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Posts Tagged ‘disturbo’

“Come riconoscere il disturbo dello spettro autistico: la costruzione della rete”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Roma Sabato 2 marzo, la Sala della Protomoteca ospiterà l’incontro dal titolo “Come riconoscere il disturbo dello spettro autistico: la costruzione della rete”, organizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Aprirà l’appuntamento la Presidente della Commissione Capitolina XI – Scuola Teresa Maria Zotta e interverrà in conclusione l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.Autorevoli i relatori, rappresentanti dell’associazionismo di settore e del mondo della Sanità, tra cui il Dott. Giovanni Valeri dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e la Dott.ssa Maria Luisa Scattoni dell’Istituto Superiore di Sanità. Gli interventi dei relatori saranno seguiti da una fase di dibattito con i partecipanti.L’incontro fornirà strumenti importanti per l’individuazione e la diagnosi precoce – cruciale per l’efficacia degli interventi comportamentali – della patologia in famiglia e in ambito scolastico con focus, tra l’altro, sugli indicatori di rischio e sulla stratificazione degli interventi istituzionali in un sistema di azioni integrate tra tutti gli attori coinvolti.Appuntamento seguente il 13 aprile, al centro un progetto sulla Filosofia.

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Tumore alla prostata

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

La prostataQuasi la metà degli uomini (47%) ignora i sintomi del tumore della prostata in stadio avanzato. E tre su 5 (59%) non sempre riconoscono che il dolore di cui soffrono potrebbe essere correlato alla malattia. È quanto emerge dalla più ampia indagine internazionale sul tema (International Prostate Cancer Symptoms Survey) che ha coinvolto più di 1.200 persone, sia uomini con tumore avanzato della prostata che ‘caregiver’. Il sondaggio è stato condotto da Harris Poll in 10 Paesi fra cui l’Italia e commissionato dall’International Prostate Cancer Coalition (IPCC) con il supporto di Bayer Healthcare. I risultati sono presentati oggi al Congresso europeo sul cancro (European Cancer Congress, ECC) in corso a Vienna. Il tumore della prostata può non essere sintomatico nelle fasi iniziali, ma sintomi come dolore grave o inspiegabile, difficoltà nel camminare, nel salire le scale o ad addormentarsi o perdita del controllo vescicale possono manifestarsi quando la malattia progredisce. E questi disturbi dovrebbero indurre gli uomini a rivolgersi al proprio medico. I risultati dell’indagine hanno dato forma a un’iniziativa educazionale mondiale di Bayer, ‘Men Who Speak Up’ (www.MenWhoSpeakUp.com), per individuare i sintomi del tumore prostatico avanzato e mettere gli uomini e i loro familiari nelle condizioni di aprirsi e parlare al momento giusto e con le persone giuste. Il tumore della prostata è la seconda forma più comune di cancro fra gli uomini nel mondo e la quinta causa di morte correlata ai tumori nei maschi. In Italia sono attesi circa 35.000 nuovi casi nel 2015. La confusione che circonda l’origine dei sintomi non è l’unica barriera per gli uomini nel parlarne. I risultati dell’International Prostate Cancer Symptoms Survey hanno anche evidenziato che più della metà dei maschi (57%) pensa che il dolore quotidiano sia qualcosa con cui convivere e uno su 3 (34%) afferma che parlare dei sintomi, come il dolore, lo fa sentire più debole. La difficoltà di discutere dei sintomi può anche essere motivata culturalmente. Più di un uomo su 3 (36%) in Europa e Asia-Pacifico (APAC) afferma di non essere a proprio agio nel discutere con i medici di come si sente fisicamente, rispetto a soltano un uomo su 10 (12%) negli Stati Uniti. E tuttavia un numero maggiore di questi pazienti presenta un tumore in stadio avanzato che si è diffuso alle ossa (EU 72%, APAC 53%) rispetto alla controparte statunitense (53%). I familiari dei pazienti con tumore prostatico avanzato possono essere molto colpiti dalla malattia, ma sono anche in grado di giocare un ruolo importante nel migliorare il decorso della