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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘diversità’

La giustizia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

 Ho scritto queste cose trent’anni fa. Sta al lettore di oggi rilevare le eventuali diversità introdotte nel sistema giudiziario italiano e capire, come credo, quanto poco sia stato fatto per restituire al precetto giuridico la sua identità e il suo indirizzo nella realtà sociale e civile di un Paese che vorremmo definire a democrazia compiuta. Come posso ampiamente rilevare la società contemporanea, da una parte, ha fatto tesoro delle esperienze passate, recenti e remote, maturate negli studi approfonditi degli studiosi del diritto che, a mio avviso, hanno inteso, in questo modo, tutelare l’ordinato evolversi della “comunità” rispetto ai suoi compositi impegni ai quali è, di volta in volta, chiamata. Alla base di questo modello “evoluto e specialistico”, offertoci dall’amministrazione della giustizia, vi è stata da sempre la convinzione che solo una “società” ordinata, secondo certi principi universalmente riconosciuti e accettati dalle genti che sceglievano di vivere in comunità e che tracciavano un’area autonoma di territorio dove costruire il loro avvenire, potesse offrire una base concreta sulla quale poter assicurare forza e determinazione ai suoi progetti unitari. Scrivevo, infatti: “La storia, per altro, ci insegna che là dove è venuta meno la giustizia e con essa l’autonomia del giudice dagli altri poteri forti dello Stato, vi è stato il collasso statuale e la crisi è diventata irreversibile fino alle sue estreme conseguenze con le dittature, lo Stato di polizia e via dicendo. Ma la giustizia per essere valida non ha solo bisogno di buone leggi e quindi di un legislatore nato per essere “saggio, accorto e sensibile alle realtà del mondo che cambia”, ma deve far sentire la sua presenza facendo in modo che essa pervenga ai destinatari, attori o convenuti che siano, con tempestività, equità ed uniformità di giudizio a prescindere dalle loro condizioni sociali, dal ceto e dal ruolo politico svolto. Ebbene in Italia, e in una certa misura anche nel resto del mondo industrializzato e non, stanno venendo meno questi presupposti perché si sta scivolando sul piano inclinato di una giustizia che si vuole al servizio di qualcuno, ad usum delphini e non nell’interesse generale. Questo malessere è avvertito un po’ da tutti. Scriveva nel 1986, tra l’altro, il Presidente pro tempore della Corte di Appello di Roma Carlo Sammarco: “Finora il cittadino italiano nutriva una sostanziale fiducia nei suoi giudici, pur essendo ripagato con disfunzioni e ritardi. Di recente ha mutato atteggiamento: esso è divenuto critico se non sospettoso nei confronti dell’istituzione giudiziaria. La verità è che il giudice italiano è chiamato a rendere giustizia in una società che nell’ultimo trentennio si è profondamente trasformata e lo ha fatto ad un ritmo vertiginoso. L’avvento dello stato sociale, finalizzato a garantire a tutti i consociati i benefici conseguiti attraverso lo sviluppo economico, ha comportato la tendenza alla socializzazione del diritto; nel contempo il processo di democratizzazione del sistema socio-economico, per effetto di una imponente moltiplicazione dei soggetti economici sociali ed istituzionali, ha, a sua volta, sviluppato la tendenza al policentrismo del diritto, essendosi la funzione legislativa del Parlamento rivolta alla composizione degli interessi ed alla regolamentazione dei poteri dei corpi intermedi e dei gruppi in competizione fra di loro, per cui le leggi spesso si atteggiano a veri e propri statuti di gruppo. A queste due tendenze del diritto se n’è aggiunta una terza: la proliferazione del diritto; le leggi si accumulano, si contraddicono, si cancellano, il tutto in maniera caotica. Di conseguenza, è venuta appannandosi la posizione di terziarità del giudice, per cui taluno ha parlato di amministrativizzazione della funzione giudiziaria.” Ebbene mentre cambiavano a un ritmo inusitato i connotati sostanziali della giurisdizione e il ruolo del giudice si ampliava e si potenziava occupando spazi un tempo impensabile, non si provvedeva prontamente alla riconsiderazione della sua professionalità e al rinnovamento della legge concernente il loro status e dei codici di rito e tanto meno all’ammodernamento delle strutture organizzative. Cosicché, accanto alle disfunzioni di sempre, andatesi gradualmente aggravandosi, è venuta proponendosi una messa in mora per i modi in cui la giustizia è amministrata in Italia. Un evento, questo, carico di conseguenze negative per l’ordinato vivere civile della comunità nazionale di fronte alla quale non si può rimanere inerti e continuare a credere che tutto possa rimanere come prima. Ebbene nonostante questo e molti altri appelli apparsi sugli organi di stampa, non solo specialistici, e in tutte quelle sedi, compreso il Parlamento dove non solo si poteva informare ma anche decidere una svolta, nel senso voluto in apparenza da tutti, per ridare fiato alla questione giustizia e a conferirle quella funzione vitale per la tenuta stessa della democrazia, po o nulla è stato fatto. Queste riflessioni ho incominciato a farle nella prima stesura di questa pubblicazione, ovvero nel 1995. L’ho vista come la giustizia che si propone con sconti di pena, di condoni  e di amnistie, ma nessuno sembrava voler prendere il classico toro per le corna ed affrontare il problema alla radice. E’ sempre di quel tempo il commento-sfogo, fin troppo amaro, per quanto fosse realistico, di un magistrato, Fabio Salamone – chiamato a svolgere una delicata inchiesta – quando in un’intervista, rilasciata a un giornalista del “Corriere della sera”, dice: “Come il solito in questa Italia che continua a prendersi in giro, il problema non è posto correttamente, mi pare. Intanto, i processi una volta in piedi si devono fare. Salvo che il potere politico si assuma la responsabilità di bloccarli o modificarne la procedura in corso d’opera. Ovviamente – egli rileva – non spetta a noi magistrati decidere. Siamo solo dei tecnici che potremmo esprimere un parere, se richiesto, fermo restando l’obbligo di applicare leggi e norme fatte da altri, da un altro potere costituzionale, appunto quello legislativo. II chiarimento, quindi, va ricercato esclusivamente in sede politica.” Se ci soffermiamo un attimo a considerare proprio questo specifico aspetto richiamato da Salamone, per quanto ovvio, ci troviamo a dover registrare la prima grossa incongruenza nel sistema Italia. Il Parlamento legifera ed è quello che è chiamato a fare nel caso specifico, ma non ci sembra corretto, per non dire altro, che una volta affidate le leggi da esso emanate ai magistrati i quali, a loro volta, sono preposti per farle applicare, si debba dire “tra le righe” che se colpiscono certi uomini influenti le stesse norme non valgono più e che, ancor peggio, esistono degli “intoccabili” che possono rubare, uccidere e compiere qualsiasi illecito, ma guai a chi osa chiamarli a risponderne. Anche in questa circostanza continua a valere la logica del più forte, quella del vincitore che in guerra si vede assolte le sue atrocità mentre condanna quelle del nemico sconfitto, che trasforma in “eroi” dei biechi assassini e riduce a “carnefici” quelli dell’altra parte che hanno avuto il demerito di essere dei perdenti. Dov’è la giustizia in questi casi? E’ indubbiamente in un solo posto: nel cuore dei malvagi, dei prevaricatori, e allora non chiamiamola, ipocritamente, giustizia, ma qualcosa d’altro. E al contrario di quanto pensa Salamone, noi diciamo che in Italia, e aggiungiamo non solo in Italia, non si tratta di schizofrenia del potere politico quando affronta i temi della giustizia peccando di farlo senza uno studio sereno, né di avvalersi di emozioni legate a casi particolari tanto da valutare ogni grande tematica in rapporto solo alla soluzione di una singola emergenza, ma è qualcosa di ancora più grave. E’ vero e proprio disfattismo. La corruzione non è solo il frutto di una burocrazia malata, ma è la volontà di alcune categorie di voler comunque mestare nel torbido per ricavarvi il massimo profitto a costo zero. E a chi si straccia le vesti scandalizzato per queste oscenità da “ergastolo”, chiediamo se onestamente lo Stato italiano dalla sua unità a oggi abbia mai fatto qualcosa in nome di tutta la nazione o, più semplicemente, se non si sia servita del Meridione come di un semplice mercato di sbocco delle produzioni concentrate nel Nord.  Allo stesso modo si è comportata la Francia di Napoleone III nel momento in cui intese favorire l’unità d’Italia. La sua riserva mentale era quella di procurarsi uno spazio “privilegiato” per i  suoi commerci in Italia in ricambio degli appoggi resi. Le forze politiche devono avere la serenità di valutare i temi della giustizia nella loro globalità e senza preconcetti. C’è troppa confusione. L’ignoranza della legge non scusa, si dice. Ma non esiste un codex, un corpus con tutte le norme penali. Si fa una legge finanziaria e s’inserisce una norma penale. Si vara una legge sui bovini ed è lo stesso. Con la conseguenza che nessuno sa quanto siano i reati in Italia. A questo punto è urgentissimo ordinare la materia. Non dimentichiamo che nel nostro Paese vige un codice penale di una società che non esiste più. A questo si aggiunge il problema del sovraccarico degli uffici penali”. Dal libro di Riccardo Alfonso “Diritto e rovescio”

