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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Posts Tagged ‘distacco’

Gli italiani vanno in vacanza, e TerzaRepubblica con loro, guardando alla politica con lo stesso distacco e disgusto di sempre

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

vacanzeNonostante un presidente del Consiglio rassicurante – condizione necessaria ma non sufficiente, anzi sempre meno sufficiente – e non più un presunto premier arrogante e dividente, nonostante un clima economico indubbiamente meno cupo, la sensazione più diffusa è che il “non governo” prevalga sul “governo” dei problemi, di cui non si analizzano mai le cause ma per i quali si declamano soluzioni per lo più sbagliate e che comunque rimangono lettera morta. Questo sentimento di forte diffidenza da parte dei cittadini è percepito dalla classe politica – più per effetto della sua amplificazione mediatica che per capacità di ascolto degli umori della società – la quale, però, reagisce nel peggiore dei modi: vellica le pulsioni che la sfiducia genera nell’avversione alla politica, al ceto che la pratica e alle istituzioni che la ospitano. Finendo così con l’alimentarla, la sfiducia, in una perversa rincorsa il cui propellente è il populismo. Come hanno fatto notare Angelo Panebianco e Michele Ainis, il Parlamento, mentre tenta maldestramente di rintuzzare il discredito, pare preda di una sorta di cupio dissolvi, un istinto suicida per cui per placare l’odio di massa finisce col porgere la testa al boia. Usare il lessico e assumere le pose dell’antipolitica ne disperato tentativo di salvare la pelle è il miglior modo di lasciarcela.
Prendete la questione dei vitalizi per i parlamentari. L’intervento che è stato votato – non a caso dalle componenti più populiste del nostro sistema politico – oltre ad essere contestabile (anche costituzionalmente) nel merito, inefficace nelle conseguenze (si risparmiano spiccioli) e inutile sul piano sostanziale (i vitalizi erano già stati aboliti nel 2012, e trasformati in un normalissimo sistema previdenziale), è pernicioso proprio sul terreno del rapporto fiduciario con i cittadini, perché conferma loro che i politici sono una casta che si è appropriata di sfacciati privilegi. E questo effetto è molto più forte del messaggio – “noi i privilegi abbiamo il coraggio di toccarli” – che si voleva dare per riconquistare la faccia perduta. Dunque il suicidio è triplo: Camera e Senato fanno male il loro mestiere; si certifica che l’antipolitica e l’antiparlamentarismo hanno ragione di esistere; si alimentano i sentimenti che si vorrebbero soffocare, perché lungi dall’apparire il riparo ad una colpa scontandone la pena, appare agli infuriati una furbata riabilitativa e ai ragionevoli l’ennesimo peccato mortale. E come i vitalizi, sono tanti gli atti di autolesionismo praticati dalla politica, dalla cancellazione delle immunità ai contorcimenti sul finanziamento pubblico dei partiti. Se a questo aggiungete l’impotenza pluridimostrata sulla legge elettorale, l’empasse delle relazioni tra i partiti – tanti disegni tattici, nessuna strategia politica – e le implosioni dentro di essi, a cominciare dal Pd, oltre ad una serie di atteggiamenti ridicoli, come il rapido passaggio dalla Macron-mania alla Macron-fobia (il copyright è di Claudio Martelli) che non ha risparmiato nessuno, il quadro vi apparirà completo e per ciò stesso ancor più deprimente. Ma ci sono almeno altre quattro questioni che concorrono a formare un quadro a tinte fosche mentre andiamo in ferie.
