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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘disturbi’

Soluzione lombarda per i disturbi di personalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2022

I Disturbi di Personalità possono fare la loro comparsa con particolare evidenza. Si tratta di una serie di disturbi psichici che possono avere conseguenze sulla vita personale e sociale di chi ne è affetto. Conoscerli, imparare a capirli e affidarsi a professionisti competenti è allora fondamentale. Empatia, condivisione e supporto reciproco sono valori da sviluppare per sostenere gli altri in pieno spirito di Ospitalità. Nell’ambito della tradizione di cura psichiatrica dei Centri Fatebenefratelli, nel 2009 a Cernusco sul Naviglio è nata la Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza “San Riccardo Pampuri”, dedicata allo specifico trattamento dei Disturbi di Personalità. Strutture analoghe sono attive presso i centri Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro e Brescia. È una Comunità giovane, che accoglie venti pazienti adulti con età media di 26 anni (dai 18 ai 45 anni circa), e con personale educativo e infermieristico sempre presente nelle 24 ore. L’approccio centrato sul valore di sentirsi soggetto attivo della propria cura, coniuga la qualità e l’attenzione Umanistico-Spirituale e religiosa con la competenza e la professionalità. Non viene pertanto mai persa la visione unitaria delle esigenze del soggetto umano, al di là della patologia e del disagio, e quindi vi è un’attenzione anche alla dimensione spirituale ed evolutiva delle Persone. Il rientro nel proprio ambiente di vita dopo il ricovero, la ripresa dei percorsi scolastici e delle attività lavorative, sono obiettivi altrettanto importanti che si cerca di stimolare, in accordo con i servizi psichiatrici pubblici invianti.Diversi Disturbi di Personalità manifestano dei sintomi che destano molto allarme sociale come autolesionismo, tagli superficiali autoprovocati, bruciature, tentati suicidi, condotte aggressive e plateali.Tutti questi segnali possono essere considerati come una vera e propria richiesta di aiuto implicita verso i famigliari, gli insegnanti o le persone importanti che hanno un legame affettivo con il soggetto.

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Disturbi alimentari

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2022

Più volte si è evidenziato come dopo due anni di pandemia e confinamenti tra le pareti domestiche i disturbi alimentari, anche nei giovanissimi, siano aumentati di oltre il trenta per cento. Le satistiche diffuse in occasione della giornata del “Fiocchetto Lilla” di pochi mesi fa parlano di 3,5-4 milioni di italiani (il 5% della popolazione, di cui il 70% adolescenti) affetti da disturbi del comportamento alimentare (Dca). A fronte di ciò, in questi giorni gli organi di stampa hanno sottolineato come a Milano l’emergenza Disturbi alimentari abbia subito un aggravamento a causa di una riduzione sostanziale di posti letto per riabilitazione intensiva.L’Auxologico da oltre sessant’anni si occupa, sia a livello di cura che di ricerca, di disturbi alimentari ed ha registrato un incremento medio delle richieste di aiuto che si aggira intorno al 220%. Sia la Macroattività Ambulatoriale Complessa (MAC) dell’ospedale Auxologico San Luca di Milano, che gli ambulatori di Auxologico Meda e Auxologico Pioltello hanno registrato un aumento considerevoli degli accessi di pazienti con disturbi alimentari. Nel 2021 tale quadro ha spinto Auxologico in piena pandemia a riconvertire un reparto riabilitativo nutrizionale di 24 posti letto per destinarlo interamente alla riabilitazione di anoressia, bulimia e gli altri disturbi alimentari. Sotto la direzione del dott. Leonardo Mendolicchio, tra i più importanti esperti di DCA di Italia, si è passati successivamente, ad un ulteriore incremento dell’offerta di Auxologico Piancavallo con un aumento dei posti letto che oggi riesce ad ospitare 42 pazienti affetti da disturbi alimentari. L’Unità Operativa per la riabilitazione dei disturbi alimentari ha dato ospitalità a circa 600 pazienti dal 2021 ad oggi di cui il 45% lombardi e di questa quota la metà è proveniente dalla città metropolitana di Milano. Sulla situazione in Lombardia sempre il dott. Mendolicchio conferma che: “soprattutto i pazienti Lombardi hanno chiesto di poter essere ricoverati presso la nostra Unità Operativa che ha poi consentito loro di essere presi in carico, nel rispetto della continuità assistenziale, presso la MAC di Auxologico San Luca a Milano”. Lo sforzo di Auxologico su questa emergenza sanitaria è massimo e conclude Mendolicchio: “a volte siamo costretti a trattare le angosce delle famiglie che mal tollerano le liste di attesa che inevitabilmente stanno aumentando a dismisura. La speranza è che nei prossimi mesi si possa diversificare la nostra offerta assistenziale in modo tale da poter lavorare su più setting compreso quello della comunità terapeutica”.

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“Un uomo su due con disturbi urinari ha anche problemi eiaculatori”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2022