neoplasia. La metà degli uomini che hanno partecipato al sondaggio (50%) ha ammesso di contare sui ‘caregiver’ nel rivolgere le domande più importanti sul tumore della prostata. “Mentre i medici sono importanti nel valutare come si sentono i pazienti, il sondaggio rivela che anche i ‘caregiver’ giocano un ruolo chiave nella gestione della malattia, specialmente quando si arriva a rivolgere domande difficili”, ha aggiunto il Dott. Procopio. È importante che i pazienti con tumore della prostata avanzato, che riconoscono il dolore o hanno smesso di svolgere attività che eseguivano facilmente in passato, si sentano più forti nel prendere decisioni e nel parlare dei sintomi. ‘Men Who Speak Up’ fornisce utili risorse, tra cui un ‘localizzatore’ dei sintomi, una guida di discussione con il proprio medico, fascicoli informativi e statistiche utili provenienti dalle persone con tumore della prostata per facilitare queste difficili conversazioni.
Commissionato dall’International Prostate Cancer Coalition (IPCC) con il supporto di Bayer Healthcare, l’International Prostate Cancer Symptoms Survey è stato condotto da Harris Poll, online e al telefono, in 10 Paesi in tutto il mondo: Francia, Germania, Giappone, Italia, Olanda, Regno Unito, Singapore, Spagna, Stati Uniti e Taiwan. Le domande spaziavano da quanto a lungo gli uomini avessero vissuto con il tumore della prostata ai sintomi, fino all’impatto della malattia nella vita quotidiana. I dati del sondaggio sono stati raccolti, tra il 12 febbraio e il 3 agosto 2015, da 867 uomini con tumore avanzato della prostata e 360 adulti che si prendevano cura di un paziente con questa neoplasia. I pazienti e i ‘caregiver’ avevano convissuto con la malattia per una media di 5 anni. Tra i partecipanti al sondaggio, 536 pazienti (64%) hanno risposto di avere interessamento osseo causato dal tumore della prostata.
Condotto dall’organizzazione statunitense in difesa dei pazienti CancerCare, l’IPPC comprende otto gruppi che includono: Europa Uomo, lo Spanish Group of Cancer Patients (GEPAC), Patient Advocates for Advanced Cancer Treatments (PAACT), Prostate Health Education Network (PHEN), Prostate Cancer Research Institute (PCRI), UsTOO International e ZERO – The End of Prostate Cancer. L’obiettivo del gruppo è aumentare la consapevolezza sui sintomi della progressione del tumore della prostata e sviluppare strumenti e risorse informative per coloro che ne hanno maggiormente bisogno. Il tumore della prostata è la seconda forma più comune di cancro maschile nel mondo e la quinta causa di morte, correlata ai tumori, negli uomini. Più di 1,1 milioni di uomini nel mondo hanno ricevuto diagnosi della malattia nel 2012. Lo stadio del tumore prostatico è uno dei più importanti fattori nel determinare le opzioni di trattamento e le prospettive di recupero. Se il tumore della prostata si diffonde o metastatizza oltre la ghiandola prostatica, spesso questo avviene nei tessuti o nei linfonodi prossimali, prima di interessare le ossa. Circa nove pazienti su 10 con tumore avanzato della prostata (90%) sviluppano metastasi ossee, che incidono sulla sopravvivenza e sulla qualità di vita. Quindi, per questi pazienti è importante la diagnosi e il trattamento dei sintomi ossei al loro primo esordio.
Il Gruppo Bayer è un’azienda globale con competenze fondamentali nel campo della cura della salute e dell’agricoltura. Bayer Healthcare, un sottogruppo di Bayer AG con vendite annuali pari a circa 20 miliardi di Euro (2014), è una delle principali compagnie innovative nel mondo nell’industria dei prodotti per la salute e medicinali con sede a Leverkusen in Germania. L’azienda combina le attività globali delle divisioni di Animal Health, Consumer Care, Medical Care e Pharmaceuticals. Scopo di Bayer Healthcare è scoprire, sviluppare, produrre e commercializzare prodotti volti a migliorare la salute umana e animale in tutto il mondo. Bayer Healthcare ha una forza lavoro di 60.700 persone (al 31 dicembre 2014) ed è rappresentata in più di 100 Paesi.

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Disturbo borderline della personalità: famiglie e professionisti si mettono in rete

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 Mag 2015

santa_giulia_brescia_010_choistro_san_salvatoreSi è svolto presso l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, nell’ambito della seconda giornata sul disturbo borderline di personalità, il primo congresso dell’associazione NEA BPD Italia. Per la prima volta in Italia, professionisti e familiari di pazienti affetti da disturbo borderline di personalità hanno partecipato insieme a questo evento di grande rilievo scientifico. La lettura magistrale della professoressa Perry Hoffman, presidente e fondatrice di NEA BPD, ha lanciato un messaggio di grande ottimismo per le famiglie: il “borderline” è un disturbo con una buona prognosi. gli interventi successivi hanno affrontato il tema sotto il profilo della descrizione del disturbo, della sua eziologia, del problema della comorbilità con altri disturbi e dei trattamenti. Evento correlato alla giornata è stato il primo training italiano di Family Connections, programma sviluppato all’interno di NEA BPD e presente in 16 paesi ed ora, per la prima volta, anche in Italia. Il programma prevede la formazione, in una vera e propria “classe” di apprendimento, di familiari e operatori che imparano le tecniche necessarie alla conduzione poi di gruppi per familiari di pazienti con disturbo borderline, storicamente soli nella gestione dei propri cari.
I progetti dell’Irccs. L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è impegnato da anni sul fronte del disturbo borderline di personalità e sta studiando le caratteristiche cerebrali associate a questa patologia, con l’utilizzo di tecnologie estremamente sofisticate applicate alle immagini di risonanza magnetica. Tra le attività in corso vi è uno studio dei correlati clinici e neurobiologici della risposta al trattamento psicoterapeutico: i pazienti vengono seguiti gratuitamente per un anno attraverso un intervento di psicoterapia intensivo sviluppato dal Terzocentro di Psicoterapia di Roma, leader italiano in questo campo. «Il nostro lavoro è diretto a cogliere non solo l’efficacia clinica ma anche come la psicoterapia agisce sulla neurobiologia e quindi aiuta a chiarire l’efficacia della psicoterapia» spiega la ricercatrice dell’Irccs Roberta Rossi.
Epidemiologia. Il disturbo, almeno prevalentemente, vede il suo esordio in adolescenza ed è stimato coinvolgere dall’1 al 3% degli adolescenti della popolazione normale e circa il 4% dei giovani adulti. Questa patologia è certamente tra quelle più studiate attualmente: rappresenta un problema psichiatrico importante a causa dell’elevata richiesta di prestazioni assistenziali (ricoveri in reparti psichiatrici, utilizzo dei servizi di pronto soccorso, ecc.) e perché induce spesso comportamenti di tipo impulsivo. Va sottolineato che ha un prevalenza molto elevata sia nella popolazione generale (a seconda degli studi la prevalenza del DBP varia dallo 0,4% al 5,9%) che nella popolazione clinica dove ormai, mediamente, un paziente su 3 presenta un disturbo borderline della personalità, che spesso risulta associato sia ad altri disturbi di personalità che ad altri disturbi mentali quali depressione, ansia, disturbi alimentari e soprattutto abuso di alcool e di sostanze; una copresenza che peggiora in maniera significativa il quadro psicopatologico e la prognosi.
Caratteristiche. John Gunderson, uno dei più grandi studiosi mondiali del “borderline” e da molti considerato il “padre” di questi studi, identifica come centrali nella caratterizzazione del disturbo 4 macroaree: disregolazione emotiva, ossia una difficoltà a regolare i propri stati emotivi con la presenza di manifestazioni affettive molto intense che vengono classicamente descritte, impropriamente, come “esagerate”; l’emozione della rabbia è assolutamente centrale; ipersensibilità interpersonale: i pazienti con disturbo borderline presentano spesso un’ipersensibilità al rifiuto (anche quando non si verifica) e all’allontanamento dell’altro e hanno relazioni spesso instabili, oscillanti tra l’idealizzazione e la svalutazione dell’altro; immagine del Sé: i pazienti con questo disturbo hanno un’immagine di Sé spesso distorta ed instabile così come instabili sono i propri scopi, bisogni e valori che sono spesso modulati dall’ambiente esterno e quindi possono cambiare repentinamente; discontrollo comportamentale: presenza di comportamenti impulsivi come autolesionismo, utilizzo di sostante, condotte alimentati disregolate, spese eccessive ecc. Data la componente affettiva del disturbo, il quadro clinico è spesso sovrapposto e/o confuso con il disturbo bipolare; in alcuni casi i due disturbi coesistono. Il rapporto tra i due disturbi, che peraltro è oggetto di un grande dibattito in letteratura e la relativa difficoltà di diagnosi sono uno dei motivi per cui spesso il processo di cura viene ritardato.
Fattori predisponenti. Esistono dei fattori di vulnerabilità per il disturbo, oggetto di molte ricerche. Il dato più noto è che i pazienti con DBP mostrano, anche dal punto di vista di reattività cerebrale, un iperreattività di alcune regioni del cervello che sono parte del sistema emotivo. Inoltre, alcune caratteristiche temperamentali, come l’impulsività, sembrano essere più frequentemente associate al disturbo. Diversi studi hanno mostrato che esistono delle alterazioni cerebrali presenti fin dall’inizio della malattia, mentre altre sopraggiungono nel corso della malattia. Inoltre, tra i fattori predisponenti, viene ampiamente segnalata in letteratura la presenza di un ambiente invalidante, inteso come un ambiente familiare che ha delle caratteristiche peculiari, nel quale spesso alla comunicazione delle proprie esperienze interne seguono risposte estreme, inappropriate, punitive, banalizzanti e imprevedibilmente variabili, un contesto che è alla base dell’incapacità a comprendere e gestire le proprie e altrui emozioni. Inoltre, spesso, nella storia personale di queste persone si riscontrano frequenti esperienze traumatiche precoci.
Prognosi. La più recente letteratura statunitense sul follow-up a medio e lungo termine ha confutato la tesi dell’immodificabilità di questi disturbi, aprendo la strada ad approcci sia diagnostici che terapeutici nuovi e più adeguati alla complessità di questo oggetto di studio. In particolare, è emerso che più della metà dei pazienti va incontro a remissione nell’arco di alcuni anni. Vi sono, tuttavia, dei tratti che sembrano essere più stabili nel tempo (es. instabilità affettiva) rispetto ad altri (es. autolesionismo). Non è ancora chiaro, però, quale sia la probabilità di ricadute e quali siano i fattori associati alla prognosi. Il numero degli studi che riportano dati di esito condotti al di fuori degli Stati Uniti è estremamente esiguo.
Trattamento. In generale, i pazienti con DBP sono degli elevati utilizzatori di servizi, sia ambulatoriali che ospedalieri, e di trattamenti farmacoterapici. Il DBP impone spesso la necessità di ricoverare chi ne è affetto (tentativi di suicidio e gesti auto lesivi, come tagli e bruciature di sigaretta sulla pelle, incidenti per guida pericolosa, ingestione di farmaci, abuso di alcool e sostanze). I pazienti con DBP tendono a ricevere maggiormente, rispetto ad altri disturbi, interventi psicosociali, psicoterapia individuale, ospedalizzazioni in strutture psichiatriche e ad assumere terapie farmacologiche più complesse e per un periodo più lungo di tempo; inoltre, la diagnosi di DBP è una delle più frequenti condizioni che si osservano nelle unità di emergenza, anche in Italia.
Il paradosso terapeutico. Iniziamo col dire che il costo economico e sociale di questo disturbo è più elevato di quello di altri disturbi psichiatrici sia in termini di costi diretti (giornate di ricovero, interventi medici ecc) che di costi indiretti (perdita di giornate lavorative o scolastiche). Recentemente, è stato mostrato come il DBP ha dei costi molto elevati anche per le famiglie, non solo in termini di carico emotivo, ma anche economico. Il vero paradosso riguarda però il trattamento dei pazienti. Non esistono dei farmaci specifici per il DBP e le linee guida come pure molti studi randomizzati controllati hanno indicato la psicoterapia come il trattamento più efficace, mentre la farmacoterapia è utile sono in alcune fasi e con obiettivi limitati. Psicoterapie strutturate per il DBP hanno mostrato di essere efficaci nella riduzione dei gesti autolesivi, dei tentativi di suicidio e del numero di ospedalizzazioni, mentre il trattamento farmacologico o i trattamenti psicosociali, da soli, non sono in grado di modificare gli aspetti centrali del DBP, quali l’instabilità affettiva, i disturbi di identità e relazionali. «Nella pratica clinica però – sottolinea Rossi – i sistemi di cura nazionali non sono attrezzati a fornire la psicoterapia, perché si richiede una formazione ben precisa da parte dei terapeuti nonché risorse di tempo notevoli, dal momento che i trattamenti di psicoterapia efficaci sono intensivi e richiedono almeno 2 ore alla settimana per persona. Quindi di fatto, la terapia più utilizzata resta quella farmacologica. Rispetto agli interventi riabilitativi standard, va detto che i modelli di trattamento integrato a disposizione sono onerosi in termini di ore di trattamento, di staff necessario per realizzarli anche se gli studi sui costi mostrano come, a fronte di un costo iniziale più alto rispetto ad un trattamento non specialistico, vi è un risparmio sul lungo tempo in termini di costi per successivi ricoveri e trattamenti aggiuntivi. Va sottolineato infine che la maggior parte delle strutture psichiatriche italiane sono strutturate per un’utenza prevalentemente con disturbi di tipo psicotico, e risultano quindi spesso non sufficientemente formati per il trattamento di pazienti con DBP; è anche per questo che tali pazienti presentano un tasso di abbandono della terapia particolarmente elevato»

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Disturbo borderline della personalità: tre giorni di congresso per pazienti e famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Mag 2015

ospedale bresciaLei non è lunatica e lui non è irascibile. Quel ragazzo, poi, non è indisciplinato… Coinvolge, secondo le stime, dall’1 al 3% degli adolescenti della popolazione normale e circa il 4% dei giovani adulti. Si chiama disturbo borderline di personalità; una patologia sfuggente, difficile da inquadrare per chi ti sta vicino. Maggio è il mese della cultura borderline ed è per questo che l’Irccs Fatebenefratelli organizza a Brescia dall’8 al 10 maggio due eventi importanti in collaborazione con la più importante associazione che si occupa di questo problema e con la partecipazione dei maggiori esperti mondiali.
«Il disturbo borderline di personalità è un disturbo psichiatrico caratterizzato da repentini cambiamenti di umore, instabilità dei comportamenti e delle relazioni con gli altri, marcata impulsività e difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri e comportamenti auto lesivi – spiega Roberta Rossi, psicologa e psicoterapeuta dell’Irccs -. Questi elementi si rinforzano reciprocamente, generando una notevole sofferenza sia nel paziente che nei suoi familiari, spesso disperati per il protrarsi di una situazione che sovente non comprendono. L’esordio della malattia avviene in adolescenza o nella prima età adulta e può avere un impatto dirompente sulla vita delle persone che ne sono affette, cui si aggiungono importanti implicazioni sociali ed economiche».
Il disturbo borderline di personalità rappresenta effettivamente un importante problema di salute pubblica per l’alta prevalenza nella popolazione generale come nella popolazione clinica. Spesso, è associato ad altre patologie psichiatriche che peggiorano la prognosi. Numerosi studi internazionali hanno confutato tuttavia la tesi dell’immodificabilità di questo disturbo sottolineando la necessità di trattamenti tempestivi e specifici, che troppo spesso, purtroppo, non sono erogati in Italia. «Questo implica dei costi sociali ed umani aggiuntivi, nel senso che un disturbo di questo tipo si riverbera sulle famiglie in modo talvolta devastante – sottolinea fra Marco Fabello, direttore generale dell’Irccs che da alcuni anni è impegnato sia nell’assistenza che nella ricerca -. Gli eventi che stiamo preparando hanno per noi una grande rilevanza non solo scientifica, proprio perché sono pensati in funzione del coinvolgimento dei familiari dei pazienti con questo disturbo, secondo un approccio caro al nostro Istituto e alla tradizione dei Fatebenefratelli».
L’impegno sul “borderline” all’Irccs è scattato in seguito alle sempre più frequenti richieste di ricovero presso le strutture dell’Istituto che riguardano questa tipologia di pazienti per i quali, come è ampiamente riportato dalla letteratura scientifica, vi è la necessità di trattamenti specifici. Uno dei progetti che recentemente è stato finanziato dal Ministero della Salute, nell’ambito di un bando per giovani ricercatori, ha come scopo quello di sperimentare un trattamento di psicoterapia altamente specialistico ed intensivo e di valutarne gli effetti sia da un punto di vista clinico, che neurobiologico, una frontiera esplorata, quest’ultima, solo nel recente periodo e che valuta l’impatto che la psicoterapia ha sul funzionamento cerebrale.
All’inizio di maggio, in occasione della giornata bresciana sul disturbo borderline di personalità, l’Irccs ospiterà il primo congresso dell’associazione NEA-BPD Italia, branca italiana della National Education Alliance Personality Disorder (NEA BPD) (www.borderlinepersonalitydisorder.com), che è un’associazione di professionisti, familiari e pazienti volta alla promozione e alla informazione sul disturbo borderline di personalità. Lo scopo del congresso scientifico che si terrà l’8 maggio all’Irccs bresciano sarà di fornire «una panoramica sulle problematiche legate al disturbo, con particolare attenzione alla centralità di un approccio terapeutico che vede come essenziale il coinvolgimento dei familiari» spiega Rossi. La lettura magistrale sarà tenuta dalla Prof. Perry Hoffman, fondatrice e presidente di NEA-BPD.
Nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 Maggio, sempre a Brescia, si svolgerà invece il primo Training Italiano Family Connection condotto dalla Prof. Perry Hoffman e dalla Dr.ssa Maria Elena Ridolfi, presidente di NEA-BPD Italia. Family Connections® è un programma che fornisce formazione e supporto a familiari che sono in relazione con persone che hanno un disturbo borderline di personalità. Family connections fornisce informazioni aggiornate sul funzionamento dei pazienti con DBP e delle famiglie, formazione sulle strategie individuali di padroneggiamento basate sulla terapia dialettico comportamentale e abilità familiari e supporto per la creazione di gruppi all’interno di una rete di familiari. Questo programma è coordinato a livello internazionale dal National Education Alliance for Borderline Personality Disorder (NEA-BPD) e di basa su una ricerca finanziata dall’Istituto Nazionale di Salute Mentale (NIMH) degli Stati Uniti.

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Bossi e quel “matto di Pisapia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Mag 2011

Avevano cominciato con il dire: “Abbassiamo i toni, parliamo dei programmi…. Tutte parole. La mancanza di argomenti costringe all’uso aggressivo delle parole; senza argomenti, senza credibilità non resta che insultare. Certo sarebbe uno scandalo una moschea a Milano, molto meglio un accampamento tribale a Roma, a Villa borghese, con corso accelerato di istruzione all’Islam, ma riservato solo alle fanciulle, precedentemente selezionale per avvenenza, e retribuite per il disturbo. Non è mancato nemmeno l’umiliante baciamano ad un criminale dittatore, sanguinario, descritto come “esempio di democrazia” e inneggiato come un grande amico. La frase riportata, detta da Bossi nella condizione in cui si trova, stimolerebbe una comprensione molto simile alla umana pietà; ma questo qui profitta del suo stato per parlare in libertà; c’è ancora gente che gli crede e che fa finta di non sapere che si tratta di un “leader” di partito che ha venduto l’intero partito all’attuale presidente del consiglio, che si è garantito ubbidienza, devozione e fedeltà in cambio di tanto denaro., addirittura 70 miliardi delle vecchie lire. Nessuno si aspetta che da quelle parti possano riuscire a cambiare i toni, perché dovrebbero inventarsi argomenti credibili, mentre le mafie ronzano intorno alla candidata Moratti in attesa che si materializzino le promesse sugli appalti dell’expo 2015. Da ladro di automobili a matto, dalla scoperta che non si lava alla paura che prova al mattino quando si guarda allo specchio…. Se Pisapia dovesse essere scoperto con calzini viola, allora sarebbe veramente finito; tutti qui gli argomenti della politica di Silvio Berlusconi. (Rosario Amico Roxas)

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Il comportamentismo

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2010

Elisa Balconi Alla scoperta della natura delle azioni dell’uomo Collana Tascabili 13×19,5  –  128 pagg. ISBN 978-88-7273-678-4 –  € 6.50  Il comportamentismo è l’indirizzo psicologico che fa leva sul principio secondo cui i nostri comportamenti sono risposte a stimoli esterni, entrambi ben quantificabili. Questo interessante manuale spiega che cos’è la psicologia comportamentale, su quali principi teorici si basa, quali sono le sue tecniche terapeutiche e il suo campo di applicazione pratica nella cura di diversi disturbi che affliggono l’uomo contemporaneo, quali l’alcoolismo e la tossicodipendenza, la depressione, l’ansia, i problemi sessuali, interpersonali e coniugali.
Elisa Balconi, giornalista e psicologa, ha scritto per Xenia Tascabili libri di grande successo come Il linguaggio del corpo, L’autostima e Le costellazioni familiari. Vive e lavora a Milano.

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Dolori alla colonna vertebrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

In Italia si stima siano circa 15 milioni le persone che soffrono di dolori alla colonna vertebrale. Il progressivo invecchiamento della popolazione, in particolar modo nei Paesi più sviluppati, unito alle aumentate esigenze funzionali, fanno sì che le problematiche mediche legate alle patologie discali abbiano subito un vertiginoso incremento in termini numerici e non solo. L’impatto sociale di questo fenomeno e gli effetti sulla qualità della vita, infatti, sono estremamente negativi se si pensa che 1/3 dei casi deve sospendere temporaneamente l’attività lavorativa. E’ evidente che le cause del mal di schiena sono diverse, ma i fattori “meccanici” come discopatie, stenosi, ernie del disco e fratture sono di gran lunga l’origine più diffusa del disturbo (dall’85% al 90% secondo le statistiche). Non tutte le cause possono essere rimosse efficacemente con i trattamenti conservativi come fisioterapia, busto o la terapia farmacologica. Quando questi approcci, infatti, risultano fallimentari è possibile fare ricorso al trattamento chirurgico che, grazie alla continua evoluzione dei dispositivi utilizzati, è diventato sempre meno invasivo.
Le nuove tecniche consentono la stabilizzazione dei segmenti vertebrali lesionati attraverso l’impianto, per via percutanea, di una barra di connessione collegata ai segmenti vertebrali tramite viti peduncolari. La tecnica mininvasiva percutanea viene eseguita attraverso un’incisione minima, al massimo di 1,5 cm, sotto controllo radiologico intraoperatorio. Con questa tecnica si limita notevolmente l’insulto alle logge muscolari e di conseguenza il dolore postchirurgico e si accorciano i tempi di degenza (mediamente 3 giorni).  Un altro problema molto diffuso, trattabile con tecnica chirurgica mininvasiva percutanea sono le fratture vertebrali causate da osteoporosi. Questo problema  affligge in particolar modo le donne in età post-menopausale (si stimano circa 100.000 casi l’anno in Italia).
L’equipe del Dottor Chioffi ha eseguito negli ultimi anni numerosi trattamenti mininvasivi di cifoplastica con palloncino.Sono stati trattati sia pazienti affetti da crolli singoli sia multipli del tratto dorsale e lombare della colonna vertebrale. I buoni risultati ottenuti confermano l’efficacia di questa tecnica. In conclusione esistono oggi strumentazioni chirurgiche che consentono di trattare per via percutanea alcuni tipi di patologie vertebrali e di poter inserire sofisticati sistemi di stabilizzazione vertebrale che richiedevano fino a pochissimi anni fa interventi “ a cielo aperto”, molto più estesi ed invasivi.

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Depressione curabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Secondo un’indagine promossa dalla Commissione salute istituita dal ministro per le Pari Opportunità e presentata a Roma al convegno “Depressione: cosa fare”, a essere colpiti dal disturbo «sono in maggioranza donne e giovani. Tre donne su 5, soprattutto nelle grandi città, conoscono questa malattia, che resta nella maggior parte dei casi invisibile, se è vero che solo il 15% degli italiani, in caso di depressione, chiede aiuto». Così spiega il ministro, Mara Carfagna, e aggiunge: «Compito delle istituzioni è quello di fornire una corretta informazione sulle cure possibili, ma anche quello di lavorare sulla prevenzione, cioè intervenire sulle cause della malattia, aiutare donne e giovani prima che si ammalino. Nel mondo della globalizzazione, infatti, il disagio sociale è in continuo aumento ed è dovuto a cause e origini diverse tra cui, per indicarne alcune, l’incertezza sul futuro, l’insicurezza del posto di lavoro, il mobbing che molti subiscono in ufficio». Gli esperti riuniti all’incontro ritengono le terapie oggi disponibili sufficientemente efficaci ma spesso a causa della vergogna e della paura delle cure, le persone rinviano il più possibile l’inizio del trattamento con il risultato di protrarre la sofferenza del malato e aggravando i costi per la comunità. «L’importante è che, come accade per le altre malattie, ci sia consapevolezza e ci si rivolga ad uno specialista, come si usa fare normalmente per qualunque altra patologia», ha concluso. (fonte farmacista33)

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Il dolore sessuale femminile

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2010

E’, nel gergo tecnico, dispareunia.  E’ un “segreto” molto diffuso: ne soffre il 15% delle donne in età fertile e la percentuale sale fin quasi alla metà  in quelle in menopausa (44%). Con gravi ripercussioni sulla loro qualità di vita e sulla coppia. Tra i fattori scatenanti, quelli biologici (infezioni recidive da candida o pelviche, endometriosi, iperattività del muscolo che circonda la vagina, stipsi fin dall’infanzia), psicosessuali (paure, inibizioni educative o disturbi d’ansia), ma possono essere fonte di dolore alla penetrazione anche i preliminari frettolosi, i conflitti col partner e la scarsa compatibilità anatomica. Per far luce su questo intimo disturbo la Fondazione Graziottin e l’Associazione Italiana Vulvodinia, organizzano  a Milano il primo corso nazionale di formazione. “Si tratta di problemi frequenti – afferma la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano, che al dolore della donna ha dedicato la Fondazione che porta il suo nome  – ma che sono tabù per i medici: non esiste una cultura specifica per affrontare il dolore sessuale in modo rigoroso e mirato e vi è una scarsa attenzione a tutti quei disturbi “di genere” direttamente o indirettamente correlati alla sessualità femminile e che spesso le donne faticano a confessare. Trascorrono in media 6/7 anni prima di giungere a una diagnosi”. “È  necessario sviluppare tra i professionisti una nuova sensibilità – afferma il prof. Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) – per cogliere i “campanelli d’allarme” dall’infanzia (come la stipsi ostruttiva o i disturbi minzionali) e dall’adolescenza per intervenire precocemente. La nostra Società è fortemente impegnata nella lotta a questa sofferenza”. Ma quali sono i segnali da non sottovalutare? “La difficoltà ad inserire il tampone interno, spesso dovuta non alla scarsa dimestichezza ma ad un ipertono muscolare o a un imene troppo stretto o rigido – spiega la Graziottin -. E se la “prima volta” circa i due terzi delle ragazze sente male, nelle occasioni successive il dolore durante la penetrazione non deve più verificarsi. Anche alcuni consigli pratici possono essere d’aiuto. Come indossare biancheria intima di cotone bianco, preferire le gonne, usare protezione intima in fibre naturali, detergenti a pH 5, non profumati. In caso di vulvodinìa (la sensazione dolorosa cronica che interessa la regione vulvare), evitare esercizi fisici che comportino un eccessivo sfregamento e frizione, come la bicicletta”.  “Scopo condiviso della Fondazione e della nostra Associazione è mettere al centro della diagnosi di dolore la donna e le patologie che posso concorrere al quadro clinico – aggiunge l’altro presidente del corso, il dr. Filippo Murina Primo Referente Servizio di Patologia Vulvare dell’ Ospedale V. Buzzi e Direttore Scientifico dell’Associazione Italiana Vulvodinia -. L’impegno è molto pragmatico: fornire ai colleghi linee guida e indirizzi clinici concreti, basati su un rigoroso razionale fisiopatologico, così da aumentare il numero di medici che possano curare  questi problemi in modo definitivo, con piena soddisfazione della paziente e del professionista”. Maggiori informazioni sulle attività promosse dalla Fondazione sono reperibili nel sito http://www.fondazionegraziottin.org, dove è stato attivato anche un sondaggio sul dolore al femminile che per la prima volta in Italia raccoglierà dati certi su questo tema. (fonte Intermedia)

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Emorroidi: un disturbo diffuso

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2010

In Italia circa 3.500.000 di persone – vale a dire il 9% della popolazione adulta – soffre di emorroidi, un problema non sempre affrontato, ma in grado di compromettere pesantemente la qualità della vita.  Ogni anno, nel nostro Paese, vengono effettuati circa 38.000 interventi chirurgici per il trattamento della patologia emorroidaria: tra le regioni più “sensibili” troviamo la Lombardia, che conta più di 7.000 interventi l’anno, seguita dal Lazio con 3.923 e dalla Campania con 2.554 interventi. I pazienti sono soprattutto uomini, con 20.925 interventi, contro i 13.197 delle donne. La maggior parte di pazienti ha tra i 15 e i 64 anni (28.559), mentre gli over 65 sono solo 5.549 (fonte: Ministero della Salute). Sul totale dei trattamenti, il 68% (26.000) sono eseguiti con la tecnica dell’emorroidopessi, che permette di riposizionare il tessuto in eccesso, evitando l’asportazione delle emorroidi. Questa tecnica è destinata a migliorare ulteriormente grazie alla recente introduzione sul mercato da parte di Covidien, leader mondiale di prodotti per la salute, del dispositivo chirurgico HEEA con tecnologia DST ™, presentato oggi a Napoli nel corso di un incontro rivolto alla comunità medico-scientifica, che rappresenta l’evoluzione delle suturatrici meccaniche.  Il presupposto dell’emorroidopessi è quello di non asportare le emorroidi, in quanto svolgono una funzione di completamento della continenza dei liquidi e dei gas. L’intervento rimuove una banda circolare di mucosa rettale, in modo da non permettere più lo scivolamento del tessuto attraverso il canale anale, e ricolloca la mucosa, i cuscinetti emorroidali e l’anoderma nella loro posizione originaria. L’emorroidopessi viene effettuata attraverso l’uso di un apposito strumento, una suturatrice circolare che realizza una cucitura sterile muco-mucosa, consentendo l’esecuzione dell’intervento in modo rapido e sicuro. Con la suturatrice circolare si asporta il prolasso e, contemporaneamente, la mucosa viene ricongiunta con microclips al titanio. Non si pratica nessuna incisione nell’ano, che riacquista la normale anatomia e le normali funzioni fisiologiche.  I vantaggi di questa tecnica chirurgica sono rappresentati dalla riduzione del dolore post-operatorio rispetto alle tradizionali procedure chirurgiche, ripristino anatomico e funzionale del canale anale, dalla riduzione della degenza ospedaliera e un conseguente rapido ritorno del paziente alla normale attività. (Eleonora Cossa)

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Sicurezza stradale e regole

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2010

<< E’ molto grave che ci sia la metà degli italiani che ammette di infrangere le regole e addirittura per il 9% i limiti stradali sono un disturbo. Questo è un comportamento tutto italiano che non può coesistere certamente con un’opera di sensibilizzazione sull’incidentalità stradale>>. Ad affermarlo è Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo la campagna nazionale per la sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera promossa da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani in merito ai nuovi dati sulla sicurezza stradale. <<Il comportamento delle persone diventa  – spiega Lentino –  ancora più preoccupante quando entra in gioco il menefreghismo verso non solo la propria vita ma anche verso quella degli altri. Il 20% infatti delle persone ha dichiara che negli ultimi 6 mesi gli e’ capitato di mettersi al volante pur sapendo di aver bevuto troppo mentre il 25% ammette di aver guidato pur avendo bevuto oltre il consentito. Il 20% afferma poi che a guidare sulla via del ritorno e’ sempre e comunque il proprietario dell’auto, a prescindere dalle sue condizioni non prendendo nemmeno in considerazione l’opportunità di ricorrere al “guidatore designato”>>. <<Il 60% degli intervistati non usa auricolari o vivavoce, il 50%, mentre è al volante, legge gli sms che gli arrivano e uno su tre li scrive. Questi comportamenti sono di una gravità inaudita – conclude il portavoce di BastaUnAttimo –  e dimostrano la volontà di commettere infrazioni in modo consapevole fregandosene dei pericoli e della vita. Visto tutto questo non si può accettare chi dice oggi che il codice stradale è troppo rigido, anzi auspichiamo che questi dati facciano intervenire ancora una volta il legislatore, senza prescindere però dalla necessità di intensificare le attività ed iniziative di sensibilizzazione sociale>>

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