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Posts Tagged ‘disparità’

Incontro con Thomas Casadei su “Diritto e (dis)parità”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Parma Giovedì 12 aprile, alle ore 15.30, nella Biblioteca dell’ex Istituto di Diritto Pubblico (via Università 12), si terrà il quinto incontro della Rassegna in tema di Democrazia paritaria organizzata dal CUG – Comitato Unico di Garanzia dell’Ateneo. Interverrà Thomas Casadei, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia, che presenterà il suo ultimo libro dal titolo Diritto e (dis)parità. Dalla discriminazione di genere alla democrazia paritaria (2017, Aracne). Introducono l’incontro e dialogano con l’autore Leonardo Marchettoni, Filosofo del Diritto e docente di Teoria Politica del Diritto e di Analisi delle Istituzioni Politiche all’Università di Parma, e Francesco De Vanna, Dottorando di Ricerca in Filosofia del Diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia.
L’opera di Casadei si articola sin dal titolo lungo l’asse del femminismo, di cui delinea i profili teorici e le declinazioni giuridiche fondamentali. Il volume mette in rilievo “antiche questioni e nuovi dilemmi” in particolare sul piano degli stereotipi, della cosiddetta “democrazia paritaria” e del discorso costituzionale contemporaneo, inserendo tali riflessioni nel comune orizzonte della teoria politica e della teoria giuridica, in riferimento tanto agli ordinamenti vigenti quanto ai linguaggi costituiti. Se l’immaginario giuridico è un universo simbolico – che veicola i discorsi e le istituzioni, riflette e al tempo stesso produce valori comuni – allora occorre riconoscere che esso è, ancora oggi, colonizzato da persistenti forme di dominio che replicano la “grammatica della disparità” e impediscono la realizzazione di un’autentica uguaglianza tra i sessi.
Thomas Casadei è Professore associato di Filosofia del Diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia. É componente della giunta del Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità istituito, nel 2016, presso l’ateneo emiliano. É membro del comitato di redazione di numerose riviste ed è autore di vari saggi e monografie, tra le quali si segnalano Tra ponti e rivoluzioni. Diritto, costituzioni, cittadinanza in Thomas Paine (2012, Giappichelli), Il sovversivismo dell’immanenza. Diritto, morale e politica in Michael Walzer (2012, Giuffré) e Il rovescio dei diritti. Razza, discriminazione, schiavitù (2016, Derive Approdi).

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Rai-referendum: due pesi e due misure

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

Rai: sede di romaIl presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ha presentato un esposto al’AgCom e un’interrogazione alla Commissione di Vigilanza Rai in merito al programma di RaiUno “La vita in diretta”.“Giovedì scorso 24 novembre – scrive il capogruppo azzurro – nel programma pomeridiano di RaiUno ‘La vita in diretta’ sono state ospiti, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la ministra Maria Elena Boschi e altri ospiti che in più occasioni si sono pubblicamente schierati per il Sì al referendum A pochi giorni dalla consultazione referendaria del prossimo 4 dicembre, complessivamente, nella puntata in questione sono stati dedicati oltre 30 minuti a queste figure molto note a favore delle ragioni del Sì, senza alcun contraddittorio, e senza alcuno spazio alle ragioni del No al referendum, come invece previsto dalle disposizioni di legge, secondo le quali deve essere sempre garantita l’imparzialità, l’obiettività, il pluralismo e la completezza dell’informazione.Apprendiamo inoltre che, nelle scorse settimane, il programma di RaiUno ‘L’Arena’, condotto da Massimo Giletti e in onda ogni domenica, avrebbe dovuto ospitare l’avvocatessa ed ex deputata Giulia Bongiorno, rappresentante della fondazione ‘Doppia difesa’, impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne. La partecipazione dell’avv. Bongiorno, inizialmente prevista insieme a Michelle Hunziker, co-fondatrice dell’associazione, è stata in un secondo momento ‘tagliata’, lasciando spazio unicamente all’intervista singola alla show girl Hunziker; la mancata partecipazione al programma veniva stabilita, contestualmente alla pubblicazione di un’intervista dell’avvocatessa Bongiorno, nella quale sosteneva pubblicamente le ragioni del No al referendum del 4 dicembre prossimo. Con un tempismo a dir poco sospetto la redazione del programma e il conduttore Massimo Giletti motivavano la scelta dicendo che lo spazio tolto all’avvocato Bongiorno – che comunque non avrebbe parlato di referendum – sarebbe invece stato dedicato alle ragioni del No; risulta incomprensibile e assolutamente non motivata, la differenza di trattamento riservata invece alla ministra Boschi, che pur non facendo alcun riferimento al referendum ha potuto esporre per più di mezz’ora, senza alcun contraddittorio, l’esclusivo punto di vista del governo, su diversi temi di attualità”.