La più sentita dagli italiani è quella relativa all’immigrazione. Qui la benefica risolutezza del ministro Minniti non trova riscontro nelle infrastrutture poste a presidio e nella politica estera. Le prime mostrano non sono solo una carenza dello Stato, ma anche degli enti locali. Cosa che ci porta alla seconda delle quattro questioni, quella del decentramento. Una volta si diceva: meno male che ci sono i sindaci e, almeno in qualche caso, i governatori delle Regioni. Ora la gara a chi fa peggio tra la politica centrale e quella locale non vede alcun vincitore, perché è difficile dire cosa è peggio. E non c’è neppure l’ombra di una proposta, che invece sarebbe indispensabile, che semplifichi la giungla del decentramento, almeno mettendo il tetto minimo dei 5 mila abitanti per i Comuni (ora sono oltre il 70% degli 8mila totali). Ma sono molte le circostanze, non solo quella dell’isolamento che l’Italia patisce in Europa sulla questione della gestione dei flussi di migranti, che rendono chiaro ai cittadini l’inesorabile processo di marginalizzazione internazionale del nostro Paese, dalla Libia al caso Fincantieri. Per carità, è da tempo che siamo marginali, ma mai si è toccata con mano così come ora la nostra totale irrilevanza. La quale è figlia da un lato del crollo verticale della statura e credibilità dei nostri rappresentanti, e dall’altro della tendenza a non prendere mai posizione, pensando che la furbizia ci possa consentire di stare un po’ con tutti. Ma siccome non è così, finiamo per non stare con nessuno: né con l’asse franco-tedesco, né a capo di un fronte opposto (che non esiste), né pro né contro Trump, Putin, i cinesi. Tutto questo si ripercuote anche sull’economia, quarta e ultima questione che pesa sul Paese. Teoricamente dovrebbe essere quella che tinge di rosa la tela scura, ma non è così. Sia chiaro, la ripresa c’è, ed è – questo va riconosciuto – un po’ più consistente di quanto noi stessi avevamo pronosticato. D’altra parte, i più recenti indicatori confermano l’accelerazione della attività produttiva; gli ultimi sondaggi presso le imprese segnalano il riavvio degli investimenti; le prospettive per le esportazioni continuano ad essere favorevoli. Ma, come ha autorevolmente chiarito il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, si tratta di una ripresa congiunturale, non strutturale. E per cancellare l’eredità della crisi più grave e profonda della nostra storia repubblicana, le cui conseguenze sono visibili nei picchi raggiunti dalla disoccupazione, dall’incidenza del debito pubblico sul pil e da quella dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti delle banche, serve ben più di una semplice ripresa congiunturale. E che ci sia questa forte precarietà della ripresa economica, il Paese lo percepisce. In particolare lo colgono le sue forze produttive, a cui per oltre due anni è stato raccontato che era già in atto ciò che ancora era di là da venire, e per di più omettendo di dire che il poco che c’era dipendeva non dalle presunte riforme fatte – poche, e per di più sbagliate (80 euro) o parziali (Jobs act, concorrenza) – ma dalla politica monetaria espansiva della Bce e dalla ripresa mondiale. Insomma, siamo dentro una ripresa “geneticamente modificata”, come ha sagacemente scritto Dario Di Vico, in cui imprenditori e lavoratori vedono più ciò che manca (inflazione, occupazione, consumi) rispetto a ciò che c’è. E qui torniamo, conclusivamente, alla politica. Ha contezza di tutto questo? Non è qualunquismo se diciamo: neanche lontanamente. Il governo sembra appagato del miglioramento degli indicatori congiunturali – che saranno branditi nella propaganda immaginando stoltamente di farne strumento di acquisizione del consenso – preoccupato di come rendere non controproducente ai fini elettorali la prossima manovra di bilancio e fatalista circa la dinamica del confronto politico. Un po’ troppo poco per essere l’argine al dilagare del populismo. Il quale trova nuova linfa, mentre i suoi vessilliferi mostrano tutto il loro dilettantismo, proprio dalla sfiducia e dal pessimismo che l’ormai patologica empasse della politica, tanto clamorosa quanto drammaticamente preoccupante per le sorti della stessa democrazia, continua a generare. Ciononostante, buone vacanze. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Elezioni comunali: Continua il distacco dai partiti e dalle istituzioni del regime

