Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘disinformazione’

Afghanistan e controinformazione

Posted by fidest press agency su martedì, 7 settembre 2021

Di Vincenzo Olita. Nei giorni precedenti all’entrata dei talebani a Kabul, nella nostra ultima news del 14 agosto lo evidenziavamo, era chiarissimo, l’Occidente nel suo complesso e gli Stati Uniti in particolare stavano subendo un colossale smacco politico militare che avrà rilevanti conseguenze sugli assetti e le relazioni internazionali nel prossimo futuro. L’inconsistenza e la miopia strategica dell’Amministrazione Biden hanno rimarcato l’annosa difficoltà degli Stati Uniti nel gestire crisi internazionali e capovolgimenti politici. Lo stesso Henry Kissinger ha espresso la sua negatività rispetto a una permanenza ventennale in territorio afghano di truppe occidentali per una missione con obiettivi non chiari sulla durata e sul risultato finale. Una guerriglia estenuante conclusasi con una resa ingloriosa e ancor più con una caotica ritirata da principianti che lascia il paese più o meno nelle stesse condizioni di partenza. È un risultato che incide pesantemente sul traballante futuro dell’ONU, sull’inutilità della NATO, su un vanaglorioso europeismo e sugli scenari internazionali. Come indica la parola resilienza, tanto alla moda nel linguaggio politico ma tanto respingente per chi influenzabile non è, dalle crisi nascono opportunità e l’insegnamento semantico non è sfuggito a buona parte della politica occidentale. A due settimane dalla caduta di Kabul siamo travolti dalla generale soddisfazione per le operazioni di rimpatrio di truppe e profughi, istruttive le dichiarazioni televisive del rappresentante civile della NATO, l’ambasciatore italiano Stefano Pontecorvo, “l’Italia ha fatto bene, I talebani non conoscono il loro Paese, Lasciamo un Paese in cui ci sono dodici milioni di studenti” e così via. Per chiarire, in Italia, con venticinque milioni in più d’abitanti, contiamo poco meno di 10 milioni di studenti comprensivi degli universitari. Con queste consapevolezze degli attori in campo siamo sommersi da una valanga di buoni propositi, “Non li lasceremo soli, Ci batteremo per salvaguardare i Diritti Umani, Chiederemo i corridoi Umanitari”. Insomma un attivismo permeato da entusiasmo tale da oscurare il nostro totale disinteresse per le sorti di quel Paese negli anni della missione militare e in occasione dell’avvio della resa, salvando, a onor del vero, solo il Metternich di Pomigliano d’Arco che, infelice, dichiarò che si trattava di una “ritirata d’importanza epocale”. Al di là del mostrarsi partecipi, comprensivi e disponibili per gli afghani immaginati e rappresentati tutti schiavi di centomila tagliagole, nostalgici e convinti colonialisti si spingono ad accarezzare un futuro ritorno di una missione militare in un paese sconvolto anche da una corruzione fuori controllo. Non è bastato il pesante dramma di un’inutile e fallimentare guerra, migliaia di morti tra militari, agenti privati e secondo fonti umanitarie, centomila afgani tra combattenti e civili. Ma è sul terreno della costruzione del proprio ruolo e dell’implementazione della propria immagine che la politica ha dimostrato tutta la sua capacità di concretizzare la resilienza, naturalmente ben supportata dall’informazione in qualità di sottoprodotto della stessa politica. In altri termini, in occasione di un fallimento politico militare di un intero emisfero, in cui le leadership e la politica succedutesi nel ventennio avrebbero dovuto essere chiamate almeno in valutazioni parlamentari e giornalistiche, ci si trova innanzi a un sostanziale ribaltamento di ruoli e posizioni. I silenti in quattro lustri trasformati in grilli parlanti, i peones della politica si scoprono conoscitori di storia e geografia delle religioni, i vertici politici annunciano straordinarie iniziative come la convocazione di un G20 allargato alle potenze regionali. Indipendentemente dalla sua effettiva realizzazione e dalle eventuali conclusioni Mario Draghi è già stato individuato un leader planetario che ha consentito anche la centralità dell’Italia nel dibattito internazionale. Siamo alla novella del contadino che trasportando la ricotta al mercato immagina che da quel guadagno ne scaturiranno mandrie. Non è bastato il fallimento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che, a fine agosto con l’astensione di Cina e Russia, approva solo una debole e inconsistente risoluzione sull’Afghanistan, a dimostrazione della reale centralità di cinesi, russi, pakistani iraniani e turchi in quello scacchiere. Il G20 annunciato, grazie alla nostra annuale presidenza, sarà difficile da realizzare e in tutti i casi, la torre di Babele non potrà non partorire che un topolino. Questo è secondario, importante è l’annuncio della centralità italiana. Joe Biden rivendicando il successo della ritirata statunitense si presenta come un leader attento alle vere prossime sfide come se la rovinosa resa fosse stata solo un secondario problema. E poi l’europeismo, ancora un’assenza in una crisi per favorire la sua ennesima centralità, ormai è qualche decennio che assistiamo al mantra sull’evidente bisogno di un’implementazione europea. Insomma, ruoli, rilevanza e posizioni sono stati esaltati su larga scala grazie alla debacle occidentale in Afghanistan, la controinformazione ha dimostrato la funzionalità della resilienza, la speranza è che ventitré milioni di profughi da Formosa non siano tra le prossime opportunità.

