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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘disoccupazione’

Dalla disoccupazione allo scoraggiamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Al primo trimestre 2018, le persone inattive che ritengono di non riuscire a trovare lavoro e quindi non lo cercano – gli scoraggiati – in Italia sono 1.489.000 (dati Istat). Come il lavoro è una parte essenziale dell’identità e del ruolo sociale, così, in modo complementare, la disoccupazione agisce profondamente sulla vita delle persone, colpendone non solo la dimensione professionale ma anche quella psicologica ed esistenziale. Dalla disoccupazione si rischia di scivolare in una condizione di scoraggiamento, in una spirale negativa che porta alla perdita di speranza e motivazione che rende ancora più difficile il rientro nel mondo del lavoro. L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna vuole suonare un campanello di allarme perché, con la consapevolezza e gli interventi mirati, si spezzi il circolo vizioso. (fonte: Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna)

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Disoccupazione: dati Istat falsati?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 maggio 2017

istat“Il Governo deve prendere atto di quanto emerso dalle verifiche della BCE. L’emergenza lavoro in Italia è più grave di quanto dicono i dati Istat poiché basati su inadeguati calcoli statistici. Addirittura è sufficiente aver lavorato un’ora in una settimana per essere registrati tra gli occupati ai fini del calcolo del tasso di disoccupazione. Non si tiene inoltre conto di quanti hanno smesso di cercare un lavoro perché demoralizzati dall’assenza di domanda e del gran numero di “sottoccupati” che non per scelta lavora part-time. Ho presentato un’ urgente interrogazione al Ministro Poletti per sollecitare serie politiche del lavoro di contrasto in particolare alla disoccupazione giovanile, che negli anni ha continuato a crescere mettendo in luce un peggioramento strutturale che diventa sempre più difficile da curare ”. E’ quanto dichiara il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Walter Rizzetto, vicepresidente della commissione Lavoro. ‎

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Presentazione del volume: “Senza lavoro La disoccupazione in Italia dall’Unità a oggi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

Roma Venerdì 28 Aprile 2017, ore 11:00 Dipartimento di Scienze della Formazione, Aula 4 Via Principe Amedeo 184 Presentazione del volume Senza lavoro. La disoccupazione in Italia dall’Unità a oggi, Laterza, 2016 di Manfredi Alberti. Interverranno Carlo Felice Casula, Rocco Marcello Postiglione Modererà Luca Tedesco.

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Disoccupazione giovanile: I 5 consigli per trovare lavoro nel 2017 nonostante le difficoltà

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

opportunita-lavoro“L’era del tutto è dovuto non esiste più, né quella del posto fisso – spiega Chiara Grosso, presidente e CEO di FourStars, società accreditata dal Ministero del Lavoro e specializzata nei tirocini formativi – Possiamo vedere però questa situazione in positivo, come opportunità per fare esperienze diverse, mettersi in gioco, non avere paura di perdere un lavoro e trovarne un altro, potendosi reinventare senza timore. Per fare questo in primis consiglio di potenziare la conoscenza delle lingue straniere. Essere in grado di parlare in inglese in maniera fluente è davvero fondamentale, ma è altresì importante avere la capacità di parlare una terza lingua. Molto importante è anche cominciare a svolgere degli stage sin dal primo anno di università, per presentarsi ai futuri colloqui con un background lavorativo già solido e appetibile agli occhi dei recruiter”.Ma tutto questo non basta, servono anche altre qualità ed esperienze per avere maggiori probabilità di trovare lavoro nel corso del 2017: “Sarà importante anche lavorare su se stessi, concentrandosi su alcune delle soft skills più importanti come l’adattabilità, la capacità relazionale e la flessibilità, che faciliteranno non di poco l’ingresso nel mondo del lavoro. Altro aspetto fondamentale sono le esperienze all’estero, vissuti in grado di arricchire moltissimo il bagaglio culturale e lavorativo del candidato, ad esempio in paesi come gli USA, la Cina e la Gran Bretagna. L’ultimo dei miei 5 consigli, che mi sento di dare ai giovani per trovare lavoro nel 2017, è un motto: esigere, ma non pretendere – conclude Chiara Grosso – Una buona filosofia di vita per centrare gli obbiettivi che si sono prefissati per il loro futuro”. (foto: chiara grosso)

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Lavoro: disoccupazione giovanile risale al 39,4%

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2017

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel mese di novembre aumentano i disoccupati (+5,7%, pari a +165 mila) rispetto ad un anno prima. Sale anche il tasso di disoccupazione giovanile, che in un solo mese registra un balzo di 1,8 punti percentuali, attestandosi al 39,4 per cento. “Questi dati dimostrano che nessuna riforma del lavoro può funzionare fino a che i consumi restano al palo e questo per la semplice ragione che fino a che le famiglie non acquistano, le imprese non vendono e non necessitano, quindi, di lavoratori aggiuntivi” sostiene Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “E’ evidente, quindi, che fino a che i consumi delle famiglie salgono dello 0,3% sul trimestre precedente e dell’1,2% su base annua, non si va da nessuna parte. Semmai ripartono a funzionare gli impianti ed i lavoratori già occupati smettono di restare con le braccia incrociate” conclude Dona.

