Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 23

Posts Tagged ‘diversificazione’

A proposito di diversificazione, sostenibilità e competitività

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2021

Un’intervista con il gestore di portafoglio Benjamin Moore per discutere di come investire in Europa, del suo metodo di valutazione delle società e degli eventi degli ultimi 10 mesi.
Il tuo obiettivo è scovare imprese “straordinarie”.
Che cosa vuol dire esattamente?
Ricerchiamo tre caratteristiche chiave: innanzitutto, crescita durante l’intero ciclo – dobbiamo essere sicuri che tra cinque anni la società sarà più grande; in secondo luogo, la redditività del capitale – profili economici interessanti e un team dirigente che sappia impiegare efficientemente il capitale; infine, un vantaggio competitivo sostenibile – l’economic moat dell’impresa, l’assetto concorrenziale e le modalità con cui intende affrontarlo. Questo è il fattore più importante in quanto definisce la sostenibilità della crescita e dei rendimenti di lungo termine di una società.
Come individui il vantaggio competitivo di una società?
Questa è la domanda cui dedichiamo gran parte del nostro tempo, e la risposta non è mai univoca. Ci avvaliamo di alcuni modelli di riferimento, tra cui le cinque forze del Professore Michael Porter per comprendere le dinamiche concorrenziali di un settore. Inoltre, valutiamo le fonti specifiche di vantaggio competitivo come la forza del marchio, i costi di conversione, i vantaggi di scala – Morningstar ha elaborato una struttura utilissima su questo fronte che coadiuva la nostra analisi. Cerchiamo di metterci nei panni del cliente e di comprendere il suo processo decisionale. Se andate al bar e ordinate un Negroni, il barman dovrà necessariamente usare il Campari. Il Campari definisce il Negroni sin dall’invenzione di questo cocktail più di un secolo fa. Hanno una ricetta segreta e un marchio che viene curato da più di 150 anni. Pertanto, sarebbe estremamente difficile convincere il barman ad usare qualcos’altro. Ciò conferisce a Campari un elevato potere di fissazione dei prezzi e un profilo reddituale interessante. “Sostenibilità” è un altro termine molto popolare oggigiorno – ma molte persone lo associano ai fattori ESG (ambientali, sociali e di governance). Come gestisci questo aspetto? In qualità di investitori di lungo termine dobbiamo accertarci che le società che deteniamo siano ben gestite. Questo significa non abusare degli stakeholder chiave e non danneggiare l’ambiente – due linee d’azione chiaramente deleterie ai fini del successo di lungo termine. Il nostro filtro qualitativo ci ha tenuti alla larga dai settori a più alta intensità di capitale e più inquinanti per decenni – perché le implicazioni ambientali di lungo termine non ci convincono, ma anche perché il profilo reddituale è spesso svantaggioso.
Cosa pensi della governance?
La cultura è intangibile ma è uno degli aspetti più importanti di un’impresa. La tentazione è di pensare alle “imprese straordinarie” in termini astratti, mentre nella realtà le aziende sono in costante evoluzione. Sono migliaia le decisioni prese ogni giorno, e una buona fetta del successo di lungo termine di un’azienda dipende dalla qualità di tale processo decisionale. Pertanto, una volta che siamo convinti del profilo economico e del posizionamento competitivo di una società, ci concentriamo sul comprenderne la cultura e la qualità del personale. Gli incentivi dei dirigenti devono essere allineati con gli interessi dei nostri clienti, e vogliamo vedere una pluralità di talenti e punti di vista in seno all’organizzazione. È per questo che la governance è così importante per noi.Alcune delle decisioni più cruciali riguardano l’allocazione del capitale: cosa fare con gli utili generati ogni anno. Ad esempio, in aggiunta al valido profilo reddituale di Campari, il management ha investito questi profitti in maniera estremamente efficiente. Hanno acquisito nuovi marchi e li hanno sviluppati e accresciuti – pensiamo ad esempio ad Aperol, la piccola divisione aperitivi del Nord Italia che oggi è grande il doppio dello stesso marchio Campari!