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

torinoAlle elezioni comunali del 5 giugno 2016, che hanno interessato 1.342 comuni di cui 149 comuni maggiori, 25 capoluoghi di provincia per un totale di 13 mila 300 elettori, il 38,1% degli elettori chiamati alle urne le ha disertate con un incremento rispetto alle precedenti elezioni comunali (che nella maggior parte dei casi si sono tenute nel 2011) del 5,5%.Stando ai soli comuni capoluogo, che da soli riguardano la metà dell’intero corpo elettorale investito da questa tornata elettorale, la diserzione è ancora più marcata perché riguarda il 42,4% degli elettori con un incremento del 4,7%. E ci riferiamo solo alla componente dell’astensionismo costituita dalla diserzione dalle urne alla quale andrebbero aggiunte le altre due componenti del voto annullato e lasciato in bianco. Basterebbero queste cifre per capire che a vincere è stato l’astensionismo cioè quella grande massa di elettori che continuano caparbiamente a prendere le distanze dai partiti e dalle istituzioni del regime.
I picchi della diserzione si registrano proprio nelle grandi città. A Napoli (45,9%), Milano (45,4%), Varese (44,1%), Trieste (46,6%) Torino e Roma (42,8%) la diserzione delle urne supera la media nazionale dei 25 comuni capoluoghi. Gli incrementi rispetto alle precedenti comunali più alti si registrano invece a Milano (+12,9%), Cagliari (+11,2%), e Salerno (+10%) e significativamente nei tre comuni dell’Emilia-Romagna Bologna (+11,8%), Ravenna (+10,7%), Rimini (+10%). Nei 25 comuni capoluoghi solo a Roma la diserzione dalle urne diminuisce rispetto alle precedenti elezioni del 4,4%. C’è però da dire che nel 2011 essa aveva rasentato il 50% (47,2%) staccando nettamente tutte le altre città capoluogo. Un dato che ribalta il tradizionale trend dell’astensionismo per aree geografiche è che la diserzione dalle urne è assai più marcata al Nord e al Centro che al Sud. Tra le città capoluogo l’aumento della diserzione è stata mediamente di +10% al Nord e +6% al Sud. In sostanza, le grandi milano10città e il Nord fanno ormai da traino alla diserzione dalle urne. E ciò avviene anche in modo marcato nelle regioni come l’Emilia-Romagna dove la partecipazione alle urne era almeno fino a due anni fa un dato quasi scontato. Il risultato dell’astensionismo è tanto più significativo poiché, anche rispetto al 2011, la possibilità di scelta dell’elettorato era veramente impressionante: 41 liste a Napoli, 34 liste a Torino, Roma e Cagliari, 17 a Milano e a Bologna. Un’offerta che, specie a livello comunale, si traduce nella possibilità per l’elettore di scegliere fra migliaia e migliaia di candidati sindaci e consiglieri con i quali è facile avere una qualsiasi forma di conoscenza, rapporto o legame. C’è inoltre da dire che l’emorragia di voti dell’elettorato di sinistra del PD, specie nelle grandi città come Roma e Torino, questa volta è stata intercettata massicciamente anche dal Movimento 5 stelle (M5S) impedendo che si riversasse pienamente nell’astensionismo.
Il PD di Renzi ha subito una vera e propria doccia fredda. A stento il suo candidato Giachetti arriva al ballottaggio a Roma con il M5S. A Torino Piero Fassino, sindaco uscente, questa volta è costretto al ballottaggio e così avviene a Bologna dove Virginio Merola, alla ricerca della riconferma, era stato eletto cinque anni fa al primo turno. A Milano, Beppe Sala, candidato del “centro-sinistra”, dovrà vedersela in un testa a testa con il candidato del “centro-destra” Stefano Parisi dal quale lo separano meraviglie di romaappena cinquemila voti. E ancor più clamoroso, il PD è escluso dal ballottaggio a Napoli dove se la vedranno il sindaco arancione uscente Luigi De Magistris e il candidato del “centro-destra” Lettieri.
Prendendo come riferimento i 7 comuni capoluogo di regione (Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Cagliari e Trieste) che da soli contano oltre 5 milioni e mezzo di elettori e che per bacino elettorale ma anche per importanza politica ed economica possono essere considerate le città più significative per una riflessione politica ed elettorale di carattere generale, il PD perde 165.495 voti sui 750.355 che aveva nelle precedenti elezioni comunali. Ma ancor di più perde rispetto alle elezioni europee, le prime elezioni dell’era Renzi, rispetto alle quali dimezza i propri consensi passando da 1.241.590 voti agli attuali 584.860. Cambia anche la composizione dell’elettorato del PD. Esso raccoglie più voti nei quartieri borghesi che in quelli popolari. Lo testimonia il fatto che le candidate del M5S a Roma, Virginia Raggi, e a Torino, Chiara Appendino, scalzano il PD nelle rispettive città proprio nei quartieri popolari e periferici. A Roma Giachetti vince solo nei municipi del centro storico e ai Parioli e San Lorenzo. A Torino Fassino va oltre di 5 punti la media ottenuta a livello cittadino nel centro storico, ma va sotto di 4 punti in zona Barriera, estrema periferia Nord. Stessa cosa accade anche a Bologna dove il PD guadagna fra il 2 e il 3% nei quartieri centralissimi, a Marconi e Irnerio e lascia sul campo dal 6 all’8% in zone come Borgo Panigale, Bolognina, Corticella, storici quartieri rossi. Lo “zoccolo duro” è stato in pratica quasi interamente consumato.