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Disoccupazione: il governo gioca con la verità

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2016

Il governo, con la complicità dei principali mezzi di informazione, continua ad utilizzare i numeri sulla disoccupazione in modo distorto e propagandistico. Infatti, – dichiara il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – i dati sull’aumento della forza lavoro (+0,3% rispetto al mese di giugno) in realtà sono relativi in gran parte a regolarizzazioni di rapporti di lavoro già esistenti e non, come invece vorrebbe far credere l’esecutivo, al formarsi di nuovi impieghi. In tutta questa storia – continua Tiso – gli unici numeri autentici sono quelli relativi alla crescita della disoccupazione giovanile (ora al 39,2%).
Come Confeuro – conclude Tiso – chiediamo ancora una volta, e a gran voce, un piano nazionale contro la disoccupazione che abbia al centro lo sviluppo delle potenzialità del mondo agricolo. Solo in questo modo infatti, puntando sulle eccellenze italiane, sarà possibile dare un futuro ai giovani del Bel Paese.

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I cittadini europei per più azioni Ue contro terrorismo, disoccupazione ed evasione fiscale

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

europa-261011-cUn maggior interventismo dell’Unione europea in materia di lotta al terrorismo, contrasto alla disoccupazione ed evasione fiscale, ma anche un Unione europea che faccia di più per risolvere la crisi dei migranti, per proteggere le proprie frontiere esterne e per la tutela dell’ambiente.Queste le risposte degli intervistati in un sondaggio speciale dell’Eurobarometro pubblicato oggi dal Parlamento Europeo. Ai cittadini è stato chiesto se fossero favorevoli o contrari a nuovi interventi da parte dell’UE in quindici aree tematiche Il sondaggio è stato effettuato su un campione di 27969 cittadini europei intervistati tra il 9 e il 19 aprile 2016 (1033 i cittadini italiani coinvolti). Il campione è stato designato in maniera tale da essere rappresentativo del totale della popolazione europea.
In Europa
Per tredici delle 15 aree tematiche prese in esame, i cittadini europei vogliono un’Unione europea più attiva (gli italiani chiedono più azioni da parte dell’Ue in tutte le quindici aree).Secondo il campione che ha preso parte al sondaggio, le priorità in questo momento sono la lotta al terrorismo (82%) e il contrasto alla disoccupazione (77%). Il 40% dei cittadini europei crede che il rischio di nuovi attacchi terroristici sia alto.Le tre misure proposte dal Parlamento Europeo che gli intervistati ritengono più urgenti sono la prevenzione dei finanziamenti a organizzazioni terroristiche (42% del campione), gli atti volti a estirpare le radici del terrorismo e della radicalizzazione (41%) e a rafforzare i controlli lungo le frontiere esterne dell’Unione (39%).Inoltre, il 75% del campione si è espresso in maniera favorevole nei confronti della possibilità di maggiori azioni UE nel campo dell’evasione fiscale. Il 74% degli intervistati ha detto lo stesso per quanto riguarda l’immigrazione, il 71% per la protezione delle frontiere esterne e il 67% per la protezione ambientale.Tre cittadini europei su quattro (il 75%) hanno inoltre dichiarato che quello che li unisce è più importante di quello che li divide.
In Italia
Per gli italiani, la lotta al terrorismo e alla disoccupazione vengono giudicate di pari importanza: in entrambi i casi, l’88% degli intervistati dichiara di volere un maggiore intervento da parte dell’UE.In un momento in cui l’immigrazione rimane un tema al centro del dibattito europeo, l’85% degli italiani esprime un parere favorevole a che l’Ue faccia di più in materia. Pareri simili anche per quanto riguarda l’evasione fiscale (79%) e la protezione delle frontiere esterne (78%).La nostra infografica interattiva permette di consultare i risultati del sondaggio per area tematica, o per Stato Membro.

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Disoccupazione giovanile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

lavoratoriCon un quarto dei ragazzi al mondo senza lavoro – tra i rischi presi in considerazione dal Global Opportunity Report 2016 – la disoccupazione giovanile è quello che preoccupa di più, offrendo al contempo le maggiori opportunità per il mercato. È quanto emerge dallo studio condotto a livello globale da DNV GL, dal Global Compact delle Nazioni Unite e da Monday Morning.
L’indagine – che ha coinvolto oltre 5.500 rappresentanti del mondo delle aziende, del governo e della società civile – prende in esame alcuni dei rischi più pressanti di oggi con l’obiettivo di evidenziare le opportunità di business ad essi correlate, nel rispetto degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite.
Tra i rischi analizzati, la disoccupazione giovanile (42%) si posiziona in cima alla lista, precedendo quelli legati all’accelerazione delle emissioni dai trasporti (21%), la crisi mondiale del cibo (14%), la resistenza ai farmaci salvavita (15%) e la perdita della biodiversità degli oceani (8%).
Non sorprende, visto che i giovani che oggi non stanno né studiando, né lavorando sono 75 milioni. I tassi di disoccupazione hanno raggiunto valori allarmanti, soprattutto in Medio Oriente (27%) e Nord Africa (28%) e la situazione europea, con punte oltre il 20%, certo non rincuora. Luca Crisciotti, CEO di DNV GL – Business Assurance, ha commentato: “Le cause di questa situazione non vanno ricercate solo nella recessione economica. Siamo di fronte a un nuovo mondo del lavoro caratterizzato da incertezza, crescente robotizzazione, rapidi cambiamenti e tassi di disoccupazione che rimangono alti anche quando l’economia cresce. È necessario ripensare modelli e sistemi, anche per le aziende, che altrimenti perderanno una generazione di consumatori”.
Seppur possa sembrare un paradosso, la disoccupazione giovanile porta con sé opportunità di mercato che aspettano di essere colte: dall’incubazione dell’imprenditoria giovanile, allo sviluppo del mercato del lavoro digitale, al coordinamento di domanda e offerta.
Incubare l’imprenditoria giovanile. Si stima che per ogni dollaro speso in favore di programmi a sostegno dell’imprenditoria giovanile, si generino 3 dollari a livello di gettito fiscale. Il rapporto è di 1:10, invece, se si considera che ogni dollaro messo a disposizione per i giovani imprenditori viene moltiplicato dieci volte nel fatturato del business in cui viene impiegato. Favorire l’imprenditoria giovanile, incubandola all’interno delle aziende stesse, non rappresenta solo un’opportunità per poter contare su nuove idee e per diversificare, ma una forma di investimento.
Mercato del lavoro digitale. L’83% dei datori di lavoro in Canada e Stati Uniti lamenta la mancanza di sviluppatori di software; mentre il giro d’affari dell’outsourcing per il 2016 sarà di 200 miliardi di dollari. Scommettere sul digitale per sviluppare piattaforme capaci di mettere in contatto talenti e richiesta di lavoro o delocalizzazione in aree svantaggiate è un’esigenza pressante.
Coordinare competenze e mercato. Nel 2020 mancheranno 40 milioni di lavoratori con istruzione terziaria, nelle economie in via di sviluppo ne mancheranno 45 milioni con istruzione secondaria e ci saranno 95 milioni di lavoratori con istruzione di base in più rispetto a quelli che servono. È evidente la necessità di puntare allo sviluppo di progetti di scouting e coordinamento, tutoring e formazione per un mercato che si prospetta dalle dimensioni immani. Il responso da parte dei partecipanti al sondaggio è unanime. Le aziende giocheranno un ruolo di primo piano per il cambiamento. Se in passato ci si aspettava che a rivoluzionare i sistemi fossero governi e politica, ora la prospettiva cambia. I cambiamenti arrivano dal basso, con aziende e rappresentanti della società civile come attori principali.