Come gestisci il rischio?
Sono avverso al rischio per natura. Pertanto, benché un fondo concentrato possa apparire rischioso, per me i rischi maggiori sono le aziende stesse. La qualità delle imprese in cui investiamo è la nostra prima linea di difesa; conoscerle fino in fondo ci aiuta ad attenuare il rischio.Anche la diversificazione è fondamentale – investiamo in un’ampia gamma di settori e mercati. Ma in alcuni settori troviamo poche idee rispondenti ai nostri criteri – soprattutto in quelli ad alta intensità di capitale i cui prodotti sono indifferenziati o regolamentati, come utilities e banche.C’è chi sostiene che evitare alcune società o settori molto grandi sia rischioso perché ti porta a divergere dall’indice, ma dal mio punto di vista è lo stesso indice ad essere rischioso, perché contiene moltissime imprese dai profili economici mediocri se non pessimi!
Cosa pensi della contrapposizione growth/value?
Non sono certo che sia una distinzione particolarmente utile, ma vorrei articolare la mia risposta in due punti: il primo riguarda la contrapposizione tra le società cicliche e quelle difensive; il secondo attiene al modo in cui pensiamo alla valutazione.Secondo noi bassa volatilità non è necessariamente sinonimo di alta qualità. Poiché puntiamo al lungo termine, il nostro approccio è in grado di gestire la volatilità, pertanto non escludiamo a priori le aziende cicliche. Prendiamo Sika, ad esempio. Sika è una società svizzera di prodotti chimici per l’industria edilizia. I suoi prodotti trasformano il profilo economico dei progetti edilizi e fanno bene anche all’ambiente (consentendo di risparmiare tempo e consumo idrico). Sika è esposta al ciclo edilizio, ma vanta chiari fattori di crescita in qualsiasi contesto perché gli edifici stanno diventano molto più sofisticati. Ha un modello di business “asset-light”, un marchio forte e una cultura eccellente – per cui è un buon esempio di azienda ciclica straordinaria. Passando alla valutazione: una società straordinaria non rappresenta necessariamente un investimento straordinario. Quando investiamo in un’azienda, pensiamo ai rendimenti potenziali in termini di cash flow generati rispetto al prezzo pagato. Dunque, pur non accettando compromessi sulla qualità, una costante competizione per il capitale nel decidere cosa inserire in portafoglio e con quale ponderazione.
Cosa ti hanno insegnato il 2020 e il Covid-19?
Il 2020 mi ha insegnato moltissimo. Se dovessi scegliere una cosa in particolare sarebbe l’utile promemoria che a volte succedono cose brutte (Forrest Gump ha espresso questo concetto in maniera decisamente più memorabile!). Ma, per dirla con Howard Marks: “Non possiamo prevedere. Possiamo prepararci.” Non possiamo sapere esattamente cosa succederà o perché, ma possiamo farci trovare preparati – concentrandoci sulle aziende abbastanza forti da riuscire a sopravvivere a shock molto severi. Pertanto, il nostro approccio non è cambiato affatto, anzi, siamo ancora più convinti dell’importanza di trovare imprese eccezionali in grado di affrontare le occasionali turbolenze.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Investimenti finanziari e diversificazione: indici, pregi e difetti

