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Il Paese di Alice: Vorrei vivere in un Paese diverso ma non è facile

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Il nostro Paese è sulle prime pagine di tutti i media del Pianeta. Abbiamo vinto i campionati mondiali di calcio? Altri tempi… Abbiamo “solo” Venezia sott’acqua. Come già tanto tempo fa, il 4 novembre 1966. Solo che all’epoca Venezia fu “fregata” da Firenze che conquistò alla grande le prime pagine di tutto il mondo. Una gara? Non credo piaccia a nessuno, ma a posteriori ne possiamo anche parlare in questi termini. Il problema è che non c’è la parola “fine” ad eventi del genere.
Non ci funziona il telefono o dobbiamo attivare una nuova linea. Chiamiamo il nostro gestore e ci viene fissato un appuntamento. Spesso a questo appuntamento non si presenta nessuno, e altrettanto nessuno ci avvisa che il tecnico non sarebbe venuto.
Ci si rompe il televisore o la lavatrice o il computer. Chiamiamo il servizio di assistenza. Consegniamo il dovuto e ci viene fissata una data entro cui l’elettrodomestico riparato ci verrà consegnato. Passa questa data e non succede nulla.
E’ da due ani che, nella sede di Aduc, quando piove, dal lucernario scendono gocce d’acqua, tant’è che, in base alle stagioni, spostiamo le scrivanie. Nel frattempo è anche cambiato il proprietario dell’immobile, e questo ha anche forse dilungato la soluzione del problema. Il precedente diceva di aver risolto, ma la soluzione è durata al massimo un paio di mesi. L’attuale proprietà, da luglio ha inviato squadre di architetti, geometri, muratori ed affini che, oltre a costarli molti soldi, dopo due mesi hanno detto anche loro di aver risolto, ma oggi, nell’ultimo mese, il “gioco” dello spostamento delle scrivanie continua.
Spostiamoci sul pubblico con la visita medica all’Asl. Fiduciosi chiamiamo o andiamo per fissare, abbiamo letto tanta pubblicità che la nostra Asl ha tempi in cui tengono conto delle esigenza del paziente/utente. L’appuntamento ci viene fissato dopo mesi e mesi, e magari in una sede fisica non proprio funzionale al nostro domicilio…. Ma non era l’Asl che… “esigenze”, etc? “Sì, ma il suo caso è diverso…”.  Solo un recente esempio. La legge 117/2018 (duemiladiciotto) è intervenuta sul codice della strada, sull’art.172, introducendo l’obbligo di utilizzare un dispositivo di allarme antiabbandono sui seggiolini per i bambini trasportati in auto. L’obbligo avrebbe dovuto attivarsi decorsi 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto attuativo -che doveva arrivare nel Dicembre 2018 (duemiladiciotto)- ed aveva anche indicato come termine ultimo il 1 Luglio 2019. Ma il decreto è arrivato in ritardo, proprio nei giorni scorsi (e i media ne hanno parlato tanto) ben oltre Luglio 2019, ma nonostante questo i 120 giorni sono stati rispettati e dallo scorso 7 novembre la legge è in vigore e chi non la rispetta paga le multe del caso. In poco più d una settimana tutti si devono adeguare… e i prezzi dei seggiolini, quando si trovano, sono alle stelle. Spesso si incontrano cartelli, quasi sempre in uffici della pubblica amministrazione, con scritto “E’ assolutamente vietato fumare”. Chissà perché il divieto deve essere assoluto e non basta in quanto tale. Cartelli che fanno “pendant” con alcuni limiti di velocità che si incontrano per strada tipo “10” o “20”. Per restare sul ridicolo… ci sono forse autovelox per multare chi infrange questi limiti? Se qualcuno ha avuto l’ardire di chiedere ad un qualche pubblico ufficiale della sicurezza stradale una spiegazione in merito, se è riuscito ad ottenere una risposta, e non è stato mandato al diavolo, è del tipo “è una tendenza….”. Ci fermiamo nell’analisi antropologica. Crediamo di aver spiegato il concetto e i soggetti che gestiscono le nostre vite, noi tra loro.
A Venezia tutti dicono che il Mose è vecchio e non più funzionale al nuovo assetto climatico ed idrogeologico del nostro Pianeta. A Firenze sembra che l’Arno potrebbe facilmente esondare come nel 1966. E poi ci sono paesini e città meno rinomate che, pur se non finiranno sulla prima pagina del The New York Times, saranno e rimarranno nel fango (si vada a chiederlo ai terremotati dal 2009 in poi… senza dimenticare i terremoti storici della seconda parte del secolo scorso). Guardiamoci addosso, chè le soluzioni, o quantomeno le riduzioni dei danni che ci facciamo da soli, sono in noi stessi e, soprattutto, per chi è vittima di queste situazioni, nella nostra capacità di farla pagare cara a chi sgarra. Ed è bene che questo “fargliela pagare” non venga percepito come vendetta, ma semplicemente come un gesto di civiltà. Sia che si tratti di cambiare gestore telefonico che commerciante di elettrodomestici o di portare in giudizio i vari privati o le pubbliche amministrazioni. Semplici azioni per farci meglio comprendere perché Venezia è sott’acqua, perché Venezia è nel nostro quotidiano e su come, forse, si possa intraprendere un percorso per la costruzione di una civiltà vivibile. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Politica: la logica di appartenenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2013

