Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘dissesto’

Alluvione Sicilia, Dissesto Idrogeologico Piemonte

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

“In un immediato futuro, i fenomeni meteorici eccezionali o rari, diverranno comuni. Il rischio idrogeologico che incombe sulla popolazione italiana deve essere rapidamente ridotto se non azzerato, in relazione all’estremizzazione climatica, sempre più rapida ed implacabile in atto a livello globale ed amplificata nel bacino Mediterraneo. La complessità orografica, la caratteristica di “mare caldo” tipica del Mare Nostrum, le evidenze di area “hotspot” in relazione al global warming stanno di fatto amplificando l’appena citata estremizzazione che si esplica con rovinosi e tragici eventi meteorici estremi alternati a lunghi ed altrettanto gravosi periodi di siccità. I ripetuti eventi alluvionali che si sono verificati nell’ultima settimana non sono stati di fatto provocati da eventi pluviometrici eccezionali quanto da una amplificata frequenza di passaggi ciclonici forieri di precipitazioni abbondanti che di fatto saturano rapidamente i suoli e ruscellano massivamente in corsi d’acqua ed impluvi sempre più spesso modificati pesantemente da una sciagurata antropizzazione”. Lo ha dichiarato Massimiliano Fazzini, geologo, climatologo, docente dell’Università di Camerino.
Occorre di conseguenza affrontare il percorso che porta alla stesura definitiva e all’esecutività del piano di adattamento nazionale ai cambiamenti climatici. Esso giace “in sospeso” da oltre un anno in attesa di lievi ma fondamentali modifiche e già un lustro fa l’allora Ministro dell’Ambiente Galletti – ha concluso Fazzini – evidenzio l’assoluta importanza del poter disporre di tale documento operativo. Allo stesso tempo, occorre rapidamente rinnovare i piani locali di protezione civile, completandoli, se possibile, con sistemi esperti atti ad evidenziare in tempo reale aree potenzialmente allagabili o esondabili – dunque a rischio – e implementare il modello comunicativo esistente tra il governo cittadino e la popolazione, che dovrà beneficiare di un percorso di educazione ambientale e di sensibilizzazione capillare destinato alla popolazione. In ultimo, è fondamentale riconsiderare la possibilità di legiferare relativamente al “geologo condotto” comunale, anch’esso oggetto di discussioni da almeno un ventennio ed oramai fondamentale per la gestione del rischio idrogeologico alla scala locale”.

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Roma Capitale: Negare l’evidenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Era già successo pochi mesi dopo l’elezione della sindaca Virginia Raggi: Bebbe Grillo, davanti ad una miriade di giornalisti, tv e radio, aveva affermato che Roma era pulita. Grande risonanza mediatica, tanto che una giornalista bolognese me ne aveva chiesto conferma. Come allora, Roma, non è pulita. Pochi giorni fa, Grillo ripete la scena con una dichiarazione sulle buche stradali: non ci sono.
E’ un comico, dice qualcuno, e le battute grilliane vanno prese così, dette, appunto, da un comico. Il problema è che, a causa delle buche stradali, qualcuno è morto, altre sono rimaste ferite, altre ancora hanno subito danni ai propri mezzi. Come si fa ad essere comici di fronte alla tragedia? Il problema della Capitale d’Italia è che sul più alto seggio di palazzo Senatorio, quello del primo cittadino, non siede nessuno, nel senso che manca una guida. Non a caso Virginia Raggi, è soprannominata la “non sindaca”.A più di due anni dal suo insediamento la sindaca Raggi non ha, non diciamo risolto, ma affrontato concretamente i problemi di Roma: la città continua ad essere sporca, i mezzi pubblici sono tali solo di nome, i giardini e i parchi in stato di abbandono, il degrado diffuso. Un caso eclatante serve a dare il quadro della situazione: alcuni fondi del Giubileo del 2015 non sono ancora stati spesi mentre si chiedono soldi al governo.”Il vento è cambiato”, ripeteva con veemenza la sindaca Raggi, battendo la mano sul tavolo. Più che cambiato, non c’è proprio. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Quando si parla di buche si pensa solo a quelle romane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 aprile 2018

Ed invece, purtroppo, la capitale è in buona, si fa per dire, compagnia. A Milano un’associazione consumatori ne ha fatto una battaglia e a Firenze ci scrivono quelli dell’Aduc: “Morire in bicicletta mentre ci si sposta in città…”
E’ accaduto il 18 aprile a Firenze, alle 6 di mattina, con una dinamica che le autorita’ non hanno ancora fatto conoscere (le riprese delle telecamere non sono state diffuse). L’autore dell’incidente si è fermato e -purtroppo inutilmente- ha prestato i primi soccorsi e allerta sanitari. Vedremo. Mentre scriviamo, una consulente del nostro ufficio di Firenze ci ha chiamato perche’ e’ al pronto soccorso: venendo in sede Aduc in bicicletta, ha investito in via della Mattonaia (centro) un pedone che e’ sceso di scatto dal marciapiede: il pedone non si e’ fatto nulla, ma la nostra consulente -cascata in terra per evitare l’impatto- sta verificando al pronto soccorso alcuni dolori che le sono sopraggiunti. Nelle scorse settimane, la figlia dodicenne di chi scrive e’ cascata in bici (senza gravi conseguenze: solo escoriazioni e spavento) per aver preso una buca: era col babbo che, in bici anche lui, la stava accompagnando a scuola,
transitavano nella centrale via de’ Banchi sempre a Firenze e, per fortuna, non c’era nessun mezzo a motore dietro la ragazza che e’ caduta.
E’ evidente che episodi del genere ce ne sono tanti. E non solo a Firenze. Quelli piu’ tragici fanno notizia. Gli altri finiscono nel dimenticatoio, anche se alcuni danneggiati ci chiedono consigli per come rivalersi, nel caso, nei confronti dell’amministrazione comunale (2), sembra che tutto rientri nella routine: tot incidenti, tot soldi per rimborsare… basta che non superi una xx percentuale del budget previsto (lo stesso budget che prevede gli introiti da multe per infrazioni al codice della strada -3). Della serie: dacci oggi il nostro incidente quotidiano. E, ovviamente, non vale solo per le biciclette. Ma queste ultime, a differenza di auto e motorini -e al pari dei pedoni- sono sicuramente i soggetti piu’ penalizzati e, quindi, piu’ deboli.
Solo alcuni giorni fa l’ONU ha stabilito che il 3 giugno sara’ la giornata mondiale della bicicletta, per promuovere l’uso di questo mezzo di trasporto e ricordare quali sono i diritti dei suoi utilizzatori. In Italia, la giornata nazionale e’ stata fissata per il 14 maggio.
Sembra quindi che ci sia una certa attenzione nei confronti della mobilita’ ciclabile…. ma -ci rammarica- non e‘ cosi’ in Italia e, nei casi che abbiamo riportato come esempio, nella citta’ di Firenze. In Europa c’e’ molta attenzione, ci sono citta’ come Copenaghen, Parigi, Londra che sono diventate punti di riferimento mondiali. La Comunita’ europea stanzia gia’ diversi fondi per aiutare le amministrazioni locali in merito, ma -sempre l’esempio di Firenze- la situazione e’ tra la burla (piste che finiscono nel nulla o impossibili da usare) e l’inadempienza: ritrovarsi in bici in mezzo ad un traffico pazzesco e pericoloso e’ ordinaria quotidianita’, e per venirne fuori non c’e’ alternativa se non violando il codice della strada (contromano, marciapiedi, etc.). Potremmo fare la lista della spesa (come egregiamente fanno diverse associazioni di ciclisti), ma quel che ci preme, in aggiunta ai piu’ esperti del settore, e’ segnalare lo sdegno e la sfiducia del cittadino medio (utente dei servizi e delle infrastrutture pubbliche e soggetto alle decisioni e non-decisioni delle amministrazioni) per una situazione che va avanti da decenni e che, se non casi rari, vede solo sottovalutazioni e inadempienze tutte basate su un presupposto decantato e mai applicato: la centralita’ della mobilita’ a pedali (al pari di quella pubblica) nella mobilita’ urbana.

