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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘disoccupati’

Scuola: Superano il concorso, ma rimangono disoccupati o precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 Mag 2019

I docenti vincitori e idonei del Concorso 2016 dovrebbero essere assunti, a domanda, a livello nazionale, come è avvenuto per i loro colleghi del 2012, rispetto all’attuale grave vacanza di posti, al fine di non disperdere preziose risorse. Anief chiede un intervento urgente del Legislatore che garantisca a questi docenti la possibilità di essere assunti nei ruoli dello Stato anche in una regione diversa da quella indicata a suo tempo e prima della prossima procedura ordinaria. Marcello Pacifico (Anief) ricorda come anche loro siano precari, ma per merito perché hanno superato il concorso pubblico e si chiede perché Bussetti voglia selezionare altri docenti con un nuovo concorso quando fa decadere le graduatorie di migliaia di docenti selezionati dallo Stato per essere assunti nei ruoli. Nel frattempo, l’ufficio legale di Anief fornisce assistenza legale a tutti i vincitori dei precedenti concorsi non ancora assunti per rivendicarne il ruolo.
Mentre il ministro dell’Istruzione continua a ripetere il mantra dei nuovi concorsi in arrivo, ci sono decine di migliaia di vincitori dell’ultima selezione che rimangono al palo e rischiano di essere pure estromessi dalle graduatorie di merito pre-ruolo dove oggi sono collocati: sono gli idonei del concorso 2016 e potranno essere assunti sino alla validità delle graduatorie di merito, che è stata prorogata di un anno, dopo che Anief prima ha vinto la battaglia legale sul diritto degli idonei a essere inseriti nelle graduatorie di merito e poi ha convinto il Parlamento a eliminare il limite del 10% della quota di idonei stessi, salvo vedersela rispuntare nel nuovo bando. Anief, infatti, si è battuta per la proroga della scadenza delle graduatorie di merito disciplinata dai commi 113-114 articolo 1 della legge 107/ 2015, grazie all’approvazione del comma 603 dell’articolo 1 della legge 205/2017 e all’abolizione del limite del 10% degli idonei anche ai docenti che hanno vinto il concorso nella scuola dell’infanzia e primaria 2016, attraverso l’approvazione del comma 604 dell’articolo 1 della suddetta legge di stabilità 2018. A seguito della precedente procedura concorsuale, in presenza dell’alto numero di vincitori non assunti nel triennio di riferimento e dell’elevato numero della vacanza dei posti che portò il Miur a bandire ben 26 mila posti rispetto ai 16 mila attuali, il Parlamento decise di consentire a vincitori e idonei (rientrati grazie a una sentenza definitiva del Tar Lazio ottenuta dai legali Anief contro il bando voluto dal ministro Profumo) di essere assunti anche in regione diversa da quella dove avevano partecipato e dove erano scomparsi gli stessi posti messi a concorso.

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Abbandoni scolastici e sulle sue conseguenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

Un Focus nazionale sugli abbandoni scolastici e sulle sue conseguenze, pubblicato da Tuttoscuola, ci dice che al Nord all’interruzione del percorso scolastico corrisponde una maggiore occupazione, anche se si deve pensare a come incrementare le competenze di fronte ad un mondo del lavoro che progredisce rapidamente, mentre nel Meridione aumentano gli abbandoni e i disoccupati. Le stesse zone dove il tempo pieno viene svolto da meno del 10% degli alunni. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, ricorda che in Italia per combattere l’alto tasso di dispersione scolastica, si continua a parlare di orientamento da migliorare. Senza però cogliere l’essenza del problema.Ecco la lista di provvedimenti urgenti che occorrerebbe attuare: il supporto agli agenti culturali che operano nei territori, il sostegno sociale necessario a supportare i giovani che presentano difficoltà a scuola e appartenenti a famiglie non in grado di sostenerli; la maggiorazione degli organici, per le zone a rischio, facenti registrare un alto tasso dispersivo e di stranieri, anche utilizzando le decine di migliaia di precari abilitati e rimasti ingabbiati nelle graduatorie d’istituto anziché essere collocati nelle GaE; l’incremento del tempo scuola; l’anticipo dell’obbligo formativo a cinque anni di età anziché gli attuali sei; l’obbligo formativo a 18 anni; la creazione di servizi e supporti locali; l’incremento delle nuove tecnologie applicate alla didattica. Lasciare la scuola prematuramente ha effetti devastanti per il futuro di un ragazzo: soprattutto al Sud, dove non c’è un mercato del lavoro in grado di assorbire i giovani, né vi sono altre agenzie formative, alternative alla scuola pubblica, in grado di prendersi carico della sua formazione. A confermarlo è ora Tuttoscuola, attraverso un Focus nazionale sugli abbandoni scolastici e sulle sue conseguenze pubblicato in queste ore: “Al nord – scrive la rivista – all’interruzione del percorso scolastico corrisponde una maggiore occupazione, anche se si deve pensare a come incrementare le competenze di fronte ad un mondo del lavoro che progredisce rapidamente, ma al sud aumentano gli abbandoni e i disoccupati, anche se nel triennio 2014-2017 c’è stata una lieve inversione di tendenza e per la prima volta una riduzione del divario”.
Una scuola, tra l’altro che si rivela un “colabrodo”, soprattutto nel Meridione: il risultato di questa situazione, infatti, è che almeno un giovane ogni quattro che si iscrive alla scuola secondaria non arriva al diploma di maturità; in alcune regioni, soprattutto del Meridione e nelle Isole, quasi uno su due non ce la fa a diplomarsi. Questo significa che almeno 130 mila adolescenti che in questi giorni hanno iniziato le scuole superiori non arriveranno a superare l’Esame di Stato. Inoltre, “tra chi si diploma e si iscrive all’università uno su due non ce la fa. Complessivamente su 100 iscritti alle superiori solo 18 si laureano. Ma poi un quarto dei laureati va a lavorare all’estero… E il 38% dei diplomati e laureati che restano non trovano un lavoro corrispondente al livello degli studi che hanno fatto. Un disastro”. Inoltre, “spesso chi abbandona i libri così precocemente finisce nel buco nero dei Neet, quei giovani che non studiano e non lavorano di cui fa parte 1 ventenne su 3 del Mezzogiorno”.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, in Italia per combattere l’alto tasso di dispersione scolastica, si continua a parlare di orientamento da migliorare. Senza però cogliere l’essenza del problema: il supporto agli agenti culturali che operano nei territori, il sostegno sociale necessario a supportare giovani che presentano difficoltà a scuola e appartenenti a famiglie non in grado di sostenerli; la maggiorazione degli organici, per le zone a rischio, facenti registrare un alto tasso dispersivo e di stranieri, anche utilizzando le decine di migliaia di precari abilitati e rimasti ingabbiati nelle graduatorie d’istituto anziché essere collocati nelle GaE; l’incremento del tempo scuola; l’anticipo dell’obbligo formativo a cinque anni di età anziché gli attuali sei; l’obbligo formativo a 18 anni; la creazione di servizi e supporti locali; l’incremento delle nuove tecnologie applicate alla didattica, considerando che oggi tra Nord e Sud c’è un abisso”.

