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Posts Tagged ‘disuguaglianza’

USA e Cina: uguali nella disuguaglianza?

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Guardando il coefficiente di Gini (indicatore della disuguaglianza nella distribuzione del reddito) di Cina e Stati Uniti, a qualcuno potrebbe venire da sorridere: i due Paesi, agli antipodi per sistema politico ed economico nonché contrapposti nella lotta per la leadership mondiale, presentano un livello di disuguaglianza estremamente simile e, peraltro, prossimo a quello di molti Paesi in via di sviluppo nonostante si tratti delle prime due economie al mondo. Le diverse forme di capitalismo dei due colossi hanno prodotto, quindi, risultati assimilabili dal punto di vista della (scarsa) distribuzione della ricchezza. Andando con ordine, a Pechino la nuova direzione da percorrere è stata indicata con il termine “common prosperity”, che non significa egualitarismo, ma una ricchezza condivisa tra tutti i cittadini, sia a livello economico che culturale. Dopo essere uscita dalla povertà , quindi, la Cina ora mira a raggiungere un benessere materiale e culturale diffuso. Prima di tutto, attraverso una rigida vigilanza anti-monopolistica che impedisca un’eccessiva concentrazione di potere economico-finanziario nelle mani di poche aziende e dei relativi manager, quindi con una lotta senza frontiera alle forme di guadagno illegali e, infine, incoraggiando le donazioni di beneficenza (emblematica, da questo punto di vista, è stata la donazione di oltre 15 miliardi di dollari effettuata dal colosso tech Alibaba in favore del progetto governativo della common prosperity). La nuova linea non sorprende, viste le avvisaglie nei discorsi di Xi Jinping nei mesi precedenti. Sorprende semmai la (voluta?) incapacità di dialogare con i mercati finanziari. La brutalità con cui il Partito ha preso e comunicato le decisioni ha spaventato non poco i mercati, che hanno visto per esempio trasformare in modo coatto le redditizie aziende di tutoring doposcuola in società no-profit, una mossa volta a ridurre il costo dell’istruzione per le famiglie, ma con cui di fatto un intero settore è stato spazzato via dall’universo investibile degli investitori internazionali. Ancora una volta, quindi, il governo cinese ha dimostrato l’incapacità – e probabilmente lo scarso interesse – di interagire in modo morbido con i mercati finanziari. Anche perché l’intervento di Pechino è destinato ad essere molto ampio: nel tentativo di bilanciare la crescita economica con maggiore uguaglianza sociale, sicurezza e sostenibilità, le incursioni normative impatteranno tanto sui colossi tecnologici che su settori quali l’immobiliare, la sanità e il sistema finanziario. Sull’altro lato dell’Oceano Pacifico, negli Stati Uniti, la problematica delle disuguaglianze, acuite dalla pandemia anche a causa della mancanza di adeguati ammortizzatori sociali, è stata più volte sottolineata sia dai vertici della Federal Reserve che da rappresentanti dell’amministrazione Biden. Ad oggi, tuttavia, le principali misure dirette a ridurre il gap tra le diverse classi di reddito paiono delegate a parte del piano fiscale al varo in autunno. Come detto, però, l’obiettivo di supportare le fasce di popolazione meno abbienti è condiviso anche delle istituzioni monetarie, che guardano attentamente all’evoluzione del mercato del lavoro. Su questo fronte, l’impegno di Fed e governo sta dando i suoi frutti, con il tasso di disoccupazione ormai prossimo al 5% dopo il picco del 20% toccato l’anno passato nel momento peggiore della crisi. Affinché l’obiettivo della piena occupazione (al quale si affianca quello di ampliare il tasso di partecipazione e riguadagnare forza lavoro) possa essere raggiunto, è necessario recuperare ancora almeno 2/3 dei 10 milioni di posti di lavoro persi dallo scoppio della pandemia. In tal senso, sarà fondamentale favorire l’incrocio tra domanda (datori di lavoro) e offerta (lavoratori) che al momento fanno fatica a incontrarsi: negli Stati Uniti, è infatti disponibile più di un posto di lavoro libero per ogni lavoratore disoccupato, un disallineamento probabilmente frutto della paura che molte persone hanno di contrarre il COVID e della difficoltà di reperire le nuove competenze richieste da un’economia che ha subito una rapida e brusca trasformazione. Questa inusuale circostanza sta, tuttavia, contribuendo al recupero di potere di acquisto da parte dei lavoratori (che hanno conservato il lavoro), visto che da qualche mese la crescita dei salari risulta superiore a quella dei prezzi, una dinamica sicuramente virtuosa per i consumi americani. Il rischio in questo caso è che, una volta esauritosi l’effetto base che ha portato l’inflazione headline USA a superare il livello del 5% su base annua, si possa assistere a una nuova risalita dei prezzi dettata invece dall’inflazione salariale, certamente capace di innescare una tendenza più persistente. Da valutare, quindi, se la Fed manterrà il suo atteggiamento attendista e tollerante nei confronti dell’inflazione, continuando a giudicarla come un fenomeno transitorio. Ad oggi, a supporto della linea morbida della banca centrale va ascritto anche il fatto che, se depurata dalla componente più sensibile al COVID (come la spesa per computer, televisori o noleggio di auto) e dall’effetto base, l’inflazione core statunitense pare a dire il vero su livelli sostenibili, inferiori al 2% . Verosimilmente, quando con la ripartenza definitiva dell’economia a guidare l’inflazione sarà il settore dei servizi, più duramente colpito dalla pandemia, l’inflazione sui beni sarà già in fase discendente. In ogni caso, la Fed pare propensa ad accettare un surriscaldamento temporaneo dei prezzi in quanto necessario per realizzare gli obiettivi sul mercato del lavoro. Nel contesto delineato, come spesso accade, tra i due litiganti il terzo gode. Come detto, infatti, le preoccupazioni al momento si concentrano su Stati Uniti e Cina (o in modo più ampio sulla regione asiatica, dove anche il Giappone mostra segni di rallentamento), mentre i dati europei risultano più robusti. Il Vecchio Continente pare ciclicamente avvantaggiato, anche in virtù di un leggero ritardo accumulato nell’implementazione delle politiche fiscali, che iniziano solamente ora a produrre i primi effetti (il Recovery Plan si sta sostanziando nei singoli programmi di riforma nazionali proprio in queste settimane). Fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/09/usa-e-cina-uguali-nella-disuguaglianza#PAM_Section_5

