ il nostro governo non si è attrezzato per la bisogna. O servivano le sceneggiate? Sempre il nostro governo ha varato un provvedimento di accoglienza che avrebbe, a suo dire, consentito ai migranti di… migrare negli altri Paesi comunitari. La solita furbizia italiota che e’ stata prontamente respinta da Francia e Germania. Insomma, la solita gestione “pizza e fichi” di una emergenza, ampiamente prevista.Ci viene da pensare, con molta preoccupazione, ad un incidente nucleare in uno degli impianti che questo governo vuole costruire. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Disinformazione nucleare

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2010

“Prezzi dell’elettricità europei e quindi più bassi del 25-30%”, così Federico Rendina inizia un articolo a piena pagina sul Sole 24 Ore del 6 settembre a commento del workshop Ambrosetti sul ritorno dell’atomo in Italia. “Con il nucleare 11 miliardi di risparmi”, titola La Stampa, riferendosi allo stesso incontro. Radio e televisioni hanno preso lo spunto del mediatico workshop per inondarci di servizi sulla bontà e sulla economicità del nucleare.  Incuriositi da queste notizie in controtendenza rispetto ad un contesto problematico che sta rallentando il tentativo di rilancio nucleare nel mondo, siamo andati a leggere il rapporto in questione. Si tratta di un incredibile esempio da scuola di manipolazione delle idee.  Innanzitutto la pretesa di imparzialità. “Nella elaborazione dei contenuti sono state considerate le fonti più qualificate e super partes, al fine di privilegiare al massimo la neutralità e l’obbiettività delle posizioni”, si legge nell’introduzione. E, a conferma dell’impostazione non di parte, si ringraziano per i contributi e i suggerimenti molti noti ambientalisti schierati su posizioni antinucleari.  Ovviamente, il testo è totalmente schierato sulle posizioni dei fautori dell’atomo senza alcuno spazio a posizioni critiche. C’è poi un curioso Comitato Guida di otto nomi, che vanno dall’Enel all’Edf (le società che hanno sponsorizzato l’iniziativa), dal deputato del Pdl, Maurizio Lupi, al giornalista Carlo Rossella. C’è anche Fatih Birol, capo economista della Iea che non sappiamo se fosse cosciente del senso di questa operazione mediatica.  Ma veniamo ai contenuti, in particolare gli aspetti economici così enfatizzati dai media. Nel rapporto si ragiona sugli effetti del cambiamento del mix produttivo proposto dal governo, con il nucleare al 25% entro il 2030. E’ evidente che per portare le nostre tariffe (più alte del 25% e oltre) sui livelli europei, il 25% da fonte nucleare non dovrebbe costare niente; anzi dovrebbe avere un prezzo negativo, considerando che nella tariffa elettrica si considerano anche i costi di trasmissione e distribuzione, le tasse, ecc. Naturalmente il nucleare ha un costo, molto elevato e crescente. Nel rapporto si ipotizza un costo di produzione nucleare pari a 60 €/MWh, facendo riferimento ad una serie di studi, alcuni piuttosto vecchiotti. Se avessero adottato le ultime stime per i nuovi reattori previsti al 2020 contenute nell’Energy Outlook 2010 del governo statunitense, avrebbero constatato che l’elettricità nucleare viene considerata più costosa dell’eolico, del gas e del carbone. Nel 2020 il chilowattora nucleare viene stimato pari a 85 c€/kWh, quindi il 38% in più da quanto assunto nello studio che chiameremo Enel/Edf. Usando questo valore (in realtà circolano stime anche più alte), il nucleare porterebbe quindi ad un aumento e non ad una diminuzione delle nostre bollette.  Ma c’è di più nella fantasiosa relazione. Questo risparmio fittizio (abbiamo visto che in realtà si tratta di un aggravio sulle bollette), viene poi ‘moltiplicato per quattro’ per considerare i benefici che la riduzione dei costi garantirebbe al sistema paese, arrivando agli 11 miliardi di euro di cui si parla nella Stampa.
Dunque una spregiudicata campagna di marketing che offusca una realtà in forte difficoltà, come evidenziato dal rapporto dell’ex presidente Edf, Francois Roussely, consegnato a luglio a Sarkozy (Qualenergia.it, Nucleare, i problemi di Francia e Stati Uniti) o dalle continue richieste di incentivi pubblici che vengono dalle utilities statunitesi.  Se infatti il nucleare fosse così conveniente, che necessità ci sarebbe di aiuti governativi? Del resto nello stesso rapporto Ambrosetti è inserito un capitolo che pudicamente è titolato “Le possibili garanzie per gli investimenti in campo nucleare” che indica alcune facilitazioni per le aziende che si avventurassero in questo comparto. Mancano peraltro nel capitolo in questione altri importanti aiuti che si stanno mettendo a punto in Italia, come la priorità di dispacciamento (analogamente alle rinnovabili) dell’elettricità atomica generata. Ma se sono così convinti che sia più economica perché si sono cautelati con questo diritto di priorità rispetto alla elettricità prodotta con altre fonti?  Insomma, ci troviamo di fronte ad un caso da manuale di informazione di parte che ha l’aggravante di pretendere di essere super partes; uno studio lautamente finanziato dalle aziende del settore e che dovrebbe essere seguito da una poderosa campagna mediatica governativa per spiegare agli italiani come il nucleare sia sicuro, poco costoso e necessario per il paese. Gianni Silvestrini  (direttore scientifico di QualEnergia e Kyoto Club – fonte “quale energia it”)