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La questione meridionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

La prima domanda che mi pongo è: da quando tempo ne parliamo? E ancora: Se è stata materia di tanti studi, di numerose e dotte concioni, frutto di corpose pubblicazioni, di polemiche e di riflessioni critiche che non hanno solo attraversato le piazze ma sono entrate nei Palazzi, nelle aule parla-mentari e nei dibattiti privati, perché siamo ancora a parlarne? E se continuiamo a discuterne chi ci dice che tra dieci o venti o anche più anni altri dopo di noi riprenderanno questi stessi discorsi con la speranza di un rinnovamento che rimane tale e mai si acqueta?
La Sicilia, in questo contesto, e il “sicilia-nismo” di tale impostazione, assume un aspetto cruciale in quanto da quest’isola è partita la scintilla, è nata la grande speranza di un rinnovamento, la convinzione che la diversità degli stadi di sviluppo, delle due Italie, all’atto dell’unificazione politica avrebbe attenuato la disparità e sconfitte le cause del divario sia istituzionale e politico sia economico e sociale. Non è stato così, ovviamente, ma il tempo dell’attesa ha raggiunto, oramai, un punto critico, ai limiti della rottura, e non è possibile indugiare oltre. I siciliani sono rimasti troppo a lungo in attesa. Per quanto possa essere difficile stabilire l’inizio di questo disagio esistenziale di certo risale alla metà del XVIII secolo quando s’inserì nelle regioni meridionali la dinastia dei Borboni e il Villari ci ricorda che “cominciarono a porsi alla coscienza politica e civile i temi del rinnovamento del Mez-zogiorno”. Allora cominciò a svilupparsi, dalla crisi e dalla disgregazione del regime feudale, quel com-plesso di rapporti che costituirono la base e la premessa del contributo meridionale al compimento della rivoluzione nazionale e insieme il fondamento storico della questione meridionale.” Iniziarono i tempi del risveglio. Ricordo, tra i tanti, il genove-siano Domenico Caracciolo. Egli tentò d’inserire, nella vita siciliana, i germi della libertà partendo da uno studio sistematico dei più perfezionati sistemi economici in vigore nell’Europa continentale. Egli ebbe il merito, a detta di Falzone, di “far conoscere, al di fuori del breve cerchio degli uomini di cultura, problemi economici e sociali siciliani in maniera viva e penetrante, nonostante le difficoltà delle condizioni culturali.” Non fu, ovviamente, un caso isolato.
Ricordo, ad esempio, negli anni successivi, le indagini del Genovesi, del Filangieri del Galiani fino alle grandi e sistematiche inchieste del Galanti.
Fu, pertanto, costante oggetto di studio la condizione ambientale e geografica di quelle regioni che s’innestava nella ricerca delle cause del suo immobilismo agrario (latifondo) e delle conseguenti condizioni di vita. A questo riguardo vale per tutti il giudizio dato dal Saraceno sull’agricoltura meridionale all’atto dell’unificazione del Regno: “… Espres-sione principale e notoria delle province meridionali era la posizione dell’agricoltura, che si presentava pressoché come la sola fonte di reddito; (…) que-st’agricoltura era notevolmente più arretrata in confronto a quella della maggior parte degli stati italiani.” Tale notevole ristagno si registrò anche nelle attività economiche sia se connesse con la proprietà terriera sia con la produzione industriale e che tendeva, alla fine, con l’essere assimilata alle iniziative più tipicamente e limitatamente artigianali. “Un discorso a parte – rileva il Carrà – meriterebbe l’analisi della consistenza finanziaria e dell’aggravio fiscale del Regno”. La questione interessò a diverso livello alcuni fra i più grandi meridionalisti, dal Fran-chetti al Jacini, che si occuparono prevalentemente della inefficacia delle provvidenze finanziarie in pro dell’agricoltura e ancora al Fortunato e al Pantaleoni che posero l’accento sul carico tributario conside-rato del tutto sproporzionato alle entrate delle varie parti d’Italia. Per il lucano Nitti l’unità era stata fatta a scapito delle regioni meridionali e tanto che prima dell’unità il regno di Napoli era quello che dal punto di vista finanziario si trovava in condizioni migliori degli altri. Questa poco lungimirante azione fiscale del nuovo Regno, insieme all’acquisto dei beni già demaniali e ecclesiastici avevano praticamente esaurito le risorse economiche del Meridione