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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘divario’

Il divario Nord-Sud? Nessun complotto: è colpa della geografia

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Esce in libreria «Il paese diviso» il nuovo libro di Vittorio Daniele. Dopo l’uscita di «Terroni» di Pino Aprile, gli studi di Vittorio Daniele, economista e docente presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro sono balzati alla ribalta perché, smentendo molti luoghi comuni, mostravano per la prima volta come nel 1861 le due aree del Paese non solo non fossero così diverse dal punto di vista economico, come comunemente si ritiene, ma fossero addirittura simili. Quei risultati – contenuti in particolare in un libro scritto da Daniele e Paolo Malanima – mettevano in discussione uno dei presupposti di un secolo e mezzo di storiografia filorisorgimentale, che vedeva nel Risorgimento un processo di liberazione del Sud dalla condizione di sottosviluppo al quale la dominazione borbonica lo aveva condannato.
Oggi Daniele torna in libreria per Rubbettino con un nuovo argomentatissimo libro su questi temi: «Il paese diviso. Nord e Sud nella storia d’Italia». Il volume passa in rassegna le varie teorie sul ritardo del Sud e snocciola dati e cifre per ribadire che il divario comincia proprio a partire dall’Unità d’Italia. Alla formazione del divario tra Nord e Sud contribuirono certamente le politiche attuate nei primi anni post-unitari ma, più che per ragioni legate a logiche di dominio coloniale messe in atto dal “perfido Cavour”, come vorrebbero i più accaniti neoborbonici, il progressivo declino delle imprese presenti al Sud e lo sviluppo di quelle del Nord, specie nel triangolo industriale Torino-Genova-Milano, furono dovuti alla peculiare geografia dell’Italia: un paese stretto e lungo, proteso nel Mediterraneo. La prossimità ai grandi mercati dell’Europa centrale avvantaggiò le regioni del Nord, in particolar modo Lombardia, Piemonte e Liguria, sostenendone la crescita industriale. Il divario, inizialmente molto piccolo crebbe e il Sud, geograficamente periferico, lo divenne anche dal punto di vista economico. Il divario Nord-Sud viene visto, dunque, non più come atavica incapacità dei meridionali di governare se stessi, ma in larga misura frutto di una questione ingovernabile come, appunto, la geografia. Oggi tuttavia – argomenta l’autore – nell’epoca della globalizzazione, in cui non è più la geografia fisica ma quella economica a influenzare la crescita delle regioni, il divario Nord-Sud sembra non solo diminuire ma addirittura accentuarsi.Vittorio Daniele è professore ordinario di Politica economica all’Università «Magna Graecia» di Catanzaro, dove insegna anche Economia dello sviluppo. La sua attività di ricerca riguarda, in particolare, il ruolo dei fattori geografici e culturali nello sviluppo economico.
http://www.rubbettinoeditore.it,

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Il divario tra Nord e Sud Italia non accenna a diminuire

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Interessa tutto il tessuto produttivo, agricoltura inclusa – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Il rapporto Svimez, presentato oggi a Roma, evidenzia una diminuzione del 2,7% del valore aggiunto dell’agricoltura al Sud nel 2018, contro un aumento nel Centro-Nord del 3,3%. Ma a preoccupare è soprattutto l’abbandono del Mezzogiorno da parte dei giovani: dall’inizio del secolo ben 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani fino ai 34 anni, quasi un quinto laureati, hanno scelto di andare altrove per costruire il proprio futuro.Senza il contributo delle nuove generazioni, diventa difficile pensare a un rilancio dell’agricoltura del nostro Mezzogiorno – continua Tiso. I dati mostrano con chiarezza la necessità di stimolare la crescita del Sud attraverso misure che vadano oltre l’assistenzialismo per promuovere lo sviluppo a lungo termine, come per esempio un accesso più agevole al credito per le piccole e medie aziende agricole e finanziamenti mirati. Per includere le nuove generazioni è necessaria un’azione a tutti i livelli: una nuova Pac incisiva integrata da misure adeguate a livello nazionale, come per esempio norme più flessibili in materia di fiscalità e successioni per migliorare l’accesso dei giovani. Se si vuole puntare sull’agricoltura per far ripartire il Sud, non va poi dimenticato un altro gap: quello che distanzia la produttività del lavoro del settore primario dagli altri settori. Finché questo divario persiste, le nuove generazioni sceglieranno lavori con maggiore retribuzione e sarà difficile contrastare l’abbandono dei territori a vocazione agricola.