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Le notizie tra informazione e disinformazione

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Siamo letteralmente bombardati da mani a sera da una massa considerevole di notizie che alla fine ci scorrono addosso senza lasciare il segno. In tal modo siamo così adusi a “non ascoltare” che a farne le spese sono anche i nostri familiari: quante volte nostro figlio è costretto a ripeterci le stesse cose  che ci ha detto qualche ora prima? Ma anche lui non scherza con le nostre raccomandazioni o pareri. E se usciamo dal contesto familiare lo stesso capita scambiando convenevoli e qualche informazione con gli occasionali conoscenti incontrati su qualche mezzo pubblico o alle sue fermate. E alla mancata memorizzazione del linguaggio parlato dobbiamo aggiungervi quello visivo. Anche qui scompare misteriosamente dal nostro cassetto della memoria il ricordo, ad esempio, del dove abbiamo visto quel certo tipo di abbigliamento esposto nella vetrina di un negozio e che ci ha attratti per qualche istante. Ed i messaggi audiovisivi della televisione diventano ancora più inquietanti in quanto contestualmente coinvolgono la vista e l’udito e con l’aggiunta del rischio dissociativo. In altri termini possiamo attribuire ad altri soggetti delle frasi dette in contesti diversi oppure attribuirne un significato diametralmente opposto. E la confusione che facciamo e, a volte, tale che finiamo con l’esternalizzare dei giudizi non tanto per ciò che è stato detto ma per le convinzioni che abbiamo nel frattempo maturate nei confronti di chi abbiamo ascoltato di recente. Gli esperti ci dicono, in proposito, che abbiamo ridotto il nostro livello di attenzione e diventiamo sempre più distratti proprio perché il continuo bombardamento di notizie ci mette nelle condizioni di non avere più spazio nella nostra memoria e tendiamo, di conseguenza, a selezionarle e, nel farlo, ci capita di andare in confusione. E la scuola non è da meno in questo processo disgregativo dato che non essendo l’unica fonte dei nostri saperi diventa un’altra “emittente” di dati e di nozioni che si mettono in fila per essere da noi immagazzinate nella nostra memoria. Occorre, a questo punto, tentare di porvi riparo ed in ciò la scuola potrebbe esserci maestra indicando quei valori indefettibili per la cui priorità la nostra memoria non dovrebbe avere dubbi preferenziali.

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La disinformazione viaggia sui social network

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2010

I “social network” come Facebook e Twitter sono senza dubbio strumenti fenomenali di aggregazione a distanza. Ma in quanto a informazione sui temi della salute risultano assai meno affidabili. Anzi, sarebbero veicoli di vera e propria disinformazione. L’accusa arriva da uno studio della Columbia University, pubblicato sull’American Journal of Infection Control: i ricercatori hanno passato al setaccio i messaggi contenenti la parola antibiotici e “affissi” su Twitter tra il marzo e il luglio del 2009; sono stati reperiti 52.153 testi, tra i quali è stata individuata una massiccia presenza di errori. In 345 “tweets”, per esempio, la parola “antibiotici” era associata a “influenza”, in altri 302 compariva invece la parola “raffreddore”. A preoccupare è soprattutto l’effetto “passaparola”: i due gruppi di messaggi appena citati erano stati letti e ripresi da più di un milione di “followers”. Nonostante i risultati, gli autori della ricerca sconsigliano ritorsioni nei confronti dei social network: «Al contrario» è il parere di Daniel Scanfeld, coordinatore del gruppo di studio «gli operatori sanitari dovrebbero familiarizzare con questi strumenti perché sono un formidabile mezzo di informazione sanitaria. Inoltre si potrebbero usare i social network per raccogliere valori diagnostici e dati epidemiologici, oppure identificare abusi o equivoci sui farmaci». (fonte doctor news)

