Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘disturbi’

L’aumento degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento ha assunto proporzioni serie

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Il Miur ha fatto sapere che nel 2017/2018 gli alunni con Dsa frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati 276.109, pari al 3,2% del totale. Nella Primaria la percentuale è attestata intorno al 2%, per la Secondaria di I grado al 5,6% e per la Secondaria di II grado al 4,7%. Nella Scuola dell’infanzia, appena lo 0,12%. Le certificazioni di DSA sono state rilasciate in misura maggiore nelle Regioni del Nord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni del Centro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore nel Sud (1,6%). Tra le singole Regioni, i valori più elevati sono stati riportati da Valle d’Aosta e Liguria, entrambe con il 5,1% di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento sul totale di alunni frequentanti; in Piemonte con il 4,8% e in Lombardia con il 4,7%. Le percentuali più contenute sono state presenti in Calabria (0,8%), Campania (1%) e Sicilia (1,3%). Sempre nel 2017/2018 erano 177.212 gli alunni a presentare dislessia (disturbo nell’imparare a leggere), 79.261 disgrafia (disturbo nell’imparare a scrivere), 92.134 disortografia (disturbo nell’utilizzare il codice linguistico), 86.645 discalculia (disturbo nel calcolo matematico).Per tutti gli ordini di scuola il disturbo mediamente più diffuso è stato quello della dislessia: considerando nel loro complesso Primaria e Secondaria di I e di II grado, il 40,7% degli alunni con DSA aveva questa certificazione, il 18,2% disgrafia, il 21,2% disortografia, il 19,9% di disgrafia. Si conferma, quindi, la crescita degli ultimi anni delle certificazioni di DSA dovuta, senza ombra di dubbio, all’approvazione della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti degli allievi con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione di potenziali Dsa. Alla legge 170, ricordiamo, seguirono l’anno successivo il Decreto attuativo e le Linee Guida, al fine di avviare le azioni pratiche che gli Uffici Scolastici Regionali, le scuole e le famiglie avrebbero dovuto attuare proprio per la tutela e il supporto degli allievi Dsa.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Scuola: Il burnout entra nell’elenco dei disturbi medici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

L’Organizzazione mondiale della Sanità colloca il burnout nel suo grande elenco dei disturbi medici, aggiornato di anno in anno: è una “sindrome che porta a stress cronico impossibile da curare con successo”. Invece, in Italia si continua ad operare per fare finta di nulla: basta dire che i medici delle Commissioni Mediche di Verifica quasi sempre ignorano le patologie professionali dei docenti, finendo per riammettere in servizio prof con pesanti diagnosi psichiatriche. A denunciarlo è stato anche il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, tra i massimi esperti nazionali della patologia tra gli insegnanti ed in generale sullo stress da lavoro.Dopo decenni di studi, a 45 anni da quando lo psicologo Herbert Freudenberger se ne occupò per primo, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha ufficialmente inserito il burnout nel suo grande elenco dei disturbi medici, aggiornato di anno in anno. Secondo gli esperti mondiali in fatto di salute, lo stress da lavoro non è una vera e propria malattia, ma un “problema associato alla professione” caratterizzato da evidenti sintomi: “spossatezza sul luogo di lavoro”, “cinismo, isolamento o in generale sentimenti negativi” ed “efficacia professionale ridotta”. La conclusione dell’Oms è però l’aspetto più importante dell’importante catalogazione del burnout: stiamo parlando, sostiene l’Organizzazione mondiale della Sanità, di una “sindrome che porta a stress cronico impossibile da curare con successo”, che in questo modo conferma la decisione dell’agenzia speciale dell’Onu per la salute di fornire precise direttive ai medici per diagnosticarlo. Il problema è che ci sono ancora dei Paesi, come l’Italia, che si professano moderni ma poi non fanno nulla per andare a rimuovere il motivo principale che, soprattutto in determinati ambienti di lavoro, è alla base di un numero crescente di patologie, quale è appunto il burnout. Tra le professioni più coinvolte in questo processo stressogeno, che se protratto per anni e anni favorisce l’insorgenza di malattie professionali anche invalidanti, risultano tutte quelle che hanno a che fare con persone in situazioni di disagio, in difficoltà e in crescita: quindi, necessariamente, anche l’insegnamento.
Secondo Marcello Pacifico, alla luce di quanto detto dall’Oms, non si può perdere altro tempo: occorre procedere ad un immediato adeguamento, anche attraverso una formazione apposita, delle Commissioni e dei Centri medici pubblici di competenza perché si adeguino alla consistenza e gravità delle patologie mentali. Inoltre, il personale della scuola, ad iniziare dai docenti, va mandato in pensione così come avviene nei Paesi europei, ovvero a 63 anni, non legando più l’uscita dal lavoro all’aspettativa di vita, ma collocando la professione docente tra quelle di tipo gravoso. Infine, bisogna permettere a tutti gli insegnanti che non ce la fanno più a gestire la classe con serenità, di passare ad un ruolo formativo alternativo, magari affiancandoli ai colleghi neo-assunti o bisognosi di specializzarsi o abilitarsi in altri insegnamenti.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Depressione e altri disturbi mentali”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Sarà focalizzato sul tema della depressione il nuovo bando della Fondazione Cariplo – settore Ricerca scientifica dal titolo “Sindrome ansioso-depressiva: prevenzione, diagnosi precoce e terapia personalizzata”. Tre milioni di euro a disposizione di iniziative volte alla comprensione dei meccanismi biologici e fisiopatologici alla base dei disturbi dell’umore, che integrino ricerca di laboratorio e ricerca clinica.
Uno studio della Organizzazione Mondiale della Sanità su “depressione e altri disturbi mentali” pubblicato nel 2017 ha rivelato che circa 300 milioni di persone nel mondo sono affette da depressione, con un aumento di oltre il 18% avvenuto tra il 2005 e il 2015. Le conseguenze di queste patologie in termini di anni di salute persi sono enormi. La depressione è infatti classificata dall’ OMS come la maggior causa al mondo di disabilità (7,5% di tutti gli anni vissuti con disabilità nel 2015). Il bilancio dei costi necessari al mantenimento e alle cure di una persona depressa sono molto alti: il soggetto perde infatti la sua produttività e difficilmente mantiene il posto di lavoro o trova un nuovo impiego. Secondo tali calcoli, solo in Inghilterra, gli effetti della depressione costerebbero circa 12 miliardi di sterline l’anno.L’OMS ha inoltre identificato forti legami tra depressione e altre malattie non trasmissibili, tra cui l’aumento del rischio di abuso di sostanze, nonché di malattie come il diabete e le malattie cardiache.
Dati epidemiologici indicano una chiara correlazione tra invecchiamento della popolazione e incidenza del disturbo depressivo, nonchè evidenti differenze di genere, con netta prevalenza del sesso femminile. Anche il livello socio-economico incide in modo rilevante: infatti, la patologia è più frequente nei ceti inferiori e con minor grado d’istruzione.L’OMS ha dichiarato che nel 2020 la depressione sarà la più diffusa al mondo tra le malattie mentali e in generale la seconda malattia più diffusa dopo le patologie cardiovascolari.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tematiche più innovative correlate ai disturbi della tiroide

