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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘disperazione’

Immigrati e volontariato

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

andrea-causin“La circolare del ministro Alfano non è un atto di imperio ma nasce dalla proficua collaborazione tra enti locali e mondo associazionistico. E’ una circolare giusta e sacrosanta, che nasce dall’esperienza diretta e dalle esigenze di chi, si occupa, a vario titolo dell’accoglienza dei profughi. Non solo. E’ su base volontaria e gratuita, ma nel pieno rispetto dei diritti degli immigrati che prestano la loro opera. E’ davvero inaccettabile, dunque, la bagarre messa in scena da chi magari non ha mai visitato un centro di accoglienza, ma si è preso la briga di scomodare paroloni quali neo-schiavismo da strillare in campagna elettorale” lo dichiara, in una nota, Andrea Causin, deputato di Area Popolare (Ncd – Udc).
“Chi ha avviato già il progetto riconosce che l’attività di volontariato non umilia gli immigrati, ma li aiuta di inserirsi nella comunità che li accoglie, aiutando al tempo stesso la comunità ad abbattere il muro di pregiudizi su cui certa politica campa. I veri schiavisti e scafisti sono quelli che lucrano sulla disperazione” conclude.

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UNICEF: 15 milioni di bambini coinvolti in gravi conflitti

Posted by fidest press agency su martedì, 9 dicembre 2014

Giacomo_Guerra_UnicefBen 15 milioni di bambini sono stati coinvolti in conflitti violenti in Repubblica Centrafricana, Iraq, Sud Sudan, Stato della Palestina, Siria e Ucraina – compresi tutti i bambini sfollati interni o che vivono come rifugiati. A livello globale, 230 milioni di bambini attualmente vivono in paesi e aree colpite da conflitti armati.
Secondo l’UNICEF il 2014 è stato un anno di orrore, paura e disperazione per milioni di bambini, a causa del peggioramento dei conflitti in tutto il mondo che li ha esposti a violenze estreme e alle loro conseguenze, reclutati con la forza e individuati deliberatamente come obiettivi da gruppi combattenti. Già molte crisi non catturano più l’attenzione del mondo: ha dichiarato l’UNICEF.
“Questo è stato un anno devastante per milioni di bambini”, ha detto Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “I bambini sono stati uccisi mentre erano nelle loro classi a studiare, mentre dormivano nei loro letti. Sono rimasti orfani, sono stati rapiti, torturati, reclutati, violentati e perfino venduti come schiavi. Mai nella storia recente così tanti bambini sono stati soggetti a brutalità così orribili.”
Nel 2014, centinaia di bambini sono stati rapiti dalle loro scuole o mentre erano sulla strada per andare scuola. Decine di migliaia sono stati reclutati o usati da forze o gruppi armati. Gli attacchi alle scuole e alle strutture sanitarie e l’uso delle scuole come obiettivi militari è aumentato in molte zone. Altri dati:
– Nella Repubblica Centrafricana: 2,3 milioni di bambini sono stati coinvolti da conflitti, fino a 10.000 bambini si ritiene siano stati reclutati da gruppi armati nell’ultimo anno e più di 439 bambini sono stati uccisi o mutilati – 3 volte di più rispetto al 2013.
-A Gaza: 54.000 bambini sono rimasti senza casa in seguito a 50 giorni di conflitto durante l’estate che hanno visto 538 bambini uccisi e più di 3.370 feriti.
– In Siria: più di 7,3 milioni sono i bambini colpiti dal conflitto compresi 1,7 milioni di bambini rifugiati, le Nazioni Unite hanno verificato almeno 35 attacchi a scuole nei primi nove mesi dell’anno, durante i quali 105 bambini sono stati uccisi e altri 300 sono stati feriti. In Iraq: dove si stima che 2,7 milioni di bambini sono stati colpiti dal conflitto, almeno 700 bambini hanno subito amputazioni, sono stati uccisi o ammazzati per esecuzione quest’anno. In entrambi i paesi, i bambini sono stati vittime, testimoni e anche perpetratori di violenze brutali e estreme sempre crescenti.
-In Sud Sudan: si stima che 235.000 bambini sotto i 5 anni soffrano di malnutrizione acuta grave. Quasi 750.000 bambini sono sfollati e più di 320.000 vivono come rifugiati. Secondo i dati delle Nazioni Unite, quest’anno più di 600 bambini sono stati uccisi e oltre 200 hanno subito amputazioni, circa 12.000 bambini sono utilizzati da gruppi e forze armati. Il numero totale delle crisi nel 2014 indica che molte sono state dimenticate velocemente o hanno ricevuto poca attenzione. Le crisi che si sono protratte in paesi come Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Pakistan, Somalia, Sudan e Yemen hanno continuato a mietere ancora più giovani vite. Nell’affrontare accessi umanitari ristretti, condizioni di insicurezza e sfide nei finanziamenti, le organizzazioni umanitarie, compreso l’UNICEF, hanno lavorato insieme per garantire assistenza salvavita e altri servizi come istruzione e supporto psicologico per aiutare i bambini a crescere in alcuni dei luoghi più pericolosi della terr:
– Nella Repubblica Centrafricana: appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno, inizierà una campagna per portare a scuola 662.000 bambini,.
– Circa 68 milioni di dosi di vaccini contro la polio sono stati consegnati nei paesi del Medio Oriente per contenere lo scoppio di polio in Iraq e Siria.
-In Sud Sudan: più di 70.000 bambini sono stati curati per malnutrizione acuta.Quest’anno lo scoppio dell’Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone che ha lasciato migliaia di bambini orfani e altri 5 milioni che non frequentano più le scuole. Nei paesi colpiti dall’Ebola, si lavora per combattere il virus nelle comunità locali attraverso il sostegno alle comunità nei centri sanitari e nelle Unità per il trattamento dell’Ebola. Con la formazione degli operatori sanitari e le campagne per la condivisione di informazioni per ridurre i rischi di trasmissione; e attraverso il sostegno dei bambini orfani a causa dell’Ebola.“E’ tristemente ironico che in questo 25° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia, in cui abbiamo celebrato i progressi per i bambini a livello globale, i diritti di molti altri milioni di bambini sono stati brutalmente violati”, ha continuato Lake.
“Le violenze e i traumi non danneggiano solo ogni bambino – minano la forza della società. Il mondo può e deve fare di più per rendere il 2015 un anno migliore per i bambini. Ogni bambino che cresce forte, sano, in salute e istruito, è un bambino che può dare un contributo positivo al suo futuro, alla sua famiglia, alla comunità, alla nazione e al nostro futuro comune”.