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Regionali Lazio: sondaggi e disinformazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2010

Dichiarazione dei radicali: “ Alcune agenzie, senza aver debitamente verificato la natura della
rilevazione, hanno sorprendentemente messo in rete la notizia di un preteso “sondaggio” – che sondaggio non è – realizzato da tal “GPG” e pubblicato sul blog http://il-liberale.blogspot.com, nonché riportato dal sito Affari Italiani. Riteniamo urgente e necessario, ai fini di una corretta informazione, precisare che si tratta di dati elaborati non da un istituto di ricerca, ma raccolti tra gli utenti di una community internet, con criteri non noti e che dunque non rispettano i requisiti previsti dalla legge. Infatti, tali dati non sono, né avrebbero diritto ad essere pubblicati sul sito della Presidenza del Consiglio, atto obbligatorio per tutti i veri sondaggi politici-elettorali realizzati con metodi scientifici. I dati resi noti, come ad esempio quello relativo al consenso di Renata Polverini ( 51%) ed Emma Bonino (48%), se definiti quali “sondaggi”, come incautamente fatto da alcune agenzie di stampa, costituiscono oggettivamente un’opera di disinformazione a danno dei cittadini. A dimostrazione della assoluta inattendibilità di questi sedicenti “sondaggi”, la circostanza che la GPG raccoglierebbe opinioni di voto su di una inesistente “Lista Radicale del presidente Bonino”, pur essendo notorio da mesi che sarà presente in tutta Italia la “Lista Bonino-Pannella”.

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Digitale terrestre e switch off all’amatriciana

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2009

Roma. Siamo la prima capitale d’Europa ad avere il digitale terrestre, si sentiva e leggeva nei giorni scorsi. Peccato che Berlino, che ci risulta essere la capitale della Germania, lo abbia già dal 2003. Se non compri il decoder non vedi più niente, si leggeva ma coloro che sono abbonati a Sky continuano a vedere Rai e Mediaset, a parte alcune trasmissioni criptate. Non ci sono particolari problemi, fanno sapere fonti del ministero dello Sviluppo Economico, ma a noi risulta il contrario tra problemi tecnici e disservizi vari. Insomma questo passaggio e’ all’insegna del pressapochismo e della disinformazione. Da tener presente che l’utente, oltre a comperare un decoder, a farsi sistemare l’antenna o, addirittura, acquistare un nuovo televisore, continua a pagare l’imposta (chiamata abbonamento) alla Rai. Eppure avevamo sentito dire che siamo la sesta potenza europea. A noi sembra essere sempre piu’ il Paese di Arlecchino e Pulcinella. E, visto che l’evento hainteressato il Lazio (eccetto Viterbo), potremmo ben dire che c’è stato uno switch off all’amatriciana (condimento per la pasta formato da pomodori, guanciale e pecorino originario del comune laziale di Amatrice).