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Gabbie salariali: Prima colmare divario Nord-Sud

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

“Di fronte all’ennesima lite tra Lega e 5Stelle sulle gabbie salariali, verrebbe solo da dire… Apritele, le gabbie, ma per liberare gli italiani dalla conflittualità continua che stanno subendo. Prima di aumentare gli stipendi del Nord e diminuire quelli del sud, la Lega chieda al Governo di pareggiare il conto del Mezzogiorno su: infrastrutture, servizi, occupazione, scuola, sanità. Altrimenti il disegno finale non dichiarato di questo film è la secessione. E nell’incredibile ipotesi avanzata introduca almeno tasse più basse, tariffe pubbliche scontate, carburanti più economici, zero accise, eccetera. È una provocazione che si possa solo pensare alle gabbie salariali senza prima pareggiare al Sud il conto dei livelli essenziali dei servizi. Infine resta totalmente indefinita da questi litigi sulle autonomie differenziate la posizione di Roma Capitale, anche grazie all’assordante silenzio di Raggi e Zingaretti”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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“Basta divario nord – Sud. Occorre inversione di tendenza”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

I dati sulla sanità emersi nella XV edizione del Rapporto Osservasalute, nei quali si evidenzia un netto divario tra nord e sud sono molto gravi.Lo dichiara in una nota il Segretario Generale UIL FPL Michelangelo Librandi. Se da un lato una maggiore attenzione alla prevenzione e alle cure, cosi come suggerito da sempre dalla nostra organizzazione sindacale UIL FPL, ha ridotto l’incidenza di malattie e mortalità, dall’altro è inammissibile una differenza cosi marcata tra regioni in tema di qualità dell’assistenza sanitaria.E’ urgente una inversione di tendenza – prosegue Librandi – e questo può verificarsi solo attraverso un potenziamento del welfare, partendo da un maggior a sostegno al ceto meno abbiente e alle famiglie. Purtroppo ancora oggi i divari di salute sono particolarmente preoccupanti quando sono cosi legati allo status sociale, poiché i fattori economici e culturali influenzano direttamente gli stili di vita e condizionano la salute delle future generazioni.Occorre migliorare l’aspetto organizzativo dei servizi; sbloccare concretamente il turn over; investire in infrastrutture e strumentazioni; rafforzare le reti territoriali. Il tutto deve essere accompagnato da una implementazione in tecnologie ed informatizzazione: in particolare, strumenti digitali progettati e realizzati specificamente per rendere più facile e efficiente lo scambio di informazioni con i pazienti e tra le diverse strutture sanitarie e non. Ricordiamo infatti che tra le cause di principali di errori sanitari vi è la carenza di comunicazione. Ed infine occorre valorizzare il personale impiegato in sanità, ricordando come questi grandi professionisti siano stati in grado in questi anni di lavorare in condizioni di estrema criticità a causa appunto dei problemi sopraesposti; un primo passo è stato fatto attraverso la firma delle preintese CCNL Sanità e Funzioni Locali, che di fatto hanno ridato dignità sotto l’aspetto economico e normativo ai lavoratori, ma non basta. La UIL FPL – conclude Librandi – continuerà il proprio lavoro volto a salvaguardare i lavoratori del Pubblico Impiego, tutelare i cittadini e proporre alle Istituzioni e alla Politica soluzioni concrete per migliorare la nostra sanità, sino a qualche anno fa fiore all’occhiello in tutta Europa.

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Divario retributivo tra i generi

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2012

Il Parlamento europeo chiederà alla Commissione europea di varare nuove misure per colmare il divario retributivo tra i generi, comprese sanzioni più severe per i datori di lavoro. Il progetto di risoluzione, che sarà votato giovedì, evidenzia che il divario retributivo medio nell’Unione è del 16,4%, e che in alcuni stati membri è addirittura aumentato.

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“Parlamenti e cittadini: colmare il divario”

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

This is a view of Kampala from the top of one ...