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Come risolvere la disoccupazione nell’Eurozona?

Posted by fidest press agency su martedì, 26 aprile 2016

-bergamoBergamo  29 aprile  presso la sede di via dei Caniana dell’Università di Bergamo, dalle ore 15 alle ore 18:30 con un break  alle 17, Forum delle Prospettive Economiche, Politiche, Sociali, dove si terrà il dibattito nazionale su austerità e Eurozona. Oltre all’economista americano, parteciperà al dibattito anche Marco Zanni europarlamentare M5S, Alfredo D’Attorre di Sinistra Italiana, Angelo Mincuzzi del Sole 24 Ore, Carlo Clericetti della testata La Repubblica. Al Forum il mondo politico, scientifico e il tessuto economico indagheranno le alternative alle politiche di austerità con un fine ambizioso: aggiustare la rotta del Paese. L’evento, aperto dal rettore dell’Università di Bergamo, Prof. Remo Morzenti Pellegrini e coordinato da Angelo Mincuzzi (Il Sole 24 Ore), proporrà una riflessione a partire dall’intervento di Warren Mosler, massimo esperto di sistemi monetari e fondatore della Modern Money Theory, approccio teorico di riferimento di Stephanie Kelton, consigliere economico di Bernie Sanders. L’intervento di Mosler sarà accompagnato dal contributo del Prof Stefano Lucarelli (Università di Bergamo) e contestualizzata nel quadro politico dagli interventi di Alfredo D’Attorre (parlamentare Sinistra Italiana), Marco Zanni (europarlamentare M5S) e Daniele Basciu (responsabile scientifico Rete MMT). I relatori verranno successivamente interrogati dai discussant Paolo Agnelli (presidente Confimi Industria) e Carlo Clericetti (La Repubblica). Le conclusioni saranno affidate alla prof.ssa Anna Maria Variato (Università di Bergamo) economista post-keynesiana. “Demenza è fare la stessa cosa ancora ed ancora aspettandosi risultati diversi” affermava Albert Einstein e l’intento del Forum sarà proprio quello di esplorare le vie alternative migliori all’austerità che ha letteralmente strozzato l’Eurozona.  L’evento è organizzato da Rete MMT e JEBG ed il programma completo dell’evento è disponibile sul sito retemmt.it/forumdelleprospettive  (Ivan Invernizzi fonte: (www.corriere.it/extra-per-voi/2016/04/18/salario-minimo-occupazione-finanziati-bce-l-inedita-proposta-dell-ex-guru-wall-street-e0895f38-0557-11e6-9d1f-916c0ba5b897.shtml)

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Cala la disoccupazione: ma è proprio vero?