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“Fake news e disinformazione: come contrastarle”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 giugno 2021

Torino Giovedì 1 luglio dalle ore 17.30 alle 19.30, l’Associazione Amiche e Amici dell’Accademia di Medicina di Torino organizza un incontro in presenza, in condizioni di massima sicurezza, e in diretta web dal titolo “Fake news e disinformazione: come contrastarle”. Dopo i saluti iniziali da parte di Gabriella Tanturri, Presidente dell’Associazione e un inquadramento del fenomeno curato da Carla Lavarini (Scienze Diagnostiche), il Presidente dell’Accademia di Medicina, Giancarlo Isaia conduce una tavola rotonda. Piero Bianucci, giornalista scientifico, Lorenzo Comba, giovane medico, Davide De Angelis, bioeticista e Alberto Gaino, giornalista divulgativo si confrontano e riflettono sulle fake news: come nascono, come si diffondono, come contrastarle, il significato e il peso che hanno sulla nostra salute e in specifico sulla campagna di vaccinazione di massa attualmente in corso.Si parlerà di “social bubbles”, infodemia, digitalizzazione globale come facilitatrice di fake news, del confine a volte stretto tra libertà di espressione e manipolazione dell’opinione, della responsabilità dei giornalisti nella ricerca e valutazione delle fonti delle notizie; si affronterà anche il tema del ruolo di medici e professionisti sanitari nel condurre l’utenza ad una appropriazione consapevole dei dati scientifici così come dei dubbi e delle domande ancora prive di risposta sicura.Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it, sia collegandosi da remoto al link

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Scuola: la Commissione presenta un kit pedagogico per aiutare gli studenti a individuare e combattere la disinformazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2021

La Commissione europea lancia un kit di strumenti ad uso degli insegnanti delle scuole secondarie per aiutare i loro studenti a individuare e combattere la disinformazione. Il kit – disponibile in tutte le lingue dell’UE – mira a sensibilizzare i giovani in merito al fenomeno della disinformazione e alle trappole che tende ai ragazzi, spiegando loro come proteggersene e offrendo l’opportunità di studiare il fenomeno sulla base di esempi concreti. Lo strumento contiene una presentazione personalizzabile e un opuscolo esplicativo con una guida ad uso dei docenti per strutturare una o più lezioni e una serie di risorse supplementari. Věra Jourová, Vicepresidente responsabile per i Valori e la trasparenza, ha dichiarato: “La disinformazione è e rimarrà una minaccia per le nostre società democratiche. Sono convinta che grazie a questo strumento gli insegnanti saranno meglio attrezzati per aiutare i loro studenti a individuare e reagire adeguatamente alla disinformazione, contribuendo alla creazione di una società più resiliente a questo tipo di minacce.” Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno, ha aggiunto: “Iniziative come questa integrano il nostro approccio olistico alla lotta alla disinformazione. Puntiamo a ridurre l’impatto della disinformazione online sulla società, e a tal scopo dobbiamo utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione.” Insegnare agli studenti a esplorare le opportunità e i pericoli di un panorama dell’informazione in continua evoluzione è una delle sfide da affrontare al fine di rafforzare la resilienza della società. Questo kit di strumenti fornisce agli insegnanti delle scuole secondarie le risorse necessarie per avviare discussioni con i loro studenti sulle conseguenze delle notizie false in una serie di settori, quali la salute, la democrazia, le norme culturali e giuridiche che sono alla base delle nostre società. L’obiettivo è sostenere gli sforzi della Commissione per contrastare la disinformazione online, indicato nel piano d’azione sulla disinformazione adottato nel 2018 e ribadito dalla comunicazione congiunta del giugno 2020. Il kit è uno strumento a sostegno di uno degli obiettivi previsti da questi testi: responsabilizzare i giovani cittadini, sensibilizzarli e rafforzarne lo spirito critico. È disponibile qui in tutte le lingue dell’UE.

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Disinformazione e crisi economica da Covid-19 alla base dell’ortodonzia fai-da-te e low-quality. ASIO lancia l’allarme

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2021

Sui canali social negli ultimi mesi è boom di proposte di trattamenti ortodontici a distanza o di bite notturni automodellanti contro il bruxismo. Alla base della sfrenata corsa al “sorriso fai-da-te” ci sono probabilmente la disinformazione dei pazienti, così come le crescenti difficoltà economiche e le preoccupazioni delle famiglie legate alla grave crisi economica in corso, causata dalla pandemia. ASIO – Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia, ancora una volta, mette in guardia sui rischi e pericoli legati ai diversi prodotti ortodontici e odontoiatrici a basso costo che incentivano la cosiddetta Ortodonzia fai da te.Un recentissimo studio pubblicato sull’American Journal of Orthodontics ha difatti ben evidenziato come i pazienti con maggiore interesse nel perseguire cure ortodontiche ed attenti alla qualità del trattamento preferiscano scegliere Specialisti in Ortodonzia. Al contrario, trattamenti “fai da te” sono preferiti da pazienti poco interessati alle cure ortodontiche e principalmente attenti al risparmio economico. Queste considerazioni, riportano gli Autori, spingono i genitori a prediligere di certo uno Specialista in Ortodontista per il trattamento del loro bambino.Analogamente, uno studio clinico randomizzato pubblicato nel 2020 dall’Università del Michigan sulla rivista Clinical and Experimental Dental Research ha riportato come sia estremamente difficile ottenere standard clinici soddisfacenti con bite automodellanti, riscontrando una maggiore attività parafunzionale notturna. In considerazione dei dati ottenuti, si è arrivata alla conclusione che quantunque fosse utilizzato un presidio automodellante “da banco”, sarebbe fortemente consigliabile la supervisione dello specialista per valutarne i risultati ottenuti e possibili effetti collaterali.Il 65% degli italiani è preoccupato per il contagio (per sé o familiari) da Covid-19, mentre il 23% teme per la perdita del lavoro o dei risparmi. Questo è quanto emerge dall’ultima indagine condotta da Acri-Ipsos dal titolo “Risparmio: futuro e presente” in occasione della 96ma Giornata del Risparmio. Il maggior timore degli italiani è rappresentato, infatti, dall’incertezza economica sul futuro legata inevitabilmente alla pandemia da Covid -19.Una delle conseguenze più marcate di questa situazione è stata proprio una notevole contrazione non solo dei consumi ma anche e soprattutto delle spese mediche.L’Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia, in questo particolare periodo, lancia l’allarme sui tanti tentativi di marketing pubblicitario, spesso molto aggressivo, rivolto ad alcune cure ortodontiche cosiddette “fai da te”.Gli Specialisti di Asio, pertanto, raccomandano in questo momento di grande incertezza, di non risparmiare sulla propria salute e quella dei propri cari, poiché tutto questo ha dei risvolti molto pericolosi e dannosi che possono compromettere nel futuro la nostra salute e soprattutto vanificare gli sforzi di correzione fatti finora. http://www.asio-online.it,