This is a view of Kampala from the top of one of the hills on the outskirts of the city. It was taken by Michael Shade in the fall of 2006. Use it for whatever. Category:Kampala (Photo credit: Wikipedia)

Kampala Si apre oggi la 126esima Assemblea dell’Unione Interparlamentare (IPU) a Kampala in Uganda, il cui tema principale è “Parlamenti e cittadini: colmare il divario”. Questa organizzazione, che è la più vecchia delle istituzioni internazionali di tipo politico, attiva sin dal 1889, conta oggi 159 Paesi membri e 9 Paesi associati. “La promozione e la pratica del buon governo possono diventare gli strumenti migliori per diffondere i valori della pace in tutti gli angoli del globo, anche in quelli più sperduti e distanti da noi, e per garantire la sicurezza anche in quelle aree cosiddette ‘a rischio’. Ritengo che sia indispensabile che proprio da questo osservatorio privilegiato, qual è l’Unione Interparlamentare, noi membri e delegati dai nostri Stati nazionali stabiliamo concretamente le relazioni positive tra la sovranità, il miglior modo di governare un Paese e il livello di pace e sicurezza presente in tutto il mondo, riaffermando i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale”. È quanto ha dichiarato la senatrice Barbara Contini (Fli), Vicepresidente della Commissione Sviluppo Sostenibile, Commercio e Industria dell’Unione Interparlamentare.

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I disabili in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2011

Il divario tra Nord e Sud era quasi scontato, ma la peculiarità della ricerca qualitativa realizzata da Adiconsum per il progetto Grundtvig del programma europeo Lifelong Learning Programme della DG Education and Culture sulle mancate risposte ai bisogni dei disabili e sulla qualità e l’accesso ai servizi presenti sul territorio italiano che saranno confrontate con le associazioni consumatori partner rumene e greche, ha messo in luce un quadro ancor più frammentato. In merito alla qualità e alla presenza di servizi dedicati ai disabili, si riscontrano infatti differenze significative anche tra regione e regione, tra provincia e provincia. Su più di 2 milioni di persone con disabilità, i dati ufficiali indicano che il 43% non ha un titolo di studio, e non svolge alcun tipo di attività fisica (74,8%), perché ha difficoltà di accesso a tali servizi. La ricerca Adiconsum evidenzia come i motivi di questa mancata fruizione dei servizi è in parte dovuta a problemi di salute, ma anche a mancanza di ausili di assistenza, in particolare per i più giovani, e a risorse economiche insufficienti).
La ricerca Adiconsum ha messo in evidenza le seguenti problematicità: difficoltà di accesso al mondo del lavoro e quindi rischio di maggiore esclusione sociale, differenze territoriali, assenza di coordinamento sul territorio e difficoltà nella formazione post-scolastica, che pur prevedendo l’integrazione, risulta di difficile attuazione per difficoltà oggettive, quali la mancanza di ausili tecnici e di personale adeguato, attività svolte spesso dal volontariato che fa quello che può con le poche risorse a disposizione.

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Tra ricchi e poveri: divario abissale

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 marzo 2011

Il rapporto Caritas 2010 evidenzia un aumento delle famiglie italiane in difficoltà rispetto a quelle immigrate. Il fenomeno, secondo lo studio, sarebbe imputabile alla presenza nel nostro paese di giovani immigrati che fanno mestieri come quello delle badanti, dei muratori o dei braccianti grazie ai quali, soprattutto nei piccoli centri, hanno qualche possibilità in più di stabilizzazione lavorativa. “I rapporti Caritas hanno sempre posto la dovuta attenzione a tematiche importanti e delicate come quella dell’immigrazione – dichiara Barbara Del Fallo, viceresponsabile per le politiche sociali dell’Italia dei Diritti -, mi stupisce come l’ultimo studio punti il dito esclusivamente sulla povertà delle famiglie italiane, non è un problema dei soli autoctoni”. L’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, inoltre, commenta duramente anche i dati pubblicati recentemente dalla Banca d’Italia dai quali emerge un’evidente e marcata diseguaglianza nella redistribuzione del reddito: “Ho sempre sostento che l’attuale crisi economica non sia dovuta ad una carenza di fondi ma ad una mala distribuzione del denaro pubblico. I dati confermano che sta aumentando sempre più il divario tra i troppo ricchi e i troppo poveri. La classe media è scomparsa, proprio quella gente che ha sempre sostenuto il paese è stata ignorata da una politica economica disattenta alle problematiche attuali del paese”. L’1% delle famiglie, secondo i dati della Banca d’Italia, possiede il 13% della ricchezza dell’intero paese, un assottigliamento quindi della piramide sociale, sempre più estremizzata. “E’davvero allarmante, se non straziante – conclude la Del Fallo -,  il modo in cui la politica degli ultimi anni non si sia preoccupata di questa drammatica situazione, spostando l’attenzione su tematiche fittizie ed il denaro pubblico verso gli interessi dei pochi. Auspico, come rappresentante dell’Italia dei Diritti, che la coscienza civile dei cittadini abbia la meglio sulle scelte di un governo completamente incompetente”.