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2015

lavoratoriDa quando è stato approvato il Jobs Act, non manca mese in cui la pubblicazione dei dati statistici sul mercato del lavoro in Italia non abbia provocato le reazioni entusiastiche del governo sul buon andamento della situazione. Così come non manca occasione per ribadire la trionfale uscita dell’Italia dalla recessione e l’inizio di una fase espansiva senza precedenti. L’arte della manipolazione nell’interpretazione dei dati statistici è uno strumento nevralgico nella creazione di consenso. Non è una novità. Ma se ai tempi del maestro Berlusconi, i suoi aversari del partito de La Repubblica ogni tanto controllavano la veridicità dei dati, oggi non c’è più argine alla propaganda di regime.
Alla pubblicazione dei dati Istat sull’occupazione relativi al mese di settembre, il governo Renzi ci ha già inondato e ancora ci inonderà di tweet sulla straordinaria efficacia della sua politica economica e sui mirabolanti risultati del Jobs Act. E la stampa “di regime”, dall’Unità al Corriere della Sera, passando per La Repubblica e le televisioni di Stato, non farà fatica ad accodarsi.Che la statistica debba essere presa con le molle ce lo diceva già Trilussa qualche tempo fa (ricordate la media del pollo?), prima ancora che ci fossero censimenti e rilevazioni campionarie. E soprattutto prima ancora che le variabili economiche da quantificare e da stimare fossero definite ad hoc.Per rimanere al tema della nota, prendiamo la definizione di disoccupato : lo è colui o colei che dichiara di aver effettuato almeno una azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane precedenti alla data della rilevazioni statistica.E’ invece occupato colui o colei che ha più di 15 e meno di 64 anni e che ha svolto almeno “un’ora” in un’attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura, oppure ha svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare. Si noti il suggestivo riferimento al “corrispettivo in natura” in tempi di crescente lavoro gratuito… Chi, invece, non risulta nella fascia di età 15-64 anni, né disoccupato/a né occupato/a, automaticamente viene definito inattivo. Gli inattivi sono dunque coloro che non hanno bisogno di lavorare. Ma è proprio così, come appare ad un’analisi volutamente molto superficiale? Il tasso di disoccupazione viene calcolato come rapporto tra i disoccupati (così definiti), al numeratore, e la somma degli occupati e dei disoccupati (definita forza lavoro ), al denominatore.Alla luce di queste definizioni, analizziamo ora i dati di settembre sul mercato del lavoro pubblicati recentemente dall’Istat. I disoccupati sono calati di 35.000 unità. In termini assoluti, si tratta di un calo simile a quello degli gli occupati (- 36.000). In termini percentuali, il calo dei disoccupati (- 11,2%) risulta più significativo di quello degli occupati (-0,2%), essendo il numero dei disoccupati inferiore a quello degli occupati. L’effetto sul tasso di disoccupazione è stato quindi di una lievissima riduzione (dello 0,1: dall’11,9% di agosto all’11,8% di oggi), dal momento che il numeratore è calato in misura più che proporzionale rispetto al denominatore.Tale analisi spiega l’apparente paradosso che vede una riduzione dell’occupazione accompagnata ad una riduzione della disoccupazione e spiega anche che la riduzione nel numero dei disoccupati non è dovuto al fatto che abbiano trovato un nuovo posto di lavoro. Ciò conferma come il contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act (spacciato come contratto a tempo indeterminato ma in realtà un contratto con un periodo di prova di tre anni), non sia la ragione vera di una riduzione della disoccupazione. Al riguardo, notiamo che Renzi glissa del tutto sul fatto che gli occupati siano calati in egual misura. Recenti statistiche ci dicono che parallelamente sono diminuiti anche altri contratti atipici, in particolare le collaborazioni, l’apprendistato e il tempo determinato. Il nuovo occupato, in altre parole va a sostituire il futuro nuovo disoccupato. Assistiamo quindi a un processo di sostituzione tra contratti precari che presentano maggiore convenienza economica (quello a tutele crescenti che gode di forte incentivi, seppur in via di riduzione) e i contratti precari “old style”.
C’è poco quindi da stare allegri.
Anche perché i dati settembrini dell’Istat ci dicono che gli inattivi (coloro che “apparentemente” non hanno bisogno di lavorare perché non lo cercano) sono aumentati di 53.000 unità (altro dato che il nostro premier si guarda bene dal sottolineare).Sarebbe un buon risultato se tutte queste 53.000 persone si trovassero nella situazione di non aver più realmente bisogno di lavorare perché hanno ottenuto un reddito più che sufficiente. Purtroppo la realtà è molto diversa in un paese dove, per di più, non esiste neanche un minimo sostegno al reddito, anche solo per contrastare la povertà.Se infatti consideriamo la definizione di forze di lavoro potenziali (introdotta dall’Eurostat nel 2011 ma non calcolata dall’Istat per le statistiche mensili), composte dagli inattivi disponibili a lavorare ma che non cercano attivamente un’occupazione (i cd. scoraggiati ), il quadro si modifica decisamente in peggio.Forse non tutti sanno che, secondo le statistiche Eurostat, in Italia il numero degli scoraggiati è circa tre volte la media europea e supera la soglia dei tre milioni (numero di poco inferiore a quello dei disoccupati sanciti ufficialmente).Poiché stiamo parlando di persone che hanno un’età tra i 15 e 64 anni, non è possibile sostenere che l’aumento degli inattivi è dovuto ai pensionamenti (in un contesto dove, tra l’altro, l’età pensionabile continua assurdamente ad aumentare). Per i due terzi è dovuto all’incremento proprio degli scoraggiati. Ciò significa che nel mese di settembre si sono creati circa 35.000 nuovi scoraggiati, ovvero persone disoccupate a tutti gli effetti ma non conteggiate come tali: una cifra che (magia dei numeri!), corrisponde proprio alla riduzione dei disoccupati “ufficiali”Possiamo quindi concludere che il calo dei disoccupati a settembre è spiegato non dall’aumento dell’occupazione né degli effetti espansivi dell’economia né dal Jobs Act ma, più banalmente, dal fatto che si sono trasformati in scoraggiati .Di fronte alle note trionfalistiche del governo, crediamo che Trilussa se la rida allegramente dalla tomba. (fonte: controla crisi quotidiano online che libera l’informazione)

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Rilanciare i consumi. Come si fa?