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Commissione europea: Disinformazione sul coronavirus

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2021

Le relazioni dimostrano che le piattaforme hanno migliorato la visibilità dei contenuti autorevoli, indirizzando milioni di utenti a fonti di informazioni dedicate. Hanno inoltre incluso nelle condizioni dei servizi programmi per eliminare la disinformazione sui vaccini, in particolare bloccando centinaia di migliaia di account, offerte e messaggi pubblicitari connessi al coronavirus e alla disinformazione sui vaccini, e hanno intensificato il lavoro con i verificatori dei fatti per dare maggiore rilievo ai contenuti verificati in materia di vaccinazione.
Questa serie di relazioni segna la fine del periodo di riferimento iniziale di 6 mesi. Data la rilevanza di tali relazioni nell’attuale contesto epidemiologico, il programma proseguirà per i prossimi 6 mesi. La Commissione ha inoltre chiesto alle piattaforme online di fornire maggiori dati sull’evoluzione della diffusione della disinformazione durante la crisi del coronavirus e sugli effetti dettagliati delle loro azioni a livello dei paesi dell’UE. Il programma di relazioni mensili è stato istituito nell’ambito della comunicazione congiunta del 10 giugno 2020 per garantire la responsabilità nei confronti del pubblico degli sforzi compiuti dalle piattaforme e dalle pertinenti associazioni di settore al fine di limitare la disinformazione online connessa al coronavirus. Le relazioni odierne riguardano le misure prese nel dicembre 2020 da Facebook, Google, Microsoft, Twitter e TikTok.

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Fake news ovvero fare disinformazione

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2020

Oggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato. Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni generazione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona. Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti. Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare quell’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità e internet.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. È un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impressione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo una possibilità: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorremmo tenere celate. E noi le aspettiamo al varco. (Riccardo Alfonso)

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Dimitte voces accipe sensum

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Tralascia la parola, cogli il senso. E’ questa la regola d’oro tra quanti ascoltano il “vociare” della politica, fatta di promesse, di bugie, di disinformazione, di provocazioni e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo tante, tantissime parole in libera uscita che è arduo dare loro un ordine, una misura, una spiegazione logica. E’ che, come nel detto latino, dobbiamo abituarci, per vederci chiaro, a capire ciò che si nasconde dietro il paravento delle parole. La recente possibilità offerta dalle ingenti risorse finanziarie sta generando famelici appetiti sotto l’ombrello di parole vendute al vento, raccolte dagli ingenui, smerciate dai furbi e dagli opportunisti delle opposte fazioni per gli usi di comodo. Se fossimo andati diritto alle riserve mentali che opportunamente nascondevano e ne avessimo colto il senso, con molta probabilità oggi saremmo più arrabbiati di prima, più offesi nei confronti di chi ha carpito la nostra buona fede, per aver fatto mercimonio delle nostre idee e principi. Possibile che da 40 anni a questa parte non siamo riusciti ad abbreviare sensibilmente gli iter processuali che possono durare anche tre lustri per darci una sentenza definitiva? Possibile che le evasioni fiscali viaggiano a un ritmo di centinaia di miliardi di euro per poi accontentarci di qualche misero successo? Possibile che continuiamo a lasciar incancrenire la questione meridionale che risente i suoi effetti negativi oramai da oltre 150 anni? E potremmo continuare a lungo su questi temi, ma a che pro? Queste cose vorremmo non più dirle ma vederle risolte. (Riccardo Alfonso)

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Codice di buone pratiche sulla disinformazione, un anno dopo

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Le relazioni dei firmatari del codice descrivono i progressi compiuti nel corso dell’ultimo anno nella lotta contro la disinformazione online. Il codice di buone pratiche è uno strumento di autoregolamentazione che è stato avviato nell’ottobre 2018 e costituisce un importante pilastro del piano d’azione contro la disinformazione. I principali risultati rilevati sono:
Rispetto alla situazione dell’ottobre 2018, i firmatari del codice di buone pratiche segnalano un miglioramento della trasparenza ed è stato avviato un dialogo più intenso con le piattaforme sulle loro politiche di lotta alla disinformazione.
Sebbene i firmatari del codice di buone pratiche rendano conto dei progressi in relazione agli impegni di cui la Commissione ha monitorato l’attuazione da gennaio a maggio in vista delle elezioni del Parlamento europeo del 2019, essi forniscono minori informazioni sull’attuazione degli impegni intesi a fornire ai consumatori e alla comunità dei ricercatori gli strumenti per agire. La messa a disposizione di dati e strumenti di ricerca è ancora episodica e arbitraria e non risponde alle esigenze dei ricercatori ai fini di un controllo indipendente.
La portata delle azioni intraprese da ciascuna piattaforma per dare attuazione ai propri impegni varia notevolmente. Analogamente, rimangono differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda l’attuazione delle politiche delle piattaforme, la cooperazione con i portatori di interessi e la sensibilità ai contesti elettorali.
Le relazioni forniscono informazioni sulle politiche di attuazione del codice, compresi i parametri specifici dell’UE. La coerenza e il livello di dettaglio variano. I parametri forniti sono principalmente indicatori di risultato, ad esempio il numero di account soppressi.
È in corso la valutazione generale della Commissione sull’efficacia del codice di buone pratiche. Oltre alle autovalutazioni redatte dai firmatari, la Commissione terrà conto di:
un contributo del gruppo dei regolatori europei per i servizi audiovisivi (ERGA) previsto nel piano d’azione contro la disinformazione;
una valutazione da parte di un organismo terzo selezionato dai firmatari, come previsto dal codice di buone pratiche
una valutazione da parte di un consulente indipendente ingaggiato dalla Commissione, prevista per l’inizio del 2020.
Nei prossimi mesi la Commissione presenterà al Parlamento europeo una relazione sulle elezioni del 2019.
Su tale base la Commissione presenterà la sua valutazione globale all’inizio del 2020. Qualora i risultati ottenuti nel quadro del codice si rivelassero insoddisfacenti, la Commissione potrebbe proporre ulteriori misure, anche di natura regolamentare.
ĕra Jourová, commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, Julian King, commissario responsabile per l’Unione della sicurezza, e Mariya Gabriel, commissaria per l’Economia e le società digitali.

