Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘diversi’

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi” diceva Einstein

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

In altre parole, se non siamo soddisfatti dei risultati che otteniamo nella vita, conviene cambiare qualcosa nei nostri comportamenti oppure ci toccherà fare i conti con gli stessi immutabili risultati insoddisfacenti… “Cambiare è difficile perché le conseguenze possono essere pesanti: incrinare rapporti di anni, rompere equilibri sottili, far perdere relazioni e lavori Il limite di molti percorsi di psicoterapia è che producono consapevolezza senza reali cambiamenti. In pratica, le persone divengono consapevoli delle ragioni che li spingono ad agire in un certo modo (spesso per motivazioni che affondano lontane radici nella storia personale e familiare) ma poi non trovano il coraggio e la forza di agire in maniera diversa”.
Cosa fare allora? Una via sicura è la teatro terapia. Si prova sul palco quello che si vuole cambiare nella vita sotto la guida di uno psicoterapeuta. E’ divertente, non ci sono conseguenze nella vita reale, si può provare ad essere come si vorrebbe senza avere conseguenze. “La teatro-terapia può rappresentare un’utile palestra per il cambiamento perché il suo fulcro è proprio portare sulla scena se stessi e le proprie difficoltà, in maniera da sperimentare direttamente come potrebbe essere un cambiamento. – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – Provare, sbagliare, riprovare, fino ad arrivare a un equilibrio soddisfacente all’interno di un contesto protetto in cui la finzione teatrale è la rete che permette di non farsi troppo male cadendo”. Ispirato a una miscela di psicoterapia della gestalt, analisi caratteriale ed esercizi di formazione attoriale, la teatro-terapia proposta da Giovanni Porta propone esperienze di movimento, meditazione, recitazione e introspezione al fine di raggiungere un maggior livello di benessere nella propria vita reale. Sperimentare nel virtuale ciò che poi si desidera portare nel reale.

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Il genocidio dei diversi

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

Ogni volta le pagine della storia grondano di sangue innocente. Penso ai cristiani dati in pasto ai leoni nell’antica Roma, ai bambini handicappati che gli spartani buttavano dalla rupe. Penso alla polizia etnica serba ai danni dei kosovari, alla caccia e alla morte di milioni di ebrei nella civile ed evoluta Germania, alle leggi razziali fasciste, alle migliaia di bambini ebrei che in Francia alcuni funzionari del governo, del maresciallo Pétain, alleato con i nazisti, nella seconda guerra mondiale, denunciavano e mandavano a morire nelle camere a gas. I massacri delle foibe ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia. E ancora gli zingari e i disabili e a guerra finita, nel 1945, i nazisti continuavano a trucidare gli ebrei ungheresi che sino a quel momento erano stati dimenticati o se vogliamo risparmiati. E’ stata una mattanza senza soluzione di continuità. Tutti, possiamo dire, ci hanno intinto il pane e ancora oggi i rigurgiti, di tanta bieca violenza, si avvertono qua e là in manifestazioni antisemite, razziste che fanno vittime di ogni genere anche per ragioni religiose tra cristiani e musulmani, tra musulmani ed induisti, tra integralisti musulmani colpevoli di essere sciiti o sunniti. E’ la prova provata che nemmeno le democrazie occidentali oggi restano immuni da questo veleno sottile che s’insinua nelle loro viscere e le rende altrettanto esposte a revanscismi di natura razzista. Perché ancora oggi pregare in una moschea, o in una cattedrale cristiana o in una sinagoga o in un tempio indù fa la differenza e la distinzione nel radicamento della cultura del diverso, dell’esclusivo, del fedele in opposizione all’infedele?
Perché ancora oggi le logiche del consumismo impongono la figura di un essere umano vincente, di una figura super agiata, se non ricca, dai natali doc e si volgono cinici per una selezione della razza che ha tanto il sapore del razzismo nel nome del diverso, dell’escluso, del povero, dell’emarginato. Se noi non superiamo questi limiti di natura religiosa e laica che danno la misura dei nostri egoismi, è difficile poterci considerare costruttori di pace, di fraternità e di solidarietà universale. (Riccardo Alfonso)