E chiede all’urologo di risolvere i cosiddetti LUTS (Lower Urinary Tract Symptoms), ma anche di preservare le funzioni sessuali, a partire dall’erezione”. A raccontare tale cambiamento di scenario, il Prof. Mauro Gacci (Docente di Chirurgia urologica mini-invasiva, robotica e dei trapianti renali, Azienda Ospedaliera Universitaria “Careggi” di Firenze e membro del “Comitato Linee Guida Europee per la cura e lo studio della patologia prostatica”), nell’ambito del simposio “LUTS maschili e vita sessuale: cosa vogliono i pazienti dai trattamenti?”, organizzato da Pierre Fabre Pharma al Congresso della Società Europea di Urologia (EAU), in corso ad Amsterdam.“Nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, principale disturbo urinario – spiega il Prof. Cosimo De Nunzio (Docente di Urologia e Dirigente Medico presso il reparto di Urologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Sant’Andrea” di Roma) – oggi contano anche la partner e il contesto sociale. Una più efficace comunicazione tra urologo e Medico di Famiglia è fondamentale per ottimizzare la terapia, migliorarne l’aderenza e ridurre i casi di doctor shopping, quella pratica sempre più diffusa di migrazione da un medico a un altro, con l’obiettivo di ottenere più prescrizioni. Noi specialisti insieme dobbiamo trovare strumenti più adeguati per indagare le aspettative dei pazienti, non solo sulla loro salute, ma sulla qualità della vita legata a essa”. “I LUTS – ricorda il Prof. De Nunzio – sono l’insieme dei sintomi delle basse vie urinarie che può colpire gli uomini, ma anche le donne, in qualsiasi momento della vita, con una prevalenza nei maschi adulti, che aumenta progressivamente con l’età, raggiungendo dopo i 65 anni il 50% della popolazione e dopo gli 80 anni il 70%. I disturbi possono essere legati all’incontinenza, all’incremento della frequenza minzionale e alla sua urgenza, soprattutto notturna. Il flusso dell’urina può inoltre essere debole e accompagnato da bruciore. Dopo la minzione è possibile vi sia una sensazione di svuotamento vescicale incompleto e piccole perdite di urina. La parte del leone la fa l’ipertrofia prostatica benigna che in Italia affligge oltre 6 milioni di italiani over 50, la metà degli uomini di età compresa fra 51 e 60 anni e il 70% dei 61-70enni, con un picco del 90% negli ottantenni. Dobbiamo sviluppare sempre più una medicina basata sul paziente, dove accanto all’evidenza scientifica e alle linee guida, si devono considerare anche le aspettative ed il vissuto delle persone, che hanno diritto a una vita e a una sessualità normale, quale sia la loro età”.“Anche la Società Europea di Urologia – spiega il Prof. Gacci – nelle nuove Linee Guida per il trattamento dei LUTS ha dato maggiore attenzione alla sfera sessuale, sia per quanto riguarda l’ambito chirurgico che per quello medico. Uomini che oggi vanno incontro a chirurgia dopo i 60 o anche i 70 anni ci chiedono di avere una sessualità normale, che vuol dire preservare l’erezione, ma anche l’eiaculazione. Dal punto di vista chirurgico, è chiaro che ci sono procedure più aggressive come quelle tradizionali (la TURP, l’enucleazione col laser ad olmio, l’enucleazione con Greenlight laser) che possono avere un rischio maggiore di problematiche dell’eiaculazione. Accanto a queste, vi sono procedure mini-invasive (come l’Urolift, il Rezum o il TPLA ovvero il laser interstiziale che è da poco entrato nel nostro centro), che invece ne garantiscono una maggior preservazione. Quindi il paziente potrà scegliere tra un trattamento magari un po’ meno efficace, in termini di miglioramento del flusso urinario e tenuta nel tempo di questo risultato, e la preservazione dell’eiaculazione. Se è tra coloro che hanno perso già la funzionalità eiaculatoria, potrà optare per un approccio centrato esclusivamente sulla risoluzione dei disturbi minzionali. Ruolo chiave per la soddisfazione della persona che abbiamo in cura è il momento del counseling. Il percorso diagnostico-terapeutico si definisce insieme, chiarendo ex ante quali sono i desiderata in termini di miglioramento della sintomatologia urinaria, ma anche quali rischi si è disposti a correre in termini di problematiche della sfera sessuale”. “Anche l’approccio farmacologico dei disturbi minzionali da ipertrofia prostatica – conclude il Prof. De Nunzio – sta cambiando in funzione delle necessità degli uomini. Sappiamo quanto molti farmaci per l’IPB possano impattare sull’erezione, sulla libido dei pazienti e anche sull’eiaculazione. Tra quelli che anche secondo le Linee Guida EAU non compromettono l’attività sessuale, intervenendo sulla funzione urinaria, c’è l’estratto esanico di Serenoa repens. Purtroppo sull’uso del principio fitoterapico c’è però molto “fai da te”. L’estratto esanico di Serenoa repens è un farmaco, pertanto deve essere prescritto e somministrato sotto il controllo medico”.

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Uno studio sul disturbo bipolare, il disturbo borderline di personalità ed il disturbo da deficit di attenzione/iperattività

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Un progetto europeo recentemente approvato (DymAMoND), al quale partecipa anche un centro italiano (IRCCS Fatebenefratelli di Brescia), potrebbe fornire importanti conoscenze per meglio distinguere tre disturbi mentali che insorgono in giovane età e che possono avere un impatto significativo sulla vita e le relazioni interpersonali delle persone che ne soffrono. Questi disturbi sono il disturbo bipolare, il disturbo borderline di personalità ed il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). I coordinatori del progetto, nato nell’ambito del programma europeo Eranet Neuron, sono Andreas Reif, (Goethe University, Francoforte), J. Antoni Ramos-Quiroga (Vall d’Hebron Research Institute, Barcellona), Giovanni de Girolamo (IRCCS Fatebenefratelli, Brescia), Jan Haavik, (università di Bergen) e Nader Perroud (Ospedale Universitario di Ginevra). «La classificazione dei disturbi mentali – spiega de Girolamo – si basa quasi esclusivamente su osservazioni cliniche acquisite su gran numeri di pazienti nel corso degli anni. Questo ampio corpus di conoscenze ha consentito di sviluppare sistemi diagnostici in cui però condizioni cliniche che sembrano avere in comune molti sintomi e fattori di rischio sono considerate invece categorie diagnostiche distinte. Un esempio è rappresentato dal disturbo bipolare, dal disturbo borderline di personalità e dall’ADHD, che, tradizionalmente, sono state studiati e trattati separatamente nell’ambito della psichiatria infantile, della psichiatria degli adulti e dei disturbi di personalità, rispettivamente. Questi tre disturbi sono caratterizzati da marcate fluttuazioni dell’umore, che possono durare ore, giorni o mesi. Queste fluttuazioni dell’umore, chiamate anche “instabilità emotiva”, sono fonte di sofferenza per i pazienti e possono essere difficili da trattare. Tuttavia, non sappiamo se la natura di queste frequenti fluttuazioni dell’umore sia simile tra i tre disturbi qui considerati, o se abbia una radice comune». Questo nuovo studio collaborativo, condotto in Germania, Italia, Norvegia, Spagna e Svizzera, studierà le fluttuazioni dell’umore in 120 pazienti affetti da ADHD, disturbo bipolare o disturbo borderline, nonché in 120 controlli sani, tutti in età compresa tra i 14 ed i 30 anni di età. “Utilizzeremo i dati ottenuti dagli smartphones in tempo reale con un’app creata ad hoc e con dei sensori integrati, al fine di raccogliere dati su umore, attività e stress. I partecipanti forniranno anche campioni di saliva per studi genetici”. In caso di successo, il progetto potrebbe favorire un miglioramento dei trattamenti disponibili, una riduzione del ‘burden’ dovuto alla condizione di malattia ed un incremento della qualità della vita per ampi gruppi di pazienti.L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio FATEBENEFRATELLI (www.fatebenefratelli.it) è presente in 50 paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche.

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Disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 gennaio 2022