Posted by fidest press agency su domenica, 5 ottobre 2014

consumatoriRilanciare l’economia rilanciando i consumi. E’ la strada da seguire ma non si riesce a percorrerla. La detrazione fiscale che ha portato 80 euro nelle tasche di una parte degli italiani non e’ servita. Si sta provando con l’anticipo del Tfr in busta paga. Servira? Vedremo, intanto non e’ vero che gli italiani non hanno soldi. Secondo il Censis, il risparmio dal 2007 al 2013, e’ aumentato di 234 miliardi, piu’ 9,7%, passando da 975 a 1209 miliardi. Soldi liquidi, che non vengono spesi ne’ investiti perche’ si ha paura del futuro, tant’e’ che il 30% degli italiani teme di diventare povero. Occorre ridare fiducia e certamente non la si da’, per esempio, con i titoloni dei media che rappresentano la disoccupazione giovanile al 44,2% quando e’ all’11,9%. Come si fa ad alterare i dati? Semplicemente contando nei disoccupati anche gli studenti. Ovvio, che anche l’11,9% e’ un dato elevato ma non si possono dare cifre sballate che creano paura e sfiducia. Certamente, la responsabilita’ e’ anche di questo governo che va avanti ad annunci e non produce riforme incisive (si veda la finta riforma del Senato, quella delle Aree Metropolitane o quella della pubblica amministrazione). Insomma, dal girone infernale sembra che non si voglia uscire. Non lo vogliono ne’ i cosiddetti “poteri forti”, quelli che gestiscono l’informazione, ne’ il Governo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La rete territoriale sostiene chi non ha lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 settembre 2014

lavoratoriUn territorio unito dalla volontà di sostenere le famiglie. Comune, parrocchia, banca di credito cooperativo, Acli, Caritas, associazioni e semplici cittadini hanno dato operatività al progetto “Lavori in corso”. L’iniziativa, avviata nel 2010 dal Comune di Busto Garolfo (Mi), dall’unità pastorale di Busto Garolfo e Olcella e dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha portato in quattro anni alla raccolta di oltre 78mila euro che hanno permesso di sostenere l’inserimento lavorativo temporaneo di 39 persone rimaste senza occupazione. «Il progetto è nato in uno dei momenti più acuti della difficile crisi economica che stiamo vivendo con l’intento di dare delle occasioni di sostegno alle famiglie», ricorda il parroco di Busto Garolfo don Ambrogio Colombo. «La risposta che abbiamo avuto è stata corale: un’intera comunità si è stretta attorno al progetto permettendo così di aiutare diverse famiglie. Non solo. L’iniziativa si è rivelata un modello che altre realtà hanno voluto seguire».
La Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha creduto fin da subito al progetto. «La nostra mission di banca del territorio ci ha spinti a diventare parte attiva in una iniziativa che non vede interventi di carattere assistenziale, ma sostiene le famiglie facendo leva sul principio della dignità della persona e della dignità del lavoro», afferma il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Roberto Scazzosi. «Il progetto è molto vicino alla nostra sensibilità; è nato e si è sviluppato sul territorio, dalla collaborazione di soggetti diversi accomunati dalle medesime finalità, e indirizzandosi alla nostra comunità in particolare a chi vive una situazione di difficoltà».
“Lavori in corso” è stato ideato per le persone che hanno perso il lavoro, disoccupati, in mobilità e che non hanno intrapreso percorsi di tirocinio con l’obiettivo di mettere a disposizione tirocini lavorativi e formativi. Il primo passo è stata la raccolta di fondi: la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha messo a disposizione un conto corrente dove sono stati convogliati i soldi del “Fondo di solidarietà per il Lavoro e le Famiglie” aperto dalla parrocchia e dal Comune per finanziare il progetto. Poi è stata avviata una vera e propria gara di solidarietà tra associazioni, aziende, enti e privati cittadini. 130 le persone che hanno partecipato ai bandi di selezione fatti dai Servizi sociali del Comune e dalle Acli; di queste, 39 hanno avuto accesso al progetto. Nella prima fase, che ha riguardato il periodo ottobre 2010 – agosto 2011, sono state coinvolte dieci persone: sei hanno avuto accesso a tirocini lavorativi, mentre quattro hanno seguito percorsi di orientamento e ricerca attiva del lavoro presso il consorzio sociale CS&L. Con la seconda edizione (da settembre 2011 ad agosto 2014) sono state coinvolte altre 29 persone: due tirocini lavorativi e due percorsi di orientamento e ricerca attiva del lavoro presso il Consorzio Sociale CS&L, 18 tirocini lavorativi alla cooperativa sociale Arcadia, cinque tirocini lavorativi presso la cooperativa sociale Jolly e due tirocini lavorativi nelle strutture parrocchiali. I tirocini lavorativi hanno avuto una durata media di circa tre mesi (con tutti i diritti dovuti: contributi previdenziali, assegni familiari, disoccupazione), mentre le ricerche attive una durata variabile a seconda del caso. I beneficiari sono stati prevalentemente over 50 che hanno effettivamente una maggiore difficoltà di ricollocamento lavorativo. Il 20% delle persone coinvolte ha avviato rapporti continuativi dopo l’esperienza del tirocinio lavorativo.Ora, a conclusione del quarto anno di attività, sono in corso le valutazioni per un rilancio del progetto perché le emergenze non sono finite, anzi, gli effetti della crisi continuano a farsi sentire e a colpire le famiglie.

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La disoccupazione è il problema numero uno nella maggior parte dei Paesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 agosto 2014

lavoratoriSecondo uno studio globale sulle sfide delle nazioni realizzato da GfK Verein, la disoccupazione è il primo motivo di preoccupazione per il 30% delle persone intervistate, seguita dal servizio sanitario e dalle politiche in materia di istruzione. Agli ultimi posti della lista delle sfide risultano corruzione, povertà e politica dei trasporti. GfK Verein è un’organizzazione no profit per la promozione delle ricerche di mercato.
Nel primo studio svolto su scala globale, la disoccupazione risulta essere la preoccupazione maggiore per un terzo delle persone intervistate. Si trova, infatti, in testa alla classifica in 11 dei 17 Paesi coinvolti nel sondaggio. Tale preoccupazione è più sentita in Spagna, dove è citata dal 74% degli intervistati, seguita dal 67% della Francia. In Italia, Polonia e Nigeria, almeno la metà della popolazione avverte la necessità di migliorare la situazione del mercato del lavoro.Il servizio sanitario risulta al secondo posto nella scala delle priorità: 17%. Per circa il 55% dei brasiliani questo è il problema più sentito, la sfida numero 1. Segue la Polonia con il 24%, la Nigeria,17%, e i Paesi Bassi, 16%. Invece, in Turchia e in Sud Africa (entrambi al 3%) risultano prioritari altri problemi.Le politiche in materia di istruzione occupano il terzo posto, nelle sfide globali, con il 13%, e rappresentano un problema particolarmente sentito in Nigeria (35%) e Brasile (32%). Anche il 24% degli svedesi desidera che venga migliorato e potenziato il settore educativo. Tuttavia, in più della metà dei Paesi sottoposti a sondaggio, meno del 10% della popolazione si preoccupa dell’istruzione; l’interesse è più basso in Polonia (3%), Italia e Paesi Bassi (entrambi al 4%).Nello studio “Sfide delle Nazioni”, il numero medio di problemi avvertiti come prioritari dai cittadini di ciascun Paese varia. Con una media di 3,6 risposte per persona, il Paese che esprime il maggior numero di preoccupazioni è la Nigeria. In Brasile, dove i cittadini menzionano in media 2,4 problemi, sono 3 i problemi avvertiti come prioritari da più del 30% degli intervistati. In tutti gli altri Paesi, un livello così alto di riconoscimento è riservato al massimo ad un argomento. Gli europei più critici sono i tedeschi e i francesi con una media di 2,6 e 2,5 problemi, rispettivamente.I Paesi con livelli di preoccupazione sotto media sono la Svizzera (1,7 sfide) e il Sud Africa (1,6), oltre alla Turchia e agli USA, ognuno con una media di 1,5 risposte per persona. La Svezia, che per tradizione è il Paese europeo – adesso anche mondiale – con meno problemi, mantiene immutato il dato minimo di 1,2 sfide.
Quest’anno, lo studio “Sfide delle Nazioni” include 17 Paesi del mondo – di cui sei nuovi: come negli studi precedenti, in Europa partecipano Germania, Francia, Italia, Spagna, Austria, Polonia, Gran Bretagna, Belgio, Russia, Paesi Bassi, e Svezia. Turchia e Svizzera compaiono quest’anno per la prima volta. Inoltre, il continente africano è rappresentato per la prima volta da Sud Africa e Nigeria, mentre il Nord e il Sud America sono rappresentati, rispettivamente, dagli USA e dal Brasile. Lo studio ha interessato un totale di 19.767 persone rappresentativi delle loro realtà. Le risposte esprimono le preoccupazioni in campo sociale, economico e politico di oltre un miliardo di persone. Al fine di offrire un punto di vista davvero globale, i risultati dei sondaggi dei singoli Paesi sono stati elaborati in forma ponderata, secondo la rispettiva proporzione della loro popolazione.
GfK Verein è nata nel 1934 come organizzazione no profit per la promozione delle ricerche di mercato. Ne fanno parte circa 600 aziende e persone. La missione di Verein è di sviluppare metodi innovativi di ricerca in stretta collaborazione con le istituzioni accademiche, al fine di promuovere la formazione e una migliore educazione dei ricercatori di mercato, al fine di osservare le strutture e le dinamiche in campo sociale, economico e politico che svolgono un ruolo chiave nei consumi privati, e di indagare sui loro effetti sui consumatori. I risultati del sondaggio sono disponibili per i soci gratuitamente. GfK Verein è azionista di GfK SE.
GfK rappresenta una fonte affidabile di informazioni sui mercati ed i consumatori, fornendo ai clienti l’opportunità di prendere decisioni motivate dai fatti. Oltre 13.000 esperti di ricerche di mercato mettono a vostra disposizione la loro passione e l’esperienza GfK nel campo della elaborazione e del trattamento dei dati. Questo consente a GfK di fornire informazioni di importanza critica su scala globale, associate a dati di intelligence sui mercati locali di oltre 100 paesi. Grazie all’uso di tecnologie innovative ed alla esperienza nel trattamento dei dati, GfK è in grado di tramutare i big data in informazioni e conoscenze, che consentono ai nostri clienti di ampliare il ventaglio delle scelte e la qualità dell’esperienza d’uso dei consumatori, e di migliorare quindi il loro vantaggio competitivo.

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Disoccupazione e investimenti

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2013

I dati provvisori forniti dall’Istat sulla disoccupazione registrata a Luglio – dichiara il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – confermano la gravità della situazione per il paese e l’esigenza di investire quanto prima in politiche per la crescita.
L’aumento dell’1,3% su base annua del livello della disoccupazione nazionale (oggi al 12%) – continua Tiso – indica con chiarezza che quanto fatto fino ad ora risulta del tutto insufficiente, e quindi il dovere di cambiare marcia e prospettiva.
Come organizzazione – prosegue Tiso – abbiamo sempre considerato necessario delineare degli obiettivi strategici e delle priorità, e rimaniamo convinti che il modo migliore per ripartire sia farlo dal mondo agricolo e dai giovani, oggi più che mai protagonisti involontari di una situazione indegna per un paese civile con un tasso di disoccupazione pari al 39,5% (+ 4,3% su base annuale). E’ poi chiaro – conclude Tiso – che manovre economiche che abbiamo al centro questi obiettivi debbano prevedere degli sforzi e degli investimenti importanti, ma non si può continuare a credere che navigando a vista riusciremo ad uscire dalla crisi.