Se il PD non ride, Forza Italia non ha nemmeno più la forza per piangere. E’ ormai ai minimi storici. A parte Milano dove col navigato candidato Stefano Parisi e una coalizione ampia, riesce a tener testa al “centro-sinistra” e addirittura riguadagnar qualche voto rispetto a quelli ottenuti alle europee 2014 (ma non rispetto alle comunali 2011), complessivamente nei sette comuni capoluogo di regione raccatta appena 231.278 voti. Erano 598.159 nel 2011 e 405.709 nelle europee 2014. A Roma, il suo candidato Alfio Marchini non riesce ad andare oltre il 4° posto. Dietro, e con la metà dei voti, alla coalizione che sosteneva la candidata dei Fratelli d’Italia, Lega Nord e altri, Giorgia Meloni.
napoliIl Movimento 5 stelle si è avvantaggiato delle emorragie elettorali dei maggiori partiti, riuscendo a drenare in parte l’astensionismo e, nonostante permanga la sua trasversalità, guadagnando più voti a sinistra che a destra. I risultati di Roma e Torino lo testimoniano. Ci sono però sul risultato del M5S chiari e scuri. Intanto, il M5S era presente con una propria lista solo in 252 comuni su 1.300 che dimostra ancora la sua assenza di capillarità territoriale. Era presente solo in 18 comuni capoluogo su 25 e in questi 18 comuni solo in 4 avanza rispetto alle elezioni europee 2014, mentre negli altri 14 comuni arretra in media dell’8% sui voti validi. Là dove il voto di protesta specie della sinistra dell’elettorato è stato maggiormente canalizzato nell’astensionismo (vedi Milano) o in altre liste cosiddette alternative (vedi Napoli con De Magistris) o con candidati sindaco non espressione del PD (vedi Zedda di SEL a Cagliari), il M5S arretra anche sensibilmente rispetto alle europee. A Napoli, per esempio, passa da 84.628 voti agli attuali 36.359, oltre che dimezzato. Insomma, il M5S più che brillare di luce propria sembra avvantaggiarsi là dove non esistono specie per l’elettorato di sinistra proposte concrete e credibili sul piano elettorale e parlamentare alternative ai partiti di governo e al “centro-destra”.
Per tirare le somme definitive di questa tornata elettorale, manca a questo punto il turno di ballottaggio che si terrà domenica 19 giugno e riguarderà la stragrande maggioranza dei comuni superiori e dei comuni capoluogo. Comunque vada sappiamo però già che i sindaci e i consigli comunali che verranno eletti partono sfiduciati e delegittimati dal forte astensionismo. Per fare solo qualche esempio basti pensare che Piero Fassino fu eletto a Torino nel 2011 al primo turno con 255.242 voti e il 56,7% dei voti validi che corrispondevano al 31,7% del corpo elettorale. Ora ha ottenuto 160.023 voti e il 41,8% dei voti validi (pari al 23% del corpo elettorale) perdendo così ben 95.219 voti. A Milano Sala ottiene 91.706 voti in meno di quanti ne ottenne al primo turno Giuliano Pisapia nel 2011. A Bologna Virgilio Merola che fu eletto nel 2011 al primo turno con 106.070 voti, quest’anno va al ballottaggio con appena 68.749 voti. A Roma la Raggi ha preso 453.806 voti, ma l’ex sindaco Ignazio Marino al primo turno nel 2013 ne prese 512.720.
bolognaA Cagliari, Massimo Zedda (SEL) che in questa tornata si è confermato sindaco al primo turno, rispetto al 2011 ha comunque perso 2.371 voti dei 42.271 che aveva. Un discorso a sé vale per Luigi De Magistris a Napoli. In questa tornata elettorale ha ottenuto 172.710 voti, incrementandoli rispetto al 2011 quando ne prese 128.303, ma non conservando tutti quelli presi al 2° turno sempre nel 2011 quando i voti ottenuti furono 264.730. Stiamo a vedere quindi come andrà a finire il ballottaggio.
I falsi partiti comunisti, dal PRC e il PCdI, alla Sinistra di Giorgio Airaudo a Torino e di Vincenzo Rizzo a Milano, al Partito comunista di Marco Rizzo a Torino che prende 3.323 voti, di Alessandro Mustillo a Roma (10.280 voti) e di Nunzia Amura a Napoli (1.082 voti) non rappresentano certo un’alternativa per gli elettori di sinistra che abbandonano il PD ma solo l’ennesima trappola per impantanarli nel sistema capitalistico e a rimorchio del regime neofascista. Pur consapevoli di non produrre il minimo danno al regime e al governo, continuano a presentarsi alle elezioni e a seminare così illusioni elettorali, parlamentari, governative, costituzionali e riformiste che di fatto sabotano la lotta di classe e rallentano la presa di coscienza anticapitalista, antistituzionale e rivoluzionaria del proletariato e delle masse popolari italiane.
Come giustamente si afferma nella lettera di ringraziamento della Commissione per il lavoro di organizzazione del CC del PMLI alle istanze intermedie e di base del PMLI i cui militanti e simpatizzanti con pochissimi mezzi e risorse economiche e nel silenzio stampa si sono battuti “come leonesse e leoni” in questa campagna elettorale astensionista del Partito, “dobbiamo perseverare nei nostri sforzi affinché le masse si liberino totalmente di tale perniciosa influenza, e considerino l’astensione come un voto anticapitalista, per il socialismo e il PMLI e creino le istituzioni rappresentative dei fautori del socialismo per risolvere i problemi immediati del popolo, per combattere le istituzioni rappresentative borghesi, il capitalismo e i suoi governi locali e centrale e per conquistare il socialismo e il potere politico da parte del proletariato”. (dall’Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n. 24/2016 sono stati tratti ampi stralci nel rilanciarlo)