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Come portare la scienza in parlamento e combattere la disinformazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 novembre 2019

Cambridge, UK Come migliorare il dialogo tra scienza e politica e offrire basi scientifiche più solide al dibattito pubblico in Italia? E soprattutto, come arginare disinformazione e sentimenti antiscientifici in politica? Queste le domande chiave affrontate durante la conferenza “Science, Policy and the Public in Italy”, svoltasi a Cambridge (UK). Organizzata dall’Association of Italian Scientists in the UK (AISUK) e dalla Cambridge University Italian Society (CUIS), la conferenza è stata un’occasione di dialogo tra ricercatori italiani nel Regno Unito ed esponenti del mondo politico ed istituzionale italiano unica nel suo genere.
In apertura dei lavori, Carole Mundell, consulente scientifico in capo del Ministero degli Affari Esteri britannico, ha illustrato i meccanismi istituzionali presenti nel parlamento e nel governo britannico per fornire consulenza scientifica rigorosa ai decisori. Massimiano Bucchi, docente di sociologia della scienza all’Università di Trento, ha mostrato dati alla mano come a volte le scelte degli italiani su temi come la salute non sono basate sulla scienza, sebbene la cultura scientifica media sia in crescita anche in Italia. Segno che queste scelte si basano in realtà su molti fattori di cui la conoscenza scientifica è solo uno, e spesso non quello decisivo. Marco Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni, ha offerto invece una riflessione sul ruolo degli scienziati del dibattito politico, suggerendo che in quanto cittadini gli scienziati si debbano mobilitare a livello politico, sociale e giuridico per assicurare i benefici della scienza per la società, mantenendo e facendo leva sulla propria credibilità scientifica.
Per continuare il dialogo iniziato a Cambridge, dimostrando con i fatti il valore della scienza nell’informare e supportare le decisioni politiche, i parlamentari presenti hanno accolto la proposta degli organizzatori di un prossimo incontro da tenersi nel Parlamento italiano in primavera: “Non mancherà il mio supporto affinché questa iniziativa abbia un seguito nei palazzi della politica cercando di allargare la platea di parlamentari disposti a confrontarsi su questi temi e pensando sin da ora ad una seconda tappa SPP proprio in Parlamento” ha dichiarato la Senatrice Elena Fattori (M5S). Il Senatore Marco Siclari (FI) propone un incontro tra gli organizzatori della conferenza ed il presidente della commissione sanità, in relazione ai temi trattati nel pannello su biotecnologie e sanità pubblica.

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Lotta alla disinformazione: pubblicato bando per istituire l’Osservatorio dei media digitali

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

L’Osservatorio europeo dei media digitali servirà da piattaforma per consentire ai verificatori dei fatti, agli accademici e ai ricercatori di collaborare e di mantenersi in costante contatto con le organizzazioni dei media e gli esperti in materia di alfabetizzazione mediatica.Il bando rientra nel piano d’azione contro la disinformazione del dicembre 2018, con il quale la Commissione si è impegnata a finanziare una piattaforma digitale che contribuirà a creare una rete di esperti indipendenti.
Il bando, per progetti fino ad un massimo di 2,5 milioni di euro, sarà aperto fino al 16 dicembre 2019.

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Fare disinformazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Oggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato.
Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni gene-razione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona.. Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti.
Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare quell’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità e internet.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. E’ un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impres-sione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo un rischio: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorremmo tenere celate. E noi le aspettiamo al varco. (Servizio Fidest)

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Fare disinformazione

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Oggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato.
Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni generazione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona.
Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti.
Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare l’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità, internet e non certo ultimi gli smartphone.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. E’ un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impressione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo un rischio per questi imbonitori di turno: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorrebbero tenere celate.
E noi le aspettiamo al varco ben felici di leggere quell’odiata verità (veritas odium parit) proprio dalla bocca del bugiardo incallito. (Riccardo Alfonso)

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Le false notizie: Un costume politico vergognoso