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Comuni in dissesto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

borgoL’Italia è divisa in due: dei 556 Comuni in dissesto ( 7% del totale nazionale), ben oltre il 70% si trova nel Meridione. Nel NordEst la situazione attuale registra solo in Veneto due comuni in deficit (Arcugnano e Montegalda) mentre in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige non vi è nessuna criticità. Questa la fotografia scattata dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti che ha pubblicato un documento sullo stato di crisi degli enti locali nato da un lavoro di ricerca basato su una complessiva ricognizione dei dati statistici riferiti alle diverse situazioni indicative di crisi finanziaria: condizione di deficitarietá strutturale, pre-dissesto e dissesto. Un’analisi che ha interessato un arco temporale dal 1989, data di entrata in vigore della normativa sul dissesto, all’anno scorso. I dati della ricerca, elaborati in base alle rilevazioni più recenti ottenute da varie fonti (Ministero dell’Interno, Corte dei Conti, Istituto per la Finanza e l’Economia locale), indicano una ripresa, negli ultimi anni dei fenomeni di crisi finanziaria, evidenziata in primo luogo dalla dinamica dei dissesti aumentati progressivamente dal 2000 ad oggi, con un picco di 24 nel 2014 e di 17 l’anno scorso. Un quadro preoccupante che vede annoverare tra gli enti dissestati anche capoluoghi di provincia quali Caserta, Potenza, Vibo Valentia e altre note città. Numerose le procedure ancora aperte: ben 325 le amministrazioni a rischio, di cui 67 deficitarie, 151 in pre-dissesto e 107 in dissesto. Fenomeni che appaiono particolarmente concentrati nelle regioni del Mezzogiorno e fra gli enti locali di piccole dimensioni, fino a rappresentare in alcune aree una condizione quasi endemica. Infatti il 60% degli enti che si trovano in situazioni di deficitarieta’ é concentrato nelle classi demografiche con popolazione inferiore a 5000 abitanti, dunque enti di piccole dimensioni di cui il 40% vede amministrazioni con popolazione fino a 2000 abitanti. Il restante 40% é concentrato nelle classi demografiche tra i 5000 e i 60.000 abitanti.“Per superare le criticità in atto è necessario far emergere in modo tempestivo le situazioni di squilibrio – spiega Massimo Miani, Presidente Fondazione Nazionale dei Commercialisti – introducendo pochi e semplici parametri che attestino la reale situazione economica delle amministrazioni. Inoltre bisogna rafforzare il monitoraggio dei comuni con meno di 15.000 abitanti che, secondo quanto emerso dal nostro studio, sono quelli più a rischio”.

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Cabina di regia sul dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 novembre 2016

campidoglioRoma. Al via una Cabina di regia che si occuperà a 360 gradi di tutti gli aspetti legati al dissesto del territorio di Roma Capitale. E’ la novità introdotta da una memoria approvata in Giunta Capitolina con l’obiettivo di ottimizzare la gestione di un’area esposta, con sempre maggior frequenza, a rischi per l’incolumità pubblica a causa di dinamiche geologiche, idrogeologiche, idrauliche e sismiche. Il quadro delle competenze in materia sconta una notevole frammentazione, con diritti e doveri distribuiti tra numerosi enti e organismi collocati a diversi livelli di governo. La mancanza di una governance unica si configura, quindi, come principale punto di debolezza del sistema. Allo stato attuale, infatti, il lavoro è suddiviso tra Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana, Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, Dipartimento Tutela Ambientale, Ufficio Extradipartimentale Protezione Civile. Ed è proprio per colmare questa lacuna che la Giunta ha stabilito l’istituzione della Cabina di regia. Alla nuova struttura spetterà il compito di garantire coordinamento e sinergia tecnico-gestionale tra gli uffici di Roma Capitale e gli enti esterni all’amministrazione. Un centro di raccordo che fungerà da fulcro operativo dotato di precise linee guida: efficientare la spesa, implementare i profili operativi, reperire nuove fonti di finanziamento anche su scala internazionale, pianificare e favorire la manutenzione ordinaria, promuovere
best practice gestionali. Nel complesso verrà messo a punto un oculato riordino delle funzioni che migliorerà, progressivamente, le opere di prevenzione e protezione. Prosegue, così, l’impegno di questa amministrazione nell’ottica di uno snellimento della burocrazia, di un abbassamento dei costi e di uno sguardo più attento verso il territorio e i processi della natura.