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Il modo indubbiamente più semplice ed efficiente per diversificare i portafogli finanziari è utilizzare gli ETF. Questi sono dei fondi comuni d’investimento che investono contemporaneamente in decine, più spesso centinaia e talvolta migliaia di titoli contemporaneamente. Con un singolo si sta acquistando un’ampia diversificazione di portafoglio. La scelta dei titoli che un ETF acquista non è discrezionale. Non c’è un gestore che decide, bensì degli algoritmi che replicano un indice di mercato dichiarato nel regolamento del fondo. In questo secondo articolo vogliamo scendere un po’ più in profondità sul concetto di indice poiché, come è facile intuire, è fondamentale se si sceglie di investire in ETF. Inizialmente gli indici rappresentavano tutte le aziende che venivano scambiate in un mercato finanziario o quelle che, all’interno di quel mercato, facevano più scambi. Anche oggi, i principali indici sono indici rappresentativi di un determinato mercato azionario. Ad esempio il famoso Nasdaq (che viene utilizzato come indicatore delle aziende tecnologiche, perché su quella borsa valori si quotano quasi esclusivamente le aziende tecnologiche) è un indice delle aziende che si scambiano nell’omonimo mercato azionario. Diverso è il caso del noto S&P500 che è un indice delle aziende a maggiore capitalizzazione quotate nei mercati USA. Le regole per l’ingresso e l’uscita dall’indice sono abbastanza complesse e talvolta discutibili. Serve allora un indice di riferimento che contiene azioni di aziende che operano in questo settore. Qui entrano in gioco le società che costruiscono gli indici. Quando un indice si fonda su una caratteristica oggettiva e relativamente indiscutibile (come una zona geografica, la negoziazione presso una borsa valori, la valuta di riferimento, la capitalizzazione di mercato, un macrosettore di appartenenza) allora le cose sono abbastanza semplici. Ma se aumentiamo la profondità, prendendo ad esempio in considerazione dei sotto-settori, diventa difficile stabilire se un’azienda può rientrarci o meno. Decidere quante aziende mettere in un indice microsettoriale è una decisione assolutamente arbitraria e dipende da come si definisce il fatto che un’azienda operi in un sottosettore. Prendiamo ad esempio le aziende che operano nel settore della “digitalizzazione”. Microsoft dovrebbe rientrarci? E le poste tedesche? Chi finisce dentro un indice è molto importante, ma altrettanto importante è decidere che peso percentuale dare a ciascuna azienda. Esistono sostanzialmente due criteri principali (più un terzo che si usa in genere negli indici microsettoriali) che si utilizzano. La cosa più semplice alla quale si può pensare, che spesso è la più sensata, è semplicemente fare la media. E’ ciò che venne fatto inizialmente con il famosissimo indice Dow Jones Industrial Average, creato nel 1869 dal mitico Charles Dow con lo scopo di avere una media delle variazioni dei prezzi delle azioni. Inizialmente questo indice era composto da 12 azioni.Con il tempo, a causa dell’uscita dall’indice di alcune azioni e l’ingresso di altre (oltre ad eventi come le fusioni o il frazionamento) non si è più potuto dividere semplicemente il prezzo totale dei 30 titoli che compongono l’indice per il numero di azioni, altrimenti si sarebbe persa la significatività storica dell’indice. E’ stato necessario quindi adeguare il divisore. Per molti anni successivi al debutto del primo indice azionario, il concetto che si è sempre seguito quando si costruivano indici era quello della media dei componenti dell’indice. La variazione del prezzo dell’indice rappresentava o la variazione del prezzo medio o la media delle variazioni. Veniamo adesso al secondo criterio di composizione degli indici, quello oggi più diffuso. Nell’ultimo quarto del secolo scorso, in America, ha iniziato a diffondersi il concetto di gestione dei fondi indicizzata, una cosa molto buona per chi ama la diversificazione. Significa che il gestore non ha il compito di fare meglio della media del mercato, ma quello di cogliere il rendimento di un’intera classe d’investimento (tutte le azioni di un certo mercato, tutte le obbligazioni di un certo tipo, ecc.). Una terza tipologia che si utilizza per dare un perso ai componenti di un indice è quella utilizzata spesso negli indici microsettoriali. Si tratta di una delle tanti perversioni recenti della finanza, in questo caso indotte dal grande successo degli ETF. Poi abbiamo un altro problema grande. Molte delle aziende selezionate investiranno nelle tecnologie dirompenti solo per una parte del fatturato, più o meno grande. Cosa facciamo in questi casi? Daremo lo stesso peso ad un’azienda che lavora solo su una delle tecnologie selezionate rispetto a quella che per la maggioranza del business sta in un settore tradizionale a cui ha affiancato anche una delle tecnologie selezionate? Si capisce presto che i problemi sono tanti. Quando investiamo su indici di mercato dobbiamo avere ben chiaro in testa che per prima cosa stiamo cercando di ridurre il più possibile le scelte da fare. Usare gli indici significa evitare di scegliere. L’importante è essere pienamente consapevoli che l’esistenza di un indice che ci da l’illusione che queste scelte siano facilmente accessibili a costi molto contenuti non significa affatto né che non ci sia bisogno di fare quelle scelte, né che quelle fatte per comporre l’indice siano “oggettive” (qualunque cosa significhi) o semplicemente sensate. Se abbiamo pochi spiccioli e non possiamo far altro, consapevoli di tutti i limiti, può aver senso usare un ETF microsettoriale. Se abbiamo portafogli finanziari abbastanza consistenti è molto più efficace usare pochissimi ETF per i macrosettori che compongono l’ossatura del portafoglio e – come vedremo nel prossimo articolo – un discreto numero di singoli titoli per le scelte che si discostano dagli indici che vanno scelti più generici possibile. Alessandro pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio in abstract http://www.aduc.it