proprio in un momento in cui per l’abolizione delle tariffe doganali e per l’esigenza di un’economia agraria concorrenziale, sarebbe stata necessaria, per tali ragioni, una larga erogazione di capitali di facile concessione e di sostenibile costo. “La verità – lo sottolinea uno statista e uomo di governo della levatura di un Nitti – è che l’Italia meridionale ha dato dal 1860 assai più di ogni parte d’Italia in rapporto alla sua ricchezza, che paga quanto non potrebbe pagare (…) che lo Stato ha speso per essa, per ogni cosa, assai meno.” Devo, quindi convenire, sul fatto, provato e ben documentato, che l’Unità d’Italia sia costata ai meridionali, e ai siciliani in particolare, più di quanto non si è verificato per le altre regioni italiane, compreso, ovviamente, il Piemonte e che, anzi, è stata la regione che ne ha tratto maggiori benefici. Questo sacrificio economico è stato ancora più grave per-ché il Meridione aveva un bisogno crescente di solidarietà e di contributi per crescere e prosperare. Si maturò, invece, un cinico calcolo teso a lasciare il degrado, a scoraggiare lo sviluppo, a umiliare lo spirito delle menti forti per una crescita culturale diffusa delle regioni che dall’unità d’Italia avrebbero potuto cogliere la magica occasione di riprendere il loro cammino sul solco delle antiche e nobili tradizioni. Allo scorno si aggiunse la beffa con il passaggio dal Regno alla Repubblica. Si fecero, indubbiamente, dei passi avanti ma molto pochi in specie se li compariamo a quelli compiuti dalle regioni del Nord e del Centro Italia. Sarebbe bastato negli anni della ricostruzione post-bellica degli anni ’50 potenziare la rete intermodale dei trasporti per via terra, marittima e aerea. Sarebbe bastato potenziare l’agricoltura per rendere i suoi prodotti sempre più competitivi sui mercati nazionali e internazionali. Sarebbe bastato sviluppare il turismo e a associarlo all’agriturismo e all’artigianato locale. Sarebbe ba-stato potenziare settori quali l’industria agro alimen-tare, casearia, vinicola e olearia. Sarebbero bastati più fatti e meno parole. Tutto questo privare il Meridione del suo progresso civile, economico e sociale oggi diventa ancora più amaro al cospetto di governi che si sono proclamati a più riprese sostenitori del meridionalismo, delle sue legittime aspettative e che hanno portato al governo delle massime cariche dello Stato, come a volerli indicare alla stregua di garanti, per poi servirsene da copertura per lasciare che i problemi rimanessero insoluti e con il tempo finissero con l’aggravarsi. Ma vi è anche un’altro aspetto da rilevare e che forse sfugge a una parte, almeno, dei siciliani. E’ che se la Sicilia, in particola-re e più in generale il Meridione, è cresciuta è un merito di coloro che vi abitano con i loro sacrifici e il sudore delle loro fatiche e che lo stato ha solo fatto da spettatore se non peggio con l’esosità delle varie gabelle fiscali. A Napoli direbbero: “cornuti e mazzia-ti”. Ora siamo qui per celebrare un altro rituale, l’ennesimo. Quella della protesta. Vorrei che non restasse solo un rituale e che attraverso questo messaggio si risvegliassero le coscienze, Non vogliamo essere una minoranza.
Non vorremmo essere catalogati come quelli che gridano al vento.
Non vogliamo essere definiti dei nostalgici o peggio.
Noi vorremmo che ai siciliani e ai meridionali restasse la consapevolezza di aver dato tanto e che è ora che lo stato riconoscesse i nostri crediti e facesse ammenda dei suoi errori. E che questo messaggio sia forte e chiaro a partire dai politici di estrazione meridionale. Vorrei che si capisse senza equivoci che “cà nisciuno è fesso” e la nostra pazienza non va scambiata con la stupidità e l’inge-nuità ma con la saggezza di un popolo antico e che sa rispettare la nobiltà e la dignità che ne derivano. E la strada, a questo punto, si traduce, a mio avviso, solo in un messaggio da trasmettere soprattutto ai giovani, dalle scuole alla società civile perché vi sono siciliani e meridionali in genere che ci condu-cono a piccole e grandi cose ma è importante che nelle piccole come nelle grandi cose si sappia trarre un grande insegnamento con la forza della ragione, con la costanza della fede, con l’animo affrancato dalle debolezze umane.
Viva la Sicilia e i siciliani. Viva il meridione e i Meridionali, viva l’Italia e che possa essere fatta di italiani con un solo campanile. (Riccardo Alfonso)