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Alluvioni e frane in Italia: Rischi idro-geologici

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2016

dissesto ambientale“Mentre dalla Cina arrivano notizie di nuovi e disastrosi allagamenti, la scelta di Firenze come sede dell’odierno forum ONU sulla resilienza urbana ai cambiamenti climatici è opportuna, non solo perché è stata tra le prime città ad aderire alla campagna internazionale “Making cities resilient: my city is getting ready?” e perché ricorre il cinquantenario dell’alluvione, ma anche perché è una delle città d’arte a maggior rischio idrogeologico insieme a Venezia, Ferrara, Ravenna e Pisa.”
A sottolinearlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che prosegue: “In questo periodo di avvio della stagione turistica è utile ricordare che, secondo l’ISPRA, in Italia sono circa 29.000 i beni culturali a rischio medio di alluvione, che interessa l’11,5% del territorio nazionale soprattutto in Emilia Romagna, Liguria, Veneto e Toscana; tale numero si eleva ad oltre 40.000 monumenti, se si considera uno scenario legato agli eventi estremi, più rari ma più violenti. A completare il preoccupante quadro, che pregiudica un’assoluta ed inimitabile eccellenza del nostro Paese, va aggiunto che il 18,1% dei beni architettonici, monumentali ed archeologici, cioè 34.651 capolavori, sono minacciati da frane; addirittura oltre 10.000 sono quelli presenti in aree a pericolosità elevata o molto elevata!
Questi dati, unitamente alla necessità di salvaguardare la vita delle comunità ben rappresentata dalle oltre 6.000 scuole e 500 strutture sanitarie ubicate in aree ad alta criticità idrogeologica, avvalorano l’importanza di investire nella salvaguardia da frane ed alluvioni prima che l’imprevedibilità climatica penalizzi irreparabilmente la risorsa territorio, fondamentale per il rilancio della nostra economia in un rinnovato modello di sviluppo. A ciò va accompagnata una politica di educazione ambientale, che insegni a convivere con il rischio, ma soprattutto a mantenere quotidianamente l’ecosistema, nel quale viviamo. I Consorzi di bonifica ne sono da anni esempio nel nome degli stessi principi oggi alla base delle politiche di resilienza urbana: prevenzione, protezione, preparazione, le tre P del futuro.”

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Il rapporto tra l’occupato e il pensionato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2013

Questo rapporto è andato decrescendo a svantaggio dell’occupato e, secondo le previsioni, toccherà il raddoppio per il 2016: due pensionati per un occupato in seguito a due eventi concomitanti:
a) Prolungamento della vita
b) Minori possibilità lavorative che gene-rano disoccupazione, sottooccupazione, part-time, lavoro nero, mancati aggiornamenti tecnologici, professioni che scompaiono e altre che non si diffon-dono con la stessa velocità, ecc.)
L’argomento è di grande attualità in questi giorni poiché l’attuale Governo è tendenzialmente portato a colpire il sistema previdenziale, unita-mente a quello assistenziale per far quadrare i conti pubblici in dissesto. I motivi sono senza dubbio seri e noi tutti ben li conosciamo, ma ritengo anche che ben altre vie sono percorribili per porvi riparo.
Penso, ad esempio, ad un miglior funzionamento della macchina pubblica i cui sprechi non sono venuti meno nonostante che da anni si parla di rigore e di sana amministrazione e ad una pianificazione delle risorse e ad un loro più efficace utilizzo. Da queste mancate soluzioni è venuta meno una lotta più serrata e soprattutto più efficace alle evasioni e ai malgoverni locali e centrali degli Enti e delle istituzioni pubbliche e private. In effetti un tentativo fu fatto, ma, nel corso d’opera, fu viziata dal tentativo non tanto di far funzionare la pubblica amministrazione quanto di scardinare il suo ruolo privatizzando i profitti e lasciando alla mano pub-blica i servizi in perdita. Stiamo, in altri termini, pagando il prezzo di una politica economica fondata sui privilegi di pochi e sui sacrifici di tanti. Certo, il governo è in grave difficoltà anche per le mancate scelte del passato però, a questo punto, non può pretendere di mettere mano ai tagli là dove la gente non può difendersi. Resta la solita tecnica dei Governi di destra dominati dalla logica dei potentati dove si diventa deboli con i più forti e forti con i deboli, mentre il centro-sinistra una volta al governo ha dato prova d’incapacità decisionale per i veti incrociati al suo interno. Ora le pensioni stanno diventando il vero banco di prova di questa protervia governativa di scaricare sui più deboli ed esposti gli errori che dal passato al presente mostrano la loro lunga ombra che ha tutti i requisiti per protendersi minacciosa sul nostro futuro proprio perché nessun governo ha cercato di porvi riparo con una iniziativa che affronti la questione nella sua globalità. Oggi, dalle poche notizie che filtrano, sappiamo che per l’ennesima volta resta la logica di sempre ovvero quella di operare tagli alla cieca pur di non mettere mano a una seria riforma del sistema. Ritengo, invece, che sia giunto il momento di dare una risposta ferma poiché la misura è colma e il peso è insopportabile. Il rovescio della medaglia è inquie-tante. Se si vuole, infatti, la “morte civile” di milioni di pensionati va detto chiaramente e non si instilli in essi il “lento veleno” dei sacrifici economici che portano i poveri alla infelice condizione di indigenti e di disperati drogati da un eccesso d’informazione che confonde e non educa la gente a capire e ad assumere consapevolmente le sue scelte. D’altra parte è inutile che c’illudiamo, oltre ogni ragionevole misura. I nostri giovani non troveranno con facilità dei posti di lavoro perché sono venuti meno i ben noti “ammortizzatori sociali” offerti dalla mano pubblica con impieghi facili, anche se scarsamente remunerati, e dalla presenza d’imprese private che private avevano solo il nome in quanto venivano foraggiate dallo Stato per interessi clientelari e di consorterie politiche. E d’imprese senza “mercato” in Italia ve ne sono ancora tante e quel che è peggio continuano ad essere sostenute pur sapendo che non hanno un avvenire. D’altra parte dobbiamo riconoscere il fallimento della vecchia previdenza statalista proprio perché si riduce la forza lavoro, aumenta la disoccupazione e la vita si allunga con un pensionato più longevo. La logica vorrebbe che, di pari passo, si procedesse con l’allungamento dell’età lavorativa portando da 35 a 40 anni i contributi massimi e nello stesso tempo si offrisse ai “pensionati”, ancora “efficienti” fisicamente ed intel-lettualmente, l’opportunità di ricoprire posti e servizi in “part-time” per un recupero “economico” derivante dall’erosione della pensione dal “caro vita” e con un prelievo ad hoc da tali lavori che andasse a beneficio di coloro che non sono più in grado di essere “riciclati” in attività lavorative. Nello stesso tempo potrebbe essere consentito ai giovani una “pensione integrativa” da pianificare con i contributi volontari versati agli istituti previdenziali apposita-mente autorizzati dallo Stato. Diciamo pure che queste “proposte” dovevano essere messe in cantiere già una decina di anni fa per trovarci oggi nella condizione di trarne un qualche beneficio. Applicarlo ora diventa complesso per due ordini di motivi: Prima di tutto giacché il “buco” dello Stato continua a essere, nonostante gli annunciati ripianamenti, sempre più vistoso. Basta pensare ai debiti accumulati dalle amministrazioni locali. In secondo luogo ci troveremo con un incremento forse insopportabile della disoccupazione sia per le possibili riconversioni industriali che per la mancan-za di strutture adeguate per aggiornamenti profes-sionali, per il recupero del gap dell’istruzione tradi-zionale chiaramente inefficiente ad affrontare il nuovo e il diverso che si profila nel mondo econo-mico occidentale e per la mancata “industrializ-zazione” di vaste aree del nostro Paese. E dire che per il meridione abbiamo speso, dal dopo guerra ad oggi, ben mille miliardi di euro tradotti al valore attuale per ritrovarci al punto di partenza. In definitiva per far rientrare nei binari della normalità l’azienda Italia, dovremmo continuare a “licenziare” i dipendenti pubblici eredi di organici gonfiati per motivi politici, riconvertire numerose produzioni e provocare un calo dell’occupazione nell’industria e nei servizi. Nel frattempo continueremo con le ben note inefficienze con un’impresa pubblica al solito inefficace e sprecona, dove mancano i magistrati ma abbondano i maestri, dove crescono i medici ma mancano i paramedici, dove sono carenti i posti letto ma vengono chiusi i piccoli ospedali e così via.
Se questo è l’andazzo dobbiamo seria-mente ripensare a tutta la filiera generazionale che ci porta dalla nascita all’ultimo passo e capire come vanno riscritti i vari passaggi pur tenendo fermi i principi consolidati nei suoi valori fondanti e nella volontà di un’equa ridistribuzione delle risorse. Da qui parte il progetto messo a punto dai Centri studi della Fidest e che ha mostrato la sua validità incassando numerosi consensi ma ha trovato anche una larga fetta della classe politica, e dai media che la fiancheggia, delle chiusure pregiudiziali legate più alla logica della dipendenza ai poteri forti, alle lobby e ai comitati d’affari che non a quella del senso dello Stato e di una corretta giustizia distributiva delle proprie risorse. (Riccardo Alfonso)