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Il genocidio dei diversi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

sinagoga romaOgni volta le pagine della storia grondano di sangue innocente. Penso ai cristiani dati in pasto ai leoni nell’antica Roma, ai bambini handicappati che gli spartani buttavano dalla rupe. Penso alla polizia etnica serba ai danni dei kosovari, alla caccia e alla morte di milioni di ebrei nella civile ed evoluta Germania, alle leggi razziali fasciste, alle migliaia di bambini ebrei che in Francia alcuni funzionari del governo, del maresciallo Pétain, alleato con i nazisti, nella seconda guerra mondiale, denunciavano e mandavano a morire nelle camere a gas. E ancora gli zingari e i disabili e a guerra finita, nel 1945, i nazisti continuavano a trucidare gli ebrei ungheresi che sino a quel momento erano stati dimenticati o se vogliamo risparmiati. E’ stata una mattanza senza soluzione di continuità. Tutti, possiamo dire, ci hanno intinto il pane e ancora oggi i rigurgiti, di tanta bieca violenza, si avvertono qua e là in manifestazioni antisemite, razziste che fanno vittime di ogni genere anche per ragioni religiose tra cristiani e musulmani, tra musulmani ed induisti, tra integralisti musulmani colpevoli di essere sciiti o sunniti. E’ la prova provata che nemmeno le democrazie occidentali oggi restano immuni da questo veleno sottile che s’insinua nelle loro viscere e le rende altrettanto esposte a revanscismi di natura razzista. Perché ancora oggi pregare in una moschea, o in una cattedrale cristiana o in una sinagoga o in un tempio indù fa la differenza e la distinzione nel radicamento della cultura del diverso, dell’esclusivo, del fedele in opposizione all’infedele?
Perché ancora oggi le logiche del consumismo impongono la figura di un essere umano vincente, di una figura super agiata, se non ricca, dai natali doc e si volgono cinici per una selezione della razza che ha tanto il sapore del razzismo nel nome del diverso, dell’escluso, del povero, dell’emarginato. Se noi non superiamo questi limiti di natura religiosa e laica che danno la misura dei nostri egoismi, è difficile poterci considerare costruttori di pace, di fraternità e di solidarietà universale. (Riccardo Alfonso)

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Il referendum dei diversi e non degli uguali

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2016

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447“Le Costituzioni, o le modifiche delle Costituzioni, definiscono regole condivise, le regole delle regole, e la condivisione deve essere una condivisione che tiene insieme dei diversi. Mi preoccupo quando una Costituzione tiene insieme solo quelli uguali, quelli che la pensano alla stessa maniera, perché vuol dire che lascia fuori tutti gli altri”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Radio Anch’io”, su Radio Uno.“Nel secondo dopoguerra, dopo una guerra civile, De Gasperi e Togliatti furono insieme a scrivere la Costituzione e la votarono con l’84% dei voti dei costituenti: una grande unità. Quello fu chiamato l’arco costituzionale, era un arco costituzionale di diversi. Con quella Costituzione mi sono sentito sicuro, così come mi sentirei sicuro con modifiche costituzionali fatte da altrettanti diversi. Se invece le modifiche vengono fatte da Renzi e Verdini, cioè da entità che non hanno storia politico, culturale, ideologica, ma che sono semplicemente un’accozzaglia di potere o di poteri, allora vedo con grande simpatia l’armata di ieri radunata da D’Alema e da Quagliariello, perché quella è la stessa armata dei costituenti.
Diversi, diversissimi, certamente. E non capisco l’ironia se non dal punto di vista delle opinioni dei giornaloni e dei poteri forti che la fanno a bella posta”, ha sottolineato.

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Quando la Chiesa sapeva parlare di equità

