Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘distinzione’

L’irriverente. 18 anni invece di 15 per omicidio stradale… Ah, ora stiamo tranquilli…

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2015

incidenti stradali-2Ora è legge per un ramo del Parlamento. L’omicidio stradale. Poi tocchera’ alla Camera dire se va bene o meno. Fino a diciotto anni di galera per chi lo commette, con un aumento del minimo, sette per alcool otto per droga… chissa’ perche’ questa distinzione tra droghe legali e illegali: essersi fatti di 50 canne e’ peggio rispetto a 50 bottiglie di birra o 5 bottiglie di uno di quegli amari che la pubblicita’ ci dice bevuto dai veri uomini o dalle donne piu’ sexy. Misteri delle legislazioni proibizioniste…. Plauso per l’approvazione da parte del presidente del consiglio dei ministri e dai politici che si sono piu’ spesi per questa nuova normativa (viceministro Riccardo Nencini in testa). Ovunque informazione del tipo “Ora le nostre strade sono piu’ sicure”. Un punto d”arrivo per tenaci e convinte campagne da parte anche di diversi media. Tutti che sottolineano nei toni e nei titoli la loro estrema soddisfazione umana e giuridica per quella che viene considerata una sorta di imprescindibile normativa che blocchera’ pazzi scatenati ubriachi e drogati (seguiamo l’onda e facciamo distinzione tra droghe legali -ubriachi- e non -drogati-…). Intuiamo i sorrisi e gli ammiccamenti (“ce l’abbiamo fatta”) dei vari politici e fan del provvedimento verso i familiari di vittime di omicidi colposi; “i vostri figli non moriranno piu’ per colpa di qualche scriteriato alterato”. Ma l’attuale codice, non prevede gia’ 15 anni per omicidio colposo (art.589 CdS)… tutto ‘sto casino per 3 anni in piu’? Si’! Tutto ‘sto casino per 3 anni di piu’, e gli ubriachi e i drogati -per i fan soddisfatti- di fronte alla prospettiva di 18 invece di 15 anni, ci penseranno dieci volte prima di mettersi a guidare un veicolo. Ma noi non possiamo far finta di ignorare i costi che saranno stati utilizzati per arrivare a questi 18 anni invece dei 15. E non crediamo di essere fomentatori di assassini, drogati o ubriachi che siano. Boh! Sara’ che siamo strani noi irriverenti… Qui una nostra precedente opinione in merito: http://www.aduc.it/comunicato/reato+omicidio+stradale+bacchette+magiche+non_22960.php (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Diminuire l’aggio di Equitalia

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2011

Generations

Image by Andrea Costa Photography via Flickr

La nostra Associazione per la tutela del Cittadino si compiace per la proposta di legge, firmata da 60 deputati, nel quale si vuole diminuire l’aggio di Equitalia dal 9% al 2% oltre a mitigare le procedure esecutive concedendo un anno di sospensione a chi richiede una rateizzazione. Con grande entusiasmo ne danno comunicazione il Presidente ed il Segretario Nazionale Assotutela.net Michel Emi Maritato e Pietro Bardoscia che avevano proposto questa cosa nel Giugno 2011.Vorremmo anche proporre ulteriormente una distinzione dei debitori fiscali/previdenziali distinguendo coloro i quali dichiarano ma purtroppo non riescono a pagare a causa del difficile momento economico che stiamo attraversando, da chi invece evade volontariamente il fisco risultando sconosciuto o perché pone in essere operazioni mirate all’evasione. Si richiede altresì – prosegue Maritato – un trattamento preferenziale che li metta in condizione di pagare il proprio debito con un adeguata rateizzazione, una riduzione dell’aggio al 1%, interessi legali e sanzioni al 15% anziché al 30% dell’importo non versato.
Ad oggi, moltissime sono le imprese indebitate con Equitalia, e di queste una buona parte hanno dichiarato fallimento. E’ giunto il momento per lo Stato Italiano – concludono Maritato e Bardoscia – di porsi a difesa dei cittadini e delle imprese in difficoltà e non contro. (Ufficio Stampa Assotutela.net)

