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Economie del Mediterraneo meridionale dopo la Primavera araba

Posted by fidest press agency su domenica, 13 Mag 2012

Jebel Ressas as seen from the Lake of Tunis, T...

Jebel Ressas as seen from the Lake of Tunis, Tunisia (Photo credit: Wikipedia)

Bruxelles, parlamento europeo. La risoluzione parlamentare sostiene che la povertà è “un male persistente nelle campagne” e sottolinea che la “disoccupazione cronica” colpisce soprattutto i giovani; ad esempio, il 45% dei laureati in Tunisia sono senza lavoro. Il Parlamento indica nelle nuove opportunità create dal rovesciamento della maggior parte dei dittatori lo strumento per aprire le economie della regione e creare un’autentica economia di mercato. Sollecita dunque l’UE a fare uso della sua competenza esclusiva in materia di politica commerciale e d’investimento per “fornire una risposta efficace alle rivolte e contribuire al progresso economico e sociale nei paesi del Mediterraneo meridionale”.

 

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Il premier scredita solo se stesso

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Mag 2011

Ma credete proprio che Obama sia all’oscuro dei processi del cavaliere e così, sia disposto a credere alla sue panzane? Di Berlusconi Obama sa anche ciò che il cavaliere ha dimenticato e vorrebbe dimenticare. E non parlo di escort, minorenni, et similia… mi riferisco agli affari che ha cercato di concludere con i dittatori del Mediterraneo, con Putin, con i turchi. La dimostrazione sta nella pochissima considerazione in cui tiene Berlusconi, anche come capo del governo, e sa benissimo di averlo a sua disposizione servile in qualunque momento, conoscendo i retroscena che legavano il cavaliere a Bush, alla guerra in Iraq, alla partecipazione in Afghanikstan. Quella odierna è solo una buotade destinata agli italiani, perchè non spera nemmeno che Obama gli creda. Ha inviato un messaggio agli italiani per dire che è pronto anche a diffamare l’Italia se non viene condonato di tutti i suoi reati; ma diffama se stesso come capo di governo che aggredisce le istituzioni che dovrebbe sostenere. L’intera vita del cavaliere è stata spulciata dal servizi segreti americani, così conoscono bene i suoi punti deboli, che, a suo tempo, furono sfruttati da Bush per ottenere il contingente italiano in Iraq; allora era la condizione fallimentare delle sue aziende, e ottenne 6,5 miliardi di $ di finanziamenti da parte di “investitori” americani che non avevano trovato nulla di meglio in giro per il mondo. (Rosario Amico Roxas)

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La storia delle “ubriacature popolari”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

Potremmo definirla così se senza andare molto lontani ci rifacciamo alla storia del XX secolo che ha visto oceaniche folle raccolte nelle piazze del mondo da Mosca a Berlino, da Roma a Madrid per osannare i loro dittatori. Ancora oggi possiamo vedere spezzoni di filmati che riprendono un popolo plaudente che sembra ignorare quanto di brutto e di nefando hanno fatto nel frattempo i loro idoli e gli sgherri che li affiancano. Qui non parliamo, ovviamente, di un sovvenimento originato da illetterati, da ignoranti perché il tutto è stato generato da una ideologia borghese e populista, sia pure a tratti mescolata fisicamente con l’operaio moscovita o il contadino ucraino, con il figlio della gleba italiano, o spagnolo, o tedesco. Ciò che mi fa più specie è che proprio il popolo tedesco, punta di diamante della cultura europea, si ritrovò a gestire la più barbara delle dittature del XX secolo e che culminò con idee aberranti e con un genocidio di proporzioni inaudite oltre a scatenare una guerra con milioni di morti, feriti e distruzioni immense. Mai cinismo umano fu messo così alla prova. Mai crudeltà fu così scientificamente pianificata eppure l’effetto sulle popolazioni osannanti fu irrilevante. La propaganda di regime, la poca attenzione del mondo accademico, culturale, il fanatismo di segno opposto non riuscirono ad appalesare il dramma che si stava vivendo come se tutto intero un popolo si fosse abbandonato al dio Bacco e ne subisse lo stordimento collettivo. Lo stesso richiamo delle autorità religiose, gli stessi appelli di chi si rendeva conto della brutta piega che si stava prendendo, caddero miseramente nel vuoto. Con la fine della seconda guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino l’Europa e il mondo intero sembrarono ravvedersi di quella ubriacatura tanto drammatica quanto emblematica, ma percorsero solo un breve tratto della storia dell’umanità. Altri momenti si stavano preparando per aprire nuove falle ai contrappesi che si pensavano capaci di scongiurare ulteriori sbronze. L’errore sta nel fatto che non siamo riusciti a neutralizzare quelle forze capaci d’innescare la violenza e la distruzione. Pensiamo alle fabbriche di armi, al potere che deriva dal denaro e dalle logiche consumistiche che assoggettano sempre più l’essere umano ai favori della ricchezza e del benessere in conflitto perenne con la ragione, la libertà e la giustizia. E questa sete di potere, questa logica dell’asservimento, della presunzione che il popolo si possa continuare a trattarlo con la logica della “carota e della frusta” perché è sua la vocazione d’avere un padrone sadomo-masochista che violenta le regole del comun vivere e si fa violentare da esse per esaltarsi, non ha confini, non ha regole che lo blocchino non tanto e non solo sul nascere ma, soprattutto, in corso d’opera. Abbiamo pensato che la sola parola “democrazia” avrebbe potuto esorcizzarci dalla dittatura ma questa come un’idra rigenera le sue teste mozzate e dà loro nuova forza e brutalità. Così oggi l’Italia vive la sua stagione ubriacata dalla sua stessa sete di libertà e di giustizia. A quando il suo rinsavimento? A quando? Chissà se e come. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Caso Libia e moralità politica