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

travaglioPiero Fassino durante la trasmissione “Un giorno da pecora” ha rivelato agli ascoltatori una squisita, raffinata chicca con il fare di chi la sa lunga affermando che “Travaglio viene dal Fuan” ovvero il fronte universitario fascista mentre lui “proviene da tutt’altra storia”. I conduttori della trasmissione Geppi Cucciari e Giorgio Lauro sono stati presi alla sprovvista mostrando solo una timida incredulità tanto che la notizia è rimbalzata sui media come una “bomba” e costringendo il destinatario, appena appresa la dichiarazione di tanto illustre personaggio, ad una smentita e ad una querela perché il fatto è stato inventato di sana pianta. Ma questo vizietto di marca “Pd” non è il solo. E’ di questi giorni che il senatore Stefano Esposito durante la trasmissione “l’aria che tira” su la7 ha dichiarato che il ministro Calenda aveva risolto la vertenza di Valeria Ferrara, la commessa del negozio Clvin Klein di Castel Romano, che era stata trasferita per punizione a 50 chilometri di distanza dal proprio domicilio per aver chiesto all’azienda il riposo settimanale. Il sindacato che segue la vicenda, per far revocare il provvedimento, e l’interessata si sono affrettati a precisare che tale dichiarazione è “allo stato destituita di ogni fondamento e che il ministro chiamato in causa dal senatore era addirittura all’oscuro di tutto”. Queste due vicende non sono, ovviamente le sole se molto spesso l’on.le Renato Brunetta, da noto economista, ha più volte rilasciato dichiarazioni per contestare le “sbugiardate” del ministro Padoan in fatto di conti pubblici. E l’elenco disinformante potrebbe continuare a lungo mettendo a dura prova l’opinione pubblica e disorientandola.
Il fine? Lasciare una traccia tanto si sa che si recepisce più facilmente ciò che si dice in prima battuta e molto meno si legge la smentita. E’ che in vista delle prossime elezioni si sta giocando una partita molto pericolosa mettendo in crisi la stessa democrazia e demonizzando le istituzioni e soprattutto chi le rappresenta in specie se lo fa con dignità ed onestà e non sono pochi, per nostra fortuna. (Riccardo Alfonso)

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Fare disinformazione

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

giornalismoOggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato.
Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni generazione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona. Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti.
Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare quell’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità e internet.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. E’ un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impressione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo un rischio: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorremmo tenere celate. E noi le aspettiamo al varco. (Riccardo Alfonso)

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Referendum: Quando la disinformazione tocca l’assurdo

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

rassegna stampaMolinari Strano ma significativo caso quello che possiamo raccontare oggi in merito al comportamento del quotidiano ‘La Stampa’ e del suo direttore (informato della vicenda o all’oscuro di tutto?) Maurizio Molinari. Parliamo del sondaggio Piepoli sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Il 5 settembre il giornale torinese pubblicava una rilevazione che dava il ‘no’ al 51% e il ‘sì’ al 49%. Oggi, 7 ottobre, un mese dopo, altro sondaggio, sempre di Nicola Piepoli. Risultato? ‘No’ al 54%, ‘sì’ al 46%. Qualsiasi giornalista degno di questo nome avrebbe titolato: ‘Crescono i No’, ‘Sì in picchiata’, ‘Il No aumenta il vantaggio: da +2 a +8’. Niente di tutto questo. ‘La Stampa’ di oggi titola, in prima pagina: ‘Riforma Costituzione, rimonta il Sì’. E poi, a pagina tre: ‘Sorpresa referendum, il Sì in rimonta’.La sorpresa francamente ha colto anche noi. Cavolo, ci siamo detti, cosa sarà successo? Poi leggendo il pezzo, in mezzo al corpo dell’articolo abbiamo scoperto che il ‘no’ è cresciuto dal 51 al 54% e il ‘sì’ è crollato dal 49 al 46%. Come giustifica ‘La Stampa’ questa assurda titolazione? Il sondaggista Piepoli ha diviso, in modo arbitrario, il quesito referendario in 8 sotto-quesitini, e nella sotto-rilevazione è emerso che, testuale, ‘ben 6 ottengono la maggioranza assoluta dei ‘sì’, e solo 2 ottengono una netta sconfitta, cioè un ‘no’ da parte degli elettori’.In poche parole hanno preso il quesito truffa del referendum e l’hanno trasformato in 8 quesitini super truffa da somministrare agli intervistati. Roba da ospedale psichiatrico. Non bastava il ‘vuoi bene alla mamma?’ del quesito ufficiale (per ora) della consultazione. Piepoli si è inventato il ‘vuoi molto bene alla mamma?’, ‘vuoi molto bene al papà?’, ‘vuoi molto bene alla nonna?’, etc… Tra i due quesitini respinti magari c’era ‘vuoi molto bene alla suocera?’. E lì gli intervistati sono effettivamente andati in crisi…E ‘La Stampa’, ignorando il 54-46 del sondaggio, il clamoroso +8, titola in prima pagina che il ‘Sì rimonta’. Un vero e proprio depistaggio da parte del quotidiano torinese. Capiamo il renzismo a prescindere, capiamo Marchionne, capiamo la Fiat, capiamo tutto. Ma al ridicolo dovrebbe ad ogni modo esserci un limite. Che tipo di giornalismo è mai questo? Che credibilità ha un direttore che acconsente porcate di questo tipo? Siamo quasi certi che il bravo Molinari sia stato tenuto all’oscuro di tutto ciò. I cittadini italiani, che per fortuna leggono poco questi elitari giornaloni, non si faranno fregare, non cadranno certo nelle trappole dei servi di Matteo Renzi. Il 4 dicembre sarà il nuovo 25 aprile. E magari dal giorno dopo anche dalle parti de ‘La Stampa’ si faranno qualche domanda su cosa è il giornalismo, la deontologia professionale e su come interpretare un mestiere che non dovrebbe essere solo sottomissione al potente di turno. Auguri…”, conclude Brunetta. (n.r. Noi non siamo amanti dei sondaggi e nemmeno degli exit poll, ma di certo quello del cronista politico diventa con i sondaggi un “giochetto” un po’ velenoso e ambiguo. A distanza di tantissimi giorni, che ancora ci separano dalla fatidica data referendaria, noi consideriamo il sondaggio una sola e semplice esercitazione muscolare per tenere desta l’attenzione su un evento che comincia a far abbassare il livello d’attenzione dell’opinione pubblica e solo con questi balletti del su e del giù si pensa di voler tenere desto il potenziale elettore mentre da parte nostra riteniamo che potremmo finire con il far aumentare l’astensionismo.)

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Israele: Disinformazione media italiani?