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Reddito di cittadinanza tutela disoccupati, ma chi salva i dipendenti pubblici?

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Nella manovra di bilancio, accanto al reddito di cittadinanza e a quota 100, Anief chiede di trovare subito altri 4 miliardi per non perdere i mini-aumenti in busta paga appena ricevuti dagli Statali che percepiscono fino a 26 mila euro. E complessivamente 30 miliardi per allineare tutti gli stipendi pubblici all’inflazione, cresciuta di 20 punti negli ultimi dodici anni. Secondo il presidente nazionale, Marcello Pacifico, non ci si può preoccupare soltanto di chi non lavora o di chi accede alla pensione sociale. Stiamo parlando di buste paga nette sui 1.500 euro e in media per loro l’assegno di pensione potrebbe non superare i 750-800 euro: una somma simile a quella che oggi, attraverso il reddito di cittadinanza, si vuole destinare a chi non ha lavorato.

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Ma in che mondo viviamo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Negli U.S.A. vi è un partito contrarissimo all’assistenza sanitaria universale e quelli che ne potrebbero essere i beneficiari lo appoggiano. In diversi paesi arabi la ricchezza è di casa, per via dei pozzi di petrolio, eppure tantissime persone vivono nella miseria. L’occidente, considerato ricco se non opulento, conta centinaia di migliaia di clochard che nelle metropoli si trovano senza un tetto dove ripararsi e un pasto caldo per rifocillarsi. Ci sono società farmaceutiche che realizzano profitti miliardari eppure vi sono milioni di persone che muoiono perché non sono in grado d’acquistare i farmaci da loro prodotti. Il lavoro è l’unica fonte di vita per gli esseri umani poiché permette loro d’avere una casa dove ripararsi, il cibo per alimentarsi, l’accesso all’istruzione, l’assistenza sanitaria per proteggersi dai malanni e assicurarsi una vecchiaia decente, eppure in tutto il mondo ci sono centinaia di milioni di disoccupati. Accettiamo la logica capitalista, dove vige il credo del consumismo e dell’esaltazione per chi ha in dispregio di chi è con la conseguenza che la stessa cultura è posta in secondo piano se non produce ai diretti interessati lauti guadagni.
Abbiamo inventato il colonialismo e poi le dittature del “re travicello” per schiavizzare, perpetuandolo dal passato, intere popolazioni e lasciandole in miseria pur di trarne ricchezze personali.
Ci lasciamo governare da imbonitori da strapazzo e da governi che praticano il genocidio e il terrore per sottomettere intere popolazioni e non facciamo poco o nulla per reagire. Abbiamo imparato a inviare, con la scusa di difendere la libertà e la giustizia, eserciti con armamenti di distruzione di massa ma solo per garantire agli affaristi di turno d’agire indisturbati. Abbiamo accettato di buon grado l’idea della sofferenza con la distorta idea che ciò è necessario per avere un premio nell’al di là. In Italia vi è un governo che mette in ginocchio la povera gente e protegge i ricchi e ottiene il plauso delle stesse vittime.
Siamo dei servi della gleba ma basta che qualcuno ci offra qualche briciola di pane per sorridergli compiaciuti e siamo anche pronti a leccargli i piedi.
Siamo tutto questo e molto ancora eppure non mostriamo la nostra contrarietà, salvo qualche mugugno di circostanza: è il piacere-sofferenza del masochista.
Eppure vi è chi si ribella, ma è condannato alla repressione più feroce e, nella migliore delle circostanze, alla denigrazione, al disprezzo e a essere schiavizzato dalla disinformazione. Ma di che pasta siamo? (Riccardo Alfonso)

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Occupati e disoccupati. Giovani, anziani, percentuali, numeri, ecc. Chi ci ha capito qualcosa?