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Elezioni amministrative, affluenza in calo

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2012

I dati dell’affluenza alle urne, per questo significativo test politico-amministrativo, segnano alla chiusura dei seggi una “importante” flessione. A questa bisognerà aggiungere l’ammontare delle schede bianche, nulle e non attribuibili, che in aggiunta agli elettori che non si sono recati alle urne caratterizzerà il dato astensionistico finale, sempre più praticato dagli italiani, rispetto al fortissimo appeal che negli anni scorsi le elezioni invece esercitavano su di essi. E’ su questo terreno reale, vale a dire sulla conta effettiva dei voti andati a segno (o su quelli persi), che si dovrebbero confrontare i politici all’indomani del voto, e non solo sulle percentuali ingigantite da una metodica di calcolo effettuata sui soli voti utili.
Questa apparente sottigliezza, di dubbia democraticità soprattutto in un Paese come l’Italia dove la politica è sempre stata la padrona assoluta di tutto, ha sempre permesso all’interlocutore politico di ricorrere poi alle solite esternazioni di demagogia e vittoriosità, vantate anche a fronte di sonore e paradossali sconfitte.
Ciò, al fine di far passare inosservate anche le evidenze più conclamate, determinate dalle emorragie di voti, come starebbe emergendo anche in questa tornata elettorale a spese, stavolta, dei partiti maggioritari.
In attesa dei dati definitivi dello spoglio, la CVDP pertanto invita ogni testata giornalistica, impegnata a seguire gli esiti elettorali sia su scala locale che nazionale, ad evidenziare anche le risultanze numeriche dei voti espressi, rapportandoli possibilmente in percentuale anche al complessivo degli aventi diritto al voto. Forse, grazie a questa semplice accortezza, si inizierà finalmente ad invertire quella proverbiale prepotenza dei politici, e, di conseguenza, anche a contrastare quella pratica di maggior distacco degli elettori nei loro confronti che è l’astensionismo. Che molto impropriamente, e da più parti, viene spesso dipinto come “antipolitica”. (Antonio Forcillo)

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I prati e le paludi di Pontida