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I deputati spingono i ministri UE ad adottare la Garanzia per i giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Il sistema della “Garanzia per i giovani”, disegnato affinché nessun giovane nell’UE rimanga senza un lavoro, un percorso d’istruzione o un tirocinio per più di quattro mesi, ha ricevuto il forte sostegno del Parlamento mercoledì. I deputati hanno votato una risoluzione che invita i ministri del lavoro dell’UE a trovare un accordo – entro febbraio – su una raccomandazione del Consiglio che preveda l’introduzione di questo sistema in tutti gli Stati membri.”Non cerchiamo di forzare la creazione di posti di lavoro, ma di mettere in moto degli strumenti che diano ai giovani una possibilità ed evitino di perdere una generazione”, ha detto la presidente della commissione occupazione Prevenche Berès (S&D, FR), nel dibattito di lunedì.L’obiettivo dei sistemi di “garanzia per i giovani”, si legge nella risoluzione, è assicurare a tutti i cittadini legalmente residenti nell’UE sotto i 25 anni di età e ai neolaureati under-30 una buona offerta di lavoro, un nuovo percorso di studi o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione.La risoluzione è stata adottata con 546 voti a favore, 96 contrari e 28 astensioni.Il Parlamento ha già richiesto due volte l’adozione di questi sistemi e sostiene fermamente la proposta della Commissione europea per una raccomandazione del Consiglio per introdurre questi sistemi in tutti gli Stati membri.
I sistemi di garanzia per i giovani, sostengono i deputati, dovrebbero poter accedere ai finanziamenti europei, in particolare al Fondo sociale europeo (FSE), su cui si dovrebbe quindi concentrare il 25% dei fondi strutturali dell’UE.
Il Parlamento richiede inoltre alla Commissione di aiutare quegli Stati membri in difficoltà economiche, affinché tutti possano adottare la garanzia.
La disoccupazione giovanile nell’UE ha raggiunto una media del 23,7% nel novembre 2012. In Italia, il tasso dello stesso mese era del 37,1%, mentre in Paesi come la Grecia e la Spagna supera il 50%.

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Maggiori finanziamenti UE per combattere la disoccupazione giovanile

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2012

Un “piano europeo d’investimenti” per creare nuova occupazione, ridistribuzione dei fondi strutturali e introduzione di una “garanzia europea per i giovani”, che offra loro la possibilità di un lavoro o un apprendistato dopo quattro mesi di disoccupazione, sono alcune delle proposte contenute in una risoluzione sulla disoccupazione giovanile in Europa adottata giovedì.All’inizio del 2011, la disoccupazione media nell’UE era pari al 10%, mentre quella giovanile era al 22,1%, rispetto al 14,7% del 2008. La risoluzione, redatta dal presidente della commissione affari sociali Pervenche Berès (S&D, FR), sottolinea che esistono forti differenze all’interno dell’Unione: si passa dal 10% di alcuni Stati membri, al 50% di quelli maggiormente colpiti dalla crisi.
Un piano europeo d’investimenti per creare lavoro
Nel testo adottato, i deputati appoggiano l’iniziativa “Opportunità per i giovani” presentata dalla Commissione, ma esprimono forti dubbi che “la portata delle azioni proposte sia proporzionata alla gravità dell’attuale crisi occupazionale sperimentata dai giovani in numerosi Stati membri”.Pertanto, i deputati propongono di lanciare un “piano europeo d’investimenti” per creare occupazione per i giovani.
Ridistribuire i fondi strutturali
Il 30 gennaio 2012, durante un Consiglio europeo, il presidente della Commissione Barroso ha annunciato che 82 miliardi di euro in fondi strutturali, sul totale di 347 per il periodo 2007-2013, non sono stati ancora distribuiti e potrebbero quindi essere riassegnati.I deputati chiedono alla Commissione di utilizzare una parte sostanziale di tali fondi per programmi occupazionali per giovani e di considerare la possibilità di aumentare la percentuale di sostegno comunitario per i progetti co-finanziati con i governi nazionali dei paesi con una disoccupazione giovanile più alta: Italia, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda.

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Sussidio di disoccupazione per i lavoratori autonomi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2012

Novità per l’Italia Il regolamento si concentra anche sulla situazione dei lavoratori autonomi transfrontalieri (un lavoratore che fa ritorno al suo paese natale almeno una volta la settimana) per quanto riguarda l’accesso alle prestazioni di disoccupazione. In Italia, un sussidio di disoccupazione per i lavoratori autonomi non è previsto. Tuttavia secondo il testo, un lavoratore autonomo che lavora in un paese dell’UE diverso da quello d’origine, dove paga i contributi necessari al sussidio di disoccupazione, e che ritorna nel proprio paese, dove un simile sostegno finanziario non è previsto, avrebbe il diritto a ricevere ugualmente il sussidio, pagato dall’ultimo paese dove ha esercitato la sua attività. Tale provvedimento si applicherebbe dunque all’Italia.
In seguito a una discussione che dura da oltre un anno, il 1° dicembre 2011 il Consiglio ha approvato, a maggioranza qualificata, un approccio generale per modificare i regolamenti 883/2004 e 987/2009. Il Parlamento ha incluso la posizione del Consiglio negli emendamenti approvati, al fine di ottenere un accordo in prima lettura.