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2015

palestinaScrive Emanuele Baroz: “Noi accusiamo. In un mondo sconvolto dalla violenza, con 30.000 persone al giorno che muoiono per fame, i nostri mezzi di informazione di massa hanno dato il massimo rilievo solo alle azioni dell’esercito israeliano. I morti in Afghanistan, i morti in Iran, i morti in Siria, le decine di morti in Libano dopo l’arrivo dei palestinesi, i bambini della Galilea bombardati, questi morti non valgono, e anche i terroristi palestinesi sono considerati mansueti, pacifici: avevano immensi arsenali di armi in Libano, ma solo per giocare…“. Queste parole pronunciate l’11 Ottobre 1982 nell’aula del Campidoglio durante la seduta del consiglio comunale dal Prof. Bruno Zevi risuonano ancora oggi nelle nostre menti. Risuonano perchè ahinoi a leggere e ad ascoltare il modo in cui i mass media italiani hanno riportato le notizie degli ultimi giorni riguardanti gli attacchi dei terroristi palestinesi contro cittadini israeliani sembra di essere tornati in quegli anni, anni in cui la ricerca di una giustificazione per i crimini commessi dai palestinesi sembrava essere diventato l’obiettivo principale della gran parte dei giornalisti e degli intellettuali italiani, molti dei quali ottenebrati dalla propria ideologia politica ed incapaci di aprire gli occhi di fronte a ciò che accadeva in Italia e nel mondo. Abbiamo assistito infatti negli ultimi giorni a telegiornali e ad articoli in cui la cronologia degli avvenimenti veniva sistematicamente ribaltata, mentre le vittime israeliane degli attacchi dei palestinesi erano sempre “ultraortodossi” se non”coloni”, e mai semplicemente ebrei e padri di famiglia, facendo si che in questo modo le loro morti venissero “accettate” dal pubblico come fossero “naturali” perchè di persone che “occupano” una terra non loro, quando invece non è così, è basterebbe raccontare le reali dinamiche dei fatti per rendere giustizia alle loro tragedie. Non è normale che un cittadino ebreo israeliano non possa camminare per le strade della propria città per recarsi nel luogo più sacro per la propria religione senza aver paura di essere accoltellato da un palestinese che, seguendo ciò che viene affermato a più riprese dalle varie leadership palestinesi, vuole “liberare Gerusalemme”, ma questo aspetto non sembra incredibilmente interessare ai vari inviati in Israele!
Le responsabilità del presidente dell’ANP con mandato scaduto Abu Mazen (Mahmoud Abbas) sono ampie ed evidenti e dovrebbe essere un dovere di chi si occupa di informazione sottolinearle con il dovuto risalto, ma questo non accade: Ansa, Repubblica, Corriere della Sera, Tgla7, SkyTg24, Tg1, Tg2, Tg3, Tg di Mediaset, sono tutti colpevoli in egual misura di questa diffusione di mezze verità volte solo ed esclusivamente a mostrare lo Stato di Israele ed i propri cittadini (tra cui lo ricordiamo, non ci sono solo ebrei…) come dei violenti carnefici che vogliono la distruzione dei propri vicini, quando l’esaltazione costante del terrorismo palestinese e la glorificaizone dello stesso da parte di Hamas e di Fatah è continua.
La storia di Israele dimostra invece che una pace stabile e duratura con i paesi confinanti è stata sempre ricercata con impegno dai vari premier israeliani che si sono susseguiti nel corso degli anni, mentre per i palestinesi l’unica via da Yasser Arafat in poi è sembrata sempre essere quella della violenza e della cancellazione dello stato ebraico. Questo bisognerebbe raccontare e ricordare sempre a tutti.
E’ troppo chiedere il rispetto della verità ai maggiori esponenti dell’informazione in Italia? Nell’immagine in alto: il modo in cui tra poco i mass media italiani riporteranno le notizie… (Emanuel Baroz) (n.r. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre mostrata molta attenzione e sensibilità per gli eventi che ci pervengono dal Medioriente e in particolare da Israele e i paesi confinanti e quello che più conta, senza pregiudizi di sorta per entrambe le parti in causa. Nel merito penso che se tali posizioni sono diventate conflittuali nel tempo lo sono a causa dell’incapacità della comunità internazionale di comprendere il problema e di cercare una possibile soluzione che non fosse quella affidata all’uso delle armi. Nel frattempo le provocazioni non mancano e la tentazione di risolvere la diatriba con la violenza è forte e qui, inevitabilmente, entra in gioco la disinformazione per alienare le simpatie degli uni a vantaggio degli altri. Per noi i bambini e i giovani che perdono la vita sono una tragedia nella tragedia, ovunque accada, e tocca le corde sensibili dell’opinione pubblica. Ma non ne facciamo una colpa a chi opera sul campo ma solo a quei governanti che non sono capaci di dare il buon esempio ricercando gli strumenti che consentano di avviare un reale e duraturo processo di pace. D’altra parte va riconosciuto che i palestinesi sono troppo addensati in un’area limitata e non hanno la possibilità di trovare sbocchi lavorativi adeguati e risorse economiche che li affranchino dal bisogno. Certo vi è il ragionevole sospetto che vi siano interessi in taluni ambienti di lasciare che questa bomba resti innescata e probabilmente per fini innominabili ma facilmente intuibili. E’ senza dubbio un ragionevole sospetto.)