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Zainetti leggeri per gli studenti

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

E’ iniziata la scuola e guardare nei telegiornali quei poveri studenti, curvi sotto il pesante fardello dello zainetto colmo di libri, fa una certa impressione. Il Consiglio superiore di sanita’ ha raccomandato un limite di peso dello zaino del 10-15% del peso corporeo. Ovvio che i limiti dovrebbero rispettare gli standard  ma il povero studente magro-magro come fara’? Forse basterebbe dotare gli zainetti di rotelle, forse basterebbe obbligare ad un solo libro per banco, forse basterebbe…  Certamente una disparita’ sociale si evidenzia tra coloro che sono accompagnati a scuola in auto e quelli costretti ai 300 metri di tragitto con il carico sulle spalle. Piu’ interessante l’idea, che sosteniamo da tempo, di scaricare da Internet i libri di testo, tutti o in parte. Altrettanto semplice sarebbe avere in dotazione dei CD, che possono contenere interi testi scolastici e che tra l’altro pesano pochissimo: visionare o stampare a scuola o a casa la lezione del
giorno sarebbe semplicissimo, basterebbe un minimo di organizzazione. Le scuole potrebbero dotarsi di computer e i librai potrebbero vendere i CD-testo scolastico e trasformarsi in centri di stampa.  Insomma altre soluzioni,  piu’ avanzate, potrebbero essere messe in atto. Attenderemo, cosi’, il settembre 2011 per vedere l’ennesimo telegiornale che  riprende il povero e affardellato studente. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Spesa più cara al Sud

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2010

“L’indagine di Altroconsumo fa cadere un altro falso luogo comune sulla realtà del Mezzogiorno e invita tutti a comprendere quanto sia dura la vita in certi zone depresse del sud Italia” è il commento del deputato Americo Porfidia ai risultati dell’indagine Altroconsumo 2010 “Gli esiti della ricerca – continua Porfidia – capovolgono il luogo comune secondo il quale la spesa sarebbe più economica al sud rispetto al nord, facendo chiaramente vedere che i consumatori delle città del nord spendono mediamente meno rispetto a quelli del sud. In particolare si osserva che uno dei motivi di questa disparità è l’assenza nel Mezzogiorno di concorrenza tra catene e punti vendita, altra dannosa conseguenza della depressione economica e commerciale dei territori. Credo – conclude Porfidia – che i dati resi noti da Altroconusmo debbano far riflettere ancora una volta la classe politica, gli amministratori locali, gli osservatori sociali e i cittadini comuni sulla difficile realtà economica del Sud, ed invitano tutti ad impegnarsi per segnalare soluzioni, proporre iniziative che diano slancio e concrete possibilità di cambiamento”

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Il canale Rai HD non è disponibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2010