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Biologico: tutti i segreti

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2011

Vanzagello 2 aprile dalle 15,30 alle 19 nella sala consiliare in piazza Pertini. A seguire cena autogestita dai partecipanti. Ingresso libero Sai cosa mangi? A qualcuno fa piacere sapere ciò che mangia. Altri non fanno distinzione tra un alimento e l’altro e non si pongono né la domanda né il problema. A Vanzaghello, la cooperativa AEquos, Acquisti aequo sostenibili e solidali, sta mettendo in atto una campagna per sensibilizzare le persone a prestare attenzione a cosa mettono in tavola. Sabato 2 aprile nella sala consiliare in piazza Pertini dalle 15,30 alle 19, la nutrizionista tecnologia alimentare Michela Stella, terrà un seminario ad ingresso libero per analizzare i prodotti ortofrutticoli nel biologico e spiegherà le differenze fra bio e non bio ed i criteri di conservazione per gustare nel modo migliore e più appropriato quello di cui ci nutriamo. Verrà analizzato il metodo di produzione biologico (cos’è, come è regolamentato, aspetti positivi e negativi, etichettatura prodotti biologici) e confrontato con il metodo di produzione convenzionale. Verranno dati consigli sulla corretta conservazione dei prodotti vegetali e verranno sviscerate le differenze tra la conservazione dei prodotti da agricoltura biologica e quelli da agricoltura intensiva. Pur rimanendo un mercato di dimensioni limitate, si può affermare che il consumo dei prodotti biologici sia uscito dalla nicchia, tanto che la categoria del biologico è entrata nel paniere Istat per valutare l’andamento dei prezzi nei beni consumati dagli italiani e l’andamento dell’inflazione nel Paese.  È una conferma del cambiamento dello stile di vita nazionale proiettato sul vivere bene, ma anche un riconoscimento per l’agricoltura italiana che è leader nella produzione biologica in Europa. Per saperne di più l’appuntamento è a Vanzaghello per il prossimo 2 aprile.

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Faenza rock 2010

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2010

Ricordiamo che fino a  Venerdì 30 aprile è possibile iscriversi alla 25°edizione di Faenza Rock, la prima manifestazione di talenti musicali in Emilia – Romagna che dal 1986 coinvolge le giovani band della città e del territorio, evidenziandone qualità musicali e potenzialità artistiche, raccogliendo consensi unanimi ma soprattutto attirando una grande attenzione. Il bando, aperto a tutte le band del comprensorio che propongono brani inediti, è naturalmente aperto a tutti i generi musicali, senza alcuna distinzione e l’iscrizione dovrà essere inoltrata alla Casa della Musica di Faenza all’indirizzo casadellamusica@racine.ra.it  o telefonicamente al num. 0546/646012. Le selezioni saranno realizzate da parte di una giuria di esperti e operatori del settore, tra i quali si segnalano gli organizzatori delle principali manifestazioni musicali del territorio e alcuni dei piu’ importanti musicisti e produttori. Grande attesa per la Finale di Martedì 1 giugno, perché, proprio in questa occasione,  i gruppi selezionati potranno suonare davanti al pubblico che ogni anno si raccoglie in Piazza Nenni – già della Molinella, di fronte al Teatro Masini –  per assistere alla nascita dei nuovi talenti del territorio con un testimonial d’eccezione come La Fame di Camilla, il gruppo pugliese che torna per la seconda volta a Faenza dopo aver ricevuto al MEI 2009 il premio Rivelazione Indie Pop e recentemente al Festival di Sanremo 2010 nella sezione Sanremo Nuova Generazione con il brano “Buio e Luce”, riscuotendo un grande successo, soprattutto nel circuito radiofonico.

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Cultura e fede cristiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2010

A chi gli chiede cosa ha offerto o cosa può offrire la fede cristiana alla letteratura o alla poetica in generale?  François Livi, Université de la Sorbonne, Paris (Francia) risponde: La fede cristiana offre all’autore una particolare visione dell’uomo e della storia umana, nella quale interviene il disegno salvifico di Dio. Questa visione può integrarsi in una poetica o in un progetto letterario, o viceversa costituirne la matrice, secondo modalità quanto mai svariate che rifuggono da comode generalizzazioni. In altri termini, la fede cristiana non offre necessariamente o soltanto un “repertorio tematico” (tutt’altro che trascurabile, del resto), ma anche e soprattutto una prospettiva, una tensione spirituale dalle molteplici manifestazioni, nella quale si colloca il progetto letterario. Il che equivale a ricordare la distinzione tradizionale tra “autori cristiani” (per le loro tematiche), “cristiani autori”, e “autori alla ricerca della fede cristiana”, fermo restando che il legame vitale tra fede e creazione letteraria non è per nulla statico o definibile in modo univoco. Su un altro piano vale forse la pena ricordare come la conoscenza del cristianesimo–in primo luogo della Bibbia, il “grande codice” della nostra cultura—sia una chiave indispensabile per la comprensione delle nostre letterature che in gran parte sono fiorite e continuano a fiorire su questo terreno. Gli studenti universitari, almeno per quanto concerne le Facoltà umanistiche, mi sembrano sempre più consapevoli di questa esigenza. (in margine ad un convegno svoltosi presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma).