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

Si sono confrontati a Roma i principali gruppi accademici dedicati alla ricerca sulle tematiche più innovative correlate ai disturbi della tiroide: l’occasione è la prima edizione dell’Italian Thyroid Preceptorship, l’evento scientifico ideato e organizzato da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, con l’importante contributo scientifico di un panel di esperti della materia ed il patrocinio dell’Associazione Italiana Tiroide (AIT), per favorire la crescita professionale di nuovi ricercatori italiani in questo ambito.La tiroide è uno degli organi più importanti per il funzionamento dell’intero organismo, poiché regola i processi metabolici: produce, immagazzina e rilascia nel sangue ormoni essenziali per il corretto funzionamento di tutti i tessuti e organi del corpo1. Più di 300 milioni di persone nel mondo soffrono di disturbi della tiroide2 e più della metà sembra non essere consapevole della propria condizione3. L’ipotiroidismo, in particolare, ha un’elevata incidenza nella popolazione occidentale e la forma più diffusa nelle aree a sufficiente apporto iodico è la Tiroidite di Hashimoto, che colpisce soprattutto la popolazione tra i 30 e i 60 anni.Nel corso del Preceptorship, ampio spazio è stato dedicato a queste condizioni per discutere i recenti progressi offerti dalla ricerca e individuare i bisogni insoddisfatti dei pazienti, con l’obiettivo di sviluppare nuovi progetti di ricerca, sia di base che traslazionale o clinica.
L’evento di Merck è stato concepito per dare spazio ai giovani ricercatori, attraverso la presentazione di dati preliminari di ricerche in corso e momenti dedicati alla discussione, sotto la guida di “seniors” che rappresentano un supporto nel valutare i futuri sviluppi delle ricerche e le possibili interazioni tra i team.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

I disturbi dello spettro autistico: possibili contenimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Assumere vitamine prenatali durante il primo mese di gravidanza riduce il rischio di sviluppare (ASD) nei bambini con predisposizione genetica1. È quanto emerso in occasione del Congresso della Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica (SIMEUP) – Sezione Umbria, svoltosi giorni fa a Perugia, e che ha visto riuniti i maggiori esperti di pediatria provenienti da tutta Italia.L’autismo è un disturbo a carattere prevalentemente ereditario nel quale la componente genetica ha una responsabilità nell’83% dei casi2. Nel caso di familiarità, occorre evidenziare come i fratelli più piccoli di bambini con ASD abbiano fino a 13 volte più probabilità, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare i disturbi tipici di questa impattante patologia.
Le madri di bambini con disturbi dello spettro autistico (ASD) possono essere in grado di ridurre il rischio di autismo in ulteriori figli assumendo vitamine prenatali durante il loro primo mese di gravidanza.A dimostrarlo è il recente studio internazionale condotto su 241 bambini i cui fratelli maggiori avevano ricevuto una diagnosi di autismo. L’indagine ha valutato la crescita dei bambini a partire da 6 mesi fino a 3 anni. Dalla ricerca è emerso che circa il 33% dei bambini le cui madri non avevano assunto vitamine prenatali nel primo mese di gravidanza ha sviluppato i disturbi dello spettro autistico. Mentre solo il 14% dei bambini le cui mamme avevano assunto vitamine ha manifestato i sintomi questa grave patologia1.L’uso materno di vitamine prenatali può ridurre, quindi, la recidiva di ASD nei fratelli di bambini con ASD in famiglie ad alto rischio.
In Italia 1 bambino su 100 è colpito da disturbi dello spettro autistico3. Ad essere più colpiti i soggetti di sesso maschile, 3-4 volte in più dei soggetti femminili. I sintomi si manifestano di solito prima dei tre anni e riguardano inizialmente difficoltà di linguaggio, di comunicazione e un’apparente difficoltà di contatto emotivo, sia con i genitori sia con i coetanei.
Le vitamine sono sostanze organiche a basso peso molecolare strutturalmente varie e si rivelano indispensabili per lo svolgimento delle funzioni vitali. La carenza cronica può determinare alcuni sintomi che scompaiono dopo la correzione del deficit che, in alcuni casi, può determinare anche un danno cronico.“Nel corso degli ultimi due secoli abbiamo assistito ad una evoluzione culturale in ambito medico e sociale riguardo il ruolo delle vitamine e dei micronutrienti – ha aggiunto il Prof. Claudio Romano, Professore Associato di Pediatria, Dipartimento di Patologia Umana dell’Adulto e dell’Età Evolutiva “Gaetano Barresi”, Università degli Studi di Messina -. Siamo passati dal riscontro frequente di carenze croniche in periodi di carestie allo stato di benessere correlato al miglioramento economico. Il presente invece si caratterizza da un nuovo aumento del rischio di disvitaminosi, in relazione ad alcuni stili di vita come le abitudini alimentari “selettive”, i regimi dietetici particolari per scelte culturali, filosofiche e religiose. In conclusione, è necessario ribadire che un adeguato stato vitaminico rappresenta un requisito necessario per una normale crescita e sviluppo, specie in corso di gravidanza ed allattamento”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Seminario: I disturbi dell’alimentazione e della nutrizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

Prof. Fabbricatore.JPGRoma. Martedì 26 Marzo 2019, alle 10:00, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) si terrà un seminario clinico sul tema dei Disturbi del Comportamento Alimentare organizzato dal Corso di Laurea in Psicologia in collaborazione con l’associazione UER Alumni.L’incontro è nell’ambito delle manifestazioni della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla di sensibilizzazione verso i Disturbi del Comportamento Alimentare.Il seminario prevede diversi interventi scientifici come quello del dott. Enrico Prosperi, medico specialista in Psicologia Clinica, presidente della sezione Lazio della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA) nonché presidente della Società Italiana di Educazione Terapeutica (SIET), che parlerà del rapporto tra social network e disturbi alimentari, quello della prof. Mariantonietta Fabbricatore, medico Nutrizionista e Psicoterapeuta, professore straordinario di Psicologia Clinica presso l’Università Europea di Roma, che affronterà la tematica delle nuove forme del disturbo del comportamento alimentare.Interverranno inoltre la dott.ssa Daniela Bevivino presidentessa dell’Associazione La Fenice Onlus Lazio, associazione dei genitori dei pazienti con disturbi del comportamento alimentare, l’attrice di Teatro Carlotta Piraino autrice di un lavoro teatrale sul tema del disturbo alimentare e la dott.ssa Giulia D’Ari laureata in Psicologia presso l’Università Europea di Roma, che ha conseguito un Master specialistico sul trattamento dei disturbi alimentari. (foto copyright università europea)

Posted in Roma/about Rome, Università/University | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Melatonina, servono linee guida per l’uso terapeutico nei disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