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Federalismo fiscale

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

Erbusco Franciacorta. La Fondazione Leo Valiani lancia un appello alla politica italiana: il Federalismo è patrimonio ormai diffuso in tutto il mondo, le sue implicazioni sulla fiscalità vanno messe a punto ma la riforma può rappresentare una svolta per il Paese Italia. Negli interventi che si sono alternati durante tutta la giornata durante il convegno tenutosi alla cantina Lovera di Franciacorta si sono analizzati i modelli di Stato federale ricordando, ad esempio, quanto accaduto nella Germania Federale, i cui “Länder” dell’Est al momento della riunificazione (1990) erano paragonati alle Regioni sottosviluppate del Mezzogiorno d’Italia, e che oggi invece hanno colmato in gran parte il divario con il Länder dell’Ovest (reddito pro capite dei primi è passato dal 40% al 70% rispetto alle regioni occidentali).
Ciò significa che l’impegno e la serietà della dirigenza politica, e l’impegno della società civile possono raggiungere risultati di grande rilievo per lo sviluppo di tutte le Regioni di uno stato federale. Occorre però che sia garantita una perequazione, verticale (dallo Stato alle regioni) oppure orizzontale (tra regioni) in modo che i soldi trasferititi alle Regioni più povere siano spese per gli obiettivi di sviluppo, con efficienza e rigore. Si tratta di un’esigenza non più rinviabile alla quale le Autorità italiane, centrali e territoriali, non possono sottrarsi. Pur nella delicatezza e complessità dell’argomento può essere fuorviante la polemica tra regioni sui costi standard: il meccanismo individuato dal legislatore con questa espressione deve essere in grado di considerare le differenze tra i territori, densità di popolazione, di servizi etc… Non occorre quindi individuare altri motivi di diversificazione, e respingere con forza le istanze sostengono l’adozione dei fabbisogni storici, che toglierebbe ogni efficacia agli effetti virtuosi del federalismo.
Il federalismo può essere una scelta utile per il Paese, ma deve essere formulato e attuato in conformità ai principi basilari della Costituzione repubblicana: la libertà, i diritti e i doveri civili, la centralità del lavoro, la giustizia sociale, la pari dignità di tutte le persone, quali che siano le loro scelte di politica, di fede, di cultura. Fuori da questi principi non ci può essere progresso. (Fabrizio Galassi Ufficio stampa Adnkronos Comunicazione, in sintesi)

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La riforma dei porti

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva, il 17 settembre 2010, la riforma del sistema portuale, adeguando la legge vigente in materia (n.84 del 1994) alle nuove sfide dell’economia globale. La riforma della legislazione portuale è volano per il superamento della crisi del settore dei trasporti, una rilevante emergenza nazionale, amplificata dalla sfavorevole congiuntura economica, che ha accentuato il divario già esistente con gli altri Paesi del Mediterraneo e del Nord Europa, in particolare nel settore della logistica e dell’intermodalità. Il provvedimento ha l’obiettivo di colmare le carenze infrastrutturali ed organizzative, emerse durante l’esperienza applicativa della legge n. 84/94, di riordino della legislazione portuale, la quale ha consentito il rilancio dei porti e la crescita dei traffici commerciali con l’affidamento dei medesimi porti al nuovo ente Autorità portuale. Il provvedimento, che ha avuto il parere favorevole della Conferenza unificata, era già stato approvato dal Consiglio dei ministri  in via preliminare – il 16 aprile 2010.

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