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Somiglianza e diversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Tutti conoscono la barzelletta del cammello e del dromedario. Perché, si domanda, il cammello ha due gobbe e il dromedario una sola? perché, si risponde: per distinguerli! Ma al di là della battuta alla sua base sta un problema scientifico e filosofico molto profondo. Infatti se due individui sono “gemelli” in tutti i sensi dobbiamo dire che sono lo stesso individuo? Scriveva Liebniz nell’enunciare il “principio degli indiscernibili”: “due cose individuali non possono essere perfettamente identiche e devono differire tra loro per qualcosa di più del loro semplice esser due.” A questo punto chiunque si rifiuterebbe di ammettere che due gemelli sono lo stesso individuo. La difficoltà sembra superarsi abbastanza facilmente notando, come fece Kant, che i due gemelli hanno necessariamente una collocazione diversa nello spazio.
Possono dunque avere tutte le caratteristiche eguali, ma non la posizione. Questo basta per distinguerli. Nonostante ciò la questione non fu risolta. Fa osservare G. Toraldo di Francia: “Le cose macroscopiche a misura d’uomo o più grandi non sono mai perfettamente identiche. Ma quando all’inizio di questo secolo, abbiamo cominciato ad entrare nel mondo delle particelle subatomiche, la situazione è cambiata radicalmente. Per quanto ne sappiamo gli elettroni hanno tutti identiche caratteristiche e lo stesso dicasi dei protoni, dei neutroni e così via. Possiamo dar loro un nome che li distingua ma la loro intrinsicità non muta. Tuttavia se da quello che si può sapere e calcolare ci viene detto che ad un dato punto e a un dato istante vi è la probabilità di trovare un elettrone di quel tipo e non un altro ciò non significa che siamo in grado di distinguere se è quello che gli abbiamo dato un certo nome o uno diverso. Le zone in cui è distribuita la probabilità di ciascun elettrone sono sovrapposte ed è proprio questo che rende le due particelle indistinguibili.” Tutto ciò diventa particolarmente evidente quando si parla di “meccanica statistica”. Il corpo di un uomo, ad esempio, è composto da un numero enorme di particelle. Il loro minuto comportamento ci sfugge. E’ inevitabile, a questo punto, ricorrere alla statistica e al calcolo di valori medi. Per fare questo è indispensabile calcolare quanti diversi casi microscopici corrispondono ad uno stesso stato macroscopico. Lo stato macroscopico che si realizza all’equilibrio è quello più probabile cioè quello al quale corrispondono un numero maggiore di casi microscopici diversi. In pratica significa che scambiare l’elemento A con il B vuol dire ottenere come risultato un altro caso. (Riccardo Alfonso)

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Diamo valore alle diversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 dicembre 2017

Università per Stranieri di PerugiaPerugia giovedì 14 dicembre, con inizio alle ore 12.00, nella Sala Goldoni di Palazzo Gallenga dell’Università per Stranieri “Diamo valore alle diversità. Pensieri, parole e azioni del progetto Openlab” è il tema che verrà trattato nell’incontro in programma. All’incontro, presentato da Giuliana Grego Bolli, prorettore dell’Università per Stranieri di Perugia, interverranno Monia Andreani, delegata Rettorale alla Disabilità e DSA; Maura Marchegiani, docente di Diritto Internazionale e Rolando Marini, docente di Sociologia dei Media. L’iniziativa, nata nell’occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità, sarà l’occasione per presentare il progetto “Open Lab” realizzato e promosso dalla Commissione per l’integrazione e il sostegno degli studenti con disabilità e DSA dell’Università per Stranieri di Perugia. Sarà infatti illustrata una serie di servizi offerti e, come casi studio, alcune esperienze di studenti. Alla giornata di approfondimento multidisciplinare sarà presente la Commissione per la disabilità e DSA: Umberto Bartoccini, Lauretta Burini, Matteo Palombaro, Valentina Severoni, Rita Stoppini.