A sessant’anni dalla scoperta della melatonina e dopo oltre 23.000 studi che mostrano le molte funzioni di questo ormone secreto dall’ipofisi, servono linee guida per l’uso terapeutico. Questo è quanto chiede José Cipolla Neto, professore ordinario presso l’Istituto di scienza biomedica dell’Università di San Paolo (ICB-USP) in Brasile, in un articolo su Endocrine Reviews. «La melatonina non solo adatta l’organismo al riposo notturno ma lo prepara anche in termini metabolici per il giorno successivo» spiega il ricercatore, ricordando che il corpo produce melatonina solo di notte. Se la produzione di melatonina viene bloccata dalla luce durante la notte, specie la luce blu degli smartphone, ciò può contribuire allo sviluppo di malattie quali disturbi del sonno, ipertensione e patologie metaboliche come obesità e diabete. Questa situazione potenzialmente patogena dipende non solo dall’insufficiente produzione di melatonina, ma anche da una delle sue conseguenze, ossia la disorganizzazione temporale del ritmo sonno-veglia delle funzioni biologiche. «I problemi relativi alla cattiva qualità del sonno, come l’esposizione alla luce notturna, dovrebbero essere affrontati prima di ricorrere all’assunzione di melatonina. Ma se questa dovesse essere usata, sarebbe opportuno farlo in sintonia con il ritmo individuale di produzione dell’ormone naturale, così da decidere la dose appropriata da integrare» scrivono i ricercatori, precisando che resta comunque da chiedersi se la melatonina debba essere assunta anche dalle persone prive di franche condizioni patologiche. «Nel seguire un trattamento con melatonina dovrebbero essere prese le seguenti precauzioni: la somministrazione deve essere limitata alle ore notturne e il momento dell’assunzione va scelto con attenzione in base all’effetto desiderato. Inoltre, la dose e la formulazione dell’integratore a base di melatonina dovrebbe essere adattato a ciascun individuo, così da costruire un profilo di melatonina nel sangue che riproduca l’ideale fisiologico, terminando al mattino presto» conclude Cipolla Neto. Endocr Rev. 2018. doi: 10.1210/er.2018-00084 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30215696 by Doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Bradicardia e disturbi della conduzione: le nuove linee guida Usa

Posted by fidest press agency su domenica, 25 novembre 2018

L’American College of Cardiology, l’American Heart Association e la Heart Rhythm Society hanno pubblicato una linea guida per la valutazione e il trattamento di pazienti con bradicardia e disturbi della conduzione cardiaca sul Journal of American College of Cardiology, Circulation, Journal of American Heart Association e HeartRhythm. Queste raccomandazioni, pensate per delineare la presentazione e l’approccio alla valutazione clinica dei pazienti, presentano tra gli altri argomenti la selezione e la tempistica degli strumenti di test diagnostici, inclusi i dispositivi di monitoraggio e i test elettrofisiologici, nonché le opzioni di trattamento disponibili come interventi sullo stile di vita, terapia farmacologica e dispositivi esterni e impiantati, in particolare dispositivi di stimolazione. Gli autori affrontano anche considerazioni particolari per diverse popolazioni in base all’età, alle comorbilità o ad altri fattori rilevanti. La linea guida include per esempio raccomandazioni sulla sorveglianza post-procedura e sull’impianto di pacemaker in individui con anomalie di conduzione successive alla sostituzione transcatetere della valvola aortica (TAVR). Il documento affronta anche le modalità di approccio alla cessazione della terapia con pacemaker e propone diverse considerazioni sul fine vita. I membri del comitato di scrittura sottolineano l’importanza di un processo decisionale condiviso tra il paziente e i medici, così come dell’assistenza incentrata sul paziente.
«Le decisioni terapeutiche si basano non solo sulle migliori prove disponibili, ma anche sugli obiettivi di cura e sulle preferenze del paziente» afferma Fred Kusumoto, della Mayo Clinic Florida di Jacksonville, che ha presieduto il gruppo di lavoro. «I pazienti dovrebbero essere indirizzati verso materiale informativo affidabile per aiutarli nella comprensione e nella consapevolezza delle conseguenze e dei rischi di ogni azione proposta» prosegue. Tuttavia, secondo gli autori, ci sono ancora lacune nella conoscenza di come gestire la bradicardia, in particolare per quanto riguarda il ruolo in evoluzione delle tecnologie di pacing emergenti. Gli esperti prevedono che per il prossimo futuro la terapia di stimolazione richiederà l’impianto di un dispositivo, e che saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio le implicazioni a lungo termine associate a una terapia che dura per tutta la vita. (fonte: doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Alunni con disturbi specifici di apprendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Se nell’a.s. 2010/11 la percentuale di alunni con DSA sul totale degli alunni si attestava ad appena lo 0,7%, a distanza di appena sei anni la percentuale è salita fino al 2,9%. Il disturbo mediamente più diffuso è la dislessia (42,5% delle certificazioni), anche se più disturbi possono coesistere in una stessa persona. Seguono le certificazioni per la disortografia (20,8%), quelle per la discalculia (19,3%) e quelle per la disgrafia (17,4%). Il Miur ha spiegato che la crescita delle certificazioni si deve soprattutto all’introduzione “della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti delle alunne e degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti”. Solo che nella pratica la legge rimane disattesa. Perché non sempre i docenti del Consiglio di classe adottano adeguate misure dispensative e compensative previste dal Pdp. E lo stesso vale per la valutazione specifica. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le denunce che raccoglie il nostro sindacato sono indirizzate verso una sostanziale superficialità da parte della scuola nei confronti degli alunni con questi disturbi di apprendimento. Le misure dispensative e compensative non sempre vengono messe a disposizione degli alunni Dsa: soprattutto laddove le famiglie non seguono le ‘pratiche’ amministrative, le scuole non riescono sempre a subentrare e ad assicurare la fornitura degli strumenti adeguati. Inoltre, anche le valutazioni, intermedie e finali, in sede di scrutinio, risultano spesso non adeguate alle circostanze. In questi casi, che non sono purtroppo residuali, si attua un vero e proprio disinteresse per le leggi che lo Stato italiano ha approvato negli ultimi anni e anche delle linee guida successive emesse dal Ministero dell’Istruzione. Infine, è indispensabile che vi sia una maggiore consapevolezza da parte del corpo insegnante verso le esigenze degli alunni Dsa: sarebbe bene, quindi, che i docenti ancora a digiuno di conoscenze e competenze in materia le facciano loro nell’ambito dell’aggiornamento professionale. A questo proposito, l’Ente formativo Eurosofia – riconosciuto dal Miur – offre la possibilità di acquisire nuovi approcci metodologici in differenti aree tematiche, anche per alunni Dsa, attraverso specifici corsi di aggiornamento professionale: per informazioni o per trovare il corso più adatto alle proprie esigenze di insegnamento, tutti fruibili con i 500 euro annui previsti dalla “carta del docente”.