Già nel 2019 un italiano su tre dormiva poco, in particolare gli over 65 ed erano circa 9 milioni gli italiani che non dormivano a sufficienza, faticavano ad addormentarsi o si svegliavano non riposati. La pandemia ha notevolmente peggiorato le cose: lo studio “Lost in Italy” (Lockdown and Life Styles IN ITALY) rileva che vi è stata una sostanziale crescita dei disturbi legati al sonno rispetto al 2019 (più 22%) e i soggetti con un sonno di qualità insoddisfacente sono più che raddoppiati, si parla di oltre 18 milioni d’individui. Dormire poco, tuttavia, non porta solo stanchezza. Molti studi correlano i disturbi del sonno con sovrappeso, obesità e diabete. Uno studio inglese evidenzia che i frequenti disturbi del sonno sono associati a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause e conclude che tali disturbi sono una malattia che deve essere trattata dal medico.Data l’importanza del sonno, gli esperti dell’Osservatorio Grana Padano (OGP) hanno voluto studiare quanto lo stile di vita incida sul sonno, valutando le abitudini di più di 7000 italiani per verificare il pasto serale, l’utilizzo di sostanze eccitanti e tutte quelle abitudini che possono compromettere la qualità del sonno, predisponendo a condizioni metaboliche sfavorevoli.“L’alimentazione ha un ruolo determinante anche sulla qualità del sonno, cosa e quanto mangiare aiuta il sonno ristoratore – afferma la Dott.ssa Michela Barichella, Dietologa e Presidente di Brain and Malnutrition in Chronic Diseases Association – Per esempio, il latte contiene alti livelli di triptofano, l’amminoacido essenziale in grado di alzare i livelli di serotonina e melatonina, uno pseudo-ormone che modula il ritmo sonno-veglia, un vero e proprio sedativo naturale, a differenza delle bevande che contengono caffeina, che eccitano e possono essere responsabili dell’insonnia”. Vi sono, inoltre, cattive abitudini che compromettono la qualità del sonno, come mangiare troppo e velocemente, oltre a coricarsi dopo cena prima delle canoniche tre ore che consentono la digestione”.Lo studio OGP evidenzia che il 47% dei 7000 intervistati impiega meno di 20 minuti per consumare la cena e il 26% mangia oltre la sazietà, riferendo pesantezza dopo il pasto. L’utilizzo di bevande eccitanti risulta elevato: l’89% degli intervistati beve caffè e il 62% di questi ne beve due o tre tazzine al giorno; il tè è consumato dal 61% e il 34% dei consumatori ne utilizza più di una tazza al giorno.Dallo studio emerge che vi sono cattive abitudini, come svolgere poca attività fisica e consumare poco latte: il 77% non lo consuma, mentre il 25% degli intervistati non fa nessuna attiva fisica, nemmeno leggera e moderata.Proprio per questi risultati emersi dallo studio, in un periodo particolarmente stressante come quello della pandemia, gli esperti dell’Osservatorio Grana Padano hanno stilato un decalogo per migliorare la qualità del sonno e renderlo più duraturo e ristoratore.Fare una cena leggera, con un apporto calorico di circa il 25-30% dell’energia totale della giornata, ricca di proteine e povera di grassi e zuccheri semplici, evitare i fritti.Non coricarsi prima di tre ore (minimo due) dalla fine della cena per dare modo all’organismo di digerire il pasto.Evitare bevande come caffè, tè, cola o bevande che contengono caffeina, cioccolato e alimenti con nervini stimolanti, soprattutto dopo le ore 17:00.Bere tanta acqua e idratarsi. Durante la prima parte della giornata, bere 1,5-2 litri di liquidi al giorno, meglio non dopo cena per evitare che l’urgenza di urinare ci svegli nella notte. Bere una tisana o del latte caldo almeno 30 minuti prima di coricarsi, non più di 125 ml.Fare un bagno caldo prima di coricarsi.Praticare esercizio fisico moderato quotidianamente, almeno per mezz’ora, preferibilmente nel pomeriggio.Mantenere un orario regolare del ciclo sonno-veglia: svegliarsi presto al mattino, evitando di dormire durante il giorno, e andare a letto a un orario consono e regolare, evitando attività stimolanti nelle ore serali.Assicurarsi che l’ambiente in cui si dorme sia idoneo al riposo. Alcune persone sono molto sensibili alla luce, altre ai rumori, altre ancora alle onde elettromagnetiche. La camera da letto dovrebbe essere buia, silenziosa, ben areata e non dovrebbero essere presenti apparecchi elettrici o elettronici: TV, PC, e smartphone se non spenti.Non usare il letto per altre attività oltre al sonno. Leggere, scrivere o guardare la televisione, lavorare al PC, usare il tablet o altre attività nel letto diminuiscono l’associazione letto-sonno.

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Disturbi alimentari in adolescenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2021

Secondo quanto suggerisce un articolo pubblicato su Pediatrics, prima firmataria Alana Otto della Divisione di medicina degli adolescenti all’ospedale pediatrico Mott dell’Università del Michigan di Ann Arbor, il numero di adolescenti ricoverati per gravi malattie dovute a disturbi alimentari è aumentato in modo significativo durante la pandemia di COVID-19. «I 125 ricoveri avvenuti presso il Michigan Medicine nella fascia di età tra 10 e 23 anni nei 12 mesi di pandemia riflettono un aumento significativo rispetto agli anni precedenti, dato che i ricoveri relativi a disturbi alimentari avvenuti nello stesso arco di tempo tra il 2017 e il 2019 sono stati in media 56 l’anno» scrivono i ricercatori, sottolineando quanto duramente la pandemia abbia colpito i giovani con la chiusura delle scuole, la cancellazione delle attività sportive extrascolastiche e l’isolamento sociale. In altri termini, si potrebbe dire che il loro mondo si è capovolto in una notte» afferma la pediatra, aggiungendo che negli adolescenti con disturbi alimentari e in quelli a rischio, questo repentino sovvertimento della quotidianità può aver peggiorato o innescato i sintomi. Ma secondo gli autori i numeri dello studio, relativi ai casi ricoverati in ospedale, potrebbero rappresentare solo una frazione dei giovani con disturbi alimentari provocati dalla pandemia. E non solo: «I nostri dati suggeriscono che gli effetti negativi della pandemia sulla salute mentale potrebbero essere particolarmente gravi tra gli adolescenti con disturbi alimentari» ipotizza Otto, spiegando che i disturbi alimentari includono l’anoressia nervosa, caratterizzata da restrizioni dietetiche, esercizio fisico eccessivo e/o vomito indotto per perdere peso. La genetica, i fattori psicologici e le influenze sociali sono stati collegati allo sviluppo di disturbi alimentari e gli adolescenti con bassa autostima o sintomi depressivi sono particolarmente a rischio. «Le modifiche nella vita quotidiana degli adolescenti durante la pandemia, come la chiusura delle scuole e la cancellazione degli sport organizzati, potrebbero aver interrotto le routine legate all’alimentazione e all’esercizio fisico, dando impulso a comportamenti alimentari non salutari tra i soggetti a rischio» conclude la pediatra, precisando che i dati dell’analisi non catturano l’intero quadro e quindi bisogna interpretare le stime con cautela. (fonte: Doctor33)

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Disturbi del linguaggio e della deglutizione

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2021

Afasia e disfagia, i disturbi cioè del linguaggio e della deglutizione, sono tra le conseguenze maggiormente disabilitanti dell’ictus, quelle che hanno un impatto devastante sulla qualità di vita non solo delle persone colpite ma anche dei loro familiari e caregivers. L’afasia colpisce circa il 30% dei pazienti, mentre si stima che una percentuale compresa tra il 45 e il 67% dei pazienti soffra di disfagia entro i primi 3 giorni dall’evento, con vari livelli di gravità, dalla occasionale difficoltà a deglutire solo alcuni tipi di alimento alla totale impossibilità di alimentarsi, nei casi più gravi arrivando anche a non gestire la propria saliva. Il logopedista è la figura chiave per entrambe le problematiche, si occupa infatti di tutti i problemi della comunicazione, soprattutto quelli di natura foniatrica e neurologica. La durata del trattamento è variabile e può durare tutta la vita, anche se il lavoro più intenso e importante è quello che si svolge nei primi 12 mesi; dopo questa prima fase, ci si può concentrare su quella che può essere considerata “riabilitazione sociale”. I disturbi del linguaggio, così come quelli della articolazione e della deglutizione, vanno valutati e monitorati da subito per capire prima di tutto se il paziente comprende il linguaggio o se ha necessità di supporti comunicativi per quegli scambi di informazioni che spesso e nell’immediato sono indispensabili. Il logopedista si occupa prevalentemente di disturbi della deglutizione, dell’articolazione e del linguaggio, inteso come competenza della lingua: questi sintomi, nelle diverse fasi, vanno affrontati non solo con le migliori metodiche e strategie riabilitative, ma anche attraverso il counselling, cioè una serie di consigli e informazioni al paziente e a chi si relazione a lui, che derivano da una attenzione specifica delle necessità cliniche ed emotive di ogni singolo paziente, delle sue capacità e dei suoi tempi di reazione alle varie difficoltà, dei cambiamenti che via via si riscontrano.Dopo la fase acuta del ricovero ospedaliero, inizia il periodo più difficile: quello della riabilitazione che può essere fisioterapica e logopedica o solo logopedica presso un ambulatorio di zona. È qui che si trova a fare i conti con gli esiti dell’ictus: non è più un paziente ma una persona, colpita da quell’episodio traumatico che l’ha lasciata senza parole, e deve reinserirsi nel suo tessuto familiare e sociale adattandosi a questa nuova e spesso dolorosa situazione.Tramite il counseling, il logopedista deve sostenere la famiglia e i caregivers nel percorso riabilitativo, condividendo con loro gli obiettivi di lavoro e le strategie facilitanti per lo scambio comunicativo, far comprendere cosa sia l’afasia e fare capire che la persona afasica non va corretta continuamente o trattata come un bambino piccolo, ma rispettata ed incoraggiata con un atteggiamento paziente, attento e disponibile. Tramite le sedute riabilitative logopediche, è fondamentale innanzitutto creare un’alchimia, una relazione a due che sappia motivare e sostenere la persona afasica per tutto l’iter riabilitativo: un lavoro difficile e meraviglioso di ricostruzione con una persona che, nonostante la perdita che ha subito, rimane un soggetto comunicante.

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Disturbi spettro autistico: Il progetto riabilitativo Tartaruga

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Riguarda il trattamento dei disturbi dello spettro autistico ad iniziativa dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) si basa sul modello teorico evolutivo a mediazione corporea DERBBI – Developmental, Emotional Regulation and Body-Based Intervention, che considera il bambino nella sua complessità e individualità. “Questo modello ha la peculiarità di seguire le fasi evolutive- spiega l’equipe multidisciplinare IdO- e significa che man mano che il bambino cresce, e man mano che aumenta il tempo di terapia, dal momento della presa in carico in poi, il modello si trasforma ‘insieme al bambino’ e alla sua famiglia, che è parte integrante del progetto abilitativo-riabilitativo ed educativo. In ogni anno di terapia vengono attivate nuove proposte al bambino”. L’IdO sposta quindi il focus sulla dimensione corporea, intesa come la sede principale di ogni vissuto emotivo del bambino e come veicolo per la strutturazione di forme comunicativo-relazionali che partono dalle prime esperienze di sintonizzazioni con il caregiver primario. Questo perché i bambini con autismo “rischiano di essere sopraffatti dalle emozioni- chiarisce Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie IdO- e bisogna partire da questa specifica difficoltà che mostrano, fin dall’inizio e con gradualità diverse, nel ‘volgersi verso’ l’altro”. Durante i quattro anni di terapia, previsti dal progetto Tartaruga, le variabili presenti in termini di criticità e potenzialità evolutive impongono una personalizzazione dell’intervento in base alle specificità del bambino, in un’ottica di flessibilità clinica. Fondamentale, quindi, la presenza di un’equipe multidisciplinare, sia in fase valutativa che terapeutica, la collaborazione con l’ambiente scolastico e il coinvolgimento dei genitori all’interno del progetto stesso. Psicomotricità, psicoterapia, logopedia e servizio scuola sono i quattro cardini di questo modello riabilitativo che, questa mattina, è stato presentato in occasione della terza lezione del corso ‘Autismo, progetto riabilitativo Tartaruga-DERBBI’, realizzato dall’IdO in collaborazione con la Fondazione Mite e il patrocinio della Società italiana di pediatria. Nei fatti ormai i disturbi dello spettro autistico rappresentano una condizione sempre più diffusa, che in Italia riguarda circa 600mila famiglia, e sempre meglio identificata. Numeri alla mano la capacità di individuare la sindrome negli ultimi 40 anni è salita in modo esponenziale: se negli Stati Uniti si andava da 1 su 10.000 negli anni ’70, oggi siamo a 1 su 59 secondo i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta. In Italia le statistiche variano da regione a regione, ma in generale si parla di un bambino ogni 100/150. “Possiamo affermare che in ogni scuola ci sono studenti con autismo- conferma Federico Bianchi di Castelbianco, direttore IdO- ed è totalmente diverso intervenire nella scuola dell’infanzia piuttosto che alle elementari o alle medie. Sono tutte modalità diverse- spiega lo psicoterapeuta dell’età evolutiva- e ne dobbiamo tenere conto, perché non può esserci una modalità unica di trattamento”.Le sei relatrici dell’IdO (Sara Rocco, logopedista e psicomotricità; Silvia Santurro, logopedista e psicomotricità; Pamela Piccari, psicologa; Simona d’Errico, coordinatrice del progetto Tartaruga; Federica Milana, psicologa; e Mariapaola Sforza, psicologa e psicoterapeuta) hanno approfondito oggi tre aree: la sensorialità , la logopedia e la psicomotricità. AREA SENSORIALITA’ – “Le anomalie della processazione sensoriale rappresentano un aspetto oramai considerato caratteristico all’interno dei disturbi dello spettro autistico. Una valutazione sia qualitativa che quantitativa- spiegano le esperte- attraverso strumenti specifici, che permette di orientare l’intervento terapeutico, valutando la componente neurobiologica relativa alla disfunzionalità sensoriale e le risposte emotive correlate manifestate dal bambino attraverso il corpo”. AREA PSICOMOTORIA – L’intervento psicomotorio all’interno del Progetto Tartaruga permette di intercettare i blocchi emotivi e le potenzialità latenti del bambino inscritte nel corpo: dal dialogo tonico all’organizzazione di uno schema corporeo e motorio che consente al bambino di sperimentare e sperimentarsi, di organizzarsi in base agli stimoli presenti stando in relazione e attraverso attività senso-motorie che veicolino l’accesso alla successiva area simbolica. AREA LOGOPEDICA – L’intervento logopedico rappresenta un continuum evolutivo all’interno del Progetto Tartaruga, che accompagna il bambino sin dal suo ingresso, declinandosi in un approccio terapeutico globale che prevede: disponibilità e intenzionalità nella relazione, organizzazione ortofonica, supporto sviluppo ed utilizzo funzionale del canale verbale, pre-requisiti degli apprendimenti e metacognizione linguistica. Il corso prevede ancora tre incontri e si concluderà il 24 aprile. È rivolto a psicologi, pediatri, neuropsichiatri infantili, logopedisti, psicomotricisti, educatori professionali, insegnanti di sostegno, insegnanti curriculari, pedagogisti, operatori del settore e genitori. L’obiettivo è diffondere un’informazione approfondita e fornire strumenti osservativi e operativi per predisporre opportuni interventi riabilitativi rivolti ai minori che rientrano nei disturbi dello spettro autistico alla luce dei risultati raggiunti attraverso l’approccio evolutivo DERBBI. Per rivedere le lezioni e avere ulteriori informazioni è possibile consultare questo link: https://www.ortofonologia.it/corso-autismo-progetto-riabilitativo-tartaruga-derbbi/

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Salute: Disturbi neurosviluppo

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

Quattordici asili nido, per un totale di oltre 300 bambini. Questa la platea che sarà interessata dal progetto di screening per l’individuazione precoce dei disturbi del neurosviluppo 0-3 anni in partenza sul territorio romano, col successivo obiettivo di estendersi su tutto il territorio nazionale. Un progetto presentato questa mattina dal presidente della Società italiana di pediatria (Sip), Alberto Villani, durante il suo intervento alla terza lezione del corso di formazione gratuito promosso dalla Sip e realizzato in collaborazione con l’Istituto di Ortofonologia (IdO), la Fondazione MITE, il Sindacato italiano specialisti pediatri (Sispe) e la Società italiana di neonatologia Lazio(Sin), che al momento ha raggiunto 2.000 pediatri iscritti e che nelle prime due lezioni ha già totalizzato più di 4.000 visualizzazioni. Il progetto negli asili nido “darà la possibilità di valutare i bambini per cercare di intercettare quelle che possono essere situazioni estremamente precoci- ha spiegato Villani- e laddove queste situazioni verranno identificate i pediatri potranno indirizzare bambini e famiglie all’Istituto di Ortofonologia che in forma gratuita potrà procedere con eventuali valutazioni”. Un’attenzione che riguarderà “non solo i disagi neurocomportamentali- ha precisato il presidente Sip- ma anche i bambini che vivono situazioni di disagio economico e sociale. Per loro- ha detto Villani- ci sarà la massima attenzione e, come pediatri, cercheremo di impegnarci al massimo”. Da qui l’importanza di guardare con attenzione alla fascia d’età 0-3 anni e, in particolare, ai neonati “per non focalizzare l’attenzione solamente sul bambino che ha chiaramente dei problemi e che paradossalmente nella sua sfortunata condizione in ogni caso riceverà attenzione- ha sottolineato ancora Villani- ma saper identificare tutta quella fascia di popolazione neonatale che invece merita attenzione e non sempre gli si riesce a dare nella maniera dovuta”.

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Webinar dell’Università di Parma “Apprendimento e scelta nei disturbi affettivi”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

Parma Martedì 9 febbraio, con inizio alle 15, si terrà il Simposio “Apprendimento e scelta nei disturbi affettivi” organizzato dal Laboratorio Neuroscience & Humanities dell’Università di Parma, diretto da Vittorio Gallese. All’incontro, che si terrà interamente in lingua inglese su piattaforma Microsoft Teams, interverranno i ricercatori Erdem Pulcu e Neil Garrett dell’Università di Oxford e Christoph Korn dell’Università di Heidelberg, che operano nel campo delle neuroscienze. L’evento è finalizzato a rafforzare le collaborazioni già in atto tra queste istituzioni e la nostra Università.Il simposio è primariamente rivolto a giovani ricercatori e PhD interessati all’argomento del decision making, le cui applicazioni spaziano dalla psicopatologia all’economia. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti.

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Covid-19. Idrossiclorochina, Ema conferma rischi di disturbi psichiatrici

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2020

“Una revisione di tutti i dati disponibili ha confermato un collegamento tra l’uso di medicinali contenenti clorochina o idrossiclorochina e il rischio di disturbi psichiatrici e comportamento suicidario”. E sulla base di questo risultato il Comitato per la sicurezza (Prac) dell’Agenzia europea del farmaco Ema ha raccomandato di aggiornare le informazioni sul prodotto per tutti questi farmaci, che “non sono autorizzati per il trattamento di Covid-19, ma sono stati utilizzati come trattamento off-label in pazienti con la malattia”. “La revisione – spiega l’Ema in una nota – è stata avviata nel maggio 2020 dopo che l’ente Ue è stato informato dall’agenzia spagnola del farmaco Aemps di 6 casi di disturbi psichiatrici in pazienti Covid, a cui erano state somministrate dosi di idrossiclorochina superiori a quelle autorizzate”. Quanto a questi farmaci l’Ema ricorda che “la clorochina e l’idrossiclorochina non hanno mostrato effetti benefici nel trattamento di Covid-19 in ampi studi clinici randomizzati”. I medicinali sono autorizzati nell’Ue per il trattamento di alcune malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide e il lupus, nonché per la profilassi e il trattamento della malaria. In considerazione del loro uso durante la pandemia, l’agenzia aveva ricordato agli operatori sanitari i rischi di questi medicinali nell’aprile e nel maggio 2020. “È già noto che la clorochina e l’idrossiclorochina, anche utilizzate a dosi approvate per indicazioni autorizzate, possono causare un ampio spettro di disturbi psichiatrici”, chiarisce l’Ema. “I disturbi psicotici e il comportamento suicidario” infatti “sono elencati nelle informazioni sul prodotto di alcuni medicinali contenenti clorochina o idrossiclorochina come effetti collaterali rari o effetti collaterali che si verificano con una frequenza sconosciuta”. La revisione ha confermato che “si sono verificati questi disturbi psichiatrici, talvolta seri, anche in pazienti senza precedenti problemi di salute mentale”. Sulla base dei dati disponibili, la revisione ha mostrato che, per l’idrossiclorochina, gli effetti collaterali possono verificarsi nel primo mese dopo l’inizio del trattamento. Per la clorochina, non c’erano dati sufficienti per stabilire un intervallo di tempo chiaro. Il Prac raccomanda di aggiornare le informazioni sul prodotto per questi medicinali per fornire migliori informazioni agli operatori sanitari e ai pazienti sui rischi in questione. I pazienti che usano medicinali a base di clorochina o idrossiclorochina che manifestano problemi di salute mentale (ad esempio pensieri irrazionali, ansia, allucinazioni, sensazione di confusione o depressione, inclusi pensieri di autolesionismo o suicidio), così come le persone che stanno loro vicino e che dovessero notare questi effetti collaterali, “devono contattare un medico immediatamente”, invita l’Ema. (fonte: Farmacista33)

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Bambini con disturbi dello spettro autistico

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

“Da circa un anno stiamo conducendo uno studio su un cluster di bambini con disturbi dello spettro autistico che si basa sull’elettroencefalografia (Eeg). In particolare, vogliamo cercare di individuare i segni prognostici precoci sia dell’esito dell’intervento terapeutico, che di validità dello stesso percorso riabilitativo impiegato”. Parte da qui Giancarlo Zito, neurologo dell’ospedale ‘S. Giovanni Calibita’ Fatebenefratelli di Roma e direttore del servizio di elettroencefalografia dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), per raccontare la ricerca che l’IdO sta portando avanti su un campione di circa cinquanta bambini e bambine con disturbi dello spettro autistico, di età compresa tra i due anni e mezzo e i sette anni, i cui risultati verranno presentati nel corso del convegno per i 50 anni dell’Istituto in programma a Roma dal 15 al 18 aprile 2021. In sostanza quello che lo studio vuole determinare è un indice predittivo che permetta di validare il successo del modello riabilitativo utilizzato. Parliamo di “un indice di complessità del funzionamento del cervello da correlare agli stadi molto precoci di esordio del quadro clinico”, specifica Zito. L’IdO ha sviluppato e applica da anni il progetto DERBBI (developmental, emotional regulation, relationship and body-based intervention), il primo modello italiano evolutivo a mediazione corporea, soprannominato ‘progetto Tartaruga’. Per gli obiettivi dello studio “è fondamentale avvalersi della diagnosi precoce che può essere fatta, in alcuni casi, anche fin dal diciottesimo-ventiquattresimo mese di vita- evidenzia il neurologo- questo ci permette non solo di ottenere un segnale al basale e di avere quindi dei dati quando il bambino comincia il suo percorso di riabilitazione, ma consente anche, longitudinalmente nel tempo, di operare un confronto con ciò che il funzionamento cerebrale ci mostra una volta che il soggetto è stato sottoposto a uno specifico percorso riabilitativo”, conclude il neurologo.

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Scuola: Classe con 31 alunni, Tar Lazio la sdoppia perché per la metà gli studenti presentano disabilità o disturbi d’apprendimento

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

La sentenza n. 720 del 10 luglio 2020 ha accolto il ricorso dei genitori di una classe seconda composta da 31 alunni, al cui interno erano presenti 4 alunni portatori di handicap grave, 1 portatore di handicap non grave e ben 12 alunni con disturbi dell’apprendimento. I genitori avevano chiesto l’annullamento del provvedimento con cui era stata formata la classe, perché privo della necessaria motivazione di garanzia del diritto allo studio a tutti gli alunni, alla luce della peculiare situazione in cui versava la stessa classe, rivendicando quindi lo sdoppiamento con conseguente formazione di due classi, una da 15 e l’altra da 16 alunni. Una circostanza, tra l’altro, prevista dalla normativa vigente che in presenza di anche un solo alunno disabile grave prevede la formazione della classe con non più di 20 allievi.Marcello Pacifico (Anief): “Invitiamo il Governo nella prossima legge di bilancio, dopo le dovute deroghe al regolamento sul dimensionamento scolastico, a prevedere delle modifiche: per farlo, come indicato con successo da noi allo stesso premier Giuseppe Conte, sarà fondamentale utilizzare il 10% dei 172 miliardi in arrivo dal Recovery Fund. Propendiamo per questa decisione, la realizzazione di classi con numeri non troppo alti di studenti, anche in assenza di iscritti disabili. Ho chiesto al ministro di dare nei prossimi giorni chiare indicazioni agli uffici scolastici regionali su come derogare allo stesso decreto presidenziale n. 81 del 2009, specialmente quando abbiamo alunni iscritti con handicap certificato. Non va dimenticato che in presenza dello stato emergenziale, abbiamo segnalato che per una classe di 35 metri quadri si dovrebbe abbassare a un massimo di 15 iscritti di alunni, con classi ed edifici scolastici finalmente a misura d’uomo grazie all’utilizzo dei 15 mila plessi chiusi negli ultimi 12 anni”.Trova una risposta positiva dai giudici la richiesta dei genitori degli alunni della classe composta da 31 studenti, di cui la metà disabili o con disturbi di apprendimento, hanno quindi impugnato, al Tar Lazio, il provvedimento dell’Istituto avente ad oggetto la composizione dell’organico nella parte in cui risulta la formazione e la presenza di una sola classe seconda, composta da 31 alunni.

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Disturbi muscolo scheletrici

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

Tre lavoratori su cinque in Europa (fonte: UE-OSHA) lamentano disturbi muscolo scheletrici (DMS), fenomeni che interessano la schiena, il collo, le spalle e gli arti superiori, ma possono anche colpire gli arti inferiori e indicano qualsiasi lesione o patologia alle articolazioni o ad altri tessuti.Un lavoratore su cinque ha evidenziato nell’ultimo anno dolori cronici alla schiena o al collo, mentre il 60% di quelli con problemi di salute legati al lavoro hanno indicato nei DMS la causa principale.Il quadro diviene ancora più preoccupante se allarghiamo l’orizzonte di indagine al Pianeta: le patologie muscolo scheletriche rappresentano il quarto fattore di impatto sulla salute delle popolazioni e la seconda causa al mondo di disabilità, con il dolore alla schiena in testa a questa speciale classifica di fattori invalidanti.I DMS sono altresì causa della metà delle assenze dal lavoro (con danni che ammontano al 4% del PIL) e per il 60% delle inabilità permanenti.Si tratta di numeri impietosi, che certificano una problematica diffusa a livello internazionale che solo recentemente è stata oggetto di studio e di attenzione.Per affrontare in modo sistemico il problema è nata PARCfor (https://www.parcfor.com/).
PARCfor è una start up, incubata in Bergamo Sviluppo, che sviluppa sistemi innovativi per la prevenzione e la promozione della salute muscolo scheletrica. I dispositivi PARC offrono in un modo semplice, autonomo e quotidiano soluzioni efficaci per i disturbi muscoloscheletrici lavoro correlati e per il recupero e/o il mantenimento delle abilità motorie e delle autonomie di movimento di soggetti soprattutto anziani.La mente dietro le “invenzioni” di PARC è Debora Russi, consulente e formatrice per la salute muscolo-scheletrica dei lavoratori e founder/presidente della startup.“Mi occupo di salute del corpo dal mio primo giorno di lavoro – dice Debora – La prima esperienza lavorativa, come fisioterapista, dedicata a riabilitare corpi acciaccati dalla malattia, e quella successiva come formatrice-consulente aziendale, mi hanno fatto incontrare centinaia di persone con disturbi muscolo scheletrici, e permesso di cogliere il bisogno di soluzioni efficaci per la salute muscolare dei lavoratori. Per questo ho ideato il PARC, una sintesi concreta di conoscenze, esperienze e intuizioni maturate in anni di lavoro”.PARC è un sistema unico ed innovativo nel suo genere, che nasce dalla necessità di offrire in un modo semplice, autonomo e quotidiano soluzioni efficaci per i disturbi muscoloscheletrici al lavoro.Attrezzi specifici regolabili in altezza, che simulano protocolli di fisioterapia, possono essere piazzati alle pareti degli uffici, nelle aree break o installate a fine linea di produzione, o ancora agganciate ad una struttura mobile per essere utilizzate simultaneamente da più lavoratori in reparti diversi di uno stesso stabilimento.“Il lockdown imposto dall’emergenza Covid e il conseguente ricorso allo Smart Working- conclude Debora Russi – hanno accentuato i disturbi muscolo scheletrici nei lavoratori: Assosalute stima che il 50% degli italiani ne ha sofferto durante la quarantena.Stiamo ultimando una soluzione domestica, compatta e versatile, che consentirà di svolgere quotidianamente esercizi utili a prevenire, attenuare e curare i disturbi tipici di chi lavora con il computer”.