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Napolitano e il dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2012

Un profondo plauso alle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arriva dai geologi italiani presenti ieri a Vernazza. “Il Presidente Napolitano ha indicato nella lotta al dissesto idrogeologico una priorità per questo Paese. Pur consapevole del momento di grandissima difficoltà economica, il non intervenire per mettere in sicurezza il territorio significa aumentare il debito pubblico. Solo attraverso investimenti sul territorio si può creare sviluppo”. Lo ha affermato Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. Graziano ha ricordato la straordinaria apertura di Napolitano “dal quale siamo stati ricevuti in udienza al Quirinale nello scorso mese di Febbraio, circostanza quella in cui consegnammo al Presidente un appello – ha proseguito il Presidente dei geologi italiani – firmato da moltissimi esponenti della comunità scientifica, ma anche da semplici cittadini, per un nuovo Risorgimento delle Scienze della Terra. In quella sede il Presidente Napolitano ha voluto che i geologi fossero presenti all’incontro, svoltosi ieri a Vernazza, uno dei tanti luoghi in Italia duramente colpiti dalle alluvioni.
Condividiamo le parole del Presidente Napoletano- ha continuato Graziano – quando egli ha afferma che il nostro è uno Stato che fa sentire la sua presenza nell’ora dell’emergenza, dove tutti quanti a vario titolo collaboriamo con abnegazione – dai cittadini ai professionisti, ai giovani, alle istituzioni, ai sindaci, alle Forze dell’ordine, con un sistema operativo ben rodato e che nel futuro funzionerà sempre meglio, ma non è uno Stato all’altezza della situazione nelle situazioni ordinarie, quando promette risorse ed invece poi le taglia e quando dimentica di affrontare e cercare di risolvere un problema così grave quale il dissesto idrogeologico”. Graziano è stato chiaro nel sottolineare che “assistiamo invece ad una preoccupante scarsa sensibilità da parte di un Parlamento, che troppo spesso dimentica di dover affrontare con decisione il tema della prevenzione e della difesa del suolo.