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il valore della diversificazione

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2016

Borsa Merci Telematica ItalianaA cura di Yuchen Xia, Portfolio Manager in MoneyFarm. Se, da un lato, tecnologia e trasporti stanno accorciando le distanze facendo sembrare il mondo più piccolo che in passato, dall’altro, il facile accesso ai mercati finanziari internazionali sta ampliando gli orizzonti degli investitori, per i quali si aprono nuovi scenari e relative opportunità. L’armonizzazione dei mercati finanziari internazionali e la comparsa di prodotti e soluzioni innovative, permettono agli investitori di investire in Paesi e asset class diversi, attraverso strategie di investimento molteplici.Ma come bilanciare all’interno di un portafoglio gli asset del proprio Paese con quelli di altre aree geografiche? Meglio esporsi maggiormente al mercato domestico o andare alla ricerca di opportunità anche oltreconfine?Trovare il perfetto equilibrio non è affatto semplice, in particolare quando, per paura o scarsa conoscenza, si è naturalmente portati a investire solo sul mercato domestico (fenomeno comportamentale noto sotto il nome di “home country bias”) ma non si può prescindere da una buona diversificazione, senza la quale nel lungo termine si incorre in rischi eccessivi e in rendimenti minimi.
La finanza comportamentale ha dimostrato come l’home country bias, ossia la tendenza degli investitori ad investire essenzialmente in quel che già conoscono o che è loro familiare, ha origine da diversi fattori, perlopiù legati al contesto e alle esperienze pregresse. Ad esempio, un investitore europeo potrebbe essere condizionato dal susseguirsi di notizie negative sulla scarsa trasparenza dei bilanci, sulle politiche di gestione delle imprese, gli interventi governativi poco efficaci e altre criticità tipiche dei mercati emergenti.”Senza considerare poi che molti fondi investitori istituzionali come i fondi pensione sono più propensi a investire in asset domestici, specialmente nel caso di fondi obbligazionari, visto che è il contesto economico domestico (inflazione, crescita economica, etc..) a contribuire in modo maggiore al futuro dei contribuenti del fondo”Tuttavia, le evidenze empiriche dimostrano come investire solo sul mercato domestico comporti una maggiore esposizione al rischio e rendimenti inferiori nel lungo termine. Si perdono tutti i benefici derivanti da una diversificazione globale del portafoglio e si va incontro ai rischi derivanti dall’alto livello di correlazione tra diverse asset class di uno stesso mercato.
Con un portafoglio diversificato si riesce ad attenuare la volatilità, ridurre la correlazione tra asset e contenere quindi il livello complessivo di rischiosità dell’investimento. Una buona diversificazione permette di mitigare gli effetti di eventi geopolitici o di legati ai tassi di cambio che possono avere un impatto significativo sugli investimenti.Inoltre oggigiorno, grazie alla crescita del mercato degli Etf (exchange traded funds), gli investitori possono avere accesso a mercati e ad asset class fino a poco tempo fa tropo costosi, e costruire un portafoglio ben diversificato ad un costo decisamente inferiore rispetto a quello cui si andrebbe incontro in genere con un fondo comune.Mantenersi entro i confini del mercato domestico, significherebbe invece, esporsi troppo a cicli economici più o meno favorevoli e a potenziali errori di valutazione dannosi. Basti pensare che oggi mentre i mercati azionari e obbligazionari raggiungono massimi storici, quelli dei paesi emergenti presentano prezzi molto più attrattivi rispetto alla controparte dei paesi sviluppati. Le valutazioni da fare sono quindi complesse e rischiose e, per questo, ampliare gli orizzonti dei propri investimenti può aiutare ad ottenere risultati migliori nel lungo termine.Certo la diversificazione non esclude i normali rischi correlati a qualsiasi tipo di investimento ma in un mondo sempre più interconnesso, si rivela una dei fattori più importanti per un investimento efficiente.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Tecnologia e diversificazione: ad Art&Tourism le regole degli esperti per tornare a riempire i musei