Un altro tema caro ai politici che militano nei partiti è di voler riconoscere nei parlamentari del M5S qualcosa di “familiare”. Taluni dicono, infatti, che hanno una mentalità di “centro destra” e altri no essendo per lo più di “centro sinistra” e così dicendo si consolano pensando di poterli asservire, prima o poi, alla loro causa. A questo punto è forse noioso ripetere le stesse cose ma, a volte, è necessario, anche se potrebbe diventare un atto disperato se pensiamo che non ci sia peggiore sordo di chi non vuol sentire. Per anni Grillo ha cavalcato la protesta di quanti sono stati bellamente presi in giro dal nuovo che si prospettava e che diventava regolarmente il vecchio che si perpetuava con le mummie che li rappresentavano. Il cambiamento a questo riguardo non s’identifica più con la logica delle alleanze tra partiti, ma sulle cose da fare, e fare non significa solo dire, ovviamente. Ecco perché in casa Pd dovrebbe prevalere il convincimento che se il programma del M5S è affine al loro ciò che quest’ultimi possono garantire al Paese è un qualcosa che il PD e lo stesso PDL non possono più dare: la fiducia. E allora la governabilità esiste e con essa le maggioranze parlamentari qualificate. Si tratta solo di capire il nuovo che si presenta e di saper cogliere il diverso che non significa avere un partito padronale, da una parte, e le confuse anime sull’altra sponda, ma una cultura del cambiamento. Punto e basta. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Nessuno è diverso

Posted by fidest press agency su martedì, 10 agosto 2010

Francesco Zanardi Gay Italiani ha rilasciato il seguente comunicato: “La recente pronuncia della Consulta ha stabilito che è compito del governo italiano legiferare in materia di diritti e unioni civili tra persone dello stesso sesso, d’altra parte questa era la direttiva dell’UE datata 1994 nella quale si chiedeva agli stati membri di adeguarsi. Anno 2010 ai giorni nostri tutti gli stati membri dell’UE persino l’ultima arrivata, la Grecia, hanno rispettato e applicato la direttiva UE del 1994, tutti tranne l’Italia la quale non solo non intende colmare questo enorme vuoto legislativo che penalizza milioni di cittadini italiani, ma non ha nemmeno mai avviato una interrogazione parlamentare seria affrontando in modo risolutivo l’argomento. Pensiamo che tutto ciò alle porte del 2011 sia a dire poco incivile e ci rendiamo conto che dall’Italia non potremmo mai avere aiuto, siamo circondati da politici spesso omofobi  che non hanno alcun interesse a cambiare le cose. Non dimentichiamo la piaga del Vaticano che ci criminalizza in modo ipocrita, accusandoci di essere dei malati dei deviati. Qui nasce l’idea del comitato nessuno è diverso, che ha lo scopo di utilizzare la forza dell’UE e degli stati membri della Corte Europea delle diverse associazioni italiane spagnole inglesi tedesche belghe che ci offrirono il loro supporto già durante lo sciopero della fame del 10 gennaio scorso, per il quale il Parlamento Europeo produsse questo documento naturalmente ignorato dal nostro governo”. (nessuno è diverso)