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Dissesto idrogeologico in Calabria

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2011

Quanto è accaduto in queste ultime ore ha mostrato ancora una volta la fragilità idrogeologica del territorio calabrese. Questo evento segue quelli che hanno colpito in maniera drammatica la Calabria per tre inverni consecutivi dal 2008 al 2011, con perdita di vite umane e danni che hanno superato il miliardo di euro”. Interviene sugli ultimi eventi Francesco Violo , Presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria.
“Tale condizione segna pesantemente questo territorio in termini di impatto sociale ed economico. La frequenza crescente con cui si susseguono questi tipi di eventi – ha proseguito Violo – determina la necessità di affrontare la materia senza perdere altro tempo, con un approccio decisionista che apra davvero una stagione nuova con l’attuazione di un piano straordinario di difesa del suolo che predisponga con urgenza, tutti gli strumenti capaci di mitigare gli effetti devastanti di questi fenomeni naturali”.E duro è il Presidente Nazionale , Gian Vito Graziano che da oggi sarà a Bruxelles per partecipare al vertice di tutti i consigli nazionali dei geologi dei vari Paesi europei“Oramai siamo in guerra contro il dissesto idrogeologico e continuiamo a non fare assolutamente nulla . E’ una lotta impari . Per fronteggiare e vincere questa guerra dobbiamo assolutamente puntare sulla prevenzione e dobbiamo farlo presto. A Bruxelles affronteremo anche il problema del dissesto idrogeologico – ha affermato Gian Vito Graziano – e dei cambiamenti climatici che non riguardano solo l’Italia . Porteremo l’esperienza del Presidio Territoriale in Sicilia per uno scambio di buone pratiche . Nonostante i morti, nel messinese è stato evitato il peggio perché in questa situazione drammatica i geologi dei presidi territoriali sono riusciti a mettere in salvo famiglie che non volevano inizialmente lasciare le loro abitazioni. Ringrazio questi geologi e non da Presidente ma proprio da cittadino italiano, siciliano quale sono, perché stanno veramente facendo un’opera meritoria.

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In Liguria 470 chilometri ad elevato rischio idrogeologico”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 ottobre 2011

“Ben 470 chilometri quadrati sono ad elevato rischio idrogeologico e manca un Servizio Geologico. Ancora una volta la Liguria e’ in ginocchio. Bisogna rendersi conto che questo territorio fragile non e’ più in grado di sopportare eventi meteorici di una certa portata. La tutela del territorio deve essere una priorità e dunque bisogna cambiare l’approccio, la prospettiva. La tutela del territorio è una questione culturale e bisogna essere consapevoli del fatto che il dissesto idrogeologico ha un costo enorme”. Affermazioni dure quelle del geologo ligure, Giuliano Antonielli , oggi Consigliere Nazionale dei Geologi . Ugualmente duro il Presidente Nazionale Gian Vito Graziano
“Nonostante tutte le emergenze in questo momento nessuna legge organica di governo del territorio vige sul territorio italiano. Oggi in Italia – ha affermato Graziano – sentiamo un ritardo politico-istituzionale, conseguenza del forte ritardo culturale, che si traduce nel rincorrere le emergenze, una dopo l’altra, ponendoci solo l’obiettivo di reperire le risorse economiche necessarie per ricostruire la zona colpita, dopo aver fatto il conteggio dei danni e purtroppo spesso anche quello dei morti”. I numeri parlano chiaro.
“Dal 1944 ad oggi in Italia sono stati spesi più di 213 MLD di Euro per dissesto idrogeologico e terremoti, di cui ben 27 MLD solo dal 1996 al 2008 . Oltre al fatto che 6 milioni di italiani abitano nei 29.500 chilometri quadrati del territorio considerati ad elevato rischio idrogeologico e ben 1.260.000 gli edifici a rischio frane e alluvioni. Di questi sono 6000 le scuole e 531 gli ospedali . Questi sono dati proprio del Consiglio Nazionale dei Geologi. Chiediamo dunque allo Stato italiano, una legge organica di governo del territorio – ha continuato Graziano – che ricostruisca lafiliera delle competenze, metta in campo azioni di manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri bacini idrografici, ponga le base di una riforma urbanistica e che faccia tesoro di quelle esperienze positive che in alcuni casi hanno visto il geologo impegnato a fronteggiare la difesa del suolo accanto alle istituzioni governative.Mi riferisco a quelle attività di presidio territoriale che hanno portato a fronteggiare situazioni di rischio idrogeologico prima del verificarsi dell’eventuale evento calamitoso, che poi spesso non si è verificato, e quindi non sempre e soltanto in fase emergenziale. Il problema investe, lo abbiamo visto, l’intero territorio nazionale ed anche Roma non è esente da rischi idrogeologici e da fenomeni di dissesto idrogeologico come le frane, anche se meno eclatanti, localizzate soprattutto lungo i margini occidentali dell’alto di Monte Mario – Gianicolo , o interessanti i versanti più acclini delle valli , approfondite dal reticolo fluviale , anche queste innescate spesso dall’intervento dell’uomo”.
Investire in prevenzione significa anche creare lavoro. “In un momento di crisi economica come questo non bisogna cedere alla tentazione di tagliare fondi, ma investire in un settore che e’ vitale per il Paese e che puo’ diventare una risorsa. Roosvelt – ha concluso il ligure Giuliano Antonielli – che non era sicuramente un ambientalista ma certamente un grande Presidente, rilancio’ gli USA dopo il ’29 con il New Deal passando dalla sistemazione idrogeologica del territorio in cui trovarono lavoro 300.000 disoccupati”.

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Morti per dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

“Dal 1853 al 2003 sono decedute oltre 11.000 persone in Italia a causa del dissesto idrogeologico. Di queste ben 4000 sono morte per inondazioni e 7000 per frane e fenomeni torrentizi. Questo solo in Italia”. Lo ha affermato Rodolfo Coccioni , Vice – Presidente della Federazione Italiana Scienze della Terra . Di frane , di alluvioni, di terremoti, di calamità naturali e non solo quelle avvenute in Italia ma anche nel resto del Mondo , si parlerà a Geoitalia 2011, la biennale delle geoscienze, organizzata dalla Federazione Italiana Scienze della Terra ed in programma dal 19 al 23 Settembre al Lingotto di Torino con la partecipazione di 1500 scienziati provenienti da tutto il Mondo. Non solo numeri e tragedie perché Geoitalia 2011 darà spazio a proposte ,progetti, ricerche , condotte su scala internazionale . Dunque tra i temi ci sarà anche quello del dissesto idrogeologico. “Dal 1853 al 2003 – ha proseguito Coccioni – abbiamo avuto una media di ben 75 morti all’anno per frane , inondazioni , fenomeni torrentizi. Dal 1955 al 2000 il Ministero dei Lavori Pubblici ha elargito circa 4500 MLN di Euro mentre le Regioni , da quando esistono , hanno speso annualmente poco più di 700 MLN di Euro . E’ chiaro che a Torino approfondiremo la situazione attuale esistente in tutto il Mondo, ma credo che i soli dati italiani siano già significativi”