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2012

Si è tanto parlato di misure di equità per superare l’attuale crisi economica che attanaglia l’Italia, l’Europa e tutto il mondo occidentale; l’appello fatto a Mario Monti di intervenire in tali misure in Italia ed Europa, suggerì un’ondata di fiducia e di speranza, alimentate dalla defenestrazione del governo Berlusconi, che aveva furtivamente negato la crisi, aggravandone l’esito che stava diventando finale. Discutere di equità non servirebbe a nulla senza disporre di un punto solido di riferimento a cui ispirarsi.
Fu la Chiesa che, anticipando i tempi, inquadrò il problema sociale nell’ambito della solidarietà e, conseguentemente dell’equità. Purtroppo possiamo parlarne solo al passato, perché il vertice attuale della Chiesa sembra voler contrastare i principi della solidarietà universale, dedicandosi, piuttosto, alla separazione tra mondo occidentale, liberista, detentore delle radici cristiane e il resto del mondo, appartenente ad una razza diversa, destinata alla sottomissione. Per parlare in positivo preferisco driblare l’attualità del non-insegnamento dell’attuale gerarchia varticana, per ricordare le pagine più significative che hanno anticipato tutto ciò che, ineluttabilmente, sta accadendo. Il Concilio vaticano II inquadrò i problemi dell’uomo, dilatandolo ai problemi di tutti gli uomini, affidando alla riflessione quella
COSTITUZIONE PASTORALE SULLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO GAUDIUM ET SPES;
molto probabilmente la ragione principale per l’aperta ostilità che l’attuale vaticano manifesta verso l’intero Concilio. Se oggi riprendo quel tema è per la sua attualità mortificata.
La “Gaudium et Spes”, specie nella 2° parte, cap. 3°, affronta il problema sociale sotto un profilo più ampio che non quello dato dalle precedenti Encicliche sociali, che volgevano lo sguardo ai problemi delle singole nazioni.
La Chiesa comprese bene come il concetto di “sviluppo” si sia dilatato oltre le frontiere dei singoli Stati, diventando un elemento fondamentale dell’economia. Difficilmente la Chiesa è riuscita ad anticipare l’evoluzione dei tempi, ha sempre analizzato tale evoluzione per dire la Sua parola: la Rerum Novarum fu la risposta della Chiesa al “Capitale” di Carlo Marx dopo 50 anni ! Con la “Gaudium et Spes”, specie a rivederla alla luce degli accadimenti attuali dopo 60 anni dalla promulgazione, ci rendiamo conto come la Chiesa, in questo caso, abbia anticipato i tempi, prevedendo ciò che sarebbe accaduto. Si tratta di un intervento prettamente “politico”, cioè del comportamento che l’uomo assume di fronte a determinati eventi, in questo caso l’etica ha la sua parola da dire, per questo la Chiesa intervenne. Non si guardò più all’aiuto che i paesi ricchi devono elargire a quelli poveri, ma essa trasformò quest’intervento in problema politico e di politica planetaria.
Al centro del problema si pose lo sforzo che tutti devono compiere, a cominciare dai paesi progrediti, per regolare le leggi dell’economia e orientare le singole politiche sociali dei singoli paesi nel quadro generale di una economia del benessere globale. Venne anche indicata la via da seguire, sottolineando come l’oggetto di una sana politica economica non deve limitarsi alla sola moltiplicazione dei beni, né al profitto, né alla potenza, bensì deve porsi al servizio dell’uomo, considerato nella gerarchia delle sue necessità materiali, spirituali e religiose: “d’ogni uomo, d’ogni gruppo di uomini, senza distinzioni di razza, di continente, di cultura o di religione”. (Gaudium et Spes” parte II, cap. III). Così il Concilio insegnò che lo sviluppo non poteva essere abbandonato né alla discrezione dei “grandi interessi”, né all’arbitrio degli Stati più sviluppati, né “all’egemonia delle grandi Potenze né agli automatismi dell’economia”.