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

opportunita-lavoroEt voila’, l’occupazione e’ aumentata, no, anzi, e’ la disoccupazione che e’ aumentata. Anzi, sono aumentati gli occupati ma anche i disoccupati. Ce la mettono tutta, i media, e i comunicatori per non farci capire un bel niente. Dunque, com’e’ la situazione? Un grafico, elaborato dall’associazione Adapt, puo’ aiutarci. Se consideriamo il tasso di occupazione per fasce di eta’, dal 2008 (annus horribilis per l’economia), fino ai giorni nostri, si nota che l’occupazione dei 15-24 enni, dei 25-34 enni e dei 35-49 enni e’ dimunuita, con una tendenza alla stabilizzazione, quella dei 50-64 enni e’ aumentata. Insomma, i giovani e parte degli adulti stentano a trovare una occupazione, mentre sono favoriti gli adulti piu’ maturi. La ripresa non e’ dietro l’angolo, anche se ci sono stati miglioramenti. Come tutti possono immaginare, la paura del futuro impedisce ai consumatori di spendere e, per questo, la meta’ degli investimenti italiani e’ costituita da depositi bancari e postali. Insomma, gli italiani pensano che e’ meglio avere a portata di mano i soldi, non si sa mai, ma se non aumentano i consumi, non si attiva il ciclo economico, non aumenta il Pil e aumenta il debito pubblico.
Come abbiamo detto, i media ce la mettono tutta (in particolare la RAI) per creare ansia, apprensione, paura: basta vedere un telegiornale o sfogliare un giornale per averne la prova. Come si dice, le notizie cattive si vendono meglio di quelle buone. A danno di tutti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Sono più di 11 milioni i posti di lavori persi nel mondo dal 2008 ad oggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2015

alistairUn gap occupazionale, tra il numero delle persone che oggi lavorano e quelle che avevano un impiego prima della crisi, pari a 1 su 20 dell’attuale forza lavoro. A lanciare l’allarme la nuova edizione dell’Hays Global Skills Index 2015, il report pubblicato ogni anno da Hays, società leader a livello globale nel recruitment specializzato, in collaborazione con Oxford Economics. L’analisi, intitolata “Labour markets in a world of continuous change”, prende in esame i mercati del lavoro di 31 economie (tra cui l’Italia) per individuare i principali trend del mondo del lavoro qualificato.Ma c’è di più. Si allarga anche il divario tra competenze disponibili ed esigenze del mercato del lavoro globale. Secondo il report, a registrare le maggiori carenze di specializzazioni, sono soprattutto quei Paesi che nell’ultimo anno hanno visto ripartire la propria economia come gli Stati Uniti, il Regno Unito e alcuni Stati del Nord Europa. Mentre, i mercati dei cosiddetti BRIC – una volta motore della crescita globale – stanno vivendo una fase di stallo che ha rallentato la domanda di professionisti qualificati. Lo squilibrio tra la domanda e l’offerta di competenze sul mercato del lavoro spinge sempre più aziende ad offrire stipendi comprensivi di benefit e bonus ai profili maggiormente specializzati determinando un’inflazione sui salari.La carenza di competenze, soprattutto nei settori altamente specializzati, ha un impatto negativo sia sulla produttività con professionisti sotto o sovra qualificaticarlos per il ruolo svolto, sia sulla qualità del lavoro finale.La mancanza di competenze specializzate mette in evidenza l’urgenza di un adeguato ambiente regolatorio che permetta sia la crescita economica delle aziende, sia la creazione di nuove opportunità di lavoro per i professionisti. È fondamentale, quindi, l’intervento dei Governi per favorire da un lato la ripresa economica, dall’altro l’accesso da parte delle imprese alle competenze di cui hanno bisogno.“L’economia mondiale è tornata a crescere – commenta Alistair Cox, CEO di Hays – .Tuttavia, la ripresa ha accentuato il divario tra le competenze disponibili sul mercato del lavoro e quelle richieste dalle aziende e, in molti Paesi, si registrano ancora alti tassi di disoccupazione. Imprese e Governi devono lavorare insieme per trovare soluzioni efficaci per colmare questo gap e non compromettere la futura crescita economica”.“È necessario che politiche e servizi all’educazione siano allineati con le reali esigenze economiche delle aziende. Questo, però, richiede tempo, con effetti a lungo termine – continua Cox – . Nel breve periodo occorre, invece, adottare politiche del lavoro e dell’immigrazione che permettano alle imprese di selezionare professionisti specializzati al di fuori del proprio mercato. In caso contrario, la domanda di competenze qualificate continuerà a non essere soddisfatta”.
E in Italia? “Dopo anni di recessione l’economia del nostro Paese mostra i primi deboli segnali di ripresa, ma aumenta la pressione sul mercato del lavoro con un aumento della domanda di professionisti qualificati – spiega Carlos Soave, Managing Director Hays Italia -. La mancanza di competenze specializzate è, infatti, la sfida più grande per le aziende italiane: l’aumento del tasso di disoccupazione acuirà ancora di più le difficoltà nella ricerca di professionisti qualificati nel lungo periodo”. (foto: alistair, carlos)