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2011

A Pontida non c’è un prato, c’è una palude. Quella in cui la dirigenza leghista ha deciso di lasciare il governo e tutta l’Italia. Grandi proclami hanno preceduto il raduno leghista, minacce, promesse di ferro e fiamme, pollici rivolti in giù. E cosa ne è scaturito? La classica richiesta di trasferire i ministri al Nord. Userei una pernacchia per commentare, se avessi lo stesso stile di Bossi, ma non è mio costume. Bossi ed i suoi hanno tradito le aspirazioni della loro base che chiedeva un distacco da Berlusconi e si sono dimostrati veri maestri nell’arte della politica di palazzo romana. Alzare i toni per lasciare tutto invariato. Anzi, se possibile, strappare qualcosa di più. Una poltrona, uno strapuntino, tutto fa brodo e gli appetiti leghisti non si placano mai. Bossi strepita ma alla fin fine è solo scena. E se ne stanno accorgendo anche gli elettori del Carroccio. In questo caos politico è meglio il voto che tirare a campare. L’Italia non può più permettersi un governo a mezzo servizio, c’è bisogno di misure strutturali per affrontare la crisi economica e l’emergenza lavoro. L’opposizione, però, non può pensare di avere a che fare con persone responsabili. Se Bossi e i suoi lo fossero, anche solo minimamente, non chiederebbero il trasferimento dei ministeri al Nord in questa fase. Avete presente i costi enormi? Ecco. Questo dovrebbe anche far capire a chi nel centrosinistra conta sull’aiuto di Bossi per far cadere Berlusconi, che non è un’ipotesi realistica. Dobbiamo pensarci noi. Il Paese è già pronto, il vento è evidentemente cambiato. Ma non bisogna illudersi di poter vincere senza sforzo e senza programmi. E poi, se si andasse al governo in quel modo, che senso avrebbe? Noi l’Italia la dobbiamo cambiare. Davvero. (on.le Massimo Donadi) (pontida)

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Astrazioni: Collettiva

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2010

Roma fino al 3/12/2010 via Raffaele Cadorna, 28 RossoCinabro A cura di Cristina Madini  Opere di: Laura Mazzuoli, Antonella Panarello, Erri Rossi, Claudio Sireci.  Incontro con gli artisti 27 novembre ore 18. ‘Astrazioni’ e’ l’occasione per una rilettura del concetto stesso di astrazione e dei diversi significati che questo termine ha ormai assunto nel progressivo distacco dai movimenti  artistici precedenti. Astrazione, termine di origine latina derivante dal verbo astrarre ovvero trarre da, distogliere, separare. Questa mostra evidenzia quegli artisti che hanno rivolto la loro ricerca al quel processo di conoscenza che attraverso la scelta di distacco dal reale viene sottoposto ad una analisi puramente intellettiva.
Laura Mazzuoli (Chiaravalle 1974) Nel 1993 consegue il Diploma di Maturità d’Arte Applicata ad Ancona e nell’anno successivo si diploma in Decorazione Pittorica all’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Antonella Panarello (Torino 1966) Laureata in lingue e letterature straniere .e’ dirigente scolastico. L’interesse per la psicologia e per l’ipnosi le ha permesso di scoprire i nuovi orizzonti dell’arte del colore e della pittura materica. Vive e lavora a Caltagirone.
Erri Rossi (Schio 1968), si e’ diplomato all’Istituto d’Arte Fanoli di Cittadella nel 1990.  Ha alternato il suo interesse per la pittura ad altre forme di espressione artistica come la musica e la scrittura. E’ presente con tre sue opere all’Esposizione Arte Fiera Padova novembre 2010. Vive e lavora a Schio (VI).
Claudio Sireci (Viterbo 1962) Pittore autodidatta ha la fortuna di incontrare il maestro Enzo Maria Mattioli. Frequenta il suo studio “Il Paradosso” come ragazzo di bottega. Vive e lavora a Viterbo. (Immagine: Claudio Sireci ‘ Il burattinaio’ tecnica mista e collage su tela 50×70)