Sembra leggere la condanna anticipata della globalizzazione dei mercati, che oggi viene presentata come una naturale ed automatica evoluzione dell’economia. Per la prima volta, molto tempo prima della fine della guerra fredda con la divisione del mondo in Est e Ovest; molto tempo prima della nuova divisione del mondo in Nord e Sud, in paesi ricchi e in paesi poveri, in nazioni produttrici e nazioni consumatrici, in popoli creditori e popoli debitori, si entrò nel vivo della problematica della cooperazione internazionale. Emerge anche una nuova visuale: nel secolo XIX, con l’inizio del Magistero Sociale della Chiesa, si passò dal “paternalismo” alla “giustizia sociale”, con la Gaudium et Spes si impose la costruzione di una “comunità mondiale”, antitesi perfetta di quello che, invece, è accaduto con la promozione della globalizzazione dei mercati. La “comunità mondiale” non escluderebbe l’aiuto che il più forte deve dare al più debole, ma tale aiuto, senza tornare a cadere nel “paternalismo” ormai superato, deve avvenire al di sopra delle disparità di fatto, nel riconoscimento di una eguaglianza fondamentale di diritto.
Altro che radici cristiane dell’Europa, ridotte ad elemento di antropologia culturale, come il naso adunco degli Aztechi. Ritengo che non si possa negare la lineare continuità del pensiero sociale della Chiesa, almeno fino a Gioovanni Paolo II e alla Centesimus Annus, pur nel costante adeguamento alle situazioni diverse dei tempi e della società.
Leone XIII fece il primo passo, in risposta al marxismo che stava già guadagnando proseliti; si rivolse ad una società statica e individualistica, fondamentalmente ostile al diritto di associazionismo, e rivendicò, per primo, il diritto dei corpi intermedi alla propria esistenza e alla loro autonomia in seno alla comunità.
Pio XI e Pio XII si ritrovarono in una società in movimento, minata dalla contrapposizione di gruppi già legalmente riconosciuti, ma ostili fra di loro; questa realtà li portò ad insistere sul concetto di un ordine corporativo in grado di unificare armonicamente in un solo corpo sociale gli interessi più diversi.
Giovanni XXIII aprì il Concilio su un mondo in pieno processo di socializzazione, esteso in ogni campo dell’attività umana. Questa evoluzione spiega il tramonto dell’idea del corporativismo, sostituita con l’idea del cooperativismo; l’internazionalizzazione del cooperativismo non potrà che diventare “integrazione fra i popoli”, in alternativa e in contrasto con la globalizzazione dei mercati promossa e imposta, anche con la forza, dalla minoranza opulenta del mondo occidentale alla maggioranza bisognosa del resto del pianeta.
La globalizzazione guarda ai mercati e divide il mondo in nazioni produttrici e nazioni consumatrici; è un ritorno al materialismo, quello stesso materialismo che il sistema liberal-democratico ha sempre combattuto a parole, cadendo però nel materialismo edonistico; il cooperativismo torna ad appropriarsi della centralità dell’uomo, ponendo l’economia al servizio dell’uomo e di tutti gli uomini, solo così potrà realizzarsi l’etica economica. Immutato rimane l’invito, da parte della sociologia del Nuovo Umanesimo, alla partecipazione di tutti nella edificazione della società; sostanzialmente identico resterà il modello teorico a cui si ispira, quello di un insieme pluralistico di istituzioni a natura privatistica, tra loro in posizione di parità giuridica, ma regolate dal diritto pubblico in quegli aspetti che toccano direttamente il bene comune; ma offre una versione più aderente alla nuova realtà, sempre in evoluzione, più moderna e “socializzata”. (cfr.37° Settimana sociale del Canada, Syndacalisme et organisation professionelle, Atti Ufficiali, Trois-Rivières 1960, pag. 12) (Rosario Amico Roxas)