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Disturbi cardiovascolari

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha annunciato una partnership con Allelica, startup italiana che opera nel campo della medicina di precisione. Al centro dell’accordo, lo sviluppo di due algoritmi predittivi nell’area dei disturbi cardiovascolari, a conferma del rinnovato impegno di Merck in quest’ambito terapeutico.Nell’ambito della partnership, Allelica si impegnerà a sviluppare un algoritmo basato sul Polygenic risk score, un metodo che permette di riassumere il contributo di molteplici variazioni genetiche nel determinare il rischio di patologie multifattoriali. L’algoritmo verrà poi validato su un database che contiene i dati di più di 500mila volontari coinvolti in uno studio genomico prospettico con più di 9 anni di follow-up. Allelica ha già prodotto un test del DNA dal funzionamento analogo, Cardioscore, che identifica individui con rischio di sviluppare infarto del miocardio superiore del 300% rispetto alla media, anche ove non rilevato con gli indicatori diagnostici tradizionali. Nel caso dell’algoritmo che sarà sviluppato per Merck, invece, si intende identificare su basi genetiche il rischio di insufficienza cardiaca cronica (patologia nota anche come scompenso cardiaco).Il secondo algoritmo oggetto dell’accordo con Merck utilizzerà tecnologie di deep learning per sviluppare l’abilità di riconoscere e misurare il rischio di scompenso cardiaco in un paziente attraverso la lettura di dati diagnostici. L’algoritmo verrà integrato in un’applicazione web protetta con protocollo crittografato a tutela della sicurezza delle informazioni trasmesse.A livello globale le malattie cardiovascolari sono responsabili di circa un decesso su tre, per un totale di 17,5 milioni di morti ogni anno. Si tratta della prima causa di morte nei Paesi sviluppati e, addirittura, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che entro il 2030 il numero dei decessi sia destinato a salire a circa 24 milioni ogni anno.L’insufficienza cardiaca è una patologia provocata dalla compromissione della funzione cardiaca, ovvero dell’attività attraverso la quale il cuore pompa il sangue e garantisce, quindi, il corretto apporto di ossigeno a tutti gli organi.Nel mondo colpisce oltre 23 milioni di persone e in Europa, così come negli Stati Uniti, provoca circa 300.000 decessi all’anno.In Italia l’insufficienza cardiaca cronica rappresenta la seconda causa di ricovero dopo il parto, con degenza media di 4-5 giorni; la fascia di età più frequente nei pazienti ricoverati è quella tra i 75 e gli 85 anni. La prevalenza della malattia aumenta proporzionalmente all’età, andando dall’1-2% della popolazione generale al 6,4% per gli over 65.6 Nel nostro Paese la spesa annuale per paziente è di circa 11.800 Euro.

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Disturbi del sistema nervoso centrale

Posted by fidest press agency su sabato, 30 novembre 2019

Zurigo Arvelle Therapeutics GmbH, una società biofarmaceutica emergente focalizzata sui trattamenti innovativi per i pazienti affetti da disturbi del sistema nervoso centrale, ha annunciato che SK life science, Inc., una consociata di SK Biopharmaceuticals Co., Ltd., ha ricevuto l’approvazione dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti per le compresse di cenobamate, come trattamento per le crisi epilettiche parziali negli adulti (ora denominate crisi ad insorgenza focale), in attesa dell’esame della pianificazione da parte della Drug Enforcement Amministrazione (DEA) statunitense. Arvelle Therapeutics ha ottenuto i diritti di licenza esclusiva per lo sviluppo e la commercializzazione del cenobamate in Europa da SK Biopharmaceuticals. Arvelle Therapeutics intende presentare una domanda di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) nell’Unione europea, nel primo semestre 2020, per il cenobamate come trattamento delle crisi ad insorgenza focale nei pazienti adulti sulla base dei dati ottenuti dal programma di sperimentazione clinica globale di SK life science che coinvolge più di 1.900 pazienti durante gli studi di Fase 2 e 3.

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Infanzia: disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

I bambini e adolescenti residenti nel nostro Paese non sempre dormono sonni tranquilli. Il 15% degli italiani dai 3 ai 14 anni soffre di disturbi del sonno e questa percentuale sale addirittura al 30% tra i bimbi con meno di 3 anni. Questo determina gravi conseguenze tra cui alterazioni del comportamento, difficoltà nelle attività scolastiche, problemi di memoria e, più in generale, alterazioni del neurosviluppo. Sono questi alcuni dei dati emersi ieri durante la sessione dedicata ai disturbi del sonno nell’ambito del XIII Congresso Nazionale Scientifico della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). L’evento che si chiude oggi, ha visto a Paestum (Salerno) la partecipazione di oltre 1.000 pediatri di famiglia provenienti da tutta la Penisola. “Le segnalazioni al pediatra di famiglia dei disturbi del sonno arrivano fino a tre anni dopo l’insorgenza del problema – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale FIMP -. Questi eccessivi e frequenti ritardi diagnostici possono compromettere seriamente la salute e il benessere. A volte, infatti, le notti insonni sono la manifestazione di patologie molto gravi e pericolose. I genitori devono quindi imparare a non sottovalutare un aspetto fondamentale della vita dei figli e segnalare il prima possibile ogni anomalia al proprio pediatra di famiglia”. “Le notti insonni sono un campanello d’allarme a cui prestare attenzione – afferma la dott.ssa Emanuela Malorgio, Coordinatrice Nazionale Gruppo Studio Sonno della FIMP -. Possono essere legate a comportamenti errati da parte dei genitori al momento dell’ addormentamento e durante i risvegli notturni dei bambini. Oppure sono determinate da malattie come parasonnie, epilessie o sindrome delle gambe senza riposo. Esistono poi quei bambini che si muovono molto durante la notte e che al mattino si svegliano stanchi e assonnati. La diagnosi precoce ed un adeguato trattamento permettono di prevenire le alterazioni dello sviluppo neurologico e psicologico del bambino”. La FIMP da oltre tre anni promuove il Progetto Buonanotte. “Stiamo progettando la realizzazione di corsi di formazione per pediatri di famiglia su tutto il territorio nazionale – conclude il dott. Mattia Doria, Segretario alle Attività Scientifiche della FIMP -. L’obiettivo è approfondire i temi dell’igiene del sonno e sviluppare maggiori strategie di educazione al sonno e al riconoscimento precoce dei suoi disturbi, innanzitutto in termini di qualità e quantità. Inoltre stiamo avviando uno studio epidemiologico sui disturbi respiratori del sonno. E’ un altro fenomeno ancora sottovalutato e che invece merita maggiore attenzione da parte di tutta la comunità scientifica”.