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

“Un ministro francese si è dovuto dimettere dopo essere andato a braccetto con Ben Alì. In un paese normale, dopo certe dichiarazioni come le sue, ci si dimette e si risponde al Parlamento per moralità politica. Lei non ha compreso che le rivolte del mondo arabo non sono solo contro i dittatori, ma contro la vostra realpolitik di sostegno ai dittatori per fermare l’immigrazione”. Questo ha detto, tra l’altro, il Deputato Radicale Matteo Mecacci nel suo intervento nel corso delle dichiarazioni di voto sulle risoluzioni per la crisi libica alla Camera, nel corso del quale ha chiesto le dimissioni del Ministro degli Esteri Franco Frattini.Nel corso del suo intervento Matteo Mecacci, si è rivolto al ministro degli Esteri e gli ha ricordato quando il 17 gennaio scorso, in una intervista al Corriere della Sera, il titolare della Farnesina aveva portato ad esempio la Libia come esmpio di governo stabile per tutta la regione del Nord Africa.

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Rivolte popolari: il Nord Africa in fiamme

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

Tunisia Egitto e Libia hanno la loro rivolta popolare contro il regime in carica. Tre momenti e due diversi comportamenti dei loro dittatori. In Egitto Mubarak lascia il potere. Lo stesso fa Ben Alì in Tunisia e il prezzo, in vite umane, delle rivolte di piazza, resta contenuto. Diverso è l’atteggiamento di Gheddafi. Contro la marea umana che si riversa nelle piazze delle maggiori città libiche il rais non trova di meglio che scatenare l’aviazione e, non fidandosi dell’esercito, recluta centinaia di mercenari tra i quali pare vi siano anche degli italiani. Il risultato è un bagno di sangue. E’, praticamente, impossibile quantificare il numero delle vittime. Si sa per certo che è altissimo. Si parla già di 15mila morti e di ottantamila feriti. Gheddafi non esita, nel suo primo proclama televisivo ai libici nell’accusare l’Italia di aver fornito armi alle opposizioni e nel dichiarare che schiaccerà la rivolta con ogni mezzo. Il governo italiano esita. Frattini si limita a smentire le affermazioni di Gheddafi sulle forniture di armi ai manifestanti. Berlusconi dichiara di non voler disturbare il rais in queste ore fatali per il suo paese. Si è attendisti e forse il tutto si può giustificare con i forti interessi economici italiani nell’area e il rischio che si possa interrompere definitivamente il flusso di gas e di petrolio libico. Nel frattempo La Russa dispone lo spostamento di alcuni reparti militari e di squadre aeree dal Nord Italia al Sud e qualcuno avanza l’ipotesi che vi possa essere, in qualche modo, il coinvolgimento dell’esercito italiano nel quadro di operazioni congiunte con la Nato se non con l’Onu o sotto il paravento di una “missione umanitaria”. E’ solo un si dice ma sufficiente alla Russia per deplorare tale eventualità. Le ultime notizie danno l’impressione che la forte repressione messa in atto da Gheddafi stia avendo ragione sui rivoltosi senza una guida carismatica e disarmati. A parte talune defezioni l’esercito resta fedele al rais e ora si devono solo contare i danni e le vittime, frutto di questo genocidio che ha scosso il mondo, ma non tanto da indurlo ad una condanna senza appello a chi ha avuto ragione al prezzo di tanti morti e di tante macerie. In questa tragedia umanitaria l’Unione Europea mostra tutta la sua incapacità d’avere una politica estera coesa e la determinazione di volersi dissociare senza tentennamenti da un leader sanguinario e senza scrupoli e per non continuare ad essergli servile. L’unica risposta che la Commissioen europea sa dare è che le eventuali misure sono “allo studio” e noi potremmo rispondere chiosando l’antica saggezza: “Dum Europa consulitur, Tripoli expugnatur Ora a complicare il quadro medio orientale ci pensano le due navi da guerra iraniane che paiono intenzionate a raggiungere la Palestina per armare quella popolazione in chiave anti-israele. Si dice anche che Gheddafi sia disposto ad ospitarle per i rifornimenti, nei suoi porti, e ad approvvigionarle di armi. Armi che nella maggior parte dei casi provengono dall’Italia. A questo punto come si comporterà il governo italiano considerato che ha un trattato d’amicizia pure con Israele? E tra i si dice c’è chi paventa una regia Russa su tutte queste trame all’ombra compiacente di Berlusconi e dei suoi amici e dei lucrosi affari che si stanno materializzando in quell’area. Per ora sono solo dei si dice e spero sinceramente che rimangano solo dei chiacchierii di comari. E’ un auspicio di certo largamente condiviso tra chi fonda i rapporti tra nazioni in un contesto di pacifiche relazioni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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