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Incoraggiare la diversità

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

haysE’ divenuta ormai una priorità per la maggior parte delle aziende. E se le ragioni morali di questa scelta sono ovvie, l’ultima edizione di Hays Journal, pubblicazione del gruppo Hays, leader nella selezione specializzata a livello globale, mette in evidenza anche i vantaggi in termini di business di una policy di inclusione. Non avvalersi delle risorse in modo inclusivo potrebbe essere potenzialmente dannoso per l’azienda: ogni individuo è infatti dotato di qualità uniche e di un modo di pensare diverso rispetto a quello degli altri, che nascono da un background culturale specifico e dalle esperienze personali. Le aziende hanno quindi la possibilità di trarre vantaggio da queste differenze, sfruttando al meglio le capacità e i punti di forza di un gruppo di lavoro vasto ed eterogeneo.“Valorizzare il proprio team con un approccio improntato alla diversità è cruciale ed è qualcosa cui dovrebbero pensare tutti i leader”, dichiara Carlos Soave, Managing Director Hays Italia – “Riconoscendo il valore che i singoli individui possono portare all’azienda si incoraggia anche l’innovazione: le capacità di problem solving migliorano grazie al semplice fatto che le difficoltà vengono affrontate e risolte in modo diverso”.Oltre a favorire la cultura della diversità tra lo staff esistente, è importante che le aziende ne tengano conto anche nella definizione dei piani di assunzione. Avere uno team in grado di abbracciare la diversità e il libero pensiero è infatti un obiettivo che può essere raggiunto attirando i migliori talenti, mettendo in luce la diversità di esperienze e background. “Un’impresa deve incoraggiare l’uguaglianza fin dal processo di ricerca e selezione – continua Soave -. Dall’annuncio al colloquio, il recruiter deve infatti includere candidati con background personali e professionali diversi per eliminare ogni possibile pregiudizio nella scelta finale”Ogni professionista contribuisce in modo unico al successo di un’azienda, ma è responsabilità del manager capire i punti di forza e di debolezza del proprio team. Promuovendo la diversità fin dalla selezione, le imprese possono così assicurare alle nuove risorse la divisione più affine alle loro skill. “È dunque fondamentale per un’azienda – aggiunge Soave – sviluppare una cultura incentrata sull’inclusione e creare un ambiente in cui ogni dipendente possa condividere idee e pensieri nel rispetto dei colleghi”.
“Assicurarsi talenti è una sfida continua – conclude Yvonne Smyth, Global Head of Diversity di Hays. – Le imprese devono quindi pianificare e strutturare un processo di selezione inclusivo che permetta loro di raggiungere i professionisti migliori. Solo così potranno avere un ritorno sull’investimento negli anni a venire”.La nuova edizione dell’Hays Journal è disponibile al link: https://www.haysplc.com/our-expert-view/hays-journal/latest-issue (foto: Carlos Soave)

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L’unità fra cristiani in cammino

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2015

pontificia università gregorianaRoma. Da Martedì 20 ottobre 2015 (ore 18.00) – ogni 15 giorni – Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta 4. «L’unità dei cristiani non sarà il frutto di raffinate discussioni teoriche nelle quali ciascuno tenterà di convincere l’altro della fondatezza delle proprie opinioni. Verrà il Figlio dell’Uomo e ci troverà ancora nelle discussioni…». Un discorso schietto, quello di Papa Francesco a chiusura dell’ultima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che invitava a dare priorità ad altre strade: «Dobbiamo riconoscere che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità e supera i conflitti».A partire da questa indicazione, il ciclo di conferenze proposto quest’anno dal Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” della Gregoriana sarà “L’Unità fra cristiani in cammino”. I 14 incontri, a cadenza quindicinale, offriranno riflessioni e testimonianze del vissuto ecumenico nel presente e nella comune esperienza del martirio. «Questo consentirà di riconoscere ciò che già ci unisce, che è più grande di ciò che ci divide, e di ricordarci del sangue di coloro che ne hanno dato testimonianza fino alla morte» commenta il direttore del Centro, il gesuita Sandro Barlone. Che aggiunge: «Il Concilio Vaticano II aveva posto al proprio cuore il desiderio di Gesù dell’unità tra i suoi discepoli: una chiesa di Cristo che fosse in grado di mostrare e servire l’intima unione con Dio e l’unità di tutto il genere umano. A 50 anni di distanza l’appello è divenuto ancora più pressante: come possiamo vivere e testimoniare un’unità di vite, di preghiera, di pensieri che davvero sia per il mondo uno dei volti della misericordia di Dio?»
Martedì 20 ottobre il primo incontro, con il Prof. Alberto Melloni che introdurrà il ciclo da una prospettiva storica (“Il desiderio e l’unità: la traiettoria storica dell’ecumenismo”). Tra le voci chiamate a intervenire negli incontri successivi P. Etienne Vetö (Comunità Chemin Neuf), Enzo Bianchi (Comunità di Bose), Fr. Alois (Comunità di Taizé), i cardinali Peter Turkson e Kurt Koch, il Dr. Paul Bhatti, il Prof. Fulvio Ferrario, mons. Claudio Gugerotti e mons. Matteo Maria Zuppi.
Le conferenze, gratuite ed aperte a tutti, si svolgeranno il martedì, ogni 15 giorni, dalle ore 18:00 alle 20:00. Il programma annuale: http://goo.gl/dHOHTH

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La sicurezza è una cosa seria