Nonostante l’informazione pubblicitaria sulle reti del gruppo Rai – dichiara Pietro Giordano Segretario Nazionale Adiconsum –  spiega che il canale HD è ricevibile in tutte le regioni Al Digital e via satellite sul bouquet TivùSat, il canale HD della Rai, che sta trasmettendo gratuitamente le partite dei Mondiali di Calcio in alta definizione, garantisce la visione terrestre solo nei territori con alta densità abitativa. Adiconsum, dopo aver ricevuto centinaia di lamentele, ha proceduto ad una verifica sul sito http://www.raiway.it, (il sito ufficiale della Rai per conoscere la reale copertura dei segnali televisivi digitali garantita dal servizio pubblico) e ha riscontrato la disparità di trattamento tra i cittadini residenti a Roma e Napoli e quelli che vivono nelle altre province. Il messaggio pubblicitario trasmesso dalla Rai è quindi inesatto e ingannevole. Adiconsum – prosegue Giordano – ha inviato una lettera ai presidenti dei Corecom Lazio e Campania chiedendo di verificare la reale copertura e l’uniformità trasmissiva dai ripetitori presenti nella Regione Lazio e Campania. Dalla ricerca fatta da Adiconsum, infatti, si è evidenziato che il problema non sussiste solo per il canale in alta definizione. La RAI, infatti, non trasmette gli stessi MUX in tutta la regione, creando disparità di visione fra i cittadini che così non  godono dei numerosi nuovi canali realizzati, in digitale, dal servizio pubblico. Per Adiconsum, non è inoltre comprensibile perché non si sia scelto di trasmettere i Mondiali in HD da un MUX diffuso su tutta la regione, penalizzando, provvisoriamente, qualche altro canale. Adiconsum ha chiesto ai Corecom di collaborare con l’associazione per fare chiarezza. Ci attendiamo, quindi, azioni concrete nei prossimi giorni.

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Asili nido comunali in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2010

297 euro al mese che, considerando 10 mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua a famiglia a circa 3.000€. Tanto costa mediamente in Italia mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale, fra difficoltà di accesso, alti costi e disparità economiche tra aree del Paese difficili da giustificare: in una provincia, la spesa mensile media per il tempo pieno può avere costi anche tre volte superiori rispetto ad un’altra provincia, e doppi tra province nell’ambito di una stessa regione.  Ad esempio, a Lecco la spesa per la retta mensile, di 572€, è più che tripla rispetto a Cosenza (110€) o Roma (146€) e più che doppia rispetto a Milano (232€). E ancora, in Liguria la retta più economica, in vigore a Savona (279€ mese per il tempo pieno) supera la più cara in Umbria (registrata a Perugia e pari a   271€, sempre per il tempo pieno). On line su http://www.cittadinanzattiva.it l’indagine completa, dalla quale si evince come dal 2006 ad oggi la situazione degli asili nido in Italia non sia particolarmente cambiata: il dato di fondo resta sempre l’enorme scarto esistente tra le esigenze delle famiglie e la reale possibilità di soddisfare tali esigenze. L’analisi, svolta dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.000€. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2007/08 e 2008/09) delle Amministrazioni comunali interessate all’indagine (tutti i capoluoghi di provincia). Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana. Preoccupa l’incremento medio delle tariffe: +1,4% rispetto al 2007/08, in linea con l’anno prima (+1,8%), dopo che nel 2006/07 si era registrato un +0,7% rispetto al 2005/06. In particolare, nel 2008/09, ben 34 città hanno ritoccato all’insù le rette di frequenza, e 7 capoluoghi registrano incrementi a due cifre: Oristano (+51%), Ragusa (+29%), Catania  (+20%), Viterbo (+18%), Trapani (+17%), Salerno (+14%), Pistoia (+11%). Rispetto ad un anno fa, gli aumenti medi principali si registrano al Sud (+3,2%) e al Centro (+2,7), a conferma di una  preoccupante tendenza da parte delle città del Centro-Sud ad uniformarsi ai valori delle tariffe del Nord Italia. Dall’analisi di dati in possesso al Ministero degli Interni e relativi al 2007, emerge che il numero degli asili nido comunali sia cresciuto solo del 2,4% rispetto al 2006 (nel 2006 l’incremento fu del 3,3% rispetto al 2005): in media il 25% dei richiedenti rimane in lista d’attesa, un anno fa erano il 23%. La percentuale sale al 27% se consideriamo solo i capoluoghi di provincia. Il poco edificante record va alla Campania con il 42% di bimbi in lista di attesa, seguita da Lazio (36%) e Umbria (35%). Calabria la regione più economica (120€), Lombardia la più costosa (402€). Nella top ten delle 10 città più care, tra quelle che offrono il servizio a tempo pieno, si confermano, rispetto al 2007/08, Lecco, Belluno, Bergamo, Mantova, Sondrio, Treviso,  Cuneo, Pordenone e Vicenza, mentre Udine subentra a Varese. Nella graduatoria delle 10 città meno care, prevalgono le realtà del Centro-Sud. In assoluto, la città più economica risulta Cosenza, seguita da Roma, Chieti e Reggio Calabria.