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Dissesto Idrogeologico nelle Marche

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

“Le piogge e quanto è accaduto in Italia e nelle Marche negli ultimi tempi, non possono dare l’alibi ad una inesistente pianificazione e programmazione territoriale. Stiamo pagando perché da anni, sul fronte dissesto idrogeologico non è stato fatto nulla di serio e programmatico”. Duro , il Cosigliere Nazionale dei Geologi , Piero Farabollini , intervenuto questa mattina alla conferenza dal tema : Dissesto Idrogeologico Italia sott’acqua. Geologia: se non ora quando?” organizzata dalla Scuola  di Scienze Ambientali dell’Università di Camerino con il patrocinio del Consiglio Nazionale dei Geologi e svoltasi presso la Sala Consiliare del Comune di Camerino. “Ancona, 1972: due giorni di pioggia – ha proseguito il consigliere Nazionale dei Geologi – e si stacca la grande frana di Ancona che risulterà uno degli eventi più disastrosi della storia geologica d’Italia; Marche centrali, 1976; Tronto, 1992: 370mm in 24 ore che causarono il più imponente evento alluvionale delle Marche; Potenza, Chienti, Ete morto e Tenna, 1998; Marche centro-meridionali, 1999, 2000 e 2001; Aspio, 2006: in circa due ore caddero 80 millimetri di pioggia. Ed allora “la domanda viene spontanea: perché non si parla più di prevenzione? La risposta è altrettanto spontanea: l’emergenza permette di gestire una gran mole di fondi – ha dichiarato Farabollini – che altrimenti non sarebbero disponibili, a scapito però anche di perdite di vite umane”. E dai geologi arriva una proposta concreta : “creare un coordinamento tra Regione Marche,  Università, Consiglio Nazionale dei Geologi e Ordine Regionale dei Geologi che favorisca la qualità e l’efficacia degli interventi di prevenzione – ha concluso Farabollini – e mitigazione del rischio idrogeologico, favorendo anche la diffusione del ruolo chiave che la geologia ha nella mitigazione dei rischi e  nella salvaguardia delle vite umane”

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Anbi Veneto: salvaguardia idrogeologica

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

“L’attenzione richiamata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai temi della salvaguardia idrogeologica ed in particolare della manutenzione del territorio, ci conferma nell’impegno, che i Consorzi di bonifica quotidianamente esprimono sul territorio.” È quanto dichiara Massimo Gargano Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (ANBI).
La cultura del fare è  un patrimonio comune a questi enti che, responsabilmente, hanno da tempo redatto un Piano straordinario per la riduzione del rischio idrogeologico. Saremmo onorati ed orgogliosi di poterlo presentare al Capo dello Stato.

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Finanziaria e dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2010

Elisabetta Zamparutti, deputata radicale in Commissione Ambiente, sui danni dovuti al dissesto idrogeologico, ha dichiarato: “Di fronte all’ennesima tragedia dovuto al dissesto idrogeologico, il Ministro Tremonti sblocchi subito il miliardo di euro stanziato per il dissesto idrogeologico nella finanziaria 2010 – approvata nel dicembre 2009 – che però non è stato ancora iscritto nell’apposito capitolo di bilancio del Ministero dell’Ambiente. Mentre la gente muore, tra frane e alluvioni, si discute un’altra finanziaria, quella per il 2011, che nulla prevede per prevenzione. E’ un comportamento gravissimo. Il Ministro Tremonti riferisca in Aula sulla mancata assegnazione delle risorse!”

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Dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2010

“La Prestigiacomo  ha rivendicato come un successo lo stanziamento di 1 miliardo circa di euro per il dissesto idrogeologico  presentandolo come un’inversione di tendenza rispetto a quelle stime che hanno finora visto lo Stato spendere per le attività di emergenza tra 2 e 3 miliardi di euro all’anno mentre per la prevenzione solo una media di 250 milioni l’anno.” Ma la deputata Radicale ha precisato : “Peccato che quel miliardo, per ammissione della stessa Prestigiacomo che ne va parlando da un anno, non risulti neppure ancora assegnato ad un apposito capitolo di spesa e deve servire per tre anni. Dunque si conferma l’assoluto disinteresse di questa maggioranza per i problemi del dissesto idrogeologico.” Per Elisabetta Zamparutti: “E’ un fatto grave anche perché il Governo si era impegnato di fronte all’unanimità della Camera dei Deputati (mozione 1-00324) a “presentare e dotare delle opportune risorse pluriennali un piano di azione nazionale straordinario per il rischio idrogeologico”. Invece di ottemperare ai propri dovere, si falsifica solo la realtà di un Governo e di un Ministro che non stanno facendo nulla sul fronte delle politiche ambientali e meno che mai per contrastare il dissesto idrogeologico.”

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“Il dissesto Idrogeologico è una priorità nazionale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