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L’idra berlusconiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2012

Silvio Berlusconi

Image via Wikipedia

Partiamo dal presupposto che Berlusconi non è stato di certo l’uomo della provvidenza ma solo della convenienza. E’ stato scelto per le sue doti di affabulatore, per l’essere il patron di televisioni considerate uno strumento prezioso per la diffusione del pensiero-guida o più semplicemente per l’arte della disinformazione. Chi abbia pensato a lui possiamo immaginarlo, ma ciò che possiamo dire è che non è dipeso dalla volontà popolare ma, semmai, da un artificio che l’ha coinvolto inconsapevolmente in presa diretta. Alla fine, credo, ci abbia fatto la bocca, come si suol dire, e non meno associato alla convenienza, potendosi difendere meglio dai suoi processi e dai suoi detrattori. Ora è comprensibile la sua insofferenza per il ruolo di ex che si porta dietro, anche se in passato si sono verificate analoghe circostanze, ma non come oggi per una sorta di “congiuntura internazionale” che lo vuole fuori dal gioco. Non a caso, infatti, tutte le volte che cerca di sollevare la testa, in un moto di critica nei confronti dell’attuale governo deve, subito dopo, addolcire la pillola come se i suoi e i nostri padroni lo richiamino all’ordine. E’ come dire che l’idra berlusconiana ha trovato il suo Ercole che è riuscito ad esorcizzare la sua immortalità, con l’aiuto del nipote Iolao, alias Merkel, tanto che tutte le volte che si tagliava una delle sue nove teste, ne rispuntavano subito altre due. Ma non basta. L’ultima testa era immortale ma lo stratagemma di Ercole si rivelò provvidenziale, seppellendola sotto un masso enorme. Se questa similitudine vuol dire qualcosa posso soggiungere che quanto ha rappresentato Berlusconi non muore con lui perché egli non è un genio creatore ma semplicemente un continuatore di una trama intessuta su quella che alcuni definiscono “economia creativa” dove, come giustamente osserva Rosario Amico Roxas, il “sistema economico occidentale è basato esclusivamente sul maggior reddito, meglio se si esclude la costosa incombenza del lavoro attraverso l’economia della finanza. Si è finalmente capito che il liberismo dominante, che si è affermato nel sistema democratico, impadronitosi del potere ha rinnegato la democrazia, per privilegiare un sistema autoritario, in grado di controllare le masse sempre più sfruttate”. Una questione, quindi, che passa sopra la testa del leader di turno e che non si estingue ma continua nella sua “immortalità” finchè non avremo la forza e il coraggio di voltare pagina. Nel frattempo siamo come Chirone che soffre per il veleno dell’Idra. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Qui lo dico e qui lo nego

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

Editoriale fidest. Non è infrequente per il cronista imbattersi in militari con le stellette e dirigenti pubblici che esternano le loro amarezze e svelano comportamenti, diciamo, “discutibili” dei loro superiori. Ma dopo lo sfogo, e spesso anche prima, mettono le mani davanti e dichiarano: “sia ben chiaro, qui lo dico e qui lo nego”. Pare che la stessa cosa stia accadendo a Milano dove, ci informa Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm) che dopo l’uscita di un articolo pubblicato da “Il Manifesto” nel quale sono stati messi in luce alcuni aspetti sconcertanti del trattamento riservato ai militari di truppa impegnati nell’operazione “strade sicure” in corso a Milano subito dopo si è scatenata la repressione dei vertici militari. E prosegue Comellini: “mi è già stato riferito che tutti i militari impiegati in quei servizi sono stati immediatamente interrogati dai superiori gerarchici per sapere se quell’articolo fosse stato opera loro e che saranno tutti chiamati a firmare una dichiarazione con cui dovranno affermare di non aver mai avuto rapporti con lo studio legale menzionato nell’articolo e con il giornalista de “Il Manifesto”. Questi metodi – aggiunge- somigliano molto a quelli che i peggiori regimi del secolo scorso mettevano in atto per trovare un colpevole e mi auguro che non si giunga ad azioni di rappresaglia che prevedano la punizione con il metodo “uno ogni dieci”. Mi sembra solo il caso di aggiungere – prosegue – che solo alcuni giorni fa lo stesso Ministro della difesa ha affermato, riferendosi agli atleti militati inviati in Brasile, che tutti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni, quindi mi auguro che La Russa intervenga immediatamente per risolvere i problemi esistenti perché è bene che il Ministro impari ad ascoltare prima la truppa e poi i generali, perché -conclude Comellini- le repressioni e le inquisizioni portano inevitabilmente chi le subisce a dover cercare altre strade di “tutela”, sicuramente più “sicure” e concrete rispetto a quelle interne all’amministrazione militare.” Ma non è finita qui, purtroppo. Quanti autorevoli esponenti del governo senza vergogna e senso della misura vanno in televisione o rilasciano dichiarazioni ai giornalisti della carta stampata dove dichiarano il falso, disinformano e creano confusione nell’opinione pubblica e fanno in tal modo mercimonio della verità. Alla fine vogliono determinare un’onda di “rigetto” per la classe politica poiché pensano che meno gente vada a votare e più facilmente il voto è controllabile. Quanto siamo lontani dalle parole di Louis Nencken che affermava: “La cura per i mali della democrazia è più democrazia”. Qui hanno staccato la spina alla democrazia. Il malato rantola. E’ in coma. Mi piacerebbe sapere quale terapia suggerirebbe, a questo riguardo, Louis Nencken. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Immigrati: quanta disinformazione

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

“Disinformazia”. Era la parola usata per spiegare come un sistema (governi, imprese, ecc.) disinforma su un fatto, un avvenimento, un episodio, ecc. Cerchiamo di dare qualche numero che serve a capire il problema degli immigrati che tanto preoccupa i media italiani. Negli ultimi 5 anni le domande di asilo in Italia sono state circa 80mila, in Francia 185mila, in Svezia 141mila, in Gran Bretagna 140mila, in Germania 131mila e in Grecia 83mila. Siamo, quindi, al sesto posto in Europa. Se rapportiamo le domande alla popolazione residente nei singoli Stati vediamo che al primo posto c’e’ Cipro con il 24 per mille, Malta con il 19 per mille, la Svezia con il 15 per mille e la Grecia con il 7,5 per mille. L’Italia e’ all’1,3 per mille. In Germania vivono 600mila rifugiati, in Francia 200mila e in Italia 55mila. Le strutture (Cpsa, Cda, Cara) dove arrivano i migranti ci costano 100 milioni di euro l’anno ma l’accordo con la Libia ci costa (o costava) 250 milionil’anno per venti anni (5 miliardi). Gli immigrati di quest’ultimo periodo sono circa 30mila e il governo, a Febbraio, ne prevedeva 50mila. Per la maggior parte non sono migranti politici ma economici che tendono a trasferirsi in altri Paesi comunitari. Chissa’ perche’ il nostro governo non si è attrezzato per la bisogna. O servivano le sceneggiate? Sempre il nostro governo ha varato un provvedimento di accoglienza che avrebbe, a suo dire, consentito ai migranti di… migrare negli altri Paesi comunitari. La solita furbizia italiota che e’ stata prontamente respinta da Francia e Germania. Insomma, la solita gestione “pizza e fichi” di una emergenza, ampiamente prevista.Ci viene da pensare, con molta preoccupazione, ad un incidente nucleare in uno degli impianti che questo governo vuole costruire. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Disinformazione nucleare