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Il bla, bla della politica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2013

Snake b n w

Snake b n w (Photo credit: Wikipedia)

Possibile che non ci rendiamo conto che per anni siamo stati presi in giro? Abbiamo perso il primo appuntamento con la storia negli anni della ricostruzione, dopo la seconda guerra mondiale, dove potevamo dare una svolta seria al paese. Il secondo è venuto dopo la caduta del muro di Berlino e la stagione di “mani pulite”. Il terzo lo stiamo perdendo da quando ci siamo accorti anni fa che stavamo nutrendo in corpo un serpe che ci stava succhiando il nostro sangue rendendoci anemici e non abbiamo fatto nulla per strapparlo dalle nostre carni. Ora cosa vogliamo di più e di diverso se siamo proprio noi la causa dei nostri mali? C’è da chiedersi dove sono gli italiani? Che faccia di bronzo ci siamo ritrovati se andando all’estero ci ridono dietro citando un certo nome che pure ha rivestito cariche importanti nel nostro paese e il voto di milioni di elettori? Siamo diventati una sorta di muro di gomma dove sono rimbalzati gli scandali, i clientelismi, i voti di scambio, le corruzioni, gli abusi, gli sprechi e quant’altro e stiamo arrivando al punto che tutto non ci riguarda più come se si trattasse di fatti che accadono agli altri e non a noi. Cosa ci vuole per risvegliarci da questo torpore? Eppure vi è qualcosa di drammatico che pencola sul nostro capo. Penso ai milioni di disoccupati giovani e non giovani che siano, penso ai milioni di poveri resi ancora più miseri dalle attuali politiche governative, penso ai cassa integrati, esodati ma anche ai piccoli imprenditori costretti a chiudere bottega schiacciati da una burocrazia che avanza con il rullo compressore. Cosa deve capitarci di più? (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Giovani disoccupati: venite in Germania

Posted by fidest press agency su martedì, 2 luglio 2013

L’incapacità manifesta degli ultimi governi italiani nel dare risposte alla disoccupazione giovanile e alla formazione, sembra ci stiano portando alle soglie di una teutonica e fantozziana umiliazione di massa. La prova? Le dichiarazioni del ministro dell’Economia tedesco Philipp Rösler che proprio la settimana scorsa ha lanciato un appello ai giovani degli stati del Sud Europa in crisi per invitarli a fare corsi di formazione professionale in Germania. É il quotidiano “Welt am Sonntag” a riportare testualmente il “Venite in Germania”, del superministro in un’intervista rilasciata al giornale. Nell’economia tedesca, infatti, risultano essere disponibili decine di migliaia di posti di formazione. Per i diplomati non è certo una decisione facile andare almeno tre anni in un paese straniero. “Ma la porta è aperta per i giovani meridionali, che sono i benvenuti” ha riferito il ministro. Ed ha continuato: “Dobbiamo far capire che hanno la prospettiva di rimanere come professionisti -. Beh, con doppia cittadinanza”.É, quindi, questa la risposta quasi ufficiale della ricca Germania alla piaga della disoccupazione giovanile che come hanno reso noto tutte le statistiche, in alcuni paesi dell’Unione Europea ha raggiunto percentuali estremamente elevate, come in Italia dove ogni mese supera un nuovo record negativo. Mercoledì prossimo i ministri del lavoro dell’Unione europea discuteranno ulteriori misure contro la disoccupazione giovanile a Berlino. I capi di Stato e di governo dell’UE al vertice di Bruxelles avevano già stanziato 60 miliardi di euro per gli anni 2014 e 2015 per fermare il fenomeno. Lo stesso Rösler ha sottolineato come queste prime misure europee costituiscano un contributo significativo alla lotta contro la disoccupazione dei giovani, ma ha anche evidenziato che “Più importanti dei programmi di lavoro, tuttavia, sono le riforme strutturali nei loro rispettivi paesi”.Riforme che per Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, tardano ad arrivare nonostante l’ultimo provvedimento del governo “Letta” che da autorevoli lavoristi ed economisti é stato già soprannominato “la favola dei 200 mila posti di lavoro” per la carenza di effettive ed adeguate coperture e la temporaneità delle misure assunte, che ne determina la loro certa inefficacia nel lungo periodo tale da non incidere, se non marginalmente, nella lotta a quella piaga che é sotto gli occhi di tutte e che solo interventi strutturali potrà cercare di fermare. Fumo negli occhi, insomma, che non arresterà la fuga, già avviata, di giovani verso le economie più solide, tra cui quella tedesca che dopo l’annuncio del ministro titolare del dicastero più importante nel settore si prepara ad attendere un esodo che rischia di essere di massa, se il nostro Paese non invertirà la rotta.