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Europa e disoccupazione giovanile

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2012

EPP Summit 23 March 2006

EPP Summit 23 March 2006 (Photo credit: Wikipedia)

Roma Lunedì 16 aprile alle ore 15.30 presso la sede dell Ufficio d’Informazione in Italia del Parlamento europeo, Sala delle Bandiere, in via IV Novembre, 149, il Vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani e il Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli incontrano i giovani del Pdl per il dibattito #Occupyjob . L iniziativa, promossa dall associazione di giovani del Pdl Officina Futura, si inserisce nel ciclo di appuntamenti organizzati per affrontare la questione della disoccupazione giovanile in Italia e in Europa coinvolgendo gli attori principali: le Istituzioni ma soprattutto i giovani.
Nel corso dell incontro, infatti, saranno presentate dai rappresentanti delle Istituzioni comunitarie le ultime iniziative del Parlamento europeo e della Commissione europea. Sarà lanciata inoltre da parte dei giovani una petizione sui temi della formazione e dell occupazione. Parteciperà l avvocato Antonino Galletti, Consigliere dell Ordine degli Avvocati di Roma e Presidente dell Associazione forense Azione Legale, per un focus sul caso dei praticanti avvocati. Introduce: Tommaso Della Longa- giornalista. Intervengono: Annagrazia Calabria – Coordinatore Nazionale Giovane Italia, Carlo De Romanis Segretario generale dei Giovani del PPE, Antonio De Napoli Presidente Forum Nazionale dei Giovani, Jessica De Napoli e Holljwer Paolo dirigenti Officina Futura, Marco Cossu – Arcadia, Mauro Fantera – Eurota, Riccardo Iotti Giovane Italia, Daniele Sabatini Giovane Italia, Antonella Sberna Coordinatrice Giovane Italia Viterbo. Il convegno è accreditato presso l Ordine degli Avvocati di Roma.

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Aumenta la disoccupazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2011

Enrico Letta at the Trento 2009 Economics Fest...

Image via Wikipedia

“I dati pubblicati oggi sull’occupazione giovanile significano solo una cosa: le parole del governo sono un racconto fantascientifico della realtà. Non c’e corrispondenza alcuna tra quanto il nostro Presidente del Consiglio e i suoi ministri stanno descrivendo dentro e fuori dai confini nazionali e ciò che avviene nel mondo reale. L’andamento della disoccupazione giovanile, che spesso abbiamo denunciato come il primo tema su cui concentrare ogni sforzo, è emblematico dell’immobilismo totale di questi anni. È chiaro che fare riforme oggi non significa aumentare già da domani i posti di lavoro, ma stare fermi non fa che acuire i problemi. L’unica proposta del governo riguarda la libertà di licenziamento, che ci viene presentata come la panacea di tutti i mali e che neanche considera il fatto che se non si dà energia all’economia non c’è liberta di licenziamento che tenga per creare nuovi posti di lavoro. È urgente, invece, una riforma complessiva del mercato del lavoro che faciliti le nuove assunzioni solo se si completa la riforma del
welfare. Purtroppo, ogni azione concreta richiede autorevolezza e credibilità, capacità di analisi e di ascolto, serietà e sensibilità. Tutte caratteristiche che né il governo, né il suo Presidente, hanno da tempo”.Così Alessia Mosca, deputato del PD, segretario della Commissione Lavoro della Camera, e vicepresidente di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta

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Venezia: disoccupazione giovanile

Posted by fidest press agency su martedì, 13 settembre 2011

la disoccupazione.......

L’allarme disoccupazione giovanile che si registra a livello nazionale si riflette anche in provincia di Venezia: secondo le ultime stime della Confartigianato Provinciale, più di un giovane su 4 (28,1%) compreso nella fascia tra i 15 e 24 anni d’età è oggi senza lavoro e in cerca di un’occupazione; quello veneziano è il dato peggiore tra tutte le province venete (per il resto si va dall’11,4% di Belluno al 20,5% di Vicenza), a fronte di una media regionale del 19,1%.
La situazione migliora per gli under 35 (24-35 anni), che fa registrare un tasso di disoccupazione nel territorio pari al 7,4% (alle spalle Treviso, che segna un 7,9% e Padova che si assesta all’8,7%); un dato, in linea con la media regionale del 7,2%, in goni caso negativo, che impone una serie di riflessioni sull’incidenza che la crisi economica sta avendo sul mercato del lavoro per quanto riguarda le nuove generazioni.
“In un contesto caratterizzato da pesanti criticità nel lavoro giovanile, in particolare nella classe di età degli under 25, si registra il paradosso di un appeal in calo per gli indirizzi tecnico-professionali, ossia quelli che garantiscono maggiori sbocchi nel mondo lavorativo – afferma il presidente di Confartigianato Provinciale di Venezia Fabio Giacomello -. Questo si traduce in una crescente difficoltà nel reperire manodopera da parte delle aziende artigiane. Basti pensare che oggi è diventato estremamente difficile trovare giovani neodiplomati da formare, ad esempio, nel settore del legno e del mobile”.
Secondo i dati del Miur, infatti, per l’anno scolastico appena iniziato, a livello nazionale risulta un aumento degli iscritti nei licei (+3,0%) e negli istituti tecnici (+0,4%) a fronte di un calo degli iscritti negli istituti professionali (-3,4%).
Considerata la situazione difficile in cui si trovano i giovani anche in provincia di Venezia, l’apprendistato risulta oggi uno dei percorsi più efficaci per facilitare il loro ingresso in azienda.
“Nel biennio luglio 2008 – giugno 2010, Confartigianato Provinciale di Venezia, attraverso il proprio ente di formazione Con-Ser, ha attivato 49 corsi per un totale di 644 apprendisti artigiani formati – aggiunge Marco Nardin, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori della Confartigianato Provinciale di Venezia -. Siamo fortemente convinti che l’apprendistato rappresenti il principale strumento di inserimento lavorativo nelle imprese artigiane attraverso un percorso di formazione e lavoro. Infatti, nelle PMI, i contratti di apprendistato nel 70% dei casi si trasformano in assunzioni a tempo indeterminato. Inoltre l’apprendistato riconosce il valore educativo dell’impresa come luogo formativo e di trasmissione di saperi che proprio nell’artigianato trova le manifestazioni più qualificanti”.

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