Posted in scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Disturbi della tiroide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 giugno 2017

tiroideDarmstadt, Germania. Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha presentato i risultati di un sondaggio internazionale, commissionato dall’Azienda in collaborazione con la Thyroid Federation International (TFI), che rivela come molte donne associno i sintomi quali il cambiamento di peso, l’irritabilità, l’ansia, l’insonnia e l’eccessiva stanchezza ai loro stili di vita frenetici, non rendendosi conto che un disturbo della tiroide potrebbe essere la causa sottostante.I disturbi della tiroide interessano circa 200 milioni di persone in tutto il mondo e in alcuni paesi quasi il 50% delle persone non ricevono una diagnosi. I disturbi della tiroide sono 10 volte più comuni nelle donne, il 17% delle quali, all’età di 60 anni, potrebbe sviluppare l’ipotiroidismo, il più comune tipo di disturbo della tiroide. Se gli squilibri dell’ormone tiroideo non sono diagnosticati e trattati, possono avere un effetto dannoso sulla salute e sul benessere di una persona. È pertanto fondamentale che le persone siano a conoscenza dei sintomi che, se scoperti, non devono essere ignorati.L’indagine ha coinvolto le donne di sette paesi differenti e ha evidenziato la tendenza ad associare le loro scelte di stile di vita a sintomi che potrebbero essere invece causati da un disturbo della tiroide6. Circa la metà (49%) delle intervistate ha dichiarato di aver attribuito la causa del proprio stato d’inquietudine o della difficoltà a dormire allo stile di vita scelto, mentre il 40% ha dato la colpa allo stile di vita per la sensazione di depressione, gli stati d’ansia e la sensazione di stanchezza6. In realtà, questi sono sintomi comuni di un disturbo della tiroide. Questa tendenza a dare la colpa allo stile di vita per i sintomi potrebbe essere ulteriormente evidenziata dal fatto che quasi un quarto (23%) delle intervistate ricorda di aver raccontato ad un amico o ad una persona cara di aver accettato la sensazione di essere depressa, ansiosa o irritabile come parte della vita, mentre il 19% delle intervistate avrebbe detto di accettare di sentirsi stanca o fiacca ogni giorno. Ashok Bhaseen, presidente della TFI, ha dichiarato: “I risultati dell’indagine evidenziano un’importante ragione per la quale milioni di persone vivono la loro esistenza senza che sia loro diagnosticato o trattato un disturbo della tiroide, con conseguente scarsa qualità della vita. Ciò rivela che i disturbi della tiroide possono essere la causa che si nasconde dietro i sintomi che molti di noi attribuiscono al frenetico stile di vita di oggi. Speriamo che questo incoraggi più persone a parlare con il proprio medico piuttosto che accettare i sintomi come parte ordinaria della vita quotidiana”. L’indagine ha sottolineato perchè può essere molto difficile individuare un disturbo della tiroide. I sintomi come sensazione di incapacità di concentrazione (29,6%), difficoltà a rimanere incinta (30%), intestino pigro e costipazione (29%) non sono stati comunemente associati ai disturbi della tiroide dalle intervistate6. Una caratteristica dei disturbi della tiroide che li rende difficili da individuare è che gli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea aiutano a regolare molte funzioni diverse nel corpo. I sintomi possono quindi essere diversi e non sono specifici o unici.In occasione della presentazione dell’indagine, inoltre, Merck lancia il sito “Non sei tu. È la tua tiroide” (www.thyroidaware.com/it) con l’obiettivo di aiutare le persone a non attribuire esclusivamente a se stessi e al proprio stile di vita alcuni sintomi delle patologie tiroidee, Nel sito sono disponibili una brochure e un quiz interattivo che mostrano le idee sbagliate sui sintomi dei disturbi della tiroide e fornisce informazioni per aiutare le persone a comprenderli meglio. Tra i sintomi più importanti della carenza di ormone tiroideo (ipotiroidismo) la stitichezza, la mancanza di motivazione, la mancanza di concentrazione, la depressione o l’aumento di peso8. I sintomi dell’eccesso di ormone tiroideo (ipertiroidismo) includono la perdita di peso e l’irritabilità9,10. Ipotiroidismo e ipertiroidismo possono anche portare ad ansia, disturbi mestruali e difficoltà a dormire.

Posted in Estero/world news, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Intervento e Ricerca nei Disturbi dello Spettro Autistico

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2016

autismoIndividuare potenziali biomarkers nei pazienti con autismo, ad esempio nel comportamento visivo, o nel mal funzionamento di aree cerebrali, per anticipare l’iter diagnostico e terapeutico. E’ l’obiettivo del Convegno Attualità in tema di Clinica, Intervento e Ricerca nei Disturbi dello Spettro Autistico: modelli a confronto che si terrà sabato 7 maggio, dalle 8.30, al Relais Bellaria. Il Convegno potrà contare sui contributi di Catherine Barthélémy e di Michele Zappella, tra i maggiori esperti di Autismo sulla scena nazionale ed internazionale, con una lunga esperienza di lavoro su bambini ed adulti affetti da Disturbi dello Spettro Autistico.
Il Convegno sarà presieduto da Paola Visconti, Responsabile dell’Èquipe dei Disturbi dello Spettro Autistico dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (ISNB), che opera all’interno del Programma Integrato Autismo della Azienda USL di Bologna. interverranno, tra gli altri, Angelo Fioritti, Direttore Sanitario dell’Azienda USL di Bologna, Agostino Baruzzi e Antonella Pini, rispettivamente Direttore Scientifico e Direttore della Neuropsichiatria Infantile dell’ISNB. Negli ultimi anni la ricerca biologica sulle cause dell’Autismo ha generato un’importante quantità di dati sul versante neurobiologico. Le anomalie comportamentali osservate nei pazienti con Autismo sono il risultato di un’alterazione del normale decorso dello sviluppo del sistema nervoso centrale. Studi di neuroimaging hanno evidenziato, infatti, una mancata connessione fra aree corticali anteriori e posteriori, con una ricaduta sull’integrazione delle funzioni superiori come il comportamento sociale e il linguaggio. Il Programma Integrato Autismo della Azienda USL di Bologna segue circa 350 minori dal punto di vista clinico, educativo e psicosociale. L’équipe dell’ISNB segue principalmente la fase di diagnosi clinica e strumentale e le valutazioni di follow up. Nel 2015 ha eseguito circa 400 tra visite, valutazioni neurocomportamentali, ricoveri in degenza ordinaria e Day hospital per bambini e ragazzi.
Catherine Barthélémy, pediatra, psichiatra e fisiologa, Professoressa emerita di Fisiologia presso l’Università Rabelais di Tours, Francia, è membro dell’Accademia Nazionale Francese di Medicina. Fondatrice, insieme a Lelord, della Terapia di scambio e di sviluppo (TED) e co-autrice di numerose pubblicazioni scientifiche sui biomarkers dell’autismo.
Michele Zappella, Neuropsichiatra infantile e docente di Neuropsichiatria infantile presso l’Università di Siena, autore di numerosi libri e pubblicazioni scientifiche, è stato fra i primi specialisti in Italia a studiare le origini biologiche dei Disturbi dello Spettro Autistico, mettendo in luce le diverse caratterizzazioni clinico-fenotipiche e apportando contributi tanto sul versante terapeutico che della integrazione scolastica.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Disturbo bipolare, con il modello Colom meno giornate di ricovero ospedaliero