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Abolizione sgravio fiscale e i territori montani

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2010

“Il governo e la maggioranza sembrano volersi accanire ingiustamente nei confronti degli italiani che vivono in alcune zone montane e che vengono ancora una volta penalizzati, anziché essere sostenuti nelle loro scelte e condizioni di vita, che presentano oggettive criticità e, persino, disparità rispetto agli altri”. Con queste parole i parlamentari del Partito democratico, Franco Ceccuzzi e Susanna Cenni commentano il provvedimento in esame al Senato nel decreto legge “Milleproroghe” – in arrivo nei prossimi giorni alla Camera dei Deputati – che prevede, a partire dal 1 gennaio 2010, l’abolizione delle agevolazioni fiscali previste finora sul gpl e sul gasolio da riscaldamento nei territori montani dove manca una rete fissa di distribuzione del metano. “Dopo la Legge Finanziaria per il 2010 – continuano Ceccuzzi e Cenni – e il decreto legge Calderoli, che hanno imposto parametri altimetrici anacrostici e burocratici senza alcuna concertazione con gli enti locali e le popolazioni interessate, ecco i primi effetti dell’esproprio della montanità ai territori montani che lo sempre sono stati e sempre lo saranno. Né la Finanziaria né il decreto milleproroghe in corso di conversione al Senato prevedono, infatti, la conferma delle agevolazioni fiscali previste finora sul gpl e sul gasolio da riscaldamento nei territori montani dove manca una rete fissa di distribuzione del metano.““Lo sgravio fiscale per l’acquisto di gpl e gasolio, usati come alternativa al gas naturale nelle zone dove questo prodotto non ha una rete fissa di distribuzione – spiegano ancora i due parlamentari democratici – è stato introdotto nel 1999 tenendo conto dell’alta tassazione dei due prodotti rispetto ai livelli europei. Ora si mette a rischio un beneficio acquisito da un decennio da chi vive in aree fredde e marginali, come i territori montani. In provincia di Siena, saranno penalizzati soprattutto i cittadini di Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio che vivono nelle frazioni o nelle zone più isolate, che si troveranno a dover fare i conti con un aumento di circa 150 euro all’anno per un’abitazione di circa 100 metri quadrati. L’abolizione dello sgravio fiscale rappresenta anche un’ulteriore penalizzazione dopo l’esclusione di Abbadia San Salvatore dai Comuni montani perché, per quattro chilometri quadrati, meno del 75 per cento del territorio supera i 600 metri e non rispetta il parametro stabilito dal decreto legge Calderoli”. “Ancora una volta – concludono Ceccuzzi e Cenni – si penalizza la marginalità dei territori montani invece di venire incontro alle necessità reali della popolazione. I senatori del Pd hanno già presentato emendamenti al “Milleproroghe” per ottenere il mantenimento dell’agevolazione introdotta nel 1999 e se, malauguratamente, ce ne fosse ancora bisogno, lo faremo anche alla Camera. Inoltre, stiamo lavorando su una proposta di legge per rivedere i parametri dei Comuni montani, in stretta collaborazione con l’Uncem Toscana, l’ente che riunisce i Comuni, le Comunità e gli enti montani in Toscana. Occorre, infatti, riformulare il principio della montanità di un territorio non su criteri di altitudine ma di popolazione residente. Ad Abbadia San Salvatore, solo per fare un esempio, quasi tutta la popolazione vive sopra gli 800 metri ed è assurdo pensare che alcune zone disabitate, comprese nel territorio comunale ma ad altitudini inferiori, possano privare l’intera comunità di incentivi ed agevolazioni fiscali”.