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Il soldato italiano non è un mercenario

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2009

Editoriale fidest. Un prete, Paolo Farinella, dalle colonne di Micromega ci parla della strage di Kabul “mettendosi di traverso” al giudizio di molti e a quanto la stampa nazionale riporta di quel tragico evento. Può avere ragione quanto afferma che si parla molto dei sei militari italiani uccisi e non altrettanto dei 20 afghani che sono morti con loro colpiti dallo stesso disegno criminale. Lo stesso si può dire per i 4 militari italiani feriti e dei 60 afghani che hanno avuto la medesima sorte. Ma vi è anche da fare una sottile distinzione in proposito. I militari italiani sono lì per cercare di scongiurare questi atti estremi di violenza terroristica che non fa differenza tra civili e militari e spesso fa vittime tra donne e bambini. Ma il punto in cui il nostro dissenso diventa totale è quando questo prete definisce i soldati dell’Onu e dell’Ue dei “mercenari”. Non è solo una questione di terminologia. Per mercenario, infatti, s’intende chi “compie azioni militari per conto di un privato o anche di uno Stato” ma non lo fa per degli ideali tanto che la sua figura non è regolamentata nel diritto internazionale né dalla Convenzione di Ginevra. Quest’ultima ha anche precisato che il termine “mercenario” è da considerarsi dispregiativo e preferisce usare la parola contractor. Ma l’errore grave e imperdonabile, che questo prete commette, è che cerca di coinvolgere tutti i militari italiani in un unico giudizio critico. Semmai sono i nostri politici e governanti da prendere di mira. E’ non solo ingeneroso ma ne distorce la verità lasciandosi sedurre dalle tante sirene critiche che pure si mantengono su binari di giudizio meno virulento. Ancora una volta gioca sulle terminologie contestando la parola “eroe” ai morti di Kabul, nello specifico, e dimentica volutamente che questi militari sono presenti in quell’area da pacificatori e non da aggressori. Possiamo, e lo abbiamo fatto, criticare l’interventismo militare dell’occidente e giudicarlo negativamente, ma nel momento in cui il Parlamento italiano consente la partecipazione dei soldati italiani nel contingente di pace internazionale (e in questo caso sono concordi sia la maggioranza sia la minoranza) è nostro preciso dovere non far mancare il nostro appoggio, sia pure morale, a questi giovani che sono stati educati ad obbedire e a servire la patria. E’ un compito ingrato? Certo lo è e se non fosse motivato lo sarebbe in tutti i sensi. Per questa ragione ci sentiamo di respingere al mittente le tante “parole gettate al vento” e ci addolora solo che provengono da un uomo di chiesa e per il quale il linguaggio può anche essere quello della denuncia e del dissenso ma non della denigrazione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Un mondo in agonia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

Nel preveggente monito di don Lorenzo Milani è stato scritto: “Siamo in un mondo in agonia che Dio sta forse accecando per castigarlo di aver troppo male usato dell’intelletto, oppure di non averne fatto parte gli infelici.” Ciò significa, per lo meno, che si imponga con urgenza un coraggioso schieramento di coscienza nel pretendere che la cultura cristiana possa diventare il cemento della nuova umanità per vitalità e visione del futuro. Ma vorremmo anche andare oltre parlando di una cultura religiosa universale pur nella distinzione delle sue varie pratiche religiose confessionali. La risposta ad un rifiuto laico per contrapporvi un richiamo da quelle radici più deboli ad altre più forti per aprirsi e ricercare una partecipazione ad un nuovo “mix” culturale all’interno del quale la parte che ci spetta dovrà essere adeguata, anzi preponderante. E’ una sfida che va vinta in nome della stessa sopravvivenza umana. E’ lo scenario nel quale si colloca l’uomo. Egli oggi avverte la necessità di avvalersi di cure particolari. Deve uscire dalla massa e dalla folla e tornare singolo. Le conoscenze hanno aperto nuovi orizzonti alla sua vita intellettiva e fisica. Ma vi è al tempo stesso un limite: non possiede ancora la formula per utilizzare queste nuove risorse al giusto modo. Quest’uomo si proietta in avanti sul cammino del progresso scientifico baldanzosamente e non sembra porre limiti alla  conoscenza ma non riesce a fare il paio con la sua semente culturale e con il primo scopo che deve porsi che è quello di rendere nuovamente cosciente l’Homo viator” in questo mondo. E’ il richiamo alla grande speranza, una speranza non solo cristiana ma che sta diventando universale poiché esce dalla fede in se e volge il suo sguardo all’universo intero come un tutt’uno pur nella sua varietà e complessità.