“Continuiamo a denunciare con forza l’inerzia e l’inettitudine delle istituzioni a tutti i livelli. Continuiamo ad evidenziare che il dissesto idrogeologico è una priorità nazionale e come tale andrebbe affrontata . Dopo Sarno furono emanate norme che dovevano  sancire il passaggio da un’impostazione di base incentrata sulla riparazione dei danni ad una cultura di previsione e prevenzione . Norme che sancivano ed includevano misure ed azioni quali il presidio territoriale , piani di emergenza, sistemi di allerta e di allarme , delocalizzazione delle attività produttive e di abitazioni edificate all’interno delle aree a rischio , potenziamento degli uffici geologici regionali. Oggi a distanza di 10 anni dall’emanazione di queste norme, nulla ancora è stato fatto. La stessa esperienza dei presidi territoriali, iniziata in Campania dopo Sarno ed esportata in altre regioni italiane ed anche all’estero, da noi è andata completamente nel dimenticatoio. Non ci rassegniamo” . Lo ha affermato Francesco Peduto nuovo Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania. “Il sacrificio di Francesca Mansi – ha proseguito Peduto  – potrebbe non essere stato inutile se servirà a salvare altre vite umane”.
“Come Ordine Regionale dei Geologi  della Campania – ha proseguito il neo presidente Peduto – stiamo portando avanti con un gruppo di parlamentari un disegno di legge nazionale riguardante la difesa del suolo e Protezione Civile.  A livello  regionale stiamo perfezionando un’intesa con la Protezione Civile per costituire la short – list dei geologi da affiancare alla Regione ” .   Campania e Sicilia sulla stessa linea : “ Nulla è cambiato dopo i 37 morti di Giampilieri e Scaletta Zanclea – ha affermato Gianvito Graziano , Presidente dell’Ordine dei Geologi della Sicilia – e credo debba esserci un cambio di rotta che sia fondamentalmente culturale , avere consapevolezza del problema e dei costi . I costi stimati dalla Protezione Civile per 6 ore di pioggia a Giampilieri sono 550 MLN di Euro. In questo momento sono stati spesi a Gampilieri 139 MLN di Euro ne occorrono per riparare i danni dello scorso anno, altri 181 . Solo per 6 ore di pioggia. Si è ancora lontani dalla messa in sicurezza ed infatti la gente non rientra nelle case. Oggi mentre parlo ci sono 12 presidi territoriali grazie ad una convenzione stipulata tra Ordine Regionale della Sicilia e Protezione Civile” . La convenzione prevede che appena scatta l’allerta meteo vengano chiamati i geologi del luogo per controllare il territorio . Questa è azione sociale e di affermazione di un ruolo quale quello del geologo conoscitore e sentinella. Dunque di un geologo che cammina sui luoghi e capisce il territorio”.
E’ necessario “ fare sistema tra le componenti – ha concluso Gianvito Graziano – e non chiediamo posti di lavoro ma di sfruttare i bravi geologi, i bravi ingegneri, i bravi architetti della pubblica amministrazione e farli lavorare tra loro. Ma quanto la classe   politica sente questo problema del dissesto?  il Piano Casa in cui all’articolo 1 , tra le finalità della legge , viene detto che serve per la mitigazione del rischio idrogeologico e nei quattordici articoli successivi hanno dimenticato che la finalità era appunto quella. Non c’è nulla che riguardasse il rischio idrogeologico”.

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Dissesto idrogeologico nel Lazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

“Nel Lazio ben 372 comuni, ovvero il 98,4% del totale, presenta almeno un’area a rischio o pericolosità elevata (per esondazione dei fiumi o per versanti interessati frane). Complessivamente le aree in dissesto idraulico o geomorfologico interessano una superficie pari a circa 1.309 km2 che costituisce il 7,6% della superficie regionale, di cui il 5,1% è relativo solo alle frane che, in diverse situazioni, coinvolgono direttamente anche i centri abitati i quali vengono dichiarati da consolidare e/o da trasferire”. Lo ha dichiarato il Presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio, Eugenio Di Loreto a pochi giorni dall’importante Forum Nazionale sul Dissesto Idrogeologico in Italia dal tema “Le Frane in Casa” in programma il 16 Giugno a Roma presso il Centro Congressi “Frentani” in via dei Frentani 4.“Questa drammatica situazione – ha proseguito Di Loreto – è inoltre confermata dall’analisi dei dati contenuti nel Progetto IFFI dell’ISPRA del Servizio Geologico d’Italia per cui risulta che nel Lazio sono state censite ben 5530 Frane, che coinvolgono una superficie di 237 kmq, con 299 Comuni a rischio su 477, compresa anche la Capitale dove, anche di recente, sono avvenute sia frane (una parte del costone della collina dei Parioli che affaccia su via Flaminia, è crollata sulla strada sottostante investendo tre auto posteggiate e una in transito. Non sono state segnalate vittime, ma solo tre feriti) che eventi alluvionali (Dicembre 2008) i quali hanno causato ingenti danni alle strutture pubbliche e private, per cui è stato firmato un Decreto Presidenziale, in cui è stato dichiarato lo stato di calamità naturale per alcuni comuni della Regione Lazio”. Dunque “queste calamità naturali mettono in evidenza come sia necessario che sia perseguita urgentemente un’azione per la riduzione del rischio che preveda la realizzazione di interventi -strutturali preventivi – ha continuato Di Loreto – ma soprattutto un uso del suolo adeguato alle caratteristiche dei bacini idrografici in grado di non aggravare e, anzi, di migliorare l’assetto idrogeologico del territorio, con il ricorso a vincoli alle trasformazioni, calibrati sulla specifica situazione. Oggi è  necessario garantire coperture finanziarie costanti ed adeguate per la difesa del suolo così da non vanificare gli importanti risultati già raggiunti nella conoscenza delle situazioni di criticità e nelle azioni individuate per la loro messa in sicurezza: solo in tal modo sarà possibile dare reale efficacia e permanenza a strategie di gestione e uso del territorio che ottemperino alle esigenze di sviluppo economico e di tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse naturali”.  “L’attività di controllo sul territorio – ha concluso Di Loreto – finalizzata a garantire l’incolumità dei cittadini ricade senz’altro tra i compiti istituzionali delle amministrazioni comunali che, attraverso l’ausilio dei geologi, devono individuare le aree a rischio di frana, per destinarle a particolari prescrizioni urbanistiche, volte a garantire la sicurezza delle infrastrutture e delle costruzioni esistenti.

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Il dissesto idrogeologico in Abruzzo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2010