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“Con occhi diversi”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2010

di Matteo Filippelli. Questo libro è la storia di un ragazzo “Diverso”. È una storia piena di perché. Domande che, solo con il tempo, troveranno una risposta. È la storia di un ragazzo dalla vita segnata, marchiata da qualcosa che nessuno potrà cancellare. Solo l’amore, della sua famiglia e dei suoi amici, lo aiuterà ad andare avanti in un mondo dove i Diversi sono visti con altri Occhi. Con Occhi di chi non li capisce, di chi non li vuole e di chi li compatisce. Con Occhi Diversi è vita vissuta, è qualcosa che non può lasciarti indifferente, è la battaglia quotidiana di Matteo. (Liux Edizioni € 10,50)
Matteo Filippelli, frequenta il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Casalecchio di Reno (Bo). Vive a Zola Predosa in provincia di Bologna. Ha diciassette anni. “Con occhi diversi” è la sua biografia.
http://www.procrea.ch.

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Integrazione scolastica in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2010

Giovedì 15 aprile 2010 alle ore 17.00 presso la sede della Regione Puglia in Bruxelles, Rue du Trone 62, si è svolto il Convegno “Integrazione scolastica in Italia: Problemi e prospettive”, organizzato dall’Associazione Superamento Handicap ONLUS in collaborazione con il Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità “Sfida”.  Il Segretario Nazionale di SFIDA, Dino DI TULLIO, dopo aver salutato e ringraziato per l’opportunità offerta, il dirigente dell’Ufficio per i Rapporti con le Istituzioni dell’Unione Europea della Regione Puglia presso la sede di Bruxelles, ha immediatamente affrontato il tema oggetto dell’incontro sottolineando come la legge sull’integrazione scolastica in Italia, all’avanguardia in Europa, rischia di essere vanificata da scelte dettate solo da una politica che mira al pareggio “contabile”. La riforma scolastica in itinere ha prodotto condizioni tali da ostacolare il processo d’inclusione degli alunni con disabilità in contrasto sia con la Costituzione italiana che prevede la “rimozione degli ostacoli”,  sia con quanto affermato dalle Linee Guida sull’integrazione scolastica emanate dal MIUR. Oggi le famiglie degli alunni con disabilità, denunciando lo stato di abbandono istituzionale in cui versano, richiedono un intervento immediato a difesa dei diritti dei loro figli che potrebbero integrarsi in un contesto sociale e costruirsi un futuro qualitativamente migliore, qualora fossero adeguatamente supportati. I loro sforzi, però, sono resi vani da scelte politiche prive di contenuto aderente ai reali bisogni e alle effettive esigenze delle Persone con disabilità, così come da prassi ormai consolidate che affermano principi costituzionali puntualmente disattesi.  Il Segretario Nazionale, dopo aver consegnato agli intervenuti e alle figure istituzionali preposte un documento che non contiene denuncia, ma proposte costruttive affinché trent’anni d’integrazione scolastica non vengano cancellati, ha chiesto a chi ricopre un ruolo istituzionale quel coraggio e quella coerenza politica indispensabili per difendere tutti quei ragazzi con disabilità, oggi cittadini “europei”, mortificati nei loro diritti fondamentali (educazione – istruzione – integrazione). Il Segretario Nazionale ha infine auspicato che tutti gli alunni con disabilità, in qualsiasi Stato europeo vivano, possano raggiungere i livelli più alti d’istruzione e che l’inclusione possa realizzarsi attraverso progetti condivisi che guardano alla Persona nella sua interezza e non al soggetto con disabilità come “costo passivo” per lo Stato.

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Europa poco unita nelle cardiopatie

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2009

Gli europei non sono tutti uguali quando si parla di salute del cuore. E anche se la mortalità è diminuita, le malattie cardiovascolari restano, nelle nazioni analizzate, la principale causa di decesso, mentre le campagne di prevenzione sono realizzate in modo molto diverso nei vari Stati. Sono i dati di un’inchiesta realizzata dai rappresentanti delle associazioni e fondazioni per il cuore dei diversi Paesi dell’Ue, coordinati dall’European Heart Network (Ehn) e dalla Società europea di cardiologia (Esc), nell’ambito di un programma di ricerca pluriennale finanziato in parte dalla Commissione europea. L’inchiesta è stata presentata ieri a Bruxelles, durante la conferenza Lotta alle malattie cardiovascolari e all’infarto: un programma per un’Europa più sana” (www.euroheart2009.eu). Per quanto riguarda la prevenzione, ogni Paese si muove in modo autonomo, anche per la diversità delle legislazioni vigenti. Tutti i Paesi dichiarano di poter contare su norme di tutela della salute pubblica, in particolare per il controllo del fumo e dell’alimentazione. Solo Danimarca e Grecia dichiarano di non avere una legislazione ad hoc per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. “Questi risultati – dichiara Susanne Ligstrup, direttore di Ehn, coordinatore del progetto EuroHeart insieme a Esc – dimostrano che la maggior parte dei Paesi dispone di misure legislative e politiche mirate a migliorare la salute pubblica. E si è data obiettivi di prevenzione. Purtroppo ben pochi Paesi hanno messo in atto un vero e proprio monitoraggio dell’efficacia dei programmi di prevenzione e di comunicazione al pubblico dei risultati ottenuti. Sono inoltre troppo pochi i Paesi che hanno stanziato risorse economiche a sostegno di questi programmi. Non possiamo attribuire la colpa della morte per infarto alla politica, ma certo in alcuni Paesi è piuttosto impressionante la correlazione fra la mancanza di programmi coordinati e pubblici e il numero di morti per infarto, come in Grecia, per esempio”.