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

ospedale bresciaBrescia. Tre giorni per delineare “l’intervento psicoeducativo per pazienti con disturbo bipolare e loro familiari”: ovvero, il modello Colom, efficacemente testato a Barcellona, per condurre interventi psicoeducativi di gruppo. È questo l’appuntamento in corso all’Irccs Fatebenefratelli, a Brescia, in questi giorni: un corso residenziale con l’obiettivo fornire ai partecipanti le competenze necessarie per affrontare interventi psicosociali attraverso il modello promosso, appunto, dagli autori spagnoli F. Colom e E. Vieta e che mostra le più forti evidenze di efficacia nel trattamento del disturbo bipolare. Una metodologia di intervento valida, che consente di ridurre il numero e le giornate dei ricoveri ospedalieri, e che già da alcuni anni viene applicata nei Servizi di salute mentale di Brescia e di Desenzano. Oltre alle motivazioni che spingono all’uso della psicoeducazione nella pratica clinica, si discuterà anche di come trattare la mancata aderenza al trattamento farmacologico, di come aiutare i pazienti a identificare precocemente i segnali della malattia e le sue ricadute e di come adottare uno stile di vita regolare, per prevenire ed evitare i fattori di rischio. Si tratta di uno degli eventi formativi promossi dall’Irccs in occasione del XX anniversario dalla sua fondazione.

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Giovani e disturbi dell’apprendimento: dall’integrazione all’inclusione

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2016

biblio università parmaI Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono un gruppo eterogeneo di condizioni evolutive che si evidenziano con significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso delle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Queste condizioni si manifestano con l’inizio della scolarizzazione e coinvolgono uno specifico dominio di attività lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.
La possibilità di accedere all’università è per gli studenti con DSA una prospettiva nuova, che difficilmente poteva essere pensata solo pochi anni fa. Oggi la presenza di questi studenti nelle università è in rapido aumento e richiede provvedimenti specifici per assicurare loro pari opportunità di apprendimento e successo formativo.
Secondo le ultime rilevazioni del Miur, (MIUR 2014 MIUR – D.G. per gli Studi, la Statistica e i Sistemi Informativi – Servizio Statistico) sono circa 90 mila gli alunni con diagnosi di DSA. La percentuale della popolazione scolastica interessata è pari al 4%. La dislessia è il più diffuso e noto dei DSA. Il fenomeno è dunque in crescita, considerando anche che ci sono molti DSA non ancora diagnosticati, perché le stime attuali si basano sull’affluenza ai servizi e sulle diagnosi accertate. Tra gli studenti universitari dislessici, il 60% non ha ancora avuto una diagnosi prima dell’entrata all’università. Solo un dislessico su 3 o 4 viene diagnosticato in età evolutiva.
Di questi temi si è parlato all’Università Europea di Roma, nel seminario “Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Autismo: successi raggiunti e da ottenere”.
E’ intervenuta, fra gli altri, la psicologa Sara Pelli, responsabile del servizio di orientamento dell’Università Europea di Roma, che ha tenuto una relazione sul tema della presa in carico e dei provvedimenti specifici per assicurare agli studenti DSA pari opportunità di apprendimento e successo formativo.
“Le università hanno fatto passi in avanti rispetto all’accoglienza e gestione di questi studenti ma rimangono moti aspetti che richiedono riflessioni, approfondimenti, iniziative concrete”, ha spiegato Sara Pelli. “Tra questi, in primis, il raccordo tra scuola e università. Nonostante i dati confortanti relativi al numero di iscritti, non sempre gli studenti DSA vedono l’università come opzione reale. La scuola è quindi l’area su cui lavorare perché spesso i ragazzi sono scoraggiati a proseguire gli studi. Solitamente gli studenti che arrivano all’università, secondo i dati a disposizione, appartengono a un ceto medio alto e hanno famiglie di riferimento per le quali il raggiungimento del diploma e della laurea è davvero importante. Laddove questo non accade, essi possono venire dissuasi dai docenti a proseguire gli studi, perché classificati come studenti che non hanno voglia di studiare, che hanno altri interessi, che è meglio indirizzare ad attività professionali, pur essendo invece ragazzi con ampie capacità e possibilità. In questo modo, lungo la strada perdiamo persone valide e capaci.
Non si vuole negare la difficoltà di questi studenti. Ma bisogna fare in modo che averne qualcuno in aula con tali caratteristiche sia un valore aggiunto”.
Secondo Sara Pelli “il passaggio culturale, la sfida, per le università e in genere per la società è di passare dal concetto di integrazione a quello di inclusione dei ragazzi con DSA”.
“L’inclusione – ha spiegato la psicologa – comprende e supera il concetto di integrazione, che presuppone una visione della disabilità come deficit, come mancanza da colmare. Mentre, invece, l’idea di inclusione definisce risorsa e ricchezza ogni diversità.
La prospettiva inclusiva esige la rimozione di tutti gli ostacoli che impediscono la partecipazione degli studenti alla vita scolastica e universitaria.
L’inclusione è un diritto fondamentale ed è in relazione al concetto di appartenenza. Un’educazione inclusiva permette alla scuola e all’università di divenire di qualità. Ciascuno è benvenuto, può imparare con i propri tempi e soprattutto può partecipare.
Tutte le persone, con o senza disagi, devono essere messe in condizione di poter agire e interagire alla pari.
L’Università Europea di Roma avvierà percorsi per l’ingresso di questi studenti nei corsi di laurea, affinché nessuno sia costretto a rinunciare alla realizzazione delle proprie aspirazioni. Lo spirito di inclusione dell’uomo è anche sottolineato da Papa Francesco nella sua affermazione: costruire la società dell’inclusione, vincere la cultura dello scarto.
Questa cultura dello scarto tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti.
La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare. Le vittime di tale cultura sono proprio gli esseri umani più deboli e fragili”.
“E’ importante, perciò – ha concluso Sara Pelli – promuovere sempre l’inclusione, in ogni contesto, per vincere l’egoismo e la cultura dello scarto”. (Foto:sara pelli)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, scuola/school | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Disturbi intimi femminili

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2015

abano termeAbano Terme (PD), Atrofia vulvovaginale, incontinenza urinaria e problemi della sfera sessuale, questi i temi al centro del convegno “Gyneconet Meeting: nuove evidenze per la salute della Donna” promosso da Fidia Farmaceutici con il supporto organizzativo di Medi K e in programma il prossimo 26-28 Novembre ad Abano Terme (Fidia Auditorium, Via Ponte della Fabbrica, 3/A).La prima edizione del convegno intende far luce su epidemiologia, diagnosi e nuove opzioni terapeutiche in un’ottica di miglioramento della gestione di questi disturbi che accomunano molte donne.L’impatto di questi disturbi, che non si limita alla sfera della salute, ma riguarda più in generale anche la qualità della vita e, in taluni casi, il benessere della coppia, è tale che si rende necessario sensibilizzare tutti i professionisti che operano nel campo della salute femminile: ginecologo, medico di medicina generale, ostetriche e infermieri.Queste figure chiave per la salute femminile si riuniranno al Gyneconet per fare “rete” e definire un vademecum per la gestione ottimale dei disturbi intimi femminili.
Fidia Farmaceutici S.p.a. è un’azienda italiana fondata nel 1946, leader nella ricerca e nello sviluppo nonché nella commercializzazione di prodotti a base di acido ialuronico che trovano diverse applicazioni in campo biomedico, in aree quali reumatologia, ortopedia, chirurgia, riparazione tissutale e dermo-estetica. Parte del gruppo milanese P&R Holding, Fidia Farmaceutici ha solide basi a livello nazionale: in Italia conta due stabilimenti produttivi, uno ad Abano Terme, dove ha sede la società, e l’altro a Noto, in Sicilia. Occupa oggi oltre 600 dipendenti e alimenta un giro di affari superiore a 250 milioni di euro. Grazie ai suoi investimenti in ricerca è riuscita a costruire una lunga tradizione di prodotti, con oltre 600 brevetti al suo attivo.