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2015

farnesinaRoma, Mercoledì 9 Settembre 2015, ore 10,00 – 12,45 Farnesina, Sala Conferenze Internazionali (ingresso principale) conferenza promossa dalle Reti di Ong AOI, CINI, LINK 2007 con l’Unità di Crisi e la DG per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Partecipa il Ministro Paolo Gentiloni. Le Ong operano spesso in contesti di grave crisi umanitaria. A spingerle è il senso e il valore dell’essere umano, della solidarietà, dell’imperativo umanitario che ‘impone’ loro di soccorrere e proteggere popolazioni in fuga o in pericolo a causa di guerre, fame, catastrofi naturali. Molte Ong da tempo hanno adottato misure per tutelare la sicurezza delle operatrici e degli operatori, considerandola prioritaria. L’ampliamento dei soggetti che esprimono solidarietà e la crescente complessità dei contesti operativi richiedono una loro più generalizzata presa di coscienza, un approccio più attento e prudente che nel passato e una migliore conoscenza delle misure da adottare La sicurezza del personale va infatti salvaguardata dotandosi di regole, procedure e formando gli operatori ma va anche interpretata nella diversità dei contesti, realtà e problematicità, che devono essere conosciuti nella loro complessità. L’attenzione deve rivolgersi all’indispensabile equilibrio tra l’imperativo umanitario che spinge a perseverare nell’azione di aiuto e protezione e la valutazione del rischio per gli operatori, italiani, internazionali e locali. L’esperienza delle Ong nelle aree di crisi e di conflitto è cresciuta negli ultimi 25 anni e si è adeguata costantemente alle situazioni divenute più difficoltose. Hanno adottato codici di sicurezza che vincolano il proprio personale e puntano a gestire i rischi, anche in coordinamento con altre Ong italiane e internazionali, con la Cooperazione italiana, le Agenzie dell’Onu. L’osservanza dei codici e la maggiore attenzione non possono da soli assicurare l’incolumità, ma rappresentano i più validi strumenti per tutelare la sicurezza degli operatori. Il confronto tra Ong e Unità di Crisi del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Maeci), rispettoso delle differenti finalità, può aiutare ad individuare le migliori ed efficaci modalità per poter coniugare sicurezza e azione umanitaria. Grazie alla discreta conoscenza del territorio in cui operano le Ong possono essere una risorsa per la comprensione delle dinamiche di quei contesti. Esse sono inoltre coscienti che la loro è spesso la sola presenza italiana a soccorso di vittime inermi, dei più vulnerabili, di quanti fuggono per salvarsi e salvare la propria dignità umana. È una responsabilità che ogni operatore e operatrice sente fortemente, cercando di dare il meglio di sé nel valorizzare il proprio paese. Sapere che l’Unità di Crisi del Maeci e il Governo italiano sono attenti a questa presenza di umanità, solidarietà e fratellanza, pronti a sostenerla e proteggerla nei momenti di maggiore rischio, è per le Ong italiane un incoraggiamento.La nuova legge 125/2014 ha giustamente aperto il sistema italiano della cooperazione allo sviluppo a nuovi soggetti della società civile. Se alcuni hanno già acquisito una buona esperienza con attività solidaristiche e di cooperazione anche in contesti di conflitto, altri devono approfondire la cultura dell’emergenza e della gestione del rischio, a garanzia della sicurezza del personale. Esistono anche gruppi di volontariato o singoli volontari che, pur nella positività della generosità e fratellanza che esprimono, possono mettersi inavvertitamente in situazioni di rischio eccessivo se non inseriti o collegati ad organizzazioni con esperienza in tali contesti e conoscenza delle dinamiche collegate politiche, sociali, religiose, economiche, claniche. Occorre quindi favorire una sensibilità culturale diffusa, tale da scoraggiare iniziative basate unicamente sulla generosità senza tener adeguatamente conto delle difficoltà che si possono creare, per sé e per altri. Va cioè enfatizzata l’etica della responsabilità anche rispetto alle conseguenze delle proprie scelte e la necessità di formazione al lavoro nei contesti difficili, specie se in conflitto.
Le tre Reti delle Ong – AOI, CINI, LINK 2007 – con la Conferenza intendono proporre alcuni principi per una collaborazione in materia di sicurezza tra le Ong / Organizzazioni della società civile e le Istituzioni del Maeci.. A tali principi potranno aderire le singole Ong e le altre Organizzazioni della società civile impegnate in interventi solidaristici e di cooperazione all’estero con assenso formale tramite il sito http://www.dovesiamonelmondo.it – sezione per le Ong/Osc di cooperazione internazionale. Alla Conferenza sarà inoltre presentato un dossier frutto del lavoro congiunto tra Ong e Unità di Crisi: “Suggerimenti per la gestione dei rischi e la sicurezza degli operatori delle organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale”. Esso condensa, in alcuni brevi capitoli, informazioni utili a fornire una visione d’insieme delle problematiche relative alla sicurezza in contesti potenzialmente pericolosi e suggerisce comportamenti e regole da adottare. Un insieme di suggerimenti a cui potersi ispirare: spetta infatti ad ogni organizzazione definire – a seconda della propria specificità, dei paesi di intervento e della soggettiva percezione e valutazione del rischio – il proprio piano per la sua gestione e le proprie procedure di allerta.La Conferenza intende quindi essere un’occasione per capire che “la sicurezza è una cosa seria” e si chiede la collaborazione dei Media per diffondere questa indispensabile consapevolezza, che può convivere con l’irrinunciabile dovere umano di altruismo, generosità e solidarietà.

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Politica: le ragioni del rinnovamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

Rita Borsellino, ativista italiana anti-máfia....

Image via Wikipedia

Editoriale Fidest. Le primarie del Pd a Palermo sono, a mio avviso, un chiaro segnale rivolto al popolo del centro sinistra per un rinnovamento radicale della classe dirigente del partito e delle sue candidature nelle amministrazioni locali e politiche. Questo non significa che Rita Borsellino con la sua storia e il suo prestigio debba essere considerata perdente. Tutt’altro. A lei va il rispetto che le si deve, ma in queste cose occorre distinguere i ruoli che si devono assegnare e i compiti che ne sono conseguenti. Palermo come città, come amministratori non ha bisogno di “icone” ma di giovani intraprendenti e volitivi. La città non è facile da governare. Occorre riservarle un impegno che richiede forza, costanza, visione di un futuro che non possono prescindere da un ruolo dinamico della vita stessa che pulsa nelle vie, nelle piazze, tra i monumenti e il sociale.
Sul piano più generale ho già da tempo scritto che esiste un malessere generalizzato dell’opinione pubblica nei confronti di quella classe dirigente di tutti i partiti che in qualche modo si richiama al passato e, nella fattispecie, Bersani è figlio di quella stirpe. Lo ha compreso Berlusconi, sia pure tardivamente, candidando a segretario Alfano ed è stato persino profetico nell’affermare che gli altri segretari gli devono fare le scarpe perché è il migliore in assoluto. Traducendo il suo pensiero possiamo dire che lo ha detto riferendosi al “vecchiume” che caratterizza la classe dirigente degli altri partiti e, in special modo, del Pd. Alfano, di certo, non è il meglio, tutt’altro, ma nonostante ciò riesce a fare la differenza.
Per il Pd è una lezione che viene da lontano: pensiamo ai sindaci di Milano, di Napoli e di Firenze. Non tutti giovani ma con un identico comune denominatore: niente che li collegasse con la vecchia nomenclatura. Forse Ferrandelli non è frutto di una garanzia, al di sopra delle parti, considerato il filone dal quale discende, ma gli elettori del centro sinistra nelle primarie lo hanno visto il solo capace di portare una ventata di rinnovamento, nonostante tutto. Ed anche tale circostanza dimostra la miopia della classe dirigente del Pd nazionale e locale nel non aver colto dalla società civile quelle identità, che di certo ci sono, per farle emergere e portarle all’attenzione del proprio popolo.
A questo punto riprendo la proposta che feci: azzerate la classe dirigente del Pd. Portate avanti “facce nuove” sia pure non anagraficamente giovani, ma credibili, serie, preparate e soprattutto onesti e vi ritroverete con un elettorato riconquistato, fiducioso e recettivo. Ma temo, come in passato, che quanto affermo sia e resti una vox clamantis in deserto, purtroppo. E che si voglia licenziare una regola come se fosse un’eccezione, quella della continuità senza diversità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Celebrazione della diversità