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2012

Firenze. “Il nostro è un marketing aggressivo”, ha ammesso Suzanne L. Shenton del Metropolitan Museum of Art di New York nel suo intervento ad Art&Tourism, la fiera di Fortezza da Basso dedicata al turismo culturale, a Firenze sino a domani sera. “Ai nostri visitatori offriamo mappe, audioguide, percorsi per famiglie, vari punti ristoro e molti altri servizi. Persino un giardino sul tetto! A monte, poi, lavoriamo con gli hotel, partecipiamo a fiere e realizziamo materiali per i professionisti del turismo”, ha proseguito. Sarà per questo che l’anno scorso il Met è riuscito a portare tra le sue stanze quasi 6 milioni di visitatori? Il discorso di Shenton dimostra perfettamente quanto i musei, al giorno d’oggi, abbiano bisogno di diversificare la loro offerta e le loro strategie di marketing per avere successo. Dello stesso avviso anche Marion Wolff del Van Gogh Museum, che in merito al dibattito di Art&Tourism sul futuro dei musei ha sottolineato anche l’importanza della tecnologia: “Il website del Van Gogh Museum ha registrato, soltanto nel 2011, 1,6 milioni di visitatori unici, e con gli investimenti che abbiamo programmato speriamo di arrivare a 15 milioni all’anno entro il 2015”. Anche Shenton ha sottolineato l’importanza delle tecnologie più all’avanguardia: “Il 61% dei nostri visitatori utilizza uno smartphone, dato di gran lunga maggiore alla media nazionale. E noi dobbiamo andare incontro a esigenze di questo genere. Senza però concentrarci esclusivamente sui giovani: servono iniziative diversificate per ogni diversa fascia di utenza”. Ma l’“educazione” del pubblico all’amore per l’arte passa anche attraverso soluzioni apparentemente più semplici, come ad esempio, secondo le parole di Evello Acevedo del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, “rimanere aperti oltre gli orari tradizionali. Il nostro obiettivo, d’altronde, è far sì che i visitatori partecipino attivamente al museo, che non dev’essere soltanto una vetrina, ma anche un luogo di integrazione sociale rivolto a tutti i ceti”. L’attenzione alle diverse tipologie di pubblico è una delle strategie più importanti tra quelle attuate dai musei moderni per tornare o continuare a essere pieni: “Portiamo avanti dalle dieci alle venti ricerche di mercato ogni anno – ha continuato Shenton – per capire chi sono i nostri visitatori e cosa vogliono da noi, e per capire come cambia la demografia del nostro pubblico”.
Al convegno di Civita è intervenuta anche Cristina Acidini, direttore della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale della Città di Firenze, secondo la quale la mancanza di soldi è spesso una scusa per mascherare lo scarso interesse del pubblico italiano nei confronti della cultura: “La tendenza negativa – ha spiegato Acidini – investe anche i luoghi dell’arte a ingresso gratuito. Ciò significa che la disaffezione del nostro Paese nei confronti dei musei non nasce solo dalla crisi economica”. Come rimediare a una situazione tanto negativa? Secondo i dati illustrati da Civita durante il congresso di Art&Tourism bisognerebbe puntare sulle già citate soluzioni dei grandi musei internazionali: aperture più elastiche, magari in orari insoliti; un maggior numero di servizi compresi nel prezzo del biglietto; un migliore e maggiore impiego della tecnologia; ma soprattutto un approccio che cominci già dalla scuola e dal mondo dell’istruzione ad abituare le persone all’amore per l’arte.