Posted in Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cure contro l’anoressia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2015

anoressia-e-peso“Il tema trattato dalla proposta di legge, che nasce dal confronto sull’esperienza e sulle competenze maturate all’interno dell’ULSS 10 Veneto Orientale, dove è attivo un Centro che ha raggiunto risultati riconosciuti in tutto il territorio nazionale, è senza dubbio molto delicato. Sono tuttavia convinta che sia urgente fornire alle famiglie delle persone affette da disturbi del comportamento alimentare uno strumento per evitare di dover assistere alla morte dei loro cari. Credo inoltre che il trattamento sanitario obbligatorio per la nutrizione debba essere fornito dal Servizio Sanitario Nazionale, nelle strutture pubbliche di tutta Italia, e debba essere gestito da una équipe multi professionale includente almeno psichiatri, esperti in nutrizione clinica e pediatri”. Lo ha detto la deputata del Pd, Sara Moretto, che oggi ha presentato la proposta di legge per l’introduzione dell’articolo 34-bis della legge 23 dicembre 1978, n. 833, in materia di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per la cura di gravi disturbi del comportamento alimentare.“Secondo la letteratura scientifica – commenta il dott. Pierandrea Salvo, Direttore del Centro per la cura e la riabilitazione dei disturbi del comportamento alimentare di Portogruaro (VE) – va incontro a morte il 6 – 10% delle persone affette da anoressia e almeno la metà di queste morti è conseguenza della malnutrizione e delle sue complicanze. La normativa attuale prevede l’erogazione di cure in regime di obbligatorietà solo se esistono alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dal paziente e se non vi sono le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere. Nella pratica clinica, quando i pazienti si oppongono ai suddetti trattamenti non vi è la possibilità di disporre un trattamento obbligatorio. Nei casi in cui questo venga disposto – continua il Dott. Salvo, consulente tecnico della proposta di legge – i servizi psichiatrici di diagnosi e cura non risultano dotati di competenze nutrizionali mentre i reparti internistici non sono dotati delle necessarie misure di sicurezza e delle competenze necessarie alla gestione di pazienti oppositivi. Ne risulta che i trattamenti obbligatori, seppur spesso assolutamente salva vita, nel nostro Paese non vengono erogati”.“Ci adopereremo affinché venga riconosciuta la data del 15 marzo come la giornata nazionale dei disturbi del comportamento alimentare e per questo oggi abbiamo consegnato a tutti i partecipanti un fiocco lilla, simbolo della ricorrenza”, ha aggiunto Giusi Poletti, rappresentante del coordinamento nazionale per i disturbi alimentari.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

disturbi comportamentali dei minori

Posted by fidest press agency su sabato, 3 gennaio 2015

anoressia-e-pesoAffrontare e non eludere il problema della diagnosi in tutti i casi in cui si manifestano i disturbi del comportamento. Lo ripete da tempo l’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), raccogliendo l’SOS lanciato dalle Asl di tutta Italia che negli ultimi anni hanno registrato un incremento del 20% di bambini e adolescenti con disturbi mentali.“Parliamo di ansia, depressione, anoressia, enuresi, dislessia, balbuzie, tic motori, della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), di attacchi di panico, del disturbo ossessivo, di aggressività e comportamenti a rischio. Arrestare una tale impressionante ondata di patologie è possibile – afferma l’IdO – ma solo comprendendo le reali cause che si celano dietro questo aumento”. A tal fine l’Istituto romano propone un corso biennale su ‘Valutazione e trattamento in età evolutiva’: 160 ore suddivise in 60 ore di lezioni teoriche, 24 ore di laboratori, 12 ore di supervisione e 64 ore di conferenze per aumentare le conoscenze di medici e psicologi sulla diagnosi dei disturbi e delle difficoltà dell’età evolutiva.Il primo dei 12 week end di formazione si terrà a Roma nell’Aula Magna dell’Istituto comprensivo Regina Elena in via Puglie 6, per approfondire gli ultimi studi scientifici sull’attaccamento in tema di autismo con David Oppenheim, membro senior del Center for the study of child development dell’Università di Haifa (Israele), Ayelet Erez, membro della Clinica per la psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva del Ministero della Salute di Haifa, e Magda Di Renzo, responsabile del Servizio terapia dell’IdO e direttrice della relativa Scuola di specializzazione in Psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Disturbi del sonno