“Il dissesto idrogeologico, che interessa il fragile territorio italiano, da sempre maltrattato,  non risparmia certamente l’Abruzzo. I dati sul dissesto idrogeologico riportati dal Piano per l’Assetto Idrogeologico dei Bacini Abruzzesi e del Bacino Interregionale del Fiume Sangro, approvato nel 2008, sono eloquenti: 258 le località abitate instabili, l’85% dei comuni Abruzzesi è a rischio frane, alluvioni ed erosioni. In termini percentuali oltre il 12% del territorio regionale è interessato da dissesti”. Questa la situazione abruzzese, descritta da Nicola Tullo, Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Abruzzo, alla vigilia del Forum Nazionale sul dissesto idrogeologico in Italia sul tema “Le Frane in Casa”, in programma il 16 giugno al Centro Congressi “Frentani” di Roma. Seicento geologi, provenienti da tutta Italia, parteciperanno all’importante evento voluto ed organizzato dagli Ordini Regionali dei Geologi e dal Consiglio Nazionale. “Le cause del dissesto sono da ricercarsi quasi sempre nelle radicali modificazioni degli equilibri idrogeologici lungo i corsi d’acqua – ha proseguito Tullo – e nella scarsa manutenzione del territorio da parte dell’uomo che fa si che ogni qual volta piova un poco più del normale interi paesi vadano in crisi, come nel periodo  2003-2005 quando furono emessi ben 4 decreti di “calamità naturale” a causa degli ingenti danni subiti che, in gran parte, potevano essere evitati solo con una normale manutenzione del territorio. Purtroppo a questi eventi si sono associati anche fenomeni di proporzioni notevoli come la frana di Caramanico (PE), che con una superficie di almeno 5.000 metri quadrati sta scivolando a valle verso il Fiume Orta, o l’imponente movimento franoso che interessa la località Colle Grande nel  territorio del Comune di San Martino sulla Marrucina (CH)”. I Geologi da sempre chiedono maggiori attenzioni e investimenti per la conoscenza del territorio – ha concluso Tullo – e per la prevenzione dei rischi idrogeologici. Chiedono una maggiore attenzione nei confronti della cultura geologica che significa conoscenza delle dinamiche e sensibilità nei confronti del territorio che cambia. L’Ordine dei Geologi dell’Abruzzo da anni chiede che venga istituito un Servizio Geologico e Sismico Regionale: una Struttura tecnica specializzata, orientata all’analisi di tutte le problematiche geologiche, idrogeologiche, sismiche, che possa dare assistenza tecnica e scientifica per la prevenzione dei rischi geologici e della difesa del suolo e che possa proporre leggi specifiche.
Che si intraprenda l’unica strada oggi percorribile che è quella della prevenzione, della manutenzione del territorio e della sua messa in sicurezza”. (Nicola Tullo Presidente Ordine dei Geologi dell’Abruzzo)

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Trentino: dissesto idrogeologico

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2010

Roma 16 Giugno  Centro Congressi “Frentani”  Forum Nazionale sul Dissesto Idrogeologico in Italia. Per questa assise, voluta ed organizzata dagli Ordini Regionali dei Geologi e dal Consiglio Nazionale, è chiara la presa di posizione del Presidente dell’Ordine dei Geologi del Trentino Alto Adige, Stefano Paternoster, nel denunciare  il dissesto della sua regione. Il simposio vede la partecipazione di più di 400 geologi provenienti da tutta Italia“ Si fa notare nello specifico che la  Provincia Autonoma di Trento si sviluppa su una superficie di circa 6200 km2 in un territorio geologicamente complesso, in prevalenza montano, suddiviso in 223 comuni. Il 29% circa dell’intera superficie provinciale (1580 km2) rientra in aree ad elevata pericolosità geologica per frana, alluvione o valanga. Ogni comune ha almeno un area ad elevata pericolosità geologica, con punte che in alcuni comuni toccano il 60% del territorio”. . “Risale al 1987 l’adozione del primo Piano Urbanistico Provinciale contenente la Carta di Sintesi della Pericolosità Geologica, realizzata in stretta collaborazione tra Servizio Geologico Provinciale, Ordine Regionale dei Geologi e mondo professionale – ha precisato Paternoster – e si tratta di uno strumento di pianificazione idrogeologica del territorio reso dinamico nel tempo, soggetto quindi ad aggiornamenti periodici e costanti, redatto ed aggiornato secondo criteri rigorosamente tecnico scientifici. Ciò ha determinato il passaggio da una cultura dell’emergenza ad una cultura della prevenzione del rischio, consentendo, in anni di lavoro ed applicazione, l’individuazione di criteri di priorità nella programmazione degli interventi di messa in sicurezza idrogeologica del territorio, interventi coordinati da parte dei Servizi Prevenzione Rischi e Bacini Montani della Protezione Civile provinciale, progettati e realizzati in sinergia con il mondo professionale e delle imprese specializzate. Negli ultimi 20 anni una percentuale significativa del bilancio provinciale è stata destinata ad interventi di prevenzione idrogeologica”. Dunque “l’attuale sfida riguarda l’affinamento della prevenzione anche attraverso la diffusione di una cultura della convivenza con alcune situazioni di elevata pericolosità– ha concluso il Presidente – che non comportano rischio rilevante. Ciò richiede investimenti nella realizzazione di indagini e studi approfonditi sui cinematismi e le possibili evoluzioni dei processi geologici individuati, che definiscano condizioni di rischio economicamente accettabili con adeguati margini di garanzia”.

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Dissesto idrogeologico in Liguria

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2010

“Su 235 comuni liguri, 30 hanno alto rischio frana, 55 rischio alluvionale e 103 comuni presentano sul proprio territorio entrambi i tipi di rischi” . Ad affermarlo è il presidente dell’Ordine dei Geologi della Liguria. Dichiarazioni importanti che giungono alla vigilia del Forum nazionale sul dissesto idrogeologico in Italia “Le Frane in Casa” voluto dagli Ordini Regionali dei Geologi e dal Consiglio Nazionale e in programma a Roma il 16 Giugno. Un evento storico che vedrà insieme tutti gli Ordini Regionali , presidenti e consigli , mondo delle istituzioni e comunità scientifica. Un evento culturale, sociale e mediatico di notevole spessore. Il momento principale sarà il briefing con la stampa in programma la mattina durante il quale verrà fatta un’analisi dettagliata della situazione italiana. “E’ necessario, anzi , doveroso – ha concluso Antonielli – passare al più presto da una cultura dell’”emergenza” ad una cultura della “prevenzione”.  Molte volte ci si dimentica o conviene dimenticarsi che se noi siamo qui (intendo su questa Terra), se viviamo, programmiamo, pianifichiamo, costruiamo,  è perché esiste un territorio. Non si può ignorare questo fatto ovvio, banale, ma imprescindibile. A parte le vite umane che non hanno prezzo, il tributo che ogni anno il paese deve  pagare al dissesto idrogeologico  sarebbe già alto in una situazione normale, ma diventa insostenibile in periodi di profonda crisi economica come questa”

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