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2010

“Prezzi dell’elettricità europei e quindi più bassi del 25-30%”, così Federico Rendina inizia un articolo a piena pagina sul Sole 24 Ore del 6 settembre a commento del workshop Ambrosetti sul ritorno dell’atomo in Italia. “Con il nucleare 11 miliardi di risparmi”, titola La Stampa, riferendosi allo stesso incontro. Radio e televisioni hanno preso lo spunto del mediatico workshop per inondarci di servizi sulla bontà e sulla economicità del nucleare.  Incuriositi da queste notizie in controtendenza rispetto ad un contesto problematico che sta rallentando il tentativo di rilancio nucleare nel mondo, siamo andati a leggere il rapporto in questione. Si tratta di un incredibile esempio da scuola di manipolazione delle idee.  Innanzitutto la pretesa di imparzialità. “Nella elaborazione dei contenuti sono state considerate le fonti più qualificate e super partes, al fine di privilegiare al massimo la neutralità e l’obbiettività delle posizioni”, si legge nell’introduzione. E, a conferma dell’impostazione non di parte, si ringraziano per i contributi e i suggerimenti molti noti ambientalisti schierati su posizioni antinucleari.  Ovviamente, il testo è totalmente schierato sulle posizioni dei fautori dell’atomo senza alcuno spazio a posizioni critiche. C’è poi un curioso Comitato Guida di otto nomi, che vanno dall’Enel all’Edf (le società che hanno sponsorizzato l’iniziativa), dal deputato del Pdl, Maurizio Lupi, al giornalista Carlo Rossella. C’è anche Fatih Birol, capo economista della Iea che non sappiamo se fosse cosciente del senso di questa operazione mediatica.  Ma veniamo ai contenuti, in particolare gli aspetti economici così enfatizzati dai media. Nel rapporto si ragiona sugli effetti del cambiamento del mix produttivo proposto dal governo, con il nucleare al 25% entro il 2030. E’ evidente che per portare le nostre tariffe (più alte del 25% e oltre) sui livelli europei, il 25% da fonte nucleare non dovrebbe costare niente; anzi dovrebbe avere un prezzo negativo, considerando che nella tariffa elettrica si considerano anche i costi di trasmissione e distribuzione, le tasse, ecc. Naturalmente il nucleare ha un costo, molto elevato e crescente. Nel rapporto si ipotizza un costo di produzione nucleare pari a 60 €/MWh, facendo riferimento ad una serie di studi, alcuni piuttosto vecchiotti. Se avessero adottato le ultime stime per i nuovi reattori previsti al 2020 contenute nell’Energy Outlook 2010 del governo statunitense, avrebbero constatato che l’elettricità nucleare viene considerata più costosa dell’eolico, del gas e del carbone. Nel 2020 il chilowattora nucleare viene stimato pari a 85 c€/kWh, quindi il 38% in più da quanto assunto nello studio che chiameremo Enel/Edf. Usando questo valore (in realtà circolano stime anche più alte), il nucleare porterebbe quindi ad un aumento e non ad una diminuzione delle nostre bollette.  Ma c’è di più nella fantasiosa relazione. Questo risparmio fittizio (abbiamo visto che in realtà si tratta di un aggravio sulle bollette), viene poi ‘moltiplicato per quattro’ per considerare i benefici che la riduzione dei costi garantirebbe al sistema paese, arrivando agli 11 miliardi di euro di cui si parla nella Stampa.
Dunque una spregiudicata campagna di marketing che offusca una realtà in forte difficoltà, come evidenziato dal rapporto dell’ex presidente Edf, Francois Roussely, consegnato a luglio a Sarkozy (Qualenergia.it, Nucleare, i problemi di Francia e Stati Uniti) o dalle continue richieste di incentivi pubblici che vengono dalle utilities statunitesi.  Se infatti il nucleare fosse così conveniente, che necessità ci sarebbe di aiuti governativi? Del resto nello stesso rapporto Ambrosetti è inserito un capitolo che pudicamente è titolato “Le possibili garanzie per gli investimenti in campo nucleare” che indica alcune facilitazioni per le aziende che si avventurassero in questo comparto. Mancano peraltro nel capitolo in questione altri importanti aiuti che si stanno mettendo a punto in Italia, come la priorità di dispacciamento (analogamente alle rinnovabili) dell’elettricità atomica generata. Ma se sono così convinti che sia più economica perché si sono cautelati con questo diritto di priorità rispetto alla elettricità prodotta con altre fonti?  Insomma, ci troviamo di fronte ad un caso da manuale di informazione di parte che ha l’aggravante di pretendere di essere super partes; uno studio lautamente finanziato dalle aziende del settore e che dovrebbe essere seguito da una poderosa campagna mediatica governativa per spiegare agli italiani come il nucleare sia sicuro, poco costoso e necessario per il paese. Gianni Silvestrini  (direttore scientifico di QualEnergia e Kyoto Club – fonte “quale energia it”)

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