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Tremonti e la raccolta delle arance

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2011

Il Segretario di Forza Nuova Roberto Fiore ribatte alle dichiarazioni del Ministro del Tesoro Giulio Tremonti per cui i giovani italiani sono disoccupati perchè a differenza degli immigrati non accettano lavori poco o per nulla qualificati, mentre questi ultimi sono tutti impiegati e necessari all’economia nazionale: “in sostanza, il suggerimento che Tremonti dà a quel 30% di giovani disoccupati è il seguente:andate tutti a raccogliere arance per 2 euro l’ora. A leggere le sue dichiarazioni non ci si capacita se a parlare sia il Ministro dell’economia o Marchionne. Tremonti sostenendo che tutti i giovani immigrati lavorino dice il falso, appurato che in ogni media città italiana fronde di giovani stranieri bivaccano tutto il giorno nei pressi delle stazioni, e che la maggioranza dei carcerati sono stranieri. Gli consiglio comunque di fare visita ad una delle tante industrie o catene di ristorazione dove lavorano stranieri. Molti di loro sono assunti in nero, oppure vengono sottopagati ed hanno orari insostenibili. ” conclude Fiore:”La ricetta per uscire dalla crisi economica per Tremonti è presto detta:giovani italiani, rinunciate ad ogni minimo diritto acquisito, buttate al vento i vostri studi se siete laureati, accettate buste paga cinesi e vedrete che qualcuno forse vi assumerà. Con queste larghe vedute politico-economiche, non possiamo che aspettarci il peggio, anche sul fronte migratorio.”

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Ancona: corsi di formazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2011

Tecnico risparmio energetico La figura professionale in uscita sarà in grado di monitorare e valutare le esigenze di risparmio, di utilizzo e di approvvigionamento energetico e di sostenibilità ambientale. Il corso, della durata complessiva di 800 ore (di cui 240 ore di stage), inizierà a maggio 2011 e finirà a febbraio 2012, si svolgerà ad Ancona ed è riservato a 15 disoccupati, inoccupati o occupati (popolazione adulta in età attiva dai 25 ai 64 anni) in possesso dei seguenti requisiti: diploma di scuola media superiore o laurea conseguiti per il settore in cui si innesta la specializzazione,oppure esperienza lavorativa di almeno 3 anni nel settore in cui si innesta la specializzazione,oppure possesso dell’attestato di qualifica di I° e II° livello e di una esperienza di lavoro della durata minima di 4 mesi nel settore in cui si innesta la specializzazione.La domanda di partecipazione, alla quale dovranno essere allegati curriculum vitae (Europass) e documento di identità in corso di validità, dovrà pervenire entro e non oltre il giorno 23 aprile 2010.Tecnico comunicazione e marketing turistico Obiettivo del corso sarà formare un Tecnico Comunicazione e Marketing Turistico capace di utilizzare le tecniche di comunicazione e marketing ed i principali strumenti informatici a favore della promozione territoriale e della corretta gestione dell’impresa turistica. Le lezioni, che inizieranno a maggio 2011 e termineranno a febbraio 2012, si terranno ad Ancona ed avranno una durata complessiva di 800 ore di cui 240 ore di stage. Il corso è destinato a 15 disoccupati, inoccupati o occupati (popolazione adulta in età attiva dai 25 ai 64 anni) in possesso dei seguenti requisiti:possesso del diploma di scuola media superiore o laurea,oppure esperienza almeno biennale di lavoro,oppure qualifica di I° livello.La domanda di partecipazione, alla quale dovranno essere allegati curriculum vitae (Europass) e documento di identità in corso di validità, dovrà pervenire entro e non oltre il giorno 27 aprile 2010.Per ulteriori informazioni visitate il sito: http://www.bicomega.it oppure contattate telefonicamente l’ufficio comunicazione del Bic Omega allo 0861805602 (Sig.ra Samuela Di Emidio).

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Istat: occupati e disoccupati

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

L’emergenza occupazionale in cui ormai versa il Belpaese è confermata dalle stime dell’ISTAT sullo stato dell’occupazione a gennaio che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta nude e crude all’attenzione della cittadinanza affinché l’opinione pubblica comprenda che non è più tempo di aspettare poiché anche se il governo latita ed è impegnato in ben altro, urgono interventi urgenti in campo economico che abbiano concreti effetti sulla ripresa del mercato del lavoro specie quello giovanile che appare il più colpito dalla crisi. Secondo le indagini dell’istituito nazionale di statistica gli occupati sono 22.831.000, in diminuzione dello 0,4% (83.000 unità) rispetto a dicembre 2010. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in calo dello 0,5% (-110.000 unità). La diminuzione registrata nel mese è dovuta sia alla componente maschile sia a quella femminile. Il tasso di occupazione è pari al 56,7%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a dicembre e di 0,4 punti rispetto a gennaio 2010. Cresce purtroppo il numero dei disoccupati, pari a 2.145.000, registrando un aumento dello 0,1% (+ 2.000 unità) rispetto a dicembre. Il risultato è sintesi della crescita della disoccupazione femminile e della flessione di quella maschile. Su base annua la crescita del numero di disoccupati è del 2,8% (+ 58.000 unità). Per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione si attesta all’8,6% con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. Prosegue la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4%. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,5% (80 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è pari al 37,8%, dopo tre mesi in cui risultava stabile al 37,6%.