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L’oppio dei popoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2010

Editoriale fidest. E’ il capitalismo. Siamo nati nell’era capitalistica. La sua forma di assoggettamento è totale. Appiattisce l’essere umano alle macchine, alla natura, alla merce. La stessa sfera delle idee resta condizionata, tanto da ritenere irrinunciabile il capitalismo. Non può esistere per i profeti del capitalismo un domani diverso e migliore. Per Francis Fukuyama il sistema capitalistico è una sorta di endemica armonia. A sua volta Antonio Negri considera il capitalismo un impero rizomatico e onnipervasivo. Se trasformiamo questo concetto in politica ci rendiamo conto che se non troviamo un partito decisamente anticapitalista e sostenitore di un modello alternativo esso non potrà dirsi innovatore ma uno strumento del capitalismo e, quindi, non diverso dagli altri partiti anche se in apparenza sembra militare in campi avversi. Sono figli dello stesso impero ma che cercano di giocare la partita della disinformazione per disorientare gli avversari del capitalismo. E’ l’impero che li ha creati ed è l’impero che li finanzia e li gestisce sia pure per interposta persona. La vera e autentica rivoluzione marxiana resta solo nel suo insegnamento. Dopo la caduta del muro di Berlino noi abbiamo avuto la prova che tutto quello che i critici dicevano riguardo il socialismo reale era vero, ma era vero anche quello che si diceva in casa comunista riguardo il capitalismo. Si sono rivelati due mondi imperfetti perché hanno ridotto, ognuno per il verso a loro più congeniale, l’essere umano in schiavitù. Entrambi sono diventati l’oppio dei popoli. Sono stati asserviti alla causa di altri per puro interesse economico o per aberrazione ideologica. Per spezzare questa spirale perversa occorre trovare una terza via. E’ qui che rientra nel gioco la guida marxista e la sola idea di una sua revanchance fa tremare i polsi tanto che non pochi si affrettato a dichiarare che “Marx è morto”. Ma se i contemporanei a Marx non l’hanno capito o voluto non capire, ma se la rivoluzione marxista-leninista ha mostrato segni evidenti di devianza dai suoi assunti, carpendone solo il nome, questo non vuol dire che il marxismo sia morto. Basta farlo ritornare alle sue origini che sono tanto di attualità come oggi sebbene le condizioni del proletario siano passate dalla tuta al camice bianco, ma resta ancora più beffato se si considera che nel paese più ricco del mondo si possa morire per mancanza di assistenza sanitaria perché essa è resta un attributo delle classi che dispongono di un reddito certo ed elevato, E negli altri paesi si non si prendono di petto in questo modo i poveri è perché sono state scelte soluzioni più raffinate, ma il risultato è lo stesso, se non peggio. E allora mi sento di gridare: il marxismo è vivo, sta in mezzo a noi, attende il suo profeta, quello vero e non è lontano il suo tempo perché la misura è colma. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Punizioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2009

Lettera al direttore. Gentile direttore, il presidente della Conferenza Episcopale è tornato sulla vicenda Boffo, e ha detto: “L’attacco contro Avvenire ha finito per colpire tutti noi. La Chiesa non può essere coartata né intimidita”. Vorrei  dare un suggerimento al direttore de’ Il Giornale: potrebbe indagare su tutta la vita del cardinale Bagnasco, da quando era ancora in fasce sino ad oggi. Magari scopre, chissà, non si sa mai, qualcosina che non va, e può servirsi del suo mestiere e del quotidiano che dirige per punire l’ecclesiastico. (Attilio Doni Genova) (n.r. ma crede, il nostro lettore, che l’operazione possa bastare? Un nostro collaboratore nel momento in cui fu candidato ad un importante incarico pubblico ebbe notizia che i suoi avversari politici avevano messo in giro la voce che da giovane era stato in un “correzionale”. Avevano a bella posta trasformato gli anni passati in un collegio in qualcosa di diverso.)