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1° Edizione Attiva…mente festival

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2009

Soragna – Dal 15 al 20 settembre 2009 sarà teatro della prima edizione di: ”Attiva…mente festival”, a cura dell’ Associazione “Impronte” di Soragna L’evento è organizzato dall’associazione di promozione sociale e culturale Impronte, in collaborazione con Comune di Soragna Assessorato alla Cultura, Provincia di Parma, Regione Emilia Romagna, ARCI Sutarco, CGIL, Emergency ONG, IBO Italia, LIBERA, e Rete Lilliput. Il Festival si propone come luogo ideale e concreto in cui cittadini, istituzioni, associazioni, cooperative ed imprese operanti nel territorio si possono incontrare, creando un grande evento culturale che conquisti Soragna, il suo centro storico, le sue vie, e i suoi palazzi attraverso una programmazione settimanale ricca di incontri, mostre, laboratori, aperitivi, cene e concerti. Il tema scelto per la prima edizione, è quello della “Giustizia per tutti e per tutto” in diversi ambiti : educazione alla legalità, sanità e lavoro. Questa scelta è data dalla voglia di promuovere il valore della giustizia, dell’impegno civico, affinché i cittadini, individualmente o collettivamente promuovano azioni dirette a prevenire o rimuovere tutto quello che può limitare il diritto della persona. La speranza è quella di dare spazio ad un periodo di riflessione oltre che ad un momento di testimonianza delle e per le persone che si impegnano quotidianamente come cittadini attivi. Il Festival, concepito per un pubblico vario e non specializzato, consente a tutti di “esporsi” e partecipare direttamente, attraverso un ampio ventaglio di eventi itineranti in luoghi e momenti diversi.

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XV Film Festival della Lessinia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2009

Francesco TaboadaBosco Chiesanuova (Verona), 24 agosto Tredici popolazioni messicane alleate, in difesa dei beni comuni: l’acqua, l’aria, la terra. Una storia, vera, che verrà proiettata nel corso della quarta giornata del Film Festival della Lessinia.Mentre proseguono le proiezioni dei film in concorso alla quindicesima edizione del Film Festival della Lessinia martedì 25 agosto alle 21 nella Sala Olimpica del Teatro Vittoria di Bosco, per la sezione Altre montagne verrà presentata la pellicola 13 pueblos en defensa del agua el aire y la tierra (13 popoli in difesa dell’acqua, dell’aria e della terra). Il documentario, premiato in diversi festival internazionali, è firmato dal regista messicano Francesco Taboada Tabone.  Le proiezioni al Teatro Vittoria cominceranno alle ore 16 con la rassegna Heidi in Lessinia e il film  Heidi. Sono tornata per te di Luigi Comencini (Svizzera, 1952), la storia di Heidi raccontata dal grande maestro italiano, e proseguiranno alle ore 21 con tre film in concorso: La culla delle aquile (The Cradle of the Eagles) di Alessandro Pugno (Italia, 2008), che narra di una comunità arroccata sulle Alpi liguri e considera questo luogo la culla per un futuro migliore; Resolution (Risoluzione) di Pavel Oreshnikov (Usa, 2008) storia ambientata in un villaggio montano della Russia, dove un uomo esasperato dai propri vicini decide di dare una svolta alla sua vita; infine il film El somni (Il sogno) di Christophe Farnarier (Spagna, 2008), in cui la macchina da presa segue un pastore nomade nel suo ultimo viaggio con il gregge attraverso i Pirenei.  In Sala Olimpica, alle 21, altro contributo di Angelo Loy per Millennium News – Potere alle donne: stavolta i giovani riflettono sulla condizione femminile nel loro Paese. Mercoledì 26 agosto 2009 Al Teatro Vittoria alle 16: Heidi torna tra i monti, lungometraggio animato di Isao Takahata del 1976, tratto della serie televisiva che rese la figura di Heidi famosa in tutto in mondo. Le proiezioni proseguiranno alle 21 con i film in concorso: Semaan Bil Day’ya (L’uomo villaggio) del regista Simon El Habre, storia di un allevatore di vacche in un piccolo villaggio delle montagne libanesi distrutto dalla guerra civile; Crossing the Himalaya (Attraversando l’Himalaya) di John Murray, viaggio nel cuore dell’Himalaya, seguendo la più grande migrazione annuale di uomini e animali. In Sala Olimpica, alle 16 si apre la rassegna Lessinia Monte Baldo con la proiezione delle pellicole: Seralda di Marzio Miliani, nel quale il maestro Piero Piazzola recita poesie e insegna leggende locali alle giovani allieve; Il Tasso, l’anima di un torrente di Raffaello Boni, documentario sul torrente Tasso e il suo corso; San Michele torna al Cornesel, 3 agosto 2008 del veronese Albino Todeschini, in cui viene mostrato come l’immagine di pietra di San Michele sia stata riportata nel suo luogo d’origine; Santo Pirana (1928-1983): artista e poeta di Giorgio Pirana, documentario sull’artista e sulla sua passione per la montagna; infine Il ritorno delle marmotte di Marco Morbioli, testimonianza della campagna di reintroduzione della marmotta sui Monti Lessini.  Alle 21 il terzo capitolo di Millennium News sul tema Basta mortalità infantile; quindi per la  RetrospettivaTSR: L’Etivaz, mon amour (L’Etivaz, amore mio) di Jean-Paul Mudry. http://www.filmfestivallessinia.it