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95mila i nuovi disoccupati stranieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 gennaio 2011

In Italia, dall’inizio della crisi il numero di disoccupati stranieri è aumentato di oltre 95mila unità, pari grosso modo ai nuovi ingressi di lavoratori extracomunitari previsti dal decreto flussi 2010, che ammontano a quasi cento mila unità. Tra tutti i soggetti che nel nostro Paese hanno perso il lavoro, il 28,4% è straniero. Questi, alcuni dei risultati di un’analisi della Fondazione Leone Moressa che ha studiato le dinamiche occupazionali degli stranieri in Italia nell’ultimo biennio. Attualmente il tasso di disoccupazione degli stranieri si attesta al 9,8%, contro una media degli italiani del 7,3%. Le aree settentrionali, oltre a mostrare la più alta numerosità di disoccupati stranieri, evidenziano i tassi di disoccupazione più elevati: 10,4% contro il 9,0% del Centro e il 9,1% del Mezzogiorno. I disoccupati stranieri sono oltre 235mila e rappresentano il 12,6% di tutti i senza lavoro in Italia. Nel corso dell’ultimo biennio a causa della crisi il numero dei disoccupati stranieri è salito di oltre 95mila unità, di cui 68mila solo al Nord. I nuovi disoccupati stranieri incidono a livello nazionale per il 28,4%. Nelle regioni del Nord la percentuale aumenta al 30,4%, al Centro e nel Mezzogiorno si tratta rispettivamente del 23,5% e del 26,3%.

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Teatro dell’opera di Roma: licenziamenti

Posted by fidest press agency su martedì, 9 novembre 2010

Solo nei mesi di novembre e dicembre circa 200 precari non avranno il rinnovo del contratto di lavoro e altre decine ne seguiranno nel corso del 2011.  E’ una agonia senza appello che porterà alla morte professionale artisti, tecnici e maestranze, tutti precari storici che erano impiegati nel Teatro da anni, in alcuni casi decenni, in maniera continuativa. E questo è solo il primo e non ultimo degli effetti devastanti del Decreto Bondi in quanto, senza più questi professionisti dello spettacolo in parte ormai disoccupati, non potrà essere garantita la continuazione della produzione delle rappresentazioni ed a breve metterà in pericolo la sopravvivenza del Teatro stesso -è quanto denuncia l’USB del Teatro dell’Opera di Roma- Il fatto più rilevante è che il Decreto è stato convertito in legge a metà anno a programmazione già avviata e contratti di lavoro già in essere, ed anche l’Amministrazione più virtuosa non avrebbe modo di salvaguardare la forza lavoro necessaria alla produzione; ed è preoccupante – prosegue l’USB del Teatro- che  tutto ciò sta passando sotto il silenzio assordante dei sindacati concertativi e soprattutto del Sindaco di Roma e Presidente del Teatro On. Alemanno che, nei mesi scorsi, aveva promesso un rilancio del Teatro dell’Opera ed il mantenimento dei livelli occupazionali.
Ora questi lavoratori con contratto scaduto si aspettano che l’On. Alemanno intervenga presso il Ministro ed il Governo per condividere le soluzioni che permetterebbero di avviare un percorso a salvaguardia dei posti di lavoro, anche se USB è fermamente convinta che solo l’abrogazione della legge possa riportare la situazione alla normalità. USB del Teatro dell’Opera di Roma, da sempre attenta ai problemi dei colleghi precari e delle loro famiglie, denuncerà questo ennesimo attacco alla cultura ed ai lavoratori in una assemblea pubblica Martedì 9 novembre alle ore 15 in Piazza Beniamino Gigli (fronte Teatro dell’Opera) e alla quale è stato invitato l’On. Alemanno.

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Crisi: 70% in più i disoccupati stranieri