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Quote latte

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2009

Torino. L’annosa questione delle quote latte ed i provvedimenti emanati nei mesi scorsi dal Governo sono riapprodati in Consiglio Provinciale. L’assemblea ha discusso un ordine del giorno, illustrato dalla Consigliera Silvia Fregolent (PD) e predisposto dall’Assessorato all’Agricoltura e Montagna di concerto con le associazioni agricole, con il quale si chiede al Parlamento lo stralcio dell’articolo 18 del Decreto Legge 135 del 25 settembre 2009, per una manifesta disparità di trattamento tra produttori. A Camera e Senato il Consiglio Provinciale chiede inoltre di impegnare il Governo a disporre la puntuale e tempestiva applicazione della legge 33 del 2009, nella parte in cui prevede la revoca delle quote assegnate ai produttori che non hanno provveduto a regolarizzare la propria posizione debitoria. L’ordine del giorno chiede infine al Parlamento una sollecita applicazione delle misure a favore del settore lattiero-caseario deliberate recentemente dalla Commissione Europea. Il documento approvato in serata dall’assemblea di piazza Castello è inoltre rivolto al Governo e all’A.G.E.A. affinché sollecitino la Commissione Europea a disporre la ripartizione dell’importo relativo alla sesta rata, in scadenza a fine anno, sulle 8 rate rimanenti. Infine il Consiglio Provinciale chiede alla Regione Piemonte di attivare tutte le iniziative utili al raggiungimento di un accordo sul  prezzo del latte alla stalla.

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Percorsi di carriera tra donne e uomini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2009

Monaco di Baviera, Il talento, da solo, non determina il livello di carriera che ciascuno raggiungerà. Il sesso della persona ed il settore sono fattori determinanti per quanto riguarda la velocità della scalata di un dirigente: è quanto dimostra un’analisi condotta tra gli oltre 1.000.000 iscritti ad Experteer Italia, il network d’eccellenza per i Professionisti europei ( http://www.experteer.it ). A parità di livello di carriera, le donne sono in media due anni e mezzo più giovani rispetto agli uomini. Una ragione è certamente rintracciabile nel servizio militare, che gli uomini sono stati obbligati ad assolvere. Inoltre, le donne ottengono posizioni di leadership sul posto di lavoro più rapidamente rispetto ai loro colleghi uomini. Per quanto riguarda la progressione di carriera, la differenza d’età tra i sessi cresce, in proporzione, di un ulteriore anno: si arriva ad una disparità maggiore a tre anni per il livello”Managing director di una PMI”.  A parità di livello di carriera, anche il settore determina la differenza d’età tra uomini e donne: la disparità risulta marcata, ad esempio, nel settore medico. Qui, la disparità d’età per il livello di carriera “Senior Manager / Direttore di funzione” arriva a quasi sette anni. Nell’insegnamento e nella ricerca, le donne che ricoprono ruoli di Manager / Team Leader sono in media nove anni più giovani rispetto ai loro colleghi di sesso maschile.  La differenza d’età tra uomini e donne cresce con il livello di carriera.  Questo vantaggio rispetto agli uomini non ha però un riflesso sulle retribuzioni, che sono simili per i due sessi ad inizio carriera, per poi crescere con un tasso maggiore per gli uomini. La crescita della differenza di retribuzione tra uomini e donne è largamente a favore degli uomini. Se le donne, all’inizio della propria vita professionale, guadagnano in media l’1,2% l’anno in meno rispetto agli uomini, a livello di Managing Director di piccola o media impresa la differenza riscontrata arriva al 17%. In media, la differenza di retribuzione tra donne e uomini iscritti ad Experteer è pari al 15%.  Experteer ha analizzato in modo discreto i dati forniti dagli oltre 1.000.000 iscritti al sito web italiano, per quanto riguarda età, livello di carriera, esperienza professionale e retribuzione, con focus sui livelli di carriera “Neolaureato / Trainee”, “Specialist”, “Senior Specialist / Project Manager”, “Manager / Team Leader”, “Senior Manager / Direttore di funzione”, “Direttore di divisione” e “Managing director di una PMI”.
Experteer, il network d’eccellenza per i Professionisti europei, offre oltre 50.000 offerte di lavoro retribuite a partire da 50.000 Euro annui, ed una rete di oltre 5.000 Head hunter selezionati. Si tratta di un servizio premium, rivolto a Professionisti con esperienza, che desiderino una svolta per la propria carriera, o semplicemente avere sotto controllo il mercato del lavoro ed il valore della loro figura professionale. Le inserzioni vengono selezionate da un team di analisti, che effettuano ricerche sul mercato del lavoro, classificano le posizioni ricercate ed applicano un Benchmark Retributivo. Il sistema di Career Matching di Experteer aggiorna ciascuno degli oltre un milione di iscritti in Europa e nel mondo riguardo alle posizioni aperte, pubblicate sulla piattaforma, corrispondenti alle loro qualifiche, esperienza ed obiettivi di carriera, ivi incluse opportunità in nuovi settori, funzioni e livelli di carriera. In quanto career service online, Experteer offre anche agli Head hunter la possibilità di pubblicare gratuitamente inserzioni e di far parte di un network di valore.  Experteer è stato fondato nel luglio 2005 da Holtzbrinck Ventures GmbH, una sussidiaria del Gruppo Editoriale Georg von Holtzbrinck ed ha sede a Monaco di Baviera.