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JLTV trasmetterà in tutto il mondo le Maccabiadi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2009

Los Angeles,  JLTV diventerà il primo canale televisivo al mondo a contenuto totalmente ebraico, 24 ore su 24, quando il 12 luglio raggiungerà più di 100 milioni di case, aggiungendo alla sua distribuzione americana, la copertura via satellite Hot Bird in tutta l’Europa, in Nord Africa e in Medio Oriente. In concomitanza con la sua espansione mondiale, JLTV trasmetterà le 18me Maccabiadi dal 12 al 23 luglio, inserendole nella sua speciale programmazione sportiva. Quest’evento segna la prima trasmissione in nazioni diverse da Israele.  Conosciute come le “Olimpiadi Ebraiche”, le Maccabiadi hanno luogo ogni quattro anni in Israele, e attraggono eccezionali atleti ebrei da tutto il mondo. Vi gareggiano più di 8.000 atleti di oltre 50 paesi diversi, facendo delle Maccabiadi il terzo evento sportivo più grande al mondo.  La programmazione JLTV dei Giochi comprende uno speciale pre-olimpico di tre ore, Domenica 12 luglio dalle 18 alle 21 (fuso orario costa USA orientale), con 2 ripetizioni. La cerimonia di apertura della durata di 4 ore sarà trasmessa Lunedì 13 dalle 18 alle 22 (fuso orario costa USA orientale), con ulteriori ripetizioni. La trasmissione delle Maccabiadi continuerà fino al 24 luglio, mostrando i fatti salienti dei Giochi, interviste agli atleti e storie di interesse umano.  JLTV (Jewish Life Television) è il primo network televisivo a tempo pieno al mondo con programmazione di contenuto ebraico. Lanciato nel 2007, il network offre una gamma completa di notiziari, trasmissioni sportive, costume e società e intrattenimento. Oltre a trasmettere via Time Warner Cable, DirecTV e stazioni televisive locali in tutti gli Stati Uniti, JLTV può essere vista in più di 100 milioni di case in tutto il mondo grazie al prossimo lancio del 12 luglio su Hot Bird, un gruppo di trasmissioni via satellite, in tutta l’Europa, in Nord Africa e in Medio Oriente. Posizione di Hot Bird: Frequenza: 11200. Polarità: Verticale. Symbol Rate: 27500. FEC Rate: 5/6

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Nuova soluzione di videoconferenza

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2009

Tetco Voxpilot ha presentato Tetco Videoconferencing, una nuova soluzione di videoconferenza che consente di effettuare una conferenza audio e video collegandosi in tempo reale da qualunque parte del mondo senza dover installare nulla sulla postazione di lavoro.  Questa soluzione ultracompetitiva è accessibile da qualsiasi luogo nel mondo e su una vasta scelta di terminali :dal PC, al telefono cellulare 3G in modalità SaaS, al videotelefono.  Ogni utilizzatore può visualizzare la schermata predefinita sul proprio apparecchio o può personalizzarla selezionando i partecipanti che desidera vedere.  Il video è in alta definizione, di tipo TV, H.264, anche quando si ha a disposizione una banda passante bassa. La banda passante massima utilizzata è di 364kbit/s. Tetco-Voxpilot Videoconferencing è in grado di gestire simultaneamente codec diversi per ogni partecipante. La semplicità di utilizzo è uno dei fattori chiave di questa soluzione. La procedura di utilizzo è semplice: si prenota la videoconferenza attraverso l’interfaccia web dedicata, si riceve conferma via mail o sms della prenotazione e della disponibilità. L’inizio della conferenza avviene con un solo clic. A chiusura della comunicazione si riceve un rapporto di fine sessione. La soluzione è compatibile con qualsiasi sistema e non richiede alcuna installazione preventiva sulla postazione di lavoro. Per accedere alla conferenza i partecipanti non devono fare altro che cliccare il link ipertestuale o comporre un numero.  La soluzione Tetco-Voxpilot di videoconferenza risponde alle attuali esigenze delle aziende: ridurre costi e spese di viaggio aumentando efficacia e produttività, con personale mobile e aziende dislocate in diversi siti.  Tetco–Voxpilot procederà a una dimostrazione della sua nuova soluzione di videoconferenza durante i seguenti saloni: SpeechTeck (New York) dal 24 al 26 agosto, IP Convergence (Parigi) dal 6 al 8 ottobre, Cebit Bilisim Eurasia (Istanbul) dal 7 al 11 ottobre, Futurecom 2009 (San Paulo e Rio) dal 13 al 16 ottobre, Gitex dal 18 al 22 ottobre (Dubai).

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Coppie infertili

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2009

C’è più speranza per le coppie che vogliono avere un figlio. È aumentata la percentuale di successo dei trattamenti di procreazione medico assistita e, anche se l’Italia resta tra gli ultimi posti in Europa, nuove prospettive si sono aperte con la recente sentenza della Corte Costituzionale sulla Legge 40. Secondo il report del Registro Europeo sulla PMA, che è stato presentato durante l’annuale congresso ESHRE -European Society of Human Reproduction and Embryology- svoltosi ad Amsterdam, in dieci anni di studi e ricerche la possibilità di avere un figlio è passata da un trattamento su quattro a uno su tre, con una costante riduzione delle gravidanze multiple. Alla stesura dei dati, che si riferiscono alle attività del 2006, hanno partecipato 1.020 centri di PMA, sui 1.110 attivi in Europa, di 32 Paesi diversi.  In questa particolare classifica, l’Italia si piazza al penultimo posto tra i Paesi europei; precede infatti solamente la Macedonia. Oggi la situazione italiana è cambiata. «La sentenza 151/2009 della Corte Costituzionale permette di poter personalizzare il trattamento al fine di offrire le maggiori possibilità di successo e di ridurre la incidenza di gravidanze multiple, elemento quest’ultimo pericoloso per la vita dei bambini e per la salute della madre», afferma Ferraretti. Per il futuro, la speranza per le coppie italiane che vogliono avere un figlio è destinata ad aumentare. Se infatti da una parte meno coppie dovranno vedersi “costrette” ad andare all’estero; dall’altra, «potendo finalmente applicare tutta la professionalità che ha maturato negli anni, è possibile dire che l’Italia non sarà più tra gli ultimi posti in Europa nelle percentuali di gravidanze ottenute con PMA», conclude Ferraretti. Sismer – Società Italiana di Studi di Medicina della Riproduzione – Opera nell’ambito dell’infertilità umana e della procreazione medicalmente assistita dal 1994. SISMER costituita come realtà indipendente, lavora con medici, biologi e personale infermieristico specializzato, svolge attività scientifica e di ricerca. È in grado di far fronte a qualsiasi necessità della coppia infertile. La sede centrale è a Bologna (via Mazzini, 12) con centri satellite dislocati in altre regioni italiane. http://www.sismer.it.

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