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L’uso prolungato del cellulare può generare disturbi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Dati recenti stimano in numero di 5 le ore al giorno di utilizzo (netta prevalenza come strumento di navigazione in rete e subito dopo come messaggistica) dello smartphone. «Questo uso intensifica – spiega Giovanni Battista Tura, responsabile di Psichiatria dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia – l’accelerazione fra intenzione e azione, fra richiesta e soddisfacimento della stessa. Positivo, tutto ciò, per alcuni versi, negativo se non ci consente più di filtrare, attendere, decidere, procrastinare, rimandare, sostanzialmente “pensare”. E poi, la pretesa che i nostri interlocutori siano sempre disponibili, “on line”; la pretesa – di fatto – che i nostri tempi siano i loro. Ancora, la velleità che attraverso sintetiche chat si dirimano questioni fondamentali, a volte centrali del nostro esistere e delle nostre relazioni. Pensiamo poi a quanto questo strumento, sempre ovviamente in un uso disequilibrato fino al patologico, consenta di mettere in scambio solo una porzione filtrata, virtuale e non onnicomprensiva di noi, con il rischio di false identità non realmente rappresentative di noi. Ricordiamo però che questo è quello che riceviamo anche dai nostri interlocutori, generando quindi relazioni parziali e artificiose. Ovviamente questi possono diventare i presupposti per percorsi di sofferenza psichica di diversa natura: se l’artificiale sostituisce il reale, quando poi il reale ti interpella con le sue istanze complete, se non sei allenato, scappi, vai in ansia, ti deprimi. Un circolo vizioso, in cui causa ed effetto si mescolano, in cui determinanti e risultato si confondono». Questo discorso diviene primario per gli adolescenti «perché si sommano due variabili che diventano fattori di moltiplicazione: da un lato l’elevata fruizione di questo strumento tipico della fascia adolescenziale, dall’altro il delicato e fragile percorso di identificazione e di adultizzazione in corso, in cui ogni variabile in campo ha un valore specifico elevato, e più queste variabili sono disequilibranti, innaturali edecontestualizzate con il fisiologico crescere, più sono a rischio di generare malessere e reali disturbi», conclude Tura.

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Epilobio: una pianta per i disturbi prostatici

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Erbe annue o perenni, le piante appartenenti al genere Epilobium sono più di 100. Tra queste, la specie più studiata ed utilizzata è l’angustifolium che presenta interessanti proprietà contro IPB e un interessante corredo di flavonoidi. Infatti, i flavonoidi sembrano I responsabili delle attività antiossidante, anti-proliferativa, anti-infiammatoria, antibatterica ed anti-aging della pianta.
Conosciuta anche con il nome di camenèrio, epilobio a foglie strette o garofanino di montagna, il genere è diffuso in tutte le latitudini temperate e fredde di entrambi gli emisferi. Tra gli usi tradizionali, particolari sono quelli della medicina popolare siberiana, dove l’infuso fino al XIX secolo era la bevanda più consumata dalla popolazione. Curioso è il trattamento che veniva riservato alle foglie prima di essere infuse. Una volte raccolte, si lasciavano appassire, quindi si sminuzzavano e si lasciavano riposare per alcuni giorni in ambiente riscaldato. Questo dava origine a processi fermentativi che in un secondo momento venivano interrotti dall’essiccazione delle foglie.La tisana risultante, veniva impiegata per il trattamento di patologie infiammatorie del tratto gastro-intestinale e per coadiuvare il riposo notturno. Recenti studi scientifici hanno confermato le intuizioni di un’erborista austriaca: Maria Straben. Infatti, a metà del XX° secolo, in Austria si ipotizzava l’utilizzo dell’Epilobio per il trattamento di casi di prostatite. È il caso di uno studio apparso su Journal of Ethnopharmacology a Marzo, dove gli autori si interrogavano sull’utilità di un estratto di E. angustiolium per trattare i primi sintomi e stadi di ipertrofia prostatica benigna o infiammazione a uretra e prostata. In particolare, gli autori evidenziano nell’oenoteina B il metabolita responsabile dell’attività farmacologica della pianta. Lo studio in vivo ha dimostrato interessanti attività, correlata alla down-regulation dei livelli di androgeni, alla soppressione dell’espressione di NF-kB e alla riduzione della risposta infiammatoria.
Un precedente studio polacco aveva già suggerito l’importanza dell’effetto contro patologie che colpiscono la prostata, confrontando l’epilobio con la Serenoa repens. Anche in questo caso si tratta di uno studio in vivo, che però considerava ratti affetti da cancro prostatico ormone-dipendente. I risultati hanno indicato un possibile effetto delle piante (statisticamente equivalente ed interessante) nelle vie di segnale coinvolte nella crescita tumorale.In questo periodo estivo, non possiamo non citare lo studio di Kubala e Ruszova. Questo studio ha valutato in vitro l’effetto dell’estratto ei epilobio su fibroblasti ed in vivo l’azione fotoprotettrice. In particolare, si è osservato che dopo l’applicazione di epilobio la pelle era protetta dalla formazione di eritema dopo l’esposizione a raggi UV. In vitro, I fibroblasti se trattati con estratto di epilobio, non riducevano la loro proliferazione anche se colpiti da agenti soppressivi. (by Luca Guizzon Farmacista territoriale, esperto di fitoterapia Farmacia Campedello (VI) – fitoterapia33)

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L’aumento degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento ha assunto proporzioni serie

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Il Miur ha fatto sapere che nel 2017/2018 gli alunni con Dsa frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati 276.109, pari al 3,2% del totale. Nella Primaria la percentuale è attestata intorno al 2%, per la Secondaria di I grado al 5,6% e per la Secondaria di II grado al 4,7%. Nella Scuola dell’infanzia, appena lo 0,12%. Le certificazioni di DSA sono state rilasciate in misura maggiore nelle Regioni del Nord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni del Centro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore nel Sud (1,6%). Tra le singole Regioni, i valori più elevati sono stati riportati da Valle d’Aosta e Liguria, entrambe con il 5,1% di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento sul totale di alunni frequentanti; in Piemonte con il 4,8% e in Lombardia con il 4,7%. Le percentuali più contenute sono state presenti in Calabria (0,8%), Campania (1%) e Sicilia (1,3%). Sempre nel 2017/2018 erano 177.212 gli alunni a presentare dislessia (disturbo nell’imparare a leggere), 79.261 disgrafia (disturbo nell’imparare a scrivere), 92.134 disortografia (disturbo nell’utilizzare il codice linguistico), 86.645 discalculia (disturbo nel calcolo matematico).Per tutti gli ordini di scuola il disturbo mediamente più diffuso è stato quello della dislessia: considerando nel loro complesso Primaria e Secondaria di I e di II grado, il 40,7% degli alunni con DSA aveva questa certificazione, il 18,2% disgrafia, il 21,2% disortografia, il 19,9% di disgrafia. Si conferma, quindi, la crescita degli ultimi anni delle certificazioni di DSA dovuta, senza ombra di dubbio, all’approvazione della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti degli allievi con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione di potenziali Dsa. Alla legge 170, ricordiamo, seguirono l’anno successivo il Decreto attuativo e le Linee Guida, al fine di avviare le azioni pratiche che gli Uffici Scolastici Regionali, le scuole e le famiglie avrebbero dovuto attuare proprio per la tutela e il supporto degli allievi Dsa.

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