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2011

Bergamo, a partire da venerdì 1 luglio la città di Bergamo presso la sede del Patronato, ubicato in Via M.Gavazzeni 3, e fino alla sua chiusura, l’11 settembre 2011. si vestirà di diversi colori in occasione del Primo Festival delle Culture Etniche e Tradizioni “Il Giardino dei Popoli”. Nel giardino del Patronato San Vincenzo si riuniranno i rappresentanti di diversi paesi dell’ Africa, Asia e America Latina che vivono nel Nord Italia, in particolare della Lombardia, per condividere il loro patrimonio sociale e culturale in quella che diventerà una vera celebrazione della diversità. Arte, musica, danza, tradizione, cibi internazionali, sport e attività accademiche fanno parte della programmazione del “Giardino dei Popoli”.
Il Giardino dei Popoli vedrà, sin dall’inizio, la nutrita partecipazione di artisti provenienti dai 3 continenti. L’apertura del Festival sarà a carico del gruppo AfroSoundAlafia, dell’artista camerunense Nathan Francesco, della banda tradizionale boliviana “Incontro” e dei ragazzi dell’Hip-Hop Live show. Per tutti i weekend estivi i bergamaschi possono incontrarsi e godere del meglio della cucina internazionale. Il buffet inaugurale della serata sarà un aperitivo che racchiuderà i diversi sapori e aromi del mondo. I partecipanti saranno deliziati con il miglior cibo del Brasile, Colombia, Bolivia, Cuba, Perù, India, Filippine, Nigeria, Camerun, Senegal, Congo e tanti altri. Pogramma inaugurale:
• Ore 18.00: Accoglienza ospiti con spettacolo fatto da bambini di oltre 15 nazionalità diverse.
• Ore 18:30 Taglio del nastro da parte di un rappresentante della curia di Bergamo e altre autorità. Preghiera e avvio del Festival.
• Ore 18:45 Spettacolo musicale del gruppo AfroSoundAlafia
• Ore 19:10 Discorso inaugurale e primo intervento dei servizi sociali educativi attivi sul territorio, referente sig.ra Dell’Orto.
• Ore 19:30 Buffet per gli ospiti
• Ore 20:00 Spettacolo di Francis Nathan, artista camerunense.
• Ore 20:40 Secondo intervento Dott. Alfio Tornello
• Ore 20:40 Esibizione gruppo etnico “ENCUENTRO” (musicisti boliviani)
• Ore 21:30 Interviste
• Ore 21:40 Spettacolo musicale gruppo AfroSoundAlafia
• Ore 22:30 Esibizione finale
• Ore 23:00 Live hip hop
• Ore 23:40 Chiusura

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8° Festival dell’India

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2011

Pescara il 1-2-3 luglio 2011 L’evento, che ogni anno viene arricchito di nuove importanti tematiche, è diretto a tutti indistintamente, vista la poliedricità dei programmi e degli interventi in esso contenuti. Lo scopo, infatti, non è solo un pretesto per far conoscere, in modo interessante, unico, magico e divertente, delle realtà che nell’immaginario comune sono conosciute con lo stereotipo di “esotiche”, ma perché conoscere altre culture è un’occasione di stimolante crescita. Ritengo che queste “altre” diversità possano offrire molto più che un semplice tuffo in acque trasparenti, ciuffi di palme, oli profumati e spezie. Sono portavoce di profonde culture e spiritualità conosciute o “misconosciute” che possono affascinare e conquistare anche il visitatore più distratto se ha la possibilità di fruirne. La mia primaria intenzione è proprio quella di portare al pubblico gli altri aspetti, i meno noti, farli conoscere e apprezzare, e questo aiuta ad aprire aree sconosciute della nostra mente. Spalancare delle porte ad altre realtà culturali, significa portare dei valori in più in una società che ormai di valori è carente, e questo consente di evitare le intolleranze e i razzismi assurdi che sembrano, invece che diminuire, moltiplicarsi. Per migliorarsi e “migliorare” sia il RISPETTO che è la base di un sano vivere comune (in famiglia e nella società) sia la vita in generale. Le elevate, utilissime, discipline come lo Yoga, l’Ayurveda e…. i differenti modi di intendere la Spiritualità, vengono veicolati e resi accessibili attraverso l’antichissima e sublime arte indiana. Per questo motivo, nel Festival vengono proposti il Congresso Yoga e Ayurveda, il Simposio della Spiritualità e il Cponvegno di Psicologia che, anche se in modo separato dal contesto ludico, sono nel contempo accessibili anche a un pubblico meno “addetto ai lavori” e, forse, più interessato ai profumi, alle spezie, alla cucina e agli spettacoli ma che poi viene attratto anche dalle millenarie e affascinati discipline.
Un modo per consegnare nelle mani di chi vuole cambiare in meglio la propria vita, uno strumento di conoscenza (sempre con rispetto per ogni idea a favore o contraria) che penso sia importante per dare dei valori a un’umanità ormai sull’orlo del collasso e che vuole dare un colpo di coda alla propria esistenza. HARI OM