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Salario minimo come rimedio alla disuguaglianza e alla povertà lavorativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 febbraio 2021

Bruxelles.Per combattere disuguaglianza e povertà lavorativa, il PE chiede un salario minimo, condizioni eque per i lavoratori delle piattaforme digitali ed equilibrio tra lavoro e vita privata.Il principio secondo cui il lavoro è il mezzo migliore per combattere la povertà non si applica ai settori a bassa retribuzione e a quelli che lavorano in condizioni di lavoro precarie e atipiche. I deputati esortano dunque la Commissione e i Paesi UE ad includere la prevenzione della povertà lavorativa nell’obiettivo globale di porre fine alla povertà nell’Unione.I deputati accolgono la proposta della Commissione di direttiva UE su salari minimi adeguati, descrivendola come un passo importante per garantire che tutti possano guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro e partecipare attivamente alla società. Dove applicabile, la direttiva dovrebbe garantire che i salari minimi legali siano sempre fissati al di sopra della soglia di povertà.Inoltre, i datori di lavoro non dovrebbero adottare prassi che prevedono la deduzione dai salari minimi dei costi necessari per l’esecuzione del lavoro, come l’alloggio, gli indumenti necessari, gli strumenti, i dispositivi di protezione personale e altre attrezzature.I deputati sottolineano che il quadro legislativo relativo alle condizioni minime di lavoro deve essere applicato a tutti i lavoratori come ulteriore elemento della lotta contro la povertà dei lavoratori, inclusi i lavoratori precari e atipici della gig economy.I lavoratori delle piattaforme digitali devono essere inclusi nelle leggi vigenti in materia di lavoro e nelle disposizioni in materia di sicurezza sociale. Inoltre, la proposta legislativa della Commissione dovrebbe garantire che i lavoratori delle piattaforme possano costituire rappresentanze dei lavoratori e formare sindacati per concludere contratti collettivi.I deputati invitano gli Stati membri a recepire rapidamente la direttiva sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare e a darle piena attuazione. Poiché, tendenzialmente, le donne sono in media più esposte degli uomini al rischio di povertà e di esclusione sociale rispetto agli uomini, è fondamentale far fronte al divario retributivo di genere e garantire l’accesso a un’assistenza all’infanzia di qualità ed economicamente accessibile. Il testo non legislativo è stato approvato con 365 voti favorevoli, 118 contrari e 208 astensioni.

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Oxfam: Covid, virus della disuguaglianza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2021