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L’economia della quale non si parlerà al G8

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2009

di Rosario Amico Roxas in sintesi. L’economia occidentale è, da tempo, caratterizzata dal sistema economico capitalistico, che ha profondamente inciso sul sistema sociale, infatti, unitamente ai caratteri prettamente economici come la mobilità dei capitali, la proprietà privata dei mezzi di produzione, la ricerca del profitto individuale, ha provocato la distinzione tra capitalisti e prestatori d’opera. La più chiara descrizione di tale spaccatura tra le classi fu di Antonio Labriola, che identificò la storia del capitalismo proprio con la formazione delle classe salariata, più precisamente con la trasformazione del lavoratore indipendente in lavoratore legato al circuito economico produttivo, in cui protagonista era il detentore del capitale-denaro; nessuna considerazione veniva data al capitale-lavoro, che si trasformava in merce da vendere e/o acquistare.  Il capitalismo occidentale ha inciso sulla fisionomia dell’intera società; iniziato con la rivoluzione industriale, ha intensificato il proprio potere incidendo anche sui sistemi economici. Le innovazioni tecniche, l’introduzione delle macchine nel ciclo produttivo, a discapito della manodopera, hanno modificato strutturalmente il precedente sistema economico chiuso, caratterizzato dalla produzione artigiana, dove i lavoratori erano anche proprietari dei mezzi di produzione. Il capitalismo ha cancellato tutte le attività indipendenti, dando vita alla nuova classe dei salariati; ciò è avvenuto con profonde modificazioni dell’intera struttura sociale. L’industrializzazione, spinta al suo massimo produttivo, ha capovolto i criteri dei consumi, arrivando al consumismo  più esasperato; mentre prima l’industria produceva ciò che veniva richiesto e consumato, oggi il capitalismo spinto costringe a consumare sempre di più per poter continuare a produrre, per questo motivo necessita di sempre nuovi  mercati, ai quali imporre i propri prodotti, questo processo di accaparramento dei mercati è stato battezzato  globalizzazione dei mercati, che troppo spesso viene imposta con la forza e che sarà il motivo per scontri bellici  sempre più cruenti, specie se non si prendono nella dovuta e giusta considerazione  nazioni con modesto tenore di  vita, con una popolazione smisurata, con costi di manodopera irrisori, con grandissima capacità tecnica, come la  Cina, in grado di immettere nei mercati  i medesimi prodotti a prezzi con cui il mondo occidentale non potrà mai  competere.  Ogni anno le università della Cina formano 800.000 ingegneri (è questo il termine con il quale indicano  tecnici laureati nelle più svariate discipline, dove occorre tecnologia avanzata). Intuendo il tipo di evoluzione  cui sarebbe giunto il capitalismo, già alla fine dell’800 fu elaborata una ipotesi di lavoro, nella strutturazione  della produzione della società, la cui finalità era di creare un’alternativa al sistema capitalistico; ne fu  ispiratrice la prima lettera enciclica a carattere sociale, la Rerum Novarum. Fu il Cooperativismo, che vide la sua  affermazione nell’Inghilterra del XIX secolo.  Esso proponeva la libera associazione di quanti volessero sottrarsi  ai vincoli troppo severi del capitalismo, che diventava sempre più monopolistico, per poter meglio soddisfare le loro esigenze economiche, mettendo insieme le loro risorse. Il Cooperativismo risponde alle esigenze di  organizzazione produttiva e distributiva e di creazione di una confermata coscienza nazionale e sociale, specie  negli Stati di recente indipendenza, che stanno avviando programmi che li identificano come nazioni in via di  sviluppo.  La Cina sta rappresentando il boomerang per l’Occidente, perché è proprio la globalizzazione dei mercati  che consente loro di rappresentare la più agguerrita concorrente del mondo produttivo occidentale, che non ha saputo  prepararsi in tempo a questa invasione economica. La contrapposizione non è solamente economica, ma diventa  contrapposizione culturale, sociale e politica, dove non c’è spazio per un dialogo costruttivo; i sindacati  cercheranno di farsi mediatori fra le parti, ma senza cercare di rimuovere le ragioni di fondo delle divergenze;  eserciteranno il ruolo di mediatori e oppositori, ma solo per ottenere migliori condizioni di lavoro della classe  dominata, ma non tenteranno nemmeno di affrontare il cuore del problema, che sta nella identificazione del concetto  di capitale. L’equilibrio sostanziale tra capitale/denaro e capitale/lavoro, creando una sinergia d’azione, avrebbe  vanificato il ruolo degli intermediari. Il capitalista porta con sé il concetto di conquista di sempre nuovi mercati  e quindi l’esigenza della globalizzazione di tali mercati, dove può meglio riuscire a imporre le sue peculiarità  speculative; il cooperativismo stimola l’integrazione fra i popoli nell’ottica di una comune crescita della parte apportatrice di tecnologia e nuovi mercati e della parte che conferisce manodopera a basso costo e nuove potenzialità di mercato. L’integrazione fra popoli promuove, così, l’internazionalizzazione del sistema cooperativistico, in un rapporto di reciproca interdipendenza, infatti possiamo anche affermare che l’internazionalizzazione del sistema cooperativistico porta alla esigenza dell’integrazione dei popoli.
Questo concetto può essere condotto anche ad estreme conseguenze, perché la tipologia operativa del capitalismo e del capitalista è indirizzata a sempre nuovi e maggiori guadagni immediati nella logica del pragmatismo, a qualunque costo e in qualunque maniera, mentre il cooperativismo, privilegiando i rapporti umani nella integrazione fra i popoli, promuove una maggiore attenzione agli aspetti legati alla solidarietà umana. (Rosario Amico Roxas)