Posted in Cronaca/News, Viaggia/travel | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Legg Mason amplia l’offerta di Südtirol Bank

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2010

Legg Mason, uno dei principali asset management a livello globale, amplia l’offerta di Suedtirol Bank, che ha siglato un accordo per la distribuzione dei fondi della casa di gestione statunitense. Il risultato di questo vantaggio si traduce in una maggiore diversificazione in termini di emittenti, settori, paesi, valute e in una migliore capacità di mantenere la volatilità sotto controllo. Il fondo ha attualmente un patrimonio gestito di 466.277.175 milioni di dollari. Entrambi i prodotti sono amministrati da Western Asset Management che è tra i primi cinque gestori obbligazionari al mondo con 457 miliardi di dollari di masse in gestione . Tra i nuovi prodotti presenti nell’offerta di Südtirol Bank compare Legg Mason Permal Global Absolute Fund, un innovativo fondo UCITS, con 82.579.492 milioni di dollari in gestione, costruito dai portfolio manager di Permal, tra i principali gestori di fondi di fondi alternativi a livello globale che detiene complessivamente 18 miliardi di dollari in gestione . Questi prodotti fanno parte della piattaforma di fondi Legg Mason domiciliata a Dublino.
Legg Mason è una società di gestione di investimenti globale che gestisce asset per un totale di 674 miliardi di dollari Usa al 30 settembre 2010. La società offre una gestione attiva degli asset in molti dei principali centri di investimento del mondo. Legg Mason ha la sua sede centrale a Baltimora, Stati Uniti, ed è quotata presso il New York Stock Exchange (codice: LM).
http://www.leggmason.it
Südtirol Bank, la società di distribuzione finanziaria altoatesina presieduta da Peter Mayr, offre al risparmiatore il meglio dei prodotti e dei servizi finanziari internazionali attraverso una gamma completa di servizi di consulenza e di opportunità di investimento. Südtirol Bank ha in essere più di 60 convenzioni con i più prestigiosi marchi mondiali della finanza (Banche e Sicav) con più di 4.000 Fondi da offrire in collocamento diretto tramite la Rete di Promotori Finanziari che può contare su oltre 220 Professionisti presenti in tutto il territorio nazionale.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Opportunità dai mercati emergenti