Secondo il Rapporto Oxfam, le 1.000 persone più ricche del mondo hanno recuperato in nove mesi tutte le perdite accumulate per l’emergenza Covid-19, mentre i più poveri potrebbero impiegare più di 10 anni per farlo. I 10 uomini più ricchi hanno visto la loro ricchezza aumentare di 540 miliardi di dollari dall’inizio della pandemia, una somma sufficiente a pagare il vaccino per tutti gli abitanti del pianeta.”Dati vergognosi, che dovrebbero allarmare tutti i governi, compreso quello italiano” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il tema sul quale il Governo Conte dovrebbe riflettere e trovare al più presto una maggioranza parlamentare, è il seguente: a chi si chiederanno nei prossimi anni tutti i miliardi che si stanno spendendo ora per via dell’emergenza Covid? Ai soliti noti? Alla povera gente che fatica ad arrivare alla fine del mese, aumentando l’Iva, imposta con effetti regressivi che fa più male a chi già fatica ad arrivare a fine mese?” si chiede Dona.”Va rivoluzionato subito il nostro sistema fiscale, smantellato in questi anni per riscuotere consenso elettorale, con l’obiettivo di ridurre le diseguaglianze e redistribuire meglio la ricchezza, rispettando finalmente il criterio della capacità contributiva” prosegue Dona.”Se il ceto medio si è impoverito è proprio perché in questi ultimi vent’anni mentre con una mano si toglieva l’Imu sulla prima casa, con l’altra si alzavano Iva, accise, oneri di sistema di luce e gas, tariffe locali, dall’acqua ai rifiuti. Per questo condividiamo la proposta di Bankitalia di aumentare il carico fiscale sulla ricchezza, unica via per tassare anche gli evasori che non pagano le imposte sui redditi” conclude Dona.

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“La disuguaglianza educativa tra i bambini dei paesi ricchi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 novembre 2018

Secondo la nuova Report Card 15 del Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, vivere in un paese ricco non garantisce un accesso equo ad un’istruzione di qualità: mentre Lituania, Islanda e Francia hanno i tassi di iscrizione prescolare più alti tra i paesi inclusi nello studio, Turchia, Stati Uniti e Romania hanno i tassi più bassi. Paesi Bassi, Lituania e Finlandia sono i più equi per quanto riguarda i risultati di lettura nella scuola primaria, mentre Malta, Israele e Nuova Zelanda presentano in questo ambito le maggiori disuguaglianze. Lituania, Irlanda e Spagna sono i più equi per quanto riguarda la capacità di lettura dei 15enni, mentre Malta, Bulgaria e Israele presentano le maggiori disuguaglianze. Secondo quanto emerge dal rapporto, infatti, i bambini dei paesi meno ricchi spesso hanno rendimenti scolastici migliori nonostante minori risorse nazionali. “Partire svantaggiati: La disuguaglianza educativa tra i bambini dei paesi ricchi” classifica 41 paesi membri dell’Unione Europea e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in base alla portata delle disuguaglianze a scuola a livello prescolare, primario e secondario.“Su 38 paesi ricchi l’Italia è 13esima per più alto livello di uguaglianza nella scuola secondaria, È 15esima su 41 per tasso di accesso all’istruzione prescolastica e al sesto posto su 29 per migliori capacità di lettura nella scuola primaria”, ha dichiarato Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia – “In questo settore vorrei sottolineare l’impegno sottoscritto, pochi giorni fa, dall’UNICEF Italia attraverso un Protocollo d’intesa insieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per promuovere azioni sinergiche e per diffondere la cultura dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle scuole”.
Il rapporto si focalizza su due indicatori di disuguaglianza incentrati sui bambini e i ragazzi: l’indicatore a livello prescolare è la percentuale di studenti iscritti a forme di apprendimento organizzato un anno prima dell’età ufficiale di inizio della scuola primaria; l’indicatore per la scuola primaria (4° elementare, circa 10 anni) e secondaria (15 anni) è il divario nei punteggi relativi alla capacità di lettura tra gli studenti con il punteggio più basso e quelli con il punteggio più alto. Il posizionamento nella classifica dei quindicenni è l’indicatore principale del rapporto perché rappresenta il livello di disuguaglianza arrivati alla fine dell’istruzione obbligatoria.

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“Disuguaglianza, democrazia e coesione sociale”

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Maggio 2016

prodiReggio Emilia Sabato 28 maggio (18.00, Teatro Cavallerizza) nell’ambito dei Social Cohesion Days si confrontano su “Disuguaglianza, democrazia e coesione sociale” due nomi d’eccezione: Romano Prodi, fondatore e presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, e Francois Bourguignon, ex capo economista della Banca Mondiale, che – moderati da Riccardo Iacona – ripercorrono le cause delle crescenti disuguaglianze nel mondo, il legame con il progresso tecnologico e la globalizzazione e le strategie in grado di ridurre il fenomeno . Durante la crisi in molti paesi sviluppati risultano notevolmente aumentate le disuguaglianze dei redditi di mercato (retribuzioni lorde e redditi da capitale, senza considerare la tassazione e i trasferimenti servizi del welfare). Inoltre, un numero crescente di ricerche evidenzia come un’eccessiva disuguaglianza impatti negativamente sulla crescita economica e sulla coesione sociale (per esempio inibendo la possibilità delle fasce più svantaggiate di investire nell’istruzione dei propri figli), e come una troppo sbilanciata concentrazione dei redditi riduca il benessere di una larga porzione di individui, ancora una volta minando la coesione sociale e l’esistenza di un welfare state universale.(www.socialcohesiondays.com) (foto Prodi)