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Mondiali U23 di Canottaggio

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

Oro e argento per l’Università di Pavia ai mondiali di canottaggio under 23, che si sono svolti a Brest in Bielorussia. 880 gli atleti presenti, in rappresentanza di 57 Nazioni, forti della presenza dei migliori atleti delle squadre assolute.  Due studenti dell’Università di Pavia, Sabrina Noseda (oro nel 4 di coppia) – primo anno di Scienze Motorie – e Corrado Regalbuto (argento) – secondo anno di Medicina – hanno conquistato la medaglia d’oro e quella d’argento ai campionati Mondiali di canottaggio che si sono svolti a BREST (BLR), il 24 e 25 luglio 2010.  Sabrina Noseda è campionessa del mondo per il 4 di coppia: l’equipaggio femminile italiano ha inflitto una severa lezione a Germania (1’’56 il distacco al traguardo) e Francia (4’’53): ai 1500 il vantaggio di Pollini, Noseda, Trivella e Battagin  era ancora più netto, le azzurre hanno interpretato la gara in funzione della vittoria del titolo mondiale partendo molto bene, conducendo un buon passo di gara e controllando nel finale i possibili attacchi.   Corrado Regalbuto ha dovuto invece cedere la prima piazza, dopo aver condotto la gara fino ai 1300 metri, centrando così la medaglia d’argento. L’attacco degli inglesi è stato formidabile e nulla hanno potuto i nostri azzurri. Nel finale la barca italiana ha risposto con energia agli USA che tentavano di conquistare la seconda posizione.

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Allora io: Due atti di e con Mario Maranzana

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2010

Roma dal 6 al 7 Aprile 2010 ore 21 Via delle Fornaci 37 Teatro Ghione Musiche a cura di Giovanni Maranzana Cantanti: Matteo e Matilda Maranzana Elaborazione video: Roberto Blanco Assistenti allo spettacolo: Roberto Andrioli e Maria Luisa Radi Disegno luci: Alessandro Iacoangeli  Qualche canzonetta ogni tanto a dare addosso alla serietà  dei fatti veri, Fascismo guerra leggi razziali, occupazione nazista, campo di sterminio, distacco dall’Italia. Documenti mescolati proditoriamente tra verità  e finzione, tra la strada e il palco, il microfono la macchina da presa la telecamera. Due vite. una nella carne, l’altra nella fantasia per cercare, come Diogene, l’uomo che si giustifichi.  Compreso l’uomo Maranzana da Trieste attore tuttologo monologante, che, figlio, marito e padre è riuscito a malapena ad essere figlio naturale di se stesso e quasi sempre orfano. ora è felicemente nonno assieme con la moglie. E non gli dispiace affatto stare così bene con la nonna come c’è stato benissimo da bambino stappando con la nonna veneziana, lo champagnino delle prime esperienze intellettuali.. Costo biglietti, € 22,00 platea intero, € 18,00 platea ridotto, € 18,00 galleria, galleria ridotto € 16,00 (più €2  di prevendita).  Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21,00 – domenica ore 17,00

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I libri di Besa a “Più Libri Più Liberi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2009

Roma Eur. 5-8 dicembre 2009 “Maginot” di Alessandro Angeli L’odio, la ferocia e il dolore nelle urla delle periferie italiane Una serie di istantanee che fotogramma dopo fotogramma raccontano la vita e i destini incrociati di tre giovani della periferia romana: il sogno di un riscatto sociale che non arriverà mai, le risse, le aggressioni, le vendette, gli omicidi, in un’escalation di violenza vissuta dall’io narrante con cinismo e distacco, quasi come se la brutalità fosse un fato ineluttabile verso cui anelare, in un viaggio verso gli inferi dove la perdizione è perversamente intesa come soglia di redenzione. Maginot è un commovente, spietato, appassionante atto d’accusa alla società del benessere che abbandona i suoi figli reietti nel limbo senza uscita degli squallidi sobborghi di periferia.
Alessandro Angeli, nato a Roma nel 1972, vive da sempre a Grosseto. Tiene una rubrica di autori locali su una rivista mensile di cultura e tradizioni popolari della Maremma, è lettore e consulente editoriale per alcune case editrici italiane e collabora con associazioni no profit e di volontariato sparse sul territorio.

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“I Ritrattisti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 dicembre 2009

Milano 2 Dicembre ore 18 In mostra fino al 7 Dicembre 2009. Corso San Gottardo 14, Presso: Galleria Il Borgo  Ingresso libero Curatrice: Sabrina Falzone. La Galleria Il Borgo è lieta di presentare la Mostra Internazionale d’Arte “I Ritrattisti” con  l’intento di promuovere le innumerevoli espressioni artistiche legate all’iconografia del ritratto, trovando un filo conduttore tra la tradizione storico-artistica figurativa e le novità tecnico-esecutive del secolo corrente. Per l’occasione sono stati selezionati artisti italiani e stranieri dalla formazione differente e dalla provenienza eterogenea, creando così un terreno fertile per gli scambi artistico-culturali tra diverse maestranze, scorgendo in esse non solo i punti di distacco stilistico e formale, ma anche le linee afferenti. L’esposizione è dedicata al genere del ritratto e approfondisce l’espressività umana e le rappresentazioni reali o ideali di volti noti e sconosciuti al grande pubblico: basti pensare alla scultura del musicista Dizzy Gillespie eseguita da Matteo Maggio o al volto femminile di Marilyn Monroe, soggetto dei ritratti di Francesco De Maio, che diviene un culto di ammirazione nell’arte contemporanea. Colpisce l’emozionalità degli scatti in bianco e nero di Maria Chirco e Paola Pacella, con cui dialogano le opere d’arte realizzate da Elena Marelli e Daniele Del Sette, entrambe delicatissime nell’esecuzione. Il genere artistico dell’autoritratto è proposto, invece, da Davide Carrozzo e Cartasso, abili nell’interpretazione pittorica. Espongono: Elena Menga, Antonio La Rosa, Valeria Diamanti, Vanessa Galli, Diana Cepleanu, Eva Golebiowska Zem, Marica Baglieri, Davide Carrozzo,  Valentina Berna Berionni, Giovanni Gozzelino, Antonella Iacoli, Maria Chirco, Paola Pacella, Elena Marelli, Daniele Del Sette, Matteo Maggio, Francesco De Maio.

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Fondazione Ebri

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2009

Roma.«Esprimo la mia soddisfazione per la decisione presa dai giudici del tribunale civile di Roma di sospendere lo sfratto e di bloccare il distacco delle utenze alla fondazione Ebri. Spero che la situazione si risolva nel migliore dei modi. Il Comune di Roma, comunque, è disponibile a collaborare per cercare, qualora fosse necessario, nuove soluzioni che possano far proseguire il lavoro per la Fondazione voluta dal premio Nobel Rita Levi Montalcini. Si tratta, infatti, di un centro di avanguardia di cui la Capitale và fiera e orgogliosa. La Roma che vogliamo costruire è fatta di eccellenze in diversi campi e sarebbe assurdo privarci di quelle che già abbiamo, soprattutto in un settore delicato per il nostro futuro come quello della ricerca». È quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Alejandra Costamagna: Certe notti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2009

Certe_nottiQuindici racconti, quindici storie inedite che spaziano dal romantico al noir, quindici bozzetti letterari che confermano ed esaltano, una volta di più, le qualità narrative di una delle scrittrici più capaci della nuova letteratura cilena. Alejandra Costamagna affronta il tema del distacco, della mancanza di comunicazione, del tradimento, che minano – e, qualche volta, addirittura  compromettono – le relazioni umane più importanti, quelle tra genitori e figli, tra mariti e mogli, tra fratelli, amanti e fidanzati. Una galleria di personaggi vari che riservano pulsioni imprevedibili, messe a nudo dalla sensibilità introspettiva dell’autrice. Filo conduttore delle vicende narrate è lo sfondo, costante e discreto, di certe notti cittadine. Il buio della città nasconde e amplifica tensioni e affanni, in taluni casi si limita a sviscerarli, in altri li fa esplodere in tutta la loro crudezza, fino all’epilogo più tragico, più inaspettato. Pagine: Besa editrice 176ISBN 978-88-497-0618-5 € 14,00
Alejandra Costamagna è nata a Santiago del Cile nel 1970. Ha pubblicato il suo primo romanzo, En voz baja, nel 1996, ricevendo l’elogio unanime della critica. Due anni dopo è apparso Ciudadano en retiro (trad.it. Café Royal, Besa editrice, 2001), cui hanno fatto seguito Cansado ya del sol (2002), Últimos fuegos (racconti, 2005), Dile que no estoy (2007). Suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie. Come giornalista, ha lavorato ai quotidiani La Nación e El Mercurio e collabora con diverse riviste. (certe notti)

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