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Miss Italia e i vini

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Saranno oltre 100 le etichette di vino esposte nella Cantina di Miss Italia, allestita nella Taverna Rossa del pala congressi di Salsomaggiore.  Una trentina i produttori che partecipano alla Cantina, con circa tre vini a testa. E ogni giorno sarà possibile degustare uno spumante diverso grazie a Bisol, prestigioso marchio del made in Italy che metterà a disposizione ben 8 prodotti d’eccellenza.  Intanto stanno per arrivare le 15 donne sommelier che somministreranno vini e bevande agli ospiti delle serate. Indosseranno il grembiule di Maestrodivino, il brand di Fausto Borella che cura l’organizzazione dell’intero evento. “Per diventare sommelier – spiega Borella – occorre superare un corso articolato in 3 livelli che, partendo dalla vinificazione e passando per la conoscenza dei vini italiani e internazionali, culmina con l’abbinamento tra vini e pietanze”. Curiosità in numeri: per servire il cibo si utilizzeranno 600 piatti, mentre per il vino saranno disponibili 1000 bicchieri serigrafati con il logo dei 70 anni di Miss Italia. Piatti e bicchieri saranno forniti gratuitamente da Bormioli Rocco, azienda italiana leader del settore.  In sala e nelle cucine lavoreranno 10 allievi dell’Istituto Alberghiero “Antonello” di Messina.Ogni giorno l’associazione “Città del Pane”, di Altopascio, fornirà un pane italiano diverso.

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La riforma delle pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2009

E’ un tema che appassiona gli italiani, ma ben pochi ne intravedono una soluzione che sappia contemperare gli interessi di parte da quelli generali del Paese. E a questo punto ci chiediamo se non valga la pena pensare che una risposta è possibile solo se cerchiamo di averla non seguendo le linee convenzionali ma vi aggiungiamo un qualcosa di diverso e di più creativo. In altri termini pensiamo allo studio condotto dai centri Fidest già da qualche anno a questa parte e che a detta degli esperti del settore è da considerarsi interessante, ma poco praticabile. Chi lo dice, ovviamente, o teme il nuovo o ha solo fatto finta di aver letto il progetto. In primo luogo il discorso di fondo che si sono posti gli estensori di questo studio è che se vale ancora la pena ancorarci a dei limiti anagrafici stabilendo con la bilancia del farmacista che solo a 60 anzi a 63, meglio a 65 o a 70 anni si può andare in pensione e con la variabile delle pensioni di anzianità che in qualche modo aprono la finestra ai meno “vecchi”, sia pure con una penalizzazione delle loro rendite. E’ un meccanismo farraginoso e sempre più stonato con una realtà fatta da un continuo innalzamento della speranza di vita e di migliori condizioni fisiche generali di coloro che si avviano alla terza e alla quarta età. E se guardiamo lungo tutto il tratto della nostra esistenza dalla scuola all’età lavorativa e fino a quella conclusiva ci accorgiamo che il problema dell’occupazione ha le sue variabile anagrafiche ben precise e che sovente le alteriamo spingendo taluni giovani ad impieghi sedentari e di poco o scarso impegno intellettuale pur avendo i requisiti per fare altro, mentre sovraccarichiamo di pretese quelli che giovani non lo sono più e potrebbero continuare il loro impegno con altre attività. E si fa un esempio classico: la vita sportiva di un giocatore di calcio fin dove ci conduce? A 35 o al massimo a 40 anni e poi deve necessariamente attaccare gli scarpini al chiodo, ma nello stesso tempo nessuno lo considera un pensionato da relegare alle regolari sedute nelle panchine dei giardini pubblici delle nostre città. Possono sentirsi ancora giovani pur facendo un altro lavoro. Ecco perché si pensa che allorché si entra in una fascia d’età biologica da cinquantenni è giusto che per essi vi possano essere alternative di lavoro meno attive. Ed è questo il punto. Pensiamo al poliziotto che è assegnato alle volanti. A 40 anni gli può stare ancora bene, ma a 50 è possibile lasciarlo in servizio con un lavoro amministrativo e a 60 utilizzarlo in un altro modo ancora. A 70 può rendersi ancora utile in part-time coprendo quelle tipiche carenze negli uffici durante le vacanze dei colleghi, un’assenza per malattia e quanto altro fino al dattilografo negli uffici giudiziari. E questo è solo un piccolo accenno di un grande progetto che tutti sulla carta mostrano interesse ma che molti temono: hic sunt leones.

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