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Dall’inizio della crisi il numero di disoccupati stranieri è cresciuto quasi del 70% a livello nazionale, contro un dato (comunque preoccupante) del +29,4% degli italiani. La situazione risulta più problematica al Nord con tassi di disoccupazione straniera in ascesa costante. Ma gli immigrati hanno maggiori capacità degli italiani di rientrare nel mercato del lavoro dopo un periodo di disoccupazione. Questi alcuni dei risultati di uno studio della Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Istat del mercato del lavoro aggiornati al primo trimestre 2010. Se si analizzano i singoli status lavorativi, si osserva come nel periodo considerato, sia aumentato comunque il numero degli occupati immigrati (+10,2%), ma non con lo stesso ritmo di crescita della forza lavoro (+15,4%). Gli aumenti sono stati prevalentemente indirizzati alla creazione di posti da dipendente (+12,3%) a scapito del lavoro autonomo (-1,4%) e dei collaboratori (-3,7%). Per quanto concerne gli italiani il segno di tali variazioni è sempre negativo, specie se si tratta di occupazione meno stabile, come i collaboratori o i dipendenti a tempo determinato.
La sempre maggior presenza di stranieri nel territorio nazionale ha portato gli stranieri a pesare sempre di più nelle forze lavoro (dal 7,6% si è passati all’8,8%). Ma dall’altra, l’evento recessivo ha causato un aumento degli immigrati nelle fila dei disoccupati: in particolare se prima della crisi il 9,9% di tutti i disoccupati era straniero, ora si tratta del 12,6%. Gli immigrati occupati comunque continuano ad essere maggiormente inquadrati come dipendenti (si tratta dell’86,4% di tutti i lavoratori), e in proporzione di più rispetto agli italiani, con contratti di dipendenza a termine (14,4%).
I tassi di disoccupazione e i nuovi disoccupati: se generalmente l’Italia è caratterizzata da tassi di disoccupazione più alti al Sud, occorre registrare il fenomeno opposto se ci si riferisce alla manodopera immigrata: la crisi infatti ha fatto lievitare i tassi di disoccupazione degli stranieri molto più nel settentrione che nel meridione. Addirittura in alcune regioni del Nord il differenziale con la popolazione italiana è di oltre dieci punti percentuali (vedi Piemonte, Trentino Alto Adige, Friuli V.G., Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Marche). Se ci si sposta verso il Sud il rapporto si capovolge. A livello nazionale, comunque, il tasso di disoccupazione straniero si attesta nel primo trimestre 2010 al 13% contro l’8,7% degli italiani.

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Anomalie democratiche

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2010

La nostra democrazia mostra di essere  in preda ad una sindrome da mancata chiarezza; non è ancora una malattia  in fase terminale, ma mostra i segni di una grave  patologia incipiente: la mancanza di chiarezza, che scivola, ogni giorno di più nelle iniziative interessate spacciate per bene comune: si vorrebbe far credere che l’intera classe piccolo e medio borghese, la classe operaia, i giovani disoccupati, i precari, i cassintegrati, non abbiano altra preoccupazione che vedere azzerata la possibilità di intercettare  mafiosi, camorristi, delinquenti e criminali, nonché colletti bianche che si spartiscono il pubblico denari al fresco di un bar di Via Veneto, in quel di Roma, tramite una legge che azzera le intercettazioni telefoniche, oppure la brevità dei processi, con valore retroattivo in modo da cancellare dall’agenda delle Procure i procedimenti a carico dell’intoccabile.Si sperperano parole inutili nel vano tentativo di accreditare false verità, illusorie opinioni,  ipotesi improbabili, quando la chiarezza è dietro l’angolo, ma nessuno vuole prenderla a due mani, nel timore di non riuscire popolari. La nostra democrazia, più per strada obbligata che per libera scelta, si è circoscritta in un bipolarismo imperfetto: una destra che destra non è e non sa essere e una sinistra che sinistra non è più e non sa più essere, così entrambi gli schieramenti tentano di avvicinarsi ad un “centro” che medierebbe gli eccessi della destra, così come quelli della sinistra. Ma un Centro non esiste di suo, perché ancora inquinato da una intera legislatura sotto un tallone anomalo, frutto di una alleanza più di comodo che di convinzione;  vada per la presidenza della Camera, passi per qualche ministero, ma a forza di sorvolare, questo Centro, ha finito con il sorvolare anche sui progetti che dovrebbero identificare il centro, che non è Destra e non è Sinistra, ma compendio equilibrato  e sintesi delle esigenze legittime dell’intera popolazione Impresa improba quella di volere  essere “graditi a Dio e a li nemici sui”, è il momento delle scelte, anche quelle impopolari, perché necessarie. Da una parte c’è un liberismo che cerca il consenso (per governare e rinnovare tale consenso con i regalini suggeriti dai sondaggi…!)  della classe mediana, oltre a quello della classe imprenditoriale che già gli appartiene, più per convenienza che per convinzione. Dall’altra parte emerge l’esigenza di una politica sociale che scaturisce dall’unione del cattolicesimo sociale con il socialismo umanistico, dando forma e vita ad un Partito Democratico che ancora non sa bene cosa essere. Ci sono poi gli estremi: dalla destra i nazionalismi che sfociano nella discriminazione di una Lega recintata nel suo orticello, assente nel panorama della “statalità”, in quanto carente in assoluto del senso dello Stato; dalla sinistra un planetario frammentato, incapace di darsi una cultura di governo.E’  stato facile, almeno fin ora, ergersi al di sopra di queste parti inesistenti a farsi autoritario capopopolo; è stato facile, facilissimo….  è bastato il predellino  di un’auto.(Rosario Amico Roxas)

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Piemonte: cantieri lavoro per disoccupati

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

84 progetti, contro i 66 dell’anno scorso, che coinvolgeranno 989 persone (951 nel 2009): questi i dati relativi ai cantieri di lavoro per disoccupati. La delibera approvata oggi dalla Giunta provinciale dispone lo stanziamento di 350.000 euro di contributi. “La Provincia ha svolto una egregia azione di coordinamento – spiega l’assessore al Lavoro Carlo Chiama – raccogliendo un significativo riscontro. Nel 2009 avevano aderito un centinaio di Comuni, quest’anno siamo arrivati a 120. L’incremento è significativo, soprattutto perché il parere della Corte dei Conti, che attribuiva le spese per i cantieristi alla voce “personale” del Comune, confliggendo con il patto di stabilità, rischiava di penalizzare l’iniziativa. Invece c’è stato un nostro grande lavoro sul territorio, i Comuni si sono convinti e hanno risposto positivamente”. I cantieri apriranno entro settembre. Quest’anno inoltre per la prima volta, grazie ad altri due provvedimenti, apriranno 11 cantieri destinati a detenuti e disabili, che coinvolgeranno 33 persone. A carico della Provincia, per il coinvolgimento dei disabili, ulteriori 25.000 euro.