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A giugno 3 referendum

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

La Corte Costituzionale ha ammesso i tre referendum su: acqua, nucleare e legittimo impedimento. È l’occasione per dire la propria opinione se si desidera la privatizzazione dell’acqua, la monopolizzazione dell’energia e la disuguaglianza di fronte alla legge di chi è “nominato” ministro. Oltre duecento anni fa la Rivoluzione francese con un vento di democrazia spazzò via i privilegi dei “nobili”. Oggi “qualcuno” vuole ripristinarli. Per i referendum probabilmente si voterà il 12 giugno, ultima data disponibile, ma così facendo il governo ha anche deciso di sprecare 300 milioni di euro che in periodo di crisi potevano essere utilizzati per ben altro. Anche se, il Ministro dell’ interno, corre rischio di essere denunciato per spreco di denaro pubblico e per mancata rimozione di ostacoli che impediscono la partecipazione dei cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (come stabilisce il comma 2 dell’art. 3 della nostra costituzione). Resta poco tempo per convincere il 50% +1 (25 milioni di elettori) a votare per i referendum! Noi non abbiamo televisioni o altri potenti mezzi. Ma la rete sì. Usiamola. In Nord Africa con il tam tam della rete hanno travolto i regimi dell’Egitto e della Tunisia. Noi usiamola per informare e invitare parenti, amici e conoscenti a partecipare ai referendum. C’è gente che non lo sa. Bisogna raggiungere il quorum. Passa parola. Il futuro, nostro e dei nostri figli, è nelle scelte che facciamo oggi. È il momento delle decisioni. Dobbiamo avere la volontà di farle. Fa’ la tua scelta    www.ildialogo.org

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Un paese da scongelare

Posted by fidest press agency su martedì, 25 Maggio 2010

Roma, martedì 25 maggio 2010, ore 17.30 Domus Talenti, Via delle Quattro Fontane  113 Troppe disuguaglianze e poca mobilità sociale. Una sfida per la sinistra Prefazione di Agostino Megale (Collana Materiali, Formato 14 x 21, Pagine 176, Prezzo 10,00) Presentazione del libro di Aldo Eduardo Carra e Carlo Putignano Un paese da scongelare ne discutono Fausto Bertinotti Rosy Bindi, Agostino Megale, Gianni Rinaldini, Nichi Vendola Introduce e coordina Luca Telese saranno presenti gli autori L’Italia è un paese bloccato, frenato da una mobilità sempre più ridotta, un paese nel quale chi nasce ricco muore ricco, chi nasce povero muore povero. Negli ultimi trenta anni poco si è fatto per ridurre la disuguaglianza tra categorie sociali. La società bloccata che emerge dalle analisi contenute nel volume non è il prodotto di eventi casuali, ma deriva da processi che riguardano la formazione del reddito, la sua distribuzione e la funzione di redistribuzione svolta dallo Stato.  Il libro analizza tutti i vari aspetti dell’economia italiana che contribuiscono alla creazione di forti squilibri sociali, economici, geografici. Dalla disuguaglianza nella distribuzione alle disuguaglianze tra le regioni italiane, dalla distribuzione primaria del reddito al prelievo fiscale, dalle politiche sociali agli effetti redistributivi dell’inflazione, dalla mobilità sociale al precariato fino alle sfide per la sinistra e al ripensamento del ruolo dello Stato.  Quello di Carra e Putigliano è un libro di denuncia: disuguaglianze e povertà collocano l’Italia tra i paesi più arretrati d’Europa; sistema educativo e meccanismi di ingresso nel lavoro irrigidiscono la scala sociale e comprimono merito ed impegno; la bassa mobilità sociale ne fa un «paese bloccato». Ma anche un libro di analisi: all’origine di questi fenomeni sta una iniqua distribuzione del reddito che prelievo fiscale e prestazioni sociali non riescono a modificare sostanzialmente. Un libro di documentazione: i dati riportati e la documentazione statistica in appendice ne fanno un vero e proprio manuale per gli operatori politici, sindacali, sociali. Infine, un libro di indicazioni politiche soprattutto per le forze di sinistra: modificare la distribuzione del reddito, agire con prelievo fiscale e prestazioni sociali per ridurre disuguaglianze e povertà, favorire la mobilità tra classi sociali e nei percorsi di vita.
Aldo Eduardo Carra  è esperto  di economia e congiuntura, collabora con l’IRES CGIL e con diverse riviste di economia politica. Ha pubblicato con Ediesse L’economia in tasca (2006)  e Ho perso la sinistra (2008). Carlo Putignano è stato dirigente dell’ISTAT ed ha rappresentato l’Italia in Commissioni UE, OCSE  e ONU; collabora con istituzioni ed enti di ricerca.

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