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L’Europa e i suoi valori

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2009

In occasione dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ma, soprattutto, della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla illegittimità del crocifisso nelle scuole italiane, abbiamo assistito ad un’opera di vera e propria disinformazione sull’Unione europea da parte di alcuni media. Criticare un’organizzazione politica che prende decisioni, emana norme giuridicamente vincolanti e utilizza i soldi dei contribuenti è, oltre che legittimo, anche utile per la migliore efficacia di questa organizzazione. Denigrarla sulla base di palesi falsità affermando che “l’Europa” è solo una burocrazia inutile e senza valori, è invece, a mio modesto avviso, qualcosa di controproducente; direi quasi autolesionista. Come colpire con l’ascia il fasciame del ponte della nave su cui stiamo tutti navigando; e senza davvero avere a disposizione altre scialuppe su cui saltare. Cominciamo dalla confusione, fatta anche da autorevoli TG e quotidiani, tra l’Unione europea e il Consiglio d’Europa e la sua Corte Europa dei Diritti dell’Uomo con sede a Strasburgo e autrice della controversa sentenza relativa all’esposizione del crocifisso.  L’Unione europea (www.europa.eu) nasce con la CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) nel 1951 e si sviluppa successivamente attraverso la CEE (Comunità economica europea) e con la CEEA (Comunità europea dell’energia atomica) nel 1957. Le amplissime competenze di queste organizzazioni su cui si fonda il più grande spazio economico del mondo, sono definite dai Trattati fondanti le suddette Comunità e ulteriormente estese dal successivo Atto unico europeo (1986). Con il Trattato di Maastricht (1992) è stata istituita l’Unione europea, che insieme alle Comunità preesistenti punta ad un’integrazione sempre più stretta tra gli attuali 27 Stati membri. In seguito sono nati il Trattato di Amsterdam (1997) e il Trattato di Nizza (2001). Da ultimo, nel 2007 è stato firmato il Trattato di Lisbona che modifica e semplifica i precedenti; entrerà presto in vigore dopo il completamento del processo di ratifica. Le sue istituzioni principali sono la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio europeo, mentre il suo organo giurisdizionale è la Corte di Giustizia dell’UE che ha sede a Lussemburgo. Invece, la Corte europea dei dirittidell’Uomo (http://www.echr.coe.int/echr/) è stata istituita nel 1954 allo scopo di garantire il rispetto da parte degli Stati contraenti degli obblighi da essi assunti nell’ambito della Convenzione europea per i diritti dell’Uomo del 1950. Si dirà che l’Europa non è abbastanza forte, che non fa abbastanza, che dovrebbe fare di più; e che talvolta è debole perché troppo divisa. Vero, verissimo. E allora andiamo nel merito, guardiamo alla realtà per cercare di migliorare, anche con l’entrata in vigore del nuovo Trattato di Lisbona, un’Unione non ancora del tutto adeguata alle grandi sfide che ci attendono. Screditare l’Europa agli occhi dei cittadini – vera forza e sostegno dell’UE – facendoli allontanare proprio nel momento in cui c’è più bisogno della loro partecipazione al progetto europeo per affrontare uniti la complessità del mondo, mi sembra davvero poco lungimirante. (Carlo Corazza  Direttore della  Rappresentanza a Milano in estratto)

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Libertà di informazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2009

Angelilli su dichiarazioni Di Pietro: “Basta utilizzare il Parlamento Europeo per denigrare l´Italia”; In merito alle dichiarazioni rese oggi dall´On. Di Pietro riguardo al prossimo dibattito sulla liberta´ di informazione in Italia al Parlamento Europeo, si riportano le dichiarazioni dell´On. Roberta Angelilli (Pdl) – Vice Presidente del Parlamento Europeo.  “E´ paradossale che Di Pietro continui a fornire una deformazione ridicola e tutta ideologica della realta´ italiana che mira unicamente alla denigrazione del governo”, ha dichiarato il Vice Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Angelilli.  “Le ultime dichiarazioni dell´On. Di Pietro si muovono unicamente verso uno squallido orizzonte tutto provinciale teso ad accrescere l´attenzione sul suo partito, l´Italia dei Valori “, ha cont inuato l`Angelilli. “In realta´ questa strategia di denigrare sistematicamente l´Italia in Europa ha come unica ed inaccettabile conseguenza di screditare la nostra nazione nei contesti internazionali, con danni irreparabili al sistema Italia”,  ha concluso Roberta Angelilli.

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Un premio giornalistico per vincere la disinformazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2009

Di AIDS si parla troppo spesso solo in occasione di grandi eventi mondiali come la Conferenza dell’International AIDS Society, che si terrà dal 19 al 22 luglio prossimi a Cape Town in Sudafrica, e che vedrà riuniti i più importanti esperti di tutto il mondo per fare il punto su patogenesi, trattamento e prevenzione dell’HIV. In Italia il merito di garantire un alto livello di attenzione su HIV/AIDS va al Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti, iniziativa nata nel 2008 con lo scopo di sottolineare il ruolo cruciale che l’informazione può svolgere per combattere questa malattia. Il premio, aperto quest’anno anche a blog e social network, è riservato ai giovani giornalisti under 35 che invieranno i loro lavori entro il 31 ottobre 2009 sul sito http://www.premiotomassetti.it.

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