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Disoccupati di Acerra protestano con roghi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Mag 2010

“Attualmente la disoccupazione è un male italiano, infatti assistiamo sempre più spesso a reazioni forti dovute all’assenza di lavoro”. Commenta così Angelo Di Mauro, viceresponsabile per la Campania dell’Italia dei Diritti, i roghi di pneumatici effettuati da gruppi di disoccupati in diverse zone di Acerra, in provincia di Napoli, per ottenere un incontro con il vescovo Giovanni Rinaldi che solleciti lo stato a un sostegno a reddito. “Le aziende private sono costrette a chiudere, creando disagi sia ai datori di lavoro che ai lavoratori – continua l’esponente del movimento di cui è leader Antonello De Pierro -. Pur riducendo al minimo i costi, le famiglie non riescono a vivere in maniera decente, poiché non ci sono opportunità professionali. Dunque il lavoro è una necessità impellente. Lo stesso vale per gli interventi assistenziali. Il problema è che anche se venissero aumentati, l’esistenza di un individuo non si può reggere solo su di essi. Lo dice la Costituzione: il lavoro è un diritto; eppure non c’è attenzione sulla sua carenza – termina Di Mauro -. In giro vedo segni di forte insofferenza e scene di questo genere saranno sempre più frequenti. Temo che nel futuro prossimo si verificheranno proteste dovute al ‘panico sociale’ che spero non siano mai armate”.

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Decreto intercettazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2010

La Federazione Nazionale RdB sostiene la battaglia della Federazione Nazionale della Stampa contro il Ddl Intercettazioni, provvedimento che avrebbe come sicuro effetto quello di erodere ulteriormente il diritto dei cittadini ad essere informati, sottraendo strumenti indispensabili al pieno esercizio della democrazia nel nostro Paese. La pesante limitazione dell’operato della magistratura, il carcere per chi rende noto il contenuto delle intercettazioni e le onerose pene pecuniarie per gli editori che le pubblicano appaiono misure gravemente censorie e spropositate, di certo non prioritarie in una fase di grave crisi economica: per migliaia di lavoratori, disoccupati, precari, cassaintegrati e pensionati sono ben altre le urgenze a cui andrebbe data risposta.

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Contro il “collegato lavoro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 marzo 2010

Roma 22 marzo ore 10.30 presidio alla sede dell’OIL, Via Nazionale (Altezza Cinema Rialto) –Previste iniziative in tutta Italia. Il 3 marzo scorso il Parlamento ha definitivamente approvato il cosiddetto “collegato lavoro” che colpisce pesantemente il diritto del lavoro ed i diritti dei lavoratori. Proprio quando la crisi e le ristrutturazioni in corso stanno determinando riduzioni di salario e centinaia di migliaia di disoccupati e di precari senza più lavoro, la maggioranza, con una opposizione parlamentare silente da mesi e mesi su questo tema, ha varato un provvedimento di legge che complessivamente impedisce anche l’autodifesa legale del lavoratore attraverso gli strumenti sino ad oggi utilizzati e consente di “affidare” la legislazione del lavoro non più alla giustizia ed alla magistratura, ma al coinvolgimento di quei sindacati concertativi che più rispondono alle esigenze delle controparti aziendali. Nella stessa giornata del 22 i rappresentanti di RdB, SdL Intercategoriale e Snater parteciperanno alle assemblee indette dall’Associazione Giuristi Democratici, che si terranno a Roma e nelle maggiori città italiane, per denunciare la gravità del provvedimento legislativo. (In allegato elenco delle assemblee).

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Esercito di disoccupati nel Lazio

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2010

“Ma come, ci dicono un giorno sì e l’altro pure che la congiuntura non è sfavorevole e che non dobbiamo dare retta agli untori e ai pessimisti, poi però le statistiche dipingono un quadro a tinte fosche del territorio laziale che non lascia spazio a troppe illusioni. Ma questa benedetta crisi c’è o non c’è? “. Così Giuseppe Criseo, responsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti, ha commentato sarcasticamente la notizia della pubblicazione di un rapporto della Cgil che parla di 90.000 perdite di posti e 100.000 nuove casse integrazioni nell’arco del 2009 nel solo Lazio. ” Non si vede la luce in fondo al tunnel – ha aggiunto l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro- e i dati in nostro possesso parlano di un 2010 ancora in situazione di incertezza. Sarebbe opportuno che il governo, invece di occuparsi dei problemi giudiziari del presidente del Consiglio, agisse in modo efficace per far ripartire l’economia e dare una speranza ai tanti giovani e meno giovani che attualmente sono senza retribuzione”.

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