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 novembre 2014

sonnoI disturbi del sonno sono senz’altro una delle conseguenze più importanti – ancora poco studiate – delle gravi cerebro-lesioni acquisite (GCA). Basti pensare che essi possono persistere per molti anni dopo la comparsa della GCA e che la loro incidenza, secondo alcuni studi, può arrivare fino all’85%. I disturbi del sonno più frequentemente associati alla GCA sono l’ipersonnia, la narcolessia, i ritardi della fase dell’addormentamento, le apnee notturne, l’insonnia e le alterazioni del ciclosonno-veglia. Naturalmente, avere un disturbo del sonno non vuol dire soltanto “dormire male”, ma correre il rischio di veder acuirsi numerosi altri sintomi come il dolore, l’irritabilità, l’ansia e la depressione. Tali disturbi possono inoltre alterare le prestazioni ai test neuropsicologici e avere un impatto sul recupero funzionale del paziente, sulla sua qualità della vita e, non ultimo, sul suo reinserimento socio-lavorativo.
Una domanda importante rimane ancora senza risposta: “i disturbi del sonno sono una conseguenza diretta della GCA, ossia un effetto del danno cerebrale, o ne rappresentano un effetto secondario, legato ed esempio alle difficoltà del paziente di adattarsi al danno stesso?”. Per cercare di rispondere a questa e ad altre domande ancora irrisolte, presso l’Unità post-coma della Fondazione Santa Lucia di Roma (diretta dalla dott.ssa Rita Formisano) è in atto uno studio volto a valutare l’incidenza, la percezione soggettiva e la tipologia dei disturbi del sonno in pazienti con esiti di una GCA, oltre al loro possibile ruolo sull’esito finale della riabilitazione e sulla qualità della vita del paziente. Lo studio è nato da una collaborazione tra la dott.ssa M. Gabriella Buzzi (Neurologo presso l’Unità post-coma), coadiuvata da un team di Psicologi della stessa Unità (dott. Umberto Bivona, Eva Azicnuda e collaboratori), e ASSIREM, Associazione Scientifica Italiana per la Ricerca e l’Educazione nella Medicina del Sonno (presieduta dal dott. Pierluigi Innocenti, Neurologo)
A oggi sono stati esaminati quattro pazienti. I risultati preliminari dello studio mostrano un’alterazione della quantità e della qualità del sonno in tutti i pazienti, caratterizzata da frequenti risvegli notturni e da un’alterazione delle diverse fasi delsonno. In particolare, “Federica” (la paziente più grave, che ha solo la possibilità di un contatto incostante e debole con l’ambiente) ha mostrato una percentuale del cosiddetto sonno REM (lo stadio del sonno associato maggiormente all’attività onirica) nettamente superiore a quella che si riscontra normalmente in persone che non hanno mai avuto un danno cerebrale. Da questi dati preliminari sorgono alcune importanti ipotesi: perché il sonno di Federica è “cosparso” di sonnoREM, più che degli altri stadi del sonno? Possiamo ipotizzare che Federica passi la maggior parte del suo stato di incoscienza sognando?Secondo le moderne neuroscienze, sia il sonno REM sia il sogno ad esso associato permetterebbero sinergicamente lo sviluppo e il mantenimento della coscienza dello stato di veglia e di altre funzioni cerebrali superiori, preparandoci dunque ad affrontare la realtà cosciente dopo il risveglio. Possiamo, quindi, immaginare che Federica, mentre sembra trovarsi passivamente vittima del proprio disturbo di coscienza, si stia in realtà preparando attivamente a tornare alla vita, alla coscienza da veglia, grazie all’enorme “lavorio mentale” che il suo cervello sta facendo durante il sonno REM, e forse grazie ai suoi sogni. Solo con dati più numerosi potremo verificare quelle che al momento restano solo affascinanti ipotesi.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Lo psicoterapeuta: quando il cibo è espressione del nostro disagio diventa patologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 ottobre 2014

cibiE’ capitato a tutti di usare o di rifiutare il cibo perché si è arrabbiati, si vive un momento di stress, per aiutarci a superare una situazione difficile. E’ normale, ma quando questi comportamenti divengono abituali sorgono problemi seri. Lo psicoterapeuta Giovanni Porta, proprio in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione, ci spiega a cosa prestare attenzione in casa con noi stessi e con i nostri figli.“È difficile descrivere in maniera generale i fattori che facilitano l’insorgere dei disturbi del comportamento alimentare. – spiega – Il primo, e il più ampiamente analizzato, riguarda la famiglia di origine. Non a caso, il periodo di più frequente insorgenza di anoressia, bulimia e abbuffate incontrollate (binge eating) si situa in età adolescenziale, momento in cui il rapporto con la famiglia conosce una profonda trasformazione, che spesso mette in evidenza difficoltà di relazione preesistenti. Ci sono famiglie in cui ai figli viene a mancare il più necessario dei nutrimenti: l’amore. Questo può avvenire per ragioni che hanno a che fare con problematiche personali non risolte dai genitori e/o con esigenze di vita non controllabili. I figli sviluppano e si abituano a convivere con un profondo senso di solitudine, quasi una impossibilità a sentirsi visti e riconosciuti, e può capitare che alcuni cerchino di controllare in maniera ossessiva il proprio corpo per avere un illusorio senso di padronanza di fronte a una realtà verso la quale si sentono impotenti, o almeno incapaci di ottenere ciò che a loro interessa davvero”.Ma le difficoltà nel rapporto con la famiglia di origine, naturalmente, non sono l’unica causa scatenante.“L’adolescenza è un periodo estremamente delicato nella vita di una persona, – continua – durante il quale il corpo di ognuno subisce profonde trasformazioni e le relazioni si complicano. È il momento in cui per la prima volta si inizia ad avere a che fare con erotismo e sessualità, e il desiderio di piacere a potenziali partner diventa più pressante. Il cibo può essere il luogo dentro il quale nascondersi e con il quale consolarsi (come nel caso delle abbuffate incontrollate) oppure qualcosa da evitare con attenzione: un nemico che rovina la nostra bellezza. Inoltre, tutti sappiamo quanto sia elevata la paura del giudizio, in questa fase della vita. La difficoltà di adattarsi alle prime, a volte feroci forme di competizione tra coetanei, timidezza, problemi relazionali, difficoltà a convivere con la frustrazione, rigidità, scarsa autostima (con conseguente difficoltà ad essere soddisfatti del proprio aspetto) ecc. sono tutti fattori personali che possono facilitare l’insorgere di disturbi del comportamento alimentare. Alle volte si inizia per gioco, o come sperimentazione, e ci si trova poi ad avere a che fare con una vera e propria dipendenza.Come nelle dipendenze da sostanze psicotrope, una cattiva abitudine (dimagrire troppo, vomitare, oppure abbuffarsi) diviene un comportamento di cui non si riesce più a fare a meno. Diviene un modo “magico” per dominare emozioni troppo spiacevoli o per avere l’illusione di controllare situazioni che sfuggono di mano. Ma è una magia di cui prima o poi si paga un conto salato.È importante che i genitori che si accorgono dell’esistenza di forme di disagio nei propri figli e nelle proprie figlie non facciano finta di niente, ma trovino il modo di parlare con loro, senza condannarli ma anzi interessandosi ai loro vissuti, accompagnandoli magari verso un professionista con il quale valutare se iniziare un percorso d’aiuto. Il primo passo è rivolgersi a uno psicoterapeuta, o a un professionista della nutrizione (medico dietologo o nutrizionista). Meglio non aspettare che la situazione diventi di innegabile gravità per intervenire”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Denti: prevenzione orale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 settembre 2014