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

La debole correlazione tra il debito dei mercati emergenti e i mercati obbligazionari del mondo avanzato implica che in questo momento per gli investitori si è aperta una opportunità eccellente per aumentare i rendimenti e ridurre il rischio con la diversificazione, spiegano da Western, il gestore di investimenti affiliato Legg Mason. Le economie emergenti continuano a sovraperformare quelle sviluppate, in virtù delle riforme fiscali e monetarie e dei favorevoli trend secolari e demografici che le hanno rese molto meno vulnerabili agli shock esterni rispetto a quanto non lo siano state nei cicli passati. Secondo le valutazioni di Western, ne consegue che una esposizione al debito dei mercati emergenti gestita attivamente e che includa emissioni sovrane, quasi-sovrane e societarie sia in valuta locale sia in valute estere sarà premiata nei prossimi cicli economici.
Western rimanda in particolare a una ricerca che dimostra che, con una misurazione aggiustata per il rischio, negli ultimi 15 anni, il debito dei mercati emergenti, ha registrato una performance superiore alle più importanti classi di asset. Per esempio, gli indici Emerging Markets Bond Index Global (EMBI Global) ed Emerging Markets Bond Index Plus (EMBI+), che riflettono il debito sovrano in valute pregiate, hanno registrato negli ultimi 15 anni e fino alla fine del febbraio 2010 ciascuno un coefficiente Sharpe dello 0,41. Ciò li colloca in vantaggio rispetto alle obbligazioni ad alto rendimento (l’indice JP Morgan High Yield Index ha registrato un coefficiente Sharpe dello 0,35), all’azionario (con un coefficiente 21 per lo S&P 500) e alle obbligazioni del Tesoro USA (0,40 per l’indice JP Morgan US Treasury Index). Il rendimento cumulativo dell’indice EMBI Global Index è stato del 374,93%; quello dell’EMBI+ Index del 400,34%; quello del JP Morgan High Yield Index del 214,40%, quello dello S&P 500 del 221,41% e quello del JP Morgan US Treasury Index del 160,04%.
Western Asset è una delle società di gestione più importanti del mondo nel settore del reddito fisso. Ha uffici negli Stati Uniti e a Londra, Tokyo, Singapore, Hong Kong, Melbourne e São Paulo, e offre ai clienti una vasta e completa gamma di prodotti del reddito fisso locali e misti regionali.
Concentrando le proprie forze sul reddito fisso, Western Asset è in grado di garantire ai clienti un impegno totale in tutti i comparti. Questo approccio concentrato ha generato utili in una larga gamma di prodotti con diversi livelli di rischio. La buona performance nel tempo e la presenza globale hanno posizionato e continuano a permettere a questa società di eccellere nella gestione e nel servizio clienti nel settore del reddito fisso.
Legg Mason è una società di gestione di investimenti globale che gestisce asset per un totale di 656 miliardi di dollari Usa al 30 agosto 2010. La società offre una gestione attiva degli asset in molti dei principali centri di investimento del mondo. Legg Mason ha la sua sede centrale a Baltimora, Stati Uniti, ed è quotata presso il New York Stock Exchange (codice: LM).

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Programma Alimentare Mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2009

Bruxelles – La produttività dei piccoli agricoltori in Africa, Asia e America Latina sarà migliorata grazie ai progetti del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) finanziati da una donazione di oltre 34 milioni di euro dell’Unione Europea (UE) attraverso la ‘Food Facility’. Il finanziamento delle operazioni in Bolivia, Guatemala, Senegal, Nepal e Filippine aiuterà i contadini poveri – in maggioranza donne – a produrre il cibo in modo più efficiente attraverso programmi tesi a sostenere sforzi collettivi in agricoltura e diversificazione dei raccolti. In alcune comunità, il WFP fornirà cibo in cambio di lavori finalizzati a migliorare l’irrigazione, la difesa dalle inondazioni o la predisposizione di sistemi di pronta allerta per mitigare gli effetti delle inondazioni o della siccità. Questi progetti volti alla sicurezza alimentare fanno parte di uno stanziamento di €1 miliardo dell’UE per la Food Facility e saranno attuati dal WFP in collaborazione con le altre agenzie ONU del polo agro-alimentare, FAO ed IFAD, con l’obiettivo di rispondere ai crescenti problemi della sicurezza alimentare in cui si dibattono molti paesi in via di sviluppo. I fondi saranno così suddivisi: Bolivia (€1,8 milioni), Guatemala (€6,3 milioni), Senegal (€10,9 milioni), Nepal (€9 milioni) e Filippine (€6,4 milioni). Il mese scorso, l’UE ha anche confermato un contributo di €3,5 milioni per le attività del WFP in Liberia comprese nel fondo UE per la Food Facility. Il WFP è la più grande agenzia umanitaria del mondo e l’organizzazione delle Nazioni Unite in prima linea nel rispondere ai problemi della fame. Nel 2009, il WFP prevede di sfamare 108 milioni di persone in 74 paesi. Visita il sito web in italiano: http://www.wfp.it

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »