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Onore al Merito 2020: AssOrienta premia i giovani che sognano la divisa

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

Per il secondo anno consecutivo AssOrienta – Associazione Orientatori Italiani, impegnata da anni nel settore dell’orientamento allo studio e al lavoro presso le scuole secondarie di secondo grado, e la scuola Nissolino Corsi hanno indetto il Concorso “Onore al Merito”, bando che prevede l’assegnazione di ben 391 borse di studio a ragazzi e ragazze, di età compresa tra i 17 e i 26 anni, per la preparazione ai concorsi in divisa. I partecipanti al bando (consultabile sul sito https://www.nissolinocorsi.it/bando-concorso-onore-merito/) saranno chiamati ad affrontare un iter concorsuale che prevede quattro prove di carattere culturale e psico-attitudinale che si svolgeranno a maggio 2020. Nel 2019 sono state oltre 5mila le domande pervenute, un successo che ha portato ad aumentare significativamente il numero delle borse di studio.Ma quanti sono i giovani in Italia che ambiscono ad una carriera in divisa? Non pochi. Stando ai dati raccolti dall’Osservatorio “Giovani e Orientamento” promosso da Skuola.net e AssOrienta, che ha coinvolto 10mila alunni dell’ultimo triennio delle scuole superiori, per comprendere l’idea che i ragazzi hanno della vita dopo la scuola, il 5% di loro ha messo nel mirino un concorso per l’ingresso nelle Forze Armate o di Polizia. Proiettando il dato sul totale degli studenti si traduce in un bacino potenziale di 70mila aspiranti.Una scelta motivata non tanto dalla stabilità lavorativa (prima motivazione per il 12%) quanto dai valori che incarnano le professioni in divisa (il 52%), che in questo particolare e difficile momento storico vengono sempre più riconosciuti e celebrati.Tuttavia va sottolineato come solo 1 studente su 5, fra quelli interessati, abbia ricevuto informazioni dalla scuola su come accedere a questo tipo di opportunità dopo il diploma. Dato che assume una certa rilevanza se si pensa che circa 1 alunno su 4 si prepara ad affrontare un test di ingresso o una prova di selezione già durante l’ultimo triennio delle superiori. I ragazzi quindi sono ben consapevoli delle ricadute che può avere il superamento o meno di una prova di sbarramento sulla propria realizzazione in ambito professionale.Le nuove generazioni comunque non si lasciano abbattere facilmente. Alla domanda su quale sia la caratteristica personale vincente, la metà di loro ha dato la stessa risposta: la determinazione, nel lavoro come nella vita.Al seguente link è possibile scaricare il press kit completo https://we.tl/t-YED0B7gO68 che comprende anche il testo integrale del bando del Concorso “Onore al Merito”,

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Tragedia a Trieste, Paoloni (Sap): «Dolore per la morte dei colleghi»

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

«Esprimiamo il nostro profondo cordoglio alla famiglia dei due colleghi uccisi questo pomeriggio a Trieste. Siamo addolorati».
Esordisce così Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), commentando quanto avvenuto a Trieste questo pomeriggio. «Siamo continuamente vittime di balordi. Questa è l’ennesima aggressione che contiamo dal 1° giugno, ma con un tragico epilogo che ci lascia sgomenti. Abbiamo bisogno di maggiori tutele mentre siamo in strada a rendere il nostro servizio alla comunità e servono pene severe per chi attenta alla nostra vita. La consapevolezza di restare impuniti – prosegue – alimenta condotte come questa che oggi ci porta a piangere due giovani colleghi, appena trentenni, un agente e un agente scelto, “colpevoli” di indossare una divisa. È da tempo che chiediamo a gran voce dotazioni idonee come il taser e come riconoscimento a quelli che sono i pericoli che ogni giorno fronteggiamo su strada. Non è accettabile – conclude – morire così e per mano di chi non ha rispetto per la vita e della legge». (n.r. In tutti questi misfatti notiamo un comune denominatore che è dettato dalle lungaggini degli iter processuali che danno la percezione nell’opinione pubblica di una giustizia che funziona male e come corollario l’idea che la delinquenza la faccia franca. Oggi, e lo possiamo notare in molti atteggiamenti delle persone, non abbiamo più la pazienza di attendere e vorremmo che talune situazioni si risolvessero in tempi brevi anche se sono nelle fattispecie complesse. Se ci limitiamo al caso degli immigrati ci appare assurdo ed intollerabile che un decreto di espulsione resta “sospeso” per mesi e in taluni casi per anni. Non ci appare concepibile che rilevata una falla nel sistema non si provveda in tempi brevissimi a ripararla. E così via. Da qui l’insofferenza, per il sistema e la sua burocrazia, diventa patologica e gravida di reazioni popolari anche anarchicheggianti.)

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La divisa del cambiamento e la grisaglia che ricorda Monti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

“Il tono dimesso del ministro Tria conferma ancora una volta la preoccupante mutazione genetica in essere all’interno della maggioranza. Conte ha dismesso la divisa del cambiamento e ha assunto una grisaglia che ricorda quella montiana. Ha messo la museruola a Salvini e Di Maio e si appresta a chinarsi all’Europa discutendo di ‘zerovirgola qualcosa’ di austerità. È l’esito scontato di chi sino ad oggi ha chiesto di sforare non per lo sviluppo ma per l’assistenzialismo con conseguente esplosione del debito pubblico. Per fratelli d’Italia il sovranismo economico è andare in Europa a chiedere di sforare per curare una Nazione ferita, per tagliare il cuneo fiscale con un importante piano industriale e per rilanciare gli investimenti. E invece questo governo non solo non va a chiedere di sforare per gli investimenti ma addirittura blocca anche quelli europei come la Tav. Il governo Conte si arrende al declino e ipotizza che l’unica politica di lavoro è il reddito di cittadinanza, cioè il metadone di Stato applicato alle politiche del lavoro. Insomma chiede di sforare per fare un po’ di finanza allegra e per aumentare la spesa improduttiva e assistenziale”. Così Andrea Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia intervenendo in aula sulla informativa del ministro dell’Economia Giovanni Tria.

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L’Italia è divisa: si certo ma…

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Non come lasciava intendere Bossi ai tempi della Lega prima maniera. E’ divisa non certo per aree geografiche ma tra le aree del benessere e quelle del malessere. Da una parte vi sono milioni di italiani, e sono la maggioranza assoluta del paese che ingrossano le file dei disoccupati, di cassa integrati, dei precari, dei pensionati, delle famiglie monoreddito, delle retribuzioni modeste. Dall’altra tutti gli altri e sono una minoranza. Insieme si trovano indifferentemente al sud, al centro o al nord del paese. Si trovano a essere governati da chi non comprende gli affanni della maggioranza e privilegia quelli della minoranza. Ecco perché i governi che noi concorriamo ad esprimere con il voto diventano poco rappresentativi di queste istanze della società civile in quanto non garantiscono obiettività di giudizio e azione politica conseguente. Una scelta che poteva essere non rilevante in tempi di vacche grasse, ma ora che siamo passati alle magre ogni fuscello diventa un tronco. Ora più che in passato si pensa a quanto male è stato fatto da chi ha beneficiato delle pubbliche elargizioni per sfruttare la parte più debole del paese. E’ stato fatto con la cassa del Mezzogiorno che prometteva stanziamenti a fondo perduto per gli industriali del nord che hanno incassato ma sono ritornati ai loro paesi d’origine senza però restituire ciò che era stato loro dato per l’industrializzazione del meridione. E ancora quando il nord si è sbarazzato dei rifiuti tossici inquinando intere aree del sud. Ora ci dicono che se il paese è in crisi la colpa è del meridione. E’ un modo di ragionare che tenta semplicemente un diversivo. A questo punto non si può rigirare la pizza a proprio piacimento. Le aree geografiche dell’Italia per quanto sta accadendo non c’entrano. C’entra invece un aspetto trasversale che coinvolge tutto il paese. E’ quello della povertà, dei privilegi di casta e che hanno trasformato in Italia un terreno di conquista per loschi affari o per indebiti arricchimenti a spese dei più deboli. (Riccardo Alfonso)

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L’Italia è divisa: si certo ma…

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

italiaNon come lascia intendere Bossi o Salvini. E’ divisa non certo per aree geografiche ma tra le aree del benessere e quelle del malessere. Da una parte vi sono milioni di italiani, e sono la maggioranza assoluta del paese che ingrossano le file dei disoccupati, di cassa integrati, dei precari, dei pensionati, delle famiglie monoreddito, delle retribuzioni modeste. Dall’altra tutti gli altri e sono una minoranza. Insieme si trovano indifferentemente al sud, al centro o al nord del paese. Si trovano a essere governati da chi non comprende gli affanni della maggioranza e privilegia quelli della minoranza. Ecco perché questo governo non è rappresentativo, non garantisce obiettività di giudizio e di azione politica. Una scelta che poteva essere non rilevante in tempi di vacche grasse, ma ora che siamo passati alle magre ogni fuscello diventa un tronco. Ora più che in passato si pensa a quanto male è stato fatto da chi ha beneficiato delle pubbliche elargizioni per sfruttare la parte più debole del paese. E’ stato fatto con la cassa del Mezzogiorno che prometteva stanziamenti a fondo perduto per gli industriali del nord che hanno incassato ma sono ritornati ai loro paesi d’origine senza però restituire ciò che era stato loro dato per l’industrializzazione del meridione. E ancora quando il nord si è sbarazzato dei rifiuti tossici inquinando intere aree del sud. Ora ci dicono che se il paese è in crisi la colpa è del meridione. E’ un modo di ragionare che tenta semplicemente un diversivo. A questo punto non si può rigirare la pizza a proprio piacimento. Le aree geografiche dell’Italia per quanto sta accadendo non c’entrano. C’entra invece un aspetto trasversale a tutto il paese. E’ quello della povertà, dei privilegi di casta e che hanno trasformato in Italia un terreno di conquista per loschi affari o per indebiti arricchimenti a spese della parte più debole del Paese. (Riccardo Alfonso)

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Liberi cittadini o prigionieri della divisa?

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2016

franco gabrielliIl Coisp sindacato della polizia ci rende partecipi di una lettera inviata al capo della polizia su un tema che riteniamo interessante riguardante la vita del poliziotto tra il tempo speso al lavoro e il dopo. Vi è una continuità? Ecco il testo: “Egregio Prefetto Gabrielli, la libertà di espressione degli Appartenenti alla Polizia di Stato sta subendo, negli ultimi tempi, ogni sorta di menomazione. In base ad anacronistiche forme di “censura” ed in forza di un regolamento di disciplina obsoleto e dai dubbi profili di costituzionalità, applicato “a prescindere” ogni qualvolta un poliziotto o una poliziotta esprimono un’opinione sui social network (proprio come fanno migliaia di esponenti del mondo civile, politico e sociale, ininterrottamente) si scatenano delle campagne persecutorie che vedono alleati gli esponenti di un’area politico-ideologia (a tutti noi nota e che ha radici tristemente radicate in periodi storici apparentemente lontani, al cui superamento costoro non si sono mai del tutto rassegnati) e nientemeno che l’Amministrazione della P.S.. Lo sventurato che si trova ad esprime un’opinione non polically correct viene flagellato brutalmente da certa artificiosa opinione pubblica e dall’Amministrazione stessa, solerte nel censurare e sanzionare, nel convincimento deprimente di poter prendere così le distanze da quella che a tutti addita come una mela marcia, come un “cretino”.
Del resto, quasi due secoli fa il filosofo e scrittore statunitense Ralph Waldo Emerson al riguardo efficacemente scriveva (siamo nel 1800 …!): “Il mondo per il non conformismo ti flagella con la sua propria ira, perché esso è per il volgo”Invece, ricordiamo a noi stessi che l’art. 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E questo pensiero va difeso anche quando non è il pensiero dominante, quello dei benpensanti che, spesso, sono caratterizzati da una massiccia dose di ipocrisia.“Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”, affermava Voltaire, secondo la saggista britannica Evelyn Beatrice Hall.
Ma per noi tale diritto viene circoscritto notevolmente, per non dire mutilato, dal Titolo III del D.P.R. 28 ottobre 1985 n. 782 sui “Doveri generali e particolari” e dall’applicazione automatica del D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737. Siamo uomini e donne che rappresentano lo Stato, quindi ogni mancanza in servizio viene punita severamente. Ma dov’è il confine tra critica lesiva del decoro e la semplice espressione di pensiero del cittadino-poliziotto? Oggi questo limite non esiste. Ad ogni post ritenuto sconveniente, spesso semplicemente perché rimbalza in qualche blog o articolo on line, il collega viene immediatamente sanzionato, a volte anche solo per un like in un post di Facebook scritto o condiviso da altri.
La lenta, ma progressiva, erosione del diritto di esprimersi, sta diventando una frana inarrestabile che va ad influire direttamente sull’uomo e sulla donna che indossano una divisa. Un articolo di stampa di questi giorni parla dell’apertura di un procedimento disciplinare “come di prassi” contro una poliziotta, ritenuta colpevole di aver espresso la propria opinione sulla presenza di posteggiatori abusivi nel centro della città dove vive, mentre, libera dal servizio aveva avuto uno scontro verbale con un personaggio che gli chiedeva soldi per lasciare la propria auto in un parcheggio pubblico.Poche settimane fa un procedimento disciplinare è stato avviato, dopo una richiesta di una federazione sportiva, che si era ritenuta offesa delle affermazioni fatte da una ex atleta delle Fiamme Oro. Una vendetta semplice: scrivere al suo superiore e farla pagare alla collega.
La potestà disciplinare è come una tagliola che viene applicata senza una regola, se non il “libero convincimento” che una qualsiasi critica, possa venire intesa come una condotta non conforme alla dignità delle funzioni, anche per chi se ne sta in ferie al mare sotto l’ombrellone e magari scrive un post non gradito contro qualcosa che nulla ha a che fare con la propria professione.
Il moltiplicarsi delle occasioni di espressione del proprio pensiero, come tale ovviamente anche il diritto a ravvedersi ed a cambiare idea, invece di rendere gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine più liberi, li sta rendendo muti, prigionieri di quel ruolo che la Costituzione intendeva di primordine: servire lo Stato. Il presupposto era però che lo Stato difendesse i propri Rappresentanti quando lo rappresentano, non che si accanisse contro di essi quando esprimono le proprie opinioni come qualsiasi altro cittadino ha il diritto di fare.Oggi invece i Servitori dello Stato vivono una situazione kafkiana: per fatti accaduti in servizio,si trovano senza tutele giudiziarie, senza tutele legali, né difesi da parte della propria Amministrazione. Ricordiamo tutti con amarezza il famoso “cretino” affibbiato, senza nemmeno sapere perché, ad un collega dall’ex Capo della Polizia.
Nel resto del proprio tempo i colleghi sono chiamati a dover rispondere personalmente e lavorativamente di ogni presunta lesione di quel decoro della Polizia di Stato, che non viene nemmeno difeso seriamente dalle leggi.
I tempi cambiano, per esempio l’oltraggio a pubblico ufficiale, seppure esistente, come capo d’imputazione fa ridere: i reati che vengono compiuti ai danni degli Appartenenti alle Forze dell’Ordine, limitandoci a quelli fisici, anche volendoli circoscrivere temporalmente alle sole manifestazioni di piazza, sono considerati una medaglia in una consistente parte del mondo malato che ci circonda.Però siamo noi del COISP a costituirci parte civile nei processi contro chi provoca le lesioni ai colleghi, non l’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, che pure potrebbe e dovrebbe farlo sia sotto il profilo etico e morale, sia materiale. Mentre è sempre più evidente la necessità di una Polizia al passo con i tempi, i poliziotti sembrano essere destinati a tornare indietro di quarant’anni, quando non esistevano i diritti, non esistevano i Sindacati, la trasparenza e l’equità erano sacrificati sull’altare delle necessità, che spesso giustificavano abusi d’autorità. Un semplice post su Facebook scritto oggi può venire usato, contro di me, domani o fra un anno. Il messaggio di costrizione della libertà di espressione si rinforza ad ogni presunta violazione del regolamento e conseguente contestazione addebiti: intanto io ti punisco, poi vedremo….attento a quello che scrivi… eccetera.Vogliamo tutti una Polizia migliore, non possiamo volere Poliziotti muti. La democrazia che abbiamo giurato di servire e che difendiamo per tutti i cittadini, ce la stiamo vedendo sfilare sotto agli occhi dentro casa nostra, mentre qualche solone plaude fingendo che tutto sia una prova di efficienza. Noi crediamo che la solidarietà sia il primo e più importante collante, per chi si deve fare forza e continuare a servire lo Stato, i cittadini e la democrazia. Oggi questa sana solidarietà tra colleghi viene compromessa dal sospetto, dalla diffidenza che trasforma ogni nostro pensiero privato manifestato su un proprio spazio virtuale, in una potenziale minaccia per la propria attività lavorativa.
Ovviamente è tanto facile colpire quanto è altrettanto semplice non farlo. Dopotutto chi può imputare ad un Dirigente di aver visto, ma taciuto, un post di un amico e di aver invece sanzionato quello di una persona non gradita? Perché la delazione è assolutamente fruttuosa nel primo caso, basta stampare una pagina ed il gioco è fatto.
Quando avremo tutti il diritto di manifestare liberamente il nostro pensiero, quantomeno senza trovarcila spada del procedimento disciplinare perennemente presente sulla nostra testa, avremo tutti una Polizia migliore. Oggi siamo prigionieri della divisa quando siamo in servizio perché dobbiamo sopportare ogni sorta di insulto da parte di chiunque, guai a reagire, anche solo verbalmente, perché si scatenano i rabbiosi tutori dei “chiunque altro tranne che delle divise”.
Poi siamo prigionieri dell’Amministrazione quando siamo per i fatti nostri, perché allora ci si ricorda dei doveri, del decoro, delle funzioni. Proviamo a fare l’inverso e faremo passi da gigante per sanare il crescente disprezzo delle regole del vivere civile, delle leggi e del sistema democratico che sta minando la serenità delle persone oneste, coloro i quali soccombono dinanzi alle prepotenze, all’arroganza, all’illegalità apparentemente piccola che subiscono nel proprio quotidiano, ma grande che subiamo tutti come Nazione.
Lo slogan istituzionale #essercisempre, deve significare esserci anche per gli uomini e le donne della Polizia di Stato, da cittadini e Rappresentanti dello Stato, difendendone il diritto di parola e di pensiero.Chiudiamo con una piccola riflessione che sottoponiamo a Lei, signor Capo della Polizia. Si è chiesto (in caso contrario crediamo che dovrebbe farlo, dato che ha questa grande responsabilità istituzionale) perché si moltiplicano queste “esternazioni” dei colleghi sui social network? Noi crediamo che la risposta sia il semplice senso d’impotenza che sempre più li affligge: come cittadini, testimoni delle quotidiane barbarie a cui siamo sottoposti come vittime o spettatori partecipi, e come Rappresentanti dello Stato, testimoni privilegiati dell’inadeguatezza del nostro sistema (legislativo e giudiziario) a contrastare fenomeni che rendono peggiore la nostra vita di tutti i giorni. Non crediamo che sia un “esercizio molto serio” tentare di risolvere questi problemi con la mordacchia.”

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La maledizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 settembre 2013

L’umanità è divisa, fortemente divisa e conflittuale tra chi possiede e chi no, tra ricchi e poveri, tra la giustizia e l’ingiustizia. E’ la torre di babele che si ripete ma questa volta non per le diverse lingue che parliamo ma dal frutto avvelenato che ci offre un capitalismo sfrenato, avido e cinico. Restiamo, anche noi che non siamo ricchi o poveri ma ci troviamo nel mezzo del guado, rassegnati a vedere che una parte dei nostri simili diventi la vittima sacrificale degli egoismi di una classe politica, di una oligarchia di potenti e nel nostro agnosticismo non abbiamo netta la consapevolezza che si sta frantumando quanto di buono l’essere umano può generare ed esprimere. Mentre scriviamo migliaia di bambini muoiono di fame e di stenti. Mentre scriviamo migliaia di donne muoiono di parto. Mentre scriviamo migliaia di persone di tutte le età muoiono per mancanza di farmaci salvavita. E l’egoismo è stato tale che persino negli Usa, definita per antonomasia, la patria dei diritti civili, per assicurare l’assistenza sanitaria a milioni di suoi cittadini c’è voluta la ferma determinazione di un suo presidente anche se il risultato non è del tutto soddisfacente. In pratica se non si è benestanti si continua a morire e in Italia ci stiamo avviando su questa strada dopo che decenni di lotte ci hanno portato all’esaltazione dei nostri diritti per vivere con dignità e per morire con dignità. La prova è oggi sotto i nostri occhi con la manovra economica del governo che taglia risorse al sociale e umilia i più deboli e li condanna all’emarginazione. Nessuno si solleva perché le risorse vadano individuate altrove tagliando i rami secchi della politica, degli interessi corporativi, delle rendite milionarie. E’ questa l’ennesima prova della nostra incapacità di renderci consapevoli che di fronte alle sirene di un possibile guadagno ci illudiamo di poter salire sul carro del potente mentre si matura l’ennesimo inganno per tacitare le nostre coscienze, per allontanarci dal dramma che ci sovrasta. Cosa ci serve di più per avere la consapevolezza d’essere sull’orlo di un baratro non tanto e non solo come singole persone ma come figli di un padre comune. Homo homini lupus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Auto blu con la triplice A

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2011

auto blu

“Qualche tempo fa le aziende produttrici di elettrodomestici inventarono le lavatrici tripla A, quelle che risparmiavano più energia: il nostro Governo ha inventato invece le auto doppio Blu, quelle per intendersi di rappresentanza politico-istituzionale a disposizione di autorità ed alte cariche dello Stato e delle amministrazioni locali. E tra auto Blu, auto Blu Blu e auto grigie, il parco macchine conta 72.000 mezzi. Cosa dire? Vergogna ”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta con molto sdegno la notizia secondo la quale gli addetti al parco auto “istituzionale” sono 35 mila (di cui 14 mila autisti), la spesa per il personale è di 1,2 miliardi di euro all’anno. La spesa di gestione di 350 milioni di euro che, sommando gli ammortamenti, diventa di 650 milioni “E mentre i rappresentati dei cittadini – continua Maccari – pensano a fare le loro parate, di cui quella del 4 novembre sarà solo l’ultima in ordine di tempo, a bordo di auto costose, i rappresentati dello Stato e cioè le Forze dell’Ordine, si auto-tassano per acquistare il carburante, vengono invitate a volte a manutenere le macchine a loro spese e non hanno i soldi neanche per portare un fiore ai caduti in servizio”. “Abbiamo condiviso sempre le posizioni del Capo dello Stato, portiamo rispetto alle Istituzioni, perché noi stessi siamo Istituzione – dice ancora Maccari – però ora chiediamo al Presidente Giorgio Napolitano di dire BASTA! BASTA con questi che sono dei veri e propri insulti alle Forze dell’Ordine, BASTA con gli sprechi, BASTA con l’indifferenza verso chi, indossando una divisa serve un Paese intero, più di quanto faccia chi, in doppio petto, sfila su auto costose ignorando lo sfacelo verso cui la Nazione si avvia”. “Il 4 novembre – conclude Maccari – data di grande significato simbolico per il Paese verso la quale nutriamo il rispetto della memoria, è il giorno giusto per dare un segnale concreto. Venga dismesso il parco auto nella sua eccedenza, ciò che verrà realizzato venga destinato alle Forze dell’ordine. Si ridia dignità a un Paese intero”

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Crosetto a “cittadini in divisa” su radio radicale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

«Tutti devono dare il buon esempio, in momenti di difficoltà, soprattutto chi è più in alto. Questo deve valere per tutti anche per chi ha compiti di rappresentanza. Inviterò Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Abrate, a mandare un segnale di “moral suasion” in modo che tutti si adeguino a un tenore più basso». Lo ha dichiarato il sottosegretario di Stato alla Difesa, On. Guido Crosetto, nell’ambito della trasmissione Cittadini in Divisa condotta dal Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm), Luca Marco Comellini. Comellini, nel corso della trasmissione che andrà in onda su Radio Radicale oggi, alle ore 20.00, ha affrontato la questione della proroga del mandato delle rappresentanze militari particolarmente sgradita al personale della base e, facendo riferimento alla questione che aveva sollevato nelle settimane scorse in merito alla spesa di 40 milioni di euro all’anno necessari al mantenimento degli organismi rappresentativi dei militari (Cocer Coir e Cobar) e alla possibilità di utilizzarli per incrementare il fondo destinato a sopperire i tagli di bilancio riferiti alle indennità e stipendi attuato dalla legge 122/2010, e riferendosi anche alla decisione dello Stato maggiore della Difesa di garantire ai soli delegati del Cocer di beneficiare del trattamento di missione intero a forfettario di 110 euro al giorno mentre il resto del personale per esigenze di bilancio viene aggregato presso le strutture logistiche dell’amministrazione, ha chiesto al Sottosegretario di assumersi l’impegno di garantire a tutti i militari lo stesso identico trattamento economico di missione di aggregazione. «Perché -ha detto Comellini- un conto è andare in missione potendo usare alberghi e ristoranti e altro è andarvi dovendosi accontentare degli alloggi che per la cronica carenza di fondi sono spesso in condizioni trascurati.». Crosetto ha replicato domandando «Lei mi vede contrario?». Comellini e Crosetto hanno inoltre discusso di Difesa Servizi S.p.a., impegnandosi a riprendere l’argomento quando la società del Ministro della Difesa avrà raggiunto i primi obiettivi positivi.

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Radio radicale: cittadini in divisa

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2011

Anche quest’anno Radio Radicale darà nuovamente spazio alla rubrica “Cittadini in Divisa” che andrà in onda ogni mercoledì nella fascia di programmazione serale, a partire dal prossimo 6 luglio al 28 settembre. Il programma, suddiviso in 12 puntate della durata di 25 minuti ciascuna, ha lo scopo di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi del mondo militare e delle Forze di polizia, con particolare riferimento all’attualità politica. Ospite di questa prima puntata, che andra in onda mercoledì 6 luglio, sarà il Sottosegretario di Stato alla Difesa On. Guido Crosetto. La puntata sarà dedicata alla trattazione di alcune materie di competenza del Sottosegretario Crosetto quali la rappresentanza militare e Difesa Servizi SPA.

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Politica contro cittadini in divisa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 maggio 2011

“Sono bastate poche ore di discussione e con l’approvazione definitiva da parte del Senato del decreto-legge 26 marzo 2011, n. 27, recante misure urgenti per la corresponsione di assegni “una tantum” al personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco si è conclusa l’ennesima brutta pagina della politica del Governo che, sul tema, solo a parole si è dimostrato essere dalla parte di chi indossa una divisa, ma nei fatti continua a tagliare stipendi e indennità alla truppa per aumentarli solo ai generali. Infatti dei 345 milioni di euro stanziati, somma comunque assolutamente insufficiente, solo 69 finiranno nelle tasche della truppa, il resto andrà tutto al personale dirigente. La mancia di 4 euro che data ai poliziotti, militari e vigili del fuoco che servono il Paese in ogni occasione e per ogni evenienza, anche a rischio della propria vita o spalando “mondezza”, è un insulto che il Governo ha già pesantemente pagato nelle recenti amministrative e questo si è capito dai miseri risultati ottenuti da quei delegati del Cocer carabinieri che sicuramente, per volere del Ministro della difesa, il PdL ha imposto nelle proprie liste a Torino e Milano per raccogliere i voti dei cittadini in divisa. Sono sicuro che nelle grandi città dove si svolgeranno i prossimi ballottaggi nessuno degli appartenenti ai Comparti Sicurezza, Difesa e del Soccorso Pubblico darà il suo voto ai partiti della coalizione di Governo perché è chiaro che con l’approvazione del decreto “una tantum” il Governo ha definitivamente dimostrato di aver sempre mentito sulle politiche della sicurezza e della difesa, e continuerà a farlo fintanto che avrà la possibilità Governare il Paese. Milano è una città dove la presenza di militari, poliziotti e vigili del fuoco è numericamente consistente e se il ballottaggio per l’elezione del sindaco ha un enorme rilievo per la tenuta del Governo mi sembra doveroso invitare questi cittadini in divisa a votare convintamente il candidato Giuliano Pisapia.”

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Amministrative e cittadini in divisa

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2011

“Secondo il Premier l’imminente competizione elettorale per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali di importanti città come Milano, Torino, Bologna e Napoli rappresenta un test politico per l’attuale maggioranza di Governo. In queste città l’elettorato composto da “cittadini in divisa”, cioè gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia e a quelle del Soccorso pubblico, è molto consistente e può essere fondamentale per dimostrare la voglia di cambiamento sia a livello locale che nazionale. A questi “Cittadini in divisa” nel chiuso dell’urna chiedo di chiedo di considerare attentamente ciò che fino ad oggi gli ha riservato il Governo Berlusconi con i suoi alleati: solo promesse e provvedimenti fortemente penalizzanti, non ultimo il decreto legge 27/2011 sull’una tantum,approvato dalla maggioranza alla Camera lo scorso 3 maggio dove, cancellando le promesse fatte il 14 marzo dallo stesso Berlusconi, ha messo nero su bianco una mancia di 4 euro per gli uomini e donne in divisa per compensare i pesanti tagli fatti con la finanziaria dell’estate del 2010. I Cittadini in divisa hanno la possibilità di essere gli artefici del radicale cambiamento che si aspetta tutto il Paese ed è giusto che lo siano a cominciare da queste elezioni amministrative.“ Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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Sinistra radicale divisa e senza idee

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

“Il  cantiere del Nuovo Ulivo di Bersani è un’idea di ampia partecipazione e condivisione di valori e progetti per il Paese. Nel centrosinistra, iniziare a dividersi già ora sulla base di indiscrezioni, smentite peraltro dalla segreteria del PD, mi sembra un’inutile perdita di tempo e di energie. Più opportuno, se proprio vogliamo parlare del tema, mi parrebbe opportuno un richiamo alla ricomposizione delle tante divisioni e articolazioni della sinistra radicale, frammentata in mille anime dopo il congresso di Rifondazione e la scissione di Nichi Vendola e senza una sola nuova idea per il futuro del Paese. Vendola, peraltro, anziché  discettare sui guai del PD e reiterare la sua candidatura alle primarie ogni volta che è in favore di telecamere, farebbe bene a mettersi un po’ al lavoro per ricomporre le fratture che egli stesso ha contribuito a generare”. Così Paola De Micheli, deputato PD, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento a Enrico Letta.

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Lo scisma

Posted by fidest press agency su domenica, 23 maggio 2010

Napoli 24 maggio alle 17, presso la sede della Fondazione Valenzi al Maschio Angioino Riccardo Chiaberge, scrittore e giornalista del Sole 24 Ore (ne ha diretto per un decennio “Il Domenicale”) autore di Lo scisma. Cattolici senza Papa (Longanesi), discute i temi del suo libro con il deputato e docente di Filosofia Teoretica dell’Università Federico II Eugenio Mazzarella, e con il docente  di Storia Moderna dell’Università l’Orientale Luigi Mascilli Migliorini. Aprirà l’incontro la presidente della Fondazione Lucia Valenzi. Ormai lo ammette perfino il papa: la Chiesa è divisa. Il referendum sulla fecondazione assistita, i drammi di Welby e di Eluana e la battaglia sul testamento biologico, i Dico e le unioni gay, la ricerca sulle staminali embrionali, la pillola abortiva RU486: su questi e altri temi si sono aperte lacerazioni profonde non soltanto tra atei e credenti, ma nel corpo stesso del mondo cattolico. Dopo il successo della Variabile Dio, Riccardo Chiaberge prosegue il suo viaggio ai confini tra religione e modernità, esplorando il continente sommerso dei cattolici «disobbedienti» che testimoniano la loro fede nella vita quotidiana ma stentano a riconoscersi nella linea ufficiale della Chiesa: eremiti cistercensi, suore missionarie, preti di periferia, teologi eterodossi, parroci sposati. Ma anche imprenditori in tonaca, medici pellegrini a Lourdes, ricercatrici sulle frontiere della bioetica, storici, filosofi, intellettuali. E semplici fedeli, uomini e donne, delusi da un clero che si mostra inflessibile con i peccatori senza potere ma non altrettanto con i peccati dei potenti.

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