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Discriminatoria la norma anti-precari

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2009

“La cosiddetta norma antiprecari, introdotta all’art.21 della decreto 112 della scorsa estate, che rappresentava una sorta di escamotage per esorcizzare l’ipotesi di assorbimento obbligatorio dei precari delle Poste, che  risultavano vincitori di causa contro il datore di lavoro, ha rappresentato uno scacco grave verso il mondo del precariato all’interno delle società partecipate e l’approdo a questa sentenza rappresenta un segnale di attenzione e di sobrietà verso il mondo dei lavoratori precari e soprattutto verso coloro che nelle opportune sedi hanno sollecitato un repentino cambiamento di rotta nella normativa a riguardo”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, membro della Commissione lavoro alla Camera. “l’articolo 21 modificava la disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato, -continua –  introducendo un’evidente disparità tra lavoratori, visto che casi simili venivano trattati in maniera difforme semplicemente in base alla data di presentazione del ricorso o alla velocità con la quale il giudice competente definiva la causa. Ho provveduto ad evidenziare nelle opportune sedi questa criticità, con un emendamento allo stesso decreto e con un ordine del giorno che è stato approvato dal Governo e che lo impegnava a tenere in dovuta considerazione l’ipotesi di introdurre in successivi provvedimenti la facoltà delle parti, rappresentanti dei lavoratori e datori di lavoro, di sottoscrivere accordi migliorativi che rendessero possibile la stabilizzazione del personale dipendente assunto con contratto a tempo determinato”. “Con la sentenza della Consulta – rilancia – che ha dichiarato discriminatoria la norma, arriva un segnale chiaro al Governo e all’intero impianto delle relazioni industriali e sindacali, che non devono essere più materia di interventi normativi affrettati e per certi aspetti mal indirizzati”. “La stabilizzazione del personale flessibile deve essere una priorità per le società partecipate e per la stessa pubblica amministrazione – conclude Di Biagio – ragion per cui ho inteso intervenire sul decreto anticrisi affinché le amministrazioni pubbliche predispongano, in accordo con le organizzazioni sindacali, nell’ambito della programmazione triennale dei fabbisogni, provvedimenti che consentano la progressiva stabilizzazione dei personale in servizio con contratto a tempo determinato. E’tempo di dare un segnale chiaro e di superare quelle barriere discriminatorie che di tanto in tanto si elevano nel nostro ordinamento e che sviliscono la possibilità di una corretta e completa integrazione dei dipendenti dello stato”.

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