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Roma: sicurezza stradale

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2011

Roma 12 aprile alle ore 12.00 presso la sala Gonzaga in Via della Consolazione n. 4 presentazione pubblicazione del volume realizzato per conto della Commissione Sicurezza di Roma Capitale e del Comando Generale di Polizia Municipale di Roma dal titolo “Polizie Locali nel Lazio: diversità e prospettive” “L’incremento del numero di agenti della Polizia Municipale in alcune zone calde della città e negli incroci più trafficati è il segno tangibile di come l’amministrazione capitolina si impegna, grazie all’opera dei suoi caschi bianchi, nella lotta al degrado e nella tutela della sicurezza pubblica.  E’ questa una risposta alle richieste dei cittadini romani, che anche recentemente hanno segnalato alla Commissione sicurezza l’esigenza di intensificare il controllo sulle strade. Si tratta di un grande sforzo per la Polizia Municipale di Roma, e gli agenti si preparano a sostenerlo cercando di contemperare questa necessità con gli altri numerosi compiti cui ogni giorno fanno fronte con abnegazione e professionalità, dimostrando ancora una volta di essere una grande risorsa per la città”  – lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, Presidente della Commissione sicurezza di Roma Capitale, in merito al progetto di rafforzamento dell’opera di fluidificazione del traffico urbano presentato oggi dal Sindaco Alemanno.“Bisogna lavorare ancora per restituire alla Polizia Locale il ruolo fondamentale che le compete nel comparto sicurezza, colmando i vuoti normativi e puntando all’ottimizzazione del servizio grazie alla formazione, all’incremento dei mezzi e delle tecnologie” – conclude Santori.

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Formigoni sulla Libia a Radio 24

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

Dichiara Formigoni: “La voce grossa di Sarkozy e di Cameron sono mosse anche dalla volontà di riaffermare una presenza forte in Libia appoggiando gli insorti”  “La posizione italiana non si è limitata a dire no all’intervento militare, ma ci siamo mossi per primi per portare aiuti umanitari: questa era la strada giusta e questa deve continuare ad essere la giusta strada. “Lo dice Formigoni a Radio 24 sulla situazione in Libia. “La diversità di posizioni è una differenza di interessi – continua Formigoni a Radio 24 – gli interessi americani nella zona sono diversi da quelli europei e anche la stessa Europa è all’interno fortemente divisa. La voce grossa di Sarkozy e quella di Cameron sono mosse anche dalla volontà, dico anche,di riaffermare una presenza forte in quella zona appoggiando una parte in lotta, quella degli insorti in vista e nella speranza di poter recuperare delle posizioni che ad oggi non li vedono così presenti come altri paese, ad esempio l’Italia” conclude il Governatore della Lombardia.

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Diversità e identità umana

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2011

Le generazioni che stanno vivendo la nostra contemporaneità sono chiamate a risolvere un problema esistenziale essenziale e che con il trascorrere del tempo diventa sempre più pressante e improcrastinabile. Si tratta di irrobustire la propria identità, integrità e dignità personale e ove si fossero smarrite di andare a recuperarle. In altri termini siamo consci che si è allentato l’amore verso i propri simili e la natura che ci ospita e tale defaillance è a tutti i livelli: morale, sociale, culturale, economico e spirituale. Lo notiamo, in pratica, con il rallentamento dei costumi, la poca rappresentatività di coloro che ci governano e l’esempio degradante dei loro comportamenti. Le ricadute sono inevitabili nello sviluppo, nella maturazione nella crescita dell’umanità. Rischiamo di parlare di libertà ma non di opera di liberazione ricadendo nella schiavitù del mondo. Parliamo spesso di istruzione, educazione, assistenza sociale ma finiamo con il fare dell’essere umano un’immagine sempre meno coerente con l’ideale. Dimentichiamo, sovente, che il bene della persona umana, la sua identità personale sta a fondamento di ogni società. Se noi non siamo conseguenti a questo volere noi finiamo con lo spezzare la catena che allaccia l’identità dell’esistente creato alla perfezione spirituale. Questo percorso virtuoso ha un senso e ci dà una risposta se noi nella nostra individualità riusciamo ad esprimere una forza interiore capace di esteriorizzare i suoi principi animatori e di saper discernere la guida, una sorta di primus inter pares, per illuminare il nostro cammino eliminando, man mano i vari coni d’ombra. Ecco perché non possiamo accettare che il nostro alfiere si mostri poco all’altezza del compito assegnatogli. Da qui l’invito a cercare non chi deve necessariamente essere a capo di un esercito o di un governo ma chi dalla guida di questo esercito e di questo governo sappia trasfonderne un insegnamento morale per gli spiriti più deboli. E se il nostro discorso vale per quello che è dobbiamo fare in modo che la democrazia affondi sempre e comunque, nella terra feconda che si chiama libertà, giustizia, fratellanza umana. Cerchiamo quindi gli uomini e le donne forti sulla tenuta dei valori perché essi siano per noi la luce che ci guida lungo una strada a tratti impervia per una meta che ci accomuna e della quale dovremmo, sempre, restarne degni beneficiari. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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No alla demonizzazione dei dialetti

Posted by fidest press agency su martedì, 14 dicembre 2010

Il quotidiano “La Repubblica” raccoglie la provocatoria segnalazione lanciata dall’associazione “Forche Caudine” contro la demonizzazione dei dialetti operata dalla Rai con i suoi spots sull’anniversario dell’unità d’Italia. “Il nostro non è ovviamente un atto nostalgico per l’Italia dei dialetti – spiegano all’associazione “Forche Caudine” – ma una riflessione sul fatto che l’Italia stessa è frutto dell’unione di diversità e non può quindi cancellare o ripudiare i valori alla base della cultura immateriale, delle relazioni umane o della convivenza civile. Oltrepassare i dialetti significa dimenticare i più importanti autori della letteratura italiana, ma anche gli artisti in campo musicale e teatrale”.