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L’era ghedaffiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2009

(Quinta parte) La verità è che, nei paesi un tempo sottoposti a un regime coloniale o retti da governi fantoccio, era nata una nuova cultura con i suoi indubbi riflessi nel sociale, nel politico e nel civile. Nel vissuto popolare lo Stato s’identificava sempre di più nello strumento più efficace per risolvere i bisogni di qualità e sicurezza della vita collettiva. La sua incapacità a farvi fronte lo rendeva non solo impopolare ma generava un profondo senso di rivolta. In proposito vale soffermarsi soprattutto sul caso libico perché ritengo si sia formata, in questo paese, una nuova ideologia capace di spazzare tutte le altre. Lo dobbiamo alla formula adottata da Gheddafi. Essa è uscita dal novero di quelle rivoluzioni tradizionalmente sfornate in occidente, dal XIX secolo in poi, ed anche da quelle emergenti, nel resto del mondo, in tempi più recenti. Se pensiamo a Gandhi, diciamo che fu un profeta politico ed anche religioso-laico come furono diversi altri, ma il suo ruolo nella storia restò confinato all’ovvietà. Cristo, a sua volta, fu un profeta di lungo respiro, mentre poco o nulla poteva offrire, alla sua causa rivoluzionaria, per l’immmediato. Gheddafi non rientrò nel “gruppo” delle ovvietà né prima né dopo la “sua” rivoluzione. Il suo “libro verde” non fu un incitamento alla lotta, a una guerra di religioni: islamici e cristiani. Non lo fu d’etnie: arabi e ariani e d’ideologie tra comunismo e capitalismo. Fu qualcosa che attraversò e penetrò le menti umane.
Fu l’uomo che offrì alla sua gente una speranza, perché il suo popolo era il mondo dei paria e degli sconfitti, ma anche dei giusti e dei puri. Comprese anche che non era il momento dei profeti, che non si poteva ammannire i disperati con una vaga speranza per un futuro migliore, non si aveva tempo per la rivolta incruenta del cittadino che si stende sulle rotaie per fermare il treno lanciato in velocità. Per gli oppressi di tutto il mondo non vi erano più margini temporali. I problemi si accavallavano, le ingiustizie bruciavano come un tizzone ardente appoggiato sulle carni e la rivolta continuava ad aleggiare forte e prepotente. Mancava semmai un capo, una guida che facesse scoccare la scintilla. La fortuna, per i libici, fu Gheddafi. Lui, forse inconsapevolmente, almeno all’inizio della sua grande esperienza, fu designato per avviare un processo di dimensioni locali e invece riuscì, ben presto, ad aprire una strada davvero originale facendo assumere, ma mano, al suo movimento estensioni sovranazionali.

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