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La disperazione dilaga in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2012

Dopo i suicidi, reni in vendita per pagare i debiti. E’ una 55enne toscana, madre di due figli l’autrice dell’inserzione choc che confessa di avere 65.000 euro di debiti con l’agenzia di recupero crediti Equitalia.
Il dramma della disperazione non si riversa solo nell’infinita serie di suicidi che negli ultimi mesi sta riempiendo le cronache dei giornali italiani. C’è addirittura chi arriva a mettere in vendita il proprio rene per non annegare tra i debiti. E una 55enne toscana, separata e madre di due figli di cui uno piccolo l’autrice dell’inserzione che confessa di avere 65.000 euro di debiti con l’agenzia di recupero crediti Equitalia.
Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti il tragico baratto dettato dalla precaria situazione finanziaria della donna è un dramma che deve scuotere le coscienze. La popolazione vessata dalla povertà si trova ora costretta a pensare di vendere i propri reni per fronteggiare i debiti, questo è il triste scenario in cui versa l’Italia.

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Altro sangue italiano in Afghanistan

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2011

Lettera al direttore. Alla volte rimango incantata dalle parole piene di umanità, sincere, senza la minima ombra d’ipocrisia, dei nostri uomini politici. L’originalità delle espressioni è prova della spontaneità. Un cecchino ha ucciso una bravissima persona, un militare italiano, in Afghanistan, e i nostri politici hanno manifestato tutto il loro dolore. Giorgio Napolitano ha appreso “con profonda commozione”. Berlusconi ha “appreso con dolore”. Gianfranco Fini non solo con  “dolore” ma anche con “preoccupazione”. Schifani parla di “una pagina dolorosa per l’Italia”. Tutti molto vicini alla disperazione della famiglia della persona uccisa. Nessuno ovviamente pensa all’unico modo per  evitare che altro sangue italiano venga versato in terra straniera. Ed è giustissimo. Bisogna prima stanare uno per uno i terroristi che si nascondono in Afghanistan, altrimenti quelli vengono in Italia e fanno saltare le nostre case e le nostre chiese.  E poi bisogna che in quel paese martoriato si instauri la democrazia. Altri militari, altre brave persone italiane saranno uccise, ma è il prezzo da pagare sino a che in Afghanistan non ci sarà la pace. Solo allora i soldati torneranno, quando le donne, se lo vorranno, getteranno il burka alle ortiche, quando gli uomini le rispetteranno, affidando magari proprio a loro il governo del paese, quando non si coltiverà più l’oppio, quando…Solo allora i soldati italiani torneranno. Bisogna aspettare. Ci vuole pazienza. Tanta pazienza. Oppure torneranno non appena sarà Obama, il premio Nobel per la pace, a decidere di ritirare i marines? (Veronica Tussi)

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Emergenza casa. Disperazione a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2010

Roma 8/3/2010. Ieri mattina alcune decine di famiglie hanno tentato di occupare la fabbrica dismessa dell’Ossidal in via di Tor Tre Teste. L’iniziativa generata dal bisogno disperata di avere un tetto sulla testa ha prodotto momenti di tensione con i carabinieri intervenuti sul luogo. Rappresentanti dei movimenti per il diritto all’abitare, avvisati dell’accaduto e preoccupati anche per la vicinanza con l’occupazione “Metropoliz” in via Prenestina 913, sono intervenuti per verificare cosa stava avvenendo. Dopo aver ascoltato anche la voce delle famiglie occupanti, hanno avviato una mediazione utile ad uscire dalla brutta situazione creatasi. Convinti che l’iniziativa presa dai nuclei occupanti derivi solo dalla drammatica situazione alloggiativa esistente a Roma e che le tensioni che si generano vanno risolte con risposte all’altezza dell’emergenza esistente, i movimenti hanno invitato gli uomini e le donne con i loro bambini, a desistere dall’iniziativa oramai compromessa. Successivamente, la fabbrica è stata liberata dagli occupanti e molti di loro sono stati accolti nel percorso di lotta dei movimenti per il diritto all’abitare. È chiaro che l’emergenza continuerà a produrre conflitti e giornate come questa, dentro una crisi profonda che genera disperazione e iniziative che travalicano l’attivismo degli stessi movimenti. Solo soluzioni vere con politiche abitative pubbliche autorevoli e decisive, possono produrre il salto di qualità che fino ad oggi non è dato vedere. I movimenti intendono, dopo le mobilitazioni che hanno modificato il piano casa del comune, dare visibilità massima all’emergenza abitativa e proseguire a denunciare gli stabili abbandonati e non utilizzati.

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“Stalking quando la relazione diventa molesta”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2010

“Uscire dall’angolo, uscire dall’ottica del ‘non ne verrò mai fuori, meglio sopportare e sperare che le cose non peggiorino’, riprendersi la propria libertà, riprendersi la propria vita, spezzando le catene della paura, della vergogna, della disperazione. Ogni singola donna d’Italia deve sapere di non essere sola. Anche nelle circostanze più difficili il senso di solitudine, che è la forza dei persecutori dei più deboli, è spazzato dalla vicinanza forte e concreta degli uomini e delle donne della Polizia di Stato”. Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – Sindacato Indipendente di Polizia -, descrive il messaggio rivolto alla cittadinanza a proposito dello stalking e del modo di affrontare le situazioni che la nuova fattispecie di reato ricomprende.  E’ necessario rovesciare l’ottica assurda in base alla quale è una donna maltrattata, perseguitata, braccata che deve sentirsi una specie di rifiuto, che deve nascondersi, che deve fuggire. In verità, è chi molesta, chi picchia, chi perseguita, chi vuole dominare la vita degli altri con bestiale brutalità o con sottile snervante crudele pressione psicologica che deve sapere di essere una vergogna per la società, che deve nascondersi, scappare, sperare che nessuno lo noti, avere paura. Le donne e tutte le persone più deboli nell’ottica dei loro carnefici, devono sfoderare la propria forza che, nei fatti, si manifesta con l’ingresso in scena di chi ha votato la propria esistenza alla difesa degli altri. Servire lo Stato vuol dire servire i cittadini, servire le donne e tutti quelli che hanno bisogno di un mezzo per riaffermare e far rispettare i proprio diritti. Chi ha paura della violenza ingiusta – conclude Maccari – deve solo aiutarci ad aiutarlo”

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Raffica di licenziamenti nel Lazio

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2010

I numeri dell’Istat parlano da sé e non sono incoraggianti. In un anno sono 10 mila i posti fissi persi nel Lazio e a farne le spese sono per lo più madri lavoratrici e giovani. “Il problema della disoccupazione interessa tutta l’Italia e, quando il governo sostiene che il nostro Paese ha superato la crisi, affronta con troppa leggerezza un tasto dolente che sta portando alla disperazione troppe persone”. Sono queste le parole del vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori, Oscar Tortosa, che lamenta una mancanza d’azione da parte del governo sulle politiche che incentivino l’occupazione. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, nel terzo trimestre del 2009, a livello regionale, l’occupazione femminile è calata di 1,3 punti percentuali rispetto al 2008 e, nello stesso periodo, sono andati persi 21 mila contratti `atipici´ tra co.co.co e contratti a termine. Una situazione drammatica che non lascia prevedere scenari futuri migliori. “Credo che la riflessione vada fatta anche alla luce dei dati ribaditi dal segretario regionale della Cgil circa i 79.756 lavoratori  finiti in cassa integrazione nel solo Lazio – continua l’esponente del partito guidano da Antonio Di Pietro -. In vista delle regionali si parla di alcuni temi, come la sanità, mettendo in secondo piano altri di maggior importanza, quali la disoccupazione, il precariato, il potere di acquisto sempre più basso e le pensioni. Chi dovrebbe lavorare per il bene degli italiani sembra invece voler solo imbonire il proprio operato e tessere le proprie lodi”. Un esercito di disoccupati dunque, in cui spicca negativamente il gentil sesso. Non solo per il tasso di occupazione più bassa, ma per la remunerazione: le lavoratrici laureate sono retribuite mediamente 7,1 euro all’ora rispetto agli 8 dei maschi. “Ormai in una coppia è necessario che entrambi lavorino. Bisogna rilanciare l’occupazione femminile e riflettere seriamente su politiche per il lavoro che diano un concreto aiuto ai ragazzi – conclude Tortosa -. Il governo dovrebbe essere più onesto con se stesso e con i cittadini, parlando in maniera più lucida della realtà. I problemi ci sono e vanno affrontati”.

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