M~ p17ma01/11p clr/teethIn aumento del 15% l’incidenza delle carie. La causa primaria del problema sarebbe l’alimentazione scorretta, troppo ricca di dolci, snack e bevande zuccherate, e spesso povera di frutta e verdura, ma incide in modo pesante anche la scarsa educazione all’igiene orale che, al contrario, dovrebbe essere insegnata già dai primi anni. Ma la carie non è l’unica minaccia al sorriso di bambini e adolescenti. Un bambino su 5 sviluppa lesioni traumatiche dei denti permanenti prima di finire la scuola
primaria e il 40% circa dei bambini soffre di demineralizzazione dei denti. Questi disturbi possono avere conseguenze serie se non vengono diagnosticati e curati per tempo, ma spesso lo specialista vede il bambino solo dopo mesi, o anni, dal sorgere dei primi sintomi. Secondo i dati presentati dal Servizio Studi ANDI – Associazione Nazionale Dentisti Italiani, infatti, il 75,7% dei bambini italiani tra i 3 ed i 5 anni non è mai andato dal dentista, percentuale che scende a 35,2% per la fascia d’età compresa tra i 6 ed i 10 anni e al 20,1% per i ragazzi tra gli 11 e i 13 anni. “Molti genitori sottovalutano i disturbi legati ai denti da latte, pensando che questi si risolvano da soli quando al bambino spuntano i denti permanenti: dente nuovo, vita nuova. – Ha commentato il dottor Sergio Turco, responsabile dei piani di cura per i bambini dei centri odontoiatrici Samadent. – Purtroppo non è affatto così e questi disturbi non vanno sottovalutati. La carie dei denti da latte colpisce la superficie liscia principalmente dei denti mascellari anteriori e dei primi molari caduchi, denti che di solito risultano resistenti alla carie. Se il deterioramento è molto rapido la polpa si infetta, causando notevole dolore, quindi si verifica la formazione di un ascesso e di una fistola di fronte alle punte delle radici. Un dente da latte rovinato crea un ambiente orale infetto con germi che possono contribuire alla carie, sia quelli che stanno accanto al dente da latte, sia a distanza, in quanto la saliva veicola l’infezione, e può colpire anche quelli permanenti. E’ dunque necessario curare i denti malati e, nel caso non si riesca ad intervenire in tempo e si renda necessario rimuovere il dente, inserire un mantenitore di spazio, così da non compromettere lo sviluppo dei denti permanenti”.”Durante l’infanzia – prosegue il dottor Turco – è il pediatra a occuparsi dei denti del piccolo paziente, e sta a lui, quindi, individuare eventuali disturbi e suggerire visite specialistiche. Come sempre, però, la miglior medicina resta la prevenzione. Insegnare ai bambini sin dalla primissima infanzia l’importanza di lavare i denti dopo i pasti e il giusto modo di spazzolare. In questo senso, molto può essere fatto anche sui banchi di scuola: ormai quasi tutti gli istituti propongono il ‘tempo pieno’ ed è a scuola che i bambini consumano il proprio pranzo. Far vivere il momento della pulizia dei denti dopo aver mangiato in un modo divertente, magari da fare insieme ad altri 2 o 3 bambini, può far interiorizzare una buona e sana abitudine. Anche dedicare alcuni momenti ad illustrare alla classe le norme per la buona igiene orale e per una sana alimentazione può contribuire ad evitare future patologie.”

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Pollini da Graminacee responsabili dei disturbi del 70% degli allergici italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 10 giugno 2014

polline-graminaceeSono i pollini delle graminacee i responsabili delle reazioni della maggior parte degli italiani colpiti da allergie. La primavera inoltrata e l’impennata delle temperature, puntualmente avvenuta anche in questi giorni, è statisticamente il periodo di massima fioritura. Questo il motivo per il quale sfuggire alla maledizione del naso che cola e degli occhi rossi in questo caldo periodo dell’anno, può risultare davvero complicato. La famiglia delle Graminacee, infatti, è presente dovunque in Italia e conta circa 9.500 specie diverse, tra le quali riso, frumento e mais che formano le basi nutrizionali dell’essere umano. Il sistema di diffusione dei pollini è affidato al vento, un metodo impreciso, che la natura ha compensato con la produzione di massa, con fioriture che possono creare vere e proprie nuvole di pollini (una spiga può produrre in media sette milioni di granuli di pollini.) “La soluzione” da promuovere secondo gli esperti, si chiama “Immunoterapia Specifica”, più comunemente e impropriamente chiamata vaccino. Si tratta in pratica dell’unico trattamento in grado di portare alla remissione o alla guarigione dell’allergia. L’OMS lo riconosce da oltre 10 anni e ne suggerisce la diffusione e l’utilizzo.“L’Immunoterapia Specifica, consiste nella ripetuta somministrazione di estratti allergenici ad individui sensibilizzati con lo scopo di ridurne la risposta immunologica e clinica – spiega il professor Giorgio Walter Canonica Direttore della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio e Allergologia Di.M.I. IRCCS San Martino Genova e Presidente Società Italiana Allergologia Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) – La decisione di sottoporre un paziente a questo tipo di terapia deve essere preceduta da una attenta valutazione, sia della condizione clinica, sia del ruolo degli agenti allergologici scatenanti. La fase iniziale della terapia prevede la somministrazione di dosi scalari, progressivamente crescenti, fino a raggiungere un dosaggio di mantenimento che viene ripetuto ad intervalli regolari nel tempo. In relazione agli effetti immunologici indotti, l’Immunoterapia Specifica deve essere considerata come l’unico trattamento capace di agire sulle cause, e non solo sui sintomi, dell’allergia e di modificarne la storia naturale. Numerosi studi scientifici – continua il Prof. Canonica – dimostrano come l’Immunoterapia Specifica sia in grado di prevenire nuove sensibilizzazioni ad allergeni differenti e riduca la possibilità di sviluppare asma nei pazienti con rinite allergica causata da allergeni inalanti, inclusi i pollini.”Dare una soluzione alle allergie ed in particolare a quelle da graminacee è di grande importanza, in considerazione del fatto che se un soggetto è allergico a un tipo di graminacea, normalmente lo sarà a tutte le altre. La richiesta di approcci efficaci e razionali nei confronti del “problema allergia” da parte dei pazienti e degli specialisti è in continuo aumento, proprio a causa della crescente consapevolezza delle gravi conseguenze (sinusiti, disturbi del sonno, sviluppo di asma) dovute al mancato o all’inefficace trattamento delle riniti allergiche da pollini. Studi consolidati inoltre, hanno dimostrato come nei pazienti che hanno ricevuto il trattamento, l’Immunoterapia Specifica abbia migliorato la qualità della vita attraverso la riduzione dei sintomi e dell’utilizzo dei farmaci.La sicurezza e l’efficacia dell’Immunoterapia Specifica, nella modalità di somministrazione sublinguale, oggetto di discussione proprio in questi giorni dagli allergologi di tutto il mondo riuniti a Copenhagen per l’European Academy of Allergy and Clinical Immunology 2014, sono un tema di grande attualità, che recentemente è stato trattato nel position paper “Sublingual immunotherapy: World Allergy Organization position paper 2013 update che ha tracciato le linee guida del settore, basandosi sul modello delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
“L’articolo – conclude, il Professor Canonica, che ha coordinato la stesura delle due edizioni dei paper, – è un importante aggiornamento delle conoscenze scientifiche con l’integrazione di nuovi capitoli su temi emergenti quali: aspetti pratici, prospettive, nuovi approcci e necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’opportunità di scegliere l’immunoterapia sublinguale. L’FDA, Agenzia Regolatoria del Farmaco degli Stati Uniti, ha recentemente approvato la terapia sublinguale, allineandosi a quanto già fatto dall’EMA (European Medicines Agency). Questa notizia, oltre a portare ulteriore rilevanza ed ufficialità alla terapia, aprirà le porte ad un maggiore impiego terapeutico della terapia. Auspichiamo quindi che l’Immunoterapia Specifica sublinguale diventi sempre di più un’opzione concreta per il trattamento di un’ampia popolazione di pazienti allergici.”

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »