Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘dispersi’

Indonesia: disastri naturali

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2010

Cresce la preoccupazione per le conseguenze dei disastri naturali che si stanno abbattendo sull’Indonesia. Al terremoto di magnitudo 7.7 scatenatosi lunedì sera al largo dell’isola di Sumatra ha fatto seguito un maremoto nelle isole Mentaway, nella parte occidentale dell’arcipelago indonesiano. Ad oggi si stimano oltre 150 vittime e almeno 400 dispersi.  A duemila chilometri di distanza, intanto, nella parte orientale dell’isola di Giava, il vulcano Merapi ha cominciato a eruttare liberando gas e lapilli che hanno già causato circa 30 vittime. Desta preoccupazione la possibilità di un’eruzione molto più violenta, che metterebbe a rischio un’area abitata da oltre 1 milione di persone.  AGIRE in questa fase monitora l’evolversi della situazione nel paese, pronta ad intervenire con un appello congiunto delle organizzazioni non governative associate qualora l’ulteriore aggravarsi della situazione lo richiedesse.

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Cile: la terra continua a tremare

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Santiago. A 30 ore di distanza dalla prima scossa (magnitudo 8,8 della scala Richter) e da quelle che sono seguite si profila con maggiore evidenza il dramma che ha colpito le popolazioni dell’area. Il numero dei morti continua a salire, siamo già a 200, mentre i dispersi e i feriti sono diventati migliaia. Da un edificio di 14 piani crollato, nella città di Concepcion, risultano imprigionate tra le macerie non meno di 150 persone, ma non è, purtroppo, il solo. Si ripetono le scene di disperazione, il febbrile lavoro dei soccorritori, l’ansia di salvare chi non è riuscito a sottrarsi al crollo della propria casa e al bisogno di aiuto di chi vaga per le strade dissestate in preda al panico. Vi è anche un problema di sicurezza e di ordine pubblico. E’ stato appurato che dalla prigione di Chillan duecento detenuti sono fuggiti dopo il crollo del muro di recinzione. Ora il pericolo viene pure dal mare ed è allarme tsunami. Ha fatto già le prime vittime nell’arcipelago di Juan Fernandez a 670 Km di distanza dalle coste cilene. Si teme un’onda anomala di notevoli proporzioni che possa riversarsi lungo tutto il tratto di costa americana che si affaccia nel Pacifico. Si calcola che siano non meno di 53 gli stati coinvolti e tra questi le Hawaii che già nelle prossime ore attende onde alte circa tre metri. Intanto le città costiere di Talcahuano e dell’Isola di Pasqua sono state già parzialmente evacuate. Ma lo stato di allerta non si abbassa nemmeno per altre località più distanti quali l’Alaska, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda il Giappone. Nel frattempo si pensa agli italiani che vivono in Cile e la cui comunità è alquanto consistente (sono in cinquantamila dei quali non meno di 500 si trovano nell’epicentro del terremoto). Dai primi rapporti dell’ambasciata e da quando riferisce il capo dell’unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, non si segnalano vittime. Precedenti:https://fidest.wordpress.com/2010/02/27/terremoto-in-cile/

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Emergenza Haiti e Sostegno a distanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2010

La Gabbianella – coordinamento per il sostegno a distanza – onlus conferma la propria solidarietà  alle associazioni specializzate nella gestione delle emergenze e a quelle che da anni sono presenti ad Haiti  e che operano in sinergia con Governi e Organismi internazionali. In questo tragico momento nel quale i mezzi d’informazione ci dicono quanti sono i morti, i dispersi, i bambini rimasti orfani, i danni materiali,  é indispensabile  intervenire immediatamente con fondi per garantire  la sopravvivenza di tutti. Il Sostegno a Distanza, diversamente dalle  comuni attività di  raccolta fondi, è una forma  di solidarietà che permette al cittadino solidale  di seguire  i vantaggi che il proprio contributo economico continuativo nel tempo determina nella vita dei destinatari,soprattutto bambini, che in alternativa all’adozione internazionale, possono rimanere a vivere nel proprio paese. La Gabbianella ritiene  strumentale   l’utilizzo  del termine “Sostegno a Distanza” per giustificare  una raccolta fondi per la gestione delle emergenze.  Il Sostegno a distanza  sarà lo strumento di solidarietà che, non appena superata l’attuale emergenza,  garantirà ai sopravvissuti il sostegno negli anni a venire, cosa che già si è verificata in occasione della tragedia dello tsunami del 2004.

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Omaggio ai Caduti e Dispersi in Russia

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2009

UNIRR.stemmaMADONNA DEL DONParma 8 Novembre Cimitero della Villetta. Il ritrovo organizzato dall’Unirr, è fissato all’ingresso principale per raggiungere insieme la Lapide  posta nel Reparto B (Militari e Caduti) che, alle ore 10,00, verrà benedetta da Don Cagna. Alle ore 11,00 presso l’Oratorio di San Gregorio Magno nel Cimitero della Villetta  Padre Vittorio Schiavetta celebrerà la S.Messa in suffragio di tutti i Caduti e Dispersi.

Il 22 giugno del 1941 le Armate hitleriane irrompono in territorio sovietico ed avanzano rapidamente distruggendo una dopo l’altra imponenti forze russe. Viene allestito in tutta fretta un Corpo di Spedizione composto dalle due Divisioni di Fanteria Torino e Pasubio, dalla Divisione Celere (formata da Bersaglieri e da Cavalleria) e dalla Legione Camicie Nere Tagliamento.  Tale forza, che assume il nome di CSIR, è posta al comando del Generale Giovanni Messe e conta 60.000 uomini, 160 cannoni, 5.500 automezzi, 4.600 quadrupedi e copertura aerea assicurata da 51 caccia, 22 ricognitori e 10 bombardieri. Lo CSIR parte dall’Italia alla fine di luglio 1941.  A partire dal giugno 1942 viene inviato in Russia il 2° Corpo d’Armata con le Divisioni di Fanteria Cosseria, Ravenna e Sforzesca. Tre Legioni di C. Nere (Montebello, Leonessa e Valle Scrivia) sono messe a disposizione dei Comandi di Corpo d’ Armata della Fanteria. Ad agosto sono raggiunte dalle tre Divisioni Alpine Tridentina, Cuneense e Julia e dalla Divisione di Fanteria Vicenza destinata a compiti di occupazione.  Queste nuove Unità, insieme a quelle già presenti in Russia, costituiscono l’ARMIR (Armata Italiana in Russia), al cui comando è posto il Generale Italo Gariboldi. Essa ha una forza di 220.000 uomini, 988 cannoni, circa 420 mortai, 17.000 automezzi, 25.000 quadrupedi e 64 aerei. Il Savoia Cavalleria si distinse particolarmente nella carica di Isbuschenskij. Questo periodo è la “Prima Battaglia Difensiva del Don”. Le perdite furono di 1.100 Caduti e 5.500 feriti. I russi prepararono una seconda offensiva questa volta contro le nostre Divisioni Cosseria e Ravenna, in modo da tagliare in due il fronte dell’ ARMIR. Il 15 dicembre, con un potenziale d’urto sei volte superiore a quello delle nostre Divisioni dilagarono nelle retrovie accerchiando anche le Divisioni Pasubio, Torino, Celere e Sforzesca schierate più ad Est. Inizia quella terribile ritirata che, su un terreno ormai completamente in mano al nemico, le avrebbe in gran parte annientate con una perdita di circa 55.000 uomini tra Caduti e prigionieri. Mentre le Divisioni della Fanteria si stanno ritirando, il Corpo d’Armata Alpino riceve l’ordine di rimanere sulle posizioni a difesa del Don per non essere a sua volta circondato. A difesa del suo fianco destro, ormai completamente scoperto, viene spostata la Divisione Julia che, con immenso sacrificio, resiste per un mese ai martellanti attacchi sovietici. Gli alpini devono conquistarsi con duri combattimenti ogni metro verso la salvezza. Solo una parte dei soldati riuscirà il 26 gennaio a sfondare l’ultimo sbarramento russo a Nikolajevka mentre la Cuneense, la Julia e la Vicenza saranno praticamente distrutte a Valuiki dopo 100 chilometri di ritirata. In questa terza fase altri 40.000 uomini rimarranno nella steppa. Nel marzo del 1943 i resti di quello che era l’ARMIR vengono rimpatriati e si fanno i primi conti delle perdite. La forza complessiva presente all’inizio dell’offensiva russa era di 220.000 uomini e, secondo i dati pubblicati dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore, mancavano all’appello 84.830 uomini. Oggi, dopo approfondite indagini presso ciascun Comune e ciascun Distretto Militare, il numero degli italiani che non hanno fatto ritorno dal fronte russo è di circa 100.000. Tenuto conto che circa 5.000 erano caduti per i fatti d’arme antecedenti al 15 dicembre, le perdite della ritirata sono di 95.000 uomini. I prigionieri furono costretti a marciare per centinaia di chilometri e poi a viaggiare su carri bestiame, in condizioni allucinanti, senza mangiare, senza poter riposare la notte, con temperature siberiane. Coloro che riuscirono a raggiungere i lager di smistamento erano talmente denutriti e debilitati che le epidemie di tifo e dissenteria ne falciarono ben presto la maggior parte. Solo nel 1945/46, 10.000 sopravvissuti furono restituiti dall’Unione Sovietica. Onore delle armi: Il bollettino n. 630 del Comando supremo russo, emesso da Radio Mosca l’8 febbraio 1943, avrebbe recitato: « … soltanto il Corpo d’armata alpino italiano deve ritenersi imbattuto sul suolo di Russia… » (unirr, madonna del don)

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