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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

Posts Tagged ‘disuguaglianze’

Manovra economica per una decisa riduzione delle disuguaglianze sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

“Alcune delle misure della manovra economica appena approvata rappresentano un primo passo necessario, ma non di per sé ancora sufficiente, verso un riequilibrio delle disuguaglianze sociali che colpiscono il futuro dei bambini e delle bambine”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. L’anno che si avvia alla conclusione, sottolinea l’Organizzazione, ha fatto registrare ancora record negativi sia per la povertà minorile, con più di 1,2 milioni di minori (il 12,5% del totale) in condizioni di povertà assoluta senza disporre dei beni indispensabili per condurre una vita accettabile, che per quanto riguarda la natalità, con meno di 440 mila nati nel 2018 (meno 18 mila sul 2017). Inoltre, la copertura dei servizi per la prima infanzia di qualità su tutto il territorio nazionale presenta ancora oggi troppe differenze a livello territoriale, con una copertura che raggiunge il 19,6% nei comuni del nord-est ma che si ferma a poco più del 5% al sud. Nel 2018, per il secondo anno consecutivo, risale poi la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi, attestandosi al 14,5%.
“Analizzando la manovra dal punto di vista dei bambini, è chiaro che i mancati investimenti in questi settori strategici avranno un effetto a lungo termine, producendo come in un circolo vizioso maggiore abbandono scolastico, fallimenti formativi, mancato accesso alle opportunità di relazione, sviluppo culturale e ricreativo e, in definitiva, maggiore povertà”, ha proseguito Raffaela Milano.
“Ề apprezzabile l’intento di sostenere le famiglie nel pagamento delle rette dei servizi educativi per la prima infanzia e il loro contestuale e progressivo aumento con la costituzione di un fondo che, come abbiamo fortemente sostenuto, concentrerà parte delle risorse verso i territori più deprivati, dove a partire dal 2021 verranno sperimentati servizi innovativi in grado di rispondere al bisogno di flessibilità espresso da sempre più famiglie, attraverso la riconversione di spazi delle scuole dell’infanzia attualmente inutilizzati a causa del calo demografico. E’ indispensabile che questo tipo di investimenti strutturali sia coordinato con gli interventi di sostegno alla gestione ordinaria dei servizi e che sia attentamente monitorata la capacità di spesa effettiva dei fondi da parte dei Comuni, a partire da quelli che ad oggi hanno un’offerta di servizi pari quasi a zero”, ha affermato Raffaela Milano.I servizi educativi per la prima infanzia sono fondamentali per ridurre il gap educativo che già a 3 anni pesa sui bambini e sulle bambine più svantaggiati dal punto di vista socio-economico e dovrebbero diventare dei veri e propri hub territoriali che garantiscano alle famiglie anche l’accesso ad un presidio comunitario multiservizi di riferimento. Dispiace invece, sottolinea Save the Children, che il congedo di paternità sia rimasto fissato a 7 giorni, e non a 10 come richiesto anche dalla Direttiva europea in materia di conciliazione della vita privata e lavorativa.Importante anche la considerazione per i minorenni vittime di bullismo, cyberbullismo e violenza di genere, a favore dei quali vengono stanziati 3 milioni di euro per potenziare la formazione dei docenti per prevenire e contrastare questi fenomeni. Nel 2020 si attende inoltre l’approvazione della legge per garantire il diritto alla sicurezza scolastica per i circa 4 milioni e mezzo di studenti tra i 6 e i 16 anni che vivono in province in tutto o in parte rientranti in aree a rischio sismico. Dall’inizio dell’anno scolastico 2018-2019 ogni tre giorni si sono registrati episodi di distacchi di intonaco e crolli all’interno di edifici scolastici.
Della legge di bilancio l’Organizzazione apprezza l’attenzione dedicata al tema dei minorenni più vulnerabili, come i minori fuori famiglia, tra cui i minori stranieri non accompagnati, a favore dei quali la manovra ha previsto l’esenzione dal ticket sanitario. Istituito anche un Fondo per sostenere l’impegno assunto dagli oltre 3 mila tutori volontari iscritti a fine anno negli appositi elenchi dei tribunali per i minorenni, per il supporto degli oltre 6 mila minorenni stranieri non accompagnati presenti ad oggi nelle strutture di accoglienza del territorio. Tali misure, fortemente sostenute dall’Organizzazione, arrivano il giorno seguente all’adozione, dopo oltre due anni di attesa, di uno dei tre decreti attuativi previsti dalla L. 47/2017, in materia di protezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati.
Il 2020 sarà inoltre un anno decisivo per valutare gli effetti delle politiche messe in campo in tema di violenza sulle donne e sui loro figli. Un fenomeno la cui gravità è stata confermata dai dati del Rapporto BES 2019, secondo cui su 133 omicidi di donne più della metà sono avvenute per mano del partner attuale o del precedente. Importanti risorse sono state stanziate nel 2019 a favore delle vittime di violenza e degli orfani di femminicidio, ma anche in questo caso l’attuazione concreta è ancora tutta da verificare.
L’Organizzazione mette infine in evidenza la criticità in tema di risorse per la cooperazione allo sviluppo, che ancora una volta si dimostra non essere fra le priorità di Governo. Dalla legge di Bilancio non arriva infatti nessun segnale di ripresa rispetto al trend negativo che vede l’Italia sempre più lontana dal raggiungimento dell’obiettivo definito dall’Agenda 2030 di destinare all’aiuto allo sviluppo lo 0,7% del PIL, un’altra occasione persa, dunque, per sostenere milioni di bambini e bambine nel mondo.