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In memoria di Domenico Musti

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2010

Si è spento l’altro ieri Domenico Musti, illustre docente di Storia greca, maestro di molte generazioni di storici e archeologi che si sono formati all’Università di Roma “La Sapienza”.
Ne vogliamo serbare il ricordo di persona pacata e appassionata, ripensando alle oceaniche lezioni nell’aula XXII e all’Odeion, il suo manuale di Storia Greca che ha consentito a molti di noi di avvicinarsi a questa materia appassionandoci e vivendola come il romanzo di un popolo: «Il modo più autentico di mostrare rispetto per la storia dei Greci è sentirla e trattarla, innanzitutto e semplicemente, come storia di gente che ha vissuto. “L’esperienza dei Greci non è librata sulla vita e lontana da essa; è la vita stessa e la realtà nella diversità delle sue manifestazioni: con in più però qualcosa che ne fa un precedente grandioso per tutta l’esperienza umana, cioè la coscienza, la riflessione, la teorizzazione, la parola che le ha espresse, la scrittura che ha dato alla parola forma stabile e, a suo modo,definitiva» (Confederazione Italiana Archeologi)

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Giornata di incontri

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

Assisi –  23 ottobre – Alle ore 11.30, presso la sala stampa del Sacro Convento di Assisi, si terrà la conferenza stampa di presentazione dell’evento “Carismi in Comunione, una giornata di incontri tra Movimenti ecclesiali e Istituti religiosi per attuare quanto la Chiesa si attende dalle sue espressioni carismatiche sorte lungo i secoli. Una giornata dedicata alla comunione fra i Carismi, definiti da Giovanni Paolo II una significativa componente “coessenziale” della Chiesa che permette di mostrare la bellezza nella diversità e di ammirarli anche nella bellezza del loro insieme, così come Dio li vede.

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Affini diversità: Forlani, Marini e Schiano

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2010

Arezzo fino al 9/10/2010 via Guglielmo Oberdan, 30 Inaugurazione 18 settembre ore 18
a cura di Daniela Meli  L’esposizione, ad ingresso libero, resterà aperta fino al 9 ottobre 2010, secondo i seguenti orari: dal martedi’ al venerdi’ dalle 17.00 alle 19.45; il sabato dalle 16.30 alle 19.45; la prima domenica del mese dalle 15.30 alle 19.45; chiuso lunedi’.  Magistrali acquerelli, palpitanti e delicati, di piccolo e grande formato, parallelamente ad intensi e materici dipinti ad olio, dalla potente carica espressiva, concorrono a svelare le diverse sensibilità delle tre artiste, protagoniste esclusive della rassegna.  Silvia Forlani, alla sua seconda partecipazione espositiva presso la galleria RiElaborando (nell’ambito della collettiva “Cronache quotidiane” marzo-aprile 2010), e Nadia Marini trasfondono sulla carta i loro pensieri pittorici indagando i molteplici aspetti del reale. Attraverso colori tenui, stesi a pennellate leggere, restituiscono la bellezza della natura, in forma luminosa e serena: a volte, allargando il raggio della visuale, altre volte, stringendo il campo su di un dettaglio minore, in ogni caso, sempre con freschezza, sia d’invenzione che di tocco. (affini diversità)

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Mostra “Affini diversità”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2010

Arezzo 18 settembre 2010, alle ore 18.00, presso il Centro per l’arte contemporanea RiElaborando (via Oberdan 30,) si inaugura la mostra “Affini diversità”, di Silvia Forlani, Nadia Marini e Lucia Schiano, a cura di Daniela Meli.  L’esposizione, ad ingresso libero, resterà aperta fino al 9 ottobre 2010, secondo i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 17.00 alle 19.45; il sabato dalle 16.30 alle 19.45; la prima domenica del mese dalle 15.30 alle 19.45; chiuso lunedì.  Magistrali acquerelli, palpitanti e delicati, di piccolo e grande formato, parallelamente ad intensi e materici dipinti ad olio, dalla potente carica espressiva, concorrono a svelare le diverse sensibilità delle tre artiste, protagoniste esclusive della rassegna.  Silvia Forlani, alla sua seconda partecipazione espositiva presso la galleria RiElaborando (nell’ambito della collettiva “Cronache quotidiane” marzo-aprile 2010), e Nadia Marini trasfondono sulla carta i loro pensieri pittorici indagando i molteplici aspetti del reale. Attraverso colori tenui, stesi a pennellate leggere, restituiscono la bellezza della natura,  in forma luminosa e serena: a volte, allargando il raggio della visuale, altre volte, stringendo il campo su di un dettaglio minore, in ogni caso, sempre con freschezza, sia  d’invenzione che di tocco. L’arte di Lucia Schiano si presenta diversamente, imbevuta di un irriducibile senso vitalistico,  come  già è stato possibile cogliere in occasione della sua personale tenuta presso la galleria RiElaborando (“Physis –  Mimesis” giugno 2008). I nuovi lavori sprigionano energia, impressa con vigore creativo, arditezza cromatica e spessore d’impasto. Il repertorio insiste sulla figura umana e sul paesaggio, ruotando intorno al tema del vivere nella sua complessità.Un profondo sentire, quindi, accomuna le tre artiste che, allo stesso tempo, ben si differenziano per le rispettive distinte modalità espressive. Nell’insieme, pertanto, una lunga sequenza di opere autenticamente eloquenti. (vaso di rose)

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Venere.com svela il look degli europei

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

In occasione del concorso indetto da Venere.com in collaborazione con The Mall (http://www.themall.it) – l’outlet di lusso situato nella campagna toscana, che ha visto in palio un intero weekend di shopping tra le firme più esclusive – Venere.com ha chiesto agli user europei di identificarsi in uno stile che si abbini ad uno dei designer presenti presso The Mall. Venere.com ha raccolto le risposte e il risultato è stata una netta diversità tra le “abitudini fashion” dei maggiori paesi del continente.  Come era immaginabile, gli italiani si sono perfettamente identificati con il modello “Gucci”, preferendo per le proprie vacanze un attico con terrazzo (43%) a New York (44%) e una graffiante Ferrari (31%) per muoversi tra l’Upper East Side e il Village: un look glamour, ricercato e attento al dettaglio, sempre in cerca di quel capo di tendenza contraddistinto però da un eleganza raffinata.  Per il tipo “Gucci” Venere.com consiglia il Carlyle Hotel a New York – a partire da EUR 351 http://www.venere.com/it/rosewood-hotels/new-york/the-carlyle-rosewood-hotel/  Tedeschi e francesi invece dichiarano di preferire per le vacanze la tranquillità di una villa con piscina (44% e 51%), dove poter sfoggiare un look sportivo ma chic con una forte influenza fashion, a bordo possibilmente di una sfavillante Porsche (55% e 47%) tra i grattacieli di Dubai (58% e 63%), la perla degli emirati arabi da qualche anno meta delle “vittime del fashion”. Tutto ciò si identifica esattamente con il modello “Burberry”, un brand sportivo ma chic, dall’inconfondibile pattern che ormai è diventato status symbol dell’alta borghesia.  Per il tipo “Burberry” Venere.com consiglia l’ Hotel Habtoor Grand Resort & Spa a Dubai – a partire da EUR 92 http://www.venere.com/it/hotel/dubai/habtoor-grand-resort-spa/  Per quanto riguarda infine inglesi e spagnoli, inaspettatamente la “strana coppia” si trova allineata sulle tendenze di stile, per quanto riguarda la scelta come luogo prediletto di un castello in campagna (49% e 47%) magari nel verde di Anacapri, la parte collinare dell’isola a cui appartiene anche la famosa Grotta Azzurra (65% e 59%). Tra passeggiate a strapiombo sul mare e le bouganville, il tipo “Bottega Veneta” ama concedersi il lusso di una Rolls Royce (40% e 44%).  Per il tipo “Bottega Veneta” Venere.com consiglia l’Hotel Blu Capri Relais ad Anacapri – a partire da EUR 250 http://www.venere.com/it/hotel/anacapri/hotel-blu-capri-relais