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Disuguaglianze sanitarie tra Nord e Sud

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Non una semplice denuncia di carenze ma una vera e propria proposta di possibili soluzioni per risolvere i problemi che affliggono la sanità italiana. Puntare su ricerca e innovazione: questa l’unica “cura” per “guarire” i malanni del Servizio Sanitario Nazionale. La “ricetta”, inviata al Governo dalle colonne di “The Lancet Public Health” è stata sottoscritta da un gruppo di medici, ricercatori e docenti afferenti all’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo (ISBEM), alla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), alla Società Italiana di Sanità Pubblica e Digitale (SISPED), al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e all’Università.“È il momento di agire”, afferma Prisco Piscitelli, epidemiologo ISBEM e vicepresidente SIMA, “Un’ ‘iniezione’ di ricercatori nel nostro Servizio Sanitario Nazionale – non solo medici ma anche biologi, biotecnologi, farmacisti, ingegneri biomedici – con il loro carico di innovazione scientifica e tecnologica, fino a raggiungere i piccoli ospedali della periferia italiana, gli ambulatori ASL e i gli studi degli specialisti convenzionati e dei Medici di Medicina Generale, rappresenta l’unica via per superare i problemi che affliggono la sanità e al contempo l’università italiana”.“È nostra convinzione che la qualità e l’attrattività del sistema sanitario italiano per gli operatori sanitari e per i pazienti possano essere migliorate solo creando uno stretto legame tra assistenza e ricerca nell’ambito di un contesto etico e meritocratico”, aggiunge Alessandro Miani, Presidente SIMA. “Puntare su ricerca e innovazione è l’unica soluzione per ridurre le disparità sanitarie. Oltre mezzo milione di cittadini italiani si spostano oggi dal Sud al Nord Italia perchè credono di ricevere cure di migliore qualità laddove queste sono associate alla ricerca”.
“Arginare la fuga dei cervelli vuol dire dare ai giovani che formiamo nelle università Italiane una prospettiva di immediato inserimento a supporto dell’erogazione delle cure e della prevenzione. Se migliaia di medici e ricercatori italiani hanno lasciato il nostro Paese negli ultimi decenni è infatti a causa della carenza di opportunità, complessità burocratiche nelle procedure di reclutamento, salari inadeguati e scarse prospettive di carriera sulla base di risultati misurabili”, sottolinea Antonella De Donno del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento a Lecce.
Per quanto riguarda la carenza di medici, i firmatari dell’articolo di “The Lancet Public Health” invitano il Governo ad applicare correttamente la legislazione introdotta negli anni ’90, con lo scopo di pianificare l’accesso alla facoltà di Medicina sulla base delle future necessità del Paese, senza procedere a un semplice taglio del numero degli studenti universitari. È inoltre necessario garantire l’accesso alle Scuole di Specializzazione entro pochi anni dal conseguimento della laurea, aumentando il numero delle borse di studio e ripensando l’attuale sistema che ha drammaticamente ridotto le possibilità di scegliere indirizzi specifici all’interno delle scuole di specialità e rende spesso molto difficile agli aspiranti medici seguire la propria vocazione. Anche le società scientifiche e le associazioni professionali dei medici sono chiamate ad assumere un ruolo nuovo per attrarre talenti, finanziando, ad esempio, posti aggiuntivi in dottorato di ricerca, promuovendo gemellaggi internazionali di ospedali e generando salute a livello locale, soprattutto nelle aree svantaggiate.

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Povertà e disuguaglianze – Le proposte dal Rapporto ASviS 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2019

Il Rapporto ASviS 2019 evidenzia un sensibile peggioramento per quanto riguarda il Goal 1 in Italia. Aumentano infatti povertà assoluta e povertà relativa, che registrano entrambe il valore più alto della serie storica 2005-2017 (rispettivamente, 8,4% e 15,6% della popolazione).Nel Mezzogiorno quasi la metà della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale, la situazione è particolarmente critica in Calabria, dove si registra un forte incremento dell’incidenza di povertà relativa familiare (passata dal 19% al 35%), e in Sardegna (dall’11% al 17%). I più penalizzati, secondo l’Istat, sono i più giovani: la quota di famiglie giovani povere è del 10,4% e il 12,6% dei minori vive in povertà assoluta. Per quanto riguarda il Goal 5 sulla parità di genere, si registrano progressi, ma la parità è ancora lontana. Nel 2018, su quasi 50mila genitori che si sono dimessi volontariamente dal proprio lavoro, le madri sono state quasi 36mila. La motivazione più frequente è stata l’incompatibilità tra lavoro e figli data l’assenza di parenti di supporto, l’incidenza dei costi di assistenza al neonato o il mancato accoglimento al nido. Le forti disuguaglianze che interessano il Paese mettono a rischio il raggiungimento del Goal 10 dell’Agenda 2030. Le disparità economiche e sociali si manifestano nell’accesso iniquo ai servizi fondamentali e alla ricchezza comune rappresentata dall’ambiente, il paesaggio, le risorse naturali e la conoscenza. Dal 2010 la situazione sul Goal 10 peggiora per poi iniziare una ripresa nel 2015, grazie alla variazione positiva del tasso del reddito familiare pro capite. Si segnala una considerevole distanza del Mezzogiorno dalla media italiana, soprattutto per quel che riguarda l’indice di disuguaglianza del reddito disponibile e il rischio di povertà.

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Infanzia in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Le disuguaglianze tra i bambini, per quanto riguarda l’acquisizione di capacità e competenze, si formano già nei primissimi anni di vita, ben prima dell’ingresso a scuola. Non si tratta, tuttavia, di disuguaglianze inevitabili: frequentare l’asilo nido, così come trascorrere del tempo di qualità con i propri genitori, si dimostra un fattore determinante in grado di ridurre il gap. Eppure, in Italia, solo 1 bambino su 10 può accedere a un asilo nido pubblico, con picchi negativi che si registrano in regioni come Calabria e Campania, dove la copertura è pressoché assente e, rispettivamente, solo il 2,6% e il 3,6% dei bambini frequenta un nido pubblico. Uno scenario in cui le ripercussioni negative riguardano soprattutto i minori provenienti da famiglie economicamente svantaggiate e che hanno dunque maggiori difficoltà nell’accedere alla rete degli asili privati non convenzionati. È quanto emerge dal rapporto “Il miglior inizio – Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita” diffuso da Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico nel nostro Paese. Il rapporto contiene i risultati di una indagine pilota condotta tra marzo e giugno 2019 in 10 città e province italiane – Brindisi, Macerata, Milano, Napoli, Palermo, Prato, Reggio Emilia, Roma, Salerno e Trieste – realizzata in collaborazione con il Centro per la Salute del Bambino, che ha anche fornito una supervisione scientifica insieme all’Istituto degli Innocenti e all’Università di Macerata.L’indagine, di carattere esplorativo, ha coinvolto direttamente 653 bambini di età compresa tra 3 anni e mezzo e 4 anni e mezzo, ai quali, nell’ambito di incontri individuali a scuola con educatori appositamente formati, sono stati sottoposti i quesiti dello strumento IDELA (International Development and Early Learning Assessment), sviluppato da Save the Children International nel 2014 e utilizzato in più di 40 Paesi al mondo, che opera una valutazione su quattro aree di sviluppo: fisico-motorio, linguistico, matematico e socio-emozionale. La valutazione, in particolare, avviene attraverso compiti e giochi, quali ad esempio identificare una lettera o un numero o fare dei raffronti e delle misurazioni. Sono stati inoltre analizzati 627 questionari compilati dai genitori dei bambini coinvolti.
“L’indagine pilota svolta da Save the Children mostra come diseguaglianze educative che possono avere sui bambini un impatto di lunga durata si manifestino molto prima dell’accesso alla scuola dell’obbligo. La povertà educativa va dunque combattuta a partire dai primi anni di vita, attraverso solide politiche di sostegno alla prima infanzia e alla genitorialità, oggi assolutamente carenti nel nostro Paese, evitando che siano proprio i bambini delle famiglie più svantaggiate a rimanere esclusi dalle opportunità educative di qualità”, ha proseguito Raffaela Milano.

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“Europa deve cancellare le disuguaglianze”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Milano. Questa mattina a Palazzo Pirelli si è tenuto il convegno “Spread, debito e sovranità monetaria nel contesto europeo” organizzato dal M5S Lombardia.
Raffaele Erba, consigliere regionale del M5S, nel corso del suo intervento ha rimarcato “l’importanza di approfondire il funzionamento dell’attuale sistema economico e monetario. Sono temi che vanno conosciuti da vicino perché ci aiutano a capire la natura della crisi globale che stiamo vivendo. Il modello economico ipercapitalista sta restituendo individualismo e gravi problemi per ambiente, economia e per molti degli aspetti della nostra vita di tutti i giorni.Oggi la moneta è sempre più slegata dall’economia reale e legata alla finanza. Le criticità, anche in Lombardia sono note con le crisi aziendali, la disoccupazione e le difficoltà di accesso al credito per imprese e cittadini. È il momento di scegliere se costruire un’Europa di popoli o un’Europa della finanza e per farlo dobbiamo approfondire i temi di spread e sovranità monetaria. Proprio per questo ho scelto di portare questo dibattito in una sede istituzionale come il palazzo che ospita il Consiglio regionale della Lombardia ”“Nel dibattito pubblico si parla molto di riformare l’Europa. Solidarietà, uguaglianza e pieno compimento della democrazia sono i grandi assenti dell’Eurozona. L’obiettivo per l’immediato futuro deve essere ridurre fino a cancellare le diseguaglianze economiche e le ingiustizie sociali e avvicinare i popoli rendendo l’Eurozona un’opportunità per imprese e cittadini. Al contrario si andrà verso uno sgretolamento di un’unione che fa gli interessi di pochi”, conclude Erba. http://www.lombardia5stelle.it

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Disuguaglianze e democrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Reggio Emilia Social Cohesion Days, dal 24 al 26 maggio tre giornate di confronto e 30 appuntamenti sulla “divisione imperfetta” della ricchezza e sulla coesione sociale in Europa e in Italia, con grandi nomi dell’economia e della politica: dal premio Nobel Amartya Sen insieme a Romano Prodi, da Annachiara Cerri del Consiglio d’Europa fino alla giornalista americana Simran Sethi, inserita dall’Indipendent tra i 10 eco-eroi del pianeta
Le 42 persone più ricche del mondo possiedono un patrimonio pari a quello dei 3,7 miliardi di persone più povere. Nel corso del 2017, ogni due giorni una persona è diventata miliardaria, mentre il 50 per cento più povero della popolazione mondiale non ha visto aumentare neppure di un centesimo la ricchezza a sua disposizione. Il divario tra ricchi e poveri nel mondo continua ad aumentare e ha raggiunto ormai squilibri insostenibili sia da un punto di vista etico che economico. Sebbene sia vero, infatti, che il numero di persone costrette a vivere in condizioni di povertà estrema è stato dimezzato tra il 1990 e il 2010, “le disuguaglianze sono aumentate nello stesso periodo: 200 milioni di persone in più avrebbero potuto essere salvate dall’indigenza” (dati rapporto Oxfam per il World Economic Forum 2018).
Questo crescente divario sociale sta spingendo parti consistenti della popolazione europea a identificarsi con forme di populismo e totalitarismo, indebolendo così la tenuta sociale dei sistemi democratici. Dal 24 al 26 maggio Reggio Emilia dedica tre intere giornate al dibattito istituzionale e civile su questa “divisione imperfetta” con i Social Cohesion Days, il festival internazionale della coesione sociale (www.socialcohesiondays.com), alla sua terza edizione: 30 appuntamenti – tutti gratuiti – tra conferenze, workshop, tavole rotonde, spettacoli e mostre. Protagonisti i grandi nomi dell’economia e della politica internazionale: il premio Nobel Amartya Sen, Romano Prodi, Annachiara Cerri del Consiglio d’Europa, la giornalista americana Simran Sethi, inserita dall’Indipendent tra i 10 eco-eroi del pianeta.
L’obiettivo è quello di ricostruire dal basso, attraverso pensieri, pratiche e azioni, la possibilità di una reale partecipazione collettiva, globale e locale, alla “cosa pubblica”. Perché ridurre i gap, incentivare il dialogo, capire le differenze e valorizzarle sono condizioni necessarie immaginare un futuro per i sistemi democratici.
L’iniziativa è promossa da organizzazioni pubbliche e non profit: Fondazione Easy Care, Comune di Reggio Emilia e Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Reggio Emilia accoglie la terza edizione dell’evento come città che, per vocazione, mette le persone e i loro bisogni al centro del progetto di comunità.
“La coesione sociale è una necessità” è il tema di apertura: Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998 e grande indagatore del rapporto tra democrazia e sviluppo e Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli si confrontano sul modo di ridurre i divari economici, sociali e territoriali esistenti a livello internazionale (giovedì 24 maggio, Teatro Cavallerizza). Chiudono il festival la presentazione del II rapporto annuale a cura dell’Osservatorio internazionale per la Coesione e l’Inclusione Sociale (OCIS) e un incontro dal titolo “La società civile per un manifesto della coesione sociale” a cui partecipa anche Simran Sethi, inserita nell’elenco dei “10 eco-eroi del pianeta” dal quotidiano britannico The Independent: la Sethi è una giornalista ed educatrice specializzata in cibo, sostenibilità e cambiamento sociale, nonché membro del Sustainable Society Institute dell’Università di Melbourne. Tra questi eventi altri 30 appuntamenti, moderati da grandi giornalisti con oltre 50 relatori appartenenti a diversi mondi (università, istituzioni pubbliche, organizzazioni del terzo settore e della società civile, imprese) che affronteranno le varie facce della coesione sociale: integrazione, inclusione sociale, sviluppo sostenibile, istruzione, salute e umanizzazione delle cure, gig economy, integrazione europea, volontariato.
Il festival è anche l’occasione per presentare una selezione di esperienze concrete di coesione sociale in Italia: circa 120 progetti in totale, che spaziano dalla protezione delle categorie vulnerabili (anziani, minori, disabili) a forme innovative per la risposta ai bisogni delle comunità e l’erogazione di servizi di welfare, dalla promozione del dialogo interculturale, all’accoglienza dei rifugiati. L’obiettivo è dare avvio a un percorso di incubazione di progetti di coesione sociale, creando relazioni tra i protagonisti e sviluppando idee sostenibili e innovative. Il festival è all’interno del cartellone del Festival per lo Sviluppo Sostenibile 2018.

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Nasce a Milano il team di ricerca italiano più interdisciplinare su Discriminazioni e Diseguaglianze

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2015

università studi milanoMilano 18 Maggio 2015 – Ore 17.00Sala di Rappresentanza, Università degli studi di Milano, Via Festa del Perdono, 7 “Uguaglianza e differenza: le sfide del mondo contemporaneo” In occasione della presentazione del team di Ricerca Strategica “Discriminazioni e Diseguaglianze”Intervengono: Marilisa D’Amico, Yasmine Ergas, Cristina Cattaneo, Valerio Onida. Introduce il Rettore Gianluca Vago. Modera Armando Massarenti.
Dallo scorso anno in Statale è stata varata una nuova struttura organizzativa della ricerca scientifica, finalizzata a massimizzare l’approccio multidisciplinare e a creare sinergie interne tra aree diverse attorno a grandi tematiche di ricerca “strategiche”. Promossi dal Senato accademico nel luglio 2014 i Team di Ricerca Strategica definiscono una modalità di aggregazione agile e informale, mirata al coordinamento trasversale di attività di ricerca incentrate su tematiche di ampio respiro. Definito un tema, l’adesione da parte dei professori/ricercatori avviene su base individuale e non dipartimentale, nell’intento di favorire l’autonomo e più ampio coinvolgimento dei singoli.La “chiamata” sul tema Discriminazioni e Diseguaglianze ha riscosso un grande successo: hanno risposto in ben 155, un coordinamento trasversale tra tutti i professori e i ricercatori di tutte le discipline presenti in Statale che operano e hanno interesse nel settore delle Discriminazioni e Diseguaglianze, inteso nell’accezione del termine più ampia possibile. Oltre alla presenza delle scienze giuridiche, il team – coordinato da Marilisa D’Amico, costituzionalista – comprende filosofi, studiosi di diritto internazionale, politologi, biologi molecolari, medici legali, fisici, sociologi.
Il Team di Ricerca Strategica ha lo scopo di contribuire al dibattito scientifico su questi temi e di promuovere iniziative di ricerca e di confronto multidisciplinare, che affrontino questioni riguardanti: le discriminazioni nei molteplici ambiti nei quali esse si manifestano in relazione ai tradizionali fattori di differenziazione tra esseri umani (sesso, razza, etnia, orientamento sessuale, religione, disabilità, nazionalità, età); le appartenenze di gruppo che producono diseguaglianze e forme di oppressione; le diseguaglianze nell’accesso ai servizi e alle risorse intese in senso lato.

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Diseguaglianze uomo-donna: il pensiero de cittadini europei

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2013

Il 38% degli europei ritiene che il divario retributivo sia la più grave disuguaglianza di genere, mentre il 34% ha invece indicato la violenza sulle donne e la difficoltà per le donne nel conciliare la vita privata con quella lavorativa; il 30% ritiene inoltre che la crisi economica abbia contribuito a peggiorare la situazione della donna nel mondo del lavoro. Questi alcuni dei dati che emergono da una ricerca di Eurobarometro, l’ufficio statistico della Commissione europea. Il Parlamento europeo, in occasione della Giornata internazionale della donna 2013, ha deciso di dedicare un’indagine al tema delle Donne e disuguaglianze di genere nel contesto della crisi. Il sondaggio è stato realizzato dal 4 al 7 febbraio 2013 su un campione di 25.556 cittadini europei dei 27 Stati membri dell’Unione.

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Istat: troppe disuguaglianze, soprattutto per cronici e anziani

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2012

Nel 2010 il Servizio sanitario nazionale ha speso 111.168 milioni di euro, pari a 1.833 euro pro capite, mentre a livello regionale si osserva uno scarto di circa 500 euro pro capite tra la provincia autonoma di Bolzano, che spende mediamente 2.191 euro per ogni residente, e la Sicilia, che ne spende 1.690. Questo uno dei risultati emersi dal dalla XX edizione del Rapporto Annuale Istat 2012 sulla situazione del Paese, che per la sanità disegna un quadro caratterizzato da una forte disomogeneità. Secondo il rapporto, «il Patto della salute 2010-2012 aveva stabilito, come parametri di riferimento, una quota pari al 5% delle risorse complessive da destinare all’assistenza collettiva in ambiente di vita e di lavoro, una pari al 51% all’assistenza distrettuale e il restante 44% per l’assistenza ospedaliera. Rispetto a questa ripartizione delle risorse, solo Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana presentano una distribuzione della spesa sanitaria molto prossima ai parametri di riferimento, mentre per le altre regioni le risorse risultano ancora troppo spostate verso l’assistenza ospedaliera (soprattutto Lazio, Abruzzo e Sicilia)». I principali squilibri tra regioni, continua l’Istat, «si osservano, in particolare, per i servizi preposti alla presa in carico di pazienti cronici e alla gestione della post acuzie, in larga misura rivolti agli anziani ed ai disabili». In particolare, a eccezione di Abruzzo e Basilicata, tutte le regioni meridionali presentano valori sotto il target previsto: in particolare in Puglia e Sicilia gli anziani seguiti con forme di assistenza domiciliare integrata sono la metà rispetto all’obiettivo fissato. Mentre per quanto riguarda il settore ospedaliero gli indicatori regionali di dotazione strutturale risultano più omogenei: «quasi tutte le regioni mostrano valori dell’indicatore prossimi ai livelli fissati, con l’eccezione di Liguria, Molise e Sardegna che presentano in regime ordinario e in regime di day hospital oltre 40 posti letto ospedalieri ogni 10 mila residenti». Ma passando alla qualità dell’assistenza, Piemonte, Valle d’Aosta, Trento, Veneto, Emilia Romagna e Toscana sono le regioni che presentano i più elevati livelli in tutte le dimensioni. All’opposto si collocano la Campania e la Sicilia, con bassi livelli di qualità in tutte le dimensioni.(fonte doctornews33)

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Esenzioni Ici alla Chiesa

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

La Commissione Europea aprirà a metà ottobre un’indagine formale contro lo Stato Italiano per gli aiuti concessi alla Chiesa. Verranno analizzate le esenzioni fiscali accordate agli enti ecclesiastici in settori come scuole private, case di cura, strutture commerciali e turistico – alberghiere, che beneficiano dell’esenzione totale dal pagamento Ici e del 50% su quello Ires. Tali esoneri garantiscono alle strutture cattoliche un risparmio di due miliardi di euro annuali e un vantaggio notevole sulla concorrenza laica.
Entro 18 mesi Bruxelles dovrà decidere circa le sorti dell’Italia, la cui condanna appare difficilmente evitabile scorrendo le “conclusioni preliminari” all’interno dei documento redatto  dal commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia , nel quale sono denunciate una violazione di alcune norme e un aiuto di Stato realmente in atto, azioni incompatibili con le regole dell’Unione Europea.
“Bisogna distinguere – sottolinea l’esponente di Italia dei diritti Antonello De Pierro – i luoghi di culto, quelli deputati all’assistenza e alle opere caritatevoli, dalle attività che pur essendo del Vaticano, producono reddito. Abbiamo assistito anche a vicende spiacevoli, allo sfratto di disabili per il riaffitto della casa, in centro, a 2000 euro al mese. È necessario pertanto – chiosa Soldà – un approfondimento accurato su beni immobili e proventi al fine di  non creare squilibri tra i cittadini ed evitare le disuguaglianze”.

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La santé punta al web per informare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 maggio 2010

Le autorità francesi investono su Internet per informare i pazienti sulla sanità, con un sito di riferimento, dedicato ai cittadini, per accompagnarli e guidarli nel loro percorso di cura o di utilizzo dei servizi sanitari. Il progetto è allo studio del ministro della Sanità francese, Roselyne Bachelot. Questo servizio pubblico di “orientamento sanitario online” riunirebbe alcuni siti già esistenti e ha tra i suoi obiettivi quello di eliminare le disuguaglianze d’informazione sulle possibilità di accesso alle cure e di ridurre il consumo di medicinali inutili. Si partirà con una breve sperimentazione, da chiudere a luglio, per testare la validità dell’iniziativa. Al sito sarà collegato un numero nazionale per consulti medici a distanza e per avere l’indirizzo delle farmacie di guardia più vicine. (fonte farmacista33)

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