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Sviluppo Nord-Sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2010

Le diverse condizioni di sviluppo delle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud non rappresentano certo una novità Direi piuttosto che costituiscono un tema ricorrente da quando si è formata l’unità d’Italia Da qualche tempo però l’argomento è stato fortemente ripreso dalla stampa non solo nazionale ed è stato oggetto di alcuni saggi che hanno messo in evidenza con dati statistici di attualità la reale portata di questa diversità.  Cito solo il recente libro di Luca Ricolfi: “Il sacco del Nord” (ed. Guerini e Associati) e le dichiarazioni di alcuni esponenti politici tra i quali hanno destato una certa sorpresa le recenti dichiarazioni di Enrico Letta. Il fatto è che le cifre parlano chiaro, anche se vanno interpretate nella giusta misura. Anche nell’ambito europeo, mentre le regioni del Nord d’Italia registrano valori di Pil pro capite simili a quelli delle regioni più sviluppate di Francia e Germania, il Sud dell’Italia è fermo a valori pari al 70-75 per cento della media europea.  Come si è detto, sappiamo da tempo che il Mezzogiorno è in uno stato di arretratezza rispetto al Nord. Allora per quale motivo se ne parla con maggiore enfasi, con toni e finalità molto diverse rispetto al passato? Essenzialmente per due motivi:  Il primo è che le differenze anziché ridursi, come si è creduto (o meglio sperato) negli scorsi anni, si sono accentuate, e questo nonostante gli aiuti economici pervenuti sia dal governo nazionale che dall’UE.  Il secondo motivo, fortemente legato ad avvenimenti più recenti, è dovuto ai successi elettorali della Lega Nord e al diffondersi, anche in strati della popolazione culturalmente più elevati, della convinzione che l’unità d’Italia, di cui ricorre fortuitamente il 150° anniversario, avrebbe più correttamente dovuto realizzarsi con un modello confederale (o al massimo federale) come da molti patrioti anche a quel tempo propugnato. Ma esiste un terzo motivo, non ancora entrato nelle cronache quotidiane, ma che a mio parere va attentamente considerato. Le recenti vicende della crisi dell’euro sono state causate da sostanziali differenze di produttività dei paesi membri, che vedono agli estremi opposti due partner come la Grecia e la Germania.  Una politica economica del Regno d’Italia, dettata dall’efficienza del Nord, ha generato la “questione meridionale” e prodotto un divario nello sviluppo del Nord rispetto a quello del Sud che nel 1861 non c’era. Se l’esperienza insegnasse qualcosa, anziché inneggiare allo scampato pericolo di una crisi dell’euro, dovremmo meditare sul futuro e analizzare con più attenzione la proposta di alcuni giovani economisti (voglio citare Luigi Zingales) che in questi giorni hanno sfidato l’opinione pubblica prevalente, proponendo una ristrutturazione del debito pubblico dei paesi in pericolo e, perché no, due euro, uno per i paesi più efficienti ed uno per i paesi meno efficienti. A pensarci bene, la svalutazione resta l’unico vero strumento per aggiustare economie eterogenee * Le altre soluzioni sono irrealizzabili e socialmente improponibili * In fin dei conti, a riprova, la svalutazione è la soluzione di mercato per ricreare un equilibrio che svariati fattori hanno nel tempo modificato. E’ un feed-back naturale che la solita mano invisibile porge spontaneamente Ma allora i nostri governatori politici che funzioni avrebbero?(Tomaso Freddi, consulente d’impresa – fonte j buon giorno impresa in sintesi) (precedente: qui)

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Festival: Nei suoni dei luoghi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2010

Udine 14 giugno 2010 alle 11.30, presso la Sala Kugy della Regione Friuli Venezia Giulia conferenza stampa di presentazione della dodicesima edizione del Festival Musicale Internazionale Nei Suoni dei Luoghi, Interverranno: Massimo Gabellone – Presidente dell’Associazione Progetto Musica e Coordinatore Generale di Nei Suoni dei Luoghi Alberto Bergamin, Sindaco di Medea (Comune capofila) Provincia di Gorizia (Ente promotore) Franco Calabretto, Direttore del Conservatorio “J. Tomadini” di Udine Massimo Parovel, Direttore del Conservatorio “G. Tartini” di Trieste La valorizzazione della “filiera” della formazione musicale internazionale, dell’eccellenza e della diversità tra prassi esecutive, come obiettivo della nuova edizione della manifestazione;  L’istituzionalizzazione (Protocollo  multilaterale siglato nel 2009) della collaborazione tra la Associazione Progetto Musica e le istituzioni di alta formazione musicale di ben sette paesi (Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia, Montenegro, Albania), e i futuri scenari del Festival, tra sviluppo di nuove progettualità musicali e di cooperazione internazionale, e ricerca di risorse economiche a livello europeo;  Il consolidamento e l’estensione internazionale della “rete territoriale di cooperazione internazionale” nata dalla collaborazione tra istituzioni territoriali, sovra-nazionali, sponsor e istituzioni formative, e in particolare i nuovi obiettivi della collaborazione tra Regione Friuli Venezia Giulia, Associazione  Progetto Musica e l’agenzia UNDP delle Nazioni Unite: questi alcuni fra i temi che, assieme al programma del Festival e ai risultati della scorsa edizione, i rappresentanti della nostra Associazione saranno lieti di presentare.

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